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Le maglie larghe delle reti? Un falso problema

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Due sagome di possibili bombe ritrovate e fotografate qualche giorno fa da un ignaro bagnante
proprio a riva al confine di battigia con Giovinazzo
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di Matteo d'Ingeo

Nonostante sia Giugno, gli odori, la luce e il sole che preannunciano l’estate sono ancora sbiaditi da un mormorio che si agita fuori dal mare. Tutti parlano del mare senza immergersi e sembrano voler ritardare il rito del primo bagno di stagione, ognuno con le proprie ragioni.

Il Comitato Seagull agita una guerra tra poveri, scende in piazza e manifesta per la tutela dei diritti dei lavoratori del mare, per la loro sicurezza e per la revisione delle cosiddette tabelle d’armamento che stabiliscono il numero e la nazionalità dei marittimi a bordo delle navi.

Il Partito Democratico prima e il Popolo della Libertà poi, con Giovanni Abbattista e con il neo consigliere regionale Antonio Camporeale si schierano con i lavoratori del mare in una dura mobilitazione in difesa di un settore economico vitale per la nostra città e che ha fatto la storia di Molfetta.

Azione Giovani in merito alle proteste dei pescatori contro il regolamento comunitario in materia di pesca dopo una lunga ricerca sulla nostra città, su internet o sui vari libri di storia, ha scoperto che : “Molfetta: città che sorge a 25 km a nord-ovest di Bari, sulla costa del mare Adriatico, ha sempre avuto un rapporto simbiotico con il mare” e ci fa sapere che gli europarlamentari Silvestris e Baldassarre nei giorni scorsi hanno presentato un’interrogazione al Parlamento Europeo chiedendo “una proroga riguardo all'applicazione del Regolamento, per permettere ai nostri pescatori di adeguarsi a normative altrimenti devastanti per il settore"

L’Associazione Armatori da Pesca è fortemente preoccupata dell’impatto devastante sulla redditività dell’attività di pesca di dette nuove misure restrittive che rischiano di marginalizzare definitivamente un settore già in strutturale condizione di debolezza; annuncia una manifestazione nel Porto di Molfetta con consegna delle licenze di pesca all’Autorità Marittima del Compartimento, per rivendicare il diritto a continuare a fare impresa nel mondo della pesca e ad esercitare il mestiere di pescatore, in un contesto di regole coerenti e sostenibili. Inoltre non esclude azioni più eclatanti come il completo disarmo delle imbarcazioni nel caso in cui perduri il silenzio del Governo Regionale e Nazionale.

Il Governo Regionale per il tramite del Governatore Vendola risponde subito all’appello e scrive al Ministro Galan : “Se è vero, così come lamentano gli operatori, che sia impossibile reperire le nuove maglie più larghe previste dallo stesso regolamento, allora occorre agire responsabilmente per ricercare soluzioni adeguate che consentano di dare delle risposte a chi oggi si trova nella difficoltà di produrre reddito. Soluzioni che ci permettano di rispondere alla crescente agitazione che sta scuotendo l’insieme delle marinerie, soprattutto delle regioni che si affacciano sull’Adriatico.

Se, come appare, la via della deroga diviene difficilmente percorribile, le uniche risposte che si possono dare come misure di accompagnamento a questo nuovo scenario non possono che essere quelle di un fermo biologico, insieme a risorse e strumenti capaci di ammortizzare il disagio dei lavoratori.

 

Invece la Giunta Municipale di Molfetta, condotta dal sindacosenatore Azzollini (che gioca in questa partita in duplice veste di interrogato e interrogante) , in una delibera straordinaria ha dichiarato che “… Le marinerie dell’Adriatico a seguito della sperimentazione avviata con le nuove reti da pesca e dei risultati negativi ottenuti, sono entrate in agitazione minacciando astensioni dell’attività di pesca, il che creerebbe ulteriori disagi a un’economia già provata dalla crisi internazionale con conseguente aumento della disoccupazione oltre che disagi alle abitudini e tradizioni alimentari locali”.

«Porterò all’attenzione del ministro Giancarlo Galan – annuncia il sindacosenatore di Molfetta – la necessità di sospendere per dodici mesi l’entrata in vigore delle nuove regole. Non ci sono né tempo né margini per misure tampone. C’è bisogno di riflettere serenamente sul futuro di questo settore e rinegoziare l’attuale regolamento che mi pare tarato sulle caratteristiche delle flotte atlantiche senza tener conto delle peculiarità della pesca in Adriatico e nel Mediterraneo. Per di più, al danno si potrebbe aggiungere la beffa di trovare nei nostri mercati pesce di piccola taglia importato da altri paesi non europei. »

 

Insomma nel giro di poche ore tutti si mobilitano per il mare, la pesca e per il futuro dei lavoratori del settore ma il popolo, quello che va al mercato per comprare la frittura di mare o pesce di piccola taglia da mangiare crudo e non lo trova, non ha ancora capito il perché di questa mobilitazione.

 

Le marinerie hanno proclamato uno stato di agitazione, con natanti ormeggiati in porto ed arresto di ogni attività di pesca, per protestare contro l’entrata in vigore, a partire dal 1 giugno, di alcune disposizione del Reg. 1976/2006(CE) recante “Misure di gestione per uno sfruttamento sostenibile delle risorse per la pesca nel Mediterraneo(Regolamento mediterraneo), con particolare riferimento a quelle riferibili alle zone di pesca protette, alla distanza dalla costa e alle restrizioni relative agli attrezzi di pesca (nuove misure delle maglie delle reti)”.

Un regolamento, in verità, che non è giunto all’improvviso, essendo stato approvato già nel 2006; ci sembra, a nostro modesto parere, un po’ strumentale tutto questo rumore e ci chiediamo perché questo dissenso non è stato manifestato prima? Dal 2006 c’era tutto il tempo di discutere, manifestare, proporre iniziative alternative, fare interrogazioni parlamentari, creare nuovi tavoli di concertazione; ed invece no, tutti si sono ricordati il 1 giugno 2010 (data in cui entrava in vigore il regolamento 1976/2006-CE) che c’era un problema che remava contro i lavoratori del mare, la loro occupazione e gli interessi degli armatori.

 

Cari politici di terra e di mare ci sembra molto riduttivo spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla grandezza delle maglie delle reti da pesca, state mentendo a voi stessi e ai lavoratori, volutamente ignorate il vero problema e nascondete la polvere sotto il tappeto. Tra non molto gli armatori consegneranno le licenze di pesca e rottameranno i loro pescherecci non perché le maglie delle loro reti faranno perdere il pescato, ma semplicemente perché il pescato non ci sarà più.

In questi anni perché mai nessun armatore, nessun politico di quelli che si sono espressi in questi giorni si sono pronunciati sullo stato di salute del nostro mare e della diminuzione del pescato.

Il nostro mare è già in agonia e il vostro colpevole silenzio servirà solo a dargli il colpo di grazia. Il nostro mare è malato, i nostri pesci e le nostre alghe si nutrono dei veleni delle navi a perdere e delle migliaia di bombe che giacciono ancora sui nostri fondali. Gli armatori e molti pescatori hanno contribuito in questi anni ad avvelenarlo, perché invece di denunciare alle autorità preposte il ritrovamento di ordigni nelle loro reti hanno preferito, perché più comodo, abbandonarli lungo il tragitto di rientro in porto o nel porto stesso.

Questa è la realtà, vi piaccia o no. Il Liberatorio è impegnato da oltre due anni nel denunciare la straordinarietà e la pericolosità della situazione sia sotto il profilo sanitario che della sicurezza e da parte di tutte le autorità preposte interpellate c’è stato solo un colpevole e omertoso silenzio.

Per non dimenticare nessuno è giusto ricordare che anche la Provincia di Bari sta facendo la sua parte per la salvaguardia del mare e dell’ecosistema. Come? Dopo aver speso negli anni scorsi un milione di euro per creare una non ben definite “oasi di ripopolamento ittico” nelle acque antistanti Torre Gavetone, ha tirato fuori, in questi giorni, un vecchio progetto di risanamento ambientale per rendere più fruibili le zone demaniali intorno alla Torre.

Ma anche la Provincia ha dimenticato, stranamente, che lo specchio d’acqua antistante la Torre era ed è pieno di ordigni bellici di diversa natura. Solo a fine 2009 ne sono stati individuati altri 172 tra la Torre e la vecchia fabbrica.

Le ultime due sagome di possibili bombe ritrovate e fotografate qualche giorno fa da un ignaro bagnante proprio a riva al confine di battigia con Giovinazzo sembrano non interessare neanche alla Capitaneria di Porto; invece di far scattare l’allarme ed isolare la zona ha rimandato a casa il cittadino che ha fatto il suo dovere, quasi maltrattandolo e accusandolo di aver violato una fantomatica ordinanza di divieto di balneazione nella zona. Noi non abbiamo mai saputo di tale ordinanza, anzi abbiamo chiesto pubblicamente, in una conferenza, ad un rappresentante della Capitaneria di Porto se l’unico cartello esistente dal 1993, ormai corroso e illeggibile, che avvisava i bagnanti del pericolo di ordigni esplosivi, fosse ancora valido o no.

Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto risposte. Forse non arriveranno mai più, visto che il “corpo del reato” dopo 17 anni è stato rimosso dalla Provincia durante le opere di sbancamento presso il Gavetone della zona che stanno risanando.

Noi denunciamo questo ulteriore grave episodio e chiediamo a tutti i protagonisti della mobilitazione in atto sulle problematiche della marineria di esprimersi e manifestare la loro preoccupazione per il silenzio calato sulla bonifica bellica in atto nel Porto e a Torre Gavetone perché il vero problema non sono le maglie più larghe delle reti ma il futuro del nostro mare e della nostra salute.

Dopo le primarie, il Liberatorio Politico chiede un confronto sulle emergenze ambientali

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Cinque anni fa, durante la campagna elettorale per le primarie, introducendo Vendola in un incontro pubblico a Molfetta, e prendendo in prestito "la grammatica della fantasia" di G. Rodari, paragonai la caduta di Nichi, nel nostro microcosmo politico, ad un " sasso nello stagno".

Uno straordinario evento che rompeva la monotonia, la pigrizia, il piattume e la routine del nostro sonnecchiante mondo politico. Quella novità, cascata con forza nella palude della politica, aveva costretto tutti a reagire ad una vera e propria provocazione. Quella caduta agì in profondità nelle coscienze. Man mano che cadeva suscitava altre sensazioni e, quando toccava il fondo della palude, sconvolgeva anche la fanghiglia e la sabbia ormai putrefatta restituendo oggetti dimenticati e sepolti. Innumerevoli eventi sono stati registrati in tempi brevissimi che anche a volerli contare, non si potrebbe elencarli tutti senza omissioni.

Ancora oggi subiamo gli effetti di quella caduta. In questi anni abbiamo subìto altre cadute di “sassi”, ma si è trattato più che altro di macigni nefasti, vedi la vittoria di Lillino Di Gioia alle primarie farsa, in cui furono assoldate truppe cammellate di ogni sorta. Qualcuno potrebbe obiettare che non si può paragonare Nichi Vendola a Lillino di Gioia, non v’è dubbio, non esiste alcuna possibilità di paragone personale, politico e culturale, entrambi però sono caduti nel nostro stagno, provocando reazioni contrarie, riflessioni, dibattiti, abbandoni, dimissioni, scissioni, commissariamenti di partito; ma soprattutto hanno portato una nuova consapevolezza d’identità culturali e politiche che sembravano fino ad oggi disperse negli ingranaggi della farraginosa macchina politica.

Dal 2005 ad oggi, quegli eventi continuano a sconvolgere lo stagno politico molfettese ormai privo di quiete. Con queste primarie lampo e con la candidatura di Nichi Vendola, solo con(tro)tutti, le coscienze sono state risvegliate bruscamente con la voglia di realizzare i loro sogni, rimasti nei cassetti, insieme a qualche utopia.

Nikita il rosso ha stravinto sfidando il padre padrone del Partito Democratico D’Alema e, salutando il popolo della “Fabbrica”, aveva scandito bene il suo obiettivo politico senza peli sulla lingua: " E’ la destra che voglio combattere… e non solo quella di Berlusconi, ma anche la destra che è nella sinistra".
I riferimenti erano espliciti e la destra della sinistra è quella dei “signori degli inciuci”, quella parte politica che dal “compromesso storico” PCI-DC, passando dalla fusione della MARGHERITA con i DS, oggi cerca il partito di Casini perché è convinto che il cambiamento di questo paese, e la sconfitta del Berlusconismo, possa passare dai tavoli di concertazione, dalle formule numeriche delle alleanze, dai compromessi sulle leggi “ad personam” che salvano anche la feccia politica di sinistra e i vari “furbetti del quartierino”.

Domenica 24 gennaio 2010 ha vinto la democrazia, la cittadinanza attiva, la partecipazione dal basso, la difesa del bene comune, la voglia di cambiamento e, perché no, un pizzico di follia. Nichi ha sconfitto l’idea ragionieristica della politica che da oltre 30 anni ha distrutto la “sinistra” storica.
E’ giunto il momento di mandare a casa i professionisti e i ragionieri della politica che troppo spesso hanno trasformato i partiti in agenzie di collocamento, affollate da creditori impazienti di riscattare piccole e grandi poltrone, convinti di detenere in modo permanente il monopolio legittimo della rappresentanza. I partiti non possono più pretendere il monopolio della rappresentanza politica, ma devono accettare la sfida della competizione e del confronto con la cittadinanza.

Se la difesa del bene comune è uno dei punti cardine del programma del candidato Governatore, il Liberatorio Politico chiede a Nichi Vendola di confrontarsi con i partiti, movimenti, associazioni e comitati che negli ultimi anni, a Molfetta, hanno lavorato su varie emergenze ambientali (la centrale elettrica Powerflor, il dissesto idrogeologico, la nave dei veleni Alessandro I, alga tossica e residuati bellici, il piano delle coste, l’inquinamento atmosferico, ecc) elaborando con loro un programma di governo che preveda la salvaguardia del territorio per evitare che venga ulteriormente saccheggiato e avvelenato.

Anche gli eventi naturali remano contro il Sindaco Azzollini

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Dopo l’evento che c’è stato ieri a Molfetta, quasi alluvionale,  il Sindaco Azzollini dovrebbe urlare al complotto ordito da madre natura  contro il suo piano P.I.P (Piano di Insediamenti Produttivi) invece che continuare a fare battute di spirito e ironizzare sull’operato dell’autorità di bacino (AdB) e accusare questo organo di essere di "chiara derivazione politica" e che vuole colpire lo sviluppo industriale di Molfetta.
Fino a prova contraria gli unici che hanno voluto la morte dell’economia molfettese sono stati tutti gli inquilini del Palazzo di Città che hanno favorito l’insediamento dei “coloni bresciani” e che oggi utilizzano le loro elemosine per organizzare il “panem et circenses” per il popolo bue e suddito.

E poi, a proposito di dissesti idrogeolici, il sindaco ha la memoria corta e dimentica che nel 1994, quando aveva già responsabilità amministrative, la giunta comunale di cui faceva parte, ha permesso alla ditta Italco di Corrado Calò di costruire le fondamenta delle “Palazzine Fontana” a 20 metri di profondità sull’alveo di un fondo lama, nonostante che la relazione geologica del Dott. Michele Mezzina descrivesse la zona, non molto lontana dai terreni interessati allo sviluppo del P.I.P., così: " …la zona in esame cade sul fianco destro e sul fondo di una "lama", parzialmente ricolmata da depositi sciolti di tipo sabbioso siltoso-argilloso, tipici dei fondi lama. Molti dei tratti tipici delle lame non sono più osservavibili, se non dopo un attento esame delle carte e dei luoghi, perchè "obliterati" sia dall’attività agricola (terrazzamenti) sia da opere di ingegneria civile (Ferrovia, strada statale 16bis, ecc). La zona cade in un contesto morfologico carsico; i solchi erosivi sono l’espressione di un antico sistema idrico superficiale attualmente non più attivo; si riattiva solo in casi eccezionali e per brevi tempi…".
E’ chiaro che abbiamo assistito ieri, ma anche nel 1997, con un altro evento alluvionale, a ciò che rappresenta l’espressione di quella riattivazione eccezionale di un sistema idrogeologico naturale a cui Azzollini e gli interessi dell’ing. Rocco Altomare non possono opporsi.

Il dissesto del territorio in atto è l’immagine riflessa di un dissesto morale nella guida della città fatto di pressapochismo misto ad interessi privati; il Liberatorio Politico concorda nella richiesta di dimissioni del sindaco e del suo dirigente al territorio avanzata da Rifondazione Comunista ed invita gli organi regionali a bloccare definitivamente l’ulteriore tentativo di saccheggio del nostro territorio.

Chiediamo al Prefetto la convocazione del "Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica"

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Michele Palmiotti

Dopo una settimana, dai gravi atti intimidatori indirizzati al nostro Movimento, la città è ancora vittima, non solo, di rapine e continue azioni di occupazioni abusive del territorio, ma di un nuovo e inquietante episodio.
Sarebbe troppo facile pensare alla mano di un piromane solitario che ieri ha messo fuoco a ciò che resta dell’ex stabilimento balneare Park Club, se questo non fosse al centro di una richiesta di lottizzazione residenziale da parte di alcuni imprenditori del mattone.
Ma, anche questi ultimi episodi, saranno interpretati e commentati dal nostro sindaco e dalla sua maggioranza come eventi di routine che non destano preoccupazione. Certamente non si può aspettare altro da un sindaco che ha nominato appena una settimana fa il neo assessore Michele Palmiotti  dimenticando il suo passato. Giusto per rinfrescare la memoria, a qualcuno, riportiamo i fatti di cronaca così come ne parlava la stampa locale dell’epoca.

Michele Palmiotti nell’ottobre del 2005, in veste di  presidente della Molfetta Multiservizi Spa, società a prevalente partecipazione pubblica, fu arrestato e posto ai domiciliari dai Carabinieri in seguito alle indagini nell’ambito dell’operazione “By Pass” del 6 ottobre dello stesso anno, quando finirono in manette o ai domiciliari 11 appartenenti ad una organizzazione criminale accusati di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, alla ricettazione e ai furti.

Il provvedimento fu emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani Michele Nardi, su richiesta del Pm Giuseppe Maralfa. Secondo gli inquirenti, Palmiotti, dopo che ai danni dell’azienda furono commessi i furti di un furgone Iveco e di altre due autovetture con conseguente richiesta di un riscatto, avrebbe aiutato il pluripregiudicato Saverio Piccininni, detto “Settpont”, a eludere le indagini dei Carabinieri sugli episodi di ricettazione ed estorsione di cui l’uomo si sarebbe reso responsabile, insieme agli altri pregiudicati Michele Laforgia e Giuseppe Cuocci.

Palmiotti fu indagato, inoltre, per aver omesso di denunciare all’autorità giudiziaria di avere ricevuto richieste estorsive per ottenere la restituzione del furgone rubato e degli altri due veicoli e di violazione della legge elettorale (voto di scambio).

Da candidato, nel collegio di ponente di Molfetta, alla Provincia di Bari nelle elezioni del 2004, avrebbe promesso al pregiudicato Piccininni un posto di lavoro per la moglie in cambio di collaborazione nella propaganda elettorale. Il provvedimento cautelare si rese necessario per il pericolo di reiterazione del reato, oltre che per il grave quadro indiziario.
Il giudice Nardi, nell’ordinanza, evidenzia come "il comportamento di Palmiotti comprometteva l’immagine delle istituzioni ed innescava un ingiustificato ma inevitabile senso collettivo di sfiducia verso un’intera classe politica".

Riteniamo che il Sindaco Azzollini avrebbe dovuto fare proprio il giudizio del giudice Nardi e, per ragioni etiche, tenere fuori dalla Giunta Comunale Michele Palmiotti.
Evidentemente il Sindaco non teme il “senso collettivo di sfiducia verso un’intera classe politica” perché, tanto, tutti i suoi uomini godono di ottima salute elettorale con i loro pacchetti di voti che resistono ai cambi di casacca, alle inchieste giudiziarie e agli umori della politica. A Molfetta i pacchetti di voti sono una dote ereditaria che molti candidati mantengono per tutta la loro carriera politica, anche se passano da destra a sinistra e da sinistra a destra.

Contrariamente a questa visione della politica e della realtà locale, il Liberatorio Politico ritiene che la città sia scivolata verso livelli mai toccati prima di degrado sociale, di dissesto territoriale e di illegalità diffusa sino ai limiti di pericolose contiguità tra la politica e criminalità; l’idea stessa della politica è squalificata e sempre più associata alle logiche dell’astuzia affaristica.
Il Sindaco non chiederà mai al Prefetto di convocare il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica e allora lo facciano i partiti e i movimenti così come è accaduto nel dicembre del 1995.

Per questo motivo e per altre iniziative  invita le forze politiche ancora sane e democratiche, i movimenti, le associazioni di base e tutti i liberi cittadini a mobilitarsi e partecipare all’assemblea pubblica, già programmata nei giorni scorsi, prevista per sabato 1 agosto alle ore 18.00 presso la sede del Liberatorio, in via Campanella 50.

Emergenza sicurezza e ambulantato: le proposte del Liberatorio

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Una settimana fa avevamo chiesto le dimissioni del sindaco Azzollini per le vergognose affermazioni pronunciate in occasione della commemorazione del sindaco Carnicella e per la sua incapacità nella gestione del territorio a causa del dilagante abusivismo messo in atto da alcune famiglie che gestiscono il commercio ambulante di prodotti ortofrutticoli, e non abbiamo cambiato idea.
Avevamo chiesto la convocazione urgente di un consiglio comunale monotematico sull’ordine pubblico e sicurezza ma, dal palazzo, dopo una settimana, c’è stato  solo un silenzio assordante.
Nel frattempo ci sono state altre tre rapine e l’occupazione del territorio da parte degli ortofrutticoli, di bar ed esercizi di ristorazione in città e in zone demaniali si allarga a macchia d’olio compromettendo ulteriormente la sicurezza dei cittadini sia per la viabilità pedonale che automobilistica.
Crediamo che la misura sia colma e in caso di ulteriori incidenti, oltre il Sindaco,  tutti gli organi preposti al rispetto dell’ordine pubblico, del codice della strada, dell’igiene pubblica e della sicurezza dovranno rispondere con le loro rispettive responsabilità.
Noi apprezziamo le tardive posizioni assunte dal Partito della Rifondazione Comunista e del Partito Democratico che  hanno  richiamato il sindaco  a discutere in Consiglio Comunale il Piano del Commercio e hanno invitato il sindaco a ritirare qualche autorizzazione commerciale a rischio, ma da loro non ci sono state dichiarazioni chiare su che cosa deve cambiare nel Piano del Commercio.

Pertanto ribadiamo al Partito della RC, al PD e all’amministrazione comunale le proposte con le dovute premesse che da oltre due anni ripetiamo e su cui nessuno  si è ancora espresso.

Il Liberatorio Politico vista la difficile situazione in cui versa il settore del commercio ambulante e per  i problemi di ordine pubblico e sicurezza che si sono creati in città,  premesso che:

– nella nostra città da oltre un decennio esiste il problema dell’occupazione abusiva di strade e marciapiedi;
– alcune deliberazioni del Commissario Prefettizio in materia di disciplina del commercio su aree pubbliche hanno aggravato la situazione, creando delle palesi contraddizioni con il rispetto del codice stradale e dell’igiene pubblica;
– numerosi operatori non rispettano il regolamento del Piano del commercio creando disagio alla normale  viabilità e alla sicurezza dei cittadini;
–  questa città ha bisogno di ritrovare una sua immagine più decorosa e rispettosa del bene comune;

considerato che:

–  il centro urbano cittadino risulta ormai quasi invivibile per l’aumento del traffico e la conseguente diminuzione dei parcheggi;
– è diventata cattiva consuetudine, da parte di molti operatori commerciali, non rispettare le ordinanze e i regolamenti comunali che riguardano l’occupazione del suolo pubblico;
– sono venute meno le motivazioni che giustificano l’esistenza dell’ambulantato nel centro urbano, per la presenza di numerosissimi esercizi commerciali che offrono la stessa merce con più garanzia sulla tracciabilità del prodotto e delle condizioni igienico-sanitarie;
– molti commercianti, sia a posto fisso che itineranti, nel non rispettare le norme dell’occupazione del suolo pubblico creano disordine e una cattiva immagine della città che aspira a diventare “Città turistica”;
 
chiede al Sindaco:

– di rivedere il Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l’occupazione del suolo pubblico;
– eliminare totalmente la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d’Assisi, Vico 14° M.dei Martiri;
– di promuovere nella restante parte della città e nelle zone d’espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante;
– di far rispettare nella zona delimitata in precedenza, solo la possibilità di un espositore di tre metri quadri lineari, laddove il codice della strada può consentirlo.
– di non consentire in nessun modo di riportare in Piazza Paradiso alcun tipo di zona mercatale;
Inoltre ribadiamo la necessità di convocare un consiglio comunale e un forum monotematico sui problemi dell’ordine pubblico aprendo la partecipazione alle associazioni e movimenti di base.

Il sindaco Azzollini garantisca l'ordine pubblico o si dimetta

Dopo l’ennesima notte di fuoco ci preoccupa la situazione dell’ordine pubblico in città ma ci indignano, e non poco, le parole pronunciate dal sindaco Azzollini durante la commemorazione del compianto sindaco Gianni Carnicella.

Con incredibile, vergognoso e ipocrita atteggiamento di sfida, Azzollini ha affermato che la sua amministrazione opera in continuità con Carnicella e che il miglior modo per ricordare il sindaco, brutalmente ammazzato, è quello che la sua amministrazione sta facendo e cioè “l’operare quotidianamente associando l’etica cristiana e l’etica pubblica”.

Ci dispiace smentirlo ma mai questa città aveva raggiunto un tale livello di degrado civile dagli anni bui della sua storia e cioè dagli anni ’90.

Chiediamo al Sindaco e alle forze politiche democratiche la convocazione straordinaria del consiglio comunale con un solo punto all’odg: “situazione ordine pubblico e sicurezza in città”.

Inoltre se il sindaco e la sua amministrazione non hanno le capacità di governare e controllare il territorio si dimettano immediatamente prima che sia troppo tardi.

Il Liberatorio sulle esplosioni: «basta minimizzare»

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All’indomani della forte deflagrazione avvenuta domenica sera in vico II Madonna degli Angeli ci ritroviamo, per l’ennesima volta, a leggere dichiarazioni riciclate  rilasciate da sottoposti del Sindaco Senatore. Il candidato e segretario del PdL, Pasquale Mancini, probabilmente sosteneva le stesse cose quando era assessore nella giunta d’emergenza del dopo Carnicella, ed anche allora tutto era sotto controllo e si chiedeva solo il potenziamento delle forze dell’ordine; mentre le forze di polizia Municipale venivano decimate con le richieste di valenti vigili urbani, appena freschi di concorso, che improvvisamente chiedevano di essere trasferiti in altri uffici. Oppure, mentre il comandante della P.M. dell’epoca, De Pinto, denunciava di avere pochi uomini per il controllo della città e della sicurezza dei cittadini, si distaccavano vigili urbani presso il Comitato Feste Patronali per raccogliere fondi insieme ai questuanti.
Pasquale Mancini continua a fare propaganda, come altri adepti del Sindaco, per esempio, sulla questione della video-sorveglianza.
E’ chiaro che l’amministrazione non ha più nulla da dire, se ritorna a parlare di cose che aveva già promesso l’anno scorso, quando erano esplose le prime bombe in città.
Ci dicano che fine hanno fatto le numerose videocamere sparse in città andate fuori uso, da subito, e mai ripristinate.
Avremmo evitato tanti episodi criminosi se la video-sorveglianza avesse funzionato. Gli autori degli ultimi incendi di auto in Piazza Margherita di Savoia, o sarebbero stati individuati o, per lo meno, le stesse telecamere avrebbero costituito un elemento di disturbo atto a prevenire l’atto criminoso.
La città ha sicuramente bisogno di avere fiducia nelle forze dell’ordine che dovrebbero in questo momento, come accadeva negli anni ’90, coordinarsi ed operare in sinergia in un territorio abbandonato a se stesso dall’amministrazione che ci governa.
Se è vero che la prima azione di contrasto alle attività criminose e illegali presenti sul territorio è la prevenzione, si smantellino subito tutte le postazioni di operatori ortofrutticoli sparsi in città, revocando subito autorizzazioni rilasciate in contrasto al codice della strada e individuando le eventuali responsabilità di chi le ha rilasciate.
La città si è espansa notevolmente e questi operatori, se volessero lavorare nella legalità, potrebbero essere spostati in periferia e risistemati in aree attrezzate idonee a garantire il decoro e l’igiene, nel pieno rispetto delle leggi e regolamenti.

Questa attività preventiva serve ad evitare che eventuali azioni criminose, come gli incendi già avvenuti, possano creare pericolo per i cittadini che abitano nei pressi delle bancarelle di questi operatori.
L’azione di supporto alle forze dell’ordine deve partire dal palazzo di città con azioni concrete e non con proclami e propaganda.
Anche le dichiarazioni di solidarietà nei confronti del Presidente dell’ASM per la presunta campagna diffamatoria nei suoi confronti non bastano.

E' stato lo stesso Francesco Nappi, nel consiglio comunale del 27 marzo, a dichiarare in aula che in città si sono verificati alcuni "fatti che si ritengono lesivi dell'immagine dell'azienda e di chi la rappresenta". In particolare, Nappi, ha fatto riferimento alla "comparsa di frasi ingiuriose del presidente dell'ASM, tramite manifesti abusivi scritti a mano ed affissi, fatto che si è ripetuto per due volte nell'ultimo mese" ma che Nappi ritiene abbia radici antiche da ricercare anche nell'impiego di alcuni lavoratori "ex indultati" presso l'ASM.
Se è vero che i manifesti denunciavano presunte “infiltrazioni malavitose” nell’azienda, non basta esprimere solidarietà, ma è compito dell’amministrazione comunale, anche con una commissione d’inchiesta interna, verificare se, all’interno dell’azienda ASM, avvengano particolari episodi di vessazioni, intimidazioni, minacce o altri episodi che possano creare turbativa alla normale attività aziendale.

Basta con questo atteggiamento tendente a minimizzare questi gravi episodi.
L’amministrazione e il suo Sindaco diano segnali forti alla città in tema di sicurezza e prevenzioni di attività criminose.

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Carissimo Sindaco Senatore, comprendiamo che in ogni campagna elettorale la sua propaganda necessita di più visibilità e s’inventa i consiglieri ambasciatori  di “pric-o-prac” e “cialletta” in Kenia, i consiglieri–assessori delle panchine al corso Umberto, i segretari candidati di partito che chiedono di non “svendere il voto” e la propria dignità, in cambio di una cena, un pranzo, un posto come rappresentante di lista, un buono benzina, un buono spesa in qualche salumeria, un buono per biancheria intima, ecc, ecc, ma a tutto c’è un limite.
Ben venga la sua campagna per il rispetto dell’ambiente con l’invito a lavarci di più, e spesso, consumando meno.
Il suo assessore “Doccia Light” ha fatto installare 130 erogatori per doccia a basso flusso su altrettanti punti doccia presenti negli impianti di proprietà comunale assicurando che si risparmierà fino al 50% dell’acqua e dell’energia utilizzata per riscaldarla.
Peccato però che molto spesso ci viene sottratta l’acqua per deviarla ai giochi acquatici di Miragica.
Ma la campagna ecologica del governo “del fare” continua sul fronte della raccolta differenziata dei rifiuti con le “isole interrate a scomparsa”, che saranno rigorosamente inaugurate, sabato 30 maggio, in piena campagna elettorale alla presenza del Sindaco Azzollini che si esibirà in una dimostrazione pratica di conferimento a scomparsa di rifiuti con il Presidente Nappi.
Ci chiediamo da anni, a chi giova tutta questa innovazione tecnologica se la bolletta della tassa rifiuti non diminuisce mai?
Ma il pezzo forte della politica del risparmio energetico, il sindaco e il suo assessore al ramo, lo hanno realizzato nel momento in cui hanno installato in quasi tutto il centro cittadino, le lampade a basso consumo energetico. Immaginate che è talmente basso il consumo che le accendono dalle 16.30, quasi cinque ore prima che faccia notte.
Caro Sindaco non le sembra che la sua propaganda sia un po’ esagerata?
Siamo un po’ scettici su alcune scelte anche perché questa città, ma soprattutto i cittadini, avrebbero bisogno, più che annunci propagandistici, di una vera e propria rivoluzione culturale e educazione civica.
Per l’occasione  consigliamo a lei e al presidente Nappi, di fare propria la campagna pubblicitaria lanciata in questi giorni dall’associazione culturale "Opera" invece che spendere, inutilmente, danaro pubblico per suppellettili che saranno puntualmente distrutte.
Il presidente di “Opera”, Gaetano Armenio, presenta la loro campagna partendo dalla consapevolezza che molti nostri concittadini assumono comportamenti tali da rendere difficile la vita in città per mancanza assoluta di senso civico e rispetto del bene comune, e quindi, ben venga il loro primo manifesto "Per strada non fare il pezzo di merda".
Noi ci uniamo al loro messaggio di pubblicità progresso estendendo il concetto a tutti gli ambiti sociali della nostra città e … signor Sindaco, non dimentichi di far spegnere le lampade a basso consumo, altrimenti che risparmio sarebbe.

Ancora una volta si vuole limitare il diritto di cronaca

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Apprendiamo con stupore e sconcerto la decisione, da parte del presidente del Consiglio Comunale,  di concedere alla redazione de “il Fatto” la ripresa dell’odierna seduta del consiglio Comunale nelle modalità che la stessa emittente ci ha fatto conoscere attraverso un comunicato stampa.
Si legge, nella nota,  che "in esito alla consultazione dei capi gruppo consiliari avuta durante la riunione della Commissione Affari Istituzionali, detta autorizzazione si intende rilasciata con prescrizione di allocare la videocamera ed il microfono nell’area retrostante lo spazio riservato per i posti a sedere del pubblico".

Il Liberatorio Politico denuncia ancora una volta (l’aveva fatto già il 20 marzo scorso) l’atteggiamento arrogante di questa amministrazione tendente a limitare e a censurare l’informazione.

Il presidente del consiglio comunale o una qualsiasi conferenza di capigruppo o commissione consiliare non può sostituirsi alle prerogative che solo un consiglio comunale ha ricevuto da una consultazione elettorale.
Il consiglio comunale, e nessun altro organo può decidere e deliberare su materie che riguarda le attività da svolgere nell’aula del consiglio comunale.
Non tutte le forze politiche elette sono rappresentate in una “conferenza di capigruppo” e le commissioni consiliari hanno per legge, solo un parere consultivo e mai deliberativo.
A questo proposito denunciamo anche uno spreco di gettoni da pagare a consiglieri comunali che non sono tenuti ad occuparsi di  certe materie di competenza esclusiva della massima assise.
Pertanto invitiamo anche la silenziosa opposizione a manifestare oggi pomeriggio il proprio dissenso a questa inopportuna decisione del Presidente Camporeale, ponendo la questione come fatto grave e pregiudiziale all’avvio dei lavori del consiglio Comunale.
Siamo di fronte ad una grave violazione del diritto di cronaca anche rispetto al regolamento del consiglio comunale che all’art.15 ammette i rappresentanti della stampa nell’emiciclo dei consiglieri con una propria postazione e con un apposito tavolino.

A Molfetta c’è una piccola “casta” con privilegi in punto di morte

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Dopo le macabre rivelazioni dell’ex-necroforo, Raffaele Petruzzella, il camposanto di Molfetta sembra dover ancora svelare tanti segreti.
Oltre i segreti e i misteri irrisolti, ci sono fatti certi che la magistratura e gli stessi amministratori comunali non hanno voluto approfondire anche dopo lo scandalo dei loculi cimiteriali che ebbe il suo epilogo con la condanna dell’ex custode Carmine de Rossi.
Un particolare, che le indagini portarono alla luce e su cui non si è indagato abbastanza, riguardava una pratica ormai consolidata nel tempo che permetteva a dipendenti comunali, assessori e consiglieri comunali di prenotare, illegittimamente, loculi in seconda fila per se stessi o per un possibile tornaconto elettorale.

Ma, i privilegi, anche in punto di morte al Comune di Molfetta, venivano da più lontano.
Solo per caso abbiamo appreso da una delibera di giunta comunale dello scorso novembre 2008 che, nella nostra città  (forse l’unica in Italia) esistono dei cittadini “privilegiati” rispetto ad altri.

In seguito al decesso di un dipendente comunale, marito di un ex assessore, si è saputo che “per i dipendenti comunali deceduti in servizio verrà assegnato gratuitamente un loculo cimiteriale possibilmente in 3^ fila”.
Così recita l’ultimo comma dell’art. 144 del “Regolamento Generale sullo Stato Giuridico ed Economico dei Dipendenti Comunali”, adottato con provvedimento di Consiglio Comunale n. 325 in data 3 settembre 1981.
Quindi esiste una “casta” di lavoratori privilegiati rispetto a tanti altri che in caso di decesso in servizio hanno il loculo assicurato.
Ma, per aver accesso a questo privilegio bisogna essere molfettesi d.o.c. ed essere residenti nel comune di Molfetta? Altri dipendenti provenienti dai comuni limitrofi possono usufruire dello stesso privilegio?
Nasce naturale una domanda. Com’è possibile che nel 2009 possano esistere ancora certi privilegi?
Ma non è tutto. L’articolo n.144 dice altro: “In caso di decesso del dipendente in attività di servizio o in aspettativa per malattia o indisponibilità, è corrisposta al coniuge, non separato legalmente, o in sua mancanza i figli o, in mancanza di questi, agli eredi, secondo le norme di legge in materia di successione, l’intera mensilità del trattamento economico spettante alla data del decesso.
Inoltre nel caso che eredi siano il coniuge o i figli vengano corrisposte due intere mensilità aggiuntive”
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Non vogliamo commentare l’articolo del regolamento comunale ma chiediamo al Sindaco e al consiglio comunale di annullare subito l’art. 144 del “Regolamento Generale sullo Stato Giuridico ed Economico dei Dipendenti Comunali”, adottato con provvedimento di Consiglio Comunale n. 325 in data 3 settembre 1981, perché palesemente discriminatorio.
In una comunità non possono esserci lavoratori di serie A ed altri di serie B. Non abbiamo bisogno di altre caste protette perché sono già tante quelle che abbiamo a Roma.

Documenti
Delibera della Giunta Comunale: Concessione gratuita cassettone al dipendente comunale Raffaele Grieco deceduto in servizio.  (28/11/2008)