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UN CITTADINO INVITA IL SINDACO AZZOLLINI A FREQUENTARE LA SPIAGGIA MOLFETTESE

26062007 Rifiuti Gavetone MOD
Gentilissimo Sindaco,
non è mia intenzione parlare del manifesto da lei affisso in merito alla pulizia delle spiagge ed alle competenze in merito.
Tuttavia, avendo iniziato da pochissimo, per motivi puramente personali, a frequentare la spiaggia pubblica di Molfetta, mi sono reso conto che gli sforzi che l'Amministrazione ha profuso nella pulizia delle spiagge sono stati vani.
In particolare alla Prima Cala ho trovato, sulla battigia, davvero di tutto: dalle cicche di sigarette, ai tappi delle bottiglie ai residui di contenitori in alluminio, a bottiglie intere e frantumate.
So benissimo quante e quali incombenze l'Amministrazione Comunale abbia, pur tuttavia credo che, essendo in piena stagione balneare, sia doveroso attuare sforzi rilevanti, tesi a rendere pulito e praticabile il litorale cittadino, augurandosi che questo possa significare un ritorno in termini di turisti per l'intera città.
Non ignoro certo che tutta questa situazione è creata dai miei concittadini e dagli stessi turisti, però sono convinto che una pulizia intensa (magari ogni due giorni) congiunta ad una intensa campagna sanzionatoria, possa davvero beneficare le nostre spiagge, così da consentire ai molfettesi tutti, dai bambini ai loro nonni, una frequentazione serena e assidua dei lidi pubblici.
Non ho foto da allegare, ma non le sarà difficile, in questi giorni, visitare di persona le coste per rendersi conto, de visu, della situazione di cui le sto parlando.
La ringrazio dell'attenzione che mi ha dedicato, e spero a breve di ringraziarla per i risultati di cui potrò prendere visione sulle spiagge molfettesi.

Un cittadino
N.V.

Molfetta "zona franca del mar" n. 3 – La Perla del Doge

Esattamente un anno fa il Liberatorio Politico e la sezione molfettese di CittadinazAttiva hanno presentato un esposto alla Procura di Trani, ai Carabinieri e allo stesso Sindaco per denunciare l'occupazione abusiva della battigia da parte dei conduttori del Ristorante la Perla del Doge. Ad oggi non abbiamo saputo nulla delle indagini e neanche dell'eventuale archiviazione.

Sappiamo con certezza invece che il sindaco Azzollini, ha partecipato proprio qualche giorno prima della presentazione dell'esposto al matrimonio del suo addetto stampa presso la Perla del Doge; evidentemente era talmente distratto dai dolci e dallo spumante da non accorgersi che mangiava e ballava proprio su quella parte di battigia occupata in barba alle leggi dello Stato che lui rappresenta.

 

 

ESPOSTO DEL 28 AGOSTO 2009

 

                    Al Procuratore della Repubblica di Trani
                    c/o Comando Compagnia Carabinieri di Molfetta

                    Al Comandante Compagnia Carabinieri di Molfetta

                    Al Comandante Stazione Carabinieri di Molfetta

                    Al Sindaco della Città di Molfetta

Oggetto: Occupazione della battigia e zona demaniale da parte dei proprietari e/o conduttori della sala ricevimenti “La Perla del Doge”.

I sottoscritti rappresentanti del Liberatorio Politico e del movimento CittadinanzAttiva Molfetta – Tribunale del malato, espongono quanto segue:

premesso che l’Ordinanza per il turismo e le strutture balneari della Regione Puglia del 4.6.2009 prevede :


Art.1 – comma 9

I Comuni costieri hanno l’obbligo, compatibilmente con le esigenze di tutela ambientale:

– lettera d) di consentire il libero accesso all’arenile ad intervalli non superiori a 150 m., qualora vi siano opere di urbanizzazione a delimitazione del demanio marittimo; lo stesso obbligo grava su ogni altro Ente titolare di infrastrutture che ostacolano il libero accesso all’arenile; in tale seconda ipotesi i Comuni dovranno promuovere l’attività amministrativa finalizzata alla realizzazione degli accessi.

Art. 2 – comma 1

Sulle aree demaniali marittime della costa pugliese è ASSOLUTAMENTE VIETATO:

– lettera m) organizzare feste, animazioni ed altre forme di intrattenimento all’interno degli stabilimenti balneari, senza autorizzazioni, nulla osta ed altri provvedimenti previsti da normative specifiche, ivi comprese quelle relative all’inquinamento acustico;

– lettera n) occupare con ombrelloni, sedie o sdraio, natanti e/o altre attrezzature mobili ed oggetti di qualsiasi natura la fascia di spiaggia (battigia), ampia non meno di metri 5, destinata esclusivamente al libero transito con divieto di permanenza;

Art. 4 – Capo A – comma 5

– In presenza di arenili di profondità ridotta, la fascia di spiaggia (battigia) destinata al libero transito può essere eccezionalmente rimodulata dalla Regione – Servizio Demanio e Patrimonio – su specifica richiesta del Comune interessato, previa formale acquisizione del parere vincolante della Autorità Marittima, fino al limite minimo di metri 3. Le distanze di cui sopra sono riferite al livello medio del mare e non alla linea di bassa marea.


Art. 4 – Capo A – comma 6

E’ vietata la realizzazione di recinzioni.

Il mancato adempimento di cui all’art. 16 – comma 3 della Legge regionale 17/2006 (rimozione delle recinzioni non autorizzate), costituisce grave violazione agli obblighi concessori e, pertanto, motivo di immediata ed automatica decadenza.

Per una migliore identificazione dell’area in concessione è consentito posizionare, fronte – terra, delimitazioni con sistema a giorno aventi altezza massima non superiore a m. 1,50, realizzate con paletti in legno comunque orditi.

Al fine di assicurare l’uniformità per ambiti territoriali, i Comuni devono emanare disposizioni in ordine alla loro forma, tipologia e colore.

Le porzioni di arenile devono essere, invece, obbligatoriamente delimitate con singoli paletti in legno collegati con ricorsi di corda. Non è consentita alcuna diversa perimetrazione.

Il fronte mare deve restare, comunque e sempre, libero al transito.

… omissis.

Art. 4 – Capo A – comma 8

I concessionari devono garantire il transito libero e gratuito al pubblico, per l’accesso alla battigia, qualora non esistano accessi alternativi in ambiti non superiore a metri 150, a sinistra o a destra rispetto all’ingresso della concessione.

…omissis…

I concessionari devono comunque assicurare il libero e gratuito transito per consentire il raggiungimento della battigia da parte di tutti i soggetti diversamente abili e di un loro accompagnatore.

Costituiscono gravi violazioni agli obblighi concessori e, pertanto, motivo di immediata ed automatica decadenza l’accesso ed il transito libero negato, in assenza di varchi pubblici alla spiaggia in ambito pari o inferiore a quello sopra indicato.

 

Tenuto conto che:

– I proprietari della sala ricevimenti “La Perla del Doge” sita sulla statale Molfetta-Giovinazzo hanno occupato con la loro struttura anche la zona demaniale e la battigia impedendo, di fatto, la fruibilità della spiaggia e il libero passaggio che le leggi vigenti consentono ad ogni cittadino.


Chiedono alle SS.VV. alla luce delle suddette premesse e considerazioni nelle rispettive competenze, di verificare:

se l’ampliamento della struttura in oggetto può considerarsi legittima;

se la concessione demaniale e tutte le leggi collegate sono state rispettate;

– se le attività che si svolgono sulla zona demaniale soprattutto nelle ore notturne, con grave inquinamento acustico, sono coperte da regolari permessi e agibilità;

– se tutta la struttura ha ottenuto l'agibilità dagli uffici competenti per le attività che vi si svolgono;

– se esistono responsabilità amministrative e/o penali a carico di Dirigenti, funzionari pubblici e cittadini che abbiano contribuito, a qualche titolo, a favorire l’occupazione totale dell’area demaniale, qualora la stessa risultasse in contrasto con le leggi vigenti.

Liberatorio Politico – CittadinanzAttiva – Molfetta

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Bombe al Gavetone. Dopo la segnalazione, la bonifica

Sono in tutto otto i residuati bellici individuati martedì dalla marina militare e messi in sicurezza.

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Alcuni degli ordigni rinvenuti a Torre Gavetone di cui il Liberatorio si è occupato il 7 giugno scorso.

di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

 

Quattro proiettili di medio calibro, due di piccolo, una bomba da mortaio e un bossolo di piccolo calibro compreso di cannello e capsula incendiva.

La piccola “santabarbara” è stata rinvenuta in località Torre Gavetone dalla marina militare. A far scattare i controlli, la denuncia di un bagnante ripresa anche in un comunicato stampa del Liberatorio Politico (a cui si riferisce l’immagine).

Le munizioni si trovavano alla distanza di venti metri dalla costa, alla profondità di 1,5 metri. Si tratta, riferisce la capitaneria di porto agli ordini del comandante Cincotti, di residuati bellici.

L’operazione ha visto coinvolti martedì i palombari del nucleo Sdai di Taranto, impegnati da tempo nella bonifica delle acque del porto, personale della capitaneria locale e una motovedetta dell’ufficio marittimo di Trani.

Una volta individuate, le bombe sono state rimosse e posizionate in zona di sicurezza.

Le maglie larghe delle reti? Un falso problema

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/06/fondale_gavetone_maggio2010.jpg
Due sagome di possibili bombe ritrovate e fotografate qualche giorno fa da un ignaro bagnante
proprio a riva al confine di battigia con Giovinazzo
.

di Matteo d'Ingeo

Nonostante sia Giugno, gli odori, la luce e il sole che preannunciano l’estate sono ancora sbiaditi da un mormorio che si agita fuori dal mare. Tutti parlano del mare senza immergersi e sembrano voler ritardare il rito del primo bagno di stagione, ognuno con le proprie ragioni.

Il Comitato Seagull agita una guerra tra poveri, scende in piazza e manifesta per la tutela dei diritti dei lavoratori del mare, per la loro sicurezza e per la revisione delle cosiddette tabelle d’armamento che stabiliscono il numero e la nazionalità dei marittimi a bordo delle navi.

Il Partito Democratico prima e il Popolo della Libertà poi, con Giovanni Abbattista e con il neo consigliere regionale Antonio Camporeale si schierano con i lavoratori del mare in una dura mobilitazione in difesa di un settore economico vitale per la nostra città e che ha fatto la storia di Molfetta.

Azione Giovani in merito alle proteste dei pescatori contro il regolamento comunitario in materia di pesca dopo una lunga ricerca sulla nostra città, su internet o sui vari libri di storia, ha scoperto che : “Molfetta: città che sorge a 25 km a nord-ovest di Bari, sulla costa del mare Adriatico, ha sempre avuto un rapporto simbiotico con il mare” e ci fa sapere che gli europarlamentari Silvestris e Baldassarre nei giorni scorsi hanno presentato un’interrogazione al Parlamento Europeo chiedendo “una proroga riguardo all'applicazione del Regolamento, per permettere ai nostri pescatori di adeguarsi a normative altrimenti devastanti per il settore"

L’Associazione Armatori da Pesca è fortemente preoccupata dell’impatto devastante sulla redditività dell’attività di pesca di dette nuove misure restrittive che rischiano di marginalizzare definitivamente un settore già in strutturale condizione di debolezza; annuncia una manifestazione nel Porto di Molfetta con consegna delle licenze di pesca all’Autorità Marittima del Compartimento, per rivendicare il diritto a continuare a fare impresa nel mondo della pesca e ad esercitare il mestiere di pescatore, in un contesto di regole coerenti e sostenibili. Inoltre non esclude azioni più eclatanti come il completo disarmo delle imbarcazioni nel caso in cui perduri il silenzio del Governo Regionale e Nazionale.

Il Governo Regionale per il tramite del Governatore Vendola risponde subito all’appello e scrive al Ministro Galan : “Se è vero, così come lamentano gli operatori, che sia impossibile reperire le nuove maglie più larghe previste dallo stesso regolamento, allora occorre agire responsabilmente per ricercare soluzioni adeguate che consentano di dare delle risposte a chi oggi si trova nella difficoltà di produrre reddito. Soluzioni che ci permettano di rispondere alla crescente agitazione che sta scuotendo l’insieme delle marinerie, soprattutto delle regioni che si affacciano sull’Adriatico.

Se, come appare, la via della deroga diviene difficilmente percorribile, le uniche risposte che si possono dare come misure di accompagnamento a questo nuovo scenario non possono che essere quelle di un fermo biologico, insieme a risorse e strumenti capaci di ammortizzare il disagio dei lavoratori.

 

Invece la Giunta Municipale di Molfetta, condotta dal sindacosenatore Azzollini (che gioca in questa partita in duplice veste di interrogato e interrogante) , in una delibera straordinaria ha dichiarato che “… Le marinerie dell’Adriatico a seguito della sperimentazione avviata con le nuove reti da pesca e dei risultati negativi ottenuti, sono entrate in agitazione minacciando astensioni dell’attività di pesca, il che creerebbe ulteriori disagi a un’economia già provata dalla crisi internazionale con conseguente aumento della disoccupazione oltre che disagi alle abitudini e tradizioni alimentari locali”.

«Porterò all’attenzione del ministro Giancarlo Galan – annuncia il sindacosenatore di Molfetta – la necessità di sospendere per dodici mesi l’entrata in vigore delle nuove regole. Non ci sono né tempo né margini per misure tampone. C’è bisogno di riflettere serenamente sul futuro di questo settore e rinegoziare l’attuale regolamento che mi pare tarato sulle caratteristiche delle flotte atlantiche senza tener conto delle peculiarità della pesca in Adriatico e nel Mediterraneo. Per di più, al danno si potrebbe aggiungere la beffa di trovare nei nostri mercati pesce di piccola taglia importato da altri paesi non europei. »

 

Insomma nel giro di poche ore tutti si mobilitano per il mare, la pesca e per il futuro dei lavoratori del settore ma il popolo, quello che va al mercato per comprare la frittura di mare o pesce di piccola taglia da mangiare crudo e non lo trova, non ha ancora capito il perché di questa mobilitazione.

 

Le marinerie hanno proclamato uno stato di agitazione, con natanti ormeggiati in porto ed arresto di ogni attività di pesca, per protestare contro l’entrata in vigore, a partire dal 1 giugno, di alcune disposizione del Reg. 1976/2006(CE) recante “Misure di gestione per uno sfruttamento sostenibile delle risorse per la pesca nel Mediterraneo(Regolamento mediterraneo), con particolare riferimento a quelle riferibili alle zone di pesca protette, alla distanza dalla costa e alle restrizioni relative agli attrezzi di pesca (nuove misure delle maglie delle reti)”.

Un regolamento, in verità, che non è giunto all’improvviso, essendo stato approvato già nel 2006; ci sembra, a nostro modesto parere, un po’ strumentale tutto questo rumore e ci chiediamo perché questo dissenso non è stato manifestato prima? Dal 2006 c’era tutto il tempo di discutere, manifestare, proporre iniziative alternative, fare interrogazioni parlamentari, creare nuovi tavoli di concertazione; ed invece no, tutti si sono ricordati il 1 giugno 2010 (data in cui entrava in vigore il regolamento 1976/2006-CE) che c’era un problema che remava contro i lavoratori del mare, la loro occupazione e gli interessi degli armatori.

 

Cari politici di terra e di mare ci sembra molto riduttivo spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla grandezza delle maglie delle reti da pesca, state mentendo a voi stessi e ai lavoratori, volutamente ignorate il vero problema e nascondete la polvere sotto il tappeto. Tra non molto gli armatori consegneranno le licenze di pesca e rottameranno i loro pescherecci non perché le maglie delle loro reti faranno perdere il pescato, ma semplicemente perché il pescato non ci sarà più.

In questi anni perché mai nessun armatore, nessun politico di quelli che si sono espressi in questi giorni si sono pronunciati sullo stato di salute del nostro mare e della diminuzione del pescato.

Il nostro mare è già in agonia e il vostro colpevole silenzio servirà solo a dargli il colpo di grazia. Il nostro mare è malato, i nostri pesci e le nostre alghe si nutrono dei veleni delle navi a perdere e delle migliaia di bombe che giacciono ancora sui nostri fondali. Gli armatori e molti pescatori hanno contribuito in questi anni ad avvelenarlo, perché invece di denunciare alle autorità preposte il ritrovamento di ordigni nelle loro reti hanno preferito, perché più comodo, abbandonarli lungo il tragitto di rientro in porto o nel porto stesso.

Questa è la realtà, vi piaccia o no. Il Liberatorio è impegnato da oltre due anni nel denunciare la straordinarietà e la pericolosità della situazione sia sotto il profilo sanitario che della sicurezza e da parte di tutte le autorità preposte interpellate c’è stato solo un colpevole e omertoso silenzio.

Per non dimenticare nessuno è giusto ricordare che anche la Provincia di Bari sta facendo la sua parte per la salvaguardia del mare e dell’ecosistema. Come? Dopo aver speso negli anni scorsi un milione di euro per creare una non ben definite “oasi di ripopolamento ittico” nelle acque antistanti Torre Gavetone, ha tirato fuori, in questi giorni, un vecchio progetto di risanamento ambientale per rendere più fruibili le zone demaniali intorno alla Torre.

Ma anche la Provincia ha dimenticato, stranamente, che lo specchio d’acqua antistante la Torre era ed è pieno di ordigni bellici di diversa natura. Solo a fine 2009 ne sono stati individuati altri 172 tra la Torre e la vecchia fabbrica.

Le ultime due sagome di possibili bombe ritrovate e fotografate qualche giorno fa da un ignaro bagnante proprio a riva al confine di battigia con Giovinazzo sembrano non interessare neanche alla Capitaneria di Porto; invece di far scattare l’allarme ed isolare la zona ha rimandato a casa il cittadino che ha fatto il suo dovere, quasi maltrattandolo e accusandolo di aver violato una fantomatica ordinanza di divieto di balneazione nella zona. Noi non abbiamo mai saputo di tale ordinanza, anzi abbiamo chiesto pubblicamente, in una conferenza, ad un rappresentante della Capitaneria di Porto se l’unico cartello esistente dal 1993, ormai corroso e illeggibile, che avvisava i bagnanti del pericolo di ordigni esplosivi, fosse ancora valido o no.

Ad oggi non abbiamo ancora ricevuto risposte. Forse non arriveranno mai più, visto che il “corpo del reato” dopo 17 anni è stato rimosso dalla Provincia durante le opere di sbancamento presso il Gavetone della zona che stanno risanando.

Noi denunciamo questo ulteriore grave episodio e chiediamo a tutti i protagonisti della mobilitazione in atto sulle problematiche della marineria di esprimersi e manifestare la loro preoccupazione per il silenzio calato sulla bonifica bellica in atto nel Porto e a Torre Gavetone perché il vero problema non sono le maglie più larghe delle reti ma il futuro del nostro mare e della nostra salute.

“Marina Piccola”, il 13 aprile la sentenza

In aula ieri gli ufficiali della marina militare autori nel 2007 del sopralluogo che ha dato origine al procedimento

http://molfettalive.it/imgnews/Tribunale%20Trani%20sez.%20Molfetta%20003(11).jpg

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Si chiuderà con molta probabilità il prossimo 13 aprile il processo per i lavori al lido Marina Piccola.

Nel mirino pubblico ministero Antonio Savasta alcune realizzazioni realizzate nel lido, tra cui una superficie coperta di 33 mq, un pergolato esteso circa 40 mq e un corridoio lungo 10 metri in cemento armato e rivestito in pietra terminante in mare. Secondo l’accusa, le opere sarebbero state realizzate con l’uso di armature in ferro per fondazioni in cemento armato e in assenza di concessione e autorizzazione paesaggistica, anche della capitaneria di porto.

L’imputato Michele Tattoli, attuale rappresentante legale dello stabilimento balneare sulla Molfetta-Giovinazzo, è difeso dall’avv. Mauro Palma. Nel procedimento si è costituito parte civile il Wwf Italia, rappresentato dal legale Marcello Magarelli.

I lavori contestati dalla procura di Trani sono stati scoperti a seguito di un’operazione della capitaneria nel 2007. Due degli autori dell’ispezione sono comparsi ieri in aula nella sezione distaccata di Molfetta.

Gli ufficiali Mariani e Provenzano hanno ricostruito l’ispezione e smentito la linea difensiva, secondo cui le opere rinvenute altre non sarebbero che quelle oggetto di una prima operazione della capitaneria nel 2005 a cui seguì un processo, a carico dell’allora rappresentante legale Mariano Caputo. Procedimento che ha visto in primo grado la condanna dell’attuale assessore, che è ricorso in appello affermando su queste pagine come i lavori contestati fossero stati realizzati negli anni ’70 e ’80. Per questo motivo era stata richiesta dal pubblico ministero la sua assoluzione.

Nel dibattimento si è evidenziata la parziale eliminazione di alcuni dei manufatti e le sopraggiunte autorizzazioni giunte dal comune che ne hanno riguardati altri.

Il giudice monocratico Lorenzo Gadaleta ha acquisito la documentazione raccolta in fase d’indagine e aggiornato la seduta al 13 aprile, data del pronunciamento della sentenza.

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

Un camping di nome Molfetta

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Rabbia, frustrazione e incredulità nella lettera giunta in redazione. A scriverci è un molfettese residente a Roma, in città per le vacanze.

Come, è possibile supporre, siano in vacanza anche gli individui oggetto della sua denuncia, che occupano con i loro accampamenti in questi giorni nientepopodimenochè il centro storico, compresa la zona degli uffici del municipio che si affaccia sul mare.

«Pareva di aver visto tutto il possibile nella corsa all’indietro che Molfetta sta facendo verso l’inciviltà e il degrado – ci scrive -. Poi sono spuntati gli "accampamenti balneari" sorti in questi giorni tra il porto e la città vecchia».

Il lettore descrive nel dettaglio questo camping in salsa molfettese: «Sulla banchina retrostante il molo principale, zona interdetta all’accesso dalla Capitaneria di Porto, sono spuntate una mezza dozzina tra gazebo e tende da campeggio a formare un piccolo campo abusivo per la villeggiatura, con tanto di barbecue e musica a tutto volume; sul molo di cala S. Andrea sono piantati ombrelloni e sistemate sdraio, e bagnanti si immergono nelle acque basse e stagnanti del porticciolo di pescatori, davanti al cartello di divieto di balneazione e sotto le finestre dell’Autorità marittima che tale divieto dovrebbe far rispettare».

A completare il quadretto un ulteriore accampamento, visibile percorrendo il lungomare Colonna, lungo il tratto che va dal retro del Municipio a Torrione Passari «con altre due grandi tende, e sdraio e bagnanti, a far da contrasto alla pietra bianca del basolato e delle facciate».

«Tutto si svolge alla luce del sole» rincara la dose. Da qui l’esortazione a Comune e Forze dell’Ordine di ripristinare lo stato dei luoghi e l’appello ai cittadini di Molfetta «nella speranza che un giorno vogliano dire basta e cominciare, ognuno per quello che può, a riprendersi la propria città e a toglierla dalla mani dei prepotenti e degli abusivi».

Gli abusivi, ancora loro. Stavolta ce lo ricordano anche da Roma.

Alga tossica: Avviso urgente

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Vi chiediamo di segnalarci eventuali casi di bagnanti che hanno riscontrato malori dopo la permanenza o il bagno a mare; da ieri pomeriggio dopo le 17 ci sono stati dei nuovi casi (febbre, mal di gola e problemi respiratori), refertati anche in pronto soccorso, di cittadini che hanno fatto il bagno in località Prima Cala, altezza ex Colonia. Vi ringraziamo.