Archivio mensile:Mag 2007

L’ultima intervista a Giovanni Falcone


la Repubblica – Domenica, 24 maggio 1992 – pagina 5 di GIOVANNI MARINO.

ASSALTO CONTRO LO STATO – “COSA NOSTRA È PRONTA A COLPIRE…”
L’ultima intervista senza più illusioni Martedì scorso aveva confidato a ‘Repubblica’ i suoi timori

Falcone e BorsellinoROMA – “Cosa nostra non dimentica. Non l’ho mai concretamente vista come una piovra. La mafia è una pantera. Agile, feroce, dalla memoria di elefante. Per questo bisogna fare in fretta e mettersi d’accordo sulla Superprocura, uno strumento essenziale per arginare l’espansione dei boss. Il nemico è sempre lì, in attesa, pronto a colpire. Ma noi non riusciamo neppure a metterci d’accordo sull’elezione del presidente della Repubblica…”. 

Martedì, mezzogiorno, terzo piano di via Arenula. Giovanni Falcone concede la sua ultima intervista per l’inserto napoletano di cultura di Repubblica. Argomento: analogie e differenze tra camorra e mafia. Ma fuori dall’ufficialità dell’intervista Falcone confessa il suo grande cruccio: le dure e continue polemiche sulla Dna, la Direzione nazionale antimafia, subito ribattezzata Superprocura, l’organismo centrale che dovrebbe coordinare le inchieste sulla criminalità organizzata in tutt’Italia. Una breve attesa nella stanza dove lavorano due segretarie. Una camera in cui campeggiano le targhe e i riconoscimenti ottenuti da Falcone nei suoi anni al palazzo di giustizia di Palermo. Tra i ricordi, un quadro del pittore Bruno Caruso che richiama l’estate dei veleni, le lettere anonime che gettarono discredito sul magistrato antimafia: sono disegnati il Corvo, la Talpa, il Falcone. Arriva Falcone, entriamo in un moderno ufficio con la tv accesa sul televideo in attesa di notizie da Montecitorio, una originale libreria, una divertente collezione di statuette che rappresentano paperi di ogni tipo, colore e dimensione. 

Giovanni Falcone, da poco più di un anno direttore degli Affari penali del ministero di Grazia e giustizia, si sfoga subito: “Inutile farsi illusioni. Non credo che sarò io il superprocuratore. Ma non mi importa granché. Quello a cui tengo veramente è che la Dna nazionale entri al più presto in funzione. Che a guidarla possa essere io o il procuratore calabrese Agostino Cordova è davvero un dettaglio. Non c’è tempo da perdere, bisogna mettere da parte le guerre tra il Csm, l’Anm, il Guardasigilli, i partiti.  Cosa nostra delinque senza soste, mentre noi litighiamo senza soste”. Leggermente appesantito nonostante il nuovo hobby (il canottaggio ha sostituito le lunghe nuotate in piscina) Falcone insiste sulla Dna: “Critiche, polemiche strumentali, partiti un contro l’altro armati, che tristezza! Stiamo perdendo un’occasione storica per mettere in piedi una struttura moderna, funzionale; l’unica arma con la quale si può cercare di bloccare l’avanzata mafiosa. 

Dicevano che ero comunista, adesso mi etichettano come socialista: c’è sempre una buona ragione per ritardare le misure antimafia e prendersela con Giovanni Falcone”. È un Falcone diverso dai tempi palermitani. Non ha perso l’amara ironia e la cadenza sicula, ma ha messo da parte il linguaggio burocratico e i grandi silenzi che hanno scandito l’incisiva attività di giudice, perno del pool antimafia. Ha voglia di parlare Giovanni Falcone, di spiegarsi: “Mi accusano di volere il pubblico ministero schiavo dell’Esecutivo, succube del potere politico, incapace di esplicare la propria irrinunciabile autonomia. È una mistificazione, una scusa per bloccare la Direzione nazionale antimafia. Senza coordinamento quella con la mafia si può già considerare una guerra persa, senza appello. Gran parte dei miei ex colleghi si lamenta: ma cosa vogliono quei giudici? Tornare agli anni in cui erano totalmente dipendenti dal rapportino dei carabinieri e della polizia? Non è possibile, non è adeguato alla pericolosità del nemico, di Cosa nostra. C’è la Dia, ed ha bisogno della Dna. 

Ma Falcone era comunista, ora è socialista, e qualunque idea abbia in testa deve per forza essere finalizzata a chissà quale diabolico disegno e dunque va bocciata. Non è così?” Sullo schermo del televideo appare una dichiarazione di Achille Occhetto: il leader della Quercia si professa moderatamente ottimista su una prossima elezione del capo dello Stato. Falcone spegne la televisione, scuote la testa: “Tante parole, nessun fatto. Litigheranno ancora. Io il mio candidato ce l’avrei: Spadolini. Ma pare l’abbiano messo da parte durante le loro liti quotidiane”. 

Falcone entra nel merito dell’intervista, definisce mafia e camorra: “La mafia non è il frutto malato di una società sana, ma una realtà autonoma con leggi severe create al proprio interno. Dotata di una struttura verticistica, piramidale e unitaria. Cosa nostra si fonda sull’assenza dello Stato in Sicilia, un vuoto colmato con regole alternative, elastiche nella loro apparente rigidità formale. Cosa nostra è come una chiesa, dispone di un ordinamento paragonabile a quello ecclesiale. E come la chiesa, sa rinnovarsi senza rinunciare alle propria fondamenta: non è un caso che il capo della Cupola, Michele Greco, sia stato soprannominato il Papa. La camorra, invece, priva di un’organizzazione verticistica, polverizzata in decine e decine di clan, non si oppone, ma vive dei buchi neri del Palazzo”. Una pausa, telefonata da Palermo. Falcone ascolta l’interlocutore, poi dice: “Ti richiamo ad ora di pranzo”. Riprende l’intervista. 

“Cosa nostra e camorra hanno comunque una base comune. Sono entrambe ancorate alla subcultura mafiosa del Mezzogiorno, all’omertà che si è trasformata in memoria storica di uno Stato che non ti garantisce. Si tratta di organizzazioni che rispecchiano e travisano valori in sé non censurabili, tipici delle popolazioni meridionali. Capisco che questa affermazione possa far storcere il naso a qualcuno, ma è certo che la famiglia, l’amicizia, il coraggio, la lealtà, tutti presupposti di mafia e camorra, non sono comunque caratteristiche disprezzabili in assoluto, anzi. È altrettanto sicuro che il rispetto delle amicizie, della tradizione familiare, il richiamo ossessivo al coraggio e alla lealtà diventano valori strumentali a loschi scopi in camorra e mafia e perdono le caratteristiche nobili caricandosi invece di sentimenti negativi, assolutamente deprecabili”. 

Gli domando delle collusioni mafia-politica, camorra-politica. Falcone sorride, si abbandona sulla poltrona, allunga le braccia sulla scrivania: “Cosa nostra è autonoma rispetto alla politica. Il rapporto è alla pari. In parecchie occasioni addirittura di superiorità del boss sul colletto bianco. Mentre la camorra, abilissima ad infiltrarsi all’interno delle pubbliche istituzioni, vive ancora un rapporto subalterno con il politico, non certo di superiorità”. Ancora il telefono. Falcone impreca: “E quando mai!”. Discute di fascicoli giudiziari, promette di richiamare, anche stavolta ad ora di pranzo. Sono le tredici e qualche minuto. Puntuali, le sue ultime risposte: “Cosa nostra è una pantera, l’immagine della potenza, della ferocia. La camorra è una volpe. Apparentemente non dotata di grandissima forza, ma intelligente, astuta e spietata al momento opportuno. 

Fanno paura camorra e mafia, non esistono graduatorie di pericolosità nel crimine organizzato. È il momento di muoversi, di accantonare simpatie e antipatie, amici e nemici tra politici e magistrati. È il momento della Superprocura. Perchè la pantera è vigile e non dimentica. Mai”.

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Il salto di qualità della “CICCOLELLA S.p.a.”

Dagli ortaggi ai fiori, dall’ uncinetto all’energia elettrica

 

Il più grande giardino del mediterraneo, così si presenta il Gruppo Ciccolella Holding sul sito ufficiale. Il gruppo nasce negli anni ’60 come azienda agricola a conduzione famigliare che coltiva e vende melanzane e peperoni; poi lasciano perdere gli ortaggi per dedicarsi ai fiori, in particolare crisantemi e garofani, e li vendono con la bancarella posta davanti al cimitero di Molfetta. Negli anni Settanta la nuova svolta: buttano a mare crisantemi e garofani per dedicarsi prima alle rose e in seguito anche agli anthurium. Diventando col tempo i numeri uno in Europa.

u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Oggi alla guida della Holding di famiglia c’è u003cb>Corrado Ciccolellau003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> che con gli altri fratelli controlla oltre 30 ettari di serre concentrate nella provincia di Bari e progetti per la realizzazione di altri 38 ettari di vivai in Basilicata e 10 in Calabria. Il gruppo Ciccolella costituisce il più importante polo europeo per la produzione di rose e il primo a livello mondiale per la coltivazione di anthurium. Nel 2005 Ciccolella acquista u003cb>la società Cucirini Cantoni Coatsu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>, nata nel 1890 con il nome u003cb>Fabbriche Italiane Filati Cuciriniu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>. L’azienda è specializzata nella produzione di filati per cucire, ricamare e lavorare all’uncinetto tessuti e accessori da ricamo, nastri, aghi, ferri, uncinetti e forbici. u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Ma Corrado Ciccolella decide di quotare la sua società in borsa e prima di Natale dello scorso anno il regalo è arrivato. La nuova societàu003cb> Ciccolella S.P.Au003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>. che chiudeva con un fatturato di 60 milioni di euro per il 2006 conquista piazza affari e i suoi titoli s’impennano improvvisamente. Le cifre sono sicuramente destinate a salire di molto, perché nel 2008 è previsto un altro centro di produzione a Sibari, in Calabria e prima ancora dovrebbe entrare nel processo produttivo l’impianto di Candela (FG). Quest’ultimo è nato in seguito ad un accordo con il “,1]
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//–> L’azienda cresce, conquista i mercati locali e nazionali fino a conquistare l’Europa intera.

 

Oggi alla guida della Holding di famiglia c’è Corrado Ciccolella che con gli altri fratelli controlla oltre 30 ettari di serre concentrate nella provincia di Bari e progetti per la realizzazione di altri 38 ettari di vivai in Basilicata e 10 in Calabria. Il gruppo Ciccolella costituisce il più importante polo europeo per la produzione di rose e il primo a livello mondiale per la coltivazione di anthurium. Nel 2005 Ciccolella acquista la società Cucirini Cantoni Coats, nata nel 1890 con il nome Fabbriche Italiane Filati Cucirini. L’azienda è specializzata nella produzione di filati per cucire, ricamare e lavorare all’uncinetto tessuti e accessori da ricamo, nastri, aghi, ferri, uncinetti e forbici.

 

Ma Corrado Ciccolella decide di quotare la sua società in borsa e prima di Natale dello scorso anno il regalo è arrivato. La nuova società Ciccolella S.P.A. che chiudeva con un fatturato di 60 milioni di euro per il 2006 conquista piazza affari e i suoi titoli s’impennano improvvisamente. Le cifre sono sicuramente destinate a salire di molto, perché nel 2008 è previsto un altro centro di produzione a Sibari, in Calabria e prima ancora dovrebbe entrare nel processo produttivo l’impianto di Candela (FG). Quest’ultimo è nato in seguito ad un accordo con il gruppo Edisonu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>. Certo! Il colosso energetico e il gruppo molfettese per la prima volta su scala europea sfrutteranno sinergicamente le rispettive attività: l’energia e il calore prodotti dalla nuova centrale Edison a Candela, alimenteranno i 60 ettari di serre dell’azienda Ciccolella dedicate alla coltivazione di rose e anthurium.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>La Ciccolella Holding vuole ancora di più, e a Molfetta l’energia per alimentare le sue serre vuole produrla in proprio senza l’aiuto della EDISON. Ma vediamo cosa ci riserva questa nuova pagine della saga dei Ciccolella.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>I fratelli Ciccolella S.p.a. arricchiscono ancora la loro Holding famigliare con una nuova società la “ u003cb>PowerFlor srlu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> “. Questa società anche se ha un suono che richiama la principale attività dei Ciccolella, in pratica è registrata due volte sul sito della Confindustria ed ha come mission la produzione, trasferimento e distribuzione di energia elettrica, di vapore mediante impianti alimentati anche da fonti rinnovabili (biomasse); fabbricazione di articoli vari quali fiori, foglie e frutti artificiali, produzione, trasformazione, distribuzione e vendita energia elettrica. Evidentemente la vicinanza con la Cucirini e la EDISON ha influenzato a tal punto i Ciccolella da voler passare dalla coltivazione di fiori freschi a quelli artificiali, stravolgendo la loro vocazione aziendale fino a voler produrre e vendere energia elettrica. Speriamo però che non facciano come i loro amici della Edison a cui i Carabinieri di Foggia hanno sequestrato qualche giorno fau003c/span>u003c/font>u003cspan>”,1]
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//–>gruppo Edison. Certo! Il colosso energetico e il gruppo molfettese per la prima volta su scala europea sfrutteranno sinergicamente le rispettive attività: l’energia e il calore prodotti dalla nuova centrale Edison a Candela, alimenteranno i 60 ettari di serre dell’azienda Ciccolella dedicate alla coltivazione di rose e anthurium.

La Ciccolella Holding vuole ancora di più, e a Molfetta l’energia per alimentare le sue serre vuole produrla in proprio senza l’aiuto della EDISON. Ma vediamo cosa ci riserva questa nuova pagine della saga dei Ciccolella.

 

I fratelli Ciccolella S.p.a. arricchiscono ancora la loro Holding famigliare con una nuova società la “ PowerFlor srl “. Questa società anche se ha un suono che richiama la principale attività dei Ciccolella, in pratica è registrata due volte sul sito della Confindustria ed ha come mission la produzione, trasferimento e distribuzione di energia elettrica, di vapore mediante impianti alimentati anche da fonti rinnovabili (biomasse); fabbricazione di articoli vari quali fiori, foglie e frutti artificiali, produzione, trasformazione, distribuzione e vendita energia elettrica. Evidentemente la vicinanza con la Cucirini e la EDISON ha influenzato a tal punto i Ciccolella da voler passare dalla coltivazione di fiori freschi a quelli artificiali, stravolgendo la loro vocazione aziendale fino a voler produrre e vendere energia elettrica. Speriamo però che non facciano come i loro amici della Edison a cui i Carabinieri di Foggia hanno sequestrato qualche giorno fa u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>gli impianti di produzione di energia eolica perché costruiti senza V.I.A.(valutazione d’impatto ambientale). u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Vediamo un po’ come i Ciccolella si organizzano per raggiungere questo nuovo obiettivo aziendale.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>La u003cb>Società POWERFLOR Srlu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> con sede legale in Via Patrioti Molfettesi n. 8 – Molfetta, a firma del suo u003cb>Legale Rappresentante Vincenzo Ciccolellau003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> ha presentato istanza, acquisita agli atti del Settore Industria ed Energia della regione Puglia, al u003cb>prot. n. 38/10275 del 29.11.04 u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>ai sensi dell'u003cb>art. 12 del D. Lgs. 387/2003u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>, per il rilascio di autorizzazione a realizzare e gestire un impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>La stessa Società POWERFLOR Srl con nota u003cb>prot. n. 38/362 del 20.1.2006u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> chiede al Settore Industria ed Energia l'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio di due motogeneratori (gruppi elettrogeni) a ciclo combinato con turbina, di u003cb>potenza complessiva di 39 MWe (77 Mwt)u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> alimentato ad oli vegetali da ubicare alla Contrada Ciardone in agro del Comune di Molfetta, poichè la società Powerflor ha deciso di sostituire la obsoleta tecnologia a biomasse solide con una recentissima tecnologia di produzione con “,1]
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//–>  gli impianti di produzione di energia eolica perché costruiti senza V.I.A.(valutazione d’impatto ambientale).

Vediamo un po’ come i Ciccolella si organizzano per raggiungere questo nuovo obiettivo aziendale.

La Società POWERFLOR Srl con sede legale in Via Patrioti Molfettesi n. 8 – Molfetta, a firma del suo Legale Rappresentante Vincenzo Ciccolella ha presentato istanza, acquisita agli atti del Settore Industria ed Energia della regione Puglia, al prot. n. 38/10275 del 29.11.04 ai sensi dell'art. 12 del D. Lgs. 387/2003, per il rilascio di autorizzazione a realizzare e gestire un impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

La stessa Società POWERFLOR Srl con nota prot. n. 38/362 del 20.1.2006 chiede al Settore Industria ed Energia l'autorizzazione unica per la costruzione e l'esercizio di due motogeneratori (gruppi elettrogeni) a ciclo combinato con turbina, di potenza complessiva di 39 MWe (77 Mwt) alimentato ad oli vegetali da ubicare alla Contrada Ciardone in agro del Comune di Molfetta, poichè la società Powerflor ha deciso di sostituire la obsoleta tecnologia a biomasse solide con una recentissima tecnologia di produzione con biomasse liquideu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> (oli vegetali).u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Non si comprende se a distanza di due anni la richiesta sia la stessa oppure si tratta di due impianti di natura e potenza diversa.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>La risposta forse è già nei due cartelli apparsi nei pressi del cantiere dove dovrebbe sorgere la centrale elettrica, ma noi vogliamo capirne di più.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>In una relazione tecnica del progetto depositato presso gli uffici comunali nell’agosto 2005 si dichiara che l’impianto da costruire, la “centrale termoelettrica”, servirà a soddisfare il fabbisogno termico ed elettrico necessario alla conduzione delle serre impiantate sullo stesso territorio nelle particelle limitrofe.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Dopo circa un anno, il u003cb>28 aprile 2006u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> il sig. Ciccolella Vincenzo dichiara durante la conferenza di servizi presso la Regione, che si tratta della costruzione e l’esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabili costituito da u003cb>n.2 motogeneratori ( gruppi elettrogeni)u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> a ciclo combinato con turbina di potenza complessiva di u003cb>39Mwe pari a 77MWtu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>, alimentato con oli vegetali. u003c/span>u003c/font>u003c/span>”,1]
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//–>biomasse liquide (oli vegetali).

Non si comprende se a distanza di due anni la richiesta sia la stessa oppure si tratta di due impianti di natura e potenza diversa.

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La risposta forse è già nei due cartelli apparsi nei pressi del cantiere dove dovrebbe sorgere la centrale elettrica, ma noi vogliamo capirne di più.

In una relazione tecnica del progetto depositato presso gli uffici comunali nell’agosto 2005 si dichiara che l’impianto da costruire, la “centrale termoelettrica”, servirà a soddisfare il fabbisogno termico ed elettrico necessario alla conduzione delle serre impiantate sullo stesso territorio nelle particelle limitrofe.

 

Dopo circa un anno, il 28 aprile 2006 il sig. Ciccolella Vincenzo dichiara durante la conferenza di servizi presso la Regione, che si tratta della costruzione e l’esercizio di un impianto di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabili costituito da n.2 motogeneratori ( gruppi elettrogeni) a ciclo combinato con turbina di potenza complessiva di 39Mwe pari a 77MWt, alimentato con oli vegetali. u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Spiegava inoltre che solo l’eccesso di calore prodotto dall’impianto sarebbe stato utilizzato mediante “teleriscaldamento” per le serre di proprietà della Società istante ( ma la società istante Powerflor possiede serre?). Si prevedeva inoltre una cabina ENEL connessa alla rete di distribuzione con allaccio entra –esce della potenza di u003cb>150kVu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>. Ecco la forza innovativa dei Ciccolella, sfruttando il brevetto del teleriscaldamento, in linea con il trattato di Kioto, riescono a portarsi nelle serre l’acqua calda di scarto dalle centrali e incassano in “borsa” elettrica, considerando gli elevati costi energetici di un’impresa agroindustriale.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Ma c’è qualcosa che non quadra. Come mai, in quella conferenza di servizi il rappresentante del nostro Comune, u003cb>l’Ing. Giuseppe Parisiu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>, e la rappresentante della AUSL BA/2- Molfetta, u003cb>Dott.ssa Anna Elisabetta Altomareu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>, non hanno sollevato alcuna obiezione sul progetto e sulle dichiarazioni del sig. Ciccolella? Forse la campagna elettorale in atto li aveva distratti? u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>E’ chiaro che non si tratta più di una piccola autorizzazione a realizzare e gestire un impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili o di sostituzione di un vecchio impianto obsoleto che deve servire a soddisfare il fabbisogno termico ed elettrico necessario alla conduzione delle serre; si tratta invece di una vera e propria centrale termoelettrica che dovrebbe produrre energia elettrica pari “,1]
);

//–>

Spiegava inoltre che solo l’eccesso di calore prodotto dall’impianto sarebbe stato utilizzato mediante “teleriscaldamento” per le serre di proprietà della Società istante ( ma la società istante Powerflor possiede serre?). Si prevedeva inoltre una cabina ENEL connessa alla rete di distribuzione con allaccio entra –esce della potenza di 150kV. Ecco la forza innovativa dei Ciccolella, sfruttando il brevetto del teleriscaldamento, in linea con il trattato di Kioto, riescono a portarsi nelle serre l’acqua calda di scarto dalle centrali e incassano in “borsa” elettrica, considerando gli elevati costi energetici di un’impresa agroindustriale.

 

Ma c’è qualcosa che non quadra. Come mai, in quella conferenza di servizi il rappresentante del nostro Comune, l’Ing. Giuseppe Parisi, e la rappresentante della AUSL BA/2- Molfetta, Dott.ssa Anna Elisabetta Altomare, non hanno sollevato alcuna obiezione sul progetto e sulle dichiarazioni del sig. Ciccolella? Forse la campagna elettorale in atto li aveva distratti?

 

E’ chiaro che non si tratta più di una piccola autorizzazione a realizzare e gestire un impianto di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili o di sostituzione di un vecchio impianto obsoleto che deve servire a soddisfare il fabbisogno termico ed elettrico necessario alla conduzione delle serre; si tratta invece di una vera e propria centrale termoelettrica che dovrebbe produrre energia elettrica pari 304.648 MWh/annou003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> sulla base di un funzionamento di u003cb>8.000 h/annou003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>. La superficie interessata è di 14.500 mq e sono previste u003cb>due ciminiere alte 30 m, due serbatoi di stoccaggio degli oli vegetali da bruciare come combustibile alti 17 m.u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Il sito dove dovrebbe sorgere questa centrale è sulla strada provinciale n.55 Molfetta –Bitonto, a 500 m dall’autostrada nel bel mezzo di numerosissimi campi coltivati a prodotti ortofrutticoli con attivissime aziende di settore e non molto distante da civili abitazioni.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Non si comprende il motivo per cui il u003cb>Dirigente del Settore Ecologia, Dott. Luca Limongelli u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>non abbia ritenuto che un simile impianto non fosse sottoposto a valutazione d’impatto ambientale. Eppure la normativa in materia è chiara. u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>La Legge Regionale u003cb>n. 11 del 12.4.2001u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>(Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale) tra gli elenchi dell’allegato u003cb>B.2u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> ( Interventi soggetti a procedura diu003cb> u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>verifica di assoggettabilità a V.I.A. di competenza della Provincia) al comma u003cb>B.2gu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>”,1]
);

//–>304.648 MWh/anno sulla base di un funzionamento di 8.000 h/anno. La superficie interessata è di 14.500 mq e sono previste due ciminiere alte 30 m, due serbatoi di stoccaggio degli oli vegetali da bruciare come combustibile alti 17 m.

Il sito dove dovrebbe sorgere questa centrale è sulla strada provinciale n.55 Molfetta –Bitonto, a 500 m dall’autostrada nel bel mezzo di numerosissimi campi coltivati a prodotti ortofrutticoli con attivissime aziende di settore e non molto distante da civili abitazioni.

Non si comprende il motivo per cui il Dirigente del Settore Ecologia, Dott. Luca Limongelli non abbia ritenuto che un simile impianto non fosse sottoposto a valutazione d’impatto ambientale. Eppure la normativa in materia è chiara.

 

La Legge Regionale n. 11 del 12.4.2001  (Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale) tra gli elenchi dell’allegato B.2 ( Interventi soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. di competenza della Provincia) al comma B.2g )- riporta gli impianti termici per la produzione di energia, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva u003cb>superiore a 50 MWtu003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>E allora ? caro Dott. Limongelli? u003cb>Come mai l’impianto dei Ciccolella che ha una potenza di 77 MWt non è stato sottoposto alla V.I.A.?u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Eppure l’impatto è notevole. Ci sarebbero tante altre cose da dire su questa bella iniziative della famiglia Ciccolella, ma aspetteremo trepidanti l’evoluzione dei fatti. u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Per il momento noi potremmo essere orgogliosi, come il nostro Sindaco,u003c/span>u003c/font>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>di questi nostri concittadini, delle loro aziende e condividere, perché no, le considerazioni di Antonio Ciccolella in una intervista di qualche giorno fa a “ Il Giornale” a proposito delle serre e centrali a Melfi, Candela e Catanzaro; u003cb>una soluzione, spiega Antonio, «che consente notevoli vantaggi in termini di efficienza, risparmio energetico e rispetto dell'ambiente». u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>u003cb> u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Direi che nella pratica bisognerebbe essere più coerenti con i buoni propositi. E poi ultimamente abbiamo scoperto che non è tutto oro quello che luccica in casa Ciccolella. Nel marzo scorso le buone notizie della Borsa affari della”,1]
);

//–>)- riporta gli impianti termici per la produzione di energia, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MWt.

 

E allora ? caro Dott. Limongelli? Come mai l’impianto dei Ciccolella che ha una potenza di 77 MWt non è stato sottoposto alla V.I.A.?

 

Eppure l’impatto è notevole. Ci sarebbero tante altre cose da dire su questa bella iniziative della famiglia Ciccolella, ma aspetteremo trepidanti l’evoluzione dei fatti.

Per il momento noi potremmo essere orgogliosi, come il nostro Sindaco,  di questi nostri concittadini, delle loro aziende e condividere, perché no, le considerazioni di Antonio Ciccolella in una intervista di qualche giorno fa a “ Il Giornale” a proposito delle serre e centrali a Melfi, Candela e Catanzaro; una soluzione, spiega Antonio, «che consente notevoli vantaggi in termini di efficienza, risparmio energetico e rispetto dell'ambiente».

 

Direi che nella pratica bisognerebbe essere più coerenti con i buoni propositi. E poi ultimamente abbiamo scoperto che non è tutto oro quello che luccica in casa Ciccolella. Nel marzo scorso le buone notizie della Borsa affari della u003c/font>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Ciccolella s.p.a. sono state offuscate da un significativo sciopero dei dipendenti dell’azienda impegnati in una dura lotta contro pratiche e rapporti di lavoro” feudali”, così si esprimevanou003c/span>u003c/font>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>in una conferenza stampa i vertici regionali della Flai-CGIL.; dichiaravano di aver aperto la vertenza aziendale per ottenere «la stabilità occupazionale e la trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, il rispetto dei contratti di lavoro, il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro, il rispetto delle libertà sindacali, contro il lavoro nero e grigio, le evasioni contrattuali e contributive, il sottosalario, praticati dall’azienda”.u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Insomma, signori Ciccolella, se fosse tutto vero quello che raccontano i vostri lavoratori, non va bene. Noi siamo contenti dello sviluppo delle vostre aziende ma, per cortesia rispettate i vostri dipendenti, la nostra città e soprattutto l’ambiente e se volete riscaldare le vostre serre, senza inquinarci, trovate altre soluzioni, e… u003cb>se son rose fioriranno.u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>u003cb> u003c/b>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>Molfetta, 9.05.2007u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>”,1]
);

//–>  Ciccolella s.p.a. sono state offuscate da un significativo sciopero dei dipendenti dell’azienda impegnati in una dura lotta contro pratiche e rapporti di lavoro” feudali”, così si esprimevano  in una conferenza stampa i vertici regionali della Flai-CGIL.; dichiaravano di aver aperto la vertenza aziendale per ottenere «la stabilità occupazionale e la trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato, il rispetto dei contratti di lavoro, il rispetto delle norme sulla sicurezza sul lavoro, il rispetto delle libertà sindacali, contro il lavoro nero e grigio, le evasioni contrattuali e contributive, il sottosalario, praticati dall’azienda”.

 

Insomma, signori Ciccolella, se fosse tutto vero quello che raccontano i vostri lavoratori, non va bene. Noi siamo contenti dello sviluppo delle vostre aziende ma, per cortesia rispettate i vostri dipendenti, la nostra città e soprattutto l’ambiente e se volete riscaldare le vostre serre, senza inquinarci, trovate altre soluzioni, e… se son rose fioriranno.

 

Matteo d’Ingeo

u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cspan> u003c/span>u003cspan> u003c/span>u003cspan> u003c/span>u003cspan> u003c/span>u003cspan> u003c/span>u003cspan> u003c/span>u003cspan> u003c/span>u003cspan> u003c/span>u003cspan> u003c/span>u003cspan> u003c/span>u003cspan> u003c/span>u003cfont sizeu003d”4″>u003cspan styleu003d”font-size:14.6667px”>u003cspan styleu003d”white-space:pre”>ttttttttttttttu003c/span>Matteo d’Ingeou003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cdiv>u003cbr>u003c/div>u003cdiv>u003cbr>u003c/div>u003cdiv>u003cspan>u003c/span>u003c/div>u003c/span>”,1]
);
D([“mb”,”u003c/div>”,1]
);
D([“mb”,”u003cbr>u003cdiv styleu003d”text-align:center;word-wrap:break-word”>u003cdiv>u003cspan>u003c/span>u003c/div>u003cdiv>u003cbr>u003c/div>u003c/div>u003cbr>u003cdiv styleu003d”text-align:center;word-wrap:break-word”>u003cdiv>u003cbr>u003c/div>u003cdiv>u003c/div>u003c/div>u003cbr>u003cdiv styleu003d”text-align:center;word-wrap:break-word”>u003cdiv> u003c/div>u003c/div>u003cbr>u003cdiv styleu003d”text-align:center;word-wrap:break-word”>u003cdiv>u003cspan styleu003d”white-space:pre”>tttu003c/span>u003c/div>u003c/div>u003cbr>”,0]
);

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PIRP – Rione Madonna dei Martiri

Rione Madonna dei Martiri (AB)Nel prossimo consiglio comunale si discuterà e si approverà il PIRP (Piano Integrato di Riqualificazione delle Periferie); riguarderà il quartiere Madonna dei Martiri, che risulta essere un quartiere con un marcato disagio abitativo, diffuso degrado urbanistico  ed una scarsa coesione sociale e difficoltà economica.

Questi sono i parametri che dovrebbero dare un punteggio abbastanza alto al progetto che l’amministrazione comunale intende presentare alla Regione Puglia per accedere ad un finanziamento di 4.000.000,00 di euro. Dovrebbero essere demolite quattro palazzine e ricostruite dove oggi ci sono dei vecchi capannoni. Si tratta di ben 32 case popolari (ai numeri civici 12, 13, 14 e 15 di via Madonna dei Martiri) che faranno spazio ad una nuova piazza con parcheggio interrato.

Durante la presentazione del progetto, c’ è parso di capire che gli abitanti interessati non abbiano partecipato tanto alla scelta condivisa del progetto, così come vuole il bando regionale u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>Altri hanno urlato con forza, che sono cinquant’anni che sono lì, dimenticati da tutti con i loro problemi, nessuno mai siu003c/span>u003c/font>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>occupa di loro se non solo quando ci sono le elezioni. Non siamo in campagna elettorale ma in odore di affari e danaro sì.u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>Nel corso della conferenza sono stati toccati altri temi di grande interesse, per esempio l’annosa questione delle morosità e la perdita dei requisiti da parte di qualche abitante delle case popolari della Madonna dei Martiri.u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>Vogliamo proporre alcuni temi di riflessione sul progetto PIRP, sperando che le forze politiche presenti in consiglio comunale le facciano proprie per giungere all’approvazione di una scelta trasparente e condivisa.u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>Premesso che il bando regionale prevede tra la documentazione da allegare anche – u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>a) il formale assenso al programma da parte della maggioranza dei condomini degli edifici interessati dagli interventi nel PIRP e idonee garanzie in merito all’attuazione del programma stesso; “,1]
);

//–>n.870 del 19.06.2006. Giustamente qualche signora abbastanza agguerrita chiedeva il perché fossero state scelte le palazzine 12, 13, 14 e 15, e non quelle dal 7 all’11 che sono le più disastrate.

Altri hanno urlato con forza, che sono cinquant’anni che sono lì, dimenticati da tutti con i loro problemi, nessuno mai si  occupa di loro se non solo quando ci sono le elezioni. Non siamo in campagna elettorale ma in odore di affari e danaro sì.

Nel corso della conferenza sono stati toccati altri temi di grande interesse, per esempio l’annosa questione delle morosità e la perdita dei requisiti da parte di qualche abitante delle case popolari della Madonna dei Martiri.

Vogliamo proporre alcuni temi di riflessione sul progetto PIRP, sperando che le forze politiche presenti in consiglio comunale le facciano proprie per giungere all’approvazione di una scelta trasparente e condivisa.

Premesso che il bando regionale prevede tra la documentazione da allegare anche –

a) il formale assenso al programma da parte della maggioranza dei condomini degli edifici interessati dagli interventi nel PIRP e idonee garanzie in merito all’attuazione del programma stesso; u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>b) la relazione riguardante le forme assunte per assicurare la partecipazione degli abitanti alla elaborazione e attuazione del PIRP e il coinvolgimento delle forze sociali, delle rappresentanze dell’imprenditoria interessata (edilizia, commercio, servizi, ecc…) della cooperazione e del volontariato sociale, opportunamente documentati; u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>c) delibera del consiglio comunale di approvazione del PIRP, contenente in maniera esplicita l’adozione di variante con indicazione della normativa in base alla quale è stata adottata – u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>si chiede all’amministrazione comunale quanto segue:u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>1) Quali sono stati i criteriu003c/span>u003c/font>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>usati per la scelta delle palazzine da demolire, le condizioni statico-strutturali o semplicemente criteri tecnico-estetici?u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>2)u003c/span>u003c/font>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>L’assegnazione dei nuovi appartamenti da costruire saranno assegnati secondo una graduatoria che coinvolga tutti gli abitanti del quartiere, o criteri clientelari che vedrebbero assegnatari privilegiati i fortunati abitanti delle palazzine prescelte?”,1]
);

//–>

b) la relazione riguardante le forme assunte per assicurare la partecipazione degli abitanti alla elaborazione e attuazione del PIRP e il coinvolgimento delle forze sociali, delle rappresentanze dell’imprenditoria interessata (edilizia, commercio, servizi, ecc…) della cooperazione e del volontariato sociale, opportunamente documentati;

c) delibera del consiglio comunale di approvazione del PIRP, contenente in maniera esplicita l’adozione di variante con indicazione della normativa in base alla quale è stata adottata –

si chiede all’amministrazione comunale quanto segue:

1) Quali sono stati i criteri  usati per la scelta delle palazzine da demolire, le condizioni statico-strutturali o semplicemente criteri tecnico-estetici?

2)  L’assegnazione dei nuovi appartamenti da costruire saranno assegnati secondo una graduatoria che coinvolga tutti gli abitanti del quartiere, o criteri clientelari che vedrebbero assegnatari privilegiati i fortunati abitanti delle palazzine prescelte? u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>3) In che modo sono state coinvolte quelle forze sociali, del volontariato e dell’associazionismo cheu003c/span>u003c/font>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”> u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>il bando prevede?u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>4) In che modo sono state coinvolte le forze produttive e gli imprenditori privati?u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>5) Chi ha deciso che il quartiere da interessare al progetto doveva essere la Madonna dei Martiri?u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>6) Nel progetto di riqualificazione del quartiere il Comune intende verificare le numerose morosità e l’eventuale perdita dei requisiti di qualche assegnatario, evitando naturalmente di dare lo sfratto a qualche cittadino agli arresti domiciliari.u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>Seguiremo il Consiglio Comunale del 7 maggio per ascoltare le risposte.u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”> u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>Molfetta 4.05.2007u003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>”,1]
);

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3) In che modo sono state coinvolte quelle forze sociali, del volontariato e dell’associazionismo che  il bando prevede?

4) In che modo sono state coinvolte le forze produttive e gli imprenditori privati?

5) Chi ha deciso che il quartiere da interessare al progetto doveva essere la Madonna dei Martiri?

6) Nel progetto di riqualificazione del quartiere il Comune intende verificare le numerose morosità e l’eventuale perdita dei requisiti di qualche assegnatario, evitando naturalmente di dare lo sfratto a qualche cittadino agli arresti domiciliari.

Seguiremo il Consiglio Comunale del 7 maggio per ascoltare le risposte.

 

Molfetta 4.05.2007

u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify;margin-left:247.8pt”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>Liberatorio Politicou003c/span>u003c/font>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>”,1]
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D([“mb”,”u003cspan classu003dsg>u003cp styleu003d”text-align:justify;margin-left:247.8pt”>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>Matteo d’Ingeou003c/span>u003c/font>u003c/span>u003cspan>u003cfont sizeu003d”3″>u003cspan styleu003d”font-size:12px”>u003c/span>u003c/font>u003c/span>u003c/p>u003cdiv styleu003d”text-align:justify”>u003cbr>u003c/div>u003cdiv>u003cbr>u003c/div>u003cdiv>u003cbr>u003c/div>u003c/span>”,1]
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D([“mb”,”u003c/span>u003c/div>”,1]
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D([“mb”,”u003cbr>u003cdiv styleu003d”word-wrap:break-word”>u003cspan>u003c/span>u003c/div>u003cbr>”,0]
);

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Liberatorio Politico

Matteo d’Ingeo

Le costituzioni di parte civile non si fanno a parole o per affidare incarichi agli avvocati

Apprendiamo con stupore dalla stampa locale on line la sensazionale notizia. Il Comune si costituirà parte civile in un eventuale nuovo processo sulla strage della Moby Prince.

A dire il vero la notizia è ancora ufficiosa perché si tratta solo di un pensiero del vice presidente del consiglio comunale, che ha voluto interpretare la volontà del sindaco Azzollini ed ha espresso formalmente al sindaco di Livorno la disponibilità a portare in consiglio comunale di Molfetta un ordine del giorno che impegni l’amministrazione comunale a costituirsi parte civile in un eventuale processo sulla strage della Moby Prince, in cui morirono 140 persone fra cui 4 marinai molfettesi. Sicuramente encomiabile la proposta del vice presidente Armenio; speriamo che maggioranza e minoranza presentino un ordine del giorno articolato che impegni l’amministrazione comunale a costituirsi parte civile anche in altri procedimenti penali aperti contro dirigenti, dipendenti comunali e politici, se gli stessi fossero rinviati a giudizio.

L’amministrazione comunale invece che tutelare i propri interessi, diritti e immagine attraverso la costituzione di parte civile contro consiglieri comunali, assessori e  dirigenti, implicati in indagini delicatissime con accuse gravi che vanno dalla concussione al voto di scambio, se ne lava le mani.

Il 5.03.2007 con delibera di Giunta n. 31, invece che nominare un legale per costituirsi parte civile nell’eventuale processo per il procedimento penale N. 7964/04, regala al Dott. Vincenzo de Michele e al Rag. Gaetano Caputi, insieme ad altri nove dipendenti comunali, altrettanti avvocati che costeranno un bel po’ di soldoni alle casse comunali. C’è da precisare che l’avvocato di un Operatore di Polizia Municipale risulta essere un certo avv. Nicola Camporeale, e se lo stesso si identificasse nel Presidente del Consiglio Comunale in carica, diremmo   u003c/span>che ci sarebbe una sorta di conflitto d’interesse. Come potrebbe il Presidente difendere gli interessi del Consiglio Comunale e della comunità se difende gli interessi del dipendente? Ma non parliamo solo delle costituzioni di parte civile mancate. L’amministrazione comunale ha sempre investito nelle costituzioni giudiziarie enormi risorse senza raggiungere mai obiettivi soddisfacenti.u003cspan>u003cspan>u003cspan>u003cspan>u003cspan>u003cspan> u003c/span>u003c/span>u003c/span>u003c/span>u003c/span>u003c/span>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>Noi oggi chiediamo conto di queste cattiva gestione del danaro pubblico. Oltre al riscontro cartaceo, chiediamo al Sindaco e alle forze politiche presenti in consiglio comunale di promuovere una seduta monotematica del C.C. in cui si informi la cittadinanza sull’esito delle tante costituzioni di parte civili che tante risorse economiche sono costate, ma altrettanto poche risorse hanno fatto incamerare all’ente pubblico.u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>Si vuole conoscere, dei tanti procedimenti, qual’ è stato l’esito delle seguenti costituzioni di parte civile: u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cb>1u003c/b>u003c/span>u003cspan>) Procedimento penale n.3638/01 R.G. aperto nei confronti della Ditta Ing. Orfeo Mazzitelliu003cspan>  u003c/span>S.p.A., di cui il legale responsabile è l’Ing. Alberto Flammineis, conferendo, a tal fine, l’incarico congiunto per la rappresentanza e difesa dell’Ente agli Avv.ti Tommaso e Pasquale Minervini, rilevato che la vicenda giudiziaria abbraccia tutti i risvolti giuridici (civilistici, penali, amministrativi, contabili) e che, la stessa, si interseca indissolubilmente con i procedimenti penali in corso contro l’Ing. De Flammineis, nella sua surrichiamata qualità, ove questo Ente è interessato quale persona offesa; u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cb>2u003c/b>u003c/span>u003cspan>) Procedimento penale contro il sig. Cristoforo Brattoli, colpevole di aver ucciso il Sindaco Gianni Carnicella; difensore di parte civile per il Comune di Molfetta, l’avv. Gaetano Contento;”,1]
);

//–>  che ci sarebbe una sorta di conflitto d’interesse. Come potrebbe il Presidente difendere gli interessi del Consiglio Comunale e della comunità se difende gli interessi del dipendente? Ma non parliamo solo delle costituzioni di parte civile mancate. L’amministrazione comunale ha sempre investito nelle costituzioni giudiziarie enormi risorse senza raggiungere mai obiettivi soddisfacenti. 

Noi oggi chiediamo conto di queste cattiva gestione del danaro pubblico. Oltre al riscontro cartaceo, chiediamo al Sindaco e alle forze politiche presenti in consiglio comunale di promuovere una seduta monotematica del C.C. in cui si informi la cittadinanza sull’esito delle tante costituzioni di parte civili che tante risorse economiche sono costate, ma altrettanto poche risorse hanno fatto incamerare all’ente pubblico.

Si vuole conoscere, dei tanti procedimenti, qual’ è stato l’esito delle seguenti costituzioni di parte civile:

1) Procedimento penale n.3638/01 R.G. aperto nei confronti della Ditta Ing. Orfeo Mazzitelli  S.p.A., di cui il legale responsabile è l’Ing. Alberto Flammineis, conferendo, a tal fine, l’incarico congiunto per la rappresentanza e difesa dell’Ente agli Avv.ti Tommaso e Pasquale Minervini, rilevato che la vicenda giudiziaria abbraccia tutti i risvolti giuridici (civilistici, penali, amministrativi, contabili) e che, la stessa, si interseca indissolubilmente con i procedimenti penali in corso contro l’Ing. De Flammineis, nella sua surrichiamata qualità, ove questo Ente è interessato quale persona offesa;

2) Procedimento penale contro il sig. Cristoforo Brattoli, colpevole di aver ucciso il Sindaco Gianni Carnicella; difensore di parte civile per il Comune di Molfetta, l’avv. Gaetano Contento; u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>u003cb>3u003c/b>u003c/span>u003cspan>) Procedimenti penali meglio conosciuti sotto il nome di operazioni “ Primavera” e “ Reset” contro le holding degli spacciatori di droga.u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>Cosa hanno prodotto gli incarichi conferiti agli Avv. Perchinunno e La Forgia. Per questi ultimi procedimenti c’è di più, la cittadinanza ha diritto di sapere se ai sensi della legge 109/06 ci siano stati beni confiscati, questo sì che costituirebbe un vero “tesoretto” per le casse comunali.u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>Speriamo che il Sindaco Azzollini mantenga una promessa fatta pubblicamente, in piena processione del sabato santo, e cioè di rispondere a questi quesiti già apparsi su di un periodico mensile cittadino. Nel ricordare a lui e agli attuali amministratori che le costituzioni di parte civile non sono “cosa loro” ma appartengono a tutta la comunità, chiediamo anche il perché il Comune non si è mai costituito parte civile nei confronti dei responsabili del disastro delle Palazzine Fontana che ancora dopo 5 anni non ha colpevoli.u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan> u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan> u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan>Molfetta, 2.05.2007                                             u003cspan>u003cspan>u003cspan>Matteo d’Ingeou003c/span>u003c/span>u003c/span>u003c/span>u003c/p>u003cp styleu003d”text-align:justify”>u003cspan> u003c/span>u003c/p>u003cdiv>u003cbr>u003c/div>u003c/span>u003c/div>”,1]
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3) Procedimenti penali meglio conosciuti sotto il nome di operazioni “ Primavera” e “ Reset” contro le holding degli spacciatori di droga.

Cosa hanno prodotto gli incarichi conferiti agli Avv. Perchinunno e La Forgia. Per questi ultimi procedimenti c’è di più, la cittadinanza ha diritto di sapere se ai sensi della legge 109/06 ci siano stati beni confiscati, questo sì che costituirebbe un vero “tesoretto” per le casse comunali.

Speriamo che il Sindaco Azzollini mantenga una promessa fatta pubblicamente, in piena processione del sabato santo, e cioè di rispondere a questi quesiti già apparsi su di un periodico mensile cittadino. Nel ricordare a lui e agli attuali amministratori che le costituzioni di parte civile non sono “cosa loro” ma appartengono a tutta la comunità, chiediamo anche il perché il Comune non si è mai costituito parte civile nei confronti dei responsabili del disastro delle Palazzine Fontana che ancora dopo 5 anni non ha colpevoli.

Molfetta, 2.05.2007                                             Matteo d’Ingeo

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