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"Difendiamo il nostro mare". La mobilitazione a dicembre

Dopo quella della Tremiti, il presidente della Regione annuncia una manifestazione a Monopoli contro lo spettro delle trivelle che minaccia le coste della Puglia. "L'intero territorio deve dare una risposta forte alle multinazionali e mandare un segnale al nuovo governo"


bari.repubblica.it

Tutti i pugliesi si incontreranno a Monopoli, a dicembre, dietro al Gonfalone della Regione Puglia, per ripetere "un no festoso e colorato, ma netto, al petrolio in Adriatico". La mobilitazione coinvolgerà istituzioni, enti locali, parlamentari, sindacati, organizzazioni professionali, associazioni, cittadini e tanti giovani. Lo ha reso noto oggi il presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna, dopo aver incontrato a Bari, insieme con l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, a consiglieri e assessori regionali, i rappresentanti di numerose associazioni ambientaliste impegnate nella battaglia ecologica.

IL CASO Petrolio, i comitati a terra ma c'è chi raggiunge la Princess

"Come il 7 maggio a Termoli – ha detto Introna – il Gonfalone sarà il simbolo dell'unità dell'intera Assemblea consiliare sulla tutela dell'ambiente marino, una posizione univoca sancita nell'articolo unico sottoposto dalla Puglia al Parlamento: la proposta d'iniziativa regionale alle Camere che prevede la totale esclusione di ogni attività nelle acque al largo della costa, per il prelievo di idrocarburi". Iniziativa, questa, che ha suscitato l'attenzione del Commissario europeo all'ambiente, disponibile a raccogliere i pareri delle autonomie in protocollo che metta al bando qualsiasi attività off shore nelle acque mediterranee.

FOTO La mappa dei permessi per le ispezioni in Adriatico

Il Consiglio regionale pugliese "è sempre stato presente e operativo nelle campagne ecologiste", ha ribadito Introna, rispondendo positivamente all'appello del movimento per una stretta sinergia tra la società reale e le istituzioni: "E' l'intero territorio – hanno insistito gli ambientalisti – che deve dare una risposta forte alle multinazionali e mandare un segnale al nuovo governo nazionale".

Introna ha confermato che a proporrà l'adozione di un documento a sostegno della moratoria in Adriatico in occasione della riunione plenaria della 'Calre', la Conferenza che all'Aquila, dal 24 al 27 novembre, riunirà 74 presidenti delle Assemblee legislative europee. Nella stessa occasione, Introna rinnoverà ai colleghi delle Regioni adriatiche l'invito a fare approvare dai rispettivi Consigli una proposta di legge alle Camere, sul modello di quella pugliese. Altra ipotesi: organizzare – ha ribadito introna – una Conferenza adriatica, allargata ai Balcani e alla Grecia.

DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

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Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

Ecco dove sono le 90 bombe atomiche che l’Italia nasconde per conto degli americani

di Bruno Marolo

In Italia ci sono 90 bombe nucleari americane. La loro presenza ha un’importanza militare limitata per gli Stati Uniti, ma risponde anche ad esigenze politiche del governo italiano, che vuole avere voce in capitolo nella Nato. Lo ha rivelato all’Unità Hans Kristensen, uno specialista del Natural Resources Defense Council (NRDC), autore di un rapporto sulle armi atomiche in Europa che sarà pubblicato tra qualche giorno.

Secondo il rapporto nelle basi americane in Europa ci sono ben 481 bombe nucleari, dislocate in Germania, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Olanda e Turchia. In Italia ve ne sono 50 nella base di Aviano e altre 40 in quella di Ghedi Torre, in provincia di Brescia. Sono tutte del tipo indicato dal Pentagono come B 61, che non si presta ad essere montato su missili ma può essere sganciato da cacciabombardieri.

«Le ragioni di un arsenale nucleare così grande in Italia – ha spiegato Kristensen – sono nebulose e la stessa Nato non ha una strategia chiara. Le atomiche continuano a svolgere il tradizionale ruolo dissuasivo nei confronti della Russia, e in parte servono per eventuali obiettivi in Medio Oriente, come l’Iran. Un’altra ragione è di tipo politico istituzionale. Per l’Italia è importante continuare a fare parte degli organi di pianificazione nucleare della Nato, per non essere isolata in Europa. Altri paesi come la Germania hanno lo stesso atteggiamento».

Le anticipazioni sul rapporto di 102 pagine del NRDC coincidono con la riunione della Nato a Nizza, dove il ministro della Difesa americano sta cercando di ottenere dai colleghi europei maggiori aiuti in Iraq. Per alcuni paesi la pubblicazione delle cifre è imbarazzante.

Secondo il New York Times il comandante della Nato, generale James Jones, ha confidato ai collaboratori di essere favorevole all’eliminazione completa delle bombe nucleari in Europa, ma di aver trovato resistenza da parte di alcuni governi europei. Gli Stati Uniti sono in grado di colpire con missili lanciati dal loro territorio tutti gli obiettivi nel raggio di azione dei bombardieri in Europa. I paesi europei, e in particolare l’Italia, tuttavia insistono per avere un ombrello nucleare.

Il regolamento del Pentagono vieta espressamente di divulgare notizie sugli arsenali nucleari all’estero. Tuttavia un alto ufficiale ha ufficiosamente sostenuto che alla fine della guerra fredda molte bombe sono state ritirate dall’Europa e oggi ne rimangono circa 200. Krinsensten ha ribadito le indicazioni del rapporto.

«Al Pentagono – ha dichiarato – non tutti conoscono il quadro completo della situazione. Il numero sarebbe inferiore alle nostre indicazioni soltanto se il presidente Bush avesse ordinato il ritiro di gran parte delle armi nucleari dopo l’attacco dell’11 settembre , ma non ci risulta che questo sia avvenuto».

Tra Italia e Stati Uniti esiste un accordo segreto per la difesa nucleare, rinnovato dopo il 2001. William Arkin, un esperto dell’associazione degli scienziati nucleari, ne ha rivelato recentemente il nome in codice: Stone Ax (Ascia di Pietra). Nel settembre 1991, dopo il crollo del muro di Berlino, il presidente George Bush padre aveva annunciato il ritiro di tutte le testate nucleari montate su missili o su mezzi navali. In Europa erano rimaste 1400 bombe atomiche in dotazione all’aviazione. In dieci anni il numero si è ridotto di circa due terzi.

Le bombe nucleari in Italia sono di tre modelli: B 61 -3, B 61 – 4 e B61 – 10. Il primo ha una potenza massima di 107 kiloton, dieci volte superiore all’atomica di Hiroshima, è può essere regolato fino a un minimo di 0,3 kiloton. Il secondo modello ha una potenza massima di 45 kiloton e il terzo di 80 kiloton. Il governo di George Bush ha ribadito molte volte di non escludere l’opzione nucleare per rispondere ad attacchi con armi biologiche o chimiche. È stata abbandonata la strategia della distruzione reciproca assicurata, che prevedeva armi nucleari sempre più potenti con uno scopo esclusivamente dissuasivo. Ora gli Stati Uniti vogliono produrre bombe atomiche tattiche di potenza limitata, e non escludono di servirsene contro i paesi che considerati terroristi. Almeno due di questi paesi, Siria e Iran, si trovano nel raggio dei bombardieri in Italia.

[ndr – La soluzione concordata prevede l’istallazione in Italia di due postazioni dotate di bombe atomiche, con un meccanismo detto “della doppia chiave”. In pratica le bombe USA in Italia e Germania hanno l’innesco che deve essere attivato con due chiavi: una  l’ha il capo della guarnigione italiana della base (Aviano e Ghedi), l’altra il capo della guarnigione americana.

Le bombe sono caricate su Tornado italiani o tedeschi, i cui piloti sono addestrati negli Stati Uniti, ed anche l’accesso ai bunker in cui questi sono posteggiati è regolato con la doppia chiave. Il Capitolo 5 (Chapter 5) del regolamento Nato prevede che, in caso di attacco ad uno Stato membro, tutte le basi debbano immediatamente rispondere. È possibile che, in caso di attacco nucleare, ci sia un obbligo automatico americano a “sbloccare” le bombe agganciate sotto i nostri aerei. L’accordo resta segreto, i dettagli non sono conosciuti]

LE SIGLE

 

Usaf: aviazione

Navy: marina

Army: esercito

Nsa: National security agency [Agenzia di sicurezza nazionale]

Setaf: Southern european task force [Task force sudeuropea]

ELENCO PER REGIONI:

 

Trentino Alto Adige

1. Cima Gallina [Bz]. Stazione telecomunicazioni e radar dell’Usaf.

2. Monte Paganella [Tn]. Stazione telecomunicazioni Usaf.

Friuli Venezia Giulia

3. Aviano [Pn]. La più grande base avanzata, deposito nucleare e centro di telecomunicazioni dell’Usaf in Italia [almeno tremila militari e civili americani]. Nella base sono dislocate le forze operative pronte al combattimento dell’Usaf [un gruppo di cacciabombardieri ] utilizzate in passato nei bombardamenti in Bosnia. Inoltre la Sedicesima Forza Aerea ed il Trentunesimo Gruppo da caccia dell’aviazione Usa, nonché uno squadrone di F-18 dei Marines. Si presume che la base ospiti, in bunker sotterranei la cui costruzione è stata autorizzata dal Congresso, bombe nucleari. Nella base aerea di Aviano (Pordenone) sono permanentemente schierate, dal 1994, la 31st Fighter Wing, dotata di due squadriglie di F-16 [nella guerra contro la Jugoslavia nel 1999, effettuo' in 78 giorni 9.000 missioni di combattimento: un vero e proprio record] e la 16th Air Force. Quest’ultima è dotata di caccia F-16 e F-15, e ha il compito, sotto lo U. S. European Command, di pianificare e condurre operazioni di combattimento aereo non solo nell’Europa meridionale, ma anche in Medio Oriente e Nordafrica. Essa opera, con un personale di 11.500 militari e civili, da due basi principali: Aviano, dove si trova il suo quartier generale, e la base turca di Incirlik. Sara’ appunto quest’ultima la principale base per l’offensiva aerea contro l’Iraq del nord, ma l’impiego degli aerei della 16th Air Force sara’ pianificato e diretto dal quartier generale di Aviano.

4. Roveredo [Pn]. Deposito armi Usa.

5. Rivolto [Ud]. Base USAF.

6. Maniago [Ud]. Poligono di tiro dell’Usaf.

7. San Bernardo [Ud]. Deposito munizioni dell’Us Army.

8. Trieste. Base navale Usa.

Veneto

9. Camp Ederle [Vi]. Quartier generale della Nato e comando della Setaf della Us Army, che controlla le forze americane in Italia, Turchia e Grecia. In questa base vi sono le forze da combattimento terrestri normalmente in Italia: un battaglione aviotrasportato, un battaglione di artiglieri con capacità nucleare, tre compagnie del genio. Importante stazione di telecomunicazioni. I militari e i civili americani che operano a Camp Ederle dovrebbero essere circa duemila.

10. Vicenza: Comando Setaf. Quinta Forza aerea tattica [Usaf]. Probabile deposito di testate nucleari.

11. Tormeno [San Giovanni a Monte, Vi]. Depositi di armi e munizioni.

12. Longare [Vi]. Importante deposito d’armamenti.

13. Oderzo [Tv]. Deposito di armi e munizioni

14. Codognè [Tv]. Deposito di armi e munizioni

15. Istrana [Tv]. Base Usaf.

16. Ciano [Tv]. Centro telecomunicazioni e radar Usa.

17. Verona. Air Operations Center [Usaf ]. e base Nato delle Forze di Terra del Sud Europa; Centro di telecomunicazioni [Usaf].

18. Affi [Vr]. Centro telecomunicazioni Usa.

19. Lunghezzano [Vr]. Centro radar Usa.

20. Erbezzo [Vr]. Antenna radar Nsa.

21. Conselve [Pd ]. Base radar Usa.

22. Monte Venda [Pd]. Antenna telecomunicazioni e radar Usa.

23. Venezia. Base navale Usa.

24. Sant’Anna di Alfaedo [Pd]. Base radar Usa.

25. Lame di Concordia [Ve]. Base di telecomunicazioni e radar Usa.

26. San Gottardo, Boscomantivo [Ve]. Centro telecomunicazioni Usa.

27. Ceggia [Ve]. Centro radar Usa.

Lombardia

28. Ghedi [Bs]. Base dell’Usaf, stazione di comunicazione e deposito di bombe nucleari.

29. Montichiari [Bs]. Base aerea [Usaf ].

30. Remondò [Pv]. Base Us Army.

108. Sorico [Co]. Antenna Nsa.

Piemonte

31. Cameri [No]. Base aerea Usa con copertura Nato.

32. Candelo-Masazza [Vc]. Addestramento Usaf e Us Army, copertura Nato.

Liguria

33. La Spezia. Centro antisommergibili di Saclant [vedi 35 ].

34. Finale Ligure [Sv]. Stazione di telecomunicazioni della Us Army.

35. San Bartolomeo [Sp]: Centro ricerche per la guerra sottomarina. Composta da tre strutture. Innanzitutto il Saclant, una filiale della Nato che non è indicata in nessuna mappa dell’Alleanza atlantica. Il Saclant svolgerebbe non meglio precisate ricerche marine: in un dossier preparato dalla federazione di Rifondazione Comunista si parla di “occupazione di aree dello specchio d’acqua per esigenze militari dello stato italiano e non [ricovero della VI flotta Usa]“. Poi c’è Maricocesco, un ente che fornisce pezzi di ricambio alle navi. E infine Mariperman, la Commissione permanente per gli esperimenti sui materiali da guerra, composta da cinquecento persone e undici istituti [dall'artiglieria, munizioni e missili, alle armi subacquee].

Emilia Romagna

36. Monte San Damiano [Pc]. Base dell’Usaf con copertura Nato.

37. Monte Cimone [Mo]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

38. Parma. Deposito dell’Usaf con copertura Nato.

39. Bologna. Stazione di telecomunicazioni del Dipartimento di Stato.

40. Rimini. Gruppo logistico Usa per l’attivazione di bombe nucleari.

41. Rimini-Miramare. Centro telecomunicazioni Usa.

Marche

42. Potenza Picena [Mc]. Centro radar Usa con copertura Nato.

Toscana

43. Camp Darby [Pi]. Il Setaf ha il più grande deposito logistico del Mediterraneo [tra Pisa e Livorno], con circa 1.400 uomini, dove si trova il 31st Munitions Squadron. Qui, in 125 bunker sotterranei, e’ stoccata una riserva strategica per l’esercito e l’aeronautica statunitensi, stimata in oltre un milione e mezzo di munizioni. Strettamente collegato tramite una rete di canali al vicino porto di Livorno, attraverso il Canale dei Navicelli, è base di rifornimento delle unità navali di stanza nel Mediterraneo. Ottavo Gruppo di supporto Usa e Base dell’US Army per l’appoggio alle forze statunitensi al Sud del Po, nel Mediterraneo, nel Golfo, nell’Africa del Nord e la Turchia.

44. Coltano [Pi]. Importante base Usa-Nsa per le telecomunicazioni: da qui sono gestite tutte le informazioni raccolte dai centri di telecomunicazione siti nel Mediterraneo. Deposito munizioni Us Army; Base Nsa.

45. Pisa [aeroporto militare]. Base saltuaria dell’Usaf.

46. Talamone [Gr]. Base saltuaria dell’Us Navy.

47. Poggio Ballone [Gr]. Tra Follonica, Castiglione della Pescaia e Tirli: Centro radar Usa con copertura Nato.

48. Livorno. Base navale Usa.

49. Monte Giogo [Ms]. Centro di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

Sardegna

50. La Maddalena – Santo Stefano [Ss]. Base atomica Usa, base di sommergibili, squadra navale di supporto alla portaerei americana “Simon Lake”.

51. Monte Limbara [tra Oschiri e Tempio, Ss]. Base missilistica Usa.

52. Sinis di Cabras [Or]. Centro elaborazioni dati [Nsa].

53. Isola di Tavolara [Ss]. Stazione radiotelegrafica di supporto ai sommergibili della Us Navy.

54. Torre Grande di Oristano. Base radar Nsa.

55. Monte Arci [Or]. Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

56. Capo Frasca [Or]. Eliporto ed impianto radar Usa.

57. Santulussurgiu [Or]. Stazione telecomunicazioni Usaf con copertura Nato.

58. Perdasdefogu [Nu]. Base missilistica sperimentale.

59. Capo Teulada [Ca]. Da Capo Teulada a Capo Frasca [Or ], all’incirca 100 chilometri di costa, 7.200 ettari di terreno e più di 70 mila ettari di zone “off limits”: poligono di tiro per esercitazioni aeree ed aeronavali della Sesta flotta americana e della Nato.

60. Cagliari. Base navale Usa.

61. Decimomannu [Ca]. Aeroporto Usa con copertura Nato.

62. Aeroporto di Elmas [Ca]. Base aerea Usaf.

63. Salto di Quirra [Ca]. poligoni missilistici.

64. Capo San Lorenzo [Ca]. Zona di addestramento per la Sesta flotta Usa.

65. Monte Urpino [Ca]. Depositi munizioni Usa e Nato.

Lazio

66. Roma. Comando per il Mediterraneo centrale della Nato e il coordinamento logistico interforze Usa. Stazione Nato

67. Roma Ciampino [aeroporto militare]. Base saltuaria Usaf.

68. Rocca di Papa [Rm]. Stazione telecomunicazioni Usa con copertura Nato, in probabile collegamento con le installazioni sotterranee di Monte Cavo

69. Monte Romano [Vt]. Poligono saltuario di tiro dell’Us Army.

70. Gaeta [Lt]. Base permanente della Sesta flotta e della Squadra navale di scorta alla portaerei “La Salle”.

71. Casale delle Palme [Lt]. Scuola telecomunicazioni Nato sotto controllo Usa.

Campania

72. Napoli. Comando del Security Force dei Marines. Base di sommergibili Usa. Comando delle Forze Aeree Usa per il Mediterraneo. Porto normalmente impiegato dalle unità civili e militari Usa. Si calcola che da Napoli e Livorno transitino annualmente circa cinquemila contenitori di materiale militare.

73. Aeroporto Napoli Capodichino. Base aerea Usaf.

74. Monte Camaldoli [Na]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

75. Ischia [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

76. Nisida [Na]. Base Us Army.

77. Bagnoli [Na]. Sede del più grande centro di coordinamento dell’Us Navy di tutte le attività di telecomunicazioni, comando e controllo del Mediterraneo.

78. Agnano [nelle vicinanze del famoso ippodromo]. Base dell’Us Army.

80. Licola [Na]. Antenna di telecomunicazioni Usa.

81. Lago Patria [Ce]. Stazione telecomunicazioni Usa.

82. Giugliano [vicinanze del lago Patria, Na]. Comando Statcom.

83. Grazzanise [Ce]. Base saltuaria Usaf.

84. Mondragone [Ce]: Centro di Comando Usa e Nato sotterraneo antiatomico, dove verrebbero spostati i comandi Usa e Nato in caso di guerra

85. Montevergine [Av]: Stazione di comunicazioni Usa.

Basilicata

79. Cirigliano [Mt]. Comando delle Forze Navali Usa in Europa.

86. Pietraficcata [Mt]. Centro telecomunicazioni Usa e Nato.

Puglia

87. Gioia del Colle [Ba]. Base aerea Usa di supporto tecnico.

88. Brindisi. Base navale Usa.

89. Punta della Contessa [Br]. Poligono di tiro Usa e Nato.

90. San Vito dei Normanni [Br]. Vi sarebbero di stanza un migliaio di militari americani del 499° Expeditionary Squadron;.Base dei Servizi Segreti. Electronics Security Group [Nsa ].

91. Monte Iacotenente [Fg]. Base del complesso radar Nadge.

92. Otranto. Stazione radar Usa.

93. Taranto. Base navale Usa. Deposito Usa e Nato.

94. Martinafranca [Ta]. Base radar Usa.

Calabria

95. Crotone. Stazione di telecomunicazioni e radar Usa e Nato.

96. Monte Mancuso [Cz]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

97. Sellia Marina [Cz]. Centro telecomunicazioni Usa con copertura Nato.

Sicilia

98. Sigonella [Ct]. Principale base terrestre dell’Us Navy nel Mediterraneo centrale, supporto logistico della Sesta flotta [circa 3.400 tra militari e civili americani ]. Oltre ad unità della Us Navy, ospita diversi squadroni tattici dell’Usaf: elicotteri del tipo HC-4, caccia Tomcat F14 e A6 Intruder, gruppi di F-16 e F-111 equipaggiati con bombe nucleari del tipo B-43, da più di 100 kilotoni l’una.

99. Motta S. Anastasia [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

100. Caltagirone [Ct]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

101. Vizzini [Ct]. Diversi depositi Usa. Nota: un sottufficiale dell’aereonautica militare ci ha scritto, precisando che non vi sono installazioni USA in questa base militare italiana.

102. Palermo Punta Raisi [aeroporto]. Base saltuaria dell’Usaf.

103. Isola delle Femmine [Pa]. Deposito munizioni Usa e Nato.

104. Comiso [Rg]. La base risulterebbe smantellata.

105. Marina di Marza [Rg]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

106. Augusta [Sr]. Base della Sesta flotta e deposito munizioni.

107. Monte Lauro [Sr]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

109. Centuripe [En]. Stazione di telecomunicazioni Usa.

110. Niscemi [Cl]. Base del NavComTelSta [comunicazione Us Navy ].

111. Trapani. Base Usaf con copertura Nato.

112. Isola di Pantelleria [Tp]: Centro telecomunicazioni Us Navy, base aerea e radar Nato.

113. Isola di Lampedusa [Ag]: Base della Guardia costiera Usa. Centro d’ascolto e di comunicazioni Nsa.

I sigilli spaventano il colosso dell'energia. "Stop al miliardo di investimenti di Puglia"

 

di CHIARA SPAGNOLO –
bari.repubblica.it

Arriva ad otto giorni dal sequestro di quattro parchi fotovoltaici a Brindisi, la decisione del Global solar fund di bloccare un miliardo di investimenti in Puglia. I "ripetuti sequestri preventivi" sono un evidente ostacolo per il colosso delle energie rinnovabili, che investe in mezzo mondo e che nel Sud Italia, nel giro di pochi mesi, ha visto più d'un progetto bloccato dalla magistratura.

In principio fu Tecnova la causa dei mali salentini del Gsf, le cui partecipate ad aprile furono sfiorate dall'inchiesta della Dda di Lecce e della Procura di Brindisi sugli illeciti commessi durante la realizzazione di tredici parchi fotovoltaici nel Salento. All'epoca scattarono manette, si parlò di centinaia di immigrati sfruttati, si ipotizzò anche il reato di riduzione in schiavitù, il Fondo però non fu coinvolto direttamente nello scandalo e precisò più volte di non essere a conoscenza di quanto avveniva sotto il cielo della Puglia. Anzi, per dimostrare la propria buona volontà verso i lavoratori sfruttati e abbandonati senza stipendi, decise di farsi carico dei debiti di Tecnova e liquidò parte delle spettanze arretrate, chiudendo la vertenza con 460 persone e lasciando aperto un capitolo con altri 156 che reclamarono il dovuto a distanza di qualche mese. Mentre la vertenza andava avanti, e si arenava di fronte alla proposta di liquidare cifre piuttosto basse (non accettata dagli ex operai e neppure dai sindacati), il lavoro ricominciò nei parchi fotovoltaici incriminati. 

Da San Pancrazio a Salice, passando per San Cesario e Galatina, la costruzione fu affidata a nuove maestranze e altri appalti furono assegnati al Gsf in diversi angoli della regione. Le Procure, però, continuarono ad indagare. E mentre a Lecce la polizia raccoglieva centinaia di nuove denunce, a Brindisi la Forestale si concentrava su altri impianti in contrada Trullo-Masseria Caracci e in contrada Capitan Monza. Tutti ubicati nel Sito d'interesse nazionale di Brindisi, ovvero una zona in cui, è scritto nell'atto di sequestro, "è evidenziata la presenza di sostanze velenose e cancerogene, soggetta al vincolo di caratterizzazione e, in caso di inquinamento, ad attività di messa in sicurezza e bonifica". Caratteristiche che, a detta degli investigatori, fanno sì che l'utilizzo dei terreni sia subordinato ad alcune autorizzazioni che non sarebbero state ottenute. Da qui il sequestro disposto il 20 settembre, con tanto di denunce a 16 persone, che hanno nuovamente sfiorato il Fondo. 


LEGGI Fotovoltaico, ancora sigilli nel brindisino: 4 società coinvolte, 16 indagati

Dal colosso energetico è giunta prima una difesa d'ufficio, poi l'annuncio dello stop agli investimenti: "a seguito dei sequestri preventivi", è scritto a chiare lettere in un comunicato ufficiale, e "fino a che la situazione non sarà chiarita". Annunciando "pieno rispetto del lavoro della magistratura" e individuandone al contempo l'operato come la causa prima della sospensione dei lavori in atto. "Il sequestro degli impianti – affermano i vertici del Gruppo – ci sorprende, in quanto in tutti gli altri Paesi in cui abbiamo investito, una volta acquisiti il parere favorevole per i progetti presentati e le necessarie autorizzazioni, non ci sono stati problemi legali successivi". In Puglia, invece, è andata diversamente: "Dobbiamo rilevare che le misure finora adottate complicano notevolmente le già difficili condizioni operative". Il sequestro, insomma, è un incidente di percorso che il Gsf non sembra più disposto a mettere in conto. 

"In un quadro normativo non semplice e instabile – continua il comunicato – auspichiamo che possano essere individuate misure alternative a quelle del sequestro cautelare degli impianti che rischia di penalizzare irreversibilmente gli investimenti operati da Gsf". L'auspicio è chiaro. Le ipotesi della magistratura anche. Le due cose, al momento, sembrano configgere e, per il futuro prossimo, il Global solar fund sembra sperare in un deciso cambio di rotta. "Se non si potesse in futuro operare in un contesto fatto di regole certe e di un quadro normativo univoco e stabile – conclude il comunicato – investire in Puglia, e in Italia più in generale, sarebbe sempre meno appetibile". Il messaggio è di facile lettura. Di questo passo, anche gli investimenti dei prossimi due anni, un altro miliardo per costruire parchi fotovoltaici, sono a rischio. 

 

 

A Molfetta ha votato il 50,1% degli elettori. I commenti del SI e del NO (Aggiornato)

http://www.molfettalive.it/imgNews/2(54)(2).jpg

di La Readazione (www.molfettalive.it/…)

Gli italiani dicono "no" alla privatizzazione dell'acqua, alle centrali nucleari e alla legge sul legittimo impedimento per il Presidente del Consiglio e i suoi ministri.

I dati che giungono dal Ministero dell'Interno parlano di un'affluenza alle urne vicina al 55% e una schiacciante vittoria dei quattro "Sì". Circa il 95% dei votanti ha abrogato le leggi sottoposte a consultazione.

L'hanno ribattezzato "battiquorum" il gioco di parole che sintetizza la corsa alla soglia del 50% più uno e l'ansia di non farcela, come recente tradizione delle consultazione referendarie. Il batticuore è terminato dopo le 15, con le prime proiezioni, i cosiddetti "intention poll", le dichiarazioni rilasciate dagli elettori ai sondaggisti prima di entrare in cabina e divulgate solo a seggi chiusi.

A Molfetta si sono recati alle urne circa 24.800 elettori, poco più della metà dei votanti. In pochissimi hanno scelto di ritirare parte delle schede: 24.831 i voti per il primo quesito (50,10%), 24.834 per il secondo (50,10%). 24.825 elettori hanno ritirato la scheda grigia e 24.822 quella verde, pari al 50,08%.

Alle 20 circa il dato definitivo con le 61 sezioni scritunate. I "Sì" oscillano tra il 95,73% della scheda verde (legittimi impedimento) e il 97,32% di quella gialla (tariffa dell'acqua).

Breve ma intensa la campagna referendaria. Iniziata in sordina, ha visto fronteggiarsi "Sì" e non-voto piuttosto che "No".

Nessun manifesto che invitasse a non cancellare le leggi in vigore è apparso sulle plance, nessuna manifestazione per sostenerne le ragioni. Piuttosto, un invito a trascorrere il fine settimana «con amici e parenti, magari in riva alla costa molfettese, piuttosto che andare ad esprimere un voto, se non dannoso, quantomeno inutile», come hanno dichiarato sabato i ragazzi della Giovane Italia, formazione giovanile del Pdl.

Esulta il popolo del "Sì" e replicano i fautori del "No" o del non-voto.
La prima dichiarazione giunge da Tommaso Amato dell'Azione cattolica: «Il risultato del referendum, leggendo il dato nazionale e, in misura ridotta quello di Molfetta, ha dimostrato la voglia di riscatto della gente, del popolo. L'onda civica che si è creata attorno alle tematiche dei questiti referendari ha detto Sì, un vero e propio sussulto di dignità civica».

«Ha vinto: a) L'idea che sul bene comune acqua non si può e non si deve lucrare; b) L'idea di avere diritto a un mondo più puli e soprattutto più logievo; c) L'idea che davanti alla legge si possa essere tutti uguali».

«Ha perso: a) ll mal governo (leggi che il popolo a rigettato); b) Lo strapotere delle lobbi della comunicazione… (c'è una comunicazione alternativa che forse funziona di più, visti i risultati)!».

«E' stato un risultato che premia chi ci ha creduto fin da quando i media nono davano informazione» è il primo commento  di Gianni Porta (Rifondazione comunista), a Palazzo Giovene per il consiglio comunale. Facile prevedere come l'esito del voto non passerà inoservato tra gli scranni. «Risultato importante – continua – che arriva alcuni mesi dopo la bocciatura in consiglio del nostro ordine del giorno per la modifica dello statuto comunale per l'inserimento dell'acqua come bene comune».

«Rispetto ai contenuti, l'esito del referendum ha dimostrato che la città è più con noi che con chi la governa», ha concluso.

Commenta la vittoria dei "Sì" anche Angelo Marzano, capogruppo del Popolo delle libertà in consiglio comunale: «Si è fatta solo ipocrisia. le conseguenze e i danni di questa operazione politica la pagherà la società italiana per intero».

Di una «vittoria dei cittadini e delle cittadine» parla Mario Abbattista del Comitato 2 Sì per l'acqua bene comune. Un percorso, quello che ha portato al voto del 12 e 13 giugno, cominciato lo scorso anno con la raccolta firme, e che ha visti riuniti «cittadimi, associazioni, sindacati e partiti, questi ultimi mantenendo volutamente un basso profilo».

Fondamentali «il passaparola e le iniziative in cui i quesiti sono stati descritti nel dettaglio, e cancellati i concetti di ipocrisia e demagogia». «Se qualche politico si fosse affacciato a questi incontri, avrebbe capito qualcosa in più», polemizza Abbattista. Che ricorda come la consultazione ha sì fermato l'obbligo della privatizzazione, ma questa resta in agguato in ambito locale: «Per questo motivo i comitati non si scioglieranno e vigileranno».

Chiaro l'obiettivo: «La totale "ripubblicazione" dell'acqua». Tradotto, a livello pugliese: il passaggio da una società per azioni a totale capitale pubblico, qual è l'Acquedotto pugliese, a un ente di diritto pubblico, «ma senza tornare al carrozzone di una volta».

«Vince la partecipazione e la costanza in questi anni dei comitati, perde il governo e l'idea della mercificazione dei beni pubblici», è il commento di Antonello Zaza (Rifondazione comunista). «Basterebbe guardare domani i titoli delle aziende interessate dalle gestione dei servizi idrici per capire che si sta parlando di tutt'altro fuorchè di ipocrisia e demagogia».

L'affermazione del bene comune e del principio che la legge sia uguale per tutti, oltre che di un mutato interesse verso le tematiche ambientali gli altri aspetti della consultazione analizzati da Zaza. L'ex assessore provinciale si sofferma anche sul dato puramente elettorale: nelle ultime elezioni provinciali e regionali la percentuale dei votanti era stata del 50 e del 52%: «Aspetto significativo a confronto con questi referendum che tutti hanno cercato di oscurare».

La vittoria del "Sì" nell'anno del 150esimo dell'Unità d'Italia come riscossa nei confronti della politica, «ormai lontana dai cittadini», è la chiave di lettura di Pasquale Salvemini, responsabile del Wwf Molfetta.

«Il fatto che il 95% degli italiani si sia schierato contro il nucleare e per l'acqua pubblica porta alla ribalta un dato di fatto: non possiamo fare passi indietro e tornare al nucleare. E' necessario invece guardare al futuro, alle energie rinnovabili e all'idrogeno, per troppo tempo "congelato"».

Dai temi ambientali ed energetici parte la riflessione del Liberatorio politico, che guarda all'interno del centrosinistra per un confronto in vista degli scenari cittadini futuri. «Chiediamo al Partito democratico, dopo il "no" al nucleare, di dichiarare la loro posizione sulle energie alternative, dalle biomasse al fotovoltaico», afferma Matteo d'Ingeo. Il coordinatore del movimento civico si sofferma anche sul voto di ieri e oggi: «Un voto molto più libero, senza galoppini nè santini. La gente era contenta di andare a votare»

«La vittoria del Sì ha evitato che potessero sorgere centrali nucleari nelle città pugliesi di Nardò, Ostuni, Avetrana, fiore all'occhiello del turismo sostenibile». Lo afferma l'avvocato molfettese Antonio de Feo, presidente del Wwf Puglia e con il presendente regionale di Legambiente, Francesco Tarantini, coordinatore regionale del comitato referendario contro il nucleare.

Obiettivo raggiunto, quindi, ma l'azione del comitato non si esaurisce con la vittoria referendaria, «una negazione complessiva delle politiche di sviluppo energetiche basate sul nucleare». Adesso si punta all'approvazione di un piano energetico nazionale «che manca da trent'anni e che avrà ricadute sul territorio pugliese». Spazio a nuove forme di energie: «Vento e sole, più che biomasse». «Le politiche ambientali basate sull'emergenza si sono rivelate fallimentari», conclude il presidente regionale del Wwf.

«Questo referendum ha un valore politico generale. Testimonia che è in atto un risveglio nel nostro Paese». Così l’assessore regionale alla mobilità Guglielmo Minervini commenta questa mattina l'esito del referendum.

«Nonostante il boicottaggio della tv e l’ostruzionismo del governo – aggiunge Minervini – gli italiani hanno deciso di andare a votare. Significa che vogliono ragionare con la loro testa e non più con il telecomando. È forse il primo referendum pensato, voluto e conquistato dalla cittadinanza attiva, cui poi le forze politiche si sono aggregate. Ancora una volta, come spesso è accaduto alla storia del nostro Paese, è la società ad aver imposto alla politica le grandi svolte. La svolta di questo referendum segnala il ritorno dei beni comuni e dei beni pubblici non come difesa del passato ma come via per il futuro».

Soddisfazione anche nel coordinamento di Sinistra ecologia e libertà: «Anche Molfetta il vento sta cambiando. Ed il raggiungimento del Quorum ai 4 quesiti referendari (50.10 %) ne è ancora una prova».

«A rendere ancora più straordinaria questa vittoria cittadina – commenta il partito di Nichi Vendola – , c’è la considerazione che ad animare in prima linea questa battaglia referendaria dal profondo senso civico c’erano, non solo i partiti, ma anche e specialmente i comitati, i cittadini, le associazioni, i sindacati, gli studenti, le donne, i lavoratori, i giovani: un vasta coalizione sociale di tante persone diverse, quindi, che ha ritenuto che l’impegno civile ed etico sia oggi più che mai una componente primaria della vita privata e collettiva della nostra comunità.

E’ una Città, questa che esce dall’urna dei referendum, che non è più con chi ci governa, e che a troppi, nei partiti, purtroppo era sconosciuta; è una città che ha tanta voglia di ritrovare unito il centrosinistra attorno alle battaglie per i valori fondamentali; una città che sta iniziando, con grande determinazione, ad uscire fuori da un’epoca buia; una Molfetta che sta provando a rifondare e ritrovare il proprio senso di città». Sel invita tutte le cittadine ed i cittadini, «contaminati dall’onda civica creatasi attorno alle tematiche dei quesiti referendari, a non fermarsi mai ed a riappropriarsi della narrazione delle proprie virtù civiche».

«Il raggiungimento del quorum anche nella nostra città sui referendum di domenica e lunedì scorsi (che riguardavano acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento) rappresenta il segnale più evidente che, anche a Molfetta, i cittadini chiedono a gran voce una svolta politica che, partendo dai territori, arrivi fino al governo del Paese». E' questo il commento del Partito democratico.

«Questa grande partecipazione che ha visto come straordinari protagonisti soprattutto i più giovani – impegnati nei comitati promotori, nelle associazioni e nei partiti che hanno sostenuto i quesiti referendari – costituisce un messaggio serio e profondo per la politica: quando i cittadini sono chiamati a scegliere su questioni cruciali che incrociano le loro stesse esistenze, sono tutt’altro che indifferenti, come la grande (e, per taluni, inattesa) affluenza alle urne dimostra.
Ma il risultato della consultazione referendaria rappresenta un’altra splendida notizia e cioè un riavvicinamento positivo dei cittadini alla politica e, soprattutto, delle giovani generazioni
».

«Quella di domenica e lunedì – commenta il Pd – rappresenta una straordinaria vittoria di un rinato senso civico e di una diffusa voglia di cambiamento che, oggi, anche a Molfetta, i partiti, le forze politiche e i soggetti attivi della società civile sono chiamati ad interpretare per costruire una alternativa forte e credibile per il governo della città».

«Il risultato del referendum è chiaro – scrive Alternativa comunista -: grande partecipazione (quorum al 57%) e netta vittoria del SI (oltre il 95%), in particolare quello sull’acqua pubblica».

Il partito rappresentato a Molfetta da Mauro Mongelli adesso chiede la «completa ripubblicizzazione dell’Acquedotto Pugliese, trasformazione della spa in ente pubblico per contrastare l’ingresso dei privati, istituzione di meccanismi di partecipazione diretta per sottrarre, un eventuale ente ripubblicizzato, alla lottizzazione delle segreterie di partito». Ma anche «la diminuzione delle tariffe del 7% e la gestione dell’Acquedotto direttamente ai lavoratori».

«Con la bocciatura della “privatizzazione dei servizi pubblici“ – scrive Alternativa comunista – è stato sconfitto sia il Governo Berlusconi (Decreto Ronchi  sia il centrosinistra (Governo Prodi 2006 , il DL 772 a firma di Bersani, Lanzillotta, Bonino, Di Pietro e con il sostegno del Prc di Ferrero e Vendola). Come Partito di Alternativa Comunista riteniamo necessario, a partire da questa campagna referendaria, costruire una opposizione concreta è un alternativa reale contro gli schieramenti di centrosinistra e centrodestra dell’alternanza borghese».

«E’ stata una “vittoria dei cittadini”, una vittoria contro tutti e contro tutto (basta pensare che per un solo voto non si è accorpato il referendum alle amministrative di maggio)». Questo il commento del Movimento Cinque Stelle.

«Una vittoria – commentano i "grillini" – anche del popolo del Sud, contro i politicanti nordisti, che erano già pronti a incolpare il povero e malandato meridione per non aver fatto raggiungere il quorum. La risposta alla chiamata alle urne è stata chiara e univoca. Tutti i cittadini del Nord, Centro, Sud e Isole hanno lottato contro la casta, contro i poteri forti e contro i soprusi di questa vecchia classe politica.

Una vittoria dei cittadini giovani, della nuova generazione che con pochi soldi in tasca, un futuro incerto ma nelle mani la conoscenza dell’uso della rete ha fatto un “tam tam” incredibile sin dal primo giorno di campagna elettorale. Tutti che incitavano ad andare a votare subito già dalle prime ore della domenica mattina. Per i seggi si sono viste scene quasi da libro cuore: i nipoti accompagnavano i nonni a votare i quali comprendevano che quel voto era utile per le generazioni future.

Toccante è stata la frase di una persona molto anziana che, incontrandoci per strada dopo lo spoglio, con voce flebile ma ferma e afferrandoci le braccia con la sua mano tremante ci dice: ” Io sono andato, ho votato “Sì” e fra 20 anni non ci sarò più. Voi giovani fate di tutto per fare in modo che fra 20 anni non dobbiate andare di nuovo a votare per il nucleare”».

«Un elogio – continua la nota di Alfredo Bonettilo merita anche la Chiesa Cattolica che si è schierata apertamente – cosa che capita veramente di raro – contro il governo centrale. Speriamo che questo governo così cieco e lontano dai problemi quotidiani dei cittadini apra gli occhi e decida anche di aprire il cassetto dove sono depositate le 350.000 firme raccolte nel 2007 dal Movimento Cinque Stelle relative alla nostra proposta di legge popolare per eliminare i condannati in via definitiva dal Parlamento».

«Il tentativo di appropriarsi del risultato elettorale da parte di esponenti locali e nazionali del centro-sinistra conferma il livello assolutamente scadente delle opposizioni nel nostro Paese». A parlare è Pasquale Mancini, coordinatore del Popolo delle libertà.

«Se il referendum – scrive Mancini – è stato davvero un successo (e non invece – come temiamo – un passo indietro rispetto alla modernizzazione del Paese) questo successo non è dei partiti, e non può essere scippato ai Comitati referendari, a quello che è stato uno straordinario movimentismo trasversale… al popolo di Facebook, alla “piazza”.

Ieri sera Rai3 ha oscurato uno dei principali attivisti del Movimento “pro-acqua” quando questi ha chiesto a gran voce cosa ci facesse Bersani in studio. Dopo l’intervento – scomodo – non è stato… possibile ripristinare il collegamento da Piazza Bocca della Verità (mai nome fu più appropriato). Alla faccia dei referendari.

I partiti, tutti, e la maggioranza che governa il Paese, hanno ora il compito di far proprio l’esito referendario e di incoraggiare all’ulteriore impegno questa splendida, rinnovata volontà di partecipazione popolare. Bene ha fatto il presidente Berlusconi a prenderne atto: corretto, leale e diretto, come sempre. Questa volta il popolo ha bocciato le scelte del governo (e lo diciamo serenamente e senza invocare le numerosissime attenuanti a disposizione), ma un partito di vera estrazione popolare come il PdL non può che gioire del movimentismo, della voglia di partecipare alla scelte, della liberazione di energie sociali positive».

E non si fermano i commenti al voto. Al Pdl oggi replica Rifondazione comunista. «Se le elezioni amministrative – scrive il circolo di Molfetta – hanno tracciato il profilo della coalizione che può battere la destra, ovvero un centrosinistra che guarda a sinistra senza ammiccamenti verso il centro moderato, altrettanto chiaramente il risultato della consultazione referendaria ci consegna in filigrana un programma di governo: “acqua pubblica”, “no al nucleare”, “legge uguale per tutti” costituiscono i punti irrinunciabili di un'agenda politica ecologista e antiliberista».

«Finalmente una serie di luoghi comuni, che dagli anni '90 in poi sono stati fatti propri sia dal centrodestra sia dal centrosinistra, come il “privato è bello e efficiente, il pubblico è brutto e sprecone” sono stati sottoposti a sanzione popolare e sono stati spazzati via. Il responso è stato chiaro e netto: riappropriazione sociale dei beni comuni e un nuovo intervento pubblico che rimetta al centro cosa, come e per chi produrre. Siamo anche contenti che altre forze inizialmente timide, e storicamente favorevoli a “liberalizzazioni” e privatizzazioni di servizi pubblici, oggi stiano dalla parte dei beni comuni senza se e senza ma.

Siamo contenti anche dei tanti che poco o nulla avendo fatto in questo anno di campagna referendaria si appuntano una medaglietta, anche questo è sintomo della disgregazione del berlusconismo e della sua egemonia culturale: affermare oggi senza imbarazzi che una gestione pubblica e partecipata dai cittadini sarebbe meglio di una gestione privatistica è il segno che qualcosa sta cambiando nel profondo della società italiana. È la reazione a un ventennio di neoliberismo che aveva promesso benessere in cambio di meno diritti sociali e che invece ha prodotto crisi, disoccupazione e riduzione dei diritti stessi.

Il raggiungimento del quorum a Molfetta è un fatto straordinario. È stato possibile grazie a un Comitato referendario che ha visto lavorare fin dalla fase della raccolta delle firme fianco a fianco partiti, associazioni, sindacati, cittadini superando qualsiasi tipo di remora e diffidenza, un lavoro capillare e pancia a terra, senza ricatti clientelari e commerci di pacchetti di voti.
La nascente coalizione di centrosinistra per essere vincente deve mettere a sistema le energie positive che i referendum hanno liberato e fatto tornare all'impegno politico.

Ciò sarà possibile solo se la coalizione saprà fare proprie quelle istanze di cambiamento e di trasformazione con un progetto di città in netta discontinuità con la Molfetta degli anni passati e recenti, attardata a inseguire uno sviluppo edilizio fine a se stesso e un ampliamento spropositato della grande distribuzione commerciale. Ma discontinuità significa soprattutto un classe dirigente nuova, senza cedimenti al trasformismo che grandi danni ha fatto in passato. È questo il senso della nostra partecipazione alla coalizione: fare in modo che la stella polare sia sempre l'alternativa di sistema e la praticabilità del cambiamento».

«Rispediamo al mittente – conclude Rifondazione – qualsiasi tentativo di riproporre il vecchio con nuovi abiti: nessun berlusconismo senza Berlusconi, nessun “azzolinismo” senza Azzollini».

«E alla fine il quorum c'è stato anche a Molfetta!». Il Comitato "2 Sì per l'Acqua Bene Comune" ringrazia i cittadini e le cittadine che hanno sia firmato lo scorso anno per la richiesta di referendum, sia reso possibile una vittoria senza precedenti.

«Si è tornati a "battere il quorum" – riporta una nota – grazie all'attivismo di singoli cittadini, associazioni sia laiche che cattoliche, ambientaliste e culturali, di sindacati e partiti, riuniti nei comitati locali, come il nostro, raccogliendo e valorizzando la voglia di cambiamento e di parteciazione connessi a temi sensibili come questo.

Queste elezioni referendarie segnano una svolta in quanto, in relazione alla scarsa informazione diffusa dai circuiti massmediatici nazionali (televisioni, radio, giornali), si è imposta una controinformazione diffusa e di ampio raggio. Fino agli ultimi giorni di maggio il silenzio mediatico era pressochè totale; ad esso si è contrapposta la mobilitazione per le strade e nelle piazze con manifesti, volantini, incontri e dialoghi con cittadine e cittadini. Non solo: queste elezioni referendarie segnano anche il successo della rete internet come alternativa all'informazione somministrata dal gigante "Raiset" nelle mani del presidente Berlusconi. I comitati referendari, mai invitati anche da Santoro, Floris, Fazio e altri, hanno vissuto e diffuso notizie e conoscenza dei temi referendari su blog, fanzine elettroniche autoprodotte, pagine sui principali social network, videomessaggi».

«Stoppato l'obbligo alla privatizzazione nella gestione – conclude il comitato -, non è tuttavia il momento di abbassare la guardia: è il momento di far valere la forza acquisita ponendo al centro del dibattito politico la proposta di legge di Iniziativa Popolare, sulla definitiva ripubblicizzazione dei servizi idrici, promossa dal Forum dei Movimenti per l'Acqua nel 2007, firmata allora da oltre 400mila cittadini italiani, dei quali più di 600 molfettesi, e da allora dimenticata nei cassetti della presidenza della Camera dei Deputati». Per questo il Comitato di Molfetta non sarà sciolto e resterà attivo per le prossime campagne: «Perchè si scrive Acqua, ma si legge Democrazia!».

I quattro "SI" che hanno anche valenza politica

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Alcuni politici dicono che il 12 e 13 giugno si andrà a votare solo per rispondere a strumentali, insignificanti e inutili quesiti referendari.
La vergognosa campagna di astensionismo messa in atto dal capo del governo italiano e da molti suoi ministri dovrebbe far riflettere ancora di più sul significato politico che questi referendum hanno in questo preciso e contingente momento storico.
La ministra Gelmini che vorrebbe insegnare a scuola la "cittadinanza attiva" dichiara, in televisione, candidamente e senza alcun dubbio, che il 12 e 13 giugno lei non andrà a votare. Non avevamo dubbi sulla decisione della Gelmini, ma abbiamo molti dubbi sulla sua persona e sul suo ruolo che dovrebbe essere un punto di riferimento per le giovani generazioni, studenti e genitori che hanno creduto nella scuola come palestra di democrazia e libero confronto delle idee. La Gelmini, e non solo lei,  dimentica che un referendum è espressione della volontà popolare e la decisione del popolo degli elettori è sovrana in un paese civile e democratico.
Chi ci governa dimentica anche che il 2 giugno1946 gli italiani scelsero la Repubblica Italiana ed elessero l'Assemblea Costituente proprio con un referendum popolare.
In questi giorni la macchina del voto di scambio non si è messa in moto, non vedremo lunedì pomeriggio le centinaia di giovani assoldati con buoni benzina, pizze, birre e ricariche telefoniche assiepati nei seggi elettorali per registrare voto per voto, con o senza croce sul simbolo, voto incrociato con il candidato dell'altro schieramento, doppia croce sul simbolo e sul nome del candidato, ogni voto che deve essere registrato in ogni seggio e deve corrispondere al cittadino comprato e pagato subito dopo la verifica, più liste ha il candidato e più possibilità di controllo del voto c'è.
Tutto questo non ci sarà e non lo vedremo perchè al contrario, avranno pagato gli stessi giovani per non andare a votare?
Per questo quadro desolante invitiamo gli elettori, specialmente i giovani e i 16 mila astensionisti cronici molfettesi a non andare al mare perchè tanto ci sarà tramontana  e tossine di alga tossica nell'aria, e a recarsi presso i propri seggi elettorali per esercitare un diritto che qualcuno vuole scipparci.
I quattro "SI" che il Liberatorio Politico invita ad esprimere hanno anche valenza politica perchè i quesiti referendari non esprimono un programma politico di questo o quel candidato accattone di turno, ma rappresentano un programma politico popolare di tutti i cittadini che decidono del loro futuro e delle nuove generazioni, in difesa dei beni comuni, della loro salute e dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla giustizia. Quattro SI per dire no.
 
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Referendum, ok dalla Cassazione si voterà anche sul nucleare

193618400-1ae83102-0a8c-49ba-adb3-284859662d91di VALERIO GUALERZI – www.repubblica.it
Si voterà il referendum sul nucleare. La Corte di Cassazione ha accolto le ragioni avanzate in un ricorso presentato dall'Italia dei Valori e sostenuto anche dal Pd e in una una memoria del Wwf che chiedevano di trasferire il quesito sulle nuove norme appena votate nel decreto legge omnibus 1: quindi la richiesta di abrogazione rimane la stessa, ma invece di applicarsi alla precedente legge si applicherà appunto alle nuove norme sulla produzione di energia nucleare (art. 5 commi 1 e 8). La decisione è stata presa a maggioranza dal collegio dell'Ufficio Centrale per il referendum della Cassazione, presieduto dal giudice Antonio Elefante. 

VIDEO: L'ESULTANZA DAVANTI LA CASSAZIONE 2 – L'AVV. PACE: "COSI' HO CONVINTO I GIUDICI"3
 
Il nodo delle schede. Dovranno però essere ristampate le schede, visto che i quesiti andranno riformulati in base al testo del decreto omnibus. Secondo indiscrezioni trapelate ieri dal Viminale, i tempo tecnici per rifare tutto il materiale entro il 12 e 13 giugno ci sarebbe, ma mancano ancora conferme 
ufficiali. Nel 1978 il via libera definitivo alla consultazione su legge Reale e finanziamento pubblico dei partiti arrivò a dieci giorni dalla scadenza (anche in quel caso era stata cambiata in extremis dal Parlamento la legge oggetto dei quesiti) senza comprometterne lo svolgimento. Altro problema è poi rappresentato dal voto degli italiani all'estero, che hanno già iniziato a votare per corrispondenza sulle schede ormai superate con il vecchio quesito.

Berlusconi: "Senza nuclerare bolletta più alta". "I costi dell'energia, in Italia, sono del 40% superiori a quelli della Francia, dove esistono impianti di energia nucleare", ha sottolineato Silvio Berlusconi nel corso di un incontro con la presidente dell'Argentina Cristina Kirchner, secondo quanto riferito dalla stessa Kirchner nel corso di un convegno a Roma con un alcuni tra i principali imprenditori italiani. "So che è un argomento molto discusso in Europa ma noi stiamo ultimando la nostra quarta centrale e, con le dovute misure, credo che l'energia nucleare sia sicura e a basso costo", ha spiegato la Kirchner alla platea di imprenditori.

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Le reazioni. "Si afferma la forza serena della Costituzione contro il tentativo giuridicamente maldestro di raggirare il corpo elettorale, cioè 40 milioni di cittadini", ha commentato l'avvocato Gianluigi Pellegrino che ha sostenuto per il Pd le ragioni referendarie davanti alla Cassazione. La sentenza della Suprema corte è stata accolta naturalmente con entusiasmo anche dal comitato promotore e dalle associazioni ambientaliste che maggiormente si sono battute in queste settimane, da Greenpeace, al Wwf a Legambiente. "Questa volta le furberie alle spalle degli italiani non passano. La Cassazione censura l'arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro", commentano dal quartier generale di 'Vota Sì per fermare il nucleare'. La Corte, prosegue la nota, "ha arginato i trucchi e gli ipocriti 'arrivederci' al nucleare e ha ricondotto la questione nell'alveo delle regole istituzionali, contro l'inaccettabile tentato scippo di democrazia". 

Voglia di spallata. Il verdetto della Cassazione ridà quindi forza ed entusiasmo alla campagna referendaria, ma il raggiungimento del quorum resta comunque un obiettivo molto ambizioso. Molto dipenderà da quanto il recente risultato dei ballottaggi sarà in grado di galvanizzare le opposizioni. Data per scontata una schiacciante maggioranza dì "sì", arrivare al 50% dei votanti significherebbe dare un'altra pesantissima spallata 4alla tenuta di Silvio Berlusconi con la bocciatura dei piani di rilancio del nucleare, uno dei punti centrali dell'azione del suo governo. Ma i quesiti del 12 e 13 giugno riguardano anche la privatizzazione dell'acqua e – soprattutto – l'abrogazione del legittimo impedimento e in questo caso la vittoria dei "sì" contro la legge ad personam varata dalla maggioranza avrebbe anche il sapore di un voto contro lo stesso premier. 

Bersani e Fini pronti. Il primo a esserne consapevole è proprio il leader del Pd Pierluigi Bersani. "La conferma del quesito sul nucleare è una notizia eccellente, i trucchi del governo sono stati ancora una volta smascherati", dice il segretario dei democratici. "Il Pd – aggiunge – che ha sempre contrastato le assurde scelte del governo sul nucleare, è impegnato con tutte le sue forze a sostenere la campagna per il 'sì' e invita tutte le sue organizzazioni territoriali a mobilitarsi in occasione del 12 e 13 giugno". Il leader del Pd si à detto convinto che il quorum si raggiungerà: "Ci arriveremo, ci arriveremo". E subito dopo il verdetto della Cassazione, a riconfermare che andrà a votare "perché è giusto", è stato anche il presidente della Camera Gianfranco Fini. L'Italia dei Valori, che della tornata referendaria è stata tra i massimi ispiratori, chiede invece di rimanere legati allo specifico dei temi trattati dai quesiti. "Non siano materia di scontro tra maggioranza e opposizione, centrodestra e centrosinistra", afferma Antonio Di Pietro. "Ora che i fatti ci stanno dando ragione, vogliamo 's-berlusconizzare' e 'de-dipietrizzare' la campagna referendaria", insiste il leader dell'Idv. "Nessuno – conclude – metta il cappello, neanche chi sta cercando di farlo ultimamente, sulle firme che l'Idv ha raccolto e che oggi appartengono a tutti gli elettori".

Il Pdl: libertà di scelta. Libertà di voto sul referendum sul nucleare. E' l'indicazione che l'Ufficio di presidenza del Pdl si accinge a dare secondo quanto anticipato dal vice presidente della Camera Maurizio Lupi  spiegando che sarebbe sbagliato caricarlo di significato politico. 

La base leghista.  "Al voto, al voto, per toglierci Berlusconi dalle palle". Si è rotto il feeling tra Berlusconi e gli elettori leghisti, che coltivano propositi non proprio benevoli nei confronti dell'alleato di governo. A poche ore dal vertice del pdl, e poco dopo il sì della Cassazione al referendum sul nucleare, i forum del Carroccio pullulano di intenti bellicosi. Ufficialmente la Lega non ha emanato direttive sulla consultazione del 12 e 13 giugno. Ma sul nucleare e sull'acqua pubblica, il programma del partito è chiaro ed è in linea con le richieste del comitato referendario. La novità, se così si può dire, è l'orientamento della base contro il legittimo impedimento. I leghisti vogliono votare per abrogarlo. Lo dicono a chiare lettere negli sfogatoi online che sopravvivono alla censura di partito.

L'amarezza del governo. "Assoluto stupore" per la sentenza della Suprema corte è stato espresso invece dal ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani secondo il quale il voto "non più su nucleare sì/nucleare no – già abrogato dal governo – può avere l'unico effetto di lasciare il Paese con un vuoto normativo sulla costruzione del futuro energetico" in quanto "rischia di cancellare non il ritorno all'atomo, che non è in discussione, ma il coordinamento in sede europea sul tema della sicurezza e, cosa ancor più grave, la possibilità di elaborare una strategia energetica per sopperire al fabbisogno del Paese anche con fonti alternative".
 
L'Agcom richiama la RaiGli ultimi sondaggi disponibili segnalano però che i cittadini sanno ancora molto poco dei referendum in programma e non a caso proprio oggi dall'Agcom è partito un duro richiamo alla Rai, colpevole di aver dato un'informazione sull'argomento del tutto insufficiente. Secondo l'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni, la tv di Stato deve ora collocare i messaggi autogestiti in vista del voto del 12 e 13 giugno in modo da "garantire l'obiettivo del maggior ascolto, come previsto dalle disposizioni vigenti". Accogliendo le conclusioni della Commissione parlamentare di Vigilanza, l'Agcom ha ritenuto infatti "non conforme ai principi del regolamento" sulla par condicio la collocazione in palinsesto dei messaggi finora attuata dall'azienda. La censura dell'Autorità è stata subito rilanciata dal presidente della Commissione di Vigilanza Sergio Zavoli che ha chiesto al direttore generale della Rai, Lorenza Lei, un aumento degli spazi dedicati alla divulgazione dei referendum.  

Il quorum resta difficile. Quanto alla percentuale di persone che si dicono intenzionate a recarsi alle urne, gli ultimi rilevamenti risalgano ad aprile e danno un percentuale del 53% circa. Un dato che tiene conto però dell'apprensione che la tragedia giapponese di Fukushima ancora destava nell'opinione pubblica. Inoltre, per la prima volta, per il conteggio del quorum si tiene conto anche dei circa 3 milioni di elettori italiani all'estero che difficilmente si esprimeranno in massa attraverso il voto per corrispondenza. Infine, a rendere più complicato il successo anche il fatto che in Sardegna la popolazione è già stata chiamata ad esprimersi 5poche settimane fa e probabilmente la sensazione diffusa è che per quanto riguarda l'Isola il rischio della costruzione di nuove centrali è ormai stato scongiurato. Percezione che non potrà non scoraggiare il ritorno ai seggi.

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SABATO 13 NOVEMBRE DALLE ORE 15.30 CONCENTRAMENTO PIAZZA UMBERTO I

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Il SOLE, il MARE, il VENTO, la nostra TERRA di PUGLIA, ci danno tanto senza voler nulla in cambio..
 
Valorizziamo le nostre risorse naturali e con esse ridiamo impulso all'ECONOMIA della nostra Regione e LAVORO ai tanti inoccupati.. Facciamolo pero' nell'assoluto rispetto dell'AMBIENTE in cui viviamo tutelando così veramente la SALUTE di tutti i Pugliesi. Gli esseri umani sono l'epressione appunto dell'ambiente in cui vivono, dell'aria che respirano, dell'acqua che bevono, degli alimenti di cui si nutrono..
 
Noi pugliesi dunque vogliamo "vivere" soprattutto di TURISMO, AGRICOLTURA, ARTIGIANATO, COMMERCIO… Non vogliamo centrali nucleari, piattaforme petrolifere, centrali turbogas e neppure nuovi insediamenti di energia rinnovabile se questi deturpano e devastano il nostro territorio..
 
Alla politica, a chi ci governa e amministra chiediamo di comportarsi come un buon padre di famiglia che in un momento di ristrettezza economica, "stringe la cinghia" dandone pero' lui l'esempio e, partendo dai piu' bisognosi, distribuisce le risorse finanziarie disponibili con saggezza e razionalità..
 
Con queste scarne parole e semplici riflessioni invito tutti gli uomini e le donne di buona volontà a prodigarsi nei propri ambiti (Famiglia, Scuole, Lavoro, Associazioni, Parrocchie, etc.) affinchè si generi quell'energia positiva che possa ridare speranza e fiducia a noi tutti ed in particolare alle nuove generazioni..
 

"UNIAMO LE NOSTRE ENERGIE"..

la storia:
Lo scorso 9 ottobre si è tenuta a Bari nella chiesa di San Sabino la seconda assemblea regionale dei Comitati, Associazioni, Movimenti e Cittadini che ha avuto come tema centrale della discussione la questione energetica, le problematiche del ciclo dei rifiuti che si tenta di chiudere attraverso l’incenerimento.
Numerosa è stata la partecipazione a questa seconda assemblea dopo quella realizzata lo scorso 25 settembre, che ha visto la presenza di 200 persone in rappresentanza di realtà provenienti da tutta la Regione, a dimostrazione di quanto oggi non sia più procrastinabile l’urgenza di ridare voce alle istanze dei territori.
 
Si è quindi evidenziato come, in questo momento la Regione Puglia producendo energia in quantità doppia rispetto al proprio consumo, è asservita ormai agli interessi di tutte quelle aziende che realizzano grossi profitti attraverso: impianti di incenerimento rifiuti, centrali a carbone e a gas, biomasse, rigassificatori, fotovoltaico e eolico selvaggio, petrolio e nucleare.
 
Nasce l’esigenza, di fronte a tale aggressione, da parte di tutti i movimenti e i comitati che da anni lavorano sul territorio, di mettere a punto, insieme, una piattaforma che abbia come comune denominatore i bisogni e le istanze delle popolazioni.
Quello che è emerso con forza dalle due assemblee che si sono tenute a Bari da parte di tutte le realtà presenti è quello di far uscire da una dimensione ristretta le vertenze portate avanti dalle realtà locali per cercare di portarle su una dimensione più ampia che è quella regionale.
Oggi non possiamo più rimandare la possibilità di aprire una nuova fase in cui emerga con forza la necessità di creare, sulle tematiche energetiche, quel conflitto sociale che di fatto rappresenta l’unica opportunità per far emergere quella cooperazione sociale tra soggettività diverse che è il punto focale per costruire una piena democrazia.
Vogliamo insomma aprire la strada ad una vera democrazia partecipata qui in Puglia in cui i movimenti possano “imporre” nell’agenda politica regionale la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo basato sulla tutela dei beni comuni.
Per questo chiediamo una moratoria regionale su tutti gli impianti in fase di progettazione o realizzazione che distruggono il nostro territorio e compromettono la salute dei cittadini;inoltre vogliamo aprire una discussione sulle linee guida che la regione Puglia si appresta a varare in tema di energia;vogliamo che la Regione Puglia faccia decollare nelle nostre città una volta per tutte quella raccolta differenziata porta a porta che ci porterebbe finalmente fuori dall’emergenza rifiuti e che quindi allontani per sempre,dai nostri territori, la possibilità che si possano realizzare Inceneritori come quello che si sta costruendo a Cerignola in zona Borgo Tresanti .
 
Per tutti questi motivi il Forum ha deciso di avviare un percorso di mobilitazione con assemblee e formazione di coordinamenti provinciali in ogni territorio e chiama a una grande mobilitazione tutte le forze sane della regione a Bari il 13 Novembre alle 15.30 per una grande manifestazione regionale con la quale non solo manifestare il nostro dissenso e l’inquietudine di fronte all’aggressione del nostro territorio ma anche sostenere le nostre proposte in tema di energia, rifiuti, ambiente e salute.
Vendola e la sua giunta non possono parlare a livello nazionale del bisogno di ricostruire una narrazione collettiva che abbia in agenda la difesa dei beni comuni e poi nella nostra Regione disattendere queste prerogative.
Ora è venuto il momento, come movimenti, di metterci in marcia per realizzare quell’agire collettivo che rappresenta l’unica risposta ad una politica che ormai non risponde più ai bisogni della gente.
 
Per questo si è deciso di realizzare, oltre alla manifestazione di sabato 13, anche un sit-in sotto la Regione Puglia per giovedi 18 novembre in cui il Forum presenterà le proprie proposte.
 

Invitiamo quindi tutte e tutti i Pugliesi a partecipare alle prossime assemblee ed alla grande manifestazione Regionale del 13 Novembre a Bari.

 
 
Il “LIBERATORIO Politico” ADERISCE ED INVITA I CITTADINI MOLFETTESI A PARTECIPARE ALL’EVENTO.