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Arriva Zucchero, tutto pronto per i diecimila fan

di LUCREZIA D’AMBROSIO 
www.lagazzettadelmezzogiorno.it

MOLFETTA – Sulla banchina San Domenico del porto la circolazione delle auto è interdetta. E perfino le barchette e qualsiasi altro mezzo da diporto non possono attraccare. È così da venerdì scorso. Sarà così fino alla mattina di martedì due agosto prossimo. Basta questo per comprendere quale dispiegamento di energie, di forze, di uomini sono al lavoro per il concerto che, domani sera, a partire dalle 21, terrà, proprio lì, Zucchero una delle star indiscusse del panorama musicale nazionale ed internazioanle che ha inserito Molfetta nel suo world tour. Al lavoro la polizia municipale, la chiusura al traffico di una strada ad alta percorrenza comporta una riorganizzazione generale della viabilità in quella zona; i vigili del fuoco, le forze di polizia, gli addetti della Multiservizi e dell’Asm, la municipalizzata che si occupa di nettezza urbana. 

Per il concerto sono attese in città circa diecimila persone e nella zona del concerto non sarà possibile parcheggiare. Per questo sono state individuate due aree parcheggio, una vicina al campo sportivo, a levante della città, l’altro, a ponente della città, nello spazio antistante l’ex mattatoio comunale. E quanti arriveranno a Molfetta, per la prima volta, avranno anche la possibilità di innamorarsi della città. Perché la scelta, strategica, di sistemare, proprio sul porto il palcoscenico, non è casuale: consente ad un numero di persone considerevole di assistere allo concerto; crea una vetrina naturale per il Duomo, la città vecchia, il porto stesso e tutte le strade che circondano la zona.

Grande affluenza è prevista anche per i locali che somministrano bevande, per i ristoranti e le pizzerie della zona. Già negli anni scorsi, quando la banchina del porto è stata scelta come arena per le esibizioni dei big, tutti i locali, i bar, i pub, le pizzerie, i ristoranti sono stati presi d’assalto. Il concerto di Zucchero è organizzato dalla Fondazione Valente, che, negli ultimi dieci anni, ha portato a Molfetta il meglio della musica nazionale ed internazionale. Si inserisce nel cartellone dell’estate molfettese, gode del patrocinio dell’amministrazione comunale. Si porta dietro una scia polemica lasciata dal Liberatorio politico che ha presentato un esposto e vuole saperne di più sugli organizzatori, sulle spese sostenute e sull’assenza di maxi schermi per il pubblico non pagante.

Commento

E' chiaro che il cittadino comune, con questi tre righi, non capirà mai il senso e il perchè il Liberatorio Politico abbia presentato un esposto quest'anno (uno l'aveva presentato l'anno scorso senza ricevere alcuna risposta dall'amministrazione), pertanto lasciamo a voi le conclusioni.

Leggi l'esposto- richiesta di chiarimenti presentato quest'anno  e quello dell'anno scorso.

Se avete ancora tempo leggete anche questi articoli:

Perché solo la “Tosca” a tutti? Il dibattito è aperto

LA CITTA' VIETATA DALL'ASSESSORE OMBRA

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Romanzo risorgimentale. Intervista a Giancarlo De Cataldo

 

 
di Mariagloria Fontana
repubblica.it/micromega-online

Storia, finzione e mito. Ci spiega brevemente come ha mescolato questi elementi nel suo ultimo libro, "I Traditori" (Leggi la recensione)?
La premessa è che racconto il Risorgimento da scrittore, non da storico, quindi ho una predilezione per le vicende avventurose, racconto la storia un po' come fosse un grande romanzo d'appendice, un feuilleton. È una sorta di riappropriazione della storia, priva di elementi retorici. Un Giuseppe Mazzini quasi da fiction e paradossalmente più corrispondente al vero di quanto ci hanno tramandato. La verità è che per fondare una nazione si è costretti a ricorrere a metodi rivoluzionari che sono la cospirazione, la violenza e la guerra. Questo atto fondante della nostra nazione lo abbiamo un po' rimosso avvolgendolo da una patina di retorica e, invece, le cose, leggendo i documenti dell'epoca, non stavano così come ce le hanno raccontate. Questo è un po' il senso dell'avventura de "I Traditori".

Eroi o traditori, chi sono i rivoluzionari protagonisti del Risorgimento da lei descritti?
Nella storia, ma anche nei racconti, nessuno è mai eroe a 360 gradi come pure non è mai completamente traditore. Il mio libro è un epos onnicomprensivo, ci sono episodi turpi, affari loschi, ambizioni politiche, ma soprattutto tanti giovani entusiasti e generosi; elementi apparentemente antitetici convivono assieme. La storia, sovente, ci racconta peggio di come siamo. Ma nell’oscurità delle nostre debolezze c’è la luce, come pensavano i rivoluzionari. Eppure noi la reprimiamo questa nostra storia d'Italia.

Curzio Maltese ha definito il suo romanzo “il lato oscuro del risorgimento”, è d'accordo?
Come le dicevo, credo che in quella oscurità ci fosse anche della luce, perché come si fonda una nazione? Con la guerra. E come si fa la guerra? nel modo in cui hanno pensato i rivoluzionari, raggiungendo un obiettivo con una certa eterogenesi dei mezzi, cioè non arretrando. Oggi, se pensiamo a due grandi problematiche italiane irrisolte, è ben diverso, perché non siamo andati avanti. Mi riferisco alla disparità fra l'Italia del nord e quella del sud e alla presenza della criminalità organizzata. C'erano allora e sono rimaste anche adesso. Man mano che scrivevo, pensavo che stavo scrivendo un romanzo sull'oggi o, almeno, che si può leggere come un romanzo sull'oggi.

Lei descrive il Risorgimento anche come una grande rivoluzione generazionale. Oggi sarebbe possibile?
Questa non è una fase rivoluzionaria. Viviamo in una democrazia, sappiamo che si conquista il consenso con le elezioni e poi si governa. Non si possono fare dei paragoni così stretti. Certo è che siamo sicuramente in una fase di grande confusione. L’Italia è in un momento di stanchezza, di disgregazione. I giovani sono disoccupati, oppure sono rincoglioniti dallo sballo, o sono del tutto indifferenti. In questo quadro generale, una raddrizzata sarebbe opportuna. È ovvio che non è la guerra ciò di cui abbiamo bisogno, ma necessitiamo di una ricostruzione culturale, di un tessuto culturale che il Risorgimento possedeva. Il nostro è un Paese molto malato.

Il suo celebre “Romanzo criminale” è divenuto un film di successo e poi un serial tv di culto. Ma quanto c'è di cinematografico nei suoi romanzi?
Dal cinema, come spesso mi accade, vengo influenzato moltissimo. Il cinema ha sempre accompagnato la mia vita e ha nutrito il mio immaginario. Da bambino andavo a vedere i film di cappa e spada, ne ero affascinato, e poi c’erano i racconti di mio padre e di mio nonno, le storie comuni della gente, vivide nella mia memoria, e per come le ho vissute molto vicine al cinema e anche al mio amore per il teatro. 

Come nasce la sua collaborazione con Mario Martone, regista di "Noi Credevamo" del quale lei ha firmato la sceneggiatura ?
Con Martone siamo amici da molti anni. Ci siamo ritrovati in vacanza assieme in Puglia e tra una mozzarella di bufala e una battuta è nata la voglia di fare assieme questo film. Tuttavia, "Noi Credevamo" è un'opera totalmente di Mario, io ho dato solo un piccolo apporto. Ritengo Mario uno dei pochi veri geni che abbia l’Italia. È un talento preziosissimo. Come diceva Carmelo Bene: "il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può".

Sulla copertina de 'I Traditori' campeggia una donna di un quadro di Dante Gabriel Rossetti e come tutte le figure care al pittore è carnale, dotata di sensuale erotismo. La figura delle donne nel suo romanzo, invece, com'è?
Per quanto riguarda la copertina del libro, amo follemente le opere di Dante Gabriel Rossetti. La sensualità delle sue donne fa parte di quell'immaginario personale, di quei 'fantasmi erotici' che ognuno ha e che porta con sé. Inoltre il pittore e poeta Rossetti è vissuto in quegli stessi anni in cui è ambientato il mio romanzo. Le donne del mio libro possiedono una passionalità e una sensualità che hanno le proprie radici nell' ambientazione storica e geografica sia dell'Italia che dell'Inghilterra di quell'epoca nelle quali è narrato il romanzo. Parte della storia che racconto si svolge a Londra, è un 'Inghilterra quasi gotica, non tutto era appiattito, c'era un fondo sotteso anche peccaminoso, ma non svelato e non massificato. Penso alla decadenza della società vittoriana narrata mirabilmente da Charles Dickens, tanto per intenderci. Le donne protagoniste del mio romanzo sono la Striga, creatura misteriosa dai capelli rossi con un intuito precoce per la matematica, e Lady Violet Cosgrave, la nobile passionaria inglese che si innamora dei rivoluzionari italiani. Striga e lady Violet raffigurano i due riferimenti femminili principali, forse sono le figure più positive dell'intero romanzo. Striga con il suo lato magico-visionario e Lady Violet sul versante razionalista rappresentano due chiavi di lettura possibili, diverse ma entrambe efficaci, di progresso, di cambiamento della civiltà. 

Test INVALSI: la lettera di un genitore di Milano

 

test

 

Comitato genitori e insegnanti x la scuola pubblica


Al Dirigente Scolastico, al Collegio Docenti e al Consiglio d’Istituto dell’I.C. Albertelli-Newton

Al Dirigente Scolastico, al Collegio Docenti e al Consiglio d’Istituto  del Liceo “Bertolucci”

e p.c.- Agli organi di stampa

Sono un genitore di un’alunna di quinta elementare e di una di seconda superiore. Dall’11 al 13 maggio le loro classi saranno “obbligate” a sottoporsi alle prove INVALSI.

Mi pare di aver capito che l’unico modo, come genitore e cittadino, per manifestare l’indisponibilità alla realizzazione di queste prove, sia quello di far “assentare” le mie figlie da scuola. Se non mi verranno fornite altre alternative, dovremo farlo.

Provo ad argomentare le motivazioni che stanno alla base di questa forma di protesta, affinchè possano essere motivo di riflessione per altri genitori, docenti e dirigenti:

 IL PROGETTO DI SPERIMENTAZIONE DEL MERITO: Nell’ a.s. 2010-2011 il Ministero dell’Istruzione sta sperimentando un progetto di premialità del merito per le scuole di alcune province (Siracusa, Pisa, Massa). Il progetto prevede un premio fino a 70.000 € al 15% delle scuole più “brave”. Tra i 3 indicatori che stileranno la classifica delle scuole, vi sono i test INVALSI. Il Ministero intende applicare questa metodologia sperimentale a tutte le scuole italiane, a partire dall’a.s.2011-2012. Vi è un nesso sostanziale tra prove INVALSI e premialità del merito. 

LA LOGICA DEL PREMIO: Negli ultimi 3 anni il Ministero dell’Istruzione ha tagliato più di 8 miliardi di euro alla scuola pubblica; il Ministero del Tesoro ha bloccato per vari anni i contratti del personale, gli stipendi e gli scatti di anzianità. Le conseguenze di queste decisioni le stiamo sperimentando tutti i giorni. Ora, con il 30% di questi risparmi, vogliono premiare “fino ad un massimo del 15-20%, i più meritevoli”. Non credo che questa sia una logica cooperativa ed umana.

E’ una spinta competitiva che produrrà solo danni e impoverimento della scuola pubblica. Tagliare a tutti per premiare pochi credo sia l’esatto contrario di quanto preveda la nostra Costituzione come prospettiva di scuola pubblica. Confidare che soltanto la logica della competizione scuota e salvi la scuola pubblica, è come tirare un calcio ad un computer e sperare che si aggiusti! Ce lo si po’ aspettare da un ragazzino, non da un Governo.

CHI VINCE E CHI PERDE: Negli ultimi tre anni, vi è stata una continua pressione affinchè entrasse nella scuola pubblica la logica “meritocratica. Introduzione del voto numerico in tutti gli ordini di scuola, riforma Brunetta, progetti di premialità ai docenti e alle scuole, ecc. A tutto ci si abitua, ed ora non ci indigna più il fatto che un bambino di 6 anni riceva “2”, “4”, ed un altro tutti “10”. E’ ciò che si “meritano”! Nella vita c’è chi vince e c’è chi perde…..E’ ora di finirla con questo egualitarismo sessantottino, ci ricordava un Ministro che forse si intende di economia, ma che quando ha preteso di estendere le sue decisioni in campo educativo, ha prodotto ciò che abbiamo sotto gli occhi! La scuola pubblica deve essere una clinica per i sani, in cui certificare i dislivelli socio-culturali di partenza, oppure un’opportunità di crescita per tutti, nel rispetto delle differenze e dei cammini personali? 

STENDERE CLASSIFICHE AIUTA AD APPRENDERE E A MIGLIORARSI?: Fino a quando un bambino, un adolescente, un ragazzo percepisce che ha una possibilità, una speranza di farcela, resta in gara e può migliorarsi. Quando capisce che la gare non è equa, che non ce la farà mai a vincere, alle condizioni date, rinuncia e cerca altre strade (e sappiamo quanto possono essere distruttive!). Davvero, come genitori, come docenti, come cittadini, crediamo che basterà costruire delle classifiche, perchè tutto migliori, come per magia? Chi lo ha fatto da sempre, come il sistema scolastico Statunitense ed Inglese, si rende conto di quali sacche di emarginazione e di diseguaglianza produce, a fronte di pochi “arrivati”.

QUALI SONO LE FINALITA’ DELLE PROVE INVALSI?: Servono per misurare le competenze linguistiche e matematiche degli alunni? Per misurare il grado di preparazione fornito dalla scuola? Per comparare le scuole tra di loro? Per comparare zone geografiche d’Italia e realtà socioeconomiche diverse? Per valutare i docenti? Per stendere delle classifiche di premialità? Per fare della statistica con poco investimento e molti utenti?

COME SONO UTILIZZATE LE PROVE INVALSI DAL SISTEMA SCOLASTICO? Per ora ci si affanna soltanto a definirle “obbligatorie” con una semplice nota di un dirigente Ministeriale. I Dirigenti non permettono ai Collegi Docenti di esprimere la propria opinione in merito all’adesione alle prove e “obbligano” i docenti a somministrarle e correggerle, per poi inviarne i risultati al Ministero. Per cosa sono utilizzati questi risultati? Per decidere su quali realtà investire? Quali realtà punire? Per fare dichiarazioni politiche semplicistiche, sulla base di conclusioni già evidenti in partenza? (“I dati di ciascuna rilevazione segnalano come una costante del nostro Paese che le regioni del Nord ottengono risultati in genere più elevati di quelli del Centro e del Sud. Queste differenze sono più o meno significative a seconda delle classi considerate”. “I risultati degli studenti immigrati, specialmente quelli di prima generazione, sono sempre più bassi di quelli degli italiani, ma sono anche molto uniformi sul territorio nazionale. Le piccole differenze osservate non sono in genere statisticamente significative”). Intanto i docenti più scrupolosi, per paura dell’effetto delle valutazioni INVALSI sulla propria classe e sulla propria autostima, fanno comprare alle famiglie libretti di allenamento alle prove INVALSI e convertono la propria didattica ad una preparazione ai test. E’ questo l’effetto feedback sperato?

IL QUESTIONARIO AGLI ALUNNI: All’interno delle Prove INVALSI di quinta dell’a.s.2010 vi era un questionario agli alunni con domande del tipo: quanti libri hai in casa? (corredato da una pagina di disegnini, per orientarsi meglio nella propria libreria) abitualmente con chi vivi? Sono stato picchiato da altri bambini a scuola?, ecc.. Con quali finalità si chiedono dati e valutazioni personali molto delicati ad alunni di dieci anni, senza un consenso ed una conoscenza esplicita da parte delle famiglie? Per poter correlare meglio i risultati con lo status socio-economico o per quali altri motivi di ricerca?

L’OBBEDIENZA NON E’ Più UNA VIRTU’: Interpellati sul senso delle Prove Invalsi, tanti Dirigenti e docenti stanno rispondendo che “siamo obbligati a farle”. A parte l’opinabilità giuridica di queste risposte, credo occorra andare al senso profondo: se è vero che è necessario essere valutati, siamo sicuri che questo sia lo strumento giusto per valutare una realtà complessa come quella della scuola pubblica? Con un test a risposta chiusa di Italiano e Matematica siamo a posto? Avremo uno spaccato affidabile delle scuole e dei docenti? Dei finanziamenti alle scuole e delle risorse mai arrivate? Delle risorse tagliate e mal distribuite? Del diritto allo studio negato, di fatto, per problemi organizzativi e strutturali? Don Milani ci ricorda che l’obbedienza ha senso solo quando è difesa del più debole, non quando è accettazione acritica di semplificazioni e propaganda, che cancellano le vere problematiche sottostanti e non affrontate.

Spero che queste mie semplici osservazioni permettano di approfondire una riflessione critica all’interno delle nostre scuole…

Cordiali saluti

Giordano Mancastroppa

Concerti con “utilizzatori finali”.

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Il concerto dei Gotan Project si è fatto e dal punto di vista artistico il risultato è stato lusighiero; noi oggi vogliamo offrire ai cittadini alcune riflessioni che non hanno attinenza con l’arte e la cultura. Partiremo dai comunicati stampa che sono apparsi sui nostri network locali nei giorni precedenti all’evento musicale.
 
“Siamo convinti che gli spettatori renderanno merito allo sforzo organizzativo messo in atto per organizzare questo prestigioso appuntamento”, dichiarava Pietro Centrone, presidente della Fondazione Valente che assieme all’amministrazione Comunale di Molfetta ha organizzato il cartellone di “Luci e Suoni a Levante”. La zona dell’area portuale dove si svolgerà il concerto verrà ovviamente interdetta alla circolazione mentre via Dante e via San Domenico resteranno aperte anche se il Comando di Polizia Municipale fa sapere che si prevedono tempi di percorrenza aumentati. Per questo motivo l’invito degli organizzatori è quello di “raggiungere a piedi il luogo del concerto parcheggiando i veicoli nella zona di Ponente per chi proviene dalla direzione Foggia e nella zona del lungomare per chi arriva da Bari“.
«Uno degli obiettivi della Fondazione Valente– ha spiegato a tal proposito Pietro Centrone – è di valorizzare il territorio attraverso la musica e la cultura in generale. Riuscire a portare in città artisti di fama internazionale è per noi motivo d’orgoglio anche in considerazione della possibilità di mostrare agli osservatori esterni le bellezze e le potenzialità turistiche di Molfetta». 

Il palco che ospiterà i Gotan Project verrà allestito in modo tale da avere “sullo sfondo una scenografia di incantevole bellezza: la banchina peschereccia del porto e le inconfondibili sagome del Duomo Vecchio e di Palazzo Dogana”.
 
Dobbiamo contraddire subito il dott. Centrone perchè il palco è stato allestito dalla parte opposta. Forse “gli organizzatori” hanno voluto evitare di mostrare un Duomo abbruttito dalla costruzione di un torrino privato sul tetto adiacente ad una delle sue cupole (e dire che un componente della famiglia che ha costruito il torrino era fino a qualche giorno fa un membro importante della Fondazione Valente).
Ma il palco, in compenso, offriva sullo sfondo un altro “monumento” importante di questa città, la nuova foresteria della Capitaneria di Porto, prima voluta dal sindaco e dalla sua maggioranza e poi declassata a “Punta Perotti molfettese” dagli stessi.
 
Ma il dott. Centrone ha disatteso anche l’invito degli organizzatori “di raggiungere a piedi il luogo del concerto parcheggiando i veicoli nella zona di Ponente per chi proviene dalla direzione Foggia e nella zona del lungomare per chi arriva da Bari”.
 
divieto di s. Gotan 29072010Lui, consiglieri comunali e tanti altri ospiti illustri hanno parcheggiato la loro auto sulla Banchina san Domenico, zona interdetta al traffico e parcheggio (dal monumento al marinaio fino alla gelateria Lena) sin dalle 8.00 del mattino fino alle 2.,00 del 29 luglio. E’ accaduto quindi che i turisti o cittadini sono rimasti imbottigliati nel traffico e rispediti dai vigili in periferia per trovare un parcheggio, mentre i nostri cari “organizzatori”, politici, giornalisti e autorità varie con a seguito mogli o famiglia, esibendo un pass, predisposto dall’amministrazione, potevano tranquillamente parcheggiare a due passi dal palco.

Auto Centronee altri 29072010Ci siamo subito chiesti chi fossero questi “organizzatori” tanto potenti da fare i padroni di casa, perché leggendo la delibera di G.C. n. 194Approvazione proposta della Bass Culture per l’esibizione del gruppo “Gotan Project”. Impegno di spesa € 12.000,00. –  con cui è stata patrocinata la manifestazione e che è stata affissa all’albo pretorio solo qualche ora prima del concerto, non abbiamo trovato traccia della “Fondazione Valente”.
Scorrendo il documento della Giunta leggerete che “ la Bass Culture srl, nella persona del responsabile, sig. Giovanni Buttiglione, ha avanzato proposta di spettacolo e richiesta di contributo, per il sostegno economico delle spese da sostenersi per realizzare in Molfetta, Banchina San Domenico in data giovedì 29 luglio 2010, con nota pervenuta al Municipio di Molfetta il 15.07.2010 e registrata al prot. n. 41470.
Anche in questo caso, così come avevamo detto per gli organizzatori del ”BEER MUSIC FESTIVAL” deve trattarsi di gente ben raccomandata se riesce ad ottenere una delibera in soli 14 giorni dalla richiesta. Non crediamo che a Molfetta ci sia un privato cittadino o responsabile di associazione che abbia avuto dal Sindaco o dagli uffici comunali una risposta o contributo in un tempo così breve. Siamo pertanto indignati per questo trattamento riservato solo agli amici degli amici, ma ciò che ci ha veramente sconvolto è il seguito riportato in delibera quando si dice di  “… Approvare l'impegno di spesa comprensiva di IVA al 20% di €. 12.000/00, sul cap.22382 epigrafato "Contributi per attività culturali" del bilancio 2010, quale contribuzione della Civica Amministrazione relativa alla suddetta iniziativa.
Prevedere, senza ulteriori formalità, la liquidazione della fattura n. 42 del 14 luglio 2010 di € 12.000,00 IVA compresa  a mezzo assegno circolare da emettere entro il 29 luglio 2010 in favore della Bass Culture.”
Questi signori hanno emesso la fattura il giorno prima di presentare la richiesta della manifestazione e
sono stati pagati dal Comune prima di svolgere il concerto.

Ma il mondo associativo culturale cittadino e i partiti d’opposizione rimangono indifferenti difronte a tali privilegi?
Perché il dott. Pietro Centrone si accompagna a suo cognato, il sindaco Azzollini, nelle conferenze stampa per presentare il cartellone degli spettacoli estivi e rassegne musicali, interviene con i comunicati stampa e poi rimane in ombra e non compare più nelle delibere di certi concerti? Abbiamo fatto bene a pensare l’anno scorso a lui come una sorta di “assessore ombra” di suo cognato? A dire il vero ha telefonato al coordinatore del Liberatorio dopo il nostro comunicato perché era risentito per il titolo che gli avevamo attribuito e per la parentela sottolineata. La parentela purtroppo non si può cancellare, mentre per il titolo di “assessore ombra” non ci sembra un demerito, anzi per fortuna che c’è.
Entrambe le qualifiche, però, non vorremmo che diventassero il pass-partout di accesso alla stanza dei bottoni e che la “Fondazione Valente” rappresentasse la garanzia del business  della cultura a Molfetta.
E’ come se Centrone, con la Fondazione Valente, fosse il primo prestanome e garante delle manifestazioni, le varie agenzie di spettacolo più o meno conosciute in Italia fossero il secondo livello di garanzia e il terzo livello, quello sconosciuto, potrebbero essere quello che noi definiremmo degli  “utilizzatori finali”.
Sarebbe interessante conoscere la distinta delle spese comprese nella fattura finale che  gli organizzatori (quali?) presentano; ci piacerebbe conoscere per esempio chi gestisce i servizi di amplificazione, i palchi, il trasporto, il servizio d’ordine, ecc, ecc.
Non abbiamo ancora dimenticato di aver visto tra gli addetti al servizio d’ordine del concerto dei POOH dell’agosto 2009 il sig. Cristoforo Brattoli.
Insomma è arrivato il momento di chiarire molte cose e prima del concerto di Mario Biondi che si terrà il 5 agosto nella stessa location del concerto dei Gotan Project., poniamo al sindaco questi dieci quesiti:
 
1) Chi ha organizzato realmente il Concerto dei Gotan Project e quello di Mario Biondi? Il Comune di Molfetta? Pietro Centrone? La Futuradriatica s.r.l.? La Delta Concerti s.r.l.? La Fondazione Valente? La Bass Culture srl ?
 
2) Quanto costa il concerto dei Gotan Project e quello di Mario Biondi: cioè quanto sono pagati gli artisti ? E quanto costa l'allestimento dei concerti?
 
3) E' vero che l'occupazione del suolo è stato concesso dal Comune gratuitamente? E se è vero per quale motivo?
 
4)L'autorizzazione concessa per lo spettacolo dei Gotan Project quante presenze prevedeva nello spazio transennato? E' vero che erano presenti circa quattromila persone?
 
5) Quanti biglietti sono stati dichiarati alla S.I.A.E.?
 
6) Quanti biglietti sono stati venduti e a quale prezzo?  Quanti biglietti sono stati venduti per posti a "stare in piedi"?;
 
7) In cambio dei 12.000,00 euro, il Comune quanti biglietti ha ricevuto in omaggio? Come sono stati selezionati i cittadini destinatari dei biglietti omaggio?
 
8) E' vero che consiglieri comunali, dirigenti, assessori e autorità hanno ricevuto biglietti omaggio con il pass che permetteva loro di parcheggiare dove era stato vietato il transito e il parcheggio ai comuni cittadini?
 
9) E' vero che esiste un regolamento comunale che detta norme sui requisiti dei beneficiari e sulle modalità di concessione di tali contributi e nel caso di questi concerti è stato applicato?
 
10) Chi ha rilasciato la certificazione idonea a ritenere lo spazio utilizzato, per il concerto dei Gotan Project  e da utilizzare per Mario Biondi, rispondente a tutti i requisiti di sicurezza, dal momento che una volta transennato e chiuso non presenta vie di fuga se non in mare?
 
Inoltre pensiamo sia doveroso, da parte degli organizzatori, laddove si riesca ad individuarli, permettere ai tanti cittadini che non possono pagare neanche il biglietto più popolare di assistere in piedi dietro le transenne o di prevedere uno schermo gigante delocalizzato. I soldi che il Comune utilizza sono pur sempre dei contribuenti.

Panem et circenses

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Mentre le serate culturali di regime da “panem et circenses”, con personaggi popolari reduci da “Amici” degli amici, esaltano le masse e fanno il pienone nella cornice di Miragica e del Fashion District, la città reale muore.
Mentre il Fashion District esulta per i suoi 110 mila visitatori per i saldi della prima settimana di luglio, nella città reale chiudono molti negozi e perdono il lavoro decine e decine di uomini e donne.
Mentre il Gran Shopping Mongolfiera e il Fashion District donano al Comune di Molfetta dei contributi economici per sponsorizzare le manifestazioni culturali, giusto come obolo di risarcimento per la crisi economica che hanno creato, la Fondazione Maria Valente con tutte le sue ramificazioni fa man bassa della esigua posta di bilancio comunale per la cultura. Ancora non si è capito bene se i concerti organizzati dalla Fondazione Valente siano di promozione culturale o turistica, certo è che cambiando notevolmente il budget per ogni manifestazione non cambia mai il numero dei fortunati cittadini che possono accedere all’Anfiteatro di Ponente.
Forse non tutti sanno che l’ultimo concerto di Massimo Ranieri è costato alle casse comunali 42.000,00 €.
Moltiplicando forfetariamente i posti a sedere dell’anfiteatro per il costo del biglietto medio verrebbe fuori una cifra pari a circa 30.000,00 €; e spontaneamente ci viene da chiedere quanto costa un concerto di Massimo Ranieri.
Ma il punto contestato al dott. Pietro Centrone, nonché presidente della Fondazione Valente, è sempre lo stesso; perché solo 800 cittadini fortunati possono usufruire di uno spettacolo culturale di fronte ad una spesa così alta? Si aggiunga anche la vergognosa prelazione riservata, da mano ignota, a numerosi posti delle prime file.
Denunciamo l’ennesimo atto di pessima gestione del pubblico denaro e della promozione turistica, vista la scarsissima capacità ricettività di questi spettacoli.
Domani Molfetta ospiterà l’attesissimo concerto del musicista di fama mondiale Goran Bregovic, ma ancora una volta La Fondazione Maria Valente e il Comune di Molfetta fanno una scelta di parte, offrendo l’evento musicale ai soliti fortunati 800 spettatori.
Abbiamo chiesto a più riprese uno schermo gigante per poter accontentare gli sfortunati rimasti senza biglietti ma sembra che la proposta non sia remunerativa.
Rimane una sola ed unica soluzione. Premesso che pregiudizialmente siamo d’accordo che le manifestazioni musicali o culturali siano a pagamento, suggeriamo al sindaco senatore e a suo cognato di utilizzare piazze e/o spazi come la Banchina san Domenico, la Secca dei pali o lo stadio comunale per poter ospitare il pubblico pagante e il pubblico non pagante che si accontenta di seguire il concerto in piedi oltre le transenne. Rimane il rammarico che il concerto di Goran Bregovic, che costerà alla comunità 27.600,00 €, non tutti potranno seguirlo.
Non possiamo che sperare in un miracolo o in qualche sponsor che offra un grande schermo da montare nei campi da tennis adiacenti al teatro.

Cultura per pochi coi soldi di tutti

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Lo scorso marzo lo scirocco accompagnò la splendida serata che Michele Salvemini, in arte “Caparezza”, donò ai molfettesi; domani invece l’amministrazione comunale offrirà “un salvagente”, nel mare agitato dalla tramontana, a Massimo Ranieri che ha dichiarato di non saper nuotare.
Due grandi artisti, provenienti da esperienze e generazioni diverse che si propongono al pubblico molfettese con modalità completamente opposte.
Caparezza, capofila di una lunga lista di artisti e musicisti molfettesi si è proposto gratuitamente a circa 8.000 spettatori alla “secca dei pali”, sul mare.
Massimo Ranieri si esibirà invece nel “salotto culturale”, per pochi intimi, che conta 800 posti venduti con due ordini di biglietti, rispettivamente a 34€ e 46€, e presenterà il suo concerto “Canto perché non so nuotare… da 40 anni”.
La sproporzione, evidentissima, deve far riflettere.
Caparezza col suo concerto ha lanciato una vera e propria provocazione ad una amministrazione comunale che non ha un assessore alla Cultura e non ha mai avuto un progetto amministrativo che avesse come obiettivo la valorizzazione e promozione degli artisti molfettesi, famosi e apprezzati in Italia e all’estero, ma ignorati e poco sostenuti economicamente a Molfetta.
Invece Massimo Ranieri, e prima ancora Ron, Claudio Baglioni, Gino Paoli, Francesco de Gregori, Fabio Concato, Paolo Conte, Lucio Dalla, Renzo Arbore, Giovanni Allevi, Stefano Bollani, ed altri, sono stati invitati dal dott. Pietro Centrone, cognato del sindaco Azzollini, forse suo “assessore ombra” e presidente della “Fondazione Valente” che da molti anni ha una sorta di monopolio nell’organizzazione di questi eventi. Nel comunicato dell’ufficio stampa del comune si presentavano questi big della musica come “esclusivi” per il pubblico pugliese.
Interpretando il messaggio del palazzo di città è chiaro che si tratta, ancora una volta, di propaganda.
Noi vogliamo far capire al Sindaco Azzollini, che tanto si vanta del suo “rilancio turistico e culturale” per Molfetta, che fino a quando spende dai 15 ai 25.000,00 €, così come accaduto per i precedenti concerti, per offrire gli spettacoli a solo 800 persone paganti, Molfetta non crescerà mai e non avrà mai un pubblico pugliese perché non troveranno posti a sedere.
Pertanto chiediamo al Sindaco, per farsi perdonare dai molfettesi esclusi dal “salotto buono” di suo cognato, di predisporre uno schermo gigante fuori dall’Anfiteatro per tentare di aiutare Massimo Ranieri a tuffarsi nel nostro mare senza salvagente.

Travaglio fa il bis (aggiornato)

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Doppio appuntamento domani 29 Maggio con Marco Travaglio che presenterà il libro scritto a quattro mani con Peter Gomez  "Se li conosci li eviti". Alle ore 18,00 sarà a Bitonto presso il Teatro Comunale e successivamente, alle ore 21,00, sarà a Modugno presso lo SHALTER Club di via Roma 140 nell’ambito di una manifestazione dedicata al tema dell’ambiente.
In precedenza la data fissata per ascoltare nuovamente la voce critica dal 2006 del chiacchierato programma Anno Zero di Santoro era Venerdì 30 Maggio, ma un cambio di palinsesto della trasmissione RAI, che questa settimana andrà in onda eccezionalmente proprio di Venerdì, ha costretto ad anticipare l’incontro con i suoi lettori di un giorno.

AGGIORNAMENTO: L’incontro previsto a Bitonto non si svolgerà più presso il Teatro Comunale bensì in Piazza Aldo Moro sempre alle ore 18,00.

L'immagine “https://i1.wp.com/www.chiarelettere.it/mediamanager/sys.user/48512/seliconoscilieviti_big.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori. Dalla quarta di copertina del libro:
"Mi sono battuto fino all’ultimo perché Enzo Biagi restasse alla Rai." Silvio Berlusconi, febbraio 2008;
"Non penso affatto di presentarmi come leader del centrosinistra" Walter Veltroni, gennaio 2006;
"Voglio che sia a tutti chiaro che non esiste alcuna possibilità che An si sciolga e confluisca nel nuovo partito di Berlusconi" Gianfranco Fini, novembre 2007;
"Italia, Italia, vaffanculo!" Mario Borghezio, luglio 2005;
"Veltroni leader del Pd? Non finché io vivo" Massimo D’Alema, giugno 2006;
"Un uomo, con il mio curriculum, l’avrebbero già fatto presidente della Repubblica" Anna Finocchiaro, maggio 2005.
La carta d’identità dei nostri ”rappresentanti” e la storia di quello che hanno detto e hanno fatto. Per capire quello che potranno fare. Luogo e data di nascita, curriculum, segni particolari, fedina penale, assenze in Parlamento e frasi celebri. Il momento peggiore della nostra vita repubblicana. Basta leggere questo libro. Che è utile avere come guida non solo al Parlamento, ma anche all’Italia sfibrata e stravolta di questi anni. Sono più di 150 politici. Vecchi e nuovi. Con una piccola schiera di virtuosi (o quasi) che hanno diritto alla citazione. Sono pochi e si notano di più. Non perdiamoli di vista."

Marco Travaglio a Molfetta

13 settembre 2007 – Galleria Patrioti Molfettesi  – ore 18.00

Marco Travaglio

La libreria “Il Ghigno” ospita Marco Travaglio che presenta il libro “La scomparsa dei fatti”.

Eccone uno stralcio tratto dalla Premessa:

La scomparsa dei fatti - Marco Travaglio«I fatti separati dalle opinioni.» Era il motto del mitico Panorama di Lamberto Sechi, inventore di grandi giornali e grandi giornalisti.
Poi, col tempo, quel motto è caduto in prescrizione, soppiantato da un altro decisamente più pr
atico: «Niente fatti, solo opinioni».
I primi non devono disturbare le seconde. Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i fatti, no.

C’è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi.

C’è chi nasconde i fatti perché trovare le notizie costa fatica e si rischia persino di sudare.
C’è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando.
C’è chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell’editore stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione.
C’è chi nasconde i fatti perché si sente embedded, fa il tifo per un partito o una coalizione, non vuole disturbare il manovratore.
C’è chi nasconde i fatti perché se no lo attaccano e lui vuole vivere in pace.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s’incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, prìncipi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno.
C’è chi nasconde i fatti perché confonde l’equidistanza con l’equivicinanza.
C’è chi nasconde i fatti perché contraddicono la linea del giornale.

C’è chi nasconde i fatti perché l’editore preferisce così.
C’è chi nasconde i fatti perché aspetta la promozione.
C’è chi nasconde i fatti perché fra poco ci sono le elezioni.
C’è chi nasconde i fatti perché quelli che li raccontano se la passano male.
C’è chi nasconde i fatti perché certe cose non si possono dire.
C’è chi nasconde i fatti perché «hai visto che fine han fatto Biagi e Santoro».
C’è chi nasconde i fatti perché è politicamente scorretto affondare le mani nella melma, si rischia di spettinarsi e di guastarsi l’abbronzatura, molto meglio attenersi al politically correct.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti diventa inaffidabile e incontrollabile e non lo invitano più in televisione.
C’è chi nasconde i fatti perché fa più fine così: si passa per anticonformisti, si viene citati, si crea il «dibbattito».
C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso, perché ha paura di dover cambiare opinione.
C’è chi nasconde i fatti per solidarietà con Giuliano Ferrara, che è molto intelligente e magari poi si sente solo.
C’è chi nasconde i fatti perché i servizi segreti lo pagano apposta.
C’è chi nasconde i fatti anche se non lo pagano, ma magari un giorno pagheranno anche lui.
C’è chi nasconde i fatti perché il coraggio uno non se lo può dare.
C’è chi nasconde i fatti perché nessuno gliel’ha ancora chiesto, ma magari, prima o poi, qualcuno glielo chiede.
C’è chi nasconde i fatti perché così poi qualcuno lo ringrazia.
C’è chi nasconde i fatti perché spesso sono tristi, spiacevoli, urticanti, e non bisogna spaventare troppo la gente che vuole ridere e divertirsi.

C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi tolgono la pubblicità al giornale.
C’è chi nasconde i fatti perché se no poi non lo candida più nessuno.

C’è chi nasconde i fatti perché così, poi, magari, ci scappa una consulenza col governo o con la Rai o con la Regione o con il Comune o con la Provincia o con la Camera di commercio o con l’Unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l’angolo.

C’è chi nasconde i fatti perché deve tutto a quella persona e non vuole deluderla.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti è più difficile voltare gabbana quando gira il vento.

C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi la gente capisce tutto.

C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, «c’è gente che pagherebbe per vendersi».

Se questa è solo la premessa vogliamo conoscere tutti i fatti.

È successo a “Ti fiabo e ti racconto”

DSCN8748 240x180Si è conclusa ieri, sabato 7 luglio, la 12ª  edizione del Festival “Ti fiabo e ti racconto” promossa dalla compagnia Teatrermitage di Molfetta. Il gradimento del pubblico per questa rassegna di teatro per ragazzi, divenuta negli anni punto di riferimento nel panorama culturale nazionale, è stato altissimo. Lo testimoniano, ad esempio, la partecipazione da “tutto esaurito” degli spettatori entusiasti e l’alta percentuale (ben il 93%) di votanti fra gli abbonati che ha decretato il vincitore del premio “Silvia” al miglior attore delle compagnie in gara.

Un successo indiscutibile che rappresenta un fiore all’occhiello per la nostra città di cui andare fieri. Unica nota stonata l’assenza del primo cittadino che avrebbe dovuto premiare i vincitori del festival. Un’assenza grave che la dice lunga sulla sensibilità del sindaco-senatore-assessore alla cultura (sic!) nei confronti dell’arte e del rispetto verso la sua comunità. Un’assenza quindi 3 volte imperdonabile proprio per la triplice veste che questo nostro dipendente riveste. Per essere stato ingiustificatamente assente dal proprio posto di lavoro, il sindaco Azzollini meriterebbe di essere licenziato in tronco. Significativi i fischi di disapprovazione indirizzati alla sua persona dal pubblico che affollava l’anfiteatro di Ponente.

In compenso ieri sera su quel palco ha soffiato una ventata di aria fresca che deve farci ben sperare. La presenza del sindaco del Consiglio comunale dei Ragazzi di Molfetta è stata esaltante. Questa bambina ha saputo conquistarsi l’attenzione del pubblico e ha dimostrato con le sue parole di essere anni luce avanti rispetto certi nostri amministratori.

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