Archivio mensile:agosto 2010

L'alga rossa nel lago di Vico

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Fonte: banchedati.camera.it/…


Interrogazione a risposta scritta 4-06459
presentata da
DOMENICO SCILIPOTI
mercoledì 10 marzo 2010, seduta n.297

SCILIPOTI. – Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. – Per sapere – premesso che:

il sottoscritto il 24 settembre 2009 ha presentato un'interrogazione parlamentare relativa alla grave situazione ambientale dell'ecosistema del lago di Vico e alle problematiche sanitarie derivanti dall'uso delle sue acque per consumo umano;

il lago di Vico, zona umida di protezione speciale, per la sua bellezza e per le sue acque rappresenta un patrimonio naturalistico per l'intera provincia di Viterbo, ed una risorsa idrica da tutelare e risanare in particolare per le comunità di Ronciglione e Caprarola che ne utilizzano le sue acque anche per uso potabile;

il suo ecosistema presenta delle criticità, ormai ben note da alcuni anni e attualmente in fase di grave e rapido peggioramento (processo di eutrofizzazione e marcata riduzione dell'ossigeno disciolto nelle acque), tanto che questa condizione rappresenta una seria minaccia anche per la vita delle specie vegetali e per la fauna lacustre;

l'associazione italiana medici per l'ambiente-Isde (Intemational siciety of doctors for the environment – Italia) sezione di Viterbo ha più volte richiamato l'attenzione degli enti preposti su questa situazione che può aver determinato e può determinare un grave danno alla salute e all'ambiente;

le acque di questo lago, a causa della sua origine vulcanica sono ricche di arsenico, un elemento classificato come cancerogeno dalla agenzia internazionale di ricerca sul cancro (I.A.R.C.) e presentano da qualche anno periodiche fioriture di un'alga denominata Plankthotrix rubescens (alga rossa);

la Plankthotrix rubescens (alga rossa) produce una microcistina dannosa per la salute delle persone ma anche per la flora e la fauna ittica lacustre ed è classificata, sempre dall'I.A.R.C., come elemento cancerogeno di classe 2 b;

lo sviluppo dell'alga Plankthotrix rubescens, è favorito dalla presenza di composti azotati e fosfati che le fanno da nutrimento e che possono derivare dalla presenza di scarichi civili abusivi come da pratiche agricole inidonee e sconsiderate che utilizzano eccessivi quantitativi di sostanze fertilizzanti e fitofarmaci;

dal «memorandum» redatto, in data 23 dicembre 2009, dal dipartimento di prevenzione – servizio igiene e sanità pubblica – sezione 4 Vetralla Asl di Viterbo, al punto n. 5 si legge: «con nota Prot. n. 1051 del 19 dicembre 2008, indirizzata al Sindaco del Comune di Ronciglione e all'ATOl, viene comunicato l'esito di sopralluogo ispettivo eseguito in data 18 dicembre 2009 da nostro tecnico della prevenzione presso l'impianto di filtraggio loc. Casalino; nel corso del sopralluogo viene evidenziato lo stato di fatiscenza del manufatto che accoglie l'impianto e la condizione di bay-pass[sic] dal sistema di filtraggio, pertanto si invitano gli Enti al ripristino immediato del filtraggio dell'acqua prelevata dal lago e alla sistemazione della struttura»;

le analisi effettuate dall'Arpa Lazio – sezione di Viterbo continuano a mostrare nelle acque destinate a consumo umano una presenza ed un quantitativo rilevante di alghe e in particolare di alghe cianoficee, al cui gruppo appartiene l'alga rossa Plankthotrix rubescens;

la consistente presenza di alghe è indice evidente che il processo di potabilizzazione delle acque, di cui la filtrazione è una fase fondamentale, è inadeguato nei due acquedotti di Ronciglione e Caprarola;

dalla documentazione a disposizione dell'Isde di Viterbo non risulta che, dalla segnalazione del 2007 della presenza dell'alga rossa nelle acque del lago, siano state effettuate le necessarie e specifiche analisi per rilevare la presenza e la concentrazione della microcistina tossica prodotta da questa alga nelle acque destinate a consumo umano;

l'assenza di esami sulla concentrazione della microcistina nelle acque destinate a consumo umano genera una forte preoccupazione ed incertezza per il possibile rischio sanitario a cui possono essere state e possono essere tuttora esposte le persone e soprattutto i bambini;

la garante del servizio idrico integrato della regione Lazio ha ricevuto numerose segnalazioni da parte di cittadini ed associazioni preoccupati per le conseguenze ambientali e sanitarie del persistere di questa condizione;

la garante è più volte intervenuta su questa vicenda sollecitando gli enti preposti per rapida soluzione di questo problema;

dalla riunione del tavolo tecnico convocata, il 2 marzo 2010, dall'assessorato all'ambiente della provincia di Viterbo su: «Attività di contrasto al degrado della qualità delle acque del lago di Vico», è emerso con chiarezza che nelle acque del lago sono presenti valori elevati di arsenico (As) e di altre sostanze tossiche e cancerogene quali il mercurio idrocarburi, policiclici aromatici (IPA), e che nei suoi sedimenti sono presenti alte concentrazioni di arsenico – 647 mg/kg SS (valore soglia 20 mg/kg SS) -, cadmio – 12 mg/kg SS (valore soglia 2 mg/kg SS) – e nichel – 566 mg/kg SS (valore soglia 120 mg/kg SS) -, che determinano una situazione di gravissimo rischio per la salute umana;

la presenza di più sostanze tossiche e cancerogene nelle acque ad uso potabile possono determinare rischio e danno alla salute con meccanismi di interazione ed amplificazione diversi da quello della sola e semplice sommazione delle diverse concentrazioni dei singoli elementi nocivi -:

quali iniziative siano state assunte e intendano assumere i Ministri interrogati, per assicurare piena pubblicità alle notizie sconcertanti lo stato ambientale del lago di Vico, zona di protezione speciale, e per garantire la conservazione di questa importante zona umida italiana;

se e quali disposizioni sono state emanate per impedire l'ulteriore peggioramento delle condizioni delle acque del lago e quindi della qualità delle sue acque destinate a consumo umano sin dalla prima segnalazione della presenza dell'alga Plankthotrix rubescens nel lago nel 2007;

quali siano i risultati del monitoraggio, sulla concentrazione di microcistina, nelle acque destinate a consumo umano, dalla prima segnalazione della presenza dell'alga Plankthotrix rubescens ad oggi;

quali misure e dispositivi sono stati utilizzati per eliminare le alghe e la microcistina dalle acque utilizzate dalle scuole, in particolare nei comuni di Ronciglione e Caprarola;

quali misure e dispositivi sono stati utilizzati per eliminare le alghe e la microcistina dalle acque utilizzate nell'ospedale di Ronciglione;

quali misure e dispositivi sono stati utilizzati per eliminare le alghe e la microcistina dalle acque utilizzate dalle industrie alimentari locali, in particolare nei comuni di Ronciglione e Caprarola;

quali siano i risultati del monitoraggio della concentrazione della microcistina nelle carni dei pesci di più largo consumo alimentare e soggetti a vendita, dalla prima segnalazione della presenza dell'alga Plankthotrix rubescens ad oggi;

se sono state convocate assemblee pubbliche e attivate forme di informazione, come previsto dal decreto legislativo n. 31 del 2001, nelle quali i dirigenti del Dipartimento di prevenzione – servizio igiene e sanità pubblica della Asl di Viterbo, insieme ai sindaci delle due amministrazioni comunali, hanno informato i cittadini circa le problematiche sanitarie che possono derivare dalla situazione descritta;

se risulti che l'arsenico, che è presente in concentrazioni elevate nel lago di Vico e per deroga regionale può essere presente con valori più elevati rispetto a quanto previsto dal decreto legislativo n. 31 del 2001 (valore limite di 10 microgrammi/litro che con la deroga arriva a 50 microgrammi/litro) nelle acque a consumo umano, proprio in considerazione della sua cancerogenicità e della sua interazione con le altre possibili sostanze tossiche derivanti dal degrado e dall'inquinamento del lago di Vico, sia stato ricercato e dosato con una maggiore frequenza rispetto al numero minimo di controlli previsti in condizioni di routine e in aree non sottoposte a provvedimenti di deroga come quelle dell'ATO-1 Lazio (in regime di deroga dal 2003);

se siano allo studio misure di tutela di questo bacino idrico, zona di protezione speciale, che preveda nell'immediato il controllo e l'eventuale sospensione di pratiche agricole inquinanti e se si ritenga necessarie in futuro la completa interdizione di ogni attività agricola nelle aree circostanti il lago;

se sono al vaglio interventi urgenti per garantire condizioni certe di potabilità dell'acqua e le fonti alternative di approvvigionamento idrico per tutta la popolazione, per gli esercizi commerciali, per le scuole, per l'ospedale e per le industrie alimentari locali in attesa degli interventi definitivi e risolutivi di questa gravissima situazione ambientale e del connesso rischio sanitario. (4-06459)
Atto Camera

Risposta scritta pubblicata lunedì 5 luglio 2010
nell'allegato B della seduta n. 347
All'Interrogazione 4-06459 presentata da
DOMENICO SCILIPOTI

Risposta. – In relazione all'interrogazione in esame, concernente la presenza di inquinanti nel lago di Vico, si rappresenta quanto segue.
Le problematiche concernenti il lago di Vico sono da tempo all'attenzione del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare che, con diverse note, ha richiesto agli enti locali e all'Arpa Lazio di fornire dettagliate notizie sulle condizioni ambientali e sanitarie del lago e dei territori ad esso prospicienti.
Nelle acque del lago di Vico, utilizzate prevalentemente per l'approvvigionamento idropotabile dei comuni di Caprarola e Ronciglione, a seguito di diverse segnalazioni, è stata rilevata dall'Asl di Viterbo e dall'Arpa Lazio, la presenza di alghe potenzialmente tossiche, appartenenti al genere delle Plankthotrix Rubescens, comunemente denominata alga rossa, e sono stati riscontrati elevati valori di arsenico, sostanze tossiche e cancerogene.
A seguito di tali problematiche, nel corso del primo trimestre dei 2008, è Stato attivato un tavolo tecnico dalla provincia di Viterbo per le attività di controllo al degrado delle acque del lago di Vico; nella stessa sede è stato promosso e avviato un progetto di monitoraggio del bacino lacustre, che si è protratto per tutto il 2009 e per i primi mesi del 2010.
In relazione alle caratteristiche delle acque, si rileva che la campagna di monitoraggio conferma la presenza di fioriture algali di Plankthotrix rubescens, così come rilevato dalle analisi effettuate su campioni prelevati in tempi e punti diversi.
Il costante controllo, attuato oltre che dall'Arpa, anche dall'Iss e dall'Università della Tuscia, ha determinato verifiche sui parametri chimico fisici delle acque sia in superficie che in profondità e sui sedimenti. Infatti, nel punto di massima profondità sono stati rilevati superamenti delle concentrazioni soglia di contaminazione (CSC) per i parametri cadmio, nichel ed arsenico, superamenti confermati anche in data 1o aprile a seguito di ulteriori campionamenti di sedimento effettuati in punti differenti.
La provincia di Viterbo, con riferimento ai dati ambientali e di qualità raccolti a seguito delle attività svolte fino ad ora, ha precisato quanto segue.
La cospicua presenza di arsenico nelle acque e nei sedimenti è da considerare componente naturale delle rocce vulcaniche che contraddistinguono il lago di Vico, ma devono considerarsi anche altre cause, quali le attività agricole intensive, poiché l'arsenico è ampiamente utilizzato come composto legante di numerosi erbicidi, pesticidi e insetticidi e le attività del Centro di produzione di ordigni bellici N.B.C di Santa Lucia (comune di Ronciglione) del Ministero della difesa.
Con riferimento alla potabilità delle acque, sono stati investiti del problema, i Sindaci dei comuni di Caprarola e Ronciglione, in quanto gestori del servizio, l'Asl di Viterbo, l'Arpa Lazio e la società Talete SpA società interamente pubblica partecipata da enti locali (comuni e provincia), per la gestione dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione delle acque reflue.
In relazione al parametro arsenico, l'Asl di Viterbo ha fatto presente che i valori riscontrati, a seguito di prelievi effettuati presso le fontane pubbliche e le stazioni di filtraggio negli ultimi tre anni, non rappresentano un rischio sanitario per la popolazione interessata. Non è mai stato superato, infatti, il valore di 50 ug/l, fissato dalla regione Lazio in deroga a quanto disposto dal decreto legislativo n. 31 del 2001 (in tema di qualità delle acque destinate al consumo umano), limite massimo che indica un valore non pericoloso per la salute umana.
Quanto alle tossine algali, ad oggi, i controlli evidenziano livelli di tossine presenti nei campioni di acqua potabile inferiori ai limiti stabiliti per legge. In relazione alla problematica evidenziata dall'interrogazione è stato disposto un potenziamento degli impianti di potabilizzazione e la società Talete Spa coordinata dalla provincia di Viterbo, in collaborazione con i comuni, sta effettuando la revisione degli impianti.
Occorre aggiungere, sempre in relazione alla presenza di alghe tossiche, che allo stato attuale non si evidenzia un reale pericolo per i frequentatori saltuari del lago di Vico, così come confermato dai dati sulla balneabilità dell'Arpa Lazio, la quale ha prescritto l'inopportunità di immergersi in acqua in periodi di fioritura algale, solitamente il periodo invernale, e in periodi di utilizzo di fitofarmaci nelle colture intensive di nocciolo e castagno.
Da quanto sopra, emerge che la regione Lazio, la provincia di Viterbo, i comuni interessati e gli organismi tecnici competenti (Arpa Lazio, Asl di Viterbo, Istituto superiore di sanità) stanno continuando con le attività di monitoraggio e studio, per verificare costantemente la qualità delle acque del lago di Vico e predisponendo tutti gli interventi necessari per preservarne l'equilibrio ecologico, anche a tutela della salute pubblica.
In particolare, si sottolinea che l'assessorato ambiente della provincia di Viterbo ha avviato una ricognizione dei sistemi di scarico dei liquami presenti sul lago, al fine di stabilire la loro conformità con le normative vigenti in materia.
Il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, nel mettere in rilievo le attività poste in essere dalle autorità pubbliche competenti, esprime il proprio impegno a fornire il supporto necessario, sia in relazione alle azioni di monitoraggio, sia con riferimento agli interventi opportuni per ridurre le criticità riscontrate, al fine di raggiungere il pieno risanamento delle acque dei lago di Vico.

Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente e la tutela del territorio e del mare: Roberto Menia.

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L’Arpa dice che l’alga tossica non c’è, ma i molfettesi sono a letto con la febbre

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C'è qualcosa che non convince nei dati dell'Arpa Puglia sulla presenza di tossine di Ostreopsis ovata nei campioni prevelati sul nostro unico sito costiero della “Prima Cala”. 
A fine agosto l’Arpa ha pubblicato sul proprio sito i dati del monitoraggio fino alla prima quindicina del mese e la presenza dell'alga tossica a Molfetta quest'anno è stata pari a "0" assoluto fino al 31 luglio e di sole 300 cellule/litro di densità (acqua fondo) nella 1a quindicina di agosto.
 
Viene spontaneo pensare che il dato potrebbe essere errato, o che il prelievo non è stato eseguito in modo scientificamente e tecnicamente corretto, oppure i malesseri che anche quest'anno hanno interessato centinaia di bagnanti non hanno nulla a che fare con le tossine di “Ostreopsis ovata". Tra le altre cose non abbiamo mai conosciuto le date in cui i prelievi sono stati eseguiti.

L'anno scorso avevamo 1.660 cellule/litro nella 2a quindicina di giugno, 11.840 nella 1a di luglio, 360 nella 2a di luglio, poi 162.800 nella 1a di agosto e 1.047.200 nella 2a di agosto, fino a schizzare a 1.320.000 della 1a di settembre.
 
Non possiamo confrontare questi dati con quelli del 2008, perchè l’unico sito di Molfetta (Prima Cala) è stato inserito nel 2009, però abbiamo il valore del monitoraggio più vicino a noi, quello di Giovinazzo-Riva del Sole, che riportava un valore altissimo pari a 5.000.000 cellulle/litro dell’8 agosto 2008.
 
Ci sembra che le informazioni rilasciate dal Ministero della Salute e dall’Arpa stessa non reggano più rispetto ai dati registrati questa estate.
Dicono che i fattori ambientali che facilitano la proliferazione dell’Ostreopsis ovata sono “le alte temperature, le condizioni di irraggiamento favorevoli, mare calmo per un periodo di tempo superiore a 10-15 giorni”; ebbene, se i dati dell’Arpa che hanno riguardato Molfetta, nel periodo luglio e agosto 2010, sono stati di 300 cel/litro  rispetto ai milioni di cell/litro degli altri anni come si spiegano i casi di intossicazione registrati quest’anno pur non avendo avuto temperature molto alte come negli anni precedenti? E se è vero, come dice l’Arpa, che i malesseri per i bagnanti (riniti, faringiti, laringiti, bronchiti, febbre, dermatiti, congiuntiviti) si registrano in concomitanza di elevate concentrazioni di Ostreopsis nelle acque e sui fondali, e soprattutto dopo mareggiate, come mai quest’anno a Molfetta i casi di intossicazione ci sono stati pur avendo avuto una così bassa concentrazione di tossine e i malesseri si sono riscontrati anche nelle giornate di mare calmo?
 
Forse non regge più neanche la favola che ci hanno raccontato sull’origine dell’Ostreopsis ovata, probabilmente introdotta accidentalmente in Mediterraneo per mezzo delle acque di zavorra delle navi provenienti dai mari tropicali.
 
Se così fosse non si spiegherebbe la presenza di un’altra alga tossica “ Plankthotrix rubescens”  che sta tingendo di rosso, non il mare, ma un piccolo e affascinante lago in provincia di Viterbo: il Lago di Vico.
L’acqua di questo bacino, infatti, si è tinta di rosso per la presenza dell’alga Planktothrix rubescens, altamente tossica.
Il lago di Vico sorge tra due comuni, quello di Ronciglione e quello di Caprarola, un posto incantevole, se non fosse che da una parte del lago si trova il centro chimico militare Chemical City, un vecchio sito di produzione e stoccaggio di armi chimiche (antrace, iprite, virus, batteri, ecc)  voluto, alla metà degli anni ‘20, nientemeno che da Mussolini.

La Chemical City era una delle grandi fabbriche di armi chimiche, e la zona del lago di Vico non è mai stata bonificata. Semplici coincidenze o qualcosa che andrebbe approfondito?
Lo stesso approfondimento lo chiediamo per Molfetta da oltre due anni, perchè non ci sembra una semplice coincidenza che la nascita dell’alga tossica nel nostro mare risalga al 2000-2001 proprio quando l’ex ICRAM  divulgava il suo primo rapporto sulla presenza al largo di Molfetta di ordigni bellici a caricamento chimico che, ormai corrosi dal tempo, stavano rilasciando in mare il loro contenuto tossico.

Abbiamo chiesto più volte al nostro Sindaco Azzollini e alle autorità preposte di monitorare le acque antistanti l’ex opificio di sconfezionamento di ordigni bellici, Torre Gavetone, non per conoscere se ci sono “coliformi o enterococchi”, ma per sapere se ci sono tossine di alga tossica o altre sostanze chimiche fuoriuscite dagli ordigni ancora presenti in quella zona dove quotidianamente centinaia di cittadini si bagnano.
Ricordiamo che  quasi un anno fa in una conferenza pubblica tenutasi a Molfetta illustri rappresentanti dello Stato, militari e ricercatori, hanno dichiarato che sono stati intercettati circa 170 ordigni ancora presenti nelle acque antistanti Torre Gavetone al confine tra Molfetta e Giovinazzo a non oltre 50 metri dalla riva.

Tenuto conto della situazione noi riteniamo che le omissini fino ad oggi registrate da parte del Sindaco e di altre autorità possano rappresentare una concreta prova di colpevolezza qualora anche un solo cittadino dovesse subire danni biologici o gravi malattie dovute al contagio di sostanze tossiche presenti nelle nostre acque marine.
Pertanto noi continueremo a fare opera di controinformazione in attesa che dal Palazzo di Città giungano delle risposte convincenti sullo stato di salute del nostro mare.
 

Zero tituli

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di Marco TravaglioIl Fatto Quotidiano di Sabato 28 Agosto 2010

[image[9].png] Ogni tanto, leggendo i dati sulla diffusione del nostro giornale, aumentata anche in agosto, ci domandiamo il perché. In fondo siamo in quattro gatti a fare un piccolo quotidiano ancora pieno di errori e ingenuità, tipici della minore età.
Poi però leggiamo altre gloriose testate e qualche perché salta fuori. L’altro giorno Mario Gerevini del Corriere della sera scopre che la società di famiglia di Corrado Passera, amministratore di Intesa San Paolo (prima banca italiana, azionista del Corriere), quello che l’altro giorno tuonava al Meeting di Rimini contro “la classe dirigente italiana che fa indignare”, ha fatto rientrare da Madeira, “zona franca al largo del Portogallo”, 10 milioni ivi parcheggiati dal 1999.
La notiziona è finita a pagina 35 del Corriere, che nelle pagine precedenti doveva pubblicarne di ben più importanti, tipo: “Negli Usa vendono zoo e parchimetri”, “Il tesoro svizzero di Duvalier” (l’ex dittatore di Haiti, mica l’amministratore della prima banca italiana), “Il Maradona d’Asia via per un bicchier d’acqua”, “La figlia di Cameron nasce in Cornovaglia”, “Vietato non assumere con Facebook”, “Paris Hilton segnala un ladro su Twitter”, “A Natale la tv 3D senza occhialini”, “Il personal trainer in ufficio contro lo stress da rientro”, “Se Wall Street cucina italiano”, “L’acqua fa dimagrire”, “L’altro finale di Alamo”, il cruciverba dell’estate. Al confronto, il Tg1 di Minzolingua pare quasi un telegiornale.

Secondo esempio: l’altroieri l’Espresso anticipa lo scoop di Lirio Abbate sulle nuove accuse di mafia lanciate da   Gaspare Spatuzza a Renato Schifani. Il quale, secondo il pentito ritenuto attendibile dalla Procura nazionale antimafia e da quelle di Firenze, Caltanissetta e Palermo, sarebbe stato l’ufficiale di collegamento tra i fratelli Graviano (mandanti delle stragi di via d’Amelio, Milano, Firenze e Roma) e il duo Berlusconi-Dell’Utri, prima di essere eletto senatore nel collegio di Corleone.
Naturalmente queste accuse vanno riscontrate, ma sono un’altra notiziona che finirebbe in prima pagina su tutti i giornali e nei titoli di tutti i tg in qualsiasi paese democratico. Dunque non in Italia. Infatti è stata totalmente ignorata da tutti i tg e campeggiava sulla prima pagina di un solo quotidiano: il nostro. Si dirà: gli altri l’avran data nelle pagine interne. Sì, buonanotte. A parte la Repubblica, che l’ha confinata in un articoletto a pagina 25, gli altri non le hanno dedicato mezza riga. Zero assoluto su Il Giornale e su Libero (e si capisce). Ma anche sulla Stampa.

E sul Corriere che, dopo aver riempito paginate con i finti scandali su Di Pietro e Fini (cucina Scavolini compresa), è in tutt’altre faccende affaccendato: sviolinate a Marchionne e a Napolitano (che peraltro, sul caso Melfi, dicono l’uno l’opposto dell’altro), una lettera di Stefania Craxi contro Tremonti che ha osato citare quel pericoloso incensurato di Berlinguer anziché il pregiudicato Bettino, il sorteggio di Champions League, il solito cruciverba dell’estate, la solita lettera di James Bondi. Che saranno mai, in una giornata così pregna di eventi epocali, le nuove accuse di mafia al presidente del Senato? Oltretutto,   riferendole, si finirebbe per dare ragione a quei pochi giornalisti che in questi anni han continuato a chiedere conto a Schifani di certe sue liaisons dangereuses, nel silenzio della grande stampa e dei politici di destra e di sinistra (la seconda carica dell’Antistato è attesa con tutti gli onori a Torino, alla festa nazionale del Pd). Anziché riprendere lo scoop dell’Espresso, il Pompiere preferisce anticipare quello ben più succulento di Panorama: il ministro Maroni, fotografato con una simpatica coppola in testa, intima alla mafia di “arrendersi”, mettendo fra l’altro in pericolo qualche prezioso alleato. Ma nessuno pensi che l’occultamento del caso Schifani sia censura o servilismo verso il Pdl. In attesa di tempi migliori, il Pompiere combatte B. con i messaggi subliminali. Ieri infatti pubblicava un succulento articolo sull’isola di Sant’Elena. Capìta la sottile metafora?

Molfetta "zona franca del mar" n. 3 – La Perla del Doge

Esattamente un anno fa il Liberatorio Politico e la sezione molfettese di CittadinazAttiva hanno presentato un esposto alla Procura di Trani, ai Carabinieri e allo stesso Sindaco per denunciare l'occupazione abusiva della battigia da parte dei conduttori del Ristorante la Perla del Doge. Ad oggi non abbiamo saputo nulla delle indagini e neanche dell'eventuale archiviazione.

Sappiamo con certezza invece che il sindaco Azzollini, ha partecipato proprio qualche giorno prima della presentazione dell'esposto al matrimonio del suo addetto stampa presso la Perla del Doge; evidentemente era talmente distratto dai dolci e dallo spumante da non accorgersi che mangiava e ballava proprio su quella parte di battigia occupata in barba alle leggi dello Stato che lui rappresenta.

 

 

ESPOSTO DEL 28 AGOSTO 2009

 

                    Al Procuratore della Repubblica di Trani
                    c/o Comando Compagnia Carabinieri di Molfetta

                    Al Comandante Compagnia Carabinieri di Molfetta

                    Al Comandante Stazione Carabinieri di Molfetta

                    Al Sindaco della Città di Molfetta

Oggetto: Occupazione della battigia e zona demaniale da parte dei proprietari e/o conduttori della sala ricevimenti “La Perla del Doge”.

I sottoscritti rappresentanti del Liberatorio Politico e del movimento CittadinanzAttiva Molfetta – Tribunale del malato, espongono quanto segue:

premesso che l’Ordinanza per il turismo e le strutture balneari della Regione Puglia del 4.6.2009 prevede :


Art.1 – comma 9

I Comuni costieri hanno l’obbligo, compatibilmente con le esigenze di tutela ambientale:

– lettera d) di consentire il libero accesso all’arenile ad intervalli non superiori a 150 m., qualora vi siano opere di urbanizzazione a delimitazione del demanio marittimo; lo stesso obbligo grava su ogni altro Ente titolare di infrastrutture che ostacolano il libero accesso all’arenile; in tale seconda ipotesi i Comuni dovranno promuovere l’attività amministrativa finalizzata alla realizzazione degli accessi.

Art. 2 – comma 1

Sulle aree demaniali marittime della costa pugliese è ASSOLUTAMENTE VIETATO:

– lettera m) organizzare feste, animazioni ed altre forme di intrattenimento all’interno degli stabilimenti balneari, senza autorizzazioni, nulla osta ed altri provvedimenti previsti da normative specifiche, ivi comprese quelle relative all’inquinamento acustico;

– lettera n) occupare con ombrelloni, sedie o sdraio, natanti e/o altre attrezzature mobili ed oggetti di qualsiasi natura la fascia di spiaggia (battigia), ampia non meno di metri 5, destinata esclusivamente al libero transito con divieto di permanenza;

Art. 4 – Capo A – comma 5

– In presenza di arenili di profondità ridotta, la fascia di spiaggia (battigia) destinata al libero transito può essere eccezionalmente rimodulata dalla Regione – Servizio Demanio e Patrimonio – su specifica richiesta del Comune interessato, previa formale acquisizione del parere vincolante della Autorità Marittima, fino al limite minimo di metri 3. Le distanze di cui sopra sono riferite al livello medio del mare e non alla linea di bassa marea.


Art. 4 – Capo A – comma 6

E’ vietata la realizzazione di recinzioni.

Il mancato adempimento di cui all’art. 16 – comma 3 della Legge regionale 17/2006 (rimozione delle recinzioni non autorizzate), costituisce grave violazione agli obblighi concessori e, pertanto, motivo di immediata ed automatica decadenza.

Per una migliore identificazione dell’area in concessione è consentito posizionare, fronte – terra, delimitazioni con sistema a giorno aventi altezza massima non superiore a m. 1,50, realizzate con paletti in legno comunque orditi.

Al fine di assicurare l’uniformità per ambiti territoriali, i Comuni devono emanare disposizioni in ordine alla loro forma, tipologia e colore.

Le porzioni di arenile devono essere, invece, obbligatoriamente delimitate con singoli paletti in legno collegati con ricorsi di corda. Non è consentita alcuna diversa perimetrazione.

Il fronte mare deve restare, comunque e sempre, libero al transito.

… omissis.

Art. 4 – Capo A – comma 8

I concessionari devono garantire il transito libero e gratuito al pubblico, per l’accesso alla battigia, qualora non esistano accessi alternativi in ambiti non superiore a metri 150, a sinistra o a destra rispetto all’ingresso della concessione.

…omissis…

I concessionari devono comunque assicurare il libero e gratuito transito per consentire il raggiungimento della battigia da parte di tutti i soggetti diversamente abili e di un loro accompagnatore.

Costituiscono gravi violazioni agli obblighi concessori e, pertanto, motivo di immediata ed automatica decadenza l’accesso ed il transito libero negato, in assenza di varchi pubblici alla spiaggia in ambito pari o inferiore a quello sopra indicato.

 

Tenuto conto che:

– I proprietari della sala ricevimenti “La Perla del Doge” sita sulla statale Molfetta-Giovinazzo hanno occupato con la loro struttura anche la zona demaniale e la battigia impedendo, di fatto, la fruibilità della spiaggia e il libero passaggio che le leggi vigenti consentono ad ogni cittadino.


Chiedono alle SS.VV. alla luce delle suddette premesse e considerazioni nelle rispettive competenze, di verificare:

se l’ampliamento della struttura in oggetto può considerarsi legittima;

se la concessione demaniale e tutte le leggi collegate sono state rispettate;

– se le attività che si svolgono sulla zona demaniale soprattutto nelle ore notturne, con grave inquinamento acustico, sono coperte da regolari permessi e agibilità;

– se tutta la struttura ha ottenuto l'agibilità dagli uffici competenti per le attività che vi si svolgono;

– se esistono responsabilità amministrative e/o penali a carico di Dirigenti, funzionari pubblici e cittadini che abbiano contribuito, a qualche titolo, a favorire l’occupazione totale dell’area demaniale, qualora la stessa risultasse in contrasto con le leggi vigenti.

Liberatorio Politico – CittadinanzAttiva – Molfetta

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Dopo la Fashion District di Gnutti, Giuseppe Garofano vuole investire a Molfetta con l'eolico

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Dopo i progetti dei parchi eolici offshore arrivano quelli a terra. Questa volta sembra che gli interessi della Società Alerion Energie Rinnovabili s.r.l. siano orientati in una zona tipizzata nel PRG vigente del Comune di Molfetta, come “zona ad uso agricolo”. Il progetto prevede la costruzione di ben 9 torri eoliche a breve distanza dalle nostre torri, più conosciute sotto il nome di Torre Casale e Torre Villotta.
A differenza di quanto è avvenuto per le procedure amministrative che riguardavano la costruzione della centrale Powerflor, anch’essa ricadente in “zona agricola”, questa volta la regione Puglia in prima battuta determina di assoggettare alla procedura di valutazione di impatto ambientale, (V.I.A.) per tutte le motivazioni espresse nella Determinazione Dirigenziale n. 178 del 20.5.2010.
Nella speranza che le numerose incongruità e carenze documentali riscontrate dagli uffici regionali blocchino questa ennesima operazione di assalto selvaggio al nostro territorio ci preme fornire ai cittadini alcune notizie riguardanti la società che ha richiesto l’autorizzazione per l’impianto eolico.
Intanto come riportato nella determinazione regionale la prima società che ha richiesto l’autorizzazione il 30/03/2007, acquisita al prot. n. 5632 del 10/02/2007, è  la Società Zefiro s.r.l.; la stessa società è stata assorbita e incorporata dalla Società Alerion Energie Rinnovabili s.r.l. e quest’ultima comunica l’atto di fusione alla Regione il 14.1.2010 senza allegare alcun atto attestante detta fusione.
Questo dato è già rilevante e dovrebbe farci riflettere sulla natura e l’affidabilità di queste società, ma la nostra ricerca è stata poi orientata verso le figure che amministrano questa società e le sorprese non sono mancate.
Abbiamo scoperto sfogliando la relazione semestrale del Gruppo  ALERION del 30 giugno 2010, che il vice presidente e membro del comitato esecutivo è un certo Giuseppe Garofano. E chi è Giuseppe Garofano? E’ un supermanager, ultimo protagonista rimasto sulla scena del ciclone Mani Pulite e processo ENIMONT, ma soprattutto, socio eccellente dell’Opus Dei.
Per processo ENIMONT s'intende il principale processo giudiziario della stagione di "Mani pulite", svoltosi a Milano tra il 1993 e il 2000, che vide coinvolti i maggiori esponenti politici della Prima Repubblica accusati, insieme ad alcuni imprenditori, di aver intascato una maxi-tangente di 150 miliardi di lire: soldi utilizzati per finanziare i partiti in maniera illegale (il cosiddetto finanziamento illecito).
Le tangenti vennero pagate dal finanziere Raul Gardini per uscire da un affare che non funzionava, l'affare Enimont (fusione dei due poli della chimica, l'Eni – statale – e la Montedison – privata) con l'intermediario Sergio Cusani, dirigente del gruppo Ferruzzi (azionista di maggioranza della Montedison).
Le chiamate in correità che alimentarono le indagini vennero dai dirigenti di Montedison Carlo Sama e Giuseppe Garofano.
Il primo verdetto della Cassazione arrivò il 21 gennaio 1998, condannando in via definitiva Sergio Cusani a 5 anni e 10 mesi.
Il 13 giugno arrivarono le altre condanne definitive;
Arnaldo Forlani: 2 anni e 4 mesi.
Giuseppe Garofano: 2 anni e 3 mesi.
Carlo Sama: 2 anni e 3 mesi.
Renato Altissimo: 8 mesi.
Umberto Bossi: 8 mesi.
Alessandro Patelli: 8 mesi.
Giorgio La Malfa: 6 mesi.
Egidio Sterpa: 6 mesi.
Il 10 luglio venne confermata la condanna di 1 anno e 8 mesi per Paolo Cirino Pomicino, mentre per Bettino Craxi e Claudio Martelli venne deciso che si doveva rifare il processo d'appello; Craxi venne condannato a 3 anni in 2° grado il 1º ottobre 1999 ma la Cassazione non si pronunciò perché pochi mesi dopo, il 19 gennaio 2000 morì in Tunisia. Per quanto riguarda la posizione di Martelli, il 21 marzo 2000 la Cassazione lo condannò definitivamente ad 8 mesi, confermando la sentenza d'appello.
Quindi l’ultima delle numerose vite di Giuseppe «Pippo» Garofano è ecoenergetica. A 65 anni l’ex numero uno della Montedison, detto «il Cardinale» per la sua vicinanza all’Opus Dei, è oggi la mente e il motore del terzo produttore puro di energia verde in Italia: la Alerion Clean Power, che ha piani di crescita ingenti e soci importanti come il fondo per le infrastrutture F2i di Vito Gamberale, il Monte dei Paschi di Siena, la Premafin di Salvatore Ligresti.

Ci chiediamo per Giuseppe Garofano, come abbiamo fatto per Gnutti e “i furbetti del quartierino”, quando hanno messo le mani su Molfetta con i centri commerciali della Fashion District, perché Molfetta, cosa c’è che attrae la finanza sporca verso il nostro territorio?

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I signori della FASHION DISTRICT HOLDING

L. R. n. 11/01 e ss.mm.ii. e R.R. n. 16/06 e ss.mm.ii. – Procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale – Impianto di produzione di energia da fonte eolica da realizzare nel Comune di Molfetta (BA) – Proponente: Zefiro s.r.l..

L’anno 2010 addì 20 del mese di maggio in Modugno (Bari), presso la sede dell’Assessorato all’Ecologia, il Dirigente dell’Ufficio Programmazione, Politiche Energetiche, VIA e VAS, Ing. Gennaro Russo, sulla scorta dell’istruttoria tecnico-amministrativa dell’Ufficio, ha adottato il seguente provvedimento.

Premesso che:
Con istanza del 30/03/2007, acquisita al prot. n. 5632 del 10/02/2007, la Società Zefiro s.r.l. richiedeva al Settore Ecologia dell’Assessorato all’Ecologia di procedere alla Verifica di assoggettabilità a VIA relativamente alla proposta di parco eolico e delle relative opere ed infrastrutture connesse nel territorio del Comune di Molfetta (Ba).
La Zefiro s.r.l., con nota del 24/04/2007 ed acquisita al prot. n. 7097 del 04/05/2007 di questo Settore, comunicava l’errata corrige dei fogli mappali relativi alle torri T1 e T4, così come riportati nella documentazione presentata con l’originaria istanza acquisita al prot. n. 5632 del 10/02/2007.
La Zefiro s.r.l., con nota del 24/04/2007 ed acquisita al prot. 7063 del 03/05/2007 di questo Settore, trasmetteva copia della richiesta del deposito del progetto in oggetto presso il comune di Molfetta.
Il Comune di Molfetta, con nota prot. n, 31543 del 14/06/2007, acquisita al prot. n. 10279 del 24/04/2007 di questo Servizio, comunicava l’attestazione di avvenuta pubblicazione nei tempi di legge a decorrere dal 03/05/07 e l’assenza di osservazioni.
La Società proponente, con nota del 18/06/2007, acquisita al prot. n. 10990 del 03/07/2007 di questo Settore, trasmetteva copia dell’attestazione del deposito presso il comune di Molfetta.
Questo Ufficio, con nota prot. n. 12592 del 31/07/2007, scrivendo alla società proponente e per conoscenza al Comune di Molfetta e all’Assessorato regionale allo Sviluppo Economico, richiedeva integrazioni documentali e, contestualmente, nonostante fossero già stata inoltrata l’attestazione delle pubblicazioni all’Albo pretorio comunale, chiedeva al Comune di provvedere ad effettuare tale adempimento, nonché ad esprimere il parere di competenza ai sensi dell’art. 16 comma 5 della L.R. n.11/2001.
La Zefiro s.r.l., con nota del giorno 11/09/2007, acquisita al prot. n. 14765 del 25/09/2007, trasmetteva a questo Ufficio le integrazioni documentali richieste.
Questo Servizio, con nota prot. n. 11348 del 06/10/2009, scrivendo alla società proponente e per conoscenza al Comune di Molfetta e all’Assessorato regionale allo Sviluppo Economico, richiedeva alla società proponente, documentazione integrativa.
La Società Alerion Energie Rinnovabili s.r.l., con nota del 14/01/2010, acquisita al prot. n. 1948 del 15/02/2007 di questo Servizio, comunicava l’incorporazione con atto di fusione, della società Zefiro s.r.l., senza allegare alcun atto attestante detta fusione.
Di seguito si riportano in modo sintetico le risultanze della valutazione compiuta sulla base della documentazione fornita a corredo dell’istanza.

a – Inquadramento nel PRIE di riferimento
La proposta progettuale, inoltrata all’autorità competente per la verifica di assoggettabilità a VIA in regime transitorio, ex art. 14 del Regolamento regionale n.16/2006, non richiede l’applicazione delle disposizioni del PRIE.

b – Impatto visivo e paesaggistico
Le torri di forma tubolare sono disposte, secondo quanto dichiarato in “Relazione di Impatto Ambientale”, a cluster su file parallele (pag. 5), lungo linee perpendicolari alla direzione del vento predominante ad una distanza di circa 300 m sulla fila e 500 m fra le file parallele (pag. 76). Tuttavia tale disposizione non risulta del tutto evidente.
Il paesaggio è dominato da campi di oliveti, interrotti da altri fruttiferi e piccoli orti. Risultano presenti abitazioni sparse, muretti a secco (pag. 77 “Relazione di Impatto Ambientale”) e una testimonianza storica segnalata dal PUTT/p “Casale e Torre Villotta” a breve distanza dall’impianto.
Per quel che riguarda il dato urbanistico nella “Relazione di Impatto Ambientale” (pag. 6) si afferma che l’area interessata dall’impianto eolico è tipizzata nel PRG vigente del Comune di Molfetta, come “Zona uso agricolo”.
L’impatto visivo dell’opera è stato analizzato, considerando l’intervisibilità su tre bacini diversi a seconda del raggio di visione (inferiore, intermedio, superiore). Inoltre è stata elaborata una carta delle interferenze visive. Ne risulta che, sebbene l’impianto non determini una potenziale barriera visiva (Tavola DISWIND0712-02 Inserimento dell’opera nel paesaggio), il parco eolico sarà visibile dal centro urbano di Molfetta e dai centri vicini solo da posizioni sopraelevate quali tetti di fabbricati, ponti stradali, strade delle periferie affacciate non attigue ad uliveti o da zone periferiche dell’abitato non a contatto con uliveti (pag. 86 “Relazione di Impatto Ambientale”). Per mitigare tale impatto la società proponente prevede torri tubolari con colorazione neutra realizzate con vernici non riflettenti, un layout tale da evitare “l’effetto selva” e la realizzazione di cavidotti interrati.
c – Impatto su flora, fauna ed ecosistemi
Secondo quanto indicato nella”Relazione di Impatto Ambientale” nel sito di intervento è segnalata la presenza quasi esclusiva di colture agricole (prevalentemente oliveti), cui si associa su limitatissime superfici in condizioni di marginalità, una vegetazione spontanea residua rappresentata da una vegetazione arbustiva a macchia a sclerofille. Si afferma infatti che l’area è priva di comunità vegetazionali di rilievo o elementi naturalistici di interesse ai fini della conservazione della biodiversità.
Per quel che attiene la tipologia di oliveti presenti nell’area, non vengono fornite indicazioni tecniche in grado di stabilirne la monumentalità. Nella “Relazione di Impatto Ambientale” si riferisce solo che i pochi ulivi che necessiteranno della rimozione e che rivestono un interesse naturalistico saranno trasferiti all’interno dell’area di proprietà o presso i terreni della sottostazione, quali opere di mitigazione, o messi a disposizione del comune per essere trapiantati presso giardini pubblici o scuole. Sebbene questo Ufficio abbia richiesto opportune integrazioni al riguardo (con nota prot. n. 11348 del 06/10/2009), in quanto le aree interessate dalle piazzole di pertinenza delle torri siano attualmente occupate da ulivi che necessiterebbero la loro rimozione per la realizzazione delle stesse (Tavola DISWIND0712-02 Carta della vegetazione), ad oggi nulla è pervenuto al riguardo.
L’area risulta quindi interessata da terreni a carattere prevalentemente agricolo che, tuttavia rappresentano comunque un ambiente frequentato da numerosi animali (pag. 74 “Relazione di Impatto Ambientale”). Fra le specie di maggior importanza, elencate nella “Relazione di Impatto Ambientale” che frequentano le aree agricole vi sono: tra i mammiferi la volpe (Vulpes volpe) e il riccio (Erinaceus europeus); e per quel che attiene l’avifauna vengono segnalate il parrocchetto monaco (Myiopsitta monachus), il gheppio (Falco tinnunculis), la civetta (Athena noctua) e il gufo comune (Asio otus).
Per mitigare tale impatto la società proponente prevede torri tubolari con color
azione neutra realizzate con vernici non riflettenti, caratterizzati da una lenta rotazione del rotore, un layout tale da evitare “l’effetto selva” e la realizzazione di cavidotti interrati.
d – Rumori e vibrazioni
L’argomento è trattato nella “Relazione di Impatto Ambientale” (pag. 88) e nella “Relazione specialistica: valutazione preventiva del rumore”. E’ verificata l’alterazione del campo sonoro introdotto dall’opera nei confronti di 9 possibili recettori dell’area d’impianto. Tuttavia tale scelta non appare coerente con l’evidente antropizzazione dell’area: in prossimità degli aerogeneratori si rinvengono abitazioni che avrebbero dovuto essere prese in considerazione nell’analisi acustica.
Lo studio prodotto pone inoltre delle condizioni non cautelative, considerando il rumore di fondo assente (pag. 7 “Relazione specialistica: valutazione preventiva del rumore”), e non fornisce il valore dei differenziali di Leq fra il rumore generato dagli aerogeneratori e lo stesso rumore di fondo in corrispondenza dei recettori considerati come richiesto dal R. R. 16/06.
Stante questi limiti di partenza, che inficiano l’efficacia dello studio, si arriva alla conclusione che in nessun caso il livello acustico in corrispondenza dei recettori individuati non supera mai i 45 dB(A), mentre la rumorosità dell’intero parco a pieno regime alla periferia dell’abitato di Molfetta e della zona di futura espansione urbana è minore di 35 dB.
È stata quindi realizzata la Tavola DISWIND0712-02 Carta delle curve del livello sonoro prodotto dall’impianto eolico, secondo la quale in prossimità del parco eolico si rinvengono quattro fasce caratterizzate da 35-40 dB (A), da 40-45 dB (A), da 45-50 dB (A) e da 50-55 dB (A), in corrispondenza delle torri. Si evidenzia che tale valore (50-55 dB(A)) non è coerente con il rumore generato dalle stesse torri che è stabilito mediamente pari a 106,1 dB (A) (pag. 5”Relazione specialistica: valutazione preventiva del rumore”).
Lo studio nel suo complesso si rivela pertanto insufficiente e tale da non assicurare il rispetto delle verifiche di impatto acustico. Tale criticità interessa tutti gli aerogeneratori.

e – Campi elettromagnetici ed interferenze
Lo studio prodotto nella”Relazione specialistica: valutazione preventiva dei campi elettromagnetici”, verifica il rispetto della normativa per quanto riguarda i campi magnetici generabili dal parco eolico.
Per quanto riguarda il campo generato dalla torre, si prevede che i trasformatori possano essere posizionati all’interno delle stesse nella navicella o alla base. In entrambi i casi il campo generato dal trasformatore a 50 cm dalle pareti della cabina è inferiore al valore di 3 mT per scendere al di sotto del limite di 0,2 mT a 5 m.
Per quel che attiene l’andamento del campo magnetico in prossimità dell’elettrodotto, costituito da cavi unipolari a trifoglio interrati in uno scavo posti su di un letto di sabbia o di terreno vagliato a una profondità minima di 1.20-1.50 m dal p.c., il progetto segnala che questo risulta trascurabile (a 20 cm dal p.c. si prevede un campo pari a 1,21 mT).
Per quanto riguarda la sottostazione il valore più elevato di induzione magnetica è pari a 6-15 mT che scendono al di sotto dei limiti di 1 mT in corrispondenza della recinzione della stazione. Lo stesso dicasi per i collegamenti alla cabina primaria interna presenti all’interno dell’area elettrica chiusa.

f – Norme di progettazione
Le opere civili ed infrastrutturali previste saranno costituite da: strutture di fondazione delle torri degli aerogeneratori, piazzole di pertinenza, adeguamento e manutenzione della viabilità esistente e realizzazione della viabilità interna, scavi per il posizionamento dei cavidotti (Disciplinare descrittivo e prestazionale degli elementi tecnici).
Per la opere di elettrificazione si prevedono invece: sistemazione di recinzione dell’area della stazione su fondazioni in calcestruzzo, realizzazione di strutture di fondazione degli apparati elettromeccanici, di reti di cavidotti interrati, pavimentazioni dei piazzali, di fabbricati per gli apparati di protezione, sezionamento, controllo e per i sistemi di telecontrollo.

g – Dati di progetto e sicurezza
Nella Relazione specialistica: calcolo della gittata degli elementi rotanti viene citato lo studio scientifico Failure of rotorblades – Analysis of dangers for the environs of wind turbine di T. Hahn e J. Kroning, dal quale si evince che impiegando un aerogeneratore di 100 m di diametro si ottiene un valore di gittata massima pari a 238.08 m. Tuttavia il proponente, fornisce un valore di gittata massima, e quindi di massima distanza in cui il frammento tocca il suolo, pari a circa 300 m (pag. 6).
L’osservazione dell’ortofoto CGR 2005 mostra la presenza di fabbricati, posti all’interno di tale buffer dalle torri, la cui esistenza, destinazione e natura avrebbe dovuto essere opportunamente segnalata, valutata ed approfondita nella documentazione tecnica posta a corredo dell’istanza. Tale criticità, per quanto rilevabile dalle ortofoto 2005, interessa tutti gli aerogeneratori.

h – Norme tecniche relative alle strade
L’accesso agli aerogeneratori avverrà attraverso la viabilità esistente, che sarà adeguata ed ampliata per consentire il transito dei mezzi di trasporto eccezionali (0,95 km) integrata da brevi tratti di viabilità di servizio su proprietà privata per assicurare l’accesso alle piazzole (1,95 km) (pag. 80 Relazione di Impatto Ambientale). L’indicazione planimetrica circa la viabilità da adeguare e da realizzare è contenuta nella Tavola DISWIND0712-03 Viabilità parco eolico su mappa catastale. Lungo la viabilità esistente e di nuova realizzazione sarà posta particolare cura alle scarpate, con interventi di sostegno e di realizzazione di opere d’arti minori ai fini della regimazione delle acque per il miglior inserimento delle opere stesse (pag. 80 Relazione di Impatto Ambientale).

i – Norme sulle linee elettriche
Secondo quanto indicato nella “Relazione di Impatto Ambientale”, da ogni aerogeneratore dipartirà un cavo, che si immetterà nella rete MT, costituita da cavidotti interrati (profondità minima di 1.20-1.50 m) i quali, percorrendo la viabilità esistente o da realizzare, trasporteranno l’energia prodotta dall’impianto sino a due cabine di smistamento nei pressi delle torri T2 e T6 (stazioni di trasformazione MT/AT) (Tavola DISWIND0712-03 Rete elettrica parco eolico su mappa catastale). La Tavola DISWIND0712-03 Particolari tipologici degli elementi tecnici:strade e cavidotti contiene le possibili tipologie di elettrodotti e i possibili posizionamenti degli elettrodotti all’interno delle sezioni stradali.
La sottostazione di trasformazione e di allacciamento verrà realizzata in adiacenza alla cabina primaria di Enel Distribuzione “Molfetta” a 150 kV a sud ovest dell’abitato di Molfetta, descritta planimetricamente nella Tavola DISWIND0712-03 Elettrodotto Cabina di smistamento-Sottostazione su scala media. La lunghezza dei cavidotti è di 2,2 Km e 3,6 Km dalle cabine di smistamento dei due gruppi alla sottostazione

j – Pertinenze
Gli aerogeneratori avranno una struttura di fondazione con plinti in calcestruzzo armato. Le piazzole (20 m x 20 m), in corrispondenza di ciascun aerogeneratore, saranno realizzate, con fondazione in misto cava per lo spessore di 40/60 cm e in misto granulometrico stabilizzato con l’uso di geotessile per lo spessore di 10 cm, per accogliere i mezzi di servizio durante la vita dell’impianto. Sar&ag
rave; realizzata una piazzola provvisoria (30 m x 70 m o 40 m x 50 m) per ospitare i mezzi di sollevamento e la componentistica della torre (pag. 79 “Relazione di Impatto Ambientale”).

k – Fasi di cantiere
Sebbene l’argomento non sia trattato in maniera esaustiva, nella “Relazione di Impatto Ambientale” si evidenzia che la realizzazione dell’opere avverrà nell’arco di 10-18 mesi con fasi consequenziali che consentiranno di contenere le operazioni in punti limitati del sito.

l – Dismissione e ripristino dei luoghi
Secondo quanto indicato nella “Relazione di Impatto Ambientale, l’impianto a fine esercizio verrà dismesso e verranno ripristinati da un punto di vista geomorfologico e vegetazionale i luoghi allo stato originario, senza eliminare tutte le opere realizzate ex-novo (fondazioni profonde, strade, piazzole, ecc).
Le opere programmate sono:
1. Rimozione degli aerogeneratori e delle cabine di trasformazione
2. Demolizione di porzione di platee di fondazione degli aerogeneratori
3. Sistemazione delle aree interessate
4. Rimozione delle cabine di smistamento e sezionamento
5. Rimozione delle linee elettriche
6. Ripristini vegetazionali

m – Misure di compensazione
L’argomento, di rilevante importanza ai fini della valutazione ambientale, non risulta assolutamente approfondito.

Conclusioni
L’istanza in oggetto prevede la realizzazione di n. 9 torri eoliche nel territorio di Molfetta.
In tutta la zona è rilevante la presenza di oliveti, che interesserebbero in particolare le torri e le piazzole di pertinenza. Dagli elaborati forniti non è possibile escluderne la monumentalità, sebbene tale aspetto sia stato oggetto di richiesta specifica, mai evasa, alla società proponente.
Nell’area si rinviene una diffusa presenza antropica, come evidenziato dall’Ortofoto 2005. Tale aspetto è stato sminuito nella documentazione posta a corredo dell’istanza. Tuttavia esso si ripercuote sia sulle problematiche connesse alla sicurezza sia su quelle relative al rumore ed alle vibrazioni, che, vista la loro rilevanza, meritano di essere trattate in maniera più organica ed approfondita. In effetti l’analisi acustica, che da un lato pone delle condizioni che lo stesso regolamento non prevede e dall’altro ha valutato solo alcuni ricettori, risulta pertanto del tutto inadeguata e inficia l’efficacia e la rappresentatività dello studio.
A ciò si aggiunge anche che la documentazione fornita (Tavola DISWIND0712-01 Centrale eolica: Piano regolatore generale e buffer dal limite dell’area edificabile urbana) omette la delineazione dell’area edificabile urbana (zone A, B, C, F, ecc.) dello strumento urbanistico vigente, che non permette la verifica del buffer di 1000.
Infine è da segnalare l’assenza del parere del comune di Molfetta, obbligatorio ai sensi dell’art. 16 co. 5 – L..R. 11/01 e ss.mm.ii..

Considerato che:
A)
– il progetto risulta conforme a quanto prescritto dall’art. 14, co.2, lett. a) del RR n. 16/06, in quanto gli aerogeneratori non ricadono nelle aree in esse indicate; per questo motivo il progetto risulta conforme all’art. 5, lett. l), del Decreto del Ministero dell’Ambiente del 17 ottobre 2007 e dall’art. 5, lett. n), del R.R. 22 dicembre 2008 n. 28;
– il progetto non risulta conforme a quanto prescritto dall’art. 14 del RR n. 16/06, co.2, lettere:
3 h) poiché la documentazione fornita (Tavola DISWIND0712-01 Centrale eolica: Piano regolatore generale e buffer dal limite dell’area edificabile urbana) omette la delineazione dell’area edificabile urbana (zone A, B, C, F, ecc.) dello strumento urbanistico vigente per la verifica del buffer di 1000;

B)
– il progetto risulta soddisfare i criteri di cui all’art. 14, co. 3, del R.R. n. 16/06;

C)
– il progetto non risulta conforme a quanto prescritto dall’art. 14, co.4 con riferimento ai contenuti indicati nell’art. 10, c.1 lettere:
3 c) per tutti gli aerogeneratori;
3 d) per tutti gli aerogeneratori;
3 g) per tutti gli aerogeneratori.

Il presente parere si riferisce unicamente all’assoggettamento del progetto proposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale e, pertanto, non sostituisce tutti gli altri pareri ed autorizzazioni richieste dalla normativa vigente in materia ai fini della legittima realizzazione del progetto medesimo.

Il proponente, laddove interessato, ha facoltà di presentare la relativa istanza di V.I.A., corredata di tutti gli atti e i documenti prescritti dalla L.R. 11/2001 e s.m.i. nonché dal R.R. 16/2006, entro il termine di 30 giorni decorrenti dalla data di notifica del presente provvedimento. In tale ipotesi, così come disposto dalla D.G.R. n. 2467/2008, ai fini della decorrenza dei termini della procedura di V.I.A., eventualmente predisposta dalla società istante, farà fede la data di presentazione dell’originaria istanza di verifica di assoggettabilità a V.I.A. Laddove, invece, l’eventuale presentazione dell’istanza di V.I.A. avvenga dopo che sia già decorso il predetto temine di 30 giorni, si considera valida la relativa istanza come avvio di nuovo procedimento, al quale si applicheranno le leggi e le norme vigenti al momento di presentazione dell’istanza in base al principio del “tempus regit actum”.
Rimane inteso che, affinché si consideri valida la data dell’stanza di screening per la decorrenza dei termini della procedura di V.I.A., la posizione degli aerogeneratori (identificata dalle coordinate Gauss-Boaga), deve rimanere invariata rispetto a quella dell’originaria istanza di screening. In caso contrario, l’istanza si intenderà riferita ad un nuovo procedimento che sarà soggetto alle norme di legge e di regolamento vigenti.

IL DIRIGENTE DELL’UFFICIO PROGRAMMAZIONE,
POLITICHE ENERGETICHE, V.I.A. E V.A.S.

VISTA la Legge Regionale 4 febbraio 1997 n. 7 e s.m.;

VISTA la deliberazione della Giunta Regionale n. 3261 del 28/7/98 con la quale sono state emanate direttive per la separazione delle attività di direzione politica da quelle di gestione amministrativa;

VISTE le direttive impartite dal Presidente della Giunta Regionale con nota n. 01/007689/1-5 del 31/07/98;

VISTA la L.R. n. 11/2001 e s.m. ed i.;

VISTO il R.R. n. 16/2006;

VISTA e CONSIDERATA la sopra riportata istruttoria effettuata dal competente Ufficio del Servizio Ecologia;

RICHIAMATI gli artt. 16 e 21 della L.R. n. 11/2001 e s.m. ed i.

VISTA la deliberazione della Giunta Regionale n. 1462 del 01/08/2008 e la successiva DGR n. 2467/2008 con la quale sono state approvate “Linee guida per la armonizzazione delle procedure regionali ai fini del rilascio dell’autorizzazione unica alla costruzione e all’esercizio degli impianti eolici”;

VISTA altresì la D.G.R. n. 595 del 03.03.2010 recante chiarimenti ai limiti di applicabilità delle disposizioni di cui alla D.G.R. n. 2467/2008;

PRESO ATTO delle risultanze dell’istruttoria resa dall’Ufficio competente.
COPERTURA FINANZIARIA AI SENSI DELLA L.R. N. 28/2001 e s.m.i.
La presente determinazione non comporta implicazioni di natura finanziaria sia di entrata che di spesa e dalla stessa non deriva alcun onere a carico del Bilancio Regionale

DETERMINA

• di assoggettare alla procedura di valutazione di impatto ambientale, per tutte le motivazioni espresse in narrativa che qui si intendono integralmente riportate, il progetto relativo all’impianto eolico nel Comune di Molfetta (Ba) proposto con istanza del 30
/03/2007 dalla Società Zefiro s.r.l. con sede legale in Milano alla Via Durini, 16/18 – cap. 20122;

• di notificare il presente provvedimento agli interessati a cura del Servizio Ecologia;

• di far pubblicare il presente provvedimento sul B.U.R.P.;

• di dichiarare il presente provvedimento esecutivo;

• di trasmettere copia conforme del presente provvedimento al Servizio Segreteria della Giunta Regionale.

Avverso la presente determinazione l’interessato, ai sensi dell’art. 3 comma 4° della L. 241/90 e ss.mm.ii., può proporre nei termini di legge dalla notifica dell’atto ricorso giurisdizionale amministrativo o, in alternativa, ricorso straordinario (ex D.P.R. 1199/1971).

I sottoscritti attestano che il procedimento istruttorio è stato espletato nel rispetto della vigente normativa nazionale, regionale e comunitaria e che il presente provvedimento è conforme alle risultanze dello stesso.

Il funzionario istruttore Il funzionario amministrativo
Dott.ssa Antonia Sasso Avv. Giorgia Baarbieri

Il Dirigente dell’Ufficio V.I.A./V.A.S.
Ing. Gennaro Russo

Anche il lungomare ha avuto la sua “Notte di stelle”


Nel firmamento della movida molfettese mancavano solo due stelle per illuminare di più il nostro malinconico lungomare.
Dopo aver cancellato il nome della loro ultima sezione politica, forse in attesa di nuove collocazioni strategiche nel ciclico cambio di casacca che ha caratterizzato il loro punto di riferimento nella galassia, l’attuale commissario dell’Udc molfettese, Robert Amato e Saverio di Gioiacoordinatore dei giovani Udc Molfetta, hanno cambiato momentaneamente mission.
Dopo aver presentato una petizione popolare per la riqualificazione del Lungomare Colonna hanno deciso di mettersi in gioco personalmente e sono scesi in campo come “animatori” per far vivere almeno una “notte di stelle” al nostro lungomare.
Questa amministrazione comunale elargisce contributi e patrocini a chiunque ne faccia richiesta, l’importante che il richiedente respiri.
Ma i nostri due concittadini non potevano chiedere al Comune il patrocinio della loro manifestazione come partito politico e allora Saverio di Gioia la richiesta l’ha presentata come presidente della Cooperativa Oltre Confine”, mentre l’Amato, figlio del più noto e amato Pino, entra in ballo come organizzatore.

Ad aiutarli il portavoce degli esercenti del Lungomare, Francesco de Robertis, che è stato consigliere comunale dell’UDC, giusto il tempo in cui Pino Amato era agli arresti e che in una conferenza stampa tenuta dall’UDC i primi di luglio dichiarava: Non abbiamo mai ottenuto nulla da questa amministrazione.

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/08/manifetso_notte_di_stelle_2010.jpgAncora una volta loro sono più fortunati (o raccomandati?) di tutti i comuni responsabili di associazioni esistenti a Molfetta.
Abbiamo più volte criticato la facilità e velocità con cui certe richieste di patrocinio e contributo, fossero eseguite, vedi Fondazione Valente o l’ormai famoso “Beer Music Festival”, ma questa volta crediamo che la cooperativa Oltreconfine abbia superato tutti.
La delibera n. 212 del 12.8.2010 riporta testualmente: “l’Associazione OLTRECONFINE con nota prot. n. 45678 del 9 agosto ha prodotto istanza per la richiesta di patrocinio per la manifestazione
Notte di Stelle serata di intrattenimento sportivo, culturale e musicale da svolgersi prevalentemente al Lungomare M. Colonna il 26 agosto”.
Sono trascorsi solo tre giorni tra la richiesta e la delibera, un vero record dell’efficienza amministrativa, peccato che ci sia solo per alcuni cittadini e non per tutti.
Una delibera molto strana perché licenziata da soli 6 assessori su 10 con l’assenza del Sindaco.
Ma quello che devono chiarire Amato e di Gioia sono le loro dichiarazioni rese nei numerosi comunicati stampa in cui annunciano la manifestazione  con il patrocinio del Comune di Molfetta e la sponsorizzazione delle attività commerciali del lungomare e Radio Idea media partner. 
A leggerlo così il comunicato, lascia credere ai cittadini che la sfida della cooperativa Oltreconfine e dei giovani Udc, contro l’amministrazione comunale, è stata sostenuta economicamente da sette attività commerciali del lungomare, mentre il comune ha solo patrocinato il tutto facendo affiggere gratuitamente i manifesti sulle plance comunali e ha offerto l’occupazione gratuita del suolo pubblico.
Ma la delibera n. 212 dice anche che il giovanotto della cooperativa Oltreconfine ha ottenuto un piccolissimo contributo dall’amministrazione comunale pari a 1.000,00 euro.
Naturalmente la cifra è irrisoria rispetto alle decine di migliaia di euro che vengono elargite ad altre associazioni, ma noi contestiamo le modalità con cui si rilasciano i contributi.
Intanto questi signori non possono sputare nel piatto in cui mangiano e se vogliono dimostrare all’amministrazione di poter fare meglio di loro, lo facciano con gli sponsor privati e paghino i diritti di affissione come tutti gli altri non raccomandati.
L’amministrazione verifichi la congruità della richiesta di chicchessia. Se il richiedente ha dichiarato che l’iniziativa è sponsorizzata da altre attività commerciali si quantifichi il contributo ricevuto dai privati.
In questo caso la delibera parla di Associazione Oltreconfine mentre nei comunicati stampa e sul manifesto si parla di Cooperativa, di conseguenza ci chiediamo se l’amministrazione comunale può elargire dei contributi ad una cooperativa tra l’altro diretta da un responsabile di un’organizzazione politica.

 

Mentre il Sindaco e le altre autorità tacciono, ritorna l’alga tossica

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E’ trascorso un anno da quando abbiamo denunciato con un esposto (segue testo) il silenzio del Sindaco Azzollini in materia di prevenzione e informazione sui temi della bonifica bellica in atto e della proliferazione dell’alga tossica, e da allora il silenzio si è esteso alla Prefettura, Procura di Trani, ai Carabinieri e alla Capitaneria di Porto.
In questi giorni si registrano, su tutto il nostro litorale, decine e decine di casi di malessere con febbre alta e sintomatologia tipica da inalazione da aerosol da alga tossica, mentre continua la persistente latitanza del Sindaco e delle autorità preposte in materia di prevenzione.
Il Sindaco distratto dai tifosi delle squadrette di calcio e dalla Tosca di turno, ha dimenticato, come ogni anno, di affiggere nei tempi dovuti il manifesto di prevenzione per l’alga tossica.
Nonostante i dati diffusi dall’ARPA Puglia siano stati negativi fino a fine luglio (mancano ad oggi i dati di agosto), con zero cellule di alga tossica presenti per litro di acqua, negli ultimi 10 giorni i casi di intossicazione sono stati tanti e come al solito non registrati al pronto soccorso.
Ancora una volta sollecitiamo gli organi competenti a dare delle risposte alle nostre domande e alle nostre denunce, mentre invitiamo tutti i cittadini che avessero problemi derivanti da inalazione di aerosol marino tossico di farsi refertare al pronto soccorso, in modo da creare una banca dati che ad oggi manca, o per lo meno non si conosce.
 
http://liberatorio.splinder.com/post/21150884/esposto-su-alga-tossica-e-bombe-chimiche
 
 
        Ill.mo Signor
       Prefetto di Bari
        c/o  Comando Compagnia Carabinieri
        di Molfetta
 
        Ill.mo Signor
        Procuratore della Repubblica
        di Trani                                  
        c/o Comando Compagnia Carabinieri
        di Molfetta
 
         Ill.mo Signor
        Comandante Compagnia Carabinieri
        di Molfetta
 
        Ill.mo Signor
        Comandante Stazione Carabinieri
        di Molfetta
 
        Ill.mo Signor
        Comandante della Capitaneria
        di Porto di Molfetta.
 
 
…omissis…
 
Premesso di aver richiesto più volte al Sindaco di Molfetta, Sen. Antonio Azzollini, con lettere del 25 luglio 2008, del 20 agosto 2008e 29 luglio 2009(allegati n. 1, 2, 3):
 
– di informare la cittadinanza con report settimanali o quindicinali sullo stato di salute delle acque e delle zone balneabili del nostro territorio rispetto alla presenza delle bombe chimiche e dell’alga tossica;
– di rendere pubbliche le indagini fatte dall’istituto ISPRA (ex ICRAM) sullo stato delle bombe a caricamento chimico che giacciono nel nostro mare e degli eventuali pericoli che rappresentano per la salute pubblica e per l’ecosistema;
– di monitorare le acque antistanti Torre Gavetone ed altre zone per verificare la presenza di sostanze chimiche riconducibili alle bombe chimiche presenti;
– di conoscere quanto prima i divieti di balneazione su tutto il nostro litorale con le relative motivazioni;
– di conoscere lo stato di salute del nostro mare con i risultati delle analisi dell’acqua eseguiti dalla locale ASL e Arpa Puglia, in riferimento anche alla presunta presenza di sostanze tossiche provenienti dal materiale bellico a caricamento chimico presente nei nostri fondali;
– di conoscere gli esiti degli esami tossicologici eseguiti dalle autorità preposte sul pesce pescato e venduto nel nostro territorio;
– di conoscere il numero, la tipologia, il sito di ritrovamento e il tipo di caricamento degli ordigni ritrovati sui fondali del nostro mare durante l’operazione di bonifica in atto;
– di conoscere i tempi e le modalità delle successive azioni di bonifica, in particolare quelle riguardanti lo specchio d’acqua antistante Torre Gavetone.
– di aver presentato presso la Direzione dell’ARPA Puglia il 25 agosto 2008(allegato n. 4) una richiesta di monitoraggio delle acque marine comprese nello specchio d’acqua antistante Torre Gavetone per verificare eventuali presenze di sostanze tossiche riconducibili agli ordigni bellici a caricamento chimico presenti (l’area da sottoporre ad indagine, a nostro modesto parere, non dovrebbe essere solo quella più vicina alla riva; in accordo con gli enti che stanno già operando nella zona per lo sminamento, bisognerebbe monitorare anche le aree marine in cui sono state già individuate le bombe a caricamento chimico e/o i fusti metallici che contengono altre sostanze chimiche tossiche);
– di aver riferito all’ARPA Puglia, nella stessa comunicazione del 25 agosto 2008, di un grave caso di infiammazione vaginale dovuto a sostanze tossiche non note che tutt’oggi costringono la donna interessata a cure ed interventi chirurgici particolarmente dolorosi.
 
Considerato che:
 
– è in atto l’operazione di bonifica da ordigni bellici nel porto di Molfetta, nell’ambito dell’ “Accordo di Programma per la definizione del Piano di Risanamento delle Aree Portuali del Basso Adriatico” dalla Legge finanziaria 448 del 2001;
– il progetto coinvolge i ministeri dell’Interno, della Difesa, dell’Ambiente insieme a Regione Puglia e Comune di Molfetta e individua due aree di intervento prioritario quali il Porto di Molfetta e l’area costiera tra Molfetta e Giovinazzo (presso località Torre Gavetone);
– l’ATI Lucatelli s.r.l., impegnata nel servizio di ricognizione e bonifica da ordigni bellici del fondale marino del Nuovo Porto Marittim, in data 02.01.2006, fa richiesta di sospensione del servizio essendo impossibilitata a proseguire avendo individuato una nuova zona particolarmente intasata, detta “zona rossa”, georeferenziata di superficie mq.118.000 circa, in cui si è scoperto una concentrazione subacquea di ordigni esplosivi residuati bellici di vario genere, scaricati in mare nel dopoguerra, di notevole entità, dell’ordine delle centinaia di unità;
– sono stati individuati, tra gli altri ordigni, anche fusti deteriorati di aggressivi chimici;
– negli ultimi tre anni, a Molfetta, sono stati numerosi i casi di cittadini che sono rimasti vittime di intossicazioni dovute alla permanenza in acqua o nelle vicinanze della battigia, o all’inalazione dell’aerosol marino in particolari condizioni climatiche.
 
Tenuto conto cheil Liberatorio Politico non ha mai ricevuto risposte dal Sindaco Azzollini in merito alle numerose domande e sollecitazioni sulle tematiche riguardanti gli ordigni a caricamento chimico e alga tossica, di cui in premessa e allegati,
 
chiede alle SS.VV.:
 
– di verificare se la mancata informazione e l’attività omissiva messa in atto dal Sindaco Antonio Azzollini e/o da enti e/o da terzi, nei confronti del Liberatorio Politico e della cittadinanza molfettese, possa configurarsi in un reato amministrativo e/o penale a carico degli stessi;
 
– di verificare se tutte le operazioni in atto a Molfetta di bonifica da ordigni bellici siano svolte nel rispetto dei protocolli di specie e nel rispetto della salute pubblica e salvaguardia dell’ecosistema;
 
– di verificare se la diminuzione del pescato negli ultimi anni nel nostro mare è dovuto alla presenza di eventuali sostanze chimiche sversate da bombe e fusti (contenenti sostanze e gas tossici) corrosi dal tempo;
 
– di verificare se nei fondali marini antistanti Torre Gavetone  ed altre zone costiere limitrofe ci sono ancora delle bombe depositate sui fondali e cementate, come affermato dal capitano Acquatico in una intervista del 9 sett. 2008 (allegato n. 5), oppure stoccate in un deposito subacqueo creato in una insenatura naturale poco distante da Torre Gavetone (allegato n. 6);
 
… omissis…
 
Questi sono gli allegati che sono stati presentati con l'esposto.
 
All. n. 1
http://liberatorio.splinder.com/post/17909967/La+salute+prima+del+porto
 
All. n. 2 – lettera del 13 agosto ma protocollata il 20 agosto 2008
http://liberatorio.splinder.com/post/18075328/Lettera+aperta+al+Sindaco+Azzo
 
All. n. 3 – lettera del 28 luglio e protocollata il 29 luglio 2009
http://liberatorio.splinder.com/post/21039310/Tra+bombe+chimiche+e+alghe+tos
 
All. n. 4 –   lettera Arpa del 25 agosto 2008
http://liberatorio.splinder.com/post/18170648/Presenza+bombe+all’iprite%2C+r
 
All. n. 5
http://www.molfettalive.it/news/news.aspx?idnews=6462
 
All. n. 6
http://www.marina.difesa.it/attivita/operazioni/bonificalitorale/index.htm

Perché solo la “Tosca” a tutti? Il dibattito è aperto

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/08/tosca.jpg

 


Dopo la pausa di ferragosto tornano gli appuntamenti di piazza e ancora una volta è il dott. Pietro Centrone al centro dell’attenzione di questa estate molfettese. 

Non è ancora giunto il momento del suo esordio come assessore alla cultura “in pectore”, ma si presenta puntuale in conferenza stampa ad annunciare l’evento culturale settimanale in cartellone.

Preferisce presentarsi ai giornalisti in compagnia di suo cognato, il sindacosenatorepresidente Azzollini, ma non disdegna l’affiancamento all’assessore di turno; abbiamo capito che il suo ruolo, tante volte annunciato,  di “assessore ombra” alla cultura è stato quasi istituzionalizzato.

Questa volta si è presentato con “La Macina” una delle tante associazione/o organizzazioni che sono state sponsorizzate dall’amministrazione Comunale e da lui in veste di Presidente della “Fondazione Vincenzo Maria Valente”.

Evidentemente il dott. Centrone vuole farsi perdonare dal compianto Vincenzo Maria Valente, promotore e fondatore dell’omonima Fondazione, per non aver promosso fino in fondo, in questi anni, le sue volontà testamentarie.

Lo statuto della Fondazione prevede la promozione di stagioni concertistiche, concorsi musicali, convegni culturali, conferenze, attività continuative di un coro polifonico e di un’orchestra, oltre alla gestione dei concerti e manifestazioni musicali. 

Vincenzo Maria Valente aveva chiesto nel suo testamento che l’attività della Fondazione fosse collegata alla scuola popolare di musica “A. Dvorak” per incrementare la didattica musicale, creando premi e concorsi musicali al fine di incoraggiare giovani talenti di ogni età all’arte della musica anche con finalità non professionali.
 

https://i2.wp.com/www.liberatorio.it/IMG/Tosca_e_pizza_23082010_LR.JPGLa Fondazione non ha per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di attività commerciali e pertanto non ha scopo di lucro. La sua finalità è quella di incrementare il livello culturale della città di Molfetta e in particolare quello musicale. 

Principio ispiratore della Fondazione è la promozione in tutti gli strati sociali di un processo formativo che consideri la musica come valore educativo, prima ancora di quello professionale, spettacolare, ricreativo e terapeutico: l'educazione musicale infatti costituisce un diritto del cittadino

Dopo aver disatteso per tanti anni la volontà e lo spirito della Fondazione Valente, rivolgendosi esclusivamente al salotto buono della città, sponsorizzando, anche economicamente, manifestazioni musicali rivolte a pochi cittadini, l’amministrazione Comunale e il dott. Centrone  hanno pensato di onorare il prof. Valente regalando alla città l’anteprima dell’opera pucciniana “Tosca”.

Ancora una volta vogliamo chiarire che non ci interessa entrare nel merito della critica artistica della manifestazione, ma vogliamo sviluppare una riflessione sulle dinamiche che muovono le scelte culturali dell’amministrazione comunale e il finanziamento delle stesse. 

A tal proposito è apparsa solo ieri sul sito on-line del Comune di Molfetta la delibera n. 202 del 30.7.2010 con cui la giunta comunale ha finanziato con 10.000,00€ l’opera presentata dall’Associazione Culturale “La Macina” di Bitonto.

Nella suddetta delibera non c’è parso di leggere alcun riferimento alla Fondazione Valente, al suo presidente e alla scuola di musica  “A. Dvorak”; invece ci ha incuriosito un passaggio del testo della premessa che lasciamo al giudizio dei lettori: … “Esaminato il preventivo di spesa che somma ad € 30.000,00 il costo complessivo per l’organizzazione dell’evento; verificato che la richiesta risulta compatibile con le normative vigenti e con le linee programmatiche del Comune data l'approssimarsi della stagione invernale e l'esigenza di porre in essere eventi che favoriscano il flusso turistico verso la città di Molfetta…”.

Abbiamo anche letto sulla stampa regionale che lo stesso spettacolo debutterà oggi 24 agosto nell’ambito del “Bitonto Opera Festival” con il patrocinio ed il contributo del Comune di Bitonto, di Provincia e Regione.

Alla luce di queste premesse vogliamo porre alcune domande al nostro sindaco Azzollini e all’assessore al Marketing Territoriale Giacomo Spadavecchia.

Quali sono le normative vigenti che rendono compatibile la richiesta di un contributo di 10.000,00, su di una spesa preventivata di 30.000,00€?

Quali sono “le linee programmatiche del Comune data l'approssimarsi della stagione invernale e l'esigenza di porre in essere eventi che favoriscano il flusso turistico verso la città di Molfetta…”? (questo lo vogliamo proprio sapere)

Il Comune di Bitonto, la Provincia e la Regione hanno contribuito economicamente per l’allestimento della stessa opera per il debutto del 24 agosto a Bitonto?

Il Comune di Molfetta ha finanziato le prove generali della “Tosca” e le spese di allestimento dello spettacolo per l’esordio a Bitonto?

La Fondazione Valente ha contribuito economicamente, e in quale misura, all’allestimento dell’opera?

Perché l’amministrazione comunale in questa occasione ha offerto la libera fruizione dello spettacolo e nelle altre, sponsorizzate dalla Fondazione Valente, chiude perfino “la visibilità” delle manifestazioni pagate con i soldi dei contribuenti occupando una parte di città che è di tutti?

Nella speranza di ricevere delle risposte, invitiamo l’amministrazione comunale ad offrire gratuitamente alla cittadinanza anche i prossimi spettacoli in piazza e se proprio il budget messo a disposizione dall’amministrazione non riesce a coprire le spese, ben vengano i posti a sedere a pagamento ma che sia consentito a chi non può permettersi neanche il biglietto più basso di fruire lo spettacolo almeno in piedi dietro le transenne.

A bordo di un escavatore rapinano il supermercato Famila

E' accaduto questa notte. Ancora da quantificare il bottino

di La Redazione (http://www.molfettalive.it/news/news.aspx?idnews=13237)

Sottraggono un escavatore da un cantiere vicino e assaltano il vicino supermercato.

E' accaduto questa notte sulla strada Molfetta-Giovinazzo, ai danni del "Famila". Una banda di ladri, forse quattro, servendosi dell'automezzo, ha portato via la cassa continua dell'esercizio commerciale.

Ancora da quantificare il bottino. Il supermercato non è nuovo a fatti del genere. 

Un furto, a pochi giorni dall'inaugurazione, era stato messo a segno il 15 dicembre dello scorso anno, seguito da un altro il 16 febbraio di quest'anno. Diversa la modalità, con i ladri che si erano introdotti nella struttura dopo aver praticato un foro nella parete esterna.

Sul caso indaga la compagnia dei carabinieri di Molfetta, che si servirà anche delle immagini del circuito di videosorveglianza.

 

Nella casa dei misteri oggi simbolo della lotta alla mafia

Viaggio a Corleone nella palazzina che ha ospitato la latitanza del super boss. Adesso lo stabile è diventato la casa delle associazioni impegnate nella lotta alle cosche. Don Luigi Ciotti: 'Ora questi misteri vogliamo cominciare a svelarli'.

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/08/183804632-d717f31c-10c2-489e-b6b5-cc442e225617.jpg

di Salvo Palazzolo (www.repubblica.it/…)

E' ancora la casa di molti misteri. Cortile Colletti 2, Corleone. Dove Bernardo Provenzano si sarebbe rifugiato più volte durante la sua lunga latitanza. "Ma adesso quei misteri vogliamo cominciare a svelarli", dice don Luigi Ciotti mentre entra nella palazzina che fino al 1985 apparteneva alla famiglia Provenzano e oggi è diventata una casa delle associazioni antimafia e una bottega dei prodotti realizzati nelle terre confiscate ai boss.

"Questo non è un museo  –  dice il sindaco di Corleone, Nino Iannazzo  –  è un laboratorio concreto di antimafia. E da questo luogo simbolo, oggi, vogliamo dire che non c'è più spazio per chi vorrebbe tornare a seminare il terrore a Corleone, o da Corleone". Sono le stesse parole che il primo cittadino pronunciò l'anno scorso dopo la scarcerazione del figlio di Riina, Giuseppe: qualche mese dopo, il rampollo di don Totò tornò in carcere per scontare un residuo di pena della condanna per associazione mafiosa. Uscirà a marzo.

GUARDA LE IMMAGINI

Sul prospetto della palazzina un tempo dei Provenzano campeggia adesso un manifesto: "Non abbiamo paura". Dentro, alle pareti, ci sono i quadri di Gaetano Porcasi, che ricordano le vittime della violenza mafiosa. Da Bernardino Verro, assassinato a Corleone nel 1915 a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e padre Pino Puglisi, rappresentanti anche con delle sagome a grandezza naturale donate dallo scrittore Carlo Lucarelli.

La bottega della legalità è stata confiscata definitivamente nel 2005, ma ci sono voluti cinque anni prima che potesse essere riconsegnata alla comunità. La ristrutturazione è costata quasi 200 mila euro: arrivati dal "Pon sicurezza" del ministero dell'Interno,  dal Comune di Corleone e dalla Regione Sicilia. Ad animare il laboratorio sono adesso il consorzio sviluppo e legalità, che raccoglie otto Comuni della provincia di Palermo, e soprattutto le cooperative sociali impegnate nei terreni un tempo dei boss ("Lavoro e non solo", "Placido Rizzotto" e "Pio La Torre").

"Quei frutti realizzati dai volontari  –  dice don Ciotti, instancabile animatore di Libera  –  sono un grande segno di speranza, perché offrono lavoro. E solo la speranza può sconfiggere la paura, che sembra tornata prepotente in molte regioni del nostro paese". Il sindaco di Corleone vuole lanciare un appello: "Questa iniziativa del governo non deve restare isolata. Corleone ha bisogno di grande attenzione, i giovani vivono un momento di forte disagio e a loro dobbiamo dare una risposta per evitare che si ripeta la storia amara di quei ragazzi diventati prima sicari e poi capimafia".

Poco dopo le 14, arrivano in cortile Colletti i ministri dell'Interno e della Giustizia. C'è anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Sono accompagnati dai vertici delle forze dell'ordine e dal prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso. "Ci siamo sbilanciati  –  dice Maroni  –  nei prossimi tre anni vogliamo vincere la guerra contro la criminalità organizzata". 

C'è un rigido cordone di sicurezza attorno alla delegazione. I ragazzi delle cooperative e la gente di Corleone sono oltre una barriera di poliziotti e carabinieri. Maroni visita la palazzina, dentro c'è spazio anche per un piccolo buffet per le autorità. Quando arrivano le blindate del ministro dell'Interno, i ragazzi delle cooperative cominciano a intonare "Bella ciao". Sono momenti di tensione nel cordone di sicurezza, non si capisce perché. Qualcuno porta l'ordine di raddoppiare la barriera. Il coro si fa ancora più forte. Maroni, circondato dalla scorta, si muove veloce col suo seguito verso l'auto che lo porterà all'elicottero.

Quando anche l'ultima autorità è andata via, il sindaco di Corleone prende a braccetto i "suoi" ragazzi, come li chiama, e tutti entrano di corsa dentro la nuova casa dell'antimafia. Adesso, è festa in cortile Colletti. Le persiane delle case attorno si aprono. Una signora anziana appende un lenzuolo bianco. Dice: "D'ora in poi, non potranno più dirlo che Corleone è solo il paese di Riina e Provenzano".
  

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