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"Difendiamo il nostro mare". La mobilitazione a dicembre

Dopo quella della Tremiti, il presidente della Regione annuncia una manifestazione a Monopoli contro lo spettro delle trivelle che minaccia le coste della Puglia. "L'intero territorio deve dare una risposta forte alle multinazionali e mandare un segnale al nuovo governo"


bari.repubblica.it

Tutti i pugliesi si incontreranno a Monopoli, a dicembre, dietro al Gonfalone della Regione Puglia, per ripetere "un no festoso e colorato, ma netto, al petrolio in Adriatico". La mobilitazione coinvolgerà istituzioni, enti locali, parlamentari, sindacati, organizzazioni professionali, associazioni, cittadini e tanti giovani. Lo ha reso noto oggi il presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna, dopo aver incontrato a Bari, insieme con l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, a consiglieri e assessori regionali, i rappresentanti di numerose associazioni ambientaliste impegnate nella battaglia ecologica.

IL CASO Petrolio, i comitati a terra ma c'è chi raggiunge la Princess

"Come il 7 maggio a Termoli – ha detto Introna – il Gonfalone sarà il simbolo dell'unità dell'intera Assemblea consiliare sulla tutela dell'ambiente marino, una posizione univoca sancita nell'articolo unico sottoposto dalla Puglia al Parlamento: la proposta d'iniziativa regionale alle Camere che prevede la totale esclusione di ogni attività nelle acque al largo della costa, per il prelievo di idrocarburi". Iniziativa, questa, che ha suscitato l'attenzione del Commissario europeo all'ambiente, disponibile a raccogliere i pareri delle autonomie in protocollo che metta al bando qualsiasi attività off shore nelle acque mediterranee.

FOTO La mappa dei permessi per le ispezioni in Adriatico

Il Consiglio regionale pugliese "è sempre stato presente e operativo nelle campagne ecologiste", ha ribadito Introna, rispondendo positivamente all'appello del movimento per una stretta sinergia tra la società reale e le istituzioni: "E' l'intero territorio – hanno insistito gli ambientalisti – che deve dare una risposta forte alle multinazionali e mandare un segnale al nuovo governo nazionale".

Introna ha confermato che a proporrà l'adozione di un documento a sostegno della moratoria in Adriatico in occasione della riunione plenaria della 'Calre', la Conferenza che all'Aquila, dal 24 al 27 novembre, riunirà 74 presidenti delle Assemblee legislative europee. Nella stessa occasione, Introna rinnoverà ai colleghi delle Regioni adriatiche l'invito a fare approvare dai rispettivi Consigli una proposta di legge alle Camere, sul modello di quella pugliese. Altra ipotesi: organizzare – ha ribadito introna – una Conferenza adriatica, allargata ai Balcani e alla Grecia.

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Il mare senza pesci


Foto: © MolfettaLive.it

Sarà stato uno scherzetto, forse. In via Campanella, nella sede del Liberatorio Politico, s’interrogano sulla gomma da masticare infilata nella serratura. Il giorno di Halloween, quando mancavano dieci giorni alla conferenza del 10 novembre sull’inquinamento bellico nel mare di Molfetta. Si interrogano perché, nel luglio 2009, quando mancavano dieci giorni alla prima conferenza sul tema, nella cassettina della posta trovò spazio ben altro, un bossolo calibro 6,72, ossidato, quasi fosse stato in acqua. 

Da due anni, il movimento civico coordinato da Matteo d’Ingeo relaziona la cittadinanza sullo stato della bonifica e sulle possibili ripercussioni sulla salute dei molfettesi. 

Nel frattempo, la platea si è allargata. Ci sono altre città italiane alle prese con lo stesso problema, l’oscuro sversamento dell’arsenale bellico al termine della seconda guerra mondiale. Da parte degli angloamericani, ma anche dei nazisti. In mare, ma anche nei laghi.

La guerra è finita da un pezzo. I figli degli Alleati e dell’Asse adesso si stringono la mano. Ma alcuni segnali fanno pensare che le colpe dei loro padri possano continuare a ricadere per chissà quanto. Certo, c’è stata l’alga tossica a complicare le cose. Alga misteriosa, inizialmente collegata alle acque di zavorra dei cargo provenienti dai mari tropicali. «E allora perché alte concentrazioni di Planktothrix rubescens si ritrovano nel lago di Vico?», si chiede d’Ingeo. 

Un’altra alga tossica, l’Ostreopis ovata, infesta le acque di Molfetta e dintorni. Anche qui il Coordinamento nazionale bonifica armi chimiche, cui ha aderito anche il Liberatorio, non crede alla casualità. Così ha incrociato le mappe dei siti di sversamento di ordigni bellici (a caricamento ordinario e chimico) con quello dei picchi di concentrazione. Molfetta, IschiaColleferroPesaro, il lago di Vico, il lago Maggiore: tutti accomunati dalla stessa sorte. 

È partita la caccia ai documenti d’epoca. In uno di questi, pubblicato sul sito ufficiale delle operazioni di bonifica del basso Adriatico, c’è la lettera di un operaio di Bitonto datata 1960. Racconta di essere stato impiegato in una ditta che, al termine della guerra, si sbarazzò alle dipendenze del comando inglese del suo arsenale all’imboccatura del porto di Molfetta. La missiva mette in guardia l’allora sindaco Maggialetti dalla costruzione della diga Salvucci, divenuta più di quarant’anni dopo la testata d’angolo del nuovo porto commerciale. 

Proprio qui d’Ingeo concentra le sue critiche. Il Comune, che lo scorso anno ha pagato una penale dacirca 8 milioni di euro per il ritardo dei lavori, conosceva la presenza dei residuati: questa la sua tesi. E per dimostrarla, oltre alla lettera, ha estratto dagli archivi di Palazzo di Città una delibera del 2004 dell’allora sindaco Tommaso Minervini in cui si affida all’ing. Enzo Balducci la responsabilità del procedimento amministrativo «per l’aggiudicazione del servizio di ricognizione e bonifica dei fondali marini». Il bando di gara del nuovo scalo sarà approvato nel giugno 2006, sotto il commissario straordinario e l’appalto integrato indetto il 17 ottobre, quando sulla poltrona di sindaco siederà Antonio Azzollini. Ma già a gennaio dello stesso 2006, la Lucatelli, ditta incaricata della bonifica, aveva chiesto la sospensione del servizio e l’intervento del nucleo dei palombari della Marina Militare, lo Sdai. 

Dopo la maxi multa, i lavori sono proseguiti. Anche se circoscritti a una zona già bonificata e a una profondità limitata. La draga che si attendeva non è giunta; se n’è vista un’altra, grande lo stesso se non di più. Ha lavorato per circa un mese. Con i sedimenti aspirati si è colmato il grande bacino di fronte alla basilica della Madonna dei Martiri. “Per il futuro dei vostri figli” recita la campagna di affissioni del Comune con la foto area dei lavori. 

Tutto ok, allora? No, secondo il Liberatorio, convinto che «il porto così come progettato non si farà mai»: tante ancora le bombe da ripescare (si parla orientativamente del 2016 come fine della bonifica), cui si aggiunge la profondità dei fondali, inferiore a quella che permetterebbe l’arrivo delle grosse portacontainer e le tanto anelate navi da crociera con frotte di turisti al seguito. 

D’Ingeo una proposta ce l’ha: destinare i fondi alla bonifica completa del bacino del porto e di Torre Gavetone. La sede della fabbrica di sconfezionamento del dopoguerra è oggi una delle ultime spiagge libere di Molfetta. Ma sui bagnanti aleggiano cartelli di divieto. Sono stati posti all'inizio di agosto, in un’estate più calda del solito. Prima il divieto di balneazione lungo il tratto del Gavetone ricadente nel comune di Giovinazzo, poi la denuncia alla procura di Trani nei confronti di Azzollini, poi ancora la conferenza con l’annuncio del rinvenimento di quelli che potrebbero sembrare veri e propri depositi sottomarini di bombe, a pochi metri dalla spiaggia. 

Il Liberatorio è stato accusato di «terrorismo psicologico» da tutti quei bagnanti che non hanno più potuto o voluto frequentare la loro amata spiaggia libera. «Avrei voluto confrontarmi con loro stasera», rilancia d’Ingeo. Elenca date, cifre, proietta foto d’epoca, cita statistiche. Chiarisce una volta per tutte che le armi ripescate sono anche a caricamento speciale, chimico, dunque pericoloso: «Ci siamo limitati a prendere visione dei report degli autori della bonifica». 

Gli fa eco Giovanni Lafirenze, esperto in bonifica di terra e di mare. Le armi convenzionali dell’epoca, spiega, erano dotate di spolette al mercurio. Ci sarebbe poco da stare tranquilli. Anche a sentire l’esperienza dalla viva voce di Vitantonio Tedesco, presidente della Cooperativa di piccola pesca. Anzi, verrebbe da dire, dalla viva pelle. Quella ustionata, «che gocciolava come si stesse sciogliendo» a contatto con l’acqua di mare durante alcune battute di pesca. Vorrebbe capire con cosa sia venuto in contatto, ma attende da tre anni i referti delle analisi. Vorrebbe anche comprendere i motivi della moria di polpi dello scorso anno, e perché il pesce sta scomparendo dai nostri mari. Su tutto, vorrebbe continuare a fare il suo mestiere, ma senza pesce non c’è pesca.

NUOVO PORTO E TORRE GAVETONE. REPORT FINALE

 

25 LUGLIO 2008  
La salute prima del porto

 

25 AGOSTO 2008 
Presenza bombe all’iprite, richiesta monitoraggio

 

 

1 SETTEMBRE 2008 

Mancato monitoraggio dell’Ostreopsis Ovata

 


8 SETTEMBRE 2008
Le bombe brillano e le condizioni del nostro mare peggiorano

   


8 NOVEMBRE 2008

Il nostro mare? Una bomba ad orologeria

 


1 MARZO 2009
Molfetta. Via vai di curiosi al porto, stupore e preoccupazione in città

 


28 LUGLIO 2009
Tra bombe chimiche e alghe tossiche, quale futuro per il nostro mare

 


30 APRILE 2009
La NATO si accorge solo oggi delle bombe chimiche nel nostro mare?

20 MAGGIO 2009 – IMPORTANTE

Porti e riporti storici 
 


20 AGOSTO 2009
Esposto su alga tossica e bombe chimiche

 

26 APRILE 2010

L'iprite a Molfetta fa sempre più paura. Sabato scorso un nuovo caso di intossicazione.

17 MAGGIO 2010
Memorie di guerra e bonifica infinita 


7 GIUGNO 2010
Le maglie larghe delle reti? Un falso problema 

30 LUGLIO 2010
Un mare pronto ad esplodere  

 

25 AGOSTO 2010
Mentre il Sindaco e le altre autorità tacciono, ritorna l’alga tossica

 


30 AGOSTO 2010

L’Arpa dice che l’alga tossica non c’è, ma i molfettesi sono a letto con la febbre

 


7 GIUGNO 2010

Le maglie larghe delle reti? Un falso problema

 


15 SETTEMBRE 2010

Residui bellici chimici nell’Adriatico

8 NOVEMBRE 2010
Nuovo porto e bonifica. La verità sulle bugie del Sindaco Azzollini

21 FEBBRAIO 2011
Le omissioni e la propaganda del sindaco Azzollini

22 FEBBRAIO 2011
Le balle del sindaco Azzollini & C.

 

28 MARZO 2011

Basta con i veleni di Stato. Nasce il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche

11 APRILE 2011
Se il mare diventa un campo minato 

 

29 APRILE 2011

Interrogazione parlamentare sulla presenza di ordigni a caricamento chimico nel mare pugliese

 

14 MAGGIO 2011
C’era una volta…il Nuovo Porto Commerciale. Una storia di bombe, balle e veleni

30 MAGGIO 2011
Il silenzio del Senatore Azzollini

 

18 GIUGNO 2011
Continua la vergognosa campagna di propaganda del Sindaco Senatore Azzollini

 

19 GIUGNO 2011

RAI Radio3 e la rivista I.AM parlano delle armi chimiche a Molfetta

28 GIUGNO 2011

A Torre Gavetone sarà vietato fare il bagno

 

16 LUGLIO 2011

Si sospenda la bonifica nel porto fino a quando Azzollini non assumerà più responsabilità nei confronti dei cittadini
 

16 LUGLIO 2011
La procura indaga sul porto. Sequestri al Comune e a Ravenna

27 LUGLIO 2011

Tritolo, fosforo, iprite e cemento
 


29 LUGLIO 2011
Bombe, denuncia shock: «Abbiamo trovato i depositi sottomarini»


 

1 AGOSTO 2011

«Ordigni bellici inesplosi», Gavetone vietato alla balneazione

 

3 AGOSTO 2011

Comune e Capitaneria, due anni di ritardi. Perchè? 

 

2 SETTEMBRE 2011

Troppe alghe, l'inchiesta arriva al porto di Molfetta

 

6 SETTEMBRE 2011

Alga tossica, s’indaga sul porto di Molfetta

 

13 SETTEMBRE 2011
Emergenza da inquinamento bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico


 

22 SETTEMBRE 2011

Il Parlamento informi sullo stato reale dei lavori di bonifica

 

26 SETTEMBRE 2011

Dopo la città, le "MANI SUL PORTO"

 
 

29 SETTEMBRE 2011

Veleni nel porto. La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta
 
 
10 NOVEMBRE 2011
Dedicato ai nostri figli… Bolle, Balle e Bombe.

Questo è quello che stiamo costruendo per il futuro delle nuove generazioni

   
   

      

DEDICATO AI NOSTRI FIGLI…BOLLE, BALLE E BOMBE. Questo è quello che stiamo costruendo per il futuro delle nuove generazioni.

 

La motonave "Condock IV", battente bandiera tedesca, sta portando via i pontoni di 91 tonnellate cadauno e i 35 tubi galleggianti di 30 tonnellate cadauno giunti nel porto di Molfetta il 30 agosto u.s. e serviti alla draga “N. Machiavelli” nella seconda (ed ultima) fase di dragaggio di una parte del nostro porto.
Perchè di dragaggio, per ora, non se ne parlerà più fino a quando non sarà terminato lo sminamento e la bonifica, e cioè tra parecchi anni.
Partita la draga, partite le strutture tecniche di supporto, è partito e svanito, anche, il sogno del sindacosenatore presidente Azzollini di realizzare il mega porto commerciale. 
Nelle prossime settimane si potrà continuare solo a completare ciò che è stato realizzato fino ad oggi e che ha già compromesso seriamente la tenuta strutturale e dinamica dell'esistente.

Eppure, Azzollini, tappezzando la città di manifesti di diversi formati, sempre stampati dalla tipografia di famiglia, a nostre spese continua la sua propaganda. Dal sito istituzionale del Comune annuncia che : “I lavori del nuovo porto proseguono senza sosta verso un cambiamento epocale per Molfetta. Insieme con il porto stiamo costruendo il futuro e la speranza di tanti giovani donne e uomini di questa città. Stiamo costruendo un vero e proprio braccio protesto in direzione di quei Paesi e di quei mercati che oggi stanno cambiando il mondo e sono protagonisti dell’economia internazionale. Ed è un fatto tanto più straordinario, perchè lo stiamo portando a termine grazie alla più grande opera di sminamento e bonifica del mare mai condotta in Italia".

Questa grande bugia gli farà crescere il naso e noi il 10 novembre parleremo di questa ed altre sue bugie nel Convegno "Bolle, Balle e Bombe.
Il Movimento Liberatorio Politico farà una sorta di report finale sulla vicenda del porto e di Torre Gavetone, non solo per la bonifica in atto ma anche per le prospettive future della marineria locale e della più bella spiaggia libera molfettese.
Relazioneranno Vitantonio Tedesco, presidente della “coop. Piccola Pesca" e Matteo d'Ingeo, coordinatore del Mov. "Liberatorio Politico”.

 

 


 

LA BOMBA C’È MA NON SI DICE

Due interrogazioni parlamentari nate dall’inchiesta di Gianni Lannes per ’L’Indro’ Il Ministro della Difesa e il Sottosegretario agli Esteri non smentiscono la presenza di armi nucleari sul suolo italiano

L’11 febbraio 2011, L’Indro, nella pre-edizione di ‘cantiere’ (costruendo.lindro.it), aveva pubblicato una lunga inchiesta, a firma di Gianni Lannes, sulla presenza di ordigni nucleari nordamericani presenti in Italia da mezzo secolo e pronti all’uso, dal titolo ‘Bombe atomiche:Usa in Italia’. Pochi giorni prima, la Russia -Governo e Duma- aveva chiesto agli USA di “far rientrare negli Stati Uniti le proprie armi nucleari e smantellare le infrastrutture costruite per loro nelle basi in territorio straniero”.

Da quella inchiesta emergeva come in Europa vi siano 480 bombe nucleari dislocate in otto basi aeree in sei Paesi europei della Nato: 90 in Italia -oltre a 150 in Germania, 110 in Gran Bretagna, 90 in Turchia, 20 in Belgio e 20 in Olanda- per una potenza distruttiva, solo nel nostro Paese, pari a 900 volte l’effetto prodotto dalle bombe sganciate dagli USA su Hiroshima e Nagasaki.

Il successivo 15 febbraio, l’Onorevole Elisabetta Zamparutti, del Partito Democratico, con altri 5 parlamentari dello stesso partito, ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per sapere: «se sia vero che nel territorio italiano vi sono armi nucleari americane; in caso affermativo, quale sia il numero e la tipologia; se sia vero che l’accordo Stone Ax regolamenta la presenza di armi nucleari americane in Italia; se esista un piano coordinato di emergenza tra autorità militari, protezione civile, prefettura ed enti locali ed, in caso negativo, se si intenda procedere per la sua adozione; se si intenda procedere nella restituzione delle armi atomiche agli Stati Uniti».

Il 4 luglio, il Ministero della Difesa ha delegato il Ministero degli Affari Esteri a rispondere. La risposta, scritta, è arrivata lo scorso 3 agosto, firmata dal Sottosegretario agli Affari Esteri Vincenzo Scotti.

Nel frattempo, il 2 marzo, si era aggiunta una seconda interrogazione parlamentare sul tema, quella a firma dell’Onorevole Caterina Pes, e di altri due co-firmatari, sempre diretta al Ministro della Difesa, nella quale i parlamentari chiedevano di sapere «se quanto apparso nell’articolo di Gianni Lannes corrisponda a verità, ovvero se nel territorio italiano vi siano armi nucleari americane; in caso di risposta positiva, quale sia il numero e la tipologia delle armi suddette».

Il Ministro della Difesa questa volta non delega ad altri Ministeri. Il 3 agosto è lo stesso La Russa a firmare la risposta all’interrogazione.

Dunque, il 3 agosto, il Ministero della Difesa, con il responsabile del dicastero, e il Ministero degli Esteri, con un Sottosegretario, rispondono, convergenti, ai parlamentari che chiedevano delucidazioni su quanto pubblicato da L’Indro.

Il Ministro Ignazio La Russa, premettendo che non ritiene opportuno «fare commenti su alcun documento o altra notizia, giunta da qualsivoglia fonte, che non sia ufficialmente adottato dall’Alleanza Atlantica nei consessi appropriati, e non sia stato reso pubblico dall’Alleanza stessa in conformità alle procedure in vigore», nega l’esistenza dell’accordo Stone Ax tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America, richiamando identica smentita del 2005 da parte dell’allora Governo Berlusconi II.

Sia il Ministro, sia il Sottosegretario Scotti, richiamano, poi, il summit dei capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Alleanza Atlantica, tenutosi a Lisbona il 19 e 20 Novembre 2010, per un verso, per sottolineare che l’appartenenza alla NATO impone «vincoli conseguenti a decisioni adottate in passato, ribadite, nel tempo e condivise, tra l’altro, dalla stragrande maggioranza del Parlamento», dall’altro verso per confermaresmentendoquanto sostenuto dall’inchiesta di GianniLannes, tanto è vero che l’Italia, dice La Russa, «ha concordato con gli altri Alleati sulla necessità di riesaminare la politica nucleare della NATO, con l’obiettivo di concorrere al raggiungimento dell’obiettivo condiviso di un mondo libero dalle armi nucleari, soddisfacendo, al contempo, le attuali e future esigenze di sicurezza e deterrenza e la necessità di conseguire, purtroppo, ancora un bilanciamento di postura con i più consistenti arsenali esistenti».

Scrive La Russa che «l’Alleanza Atlantica, ha costantemente riesaminato, nel tempo, la propria politica nucleare e i relativi dispositivi di forze[…] a partire dalla fine della guerra freddaha drasticamente ridotto il numero e la tipologia di armi nucleari […]». Armi nucleari dell’Alleanza basate a terra in Europa ci sono, « in quantitativi molto limitati» dice il Ministro, senza dire in quali quantitativi, «conservati in un numero ridotto di siti, in condizioni di massima sicurezza, senza alcuna possibilità che esse possano essere utilizzate accidentalmente o per errore». Tutto ciò secondo il principio della deterrenza. Le conclusioni del vertice di Lisbona, spiega Scotti, hanno ribadito «la necessità per l’Alleanza Atlantica di tenere in adeguata considerazione la dimensione del disarmo, nucleare e convenzionale […] dall’altro lato, è stata sottolineata la necessità di rendere la capacitàdideterrenza dell’Alleanza meno dipendente dal fattore nucleare».

La Russa sottolinea che in tale dichiarazione di Lisbona vi è un forte richiamo al «nuovo Concetto strategico Active Engagenment, Moderne Defence, approvato proprio a Lisbona, che richiama il coerente legame frail mantenimento di capacità di credibiledeterrenza ed una politica attiva di disarmo, controllo degli armamenti e non proliferazione».

Il nuovo Concetto strategico, afferma Scotti, «prospetta inoltre un’ulteriore riduzione degli arsenali nucleari della Nato in Europa», fermo restando, dice La Russa, «la deterrenzabasata su un appropriato insieme di capacità convenzionali e nucleari, rimane un elemento fondamentale della strategia complessiva dell’Alleanza». Per tanto, conclude La Russa, «i Paesi membri garantiranno che la NATO mantenga l’intero spettro di capacità necessarie a garantire ladeterrenza e la difesa da ogni minaccia alla sicurezza delle proprie popolazioni. Pertanto, fra l’altro, essi garantiranno la più ampia partecipazione possibile nell’attività di pianificazione di difesa collettiva in tema nuclearenella distribuzione delle forze nucleari in tempo di pace e nelle predisposizioni in tema di comando, controllo e consultazione».

 In quanto all’informazione in tema di armi nucleari, è La Russa a rispondere ai parlamentari autori delle due interrogazioni.

Le informazioni in tema di politica nucleare, scrive La Russa, «sono comunicate pubblicamente, nei documenti ufficiali […] e sul sito dell’Alleanza Atlantica […] l’Alleanza, pur mantenendo un atteggiamento assolutamente trasparente sulla propria strategia nucleare e sulla natura del proprio dispositivo in Europanon può però agire a discapito della sicurezza di questo dispositivo e della riservatezza che e assolutamente indispensabile mantenere in questa materia per quanto concerne i siti, la loro dislocazione in Europa ed i quantitativi di armamento in essi contenuti».Una riservatezza che, aggiunge il Ministro, «non può essere valutata unilateralmente da un singolo Paese dell’Alleanza, perché la deterrenza nucleare è un bene ed un onere collettivo che lega collegialmente tutti i paesi alleati. La tipologia e la qualità delle informazioni rilasciabili sugli armamenti nucleari è, quindi, una decisione politica collettiva ed unanime degli alleati, cui nessun Paese può sottrarsi, pena la violazione del patto di alleanza liberamente sottoscritto e del vincolo di riservatezza che da esso discende in alcune materie».

 Ministero della Difesa e Ministero degli Esteri, hanno confermato, dunque, che gli arsenali ci sono, che non è possibile dire dove sono, né quante testate nucleari contengono, che per ragione di Stato i vari Governi italiani non possono informare l’opinione pubblica, se non trasferire le sole informazioni autorizzate dalla NATO.

DOCUMENTI ALLEGATI

Veleni nel porto. La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta


 

La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta e delle armi chimiche. Questa volta è il giornale della Legambiente, LA NUOVA ECOLOGIA che si occupa delle conseguenze della guerra e dedica  l’inchiesta del mese  al problema delle tonnellate di armi a caricamento chimico affondate durante la seconda guerra mondiale e che minacciano l’ecosistema italiano, mentre le bonifiche procedono a rilento. Nell’inchiesta si analizza la situazione delle acque dell’Adriatico, del Tirreno e di alcuni laghi. Secondo gli esperti dell’Istituto nautico di Forio (Ischia), gli arsenali di armi chimiche andrebbero ricercati nel triangolo che ha per vertici Bagnoli, Ischia e Capri, dove Goletta Verde è approdata nelle scorse settimane per chiedere analisi accurate. Dalle acque dei mari a quelle dei laghi i veleni continuano a inquinare l’Italia. Un esempio è quello del lago di Vico dove dopo anni di omissioni e ritardi è giunta la notizia dell’inizio della bonifica della Chemical City; una notizia che premia l’impegno di Legambiente e di quelle associazioni che da alcuni mesi, riuniti insieme a noi nel Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, chiedono a gran voce che si trovi una soluzione definitiva a questo drammatico problema, che al di là delle singole vertenze territoriali ha ormai assunto la dimensione di una vera emergenza nazionale.
Nel luglio scorso Francesco Loiacono, giornalista de " LA NUOVA ECOLOGIA " è stato a Molfetta e ha realizzato l'inchiesta che questo mese si trova nel mensile della Legambiente. All'inchiesta è abbinato un video che lo stesso giornalista ha realizzato nel porto di Molfetta e a Torre Gavetone intervistando oltre a Matteo d'Ingeo, responsabile territoriale del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche,  i due rappresentanti della Legambiente, Massimiliano Piscitelli e Paolo De Gennaro.

 


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LAGO DI VICO: IMMINENTE LA BONIFICA DEL SITO MILITARE

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Dopo anni di allarmi, polemiche ed estese campagne di monitoraggio, sembra finalmente giunto il momento degli interventi concreti per cominciare a risolvere la difficile emergenza che investe il Lago di Vico.

La voce che circolava da giorni e che ci è stata ufficialmente confermata dai responsabili del Centro Tecnico Interforze di Civitavecchia (NBC), è ora finalmente una certezza, e quindi per noi una buona notizia.
I primi interventi di bonifica per rimuovere le “masse anomale” interrate rinvenute nell’ex magazzino militare posto sulle rive del lago saranno infatti realizzati nei prossimi mesi.
L’iter amministrativo per affidare ad una impresa specializzata il delicato compito di ripulire l’area dagli ordigni inesplosi ha finalmente ripreso il suo corso, ed ora, dopo anni di silenzi, omissioni e ritardi è lecito sperare in una positiva soluzione.
Nel mese di luglio il Ministero della Difesa ha infatti pubblicato il bando di gara per assegnare alle ditte che rispondono ai requisiti tecnici richiesti il primo pacchetto di interventi per un importo complessivo di circa 150.000 euro + Iva.
Le imprese interessate, dopo un sopralluogo nel sito per verificare le condizioni del capitolato, presenteranno le loro offerte e la gara per la definitiva assegnazione dei lavori si concluderà entro il mese di settembre.
Dopo la verifica della Corte dei Conti sulla conformità dell’iter amministrativo l’impresa aggiudicataria potrà avviare l’intervento di bonifica, previo corso di formazione per tutto il personale operativo che si terrà presso la scuola del Centro Interforze NBC.
Se quindi tutti i passaggi amministrativi rispetteranno i tempi annunciati, entro l’inverno entrerà in azione la task force di rastrellatori e tecnici specializzati per rimuovere le masse anomale nel primo dei sei lotti interessati, lavoro propedeutico alla successiva caratterizzazione dei terreni che sarà eseguita dai tecnici dell’Arpa per rilevare eventuali presenze di sostanze tossiche.
Questo in sintesi il calendario dei primi interventi di bonifica che saranno avviati nei prossimi mesi e che ci auguriamo non subiscano ulteriori ritardi; occorre inoltre sottolineare che l’area interessata alle operazioni è ancora limitata e che saranno necessari ulteriori e ingenti risorse economiche per ripulire l’intero sito militare.
Del resto, dopo anni di omissioni e ritardi salutiamo la notizia dell’inizio della bonifica della Chemical City con grande soddisfazione; una notizia che premia l’impegno di Legambiente e di tante associazioni presenti sul territorio, che in questi anni hanno posto all’attenzione di tutti una “scomoda verità” con la quale dobbiamo fare i conti.

acartellozonamilitareMa la strada per liberarci definitivamente dalla drammatica eredità lasciataci dall’industria chimica militare degli anni ‘40 è ancora lunga e oltre al Lago di Vico sono decine i siti disseminati in tutto il territorio nazionale che aspettano risposte.
Oltre che nel nostro territorio anche a Molfetta, Pesaro, Colleferro, Ischia, comitati di cittadini e associazioni, da alcuni mesi riuniti insieme a noi nel Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, chiedono a gran voce che si trovi una soluzione definitiva a questo drammatico problema, che al di là delle singole vertenze territoriali ha ormai assunto la dimensione di una vera emergenza nazionale.

Fabrizio Giometti – Legambiente Lago di Vico                             

 

Dopo la città, le "MANI SUL PORTO"

La campagna di propaganda del SindacoSenatorePresidente Azzollini continua ed è alimentata dall’unica “velina” fotocopia, con errori annessi, che parte dall’ufficio stampa comunale e, attraverso varie testate giornalistiche regionali e locali ( qualcuna anticipa il testo del comunicato ufficiale del Comune) celebra eventi mediatici che servono solo ed esclusivamente a distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi della città e a camuffare l’incapacità amministrativa della giunta Azzollini.
Nel febbraio scorso Azzollini aveva utilizzato i progettisti del nuovo porto commerciale per creare gli effetti speciali sui lavori del porto. Allora si dichiarò che tutto andava bene e che i lavori di dragaggio e banchinamento procedevano secondo cronoprogramma previsto, ma noi lo smentimmo denunciando le sue bugie.
Si scoprì invece che, mentre la sceneggiata andava in onda sul cantiere e negli studi televisivi, negli uffici comunali il Responsabile Unico, Ing. Balducci,  approntava la variante al progetto del portodeliberata dalla Giunta Comunale in data 18.03.2011; quella variante che spegneva la speranza e il sogno del senatore; sì, lui che aveva sognato la più grande opera marittima del sud Italia. Chissà quante volte avrà maledetto quelle dannate bombe che ostruiscono il canale d’accesso al nuovo porto commerciale.
L’Area 2 di circa 88.000 mq, la “zona rossa” che è già costata circa 8 milioni di euro di penale pagati alla ditta vincitrice dell’appalto.
In questi giorni, invece, è in cartellone un nuovo spettacolo, quello delle “draghe” più lunghe e potenti al mondo. I protagonisti sono tre grandi mostri di ferro che mangiano, tritano e sputano roccia dai fondali marini.

 

 

Il primo mostro non lo abbiamo mai visto, se non in cartolina o in video, eppure ci hanno raccontato che era il più grande al mondo. La draga D’Artagnan, con disgregatore con potenza totale installata di 28.200 kW, profondita’ di dragaggio fino a –35 m. e lunga 134 metri, era l’asso nella manica dell’impresa che ha vinto la gara d’appalto.

 

Ci siamo accontentati, fino alla settimana scorsa, della VLAANDEREN XVI, di 47 metri di lunghezza, altezza di dragaggio -14 metri, potenza di 1.786 kw.

Mentre la VLAANDEREN XVI, con la nota della società “SIDRA” n. 4669-CON-MAR-008 in data 13.09.2011continua il dragaggio, abbiamo il colpo di scena della stessa società che annuncia, che a far data dal giorno 18.09.2011, inizierà i lavori di dragaggio di seconda fase nel bacino portuale di Molfetta, la draga aspirante a disgregatore autopropulsa denominata “NICCOLO’ MACHIAVELLI”, di bandiera lussemburghese.


La draga è lunga 138 metri ed ha una potenza installata pari a 21.600 kW sarà assistita da due rimorchiatori, uno spagnolo ed uno inglese. Non si conoscono al momento le capacità di dragaggio in profondità perché in rete non ci sono notizie su questa draga.
A parte i numeri e le grandezze non si riesce a capire dove sia l’evento straordinario e cosa ci sia da festeggiare. La draga di una certa potenza e capace di disgregare, dragare e aspirare era nel capitolato d’appalto doveva giungere a Molfetta già l’anno scorso, quindi non ci sarebbe nulla da festeggiare, anzi, bisognerebbe essere preoccupati per il rischio di pagare una nuove penale milionaria.
Ma, così come si è detto più avanti, il sindaco Azzollini e i suoi accoliti organizzano gli eventi mediatici per nascondere la vergogna del momento.

Infatti, dopo aver issato la bandiera del comune di Molfetta sull’albero maestro della “Niccolò Machiavelli, Azzollini e "i Vassalli del Granducato di Molfetta",  si recano in Comune e preparano la delibera n.178 che risulterà approvata il 20.09.2011 e affissa all’albo pretorio del comune di Molfetta in data 22.09.2011.
L’oggetto della delibera è il seguente: “Completamento opere foranee e costruzione nuovo porto commerciale. Studio di navigabilità per il canale di accesso del Nuovo Porto Commerciale di Molfetta, mediante simulatore di manovra a pilotaggio manuale nell’ipotesi di mancato dragaggio del canale di accesso. Presa d’atto rapporto tecnico del Centro per gli Studi di Tecnica Navale CETENA Spa di Genova.
Loro festeggiano pur essendo consapevoli del fallimento della loro azione amministrativa e offrono al popolo la festa per negare la verità.
La parte positiva della delibera, per usare un eufemismo, ci dice che con D.D. Settore LL.PP. n. 79 del 28.03.2011 (mai pubblicata sul sito web e albo pretorio del comune) è stata affidata, all’Istituto CETENA S.p.A. di Genova, l’esecuzione del nuovo studio relativo alla navigabilità ed accessibilità nautica del Nuovo Porto di Molfetta, da eseguire mediante simulatore di manovra a pilotaggio manuale nel caso in cui il canale di accesso non venisse dragato subito e con nota con nota del 15.04.2011 prot.n. 22648 il Centro per gli Studi di Tecnica Navale CETENA, a completamento dello studio di simulazione di navigabilità nel canale di accesso, ha trasmesso il rapporto tecnico da cui si evince che : “nel corso delle simulazioni eseguite si è verificato quindi che la batimetria attuale del canale d’accesso al nuovo Porto Commerciale in costruzione a Molfetta, nella condizione transitoria di ritardo dei dragaggi sul lato terra,garantisce adeguate condizioni di sicurezza per le manovre delle navi mercantili (da 160 m. di lunghezza e 7,2 m. di immersione), anche senza l’intervento di rimorchiatori, ma dotando il suddetto lato terra del canale degli adeguati ausili alla navigazione (es. boe di segnalazione) che delimitino la zona dei bassi fondali”.
Quindi addio alle grandi navi commerciali porta-conteiner che l’amico del sindaco Totorizzo voleva portare a Molfetta  con un fondale di circa 12 metri di profondità e delle navi da crociera. 
Ma la delibera dice dell’altro nella premessa, ed è l’unica verità certa, pari ad una sentenza di morte momentanea del Nuovo Porto Commerciale:
I fondali, interessati dai dragaggi e dalle opere infrastrutturali, a seguito di prospezioni e ricognizioni subacquee accurate, sono risultati infestati di ordigni bellici di quantità di gran lunga superiore a qualsiasi previsione pessimistica, a tal punto da causare un pesante ritardo nella esecuzione dei lavori che ha indotto l’impresa appaltatrice a fare richiesta di maggiori oneri per i danni subiti; la controversia insorta è stata risolta addivenendo ad una transazione fissando al 31.12.2011 la bonifica di tutte le aree interessate dai lavori fossero rese disponibili;
L'entità degli ordigni è tale per cui non è possibile bonificare tutte le aree interessate dai dragaggi entro il 31.12.2011, per cui si è ritenuto di stralciare dall’appalto in corso il dragaggio di alcune zone tra cui il canale di accesso”.
Insomma l’amministrazione si gioca tutte le carte per non pagare altre multe milionarie perché il 31.12.2011 è già arrivato e non sappiamo quali altre “disattenzioni” ci riserverà il tempo.
 
Ma le “disattenzioni” del sindaco, della Giunta e degli uffici comunali vanno oltre.
Nella fretta elettorale, e non solo, di questi ultimi anni,  si ignora la presenza di bombe sui fondali interessati alla costruzione del nuovo porto ma, dopo aver approvato il progetto definitivo il 25.6.2006 e il bando di gara, il disciplinare di gara definitivo e indetto l’appalto integrato in data 17.10.06, l’amministrazione comunale dimentica di rispettare alcune importanti prescrizioni previste nella pronuncia di compatibilità ambientale imposte dal Ministero dell’Ambiente e tutela del territorioe Ministero per i beni e attività culturali. Tralasciamo la trattazione delle singole prescrizioni, che ancora oggi stanno concludendo a sanatoria, perché richiederebbe molto tempo e spazio per raccontarle anche agli organi preposti al controllo dell’appalto.
Una prescrizione avviata, invece, prima dell’inizio dei lavori riguardava lo “studio delle opere di difesa dal moto ondoso per l’accessibilità, l’attracco e verifica delle opere di banchinamento per effetto della agitazione ondosa del bacino portuale a realizzarsi”.
Il 12.08.2004 l’amministrazione comunale affidava alla IDROTEC srl di Milano lo studio; l’1.12.2004 la IDROTEC consegnava la relazione e il 13.12.2004 si liquidava lo studio tecnico con una parcella di 13.708,80 euro prendendo atto che “lo studio di agitazione ondosa e caratteristiche idrauliche delle opere interne del nuovo porto e ritenuto lo stesso completo e redatto correttamente secondo i canoni richiesti e soddisfacente per il prosieguo della attività di progettazione.
In effetti la progettazione proseguì e le prime opere furono eseguite ma il moto ondoso interno del porto forse non era stato studiato correttamente perché dopo la prima mareggiata, e anche le seguenti, si sono avuti ingenti danni alla banchina del Molo Pennello e alle piccole e grandi imbarcazioni.
E l’amministrazione che fa? Chiede al vero responsabile di questo procedimento, l’Ing. Enzo Balducci, di risolvere il problema dal momento che le opere della diga foranea erano già state realizzate. Il dirigente pensa bene di commissionare un nuovo studio del moto ondoso con “variante in corso d’opera” al progetto iniziale.
Questa volta la nostra amministrazione non si fida degli studi tecnici italiani e decide di affidare lo studio del moto ondoso all’Università della CatalognaLaboratorio di Ingegneria Marittima di Barcellona.
La “commissione interna
” (chi faceva parte della commissione?) dell’Ufficio tecnico comunale ritiene  che il Laboratorio di Barcellona sia il più affidabile sul mercato. E’ difficile per noi, ignari cittadini, sapere chi è più affidabile sul mercato tra la IDROTEC di Milano e il Laboratorio di Barcellona, la prima ci è costata circa 14.000,00 euro realizzando lo studio in 4 mesi, la seconda solo 72.500,00 euro dovendo realizzare lo studio più complesso in soli “50 giorni”.
Evidentemente l’affidabilità dello studio dipende dai tempi di consegna del lavoro e dalla professionalità dei tecnici che lo realizzano.

E sapete chi lavorava nei laboratori di Barcellona dell’Università della Catalogna? L’Ing. Corrado Altomare, figlio del Dirigente dell’ufficio tecnico comunale Rocco Altomare, entrambi arrestati nell’ambito dell’operazione ”Mani sulla città”.
Lo studio richiesto dal 20 aprile 2010, data in cui si è stipulato il contratto, è stato consegnato dal Laboratorio della Catalogna, a firma del prof. Xavier Gironella (collega dell’Ing. Corrado Altomare e responsabile dello stesso gruppo di lavoro), via e-mail in data 15.10.2010.
Ma i 50 giorni utili per la consegna dello studio era un elemento fondamentale per l’affidamento dell’appalto? La parcella è stata pagata ma il problema rimane e i danni aumentano.
Non vogliamo dilungarci oltre perché ci sarebbe da scrivere un romanzo sulla storia del Nuovo Porto Commerciale di Molfetta e sull’inettitudine fino ad oggi dimostrata da alcuni attori della vicenda, speriamo solo che la Magistratura, i Ministeri interessati, il Prefetto e la Regione Puglia interrompano definitivamente questo scempio ambientale e sperpero di finanziamenti pubblici in un momento di crisi globale per destinare quei pochi fondi rimasti, sottraendoli a dubbi e discutibili consulenze tecniche, ad un solo obiettivo, la bonifica.
Molfetta ha bisogno della bonifica da residuati bellici nel porto e in località Torre Gavetone, così come l’accordo di programma prevedeva, per la salvaguardia della salute dei cittadini e dell'ambiente.

 
 

Emergenza da inquinamento bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico

Esplosione_in_mare_04_08_2008
ACCADEMIA

Superiore Europea di Formazione

per la Tutela dell’Ambiente, la Sicurezza

e la Protezione Civile

“KAROL WOJTYLA”

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Incontro Annuale di Presentazione

dell’Attività e Programmazione

2011/2012

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CONVEGNO NAZIONALE di STUDI

Emergenza da inquinamento bellico

della Costa Meridionale

del Mare Adriatico

PROGRAMMA

Apertura lavori:

Giuseppe TULIPANI – Presidente Accademia “Karol Wojtyla”

Angelo Domenico DE PALMA – Magistrato e Presidente Comitato Scientifico Accademia

“Karol Wojtyla”
 

Saluti Istituzionali:

Gianfranco VIESTI – Presidente Ente Fiera del Levante

Michele EMILIANO – Sindaco di Bari

Francesco SCHITTULLI – Presidente Provincia di Bari

Angelo RICCARDI – Sindaco di Manfredonia

Ennio TRIGGIANI – Preside Facoltà di Scienze Politiche Università degli Studi di Bari
 

Modera: Francesco PETRUZZELLI – Quotidiano “Nuovo Corriere BARISERA”

Presiede : Onofrio INTRONA – Presidente Consiglio Regionale della Puglia

Introduzione: Nicolò CARNIMEO – Docente di Diritto Marittimo
 

Presentazione Progetto “ TORRE GAVETONE ”
 

 

I ^ sessione – mattutina 10/13

Relatori:

Vito Antonio LEUZZI – Direttore Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e

dell’Italia Contemporanea

Giorgio ASSENNATO – Direttore Generale Agenzia Regionale Protezione Ambiente

Puglia A.R.P.A. – PUGLIA

Lorenzo NICASTRO – Assessore all’Ambiente Regione Puglia

Fabiano AMATI – Assessore alla Protezione Civile Regione Puglia

 

 

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II ^ sessione – pomeridiana 15/17,30

Modera: Vincenzo DE GREGORIO – Direttore “Il Gazzettino di Puglia”

Presiede: Andrea CAROPPO – Consigliere Regionale – Segretario dell’Ufficio di

Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia

Relatori:

Francesco CAPUTO – Assessore Pesca e Risorse Marine Provincia di Bari

Mariano ARGENTIERI –autore di “In fondo al mare”

Donato FORENZA – Ecologo Urbanista Accademia Scientifica “Merli”

Guglielmo FACCHINI – Medico Ricercatore

Matteo D’INGEO – Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche
 

domenica 18 settembre 2011 – ore 10/17,30

Stand 152/bis Consiglio Regionale della Puglia

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