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Cronaca di una settimana da dimenticare

                                                                                                                                                                                                                         


Foto: © n.c.

di Lorenzo Pisani
http://www.molfettalive.it

E veniamo alla consueta pagina di cronaca” direbbe il bravo conduttore del tiggì. E quando “consueta” e “cronaca” vanno a braccetto c’è poco da stare allegri. E in questa città da un bel po’ è così. 

L’ultima settimana ha offerto un assortito campionario di azioni criminali. Si è cominciato di lunedì, con un negozio di abbigliamento svaligiato all’alba. La fiamma ossidrica a illuminare quel che restava della notte. 

Il giorno successivo, San Nicola ha portato in dono cenere e carboni. Nel vero senso della parola. Chiedere ai possessori delle due auto in fumo in via Giordano Bruno. Non è andata bene anche a rione Paradiso, con una donna trascinata a terra per poche centinaia di euro. Un 6 dicembre da incubo. 

E venerdì ancora violenza. Due individui a bordo di uno scooter hanno assaltato un distributore di carburanti in via Giovinazzo. Erano le 19.30. Circa 1.500 euro il bottino. 

"La consueta pagina di cronaca" di ferma qui. Pronta a svanire tra le tante pagine di una comunità che archivia in fretta. Che si magnifica di espansioni di zone industriali, che si fa bella in mille e più eventi culturali. 

Accanto alle luci e ai lustrini c’è un’altra città: che ruba, rapina, incendia. Sembrano essersene accorti sinora solo Liberatorio Politico, Rifondazione Comunista e Italia dei Valori. Insieme hanno in consiglio comunale un consigliere. Hanno chiesto che prenda forma il Comitato comunale di monitoraggio sui fenomeni delinquenziali, istituito quattordici anni fa e mai avviato. Hanno solidarizzato con i commercianti.

C'è anche il Comune. Si è detto preoccupato. Ha promesso un incontro con le forze dell'ordine, ma a oggi nulla di concreto. Non si parla d’altro. Del futuro sindaco, s’intende. Nel frattempo Molfetta brucia.

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La situazione politica dopo la conferenza stampa del "LIBERATORIO POLITICO"


Matteo d'Ingeo: «Ci sarebbe ogni giorno da stare in piazza»

di Vincenzo Drago – www.molfettalive.it

«Ci sarebbe ogni giorno da stare in piazza». E' un fiume in piena Matteo d'Ingeo, che mercoledì sera ha messo ai raggi X gli argomenti più bollenti dell'ultima estate. Il coordinatore del Liberatorio Politico ha incontrato i cittadini nella Fabbrica di San Domenico, chiarendo anche le sue intenzioni per la probabile campagna elettorale alle porte. 

L'ex consigliere comunale ha ricordato l'importanza dell'albo pretorio online, dal quale ha estratto punti, a suo dire, poco chiari. Ad esempio la nomina dell'avvocato difensore per Rocco Altomare, un mese e mezzo prima del suo arresto. «Perchè inserire l'omissis quando il nome di una persona non è considerabile come dato sensibile?», si è chiesto d'Ingeo, notando come l'atto di giunta ometta le generalità dell'ex titolare del settore Territorio. 

La nomina di un difensore, ricordiamo, è prevista dall’art. 12 dal Contratto Collettivo Nazionale Lavoro «a condizione che non sussista conflitto di interessi» tra il dirigente e il comune di turno. «In caso di sentenza di condanna esecutiva per fatti connessi con dolo o colpa grave» la somma anticipata sarà restituita all'ente pubblico.

L'attenzione si poi è spostata sulle automobili distrutte da incendi, ben 30 nel 2011. «La Direzione investigativa antimafia ha collegato i roghi a possibili estorsioni», ha ricordato d'Ingeo, che non si fida della casualità, più volte evocata dagli inquirenti. 

Sulla questione dei nuovi gazebo per gli ortofrutticoli, si è concentrato un altro interrogativo. In particolare sulle modalità di assegnazione dei lavori, sfociato ad agosto in una denuncia.

E le domande si susseguono, a volte senza risposta. «Ne basterebbero 100, ma quest'estate abbiamo raccolto 400 firme per la riapertura del passaggio pedonale di via Paniscotti – ha recriminato d'Ingeo –ma l'argomento non è stato discusso in consiglio comunale nemmeno dopo 30 giorni, come vorrebbe la legge». Dubbi sono stati espressi anche a riguardo dei criteri di scelta dei rilevatori per il censimento.

Infine l'aria di elezioni che tira a Molfetta dopo lo stop ai doppi incarichi. «Sono favorevole alle primarie nel centrosinistra – ha chiarito l'esponente del Liberatorio – ma i candidati non devono aver avuto responsabilità di governo nel passato». Aria nuova, insomma, compresa la proposta di definire l'eventuale squadra di assessori prima del voto. Chiusura netta ad un'eventuale ingresso dell'Udc nella coalizione: «Lo vorrebbe il Pd, ma noi non ci stiamo».

Elezioni, impasse centrosinistra

www.molfettalive.it

di Lorenzo Pisani

Tra poche ore il nuovo corso dell’Italia dei valori si presenterà alla città. Il partito di Antonio Di Pietro ha di recente rinnovato a Molfetta i suoi vertici, affidandosi al segretario Sergio Magarelli e al presidente Michele Pascarella, un passato tra Socialisti autonomisti, Lista Bonino e movimento civico La Svolta. 

Nella conferenza delle 17.30 a Palazzo Giovene si discuterà di etica nella politica, ma l’attenzione sarà anche puntata alle prossime elezioni amministrative. 

Che si voti alla scadenza del mandato del sindaco Antonio Azzollini, nel 2013, o un anno prima non sembra fare differenza. Le trattative sono ormai nel vivo. 

Le acque all’interno del “cantiere” del centrosinistra sono tutt’altro che tranquille
Lo si mormorava da tempo, e la conferma è giunta mercoledì dall’incontro convocato dal Liberatorio politico. Matteo d’Ingeo senza mezzi termini ha detto no a candidati già al governo in passato e all’Udc di Pino Amato. Il coordinatore del movimento civico ha chiesto a tutti un cambio di rotta, un taglio netto con l’attuale classe dirigente. 

Una presa di posizione che aggroviglia gli scenari e sbarra la strada a Tommaso Minervini. Su cui punta l’Udc per poter entrare nella coalizione. Una candidatura che deve fare i conti con le resistenze (il politico di Sinistra ecologia e libertà è stato ex sindaco per il centrodestra dal 2001 al 2006) anche a sinistra e nel Partito democratico, che pure pensa a un’alleanza con lo stesso Amato, sul modello di quella del 2008. 

Alleanza che potrebbe contare anche sull’altra metà del Terzo Polo, i finiani di Fli. A completare il blocco anti-Pdl, il drappello di eventuali fuoriusciti dal centrodestra, niente affatto entusiasti dalla probabile designazione di Nicola Camporeale

La scelta ora è nella sede del Pd. Comunque si muova, dovrà dire presumibilmente addio alle velleità di abbracciare tutti i movimenti della sinistra e nel contempo allargarsi a centro. In attesa di conoscere la scelta di Rifondazione comunista sarà interessante sapere, forse già nel pomeriggio, da che parte sta l’Idv.

Scaricato Tommaso dal Liberatorio

www.ilbiancorossonews.it  
di Francesco Verdesca

I responsabili del Liberatorio hanno le idee chiare. Hanno chiarito tutto ieri sera alla conferenza tenuta nella Fabbrica di S. Domenico. No ai candidati che hanno già avuto precedenti esperienze di governo cittadino. No ad alleanze con l’Udc.

Per rinnovare la classe politica, per dare una nuova valenza alla politica, ma soprattutto per una ragione di eticità.

Si sfalda dunque il mondo del centro sinistra. In vista anche delle primarie cittadine, il Pd appare sempre più alle corde. Il Liberatorio stringe invece alleanze e discute di programmi alternativi con gli esponenti di IDV (anche se questi ultimi, decideranno ufficialmente nei prossimi giorni), al Movimento delle Cinque stelle di Grillo, e eventualmente a Rifondazione.

 

DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

logo LIBERATORIO 180x180

Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

Veleni nel porto. La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta


 

La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta e delle armi chimiche. Questa volta è il giornale della Legambiente, LA NUOVA ECOLOGIA che si occupa delle conseguenze della guerra e dedica  l’inchiesta del mese  al problema delle tonnellate di armi a caricamento chimico affondate durante la seconda guerra mondiale e che minacciano l’ecosistema italiano, mentre le bonifiche procedono a rilento. Nell’inchiesta si analizza la situazione delle acque dell’Adriatico, del Tirreno e di alcuni laghi. Secondo gli esperti dell’Istituto nautico di Forio (Ischia), gli arsenali di armi chimiche andrebbero ricercati nel triangolo che ha per vertici Bagnoli, Ischia e Capri, dove Goletta Verde è approdata nelle scorse settimane per chiedere analisi accurate. Dalle acque dei mari a quelle dei laghi i veleni continuano a inquinare l’Italia. Un esempio è quello del lago di Vico dove dopo anni di omissioni e ritardi è giunta la notizia dell’inizio della bonifica della Chemical City; una notizia che premia l’impegno di Legambiente e di quelle associazioni che da alcuni mesi, riuniti insieme a noi nel Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, chiedono a gran voce che si trovi una soluzione definitiva a questo drammatico problema, che al di là delle singole vertenze territoriali ha ormai assunto la dimensione di una vera emergenza nazionale.
Nel luglio scorso Francesco Loiacono, giornalista de " LA NUOVA ECOLOGIA " è stato a Molfetta e ha realizzato l'inchiesta che questo mese si trova nel mensile della Legambiente. All'inchiesta è abbinato un video che lo stesso giornalista ha realizzato nel porto di Molfetta e a Torre Gavetone intervistando oltre a Matteo d'Ingeo, responsabile territoriale del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche,  i due rappresentanti della Legambiente, Massimiliano Piscitelli e Paolo De Gennaro.

 


https://i0.wp.com/www.liberatorio.it/documenti/Inchiesta_armi_chimiche-LA_NUOVA_ECOLOGIA-Settembre_2011.jpg

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Lella Salvemini intervistò Matteo d'Ingeo nel Luglio 2002 a 10 anni dall'assassinio del sindaco Carnicella

Fioriera 7 luglio 01072010Abbiamo ritrovato nel nostro archivio questa intervista fatta a Matteo d'Ingeo, oggi coordinatore del "Liberatorio Politico", nel 2002 a dieci anni dalla morte di Gianni Carnicella. L'intervista fu realizzata dalla prof.ssa Lella Salvemini allora collaboratrice di "Quindici"; oggi questa intervista sarebbe impossibile perchè il suo direttore non riesce più a scrivere il nome di Matteo d'Ingeo. Naturalmente ci riesce difficile immaginare cosa potrebbe dire l'anno prossimo a 20 anni da quell'omicidio (ma dubitiamo che questo possa accadere vista la censura diffusa).

La morte violenta di Gianni Carnicella scosse le coscienze dei molfettesi e segnò per molti il momento del risveglio. LOsservatorio 7 luglio” fu uno dei frutti di quell’epoca. Dopo 10 anni abbiamo incontrato Matteo d’Ingeo, suo principale animatore. Ne è venuto fuori il ritratto amaro di una stagione politica e in fondo di un’occasione perduta, quella di riuscire a cambiare, con l’elezione a sindaco di Guglielmo Minervini, la politica e l’idea stessa di cittadinanza. Per Matteo d’Ingeo il bilancio più doloroso sta proprio nel dover constatare la fine ingloriosa di un sogno e il timore di un possibile ritorno di un’illegalità diffusa, magari anche benevolmente tollerata.

Quale fu la spinta che portò alla nascita dell’ ”Osservatorio 7 luglio”?
“L’associazione nacque nel 1992 all’indomani dell’omicidio del sindaco Carnicella, con l’intento di denunciare tutto ciò che nella città risultasse illegale, dal pubblico al privato. In un momento storico in cui ci parve davvero di avere la forza di cambiare. C’erano Mimmo Favuzzi, Maria e Vincenzo Valente, Enzo Farinola, Franca Carlucci, gran parte di quelli che fondarono poi il “Percorso” ed io fui nominato coordinatore”.

Quali furono le prime battaglie? 
“La prima denuncia riguardò un episodio apparentemente insignificante: le basole attorno alla scuola elementare “Cesare Battisti”. Pietre con un valore storico che avrebbero potuto benissimo essere restaurate, evitando di dare l’appalto e la direzione dei lavori ad un ingegnere che (lo scoprimmo Marta Palombella ed io seguendo il camion) faceva scaricare le basole divelte in una sua campagna, creando una sorta di deposito di materiale di proprietà pubblica per utilizzarle privatamente. Fatto che denunciammo alla magistratura. La prima di una lunga serie di denunce”. 

E le campagne più scottanti? 
“Le prime denunce importanti furono sull’edilizia convenzionata che, a distanza di 10 anni, hanno portato al primo risultato della condanna di Silvio Spadavecchia per concussione. Anche se tutti sanno che lo scandalo edilizia convenzionata non si limita a questo caso. L’Osservatorio fece la sua parte, ma non si passò mai dalla piccola denuncia su un singolo episodio ad un’unica inchiesta sul mondo dell’edilizia a Molfetta. Molti costruttori hanno tuttora dei processi a loro carico, ma mai nessuno, a cominciare dal procuratore capo, ha voluto inglobarli in un’indagine unica, allora sì che sarebbe scoppiato il bubbone della “tangentopoli molfettese”.
Calcolammo che circolarono a Molfetta, al momento della costruzione della Zona 167, almeno 40/50 miliardi di lire al nero, denaro che non si sa che fine abbia fatto. Noi ipotizzammo che fosse utilizzato non solo per le campagne elettorali, ma anche per certe attività illegali che hanno pur bisogno di un capitale iniziale. Solo riflessioni, che non furono però solo dell’Osservatorio, tutti sapevano e sanno, ma fanno finta di ignorare e la magistratura non ha mai messo il dito in questo ginepraio”. 

La storia di Molfetta negli ultimi anni sul versante della legalità è stata segnata anche dalla lotta allo spaccio di droga. L’Osservatorio 7 luglio vi ebbe parte? 
“Già a metà degli anni ’80 Molfetta diventò crocevia dello smercio di droga, ma fino alla prima “Operazione primavera” tutti preferirono far finta non vi fosse, garantendo in definitiva una copertura allo spaccio. Se in alcuni quartieri per anni la droga è stata venduta alla luce del sole, vuol dire che mai nessun carabiniere, nessun vigile urbano, nessun politico, nessuna associazione, si pose mai il problema, finendo con l’assicurare una copertura a queste attività illegali. L’Osservatorio ebbe il coraggio di squarciare questo silenzio, creò un dossier, in base ad un lavoro fatto sul territorio, rivelando le strade e qualche volta anche i numeri civici dove avveniva lo spaccio”. 

Quali furono le conseguenze di questa attività? 
“Sul piano personale pesanti. Ricevetti minacce da coloro che sapevano della mia collaborazione con i carabinieri e che mi considerarono il principale responsabile dei loro guai giudiziari, penso soprattutto alle famiglie coinvolte nelle operazioni antidroga. Ho dovuto lasciare il quartiere in cui vivevo, Molfetta vecchia.
Tuttora, se mi capita di entrarci, sono appellato “infame” dai vari familiari degli spacciatori. Del resto sono stato chiamato a testimoniare nell’aula bunker a Trani per i processi contro lo spaccio, con la possibilità di essere segnalato agli occhi di tutti gli indagati. Mi capitò anche d’essere minacciato di morte all’uscita di un Consiglio Comunale dal marito di una dipendente comunale, genitori di due  arrestati per spaccio, da me querelata, condannata, ma mantenuta al suo posto di lavoro dall’amministrazione di Guglielmo Minervini. Il sindaco Guglielmo Minervini, che tante volte si è fregiato di aver riportato a Molfetta la legalità, in realtà non ha mai fatto molto, anzi, lui ed altri mi hanno lasciato solo. E l’isolamento personale, politico e associativo ha contribuito a mettere a tacere l’Osservatorio”. 

Quale fu il legame fra “Osservatorio 7 luglio” e la nascita del “Percorso”?
“All’inizio furono un tutt’uno, si trattò di due modi di rispondere alla medesima domanda di legalità, di una politica diversa, di cambiamento. Ma dopo la vittoria nel ’94 si crearono delle barriere. A livello personale mi fu difficile svolgere contemporaneamente il ruolo di coordinatore dell’”Osservatorio” e di consigliere comunale di maggioranza. Poi, quando ho cominciato a denunciare anche certe scelte della mia amministrazione, iniziò l’azione di isolamento”. 

A che punto l’Osservatorio” ha cominciato a perdere colpi? 
“Ritengo proprio da quando fui eletto consigliere. Finché l’Osservatorio si scagliava contro i democristiani o tutto ciò che faceva parte del passato andava bene, quando si propose di combattere le illegalità anche della nuova amministrazione fui isolato e allontanato. A cominciare dalla vicenda della stecca della Zona 167, originalmente riservata a servizi e cui un noto costruttore (già Dc lattanziano, poi in lista col Psi, ndr) riuscì a far cambiare destinazione per rivenderla e lucraci. Sì, di lì tutto iniziò a cambiare, con scelte politiche lontane dallo spirito iniziale. Considero l’ex sindaco responsabile del fallimento di un progetto di rinnovamento che non si riproporrà mai più. Lui ha distrutto un sogno non solo mio, ma di tanti altri, che mai potrà ritornare in questa città. Quando si rifiutò di procedere alla rotazione dei funzionari comunali, che hanno continuato a detenere il vero potere sul Comune, quando cedette al primo ricatto dei consiglieri di allora. Avrebbe fatto meglio a dimettersi, in quel momento storico i cittadini avrebbero capito se fossero stati chiamati a votare nuovamente, perché ci credettero davvero portatori di un cambiamento. Un cambiamento che le denunce dell’Osservatorio prepararono”. 

Dopo 10 anni, qual è il bilancio, cosa è cambiato? 
“La sera del 7 luglio 2002 ho avuto una sensazione fortissima. Ho notato uno degli operai che stava smontando le strutture servite per la cerimonia commemorativa della morte di Gianni Carnicella. Un operaio che lavorava con Cristoforo Brattoli fino alla mattina dell’omicidio, sempre smontando transenne e trasportando sedie. Sicuramente una persona normalissima, ma mi è sembrato un segno, come se davvero tutto fosse rimasto uguale ad allora. E poi, risfogliando gli atti processuali relativi all’omicidio, ho ritrovato un passaggio in cui il Pubblico Ministero descrive il contesto in cui questo maturò, quello di Piazza Paradiso, considerata allora luogo di illegalità diffusa. Ci sono passato proprio stamattina, lì e a Via Immacolata, ho trovato di nuovo i marciapiedi occupati dai banchi di frutta e verdura e dietro di essi le stesse famiglie, i parenti dei Magarelli, di Alfredo Fiore, di Tommaso Racanati, che organizzarono il concerto di Nino d’Angelo, la cui mancata autorizzazione causò il delitto, personaggi che anni dopo si è scoperto anche implicati nello spaccio. Una società in cui c’era anche Saverio Petruzzella, che subentrò in consiglio comunale allo stesso Carnicella e che non sentì il dovere morale di dimettersi”. 

Ci sarebbe ancora bisogno dell’Osservatorio 7 luglio? 
“L’Osservatorio non è stato mai ufficialmente sciolto, né può esserlo fino a che non si concluderanno alcuni processi. Ce ne sarebbe bisogno, ma sarebbe anacronistico pensarlo separato dalla politica. A Molfetta occorrerebbe ridar voce ad un soggetto politico che metta nel proprio modo di lavorare l’attività dell’Osservatorio. Sì, ci sarebbe bisogno soprattutto della politica, che manca fin dagli ultimi anni dell’amministrazione di Guglielmo Minervini, quando si perse l’abitudine di andare in piazza, di incontrare la città. O forse bisognerebbe andare indietro nel tempo, fermare un altro fotogramma, quello dell’assemblea del movimento del ’94, a pochi mesi della prima elezione, quando Guglielmo Minervini invitò la base a tornare alle proprie attività di associazione e volontariato. Quegli uomini e quelle donne tornarono a casa e lui si chiuse nel palazzo”. Sì, forse era finita già allora: l’Osservatorio, la rivoluzione politica, il sogno. 

Sentenza emessa dalla Corte di Assise di Trani il 3 novembre 1993, p. 6: 
… all’origine del grave fatto di sangue… vi fu l’organizzazione di un concerto del cantante napoletano Nino D’Angelo e tale ultima iniziativa, a sua volta, scaturì da una scommessa intervenuta tra il Brattoli ed alcuni esponenti di quel mondo variegato (e spesso ai margini della legalità) che in Molfetta va comunemente sotto il nome di“Piazza Paradiso”. (Lella Salvemini)

 
 

Lettera aperta a Cristofaro Brattoli

Sento il dovere morale, e civico, d’intervenire sul manifesto tormentone di fine estate firmato da un cittadino, autore di quel gesto criminale efferato che stroncò la vita del nostro Sindaco Gianni Carnicella
Sono stato coinvolto indirettamente in uno dei quadretti dell’improvvisato cantastorie e il mio è un intervento personale nella veste di semplice cittadino da sempre impegnato come volontario della cittadinanza attiva; non sono mai stato un giornalista e non ho mai avuto tesserini di pubblicista, per scelta, ma sono stato “onorato” dal Brattoli da questa nobile e difficile investitura. 
Sorprende il modo in cui, lui, abbia voluto coinvolgermi, quasi fossi depositario e custode fedele dei tanti segreti della vita politica molfettese degli ultimi 20 anni; sorprende anche il comportamento di taluni “giornalisti” che, pur di non riportare il mio nome, pur scritto sul manifesto, hanno recuperato dai loro archivi le sigle di movimenti e associazioni che il sottoscritto ha orgogliosamente rappresentato e rappresenta ancora oggi. 
Il mio messaggio sarà principalmente rivolto a Cristofaro Brattoli, ma è anche rivolto a quei direttori di testate giornalistiche, responsabili di redazioni, editori, giornalisti e pubblicisti che in questa città censurano e imbavagliano notizie, fatti e persone rendendosi indirettamente responsabili dell’oscuramento dell’informazione diventando detrattori di verità.
Questa città, anche se in tanti non lo vogliono accettare, è morta insieme al suo sindaco quel pomeriggio del 7 luglio 1992.
Ed è proprio quella “VERITÀ”, invocata dallo stesso Brattoli nel suo manifesto pubblico, che dobbiamo cercare e svelare.
Non c’è bisogno di “pizzini”, di messaggi criptati e trasversali, la ricerca di verità non è nella memoria di qualche “signor X” o nel segreto del confessionale di qualche prete, ma è nei fatti che conosce solo Cristofaro Brattoli. 
Pertanto se costui vuole convincerci del suo “pentimento” dovrebbe veramente fare il primo passo perché, a dire il vero, ad oggi, di passi non ne abbiamo visti e il manifesto non lo si può considerare tale.
Se vuole pentirsi deve mostrare con i fatti concreti il suo pentimento e l’unica cosa da fare è raccontare la VERITA’ senza attendere l’anno prossimo.
Deve semplicemente recarsi in Piazza Duomo a Trani, farsi ricevere dal Procuratore Capo e raccontare la verità senza i vuoti di memoria che ha avuto durante il processo del 1993.

Potrebbe cominciare a raccontare che ruolo avevano i signori Nino Spezzacatena, De Robertis Paolo, Fiore Alfredo, Racanati Tommaso, Magarelli Damiano, Fiore Cosimo e Petruzzella Saverio in quella società costituita per l’organizzazione del maledetto concerto di Nino D’Angelo, e che ci faceva in quella società un politico e un imprenditore insieme a noti esponenti della criminalità locale?

Qual era il vero obiettivo dell’organizzazione di quel concerto e con quali soldi lo si finanziava?

Oltre ad essere imprenditore di fiducia del comune di Molfetta, che attività svolgeva in quegli anni, tra la Puglia, Calabria, Campania e Sicilia e perché girava armato? 

Chi era il politico o impiegato comunale che lo ha favorito per molti anni nell’affidamento di lavori presso il comune a trattativa privata per la modica cifra di circa 70/80 milioni l’anno?
Chi ha utilizzato in questi anni le attrezzature della sua impresa Palcoscenici Sud e dove sono state depositate?
Perché il 18 maggio 2006 ha minacciato il candidato sindaco Lillino di Gioia in Piazza Paradiso e quest’ultimo non ha ritenuto, insieme alla sua coalizione di dover denunciare il fatto?

Chi ha concesso l’anno scorso e quest’anno l’autorizzazione a lui o ai suoi familiari per l’attività di ristorazione nelle vicinanze della Madonna dei Martiri pur non avendo i requisiti che le leggi igienico-sanitarie prevedono?
Basterebbe la verità solo su queste poche domande per intravedere una pur minima volontà di pentimento.
Cristofaro Brattoli deve convincersi che non è una questione personale ma è una questione di principio e nessuno vuole impedire a lui e ai tanti protagonisti di quel “mondo variegato che andava sotto il nome di Piazza Paradiso” (come diceva il PM. Elisabetta Pugliese) di avere una vita normale.

Dopo aver scontato la pena devono sforzarsi di essere cittadini come gli altri e se vogliono essere riabilitati  devono rispettare le leggi e i regolamenti come fanno tutti i comuni mortali. E se l’autorizzazione non si può ottenere non si può pretenderla con l’arroganza o atti di intimidazione strisciante.
Se Cristofaro Brattoli vuole completare l’azione di pentimento ci dica anche chi lo sta aiutando in questo percorso, chi lo ha fotografato dal 7 luglio scorso in poi nelle sue varie stazioni di pentimento, chi ha curato la grafica del suo manifesto e quale tipografia lo ha stampato.
Dopo tutto anche queste sono verità che rendono giustizia.

 

Matteo d’Ingeo

 

"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

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Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

“Molfetta e la Memoria”: Libera ricorda Gianni Carnicella

Molfetta e la memoria foto


Nel 18° anniversario dell’omicidio del Sindaco di Molfetta Dott. Giovanni Carnicella, martedì 6 luglio 2010alle ore 18.30 nell’Aula Consiliare di Palazzo Giovene, il Presidio di LIBERA–Molfetta terrà la conferenza-dibattito “Molfetta e la Memoria”.
 

Interverranno:
 
Michele Pappagallo
Presidente diocesano di A.C.
 
Franca Carlucci
Casa per la Pace
 
Nicola Cibelli
Testimonianza di un giovane molfettese in cerca di Memoria
 
Matteo d’Ingeo
Movimento civico Liberatorio Politico
 

Il Presidio intende ravvivare il ricordo della figura del sindaco e del contesto storico e sociale in cui occorse il tragico evento. Inoltre, presenterà una petizione popolare alla Civica Amministrazione per l’apposizione di una lapide ad memoriam sia sul luogo dell’omicidio che sul luogo della sepoltura di Gianni Carnicella.  

Al termine, sarà avviata la raccolta firme. Chi vorrà aderirvi dovrà presentare il documento d’identità.

 

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

Emergenza sicurezza: bastano le pistole ai vigili?

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di Matteo d’Ingeo – l’altraMolfetta novembre 2009.



“È il discorso sul malessere della città. Un malessere che, in modo spesso maldestro, vogliamo rimuovere dalla nostra coscienza e del quale facciamo fatica a prendere atto, forse perché troppo fieri del prestigio del nostro passato. Un malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa, sugli scarti umani relegati nelle periferie, sui frammenti di una sottocultura della prepotenza non sempre disorganica all’apparato ufficiale.

È il discorso sulla rete sommersa della piccola criminalità che germina all’ombra di un perbenismo di facciata. Sulle connivenze col mondo della droga che ormai non risparmia nessun gonfalone. Sui rigagnoli sporchi che inquinano le falde sane di una economia costruita dalla proverbiale laboriosità dei nostri antenati, i quali hanno onorato Molfetta in tutti gli angoli del mondo…”
 
… “È il discorso sulla ineluttabilità di certi gesti, che sono l’epilogo naturale di una temperie di disagio. Come un fiammifero, acceso sulla caldaia di una miscela esplosiva. Sì, questa è la vera tragedia: che chi ha sparato non è un mostro. Oh, come vorremmo che fosse un mostro, per poter scaricare unicamente sul parossismo della sua barbarie le responsabilità di questo assassinio! Ma chi ha sparato non è un mostro, e neppure un pazzo e forse neppure un criminale nel senso classico del termine. Non è un mostro. E’ un nostro! » un nostro concittadino, che, come ultima miccia, ha dato fuoco alle polveri di cui, almeno un granello, ce lo portiamo tutti nell’anima…
(Omelia per Gianni Carnicella – 9 luglio 1992 – don Tonino Bello)”.
 
Ancora una volta le parole di don Tonino tornano ad essere attuali, e i “nostri”, questa volta, sono due diciottenni. Non hanno sparato con fucili a canne mozze ma hanno spezzato la vita di Giulia Samarelli, una delle nostre tante donne d’altri tempi, vissuta in discreta solitudine, che ha costruito il proprio futuro, giorno dopo giorno, nella consapevolezza di dover gestire la propria dignitosa e laboriosa esistenza senza certezze.
Dall’altra parte due “bulli”, si direbbe. Michele de Bari, figlio del più noto Gino, come altri suoi cugini e zii, arcinoto alla cittadinanza e alle forze dell’ordine.
Pietro Gadaleta, al momento dell’arresto, sembra che abbia dichiarato laconicamente “che era la prima volta” che partecipava ad uno scippo. Rivedendo la padronanza e la freddezza dei suoi gesti nel video, diffuso dai Carabinieri, non si direbbe.
Abbiamo elementi abbastanza concreti per pensare che Gadaleta fosse un “piccolo dottor Jekyll e mister Hyde”.
Dalle foto segnaletiche apparse sui giornali, nonostante il rinnovato look nel taglio di capelli, è stato riconosciuto da alcuni cittadini come quel bravo ragazzo che operava come volontario nell’associazione “MISERICORDIE”, svolgendo assistenza agli anziani bisognosi di cure.
In città, purtroppo, di Michele e Pietro ne girano tanti, dal Borgo Antico a Piazza Paradiso, da via Immacolata ai quartieri periferici e girano in due su motorini senza casco, senza targa e, all’occorrenza, contro marcia.
Paradossalmente questa situazione, a Molfetta, non è straordinaria, non è avvenuta per caso in via Immacolata ma è una storia di ordinaria illegalità quotidiana, in una città dove le regole della civile convivenza vengono infrante senza che nessuno ne rivendichi il rispetto.
In questi giorni il SindacoSenatorePresidente Antonio Azzollini oltre a ripetere lo slogan, ormai usurato e smentito da tutte le finanziarie del suo stesso governo, della solita richiesta dell’aumento dell’organico per la caserma dei Carabinieri, si è inventato una straordinaria novità.
In una conferenza cittadina ha dichiarato che i problemi di ordine pubblico a Molfetta si risolvono con l’armamento degli agenti di polizia municipale.
 
Se il sindaco vuol dire che l’abusivismo e l’occupazione di suolo pubblico, le auto in doppia fila, le infrazioni al codice della strada, le auto incendiate, gli scippi, l’uso dei falsi pass per disabili, ecc, ecc, si combattono con l’armamento  della polizia municipale, allora consigliamo a lui e alla sua maggioranza (sperando che non ci sia anche qualche consigliere di minoranza) di farsi un serio esame di coscienza e poi di dichiararsi non all’altezza del compito.
 
Anzi per volere del primo cittadino la nostra città è diventata una “zona franca”.
 
Sarebbe interessante conoscere dalla viva voce del Sindaco o dalla taciturna assessora alla sicurezza, quali siano i meccanismi sociali, professionali, tecnici, pedagogici o politici che vedrebbero nell’armamento dei vigili urbani la soluzione dei problemi di ordine pubblico della nostra città.
 
Si potrebbe, forse, immaginare questa situazione; il vigile urbano, pardon, l’agente di Polizia Municipale che fino ad oggi non si è mai azzardato a presentarsi, in via Giovinazzo, all’ambulante che in violazione del codice della strada occupa marciapiede e scivolo per portatori di handicap, domani si presenterà con la pistola semiautomatica calibro 7.65 nella fondina, ben in vista, e per miracolo l’ambulante libererà il marciapiede e chiederà scusa per aver occupato abusivamente per ben due anni un bene comune arrecando danno e disagio alla comunità.
 
Ai miracoli non ci crediamo più già da molto tempo e forse il Sindaco dimentica che quando era un “soldato semplice” ha discusso e licenziato da consigliere comunale nell’autunno del 1995 un ”Regolamento di Polizia Municipale” che, probabilmente,  non è stato mai interpretato ed attuato pienamente.
 
Oggi si vuol portare in Consiglio Comunale il vecchio regolamento con l’arricchimento di nuovi articoli che riguardano l’armamento volontario dei nuovi agenti di polizia municipale.
 
Speriamo che il buon senso prevalga su questa irragionevole scelta.
 
Basterebbe che quotidianamente gli agenti di Polizia Municipale attuassero alla lettera il regolamento già esistente senza sconti e favori a chicchessia, e l’arroganza dei soliti noti sicuramente si perderebbe in una città in cui serve solo un po’ di normalità senza rigurgiti di autorità e autoritarismi; purtroppo non è da tutti, ma abbiamo un gran bisogno di “autorevolezza”, non solo nella politica ma anche nella Polizia Municipale.

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