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Una discussione sulla Cittadella degli Artisti

Con Matteo D’Ingeo coordinatore del Liberatorio politico ed unico politico presente in sala oltre all’amministrazione, e con alcuni degli artisti coinvolti.


di Antonella Zezza (molfettalive.it)


“La cittadella degli artisti” è un ambizioso progetto volto alla cultura, alla socialità ed alla partecipazione, che MolfettaLive.it si avvia a seguire.

E’ chiara la complessità della fase precedente alla progettazione della cittadella degli artisti, ma è una complessità sulla quale vogliamo far luce affinché siano chiari i passaggi di selezione dei soggetti che opereranno all’interno della cittadella.

Con Matteo D’Ingeo coordinatore del Liberatorio politico ed unico politico presente in sala oltre all’amministrazione, si discuteva innanzi tutto dell’assenza di rappresentanze politiche, un’assenza che ha suscitato uno stupore non indifferente.

L’opposizione molfettese ha rivendicato spazi sociali per lo sviluppo culturale del paese, sviluppo a cui tutte le forze politiche dovrebbero essere sensibili. Ma erano assenti anche i giovani, primi destinatari del progetto.

Solo gli artisti erano presenti in sala, ed anche loro in minoranze esigue rispetto all’offerta culturale molfettese. Numerosi invece, i funzionari comunali.

D’Ingeo interviene sulla questione partendo dall’importanza di valorizzare e capitalizzare le risorse umane dei giovani e afferma: «a Molfetta è sempre mancato un coordinamento sinergico delle attività ed iniziative artistiche, mancanza forse dettata dall’assenza di un grande contenitore socio-culturale fisico.

Spesso i vari gruppi, associazioni o singoli, intraprendono azioni finalizzate alla realizzazione di eventi che denotano l’esigenza di un soggetto gestore- coordinatore affinchè eviti la concorrenza e/o la loro sovrapposizione. Ma non si può pretendere troppo da una città che, da sempre, non ha un Assessorato alla Cultura.

L’attivazione delle procedure di partecipazione ampia attorno al P.E.G. (piano esecutivo di gestione) è già saltata, il vademecum per la realizzazione del progetto prevedeva che il P.E.G . doveva essere oggetto di apposite sessioni di confronto e di progettazione partecipata con il coinvolgimento dei soggetti socio-culturali operanti sul territorio.

Durante la conferenza di presentazione è stato comunicato che solo entro il 30 settembre sarà possibile presentare proposte di modifica o arricchimento al PEG, questo fa pensare che difficilmente verranno prese in considerazione proposte che possano ridisegnare l’intero impianto del progetto. A tal punto si insinua il dubbio che, ancora una volta, il coinvolgimento del territorio sia solo una propaganda politica e non una forma sostanziale di reale partecipazione.

Nonostante ciò, importante è formulare proposte per il progetto della cittadella dell’arte.

– Innanzi tutto fondamentale è il recupero della partecipazione mancata in fase istruttoria del progetto, e quindi recuperare i singoli soggetti che, non potendo entrare a far parte del soggetto gestore della struttura, chiedono al comune di prevedere, nel piano di gestione, che sia messa in appalto la più ampia possibilità di utilizzo della struttura (come previsto dal protocollo di rete).

– Non sarebbe male prevedere un rappresentante delle realtà di base che, non rappresentando l’ente gestore della direzione artistica, possa avere una funzione di vigilanza e monitoraggio sull’utilizzo della struttura da parte delle realtà associative del territorio.

– Un’altra questione, che sicuramente sarà oggetto di dibattito, riguarda la proposta dell’amministrazione di affidare al soggetto che gestirà la cittadella anche la gestione di un centro socio educativo per minori chiamato “Il laboratorio” e che dovrebbe occupare il piano terra e l’atrio esterno dell’ex capannone ASM.

Tale proposta, inerente il centro minori, non rientra affatto nel progetto “Bollenti spiriti” e creerebbe difficoltà gestionali, riducendo drasticamente gli spazi fisici che dovrebbero occupare i laboratori della cittadella. Infatti già gli spazi previsti per la danza e per il laboratorio di scenotecnica sono molto piccoli. Quindi importante è destinare l’intero capannone ASM alla Cittadella degli artisti, utilizzando anche gli spazi del piano terra per poter ampliare i laboratori.»

Anche Francesco Tammacco (Carro dei comici) evidenzia le stesse perplessità.

Entrambi propongono in aggiunta l’attivazione di un laboratorio della cartapesta che, oltre a rappresentare una tradizione per la città di Molfetta, è un elemento comune a varie attività artistiche ed è bene che non vada disperso come patrimonio culturale. In più, Tammacco aggiunge la proposta di realizzazione di una sala di posa cinematografica e di un centro di post produzione cinematografica.

Il progetto selezionato dal gruppo tecnico di valutazione e che darà il nome alla struttura è il progetto “Cittadella degli artisti” messo a punto dal gruppo composto dall’associazione musicale A. Dvorak, dall’associazione Arci “il cavallo di Troia”, dall’Ipnotica Studio Tecnologies e dalla scuola di danza K. Hamblin e Teatrermitage.

Da parte loro è stato elaborato un percorso volto a favorire la nascita di un centro di eccellenza che, attraverso l’apprendimento collettivo, permetta il formarsi di professionisti sul territorio nell’ambito della scenotecnica, dell’illuminotecnica, della costumistica e così via. Si tratta di figure professionali ad oggi assenti sul territorio e delle quali c’è molta richiesta.

Mentre Matteo d’Ingeo non auspica la convivenza con “il Laboratorio”, Vito d’Ingeo (direttore artistico Teatrermitage) ne tollera la convivenza in un contesto in cui i fondi non sono bastevoli per tutta la ristrutturazione della cittadella.

In merito alla gestione, Vito d’Ingeo sostiene che per ora si parla di gestore unico, ma non si esclude che si possano avere due diversi gestori. Infatti la situazione finanziaria dei due progetti sarà diversa in quanto la cittadella degli artisti (grazie al bando bollenti spiriti) gode di finanziamenti regionali utili solo nellostart up, mentre il Laboratorio, di cui si sa ancora poco, godrà di finanziamenti a fondo perduto.

La difficoltà di gestione della cittadella degli artisti sta anche nella sinergia tra protocollo di rete, al quale aderiranno gli utenti , e le due giornate gratuite di spettacolo che dovrebbero essere garantite ad ognuno degli aderenti al protocollo di rete.

Vito d’Ingeo sottolinea che, visto l’ampio tessuto associativo molfettese e le numerose scuole e realtà culturali presenti sul territorio, potrebbe essere rischioso garantire nella programmazione annuale i due giorni di spettacolo gratuiti a testa. Il rischio si ripercuoterebbe sull’economia interna del centro culturale che pure avrà numerose spese di gestione a partire dai bisogni primari di pulizia e sicurezza.

Pertanto i primi passaggi da compiere sono quelli di una maggiore comprensione del progetto socio- educativo “Laboratorio” favorendo una convivenza ormai conclamata e di una massima trasparenza nel definire un gestore sensibile all’arte e capace, in termini imprenditoriali, di dare vita e speriamo… lunga vita al progetto.

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Verso un modello di sviluppo condiviso per Molfetta: 10 progetti

Verso un modello di sviluppo condiviso per Molfetta:

10 progetti  

 

scarica qui la descrizione dei progetti in versione pdf

Premessa  

 

E’ naturale per i cittadini di una città come Molfetta sognare un luogo migliore in cui vivere. Elaborare e condividere quei tratti caratteristici che vogliamo abbia la nostra città nel prossimo futuro. Non parlare del modello di sviluppo per la nostra città significa solo che saranno altri a determinare gli eventi o ad arrogarsi il diritto di pensare per tutti noi. Il dibattito sul modello di sviluppo per essere concreto, accessibile a tutti e controllabile nel tempo dalla comunità, può essere fatto semplicemente elaborando dieci progetti “guida” da portare a compimento nei prossimi 5 anni. Considerando i parametri di fattibilità, compatibilità economica, sociale e ambientale della nostra città, possiamo definire i seguenti 10 progetti una traccia solida, e in ogni caso suscettibile di variazioni, per iniziare il percorso di elaborazione e condivisione del modello di sviluppo per Molfetta.   

 

1) Valorizzazione delle risorse locali [agricoltura]: 

La finalità del progetto consiste nella valorizzare delle ricchezze storiche della nostra città: l'olio extravergine d'oliva. E’ necessario contrastare l’indecoroso sottocosto con cui viene pagato l'olio qui prodotto da parte di aziende del centro-nord Italia le quali, occupandosi essenzialmente di imbottigliamento e strategie di marketing, si assicurano lauti guadagni a fronte della produzione locale che a stento riesce a far fronte ai costi di produzione. L’azione comune degli agricoltori e degli amministratori dovrebbe favorire la nascita di un marchio di qualità e incentivare opportune strategie pubblicitarie che permettano l’allargamento dell’impiego dell’olio d’oliva in tutti i settori possibili per evitare che le sue qualità vengano sfruttate altrove. 

 

 

2) Valorizzazione delle risorse locali [incentivazione dell’attività peschereccia]

Lo scopo è di contrastare la riduzione dell’attività peschereccia dovuta alla diminuzione della pescosità del mare Adriatico, che determina una progressiva ed inesorabile riduzione della nostra flotta di imbarcazioni che lavorano nel settore. Oggi il porto di Molfetta si accinge ad essere allargato e enormemente potenziato, essendo disponibili stanziamenti finanziari destinati essenzialmente a far sviluppare una improbabile futura attività commerciale. L’obiettivo dovrebbe essere quello di favorire progetti di ripopolamento dell’Adriatico, che darebbero lavoro a centinaia di giovani e, al tempo stesso, promuovere progetti di ristrutturazione e di messa in sicurezza dei cantieri navali oltre che delle barche da pesca. L’azione comune delle organizzazioni sindacali dei lavoratori del mare e degli amministratori dovrebbe poi migliorare la qualità del lavoro di marinaio e favorire la commercializzazione e riqualificazione qualitativa del pescato del porto di Molfetta. 

 

 

 

 

 

3) Valorizzazione delle risorse locali [i laureati]: 

Un’altra nostra grande ricchezza sono i nostri laureati, il cui tasso è fra i più alti di tutta la Puglia. I nostri concittadini fanno la loro parte nel promuovere lo sviluppo della nostra Nazione, ma lo fanno altrove, dove c’è il lavoro. Oggi le tecniche di telecomunicazione permettono di delocalizzare il lavoro intellettuale e devono quindi essere utilizzate per favorire nuove opportunità per Molfetta. Il salario di cittadinanza dovrebbe contemporaneamente limitare l’esodo delle risorse umane e favorire insieme alle industrie, alle amministrazioni e all’intera comunità imprenditoriale, lo sviluppo dell’imprenditoria locale anche attraverso politiche di basso costo del lavoro. 

 

4) Comunità [lotta alla dispersione scolastica]: 

L’obbiettivo è recuperare, formare e reinserire nel tessuto sociale tutti quei ragazzi, tra i 12 ed i 18 anni, destinati all'abbandono scolastico. È in questo bacino che spesso la malavita organizzata riesce a reclutare manovalanza per gestire i propri traffici illeciti e mettere in atto tutta una serie di azioni criminali. Una delle tante possibili risposte a questo fenomeno potrebbe venire dalla formazione di una serie di laboratori creativi (teatro, musica, danza, cinema, laboratori artigianali) che riescano a rendere socialmente utili le tante iniziative culturali, arricchendo in questo modo la nostra città. Tutto questo costituirebbe un investimento a lungo termine, ponendosi come prospettiva una convivenza civile meno martoriata dalla criminalità e con maggiori margini di sicurezza senza dover necessariamente ricorrere alla militarizzazione delle nostre strade. Bisogna poi trovare delle alleanze strategiche con tutte le organizzazioni di volontariato che si prendono cura delle persone disagiate della città. 

  

5) Comunità [favorire l’inclusione sociale]: 

Se l’obiettivo delle forze dell’ordine è reprimere i reati, se il dovere della classe politica è quello di emarginare le collusioni e le corruzioni delle istituzioni, anche ai cittadini tocca costruire una comunità in cui la delinquenza non sia l’unico sbocco per coloro che non hanno avuto la fortuna di studiare e di avere una famiglia che li sorreggesse nei momenti di difficoltà. Tra le ricchezze della nostra città esistono già progetti elaborati di inclusione sociale. E’ necessario recuperarli, rielaborarli insieme e promuoverne la messa in cantiere dando la dovuta priorità a questi processi fondamentali per la qualità della vita.

  

6) Comunità [anziani]: 

La scomparsa del controllo sociale sul territorio, dovuta ad una società riluttante alla socializzazione, ha comportato anche la scomparsa della famiglia allargata in cui gli anziani trovavano spazio con le loro memorie, i loro insegnamenti e anche con le loro difficoltà a vivere i mali della vecchiaia. Oggi i ricoveri per gli anziani, seppur lindi e organizzati, non hanno nulla di comunitario e sono strutture di emarginazione in cui vengono recluse persone indebolite dalle malattie e dall’età. Costruire progetti in favore del recupero della memoria, della dignità a vivere in mezzo ai propri familiari le proprie malattie è un impegno inderogabile per la nostra comunità. Progettare assistenza domiciliare agli anziani, supporto logistico alle loro esigenze mediche quotidiane, non significa sprecare danaro ma riguadagnare la nostra dignità di figli e nipoti, risparmiando in ricoveri ospedalieri o in strutture protette. 

 

7) Qualità della vita e dell’ambiente [la riduzione del traffico e delle emissioni inquinanti]: 

Lo scopo questa volta è la riduzione dell'inquinamento causato dal traffico cittadino. La particolare conformazione urbanistica della città, ancora oggi perseguita dalle amministrazioni che si susseguono, con zone di espansione concepite come "quartieri dormitorio" privi di servizi essenziali, ha accentuato l'uso dell'auto fino a livelli intollerabili. Gli ingorghi e la mancanza di parcheggi restano un binomio irrisolto, destinato a paralizzare gli spostamenti soprattutto verso il centro. Così come la concentrazione delle polveri sottili ha recentemente toccato soglie preoccupanti per la salute pubblica. Le risposte a questo problema sono di natura sia culturale, che urbanistica e richiedono iniziative politiche di trasporto pubblico. Bisogna creare un sistema integrato di trasporto pubblico e fare di questa progettualità un contesto culturale sostenuto sia dall'amministrazione comunale, che dalle associazioni ambientaliste. 

 

 

 

 

8) Qualità della vita e dell’ambiente [il parco di Torre Calderina e le spiagge]: 

Il progetto ambizioso è quello di inserire in un contesto territoriale dissestato dal cemento, dall’asfalto e dalle privatizzazioni della cosa pubblica, un parco naturale tra Molfetta e Bisceglie. Il progetto di questo parco è stato elaborato dalla Legambiente di Molfetta e riconosciuto da numerose istituzioni pubbliche, eppure fatica ad essere attuato a causa delle difficoltà frapposte dalla speculazione edilizia e dalla passività colpevole delle strutture amministrative locali. Il progetto dovrebbe avere lo scopo di rimuovere per via legale e con stimoli della collettività, gli ostacoli che si frappongono al completamento del parco. Dovrà poi essere collegato al Pulo, al parco della Alta Murgia, alle bellissime praterie di Diatomee di grande interesse sia per l’ambiente, che per la formazione di nuovi posti di lavoro.  

 

 

 

 

 

9) Qualità della vita e dell’ambiente [risparmio energetico]: 

Il progressivo aumento del prezzo e dell’impatto ambientale del petrolio e dei suoi derivati impone di considerare l’energia rinnovabile (solare, eolica, marina) una fonte di ricchezza e di lavoro per la comunità molfettese. E’ necessario sviluppare progetti che favoriscano l’utilizzo delle energie alternative per utenze pubbliche e private. Un altro progetto di fattibilità dovrebbe essere avviato per valutare la possibilità di coltivare colza e girasoli nelle nostre campagne a basso tasso di produttività agricola, per utilizzare la lavorazione di questi prodotti come carburante per autobus, barche e auto. 

 

 

 

 

 

10) Partecipazione e cittadinanza attiva [i cittadini come risorsa]: 

La politica delle deleghe elettorali a scatola chiusa, basate sulle promesse elettorali, ha fatto il suo tempo. La rinascita di una collettività che pensa, collabora e si propone per partecipare ai processi di cambiamento è un obiettivo da perseguire. Essa deve essere il punto di partenza per nuovi progetti di partecipazione democratica ai processi decisionali della collettività locale. Il bilancio partecipato è una esperienza diffusa in Italia e non può non esserlo a Molfetta.  

 

 

Concludendo

 A tutti i cittadini, senza distinzione di appartenenza politica o religiosa che intendono disegnare il futuro della nostra città, rielaborando e rendendo fattibili i progetti enunciati, noi proponiamo la formazione di gruppi di lavoro e di discussione su ciascuno di questi progetti. Favoriremo tale processo fornendo un luogo fisico e la collaborazione di tecnici ed esperti nelle specifiche questioni. Ogni progetto dovrà avere un suo piano di sviluppo, definendo 1) chi, 2) deve fare cosa, 3) con quali risorse e 4) quando. Tali progetti saranno proprietà intellettuale di tutti coloro che li hanno elaborati e saranno resi disponibili all’intera comunità affinché ne venga promossa l’attuazione in tutti i modi possibili. 

 Molfetta, 26 Febbraio 2006

 

 

 

 

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