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I sigilli spaventano il colosso dell'energia. "Stop al miliardo di investimenti di Puglia"

 

di CHIARA SPAGNOLO –
bari.repubblica.it

Arriva ad otto giorni dal sequestro di quattro parchi fotovoltaici a Brindisi, la decisione del Global solar fund di bloccare un miliardo di investimenti in Puglia. I "ripetuti sequestri preventivi" sono un evidente ostacolo per il colosso delle energie rinnovabili, che investe in mezzo mondo e che nel Sud Italia, nel giro di pochi mesi, ha visto più d'un progetto bloccato dalla magistratura.

In principio fu Tecnova la causa dei mali salentini del Gsf, le cui partecipate ad aprile furono sfiorate dall'inchiesta della Dda di Lecce e della Procura di Brindisi sugli illeciti commessi durante la realizzazione di tredici parchi fotovoltaici nel Salento. All'epoca scattarono manette, si parlò di centinaia di immigrati sfruttati, si ipotizzò anche il reato di riduzione in schiavitù, il Fondo però non fu coinvolto direttamente nello scandalo e precisò più volte di non essere a conoscenza di quanto avveniva sotto il cielo della Puglia. Anzi, per dimostrare la propria buona volontà verso i lavoratori sfruttati e abbandonati senza stipendi, decise di farsi carico dei debiti di Tecnova e liquidò parte delle spettanze arretrate, chiudendo la vertenza con 460 persone e lasciando aperto un capitolo con altri 156 che reclamarono il dovuto a distanza di qualche mese. Mentre la vertenza andava avanti, e si arenava di fronte alla proposta di liquidare cifre piuttosto basse (non accettata dagli ex operai e neppure dai sindacati), il lavoro ricominciò nei parchi fotovoltaici incriminati. 

Da San Pancrazio a Salice, passando per San Cesario e Galatina, la costruzione fu affidata a nuove maestranze e altri appalti furono assegnati al Gsf in diversi angoli della regione. Le Procure, però, continuarono ad indagare. E mentre a Lecce la polizia raccoglieva centinaia di nuove denunce, a Brindisi la Forestale si concentrava su altri impianti in contrada Trullo-Masseria Caracci e in contrada Capitan Monza. Tutti ubicati nel Sito d'interesse nazionale di Brindisi, ovvero una zona in cui, è scritto nell'atto di sequestro, "è evidenziata la presenza di sostanze velenose e cancerogene, soggetta al vincolo di caratterizzazione e, in caso di inquinamento, ad attività di messa in sicurezza e bonifica". Caratteristiche che, a detta degli investigatori, fanno sì che l'utilizzo dei terreni sia subordinato ad alcune autorizzazioni che non sarebbero state ottenute. Da qui il sequestro disposto il 20 settembre, con tanto di denunce a 16 persone, che hanno nuovamente sfiorato il Fondo. 


LEGGI Fotovoltaico, ancora sigilli nel brindisino: 4 società coinvolte, 16 indagati

Dal colosso energetico è giunta prima una difesa d'ufficio, poi l'annuncio dello stop agli investimenti: "a seguito dei sequestri preventivi", è scritto a chiare lettere in un comunicato ufficiale, e "fino a che la situazione non sarà chiarita". Annunciando "pieno rispetto del lavoro della magistratura" e individuandone al contempo l'operato come la causa prima della sospensione dei lavori in atto. "Il sequestro degli impianti – affermano i vertici del Gruppo – ci sorprende, in quanto in tutti gli altri Paesi in cui abbiamo investito, una volta acquisiti il parere favorevole per i progetti presentati e le necessarie autorizzazioni, non ci sono stati problemi legali successivi". In Puglia, invece, è andata diversamente: "Dobbiamo rilevare che le misure finora adottate complicano notevolmente le già difficili condizioni operative". Il sequestro, insomma, è un incidente di percorso che il Gsf non sembra più disposto a mettere in conto. 

"In un quadro normativo non semplice e instabile – continua il comunicato – auspichiamo che possano essere individuate misure alternative a quelle del sequestro cautelare degli impianti che rischia di penalizzare irreversibilmente gli investimenti operati da Gsf". L'auspicio è chiaro. Le ipotesi della magistratura anche. Le due cose, al momento, sembrano configgere e, per il futuro prossimo, il Global solar fund sembra sperare in un deciso cambio di rotta. "Se non si potesse in futuro operare in un contesto fatto di regole certe e di un quadro normativo univoco e stabile – conclude il comunicato – investire in Puglia, e in Italia più in generale, sarebbe sempre meno appetibile". Il messaggio è di facile lettura. Di questo passo, anche gli investimenti dei prossimi due anni, un altro miliardo per costruire parchi fotovoltaici, sono a rischio. 

 

 

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Un bastimento di pannelli solari dalla Cina maxi sequestro da 27 milioni di euro

bari.repubblica.it

Una distesa di pannelli solari, quasi 20mila, che sulla carta dovevano servire per installare un mega impianto, in realtà erano destinati alla vendita. Nella mappa della spregiudicata cinese di aggressione ai mercati, si inserisce anche il business milionario del fotovoltaico, truffando sull'Iva. 

I funzionari dell'ufficio delle dogane di Taranto, con la collaborazione dei militari della guardia di finanza, hanno sequestrato 19.656 pannelli fotovoltaici, per un valore commerciale di 27.000.000 di euro, nascosti all'interno di 39 containers. La merce, di origine cinese, prodotta da una delle più importanti ditte del settore fotovoltaico, era stata dichiarata in importazione per la diretta realizzazione di una centrale fotovoltaica, al fine di poter beneficiare dell'aliquota Iva agevolata del 10%.

Dalle accurate indagini svolte si è accertato che il carico era destinato alla commercializzazione e quindi doveva essere venduto con Iva al 20%. La comunicazione di notizia di reato è stata trasmessa alla competente Procura della Repubblica di Taranto per violazione della normativa riguardante l'imposta sul valore aggiunto.

Cosa si nasconde dietro le accuse di bancarotta fraudolenta a Corrado Ciccolella?


L'ombra di Saladino sulla centrale di Scandale – emiliogrimaldi.blogspot.com

 
Sarebbe stata la Need di Antonio Saladino ad offrire servizi di assistenza nelle relazioni istituzionali all’Eurosviluppo Elettrica di Aldo Bonaldi e Roberto Mercuri, entrambi raggiunti da un provvedimento di custodia cautelare in carcere lo scorso 1 marzo nell’ambito dell’inchiesta Energopoli, condotta dal sostituto procuratore Pierpaolo Bruni. Prestazioni in vista della realizzazione di un impianto a ciclo combinato alimentato a gas presso il Comune di Scandale. È una parte della consulenza tecnica che, a suo tempo, l’allora pm Luigi de Magistris affidò ai commercialisti di Catanzaro: Francesco Muraca, Vittorio Iiritano e a Maurizio Toraldo per fare luce sui finanziamenti pubblici e sulla politica delle assunzioni riconducibile al presidente della Compagnia delle Opere in Calabria nell’ormai famigerata Why Not.
 
Il rapporto tra le due imprese inizia il 17 maggio 2005 con un accordo di poco più di sette mesi. Durante i quali la Need s’impegna a “far conoscere alle istituzioni la nuova realtà aziendale che si stava per insediare in Regione Calabria; a raccogliere ed analizzare le posizioni attraverso la creazione di una mappatura ragionata; a supportare le azioni istituzionali; a consolidare un positivo profilo d’immagine e valorizzare il suo contributo al territorio presso le istituzioni; a generare ed implementare reti relazionali capaci di rispondere alle esigenze strategiche e di visibilità; a impostare una linea di azione condivisa per affrontare eventuali situazioni di crisi; a monitorare il quadro normativo della Regione Calabria e a valutarne le conseguenze sulla posizione di Eurosviluppo”.
Non solo, ma in un articolo del contratto la società di Saladino si prodiga anche “al coinvolgimento dei soggetti pubblici o privati” indicati dalla stessa. Una sorte di Public Relations. La sponsorizzava Saladino, la società di Bonaldi e di Mercuri, in altre parole. Un sodalizio che poi si consolida. Tanto che l’anno successivo i due sottoscrivono un ulteriore accordo. Relativo “al reclutamento e alla selezione del personale”. 1.600 euro, questo il corrispettivo per ogni figura professionale assunta che andava nelle tasche della “Necessità”, la traduzione inglese di Need, costituita a Roma sette anni prima, il 28 novembre 1999. Personale a tutto tondo. Comprensivo anche di corsi di formazione. Infatti, le fatture emesse riportavano l’oggetto. “Affitto aule per corso di formazione personale di esercizio e manutenzione della Centrale di Scandale” facendo riferimento ad un contratto stipulato in data 30 agosto 2006, che, lamentavano i commercialisti, “non è stato rinvenuto nella documentazione esaminata”.
 
GLI ARRESTI
 
Sei gli arresti, più due che si sono dati irreperibili. Per una presunta truffa pari a 15 milioni di euro ai danni dello Stato. Sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla bancarotta fraudolenta ed al riciclaggio dei proventi dei finanziamenti ottenuti. E si tratta di: Aldo Bonaldi, di 52 anni, di Soresina (Cremona), residente nel Principato di Monaco, e Roberto Baroni (58), di Pavia e residente a Tunisi. I principali responsabili dell’operazione, un Contratto di programma per Scandale, Comune del crotonese, che comprendeva una vasta rete di infrastrutture occupazionali. Come un impianto multi servizi, un pastificio, allestimenti di produzione agro-biologica e di conserve alimentari. Una filiera agro energetica che avrebbero dovuto creare 300 posti di lavoro. Soldi finiti in conti esteri e determinato il dissesto finanziario di Eurosviluppo e di un’altra società, la Ali.Bio, entrambi riconducibili a Bonaldi. Le altre persone raggiunte da provvedimenti restrittivi sono:

Giuseppe Carchivi (49), di Isola Capo Rizzuto (Crotone) e residente a Colle Val D’Elsa (Siena);
Roberto Mercuri (40), di Lamezia Terme (Catanzaro) e residente a Milano;
Annunziato Scordo (65), di Bovalino (Reggio Calabria) e residente a Catanzaro;
Michelangelo Marinelli (40), di Modena; 
Corrado Ciccolella (55), di Molfetta (Bari)  
Alessandro Argentini (51), di Torino.

I ricorsi al Tribunale della Libertà sono stati tutti respinti, tranne uno, Giuseppe Carchivi, per il quale il giudice ha alleggerito la misura, dal carcere ai domiciliari. Mentre risultano ancora latitanti Bonaldi e Baroni, entrambi difesi, tra l’altro, dagli avvocati parlamentari : Giancarlo Pittelli Gaetano Pecorella.

 
MERCURI, L’UOMO DI GALATI
 
Roberto Mercuri, parente stretto di Giuseppe Galati, ex sottosegretario alle Attività produttive, e si vocifera braccio destro di Fabrizio Palenzona, presidente di Aeroporti di Roma, è l’ago della bilancia dell’impennata dell’economia calabrese. Segni particolari: un debole per la truffa. Si presume, fino al terzo grado di giudizio. Prima in Poseidone e ora in Energopoli. Una carriera sopra le righe.
L’inchiesta di Poseidone comincia con una valigetta carica di soldi. Il padre e il fratello di Roberto Arcuri, Giuseppe e Cesare, nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2005 la trasportavano per il valico di Brogeda quando la Guardia di Finanza di Domodossola durante un normale controllo se ne accorge. Una valigetta del valore complessivo di 3 milioni 354 mila euro. La tempistica è importante perché il tentativo di trasbordo dei Mercuri avviene il giorno dopo le perquisizioni richieste da Luigi De Magistris nell’ambito del procedimento che prende il nome del dio del mare.
Con Eurosviluppo, la carriera di Mercuri ha un exploit, dopo la gavetta della valigetta, secondo le dichiarazioni rese a suo tempo da Pierangelo Moroni socio della Pianimpianti. Leggiamo.
 
"Fu Roberto Mercuri che mi parlò della società “EUROSVILUPPO” dicendomi che vi era la possibilità, tramite questa società, di fare affari in Calabria nel settore della cogenerazione."
Ricordo che verso la fine degli anni '90 avevamo bisogno, in società, di qualcuno che si occupasse, con professionalità, del settore commerciale, per il nuovo settore della termovalorizzazione. Allora l'ing. Cochi della società De Bartolomeis, che conoscevo da tempo, mi disse che poteva propormi una persona molto capace che lavorava da loro e che poteva fare al caso nostro. Mi presentò,quindi, tale Roberto MERCURI, molto giovane, che apparse a me ed a JAMPAGLIA come persona competente del settore (…)
Verso il1999/2000 il MERCURI rappresentò sia a me che a JAMPAGLIA che voleva avere un ruolo maggiore all'interno della società. Decidemmo, pertanto, dal momento che ci sembrava un giovane sul quale sipoteva puntare anche per il futuro, di cedergli un 5 per cento io ed un 5 per cento JAMPAGLIA. Il MERCURI diede 200 milioni di lire a me e 200 milioni di lire a JAMPAGl.IA. Ci disse che il denaro lo aveva ottenuto dalla Banca Carime.(…)Il MERCURI ci propose di dare un incarico ad un suo amico, il dotto SCORDO, presentandolo come commercialista, che poteva occuparsi del amo amministrativo.
La PIANIMPIANTI fece, quindi, un contratto di consulenza con SCORDO.(…) Con il passare dei mesi – soprattutto dopo l'acquisto del 10 per cento, MERCURI cominciò ad essere sempre più arrogante. (…) Nel 2003 MERCURI – atteggiandosi sempre più quale vero dominus della società propose a JAMPAGLIA di cedergli le azioni. JAMPAGLIA, a quel tempo, era titolare del 35 per cento del pacchetto azionario. MERCURI pagò le azioni di IAMPAGLIA con la somma di 1.800.000.000 di lire. Ricordo che mi disse che i soldi li aveva in quanto un nonno materno aveva venduto delle proprietà in Calabria cd aveva ceduto una società che realizzava prefabbricati per l'edilizia. (…) Verso il febbraio/marzo del 2004 – mi propose l'acquisto del mio pacchetto azionario. Decisi di cedere le azioni perché non riuscivo più a sostenere il clima teso in società.
MERCURI mi propose di acquistare le mie azioni – il 35 per cento della PIANIMPIANTI – per la somma complessiva di 1.500.000,00 euro, che mi avrebbe pagato in tre tranche. (…) Anche dopo la cessione del pacchetto azionario non lasciai la società in quanto i soci tedeschi, i quali avevano molta fiducia in me, mi chiesero di rimanere fino a fine anno (siamo nel 2004). (…) Ricordo ancora adesso un episodio che mi ha turbato moltissimo. Un giorno, ricordo ancora che era l'ultimo giovedi di settembre del 2004, SCORDO venne a chiamarmi nel mio ufficio della società dicendo di recarmi nella sala riunioni della società in quanto il MERCURI doveva parlarmi Come entrai, alla presenza di SCORDO, MERCURI, che mi sembrava invasato, mi minacciò dicendomi che se non fossi andato via immediatamente da PIANIMPIANTI avrebbe ammazzato me e le mie due figlie. SCORDO non disse una parola. Rimasi sconvolto e dissi loro che non avrei messo più piede in società. Ciò che effettivamente feci
”.
 
Un particolare dell’inchiesta. Dopo l’autorizzazione alla realizzazione della centrale a turbogas da parte del ministero alle Attività produttive, imperando Galati, cugino di Mercuri, il Cipe, organismo dello stesso ministero, approva anche la piattaforma integrata di servizi. Quella dei 300 posti di lavoro andati in fumo. Se ne doveva occupare l’Eurosviluppo industriale, la società madre di Eurosvilippo Elettrica.
 
E SALADINO?
 
Come mai, fino ad oggi, non sono stati mai presi in considerazione i rapporti commerciali tra la Need di Saladino e l’Eurosviluppo Elettrica di Mercuri & company? Voci di corridoio dicono che la documentazione di riferimento sia andata perduta. O che si sia volatilizzata, proprio come i posti di lavoro.

Chicco Testa, chi è lo sciacallo?


www.beppegrillo.it

Ultime notizie da Fukushima. Uno dei quattro edifici della centrale è esploso. Radiazioni mille volte superiori al normale. Zona sgomberata fino a 10 km. 45.000 persone evacuate. Allarme fusione nucleare. Nella zona circostante a quella evacuata il governo ha ordinato alle persone di rimanere in casa e chiudere porte e finestre. Chicco Testa, chi è lo sciacallo?
"La sfacciataggine del Forum Nucleare Italiano che nega la notizia (riportata da tutti i media) di fuoriuscita di radiazioni dalla centrale di Fukushima dopo il terremoto: "Terremoto in Giappone: la centrale di Fukushima è sotto controllo". Chicco Testa, presidente del Forum Nucleare Italiano, definisce "sciacallo" chi racconta della fuoriuscita di radiazioni dalle centrali nucleari. La falsità e asservimento alle lobbies di certe persone sono sconcertanti…". Mak89

Truffa sull'energia, arrestati sei imprenditori. Corrado Ciccolella ai domiciliari

Corrado Ciccolella e Scajola laprovinciapavese.gelocal.it

Un affare da 15 milioni di euro grazie ad un finanziamento utilizzato per fini diversi da quelli per i quali era stato concesso dall'Unione europea attraverso l'ex Ministero delle Attività produttive. E' quello scoperto dal pm della Procura della Repubblica di Crotone, Pier Paolo Bruni, nell'ambito dell'inchiesta Energopoli, avviata già da alcuni anni e che ha portato adesso all'arresto di sei imprenditori.

Le persone coinvolte nell'inchiesta sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla bancarotta fraudolenta ed al riciclaggio dei proventi ottenuti grazie all'utilizzo dei finanziamenti ottenuti dagli indagati. Gli arresti eseguiti dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Crotone sono sei, uno in carcere e cinque ai domiciliari rispetto alle otto ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip su richiesta del pm Bruni. Risultano irreperibili, infatti, i due maggiori responsabili della truffa, Aldo Bonaldi, di 52 anni, di Soresina (Cremona), residente nel Principato di Monaco, e Roberto Baroni (58), di Pavia e residente a Tunisi, principale collaboratore, secondo gli inquirenti, di Bonaldi ed ideatore con lui della truffa. 

Le persone nei confronti delle quali i provvedimenti restrittivi sono stati, invece, eseguiti sono Giuseppe Carchivi (49), di Isola Capo Rizzuto (Crotone) e residente a Colle Val D'Elsa (Siena), finito in carcere, e Roberto Mercuri (40), di Lamezia Terme (Catanzaro) e residente a Milano; Annunziato Scordo (65), di Bovalino (Reggio Calabria) e residente a Catanzaro; Michelangelo Marinelli (40), di Modena; Corrado Ciccolella (55), di Molfetta (Bari) e Alessandro Argentini (51), di Torino. La truffa ruota attorno alla mancata realizzazione del Contratto di programma di Scandale, con la costruzione di una centrale a turbogas. Soggetto attuatore del contratto di programma è la società Eurosviluppo industriale, di cui Aldo Bonaldi è l'amministratore. La mancata realizzazione dell'Accordo di programma, secondo quanto hanno riferito inquirenti ed investigatori, ha determinato un danno per il bilancio dello Stato e della Regione Calabria di 4 milioni di euro, somma incassata dagli indagati e finita in conti esteri che erano nella loro disponibilità. 

Per sottrarsi agli obblighi derivanti dalla sottoscrizione dell'accordo, che prevedeva tra l'altro la realizzazione di infrastrutture, di un impianto multiservizi, di un pastificio, di impianti di produzione agro-biologica e di un impianto di conserve alimentari, Bonaldi, con la complicità degli altri imprenditori coinvolti nell'inchiesta, avrebbe ottenuto la delocalizzazione in altre aree di alcune delle iniziative per le quali aveva ottenuto il finanziamento e provocato il dissesto finanziario della Eurosviluppo e di un'altra società, la Ali.Bio, entrambe con sede a Crotone, società riconducibili allo stesso Bonaldi. Il gip di Crotone, su richiesta di Bruni, ha anche disposto il sequestro di beni riconducibili agli indagati per un valore di quattro milioni di euro, consistenti in somme depositate in conti correnti bancari ed immobili in Calabria e in altre regioni.

Contratto di programma: restituiti 14 milioni

Mafia, infiltrazioni sul fotovoltaico e truffe: 20 indagini della Gdf

 

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www.liberainformazione.org

Infiltrazioni mafiose nell'acquisto dei terreni per futuri impianti. Truffe dietro le autorizzazioni, rivendute con plusvalenze milionarie. E' lo spaccato che emerge da un'inchiesta di Storiacce di Raffaella Calandra – in onda su Radio 24 ogni sabato alle 13.15. In Sicilia, Cosa Nostra sta comprando ampi suoli, per l'istallazione di pannelli solari: indagano piu' procure e un monitoraggio e' in corso anche da parte della Procura Nazionale Antimafia.

''La mafia punta alla gestione diretta dei terreni per l'istallazione dei pannelli fotovoltaici, come avvenuto durante il sacco di Palermo'', avverte Maurizio De Lucia, sostituto procuratore della Procura Nazionale Antimafia, secondo cui ''le inchieste sull'eolico hanno fatto spostare i clan verso il fotovoltaico, richiamate anche dagli incentivi statali. Sono favorite le organizzazioni con piu' addentellati nella macchina pubblica''. ''Trapani, ma anche Agrigento e Enna'' le province su cui Beppe Lumia, Pd, in Commissione Antimafia ha segnalato maggiori rischi, anche se ''sul fotovoltaico- ha detto a Radio 24- la situazione non e' ancora compromessa come sull'eolico''.

Nel Siracusano, la Guardia di Finanza ha gia' sequestrato un centinaio di pannelli di tre impianti ammessi a finanziamenti pubblici, per 10 milioni di euro, ma mai entrati in funzione. Una ventina le indagini sul fotovoltaico, ancora aperte solo dalle Fiamme Gialle nel centro Sud, per una presunta truffa complessiva allo Stato di circa 50 milioni di euro. ''Oltre a truffe, evasioni e false fatture, abbiamo scoperto anche irregolarita' sulla proprieta' dei terreni e l'effettiva destinazione'', riferisce a Radio 24 il colonnello Fabrizio Martinelli, del Comando Generale della Guardia di Finanza.

In Puglia, c'e' stato un boom delle energie rinnovabili e delle inchieste, sia su eolico che fotovoltaico. Una decina tuttora aperte solo nel Salento. ''Stiamo valutando sia il rischio di infiltrazioni malavitose che il danno ambientale'', dice a Radio 24 il procuratore capo di Lecce, Cataldo Motta, secondo cui ''ampie zone della provincia sono coperte da pannelli, messi senza criteri. Manca un'effettiva regolamentazione e senza regole puo' accadere di tutto, ne abbiamo parlato anche con gli amministratori regionali'', riferisce. ''Cosi' non si puo' piu' andare avanti, rischiamo di trovarci tra 20 anni con colline piene di pannelli non piu' utilizzati, che hanno prodotto solo danno ambientale''.

Firmato l'accordo per Termini Imerese Tv ed energia solare al posto della Fiat

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Palermo.repubblica.it

Firmato al ministero dello Sviluppo economico il contratto di programma per la riconversione dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, dopo che il Lingotto ha annunciato la cessazione della produzione a fine anno. Ad annunciarlo è stato il ministro Paolo Romani, poco prima della riunione con i sindacati. Hanno firmato il governo, la Fiat e gli enti locali siciliani. L'investimento complessivo, pubblico e privato, è di circa un miliardo.



Per la parte pubblica, 100 milioni verranno stanziati dal ministero, 200 milioni dalla Regione siciliana per la reindustrializzazione del sito e altri 150 milioni, sempre dalla Regione per le infrastrutture. Le sette aziende selezionate nella "short list" faranno parte del progetto e potranno utilizzare l'infrastruttura. Mercoledì ci sarà la firma ufficiale.



L'advisor Invitalia ha chiuso la selezione delle manifestazioni di interesse per la riconversione dell'area con una lista di sette iniziative che potranno convivere una accanto all'altra: non più solo auto, ma anche cinema e tv, fiori ed energia solare. Ci sarebbe pure un'ottava offerta che punta invece a occupare l'intera area, senza lasciare spazio ad altre iniziative, ma che advisor e ministero considerano in stand by perché arrivata a tempo scaduto. Anzi, è quasi certo che sia fuori gioco.



In linea con la tradizione automobilistica dell'area si apprestano a sbarcare a Termini Imerese la De Tomaso di Gian Mario Rossignolo (per produrre auto di lusso) ed il finanziere siciliano Simone Cimino insieme all'alleato indiano Reva con il progetto Sunny Car: produzione di auto elettriche e una rete solare per rifornirle di energia.



L'ottava offerta, rimasta fino ad ora fuori dalla lista finale dell'advisor Invitalia, è quella del costruttore molisano di auto Dr Motor Company, di Macchia d'Isernia, che punta all'intero sito per "mantenere lo stesso assetto della Fiat: lastratura, verniciatura e assemblaggio" per produrre 60mila auto l'anno in quattro modelli. Proposta "arrivata tardi" ed ora "in panchina", ha spiegato il ministro Romani.



A Termini Imerese guardano aziende impegnate nella produzione televisiva ma anche aziende di floricoltura. Ciccolella è uno dei gruppi leader in Europa nei settori della produzione e della commercializzazione di fiori recisi e piante da vaso, prima azienda florovivaistica quotata in borsa in Europa. Affianca alle serre progetti innovativi nell'energia. A Termini dovrebbe portare serre fotovoltaiche.

Corrado Ciccolella e Scajola

Il progetto med-studios pensa invece ad una Hollywood siciliana: teatri di posa per cinema e fiction tv per la Einstein Multimedia. Le altre manifestazioni di interesse selezionate sono delle Lima (protesi mediche ortopediche) New Coop (logistica e grande distribuzione) Biogen Termini (produzione energia da biomasse).



"Da una situazione di crisi ne abbiamo ricavato una straordinaria case history italiana di ristrutturazione aziendale, industriale, che dà anche alla Sicilia la possibilità di raddoppiare l'occupazione. Quello che sta avvenendo è un caso unico, una straordinaria occasione". Così il ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, commenta la firma dell'accordo. "Una volta che le sette aziende si saranno stabilite – aggiunge – a fronte dei circa 1.500 dipendenti attuali si arriverà a 3.300 dipendenti".



Secondo il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo, "l'accordo per Termini Imerese rappresenta il punto di avvio per una strategia di rilancio industriale, che vede la Regione recitare un ruolo da protagonista". Di sicuro, sottolinea Lombardo, "ogni passo di questo accordo verrà compiuto coinvolgendo i sindacati territoriali, per determinare delle scelte condivise".

Rose, spine e scatole cinesi. L'associazione per delinquere dell'energia pulita

Mafia, Pisanu: "Moderna e feroce". In Puglia allarme energia pulita

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di FRANCESCA RUSSI – bari.repubblica.it

"L'impressione generale è che la magistratura e le forze dell'ordine stiano fronteggiando efficacemente il crimine organizzato in tutta la Puglia grazie anche al sostegno della società civile pugliese che tiene alti i valori della legalità e, salvo casi episodici, non si lascia sedurre, come in altre regioni, dalle organizzazioni mafiose". Lo ha affermato il presidente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu al termine delle audizioni svolte a Bari.  "Questo – ha aggiunto Pisanu – non deve far sottovalutare i rischi, che sono alti, soprattutto in una regione come questa che è la più vitale e dinamica del Mezzogiorno e che proprio per la sua vitalità attira interessi criminali italiani e stranieri. In Puglia – ha sottolineato ancora il presidente dell'Antimafia – la criminalità è modernamente organizzata, capace di ricorrere a tecnologie sofisticate e di intervenire con capitali sporchi in settori dell'economia e di regolare i conti, all'occorrenza, con la forza delle armi".

L'energia pulita, il nuovo business – In Puglia ci sono segnali di "infiltrazioni mafiose nel settore delle energie pulite", ha spiegato Pisanu. "Certi criminali – ha detto – hanno dimostrato abilità di ricorrere agli intrecci finanziari e societari per muovere i propri capitali, e abilità con cui scelgono i settori più redditizi di investimento. Basti pensare a quello che stanno facendo nel settore della 'green economy', delle energie alternative. C'erano allarmi su presunte infiltrazioni mafiose in queste attività e hanno trovato ulteriori conferme". Pisano ha fatto riferimento all'"accaparramento di terreni da parte della criminalità organizzata che poi li utilizza per impianti fotovoltaici, investendovi direttamente o rivendendoli a società esterne".
"Stessa operazione – ha aggiunto – si verifica per l'eolico. Essendo la Puglia la regione italiana che ha la più alta potenza installata nel settore dell'eolico e avendo tutte le mafie italiane, tutte, prestato grande attenzione a questo settore, sarebbe impensabile che si fossero distratte soltanto in Puglia. In Salento, per esempio – ha concluso Pisanu – c'è grande attenzione delle organizzazioni criminali sul fotovoltaico".

I politici al servizio della malativa – "In Puglia sono i mafiosi che si servono della politica e non la politica che si serve di loro". E' un altro degli aspetti emersi nella due giorni barese della commissione antimafia. Per Pisanu negli ultimi anni anche in Puglia la criminalità ha scelto la via del cosiddetto 'inabissamento', quella cioè di far tacere le armi il più possibile e favorire invece gli affari "con una penetrazione sempre più in profondità nel tessuto economico e sociale – ha detto Pisanu – ricercando e purtroppo spesso ottenendo complicità vaste, dalle amministrazioni locali al mondo delle libere professioni e dell'imprenditoria, in quella che noi chiamiamo borghesia mafiosa o zona grigia, che naturalmente è attratta dagli enormi capitali di cui la criminalità dispone". A questo proposito il presidente della Commissione Antimafia ha sottolineato l'impegno della criminalità, anche pugliese, nella ricerca del consenso sociale. "Non è un caso, per esempio, – ha sottolineato – che dirigenti di sette squadre di calcio pugliesi sono risultati collusi col crimine organizzato".

Emergenza Gargano – È questo l´Sos lanciato dalla Puglia alla commissione bicamerale antimafia. I sedici senatori e deputati, componenti della commissione presieduta da Pisanu, hanno ascoltato ieri e oggi i vertici investigativi e le autorità giudiziarie della regione per fare il punto sulla mafia pugliese. «Una criminalità ben organizzata, minacciosa e in alcune zone feroce – ha commentato Pisanu – che presenta però situazioni diverse su tutto il territorio.
Sul Gargano c´è una carenza di organico di forze dell´ordine e autorità giudiziarie da colmare in fretta, perché esiste allo stesso tempo una popolazione con un livello di civiltà e una cultura della legalità elevati che non merita questa criminalità. La lotta alla mafia va combattuta e portata a conclusione».

I numeri della mattanza – Tremila in tutto gli affiliati ai clan dalla Capitanata al Salento. Cinquantaquattro gli omicidi nel distretto di Bari nel 2010: più 11,8 per cento rispetto agli anni precedenti e alle altre regioni. Numeri da record che fanno della Puglia una vera e propria emergenza nazionale. A disegnare il quadro criminale alla commissione antimafia sono stati il procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati e il procuratore generale della Repubblica presso la Corte d´appello di Bari, Antonio Pizzi. Audizioni anche per il prefetto Carlo Schilardi, il questore Giorgio Manari, i comandanti provinciali dei carabinieri e della guardia di finanza del capoluogo, Aldo Iacobelli e Vito Straziota. 

Educare alla legalità – «Il Gargano è un´emergenza nazionale – tuona il deputato Pd Michele Bordo – l´organico è del tutto insufficiente e ci sono zone completamente scoperte che non hanno commissariati di pubblica sicurezza. Fronteggiare in queste condizioni una mafia che non ha un´unica cupola ma più clan che si contendono il controllo degli affari illeciti diventa difficile». La risposta del governo non tarderà ad arrivare, rassicura il parlamentare Pdl Francesco Paolo Sisto: «Occorre uno sforzo corale, va tenuta sempre alta la guardia». La vera soluzione si chiama però educazione alla legalità. Quella legalità organizzata invocata più volte dal procuratore Laudati e che va contrapposta con fermezza alla criminalità organizzata. «Nonostante l´attività di contrasto – incalza il senatore Pd Alberto Maritati – bisogna agire, servono risposte della società civile e della politica».

Pisanu: in Puglia i mafiosi si servono anche della politica

lagazzettadelmezzogiorno.it

«In Puglia sono i mafiosi che si servono della politica e non la politica che si serve di loro». E' questo uno degli aspetti emersi nella due giorni barese della Commissione Bicamerale Antimafia presieduta dal senatore Giuseppe Pisanu, che, parlando con i giornalisti, dopo alcune audizioni, ha tracciato un quadro della situazione. Gli incontri avuti dalla Commissione hanno consentito di costruire il mosaico della criminalità organizzata in Puglia, individuando le zone più a rischio e i settori economici più collusi.

Dalle audizioni del prefetto di Bari, Carlo Schilardi, dei procuratori distrettuali antimafia di Bari e Lecce, Antonio Laudati e Cataldo Motta, è emersa la presenza in Puglia di «una criminalità modernamente organizzata, capace di ricorrere alle tecnologie più sofisticate, di intervenire con i suoi capitali sporchi nei settori più avanzati dell’economia e capace, all’occorrenza, di regolare i conti con la forza delle armi». 

Per Pisanu negli ultimi anni anche in Puglia la criminalità ha scelto la via del cosiddetto 'inabissamento', quella cioè di far tacere le armi il più possibile e favorire invece gli affari «con una penetrazione sempre più in profondità nel tessuto economico e sociale – ha detto Pisanu – ricercando e purtroppo spesso ottenendo complicità vaste, dalle amministrazioni locali al mondo delle libere professioni e dell’imprenditoria, in quella che noi chiamiamo borghesia mafiosa o zona grigia, che naturalmente è attratta dagli enormi capitali di cui la criminalità dispone». 

A questo proposito il presidente della Commissione Antimafia ha sottolineato l’impegno della criminalità, anche pugliese, nella ricerca del consenso sociale. «Non è un caso, per esempio, – ha sottolineato – che dirigenti di sette squadre di calcio pugliesi sono risultati collusi col crimine organizzato».

A Foggia e Bari le situazioni più critiche – lagazzettadelmezzogiorno.it

Nella mappa della criminalità in Puglia sono le province di Foggia e di Bari quelle dove esistono le situazioni più critiche. Lo ha detto il presidente della Commissione Bicamerale antimafia, Giuseppe Pisanu, rispondendo alle domande dei giornalisti al termine della due giorni barese della Commissione. “Nell’area del Gargano – ha detto Pisanu – la criminalità tende ad assumere forme più oculate di controllo del territorio e caratteristiche di vera e propria mafia. Per altri aspetti, grande attenzione a Bari dove la vitalità economica attira gli interessi criminali”. 

Pisanu ha elogiato la magistratura e le forze dell’ordine presenti sul territorio, sottolineando il senso di legalità della società civile pugliese che “salvo casi episodici – ha detto – non si lascia sedurre, come accade in altre regioni a forte presenza criminale, dalle organizzazioni mafiose”. Nelle audizioni che la commissione ha ascoltato in questi due giorni, è emersa ancora una volta la grave carenza di organici di cui soffre la Puglia. Pisanu ha garantito che, recepite le istanze e preso atto delle problematiche del territorio, la Commissione si farà portavoce in Parlamento di proposte per strumenti legislativi che sostengano la lotta al crimine organizzato.

In Puglia la mafia investe sull'energia

di Nicola Pepe – lagazzettadelmezzogiorno.it

I clan pugliesi mettono le mani sul business della «green economy». Se fino a poco tempo fa c’erano dubbi, ora c’è più di un indizio che ha superato lo step del mero sospetto, arrivando a un passo dalla «prova». L’allarme arriva direttamente dal presidente della commissione parlamentare antimafia, Beppe Pisanu, al termine della «missione» di due giorni in Puglia. Il senatore parla per oltre mezz’ora, in Prefettura, rispondendo a una serie di domande dei giornalisti. 

Un argomento suscita subito l’attenzione ed è il riferimento agli affari nell’energia pulita. I clan acquistano e rivendono terreni dove collocare la pale eoliche o un parco fotovoltaico che gestiscono anche in proprio attraverso società prestanome: «Non chiedetemi altro, sono vincolato al segreto istruttorio», taglia corto Pisanu che conferma l’esistenza di indagini sulla piovra dell’energia da fonti rinnovabili. Il presidente non indica aree specifiche, ma è evidente che il fenomeno non può riguardare il Gargano, zona regina per l’eolico, e dove «la criminalità tende ad assumere forme più oculate di controllo del territorio e caratteristiche di vera e propria mafia». Del resto, la Puglia è la regione italiana con la più alta potenza di eolico, quindi va da sè che la criminalità fiuti l’affare e cerchi di approfittarne, chiosa il presidente dell’organismo bicamerale. 

Pisanu ha parlato anche di borghesia mafiosa facendo riferimento a quel salto di qualità che vede la nostra regione proiettata nell’olimpo di quei territori dove i colletti bianchi trovano terreno fertile. È il caso del riciclaggio di denaro sporco alimentato da connivenze e collusioni con una platea di professionisti che hanno ammodernato il modus operandi delle organizzazioni criminali, sempre più propense a far tacere le armi per poter operare sottotono. Basti richiamare la madre di tutte le indagini sul clan Parisi di Bari per comprendere, come sin dal 1992, lo stesso boss «Savinuccio» impose la tranquillità nel «suo» quartiere Japigia per poter gestire indisturbato lo spaccio di migliaia di dosi di eroina al giorno. 

Insomma, la criminalità si è ammodernata a tal punto da consentire ad alcuni boss di neutralizzare le sofisticate apparecchiature di intercettazione, e avvalersi di consulenze per operazioni di ingegneria finanziaria che mirano a lavare denaro sporco. Del resto, la Puglia è la regione più vitale e dinamica del Mezzogiorno e per tale ragione rappresenta un boccone appetitoso per gli affari illeciti. Unico dato positivo la non facile «permeabilità della società civile» da parte del sistema mafioso: sul punto, il presidente della commissione Antimafia si è soffermato evidenziando come la situazione pugliese sia diversa (in positivo) rispetto a quella di altre regioni dove la criminalità cerca il consenso popolare. 

Tutto ciò, tuttavia, non riesce a spezzare quel cordone che lega criminalità e politica con la differenza che «in Puglia – ha aggiunto Pisanu – sono i mafiosi che si servono della politica e non la politica che si serve di loro». La ricetta? Potenziare l’attività delle forze dell’ordine e della magistratura anche se, a proposito della procura di Bari, è stata ribadita la carenza di organico «denunciata con garbo e precisione dal procuratore capo di Bari, Laudati». 

Allarme società di calcio

Eolico, la Consulta cancella regolamento della Regione Puglia

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di Massimiliano Scagliarini – lagazzettadelmezzogiorno

Da ieri in Puglia le autorizzazioni uniche per gli impianti eolici tornano ad essere regolate dalla sola legge nazionale. La Corte Costituzionale ha infatti cancellato una norma del bilancio per il 2008 e, di conseguenza, anche l’intero regolamento regionale 16/2006. Scompaiono i piani regolatori per gli impianti eolici, viene abolita la valutazione ambientale comparativa, sono stati cancellati tutti i limiti di tutela introdotti dalla Regione con quel regolamento: la Puglia – ha detto la Consulta (sentenza 344/2010, relatore Saulle) – non aveva titolo per manomettere la normativa nazionale di settore. La pronuncia, prevedibile, ha però conseguenze disastrose perché nel 2007 la Regione decise di dare dignità di legge al regolamento, condannandolo così a morte certa. 

L’assessore regionale all’Ambiente, Lorenzo Nicastro – che non ha responsabilità dirette: la paternità del regolamento è del predecessore Michele Losappio – dice di «non essere particolarmente preoccupato», in quanto quel regolamento è «ad oggi superato dalla recente regolamentazione nazionale», ovvero dalle linee guida ministeriali del 10 settembre. Il problema, infatti, è per tutte le domande presentate da ottobre 2006 a settembre 2010 e respinte dalla Regione in base ad un regolamento che non esiste più: tutti i ricorsi al Tar dei privati (più di 50 quelli pendenti a Bari) saranno ora automaticamente accolti. E senza voler considerare, naturalmente, le inevitabili richieste di danni. 

Il regolamento 16 del 4 ottobre 2006 è già stato oggetto di varie pronunce, sia di legittimità che di merito. Nel 2007, per vincere il contenzioso amministrativo con Agrozootecnica Franchini, il consulente legislativo Mimmo Clarizio, con l’assenso del dirigente di settore Antonello Antonicelli, suggerì di legificare il regolamento: e così, nella legge di bilancio per il 2008 (legge 40/2007), all’articolo 3, comma 16 è stata inserita una normetta secondo cui «la realizzazione dei parchi eolici è disciplinata dalle direttive di cui al regolamento regionale 4 ottobre 2006, n. 16». Ed ecco che la questione di legittimità costituzionale sollevata dal Tar di Bari, che avrebbe potuto essere limitata a soli due articoli del regolamento (il 10, che riguarda i criteri per la relazione di impatto ambientale, e due commi dell’articolo 14 che contiene le disposizioni transitorie) ha finito per trascinare nel baratro il richiamo all’intero corpo regolamentare. Un autogol clamoroso. 

Quest’anno la Consulta si è già occupata dell’eolico, stabilendo (sentenza 171) che la Puglia non ha competenza sull’eolico in mare. E cancellando poi anche due articoli della legge 31/2008: la possibilità di realizzare impianti con Dia oltre i limiti previsti dalla legge nazionale e i divieti alla localizzazione degli impianti in aree protette. Un punto, quest’ultimo, toccato dalla Consulta anche stavolta: la Regione – hanno ribadito i giudici delle leggi – non può occuparsi di questioni ambientali, demandate in questo caso alla Conferenza Unificata. I paletti all’autorizzazione unica inseriti nel regolamento (ad esempio il piano regolatore dell’eolico, o l’obbligo di esame congiunto di tutti i progetti che insistono sulla stessa area), oltre a invadere la competenza statale, secondo la Consulta manomettono i «canoni di semplificazione» cui si ispira il Dlgs 387/2003. In altre parole: le Regioni non possono limitare la proliferazione dell’energia eolica ponendo ostacoli alle procedure. 

Ma il presidente del consiglio regionale, Onofrio Introna, nella passata legislatura assessore all’Ambiente, giudica comunque utile l’aver emanato il regolamento 16. «Ha sin qui garantito – dice – la tutela del territorio e del paesaggio, pur sapendo che si trattava di una sorta di forzatura nei confronti del governo nazionale, che dal 2003 si era impegnato ad approvare linee guida arrivate solo a settembre 2010». Adesso, annuncia Introna, la Puglia correrà i ripari con le nuove linee guida regionali: «Sono già pronte, saranno recepite dalla giunta fin dalla prossima settimana. Il consiglio farà la propria parte per consentire un percorso sollecito al provvedimento». 

A proposito. Qualche giorno fa l’ingegner Antonicelli è stato nominato direttore dell’area Ambiente, mantenendo anche l’interim del settore Ecologia. L’incarico di consulenza legislativa dell’avvocato Clarizio è invece terminato il 31 dicembre 2009. 

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