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Cronaca di una settimana da dimenticare

                                                                                                                                                                                                                         


Foto: © n.c.

di Lorenzo Pisani
http://www.molfettalive.it

E veniamo alla consueta pagina di cronaca” direbbe il bravo conduttore del tiggì. E quando “consueta” e “cronaca” vanno a braccetto c’è poco da stare allegri. E in questa città da un bel po’ è così. 

L’ultima settimana ha offerto un assortito campionario di azioni criminali. Si è cominciato di lunedì, con un negozio di abbigliamento svaligiato all’alba. La fiamma ossidrica a illuminare quel che restava della notte. 

Il giorno successivo, San Nicola ha portato in dono cenere e carboni. Nel vero senso della parola. Chiedere ai possessori delle due auto in fumo in via Giordano Bruno. Non è andata bene anche a rione Paradiso, con una donna trascinata a terra per poche centinaia di euro. Un 6 dicembre da incubo. 

E venerdì ancora violenza. Due individui a bordo di uno scooter hanno assaltato un distributore di carburanti in via Giovinazzo. Erano le 19.30. Circa 1.500 euro il bottino. 

"La consueta pagina di cronaca" di ferma qui. Pronta a svanire tra le tante pagine di una comunità che archivia in fretta. Che si magnifica di espansioni di zone industriali, che si fa bella in mille e più eventi culturali. 

Accanto alle luci e ai lustrini c’è un’altra città: che ruba, rapina, incendia. Sembrano essersene accorti sinora solo Liberatorio Politico, Rifondazione Comunista e Italia dei Valori. Insieme hanno in consiglio comunale un consigliere. Hanno chiesto che prenda forma il Comitato comunale di monitoraggio sui fenomeni delinquenziali, istituito quattordici anni fa e mai avviato. Hanno solidarizzato con i commercianti.

C'è anche il Comune. Si è detto preoccupato. Ha promesso un incontro con le forze dell'ordine, ma a oggi nulla di concreto. Non si parla d’altro. Del futuro sindaco, s’intende. Nel frattempo Molfetta brucia.

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DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

logo LIBERATORIO 180x180

Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

Gli incendi alle auto nel rapporto della Direzione investigativa antimafia

Resi noti i dati del secondo semestre 2010 nel triangolo Bitonto-Giovinazzo-Molfetta: +120%. Gli investigatori non escludono «una regia di piromani con precise strategie ritorsiva»

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2011/09/incendio6.jpg

di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it)

«Tra i fenomeni criminali che connotano ulteriormente il contesto criminale barese, elevando il livello di allarme sociale, è da segnalarsi quello degli incendi di autovetture, verificatisi in particolare nel territorio di Bitonto-Giovinazzo-Molfetta, la cui matrice è incerta, non potendo però escludere una regia di piromani con precise strategie ritorsive».

Anche la Direzione investigativa antimafia analizza il fenomeno degli incendi che da circa due anni coinvolgono sistematicamente la nostra città.

Lo fa nel rapporto del secondo semestre del 2010, recentemente reso noto, in cui sono illustrati i fenomeni criminali e delinquenziali nazionali, regione per regione.

La Dia è un organismo investigativo composto da personale specializzato proveniente dalle forze dell’ordine, e ha il compito di coordinare le indagini sulla criminalità organizzata e sulla mafia. Nata nel 1991, conta sedi periferiche in alcune regioni. Due sono quelle pugliesi, a Bari e Lecce.

Ogni semestre la direzione elabora un rapporto, che ripercorre tutte le indagini e i fenomeni, dandone visione globale.
E proprio l’ultimo cita gli incendi nel nostro territorio, più precisamente in quello che si potrebbe definire “il triangolo delle fiamme” composto dai comuni di Bitonto, Giovinazzo e Molfetta.

La matrice, come riferiscono gli investigatori, è incerta, ma le indagini sembrerebbero puntare alla pista dell’estorsione.

«È, infatti, in quest’ultima direzione – si legge nel documento dell’Antimafia – che si colloca l’arresto, eseguito in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa il 29 ottobre 2010, di due soggetti, accusati di aver dato fuoco ad un motociclo ed a un autocarro di proprietà di due testimoni che, con le loro dichiarazioni, avevano consentito di acquisire inconfutabili elementi di responsabilità a carico di alcuni indagati, tratti in arresto nell’ambito dell’operazione denominata “Barracuda” (si tratta di un’operazione antidroga eseguita l’11 maggio 2010, ndr), tra cui il padre di uno dei due incendiari».

Da giugno a dicembre dello scorso anno le statistiche parlano di un + 120% degli atti incendiari.

Non sembra da meno il 2011. Fino ad oggi si sono registrati 30 roghi di auto e l’esplosione di due bombe. In un caso al furto e all’incendio di un’auto si è accompagnata una “spaccata” in un supermercato, con relativo incendio. È il caso della scorsa notte di sabato 17 settembre.

"Mani sulla città”, al via il riesame dei sequestri


Foto: © MolfettaLive.it

www.molfettalive.it

Comincia lunedì il riesame dei provvedimenti di sequestro scaturiti nell’operazione “Mani sulla città”, che lo scorso 23 giugno ha portato all’arresto di nove persone (tra cui il dirigente del settore territorio Rocco Altomare) e all’iscrizione di altre 51 nel registro degli indagati. 

Numerosi i sigilli posti dagli agenti del Corpo forestale a terreni e immobili, in centro e in periferia. 

E lunedì avrà inizio il loro riesame. Dinanzi al collegio del tribunale di Trani – competente per le misure cautelari che comprendono sequestri di beni – si presenteranno per primi alcuni proprietari di un terreno destinato alla costruzione di alcune ville a uso abitativo, rappresentati dall’avvocatoMaurizio Masellis.

La disputa legale si giocherà su una battaglia di consulenze tecniche. Da una parte quella della procura di Trani, dall’altra quella commissionata dalla difesa. Al centro, l’articolo 34.1 delle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore generale, che tratta della riqualificazione di opifici dismessi. 

Nella giornata di oggi, invece, il tribunale del Riesame di Bari valuterà la richiesta di revoca degli arresti domiciliari per Giambattista Del Rosso, Alessandro De Robertis, Nicolò De Simine e Gaetano Di Mola, tutti professionisti dello studio tecnico “A&D”, accusati di far parte del presunto comitato d’affari che per anni avrebbe gestito l'edilizia cittadina.

Lettera ai ragazzi del movimento

di ROBERTO SAVIANO

Chi ha lanciato un sasso alla manifestazione di Roma lo ha lanciato contro i movimenti di donne e uomini che erano in piazza, chi ha assaltato un bancomat lo ha fatto contro coloro che stavano manifestando per dimostrare che vogliono un nuovo paese, una nuova classe politica, nuove idee.

Ogni gesto violento è stato un voto di fiducia in più dato al governo Berlusconi. I caschi, le mazze, i veicoli bruciati, le sciarpe a coprire i visi: tutto questo non appartiene a chi sta cercando in ogni modo di mostrare un'altra Italia.

I passamontagna, i sampietrini, le vetrine che vanno in frantumi, sono le solite, vecchie reazioni insopportabili che nulla hanno a che fare con la molteplicità dei movimenti che sfilavano a Roma e in tutta Italia martedì. Poliziotti che si accaniscono in manipolo, sfogando su chi è inciampato rabbia, frustrazione e paura: è una scena che non deve più accadere. Poliziotti isolati sbattuti a terra e pestati da manipoli di violenti: è una scena che non deve più accadere. Se tutto si riduce alla solita guerra in strada, questo governo ha vinto ancora una volta. Ridurre tutto a scontro vuol dire permettere che la complessità di quelle manifestazioni e così le idee, le scelte, i progetti che ci sono dietro vengano raccontate ancora una volta con manganelli, fiamme, pietre e lacrimogeni. Bisognerà organizzarsi, e non permettere mai più che poche centinaia di idioti egemonizzino un corteo di migliaia e migliaia di persone. Pregiudicandolo, rovinandolo.

Scrivo questa lettera ai ragazzi, molti sono miei coetanei, che stanno occupando le università, che stanno manifestando nelle strade d'Italia. Alle persone che hanno in questi giorni fatto cortei pieni di vita, pacifici, democratici, pieni di vita. Mi si dirà: e la rabbia dove la metti? La rabbia di tutti i giorni dei precari, la rabbia di chi non arriva a fine mese e aspetta da vent'anni che qualcosa nella propria vita cambi, la rabbia di chi non vede un futuro. Beh quella rabbia, quella vera, è una caldaia piena che ti fa andare avanti, che ti tiene desto, che non ti fa fare stupidaggini ma ti spinge a fare cose serie, scelte importanti. Quei cinquanta o cento imbecilli che si sono tirati indietro altrettanti ingenui sfogando su un camioncino o con una sassaiola la loro rabbia, disperdono questa carica. La riducono a un calcio, al gioco per alcuni divertente di poter distruggere la città coperti da una sciarpa che li rende irriconoscibili e piagnucolando quando vengono fermati, implorando di chiamare a casa la madre e chiedendo subito scusa.

Così inizia la nuova strategia della tensione, che è sempre la stessa: com'è possibile non riconoscerla? Com'è possibile non riconoscerne le premesse, sempre uguali? Quegli incappucciati sono i primi nemici da isolare. Il "blocco nero" o come diavolo vengono chiamati questi ultrà del caos è il pompiere del movimento. Calzano il passamontagna, si sentono tanto il Subcomandante Marcos, terrorizzano gli altri studenti, che in piazza Venezia urlavano di smetterla, di fermarsi, e trasformano in uno scontro tra manganelli quello che invece è uno scontro tra idee, forze sociali, progetti le cui scintille non devono incendiare macchine ma coscienze, molto più pericolose di una torre di fumo che un estintore spegne in qualche secondo.

Questo governo in difficoltà cercherà con ogni mezzo di delegittimare chi scende in strada, cercherà di terrorizzare gli adolescenti e le loro famiglie col messaggio chiaro: mandateli in piazza e vi torneranno pesti di sangue e violenti. Ma agli imbecilli col casco e le mazze tutto questo non importa. Finito il videogame a casa, continuano a giocarci per strada. Ma non è affatto difficile bruciare una camionetta che poliziotti, carabinieri e finanzieri lasciano come esca su cui far sfogare chi si mostra duro e violento in strada, e delatore debole in caserma dove dopo dieci minuti svela i nomi di tutti i suoi compari. Gli infiltrati ci sono sempre, da quando il primo operaio ha deciso di sfilare. E da sempre possono avere gioco solo se hanno seguito. E' su questo che vorrei dare l'allarme. Non deve mai più accadere.

Adesso parte la caccia alle streghe; ci sarà la volontà di mostrare che chi sfila è violento. Ci sarà la precisa strategia di evitare che ci si possa riunire ed esprimere liberamente delle opinioni. E tutto sarà peggiore per un po', per poi tornare a com'era, a come è sempre stato. L'idea di un'Italia diversa, invece, ci appartiene e ci unisce. C'era allegria nei ragazzi che avevano avuto l'idea dei Book Block, i libri come difesa, che vogliono dire crescita, presa di coscienza. Vogliono dire che le parole sono lì a difenderci, che tutto parte dai libri, dalla scuola, dall'istruzione. I ragazzi delle università, le nuove generazioni di precari, nulla hanno a che vedere con i codardi incappucciati che credono che sfasciare un bancomat sia affrontare il capitalismo. Anche dalle istituzioni di polizia in piazza bisogna pretendere che non accadano mai più tragedie come a Genova. Ogni spezzone di corteo caricato senza motivazione genera simpatia verso chi con casco e mazze è lì per sfondare vetrine. Bisogna fare in modo che in piazza ci siamo uomini fidati che abbiano autorità sui gruppetti di poliziotti, che spesso in queste situazioni fanno le loro battaglie personali, sfogano frustrazioni e rabbia repressa. Cercare in tutti i modi di non innescare il gioco terribile e per troppi divertente della guerriglia urbana, delle due fazioni contrapposte, del ne resterà in piedi uno solo.

Noi, e mi ci metto anche io fosse solo per età e per  –  Dio solo sa la voglia di poter tornare a manifestare un giorno contro tutto quello che sta accadendo  –  abbiamo i nostri corpi, le nostre parole, i colori, le bandiere. Nuove: non i vecchi slogan, non i soliti camion con i vecchi militanti che urlano vecchi slogan, vecchie canzoni, vecchie direttive che ancora chiamano "parole d'ordine". Questa era la storia sconfitta degli autonomi, una storia passata per fortuna. Non bisogna più cadere in trappola. Bisognerà organizzarsi, allontanare i violenti. Bisognerebbe smettere di indossare caschi. La testa serve per pensare, non per fare l'ariete. I book block mi sembrano una risposta meravigliosa a chi in tuta nera si dice anarchico senza sapere cos'è l'anarchismo neanche lontanamente. Non copritevi, lasciatelo fare agli altri: sfilate con la luce in faccia e la schiena dritta. Si nasconde chi ha vergogna di quello che sta facendo, chi non è in grado di vedere il proprio futuro e non difende il proprio diritto allo studio, alla ricerca, al lavoro. Ma chi manifesta non si vergogna e non si nasconde, anzi fa l'esatto contrario. E se le camionette bloccano la strada prima del Parlamento? Ci si ferma lì, perché le parole stanno arrivando in tutto il mondo, perché si manifesta per mostrare al Paese, a chi magari è a casa, ai balconi, dietro le persiane che ci sono diritti da difendere, che c'è chi li difende anche per loro, che c'è chi garantisce che tutto si svolgerà in maniera civile, pacifica e democratica perché è questa l'Italia che si vuole costruire, perché è per questo che si sta manifestando. Non certo lanciare un uovo sulla porta del Parlamento muta le cose.
Tutto questo è molto più che bruciare una camionetta. Accende luci, luci su tutte le ombre di questo paese. Questa è l'unica battaglia che non possiamo perdere.

©2010 /Agenzia Santachiara

Brucia un'auto in via La Malfa. Il rogo alle 2.40 di domenica. La richiesta del "Comitato cittadino per la sicurezza e legalità

di La Redazione – Molfettalive

Alle 2.40 di domenica il rogo di un'auto ha illuminato via La Malfa, nella periferia di Molfetta.

Dopo l'incendio, domato dai vigili del fuoco del distaccamento di Molfetta, tornano i dubbi dei cittadini riuniti nel "Comitato cittadino per la sicurezza e legalità", di cui fanno anche parte alcuni attivisti del Liberatorio Politico.

Proprio 24 ore prima, gli attivisti avevano presentato al comune un'istanza rivolta al sindaco e al presidente del consiglio comunale, e per conoscenza al Prefetto di Bari, per la creazione del cosiddetto “Comitato Comunale di monitoraggio dei fenomeni delinquenziali" ai sensi della delibera del C.C. n. 48/’97”. 
«Il sindaco Azzollini – spiega la nota del comitato – in qualità di assessore nella giunta del sindaco Annalisa Altomare, durante la seduta straordinaria del 29 ottobre del 1992, approvava in consiglio comunale un ordine del giorno con cui si manifestava la volontà di creare un organismo permanente, cui conferire il compito di proporre allo stesso consiglio le modalità di collaborazione tra cittadini, istituzioni e forze dell’ordine e di indicare iniziative autonome finalizzate allo scopo di contrastare le varie forme di criminalità presente sul territorio molfettese».
«A tal fine – continua la ricostruzione – si dava mandato al sindaco ed alla conferenza dei capi gruppo di approntare le modalità di creare tale organismo nel più breve tempo possibile. Tale iniziativa venne ripresa dal consiglio comunale (dell’amministrazione del sindaco Guglielmo Minervini) del 7.4.1997 che con delib. n.48 approvò il regolamento del “Comitato Comunale di monitoraggio dei fenomeni delinquenziali” e in una seduta straordinaria del 30 giugno 1997 il consiglio comunale, dopo aver nominato due consiglieri che avrebbero dovuto far parte di detto Comitato ha dato mandato pieno agli uffici comunali e alla Giunta di procedere alla creazione dell’organismo».
Da quell'ormai lontano 1997, denunciano i cittadini, «tutti i sindaci e le amministrazioni che si sono succedute non hanno mai portato a termine quanto deliberato dalla massima assise cittadina».Lacuna che potrebbe essere colmata a partire dal prossimo consiglio comunale, in cui si chiede venga posta all'ordine del giorno l'argomento. Il comitato è pronto a far parte dell'organo comunale e avanza alcune proposte (nella colonna a destra).

Il comitato è pronto a far parte dell'organo comunale. Ecco di cosa si potrebbe occupare:


–  Monitoraggio del territorio con segnalazione di qualsiasi tipo di illegalità e abusivismo diffuso; 
–  Promozione e rispetto di tutte le norme e regole di civile convivenza; 
– Controllo sulla trasparenza amministrativa (pubblicazione integrale di tutti gli atti amministrativi sul sito istituzionale del Comune di Molfetta e riprese video integrali dei consigli comunali); 
– Creazione di progetti di prevenzione della devianza minorile, antidispersione scolastica, cittadinanza attiva e  prevenzione bullismo in collaborazione con le scuole e con le agenzie educative del territorio;
– Creazione di progetti di inclusione sociale per ex detenuti; 
– Coordinamento dei presidi sanitari esistenti sul territorio per prevenire l’uso di sostanze stupefacenti. 

«L’amministrazione pubblica – scrivono i cittadini – dovrebbe naturalmente coordinare tutti gli interventi, verificare il corretto operato del comitato, offrendo supporto logistico e strumentale in collaborazione con le forze dell’ordine, relazionando ogni sei mesi al consiglio comunale e alla città».

E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 14/11/2010)

Criminalità, ce n’è troppa o poca?

Molfetta città a criminalità zero oppure città dalla sicurezza pubblica precaria? Su questo dilemma si registra una inedita polemica tra il movimento Liberatorio Politico di Matteo d’Ingeo e l’associazione provinciale Antiracket guidata da Renato de Scisciolo.
Per l’associazione che affianca gli imprenditori pugliesi nella battaglia contro il pizzo, Molfetta è una città sostanzialmente tranquilla sotto il profilo della sicurezza nelle strade. Lo confermerebbero i dati ufficiali sui reati che avvengono a Molfetta rapportati a quelli di altre città: da queste parti sono fortunatamente rari gli omicidi, mentre gli altri reati risulterebbero entro parametri fisiologici.
Concetti ribaditi recentemente durante un convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much. L’immagine di Molfetta che è emersa dall’incontro è quella di una città immune dalla presenza della grandi organizzazioni criminali. Anche i copiosi investimenti nella zona artigianale e nella zona industriale, con gruppi imprenditoriali provenienti da fuori regione, sarebbero una conferma di quanto il territorio molfettese sia allettante per il mondo delle imprese.
Tesi rigettata dal Liberatorio Politico che della battaglia per la legalità fa da sempre una propria bandiera. “Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, noi invece viviamo a Molfetta e ne siamo a conoscenza. Molti di noi – si legge ancora sul blog del Liberatorio – hanno vissuto in ‘prima linea’ negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari”.
Insomma, per D’Ingeo la realtà è che Molfetta sta attraversando “un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità”.
Intanto, resta un invito rivolto all’Associazione Antiracket Provinciale “ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale”.
 
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Una piccola nota a margine di questo articolo senza firma apparso su Barisera del 27 ottobre 2010. Ci sembra imprecisa e fuorviante l'informazione data a proposito della situazione molfettese e in particolare di un fantomatico  "convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much". Si tratta invece di un incontro svolto alle 14.30 del pomeriggio, a porte chiuse e riservato alla stampa. Le poche informazioni conosciute sono state portate fuori da qualche giornalista affamato, vista l'ora. Non c'è mai stato un manifesto cittadino o qualsivoglia invito che favoriva la partecipazione dei cittadini. Del resto l'associazione Antiracket molfettese e provinciale ci ha abituati a questo tipo di iniziative. Evidentemente l'attività principale della stessa è quella di costituirsi parte civile nei vari processi di usura sparsi un po' ovunque in provincia e in regione forse per dar lavoro agli avvocati che ne fanno parte. Per il resto l'attività dell'associazione è sconosciuta ai cittadini e nè si conoscono iniziative di denuncia e proposte per la crescita della cultura della legalità.

La criminalità a Molfetta

Antiracket

“La criminalità a Molfetta è circoscritta a fenomeni fisiologici, che rientrano nelle normali dinamiche di un popoloso centro urbano… Quel che accade quotidianamente a Molfetta non è sicuramente sintomatico di una situazione di compromissione dell'ordine pubblico. I reati predatori, con l'aumento degli squilibri sociali ed economici è destinato ad aumentare, come è già accaduto in tutti i territori.”

Queste non sono parole di un alieno, di passaggio da Molfetta, ma sono la sintesi di alcune dichiarazioni, riportate dalla stampa locale, del presidente dell’Associazione provinciale antiracket, Renato De Scisciolo.
Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, invece i componenti del LIBERATORIO Politico vivono a Molfetta e ne sono a conoscenza.

Molti di noi hanno vissuto in "prima linea" negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari.
Noi dissentiamo completamente da questo pensiero e da questa analisi e riteniamo invece che Molfetta, come purtroppo è avvenuto in passato, viva un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità.
Pertanto invitiamo l’Associazione Antiracket Provinciale ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale. 

«Ecco la mappa della città che brucia»

Il Comitato cittadino per la sicurezza e la legalità ieri in corso Umberto

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/10/37161.jpg

di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Potenza di Google maps. La cartina è lì, punteggiata di azzurro. Sono le strade teatro negli ultimi due anni di incendi, esplosioni, fenomeni sospetti.

Presto il grafico sarà implementato, come si dice nel gergo. Tutti sono stati invitati a segnalare altri casi «della Molfetta che brucia».

Domenica, corso Umberto, liceo classico. Il gazebo è affollato, la strada molto meno. Poco più avanti, i giovani del Pdl, che manifestano in onore di Paolo Borsellino e della riforma Gelmini.

La prima uscita pubblica del Comitato cittadino per la sicurezza e la legalità è in realtà la seconda, anticipata venerdì dal volantinaggio nei luoghi dei roghi. Il megafono scandisce le cifre: «Dal 6 febbraio 2008 all’1 ottobre 2010, 35 episodi delittuosi, 5 bombe carta, 17 incendi di autovetture, 43 i mezzi andati distrutti dalle fiamme, 9 esercizi commerciali coinvolti in incendi ed esplosioni».

Molti di questi casi sono stati derubricati a fenomeni di corto circuito o autocombustione. E questo dà a Matteo d’Ingeo il “la” per alternare ironia e preoccupazione. Il coordinatore del Liberatorio Politico dipinge scenari fantascientifici, con Molfetta attraversata da chissà quali campi elettromagnetici, per poi virare su considerazioni che tirano in ballo vicende vecchie e nuove. Alla finestra, è proprio il caso di dire, i cittadini che fino a poche settimane fa assistevano dal balcone di casa ai roghi, pensando al peggio, alla propria autovettura. Adesso le fiamme sembrano essersi spente.

Critiche al fenomeno commercio ambulante: la recente regolamentazione non piace agli attivisti. Come non piace la definizione di Molfetta “città più bella d’Italia”: «Altro che città più bella d’Italia: Molfetta sta morendo, basti vedere il corso Umberto». Una strada semivuota a triste. Il baricentro si è ormai spostato nelle zone commerciali.

Questo «deserto», questi episodi, il «silenzio di gran parte della stampa» (ma anche i partiti non scherzano: c'è solo Beppe Zanna a rappresentare Rifondazione Comunista), i numerosi processi penali in corso, la recente relazione della Direzione investigativa antimafia: c’è chi vuole vederci chiaro, «senza creare allarmismi». «Scriveremo al sindaco. E non escludiamo di rivolgerci al prefetto».

DIAMO I NUMERI…?

http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&ie=UTF8&oe=UTF8&msa=0&msid=102898369921760007908.00049203bd8d23b9cdf25&ll=41.199937,16.59605&spn=0.016145,0.021458&z=15&output=embed
Visualizza la mappa dei fuochi in una mappa di dimensioni maggiori


Dopo l’assemblea pubblica del 26 dicembre e il gruppo Facebook “PER 365 NOTTI SENZA INCENDIsi è costituito un “Comitato Cittadino per la Sicurezza e la Legalità” che oggi pomeriggio sarà presente in alcune zone della città per informare e sensibilizzare la cittadinanza sulla situazione e per invitarla ad una riflessione comune che si terrà Domenica 17 Ottobre a Corso Umberto alle ore 11,00.
L’appuntamento per oggi è alle 18.00 in via Ungaretti dove il 23 LUGLIO 2010, 
alle due di notte un incendio ha coinvolto tre autovetture parcheggiate lungo la strada. Ad andare completamente distrutte sono state una Renault Modus e un furgone Renault Kangoo oltre ad una Lancia Y. Le due Renault andate distrutte sarebbero di proprietà del titolare di un noto ristorante cittadino (Adriatico), elemento questo che potrebbe far pensare ad un episodio non accidentale. Ipotesi quest'ultima non confermata nè smentita dagli inquirenti.
Subito dopo il volantinaggio e l’azione di informazione continuerà in via Cap. De Candia, Federico Campanella, Giaquinto, XX Settembre, Annunziata, Purgatorio ,Roma.

 
 
Dal 6 febbraio 2008 all’1 ottobre 2010, 35 episodi delittuosi, bombe carta, 17 incendi di autovetture, 43 i mezzi andati distrutti dalle fiamme, esercizi commerciali coinvolti in incendi ed esplosioni…e questi sono solo gli episodi denunciati e riportati dalla stampa!
 
Vista la lunga escalation che dura da più di due anni, e che probabilmente non è ancora finita, non possiamo far altro che chiedere, a tutti coloro che riescono ancora ad indignarsi per qualcosa, di mobilitarsi, senza delegare a terzi, per realizzare quella piccola rivoluzione morale di cui questa città ha tanto bisogno. Una città dove le regole spesso e volentieri non sono rispettate.
 
Chiediamo un deciso e forte intervento delle Istituzioni per evitare che Molfetta diventi un posto insicuro come tanti altri in Italia, lasciando radicare ogni tipo di illegalità diffusa, pubblica e privata: incendi, furti, rapine, violenze ed intimidazioni.
 
DENUNCIAMO SENZA PAURA PERCHE’ LA FORZA DELLE MAFIE STA NELLA PAURA DELLA GENTE ONESTA
 
 
Comitato Cittadino per la Sicurezza e la Legalità

ALLEGATOE domani a chi toccherà? (aggiornato all’1/10/2010)
 
http://liberatorio.splinder.com/post/23381488/e-domani-a-chi-tocchera-aggiornato-all-1102010
 
Scopriamo la città esplosiva. Aiutaci a costruire la mappa.




6 FEBBRAIO 2008
 Ore 1.30 del Mercoledì delle Ceneri, mentre si svolgeva la tradizionale Processione della Croce, una mano ignota appiccava il fuoco alla bottega di restauro di Via Piazza. Immediati i soccorsi che permettevano di limitare i danni: il portone esterno era andato, ma la porta di ferro aveva tenuto lontane se non la fuliggine, almeno le fiamme. 




10 FEBBRAIO 2008 
Alle 2.00 circa brucia un auto e rimangono danneggiate altre due, nel parcheggio antistante il Palazzo Dogana.




27 FEBBRAIO 2008 
L’esplosione avviene prima che si faccia giorno. Qualcuno, nel silenzio e lontano da sguardi curiosi, sistema una bomba-carta davanti all’ingresso di un capannone industriale in costruzione in piena zona Asi, alla periferia della città. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno. I danni sono comunque contenuti. In seguito alle verifiche compiute sul posto gli specialisti dei carabinieri ritengono, con ragionevole certezza, che non sia stato impiegato tritolo.
 



3 MARZO 2008 
La deflagrazione viene avvertita da ponente a levante della città. Una bomba carta esplode, in piena notte, intorno alle 2, davanti all’ingresso di una salumeria in Vico V Crocifisso. L’esplosione, sulla base di quanto conferma il marito della proprietaria dell’esercizio commerciale, rientra nella lotta in corso tra le famiglie Cucumazzo e Campanale di Ruvo di Puglia. La salumeria è intestata proprio alla moglie di uno dei Cucumazzo.

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30 MARZO 2008 
L’esplosione avviene intorno alle 3.30. Qualcuno, nel silenzio della notte solleva la saracinesca e sistema una bomba-carta davanti all’ingresso del bar Venere, nella zona 167. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno sia all’interno del bar che all’esterno.

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17 OTTOBRE 2008 Incendio di cinque auto, una Scenic, una Panda, una Saxo e una Megane, una Matiz, e di un cassonetto dei rifiuti.

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17 NOVEMBRE 2008
 Le fiamme distruggono il pub Beatles, sul lungomare.

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23 NOVEMBRE 2008ʉ۬Una bomba carta di modesto potenziale viene fatta esplodere in Via Annunziata. Salta una Fiat Punto parcheggiata lungo la via.

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28 – 29 DICEMBRE 2008 â€¨Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre esplodono quattro autovetture, una Kya Picanto in via Purgatorio, traversa di via Annunziata, una Bmw 530, in via Cavallotti, traversa di corso Umberto, una Renault Scenic ed una Ford Sierra in via Minervini, nei pressi di via Terlizzi.
 

31 DICEMBRE 2008 â€¨Esplodono una Fiat Punto in via Sergio Pansini e un’Alfa 33 in via Cappellini.
 Un ordigno danneggia la saracinesca di un bar all’angolo tra via G. Salvemini e piazza Alcide De Gasperi.
 



3 GENNAIO 2009 â€¨In via Pietro Collettaviene sistemato un ordigno che, intorno alle 22.30, distrugge una Ford Fiesta, parcheggiata all’angolo della strada.

Circa un’ora dopo in via Federico Campanella esplode una Smart. Il proprietario dell’autovettura è il titolare di un bar.




10 FEBBRAIO 2009 â€¨Bomba piazzata sul gradino di ingresso di una salumeria in Via Immacolata. Restano danneggiate una Renault Scenic, una Yaris, e una Opel corsa, che al momento dell’esplosione stava attraversando proprio via Immacolata, con a bordo due donne, finite poi in ospedale in stato di choc. …



15 MAGGIO 2009 â€¨Incendiate nella notte tre auto in via capitano Azzarita. Ad essere avvolte dalle fiamme una Alfa Romeo 156 (auto da cui sarebbe partito l'incendio), una Ford Fiesta e una Renault 5. In nessun caso è possibile mettere in relazione l'incendio delle vetture con la vita privata dei loro proprietari.



19 GIUGNO 2009
 Quasi certamente si è trattato di un avvertimento anche se gli inquirenti non confermano questa tesi. Ignoti attorno alle 2.30 hanno appiccato un incendio all'ingresso della Caffetteria Giotto, all'angolo tra via Margherita di Savoia e via De Luca.
 



8 LUGLIO 2009 
4 auto bruciano in via cap De Candia (tra cui il camion del venditore ambulante e una centralina telefonica)



25 LUGLIO 2010 
A causa di un incendio è stato necessario l'intervento dei Vigili del Fuoco di Molfetta in una nota sala ricevimenti in cui erano in corso i festeggiamenti per un matrimonio. Attorno alle 20, a causa di un improvviso black out, è entrato in funzione il generatore di emergenza che avrebbe dovuto garantire la fornitura di energia elettrica, ma per cause ancora da accertare il generatore ha improvvisamente preso fuoco. 

29 LUGLIO 2009 Un violento incendio quasi sicuramente di origine dolosa è divampato attorno alle 20 di mercoledì all'interno della costruzione che fino ad alcuni anni fa ospitava il lido balneare Park Club.
Secondo quanto è stato verificato dagli inquirenti l'incendio si è sviluppato all'interno di alcuni locali presenti nell'edificio principale e ha interessato alcune suppellettili abbandonate da diverso tempo.
 
6-7 AGOSTO 2009 â€¨ore 2.30 – In pieno centro invece il secondo episodio. All'angolo tra via XX Settembre e corso Umberto mani ignote hanno appiccato le fiamme ad una Opel Zafira che è stata completamente distrutta. Anche in questo caso necessario l'intervento dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco. Le fiamme hanno anche  provocato il danneggiamento di una Ford Fiesta e delle vetrine anti sfondamento di un negozio di abbigliamento.
Secondo indiscrezioni l'auto incendiata apparterrebbe ad un dipendente di una azienda municipalizzata impegnato (Montebello) anche in attività politica.
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24 NOVEMBRE 2009 
Altri due veicoli sono stati avvolti e distrutti dalle fiamme poco dopo la mezzanotte di ieri. L'incendio ha coinvolto un Fiat Doblò e un Piaggio Ape parcheggiati in via Manzoni, nei pressi dell'istituto scolastico.



27 NOVEMBRE 2009 
Poco dopo le 14, un incendio provocato da un corto circuito ha gravemente danneggiato una autovettura Ford Fiesta parcheggiata in vico Effrem, nelle immediate vicinanze di corso Umberto.

13 GENNAIO 2010 
In mattinata un altro cassonetto di proprietà dell'A.S.M. destinato alla raccolta della carta usata è andato danneggiato da un incendio. Il rogo si è sviluppato in mattinata in piazza Margherita di Savoia. Le fiamme hanno avvolto il cassonetto improvvisamente rischiando di propagarsi ad alcune autovetture parcheggiate nei pressi.


6 MARZO 2010
Un cortocircuito provoca attorno a mezzogiorno un principio di incendio all'interno del supermercato Alvi di via Madonna dei Martiri, alla periferia della città. L'attività commerciale era chiusa da tempo per lavori di riammodernamento.





28 MARZO 2010
Un incendio si è sviluppato nel pomeriggio all'interno di un locale interrato di via Annunziata, nei pressi di piazza Paradiso. Nel locale, presumibilmente utilizzato come deposito, fortunatamente non c'era nessuno e quindi i danni sono rimasti limitati alle suppellettili che le fiamme hanno completamente distrutto.





26 GIUGNO 2010 Due i roghi che hanno richiesto l'intervento di soccorritori per domare le fiamme. Il primo lungo via Terlizzi, a pochi metri dall'ospedale civile dove un'ampia area di terreno incolto e invaso dalle sterpaglie è stata interessato da un incendio nel quale oltre alla vegetazione hanno preso fuoco anche rifiuti di ogni genere. Il secondo incendio, nei pressi del Preventorio




1 LUGLIO 2010
 Un vasto incendio di sterpaglie si è sviluppato nei pressi del ponte sulla Statale 16bis della provinciale per Ruvo. Il rogo è partito intorno alle 17.30 dalla parte terminale laterale del sovrappasso.




18 LUGLIO 2010 
Nella notte bruciano due auto in via Donizzetti.

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23 LUGLIO 2010 
Alle due di notte un incendio ha coinvolto tre autovetture parcheggiate lungo la strada in via Ungaretti. Ad andare completamente distrutte sono state una Renault Modus e un furgone Renault Kangoo oltre ad una Lancia Y. Le due Renault andate distrutte sarebbero di proprietà del titolare di un noto ristorante cittadino (Adriatico), elemento questo che potrebbe far pensare ad un episodio non accidentale. Ipotesi quest'ultima non confermata nè smentita dagli inquirenti.




4 AGOSTO 2010ʉ۬Brucia la pizzeria ristorante il Melograno.

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6 SETTEMBRE 2010 
In via Dante 4 auto bruciate, piante del Cin Cin Bar e alcuni pezzi di luminarie.
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16 SETTEMBRE 2010
 Sono state rinvenute due pistole e 190 cartucce. Le armi e le munizioni sono state scovate dopo attente perquisizioni effettuate in un'abitazione privata e in un'attività commerciale.
 



18 SETTEMBRE 2010 
I carabinieri sequestrano in contrada San Leonardo 3,5 chili di esplosivo, 12 detonatori e 52 metri di miccia a lenta combustione rinvenuti in un casolare abbandonato.

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22 SETTEMBRE 2010
 Ore 2.00, due auto incendiate in via Giaquinto; una appartenente al gestore del ristorante "Palazzo de Luca" e l'altra al Dirigente del Comune di molfetta dott. Tangari.

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25 SETTEMBRE 2010 
Bruciano nella notte tre auto in via Zuppetta.


30 SETTEMBRE 2010
 Una Ford Fiesta bruciata intorno all'una di notte nel rione Paradiso in via Canonico de Beatis.




1 OTTOBRE 2010
 Intorno all’1.30 in Corso Vito Fornari, più precisamente nei pressi del distributore di benzina Erg, una Renault Scenic è stata completamente distrutta dalle fiamme.  Nelle immediate vicinanze una Brava, una Punto, una Polo, una Focus e una Kangoo che hanno riportato lievi danni.

 

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