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MODUGNO, INCENDIA UN'AUTO. ARRESTATO PIROMANE DA CARABINIERE E POLIZIOTTO LIBERI DAL SERVIZIO

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E' stato sorpreso da un Carabiniere e da un Poliziotto, liberi dal servizio, dopo aver dato fuoco ad un'autovettura ed è finito in carcere. Si tratta di un 32enne albanese, già noto alle Forze dell'Ordine, arrestato ieri mattina a Modugno dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile della locale Compagnia, con le accuse di danneggiamento e di incendio.
Il militare e il Poliziotto, effettivi rispettivamente alla Stazione di Molfetta ed alla Questura di Bari, sebbene liberi dal servizio, si sono insospettiti alla vista di un individuo con una bottiglia in plastica tra le mani che girovagava con fare nervoso nei pressi di un'auto parcheggiata in via Santa Teresa.
A quel punto l'uomo, con un gesto repentino, dopo aver rotto il deflettore posteriore del mezzo ha versato il contenuto della bottiglia e ha appiccato il fuoco con un accendino per poi dileguarsi velocemente a piedi. Prontamente inseguito è stato bloccato e arrestato dal Carabiniere e dal Poliziotto che lo hanno consegnato ai militari del Nucleo Radiomobile prontamente intervenuti sul posto. Lo straniero, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, è stato associato presso la locale casa circondariale.

Invece a Molfetta la notizia è stata data in questo modo…

www.laltramolfetta.it

E’ stato sorpreso da un Carabiniere e da un poliziotto, liberi dal servizio, dopo aver dato fuoco ad un’autovettura ed è finito in carcere. Si tratta del 32enne albanese Admirin Shepati, già noto alle Forze dell’Ordine, arrestato ieri mattina a Molfetta dai Carabinieri del Nucleo Radiomobile della locale Compagnia, con le accuse di danneggiamento e di incendio. 
Il militare e il poliziotto, effettivi rispettivamente alla locale Stazione ed alla Questura di Bari, sebbene liberi dal servizio, si sono insospettiti alla vista di un individuo con una bottiglia in plastica tra le mani che girovagava con fare nervoso nei pressi di un’auto parcheggiata in via Santa Teresa. A quel punto l’uomo, con un gesto repentino, dopo aver rotto il deflettore posteriore del mezzo ha versato il contenuto della bottiglia e ha appiccato il fuoco con un accendino per poi dileguarsi velocemente a piedi. Prontamente inseguito è stato bloccato e arrestato dal Carabiniere e dal Poliziotto che lo hanno consegnato ai militari del Nucleo Radiomobile prontamente intervenuti sul posto. Lo straniero, su disposizione della Procura della Repubblica di Bari, è stato associato presso la locale Casa circondariale.

di redazione@laltramolfetta.it    

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Commercio ambulante: è scontro tra maggioranza e opposizione

di redazione@laltramolfetta.it (www.laltramolfetta.it/…)

E’ scontro aperto tra maggioranza e opposizione sul fenomeno del commercio ambulante a Molfetta. Dopo l’operazione delle forze dell’ordine che, nei giorni scorsi, nell’ambito di una inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Trani, avevano di fatto smantellato una serie di postazioni abusive di commercianti di frutta e verdura in diversi punti della città, le forze politiche di minoranza avevano richiesto la convocazione di un Consiglio Comunale urgente per discutere della questione.
Il Presidente del Consiglio Comunale aveva convocato la massima assise cittadina per ieri pomeriggio ma, per l’ennesima volta, è andato in scena un copione già visto. La maggioranza, infatti, ha disertato l’Aula e, così, dopo la canonica ora di attesa, il Consiglio è stato sciolto per mancanza del numero legale, tra le proteste dell’opposizione. Ma tutti i consiglieri di maggioranza erano a distanza di pochi metri, convocati dal sindaco per una conferenza stampa che si è tenuta nella Sala Stampa di Palazzo Giovene.
E così, invece che un dibattito di merito in Consiglio Comunale, magari tra posizioni diverse, è andato in scena il solito monologo del sindaco Azzollini, sempre più refrattario a qualsiasi forma di dissenso e confronto.
“La maggioranza – ha dichiarato il primo cittadino – ha deciso di fare questa conferenza stampa per chiarire la questione del commercio su area pubblica, di cui parlano tutti in questi giorni. C’era già stato un Consiglio Comunale sull’argomento diversi mesi fa e, quindi, la seduta richiesta dall’opposizione e convocata per oggi non sarebbe stata altro se non un esercizio di demagogia voluto da chi intende solo alzare i toni e fare polemica. Noi non condividiamo tutto questo e, quindi, abbiamo deciso di non partecipare ai lavori del Consiglio”.
“E’ in corso – ha spiegato Azzollini – l’iter di approvazione del nuovo Piano del Commercio. In quella sede saranno date risposte definitive al problema dell’ambulantato. Molfetta, a differenza di tutte le città limitrofe, non ha aree mercatali attrezzate, non ha piazza e, questo, rappresenta un problema. Da un lato, infatti, l’amministrazione deve garantire i servizi a quei cittadini (specie anziani) che devono poter fare la spesa senza percorrere dei chilometri, dall’altro deve consentire ai commercianti di poter esercitare la loro attività”.
E così, nelle more dell’approvazione del nuovo Piano del Commercio (che dovrebbe arrivare entro l’estate) ieri mattina il sindaco Azzollini ha emanato un’ordinanza contingibile e urgente con la quale, di fatto, consente il ritorno delle bancarelle in città: “Purtroppo, siccome le aree sulle quali prima c’erano i banchi di frutta sono state sequestrate dalla magistratura – ha proseguito il sindaco – abbiamo autorizzato l’istituzione di zone destinate al commercio nelle aree immediatamente adiacenti”.
Insomma, tornano i banchi della frutta per strada. Solo un pochino più in là.
Sono 9 le aree individuate: Piazzetta 167; Via Caduti Sul mare (ang. Via E. Fermi); Via Caduti sul Mare a 10 m. dall’incrocio con Via Tridente (direzione Via. San F.sco d’Assisi); Via Papa Montini a 10 m. dall’incrocio con Via Martiri di Via Fani (direzione Via A. Salvucci); Via S. Allende (ang. Via Molfettesi d’Argentina); Via Leoncavallo (plateatico); Via Cap. de Candia (ang. Via Cozzoli); Parallela Via Salvucci (area parcheggio); Via G. Salvemini (ang. Via Ten Marzocca).
I motivi di questa scelta è possibile leggerli nell’ordinanza firmata dal sindaco: “la pesante crisi economica che attraversa il Paese con la cessazione di molte attività produttive e commerciali ha come conseguenza il continuo incremento della disoccupazione e anche la nostra città è interessata da tale fenomeno”, senza considerare che “alla luce della situazione giudiziaria di cui è sopra cenno (e cioè l’intervento delle forze dell’ordine che ha sgomberato molte bancarelle abusive) possono verificarsi situazioni di turbativa nel tessuto economico e sociale, considerata l’attuale situazione di crisi economica”.
“Noi – ha aggiunto il sindaco – dobbiamo farci carico di quelle famiglie che traggono il loro reddito dalla vendita di prodotti ortofrutticoli. Se poi questo offre anche la possibilità di reinserimento a chi ha avuto problemi con la giustizia, tanto meglio”.
“Ovviamente – ha proseguito Azzollini – i commercianti dovranno mantenersi rigorosamente negli spazi loro assegnati e noi vigileremo per evitare qualsiasi straripamento che non sarà consentito”.
“Ad ogni buon conto – ha concluso il sindaco – con l’approvazione del Piano del Commercio (che sarà condiviso e concordato con tutti, anche con gli operatori del settore) tutto tornerà nella normalità”.
Ovviamente di parere del tutto opposto le forze di centrosinistra che hanno organizzato una contro-conferenza stampa nell’aula consiliare.
“Questa – ha dichiarato Gianni Porta – è una conferenza stampa che non avremmo mai voluto tenere ma intendiamo restituire dignità e decoro a quest’Aula e a questo Consiglio che continuano ad essere offesi dal sindaco. L’amministrazione piuttosto che venire qui a confrontarsi con noi e con la città, ha preferito disertare e convocare, in modo sprezzante nei confronti delle istituzioni, i giornalisti per fare un po’ di demagogia. La soluzione che propone, tra l’altro, è peggiore del male dal momento che il sindaco vuole trasformare tutta la città in un immenso bazar”.
“Sono quasi due anni – ha proseguito Porta – che chiediamo all’amministrazione di affrontare questo problema, ma la Giunta e il sindaco sono incapaci di risolvere i problemi. Se ci troviamo in una situazione di emergenza le responsabilità sono tutte in capo a chi ci amministra. Anche l’ordinanza approvata questa mattina non è altro se non un disperato tentativo di rabberciare una soluzione che non ha alcuna speranza di funzionare”.
“Per l’ennesima volta – ha attaccato Giovanni Abbattista – l’amministrazione ha dimostrato la sua totale incapacità a governare. E la ragione per la quale non ha affrontato in tutto questo tempo il problema dell’abusivismo commerciale in città è da ricercare certamente in certe modalità di reclutamento del consenso. Di questo parleremo quando l’amministrazione vorrà venire a discutere in Consiglio”.
A concludere la conferenza delle opposizioni il consigliere Nicola Piergiovanni: “Quando interviene la magistratura è la fine della politica ed è la dimostrazione che la maggioranza è stata incapace di affrontare i problemi”.
Di sicuro, da oggi, torneranno le bancarelle per le strade. Con buona pace di tutti. Anche della magistratura.

Un proiettile e un avvertimento per Matteo d’Ingeo che rilancia: “Non mi fermeranno”

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Intervista apparsa sul mensile l’AltraMolfetta di Agosto 2009

Un involucro bianco, di carta igienica e, dentro, un’amara sorpresa: un bossolo calibro 7,62 accompagnato da un violento messaggio minatorio. Un messaggio da mettere i brividi. Matteo d’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico, ne ha viste di tutti i colori e di minacce ne ha subite tante nel corso della sua lunga attività di militante politico, sempre in prima linea in tutte le battaglie per la legalità nella nostra città . Non è un tipo da lasciarsi suggestionare o da spaventare facilmente. Eppure quella mattina di mercoledì 22 luglio un brivido deve aver attraversato la sua schiena dopo aver trovato, nella sede del suo movimento politico, quel pacchetto a lui indirizzato. “Dopo un primo momento di turbamento, però, – racconta d’Ingeo ospite nella nostra redazione – ho anche sorriso perché, dal punto di vista simbolico, quel messaggio era certamente ben confezionato, per quanto artigianalmente: la carta igienica, un bossolo non di quelli ordinari, ma molto più lungo, a forma di supposta, il messaggio minatorio (“il prossimo te lo metto nel …”). Un avvertimento chiaro, indirizzato a colpire la persona nella sua dignità. Di minacce in passato ne ho ricevute tante, anche di morte, ma questa certamente mi ha colpito profondamente”.

Dopo questo episodio, però, d’Ingeo ha ricevuto una valanga di attestazioni di solidarietà, da partiti, movimenti politici, semplici cittadini, istituzioni. “I messaggi di solidarietà sono stati veramente tanti, – racconta – privati e pubblici, anche inattesi, e tutto questo, ovviamente, mi ha fatto molto piacere. L’unica manifestazione di solidarietà che non ho gradito nei contenuti è stata quella dell’amministrazione comunale, perché credo che questo atto di intimidazione che certamente è un fatto straordinario, avviene in un momento in cui in città l’ordinarietà è saltata. E per ordinarietà intendo il controllo del territorio, il rispetto delle regole, il rispetto della dignità delle persone e delle istituzioni, quotidianamente vilipese in mille modi dallo stesso sindaco. E’ da mesi che andiamo denunciando questa situazione e io stesso, qualche settimana fa, ho espresso preoccupazione per l’aria che tira in città. Una brutta aria che ricorda quella che si respirava agli inizi degli anni novanta, nel periodo più buio che Molfetta ha vissuto. In quegli anni, però, quando subii altre intimidazioni, anche in Consiglio Comunale, fui lasciato solo e non ebbi tutta la solidarietà ricevuta in questi giorni. Questo forse mi fa sperare che qualcosa sia cambiata”. “Chi ha pensato di mettere in atto questo gesto – prosegue d’Ingeo – si sarà già reso conto di aver sbagliato completamente perché ha determinato una reazione positiva da parte della cittadinanza”.

In una città quasi addormentata, assuefatta e incapace di reagire dinnanzi al costante disprezzo delle regole, questo episodio potrebbe rappresentare, però, una stura per un moto di indignazione popolare, come fu nel ’92 l’omicidio di Gianni Carnicella: “Le condizioni sono molto diverse e la tragicità di quell’episodio non si può certo paragonare con quello che è accaduto a me, ma fa male pensare che Molfetta sia disposta a mobilitarsi solo quando accade un fatto eclatante. Poi se questo episodio può servire a scuotere le coscienze, a riaccendere nei molfettesi quel senso di appartenenza alla propria città, ben venga. Ma bisognerebbe essere cittadini attivi ogni giorno, nella quotidianità, non solo quando si tratta di solidarizzare con il destinatario di un atto intimidatorio. Purtroppo certe dinamiche oggi sembrano sempre più radicate a Molfetta. Quella “triangolazione” tra politica, malavita e imprenditoria sporca oggi è davvero sotto gli occhi di tutti, e gli attori, i protagonisti, sono da quindici anni sempre gli stessi. Sono tutte tessere di un mosaico che si scompongono e si ricompongono. La malavita, in questa città, legata a certe famiglie, è sempre molto presente e condiziona anche la vita delle istituzioni. Occorrerebbe andare fino in fondo, per esempio, sul voto di scambio che nella nostra città è una realtà acclarata. Noi facciamo la nostra parte, denunciando pubblicamente quanto vediamo. Ma servirebbe una sollevazione popolare contro tutto questo. I tanti messaggi spontanei di solidarietà ricevuti mi lasciano pensare che questa volta ci potrebbe essere qualcosa di diverso”.

In molti ritengono che il gesto intimidatorio rivolto a d’Ingeo sia la conseguenza dell’attività di denuncia che, anche di recente, il coordinatore del Liberatorio Politico ha portato avanti contro l’abusivismo commerciale in città. Il diretto interessato, però, allarga lo sguardo anche su altre realtà: “Di denunce, in questi mesi, ne stiamo facendo a trecentosessanta gradi, su tutto, dall’abusivismo commerciale alle gravissime condizioni in cui versa il nostro mare. E’ vero che c’è una tempistica chiara: domenica scorsa, dopo le nostre denunce per la presenza di alcuni venditori abusivi a Torre Gavetone, c’è stato un blitz da terra e dal mare della Guardia costiera e della Guardia di Finanza. Martedì nuova denuncia telefonica, per lo stesso motivo, e nuovo intervento delle forze dell’ordine. L’involucro con il proiettile è stato portato in sede nella notte tra martedì e mercoledì. C’è una coincidenza temporale molto forte, ma, proprio per questo, non sono molto convinto che il mittente sia proprio tra gli ambulanti. Non so, non escludo nulla, ovvio, ma questa storia mi lascia molto dubbi. E comunque chi sia stato il mittente di quel messaggio, forse, è anche secondario”.

Il Liberatorio, però, non fermerà la sua attività a seguito di questa minaccia: “Questo è scontato – prosegue d’Ingeo – se qualcuno pensava di fermarci così, si è sbagliato. Tra l’altro il bossolo, per me, è uguale alle querele che ho avuto e che sono ancora pendenti. Sono entrambe forme di intimidazione per colpire Matteo D’Ingeo e per imbavagliarmi. Ma il risultato che ottengono questi signori è solo quello di aumentare la nostra volontà di essere presenti sul territorio e di denunciare”.

In Consiglio comunale Gianni Porta, di Rifondazione Comunista, ha lanciato l’idea di una riunione della massima assise cittadina aperta alla città, da svolgersi anche in Piazza Municipio, per discutere di sicurezza e, magari, anche di quel Piano del Commercio che l’amministrazione comunale sembra proprio non voler approvare: “E’ questa una nostra vecchia idea – dice d’Ingeo – che ci auguriamo venga finalmente accolta. Sul piano del commercio noi abbiamo proposto di togliere tutti gli ambulanti dal centro cittadino, attrezzando delle aree mercatali nelle zone di espansione, negando ogni ipotesi che Piazza Paradiso possa tornare ad essere occupata nuovamente dai rivenditori di frutta e verdura (come alcuni vorrebbero, facendo rivoltare nella tomba Gianni Carnicella). Ora aspettiamo di conoscere le proposte dell’amministrazione e delle altre forze politiche. Ritengo poi necessaria la convocazione, a Molfetta, di un Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza. La situazione sta davvero sfuggendo di mano e il sindaco non può continuare a far finta di nulla.”.

Si può essere d’accordo o meno con quello che dice Matteo d’Ingeo, con i suoi metodi e la sua verve polemica, ma la città ha bisogno di uno come lui. Che non le manda mai a dire. E che non si lascia intimidire da un proiettile avvolto nella carta igienica.

Giulio Calvani – Direttore de l’AltraMolfetta

Intimidazione per Matteo D'Ingeo: proiettile al Liberatorio Politico

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/07/22072009_calibro_7-62_per_d27ingeo_cut.jpgGiovedì 23 luglio ore 19.30, conferenza stampa-assemblea cittadina presso la sede del Liberatorio per discutere della situazione dell’ordine pubblico a Molfetta.

 

Minacce a d’Ingeo: la solidarietà delle istituzioni

Recapitato questa mattina nella sede del Liberatorio Politico un proiettile. Il coordinatore ha preferito non rilasciare alcuna dichiarazione ufficiale

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

E’ stato lo stesso Matteo d’Ingeo a ritrovare questa mattina nella cassetta della posta della sede del Liberatorio Politico in via Campanella un proiettile accompagnato da un messaggio minatorio destinato alla sua persona.

Il proiettile calibro 7,62 si presentava avvolto in un foglio di carta igienica ed è stato preso in consegna dai Carabinieri che sul caso stanno svolgendo indagini.

Nessun commento dal diretto interessato, conosciuto in città per il suo impegno politico sfociato in numerose manifestazioni e segnalazioni contro situazioni di illegalità, compresa la costituzione di parte civile in alcuni processi.

«Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco». Così Renato De Scisciolo, presidente dell’associazione provinciale Antiracket, commenta quanto è avvenuto.

«Episodi come questo – ha detto De Scisciolo – non possono che turbare le nostre coscienze. Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare. A Matteo d’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico di Molfetta, va tutta la solidarietà mia e dell’associazione che rappresento. Dobbiamo fare nostra la consapevolezza che esiste qualcosa di più grande e di più importante della paura. Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco.
Noi nelle nostre battaglie contro l’illegalità, il malaffare, il silenzio complice di chi spesso resta solo a guardare ma non muove un dito, ci mettiamo la faccia e il nome. Questi signori sanno solo colpire nell’ombra perché sanno di essere deboli alla luce del sole
».

Anche il Comune ha espresso solidarietà per il gesto intimidatorio: «il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale – si legge nella nota diffusa alla stampa – condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo d’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città».

 

MOLFETTA. Solidarietà a Matteo d’Ingeo

da Redazione (www.ilfatto.net/…)

Molfetta- Giungono le prime reazioni alla notizia dell’invio a Matteo d’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico, di un proiettile e di un messaggio minatorio. Ad intervenire sulla vicenda sono il sindaco Antonio Azzollini e il vice presidente nazionale della Federazione Antiracket, Renato de Scisciolo.

"Il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale -si legge in una nota diffusa dall’ufficio stampa- condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo D’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città". 

"Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco", ha invece dichiarato Renato De Scisciolo, in passato fatto oggetto di analoghe minacce.

"Episodi come questo – ha detto De Scisciolo – non possono che turbare le nostre coscienze. Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare. A Matteo d’Ingeo va tutta la solidarietà mia e dell’associazione che rappresento. Dobbiamo fare nostra la consapevolezza che esiste qualcosa di più grande e di più importante della paura. Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco".

"Noi -ha aggiunto De Scisciolo- nelle nostre battaglie contro l’illegalità, il malaffare, il silenzio complice di chi spesso resta solo a guardare ma non muove un dito, ci mettiamo la faccia e il nome. Questi signori sanno solo colpire nell’ombra perché sanno di essere deboli alla luce del sole".


Intimidazione per Matteo D’Ingeo: proiettile al Liberatorio Politico

da Redazione (www.laltramolfetta.it/…)

22/07/2009   Matteo D’Ingeo, coordinatore locale del Liberatorio Politico, è stato vittima di un vile attentato intimidatorio. Un proiettile di grosso calibro, infatti, avvolto in un involucro di carta igienica, è stato recapitato da ignoti presso la sede del movimento guidato dallo stesso D’Ingeo. L’involucro conteneva anche un messaggio minatorio molto pesante. Il diretto interessato, contattato telefonicamente, non ha voluto commentare l’accaduto limitandosi a dire che certo non si lascerà intimidire da questo episodio e che continuerà nelle sue battaglie civili. Sull’accaduto stanno indagando i Carabinieri di Molfetta. E’ altamente probabile che l’attentato sia riconducibile all’attività di denuncia che D’Ingeo sta portando avanti caparbiamente da tempo sull’occupazione di suolo pubblico da parte di rivenditori ambulanti di frutta e verdura. Il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale hanno diffuso un comunicato stampa con il quale “condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo D’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città”. Al di là delle parole, però, l’amministrazione comunale farebbe bene ad intervenire direttamente per disciplinare un settore (quello del commercio su area pubblica) che sta letteralmente sfuggendo di mano e arrecando gravi problemi alla cittadinanza sotto il profilo della sicurezza e del decoro urbano.

 

 

Solidarietà a Matteo d’Ingeo dall’associazione antiracket
 
(www.ilbiancorossonews.it/…)

“Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco”. Così Renato De Scisciolo, presidente dell’associazione provinciale Antiracket, commenta quanto è avvenuto a Molfetta, dove in mattinata qualcuno ha fatto recapitare un proiettile a Matteo D’Ingeo, responsabile del Liberatorio politico.
 “Episodi come questo – ha detto De Scisciolo – non possono che turbare le nostre coscienze. Ma è proprio in questi momenti che non bisogna mollare. A Matteo D’Ingeo, coordinatore del Liberatorio politico di Molfetta, va tutta la solidarietà mia e dell’associazione che rappresento. Dobbiamo fare nostra la consapevolezza che esiste qualcosa di più grande e di più importante della paura. Chi fa ricorso a messaggi minatori e si nasconde dietro un proiettile è fondamentalmente un vigliacco. Noi nelle nostre battaglie contro l’illegalità, il malaffare, il silenzio complice di chi spesso resta solo a guardare ma non muove un dito, ci mettiamo la faccia e il nome. Questi signori sanno solo colpire nell’ombra perché sanno di essere deboli alla luce del sole”.
 

L’amministrazione comunale condanna con forza l’atto intimidatorio
nei confronti del Liberatorio Politico e di Matteo D’Ingeo

 
Il sindaco Antonio Azzollini e tutta l’amministrazione comunale condannano con fermezza l’atto intimidatorio compiuto nei riguardi di Matteo D’Ingeo e del Movimento Liberatorio Politico ed esprimono sentimenti di indignazione per tutti gli atti di aggressione che ledono la dignità delle persone e l’immagine della città. 

 

"Il prossimo te lo metto nel culo": Questo il messaggio allegato al proiettile consegnato a D’Ingeo

di Danilo Novara (www.lamiamolfetta.blogspot.com/…)

"Il prossimo te lo metto nel culo". Nella città dei cocomerai e delle cèrase, dopo gli attentati reciproci che hanno causato danni a gazebo e macchine, si è passati alle minacce nei confronti di chi questa situazione l’ha denunciata più volte. Questa mattina infatti nella sede del "Liberatorio Politico" e stata rinvenuta nella cassetta postale una lettera contenente un proiettile calibro 7.62 e indirizzato al coodinatore Matteo d’Ingeo. Quest’ultimo nelle scorse settimane si è reso protagonista con alcuni comunicati di feroci attacchi nei confronti dei venditori di frutta e invitava il Comune a prendere coscienza dell’effettivo stato di abusivismo "legalizzato" che è presente in città. Comunicati che evidentemente hanno dato fastidio ai diretti interessati che stanno invadendo strade e spiagge a suon di cocomeri, cassette di frutta e vecchi frigoriferi. Massima solidarietà a Matteo d’Ingeo e a tutti coloro che si battono per il ripristino della legalità in città, con la speranza che si intervenga al più presto senza aspettare che accadano eventi tragici.

 

1992-2009 Una città senza memoria non ha futuro

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di Matteo d’Ingeo
l’Altramolfetta – Luglio 2009

Nell’agosto del 1992 per il trigesimo della morte di Gianni Carnicella, assassinato dal fucile a canne mozze di Cristoforo Brattoli, alcune associazioni, operatori del volontariato e movimenti politici firmarono un manifesto destinato a diventare un vero e proprio appello alla cittadinanza attiva.

Il testo del manifesto riportava queste parole:
“ … L’OMICIDIO DEL SINDACO CARNICELLA segna un livello, finora mai raggiunto, di degrado della convivenza civile nella nostra città. Di fronte a questo episodio il nostro primo atteggiamento è di sdegno e di dolore per la vita spezzata oltre che di piena solidarietà con chi più duramente da esso è stato colpito.
A ciò si unisce, forte, un lacerante bisogno di verità. Verità sull’accaduto ma soprattutto sul clima nel quale è maturato e sui meccanismi che lo hanno generato.
E’ ormai innegabile che a Molfetta siano sempre più evidenti i segnali di una illegalità diffusa, dalla occupazione indebita di strade e piazze al racket delle estorsioni, dalle assunzioni clientelari, al mercato drogato delle abitazioni di nuova costruzione.
E’ altrettanto innegabile che all’interno di vaste fasce di emarginazione e disgregazione sociale la delinquenza e la prevaricazione violenta diventano facile strumento per l’acquisizione di potere e ricchezza.
In questo clima, l’assassinio del Sindaco non è solo il gesto isolato di un folle: è il risvolto sanguinoso di una carriera affaristica cresciuta all’ombra di un sistema politico che usava e si lasciava usare: la collaborazione attiva alle campagne elettorali di noti esponenti politici locali e il monopolio detenuto da ben sette anni sugli appalti per l’organizzazione delle principali manifestazioni pubbliche sono dati di fatto che non si possono dimenticare.
Gianni Carnicella, che pure di quel sistema era parte integrante, ha forse pagato con la vita il tentativo coraggioso di invertire la tendenza. Oggi questo delitto rischia di bloccare il processo che era stato appena avviato. La paura potrebbe prendere il sopravvento.
Non dovrà essere così. Significherebbe consegnare la città e la vita di ognuno di noi al dominio dell’illegalità.
NON E’ PIU’ TEMPO DELL’INDIFFERENZA E DEL DISIMPEGNO NE’ DI RASSEGNAZIONE. MOLFETTA DEVE REAGIRE…”.

Ma il primo appello era stato già pronunciato da don Tonino Bello nella sua omelia del 9 luglio 1992.
“… È il discorso sul malessere della città. Un malessere che, in modo spesso maldestro, vogliamo rimuovere dalla nostra coscienza e del quale facciamo fatica a prendere atto, forse perché troppo fieri del prestigio del nostro passato. Un malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa, sugli scarti umani relegati nelle periferie, sui frammenti di una sottocultura della prepotenza non sempre disorganica all’apparato ufficiale.
È il discorso sulla rete sommersa della piccola criminalità che germina all’ombra di un perbenismo di facciata. Sulle connivenze col mondo della droga che ormai non risparmia nessun gonfalone. Sui rigagnoli sporchi che inquinano le falde sane di una economia costruita dalla proverbiale laboriosità dei nostri antenati, i quali hanno onorato Molfetta in tutti gli angoli del mondo.
… Sì, questa è la vera tragedia: che chi ha sparato non è un mostro. Oh, come vorremmo che fosse un mostro, per poter scaricare unicamente sul parossismo della sua barbarie le responsabilità di questo assassinio! Ma chi ha sparato non è un mostro, e neppure un pazzo e forse neppure un criminale nel senso classico del termine. Non è un mostro. E’  un nostro!  Un nostro concittadino, che, come ultima miccia, ha dato fuoco alle polveri di cui, almeno un granello, ce lo portiamo tutti nell’anima… . Ecco perché a Gianni voglio chiedere perdono anch’io, vescovo di questa città, responsabile di una Chiesa forse un po’ troppo attardata in una pastorale di contenimento e di conservazione, che stenta a uscire dai perimetri rassicuranti delle sagrestie per compromettersi con gli ultimi, ritrovando audaci cadenze missionarie, ed è ancora ben lontana dall’essere «testimonianza viva di verità e di libertà, di giustizia e di pace, perché tutti gli uomini si aprano alla speranza di un mondo nuovo»

A distanza di diciassette anni le parole di don Tonino e l’appello dei movimenti sono purtroppo ancora attuali, lo scenario sociale degradato di quegli anni è ancora vivo e il degrado morale della città è peggiorato. Le responsabilità sono diffuse ma in primo luogo c’è stata e c’è una classe politica dirigente che non ha saputo cogliere alcun insegnamento dal quel gesto estremo che vedeva da una parte l’affermazione di una cultura arrogante e dall’altra il tentativo coraggioso e solitario di un uomo che cominciava a dare segni di inversione di marcia a quel mondo politico che usava e si lasciava usare dalle facili connivenze con il malaffare.

Il 6 luglio c.a. alle 18.30, presso la “sala B. Finocchiaro”, il Liberatorio Politico incontrerà la cittadinanza per riflettere insieme sui fatti e misfatti accaduti in questi 17 anni e per affermare la necessità che la nostra comunità non può perdere la memoria di quel grave gesto avvenuto il 7 luglio 1992.

I signori della FASHION DISTRICT HOLDING e di â€œMIRAGICA”

L'immagine “https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/06/17062009_frigo_al_gavetone.jpg?keepThis=true&TB_iframe=true&height=648&width=968” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

In occasione dell’apertura del parco dei divertimenti “Miragica” crediamo sia opportuno riproporre un nostro post del 2 novembre 2006 e pubblicato a suo tempo dal mensile L’AltraMolfetta, per ricordare a tutti chi sono i nuovi colonizzatori della nostra città.

Aveva ben da predicare Luigi Martella, Vescovo di Molfetta, invitando i fedeli a non dimenticare la preghiera domenicale, prima di tuffarsi nell’Outlet che Emilio Gnutti e soci hanno deciso di “donare” alla nostra città.

Forse era preoccupato anche lui di questi 3 milioni di visitatori l’anno che avrebbero invaso la nostra “periferia” disertando chiese, negozi tradizionali e strade cittadine. Dopo sei anni i nostri politici di destra e di sinistra, di mezzo e di fuori, alti e bassi, si sono accorti che a Molfetta si è sviluppato un “mostro” commerciale. Più che mostro si tratta di un “nostro” prodotto di cui, solo oggi, nessuno vuole assumersi le responsabilità di aver adottato, nutrito e coccolato, fino al punto di doverlo ufficialmente iscrivere all’anagrafe delle “cattedrali nel deserto”.

Ma quando nasce l’idea di portare a Molfetta la cultura della Fashion? Chi decide di investire centinaia di miliardi di vecchie lire  tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 proprio nella nostra zona A.S.I.? Conosciamo insieme i “Signori della Fashion” e le tante società che gestiscono. Nei giorni precedenti l’inaugurazione della sala Cinematografica Multiplex di Molfetta gli organi di stampa locali riportavano alcuni stralci di un comunicato che la stessa Fashion ha diramato direttamente da Brescia, città in cui ha sede la Cinestar Italia S.p.a. in via Aldo Moro, 5. Detta società attraverso altre società controllate svolge attività di sviluppo, realizzazione e gestione di complessi immobiliari costituiti da multiplex e, laddove previsto, Family Entertainment Centre.

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Ancora un “NO” alla Centrale POWERFLOR

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Mentre il GIP del Tribunale di Bari, Michele Parisi, ha convalidato il sequestro del termovalorizzatore che la società Eco Energia srl (Gruppo Marcegaglia) sta realizzando a Modugno (Bari), a Molfetta prende posizione sulla centrale Powerflor il Prof. Domenico Picca che, dalle pagine del mensile L’Altra Molfetta di Ottobre, esprime il suo convinto no alla costruzione della centrale. Segue il testo integrale dell’articolo.

Un’aggressione scellerata

Nel silenzio e nell’indifferenza dei più, ancora una volta, si sta perpetrando nell’agro di Molfetta un’aggressione all’ambiente, avvallata, per giunta, da atti amministrativi, nella più benevola delle ipotesi, ispirati da grande superficialità.
In contrada Ciardone, a poco più di 2 km. dal centro abitato di Molfetta e circa 3 km. da Giovinazzo, è in costruzione, sulla strada provinciale 55 Molfetta-Bitonto, una centrale termo-elettrica ad olio combustibile (biomasse e simili).
Un tale insediamento in pieno agro, in una zona ad alta densità orticola e di coltivazioni pregiate nonché residenziale (stabile e stagionale), potrà comportare un forte impatto sull’ambiente oltre che conseguenze sulla salute dei cittadini e soprattutto sull’economia locale.
La costruzione di questa centrale, ad opera della Powerflor (una holding locale del Gruppo Ciccolella che sta espandendosi dalla floricoltura industriale alla produzione di energia elettrica), servirà, stando a quanto dichiarato dai promotori di queste iniziative, a “soddisfare il fabbisogno elettrico e termico per la coltivazione floricola, presente già sui luoghi di aziende facenti parte del gruppo Ciccolella”. La centrale produrrà energia elettrica pari a 39.000 Kwe e brucerà circa 180 tonnellate al giorno (60.000 tonnellate all’anno) di combustibile per produrre una potenza termica di 77.000 Kw.
Appare evidente che la produzione di energia elettrica e termica di tale impianto è di gran lungo superiore al reale fabbisogno dell’attività delle aziende cui dovrebbe essere destinata. L’intento, non dichiarato ma chiaramente denunciato dal dimensionamento dell’impianto, è principalmente produrre e vendere energia elettrica all’ENEL.
Tale fine è ulteriormente confermato da una successiva istanza concessoria di variante presentata dalla Powerflor per portare la potenza prodotta a 116 Mwe. Altri documenti ancora provano inequivocabilmente quale era il fine ultimo e i reali obiettivi del gruppo.
Nessun uomo di buon senso potrebbe opporsi ad una maggiore disponibilità di energia, accettando un ragionevole e sostenibile livello di rischio. E’ sempre il buon senso che dovrebbe consigliare la scelta degli insediamenti di produzione, dopo un’attenta valutazione dell’impatto sull’ambiente, sulla salute e sull’equilibrio economico locale. Ispirate a questi principi le semplici riflessioni che seguono conducono alla conclusione che la centrale della Powerflor non si ha da fare!
L’energia, generata attraverso la combustione, produce sempre sostanze nocive, che vengono disperse nell’ambiente attraverso ciminiere, quali monossido di carbonio, anidride, ossidi di azoto, ceneri volatili, ceneri pesanti, polveri fini e ultrafini, delle quali alcune filtrabili e altre, come le polveri ultrafini, che nessun filtro può trattenere.

E’ la stessa Powerflor che afferma che le emissioni che si avranno sono quelle tipiche di un motore a combustione interna alimentata ad olio.
Nel caso della centrale in costruzione, si parla di circa 5.400 tonnellate al giorno di gas di scarico umido che verranno liberate in atmosfera con conseguente ricaduta sul terreno: uno spargimento continuo di polveri sottili inquinanti, altamente cancerogene, sugli ortaggi e i frutti prodotti nei campi circostanti nonché un pesante condizionamento della qualità dell’aria respirata dai residenti e dagli agricoltori che abitano e vivono nel circondario.
Una tale situazione porterà inevitabilmente al collasso dell’economia locale: produzione agricola dequalificata sui mercati e deprezzamento dei terreni e delle tante residenze (ville e case di campagna).
E’ giustificato sacrificare i legittimi interessi dei molti al profitto del singolo?
L’ubicazione della centrale in contrada Ciardone appare ancor più problematica alla luce dello spirito della legislazione sulle fonti rinnovabili. Le biomasse vegetali sono da considerarsi fonti rinnovabili se il loro consumo è in armonia con la loro produzione: cioè si brucia tanta biomassa quanta se ne produce. Come anche indicato dal Piano Energetico Ambientale Regione Puglia 2006, questo equilibrio dinamico si instaura quando si realizza una filiera corta agro-energetica, finalizzata ad utilizzare in centrale i prodotti dei terreni circostanti. Una centrale di tale potenza, quale quella voluta dalla Powerflor, non può essere alimentata solo con materie prime locali o delle zone limitrofe perché largamente insufficienti.

La quantità di olio necessaria per alimentare un impianto da 39.000 Kwe è dell’ordine di 60.000 tonnellate all’anno; sarebbero quindi necessari circa 1.500 ettari (150 Km2) di colture dedicate di piante oleaginose. L’intera contrada Ciardone e tutto l’agro molfettese, giovinazzese, bitontino e terlizzese insieme (estesi per 236 km² circa) non hanno terreni con tali coltivazioni, sicché s’imporrà o una conversione colturale di più della metà del territorio circostante (distruggendo uliveti secolari di pregio) o un ricorso continuativo e sistematico all’importazione da altre zone (e, visto l’assetto nazionale, con molte probabilità lontane e lontanissime).
E questo rappresenta un ulteriore problema. Per soddisfare il fabbisogno della centrale (stimato in circa 172 tonnellate al giorno di combustibile, decine di autocisterne al giorno dovranno percorrere la provinciale Molfetta-Bitonto che già presenta gravi problemi di viabilità. Per non parlare del rilascio di gas di scarico che si andrebbe ad aggiungere a quelli della centrale.
Inoltre la zona non è servita dall’Acquedotto Pugliese: da dove la centrale prenderà l’acqua per il suo ciclo produttivo? Problematica appare la soluzione di emungimento dalle falde sotterranee. Un emungimento massiccio potrebbe avere effetti devastanti non solo sulle falde ma anche sull’utilizzo in agricoltura, vitale per la produzione orticola della zona.
In conclusione, sarà praticamente impossibile creare una filiera corta bio-energetica che possa soddisfare a regime il fabbisogno di combustibile della centrale, in quanto servirebbero enormi distese di terra con coltivazioni dedicate.
Una conversione impossibile da realizzarsi a meno di non stravolgere completamente l’attuale panorama produttivo locale e viciniore del territorio, dedicato tradizionalmente a produzioni agro-alimentari pregiate.
L’impianto avrà serie e pesanti ripercussioni su quantità e qualità dei prodotti delle colture esistenti (orto-frutta e olio di oliva) con effetti devastanti in termini socio-economici. Per tacere dei pericoli derivanti da un forte appesantimento della viabilità della provinciale Molfetta-Bitonto.
Queste semplici considerazioni avrebbero dovuto consigliare maggior prudenza da parte della pubblica amministrazione nell’istruttoria dell’istanza concessoria: ritenere non necessaria una valutazione d’impatto ambientale appare del tutto incomprensibile. Auspichiamo che, al difetto originario, i responsabili del procedimento, regionali e comunali, ciascuno per le proprie competenze, pongano rimedio, nell’esaminare la richiesta di variante, attuando puntualmente un controllo sul rispetto di tutte le
disposizioni di legge, animati da una sensibilità maggiore nei confronti dei problemi della collettività. La politica è anche questo.

Prof. Domenico Picca
Presidente Consorzio Autonomo Guardie Campestri – Molfetta

Il fatto non costituisce reato. Giustizia è fatta!

Cara, che partito mi metto oggi?

Ricordate l’articolo apparso sul mensile l’Altra Molfetta nel mese di marzo 2007 dal titolo  “Ma a Molfetta esiste la mafia?” (clicca e leggi l'articolo).
Il suo contenuto è stato apprezzato da molti cittadini molfettesi, ma qualcuno non lo ha gradito e armatosi di penna e carta bollata ha querelato (clicca e leggi la querela) per diffamazione l’estensore dell’articolo  e il direttore de l’Altra Molfetta.
I passaggi particolarmente controversi dell’articolo che hanno suscitato le ire del consigliere comunale ex Verdi, ex CCD, ex Popolari per Molfetta, ex FI, ex AN ora UDC e domani chissà cos'altro, sono i seguenti:

[…] Naturalmente non merita commenti lo striscione appeso sul ponte ferroviario all’entrata di Molfetta su cui era scritto “Amato: la città è con te; ti vogliamo bene”. Direi invece che la città è molto indignata per lui e per quello che sta accadendo, e quella manifestazione di affetto dei suoi “999 elettori” non è molto diversa dalle manifestazioni di oltraggio nei confronti delle forze dell’ordine da parte di interi quartieri di Napoli o Bari quando arrestano un camorrista o un mafioso. […]

[…] Invece bisogna convincersi che in questa città ”la mafia” esiste e da molto tempo. Già nel 1995 fu revocata dalla Camera di Commercio di Bari, la licenza ad un noto commerciante molfettese, per associazione a delinquere di stampo mafioso. Quello stesso personaggio aveva a che fare con l’assassino di Gianni Carnicella e con la holding nostrana della droga. La mafia non è più solo quella dei morti ammazzati per stragi o agguati, ma è fatta anche dei capi d’accusa mossi a P. Amato. […]

Il Giudice, dott. Roberto Oliveri del Castillo, sciogliendo la riserva formulata all’udienza del 14.3.08 nei confronti di d’lngeo Matteo e Germinarlo Corrado indagati in ordine all’art. 595 c.p.,  ha RIGETTATO l’opposizione avanzata da Amato Giuseppe, ha ACCOLTO la richiesta del P.M. e ha DISPOSTO l’archiviazione nei confronti degli indagati d’Ingeo e Germinario perché il fatto non costituisce reato (clicca e leggi l‘ordinanza di archiviazione).

Aguzzate la vista

A poche ore dalla conferenza sulle centrali a biomasse la Powerflor ha rilasciato alla redazione de laltramolfetta.it 13 domande con relative risposte. Non entreremo nel merito dei contenuti  perché ci preme informarvi sulla forma e sulle modalità in cui la Powerflor comunica ai cittadini per voce di questo non meglio precisato Ing. Amato. Pensiamo sia lo stesso che appare sui documenti progettuali o sui cartelli esposti presso il cantiere della Centrale Powerflor e quindi presumiamo si tratti dell’Ing. Michele Amato, più noto in città per essere il figlio dell’Avv. Oronzo Amato, molto vicino agli ambienti del Partito Democratico (ex Margherita).
C’è qualcosa di strano in queste domande, che di seguito riportiamo: sono quasi le stesse che la redazione di molfettalive.it,  il 22 febbraio scorso, ha pubblicato sul proprio sito a cui la Powerflor non aveva risposto.
Si tratta di una scorrettezza professionale tra giornalisti, oppure la Powerflor privilegia alcune testate giornalistiche per comunicare la propria attività aziendale? Non riusciamo a capire se le domande e le risposte sono state inviate alla redazione già confezionate, oppure qualcuno le ha copiate dal sito di Molfettalive e le ha rivolte all’Ing. Amato. Ma chi? E perché non ha risposto il dott. Vincenzo Ciccolella? Un vero enigma.

E ora, cimentatevi anche voi a scovare le differenze tra le domande che trovate sul sito de L’Altra Molfetta e quelle pubblicate quasi tre mesi fa su Molfettalive.it. Tra gli abili solutori che manderanno la soluzione esatta, in premio il kit per farvi in casa la vostra mini centrale elettrica a biomasse con tanto di incentivo statale.

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Qual’ è la situazione dal punto di vista societario?  
  Come mai non c’è stata nessuna risposta pubblica alle sollecitazione sul tema prima d’ora?
In che senso?  
Sul sito della Confindustria barese c’è scritto testualmente che la Powerflor srl si occupa di “produzione, trasferimento, distribuzione di energia elettrica, di vapore mediante impianti alimentati anche da fonti rinnovabili (biomasse). Fabbricazione di articoli vari quali fiori, foglie e frutti artificiali”. Come mai non sono neanche citate le serre il cui riscaldamento, invece, è considerato l’obiettivo sia del primo che del secondo progetto?
Sul sito della Confindustria barese c’è scritto testualmente che la Powerflor srl si occupa di “produzione, trasferimento, distribuzione di energia elettrica, di vapore mediante impianti alimentati anche da fonti rinnovabili (biomasse). Fabbricazione di articoli vari quali fiori, foglie e frutti artificiali”. Come mai non sono neanche citate le serre il cui riscaldamento, invece, è considerato l’obiettivo sia del primo che del secondo progetto?
Qual è il rapporto con i comitati che si oppongono alla centrale?  
Perchè il progetto non ha tenuto conto degli insediamenti abitativi presenti in zona (Madonna della Rosa, Sette Torri)? Perché il progetto non ha tenuto conto degli insediamenti abitativi presenti in zona (Madonna della Rosa, Sette Torri)?
A questo proposito, avete mai incontrato i proprietari dei terreni e delle aziende limitrofe? A questo proposito, avete mai incontrato i proprietari dei terreni e delle aziende limitrofe? Se sì, come è stato e a cosa ha portato il confronto?
Può assicurare che le colture non avranno danni? Se la sente di affermare che non ci saranno residui chimici emessi con i fumi di scarico? Può assicurare che le colture non avranno danni? Se la sente di affermare che non ci saranno residui chimici emessi con i fumi di scarico?
Nella relazione tecnica della Ital Green Engineering si dichiara che obiettivi della centrale sono la “produzione di energia elettrica a ciclo combinato che utilizzerà come combustibile gli oli vegetali, mentre i cascami di calore saranno utilizzati per il riscaldamento delle serre”. Da ciò si evince che il riscaldamento delle serre sarà uníattività secondaria delle serre, perchè lei invece sostiene che sia l’obiettivo prioritario? Nella relazione tecnica della Ital Green Engineering (l’azienda che sta costruendo la centrale ndr) si dichiara che obiettivi della centrale sono la “produzione di energia elettrica a ciclo combinato che utilizzerà come combustibile gli oli vegetali, mentre i cascami di calore saranno utilizzati per il riscaldamento delle serre”. Da ciò si evince che il riscaldamento delle serre sarà un’attività secondaria delle serre, perché lei invece sostiene che sia l’obiettivo prioritario?
Lei afferma che sul cantiere fossero presenti i cartelli dei lavori relativi ai progetti da 39 e 116 megawatt. Perchè inoltre sul sito internet accanto alla descrizione dell’impianto da 39 appare il progetto da 116? Lei afferma che sul cantiere fossero presenti i cartelli dei lavori relativi ai progetti da 39 e 116 MW. Questo dal nostro sopralluogo non risulta. Perché inoltre sul sito internet accanto alla descrizione dell’impianto da 39 appare il progetto da 116?
Qual è il reale scopo del repowering? Chiedere il ripotenziamento di un progetto già approvato dicendo che è insufficiente per realizzare gli obiettivi prefissati non significa che il progetto stesso nasce imperfetto? Qual è il reale scopo del repowering (l’aumento di potenza della centrale da 39 a 116 megawatt)? Chiedere il ripotenziamento di un progetto già approvato dicendo che è insufficiente per realizzare gli obiettivi prefissati non significa che il progetto stesso nasce imperfetto?
La Regione Puglia con una determina dirigenziale ha ritenuto il progetto relativo alla variante a sei motori assoggettato a Valutazione di impatto ambientale. Cosa intende fare la Powerflor?  
Nel sito di Monopoli la produzione di energia elettrica si affianca a quella di biodiesel, è prevista un’espansione analoga per Molfetta? Nel sito di Monopoli la produzione di energia elettrica si affianca a quella di biodiesel, è prevista un’espansione analoga per Molfetta?
Ci sono in programma altri siti industriali in territorio molfettese o limitrofo? Ci sono in programma altri siti industriali in territorio molfettese o limitrofo?

I Presidi vanno in pensione ed arrivano i Dirigenti d’azienda

E’ suonata anche quest’anno la prima campanella. Avevamo invano sperato che il passaggio di consegne al Ministero della Pubblica istruzione potesse farci trovare qualche Dirigente scolastico più consapevole del proprio ruolo e più rispettoso del personale scolastico, invece, ancora una volta, abbiamo fatto i conti con la realtà. cover

Molti dei nostri capi d’istituto, quelli che una volta si chiamavano Presidi, continuano a  mal interpretare la Lg.165/2001; quella legge gli ha conferito la qualifica “dirigenziale”, ma non tutto il potere che  esercitano quotidianamente e qualcuno di loro ci marcia su questo effimero potere. Devo purtroppo registrare, sull’altro fronte, una mancanza di consapevolezza da parte del personale della scuola in materia di diritti e doveri nelle rispettive funzioni.

Molto spesso nascono, in talune scuole, dei veri e propri mostri dirigenziali inespugnabili che creano mobbing, stress, conflitti e abbandoni.  La scuola sembra essere diventata, ormai, un laboratorio privilegiato per psicologi e sociologi (e ci sarebbe posto anche per la psichiatria); tutta la struttura, dicono, sia a rischio di “dispersione”. Si ritirano e abbandonano la frequenza gli alunni, si trasferiscono docenti e non docenti, entrano in depressione docenti che mal sopportano gli interventi inquisitori del capo d’Istituto, ma nessuno, dico nessuno, lancia la sfida del confronto dialettico, professionale e giuridico con questi signori dirigenti.

Nella mia esperienza sindacale ho dovuto spesso scontrarmi proprio con l’ignoranza giuridica, non solo dei dirigenti ma anche del personale scolastico in genere e soprattutto con quelli che si spacciano per delegati delle R.S.U., ma si fanno votare solo per poter usufruire dei permessi sindacali. Ma ancor più disastroso spesso è l’intervento di qualche sindacalista confederale che fiancheggia il Dirigente nei suoi esercizi di abuso di potere.

Ha fatto bene il neo ministro Fioroni a rilanciare il progetto dell’Autonomia scolastica, ma farà ancora meglio a mandare in giro per l’Italia qualche Ispettore a verificare cosa accade quotidianamente nelle nostre scuole;  non solo in quelle di periferie, ma soprattutto in quelle più accreditate a Roma che ricevono centinaia e centinai di migliaia di Euro per progetti  che non hanno mai arricchito culturalmente e professionalmente la scuola.  Moltissimi “Presidi” hanno interpretato l’autonomia scolastica come consolidamento della loro qualifica Dirigenziale e mettono in pratica il dettato normativo esercitando in “autonomia” poteri di direzione, di coordinamento, valorizzazione e gestione delle risorse e del personale, funzioni organizzative e amministrative ecc, ecc, dimenticando di leggere e di tenere a mente un passaggio fondamentale; la legge 165/2001 (art. 25) avverte che i Dirigenti assicurano la gestione unitaria dell’Istituzione scolastica sempre nel “rispetto delle competenze degli organi collegiali”.

Purtroppo questa piccola ma fondamentale avvertenza è quotidianamente ignorata dai capi d’istituto. Cominciano allora a fare appalti senza l’approvazione del consiglio d’istituto, mandano in giro ordini di servizio senza aver concordato con il collegio dei docenti il piano delle attività d’Istituto, concordano con il Direttore Amministrativo l’orario di servizio del personale A.T.A, e le loro attività, senza consultare le Rappresentanze sindacali d’Istituto.

Se a questo aggiungiamo la non osservanza delle pur minime regole di trasparenza amministrativa, negando, non solo a semplici docenti, ma anche a membri dei consigli d’Istituto, un semplice verbale della seduta dell’organo collegiale di cui fanno parte, non ci resta che essere preoccupati .

Tra l’altro molti di loro pur presenti in istituto sono sostituiti dai loro “ stretti collaboratori” scelti tra i docenti di fiducia e quando, sia il primo che il secondo, non hanno molta conoscenza della legislazione scolastica, allora sì che cominciano i guai.

Non voglio portarla per le lunghe ma credo sia giunto il momento di frenare un tantino il delirio di onnipotenza di questi Dirigenti che si traduce molto spesso in cattiva gestione dell’istituzione scolastica.

Non è un caso che molte scuole sono commissariate perché non sono riuscite ad approvare i propri bilanci che, dall’entrata in vigore del Dec. Int. n. 44 del febbraio 2001, si chiamano “Programmi Annuali”.

Altro che indulto, se le Procure d’Italia dovessero entrare nelle scuole di ogni ordine e grado, il nostro Parlamento dovrebbe inventarsi veramente qualcosa di straordinario per evitare che Dirigenti scolastici e D.S.G.A. (ex segretari) vadano ad affollare le nostre galere.

Con questa mia prima provocazione vorrei aprire un serio dibattito sulla nostra scuola chiedendo ai lettori di scrivercipen in redazione o sul sito web del giornale segnalando situazioni di cattiva gestione scolastica.

 

20.9.2006

                                                               matteo d’Ingeo

 

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