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“La lotta alle mafie si fa a Roma”. Così don Ciotti alla Festa di Libera

 



di Marika Demaria
 – NARCOMAFIE 

«La lotta alle mafie si fa a Roma, in Parlamento. Noi chiediamo meno leggi ma una Legge: chiara, che non faccia sconti a nessuno». Suonano come un tuono che squarcia il cielo di Firenze le parole di don Luigi Ciotti, che dal palco Ruffini ha aperto ieri, giovedì, la settimana di eventi e momenti formativi che Libera ha organizzato e che si svolgeranno tra Firenze e Scandicci, sotto l’egida di Festa nazionale. «Anche se è difficile festeggiare – sottolinea con vigore il presidente dell’associazione – se si pensa ai 560 miliardi di euro che costituiscono il giro di volume d’affari delle mafie». Un business ampiamente foraggiato dall’evasione e dalla corruzione, piaghe sempre più granitiche, anche perché «è  dal 1999 che l’Italia non è più in linea con le norme europee, con il trattato di Strasburgo per quanto riguarda questi temi. Ecco perché abbiamo raccolto un milione e mezzo di cartoline firmate e che consegneremo al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che per noi rappresenta un punto chiaro, fermo e pulito nel nostro Paese. Mancano però anche le leggi sul caporalato, sanzionato solo con un’ammenda, oppure quelle sui reati ambientali, norme che anche Legambiente chiede a gran voce da 17 anni».

Accanto a Luigi Ciotti sul palco è salita anche Emanuela Giuliano, figlia del capo della Squadra Mobile di Palermo Boris Giuliano che fu ucciso il 21 luglio 1979,  raggiunto da sette colpi di pistola alla schiena. Mischiata tra la folla anche la madre Ines Maria, vedova del poliziotto, che la figlia Emanuela ricorda «per il suo senso del dovere ma anche per le sue grandi doti umane. A volte mi chiedo…”E se fosse stato meno tenace? Sarebbe ancora qui con noi?” Ma poi mi dico che è meglio morire a 40 anni credendo nei propri ideali che vivere fino agli 80 anni scendendo a compromessi. Però la lotta alle mafie deve essere un privilegio di tutti, non un onere di pochi».

Un impegno continuo e quotidiano che ognuno deve assumersi in maniera responsabile. «Lo dobbiamo – ha ricordato Luigi Ciotti – a Boris Giuliano, a tutte le vittime delle mafie che vanno ricordate con i loro nomi. Basta parlare di agenti della scorta: questi ragazzi erano persone con una propria identità, e come tali devono essere ricordati. E che i politici la smettano di fare retorica e si assumano degli impegni. Seri. Basta parlare di codici etici alla vigilia delle elezioni per poi fare i propri giochi di potere una volta eletti, occupando posti strategici all’interno della politica. Vogliamo che le persone indagate per gravi reati non si candidino, non siano elette». Il fondatore di Libera invoca serietà, chiedendo ai politici di non presenziare, di non fare le commemorazioni se manca l’assunzione di impegni veri, concreti, perché «altrimenti si tratta solo di retorica» e declina la lotta alle mafie in quattro punti: uguaglianza dei diritti; l’importanza del sapere in quanto primo strumento di responsabilità, con alla base l’umiltà di voler imparare e «la cultura che dà la sveglia alle coscienze»; l’ambiente e lo sviluppo sostenibile. C’è spazio però anche per ricordare il Codice Antimafia, un testo che «se sarà approvato così com’è, rappresenterà un passo indietro nella lotta alle mafie, che deve essere svolta con responsabilità, nel ricordo di tutte le vittime delle mafie». Memoria e impegno dunque, i due pilastri sui quali si basa l’associazione contro le mafie.

Da giovedì 21 a mercoledì 27 luglio Firenze e Scandicci faranno da cornice alla Festa Nazionale di Libera. Sul nostro sito potrete trovare il report degli eventi accaduti il giorno precedente. Ulteriori approfondimenti possono essere consultati sul sito www.liberainformazione.org. Il programma dettagliato della manifestazione è reperibile sul sito www.libera.it.

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Giornata della Memoria e Impegno: il Presidio di Libera a Potenza


190320112432 copiadi Roberta Carlucci – www.laltramolfetta.it

La Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di Mafia è un appuntamento annuale che si realizza da ormai sedici anni grazie alla ferma volontà e alle energie profuse instancabilmente ed ininterrottamente da "Libera – Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie", fondata nel 1995 e presieduta da don Luigi Ciotti.
La data fissata per la detta Giornata è il 21 Marzo, che resta sempre per l’associazione un giorno di manifestazioni, riflessioni, confronti, anche se spesso la vera Giornata, che riunisce tutti i presidi italiani di Libera e si tiene ogni anno in un capoluogo di regione o provincia differente, si svolge tassativamente nel sabato immediatamente precedente o successivo al 21, posto che per coincidenza il 21 di quell’anno non sia un sabato. 
Quest’anno è stata scelta come data sabato 19 Marzo e come capoluogo Potenza.
Una città recentemente piagata dai tremendi risvolti della tragedia di Elisa Claps, sulle cui indagini ha personalmente chiesto di fare luce don Marcello Cozzi, coordinatore di Libera – Basilicata. Sono accorsi in ottantamila da tutta Italia, compreso il Presidio molfettese di Libera con le rappresentanze di Arci, Casa della Pace, Teatrermitage, Liberatorio Politico, singoli cittadini e, al loro fianco, un nutrito gruppo di ragazzi delle classi liceali del Classico, accompagnati dalla professoressa Giovanna Musolino, che da tempo hanno dato vita a un sodalizio progettuale con il Presidio. In delegazioni autonome, hanno partecipato alla manifestazione anche altri istituti scolastici di Molfetta, tra cui l’Istituto Professionale “Don Tonino Bello”. 
A Potenza c’erano scuole, associazioni, singoli cittadini, armati solo di bandiere di Libera, della Pace e dell’Italia (vista la vicina ricorrenza dei 150 anni dall’Unità), di cartelloni e striscioni con significative citazioni o frasi contro le mafie, di tanta forza e buona volontà dato che i kilometri da percorrere a piedi erano tanti e spesso in salita. Ma questa gente di ogni luogo, ogni età, ogni estrazione sociale non ha badato alla fatica ma piuttosto allo spirito di unità contro tutte le mafie e le illegalità.
Con questo spirito si è snodato per le strade del capoluogo lucano il corteo della Marcia della Legalità, evento che di consuetudine apre la Giornata della Memoria e dell’Impegno. Il corteo è confluito in una grande piazza nei pressi della sede della Regione Basilicata, dove erano stati allestiti gli stand di Libera nonchè il palco. Da lì sono intervenuti vari relatori e poi una serie di eminenti esponenti della migliore società civile italiana per leggere i nomi delle vittime di mafia, una tragica lista che purtroppo ogni anno si allunga e alla quale a breve potrebbe essere aggiunto il nome del sindaco Giovanni Carnicella, se gli verrà riconosciuto lo status di vittima di mafia e del dovere. 
L’intervento conclusivo è stato affidato come sempre a Don Luigi Ciotti che, con al fianco la madre di Elisa Claps, ha chiesto giustizia per la povera ragazza ma ha anche parlato della campagna ancora in corso di Libera denominata “Corrotti” (info su www.libera.it) e delle innumerevoli problematiche italiane dovute all’illegalità e alle mafie, di cui in primis i nostri governanti dovrebbero seriamente occuparsi. Un discorso di trenta minuti denso e significativo in ogni suo punto. I minuti sono fluiti veloci data la godibilità e la condivisibilità delle parole di Don Ciotti, un comunicatore abile, che sa centrare le problematiche utilizzando le giuste locuzioni e dando un peso concreto ad ogni sillaba che pronuncia. 
La Giornata è continuata con i seminari pomeridiani tenutisi in sedi varie nei pressi della piazza dove era collocato il palco. 
Inoltre il 21 marzo  a Molfetta il Presidio di Libera, in collaborazione con l'associazione Play Reverse, hanno proseguito la testimonianza di Potenza con la lettura delle 44 vittime di mafia pugliesi e di alcuni scritti letterari attinenti alle tematiche di mafia e legalità. La lettura è avvenuta in piazza Paradiso, un luogo emblematico della storia cittadina, se si pensa agli spiacevoli episodi degli anni Novanta legati alle famiglie malavitose di allora. Perchè anche Molfetta ha avuto e ha le sue mafie. 
Quelle del 19 e del 21 Marzo sono state ore importanti per chi c’era, per chi avrebbe voluto esserci, per chi ha seguito la diretta dell’evento, per quelli che non c’erano e ignorano la problematica, perchè chi era lì lotta anche per loro tutti i giorni dell’anno. Un concentrato di vissuti che ha aperto ogni canale dell’emotività ed ha corroborato in ognuno la voglia di resistere, lottare, cambiare in questo nostro meraviglioso Paese, tante volte stuprato dalle mafie e dalle più disparante e spesso silenti illegalità. 

Video:

Libera 1/2 Don Luigi Ciotti: ''lo Stato favorisce le mafie''

Libera 2/2 Don Luigi Ciotti: ''lo Stato favorisce le mafie''

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POTENZA AL FIANCO DELLE VITTIME INNOCENTI, CONTRO LE MAFIE E LA CORRUZIONE

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www.libera.it

Sono stati circa 80 mila i partecipanti alla 16/a Giornata delle memoria in ricordo delle vittime delle mafie, che si è svolta a Potenza. Il corteo è stato aperto da Filomena Iemma e Gildo Claps – la madre e il fratello di Elisa, la studentessa potentina di 16 anni scomparsa il 12 settembre 1993, il cui cadavere e' stato trovato il 17 marzo 2010 nel sottotetto di una chiesa. Al loro fianco c'erano don Luigi Ciotti e il referente della Basilicata di Libera, don Marcello Cozzi. Subito dopo i parenti delle 900 vittime delle mafie, i cui nomi sono stati elencati ieri sera in una veglia di preghiera e ricordati anche oggi al termine del corteo, dal palco.

Proprio don Ciotti ha definito 'un'emozione gli occhi e lo sguardo dei familiari delle vittime, giunti a Potenza da ogni parte d'Italia e d'Europa. E' anche importante – ha aggiunto – che vi sia un giorno all'anno in cui ricordiamo tutte le vittime delle mafie. Cosi' come e' importante – ha concluso – che l'impegno sia di tutti i giorni perché la speranza e la libertà devono essere un impegno quotidiano'.

E' stato il chirurgo Gino Strada, fondatore di Emergency, a cominciare la lettura dei nomi delle 900 vittime delle mafie, al termine del corteo.'E' stato un grandissimo onore – ha detto Strada – perché questa e' una bellissima parte dell'Italia'. Ai cronisti che gli chiedevano un commento sul valore simbolico della Giornata della memoria e sui riflessi della riforma della giustizia sulla lotta alla mafia, Strada ha risposto che 'in realtà ci vorrebbe giustizia perché in questo momento non ce n'è proprio'.
Dopo Strada, parte dei nomi sono stati letti anche dai magistrati Giancarlo Caselli e Antonino Ingroia. 'Non si può parlare di riforma ma bisogna parlare di sequestro della giustizia'- ha detto, riferendosi al progetto di riforma della giustizia deciso dal Governo, don Luigi Ciotti.
'Questo progetto – ha aggiunto – indebolisce l'autonomia della magistratura. Non e' possibile sottomettere l'indipendenza dei pubblici ministeri al potere politico. Dobbiamo dire 'no' alla cancellazione dell'articolo 101 della Costituzione che deve rimanere uno dei capisaldi del nostro ordinamento. Dobbiamo difendere l'indipendenza della magistratura e l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge'. In un altro passaggio del suo discorso, riferendosi alle intercettazioni, don Ciotti ha detto che 'senza le intercettazioni, magistrati come Caselli e Ingroia non sarebbero qui'.'La vera forza della mafia e' fuori dalle mafie e la corruzione e' il vero volto della mafia in Italia' ha proseguito don Luigi Ciotti.
Al termine del suo intervento, don Ciotti ha salutato le migliaia di persone presenti tenendo per mano don Marcello Cozzi, referente lucano di Libera, e Filomena Iemma, madre di Elisa Claps: 'E' una vergogna – ha aggiunto don Ciotti – che l'Italia non abbia inserito nel codice penale i contenuti del Trattato di Strasburgo del 1999 contro la corruzione. In Italia – ha concluso – si perdono 60 miliardi di euro per la corruzione, i soldi ci sono ma bisogna prenderli ai corrotti'.

Video –  19 marzo 2011 – POTENZA  
             

         POTENZA 19 MARZO 2011

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Draghi e Ciotti: "Mafie al nord, pericolo per democrazia"


Mario Draghi

Mario Draghi
www.liberainformazione.org

Il giorno dopo il diluvio, splende il sole su Milano. Il giorno dopo il tremendo schiaffo della DNA, che nella sua relazione parla di “colonizzazione” della Lombardia da parte della ‘ndrangheta, un timido raggio di sole fa capolino tra le nuvole, per farsi sempre più forte con il passare delle ore a rischiarare il futuro prossimo: forse la speranza c’è, forse la battaglia contro il cancro mafioso si può vincere, forse. In realtà, a Milano c’è il bigio cielo di sempre, ma oggi la società civile e responsabile ha battuto un colpo e ha risposto all’appello lanciato da Libera e dalle sette università milanesi: appuntamento questa mattina presso l’aula magna di via Festa del Perdono, ospiti d’eccezione Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e Don Luigi Ciotti, presidente di Libera.

 
Incontro e tema erano stati fissati da lungo tempo, tempo durante il quale i sette atenei milanesi hanno elaborato un programma di seminari interuniversitari che hanno l’ambizione di organizzare una risposta culturale e scientifica alla sfida criminale. Una risposta civile che, partendo proprio dagli atenei, innervi il mondo delle professioni e responsabilizzi la cittadinanza, per creare quegli anticorpi necessari a debellare il fenomeno mafioso. 
 
Oltre mille persone
 
Nemmeno nella più rosea delle previsioni iniziali era immaginabile un esito così importante, in termini di partecipazione e consenso all’iniziativa di oggi. La data dell’incontro, blindata in ragione dei molteplici impegni dei due prestigiosi relatori, era da subito stata un problema, perché coincidente con il carnevale di rito ambrosiano. Mostrando buon viso a cattivo gioco e quindi pronti a rinunciare in partenza agli studenti fuori sede, vista la sospensione delle lezioni, gli organizzatori non avevano però fatto i conti con lo sciopero dei mezzi pubblici, annunciato solo qualche giorno fa. E, quindi, quando a meno di un’ora dall’inizio, erano ancora poche decine i presenti in sala, ci si preparava al peggio. Nel giro di una decina di minuti però, in una Statale pressoché deserta, l’affluenza iniziava lentamente ad aumentare e le sedie andavano riempiendosi, tanto che alle undici in punto l’aula magna era gremita in ogni ordine di posti. Alla fine le presenze saranno stimate tra le mille e le milleduecento. Una variopinta e fresca partecipazione di giovani e di studenti, i rappresentanti delle associazioni (molti referenti di Libera provenienti da fuori regione) e dei sindacati, i docenti delle università milanesi e gli amministratori di enti locali. Tutti intenti a scambiarsi opinioni e saluti. Tutti pronti però a fare silenzio, quando fanno il loro ingresso in sala i due ospiti, accolti da un lungo applauso: sono passate da poco le undici e un quarto e nel rispetto del più classico quarto d’ora di ritardo accademico, inizia il dialogo a distanza tra i due. 
 
Ciotti ricorda Borsellino
 
Don Luigi inizia il suo appassionato intervento ricordando Paolo Borsellino, con le parole pronunciate dal magistrato ucciso da Cosa Nostra, in occasione della celebrazione del maxiprocesso contro le cosche siciliane. In quello che sembrava il momento di massimo successo dell’offensiva dello Stato contro la mafia, proprio quando la vittoria sembrava vicino, il giudice metteva in guardia da pericolosi allentamenti di tensione e dalle “perniciose illusioni” che potevano far credere di aver debellato per sempre il cancro criminale. E il sacerdote decide di partire utilizzando proprio questa citazione, per ricordare subito a tutti come, a fronte degli importanti risultati conseguiti in termini di catture dei latitanti e di sequestro dei beni, non siano pochi i segnali di preoccupazione sul versante della lotta alle mafie. A partire proprio dalla relazione della DNA che, in riferimento alla Lombardia utilizza proprio l’espressione “colonizzazione”, abbandonando per sempre ogni timido riferimento ad infiltrazioni possibili o presenze indesiderate. Ciotti ricorda come da anni, proprio l’osservatorio rappresentato dalle tante associazioni che si muovono sul territorio e che si riconoscono sotto l’egida di Libera avesse già lanciato segnali di profonda preoccupazione per la pervasiva presenza delle mafie nel contesto delle regioni del nord. Oggi ai danni perpetrati dal crimine organizzato devono aggiungersi quelli prodotti dalla corruzione: le cifre riportate dalla Corte dei Conti sui costi dei reati legati alla corruzione, insieme al fatturato delle mafie sono, secondo Don Ciotti, una ferita costante alla reale esigibilità dei diritti nel nostro paese. Ecco la ragione della campagna in corso di svolgimento intitolata “Corrotti” che punta a chiedere al presidente Napolitano l’adeguamento normativo del nostro sistema per contrastare la corruzione.
 
Ciotti ricorda poi l’allarme lanciato dal procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini che, nel denunciare la zona grigia dove allignano le collusioni con il crimine, lancia l’allarme anche per il clima di omertà diffuso e la passività di tanti, cittadini e imprenditori, nel collaborare con le istituzioni preposte al controllo di legalità. Per questo segnali importanti, come il protocollo stipulato a Modena da tutti gli ordini per vigilare sul corretto esercizio della professione e l’eventuale espulsione di quanti si macchiassero di rapporti illeciti con appartenenti alle cosche, vanno incoraggiati e segnalati per il presidente di Libera. Altri importanti risultati, come l’agenzia per i beni confiscati, vanno nella giusta direzione, ma occorre ogni giorno rilanciare l’impegno personale e collettivo. “Vogliamo più giustizia, vogliamo più trasparenza, vogliamo più libertà per tutti – ha concluso il sacerdote – ma noi dobbiamo fare la nostra parte. Vogliamo essere una spina propositiva. Il cambiamento ha bisogno di più da parte di ciascuno di noi. Questa è la speranza”. 
 
Draghi: “Mafie frenano lo sviluppo”
 
Tocca poi a Mario Draghi che si dice grato a Libera per l’invito, rivolto alle oltre mille persone assiepate nell’aula magna dell’ateneo: “Sono orgoglioso di questa risposta civile”. Per il governatore della Banca d’Italia, “contrastare le mafie, la presa che esse conservano al Sud, l'infiltrazione che tentano al Nord, serve a rinsaldare la fibra sociale del paese ma anche a togliere uno dei freni che rallentano il cammino della nostra economia”. Draghi ricorda il difficile momento economico che ha visto molte imprese in difficoltà  e facili prede del crimine mafioso. Nell’argomentare il suo ragionamento, riporta una serie di statistiche e cifre che testimoniano la costante e crescente aggressione delle cosche all’economia del nostro paese, soprattutto nelle regioni del sud. Un’avanzata che oggi si misura in modo preoccupante anche al nord: tra il 2004 e il 2009 le denunce per associazione mafiosa al nord sono concentrate per quattro quinti nelle province di Milano, Bergamo e Brescia. Le cosche avanzano quindi e la loro presa sul territorio aumenta in maniera esponenziale. Non solo pericoli per l’economia ma anche per la democrazia, vengono dal combinato disposto degli affari delle mafie e dai danni provocati dalla corruzione.
 
Ecco perché  un impegno prevalente della Banca d’Italia è nel contrasto del riciclaggio, con la segnalazione delle operazioni sospette: “il sistema finanziario italiano si sta gradualmente conformando alla disciplina: siamo passati da 12.500 segnalazioni nel 2007 a 37.000 lo scorso anno, con una dinamica in accelerazione. Professionisti e altri operatori sono meno solerti: i potenziali segnalanti avvocati, notai, commercialisti, sarebbero diverse centinaia di migliaia, ma nel 2010 sono pervenute solo 223 segnalazioni”. Il governatore chiude il suo intervento richiamando le banche ad una maggiore solerzia nella vigilanza ma anche nella vicinanza ai clienti in difficoltà perché non cadano nelle maglie dell’usura e dell’estorsione mafiosa. 
 
Il sole domani
 
C’è tempo ancora per qualche domanda raccolta nei percorsi formativi promossi da Libera e dalle università. Il governatore non si sottrae e quando l’incontro termina, ad attendere lui e don Ciotti sono le tante telecamere e i taccuini dei tanti giornalisti di tv e quotidiani. La notizia viene rilanciata con grande enfasi da tutte le testate online dei maggiori quotidiani: nel leggere questi articoli resta però l’impressione che si sia persa l’occasione di raccontare il contesto attento e partecipato che ha accolto gli interventi di Ciotti e Draghi. In nessuno di questi si legge delle circa cinquecento persone che hanno lasciato i loro riferimenti per essere coinvolti nelle attività di Libera o delle quattrocento cartoline contro la corruzione sottoscritte in meno di due ore. Nessuna delle agenzie o dei resoconti giornalistici, infatti, ci racconta del raggio di sole che oggi, timido, si è fatto largo nel cielo bigio di Milano. Se le università  di Milano, se le associazioni si impegnano, i giovani ci sono e loro sì che fanno sperare che il cambiamento sia possibile. Il cammino ora continua con i seminari e con i corsi promossi dai sette atenei. Indietro non si torna. Il sole forse, domani, tornerà a splendere su Milano.
 
Interventi audio del Convegno – 11 marzo 2011 – Milano
 
Don Luigi Ciotti – I parte / II parte – conclusioni
Mario Draghi –    I parteII parte – conclusioni

 

 

 

Buona risposta di Molfetta alla campagna "Corrotti" di Libera

libera-corrotti_58331di Roberta Carlucci 

Buoni risultati ieri mattina per la raccolta firme del Presidio molfettese di Libera (Associazioni, Nomi e Numeri contro le Mafie). Giornata di raccolta anche nei paesi limitrofi dove esistono altri giovani e propositivi presidi. 
Molfetta s'è desta. Sì, da quella narcosi che ogni tanto la affligge. In circa tre ore sono state firmate duecento cartolinedell’ultima campagna nazionale Corrotti che intende chiedere al Presidente della Repubblica On. Giorgio Napolitano di sollecitare la messa in atto di leggi già approvate nella finanziaria del 2007 che impongono un inasprimento delle pene per i corrotti nonchè la confisca e la riassegnazione ad utilità sociali dei loro beni, come si fa con i beni sequestrati ai mafiosi. 
I molfettesi che, come ogni domenica mattina hanno affollato corso Umberto, si sono dimostrati piuttosto sensibili alle tematiche portate oggi alla loro attenzione da un cospicuo gruppo di membri del Presidio di Libera. 
Per il Presidio si tratta della seconda uscita del mese, dopo la conferenza stampa di venerdì 14 in cui sono state riepilogate le iniziative sostenute in questo primo anno di attività e sono state riferite quelle che a breve esso intende promuovere: dai P.O.N. nelle scuole, alla conferenza del 29 Gennaio sui percorsi di legalità e cittadinanza attiva in collaborazione con Liceo Classico e Scientifico presso l’Aula Consiliare, alla partecipazione alla XVI Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime di mafia il 19 Marzo a Potenza, alle sollecitazione all’amministrazione affinchè si faccia chiarezza sull’uso dei cinque beni confiscati presenti a Molfetta. 
Nel prossimo appuntamento del 29, terza ed ultima uscita del mese per il Presidio, sarà presentata alla cittadinanza anche un progetto del Liceo Classico che nel 2009 ha partecipato al concorso Regoliamoci indetto a livello nazionale da Libera Scuola. Sarà un’occasione per ribadire anche la presenza e la necessità del Presidio a Molfetta e l’importanza di aderire alle campagne nazionali di Libera, come la stessa Corrotti la cui raccolta firme termina il 30 gennaio prossimo. 

 

Colpo alla Sacra Corona Unita, 28 arresti. "Così agisce e uccide la mafia di Puglia"

192606278-0878c465-50f2-41ca-adee-c2b5fc372f42di SONIA GIOIA –  bari.repubblica.it

"La più importante operazione di polizia messa a segno negli ultimi dieci anni", con queste parole il questore di Brindisi Vincenzo Carella ha commentato la maxi retata che ha portato al fermo di ventotto indagati per associazione a delinquere di stampo mafioso. Nove dei provvedimenti, ad altrettanti capi storici della mafia brindisina che aveva riannodato le fila tenendo sotto scacco il territorio, sono stati notificati in carcere. Tredici sono gli affiliati a piede libero arrestati, mentre altre sei sono ancora latitanti. Sono state le dichiarazioni del pentito Ercole Penna, 36 anni, a permettere il giro di vite delle indagini su vecchi e nuovi fatti di sangue. Il nome di Penna, detto Linu lu biondo, è una delle costole del quadrumvirato costituito da Massimo Pasimeni, Antonio Vitale e Daniele Vicientino a cui si attribuisce la rifondazione della quarta mafia salentina, nata sotto le insegne di Sacra corona libera dalle ceneri della Sacra corona unita, dopo la decapitazione del clan fondato da Pino Rogoli. Il collaboratore di giustizia ha svelato l'esistenza di due gruppi di fuoco l'uno contro l'altro armati per il controllo del territorio, antefatto che potrebbe spiegare da qui a breve i retroscena degli ultimi fatti di sangue a Francavilla Fontana, tre omicidi in tre mesi. Delitti per i quali si è tenuto nella Città degli Imperiali un vertice antimafia cui hanno partecipato il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano, il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia Cataldo Motta, il direttore della Direzione centrale anticrimine, Francesco Gratteri, e il vicecapo della polizia e direttore centrale della polizia criminale, Francesco Cirillo.

Il caso Ganzer al vertice antimafia 
All'incontro era atteso anche il comandante dei Ros, Gianpaolo Ganzer, condannato a 14 anni per traffico internazionale di droga e che, dopo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza, ha disertato l'appuntamento. "E' un ufficiale dei carabinieri di straordinario valore – ha detto in proposito Mantovano – a cui tutti gli italiani dovrebbero essere grati per il lavoro che fino a questo momento ha svolto con risultati che sono sotto gli occhi di tutti". "Io sono certo – ha aggiunto – che quello che è accaduto nel giudizio a cui è stato sottoposto non sarà l'ultima parola che riguarderà la sua figura. Vi è stata, nel giudizio in cui è stato imputato, una lettura in chiave criminale di attività sotto copertura che sono sempre 'border line'. Spiace constatare che siano state lette in questo modo". A Mantovano è stato anche chiesto se Ganzer potrà restare al suo posto. "Questa – ha risposto – non è una scelta che dipende dalla mia opinione. Io posso esprimere soltanto un auspicio sulla base del grande valore dell'ufficiale e dei risultati che ha raggiunto".

Il memoriale del pentito: "La mafia si autorigenera continuamente"

Il collaboratore di giustizia dalla cui rivelazione sono partite le indagini e scaturiti gli arresti, ha cominciato a parlare il 9 novembre scorso, alla vigilia della sentenza che sembrava avere chiuso il capitolo giudiziario inaugurato con la operazione Mediana, che nel 2001 portò all'arresto di 167 persone. Penna è stato condannato con sentenza definitiva a tredici anni di carcere per 416 bis quattro giorni dopo. Dal carcere di Monza dove era già recluso ha chiesto di incontrare il procuratore Motta, dando la stura a racconti che vanno dall'inizio del nuovo millennio fino ai giorni nostri. Il pentito, già sottoposto a programma di protezione, ha scritto di suo pugno, un memoriale di 42 pagine, ricordi affidati ad un taccuino che promettono di riscrivere la storia della mafia pugliese in generale e salentina in particolare. A cominciare da un omicidio, quello di Ezio Pasimeni avvenuto l'8 giugno 1998, di cui Lu biondu oggi si autoaccusa, delitto per il quale era stato assolto in primo e secondo grado. Le memorie di Penna, confermate da altri quattro pentiti, confermano la tesi di Motta, ribadita a caldo del blitz: "La criminalità è eternamente capace di autorigenerarsi, e non esiste operazione di polizia che possa debellare del tutto i fenomeni mafiosi".

La guerra tra clan 
Secondo le rivelazioni dell'ultimo collaboratore di giustizia, il territorio di Brindisi e provincia era controllato da due clan, il primo dei quali non ha mai reciso definitivamente i legami con Rogoli, detenuto in 41 bis, che fanno capo Salvatore Buccarella e Francesco Campana, operativo su Brindisi città e Tuturano. Il gruppo rivale faceva capo invece ai sodali di sempre di Ercole Penna, i mesagnesi Antonio Vitale e Massimo Pasimeni. Ciascuno dei due contava sul sostegno di capi zona attivi nelle città di tutta la provincia, Villa Castelli, Cellino San Marco, Latiano, Torre Santa Susanna, Mesagne e naturalmente Francavilla Fontana. Gli ultimi delitti, costellati da attentanti dinamitardi, estorsioni ai danni degli esercizi commerciali, usura e traffico di stupefacenti, rientrano nelle logiche di spartizione del territorio dei due clan, contesa tuttora aperta. Come aperto resta il memoriale del pentito, che promette nuovi capitoli e nuove, sconcertanti rivelazioni.

Vecchi affari e nuove dinamiche 
"Da un po' di tempo evitiamo i rituali di affiliazione di persone che hanno disponibilità economiche per evitare che questo aspetto formale possa danneggiarli", dice Penna in una delle 42 pagine di memoriale, "io personalmente ritengo infatti antiquato e fuori tempo il rituale di affiliazione così come i movimenti di passaggio di grado". Il riferimento è a Giancarlo Capobianco, sodale ma non affiliato, ritenuto capozona di Francavilla Fontana, titolare di una società proprietaria di una catena di negozi per la vendita al dettaglio di articoli per la casa, in tutta la provincia, probabilmente attività di copertura per il riciclaggio del denaro, di cui Pasimeni e Penna erano soci occulti. Anche a San Michele Salentino, paese in cui a ottobre scorso, in un negozio di casalinghi che sarebbe stato inaugurato da lì a breve, è stato ucciso l'imprenditore 44enne Vincenzo Della Corte. Primo di tre omicidi commessi negli ultimi novanta giorni.

I 28 fermati sospettati di appartenere alla Scu

I destinatari dei provvedimenti di fermo di polizia giudiziaria sono, dunque, complessivamente 28. Di essi, 10 sono detenuti in carcere.
Si tratta di Martino Barletta (37 anni di Ceglie Messapica, ma residente a Villa Castelli),
Salvatore Buccarella (51 anni di Brindisi),
Sandro Campana (35 anni di Mesagne),
Domenico D’Agnano (42 anni di Carovigno, ma residente a San Pietro Vernotico),
Pasquale D’Errico (66 anni di Latiano),
Franco Locorotondo (36 anni di Mesagne),
Andrea Pagliara (26 anni di Mesagne),
Massimo Pasimeni (42 anni di Mesagne),
Raffaele Renna (31 anni di Mesagne, ma residente a San Pietro Vernotico) e
Antonio Vitale (42 anni di Mesagne).

La notifica del fermo è, invece, andata a buon fine nei confronti di 11 soggetti:
Lucio Annis (40 anni di San Pietro Vernotico),
Angelo Buccarella (32 anni di Mesagne, ma residente a Tuturano),
Antonia Caliandro (54 anni di Latiano, ma residente a Tuturano, moglie di Salvatore Buccarella),
Giancarlo Capobianco (47 anni di Francavilla Fontana),
Salvatore Capuano (41 anni di Francavilla Fontana),
Antonello Raffaele Gravina (42 anni di Mesagne),
Francesco Gravina (51 anni di Mesagne),
Benito Leo (51 anni di Brindisi),
Cosimo Leto (57 anni di Brindisi),
Cosimo Nigro (39 anni di Tuturano) e Elia Pati (35 anni di Mesagne, ma residente a Tuturano).

Dei sette che sono sfuggiti al fermo, due (Francesco Campana e Daniele Vicientino) sono latitanti da tempo, mentre cinque – Oronzo De Nitto (35enne di Mesagne), Vito Antonio D’Errico (42enne di Latiano), Antonio Centonze (42enne di Brindisi), Gaetano Leo (45enne di Francavilla) e Alessandro Monteforte (36enne di san Pietro) – erano già spariti al momento del blitz.

Il boss pentito inguaia la Scu

PER IL BENE COMUNE I CORROTTI RESTITUISCANO CIÒ CHE HANNO RUBATO

Corrotti 003La corruzione minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e distorce gravemente l'economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica. Per questo motivo raccoglieremo un milione e mezzo di cartoline da inviare al Presidente Napolitano per chiedergli di intervenire, nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni, affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l'uso sociale dei beni sottratti ai corrotti.

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"L'Aquila, dai bagni chimici ai mega-appalti così la mafia trasformò le macerie in business"

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Il dossier di don Ciotti è una inchiesta a tutto campo sugli interessi dei clan e delle "cricche". "Il rischio delle infiltrazioni arriva nelle prime ore insieme con la Protezione Civile"

di ATTILIO BOLZONI – www.repubblica.it

Tutti i traffici sulle macerie. Tutte le trame, gli affari, i legami fra le amministrazioni e le mafie, lo sbarco delle "cricche", la dittatura della Protezione Civile. Tutto il malaffare dopo il terremoto dell'Aquila in un dossier di Libera, nomi e cifre di un'indagine – la prima a largo raggio – che avverte come una regione d'Italia rischia di finire nelle mani della criminalità organizzata.È un viaggio nella fossa d'Abruzzo e nella ricostruzione che non c'è, un'inchiesta completa sul business fatto sui morti e fra i palazzi di sabbia, un rapporto da brivido su appalti piccoli e grandi pilotati in nome di un'emergenza che non finisce mai. Il dossier ha per titolo "L'Isola Felice" e descrive cosa è accaduto all'Aquila già nella notte fra il 5 e il 6 aprile 2009, quando a poche ore dalla tragedia con i soccorsi sono arrivati anche i primi sciacalli.
Una cinquantina di pagine firmate da Angelo Venti su bagni chimici e aziende al di sotto di ogni sospetto, sul mistero delle macerie scomparse, sul giallo degli isolatori sismici non omologati, sui costi delle case promesse da Berlusconi. "È un lavoro che abbiamo voluto tutti noi di Libera perché, oggi più che mai, abbiamo il dovere di rompere il silenzio", dice don Luigi Ciotti.

Il rapporto – Repubblica ne anticipa oggi alcuni stralci – sarà distribuito in 40mila copie la prossima settimana all'Aquila.

"La scossa delle 3.32 ha spazzato via quel velo di ipocrisia che copriva chi si ostinava a parlare ancora di questa come un'isola felice", scrive Venti partendo subito dal primo affare: l'oro dei bagni chimici.
Quell'odore di mafie lo sentono subito in Abruzzo.
Così apre il dossier: "Il rischio delle infiltrazioni non deve attendere l'inizio della ricostruzione, anzi arriva nelle prime ore insieme con la Protezione Civile e con un appalto sul modello di gestione dei Grandi Eventi". Il costo sostenuto per i bagni chimici è una parte consistente delle spese della prima emergenza: quasi un quarto dei fondi per il mantenimento delle tendopoli. Le segnalazioni raccolte dal presidio di Libera parlano di liquami smaltiti illegalmente nei fiumi, di bolle di trasporto falsificate, di ditte che subiscono sabotaggi, di contatti fra i manager di quelle aziende e funzionari della Protezione civile per gonfiare le fatture.
Molte di quelle società, da anni, collaboravano con la Protezione civile per la gestione dell'emergenza rifiuti in Campania.
Alla fine, nelle tendopoli, si conteranno circa 3.600 bagni chimici, ciascuno al prezzo di 79 euro al giorno e per una spesa di oltre 8 milioni al mese. Da conti fatti dagli esperti i bagni trasportati nel "cratere" sarebbero stati 1.600 in più del necessario: oltre 3 milioni e 800 mila euro al mese sottratti alla ricostruzione vera.

Poi c'è l'affare oscuro delle macerie. Scoperto il 13 aprile 2009, giorno di Pasquetta, quando i ragazzi di Libera fotografano ruspe e camion che trasportano a Piazza d'Armi, zona militare interamente recintata le macerie e ogni sorta di arredi ed effetti personali che vengono macinati dentro due macchine tritasassi. Gli autisti dichiarano che provenivano dalla Casa dello studente e altri palazzi crollati in via XX settembre, un paio di giorni prima la procura – per quei palazzi – aveva annunciato l'apertura di un'inchiesta per "crolli sospetti". Si blocca tutto.
"Ma lo smaltimento è anche un affare da decine di milioni di euro che scatena gli appetiti di speculatori e criminalità", scrivono quelli di Libera. E spiegano: "Anche la vicenda della ditta che detiene la proprietà della ex Teges (è l'unica cava dove hanno rovesciato le macerie, ndr), la T&P srl, fa sorgere altre domande. Nel giugno 2009 la T&P vede l'ingresso di un nuovo socio con legami con diverse altre società, tra cui l'aquilana Abruzzo inerti srl, partecipata a sua volta dalla romana Sicabeton spa, grossa azienda con interessi in Italia e all'estero". Personaggi e società del gruppo Sicabeton sono stati indagati dai carabinieri di Palermo e figurano in un rapporto consegnato nel 1991 al giudice Falcone. La Sicabeton spa, poi, risulterebbe inserita nell'elenco delle imprese a rischio censite dalla Procura nazionale antimafia.

È tutto un intrigo di soldi e cemento. E a gestire il cantiere più grande d'Europa è il Dipartimento di Protezione civile. Altro capitolo, il Progetto C. a. s. e.: "È la prima volta nella storia delle catastrofi italiane che la Protezione civile si occupa di ricostruzione sostituendosi agli enti locali. Quello degli alti costi del Progetto C. a. s. e. è un capitolo aperto, non si hanno dati completi delle spese effettive e non vi è accordo sui costi reali da conteggiare". A giugno 2010, la Procura nazionale antimafia e la procura dell'Aquila però hanno iniziato le indagini "per accertare se i 2.700 euro a metro quadrato pagati sono rispondenti alla qualità delle realizzazioni".

Nel dossier si ricostruisce anche il primo caso sospetto di infiltrazione mafiosa. È il giugno del 2009 e si scopre che fra le ditte del movimento terra a Bazzano, c'è l'Impresa Di Marco srl di Carsoli: l'amministratore unico è Dante Di Marco, lo stesso della Marsica plastica srl coinvolta due anni prima in un'inchiesta dove era finito Massimo Ciancimino con i suoi soldi. Un'inchiesta che gli investigatori definirono "il primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo".

Oggi sono oltre 300 le imprese siciliane, calabresi e napoletane "attenzionate" dall'antimafia. Molte hanno sede sociale al nord, naturalmente sono intestate a figli o a nipoti, mafiosi e camorristi.
 

Don Ciotti: "Quello che per me significa legalità"

Dalla quarta puntata di  "Vieni via con me" di Fazio e Saviano trasmessa ieri

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