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Amministratori sotto tiro

Presentato a Roma il rapporto sulle minacce subite da sindaci e assessori in tutta Italia


www.liberainformazione.org

Bombe, colpi di pistola, fucilate. E ancora sassi sui vetri, lettere di minacce, bossoli. «Oggi anche i blog» dice a conclusione dei lavori Pierpaolo Romani, coordinatore nazionale di Avviso Pubblico. Sono queste le forme attraverso le quali sindaci, assessori, rappresentanti delle istituzioni in generale, sono fatti vittima di azioni di intimidazione e attentati da parte di terzi soggetti, spesso da parte della criminalità organizzata, affinché svolgano il loro lavoro nell'interesse di questi ultimi o a questi non precludano determinate attività. Un “incentivo” insomma perché gli uomini pubblici perseguano il fine del malgoverno, sacrificando la collettività o l'istituzione che rappresentano. Palazzo Valentini, Roma, sede della Provincia. 

 

Siamo alla presentazione del primo rapporto dedicato alla memoria di Angelo Vassallo “Amministratori sotto tiro”, con il quale Avviso Pubblico, l'associazione che si occupa di promuovere la cultura della legalità democratica nelle amministrazioni pubbliche, vuole tracciare il punto sulla situazione degli amministratori che nell'ultimo biennio hanno subito una qualsiasi forma di intimidazione o attentato, se non, nei casi più gravi, la morte. Non poteva ovviamente mancare il Presidente della Provincia Nicola Zingaretti, il quale ci tiene a sottolineare come l'adesione dell'ente da lui governato non sia dettato da motivi di “opportunità-necessità del momento”, quali le ormai accertate presenze mafiose nel Lazio, quanto da una presa di coscienza. Dice infatti Zingaretti: «Non possiamo sempre delegare agli altri, magari anche in buona fede perché non ci riteniamo adeguati, la lotta alla criminalità organizzata. Questo problema non è solo un tema che ricade sotto competenza delle forze dell'ordine e della magistratura, anche perché la loro funzione è tipicamente repressiva. Questo è un problema che investe anche noi, anche coloro che, come amministratori, non hanno mai dovuto tastare personalmente o nel proprio territorio questo tipo di piaga. Oltre al compito di reprimere infatti ce n'è un altro, che è quello di prevenire. A questo noi siamo chiamati, cercando di educare i cittadini che rappresentiamo alla cultura della legalità». 

 

Delle stesse idee il sindaco di Niscemi Giovanni Di Martino, che inizia il suo intervento evidenziando come spesso siano le condizioni socio-economiche di una realtà, anche se relativamente piccola come la sua, a costituire il terreno fertile attraverso le quali l'ambiente criminale attecchisce. Molte volte, continua il primo cittadino del comune nisseno, ci si mettono anche le istituzioni, che attraverso l'emanazione di nuove norme o la disapplicazione di altre facilitano il lavoro alla criminalità organizzata. Ma un sindaco, un assessore, un semplice vigile urbano, da soli, “non valgono nulla”. «Per questo è nato Avviso Pubblico» rimarca Andrea Campinoti, presidente della stessa associazione, «proprio per non lasciare soli tutti gli amministratori, di qualunque parte d'Italia essi siano, che per un motivo o per un altro si trovano a dover fronteggiare pericoli che paradossalmente purtroppo, e sempre con maggiore frequenza, comportano il servizio che prestano alle loro popolazioni». Un compito che spetta dunque a tutte le parti della società, purché sane, e a tutti i livelli. Ben poco perciò si può fare o si può pretendere che venga fatto da istituzioni poco sensibili o peggio ancora infiltrate. 

 

Francesco Forgione, ex Presidente della Commissione Antimafia ripropone quanto ha suggerito il magistrato milanese Ilda Boccassini, quando in una recente dichiarazione pubblica si auspicava che la lotta contro la mafia non venisse fatto solo dalle autorità di polizia, ma anche dalle istituzioni civili, prime fra tutte i partiti, di qualunque area siano. «È necessario che il filtro a certi personaggi sia posto prima che questi possano ricoprire una qualsiasi carica pubblica e non dopo, quando il danno ormai c'è, assieme al rischio che taluni fatti vengano politicizzati e trasformati in argomentazioni che della nobile arte possiedono ben poco» pronuncia con veemenza Forgione. Lotta alla mafia a tutto campo dunque, ivi compreso il fattore della comunicazione che, come indicano alcuni dei sindaci partecipi alla mattinata, a proposito delle ultime vicende sull'asse Milano-Reggio Calabria, non deve fermarsi alla prima pagina da scoop che viene riservata a caldo, per poi, nei giorni quasi immediatamente successivi, raffreddare l'attenzione su quei fatti. Anzi, ha il dovere di battere il ferro quando è caldo e continuare a batterlo per mantenerlo tale, perché questa è cosa buona. Perché, come ha suggerito nel suo intervento Agnese Moro, citando il figlio di un'altra vittima illustre, Umberto Ambrosoli, «Fare cose buone non è eroico: è eroico farle da soli».

DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

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Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

Latina, raid mafioso in piena notte distrutto il Campo della Legalità

di VALERIA FORGNONE e GIOVANNI GAGLIARDI
roma.repubblica.it

Un raid in piena notte. I sanitari dei bagni e le vetrate spaccate, fili elettrici tranciati di netto, la sala proiezioni devastata. E' stato distrutto il campo della Legalità a Latina, il terreno di quattro ettari, in zona Borgo Sabotino, confiscato per abusivismo edilizio ad un pescatore nullatetenente e ad aprile 2011 affidato a Libera, il coordinamento delle associazioni antimafia, dal commissario prefettizio di Latina, Guido Nardone. E il responsabile del campo parla di una azione in puro stile mafioso,

Era stato inaugurato lo scorso 18 luglio con Don Luigi Ciotti e intitolato a Serafino Famà, vittima innocente di mafia, alla presenza della figlia Flavia. "E' un segnale forte e preciso di bisogno di legalità in questa terra", aveva sottolineato in quell'occasione Antono Turri, che prima di diventare il responsabile di Libera per il Lazio faceva il poliziotto. Da allora i volontari dell'associazione hanno lavorato senza sosta per mettere in sicurezza tutta l'area, composta da una grande tensostruttura centrale e piccole abitazioni in legno e casette con bagni e spogliatoi. Ma tutto è stato danneggiato dal blitz di stanotte. 

L'allarme è stato dato dalla protezione civile del Gruppo soccorso pontino (www.gsplatina.org), che qui ha la sua base operativa. Di corsa, arrivato al campo, Turri ha visto i segni della violenza. Un raid, secondo gli


investigatori, "messo a segno da almeno 10 persone". Antonio è sotto shock. Tra lunghe pause e lacrime di rabbia racconta la devastazione che "ha ucciso un anno di lavoro ma non fa niente. Noi andiamo avanti". 

Oggi l'associazione aveva organizzato una giornata "speciale", divisa in tre momenti: prima la visita al vicino Borgo Mondello dove fu massacrato ed incaprettato nel 1995 don Cesare Boschin e dove le ecomafie hanno fatto per anni affari con il ciclo dei rifiuti tossici: poi un sopralluogo al campo rom Al Karama e, infine, il pranzo al villaggio con i ragazzi di Libera Roma e la proiezione del documentario "La quinta mafia", realizzato con i soldi dell'associazione, che affronta i temi dell'infiltrazioni mafiose nel territorio alle porte di Roma e spiega i motivi per cui la Banda della Magliana non è morta e parla delle attività di camorra e 'ndrangheta nella zona. "Un evento che avevamo pubblicizzato per sensibilizzare i cittadini di Borgo e che è diventato il bersaglio della violenza – continua Turri lasciando sfogare tutto il suo dolore – E' stata un'azione pianificata con una forza militare. Troppa violenza che mi lascia perplesso e amareggiato". 

GUARDA LE FOTO

Proprio ieri Antonio, intervendo a una radio privata locale, aveva denunciato lo stato di abbandono di una struttura sportiva abusiva a Latina, in via Helsinki, che non viene affidata a Libera. "Ce l'hanno sconsigliato spiegando che l'avrebbero bruciata, ma io ho risposto che l'avrebbero distrutta al Comune", aggiunge Turri. Invece le mazze, nella notte, hanno scelto e colpito il nuovo Villaggio della Legalità. "Il messaggio che ci hanno voluto lanciare è 'Non si fa' e ci hanno mostrato cos'è la mafia a Latina. Non hanno appiccato l'incendio perché il segnale sarebbe stato troppo evidente e poi questa notte pioveva", incalza il responsabile di Libera Lazio. 

"Tutto questo è stato realizzato da due nullatenenti: uno fa il pescatore e ha detto di aver creato la struttura che vale centinaia di migliaia di euro con i risparmi di una vita e l'altro vive in baracca lì in fondo", dice Turri. Quest'area, crocevia tra il lungomare di Latina e i laghi che rientrano nella riserva naturale del Parco Nazionale del Circeo e il territorio di Sabaudia, è stata aggredita dalle mafie, come ha messo in luce con il suo reportage su Sabaudia, Attilio Bolzoni

Il 'Village' affidato a Libera ha una enorme tensostruttura centrale, con bar, bagni e sala proiezione. Intorno ci sono campi da calcetto, con i bordi in cemento armato pericolosissimi per i giocatori, E poi bagni, spogliatoi e decine di punti per collegare le roulotte alla corrente. Ed enormi erano anche i progetti dei proprietari visto che la grande tensostruttura era pronta per essere ulteriormente allargata. Per non parlare del grande canale (ovviamente abusivo) a forma di spada scavato al centro del terreno e delimitato con grandi pietre per deviare il principale canale di bonifica dell'Agro pontino – chiamato all'epoca "Canale Mussolini" e oggi "Canale delle Acque Alte" – e far affluire uno scenografico fiume d'acqua al centro del terreno. "Qui sono venuti esponenti politici della maggioranza per organizzare cene elettorali – chiosa Turri – tutto 'regolarmente' in nero". 

Ma tutto questo era il passato. Il campo è stato visitato da migliaia di ragazzi, che hanno partecipato ad incontri sulle mafie e si sono rimboccati le maniche per trasformarlo nel centro nazionale di formazione, come era nel progetto di Libera. Un lavoro di recupero lungo, faticoso e costoso. Ma questa notte il passato è tornato a Borgo Sabotino con la violenza di una nuova intimidazionemafiosa. "Hanno voluto colpire scout e un ex sbirro. Ma noi non ci fermiamo – dice tra i singhiozzi Antonio Turri – Ricominciamo un'altra volta e andiamo avanti ancora"
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Mafia e politica

www.narcomafie.it

Il binomio vincente degli interessi occulti, i rapporti tra crimine organizzato e politica corrotta sono la chiave di volta con cui interpretare fatti oscuri della nostra storia patria. Più semplicemente, sono l’anello debole della nostra democrazia, uno scellerato patto in nome dell’interesse e del potere.

ARTICOLI

Giuseppe Valarioti. Un delitto impunito di Rocco Lentini

La politica del cambiamento di Carolina Girasole di Angela De Lorenzo



Altro che mafia pulita di Davide Milosa

Mafia e politica: segnali d’intesa di Mario Portanova

Così nasce la “quinta mafia” di Antonio Turri

Mafia e politica: occorre più rigore da parte di tutti di Fabio Granata

Lo scioglimento dei comuni per infiltrazioni mafiose di Vittorio Mete

E i boss si scoprirono ambientalisti di Rino Giacalone

Chi non vede la mafia alzi la mano di Elena Ciccarello

Milano, dove si nasconde la mafia di Gianni Barbacetto

nov 2007 – Cuffaro: perché i pm hanno chiesto otto anni di Elena Ciccarello

set 2005 – Il grande intermediario di Marco Nebiolo

ott 2003 – Ottima regia, nessuna prova di Michele Marangi

DOCUMENTI

Requisitoria settembre 2007: processo Aiello – Cuffaro (talpe alla Dda)

dicembre 2004 – sentenza di primo grado del processo per concorso esterno in associazione mafiosa a carico di Marcello Dell’Utri

Sentenza gennaio 2008: processo Aiello – Cuffaro  (talpe alla Dda)

Requisitoria del processo d’appello Dell’Utri di luglio 2010

VIDEO

Convegno nazionale “La legalità come fattore di sviluppo della democrazia e della competitività”, promosso a Milano da Avviso Pubblico, in collaborazione con il Gruppo 24 Ore, il Centro Studi Saveria Antiochia-Omicron, con il patrocinio di Libera e il sostegno del Gruppo Intesa Sanpaolo

Affitti in nero, studenti nei guai per duecento denunce e multe

Blitz Sentenze tributarie pilotatedi FRANCESCA RUSSI – bari.repubblica.it
Hanno dichiarato di non aver mai alloggiato a Bari. Per coprire i proprietari che avevano affittato loro stanze e appartamenti in nero. Ma adesso saranno denunciati per false dichiarazioni. Sono quasi cento gli studenti fuori sede che saranno segnalati all'autorità giudiziaria per aver fornito alla guardia di finanza attestazioni false. A marzo, infatti, a 15mila studenti universitari baresi è stato distribuito dai militari delle fiamme gialle un questionario sulle condizioni abitative. Poche domande per scovare i proprietari che affittano immobili senza stipulare un contratto. I finanzieri chiedevano agli studenti di specificare da quanto tempo vivessero a Bari, chi fosse il proprietario dell'abitazione, quanto pagassero e a chi fossero intestate le utenze di acqua, luce e gas. Una maniera per smascherare gli evasori fiscali del mattone. 

Nella lettera inviata ai 15mila iscritti all'Università e al Politecnico, individuati prelevando i dati di quanti avevano fatto domanda all'Adisu per ottenere il contributo per la locazione, i finanzieri erano stati però chiari: "Chi dichiara il falso, sarà perseguito a norma di legge". Eppure in tanti hanno preferito, su suggerimento degli stessi proprietari, mentire. Le conseguenze sono pesanti perché la denuncia per false dichiarazioni prevede un procedimento penale. 

Ma non sono le uniche sanzioni per i fuorisede. La guardia di finanza aveva dato trenta giorni per rispondere al questionario. Il tempo è adesso scaduto. E anche in questo caso oltre il 10 per cento dei ragazzi ha lasciato i fogli sulla propria scrivania ignorando la richiesta della finanza. Lo ammette lo stesso segretario provinciale del Sunia, il sindacato degli inquilini, Nicola Zambetti. "Quando sono arrivati i questionari, noi abbiamo consigliato a tutti i fuorisede di rispondere e in caso di affitti in nero di chiedere al proprietario di procedere alla regolarizzazione per evitare di incappare in sanzioni. C'erano a disposizione trenta giorni. Sappiamo che in molti, su esortazione dei padroni di casa, non lo hanno fatto pensando che non sarebbe successo nulla. Invece adesso dovranno pagare multe salate". 

Le sanzioni per chi non ha risposto al questionario sono di 2mila e 650 euro. A Lecce, in un'indagine omologa, già due studenti sono stati multati. Presto partiranno i primi bollettini anche a Bari. "Il mercato nero degli alloggi rappresenta la piaga più grande delle città universitarie  –  continua Zambetti  –  A Bari sono circa 5mila le abitazioni, spesso in pessime condizioni, affittate agli studenti fuorisede. Spesso case con più stanze e per questo è difficile che i proprietari registrino il contratto. Il merito di questa operazione della guardia di finanza è di aver costretto in tanti a mettersi in regola".

L'indagine della guardia di finanza, ancora agli inizi, promette grandi numeri. Il periodo di tempo preso in considerazione dagli investigatori riguarda il quinquennio dal 2005 al 2010. Oltre a chi ha dichiarato il falso o a chi non ha risposto, ci sono i centinaia di irregolari smascherati. Proprietari di immobili che non hanno mai dichiarato il reddito percepito dagli affitti.

POTENZA – 19 MARZO 2011

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“Libertà è partecipazione” diceva saggiamente Gaber qualche anno fa. 

Con l'entusiasmo di sempre il circolo Arci “Il Cavallo di Troia” di Molfetta coglie a piene mani questo insegnamento e propone la partecipazione ad una grande giornata di democrazia e consapevolezza, in collaborazione con il presidio di Libera di Molfetta. Il secondo appuntamento di “Vieni via con l'Arci”, la fortunata iniziativa itinerante organizzata dal circolo molfettese, dà la possibilità di prendere parte alla XVI Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie che si celebrerà il 19 marzo a Potenzaorganizzata da Libera, l'associazione che da anni è in prima linea nella lotta alle mafie e che, con la sua sezione molfettese, ha stretto un fortissimo legame con il Cavallo di Troia. 
 

La giornata a Potenza si articolerà in due fasi: mattinata dedicata alla marcia e momenti di riflessione accompagnati dalla lettura evocativa dei nomi di tutte le vittime innocenti delle mafie, a seguire, nel pomeriggio, seminari e incontri sul tema. 

La partenza del pullman organizzato dal circolo molfettese è prevista per le ore 7 da piazza margherita di Savoia (chiesa dei Cappuccini) a Molfetta, il ritorno in serata alle ore 18. 

Per partecipare è sufficiente contattare il circolo all'indirizzo mail vieniviacon@arcicavalloditroia.it (o il numero 3489343437) e comunicare il proprio nome, cognome, numero di telefono e indirizzo mail. 
L'acconto richiesto è di soli 5 euro e al momento della chiusura delle prenotazioni (il giorno 17 marzo) verrà comunicato l'importo esatto da versare per il viaggio, senza nessun altro costo aggiuntivo. Per ogni ulteriore informazione sulla manifestazione e sulle attività per la lotta alla mafia consultate il sito www.libera.it.

Stasera alle 18.30: "DAL BENE CONFISCATO AL BENE COMUNE"

locandina 4 marzo Il Presidio di Libera – Molfetta, dopo gli incontri pubblici di gennaio, torna a dialogare con la cittadinanza venerdì 4 marzo alle ore 18,30 nella Sala Finocchiaro della Fabbrica di San Domenico

La manifestazione denominata "Dal bene confiscato al bene comune” intende attrarre l’attenzione dei molfettesi su un preciso interrogativo “Dal 2002 a Molfetta ci sono dei beni confiscati. Quale sarà il loro utilizzo?”. 

Infatti, come non tutti sapranno, nella nostra città sono presenti cinque beni confiscati, ovvero un locale ad uso generico in Vico S. Alfonso 8, un terreno agricolo in Contrada Piscina Messere Mauro, e tre appartamenti, rispettivamente, in via Arco Catecombe n.12 – 14, vico I° S. Stefano 2 e via S. Nicola 48. Riassegnati al Comune dal 2002, sono stati, parzialmente, riutilizzati. 

Il Presidio di Libera – Molfetta, dunque, con questa conferenza, intende sensibilizzare la cittadinanza sulla presenza di questi beni confiscati, ed inoltre portare all’attenzione dell’attuale Amministrazione la necessità di far chiarezza sulla loro assegnazione secondo la prescrizione della legge 109/96. 

A rafforzare la legittimità di questa richiesta durante la serata ci saranno i racconti degli intervenuti. Si partirà dall’esperienza a livello nazionale nell’ufficio presidenza di Libera di Davide Pati, che parlerà dei risultati raggiunti con la suddetta legge e delle problematiche legate all’assegnazione e al riutilizzo dei beni confiscati. Si passerà poi all'esperienza anche locale, oltre che nazionale, di Cosmo Damiano Stufano, vice presidente nazionale di Avviso Pubblico e responsabile per l’associazione dell’area Beni Confiscati. Stufano con Avviso Pubblico si è occupato sia dei beni confiscati, e già riutilizzati, nella città di Giovinazzo che dell'azione degli altri comuni e delle istituzioni nella lotta alle mafie. 

Per concludere, ci sarà l’intervento di Matteo d'Ingeo, rappresentante del coordinamento di Libera – Molfetta, attivo sin dai tempi dell'Osservatorio 7 Luglio nella lotta per il riconoscimento del sindaco Gianni Carnicella come vittima di mafia ed inoltre da sempre propositivo ed operativo sul fronte del contrasto alla criminalità organizzata attraverso forme molteplici di associazionismo, cittadinanza attiva e movimenti politici. 

Per informazioni utili sull’evento del 4 marzo, è possibile contattare direttamente il Presidio scrivendo all’indirizzo di posta elettronica presidiolibera.molfetta@gmail.com.

L'anno che verrà. Le sfide e le incognite del 2011


italietta_copy_1di Roberto Morrione – www.liberainformazione.org

Cosa porta con sé l’anno che verrà? Nessuno può dirlo, in un’Italia incerta e divisa, dove la crisi politica si fonde con la crisi economica e sociale, dove la progressiva caduta di un sistema di potere con la sua incapacità e non volontà di fronteggiare enormi problemi irrisolti non trova una alternativa di governo unitaria e praticabile, dove l’opinione pubblica è condizionata da un’informazione incapace di liberarsi da condizionamenti e vuoti di memoria. E dove si profilano minacce dal sapore eversivo, che hanno ancora di mira una giustizia eguale per tutti e richiamano in modo inquietante le fiamme finali quasi profetiche del Caimano di Nanni Moretti.
Se un’Italia delusa, emarginata, impoverita, affida ogni giorno individuali drammi esistenziali e il suo futuro collettivo alla saggezza del Capo dello Stato, che appare un’isola di certezza in un mare scuro e periglioso, siamo davvero all’ultima stazione di un percorso che, almeno per ora, non trova sbocchi.

In una situazione di così pesanti inquietudini, per coloro che hanno scelto la strada dell’impegno civile contro ogni forma di sopraffazione criminale, l’anno che verrà vuol dire alcune parole semplici, ma non usurate, quali libertà, eguaglianza, etica, solidarietà, responsabilità, partecipazione, giustizia, memoria, speranza. Sono  valori  gelosamente affermati dalla nostra Costituzione, le parole-chiave di ogni vera democrazia. Ciascuna ha dentro di sé un patrimonio di storia, cultura, testimonianze, sacrifici, lotte sociali, spesso percorso dal sangue per difenderle dall’arroganza che anima un potere autoreferenziale,  nemico di ciò che ostacola il profitto e un sistema di privilegi senza morale, ostile a ogni regola di legalità, cioè a una legge eguale per tutti.

In un Paese dove il 10 per cento della popolazione concentra il 50 per cento della ricchezza  nazionale, l’anno che verrà ci chiama a non dimenticare gli ultimi, gli esclusi. Che abbiano il volto sofferente degli immigrati respinti da leggi vergognose condannate dalle istituzioni internazionali, come il grido disperato degli operai senza lavoro di fronte a una globalizzazione che nasconde corruzione e profitto sulla loro pelle e sul destino delle imprese italiane o la protesta dei giovani espulsi dal mondo formativo, dei ricercatori e degli insegnanti precari costretti a portare altrove e all’estero il proprio sapere o di chi ha naturali predisposizioni sessuali non omogenee ai conformismi politici e religiosi imperanti, oggi oggetto di discriminazione e odiosi atti razzisti.

Come delle donne e degli uomini vittime ogni giorno della malasanità o costretti a vivere nell’incubo delle frane e delle inondazioni frutto di speculazione e della distruzione del patrimonio paesaggistico e agricolo o dei tanti operatori della cultura e del patrimonio artistico, insostituibile risorsa della nazione, annientati dalla visione barbara e nichilista di chi afferma (mentendo) che “tanto con la cultura non ci si sfama”!

Nell’anno che verrà si dirà una parola finale alla tragedia della rottura sindacale, del diktat ricattatorio del grande manager internazionale della Fiat che ha cancellato di colpo le faticose conquiste del lavoro rappresentate dal contratto nazionale dei metalmeccanici, mettendo all’angolo la Confindustria ed escludendo dalle trattative il più grande sindacato dei lavoratori. Le sorti di Termini Imerese e Mirafiori diventano solo merce di scambio, nella passività di un governo assente o più facilmente complice.

Ed è ancora per mantenere fede a quelle parole che la società civile responsabile è chiamata nell’anno che verrà a intensificare la propria azione in difesa degli ultimi, a partire dal percorso di Libera e, per quanto riguarda la grande battaglia della libertà di stampa, di noi di Libera Informazione. Tanti e significativi i problemi che troveremo di fronte. La campagna contro la corruzione che Libera sta realizzando insieme con Avviso Pubblico, per attuare le direttive europee e le norme, previste dalla Finanziaria del 2007, per la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti, la Carovana che dal Sud al Nord ormai invaso dall’economia criminale riciclata chiamerà istituzioni e opinione pubblica a battersi contro l’avanzata delle mafie, fino al buon funzionamento della nuova Agenzia per l’uso sociale dei beni confiscati su cui si è impegnato il ministro dell’Interno.

Toccando a marzo Potenza nel primo giorno di primavera, per ricordare le vittime innocenti delle mafie, stringersi attorno ai loro familiari, denunciare inadempienze, complicità del potere, indifferenze ed estraneità di tanti italiani ancora ignari di questo problema, soprattutto per l’uso di regime dei principali veicoli televisivi dell’informazione. E verranno i campi estivi nelle cooperative di Libera Terra, dove migliaia di ragazzi del Centro e del Nord Italia vivranno direttamente esperienze vere, di conoscenza, di memoria trasfusa nell’impegno sociale e culturale, anche ricordando quell’Italia unita, risorgimentale, ma resa attuale dalla Carta Costituzionale pilastro della Repubblica, che tanti vorrebbero oggi ignorare o addirittura spezzare.

Nell’anno che verrà, infine, Libera Informazione intensificherà la sua azione nei territori, nel Sud ed anche in tante regioni del Centro-Nord, sul web, con materiali stampati e multimediali, aprendosi ancora di più ai contributi dei siti liberi, dei blog, di web-radio locali, dei tanti giovani che superano l’inesistenza di risorse, l’ostilità e le minacce dei poteri mafiosi e della “zona grigia” che li appoggia, la solitudine di chi va controcorrente. Oltre alle convenzioni che cercheremo di moltiplicare con amministrazioni consapevoli dei pericoli  rappresentati dall’offensiva economica mafiosa, lavoreremo insieme con le rappresentanze dei giornalisti  per cambiare profondamente l’iniqua legge sulla diffamazione che, attraverso strumentali richieste di risarcimento civile, è usata oggi come una pistola alla tempia di chi si cimenta in inchieste e cronache sul malaffare e la corruzione. Saranno ancora una volta i territori il terreno più diretto dell’azione, costituendo comitati di appoggio e assistenza anche legale che non lascino sole le vittime documentate di querele e liti temerarie. 

L’anno che verrà dovrà essere dunque un anno di risveglio e di riscossa per l’informazione, che va finalmente riscattata dai tanti condizionamenti, vuoti e debiti etici che pesano sullo stato e sul futuro della nostra Italia alla ricerca dell’identità.

 

La Carovana Europea della Legalità si è fermata a Bari. Tutte le interviste in podcast

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di RadioCage

In occasione del primo appuntamento pubblico della Carovana Europea della Legalità, Radio Cage si è recata a Bari per seguire i lavori del seminario “Educare alla Legalità democratica” (30/11-2/12 2010).

Numerose sono state le interviste realizzate con i protagonisti di questo importante appuntamento, che per tre giorni ha costituito una grande occasione di riflessione condivisa tra operatori, studenti, studiosi, magistrati, avvocati, cittadini e persone che hanno subito sulla propria pelle la violenza della criminalità organizzata.

Ad Alessandro Cobianchi, responsabile dell’Area Legalità democratica dell’Arci, abbiamo chiesto il senso e il bilancio complessivo dell’evento.

Nicola Fratoianni, Assessore alle Politiche Giovanili della Regione Puglia, ci ha raccontato il suo impatto con le problematiche del sud e il suo rapporto con un mondo giovanile agitato dalle insicurezze e dalla precarietà.

Marcello Cozzi di Libera abbiamo chiesto di parlarci della normalizzazionedell’illegalità e del sovvertimento dei codici morali che le associazioni malavitose praticano.

Marco Guida, magistrato, ci ha spiegato come il romanzesco non sia il registro più adeguato per raccontare la mafia e la lotta contro essa.

A Daniela Marcone di Libera abbiamo chiesto perché sia così importante andare nelle scuole a raccontare la storia di chi, come suo padre, si è opposto alla mafia e per questo ha pagato con la vita.

Patrizia Calefato, semiologa, ha parlato di quanto l’attuale sistema di comunicazione di massa produca problematiche pur senza violare le leggi e quale possa essere il ruolo del mondo universitario nel contrastarle.

Pier Paolo Romani, coordinatore di Avviso Pubblico, ha affrontato il tema della legalità in termini globali.

Marina Pietropoli, avvocato, ci ha spiegato come la giustizia possa essere definita per via negativa, nel contatto con l’ingiustizia, e come essa possa essere il frutto di una ricerca instancabile.

Tommaso Colagrande di “Bollenti spiriti” ci ha raccontato i progetti sviluppati insieme alla Regione Puglia per la riconversione ad attività sociali e culturali dei beni confiscati alla mafia.

Ad Angelo Pansini, della Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari, abbiamo chiesto perché sia stato importante organizzare questo convegno in questa città.

Grazia Moschetti di Arci Puglia ci ha raccontato come è stato organizzato il seminario e chi vi ha partecipato.

Luigi Lusenti di Arci Lombardia, coordinatore del progetto, abbiamo chiesto di spiegarci come proseguirà il viaggio della “Carovana Europea della Legalità”.

Ascolta tutti i podcast:

 

"L'Aquila, dai bagni chimici ai mega-appalti così la mafia trasformò le macerie in business"

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Il dossier di don Ciotti è una inchiesta a tutto campo sugli interessi dei clan e delle "cricche". "Il rischio delle infiltrazioni arriva nelle prime ore insieme con la Protezione Civile"

di ATTILIO BOLZONI – www.repubblica.it

Tutti i traffici sulle macerie. Tutte le trame, gli affari, i legami fra le amministrazioni e le mafie, lo sbarco delle "cricche", la dittatura della Protezione Civile. Tutto il malaffare dopo il terremoto dell'Aquila in un dossier di Libera, nomi e cifre di un'indagine – la prima a largo raggio – che avverte come una regione d'Italia rischia di finire nelle mani della criminalità organizzata.È un viaggio nella fossa d'Abruzzo e nella ricostruzione che non c'è, un'inchiesta completa sul business fatto sui morti e fra i palazzi di sabbia, un rapporto da brivido su appalti piccoli e grandi pilotati in nome di un'emergenza che non finisce mai. Il dossier ha per titolo "L'Isola Felice" e descrive cosa è accaduto all'Aquila già nella notte fra il 5 e il 6 aprile 2009, quando a poche ore dalla tragedia con i soccorsi sono arrivati anche i primi sciacalli.
Una cinquantina di pagine firmate da Angelo Venti su bagni chimici e aziende al di sotto di ogni sospetto, sul mistero delle macerie scomparse, sul giallo degli isolatori sismici non omologati, sui costi delle case promesse da Berlusconi. "È un lavoro che abbiamo voluto tutti noi di Libera perché, oggi più che mai, abbiamo il dovere di rompere il silenzio", dice don Luigi Ciotti.

Il rapporto – Repubblica ne anticipa oggi alcuni stralci – sarà distribuito in 40mila copie la prossima settimana all'Aquila.

"La scossa delle 3.32 ha spazzato via quel velo di ipocrisia che copriva chi si ostinava a parlare ancora di questa come un'isola felice", scrive Venti partendo subito dal primo affare: l'oro dei bagni chimici.
Quell'odore di mafie lo sentono subito in Abruzzo.
Così apre il dossier: "Il rischio delle infiltrazioni non deve attendere l'inizio della ricostruzione, anzi arriva nelle prime ore insieme con la Protezione Civile e con un appalto sul modello di gestione dei Grandi Eventi". Il costo sostenuto per i bagni chimici è una parte consistente delle spese della prima emergenza: quasi un quarto dei fondi per il mantenimento delle tendopoli. Le segnalazioni raccolte dal presidio di Libera parlano di liquami smaltiti illegalmente nei fiumi, di bolle di trasporto falsificate, di ditte che subiscono sabotaggi, di contatti fra i manager di quelle aziende e funzionari della Protezione civile per gonfiare le fatture.
Molte di quelle società, da anni, collaboravano con la Protezione civile per la gestione dell'emergenza rifiuti in Campania.
Alla fine, nelle tendopoli, si conteranno circa 3.600 bagni chimici, ciascuno al prezzo di 79 euro al giorno e per una spesa di oltre 8 milioni al mese. Da conti fatti dagli esperti i bagni trasportati nel "cratere" sarebbero stati 1.600 in più del necessario: oltre 3 milioni e 800 mila euro al mese sottratti alla ricostruzione vera.

Poi c'è l'affare oscuro delle macerie. Scoperto il 13 aprile 2009, giorno di Pasquetta, quando i ragazzi di Libera fotografano ruspe e camion che trasportano a Piazza d'Armi, zona militare interamente recintata le macerie e ogni sorta di arredi ed effetti personali che vengono macinati dentro due macchine tritasassi. Gli autisti dichiarano che provenivano dalla Casa dello studente e altri palazzi crollati in via XX settembre, un paio di giorni prima la procura – per quei palazzi – aveva annunciato l'apertura di un'inchiesta per "crolli sospetti". Si blocca tutto.
"Ma lo smaltimento è anche un affare da decine di milioni di euro che scatena gli appetiti di speculatori e criminalità", scrivono quelli di Libera. E spiegano: "Anche la vicenda della ditta che detiene la proprietà della ex Teges (è l'unica cava dove hanno rovesciato le macerie, ndr), la T&P srl, fa sorgere altre domande. Nel giugno 2009 la T&P vede l'ingresso di un nuovo socio con legami con diverse altre società, tra cui l'aquilana Abruzzo inerti srl, partecipata a sua volta dalla romana Sicabeton spa, grossa azienda con interessi in Italia e all'estero". Personaggi e società del gruppo Sicabeton sono stati indagati dai carabinieri di Palermo e figurano in un rapporto consegnato nel 1991 al giudice Falcone. La Sicabeton spa, poi, risulterebbe inserita nell'elenco delle imprese a rischio censite dalla Procura nazionale antimafia.

È tutto un intrigo di soldi e cemento. E a gestire il cantiere più grande d'Europa è il Dipartimento di Protezione civile. Altro capitolo, il Progetto C. a. s. e.: "È la prima volta nella storia delle catastrofi italiane che la Protezione civile si occupa di ricostruzione sostituendosi agli enti locali. Quello degli alti costi del Progetto C. a. s. e. è un capitolo aperto, non si hanno dati completi delle spese effettive e non vi è accordo sui costi reali da conteggiare". A giugno 2010, la Procura nazionale antimafia e la procura dell'Aquila però hanno iniziato le indagini "per accertare se i 2.700 euro a metro quadrato pagati sono rispondenti alla qualità delle realizzazioni".

Nel dossier si ricostruisce anche il primo caso sospetto di infiltrazione mafiosa. È il giugno del 2009 e si scopre che fra le ditte del movimento terra a Bazzano, c'è l'Impresa Di Marco srl di Carsoli: l'amministratore unico è Dante Di Marco, lo stesso della Marsica plastica srl coinvolta due anni prima in un'inchiesta dove era finito Massimo Ciancimino con i suoi soldi. Un'inchiesta che gli investigatori definirono "il primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo".

Oggi sono oltre 300 le imprese siciliane, calabresi e napoletane "attenzionate" dall'antimafia. Molte hanno sede sociale al nord, naturalmente sono intestate a figli o a nipoti, mafiosi e camorristi.