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AFFARI EDILIZI E PERMESSI A COSTRUIRE IN PROROGA… SIAMO SICURI DI NON ESSERE SU “KAZZENGER” ?

foto di Luca Turi 

“La Giustizia penale non può fermare lo sviluppo edilizio nel territorio di espansione di Molfetta e le maestranze locali devono lavorare e contribuire alla crescita economica..”, se qualcuno ancora non l’ha detto sembra essere scritto nell’agenda dell’Amministrazione Comunale.

E’ forse questo il motivo per cui  committenze  e progettisti si rivolgono ad imprese edili  “forestiere”?
Nel nostro caso, l’impresa exstracomunale si chiama “ANTIOPE” e non  l’Antiope  di Tebe sedotta dal satiro ZEUS, bensì  “ANTIOPE  COSTRUZIONI  s.r.l. da VALENZANO”, a cui i soliti noti committenti e progettisti, da qualche tempo,  si affidano per l’esecuzione delle opere edilizie.
Pensiamo sia solo una coincidenza, se il  Dirigente Settore  Territorio “ad interim” Ing.Balducci, quando legge ANTIOPE sulle istanze di permesso a costruire, preso da una recondita passione mitologica, concede proroghe con inusitato zelo e tempestività?

Si tratta del permesso a costruire n°1303 del 25/05/2008 che, a fronte dell’istanza del 27 dicembre 2011 (n.b.: con parere favorevole del  “ dirigente ad interim”, in pari data…. ), ottiene la proroga in data 30 dicembre 2011; nello stesso permesso si subordina il permesso a costruire alla condizione che le opere vengano eseguite dall’Impresa Edile “ANTIOPE  COSTRUZIONI  s.r.l. da VALENZANO” e dirette dall’Ing. Michele Pasquale Camporeale, giusta comunicazione del 27.12.2011 protocollo n. 76323 (giusto tre giorni prima dalla firma di questo permesso).

L’ardito permesso permette di portare a termine la costruzione di 9 case a schiera  nel comparto n.6 del PdZ 167 (sequestrate, e poi dissequestrate, nell’ambito della operazione giudiziaria “Mani sulla città”).
In quest’ultimo permesso a costruire ricordiamo, ai cittadini distratti e meno informati, che il committente, Sig.ra Caputi Eleonora, è ex consigliera comunale della “lista Azzollini” poi promossa a “consigliera ASM”, si avvale, addirittura,  di un “collegio” di  progettisti:  ingg. Donato e Rocco ALTOMARE e arch Michele AMATO e arch.Giambattista DEL ROSSO.

Pensiamo che quanto su esposto non abbia necessità di  commenti

Ci pare opportuno, però, porre banali quesiti:

– Per caso i progettisti, Donato e Rocco Altomare, l‘arch. Giambattista De Rosso, hanno un procedimento penale in corso per i manufatti edilizi in questione ?
– Per caso l’Ing. Rocco Altomare è stato IL DIRIGENTE  SETTORE TERRITORIO (arrestato, poi scarcerato, poi nuovamente arrestato, poi ritornato libero con richiesta del rito abbreviato?) arrestato nell’operazione “Mani sulla città
“?
Per caso il sig. Amato Michele e la sig.ra Caputi Eleonora sono le stesse persone indagate nell’operazione “Mani sulla città”, oppure si tratta di semplice omonimia?

Se la risposta è affermativa si chiede al SindacoIncompatibileSenatore di sospendere momentaneamente, in via cautelativa, il permesso a costruire n.1303 del 30 dicembre 2011  fino a quando non si sarà chiarita la posizione processuale dei suddetti tecnici e l’esito finale dell’attività investigativa dell’operazione “Mani sulla città“.

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Quando il comandante è in ferie gli agenti diventano omissivi. Cronaca di un abuso

A Molfetta accade spesso di incrociare sui marciapiedi automobili, fioriere, pali per la pubblica illuminazione, tavolini e cassette di frutta che impediscono il libero passaggio pedonale, ma quando incroci un camioncino che riceve dall'alto materiale di risulta e devi scansare il pietrisco che vola per aria mentre devi necessariamente scendere il marciapiede per poi risalire per oltrepassare l'ostacolo, è un po' troppo! (ore 12.30 del 3.1.2012)
Chiamata la Polizia Municipale alle ore 12.45 circa si chiedeva l'intervento in via Massimo D'Azeglio n.37 per la sosta anomala di un mezzo di un ipotetico cantiere di cui non si intravedeva alcun cartello descrittivo. Dall'altra parte del telefono il piantone di turno mi assicurava l'intervento.
Alle ore 13.10 invece che la Polizia Municipale è giunto un addetto responsabile dei lavori, un giovane ingegnere, che chiamava un operaio del cantiere e lo istruiva sulla opportunità (non necessità) di spostare il mezzo; dopo aver impartito le inutili istruzioni, perchè il mezzo rimaneva nella stessa posizione, andava via.
Si rendeva necessaria quindi una seconda telefonata alla Polizia Municipale alle ore 13.14.
Rispondeva un piantone diverso dal primo, dicendo di essere appena montato e di non sapere se era stata inviata qualche pattuglia sul posto, e che avrebbe comunque provveduto. Ancora una mezz'ora di attesa ma quella pattuglia non è mai arrivata; intanto si va a pranzo e nel pomeriggio è stato necessario disturbare il Comandante della Polizia Municipale, privatamente, perchè in ferie a cui è stato riferito dell'accaduto e del mancato intervento degli agenti di Polizia Municipale nonostante la segnalazione fosse stata fatta da un cittadino con nome e cognome e con il numero di cellulare registrato (ore 15.30 circa) 
Il capitano Gadaleta è stato gentilissimo e pur non essendo a conoscenza dei fatti, e nonostante fosse in ferie, si è reso disponibile a far intevenire gli agenti. Infatti alle ore 15.40 è giunta una pattuglia di Polizia Municipale che ha multato l'automezzo.
 

In lontananza l'auto della P.Municipale che si allontana

Sul parabrezza dell'automezzo la multa.
 

Solo alle ore 16.05 circa il mezzo lascia la sua postazione abusiva, ma la telefonata era stata fatta alle ore 12.30.
 

  


Così si presentava il cantiere dopo le ore 16.05 senza alcun cartello con tutte le notizie del cantiere che la legge prevede


 

Il giorno successivo, 4 gennaio 2012, l'automezzo aveva cambiato posizione, ma senza cambiare molto  la violazione del codice stradale, è apparso il cartello ma in alto in modo che nessuno possa leggerlo e in più sono stati occupati due posti macchina in una zona blu a pagamento con i soliti bidoni segnaposto abusivi.

Non commentiamo questo piccolo insignificante episodio che rappresenta l'esempio di una più vasta casistica di episodi che quotidinamente avvengono in questa città. Però ci piacerebbe conoscere il nome del piantone che non ha segnalato alle pattuglie mobili la denuncia o dell'agente che ha ricevuto la segnalazione e invece di intervenire ha pensato bene di avvisare i responsabili della ditta per evitare di verbalizzare, non solo il divieto di sosta del mezzo, ma molto altro. Ringraziamo il capitano Gadaleta per il suo intervento sperando che al rientro dalle ferie voglia chiedere un rapporto a chi era in servizio il 3 gennaio 2012 dalle 12.30 alle 16.00 e se c'è da strigliare qualcuno lo faccia, noi abbiamo documentato tutto.

Chissà chi sarà il committente di quei lavori;  un personaggio politico o un suo parente?

La saga del "Torrino della discordia" è veramente conclusa?

 

 

È stato pubblicato nei giorni scorsi il provvedimento emesso dalla terza sezione del Tar di Bari con il quale il Comune di Molfetta è risultato definitivamente soccombente in quella che è stata una vera e propria saga contro l’avv. Annalisa Nanna ed i lavori di ristrutturazione della sua unità immobiliare, posta in aderenza al Duomo di Molfetta.
Dopo aver letto la sentenza esprimiamo la nostra amarezza e prendiamo atto di come la "giustizia processuale" possa stridere con la realtà che urla vendetta. 
Il nostro giudizio su questa vicenda, cosi come abbiamo detto nei mesi scorsi, non può che essere negativo e denunciamo l'inettitudine dimostrata dagli uffici comunali, anche in questa circostanza, nel non aver saputo e voluto evitare questo stupro ai danni del patrimonio artistico pubblico e del bene comune.
Nello stesso tempo non consideriamo chiusa questa vicenda e invitiamo, ancora una volta, il presidente del "Comitato di Liberazione Comunale", avv. Rocco Nanna, ad un confronto pubblico sui temi della legalità e dell'ormai famoso "torrino del discordia" spuntato sul tetto di proprietà della stessa famiglia Nanna. Ci indichi lui il giorno e il luogo dove confrontarci pubblicamente.

Nell'attesa, scorrendo la sentenza sul giornale locale "ilfatto.net", nella parte riguardante le quote del lastrico solare condominiale… 

La ricorrente ha dedotto la violazione ed erronea applicazione degli artt. 27, 31 d.p.r. 380/2001, 21 quater L. 241/90 e 97 Cost., e l’eccesso di potere per ingiustizia manifesta, carenza istruttoria, travisamento dei fatti, sviamento, in quanto la maggiore altezza del solaio di calpestio del piano mansarda rispetto al permesso del 2008 sarebbe stata dovuta all’errata misurazione, già evidenziata nella D.I.A. del 24.7.2009 e del 3.3.2010, dalla quale risultava un altezza di m. 8,05, conforme allo stato attuale, di rustico, di m. 8,01; lo stesso è a dirsi per la quota del solaio condominiale, riportato con valore non del tutto corretto a m. 8,35 nel primo permesso di costruire, mentre dopo la rimozione dei controsoffitti e delle contropareti dei vani sottostanti si era rilevato un valore della quota di intradosso, riportato nella D.I.A. del 24.7.2009, variabile tra m. 8,09 e 8,30, al quale andavano aggiunti i completamenti per circa 20 cm,  per complessivi m. 8,46 circa…, 

chiediamo alla famiglia Nanna: a che quota si trova, realmente, il lastrico solare condominiale?

 

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Ascensore in “DEROGA” negli uffici comunali di LAMA SCOTELLA dove il rispetto delle norme di sicurezza è un optional

 

Nel palazzo comunale degli “uffizi” tecnici, voluti con forza dall’ex dirigente tecnico al territorio Rocco Altomare, che cerca di patteggiare la sua pena, accadono ancora cose molto strane.

Era noto che l’inaugurazione di propaganda degli uffici fosse avvenuta in fretta e furia anche in assenza di ascensori ed oggi si scoprono le carte.

Leggendo la Determinazione Dirigenziale settore LL.PP. n° 298 del 28/11/2011 ci sembra perentoria una decisione: l’ascensore si deve installare in deroga alle norme vincolanti del  DPR 162/99. 

La cabina ascensore deve essere adattata alla carenza dei parametri di sicurezza previsti per la sua “fossa”. Si tratta della “scoperta” di un “plinto di fondazione” che, per caso, attraversava la suddetta fossa dell’ascensore, riducendone lo spazio di conformità.
E fu così che la “testarda” ditta GIESSE (che si era aggiudicata i lavori con una gara “informale”) cedette il passo a favore della più “audace” ditta BRINDISI Elevatori(risultata seconda offerente nella predetta gara informale). Quest’ultima ditta si è resa disponibile a completare i lavori anche se non conformi alle norme di sicurezza.
Risultato: stessa spesa, cabina ascensore con “piede ribassato” a causa del plinto di fondazione “irriverente”. 
A parte il sarcasmo chiediamo al Sindaco e al Dirigente Lavori Pubblici:
1-  Quale progettista o funzionario ha  sbagliato i calcoli?
2- E’ possibile che un edificio pubblico non rispetti i parametri, vincolanti, di sicurezza previsti per legge?
3- Lo stesso ufficio tecnico (organo di controllo) può derogare “se medesimo”?

 


 

Per 30 anni l'immobile è stato pericolante e poi, per miracolo, i puntelli scompaiono.

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Il 15 gennaio scorso, nella notte, i soliti ignoti incendiarono un cassonetto dei rifiuti ed altri contenitori della raccolta differenziata in via Massimo D’Azeglio n.12.

          

Quell'incendio coinvolse anche i due puntelli in legno di un immobile che da decenni è sotto controllo preventivo per la presenza di crepe nella sua struttura muraria (o solo nell'intonaco?) .
I due puntelli, quelli al n.12 di via Massimo D'Azeglio, in questi mesi, carbonizzati a metà, non hanno più avuto la loro funzione di sostegno, si sono indeboliti, si sono schiodati e si sono spostati dal loro asse originario rappresentando un serio pericolo per l'incolumità pubblica, così come gli altri due in via Ricasoli n. 90.
Questo lo abbiamo segnalato già l'11 maggio 2011 ma ci siamo anche chiesti, come mai gli operatori dell'ASM, che quotidianamente hanno prelevato i rifiuti da quella postazione, non hanno mai segnalato l'incidente e il pericolo incombente? Ma sarebbe ancor più grave se l'Ufficio Tecnico l'avesse ignorato.

Nelle ultime settimane la situazione è peggiorata perchè è stata rilasciata un'anomala autorizzazione di occupazione di suolo pubblico in via D'Azeglio, che ha ristretto la carreggiata stradale in quel tratto di strada proprio in corrispondenza del civico 12, costituendo un ulteriore pericolo per la stabilità dei puntelli.

 

In data 24 novembre, i puntelli sono scomparsi, e grandi camion stazionano nella zona portando via materiale edilizio di risulta proveniente probabilmente dall’immobile in restauro conservativo al civico n.5.

  

  

   

 

 

  
 

Oggi si vuole segnalare l’anomala situazione in cui un immobile, apparentemente lesionato da parecchi decenni, perde i propri puntelli  e nelle immediate vicinanze si autorizza il montaggio di un’enorme gru con diverse tonnellate di cemento a formare la base d’appoggio della stessa.
 

Ci chiediamo se i puntelli fino ad oggi sono stati una semplice scenografia (forse per deprezzare gli immobili e favorire chi ha investito negli appartamenti al civico n. 86?) oppure, dal giorno in cui sono scomparsi, l’immobile è a rischio? Il peso della gru e le sollecitazioni dei movimenti della stessa posso aumentare il rischio di cedimenti strutturali dell’immobile lesionato? Chiediamo anche se il suolo pubblico occupato dall'impresa corrisponde a quello richiesto, e se nel cantiere sono rispettate tutte le norme di legge che riguardano la sicurezza .

Condono edilizio… d'argento e disin-volture urbanistiche… finanziarie

“Bocconcini” da Albo Pretorio, della serie “fatti salvi i diritti di terzi”….


Di sicuro due generazioni di molfettesi, almeno una volta nella vita, avranno commensato in allegre cerimonie familiari, o tra amici, a base di frutti di mare presso un ristorante… sul mare.
Non ci riferiamo al famigerato “Mare Chiaro” ma a quel ristorante-pizzeria  sugli scogli, ai piedi del “Lido Belvedere”….che, se non ricordiamo male, della scogliera  è… il RE. 
E’ proprio vero, il “Titolo abilitativo edilizio a  sanatoria”  giunge dopo ben 25 anni; complice di ciò, il palleggiamento amministrativo tra il Comune e l’Autorità “Paesaggistica” che, solo il 28/06/2011, dichiara maturati i termini del “silenzio assenso per non aver emesso alcun provvedimento di annullamento… del parere favorevole, per l’aspetto paesaggistico, rilasciato dal Dirigente Ufficio Tecnico…”. CHE  ZELO!
Pertanto tanti auguri al titolare del  Condono d’Argento! (  vedi   Albo Pretorio n. 2408 del 21/11/2011).

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Veniamo, poi, al bocconcino più gustoso, dal titolo “La voltura del permesso a costruire”  (vedi Albo Pretorio n. 2441 del 23/11/2011). Nel detto atto (sempre sottoscritto dal funzionario ad interim) si concede voltura del permesso a costruire n. 1625 rilasciato il 12-03-2010" in testa al Sig. Mastropasqua Sergio… legale rappresentante della Società Auto Diesel s.r.l., relativo alla realizzazione di un opificio industriale per esposizione e riparazione autovetture, sui lotti nn. 8 e 9 della maglia G della zona ASI…”.

Il titolare della suddetta società chiede di volturare il permesso a costruire (su suolo di quale concessionario o proprietario?) a favore della “Centro Leasing S.p.A." con sede legale in Firenze (e facente parte del “GRUPPO BANCARIO INTESA-SAN PAOLO”). 
Ci si chiede il motivo (non illustrato nel documento in pubblicazione) per cui il permesso edilizio, finalizzato alla realizzazione di una impresa con "attività di meccanica-esposizione auto” si trasformi in una (possibile
) concessione edilizia per la realizzazione di una sede di una “quotata” Società  finanziaria….”BOCCONIANA-PASSERIANA”?

Passaggio pedonale negato? I cittadini ora chiedono l'apertura.

“… Il nuovo corpo di fabbrica prospiciente la via Paniscotti, da realizzarsi mediante l’edificazione in due livelli superiori con un piano terra lasciato in parte a porticato libero e pedonale…, oltre a prevedere un apposito garage nel piano interrato, atto al ricovero delle auto dei residenti, prevede un passaggio pedonale a guisa di galleria che faciliterà l’attraversamento dei pedoni da Corso Margherita di Savoia e Via Paniscotti restringendosi questa arteria in maniera pericolosa e non essendoci un adeguato marciapiede nell’imbocco con Corso Margherita di Savoia …”.

Questo prevedeva l’autorizzazione a costruire con il parere favorevole della commissione edilizia del 14 dicembre 1989 nel gennaio del 1999 arriva la prima diffida dall’Ing. Parisi, Dirigente Ufficio Urbanistica e Lav. Pubblici del Comune; con la comunicazione n. 1074 si invitavano i condomini ostili ad osservare scrupolosamente quanto autorizzato con gli atti concessori ed in particolare di consentire il transito pedonale attraverso l’atrio-galleria tra Corso Margherita di Savoia n. 106 e Via Paniscotti n. 6. Nella diffida si precisava che “… il carattere di galleria pedonale di collegamento, tra Corso Margherita di Savoia n. 106 e Via Paniscotti n. 6, dato all’androne, rende necessario una divisione tra percorsi pubblici e accessi alle unità residenziali dei piani superiori”.

 

 

 

Oggi quel passaggio è ancora chiuso e dopo aver fatto una semplice istanza-interrogazione il 17 dicembre 2010 ai sensi dell'articolo 62 dello Statuto Comunale per chiederne il perchè, il 25 marzo 2011 abbiamo diffidato il Sindaco perchè omissivo e non rispettoso dello Statuto Comunale. 
Nei mesi scorsi sono state raccolte circa 400 firme di cittadini che hanno chiesto l'apertura del passaggio pedonale di via Paniscotti e sono state presentate venerdì 5 agosto 2011 con il seguente testo di accompagnamento:
 
Al Sindaco del Comune di Molfetta
Al Presidente del Consiglio Comunale
 
 
Oggetto: Petizione e Istanza ai sensi dell’art. 61 e 62 dello Statuto Comunale.
Apertura passaggio pedonale tra Corso Margherita di Savoia n. 106 Via Paniscotti n. 6.
 
 
Il sottoscritti cittadini,
premesso che:
 
– tra Corso Margherita di Savoia n. 106 e Via Paniscotti n. 6, è stata creata molti anni fa una galleria pedonale di collegamento tra le due vie;
– tale passaggio pedonale facilita l’attraversamento da Via Margherita di Savoia e Via Paniscotti perché proprio questa arteria si restringe in maniera pericolosa e non essendoci un adeguato marciapiede nell’imbocco con via Margherita di Savoia rappresenta l’unica possibilità sicura per la viabilità pedonale;
– tale passaggio, da molto tempo chiuso alla viabilità pedonale pubblica, crea disagi e pericoli per l’attraversamento pedonale di via Paniscotti per i diversamente abili e cittadini in difficoltà;
 
tenuto contoche il Movimento civico “Liberatorio Politico”, ha prodotto istanza ai sensi dell’art. 62 dello Statuto Comunale presentata in data 17.12.2010 prot. n.74674 (All. n. 1) e diffida in data 25.3.2011 prot. 17960 (All. n. 2), senza ricevere alcuna risposta,
 
chiedono
 
alle SS.VV. di riaprire definitivamente il libero passaggio pedonale tra Corso Margherita di Savoia n. 104 e Via Paniscotti n. 6 per 24/24 e in alternativa almeno dalle ore 8.00 alle ore 22.00.
 
Si allegano 396 firme contenute in 25 fogli su doppia facciata.
 
… omissis.

 

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La storia
 
Il passaggio pedonale negato
di Matteo d'Ingeo



Il Liberatorio chiede un confronto pubblico con il C.L.C. sui temi della legalità

 

 

 


Stiamo seguendo con interesse l'evoluzione del "Comitato di Liberazione Comunale" dell'avv. Rocco Nanna e rinnoviamo l'invito, fatto qualche mese fa, ad un confronto pubblico sui temi della legalità e dell'ormai famoso "Torrino del Torrino" spuntato sul tetto di proprietà della stessa famiglia Nanna.
In questi mesi abbiamo studiato le carte dell'autorizzazione a costruire che gentilmente ci ha fornito lo stesso avv.Nanna e quindi siamo pronti a confrontarci pubblicamente sul tema caro a tanti cittadini molfettesi che si sono divisi tra quelli indignati per quello che è accaduto ed altri che hanno difeso il manufatto realizzato perchè regolarmente autorizzato e non abusivo.
Dopo le ferie proponiamo all'avv. Nanna di discutere pubblicamente in modo che si possano fugare tutti i dubbi sulla vicenda, naturalmente tralasciando le vicende giudiziarie in corso.

 

 

  

 

 

Torrino con vista duomo, il Consiglio di Stato respinge l’appello del Comune


Foto: © MolfettaLive.it

www.molfettalive.it

Nessuna demolizione di opere edili in attesa del giudizio del 6 ottobre. Questo il parere delConsiglio di Stato sui lavori allo stabile di Banchina Seminario di proprietà dell’avvocato Annalisa Nanna. 

Lavori contestati dal Comune di Molfetta, che ne aveva disposto il blocco, oltre all’abbattimento di alcune opere già realizzate. 

La battaglia legale va avanti dal novembre 2009 e lo scorso venerdì ha visto il pronunciamento della quarta sezione di Palazzo Spada. Ai giudici romani il 21 marzo si era rivolta la giunta Azzollini, contestando l’ordinanza del Tar che il 27 gennaio aveva accolto il ricorso dei proprietari contro il provvedimento comunale. 

«In relazione – si legge nel documento del Consiglio di stato – all’avvenuta fissazione dell’udienza di trattazione del merito del ricorso di primo grado appare opportuno, nelle more, mantenere invariata la situazione dello stato dei luoghi, sì che ogni pronuncia che definisca le questioni riguardanti la legittimità o meno del provvedimento ripristinatorio per cui è causa avvenga “res adhuc integra”». 

La parola tornerà, dunque, il prossimo ottobre al Tribunale amministrativo regionale.

I padroni della città. Storie di ordinaria normalità

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A Molfetta abbiamo una variegata tipologia di occupazioni abusive di suolo pubblico e nel primo pomeriggio dell'11 marzo 2011 è stata messa in atto una delle tante. Dalle 14.00 alle 16.00, quando non c'è servizio di vigilanza della Polizia Municipale, può accadere che un'impresa edile, con un vero e proprio blitz, alle 15.30 circa blocchi via Rattazzi con due fusti di metallo, scarichi sull'asfalto il primo camion di polvere di tufo e  numerosi sacchi di cemento e poi con un montacarichi può trasportare sul tetto il materiale edilizio senza uno straccio di autorizzazione.

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Alle 15.55  qualcuno chiama la Polizia Municipale che giunge sul posto prendendo atto di una occupazione di suolo pubblico con conseguente imbrattamento dello stesso, del blocco stradale con interruzione di pubblica viabilità, della mancanza assoluta di strumenti preventivi per la pubblica incolumità e degli stessi operatori.

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Dopo una lunga trattativa gli agenti della Polizia Municipale vanno via dopo aver preso gli estremi degli attori della "performance alla molfettese" e il responsabile del ditta sale sul tetto non per accertarsi che l'operaio avesse tutti gli strumenti di protezione che la legge prevede, ma per chiedere di accelerare il carico del materiale e lo smontaggio del montacarichi.

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Ora ci chiediamo se la Polizia Municipale farà i verbali sanzionatori sull'accaduto e verificherà se quegli operai erano in regola per quel tipo di lavoro. Inoltre ci piacerebbe sapere a cosa serviva quel materiale trasportato sul tetto, dal momento che un inquilino dello stesso stabile chiedeva agli operai la stessa cosa e come parte interessata non era a conoscenza di alcun tipo di lavoro passato forse da una assemblea condominiale. Tra qualche giorno lo chiederemo ufficialmente all'Ufficio Tecnico.

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