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LA REFEZIONE SCOLASTICA CONTRATTATA PERSONALMENTE DAL DIRIGENTE DE BARI

 

 


La Giunta Comunale, con proprio provvedimento d'indirizzo politico n. 59 del 9.04.2011 (leggi lettera allegata) e n. 175 del 20.9.2011 incaricava il dott. Giuseppe de Bari di individuare le modalità di affidamento del servizio di refezione scolastica per le Scuole Primarie.

Il Dirigente de Bari con nota prot. n.564081 del 26.9.2011, ha convocato la Società Markas per il giorno 27 settembre 2011 al fine di acquisire la eventuale disponibilità ad effettuare il servizio di refezione scolastica nelle Scuole Primarie.

Il rappresentante della Società Markas si riservava di esprimere la disponibilità della Ditta ad effettuare il servizio dopo l’acquisizione di una serie di dati.
Nel corso dell’incontro svoltosi in data 12.10.2011 il rappresentante della Markas ha comunicato la disponibilità ad effettuare il servizio secondo lo schema contrattuale e  il Capitolato d’oneri già previsto per le Scuole dell’Infanzia, comunicando, altresì, che, a breve, la Società Markas avrebbe comunicato il corrispettivo richiesto.

Con  nota del 13.10.2011, consegnata a mano in pari data, la Società Markas ha formulato il prezzo d i € 4,21, oltre IVA, per ogni singolo pasto giornaliero (circa 600);
Il Dirigente de Bari in data 14.10.2011 ha chiesto alla Società Markas uno sconto del 5% sul prezzo iniziale, proponendo una cifra pari ad € 3,90 per ogni singolo pasto;
con nota di riscontro del 3.11.2011 la Ditta Markas, ribatte con il prezzo definitivo di € 4,10.
 
Nella stessa giornata del 3.11.2011 il Dirigente de Bari e la Società Markas, dopo un’analisi puntuale delle reciproche ragioni di convenienza e sostenibilità finanziaria dell’affidamento, di comune accordo, definiscono il prezzo definitivo per l’effettuazione del servizio di refezione scolastica nelle Scuole Primarie in € 4,00 per ogni singolo pasto fornito.
Stiamo parlando di 600 pasti gionalieri per circa 150 giorni di scuola a 4,00€. per pasto, per la modica spesa di 360.000,00€.

Se fosse passata la stessa offerta con cui la MARKAS ha vinto la gara per la refezione scolastica della scuola d'Infanzia avrebbe incassato 467.100,00€, calcolando i 5,19€ a pasto.

Questo quadro economico potrebbe risultare all'occhio del cittadino profano un'operazione vantaggiosa per le casse della pubblica amministrazione e quindi per le tasche dei cittadini molfettesi, ma allo stesso tempo farebbe nascere dei concreti e fondati dubbi sulla gara d'appalto che ha visto la Società Markas Service di Bolzano vincitrice per l'affidamento della refezione scolastica della scuola d'infanzia per ben 9 anni (vedi verbale dell'1.12.2008).



Questa è la cronaca che accompagna la Determina Dirigenziale n. 401 del 7.12.2012 pubblicata solo il 5.1.2012 all'albo pretorio comunale con cui il dott. Giuseppe de Bari affida alla Società MARKAS Service S.r.l. da Bolzano il servizio di refezione Scolastica nelle Scuole Primarie.


Siamo ormai assuefatti dalle delibere e determine di questa amministrazione a sanatoria o a trattativa privata per questioni di urgenza; in questo caso l'urgenza di erogare un servizio pubblico in effetti c'era, ma lo era nell'aprile 2011.

Il dott. De Bari dovrebbe spiegarci com’è stato possibile espletare una trattativa "molto privata" con una ditta già vincitrice d'appalto di 9anni e strappare un prezzo sicuramente vantaggioso di 4.00€ a pasto rispetto ai 5.19€ già aggiudicati alla Markas.


Abbiamo fatto una ricerca di mercato e in moltissimi comuni d'Italia a parità di numero di coperti (600 pasti giornalieri x 150g.) il prezzo oscilla tra i 4.00 e i 3.60 euro a pasto. Se si fosse rosicchiato da uno 0.10€ ad uno 0.40€ le casse comunali avrebbero guadagnato da 9.000,00€ a 36.000,00€; senza parlare dell'appalto che la Società Markas Service ha vinto per la refezione scolastica nelle scuole d'Infanzia, un appalto per nove anni al costo di 5,19 a pasto giornaliero.
Mantenendo gli stessi parametri di riferimento e immaginando che la Markas avrebbe potuto fare anche lo stesso prezzo che oggi offre al comune, cioè 4,00€ e non 5,19€  avremmo risparmiato l' 1,19€ a pasto (600 pasti x 150g.), moltiplicato per 9 anni, verrebbe fuori una cifra pari a 963.900€. Sicuramente le famiglie avrebbero pagato una retta inferiore a quella che pagano oggi.
Per questi motivi chiediamo all'amministrazione comunale di annullare la  Determina Dirigenziale n. 401 del 7.12.2012 e ai partiti di opposizione di inviare alla Procura la stessa Determina e chiedere un'indagine sull'appalto precedente concesso alla Società Markas Service.


 

 

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Il Mercato Ortofrutticolo fuorilegge e gli uffici di proprietà comunale affidati ai “cottimisti” della sicurezza.


A fine anno la smemorata programmazione della gestione delle opere pubbliche per l’anno 2011, ha rischiato di lasciare al “freddo ed al gelo” i dipendenti comunali e tutta l’utenza che occupava gli uffici di proprietà comunale, a causa della mancata individuazione (per gara di appalto) di una ditta autorizzata per la manutenzione degli impianti di climatizzazione; l’inconveniente è stato risolto con la Determina LL.PP  n° 327 del 29/12/2011.
A fronte di una gara di appalto per 65.000,00 euro di impegno spesa per la manutenzione ordinaria degli impianti termici nell’anno “termico” 2011-12, dobbiamo sborsare 23.000,00 euro, con la procedura d’urgenza, alla ditta D’Attolico Donato & C s.r.l. di Bari, per la “sola accensione degli impianti di riscaldamento” degli immobili comunali.
Non tanto con ironia, attendiamo tra qualche mese, per coerenza procedurale, l’affidamento d’urgenza, per lo “spegnimento
” degli impianti.
Rimanendo in tema di sicurezza il vero botto, d’inizio anno, lo fa il Dirigente LL.PP con la Determina n° 1 del 4 gennaio 2012, con“ l’affidamento diretto in via d’urgenza dei lavori di manutenzione e di verifica periodica dei presidi e degli impianti antincendio ad uso del nuovo mercato ortofrutticolo” alla ditta Sekurfire s.r.l. di Molfetta  per l’importo complessivo di euro 31.000,00.
La suddetta ditta, ironia della sorte, è la stessa che fu incaricata di installare la rete idrica ed i presidi di sicurezza antincendio presso il nuovo mercato ortofrutticolo; un vero disastro.
Recentemente i N.A.S. dei Carabinieri, in visita ispettiva presso il Mercato Ortofrutticolo di Molfetta, scoprono che “l’impianto di estinzione incendi ad idranti UNI45 risulta fuori servizio; la pratica di richiesta della certificazione prevenzione incendi risulta sospesa, per mancanza di funzionamento di tutti i presidi ed impianti antincendi; ed i previsti controlli semestrali non possono avvenire per mancanza di un contratto di appalto annuale, in quanto si procede con “piccoli contratti a cottimo fiduciario…..”
La verità è che l’U.O. Progettazione e Manutenzione Impianti (ufficio “ad hoc” dell’ amministrazione pubblica comunale) non riesce a garantire la manutenzione degli impianti.

Abbiamo accertato dagli atti che:
1)  la ditta Sekurfire avrebbe già dovuto provvedere alla manutenzione e controlli nell’ottobre dell’anno 2010 (vedi determina LL.PP n. 271 del 05/10/2010 e non 2011, come erroneamente(?) richiamato nell’attuale Determina n° 1 del 4 gennaio 2012);
2)  la Determina n. 271 del 2010 recita: “… la ditta Alfatex ha già eseguito dei lavori di manutenzione sugli impianti antincendio degli immobili comunali, con puntualità, competenza ed in modo rispondente alla regola d’arte….”
3)  la ditta Alfatex, attualmente in liquidazione (?), ha trasferito le competenze alla nuova società Sekurfire s.r.l. sita in Molfetta in via G. Almirante nn 44-46-48;
4)  L’U.O. Progettazione e Manutenzione impianti, dovendo adempiere tempestivamente a tali controlli e manutenzioni periodiche, ha contattato la ditta Sekurfire che ha confermato la propria disponibilità ( nel 2010 e nel 2011?).
A fronte di tanta “disinvoltura amministrativa” e verosimili (omissivi) inadempimenti, ci chiediamo:
a)  Come mai si riattiva una nuova procedura “urgente” d’appalto  con la stessa ditta “camaleonte” già inadempiente ?
b)  Gli organi amministrativi di controllo hanno vigilato su tale grave inadempimento, cui consegue un grave pregiudizio per la pubblica sicurezza ed incolumità ?
c)   Chi garantisce, ad oggi, l’agibilità del Mercato Ortofrutticolo?
d)  A chi, il  cittadino, può affidarsi per le sue legittime istanze di controllo sulla regolarità e legalità dell’operato degli uffici comunali ?

Ognuno dia le proprie risposte; il nostro compito, civico, è quello di evidenziare pubblicamente ciò che va contro il buon andamento della pubblica amministrazione, nella speranza che gli organi competenti intervengano, senza titubanza.
 

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Dal lontano 2004 cosa è cambiato?…

… c'erano proprio tutti, anche quelli che da destra sono passati a sinistra… però c'erano anche i Vigili del Fuoco… forse già si sapeva che … "l’impianto di estinzione incendi ad idranti UNI45 risulta fuori servizio; la pratica di richiesta della certificazione prevenzione incendi risulta sospesa, per mancanza di funzionamento di tutti i presidi ed impianti antincendi..."
 

 

…questa amministrazione e questo governo sono stati fondamentali nel riuscire a fare di questa opera, innanzitutto un'opera funzionale….

" La fatica quotidiana … col silenzio operoso … di cose che si vedono e che si toccano… 

… i fili del telefono ancora da infilare… le luci da aggiustare… 

W LA SCUOLA PUBBLICA… nonostante tutto

scuola_pubblica
"Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuole fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura.

Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di previlegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole , perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili,si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.

Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare prevalenza alle scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico."

Piero Calamandrei

 

(Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III congresso dell’Associazione a Difesa della Scuola Nazionale, a Roma l’11 febbraio 1950)
 

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..«Educare i figli liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare dei principi che sono il contrario di quelli che i genitori vogliono inculcare ai loro figli educandoli nell'ambito della loro famiglia»..

(Berlusconi – febbraio 2011)

 

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COSTITUZIONE ITALIANA – Art. 33.

L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

Terremoto Sanità: «Arrestate Tedesco»

tedesco02gwww.lagazzettadelmezzogiorno.it 

Una richiesta d’arresto (che la giunta delle autorizzazioni del Senato esaminerà martedì) per il parlamentare pd Alberto Tedesco. Il carcere per Mario Malcangi, componente della segreteria dell’ex assessore regionale alla Salute. I domiciliari per un agente della scorta di Nichi Vendola, Paolo Albanese, per il manager della Asl di Lecce, Guido Scoditti, e gli imprenditori di Bisceglie Diego Romano Rana, e Giovanni Leonardo Garofoli. Il filone politico delle inchieste sulla sanità pugliese arriva agli arresti ma in un certo senso si sgonfia, anche perché il gip demolisce buona parte dell’impianto accusatorio cancellando l’associazione a delinquere. 

E così, mentre per molti degli stessi reati la procura ha chiesto l’archiviazione di Nichi Vendola e di altre 11 persone, a carico di Tedesco e soci reggono solo le imputazioni minori. Resta però il sospetto che, in un periodo dal 2005 al 2009, un pezzo delle nomine e degli appalti della sanità pugliese sia stato asservito agli interessi di una corrente di partito. 

I reati ipotizzati a vario titolo dai pm Desirèe Digeronimo, Marcello Quercia e Francesco Bretone sono: falso, concussione, corruzione, abuso e rivelazione di atti d’ufficio, truffa e turbativa d’asta. L’accusa di associazione a delinquere non ha retto all’esame del gip Giuseppe De Benedictis, che ha salvato solo alcuni (non tutti) i «reati-fine». Gli episodi contestati sono numerosi e vedono indagate complessivamente 39 persone. La procura aveva chiesto l’applicazione di misure per 24 e ne ha ottenute appena sette: ci sono infatti anche l’interdizione del primario oculista di Terlizzi, Antonio Acquaviva, e del direttore sanitario della Asl di Bari, Alessandro Calasso

A Paolo Albanese, poliziotto della scorta di Vendola, è contestato insieme ad altri l’intervento sul direttore dell’ospedale di Terlizzi per far trasferire un’infermiera sua parente in altro reparto. Tra gli indagati c’è mezzo management della sanità pugliese. Il direttore generale e quello amministrativo della Asl Bat, Rocco Canosa e Felice De Pietro, l’ex direttore sanitario della Asl di Lecce, Franco Sanapo, il direttore amministrativo del «De Bellis» di Castellana, Tommaso Stallone (sarà interrogato martedì: rischia l’interdizione). C’è anche il capogruppo Pd alla Regione, Antonio Decaro, indagato insieme a suo padre: sono accusati di aver fatto ottenere a un parente, tramite Tedesco, le tracce di un concorso all’Arpa. 

Il perno resta Tedesco, cui vengono contestati da solo o in concorso 14 capi di imputazione. L’ex assessore è accusato di aver pilotato la sanità pugliese «in modo da dirottare le gare d’appalto e le forniture verso imprenditori a lui legati da vincoli familiari (Rubino e Balestrazzi) o da interessi economici ed elettorali (Columella e Petronella». Tedesco avrebbe imposto ai vari manager le scelte dei direttori amministrativo e sanitario della Asl di Taranto e Lecce, quelle di due primari a Terlizzi, e sarebbe intervenuto per far assumere un bibliotecario a Castellana Grotte. 

In generale, la valutazione complessiva del gip è molto dura. «La prassi politica dello spoil system – scrive De Benedictisera, di fatto, talmente imperante nella sanità regionale da indurre il governatore Nichi Vendola, pur di sostenere alla nomina a direttore generale di un suo protetto, addirittura a pretendere il cambiamento della legge per superare, con una nuova legge ad usum delphini, gli ostacoli che la norma frapponeva alla nomina della persona da lui fortemente voluta». Ma il confine tra lo spoil system e la «concussione ambientale» è ciò che differenzia la posizione di Vendola (per il quale pende da undici mesi la richiesta di archiviazione: il gip Di Paola potrebbe esprimersi a breve) da quella di tutti gli altri. 

E sull’episodio della nomina del direttore sanitario della Asl di Lecce, secondo il gip, la procura «contesta agli odierni ex coindagati del presidente Vendola proprio quella condotta criminosa che non era stata ritenuta sussistente al momento della richiesta di archiviazione per il governatore». Le rimozioni o le nomine ordinate da Vendola, insomma – sottolinea il gip – sono un’applicazione dello spoil system, quelle di Tedesco discendono invece dalla necessità di badare ai propri interessi economici ed elettorali: è questa l’accusa da cui il senatore dovrà difendersi.

Sono 16 le persone per le quali il gip del Tribunale di Bari non ha concesso le misure interdittive richieste dalla procura. 

Richiesta di arresto inviata al Senato: Alberto Tedesco, senatore Pd, 62 anni. 

IN CARCERE: 
Mario Malcangi, 51 anni di Ruvo di Puglia.

AI DOMICILIARI: 
Paolo Albanese, 50 anni di Terlizzi;
Diego Romano Rana (imprenditore), 52 anni di Bisceglie;
Giovanni Leonardo Garofoli (imprenditore), 65 anni di Trani;
Guido Scoditti (direttore generale Asl Lecce), 68 anni di Lecce. 

INTERDETTI: 
Alessandro Calasso (direttore sanitario Asl Bari), 63 anni di Bari;
Antonio Acquaviva (medico oculista), 55 anni di Bari. 

INDAGATI A PIEDE LIBERO
Paolo Emilio Balestrazzi, 57 anni di Bari;
Giuseppe Borracino, 63 anni di Barletta;
Rocco Canosa (direttore generale Asl Bat), 61 anni di San Costantino Albanese;
Antonio Colella (funzionario Asl Bari), 63 anni di Molfetta;
Carlo Dante Columella (imprenditore), 67 anni di Altamura;
Michele Columella (imprenditore), 44 anni di Altamura:
Rita Dell'Anna (funzionario Asl Lecce), 56 anni di Lecce;
Nicola Del Re (funzionario Asl Bari), 62 anni di Mola;
Felice De Pietro (direttore amministrativo Asl Bat), 61 anni di Molfetta;
Domenico Marzocca (imprenditore), 61 anni di Bari;
Francesco Petronella (imprenditore), 54 anni di Altamura;
Vitantonio Roca (imprenditore), 63 anni di Bisceglie;
Elio Rubino (imprenditore), 39 anni di Bari;
Francesco Sanapo (manager Asl Lecce), 61 anni di Specchia;
Tommaso Antonio Stallone, 47 anni di Bisceglie;
Filippo Tragni (funzionario Asl Bari), 52 anni di Altamura.
Antonio Decaro (ex assessore e capogruppo Pd alla Regione)
 

Netturbini fannulloni alla gogna. Emiliano pubblica le foto su Facebook

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di PAOLO RUSSO – bari.repubblica.it

Dopo gli autisti dell’Amtab adesso tocca agli operatori ecologici dell’Amiu. Fannulloni pure loro: il sindaco Michele Emiliano pubblica su Internet le foto di quelli che non lavorano. E invita tutti i cittadini ad armarsi di macchina fotografica per segnalare tutti i dipendici pubblici infedeli. Dopo la denuncia del presidente della municipalizzata del trasporto urbano Antonio Di Matteo, il sindaco di Bari rincara la dose e inaugura il metodo “gogna mediatica” per individuare e punire i netturbini che non svolgono il proprio lavoro.
Così, sul suo frequentatissimo
   profilo Facebook  , ieri Michele Emiliano ha pubblicato la foto denuncia che gli era stata inviata da un cittadino che si lamentava della scarsa pulizia di Japigia. In primo piano ci sono tre mezzi dell’Amtab parcheggiati a centro strada e altrettanti netturbini fermi a parlare tra loro. 

IL VIDEO Emilano: "Richiesta partita dai cittadini"

«La foto — commenta Emiliano — ritrae delle persone che chiacchierano e chi me l’ha mandata sostiene che nella sua strada non si spazza a sufficienza. Se qualcuno dei dipendenti Amiu si riconosce nella foto potrebbe aiutarci a spiegare perché chiacchierava con i colleghi anziché lavorare come ci aspetteremmo tutti. Un po’ di coraggio a questo punto è necessario, altrimenti dovremo chiedere ai cittadini di continuare a fare riprese e fotografie». La provocazione del sindaco scatena i cittadini. I netturbini dell’Amiu ritratti nella foto non si fanno vivi ma su internet è un fiorire di segnalazioni: autisti, spazzini, vigili urbani e dipendenti comunali. “In via Anastasio Ballestrero (tra la chiesa di San Sabino e il parco Perotti), all’ombra di un grande albero, troverà sempre dei vigili urbani intenti a chiacchierare allegramente giù dalle loro moto. Sempre” scrive un cittadino. “La mattina alle ore 8 gli operatori ecologici che dovrebbero pulire Santo Spirito si ritrovano in stazione a chiacchierare e fumare per poi andar via senza aver pulito” aggiunge un’altra utente. “Sindaco — esorta un altro — provi a venire in via Iaia al mattino e vedrà il carretto fermo per ore e l’operatore ecologico non c’è. Poi riappare all’improvviso e senza spazzare va via”. Ma ci sono segnalazioni anche di auto dei vigili urbani imboscate a Poggiofranco e di cornetterie piene di divise. Al dibattito — per difendere la categoria dei dipendenti pubblici — partecipano, risentiti, solo due vigili urbani. Una ammette: «Lavoro dalle sei del pomeriggio a mezzanotte. Scusate se qualche volta entro in un bar o in un panificio per mangiare un boccone». 

Il dibattito era cominciato alcuni mesi fa sul blog del quartiere Murat ospitato sulle pagine del nostro sito Internet. Il commento di un nostro lettore aveva scatenato una raffica di commenti: «Il comandante dei vigili — aveva scritto — dovrebbe farsi un giro al Bar Morisco vicino al Marconi dalle 8 alle 10 e già avrebbe la misura del personale da licenziare”. 

IL DIBATTITO Vigili al bar | Vigili fannulloni | Il caffé del vigile | La polemica

A chiudere la discussione è il sindaco: «Lo so anch’io che la foto da sola non prova nulla, ma troppa gente, dappertutto, non fa il suo dovere e gli italiani sono esasperati». Il sindaco ha imparato a fare lo sceriffo anche con le armi offerte dalle nuove tecnologie. Sul suo profilo ha postato altre due foto denuncia inviate dai cittadini. La prima immortala dei bidoni per la raccolta differenziata a Japigia, stracolmi. Questa volta però il sindaco non se la prende con i netturbini: “Se tutti accumuliamo bottiglie di plastica per una settimana e poi pretendiamo di buttarle tutte lo stesso giorno, i bidoni non basteranno mai”, dice. L’altra foto ritrae la piazza di Ceglie, recentemente ristrutturata e già devastata. Secondo il sindaco, le foto servirebbero anche contro i vandali: “Qualcuno — domanda agli altri utenti della rete — ha fotografato i bastardi che hanno fracassato le panchine e la telecamera?». Ma di foto, in questo caso, neanche l’ombra. 

Non un treno passeggeri, ma un vagone merci

treni_pendolaridi Matteo d'Ingeo

Dopo circa un mese nulla è cambiato sulla linea Molfetta-Bari. Sembrava una giornata come tante, quella d’inizio mese con la fila in biglietteria per il rinnovo dell’abbonamento mensile.
Lascio 50,00euro e ne ricevo solo 5. Il costo della tratta Molfetta-Bari è lievitato improvvisamente da 39,00 a 45,00 euro.

Siamo rimasti tutti sorpresi, aspettavamo l’aumento ma non di 6,00 euro.

Parato il colpo lo sguardo va al monitor per sperare che almeno il treno delle 7,08 arrivi in orario, ma i monitor sono fuori uso e l’altoparlante avvisa che ci sono quasi dieci minuti di ritardo.
Come sempre, ci si stringe nelle spalle, e con la pazienza trentennale del pendolare, si aspetta il primo treno utile.
Nell’attesa si riflette e ci si chiede come sarà il treno in arrivo, corto, lungo, a due piani, vivalto o minuetto; e vada il ritardo, l’aumento del prezzo dell’abbonamento anche, ma almeno che il “materiale” (così lo chiamano gli addetti ai lavori) in arrivo sia spazioso, confortevole con l’aria condizionata (così avevano promesso i vertici di Trenitalia qualche anno fa).
Nulla di tutto questo, le aspettative dei circa 300 passeggeri che attendono il treno regionale 12457, sono subito deluse. Il treno è già pieno, non si può entrare, ma quelli come me che devono per forza prendere quel treno, altrimenti perdono la coincidenza per proseguire, spingendo e sgomitando riescono ad entrare e guadagnare un posto in corridoio.
Il viaggio è appena cominciato e a Giovinazzo il treno è già stracolmo, i passeggeri rimangono quasi tutti a terra, a Santo Spirito e Palese si ferma solo per far scendere qualcuno ma riparte subito lasciando a terra studenti che arriveranno puntualmente in ritardo a scuola, sono quasi tutti miei alunni.
In treno prosegue per Bari a velocità ridotta perché il macchinista è consapevole delle responsabilità che ha, insieme al capotreno, nel far viaggiare quel treno con circa 600 persone in 4 carrozze che si tengono in piedi solo perché pigiate una all’altra e senza maniglie per aggrapparsi in caso di frenata brusca.
Siamo a pochi minuti dalla stazione centrale di Bari e una giovane studendessa comincia a sentirsi male, pallida in viso e livida nelle labbra, reclama ossigeno che nel frattempo nelle carrozze è esaurito.
Per fortuna il treno è in stazione, appena in tempo, per aprire quelle poche finestre  apribili per ossigenare la malcapitata ed evitare il peggio.
Ma l’avventura non è ancora conclusa; appena il treno è fermo, i 150 passeggeri dell’ultima carrozza (questa è la stima fatta, ma in difetto) sono riusciti a guadagnare l’uscita e il marciapiede solo dopo 10 minuti perché era bloccata una delle due porte dell’ultima carrozza.
Questo è il diario di bordo del treno Molfetta–Bari (Mola) del 3.11.2010, non un racconto di fantasia, ma è la storia, ordinaria, quotidiana di centinaia di pendolari che viaggiano ancora come viaggiavano 20 anni fa.
Le tariffe aumentano e il servizio peggiora; è possibile nel 2010, pur pagando il servizio, viaggiare come bestie mandate al macello?  Quelle viaggiano con più spazio e aria, e con tutto il rispetto per le bestie, credo che i cittadini meriterebbero di più. Non so se prendermela con il Governo o con l’assessore regionale alla mobilità Guglielmo Minervini; forse sarebbe il caso che l’assessore abbandonasse qualche volta le auto, più o meno “blu”, e viaggiasse con noi prima di decidere di aumentare gli abbonamenti.

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