Archivio mensile:luglio 2006

Ambulanti a posto fisso

" Venditore ambulante " ovvero colui che non ha sede fissa. Sembrerà scontata questa affermazione, riportata da un qualsiasi dizionario di lingua italiana, ma a Molfetta questa categoria di " operatori commerciali " rappresenta un'eccezione.
Oltre dieci anni fa erano pochi, autentici ambulanti e i loro clienti se li cercavano strada per strada, quartiere per quartiere ognuno con un suo richiamo sonoro o con vere e proprie piccole filastrocche o scioglilingua.
Oggi i " signori ambulanti" dopo lo smantellamento di Piazza Paradiso del 1992 hanno cercato di occupare più o meno illegalmente la città.
Qualcuno occupa ancora le "zone storiche" dei venditori d'orto-frutta, altri invece si sono lanciati alla conquista di nuovi quartieri.
Sono riconoscibilissimi, anche perché non sono affatto ambulanti, e diversamente dai loro colleghi commercianti " regolari " che aprono la bottega alle prime ore del giorno, loro i " signori dell'orto-frutta " arrivano alle 9.00 e vanno via alle 13.00.
Occupano abusivamente non solo le " zone blu " privando i cittadini residenti, e non, di uno o più parcheggi; occupano abusivamente strade e marciapiedi mettendo in mostra la loro merce per terra, anche accanto ai cassonetti dei rifiuti.
Ci sono quelli che ancora più furbi, stazionano accanto agli accessi per disabili per non occupare le zone di parcheggio a pagamento e non contenti dell'abuso, spostano i cassonetti dei rifiuti e della plastica nelle " zone blu " per crearsi una zona franca.
Questi però sono più onesti, bisogna ammetterlo! E quando il sole è forte ti aprono l'ombrellone arcobaleno che ripara tutti, rendendo ancora più fissa la loro ambigua e dubbia situazione logistica.
Non manca il venditore di pesce che quando arriva in ritardo comincia ad inveire contro la proprietaria di questa o quella autovettura perché non gli ha lasciato libero il" suo posto" all'incrocio della strada; perché per loro quello è un posto acquisito per diritto anche se non pagano alcuna tassa di occupazione di suolo pubblico.
Non solo, questa tipologia di " commerciante " di prodotti ittici trova sempre qualche compagno di strada interessato che gli fornisce due secchi d'acqua che utilizza per lavare il pesce appena pulito.
Meditate gente, quante leggi e regole sanitarie che vengono infrante quotidianamente. E voi che fate? Si! Dico a voi lettori, quante volte vi siete fermati davanti a questi nostri "commercianti" e senza chiedervi perché non ci sono i prezzi esposti, la provenienza dei prodotti, non avete saputo resistere a contrattare il prezzo?
Avete comprato, avete pagato e soddisfatti vi siete allontanati senza neanche minimamente reclamare lo scontrino fiscale, perché l'affare era talmente conveniente da poter chiudere non solo uno ma due occhi.
Ecco perché ogni giorno, tranne il giovedì, certi operatori " ambulanti " arrivano con i loro piccoli furgoncini stracolmi all'inverosimile di casse di prodotto da vendere e ripartono con il tutto esaurito.
E nelle tre ore decine e decine di avventori di tutte le età, sesso ed estrazione sociale fanno a gara per accaparrarsi la cassa di frutta o verdura migliore, a prezzi certamente competitivi con il nostro mercato rionale o il commerciante sotto casa; si tratta, nei momenti di contrattazione più viva, di risparmiare anche la metà sul prezzo di mercato del giorno.
Questi signori oltre che rappresentare una categoria di cittadini " intoccabili " rappresentano anche la peggiore specie di arroganza che questa città riesce a tollerare. Riescono a maltrattare qualsiasi vigile che gli si para davanti per contestare gli abusi che commettono e di contro i Vigili ormai assuefatti dalla loro presenza e stufi di essere maltrattati fanno finta di non vederli. Si spera solo che non vadano a fare spesa da loro.

Ora sento già il vostro borbottio, e vi chiedete quale sia il senso di questo mio articolo. E' vero? Qualcuno di voi sicuramente ci va spesso da questi nostri simpatici concittadini, perché la merce è buona e costa meno. Il compito di chi deve far la spesa è esattamente questo, spendere meno e portare a casa merce buona.
Però se io vi dicessi che voi alimentate con il vostro comportamento lo sviluppo dell'illegalità in questa città cosa mi rispondereste?
Mi direste che ce ne sono tante di illegalità diffuse e che non vale la pena cominciare da questa che ci tocca quotidianamente e ci permette almeno di risparmiare qualche euro.
Io vi direi che siete liberi di fare quello che ritenete più giusto, però non siate severi con i politici di turno perché l' I.C.I. e la tassa rifiuti sono salate e che vorreste risparmiare; sappiate che la differenza tra voi (me compreso) e i nostri " ambulanti " c'è, e sapete qual'è?
Noi paghiamo le tasse dovute e loro no. Quindi continuate a fornirvi dagli abusivi, da chi non rilascia scontrini fiscali, da chi non rispetta la vostra salute, ma non lamentatevi più.
E' strano che le associazioni dei commercianti non abbiano mai fatto chiasso su questo grave problema che danneggia molti dei loro iscritti, con una sleale concorrenza. Io aprirei un dibattito politico su questo problema e, se necessario, lancerei la proposta di una raccolta di firme per eliminare l'ambulantato e l'occupazione abusiva del suolo pubblico. L'aspetto urbano e civile delle nostre strade sarebbe completamente più competitivo rispetto ad altre " città turistiche " della regione.

19.7.2006                               

                       Matteo d'Ingeo
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In memoria di Paolo Borsellino

"La certezza che tutto questo può costarci caro"

L’ultima intervista televisiva Paolo Borsellino la concesse a Lamberto Sposini, per il tg5, venti giorni prima di morire nella strage di via D¹Amelio (19/7/1992) insieme con i cinque poliziotti della sua scorta. "Terra", settimanale di approfondimento del tg5.  Particolarmente significative le due risposte finali.   

Dopo la morte di Falcone come è cambiata la vita di Borsellino?

(lungo sospiro) La mia vita è cambiata innanzitutto perché….dalla morte….di questo mio vecchio amico e compagno di lavoro è chiaro che io sono rimasto particolarmente scosso e sono ancora impegnato, ad un mese di distanza, a recuperare e…., vorrei dire, tutte le mie possibilità operative sulle quali il dolore ha inciso in modo enorme.
E’ cambiata anche perché sia per la morte di Falcone, sia per taluni altri fatti, mi riferisco alle dichiarazioni ormai pubbliche di quel collaboratore che ha parlato e ha detto di essere stato incaricato di uccidermi e la notizia è arrivata alla stampa in concomitanza con la notizia della strage di Capaci.
Le mie condizioni…., sono state estremamente appesantite le misure di protezione nei miei confronti e nei confronti dei miei familiari. E’ chiaro che in questo momento io ho visto comple…., quasi del tutto, anzi, vorrei dire del tutto, pressoché abolita la mia vita privata.
Ho temuto nell’immediatezza della morte di Falcone una drastica perdita di entusiasmo nel lavoro che faccio. Fortunatamente, se non dico di averlo ritrovato, ho almeno ritrovato la rabbia per continuarlo a fare.

Posso chiederle se lei si sente un sopravvissuto?
Guardi, io ricordo ciò che mi disse Ninnì Cassarà allorché ci stavamo recando assieme sul luogo dove era stato ucciso il dottor Montana alla fine del luglio del 1985, credo.
Mi disse: "Convinciamoci che siamo dei cadaveri che camminano".
La…. l’espressione di Ninnì Cassarà io potrei anche ripeterla ora, ma vorrei poterla ripetere in un modo più ottimistico.
Io accetto la….ho sempre accettato il….più che il rischio, la….condizione, quali sono le conseguenze del lavoro che faccio, del luogo dove lo faccio e, vorrei dire, anche di come lo faccio. Lo accetto perché ho scelto, ad un certo punto della mia vita, di farlo e potrei dire che sapevo fin dall’inizio che dovevo correre questi pericoli.
Il….la sensazione di essere un sopravvissuto e di trovarmi in, come viene ritenuto, in….in estremo pericolo, è una sensazione che non si disgiunge dal fatto che io credo ancora profondamente nel lavoro che faccio, so che è necessario che lo faccia, so che è necessario che lo facciano tanti altri assieme a me.
E so anche che tutti noi abbiamo il dovere morale di continuarlo a fare senza lasciarci condizionare e….dalla sensazione che o financo, vorrei dire, dalla certezza che tutto questo può costarci caro.

Riflettiamo insieme: che fare?

Quella che segue è la bozza di documento del 20 dicembre 2005 proposto dal sottoscritto all’indomani delle primarie per costituire il fronte dei Lillinomai.
Il documento era  riscritto e ispirato al documento del 1993 che diede vita al Percorso. Credo che quel documento quanto mai attuale e bistrattato da molti sia la fotografia di questa città.
Anche il sommovimento di questi giorni contro gli abusi edilizi (B2, B4, legnami Pansini, ecc..) dimentica che molte scelte urbanistiche che oggi si contestano sono nate nella sciagurata stagione dell’amministrazione Minervini Guglielmo alleata ai Visaggio & C.
Non potrà mai esserci cambiamento se non si avvia un’analisi critica seria di quel periodo.
Molte di quelle zone su cui oggi si contesta l’edificazione erano chiamate "zone bianche" sull’ormai noto " libretto verde". Zone urbane su cui non si doveva costruire, e dove era previsto verde e servizi. Ebbene i protagonisti di quell’inciucio sono ancora in giro e qualcuno li ha voluti ancora una volta nel centro sinistra. Ed ora di cosa vi lamentate?

Documento del 20 dicembre 2005

Molfetta vive una fase importante della sua storia. Siamo a un bivio. Dobbiamo scegliere se continuare a percorrere le vecchie strade o imboccare quelle di una radicale trasformazione. Il ceto politico e affaristico che ha governato la città occupando ogni spazio della vita amministrativa, sociale, economica e culturale si sta disgregando. Anche a Molfetta, come nel resto del Paese, il sistema di potere fondato sulla corruzione, sulle clientele, sul voto di scambio, apparentemente  in crisi, dopo la tangentopoli( oggi Bancopoli) del ’92 é ancora in piedi. I danni provocati sono gravissimi: la città è scivolata verso livelli, ancor più gravi che nel passato, di degrado sociale, di dissesto territoriale, e di illegalità diffusa sino ai limiti di pericolose contiguità tra la politica e criminalità; l’idea stessa della politica è squalificata e sempre più associata alle logiche dell’astuzia affaristica.
Troppi sono stati e sono coloro che hanno ceduto o non hanno saputo ascoltare, interpretare, aggregare e rappresentare a livello istituzionale il dissenso pure esistente nella città.
In questi anni difficili, però, c’è stato sempre un altro modo di fare politica, un’opposizione diffusa che ha ,di volta in volta, assunto forme collettive o individuali, visibili o sommerse. Un’area vasta e variegata, anche se frammentata, composta da gruppi di base e nuovi movimenti politici, gruppi di volontariato, associazioni eco-pacifiste, di giovani e di donne, operatori sociali e animatori culturali, responsabili e gruppi della comunità ecclesiale, che insieme hanno testimoniato una qualificata progettualità politica sulla città.
Un grande potenziale di intelligenze, professionalità, passione, ansia di giustizia. Gente che ha svolto con abnegazione il proprio impegno nel sociale o ha fatto semplicemente il proprio dovere, tenendo così in piedi il meglio di una città che il ceto politico dominante sta invece degradando.
E’ giunto il momento che questa " politica diffusa" si aggreghi e assuma il compito di governare la città rompendo radicalmente con il passato, non tanto remoto.
Il futuro non può essere affidato ai soliti nomi, a vecchi e nuovi notabili della D.C., magari camuffati sotto qualche nuova sigla, a pezzi delle vecchie forze politiche di maggioranza corresponsabili del degrado, che cercano di perpetuare il loro potere con patetici quanto pericolosi tentativi di riciclarsi indossando nuove maschere. La città ha bisogno di cittadini onesti, competenti, responsabili, e soprattutto credibili; di persone che hanno saputo concretamente testimoniare con il loro impegno politico, sociale, culturale o professionale la loro adesione ai valori fondamentali della democrazia, della solidarietà, della legalità, della difesa dell’ambiente e della pace .

Ci sono grandi scelte da compiere, e non dovrà più accadere che a farlo sia chi antepone i propri interessi a quelli della collettività. Al primo posto dovranno esserci i bisogni della città, il suo ambiente e la sicurezza.
Scegliere un governo del territorio che preveda una drastica riduzione delle ipotesi espansive e il recupero e la riqualificazione della città costruita.
Scegliere le strade di un’autentica riconversione della città per puntare, tanto sul versante produttivo che su quello dei servizi, sulla valorizzazione di tutte le risorse disponibili, su un modello di sviluppo sostenibile in grado di produrre benessere per tutti e non per pochi.
Scegliere di ripristinare la legalità, di ristrutturare e riorganizzare la macchina amministrativa, di progettare una città solidale, bella e vivibile
Per fare tutto questo, Molfetta ha bisogno di un nuovo e straordinario risveglio delle coscienze, di un nuovo protagonismo dei cittadini per costruire una fase di radicale rinnovamento della vita politica e sociale, che si contrapponga alle logiche dei comitati d’affari che feriscono la dignità e l’operosità della nostra città e mortificano la speranza del cambiamento.

La cittadinanza attiva o la società civile. ha avuto in passato ed ha ancora un ruolo fondamentale, non solo nell’elaborazione di un  programma di governo, ma anche nel processo di gestione del programma stesso e nella condivisione delle  regole che devono necessariamente accompagnare il processo.

Questa società civile non vuole più delegare o subire processi politici, ma vuole essere nuovamente protagonista del cambiamento in un rapporto paritetico con le forze politiche.

Oggi il far politica purtroppo è sinonimo di conquista di potere.  Non c’è niente da fare, politica significa incrociare il problema del potere.
Il potere è una grossa tentazione, una grossa iattura per l’uomo. Il potere di cui parliamo è il potere di prendere decisioni per altri uomini, su materie che interessano altri uomini. Il potere politico è il potere di decidere il destino di altri: di quante tasse devo pagare, di dove devo andare a curarmi la salute, di dove parcheggiare, ecc, ecc, …; ma a che scopo, qualcuno ha il potere di prendere decisioni per altri uomini?
I casi sono due, scegliete: o perché questo gli da dei grossi vantaggi sugli altri uomini o perché desidera servirli.
Il "vantaggio" o il "servizio"? Questo è il bivio che ci attende per il cambiamento reale della politica, insieme ad una rinnovata battaglia sulla questione morale.

E’ necessario ripensare profondamente sedi e forme della politica, rimettere al centro la partecipazione popolare, rinnovare ed estendere la democrazia, ripartire da contenuti chiari ancorati solidamente ai bisogni quotidiani di ciascuno.
Vogliamo incidere nelle scelte guardando ai contenuti e senza cedere alla logica degli schieramenti, dando efficacia e continuità ad uno spazio di autonoma iniziativa dei movimenti sociali che viva prima, durante e dopo la scadenza elettorale, capace di interagire con essa ma anche di guardare oltre. L’impegno dei movimenti sociali per conseguire questi obbiettivi sarà quello di far vivere questi progetti anche dopo le elezioni.

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nTroppi sono stati e sono coloro che hanno ceduto o non hanno saputo ascoltare, interpretare, aggregare e rappresentare a livello istituzionale il dissenso pure esistente nella città.
nIn questi anni difficili, però, c’è stato sempre un altro modo di fare politica, un’opposizione diffusa che ha ,di volta in volta, assunto forme collettive o individuali, visibili o sommerse. Un’area vasta e variegata, anche se frammentata, composta da gruppi di base e nuovi movimenti politici, gruppi di volontariato, associazioni eco-pacifiste, di giovani e di donne, operatori sociali e animatori culturali, responsabili e gruppi della comunità ecclesiale, che insieme hanno testimoniato una qualificata progettualità politica sulla città.
nUn grande potenziale di intelligenze, professionalità, passione, ansia di giustizia. Gente che ha svolto con abnegazione il proprio impegno nel sociale o ha fatto semplicemente il proprio dovere, tenendo così in piedi il meglio di una città che il ceto politico dominante sta invece degradando.
nE’ giunto il momento che questa " politica diffusa" si aggreghi e assuma il compito di governare la città rompendo radicalmente con il passato, non tanto remoto.
nIl futuro non può essere affidato ai soliti nomi, a vecchi e nuovi notabili della D.C., magari camuffati sotto qualche nuova sigla, a pezzi delle vecchie forze politiche di maggioranza corresponsabili del degrado, che cercano di perpetuare il loro potere con patetici quanto pericolosi tentativi di riciclarsi indossando nuove maschere. La città ha bisogno di cittadini onesti, competenti, responsabili, e soprattutto credibili; di persone che hanno saputo concretamente testimoniare con il loro impegno politico, sociale, culturale o professionale la loro adesione ai valori fondamentali della democrazia, della solidarietà, della legalità, della difesa dell’ambiente e della pace .
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nCi sono grandi scelte da compiere, e non dovrà più accadere che a farlo sia chi antepone i propri interessi a quelli della collettività. Al primo posto dovranno esserci i bisogni della città, il suo ambiente e la sicurezza.”,1]
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nScegliere un governo del territorio che preveda una drastica riduzione delle ipotesi espansive e il recupero e la riqualificazione della città costruita.
nScegliere le strade di un’autentica riconversione della città per puntare, tanto sul versante produttivo che su quello dei servizi, sulla valorizzazione di tutte le risorse disponibili, su un modello di sviluppo sostenibile in grado di produrre benessere per tutti e non per pochi.
nScegliere di ripristinare la legalità, di ristrutturare e riorganizzare la macchina amministrativa, di progettare una città solidale, bella e vivibile
nPer fare tutto questo, Molfetta ha bisogno di un nuovo e straordinario risveglio delle coscienze, di un nuovo protagonismo dei cittadini per costruire una fase di radicale rinnovamento della vita politica e sociale, che si contrapponga alle logiche dei comitati d’affari che feriscono la dignità e l’operosità della nostra città e mortificano la speranza del cambiamento.
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nLa cittadinanza attiva o la società civile. ha avuto in passato ed ha ancora un ruolo fondamentale, non solo nell’elaborazione di un  programma di governo, ma anche nel processo di gestione del programma stesso e nella condivisione delle  regole che devono necessariamente accompagnare il processo.
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nQuesta società civile non vuole più delegare o subire processi politici, ma vuole essere nuovamente protagonista del cambiamento in un rapporto paritetico con le forze politiche.
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nOggi il far politica purtroppo è sinonimo di conquista di potere.  Non c’è niente da fare, politica significa incrociare il problema del potere.
nIl potere è una grossa tentazione, una grossa iattura per l’uomo. Il potere di cui parliamo è il potere di prendere decisioni per altri uomini, su materie che interessano altri uomini. Il potere politico è il potere di decidere il destino di altri: di quante tasse devo pagare, di dove devo andare a curarmi la salute, di dove parcheggiare, ecc, ecc, …; ma a che scopo, qualcuno ha il potere di prendere decisioni per altri uomini? “,1]
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nI casi sono due, scegliete: o perché questo gli da dei grossi vantaggi sugli altri uomini o perché desidera servirli.
nIl "vantaggio" o il "servizio"? Questo è il bivio che ci attende per il cambiamento reale della politica, insieme ad una rinnovata battaglia sulla questione morale.
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nE’ necessario ripensare profondamente sedi e forme della politica, rimettere al centro la partecipazione popolare, rinnovare ed estendere la democrazia, ripartire da contenuti chiari ancorati solidamente ai bisogni quotidiani di ciascuno.
nVogliamo incidere nelle scelte guardando ai contenuti e senza cedere alla logica degli schieramenti, dando efficacia e continuità ad uno spazio di autonoma iniziativa dei movimenti sociali che viva prima, durante e dopo la scadenza elettorale, capace di interagire con essa ma anche di guardare oltre. L’impegno dei movimenti sociali per conseguire questi obbiettivi sarà quello di far vivere questi progetti anche dopo le elezioni.
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comunità, denuncia, politica locale

7 Luglio 1992 – 7 Luglio 2006

Molti ancora oggi non conoscono i fatti e i protagonisti dell'omicidio Carnicella.

Molto ci sarebbe da dire…



Alle 14.30 del 7/7/92 il dott. Carnicella, Sindaco della Città di Molfetta, veniva raggiunto da un colpo di fucile a canne mozze ad opera di Brattoli Cristoforo.

All'origine del grave fatto di sangue vi fu l'organizzazione di un concerto del cantante napoletano Nino D'Angelo e che tale ultima iniziativa, a sua volta. scaturì da una scommessa intervenuta tra lo stesso Brattoli ed alcuni esponenti di quel mondo variegato (e spesso ai margini della legalità) che in Molfetta andava comunemente sotto il nome di " Piazza Paradiso".

L'imputato era " titolare di un'avviata azienda denominata "Trasporti e Servizi Palcoscenici Centro Sud", attrezzata per l'allestimento di palcoscenici per pubblici spettacoli.

L'idea del concerto nasce in una festa privata di tale Fiore Alfredo (esponente di spicco della criminalità locale) ed altri convenuti che nell'occasione avevano posto in dubbio le capacità organizzative del Brattoli, sfidandolo a portare a Molfetta, il cantante Nino D'Angelo.

Per l'organizzazione di tale concerto era stata costituita una società di cui facevano parte oltre che alcuni esponenti della " variegata realta di Piazza Paradiso" anche un esponente politico della Democrazia Cristiana, tale Saverio Petruzzella (subentrato come consigliere comunale al defunto Sindaco Carnicella in quanto primo dei non eletti nella lista della D.C.)

La macchina organizzativa parte con la stipula del contratto per la prestazione artistica il 15/6/92, tra il Brattoli e l'impresario del cantante. Il concerto doveva tenersi nel campo sportivo del locale Seminario Regionale in data 18/7/1992. I problemi cominciano quando la Curia Vescovile richiama il reggente del Seminario affinchè annulli il concerto. Il responsabile del seminario, don Sergio Vitulano, è costretto dai propri superiori a far " saltare " il concerto e si rivolge al Sindaco Carnicella implorando il suo intervento affinchè lo aiutasse a tirarsi fuori dal " brutto guaio " in cui si era cacciato. <!–
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nIn particolare don Sergio Vitulano, voleva che il Sindaco non autorizzasse il concerto in modo da non essere lui ad opporre un rifiuto al Brattoli.
nNel contempo il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri, M.llo Vito Lovino, con nota del 23.6.92, indirizzata alla Questura e al Sindaco, esprimeva parere nettamente contrario al concerto per ragioni di inidoneità del luogo prescelto (situato in pieno centro cittadino) e per motivi di ordine pubblico (prevedendosi l’afflusso di malavitosi anche dai paesi limitrofi, potendo l’evento costituire occasione di pericolosi contatti tra le diverse organizzazioni criminali).
nIl Brattoli cerca altre soluzioni per svolgere il concerto, e chiede informalmente al Sindaco, per il tramite di altre conoscenze, di utilizzare un altro campo sportivo cittadino o quello della vicina città di Giovinazzo. Tenta anche la strada della Prefettura; si reca personalmente con un impiegato del Comune di Molfetta e, con un biglietto di " presentazione" del Sen. De Cosmo tenta di ottenere l’uso della struttura comunale "Campo Petrone" che non aveva ancora l’agibilità.
nNella mattinata del 7.7.92 di ritorno dalla Prefettura, con esito negativo, tenta ancora di coinvolgere don Vitulano per intercedere presso il Sindaco Carnicella ed  ottenere il campo Paolo Poli di Molfetta. I tentativi si protraggono senza alcun esito per tutta la mattinata fino alle 14.30 quando il Brattoli attende il Sindaco fuori dal Palazzo di Città, preleva dalla sua autovettura un fucile a canne mozze, lo impugna con entrambe le mani, punta il fucile prima verso l’autista del Sindaco, invitandolo ad allontanarsi, poi verso il Sindaco esplodendo un solo colpo a due metri di distanza dalla zona inguinale destra del Dott. Carnicella, che muore qualche ora dopo.
nChi era ed è Cristoforo Brattoli, assassino del Sindaco Carnicella?
nIl Brattoli dopo un periodo giovanile decisamente turbolento e contrassegnato da numerosi precedenti penali, era riuscito a riscattarsi, creando dal nulla una azienda ben avviata e potendo contare sulla conoscenza ed amicizia con vari esponenti politici locali.”,1]
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In particolare don Sergio Vitulano, voleva che il Sindaco non autorizzasse il concerto in modo da non essere lui ad opporre un rifiuto al Brattoli.

Nel contempo il Comandante della locale Stazione dei Carabinieri, M.llo Vito Lovino, con nota del 23.6.92, indirizzata alla Questura e al Sindaco, esprimeva parere nettamente contrario al concerto per ragioni di inidoneità del luogo prescelto (situato in pieno centro cittadino) e per motivi di ordine pubblico (prevedendosi l'afflusso di malavitosi anche dai paesi limitrofi, potendo l'evento costituire occasione di pericolosi contatti tra le diverse organizzazioni criminali).

Il Brattoli cerca altre soluzioni per svolgere il concerto, e chiede informalmente al Sindaco, per il tramite di altre conoscenze, di utilizzare un altro campo sportivo cittadino o quello della vicina città di Giovinazzo. Tenta anche la strada della Prefettura; si reca personalmente con un impiegato del Comune di Molfetta e, con un biglietto di " presentazione" del Sen. De Cosmo tenta di ottenere l'uso della struttura comunale "Campo Petrone" che non aveva ancora l'agibilità.

Nella mattinata del 7.7.92 di ritorno dalla Prefettura, con esito negativo, tenta ancora di coinvolgere don Vitulano per intercedere presso il Sindaco Carnicella ed  ottenere il campo Paolo Poli di Molfetta. I tentativi si protraggono senza alcun esito per tutta la mattinata fino alle 14.30 quando il Brattoli attende il Sindaco fuori dal Palazzo di Città, preleva dalla sua autovettura un fucile a canne mozze, lo impugna con entrambe le mani, punta il fucile prima verso l'autista del Sindaco, invitandolo ad allontanarsi, poi verso il Sindaco esplodendo un solo colpo a due metri di distanza dalla zona inguinale destra del Dott. Carnicella, che muore qualche ora dopo.

Chi era ed è Cristoforo Brattoli, assassino del Sindaco Carnicella?

Il Brattoli dopo un periodo giovanile decisamente turbolento e contrassegnato da numerosi precedenti penali, era riuscito a riscattarsi, creando dal nulla una azienda ben avviata e potendo contare sulla conoscenza ed amicizia con vari esponenti politici locali. <!–
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nDi tali amicizie il Brattoli ha fatto vanto anche in dibattimento, assumendo di aver curato la campagna elettorale di noti esponenti della D.C. locale ed affermando orgogliosamente di "essere di casa" nel Comune di Molfetta.
nCristoforo Brattoli  non aveva compreso che con il sindaco Carnicella era cambiata l’aria che si respirava in Comune, il capo Gabinetto Dott. Mezzina avendo in sede processuale riferito di coraggiose iniziative assunte dal dott. Carnicella con riferimento a fenomeni che i precedenti amministratori avevano lasciato marcire. Con l’avvento del Sindaco Carnicella, quindi, la correttezza dell’azione amministrativa, il rispetto della legalità e la trasparenza avevano soppiantato antiche pratiche di dubbia legittimità.
nLa nuova atmosfera non era evidentemente gradita al Brattoli( ed a quanti, al pari di questi, del collateralismo avevano fatto la loro fortuna) ed al riguardo non possono tacersi le lontane responsabilità di altri, essendo evidente che l’imputato giammai avrebbe avanzato così assurde pretese se chi ne aveva la possibilità gli avesse a tempo debito chiuso la porta in faccia, anziché piegarsi per meschini tornaconti elettorali.
n
n – La celebrazione del dibattimento ha suffragato il convincimento che il Sindaco Carnicella fosse troppo solo in quel Palazzo e che la solitudine sia stata sua fedele ed unica compagna fino al momento estremo della morte.-
n
nQueste sono alcune note tratte dalla sentenza del processo del 3 novembre 1993.
nRileggendo oggi gli atti processuali, contestualizzando quello che è accaduto pochi mesi dopo la conclusione del processo (vedi le operazioni antidroga "Primavera" e "Reset" che hanno portato in carcere circa 130 persone legate anche a  quel mondo variegato di Piazza Paradiso", le rivelazioni del pentito Salvatore Annacondia, le stesse amare considerazioni che oggi la vedova e i familiari del Sindaco Carnicella esprimono, devono portare alla lucida riconsiderazione dell’esito del processo.
nL’omicidio Carnicella è stato dimenticato dalla città e da quella parte politica direttamente coinvolta perché faceva comodo pensare all’azione del Brattoli come un gesto sconsiderato e isolato di chi doveva difendere il proprio prestigio ed onore personale.”,1]
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Di tali amicizie il Brattoli ha fatto vanto anche in dibattimento, assumendo di aver curato la campagna elettorale di noti esponenti della D.C. locale ed affermando orgogliosamente di "essere di casa" nel Comune di Molfetta.

Cristoforo Brattoli  non aveva compreso che con il sindaco Carnicella era cambiata l'aria che si respirava in Comune, il capo Gabinetto Dott. Mezzina avendo in sede processuale riferito di coraggiose iniziative assunte dal dott. Carnicella con riferimento a fenomeni che i precedenti amministratori avevano lasciato marcire. Con l'avvento del Sindaco Carnicella, quindi, la correttezza dell'azione amministrativa, il rispetto della legalità e la trasparenza avevano soppiantato antiche pratiche di dubbia legittimità.

La nuova atmosfera non era evidentemente gradita al Brattoli( ed a quanti, al pari di questi, del collateralismo avevano fatto la loro fortuna) ed al riguardo non possono tacersi le lontane responsabilità di altri, essendo evidente che l'imputato giammai avrebbe avanzato così assurde pretese se chi ne aveva la possibilità gli avesse a tempo debito chiuso la porta in faccia, anziché piegarsi per meschini tornaconti elettorali.



– La celebrazione del dibattimento ha suffragato il convincimento che il Sindaco Carnicella fosse troppo solo in quel Palazzo e che la solitudine sia stata sua fedele ed unica compagna fino al momento estremo della morte.-



Queste sono alcune note tratte dalla sentenza del processo del 3 novembre 1993.

Rileggendo oggi gli atti processuali, contestualizzando quello che è accaduto pochi mesi dopo la conclusione del processo (vedi le operazioni antidroga "Primavera" e "Reset" che hanno portato in carcere circa 130 persone legate anche a  quel mondo variegato di Piazza Paradiso", le rivelazioni del pentito Salvatore Annacondia, le stesse amare considerazioni che oggi la vedova e i familiari del Sindaco Carnicella esprimono, devono portare alla lucida riconsiderazione dell'esito del processo.

L'omicidio Carnicella è stato dimenticato dalla città e da quella parte politica direttamente coinvolta perché faceva comodo pensare all'azione del Brattoli come un gesto sconsiderato e isolato di chi doveva difendere il proprio prestigio ed onore personale. <!–
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nPerché i giudici e gli inquirenti non hanno ritenuto di approfondire alcuni aspetti emersi nel dibattimento, l’interessamento di alcuni politici alla richiesta del Brattoli? Perché non sono stati interrogati tutti i protagonisti della "scommessa", che poi costituiscono una società per organizzare il concerto?
nSembra strano che un gruppo di persone lanci la sfida-scommessa al Brattoli per avere la presenza di Nino D’Angelo a Molfetta, mettendo sul tavolo il pagamento di una cena per quaranta persone, in caso di perdita del Brattoli, e poi s’impegna direttamente nell’organizzazione del concerto?
nPotrebbe essere più verosimile che quel concerto rappresentava il salto di qualità della criminalità locale che doveva investire e riciclare il danaro proveniente dalle attività illecite di alcuni personaggi coinvolti nell’organizzazione?
nIl Brattoli e i politici che lo aiutavano erano forse le carte credenziali per far passare l’operazione come un normale evento artistico, che ha trovato alcuni impedimenti contingenti non previsti. Il concerto doveva farsi ad ogni costo e chi l’avesse impedito doveva pagare ad ogni costo.
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nMatteo d’Ingeo
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Perché i giudici e gli inquirenti non hanno ritenuto di approfondire alcuni aspetti emersi nel dibattimento, l'interessamento di alcuni politici alla richiesta del Brattoli? Perché non sono stati interrogati tutti i protagonisti della "scommessa", che poi costituiscono una società per organizzare il concerto?

Sembra strano che un gruppo di persone lanci la sfida-scommessa al Brattoli per avere la presenza di Nino D'Angelo a Molfetta, mettendo sul tavolo il pagamento di una cena per quaranta persone, in caso di perdita del Brattoli, e poi s'impegna direttamente nell'organizzazione del concerto?

Potrebbe essere più verosimile che quel concerto rappresentava il salto di qualità della criminalità locale che doveva investire e riciclare il danaro proveniente dalle attività illecite di alcuni personaggi coinvolti nell'organizzazione?

Il Brattoli e i politici che lo aiutavano erano forse le carte credenziali per far passare l'operazione come un normale evento artistico, che ha trovato alcuni impedimenti contingenti non previsti. Il concerto doveva farsi ad ogni costo e chi l'avesse impedito doveva pagare ad ogni costo.





Matteo d'Ingeo

politica locale

comunicato 5/07/2006

Amici della rete e del centro sinistra, mentre seguo con voi la semifinale
Portogallo.-Francia,

volevo informarvi che stasera è accaduto quello che prevedevo e che era già
scritto.
Il leader maximo del centro sinistra, un certo Lillino Di Gioia, aveva
appena cominciato il suo intervento introduttivo sull’analisi del voto,
quando mi sono materializzato, tra le poche decine di presenti, nella sala
di san domenico, per la riunione che mi sembrava pubblica, dal momento che
le redazioni dei giornali ne davano notizia. E cosa è accaduto? Non potreste
mai immaginarlo!!

Il leader di Gioia ha interrotto il suo intervento per invitare il " d’Ingeo
" ad abbandonare la sala perchè non gradito e non invitato. Non avevo
capito! Perchè poteva esserci anche qualche altro d’Ingeo. Invece no! Che
sfiga essere l’unico matteo d’Ingeo .
Ora, io non sono preoccupato per me stesso, perchè non mi umilia essere
invitato a lasciare un’assemblea da persone come Di Gioia. Anzi mi ha fatto
un regalo, mi ha dato ragione dei suoi silenzi.
Sono preoccupato, invece, per chi ritiene che questo signore possa essere
per i prossimi anni il " condottiero" dell’opposizione.
Ma che uomo è questo che ha paura di confrontarsi. La riunione era pubblica,
perchè pubblica era la sala utilizzata e perchè pubblicizzata era la
riunione sulle testate giornalistiche locali on-line.
L’uomo si è presentato nella sua veste più arrogante. Ho ascoltato comunque
dall’esterno tutto il suo intervento e lui ha ribadito che con il suo
governo ombra vuole ripristinare" il rispetto delle regole e della legalità"
a Molfetta. LUI!!

Amici del centro sinistra siamo e siete ancora in tempo ad isolare questo
personaggio della peggiore tradizione democristiana. Se Matteo d’Ingeo è "
la cancrena" del centro sinistra ( a dire del Di Gioia) andate tutti a farvi
dei controlli e delle vere "analisi" , potreste aver contratto il morbo del
secolo, la L .d. D. che produce monossido di carbonio nell’intestino.
Che dirvi! Spero solo che ci sia una vera auto-convocazione del centro
sinistra a breve non convocata da certi personaggi preistorici.

matteo

politica locale

comunicato stampa 4/07/2003

Apprendo dalla " rete" che domani ci sarebbe un'assemblea pubblica del

centro sinistra indetta da di Gioia.

Il Centro Sinistra ha bisogno di qualcosa di più che una convocazione dell'

ex candidato sindaco  Di Gioia.

Il signor Di Gioia prima di chiedere la parola dovrebbe spiegare  ai

cittadini quello che è accaduto durante la campagna elettorale; ora che non

ci sono più i presupposti di" inquinare o turbare il voto" ci sveli i

retroscena dell'aggressione subita da parte di Cristoforo Brattoli e ci dica

se è andato o intende andare a denunciare l'accaduto.

Ci piacerebbe conoscere i veri contenuti del " colloquio " avuto in Piazza

Paradiso con l'assassino del Sindaco Carnicella e delle sue richieste.

Chiarisca alla città, insieme a tutta la coalizione e alla stampa amica, il

perchè non ha ritenuto di denunciare il fatto agli organi preposti, pur

avendo sostenuto per tutta la campagna elettorale che a Molfetta ci fosse

un'emergenza legalità.



In concomitanza dell'anniversario dell'omicidio Carnicella , constatando che

non è cambiato molto in città in materia di illegalità diffusa dal 1992 ad

oggi (basterebbe guardare le nostre strade e marciapiedi occupate

abusivamente dagli ambulanti dell'ortofrutta&C., e tutte le vicende

giudiziarie delgli ultimi anni) bisognerebbe abbandonare l'omertà e

denunciare le possibili vicinanze tra "Palazzo" e" illegalità diffusa"  per

ripristinare quella convivenza civile che da tempo viene negata alla nostra

comunità.



Un'opposizione credibile contro la destra di Azzollini, dentro o fuori del

Palazzo di Città, non potrà mai essere efficace se non si ha il coraggio di

denunciare il malaffare e l'illegalità diffusa che la vecchia

amministrazione e la nuova hanno promosso e continuano a promuovere.



L'associazionismo, i movimenti di base e quello che resta dei partiti, si

organizzino per dare una risposta netta al nuovo governo di città,

affermando con orgoglio di non sentirsi rappresentati da questo Sindaco e

dalla sua Giunta.



Ben venga l'autoconvocazione degli stati generali del centro sinistra, ma

che non siano convocati da Di Gioia che non potrà mai essere il suo futuro

leader, anzi farebbe bene a mettersi da parte, insieme ad altri,  se vuole

veramente bene alla coalizione.



Se dobbiamo fare tutti quanti un passo indietro assumendoci le

responsabilità del fallimento della coalizione di centro sinistra, faccia di

Gioia il primo passo e lo segua con umiltà Guglielmo Minervini e chi lo

rappresenta.



Matteo d'Ingeo

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