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Lui la fa e tu la pesti? Ora non più, ci pensa il sindaco Azzollini con l'aspirafeci comunale

Comune di Ancona Feci canine 15032009"La fa lui ma è tua! Ogni lasciata è pestata", questo è il titolo di un manifesto affisso nel comune di Mentana, nel Lazio, con cui l’amministrazione ha avviato una campagna di sensibilizzazione rivolta ai proprietari dei cani, un invito alla collaborazione per un gesto di civiltà come quello di raccogliere le deiezioni del proprio animale. In questo modo si cerca di responsabilizzare la gente a compiere una piccola azione che evita problemi a tutti.
Anche il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha conferito poteri straordinari agli operatori Amiu per multare i cittadini colti in flagranza mentre abbandonano le deiezioni dei propri cani per strada con multe variabili da 50 a 206 euro e una denuncia da codice penale.

Mentre il nostro sindacosenatorepresidente Azzollini è  decisamente controcorrente.
Invece di far rispettare le ordinanze esistenti e multare i trasgressori s’inventa una nuova iniziativa che sicuramente incentiva, molti cittadini possessori di cani, a sporcare ancora di più i nostri marciapiedi e strade peggiorando la situazione.
Azzollini, quest’anno, ha rinunciato ai suoi saluti augurali sul web per il nuovo anno e al bilancio di quello trascorso perché per due anni ha fatto lo stesso elenco di grandi opere mai realizzate e che mai si realizzeranno; però, per non deludere le aspettative di qualcuno, ha deciso di fare un regalo alla città e, anticipando la Befana,  donerà alla comunità un “aspirafeci canine” di cui avevamo tanto bisogno.

scooter 1
Con grande enfasi il suo ufficio stampa ha diramato il comunicato indicando l’ora e il luogo dove l’evento sarà consumato. Non si conosce ancora bene come sarà organizzata la “performance” e se lo stesso sindacosenatore azionerà l’aspirafeci per inaugurarla o porterà lui un cane che a comando lascerà i propri bisogni e un operatore dell’ASM li aspirerà.
Siamo certi che da domani in poi questo evento cambierà la storia di questa città, ma in peggio.
Quando i padroni sporcaccioni, che già rendono indecorosa la città lasciando sotto i nostri piedi montagne di deiezioni canine ogni anno, sapranno che il sindacosenatore vigilerà sulle feci dei loro cani, facendole aspirare dal personale ASM, diventeranno ancor più sporcaccioni.
Per pulire tutta la città ogni giorno, si dovrà investire tutto il bilancio dell’ASM per comprare i mezzi aspira-feci e pagare lo straordinario al personale?
Forse il sindacosenatore Azzollini non si è ancora reso conto che questa città è piena di feci canine e lui contribuirà ad impreziosirla.
Noi siamo contrari a questo tipo d’investimento, questa città ha solo bisogno di regole e di chi le fa rispettare. Se il personale della Polizia Municipale è insufficiente per far rispettare l’ordinanza, si diano poteri speciali agli operatori dell’ASM. Signor sindacosenatore, se proprio è a corto di personale ci sono sempre i suoi amici ecozoofili dellANPANA; visto che gli ha regalato nel 2010 più di 11.000,00 euro può affidargli questo incarico, ma questa volta gratuito, come si fa con dei veri e propri volontari.
In questo modo lei raggiungerà tre obiettivi, avrà la città più pulita, le casse comunali si riempiranno e avrà realizzato un progetto di volontariato puro di cui questa città ha bisogno proprio perché con il voto di scambio così diffuso si è perso il senso della cittadinanza attiva e responsabile. Sperando di non vedere, un giorno, entrando in città, dopo i cartelli “la città della pace” e “la città dei fossi” anche il cartello “la città di… feci canine”, le consigliamo di piantare nei giardini e per le strade dei cartelli simili a quelli che ha preparato il sindaco di Ancona su cui si legge: “Non è necessario sporcarsi le mani per raccogliere la cacca dei cani! Basta usare la paletta e riempire la sacchetta!”.

Presentato "Scoobiblu". Aspira le feci e (forse) le critiche

Aspira-feci, “un invito a sporcare”

 

 

Comune di Ancona Feci canine 15032009 copia

Sequestrate a Molfetta tredici tonnellate di «mozzarelle blu»

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di Enrica D’Acciò (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

MOLFETTA . – Dopo Turi, Molfetta. Più di 13 mila chili di mozzarelle «mutanti», quelle che diventano blu una volta aperta la confezione a causa del batterio Pseudomonas fluorescens, sono state sequestrate ieri dai carabinieri del Nucleo antisofisticazione di Bari in una piattaforma commerciale e centro di distribuzione nella zona industriale di Molfetta.

Le mozzarelle, prodotte nello stabilimento caseario tedesco finito sotto i riflettori degli ispettori sanitari europei, erano destinati a circa 60 punti vendita, per lo più discount, in Puglia, Molise e Abruzzo. A differenza di quanto accaduto a Turi, dove i latticini sono stati sequestrati in un supermercato al dettaglio della catena «Lidl», le mozzarelle molfettesi non sarebbero mai arrivate nei banchi frigo dei supermercati locali perché il centro di distribuzione di Molfetta aveva già richiamato le mozzarelle dal mercato, rispondendo con severità alle procedure di allerta europea e attivando le procedure di autocontrollo. Il sequestro effettuato dai militari sulla merce in deposito, pertanto, è di natura cautelativa.

Dalle confezioni ancora imballate sono stati prelevati alcuni campioni che nei prossimi giorni saranno esaminati dall’Istituto zooprofilattico di Putignano: i medici e i biologi eseguiranno sulle mozzarelle molfettesi le stesse indagini che in queste ore stanno eseguendo sui campioni dei 70 chili di mozzarelle «mutanti», sequestrate lunedì a Turi, alla ricerca del batterio pseudomonas, che a contatto con l’aria e in alcune condizioni di temperatura e di umidità colora le mozzarelle di blu e il siero che le contiene di verde. Cautamente ottimista il capitano dei carabinieri dei Nas di Bari, Antonio Citarella: «Ragionevolmente riteniamo che tutte le mozzarelle del lotto di produzione proveniente dalla Germania sono state ritirate dal mercato e pertanto non arriveranno mai nei nostri piatti. Più difficile sarà rintracciare le mozzarelle distribuite e vendute prima dell’allerta europea».

Ambulanti, parla un commerciante: «Situazione sempre più difficile»

Calano i guadagni, chiudono le saracinesche. E il 18 aprile è scaduto il piano del commercio comunale

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Li vedi spuntare agli incroci di periferia, con la loro mercanzia in vista. Meloni, patate. Frutta e verdura. Primizie.

Per il comune non sono abusivi, lo ha puntualizzato l’assessore al Commercio Anna Maria Brattoli nella sua relazione in consiglio comunale lo scorso 6 novembre: «Pagano regolarmente l’occupazione di suolo pubblico». Giusto, ma quale suolo? Talvolta sembra che la porzione di asfalto loro concessa si allarghi, ma «l’azione di controllo e repressione della polizia municipale è incessante». Nei dieci mesi del 2009 sono stati effettuati 401 controlli ed elevate in tutto 49 sanzioni; 20 i sequestri.

C’è chi ha presentato un esposto alle forze dell’ordine. Al Liberatorio attendono ancora risposta.

Il piano che disciplina il commercio sulle aree pubbliche è scaduto domenica 18 aprile. Gli uffici comunali non hanno provveduto a un suo aggiornamento prima di quella data perchè sarebbe potuto «essere oggetto di impugnativa da parte dei soggetti destinatari». Adesso quindi sarà possibile adottarne uno nuovo il cui iter, affermava l’assessore «sta procedendo con forte anticipo rispetto ai tempi di scadenza del precedente documento di programmazione».

Intanto le saracinesche di chi non è in strada cominciano a chiudere, come fa notare un rivenditore che preferisce restare anonimo, e il perché è comprensibile. Al nuovo piano lui non crede: «È sempre più difficile fare questo mestiere – ammette -. Gli ultimi anni hanno fatto registrare un crollo dei guadagni».

«Affrontiamo quotidianamente spese che per gli ambulanti non sono contemplate. Affitto dei locali, luce, acqua, guanti, oltre alla concessione di occupazione del suolo pubblico. Per legge i nostri locali devono essere dotati di un bagno con antibagno. Nel bagno poi ci dev’essere sempre sapone e carta assorbente. I controlli sono molto rigorosi».

Paese strano l’Italia, e ancor di più Molfetta, dove la normalità assume i caratteri della straordinarietà. Compreso il rispetto delle leggi.

Il commerciante intervistato rilascia regolare scontrino fiscale: «Sfido gli altri a dimostrare altrettanto». Ma chi sono questi altri? «Non mi faccia fare nomi, anche perché sono già conosciuti da tutti».

Perché un acquirente, sempre alla caccia dell’offerta, non dovrebbe acquistare la merce esposta in strada? Spesso è più conveniente. «Non è detto che costi meno, almeno non per tutti i prodotti. Ciò che fa la differenza sono le sue condizioni: per legge siamo obbligati al rispetto della normativa Haccp, un sistema di autocontrollo che previene problemi igienici e sanitari.

La nostra frutta e la nostra verdura è riposta nelle celle frigorifere. Quella degli ambulanti è in strada, coperta nelle ore serali da un telo. Con qualsiasi condizione atmosferica».

Si guarda con nostalgia ad alcune piazze. Chiuse in passato per motivi igienici o di ordine pubblico: «La nostra vocazione è quella. Da questo nuovo piano non mi aspetto granché. Un suggerimento comunque l’avrei: perché non si controllano anche gli agricoltori che vendono al dettaglio sull’uscio di casa? Siamo certi che quelli siano i prodotti dei loro orti?».

Vallo a spiegare ai molfettesi, che affollano gli ambulanti incuranti di queste critiche. In fondo in una città che sembra aver dato un prezzo a tutto, è l’applicazione del libero mercato.

 

Rifiuti, il sistema Cosentino

Dall’ordinanza di custodia cautelare il racconto degli interessi criminali ed economici dietro il ciclo dei rifiuti in Campania

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Cosentino

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Cosentino

Nicola Cosentino

di Redazione (www.liberainformazione.org/…)

Il Duemila riempie la Campania di spazzatura e di soldi, se  ne spendono a profusione, eppure nel 2008 nella sua relazione al Parlamento Bertolaso denuncia un buco di un miliardo e duecento milioni nelle casse di quello che era stato il commissariato di governo. Per otto anni la politica discute su come risolvere quella che diventa sempre più un’emergenza infinita. Le cronache di quei giorni raccontano un giro vorticoso di ordinanze e di stanziamenti, di proteste e di nuovi accordi. La battaglia delle ecoballe, il dibattito infinito sui siti da scegliere, riempiono le pagine dei giornali. Ma la guerra vera si sta combattendo altrove. Gli accordi decisivi non hanno nemmeno bisogno di una firma. Ora, dopo una via crucis lunga nove anni, l’ordinanza del Gip Raffaele Piccirillo racconta un fuori-scena da brivido. La voce narrante è quella del manager dei rifiuti, Gaetano Vassallo. I protagonisti sono i boss, i politici e i funzionari (corrotti) dello Stato. La procura di Napoli chiede l’arresto del sottosegretario all’economia, Nicola Cosentino, ma i leader e gli amministratori coinvolti sono molti di più. Per capire che cosa sia successo bisogna fare un passo indietro e tornare al 2000 quando l’allora commissario per l’emerg enza rifiuti, Antonio Bassolino, affida il ciclo di smaltimento della spazzatura a un consorzio di ditte formato da cinque imprese associate alla Impregilo (Impregilo International, Fibe, Fibe Campania, Fisia Impianti, Gestione Napoli).

Toccherà a loro il compito di realizzare due termovalorizzatori e sette impianti di combustibile da rifiuti, le cosiddette ecoballe. Ma appena terminati i cdr ci si accorge che producono solo spazzatura impacchettata. Intanto l’impregilo ha deciso di realizzare ad Acerra il termovalorizzatore: decisione contestata duramente dalla popolazione locale. Così mentre il piano Impregilo naufraga gli interessi intorno alla ”monnezza” continuano a crescere e gli spazi per l’imprenditoria locale (e per i boss) si allargano. Al gruppo di Romiti toccava provvedere allo smaltimento dei rifiuti (e anche questo capitolo è finito nel mirino dei magistrati con un’inchiesta dei Pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo), ai Comuni spettava la raccolta e il trasporto della spazzatura. Si formano i cosiddetti consorzi di bacino che assumono gli ex lsu, i dipendenti delle ditte che gestivano le discariche, e poi amici, parenti, conoscenti e portaborse di amministratori e politici vari. Si arriva a più di dodicimila persone. E poi ci sono gli accordi con le ditte esterne, molte vicine ai boss. Tanto che molte amministrazioni (da Crispano  a Casoria, da Pozzuoli a Castel Volturno) vengono scolte anche a causa di questi appalti giudicati disinvolti dalle  prefetture di Napoli e Caserta.
Come se non bastasse questo spreco infinito nel 2002 due consorzi di Napoli (il primo e il terzo) e uno di Caserta (il quarto) decidono di formare un super consorzio che chiamano Impregeco. Al vertice sistemano Giuseppe Valente (in quota Fi) che è anche presidente di Ce 4; il vice presidente è Michele Caiazzo e l’amministratore Giacomo Gerlini (entrambi in quota Ds). Che cosa siano Impregeco e il Ce 4 lo hanno poi spiegato ai magistrati il pentito Gaetano Vassallo e lo stesso Valente provocando quella valanga giudiziaria che rischia di travolgere il sottosegretario Nicola Cosentino. Ce 4, in verità, era già stata al centro di inchieste giudiziarie e di delitti. Il consorzio, infatti, era diventato la camera di compensazione tra gli interessi dei politici e quelli dei casalesi: è questa l’ipotesi dei magistrati che hanno indagato (tra gli altri anche Raffaele Cantone). I fratelli Michele e Sergio Orsi, secondo gli inquirenti, rappresentavano gli interessi di Francesco Bidognetti prima e di Francesco Schiavone poi. Con la loro Flora Ambiente attraverso una gara truccata “fecero fuori” la Ecocampania di Nicola Ferraro (altra impresa che secondo i magistrati era legata ai casalesi) e formarono una società mista con il Ce 4: la Eco 4 che riuscì a monopolizzare la raccolta e lo smistamento dei rifiuti in diciotto comuni.  Secondo Vassallo dietro la Eco 4 c’era l’onorevole Cosentino: «La società Eco4 era controllata dall’onorevole Cosentino e anche l’onorevole Mario Landolfi vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di cinquantamila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto in casa di quest’ultimo a Casal di Principe. «Ricordo che l’onorevole ebbe la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto», racconta.  E poi: «Cosentino si espresse, con riferimento proprio alla ECO4, dicendo “quella società song’ io”».
Ma i progetti del sottosegretario, è sempre l’ipotesi dei Pm che hanno indagato, erano più vasti. Sostiene Valente in un’interrogatorio riportato nell’ordinanza: «Nicola Cosentino voleva che “tutto quel che si faceva doveva passare attraverso di lui”». E lo strumento per riportare tutto l’affaire rifiuti nelle mani dei politici e degli imprenditori locali (e soprattutto dei boss) sarebbero state proprio Eco 4 e Impregeco. L’idea era quella di concentrare nei consorzi non solo la movimentazione, ma anche la stabilizzazione e la trito vagliatura dei rifiuti realizzando perfino un termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa alternativo a quello della Fibe. Il tutto in accordo con il commissariato all’emergenza rifiuti e soprattutto con il sub commissario Giulio Facchi. Un piano ambizioso che richiedeva un accordo trasversale. E infatti spiega Valente: «Nessuno si interessò al fatto che il nuovo ente era di natura politica trasversale, trattandosi peraltro di fatto indifferente, nella norma, per i politici».

Un piano che si scontra con le indagini della magistratura che nel 2007 investono Flora Ambiente. I fratelli Orsi vengono arrestati, cominciano a raccontare. Ma non sono pentiti, non hanno protezione. Il primo giugno Michele viene ucciso davanti al Roxy bar. E già dal primo aprile Gaetano Vassallo si è messo sotto la protezione dello Stato.

 DOCUMENTI:

Ordinanza arresto Nicola Cosentino

Spiagge sporche, scattano i controlli

La Guardia costiera denuncia 5 ambulanti. Riprendono i servizi di pulizia straordinaria.

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/06/17062009_frigo_al_gavetone.jpg ESTATE
IN NERO

Una delle
spiagge di
città a
Molfetta
invase
da rifiuti

 

 

 

 

 

di Lucrezia d’Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

Dal Gavetone alla Bussola, passando per la prima cala. Le spiagge libere della città sono sporche. Impossibile negarlo. Sulla battigia, ci sono rifiuti di ogni sorta, bottiglie di plastica, vassoi che, all’origine, contenevano patatine, contenitori vari, lattine, immondizia.
La situazione è insostenibile. In linea teorica è vietato allestire barbecue e, comunque, banchettare lungo le spiagge. Sta di fatto che a Molfetta accade nonostante esista un’ordinanza, emanata anni fa dall’allora sindaco Tommaso Minervini, e mai revocata. Resta da capire perché nessuno si preoccupi di farla rispettare.
D’altra parte è del tutto inutile oltre che semplicistico puntare l’indice solo contro gli operatori della nettezza urbana. Quei rifiuti non si materializzano da soli. Qualcuno, specie chi bivacca lungo le spiagge, anche e soprattutto al calar del sole, ha l’abitudine di lasciare lì i resti della cena, e non solo quelli.
«Prima di stendere l’asciugamano – protestano i bagnanti – dobbiamo stare attenti a non finire sull’osso di una bistecca, su una bottiglia di plastica, oppure su pezzi di vetro, perché c’è chi beve e poi si diverte a spaccare le bottiglie sugli scogli. In questi giorni il tempo non è bello e di rifiuti se ne vedono di meno rispetto al solito, ma quando fa caldo, la sera qui si riuniscono e mangiano in riva al mare. La mattina dopo è uno “spettacolo”. Ci sono anche gli accendini che hanno usato la sera per accendere i fuochi».
Per arginare il fenomeno, la scorsa settimana, gli uomini della Guardia costiera hanno individuato e denunciato cinque ambulanti che avevano messo in piedi, a due passi dalla battigia, attività di somministrazione bevande e alimenti, in maniera abusiva.
Ma i controlli non sono mai sufficienti. E poi c’è il problema dei rifiuti ingombranti, frigoriferi inclusi, che qualcuno continua ad abbandonare in riva al mare.
Nel frattempo l’Asm, l’azienda che si occupa della nettezza urbana della città, già da sabato partirà con la seconda fase dell’operazione «Tabula Rasa».
Si tratta questa di un’iniziativa che prevede interventi di pulizia straordinaria nel centro urbano: raccolta rifiuti indifferenziati; lavaggio dei cassonetti; raccolte differenziate; lavaggio dei contenitori; spazzamento meccanico; spazzamento manuale; rimozione dei rifiuti ingombranti; lavaggio delle strade; disinfezione e igienizzazione di punti critici; e anche la sostituzione di cassonetti che non funzionano più.


Nota del LIBERATORIO
: ringraziamo la gentile corrispondente della GdM Lucrezia D’Ambrosio per aver usato la nostra foto fornita, insieme ad altre, alla stampa locale, però volevamo informare i lettori che insieme alle foto c’erano dei comunicati stampa che altri organi d’informazione hanno pubblicato in cui il Liberatorio ha denunciato pubblicamente lo stato di abbandono delle nostre spiagge.

 

Acqua da un pozzo abusivo. Multate l’Outlet e Miragica

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di Lucrezia d’Ambrosio (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

«Fashion District» e «Miragica» a secco almeno fino a quando non si provvederà ad acquistare acqua con le autobotti.
La Guardia di Finanza ha diffidato la proprietà dall’utilizzo di un pozzo artesiano, del tutto abusivo, per il prelievo delle acque che la proprietà utilizzava per usi irrigui. Contestualmente ha elevato sanzioni amministrative per alcune decine di migliaia di euro (circa trentamila euro per ciascuna sanzione). Il pozzo è stato individuato dai finanzieri in seguito ad una denuncia presentata dal Wwf.
Tra i destinatari delle sanzioni ci sono i vertici di «Molfetta Outlet» e di «Miragica»: il parco tematico, secondo indiscrezioni, avrebbe cominciato a utilizzare l’acqua proveniente dal pozzo solo da qualche giorno, d’intesa con Fashion. Colpito da sanzioni anche il proprietario del fondo in cui si trova il pozzo (secondo fonti non ufficiali il terreno sarebbe stato di recente acquisito dal Consorzio Asi e si trova comunque al di là delle proprietà di Fashion e Miragica). Sanzionato pure il titolare dell’impresa che ha realizzato l’impianto di canalizzazione che trasportava l’acqua dal pozzo alle cisterne del parco commerciale e del parco tematico, attraverso un sistema di tubazioni e diramazioni, anche quello abusivo.
Ora è attesa una mossa da parte del sindaco, Antonio Azzollini: in qualità di responsabile comunale dell’igiene e della salute pubblica a livello comunale deve emanare un’ordinanza per la chiusura del pozzo. La Asl, nel corso della mattinata di ieri, ha comunque già provveduto ad effettuare campionature di acqua per accertarne la qualità. Entro oggi la Guardia di Finanza depositerà in Procura l’intera documentazione raccolta, comprese le fotografie del pozzo e dell’impianto. Resta da capire se il proprietario del fondo, che ospita il pozzo abusivo, fosse a conoscenza dei fatti e se fosse consapevole del fatto che qualcuno, dopo aver realizzato gli impianti necessari, estraesse dal sottosuolo acqua proprio utilizzando il pozzo nella sua proprietà. Quando i finanzieri sono arrivati sul posto era in corso un prelievo di acqua. L’intera operazione è stata filmata.

Il nostro mare? Una bomba ad orologeria

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L’allarme era già scattato in luglio, quando il Liberatorio Politico aveva chiesto informazioni a più riprese, senza ricevere alcuna risposta, al Sindaco di Molfetta sugli eventuali  monitoraggi fatti nelle acque interessate alla presenza delle bombe all’iprite.
Di fronte al silenzio delle istituzioni cittadine lo stesso Liberatorio il 25 agosto ha chiesto ufficialmente all’ A.R.P.A. Puglia  (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale) un monitoraggio delle acque marine comprese nello specchio d’acqua antistante Torre Gavetone per verificare eventuali presenze di sostanze tossiche riconducibili agli ordigni bellici a caricamento chimico presenti.
La richiesta scaturiva da una preoccupante segnalazione di un cittadino che aveva denunciato, nella giornata del 27 luglio scorso, degli strani sintomi di bruciore, non consueto, che la propria moglie aveva avvertito a livello del proprio apparato genitale dopo aver trascorso una giornata al mare in località Torre Gavetone.
Nelle ore successive all’evento traumatico, le manifestazioni erano diventate più dolorose e durante un consulto medico era stata riscontrata l’infiammazione vaginale esterna ed interna con gravi lesioni dell’epitelio della mucosa.
La lesione ha richiesto un intervento chirurgico con il laser mentre lo stato infiammatorio, che nei giorni successivi si è ulteriormente accresciuto, è stato affrontato attraverso terapie diverse con l’uso successivo di differenti prodotti antinfiammatori senza inizialmente riuscire ad incidere né sul dolore né sullo stato infiammato dei tessuti.
Il ginecologo ha subito scartato l’ipotesi di un agente microbico come origine di tali problematiche, ed ha ipotizzato l’origine delle lesioni da un contatto con sostanza fortemente urticante la cui origine non è stato in grado di stabilire. Si è trattato comunque di qualcosa che può essere entrata in contatto con il costume da bagno e di lì essere stata assorbita dalla cute.
E’ importante rilevare che anche un’altra donna, anche lei presente sulla stessa spiaggia il 27 luglio, ha manifestato, dopo 24 ore, la stessa identica sintomatologia (infiammazione esterna e, parzialmente, interna, lesione interna, dolori), in una forma però molto più lieve.
 
Questi i casi di cui si ha conoscenza, ma non si può escludere che ce ne siano stati altri non segnalati o non ricondotti alla permanenza in mare, senza parlare delle numerose centinaia di casi di bagnati che questa estate hanno accusato malesseri vari riconducibili all’alga tossica.

Invece sono note le segnalazioni e denunce che in queste ultime settimane alcuni pescatori molfettesi hanno presentato non solo al Sindaco e alla Capitaneria di Porto, ma anche alla stessa A.R.P.A. che ha effettuato nei giorni scorsi prelievi di campioni di acqua lungo la costa molfettese.
Le mani di Vitantonio Tedesco, presidente della Cooperativa “Piccola Pesca”, parlano da sole.
Mani gonfie, vescicate e spazi interdigitali screpolati. Lui e gli altri compagni della cooperativa sono stanchi di negare l’esistenza di qualcosa di misterioso che li attacca ogni volta che salpano le loro reti. I loro occhi lacrimano, tossiscono e, a volte, manca il respiro.

“E’ da parecchi anni – dice Vitantonio – che questa storia va avanti, ma non volevamo parlarne perché avevamo paura che ci impedissero di continuare a pescare; ma ora la situazione peggiora giorno dopo giorno, e forse pensiamo anche alla nostra salute. Non è stato facile – aggiunge – prendere la decisione di denunciare la presenza di questa sostanza che sembra “coca-cola”; sappiamo bene che molti nostri colleghi non approvano questa nostra decisione, ma noi siamo determinati e non torniamo più indietro. Vogliamo conoscere la verità, vogliamo sapere che cos’è quella sostanza scura maleodorante che viene su insieme alle nostre reti e che ci costringe ad imbottirci di antibiotici. E poi, anche i pesci cominciano a cambiare, spesso peschiamo pesci malati, con strane chiazze sulla pancia ”.

Forse quest’ultima considerazione potrebbe essere correlata ad un dossier dell'Istituto per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare (I.C.R.A.M.), che rappresenta il risultato di due anni ('98-99) di indagini in mare e di campionamento e analisi delle acque e dei pesci, in un tratto di mare esteso per 10 miglia nautiche e che si trova a 35 miglia al largo di Molfetta Questa bomba ecologica è il frutto dello smaltimento di armamenti obsoleti a caricamento chimico avvenuta nell’immediato dopoguerra. Una situazione nota alle autorità politiche e militari, ma sempre sottaciuta per ovvi motivi.
Il rapporto finale del coordinatore delle indagini, il biologo Ezio Amato, riportato in numerosi servizi giornalistici de “l’Espresso” e della rivista scientifica “Galileo”, parla in maniera inequivocabile.
In quei fondali c'è una vera santabarbara: bombe a mano, da aereo, da mortaio, mine, quasi tutte a "caricamento speciale". In alcuni casi l'aggressivo chimico è conservato in bidoni anch'essi adagiati sui fondali, e che, a causa della corrosione, continuano a rilasciare sostanze letali,  Vescicanti (iprite e lewisite); asfissianti (fosgene e difosgene); irritanti (adamsite); tossici della funzione cellulare (ossido di carbonio e acido cianidrico).
A seconda dei casi, queste sostanze provocano la distruzione delle cellule umane, attaccando occhi, pelle e apparato respiratorio; alterano la trasmissione degli stimoli nervosi.
Negli organismi che ne entrano in contatto, siano esse allo stato liquido o gassoso, le sostanze provocano bruciore, edema, congiuntiviti, congestioni in naso, gola, trachea e bronchi, danni polmonari cronici e asfissia. E non basta: scientificamente provate sono anche le alterazioni genetiche.
Quando non c'è un danno immediato agli occhi, è il sistema respiratorio ad accusare i sintomi più evidenti dell'intossicazione: "Dolore toracico, tosse, ipofonia e faringodinia", scrive in un altro suo studio il dott. Giorgio Assennato. Esposizioni gravi producono la morte per insufficienza respiratoria e polmonite. E, soprattutto, tumori.
Quanto ai danni provocati nell'ambiente marino, lo studio dell'Icram è chiaro. I campioni prelevati dai ricercatori, acqua, sedimenti e pesci, sono stati sottoposti a quattro diverse metodologie d'analisi che indicano la sussistenza di danni e rischi per gli ecosistemi marini determinati da inquinanti persistenti rilasciati dai residuati corrosi. In particolare, grazie ai confronti con esemplari della stessa specie prelevati nel Tirreno meridionale, le analisi hanno rivelato nei pesci dell'Adriatico "tracce significative di arsenico e derivati dell'iprite". Particolarmente rilevanti "le alterazioni a carico di milza e fegato". Per quanto riguarda la milza è stato osservato un "aumento di volume, consistenza diminuita e presenza di noduli". Altre alterazioni a carattere più sporadico sono state riscontrate a carico delle branchie con presenza di emorragie. È stata anche riscontrata la presenza di parassiti in branchie, cavità addominale e tessuto cutaneo. Cosa significa tutto questo in linguaggio meno tecnico?  "Che i pesci dell'Adriatico", spiega Ezio Amato, "sono particolarmente soggetti all'insorgenza di tumori; subiscono danni all'apparato riproduttivo; sono esposti a vere e proprie mutazioni genetiche che portano a generare esemplari mostruosi".
Non essendoci limitazioni alle attività di pesca, questi pesci continuano a finire sulle tavole dei consumatori. Con quali conseguenze per la nostra salute?
E non basta. Si aggiunga a questo la presenza di un certo numero di bombe sganciate da aerei durante la crisi del Kosovo, per le quali recenti notizie lasciano temere che possa sussistere la presenza di uranio impoverito. Quindi è indispensabile mettere in atto ogni possibile misura per verificare se i prodotti ittici sbarcati nei porti adriatici presentino anomalie, sia per la radioattività superiore alla norma, sia per la presenza di sostanze chimiche tossiche.

Liberatorio Politico
Matteo d'Ingeo

Appuntamento il 2 Ottobre con Stefano Montanari

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Il Forum Ambientalista Puglia, Legambiente Andria e WWF Andria in collaborazione con i Grilli Andriesi presentano il Dott. Stefano MONTANARI in conferenza ad Andria. Il 2 Ottobre alle ore 18 presso la Scuola "Oberdan" in viale Roma ad Andria:


Inquinamento,
Nanoparticelle e Rischi
per la Salute

Qual è l’origine delle Micropolveri?
Come agiscono quando vengono assorbite dal nostro corpo? Quali patologie apparentemente estranee a questo fenomeno possono finalmente trovare una spiegazione? Quali potenti lobby economiche e politiche hanno interesse a mantenere lo status quo e che ruolo gioca in tutto questo il business dei rifiuti?

Frammenti di un filtro chirurgico comunemente installato nella vena cava dei malati di tromboembolia polmonare, vengono estratti dal corpo di un paziente dopo un’accidentale rottura dello strumento. Un’analisi accurata di quei frammenti rivela la presenza di materiali che non appartengono né al filtro né all’organismo umano.

L’indifferenza della comunità accademica di fronte a questa scoperta si trasforma in disagio e talvolta in vero e proprio boicottaggio quando gli studi condotti dall’autore continuano a confermare un preoccupante risultato: il nostro corpo assorbe, dall’aria che respiriamo così come dai cibi che ingeriamo, diverse tipologie di elementi, minuscole polveri che, riconosciute come estranee dal corpo, provocano reazioni infiammatorie importanti, talvolta origine di gravi patologie.

Nasce da queste prime indagini un ostinato percorso di ricerca per dare finalmente risposta a un quesito scientifico fino a oggi pericolosamente ignorato o osteggiato.

A partire dall’ultimo libro di Stefano Montanari, un confronto sulle distorsioni della nostra società e su un modello di sviluppo che non si fa scrupolo di creare sempre più veleni che inquinano e avvelenano, nell’indifferenza o – peggio – nella complicità.

Il cdr de L’Espresso: perquisizioni Gdf 
atto intimidatorio per lavoro giornalisti

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/09/cosi_ho_avvelenato_napoli_fotogalleria.jpgLa redazione de “L’Espresso” esprime grande preoccupazione per l’intervento della Guardia di Finanza, che dalle prime ore di oggi (12 settembre) sta procedendo a perquisizioni nelle stanze del giornale e nelle abitazioni dei colleghi autori dell’inchiesta di copertina sullo scandalo dei rifiuti di Napoli.

Ancora una volta l’esercizio del diritto di cronaca è oggetto di atti intimidatori che respingiamo fermamente. Gravi e offensivi per il lavoro dei nostri giornalisti appaiono per di più i modi con cui le perquisizioni si stanno svolgendo (ben diciotto agenti impegnati).

Non possiamo fare a meno di notare che un simile spiegamento di forze avviene in seguito ai riferimenti contenuti nell’inchiesta de “L’Espresso” sul presunto ruolo nello scandalo dei rifiuti di un sottosegretario del governo.


Il comunicato 
della direzione de L’Espresso

La direzione dell’Espresso esprime la piena e totale solidarietà ai colleghi Gianluca Di Feo e Emiliano Fittipladi, autori dell’inchiesta pubblicata sul numero in edicola da oggi, “Così ho avvelenato Napoli”, su 20 anni di traffici in Campania di rifiuti tossicii che vede coinvolti politici e amministratori locali, tra i quali il sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino.

La direzione dell’Espresso vuole assicurare i lettori che il settimanale continuerà nel proprio impegno ad informarli ed esprime forte preoccupazione per la gravità dei reati contestati ai giornalisti tali da configurare una minaccia alla libertà di stampa e una violazione palese della recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo, che sancisce la tutela del diritto di cronaca e di critica.

La direzione dell’Espresso

Ma il nostro mare è balneabile?

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/07/disastro_bari.jpg

In attesa che il Sindaco Azzollini risponda alle precise richieste avanzate dal Liberatorio, il 25 luglio 2008, in materia di salvaguardia della salute dei cittadini e in merito alla balneabilità del nostro mare, siamo costretti a segnalare all’opinione pubblica una grave dimenticanza da parte della pubblica amministrazione e del primo cittadino.

Quest’anno il Comune di Molfetta, nell’ambito delle proprie competenze, non ha emesso ed affisso pubblicamente alcuna ordinanza che informi i cittadini sui divieti di balneazione e di prelievo di acqua di mare in determinati tratti di litorale.

Se si considera che quotidianamente alcuni operatori di prodotti ittici usano l’acqua prelevata dal porto per lavare il loro pescato che commercializzano, la dimenticanza del Sindaco ci sembra ancor più grave.

L’ultima ordinanza del Sindaco del Comune di Molfetta n. 24283 risale all’8.05.2007 e in base a quest’ultima la Capitaneria di Porto di Molfetta ha emesso una propria ordinanza n. 11/2008 del 24 aprile 2008 con cui si ordina il “divieto di pesca” in alcuni tratti di mare.
Quindi la salute dei cittadini per il nostro Sindaco non ha molto valore. Eppure la Direttiva 2006/7/CE, il Dlgs n. 94 dell’11luglio 2007 e il Dlgs n. 116 del  30 maggio 2008,  esplicita in maniera inequivocabile le competenza dei Comuni in materia di informazione dei cittadini sullo stato di salute del loro mare.

Pertanto chiediamo e sollecitiamo l’informazione dovuta sulla balneabilità del nostro litorale e tutte le informazioni necessarie anche sulle ricadute che la presenza di “bombe all’iprite” potrebbe avere, o che ha avuto fino ad oggi, sulla salute dei cittadini e del pesce che viene commercializzato e pescato nelle acque interessate dalla presenza degli ordigni.

RASSEGNA STAMPA
Hanno riportato questo post le seguenti testate giornalistiche on-line:

http://www.molfettalive.it/…

http://www.ilfatto.net/…

http://www.ilbiancorossonews.it/…

http://www.laltramolfetta.it/…

http://www.barisera.it/…