Archivi categoria: indulto

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

Emergenza sicurezza: bastano le pistole ai vigili?

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/11/stor_13572819_13560.jpg

di Matteo d’Ingeo – l’altraMolfetta novembre 2009.



“È il discorso sul malessere della città. Un malessere che, in modo spesso maldestro, vogliamo rimuovere dalla nostra coscienza e del quale facciamo fatica a prendere atto, forse perché troppo fieri del prestigio del nostro passato. Un malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa, sugli scarti umani relegati nelle periferie, sui frammenti di una sottocultura della prepotenza non sempre disorganica all’apparato ufficiale.

È il discorso sulla rete sommersa della piccola criminalità che germina all’ombra di un perbenismo di facciata. Sulle connivenze col mondo della droga che ormai non risparmia nessun gonfalone. Sui rigagnoli sporchi che inquinano le falde sane di una economia costruita dalla proverbiale laboriosità dei nostri antenati, i quali hanno onorato Molfetta in tutti gli angoli del mondo…”
 
… “È il discorso sulla ineluttabilità di certi gesti, che sono l’epilogo naturale di una temperie di disagio. Come un fiammifero, acceso sulla caldaia di una miscela esplosiva. Sì, questa è la vera tragedia: che chi ha sparato non è un mostro. Oh, come vorremmo che fosse un mostro, per poter scaricare unicamente sul parossismo della sua barbarie le responsabilità di questo assassinio! Ma chi ha sparato non è un mostro, e neppure un pazzo e forse neppure un criminale nel senso classico del termine. Non è un mostro. E’ un nostro! » un nostro concittadino, che, come ultima miccia, ha dato fuoco alle polveri di cui, almeno un granello, ce lo portiamo tutti nell’anima…
(Omelia per Gianni Carnicella – 9 luglio 1992 – don Tonino Bello)”.
 
Ancora una volta le parole di don Tonino tornano ad essere attuali, e i “nostri”, questa volta, sono due diciottenni. Non hanno sparato con fucili a canne mozze ma hanno spezzato la vita di Giulia Samarelli, una delle nostre tante donne d’altri tempi, vissuta in discreta solitudine, che ha costruito il proprio futuro, giorno dopo giorno, nella consapevolezza di dover gestire la propria dignitosa e laboriosa esistenza senza certezze.
Dall’altra parte due “bulli”, si direbbe. Michele de Bari, figlio del più noto Gino, come altri suoi cugini e zii, arcinoto alla cittadinanza e alle forze dell’ordine.
Pietro Gadaleta, al momento dell’arresto, sembra che abbia dichiarato laconicamente “che era la prima volta” che partecipava ad uno scippo. Rivedendo la padronanza e la freddezza dei suoi gesti nel video, diffuso dai Carabinieri, non si direbbe.
Abbiamo elementi abbastanza concreti per pensare che Gadaleta fosse un “piccolo dottor Jekyll e mister Hyde”.
Dalle foto segnaletiche apparse sui giornali, nonostante il rinnovato look nel taglio di capelli, è stato riconosciuto da alcuni cittadini come quel bravo ragazzo che operava come volontario nell’associazione “MISERICORDIE”, svolgendo assistenza agli anziani bisognosi di cure.
In città, purtroppo, di Michele e Pietro ne girano tanti, dal Borgo Antico a Piazza Paradiso, da via Immacolata ai quartieri periferici e girano in due su motorini senza casco, senza targa e, all’occorrenza, contro marcia.
Paradossalmente questa situazione, a Molfetta, non è straordinaria, non è avvenuta per caso in via Immacolata ma è una storia di ordinaria illegalità quotidiana, in una città dove le regole della civile convivenza vengono infrante senza che nessuno ne rivendichi il rispetto.
In questi giorni il SindacoSenatorePresidente Antonio Azzollini oltre a ripetere lo slogan, ormai usurato e smentito da tutte le finanziarie del suo stesso governo, della solita richiesta dell’aumento dell’organico per la caserma dei Carabinieri, si è inventato una straordinaria novità.
In una conferenza cittadina ha dichiarato che i problemi di ordine pubblico a Molfetta si risolvono con l’armamento degli agenti di polizia municipale.
 
Se il sindaco vuol dire che l’abusivismo e l’occupazione di suolo pubblico, le auto in doppia fila, le infrazioni al codice della strada, le auto incendiate, gli scippi, l’uso dei falsi pass per disabili, ecc, ecc, si combattono con l’armamento  della polizia municipale, allora consigliamo a lui e alla sua maggioranza (sperando che non ci sia anche qualche consigliere di minoranza) di farsi un serio esame di coscienza e poi di dichiararsi non all’altezza del compito.
 
Anzi per volere del primo cittadino la nostra città è diventata una “zona franca”.
 
Sarebbe interessante conoscere dalla viva voce del Sindaco o dalla taciturna assessora alla sicurezza, quali siano i meccanismi sociali, professionali, tecnici, pedagogici o politici che vedrebbero nell’armamento dei vigili urbani la soluzione dei problemi di ordine pubblico della nostra città.
 
Si potrebbe, forse, immaginare questa situazione; il vigile urbano, pardon, l’agente di Polizia Municipale che fino ad oggi non si è mai azzardato a presentarsi, in via Giovinazzo, all’ambulante che in violazione del codice della strada occupa marciapiede e scivolo per portatori di handicap, domani si presenterà con la pistola semiautomatica calibro 7.65 nella fondina, ben in vista, e per miracolo l’ambulante libererà il marciapiede e chiederà scusa per aver occupato abusivamente per ben due anni un bene comune arrecando danno e disagio alla comunità.
 
Ai miracoli non ci crediamo più già da molto tempo e forse il Sindaco dimentica che quando era un “soldato semplice” ha discusso e licenziato da consigliere comunale nell’autunno del 1995 un ”Regolamento di Polizia Municipale” che, probabilmente,  non è stato mai interpretato ed attuato pienamente.
 
Oggi si vuol portare in Consiglio Comunale il vecchio regolamento con l’arricchimento di nuovi articoli che riguardano l’armamento volontario dei nuovi agenti di polizia municipale.
 
Speriamo che il buon senso prevalga su questa irragionevole scelta.
 
Basterebbe che quotidianamente gli agenti di Polizia Municipale attuassero alla lettera il regolamento già esistente senza sconti e favori a chicchessia, e l’arroganza dei soliti noti sicuramente si perderebbe in una città in cui serve solo un po’ di normalità senza rigurgiti di autorità e autoritarismi; purtroppo non è da tutti, ma abbiamo un gran bisogno di “autorevolezza”, non solo nella politica ma anche nella Polizia Municipale.

Vite spezzate

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/10/michele20de20bari-pietro20gadaleta.jpg

Quando si parla di “vite spezzate” si pensa subito a giovani vite stroncate da improvvise tragedie, ed anche la vita della signora Giulia Samarelli, pur novantenne, è stata spezzata da un destino e da una tragedia improvvisa.
Così come ci lascia impotenti la morte di giovani incolpevoli stroncati da incidenti stradali o da malattie incurabili, ci rattrista ancor più pensare alla morte di una donna, una delle nostre tante donne, vissuta in discreta solitudine, abbandonata dal proprio compagno e ancora speranzosa di ritrovarlo; una di quelle donne d’altri tempi che ha costruito il proprio futuro, giorno dopo giorno, nella consapevolezza di dover gestire la propria vita dignitosa senza certezze.

Dall’altra parte due “bulli”, si direbbe. Michele de Bari, figlio del più noto Gino, come altri suoi cugini e zii, arcinoto alla cittadinanza e alle forze dell’ordine.

Pietro Gadaleta, al momento dell’arresto, sembra che abbia dichiarato laconicamente “che era la prima volta” che partecipava ad uno scippo. Rivedendo la padronanza e la freddezza dei suoi gesti nel video, diffuso dai Carabinieri, non si direbbe.

Abbiamo elementi abbastanza concreti per pensare che Gadaleta fosse un “piccolo dottor Jekyll e mister Hyde”.

Dalle foto segnaletiche apparse sui giornali, nonostante il rinnovato look nel taglio di capelli è stato riconosciuto come un bravo ragazzo che operava come volontario in una nota associazione di volontariato cittadino, svolgendo assistenza agli anziani bisognosi di cure.

Anche in questo caso, come accadde per l’assassinio del sindaco Gianni Carnicella, le parole del compianto don Tonino Bello sembrano fotografare bene la realtà.

“È il discorso sul malessere della città. Un malessere che, in modo spesso maldestro, vogliamo rimuovere dalla nostra coscienza e del quale facciamo fatica a prendere atto, forse perché troppo fieri del prestigio del nostro passato. Un malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa, sugli scarti umani relegati nelle periferie, sui frammenti di una sottocultura della prepotenza non sempre disorganica all’apparato ufficiale.

È il discorso sulla rete sommersa della piccola criminalità che germina all’ombra di un perbenismo di facciata. Sulle connivenze col mondo della droga che ormai non risparmia nessun gonfalone. Sui rigagnoli sporchi che inquinano le falde sane di una economia costruita dalla proverbiale laboriosità dei nostri antenati, i quali hanno onorato Molfetta in tutti gli angoli del mondo…”.

Oh, come vorremmo che fossero dei mostri, per poter scaricare unicamente su di loro le responsabilità di questa tragedia! Ma chi ha agito, forse non è neppure un pazzo o un criminale nel senso classico del termine. Questi ragazzi non sono dei “mostri”, purtroppo sono dei “nostri”!

Di Michele e Pietro in città ne girano tanti, dal Borgo Antico a Piazza Paradiso, da via Immacolata ai quartieri periferici, in due senza casco su motorino senza targa e, all’occorrenza, contro senso.

Questa situazione a Molfetta non è straordinaria, non è avvenuta per caso in via Immacolata, ma è una storia di ordinaria illegalità quotidiana dove le regole vengono infrante senza che nessuno ne rivendichi il rispetto.

Per volere del suo primo cittadino la nostra città è diventata una “zona franca”.

Gli agenti di polizia municipale, in via Immacolata, li vedrete solo oggi durante la celebrazione dei funerali di Giulia, ma durante l’anno si guardano bene dal gironzolare per i quartieri caldi della città, perché gli ordini di servizio giornalieri devono coprire prioritariamente il salotto buono della città dove per fortuna, almeno in apparenza, si delinque meno. Forse gira, ogni tanto, la pattuglia in auto, ma non serve.

Poi ci sono i giovani “permeati da principi eticamente più leali”, fedeli servitori del SindacoSenatorePresidente, che hanno elogiato in un comunicato stampa, “il servizio di sicurezza-sorveglianza della nostra città, che ha portato alla rapida cattura dei due malviventi”.

Ci dispiace deluderli ma le riprese che hanno incastrato i due scippatori, provengono dalla telecamera privata di un tabaccaio e non da quella pagata fior di milioni situata sulla facciata della chiesa Immacolata.

Quella in piazza Immacolata è una delle tante telecamere che da anni sono montate in città, e non attive, che il sindaco Azzollini in ogni campagna elettorale e in ogni comizio pubblico rifinanzia e promette di far funzionare; ci rimane solo la speranza per le prossime elezioni regionali.

In questi giorni il primo cittadino oltre a ripetere lo slogan, ormai usurato e smentito da tutte le finanziarie governative, della solita richiesta dell’aumento dell’organico per la caserma dei Carabinieri, si è inventato una straordinaria novità.

In una conferenza pubblica ha dichiarato che i problemi di ordine pubblico a Molfetta si risolvono con l’armamento degli stessi agenti di polizia municipale.

Se il sindaco vuol dire che l’abusivismo e l’occupazione di suolo pubblico, le auto in doppia fila, le infrazioni al codice della strada, le auto incendiate, gli scippi, l’uso dei falsi pass per disabili, ecc, ecc, si combattono con l’armamento  della polizia municipale, allora consigliamo a lui e alla sua maggioranza (sperando che non ci sia anche qualche consigliere di minoranza) di farsi un serio esame di coscienza e poi di dichiararsi non all’altezza del compito.

Da oltre dieci anni esiste un buon regolamento di polizia municipale che non è stato mai interpretato ed attuato pienamente.

Basterebbe che quotidianamente gli agenti di Polizia Municipale attuassero alla lettera il regolamento senza sconti e favori a chicchessia; altro che armi.

Alla nostra comunità serve solo un po’ di normalità senza rigurgiti di autorità e autoritarismi; purtroppo non è da tutti, ma abbiamo un gran bisogno di autorevolezza, non solo nella politica ma anche nella Polizia Municipale.
 

Primavera molfettese del '94. Perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Terramia, gruppo di discussione sulla politica molfettese, propone un incontro pubblico per riflettere sul ’94 molfettese.

 

 

Nel rumore di fondo della quotidianità molfettese annaspano le voci delle coscienze critiche. Manca la voglia di trasformare l’esistente e nel rumore di fondo permangono, addormentate e paghe del lauto pasto, le anime ribelli. All’orizzonte c’è solo il nostro ombelico. 

L’indifferenza per le bombe all’iprite che incombono, per i giovani disoccupati che si disperano, per i lavoratori prigionieri del mercato, per le consorterie arroganti dei delinquenti e dei ladri di galline che pervadono le strade è il segnale che la comunità e le cose comuni non son più degne di essere amate e curate perché rese agonizzanti da una politica malata o di protagonismo o di clientelismo e vuota di aneliti e di aspirazioni.

La medicina migliore è prendersela con gli altri, con chi è più vicino, con chi è più attivo. Ma la rabbia per il colpevole vicino cura la febbre e non la malattia. I ricordi sono in agguato per i vecchi e ai giovani rode la storia di questa città che ha visto ben altre stagioni, ben altre emozioni, ben altre speranze.

Sembra che a nessuno interessi ripensare al ’94, l´anno in cui a Molfetta si diede avvio a una frizzante stagione politica, si ribaltarono le previsioni elettorali e il governo della città cadde nella mani di una forza nuova che emerse inaspettatamente dalla città. Sembra che quel frangente di eccezionale mobilitazione civile e politica non abbia lasciato alcuna traccia. Ma di questo nessuno parla più. È davvero così? Può essere così? Davvero non ci sono più molfettesi che pensano e agiscono in forza della loro appartenenza ad una comunità di cittadini?

Abbiamo deciso di rompere gli indugi. La riflessione sul ’94 molfettese non può essere ulteriormente rimandata in attesa di tempi migliori.

Il 3 ottobre alle 18 presso la sala stampa del comune
di Molfetta è indetto un incontro pubblico per discutere di quella stagione, con unanime spirito di correità, senza reti e senza format.

Tutte e tutti sono invitati a portare il proprio contributo e a rispondere alla domanda: perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Lascia o raddoppia

 https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/06/29062009_scomparsa_dei_frigoriferi_gavetone.jpg https://i0.wp.com/www.liberatorio.it/IMG/29062009_Zoom_frigorifero_Prima_Cala.jpg https://i0.wp.com/www.liberatorio.it/IMG/29062009_Stazione_refrigerante_Prima_Cala_CUT.jpg https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2011/07/dsc02638.jpg11092008_Attenzione_DIVIETO_DI_CAMPEGGIO.jpg

I rifiuti ingombranti del Gavetone (di cui ci siamo già occupati a partire dal 17 giugno scorso), quelli che il presidente ASM forse chiamerebbe “frigoriferi ben allineati con funzioni sociali”, sono stati spostati. Mani ignote, non certo quelle degli operatori dell’ASM, hanno liberato quella spiaggia dai frigoriferi e li hanno trasferiti alla prima cala.
Così un’altra “postazione refrigerante” è nata all’ombra delle tamerici e di una tenda da sole, dove uomini stanchi e indultati dal signore, così accampati, riposano tra una birra e l’altra. Ma loro hanno uno scopo sociale: dare sollievo ai bagnanti vendendo un po’ di tutto anche se non riusciamo a immaginare con quale tipo di licenza.
Comunque segnaliamo ancora una volta al presidente Nappi questa nuova materializzazione sperando che nel frattempo abbia avuto il tempo di consultare il manuale del bravo operatore ecologico.

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2011/07/dsc02638.jpg28062009_Frutta_La_Cerasella_raddoppia.jpg  https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2011/07/dsc02638.jpg28062009_Frutta_angolo_vico_XII_MadMartiri.jpg

Abbiamo un paio di aggiornamenti peggiorativi nell’ambito dei venditori "ambulanti a posto fisso". La postazione de “la Cerasella”, quella nei pressi del parco di Ponente, raddoppia.
Nel marciapiede opposto, a pochi metri di distanza, raddoppia anche un’altra postazione. E con essa l’indecenza.

L’ASM e la resa dei conti

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/05/monnezza.jpgL'immagine “https://i2.wp.com/www.asmmolfetta.it/image/manifestocittapulita1.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

In questi giorni, oltre le  promesse da marinaio del Presidente Nappi fatte ad alcni impiegati a tempo determinato, baciati dall’indulto, abbiamo letto anche di gravi episodi che hanno riguardato il dipendente ASM, Giuseppe Brunetti, sospeso dal servizio per cinque giorni poichè sorpreso nel turno di lavoro a sorseggiare un caffè in compagnia di un collega.
Non sarebbe una notizia eclatante, visto che questo tipo di “pausa lavoro” è di routine, se il Brunetti non fosse stato punito da solo.
Infatti ci chiediamo perché il suo collega di pausa caffè, a suo dire,  non è stato raggiunto da alcuna sospensione?
Si tratta di un caso isolato di mobbing all’interno dell’Azienda? O forse l’episodio attiene all’aggressione che lo stesso Brunetti ha denunciato di aver subito da parte di quattro persone, tra cui congiunti di un altro dipendente dell’ASM suo superiore, per motivi dettati da presunte ritorsioni post elettorali? Crediamo molto nella seconda ipotesi.
Brunetti dichiara infatti di aver sostenuto, nelle ultime consultazioni elettorali, un candidato non gradito ad alcuni dipendenti molto in vista dell’ASM che con l’aggressione di ieri avrebbero cercato di regolare i conti.
La denuncia del dipendente non lascia spazio a molti dubbi e sarà facile stringere il cerchio sugli autori della intimidazione e pestaggio.
Il Presidente dell’ASM era candidato, poi c’era un dipendente-caporale che, con l’auto dell’azienda, faceva spesso visita ad un comitato elettorale del candidato più amato dei molfettesi e c’era il figlio dello stesso dipendente che presidiava il supermarket del voto che promuoveva lo stesso amato candidato.

Se qualcuno vuole contribuire a costruire la mappa dei procacciatori di voti all’interno dell’ASM per quello o quell’altro candidato intervenga in questo blog in modo da dare una mano alle forze dell’ordine che indagano.
Questo servirebbe a fare pulizia nell’ASM visto che non la fanno in città, la facciamo noi in casa loro.

Il Sindaco Azzollini comincia a pagare i debiti elettorali

L'immagine “https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/05/17dic07010.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

asmletteradetenutiNon si capisce bene se è una lettera che promette un contratto di lavoro a tempo determinato, oppure è l’altra faccia del voto di scambio.
Certo è che il Sindaco Senatore  appena insediato è stato chiamato subito a rispondere a qualcuno che già ha battuto cassa.

"Nessuna promessa” – da parte del Sindaco. Solo l’impegno nel verificare la possibilità di trovare dei fondi per avviare un nuovo progetto che possa riguardare opere di pulizia straordinaria della città e del litorale.

E’ strano che gli indultati che rivendicano ciò che è stato loro promesso non si siano rivolti direttamente al Presidente dell’ASM.
I nomi di alcuni di loro sono facilmente rintracciabili nella sentenza d’appello del processo “RESET”,  ecco alcuni stralci:

Il Di Nunno Cesare risulta aver operato solo occasionalmente nell’ambito del gruppo Fiore e senza una precisa definizione del suo ruolo (questa almeno è la prova raggiunta a suo carico per i fatti contestati in epigrafe), per cui può comminarsi la pena di anni 5, mesi 5 di reclusione e lire 35 milioni di multa (pena base: anni 8 e lire 50 milioni, ridotta ad anni 5, mesi 4 e lire 34 milioni ex art. 62 bis c.p., più un mese e un milione per la continuazione).

Petroni Michele è stato il più valido e costante collaboratore nello spaccio di Andriani Mauro, ma il tentativo di recupero da tale imputato avviato nel corso del processo con il ricovero in Comunità terapeutica consiglia di contenere la pena in misura non superiore a quella degli altri soggetti qui in esame (pena base: anni 10, ridotta ad anni 8 ex art. 62 bis c.p., più anni due per la continuazione).

La pena finale di anni 10 di reclusione si ritiene equa anche per Bernardi Francesco, che ha rivestito il ruolo, oltre che di spacciatore, di persone di fiducia del gruppo Manganelli – Lasecchia nei primi tempi in cui i capi erano sottoposti a custodia cautelare nell’ambito dell’operazione Primavera.
Tuttavia il Bernardi ha operato per periodi di tempo sicuramente più limitati di altri coimputati, per cui si giustifica sia il calcolo della pena base sia un aumento più contenuto per la continuazione (pena base: anni 12, ridotta ad anni 9 ex art. 62 bis c.p., più un anno per la continuazione).

La pena di anni 22 di reclusione si commina, pertanto, ad Albanese Alessandro, Diniddio Vito, Fiore Cosimo, Fiore Saverio Vito, Petruzzella Daniele, Sciancalepore Mauro, Tota Antonio, Tota Domenico e Valente Domenico quali responsabili di singole “squadre”, nonché ad Andriani Antonio, Andriani Mauro e De Bari Luigi quali capi di formazioni “minori”, però autonome e altresì a Parisi Antonio, Parisi Giuseppe e Parisi Michele nella loro duplice veste di gestori o comunque soci nel 1995 di un gruppo autonomo di minore spicco rispetto alle formazioni dei Fiore e dei Manganelli, nonché di dirigenti o soci di una singola squadra confluita nell’associazione capeggiata dal Fiore Alfredo nel 1996.

Il Parisi Giuseppe non ha partecipato alla “rivendicazione” sindacale perché da indultato e in piena assunzione all’ASM è tornato in carcere per altri reati commessi qualche settimana fa sorpreso di notte davanti ad un bancomat con una card che non era sua. E’ lo stesso che la notte di capodanno in Piazza Paradiso insieme ad altri suoi sodali vendeva fuochi d’artificio non proprio legalmente, naturalmente arrotondava lo stipendio indossando la divisa dell’ASM.

Insomma questi signori sembrano essere molto più privilegiati di tanti nostri giovani disoccupati, eppure sono ancora in debito con la nostra comunità. Alcuni amministratori dell’ultimo decennio Sindaci e Assessori, non ci hanno mai degnato di farci conoscere l’esito delle costituzioni di parte civile rappresentate dal Comune di Molfetta come parte offesa nei processi contro questi onesti cittadini.
Il Comune aveva chiesto circa 5 miliardi di lire.
A voi i commenti.