Archivi categoria: usura

Cronaca di una settimana da dimenticare

                                                                                                                                                                                                                         


Foto: © n.c.

di Lorenzo Pisani
http://www.molfettalive.it

E veniamo alla consueta pagina di cronaca” direbbe il bravo conduttore del tiggì. E quando “consueta” e “cronaca” vanno a braccetto c’è poco da stare allegri. E in questa città da un bel po’ è così. 

L’ultima settimana ha offerto un assortito campionario di azioni criminali. Si è cominciato di lunedì, con un negozio di abbigliamento svaligiato all’alba. La fiamma ossidrica a illuminare quel che restava della notte. 

Il giorno successivo, San Nicola ha portato in dono cenere e carboni. Nel vero senso della parola. Chiedere ai possessori delle due auto in fumo in via Giordano Bruno. Non è andata bene anche a rione Paradiso, con una donna trascinata a terra per poche centinaia di euro. Un 6 dicembre da incubo. 

E venerdì ancora violenza. Due individui a bordo di uno scooter hanno assaltato un distributore di carburanti in via Giovinazzo. Erano le 19.30. Circa 1.500 euro il bottino. 

"La consueta pagina di cronaca" di ferma qui. Pronta a svanire tra le tante pagine di una comunità che archivia in fretta. Che si magnifica di espansioni di zone industriali, che si fa bella in mille e più eventi culturali. 

Accanto alle luci e ai lustrini c’è un’altra città: che ruba, rapina, incendia. Sembrano essersene accorti sinora solo Liberatorio Politico, Rifondazione Comunista e Italia dei Valori. Insieme hanno in consiglio comunale un consigliere. Hanno chiesto che prenda forma il Comitato comunale di monitoraggio sui fenomeni delinquenziali, istituito quattordici anni fa e mai avviato. Hanno solidarizzato con i commercianti.

C'è anche il Comune. Si è detto preoccupato. Ha promesso un incontro con le forze dell'ordine, ma a oggi nulla di concreto. Non si parla d’altro. Del futuro sindaco, s’intende. Nel frattempo Molfetta brucia.

Annunci

Usura, due condanne per l’operazione "Black out"

SDC13081

www.molfettalive.it


Si è concluso mercoledì con due condanne il rito abbreviato che ha portato in aula l’operazione "Black out"

L’11 aprile 2008 i Carabinieri eseguirono cinque misure cautelari, di cui due in carcere, e sequestri di beni per 6 milioni di euro. Usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti e frode fiscale i reati a vario titolo contestati. 


Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Trani, Margherita Grippo, ha inflitto tre anni di reclusione all’imprenditore Giacomo Germinario e 2 anni a Cosimo La Forgia, titolare di una tabaccheria e indicato dal sostituto procuratore Carla Spagnolo come “fiduciario” del principale imputato. A quest'ultimo la pena è stata sospesa.

Assolti gli altri imputati: Marianna e Damiana De Bari, rispettivamente moglie e cognata di Germinario, il marito di quest’ultima, Michele Picaro e Michele De Bari.

I due condannati dovranno versare una multa (8mila euro Germinario e 5mila La Forgia) e risarcire le parti civili, tre persone fisiche e l'associazione provinciale Antiracket, rappresentata in giudizio dall'avv. Angela Maralfa: a ciascuno di loro andrà una provvisionale di 5mila euro.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

Calvario AZZOLLINI INCAP001 copia

Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

Potenza, cresce l'usura ma è come se si ignorasse

www.lagazzettadelmezzogiorno.it

Usura in crescita in Basilicata (come denunciato nuovamente dall’Associazione La Pira a Potenza e dal responsabile di Libera per la Basilicata, don Marcello Cozzi). Notizia che «non coglie di sorpresa “SOS Impresa Basilicata”» (associazione costituita da Confesercenti l’ottobre scorso) che sollecita istituzioni, forze sociali e cittadini a tenere alta l’attenzione» e, tramite il suo presidente Salvatore Groisa – denuncia: «Ci saremmo aspettati, con la Finanziaria 2011, un incremento del Fondo regionale antiusura destinato alle Fondazioni e Associazioni che si occupano degli usurati, specie piccoli operatori economici e famiglie, e invece si è confermata la posta, ampiamente inadeguata, di 400mila euro per il 2011». 

Secondo uno studio di Confesercenti- SOS Impresa, «l'usura ha un giro d'affari in Basilicata di 270 milioni (su 20 miliardi complessivi in Italia), ha coinvolto negli ultimi due anni 3mila commercianti lucani (18,7% degli operatori economici attivi) con tassi d'interesse medi sui prestiti del 10% mensile». Secondo dati del Ministero dell’Interno, fermi al 2009, «sono stati 184 in Basilicata (131 in provincia di Potenza e 53 in quella di Matera), gli episodi relativi al racket estorsioni-usura con 80 incendi dolosi, 56 denunce e 48 danneggiamenti e 2 sequestri per usura». 

Cresce il fenomeno delle scommesse (clandestine o legali: Superenalotto, Gratta e vinci & c.) e l’uso di «macchinette mangiasoldi»: secondo stime di Agicos (rielaborate da SOS Impresa Basilicata), «la spesa media dei lucani per giochi-scommesse è intorno a 500 euro pro-capite l’anno per un ammontare complessivo di almeno 3milioni di euro». Più un altro milione del «giro clandestino». E gli usurai si sono adeguati lucrando su questi nuovi scenari.

L'anno che verrà. Le sfide e le incognite del 2011


italietta_copy_1di Roberto Morrione – www.liberainformazione.org

Cosa porta con sé l’anno che verrà? Nessuno può dirlo, in un’Italia incerta e divisa, dove la crisi politica si fonde con la crisi economica e sociale, dove la progressiva caduta di un sistema di potere con la sua incapacità e non volontà di fronteggiare enormi problemi irrisolti non trova una alternativa di governo unitaria e praticabile, dove l’opinione pubblica è condizionata da un’informazione incapace di liberarsi da condizionamenti e vuoti di memoria. E dove si profilano minacce dal sapore eversivo, che hanno ancora di mira una giustizia eguale per tutti e richiamano in modo inquietante le fiamme finali quasi profetiche del Caimano di Nanni Moretti.
Se un’Italia delusa, emarginata, impoverita, affida ogni giorno individuali drammi esistenziali e il suo futuro collettivo alla saggezza del Capo dello Stato, che appare un’isola di certezza in un mare scuro e periglioso, siamo davvero all’ultima stazione di un percorso che, almeno per ora, non trova sbocchi.

In una situazione di così pesanti inquietudini, per coloro che hanno scelto la strada dell’impegno civile contro ogni forma di sopraffazione criminale, l’anno che verrà vuol dire alcune parole semplici, ma non usurate, quali libertà, eguaglianza, etica, solidarietà, responsabilità, partecipazione, giustizia, memoria, speranza. Sono  valori  gelosamente affermati dalla nostra Costituzione, le parole-chiave di ogni vera democrazia. Ciascuna ha dentro di sé un patrimonio di storia, cultura, testimonianze, sacrifici, lotte sociali, spesso percorso dal sangue per difenderle dall’arroganza che anima un potere autoreferenziale,  nemico di ciò che ostacola il profitto e un sistema di privilegi senza morale, ostile a ogni regola di legalità, cioè a una legge eguale per tutti.

In un Paese dove il 10 per cento della popolazione concentra il 50 per cento della ricchezza  nazionale, l’anno che verrà ci chiama a non dimenticare gli ultimi, gli esclusi. Che abbiano il volto sofferente degli immigrati respinti da leggi vergognose condannate dalle istituzioni internazionali, come il grido disperato degli operai senza lavoro di fronte a una globalizzazione che nasconde corruzione e profitto sulla loro pelle e sul destino delle imprese italiane o la protesta dei giovani espulsi dal mondo formativo, dei ricercatori e degli insegnanti precari costretti a portare altrove e all’estero il proprio sapere o di chi ha naturali predisposizioni sessuali non omogenee ai conformismi politici e religiosi imperanti, oggi oggetto di discriminazione e odiosi atti razzisti.

Come delle donne e degli uomini vittime ogni giorno della malasanità o costretti a vivere nell’incubo delle frane e delle inondazioni frutto di speculazione e della distruzione del patrimonio paesaggistico e agricolo o dei tanti operatori della cultura e del patrimonio artistico, insostituibile risorsa della nazione, annientati dalla visione barbara e nichilista di chi afferma (mentendo) che “tanto con la cultura non ci si sfama”!

Nell’anno che verrà si dirà una parola finale alla tragedia della rottura sindacale, del diktat ricattatorio del grande manager internazionale della Fiat che ha cancellato di colpo le faticose conquiste del lavoro rappresentate dal contratto nazionale dei metalmeccanici, mettendo all’angolo la Confindustria ed escludendo dalle trattative il più grande sindacato dei lavoratori. Le sorti di Termini Imerese e Mirafiori diventano solo merce di scambio, nella passività di un governo assente o più facilmente complice.

Ed è ancora per mantenere fede a quelle parole che la società civile responsabile è chiamata nell’anno che verrà a intensificare la propria azione in difesa degli ultimi, a partire dal percorso di Libera e, per quanto riguarda la grande battaglia della libertà di stampa, di noi di Libera Informazione. Tanti e significativi i problemi che troveremo di fronte. La campagna contro la corruzione che Libera sta realizzando insieme con Avviso Pubblico, per attuare le direttive europee e le norme, previste dalla Finanziaria del 2007, per la confisca e l’uso sociale dei beni sottratti ai corrotti, la Carovana che dal Sud al Nord ormai invaso dall’economia criminale riciclata chiamerà istituzioni e opinione pubblica a battersi contro l’avanzata delle mafie, fino al buon funzionamento della nuova Agenzia per l’uso sociale dei beni confiscati su cui si è impegnato il ministro dell’Interno.

Toccando a marzo Potenza nel primo giorno di primavera, per ricordare le vittime innocenti delle mafie, stringersi attorno ai loro familiari, denunciare inadempienze, complicità del potere, indifferenze ed estraneità di tanti italiani ancora ignari di questo problema, soprattutto per l’uso di regime dei principali veicoli televisivi dell’informazione. E verranno i campi estivi nelle cooperative di Libera Terra, dove migliaia di ragazzi del Centro e del Nord Italia vivranno direttamente esperienze vere, di conoscenza, di memoria trasfusa nell’impegno sociale e culturale, anche ricordando quell’Italia unita, risorgimentale, ma resa attuale dalla Carta Costituzionale pilastro della Repubblica, che tanti vorrebbero oggi ignorare o addirittura spezzare.

Nell’anno che verrà, infine, Libera Informazione intensificherà la sua azione nei territori, nel Sud ed anche in tante regioni del Centro-Nord, sul web, con materiali stampati e multimediali, aprendosi ancora di più ai contributi dei siti liberi, dei blog, di web-radio locali, dei tanti giovani che superano l’inesistenza di risorse, l’ostilità e le minacce dei poteri mafiosi e della “zona grigia” che li appoggia, la solitudine di chi va controcorrente. Oltre alle convenzioni che cercheremo di moltiplicare con amministrazioni consapevoli dei pericoli  rappresentati dall’offensiva economica mafiosa, lavoreremo insieme con le rappresentanze dei giornalisti  per cambiare profondamente l’iniqua legge sulla diffamazione che, attraverso strumentali richieste di risarcimento civile, è usata oggi come una pistola alla tempia di chi si cimenta in inchieste e cronache sul malaffare e la corruzione. Saranno ancora una volta i territori il terreno più diretto dell’azione, costituendo comitati di appoggio e assistenza anche legale che non lascino sole le vittime documentate di querele e liti temerarie. 

L’anno che verrà dovrà essere dunque un anno di risveglio e di riscossa per l’informazione, che va finalmente riscattata dai tanti condizionamenti, vuoti e debiti etici che pesano sullo stato e sul futuro della nostra Italia alla ricerca dell’identità.

 

Criminalità, ce n’è troppa o poca?

Molfetta città a criminalità zero oppure città dalla sicurezza pubblica precaria? Su questo dilemma si registra una inedita polemica tra il movimento Liberatorio Politico di Matteo d’Ingeo e l’associazione provinciale Antiracket guidata da Renato de Scisciolo.
Per l’associazione che affianca gli imprenditori pugliesi nella battaglia contro il pizzo, Molfetta è una città sostanzialmente tranquilla sotto il profilo della sicurezza nelle strade. Lo confermerebbero i dati ufficiali sui reati che avvengono a Molfetta rapportati a quelli di altre città: da queste parti sono fortunatamente rari gli omicidi, mentre gli altri reati risulterebbero entro parametri fisiologici.
Concetti ribaditi recentemente durante un convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much. L’immagine di Molfetta che è emersa dall’incontro è quella di una città immune dalla presenza della grandi organizzazioni criminali. Anche i copiosi investimenti nella zona artigianale e nella zona industriale, con gruppi imprenditoriali provenienti da fuori regione, sarebbero una conferma di quanto il territorio molfettese sia allettante per il mondo delle imprese.
Tesi rigettata dal Liberatorio Politico che della battaglia per la legalità fa da sempre una propria bandiera. “Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, noi invece viviamo a Molfetta e ne siamo a conoscenza. Molti di noi – si legge ancora sul blog del Liberatorio – hanno vissuto in ‘prima linea’ negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari”.
Insomma, per D’Ingeo la realtà è che Molfetta sta attraversando “un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità”.
Intanto, resta un invito rivolto all’Associazione Antiracket Provinciale “ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale”.
 
***********
Una piccola nota a margine di questo articolo senza firma apparso su Barisera del 27 ottobre 2010. Ci sembra imprecisa e fuorviante l'informazione data a proposito della situazione molfettese e in particolare di un fantomatico  "convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much". Si tratta invece di un incontro svolto alle 14.30 del pomeriggio, a porte chiuse e riservato alla stampa. Le poche informazioni conosciute sono state portate fuori da qualche giornalista affamato, vista l'ora. Non c'è mai stato un manifesto cittadino o qualsivoglia invito che favoriva la partecipazione dei cittadini. Del resto l'associazione Antiracket molfettese e provinciale ci ha abituati a questo tipo di iniziative. Evidentemente l'attività principale della stessa è quella di costituirsi parte civile nei vari processi di usura sparsi un po' ovunque in provincia e in regione forse per dar lavoro agli avvocati che ne fanno parte. Per il resto l'attività dell'associazione è sconosciuta ai cittadini e nè si conoscono iniziative di denuncia e proposte per la crescita della cultura della legalità.

La criminalità a Molfetta

Antiracket

“La criminalità a Molfetta è circoscritta a fenomeni fisiologici, che rientrano nelle normali dinamiche di un popoloso centro urbano… Quel che accade quotidianamente a Molfetta non è sicuramente sintomatico di una situazione di compromissione dell'ordine pubblico. I reati predatori, con l'aumento degli squilibri sociali ed economici è destinato ad aumentare, come è già accaduto in tutti i territori.”

Queste non sono parole di un alieno, di passaggio da Molfetta, ma sono la sintesi di alcune dichiarazioni, riportate dalla stampa locale, del presidente dell’Associazione provinciale antiracket, Renato De Scisciolo.
Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, invece i componenti del LIBERATORIO Politico vivono a Molfetta e ne sono a conoscenza.

Molti di noi hanno vissuto in "prima linea" negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari.
Noi dissentiamo completamente da questo pensiero e da questa analisi e riteniamo invece che Molfetta, come purtroppo è avvenuto in passato, viva un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità.
Pertanto invitiamo l’Associazione Antiracket Provinciale ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale. 

Pino Amato si dimetta subito

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/09/ca6bc83e0cac5cec1a14e820a7da278e_medium.jpg

 

Ad un mese dal deposito in cancelleria delle motivazioni della condanna in primo grado dell’ex assessore Pino Amato, ex presidente del consiglio comunale e consigliere comunale in carica, ancora nessun giudizio è stato espresso da molta parte dell’opposizione che si riservava di farlo dopo aver letto le motivazioni.

Quelle sono state depositate il 2 agosto 2010, le vacanze sembrano essere concluse, gli “avvocati consiglieri di opposizione” hanno avuto modo di conoscere e leggere le motivazioni, ma ancora nessuno si è dichiarato.
Ebbene il Liberatorio Politico ha pensato di aiutarli con un sintetico contributo stralciando dalle 390 pagine del documento alcuni passaggi significativi sia della premessa che delle conclusioni in modo che sia chiaro a tutti perché Pino Amato è stato condannato e perché non è più opportuno che sia ancora seduto in consiglio comunale.
Ormai è noto come nasce il processo “Amato + 5”; a seguito di ripetute minacce, anche di morte, perpetrate da ignoti in danno del Presidente del Consiglio Comunale della Città di Molfetta Giuseppe AMATO (eletto consigliere comunale nelle liste di Forza Italia e ricoprente quella carica dal giugno del 2001) – “coordinatore di struttura” del Centro Ed. Diurno per Disabili del Comune di Molfetta gestito in appalto di servizi dalla GEA Cooperativa Sociale a r.l.-   anche con l’invio (il 21.7.2004) di un plico contenente munizioni in uso all’Arma dei Carabinieri (proiettile calibro 9×21 parabellum), con numerose comunicazioni minatorie scritte, telefoniche e per sms e con ripetuti danneggiamenti di autoveicoli, venivano attivate il 19.1.2005 le intercettazioni telefoniche.
 
Le captazioni telefoniche e ambientali operate, tuttavia, mentre non consentivano l’individuazione dell’autore delle gravi e ripetute minacce subite dal Presidente del Consiglio Comunale della Città di Molfetta, disvelavano invece la commissione nel primo semestre del 2005, da parte del pubblico ufficiale Giuseppe AMATO e degli altri pubblici ufficiali menzionati nei capi di imputazione, di una serie di delitti contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica.
 
Nella ricostruzione dei fatti e delle singole condotte criminose è emerso una variegata propensione dell’Amato alla commissione di reati, concentrata peraltro nel ristretto lasso temporale durante il quale il predetto è stato sottoposto al controllo da parte degli organi inquirenti.
Si deve rimarcare il fatto che l’imputato ha creato una fitta rete di relazioni nella pubblica amministrazione, piegando le regole del suo ruolo, coinvolgendo numerose figure pubbliche nelle sue trame e allargando sempre più il suo raggio d’intervento illecito.
L’Amato ha dimostrato di non avere remore da questo punto di vista, non esitando ad approfittare dell’espansione commerciale della città per tessere progetti criminosi con la società SECURPOL, amministrata dalla Guido;
ha tradito le funzioni pubbliche, servendosi del personale della pubblica amministrazione per raggiungere obiettivi di taglio elettorale;
ha rastrellato consensi facendo leva sul dramma sociale dell’affannosa ricerca di un posto di lavoro;
ha imposto orientamenti elettorali e politici pressando con mezzi ignobili poveri commercianti, pur abusivi, ideando un piano esecutivo di marcata matrice criminosa.
Va ravvisata la continuazione tra i reati oggetto della condanna, essendo tutti espressione di un medesimo disegno criminoso volto a creare, in modo illecito, una dominanza politica ed elettorale attraverso un bacino di sostenitori attirati da facilitazioni oppure attinti da urticanti condotte di sopraffazione.
Avuto riguardo alla pluralità delle azioni criminose e considerato anche il comportamento processuale non del tutto corretto (si pensi all’emerso contatto con alcuni soggetti escussi, avvicinati durante il procedimento per un evidente scopo di condizionamento delle dichiarazioni, poi in concreto verificatosi in alcuni casi, come si evince dalle contraddizioni ed incongruenze palesate da alcune testimonianze) equa ed adeguata è la condanna alla pena di anni tre di reclusione.
 
Il Collegio giudicante non condivide affatto la prospettazione difensiva mirante a giustificare le condotte dell’imputato con l’esistenza di prassi diffuse, tese ad accettare illecite forzature psicologiche e scambi di ogni genere nel periodo elettorale, addirittura quali eventi tracciati come destino ineluttabile della nazione.
Infatti, le scelte del legislatore penale, siccome articolate primariamente con la formulazione di una serie di reati di natura elettorale, impongono maggiori sforzi di controllo e di repressione delle condotte fuorvianti e non devono mai condurre ad una inconcepibile tolleranza dei comportamenti vietati.
 
Il secondo passaggio che va debitamente sottolineato nel dispiegarsi del dialogo processuale è che l’accettazione di quelle condotte illecite deve essere con forza osteggiata dal sistema penale sulla base delle norme disponibili, le quali già pongono in chiara luce l’importanza degli interessi in gioco:
 
– da un lato la libertà dell’elettore di scegliere come votare, senza subire intimidazioni e senza cedere a patti avvilenti e condizionamenti;
– dall’altro, la correttezza di una competizione elettorale, non viziata da atti di compera di voti oppure da imposizioni illecite di orientamenti a favore di determinati candidati con l’ausilio di minacce volte a provocare turbamenti ed adesioni coatte.
 
Se si pongono in discussione i valori costituzionali della libertà di voto e dell’effettività del suo esercizio (art. 48 Cost.), così come il livello di eguaglianza nell’accesso alle cariche elettive (art. 51 Cost.), che prescrive anche la correttezza di comportamento dei candidati tra loro, si giunge a minare le basi del sistema democratico, consentendo il condizionamento dell’elettorato con pulsioni riprovevoli.
 
Tanto spiega le ragioni di un intervento della giustizia penale per ripristinare l’ordine giuridico violato e per far riaffiorare i pilastri sui quali si regge la democrazia solennemente proclamata dall’art. 1 della Costituzione.
 
Nessuno deve mettere in dubbio la circostanza che una campagna elettorale meriti di essere valorizzata attraverso programmi improntati al bene dell’intera comunità, apprezzando nel contempo il bene individuale solo quale componente dell’interesse collettivo.
 
Non si deve allora avallare in alcun modo una propaganda elettorale caratterizzata da meccanismi non sani, potenzialmente idonei a falsarne i risultati, turbando le coscienze con invitanti vantaggi economici, puramente privati, oppure rappresentando artificiosamente personali pregiudizi incombenti sulle sole persone che non risultano accondiscendenti.
In sostanza va ribadito che gli elettori devono poter scegliere i loro candidati in piena libertà, dunque senza subire pressioni intimidatorie ed essere esposti in termini negoziali ad allettanti dazioni di denaro o altre utilità.
 
Ebbene, nel giudizio in esame sono emerse condotte dirette a privilegiare la posizione di cittadini disposti in termini corrispettivi ad accrescere il peso politico e elettorale dell’imputato Amato.
 
Costui ha creato un giro di potere, avvitando nella propria cerchia numerosi soggetti, alcuni favorevoli con riduzioni di sanzioni amministrative o ulteriori agevolazioni, altri inducendoli a pensare di dover chinare il capo e recarsi dall’assessore, ciò per poter ottenere benefici oppure addirittura per evitare danni, ed infine, lasciando intendere ad altri ancora che è possibile asservire una funzione pubblica, comprandone gli effetti deviati ed offrendo quale corrispettivo la cessione di posti di lavoro per un pugno di raccomandati.
 
Questa macchina di produzione del potere, prevalentemente esercitata in danno di soggetti deboli economicamente ed isolati moralmente, condiziona all’evidenza la vita pubblica negativamente, adducendo per giunta quale scusa mistificante il raggiungimento di un obiettivo di aiuto delle categorie sfortunate.
Essa in realtà determina il deleterio sviamento dell’azione degli amministratori per fini privati e provoca uno squarcio nella trasparenza dell’amministrazione.
 
Crea anche separate griglie di cittadini privilegiati e di cittadini penalizzati, ciò solo in base all’opzione personale dei primi di essere disponibili a vendere la loro libertà di voto in cambio di qualcosa ed alla differente scelta dei secondi di credere che una simile libertà non abbia prezzo.
Evidentemente solo questi ultimi vivono ancora nella giusta convinzione che l’amministrazione della cosa pubblica nel modo migliore sia l’unico bene davvero irrinunciabile e che la speranza di una buona gestione sia possibile coltivarla, solo all’atto del voto, con la scelta del candidato più adatto a preservare il bene comune.
 
Il Liberatorio Politico condividendo pienamente le motivazioni della corte ritiene che non si possa più difendere l’operato del signor Pino Amato pertanto chiede le sue dimissioni da consigliere comunale e dalle altre cariche pubbliche che riveste, sperando che le opposizioni e gli stessi partiti di maggioranza facciano altrettanto, dal momento che l’Amministrazione Comunale si è costituita parte civile in questo processo.

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

Truffa ad un «sir» inglese; indagini concluse per quattro

MOLFETTA : IL GRUPPO AVREBBE «SPILLATO» ALL’UOMO UN MILIONE E MEZZO DI EURO

di Antonello Norcia ( GdM 29.11.2009)

Un intrigo internazionale con protagonisti un ricchissimo inglese e quattro presunti faccendieri truffatori: due molfettesi, un terlizzese ed un algerino residente in Francia. Sul piatto un mucchio di sterline per l’equivalente di circa un milione e mezzo di euro. Somma proveniente d’oltremanica da sir John Williams, legale rappresentante della «Sidney Phillips», importante società britannica con svariati interessi, tra cui il mercato immobiliare.

Una vicenda sospetta ed intricata su cui ora il sostituto procuratore della Repubblica di Trani Luigi Scimè ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a 4 persone in «odore», dunque, della richiesta di rinvio a giudizio: Michele Nanna, 45 anni di Molfetta, Claudio Nanna, 27, di Terlizzi, Costanza De Robertis, 44, di Bisceglie ma residente a Molfetta, Alain Sebaoun, 60, di Algeri, residente a Nizza. Sono accusati di concorso in truffa perché avrebbero indotto John Williams a disporre in loro favore, ed in particolare della Srl Magliafil a loro facente capo, un bonifico bancario in sterline, equivalente a circa un milione e mezzo di euro, prospettandogli, falsamente, prima l’ac – quisto di una partita di petrolio e poi, cambiando obiettivo, un grande opificio di Olbia.

Un’immobile che però non era nella loro disponibilità perché facente parte dei beni di un fallimento. Insomma, secondo l’accusa, i quattro avrebbero posto in atto artifizi per prospettare falsi affari a fronte di quattrini veri, con un lauto profitto. L’inchiesta partì dalla segnalazione che la Banca Popolare di Bari fece al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza quando vide accreditata dall’estero l’ingente somma sul conto corrente di uno degli indagati: l’importo fu sequestrato.
Nel frattempo il ricco inglese presentò una denunzia sull’accaduto. Di lì una serie d’indagini, che peraltro previdero l’interrogatorio del magnate britannico, mai reso però. Inizialmente l’inchiesta fu rubricata con l’accusa di riciclaggio internazionale ma poi la contestazione si ridimensionò, sfociando in quella di truffa. Nelle more dell’indagine, tuttavia, sir John Williams rimise la querela a fronte dell’avvenuta restituzione della somma precedentemente corrisposta. Fatto che pur sgonfiando il procedimento penale non lo poteva estinguere perché il reato contestato è procedibile d’ufficio.
Dal suo canto, però, il pubblico ministero ritenne comunque di chiedere l’archiviazione del fascicolo d’inchiesta. Ma il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani ha rigettato la richiesta del pm, restituendo gli atti per l’imputazione coatta.
Di qui l’avviso di conclusione delle indagini destinato alla notifica ai 4 indagati. Nonostante la restituzione della somma, la remissione della querela e l’iniziale richiesta d’archiviazione delle indagini, alcuni profili dell’operazione sarebbero ancora da chiarire.

Annunci