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Memorie di guerra e bonifica infinita

Conferenza 17.5.2010

La stagione estiva è alle porte e il nostro Sindacosenatorepresidente Azzollini, mentre si lecca le ferite per aver pagato una penale di circa 8 milioni di euro alla ditta che dovrebbe costruire il nuovo porto commerciale, non è in grado di offrire ai suoi concittadini e ai probabili turisti una città vivibile e ordinata.
S’inventa una discutibile “ordinanza decoro”, che di decoroso ha ben poco, e promette di mettere ordine in casa dei bar, gelaterie e pizzerie, come si suol dire, nascondendo la polvere sotto il tappeto. Per la pulizia delle spiagge ci hanno fatto sapere dal Palazzo che sarà completata per la metà di giugno quando la nostra stagione è già ben inoltrata se si considera che dai primi di maggio le nostre spiagge sono già frequentate.
Queste le notizie per le competenze di terra, mentre il mare può attendere. In questi ultimi anni le ordinanze per i divieti di balneazioni e per l’alga tossica il Sindaco le ha firmate e affisse a fine agosto, solo dopo le nostre denunce, perché la salvaguardia della salute pubblica per lui è un optional.
Del resto siamo abituati ai suoi silenzi e alle sue omissioni e non solo le sue.

Il Liberatorio Politico dal 19 agosto 2009, giorno in cui ha presentato un esposto, non ha mai ricevuto risposte dal Prefetto, Procura di Trani, Carabinierie Capitaneria di Porto in merito alle numerose domande e sollecitazioni sulle tematiche riguardanti la bonifica degli ordigni bellici e lo stato di salute del nostro mare.

Nello specifico, premesso di aver richiesto più volte (senza aver ricevuto risposte) al Sindaco di Molfetta, Sen. Antonio Azzollini, con lettere del 25 luglio 2008, del 20 agosto 2008 e 29 luglio 2009:
– di informare la cittadinanza con report settimanali o quindicinali sullo stato di salute delle acque e delle zone balneabili del nostro territorio rispetto alla presenza delle bombe chimiche e dell’alga tossica;
– di rendere pubbliche le indagini fatte dall’istituto ISPRA (ex ICRAM) sullo stato delle bombe a caricamento chimico che giacciono nel nostro mare e degli eventuali pericoli che rappresentano per la salute pubblica e per l’ecosistema;
– di monitorare le acque antistanti Torre Gavetone ed altre zone per verificare la presenza di sostanze chimiche riconducibili alle bombe chimiche presenti;
– di conoscere quanto prima i divieti di balneazione su tutto il nostro litorale con le relative motivazioni;
– di conoscere lo stato di salute del nostro mare con i risultati delle analisi dell’acqua eseguiti dalla locale ASL e Arpa Puglia, in riferimento anche alla presunta presenza di sostanze tossiche provenienti dal materiale bellico a caricamento chimico presente nei nostri fondali;
– di conoscere gli esiti degli esami tossicologici eseguiti dalle autorità preposte sul pesce pescato e venduto nel nostro territorio;
– di conoscere il numero, la tipologia, il sito di ritrovamento e il tipo di caricamento degli ordigni ritrovati sui fondali del nostro mare durante l’operazione di bonifica in atto;
– di conoscere i tempi e le modalità delle successive azioni di bonifica, in particolare quelle riguardanti lo specchio d’acqua antistante Torre Gavetone.
– di aver presentato presso la Direzione dell’ARPA Puglia il 25 agosto 2008 una richiesta di monitoraggio delle acque marine comprese nello specchio d’acqua antistante Torre Gavetone per verificare eventuali presenze di sostanze tossiche riconducibili agli ordigni bellici a caricamento chimico presenti (l’area da sottoporre ad indagine, a nostro modesto parere, non dovrebbe essere solo quella più vicina alla riva; in accordo con gli enti che stanno già operando nella zona per lo sminamento, bisognerebbe monitorare anche le aree marine in cui sono state già individuate le bombe a caricamento chimico e/o i fusti metallici che contengono altre sostanze chimiche tossiche);
– di aver riferito all’ARPA Puglia, nella stessa comunicazione del 25 agosto 2008, di un grave caso di infiammazione vaginale dovuto a sostanze tossiche non note che tutt’oggi costringono la donna interessata a cure ed interventi chirurgici particolarmente dolorosi;
 
si chiedeva ai suddetti enti:
 
– di verificare se la mancata informazione e l’attività omissiva messa in atto dal Sindaco Antonio Azzollini e/o da enti e/o da terzi, nei confronti del Liberatorio Politico e della cittadinanza molfettese, possa configurarsi in un reato amministrativo e/o penale a carico degli stessi;
 
– di verificare se tutte le operazioni in atto a Molfetta di bonifica da ordigni bellici siano svolte nel rispetto dei protocolli di specie e nel rispetto della salute pubblica e salvaguardia dell’ecosistema;
 
– di verificare se la diminuzione del pescato negli ultimi anni nel nostro mare è dovuto alla presenza di eventuali sostanze chimiche sversate da bombe e fusti (contenenti sostanze e gas tossici) corrosi dal tempo;
 
– di verificare se nei fondali marini antistanti Torre Gavetone  ed altre zone costiere limitrofe ci sono ancora delle bombe depositate sui fondali e cementate, come affermato dal capitano Acquatico in una intervista del 9 sett. 2008 oppure stoccate in un deposito subacqueo creato in una insenatura naturale poco distante da Torre Gavetone.
 
In attesa delle risposte ufficiali il Liberatorio Politico di Molfetta continua la sua opera di informazione alla cittadinanza e ha organizzato per domani lunedì 17 maggio alle ore 18.30 presso la Fabbrica di san Domenico una conferenza pubblica in cui il Prof. Antonio Leuzzi e il Prof Matteo d’Ingeo faranno il punto della bonifica in atto e riferiranno su alcuni aspetti storici che potranno aiutare a comprendere meglio il perché il nostro mare è diventato una pattumiera bellica. 
Antonio Leuzzi, storico, è uno tra i più profondi conoscitori delle vicende che riguardano il bombardamento di Bari del 2 dicembre 1943 e insieme a Giorgio Assennato ha scritto un saggio introduttivo al libro “Disastro a Bari” scritto dall’inglese G.B. Infield.
 

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Bonus da 1.500 euro per baby Benito e Rachele

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Vi segnaliamo questa inquietante notizia che sta circolando in questi giorni in rete

Là dove fallisce l’ideologia, il denaro miete successi. Avranno pensato questo gli appartenenti al Movimento Sociale-Fiamma tricolore di Potenza che hanno lanciato la proposta di pagare 1.500 euro a chi decide si chiamare i propri figli Benito o Rachele in onore dei Mussolini.

I soldi per i piccoli del 2009 – Il contributo verrà elargito ai papà e alle mamme dei bambini che nasceranno nel 2009 in uno dei 5 Comuni del Potentino (Calvera, Carbone, Cersosimo, Fardella e San PaoloAlbanese, fra i più piccoli della Basilicata), a bassa densità di popolazione e dove le nascite sono cosa rara; che li battezzeranno con questi nomi “storici” e a condizione che il denaro venga utilizzato per l’acquisto della culla, di vestiti o di prodotti alimentari specifici per la prima infanzia.

Arginare lo spopolamento – Una mossa politica? A sentire Vincenzo Mancusi, segretario regionale del partito, l’iniziativa vuole venire in aiuto della crisi delle nascite, "non affronta il problema dello spopolamento della Basilicata, ma è un piccolo segnale di un piccolo partito”. Però quei due nomi non si può dire che passino inosservati e sono un’eredità non da poco. Tanto è vero che sono ormai scomparsi dagli elenchi anagrafici. Per Mancusi però "la scelta dei nomi è casuale. E poi, ha concluso, Benito o Rachele sono nomi belli come gli altri".

Fedele all’ideologia – Per il segretario del Movimento questo è anche un modo per "onorare le radici profonde del partito". "Noi rappresentiamo la destra vera, e non dimentichiamo la storia". Definisce i nomi "simpatici", e ci tiene a prendere le distanze da quanti hanno rinnegato il loro passato, Gianni Alemanno incluso: "Prima ha detto che il fascismo non era da tutto condannare, poi ha fatto marcia indietro. Ovviamente non sono d’accordo, perché sono tra quanti, a Fiuggi, dopo la vergognosa svolta di Gianfranco Fini, se ne andarono da quella carognata".

Si potrebbe fare di più – Comunque secondo l’esponente politico, la Regione potrebbe fare di più, per esempio investire il danaro ricavato dai diritti di sfruttamento dei giacimenti di petrolio lucani, e assegnare 1.500 euro all’anno a tutti i piccoli della Basilica fino alla maggiore età, quando potrebbero avere un bonus di 50 mila euro.

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