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Il mare senza pesci


Foto: © MolfettaLive.it

Sarà stato uno scherzetto, forse. In via Campanella, nella sede del Liberatorio Politico, s’interrogano sulla gomma da masticare infilata nella serratura. Il giorno di Halloween, quando mancavano dieci giorni alla conferenza del 10 novembre sull’inquinamento bellico nel mare di Molfetta. Si interrogano perché, nel luglio 2009, quando mancavano dieci giorni alla prima conferenza sul tema, nella cassettina della posta trovò spazio ben altro, un bossolo calibro 6,72, ossidato, quasi fosse stato in acqua. 

Da due anni, il movimento civico coordinato da Matteo d’Ingeo relaziona la cittadinanza sullo stato della bonifica e sulle possibili ripercussioni sulla salute dei molfettesi. 

Nel frattempo, la platea si è allargata. Ci sono altre città italiane alle prese con lo stesso problema, l’oscuro sversamento dell’arsenale bellico al termine della seconda guerra mondiale. Da parte degli angloamericani, ma anche dei nazisti. In mare, ma anche nei laghi.

La guerra è finita da un pezzo. I figli degli Alleati e dell’Asse adesso si stringono la mano. Ma alcuni segnali fanno pensare che le colpe dei loro padri possano continuare a ricadere per chissà quanto. Certo, c’è stata l’alga tossica a complicare le cose. Alga misteriosa, inizialmente collegata alle acque di zavorra dei cargo provenienti dai mari tropicali. «E allora perché alte concentrazioni di Planktothrix rubescens si ritrovano nel lago di Vico?», si chiede d’Ingeo. 

Un’altra alga tossica, l’Ostreopis ovata, infesta le acque di Molfetta e dintorni. Anche qui il Coordinamento nazionale bonifica armi chimiche, cui ha aderito anche il Liberatorio, non crede alla casualità. Così ha incrociato le mappe dei siti di sversamento di ordigni bellici (a caricamento ordinario e chimico) con quello dei picchi di concentrazione. Molfetta, IschiaColleferroPesaro, il lago di Vico, il lago Maggiore: tutti accomunati dalla stessa sorte. 

È partita la caccia ai documenti d’epoca. In uno di questi, pubblicato sul sito ufficiale delle operazioni di bonifica del basso Adriatico, c’è la lettera di un operaio di Bitonto datata 1960. Racconta di essere stato impiegato in una ditta che, al termine della guerra, si sbarazzò alle dipendenze del comando inglese del suo arsenale all’imboccatura del porto di Molfetta. La missiva mette in guardia l’allora sindaco Maggialetti dalla costruzione della diga Salvucci, divenuta più di quarant’anni dopo la testata d’angolo del nuovo porto commerciale. 

Proprio qui d’Ingeo concentra le sue critiche. Il Comune, che lo scorso anno ha pagato una penale dacirca 8 milioni di euro per il ritardo dei lavori, conosceva la presenza dei residuati: questa la sua tesi. E per dimostrarla, oltre alla lettera, ha estratto dagli archivi di Palazzo di Città una delibera del 2004 dell’allora sindaco Tommaso Minervini in cui si affida all’ing. Enzo Balducci la responsabilità del procedimento amministrativo «per l’aggiudicazione del servizio di ricognizione e bonifica dei fondali marini». Il bando di gara del nuovo scalo sarà approvato nel giugno 2006, sotto il commissario straordinario e l’appalto integrato indetto il 17 ottobre, quando sulla poltrona di sindaco siederà Antonio Azzollini. Ma già a gennaio dello stesso 2006, la Lucatelli, ditta incaricata della bonifica, aveva chiesto la sospensione del servizio e l’intervento del nucleo dei palombari della Marina Militare, lo Sdai. 

Dopo la maxi multa, i lavori sono proseguiti. Anche se circoscritti a una zona già bonificata e a una profondità limitata. La draga che si attendeva non è giunta; se n’è vista un’altra, grande lo stesso se non di più. Ha lavorato per circa un mese. Con i sedimenti aspirati si è colmato il grande bacino di fronte alla basilica della Madonna dei Martiri. “Per il futuro dei vostri figli” recita la campagna di affissioni del Comune con la foto area dei lavori. 

Tutto ok, allora? No, secondo il Liberatorio, convinto che «il porto così come progettato non si farà mai»: tante ancora le bombe da ripescare (si parla orientativamente del 2016 come fine della bonifica), cui si aggiunge la profondità dei fondali, inferiore a quella che permetterebbe l’arrivo delle grosse portacontainer e le tanto anelate navi da crociera con frotte di turisti al seguito. 

D’Ingeo una proposta ce l’ha: destinare i fondi alla bonifica completa del bacino del porto e di Torre Gavetone. La sede della fabbrica di sconfezionamento del dopoguerra è oggi una delle ultime spiagge libere di Molfetta. Ma sui bagnanti aleggiano cartelli di divieto. Sono stati posti all'inizio di agosto, in un’estate più calda del solito. Prima il divieto di balneazione lungo il tratto del Gavetone ricadente nel comune di Giovinazzo, poi la denuncia alla procura di Trani nei confronti di Azzollini, poi ancora la conferenza con l’annuncio del rinvenimento di quelli che potrebbero sembrare veri e propri depositi sottomarini di bombe, a pochi metri dalla spiaggia. 

Il Liberatorio è stato accusato di «terrorismo psicologico» da tutti quei bagnanti che non hanno più potuto o voluto frequentare la loro amata spiaggia libera. «Avrei voluto confrontarmi con loro stasera», rilancia d’Ingeo. Elenca date, cifre, proietta foto d’epoca, cita statistiche. Chiarisce una volta per tutte che le armi ripescate sono anche a caricamento speciale, chimico, dunque pericoloso: «Ci siamo limitati a prendere visione dei report degli autori della bonifica». 

Gli fa eco Giovanni Lafirenze, esperto in bonifica di terra e di mare. Le armi convenzionali dell’epoca, spiega, erano dotate di spolette al mercurio. Ci sarebbe poco da stare tranquilli. Anche a sentire l’esperienza dalla viva voce di Vitantonio Tedesco, presidente della Cooperativa di piccola pesca. Anzi, verrebbe da dire, dalla viva pelle. Quella ustionata, «che gocciolava come si stesse sciogliendo» a contatto con l’acqua di mare durante alcune battute di pesca. Vorrebbe capire con cosa sia venuto in contatto, ma attende da tre anni i referti delle analisi. Vorrebbe anche comprendere i motivi della moria di polpi dello scorso anno, e perché il pesce sta scomparendo dai nostri mari. Su tutto, vorrebbe continuare a fare il suo mestiere, ma senza pesce non c’è pesca.

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NUOVO PORTO E TORRE GAVETONE. REPORT FINALE

 

25 LUGLIO 2008  
La salute prima del porto

 

25 AGOSTO 2008 
Presenza bombe all’iprite, richiesta monitoraggio

 

 

1 SETTEMBRE 2008 

Mancato monitoraggio dell’Ostreopsis Ovata

 


8 SETTEMBRE 2008
Le bombe brillano e le condizioni del nostro mare peggiorano

   


8 NOVEMBRE 2008

Il nostro mare? Una bomba ad orologeria

 


1 MARZO 2009
Molfetta. Via vai di curiosi al porto, stupore e preoccupazione in città

 


28 LUGLIO 2009
Tra bombe chimiche e alghe tossiche, quale futuro per il nostro mare

 


30 APRILE 2009
La NATO si accorge solo oggi delle bombe chimiche nel nostro mare?

20 MAGGIO 2009 – IMPORTANTE

Porti e riporti storici 
 


20 AGOSTO 2009
Esposto su alga tossica e bombe chimiche

 

26 APRILE 2010

L'iprite a Molfetta fa sempre più paura. Sabato scorso un nuovo caso di intossicazione.

17 MAGGIO 2010
Memorie di guerra e bonifica infinita 


7 GIUGNO 2010
Le maglie larghe delle reti? Un falso problema 

30 LUGLIO 2010
Un mare pronto ad esplodere  

 

25 AGOSTO 2010
Mentre il Sindaco e le altre autorità tacciono, ritorna l’alga tossica

 


30 AGOSTO 2010

L’Arpa dice che l’alga tossica non c’è, ma i molfettesi sono a letto con la febbre

 


7 GIUGNO 2010

Le maglie larghe delle reti? Un falso problema

 


15 SETTEMBRE 2010

Residui bellici chimici nell’Adriatico

8 NOVEMBRE 2010
Nuovo porto e bonifica. La verità sulle bugie del Sindaco Azzollini

21 FEBBRAIO 2011
Le omissioni e la propaganda del sindaco Azzollini

22 FEBBRAIO 2011
Le balle del sindaco Azzollini & C.

 

28 MARZO 2011

Basta con i veleni di Stato. Nasce il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche

11 APRILE 2011
Se il mare diventa un campo minato 

 

29 APRILE 2011

Interrogazione parlamentare sulla presenza di ordigni a caricamento chimico nel mare pugliese

 

14 MAGGIO 2011
C’era una volta…il Nuovo Porto Commerciale. Una storia di bombe, balle e veleni

30 MAGGIO 2011
Il silenzio del Senatore Azzollini

 

18 GIUGNO 2011
Continua la vergognosa campagna di propaganda del Sindaco Senatore Azzollini

 

19 GIUGNO 2011

RAI Radio3 e la rivista I.AM parlano delle armi chimiche a Molfetta

28 GIUGNO 2011

A Torre Gavetone sarà vietato fare il bagno

 

16 LUGLIO 2011

Si sospenda la bonifica nel porto fino a quando Azzollini non assumerà più responsabilità nei confronti dei cittadini
 

16 LUGLIO 2011
La procura indaga sul porto. Sequestri al Comune e a Ravenna

27 LUGLIO 2011

Tritolo, fosforo, iprite e cemento
 


29 LUGLIO 2011
Bombe, denuncia shock: «Abbiamo trovato i depositi sottomarini»


 

1 AGOSTO 2011

«Ordigni bellici inesplosi», Gavetone vietato alla balneazione

 

3 AGOSTO 2011

Comune e Capitaneria, due anni di ritardi. Perchè? 

 

2 SETTEMBRE 2011

Troppe alghe, l'inchiesta arriva al porto di Molfetta

 

6 SETTEMBRE 2011

Alga tossica, s’indaga sul porto di Molfetta

 

13 SETTEMBRE 2011
Emergenza da inquinamento bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico


 

22 SETTEMBRE 2011

Il Parlamento informi sullo stato reale dei lavori di bonifica

 

26 SETTEMBRE 2011

Dopo la città, le "MANI SUL PORTO"

 
 

29 SETTEMBRE 2011

Veleni nel porto. La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta
 
 
10 NOVEMBRE 2011
Dedicato ai nostri figli… Bolle, Balle e Bombe.

Questo è quello che stiamo costruendo per il futuro delle nuove generazioni

   
   

      

Veleni nel porto. La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta


 

La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta e delle armi chimiche. Questa volta è il giornale della Legambiente, LA NUOVA ECOLOGIA che si occupa delle conseguenze della guerra e dedica  l’inchiesta del mese  al problema delle tonnellate di armi a caricamento chimico affondate durante la seconda guerra mondiale e che minacciano l’ecosistema italiano, mentre le bonifiche procedono a rilento. Nell’inchiesta si analizza la situazione delle acque dell’Adriatico, del Tirreno e di alcuni laghi. Secondo gli esperti dell’Istituto nautico di Forio (Ischia), gli arsenali di armi chimiche andrebbero ricercati nel triangolo che ha per vertici Bagnoli, Ischia e Capri, dove Goletta Verde è approdata nelle scorse settimane per chiedere analisi accurate. Dalle acque dei mari a quelle dei laghi i veleni continuano a inquinare l’Italia. Un esempio è quello del lago di Vico dove dopo anni di omissioni e ritardi è giunta la notizia dell’inizio della bonifica della Chemical City; una notizia che premia l’impegno di Legambiente e di quelle associazioni che da alcuni mesi, riuniti insieme a noi nel Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, chiedono a gran voce che si trovi una soluzione definitiva a questo drammatico problema, che al di là delle singole vertenze territoriali ha ormai assunto la dimensione di una vera emergenza nazionale.
Nel luglio scorso Francesco Loiacono, giornalista de " LA NUOVA ECOLOGIA " è stato a Molfetta e ha realizzato l'inchiesta che questo mese si trova nel mensile della Legambiente. All'inchiesta è abbinato un video che lo stesso giornalista ha realizzato nel porto di Molfetta e a Torre Gavetone intervistando oltre a Matteo d'Ingeo, responsabile territoriale del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche,  i due rappresentanti della Legambiente, Massimiliano Piscitelli e Paolo De Gennaro.

 


https://i0.wp.com/www.liberatorio.it/documenti/Inchiesta_armi_chimiche-LA_NUOVA_ECOLOGIA-Settembre_2011.jpg

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Il Parlamento informi sullo stato reale dei lavori di bonifica

presentato da

AUGUSTO DI STANISLAO

testo di

mercoledì 7 settembre 2011, seduta n.514

La Camera,
premesso che:
con il nuovo codice dell'ordinamento militare, la normativa riferita alle bonifiche dei campi minati e degli ordigni bellici (decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1946, n. 320) è stata abrogata dall'articolo 2268, n. 258. L'immediata conseguenza di tale abrogazione è stata la necessità di individuare il soggetto istituzionale che deve eseguire le verifiche nei cantieri di lavoro ed effettuare gli interventi di bonifica degli ordigni bellici al fine di garantire l'incolumità dei lavoratori, la salute e la sicurezza pubblica;
si ricorda che in Italia l'attività di bonifica degli ordigni bellici ha permesso solo nel triennio 2007/2009 di rinvenire sull'intero territorio nazionale ben 235.830 ordigni e 534 bombe d'aereo;
in molte zone d'Italia si lotta ancora per limitare gli effetti sull'uomo e sull'ambiente dalle armi e dei residuati bellici dell'ultimo conflitto mondiale. Tra le zone maggiormente a rischio, Lago di Vico, Molfetta, Colleferro, Ischia, Pesaro e Cattolica, ma alla lista vanno aggiunte altre località in Lombardia, Piemonte, Lazio e Abruzzo. A procurare il rischio e l'allarme sono terreni e stabilimenti, ma anche discariche sottomarine che continuano a ospitare, magari senza una precisa consapevolezza dei cittadini delle zone incriminate, l'arsenale di armi chimiche creato dal fascismo e nascosto dai governi della Repubblica; 
Lega Ambiente e il coordinamento di associazioni e comitati nati per il monitoraggio e la bonifica dei siti contaminati da ordigni bellici chimici inabissati o interrati durante e dopo il secondo conflitto mondiale hanno lanciato l'allarme;
le associazioni, infatti, confermano la presenza di armi progettate per resistere decenni e che mantengono i loro poteri venefici. L'arsenico, in particolare, è disperso nei suoli come dimostrano le analisi condotte dalle Forze armate nella zona del Lago di Vico o gli esami degli organismi sanitari a Melegnano. Per non dire degli sversamenti, ovunque lungo lo Stivale, che, secondo il libro inchiesta «Veleni di stato» del giornalista Gianluca Di Feo, sono ancora coperti dal segreto militare;
considerato che il provvedimento in esame limita l'intervento esclusivamente alla bonifica preventiva e sistematica nei cantieri, escludendo modifiche alla vigente normativa in materia di bonifica derivante dal rinvenimento occasionale degli ordigni bellici, che resta disciplinata dalle disposizioni legislative che attribuiscono tale compito alle Forze armate e di polizia. Considerato, altresì, che ciò potrebbe escludere ulteriori fattori di rischio;
tenuto conto delle richieste dei vari comitati e movimenti, oggi rappresentati dal «Coordinamento nazionale bonifica armi chimiche», che da tempo chiedono un'approfondita campagna di individuazione di ulteriori aree di smaltimento non ancora precisamente individuate ma di cui si ha notizia certa negli archivi militari, e il monitoraggio sanitario e ambientale sui cittadini e sui loro territori,

impegna il Governo:

a valutare l'opportunità di predisporre, realizzare e completare le bonifiche, anche attraverso l'assegnazione di uomini e mezzi nonché lo stanziamento di fondi adeguati, di tutti i siti inquinati affinché si possa dare seguito ad un'efficace azione di bonifica dell'aree contaminate colpite drammaticamente nel loro equilibrio ambientale al fine di preservare inoltre la salute pubblica delle popolazioni residenti;
a valutare l'opportunità di informare il Parlamento attraverso un'apposita e approfondita relazione sullo stato reale dei lavori di bonifica.
9/3222-A/1.Di Stanislao.

LUCA BELLOTTISottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il Governo accetta l'ordine del giorno Di Stanislao n. 9/3222-A/1, anche se i contenuti e le preoccupazioni rappresentati in premessa sembrano essere superiori rispetto alla realtà

Emergenza da inquinamento bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico

Esplosione_in_mare_04_08_2008
ACCADEMIA

Superiore Europea di Formazione

per la Tutela dell’Ambiente, la Sicurezza

e la Protezione Civile

“KAROL WOJTYLA”

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Incontro Annuale di Presentazione

dell’Attività e Programmazione

2011/2012

________

 

 

CONVEGNO NAZIONALE di STUDI

Emergenza da inquinamento bellico

della Costa Meridionale

del Mare Adriatico

PROGRAMMA

Apertura lavori:

Giuseppe TULIPANI – Presidente Accademia “Karol Wojtyla”

Angelo Domenico DE PALMA – Magistrato e Presidente Comitato Scientifico Accademia

“Karol Wojtyla”
 

Saluti Istituzionali:

Gianfranco VIESTI – Presidente Ente Fiera del Levante

Michele EMILIANO – Sindaco di Bari

Francesco SCHITTULLI – Presidente Provincia di Bari

Angelo RICCARDI – Sindaco di Manfredonia

Ennio TRIGGIANI – Preside Facoltà di Scienze Politiche Università degli Studi di Bari
 

Modera: Francesco PETRUZZELLI – Quotidiano “Nuovo Corriere BARISERA”

Presiede : Onofrio INTRONA – Presidente Consiglio Regionale della Puglia

Introduzione: Nicolò CARNIMEO – Docente di Diritto Marittimo
 

Presentazione Progetto “ TORRE GAVETONE ”
 

 

I ^ sessione – mattutina 10/13

Relatori:

Vito Antonio LEUZZI – Direttore Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e

dell’Italia Contemporanea

Giorgio ASSENNATO – Direttore Generale Agenzia Regionale Protezione Ambiente

Puglia A.R.P.A. – PUGLIA

Lorenzo NICASTRO – Assessore all’Ambiente Regione Puglia

Fabiano AMATI – Assessore alla Protezione Civile Regione Puglia

 

 

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II ^ sessione – pomeridiana 15/17,30

Modera: Vincenzo DE GREGORIO – Direttore “Il Gazzettino di Puglia”

Presiede: Andrea CAROPPO – Consigliere Regionale – Segretario dell’Ufficio di

Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia

Relatori:

Francesco CAPUTO – Assessore Pesca e Risorse Marine Provincia di Bari

Mariano ARGENTIERI –autore di “In fondo al mare”

Donato FORENZA – Ecologo Urbanista Accademia Scientifica “Merli”

Guglielmo FACCHINI – Medico Ricercatore

Matteo D’INGEO – Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche
 

domenica 18 settembre 2011 – ore 10/17,30

Stand 152/bis Consiglio Regionale della Puglia

Alga tossica, s’indaga sul porto di Molfetta

 

Immagine 3

 

di ANTONELLO NORSCIA – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

 

Nel tratto di mare che va da Barletta a Molfetta il fenomeno dell’alga tossica avrebbe una matrice non solo naturale ma derivata anche da fattori inquinanti come l’azoto ed il fosforo. Per gli esperti dell’Arpa (Agenzia Regionale per la Prevenzione e Protezione Ambientale) «non ci sono competitori naturali in grado di contrastare l’alga tossica in nessuna parte del globo». Ma se il sostituto procuratore di Trani, Antonio Savasta, ha aperto un’indagine sul fenomeno ci sarà un perché, che va al di là, ovviamente, delle cause naturali. E questo perché potrebbe, secondo un’ipotesi investigativa, annidarsi nei lavori in corso per il nuovo porto mercantile di Molfetta, già al centro di 2 altre indagini: una per altri reati ambientali, l’altra sugli appalti. 

 

«Al momento è un collegamento arbitrario», ha affermato, quasi a blindare le mosse dell’inchiesta, il procuratore aggiunto Francesco Giannella. Ma la dichiarazione va anche letta con il «non trascureremo nulla» del procuratore capo Carlo Maria Capristo e con la risposta, dello stesso Capristo, alla richiesta di conferma sull’acquisizione dal Comune di Molfetta di documentazione relativa ai lavori portuali: «ogni domanda che attiene a momenti dell’attività investigativa è rinviata a momento successivo di comunicazione specifica». 

 

In un’indagine contro ignoti è perlomeno un segnale quest’acquisizione di documenti da parte del Corpo Forestale dello Stato, che dunque porterebbero dritto a far luce sulla natura degli interventi nell’area portuale molfettese (potrebbero aver alterato e compromesso il naturale equilibrio dell’habitat marino) sulle possibili conseguenze e sull’adozione di eventuali contromisure. Complice il periodo estivo l’alga tossica sarebbe proliferata oltremodo ed estesa anche nelle città costiere limitrofe a Molfetta

 

Ma il diffuso fenomeno dell’alga tossica non sarebbe l’unico malanno del tratto adriatico che comprende anche Bisceglie e Trani, quest’ultima battezzata da «Goletta Verde» di Legambiente come maglia nera di tutta la Puglia. Il mare potrebbe esser la pattumiera di «scarichi anomali», come li ha definiti Capristo. E cioè di eventuali scarichi di villette del litorale non allacciate alla fogna, di rifiuti industriali e di altri liquami per l’eventuale cattivo funzionamento dei depuratori che sfociano in acqua. Ieri, in Procura, prima riunione tecnica a cui, tra gli altri, hanno partecipato rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato, dell’Arpa delle Asl Bat e Bari (quest’ultima competente per Molfetta) del WWF, Legambiente e finanche un dermatologo, che, evidentemente, dovrà stabilire quali casi dei diversi episodi recentemente denunciati dai bagnanti ai vari pronto soccorso siano effettivamente imputabili allo stato del mare: sia sotto il profilo dell’alga tossica, sia sotto quello dell’inquinamento. Compito delle Asl è anche giungere ad una stima precisa dei soccorsi prestati per le varie patologie imputate, almeno ad un prima valutazione, agli effetti della balneazione: eritemi, influenze, problemi respiratori, infezioni varie. Un numero che potrebbe esser in continua evoluzione non solo per gli ultimi scampoli d’estate ma per tutte quelle segnalazioni che potrebbero giungere al numero di tutela ambientale 1515 del Corpo Forestale dello Stato che ha istituito un apposito call-center per monitorare eventuali sviluppi del fenomeno nonchè casi già verificatisi ma non approdati agli ospedali.

 

«E’ giusto che i cittadini sappiano che ci stiamo muovendo ma al momento è inutile fare allarmismi», ha affermato Capristo. «C’è un'eccessiva antropizzazione della costa, s’intensifichino i controlli – dichiarano Legambiente e WWF – per la notevole proliferazione dell’osteopsis ovata».

Allerta alga tossica. La Procura di Trani istituisce un tavolo tecnico.

Troppe alghe, l'inchiesta arriva al porto di Molfetta

 

di ANTONELLO NORSCIA – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

La diffusa presenza di alghe in mare nel tratto di costa da Molfetta a Trani avrebbe un comun denominatore che porterebbe, dritto dritto, ai lavori d’ampliamento del porto molfettese. E’ l’ipotesi investigativa che s’affaccia nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Trani sui diversi incresciosi fenomeni denunciati nelle ultime settimane da stampa, cittadini e bagnanti delle città costiere.

Le indagini avviate dal sostituto procuratore Antonio Savasta diranno se le opere d’ampliamento del nuovo attracco mercantile costituiscano la causa o una concausa dell’increscioso, e chissà se e quanto pericoloso per la salute, stato delle acque marine, soprattutto a ridosso della costa; oppure se quei lavori non stanno avendo alcuna incidenza.

Savasta è il pubblico ministero che da un paio d’anni ha aperto un’inchiesta proprio sui presunti reati ambientali che sarebbero stati commessi, e che potrebbero continuarsi a perpetrare, con le vaste opere d’ampliamento del porto di Molfetta. Un’inchiesta, quest’ultima, che conta diversi indagati, accusati a vario titolo, e che forse potrebbe interfacciarsi col nuovo fascicolo d’inchiesta. Si sospetta, infatti, che l’epicentro dei recenti fenomeni che hanno scatenato le alghe sia proprio a Molfetta. Non a caso, in quest’ottica, nei giorni scorsi il Corpo Forestale dello Stato (che già è interessato alla precedente indagine) ha acquisito documenti proprio dal Comune di Molfetta, nonostante il fenomeno sia stato registrato anche nelle città costiere a nord.

Un’acquisizione mirata ad accertare alcuni particolari profili sulla natura degli interventi, sulle possibili conseguenze e sull’adozione di eventuali contromisure. Si starebbe, dunque, facendo strada l’ipotesi investigativa secondo cui le opere per l’amplimento del porto abbiano alterato e compromesso il naturale equilibrio dell’habitat marino. I lavori avrebbero distrutto flora e fauna marina destinata anche a limitare il fenomeno delle alghe. Che, perciò, in assenza o con l’abbassamento di barriere naturali sarebbero proliferate (complice anche il periodo estivo) ed estese sino ad interessare tratti di mare delle città limitrofe. Sul versante costiero la Procura tranese ha competenza nel tratto che va da Molfetta sud (risalendo verso nord) sino a Barletta.

Secondo indiscrezioni il pm Savasta avrebbe nominato un perito per accertare la natura, l’entità e l’eventuale pericolosità del fenomeno. Si mira ad accertare, dunque, se le varie ed impressionanti chiazze avvistate da Molfetta in su siano effettivamente riconducibili ai lavori portuali. Ma al contempo non si escludono altre cause o comunque concause. Come, ad esempio, l’illecito scarico a mare di luquami o il mal funzionamento di collettori e depuratori della fogna che inquinerebbero le acque. Potrebbe, ad esempio, esser avvenuto a Trani nel tratto di mare antistante Lungomare Chiarelli, proprio lì dove ha sbocco il cosiddetto “canalone”. In questo caso i lavori al porto di Molfetta non c’entrerebbero nulla o potrebbero, invece, costituire un aggravamento dello stato di salute del mare tranese, maglia nera di Puglia secondo “Goletta Verde”.

Ma a lavoro non ci sarebbe solo il perito del pm Savasta. Negli ultimi giorni ispezioni, prelievi ed esami di campioni d’acqua marina vedrebbero interessati Acquedotto, ufficio d’igiene, polizia municipale ed Arpa Puglia. E non solo a Trani. Chiazze sospette sono state avvistate anche a Barletta mentre sempre a Trani gira voce che un uomo, a quanto pare colpito da eritema, sarebbe in possesso di un filmato, forse realizzato col cellulare, che riprenderebbe alle prime luci dell’alba un container scaricare liquami a mare nei pressi della “seconda spiaggia”: rifiuti forse rivenienti da villette non allacciate.

Polpi morti, dubbi sulle cause: «Non ci sono prove»

 


Foto: © GiovinazzoLive.it

www.giovinazzolive.it

Dopo la misteriosa morìa di polpi, ritrovati adagiati lo scorso 20 agosto sul fondale vicino alla riva, in località Trincea, portati fin lì dalle correnti marine, arriva la smentita sulle ipotesi avanzate ieri, dalla Gazzetta del Mezzogiorno (leggi qui) e dalla Repubblica (leggi qui), di decessi causati dal proliferare costante dell'alga tossica oppure dai pescatori di frodo.

 

Che per la pesca dei molluschi utilizzano in particolare solfato di rame, che attira i polpi fuori dagli scogli.

«Al momento, infatti, non vi sono elementi che possano far pensare ad una connessione tra la salubrità delle acque e la presunta morìa di polpi». A riferirlo, stamane, è il maresciallo di prima classe Maurizio Abbrescia, a capo dell'Ufficio Locale Marittimo, in un comunicato.

«Il giorno sabato 20 agosto – si legge sulla nota stampa pervenuta in redazione – questo Ufficio Locale Marittimo riceveva un'unica segnalazione da parte di privato cittadino circa avvistamento in località Trincea del Comune di Giovinazzo, di esemplare di polpo morto adagiato sul fondale marino delle acque predette.

Immediatamente personale di questo Ufficio Locale Marittimo giunto sul posto constatava l'effettiva presenza di un unico esemplare di polpo adagiato sul fondale marino e del quale risultava impossibile il recupero.

Al momento non sono giunte a questo Ufficio Locale Marittimo ulteriori segnalazioni nè sono stati consegnati ulteriori esemplari morti del mollusco cefalopode.

Questo Ufficio Locale Marittimo comunque ha interessato di quanto accaduto l'Arpa Puglia che sta eseguendo lungo tutto il litorale del nord barese (tra cui Giovinazzo) campionamenti delle acque marine al fine di verificarne la salubrità delle stesse.

Al momento non vi sono elementi che possano far pensare ad una connessione tra la salubrità delle acque e la presunta morìa di polpi.

Se ci saranno ulteriori avvistamenti o rinvenimenti, che voglio precisare al momento non ci sono stati, si prega di voler interessare questo Ufficio Locale Marittimo che eseguirà tutti gli accertamenti del caso».

Strage di polpi a Giovinazzo. Fantasie e colpi di sole

Quello che leggerete di seguito rappresenta tre diverse modalità di interpretare e dare una notizia, ma pensiamo anche che il caldo possa giocare brutti scherzi.

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" Strage di polpi per i veleni .Colpa dei pescatori di frodo" -1

Cresce la preoccupazione a Giovinazzo per la moria dei molluschi. Si indaga anche sulla mucillagine: "Quest'anno non è in superficie ma è depositata sui fondali". Scagionata l'alga tossica

 

di CRISTIANO MARTI  

 

bari.repubblica.it

"Per la cattura dei polpi si utilizzano sempre più spesso prodotti chimici. Siamo convinti che sia stata questa la causa che ha provocato la moria dei molluschi sabato scorso". Inizia a far discutere il caso di Giovinazzo. Soprattutto dopo l'allarme lanciato da Pasquale Salvemini, ex coordinatore regionale del Wwf, secondo il quale dietro la morte delle decine di molluschi ci sarebbero i pescatori di frodo.

Tutto è cominciato sabato scorso quando un gruppo di bagnanti a Giovinazzo, nel tratto di spiaggia comunemente chiamato Trincea, ha allertato la guardia costiera dopo aver trovato decine di polpi morti sul fondale marino. Immediato l'allarme, con il prelievo a campione delle acque per capire quali siano state le cause della morte dei molluschi. Le prime ipotesi hanno riguardato l'alga tossica, la cui presenza era stata segnalata da diversi bagnanti nella zona intorno a Giovinazzo. Ma gli investigatori, a seguito dai controlli effettuati dall'Arpa, hanno escluso che sia stata questa la causa della moria. 

Anche perché, come sottolinea Lawrence Jemmett, veterinario della Asl di Bari, "la cosiddetta Ostreopsis ovata è presente in tutta la costa. Per questo sarebbe improbabile attribuirne l'effetto letale sui molluschi in un solo tratto di mare". "Al momento è difficile stabilire una causa per ciò che è successo  –  spiegano dalla guardia costiera di Giovinazzo  –  Non possiamo parlare nemmeno di batteri o di tossine, perché le acque sono campionate di frequente.

Anche se abbiamo avuto dai pescatori della zona diverse segnalazioni sulla presenza di mucillagini nel fondale marino".


Un fenomeno che, spiegano gli stessi agenti, fino all'anno scorso si era verificato solo in superficie. Si potrebbe allora attribuire all'inquinamento del fondale l'episodio di sabato scorso? Sul punto Salvemini avanza un'altra ipotesi: "Per la cattura dei polpi, l'uso di agenti chimici è in aumento. Sempre più spesso si utilizzano fitofarmaci. Prodotti utilizzati soprattutto in agricoltura, che vengono disciolti in acqua per stanare i molluschi". Una tecnica, spiega l'ambientalista, che oltre ad arrecare danni all'uomo, risulterebbe fatale per la flora marina. Soprattutto per l'uso smodato che ne viene fatto.

Sarebbe questa, dunque, l'ipotesi più plausibile rispetto al caso di Giovinazzo. Come confermato anche da Jemmett: "Dietro l'episodio di Trincea è molto probabile che ci siano i pescatori di frodo. Che per la pesca dei molluschi utilizzano in particolare solfato di rame, che attira i polpi fuori dagli scogli. È possibile quindi che i pescatori siano riusciti a pescarne qualcuno, mentre altri esemplari siano morti avvelenati".
"Quella dei cacciatori di frodo è un'ipotesi che andrebbe provata", spiega Mauro Sasso, consigliere regionale Wwf. Il quale, però, non nega la forte presenza di agenti chimici nelle acque pugliesi. Un dato di fatto che porterebbe ad allargare il discorso ai diversi episodi che nelle acque dell'Adriatico hanno allarmato gli ambientalisti.

"Indicativo  –  riflette Sasso  –  è il caso dei delfini spiaggiati. Da febbraio a luglio sono più di trenta gli esemplari morti che abbiamo ritrovato sulle rive di Trani, Bisceglie, Molfetta, fino a Santo Spirito e Mola di Bari. Diverse sono anche le segnalazioni che riceviamo sulla mucillagine che infesta le acque di Bisceglie e Giovinazzo. Per questo non escludo che la presenza di agenti chimici sia talmente forte da destabilizzare l'ecosistema. Un presenza che inizia ad essere fatale alla fauna marina". 

 

Lo strano caso dei polpi morti-2
http://www.giovinazzolive.it

La segnalazione parla di una vera moria di polpi sulla costa nord di Giovinazzo. Almeno venti piccoli molluschi adagiati sul fondale vicino alla riva, portati fin lì dalle correnti marine, secondo la denuncia dei subacquei della Scubacquarium.

Gli stessi che, stamane, hanno allertato anche l'Ufficio Locale Marittimo per un sopralluogo lungo la spiaggia nota come Trincea (nella foto). Anche perché il fenomeno è tutt’altro che frequente, per fortuna.

Cosa sia successo, poi, sulla spiaggia nord di Giovinazzo, è un mistero, nonostante i sub dell'associazione di Francesco Sblano, di polpi morti, ne hanno avvistati a decine.

«Sono polpi di dimensioni medio-piccole – hanno affermato i sub – le cui carcasse le ritroviamo adagiate sui fondali al largo, ma neanche tanto distanti dalla riva, in quel tratto di mare che è tra i più frequentati dai bagnanti giovinazzesi».

Le carcasse, almeno 20, «le abbiamo consegnate all'equipaggio di una motovedetta che ci ha raggiunti sul luogo del ritrovamento». I militari giovinazzesi, dal canto loro, hanno anche effettuato un’analisi a campione delle acque per capire cosa abbia ucciso i piccoli animali.

Nei giorni scorsi Giovinazzo è stata una delle città in cui era segnalata la presenza dell’alga tossica, che provoca leggeri e momentanei problemi respiratori. Ma gli investigatori escludono che ad uccidere i polpi sia stata l’alga.

«È possibile – ipotizzano i soci della Scubacquarium – che proprio l'innalzamento delle temperature del mare, lo stesso fenomeno che sta facendo proliferare l'alga tossica, sia alla base di quella che potrebbe essere definita una strage di polpi».

A conferma di ciò raccontano di come i fondali nella seconda metà di agosto cambiano di colore. Proprio in concomitanza non solo della fioritura della ostreopsis ovata, ma anche di altre alghe fino a non molti anni fa sconosciute nei nostri mari.

«Fino a tutto luglio – continuano – i nostri fondali erano bianchi. Da qualche settimana il loro colore è diventato marrone e gli effetti si notano anche in superficie. È probabile che quelle alghe tolgano ossigeno all'acqua facendo così morire i polpi più piccoli».

Potrebbe anche trattarsi, secondo le prime ipotesi, dell'inquinamento da iprite di quel tratto di mare intorno a Torre Gavetone dove rimangono ancora adagiati numerosi ordigni esplosivi del secondo conflitto mondiale.

Oppure, ultima teoria, alla base di questa anomala moria di polpi potrebbe esserci un altro batterio o una nuova tossina presente in quel tratto di costa, probabilmente non nociva per l’uomo. Saranno gli approfonditi accertamenti sui molluschi e sull’acqua a chiarire l’improvvisa moria.

Insomma a questo punto non si esclude nulla. Per ora, però, non resta che vigilare.

Lo strano caso dei polpi morti-3

corrieredelmezzogiorno.corriere.it

 

 

La segnalazione parlava di una vera moria di polpi sulla costa Nord di Giovinazzo. Almeno venti piccoli molluschi adagiati sul fondale vicino alla riva, portati fin lì dalle correnti marine, avevano denunciato alcuni bagnanti sabato scorso.

 

Gli stessi che avevano allertato anche la guardia costiera per un sopralluogo lungo la spiaggia nota come «Trincea». Anche perché il fenomeno è tutt’altro che frequente, per fortuna. Cosa sia successo, poi, sulla spiaggia Nord di Giovinazzo, è un mistero. Perché la capitaneria di porto di Giovinazzo di polipi ne ha trovati, in verità, solo uno. E’ per questo motivo che – come hanno spiegato ieri dalla capitaneria del centro a Nord di Bari- non sono stati effettuati né i prelevamenti dei molluschi né quelli delle acque per inviarli all’Arpa Puglia, per sottoporli alle analisi di rito. A questo punto non si esclude nulla.

Nemmeno che altri bagnanti abbiano pensato bene di portarsi a casa i polpi, per farne un’ottima insalata di mare. Alla faccia della moria di polpi. Per ora non resta che vigilare.

Non c’è divieto che tenga per il popolo del Gavetone


Foto: © MolfettaLive.it

di Lorenzo Pisani  
(
http://www.molfettalive.it)
Per chi si sente più gavetonese che molfettese (la definizione è di uno di loro) non è cambiato nulla. 
Nessuna ordinanza o divieto potrà mai allontanarlo dalla spiaggia che frequenta da decenni. E igavetonesi a Molfetta sono tanti. Un club di cui tutti i bagnanti sono o sono stati tesserati almeno una volta. 
Una settimana fa l’esposizione a Torre Gavetone dei cartelli di divieto di balneazione. Una mano ignota pochi giorni dopo li ha colorati parzialmente di rosso, lasciando in evidenza solo la ragione della misura. 

«Quelle bombe ci sono da sessant’anni e non hanno mai dato fastidio a nessuno», racconta uno dei bagnanti. «Sono cresciuto qui e sfido chiunque a farmi una multa», gli fa eco un trentenne. Le sanzioni vanno dai circa 1.000 ai 3.000 euro, ma finora qui non si sono viste. Invece di molfettesi in acqua, eccome. 

Eppure qualcuno non si fida. E si limita alla tintarella. C’è chi invece è “emigrato” alla Prima Cala o sulla spiaggia nei pressi dello stadio “Petrone” o sul Lungomare. La Terza Cala scoraggerebbe anche il più ardimentoso degli esploratori. Cala Sant’Andrea, nei pressi del duomo, stando all’ordinanza di giugno non rienterebbe nei luoghi interdetti, ma provare per credere. Il resto sono stabilimenti balneari. Qualcuno azzarda ipotesi complottarde proprio a loro vantaggio. Ma i più si fanno il bagno e basta, «e lo fanno anche per i miei bambini piccoli». 

E pensare che per anni sul vialetto ha fatto bella mostra di sè un’altra insegna, che vietava i bagni sempre per la presenza di residuati bellici. Ma nessuno ci ha fatto caso. Del resto nessuna ordinanza comunale proibiva la balneazione. Anzi, la Provincia ha investito decine di migliaia di euro per vialetti, essenze arboree, panchine e persino un orologio solare. 

I molfettesi, gavetonesi pardon, il bagno qui continueranno a farselo. Non importa se i fondali sono pieni di ordigni bellici, anche sepolti. Non importa se ormai da due anni si è tornato a parlare con insistenza del problema. E la prima conferenza, organizzata dal Liberatorio politico il 31 luglio 2009, fu preceduta da un proiettile indirizzato al suo coordinatore, Matteo d’Ingeo. Da allora il nome della spiaggia è rimbalzato su inchieste, testate giornalistiche (anche giapponesi) e speciali tv. Interrogazioni parlamentari e un comitato nazionale hanno lanciato più di un allarme. E tanto di coordinate geografiche individuano punti a rischio. 

«Piuttosto che proibire, qualcuno dovrebbe risolvere il problema». È la sintesi di un altro habituè del Gavetone, uno che alla sua amata spiaggia non vuole proprio rinunciare.

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