Archivi categoria: occupazione suolo pubblico

Arrestati gli irriducibili dell'abusivismo

 

Quint sella Aggiornato alle 10.15 del 19072010

Prima…

Nelle ultime ore i Carabinieri della Compagnia di Molfetta hanno eseguito alcune ordinanze di custodia cautelare, emesse dal Gip presso il Tribunale di Trani su richiesta della locale Procura della Repubblica, a carico di altrettanti soggetti, tutti fruttivendoli, ritenuti responsabili – a vario titolo- di occupazione abusiva di suolo pubblico e di reiterate violazioni dei sigilli delle aree pubbliche sottoposte a sequestro preventivo. 

 

… dopo.

  

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Ortofrutta, inaugurato il box numero due

In via Molfettesi d’Argentina avvistato lunedì anche il sindaco Azzollini. A fine agosto Rifondazione e Liberatorio hanno tuonato contro i costi dei tre gazebo in legno

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it)

Il "mercato diffuso" voluto dall’amministrazione comunale per disciplinare il fenomeno del commercio ambulante, più volte sanzionato dalla magistratura, da lunedì può contare anche su un secondo box, allestito sul modello del prototipo operativo da marzo in via Papa Montini.

La struttura in legno lamellare color bianco è stata inaugurata la sera del 12 settembre. Spumante, frutta e applausi e anche un vessillo della Madonna dei Martiri, protettrice di Molfetta.

Folto il capannello in via Molfettesi d’Argentina. Avvistato anche il sindaco, Antonio Azzollini.

Meno di due settimane fa sulla scelta dei gazebo erano piovute le polemiche della sinistra all’opposizione. In una nota, Rifondazione comunista faceva un po’ di conti del costo dei tre chioschi in legno lamellare (due già realizzati, compreso il box “numero zero” di via papa Montini): 210mila euro erano sembrati troppi agli occhi del partito di opposizione, che aveva posto alcuni interrogativi in un’interrogazione consigliare cui potrebbe seguire – se non dovesse essere discussa entro un mese – un esposto alla Corte dei Conti.

Era andato oltre il Liberatorio politico. A distanza di poche ore da Rifondazione il movimento civico aveva annunciato di aver presentato una denuncia alla procura di Trani. Tutto sarebbe incentrato sui tempi della costruzione del gazebo. Iniziata, aveva fatto notare Matteo d’Ingeo, «dopo la prima decade di maggio» e proseguita per tutta l’estate.

Ad agosto una delibera di giunta aveva stabilito di abbandonare la via della gara pubblica e di affidare la costruzione di due chioschi alla stessa azienda che aveva portato a termine il prototipo sperimentale.

Passaggio pedonale negato? I cittadini ora chiedono l'apertura.

“… Il nuovo corpo di fabbrica prospiciente la via Paniscotti, da realizzarsi mediante l’edificazione in due livelli superiori con un piano terra lasciato in parte a porticato libero e pedonale…, oltre a prevedere un apposito garage nel piano interrato, atto al ricovero delle auto dei residenti, prevede un passaggio pedonale a guisa di galleria che faciliterà l’attraversamento dei pedoni da Corso Margherita di Savoia e Via Paniscotti restringendosi questa arteria in maniera pericolosa e non essendoci un adeguato marciapiede nell’imbocco con Corso Margherita di Savoia …”.

Questo prevedeva l’autorizzazione a costruire con il parere favorevole della commissione edilizia del 14 dicembre 1989 nel gennaio del 1999 arriva la prima diffida dall’Ing. Parisi, Dirigente Ufficio Urbanistica e Lav. Pubblici del Comune; con la comunicazione n. 1074 si invitavano i condomini ostili ad osservare scrupolosamente quanto autorizzato con gli atti concessori ed in particolare di consentire il transito pedonale attraverso l’atrio-galleria tra Corso Margherita di Savoia n. 106 e Via Paniscotti n. 6. Nella diffida si precisava che “… il carattere di galleria pedonale di collegamento, tra Corso Margherita di Savoia n. 106 e Via Paniscotti n. 6, dato all’androne, rende necessario una divisione tra percorsi pubblici e accessi alle unità residenziali dei piani superiori”.

 

 

 

Oggi quel passaggio è ancora chiuso e dopo aver fatto una semplice istanza-interrogazione il 17 dicembre 2010 ai sensi dell'articolo 62 dello Statuto Comunale per chiederne il perchè, il 25 marzo 2011 abbiamo diffidato il Sindaco perchè omissivo e non rispettoso dello Statuto Comunale. 
Nei mesi scorsi sono state raccolte circa 400 firme di cittadini che hanno chiesto l'apertura del passaggio pedonale di via Paniscotti e sono state presentate venerdì 5 agosto 2011 con il seguente testo di accompagnamento:
 
Al Sindaco del Comune di Molfetta
Al Presidente del Consiglio Comunale
 
 
Oggetto: Petizione e Istanza ai sensi dell’art. 61 e 62 dello Statuto Comunale.
Apertura passaggio pedonale tra Corso Margherita di Savoia n. 106 Via Paniscotti n. 6.
 
 
Il sottoscritti cittadini,
premesso che:
 
– tra Corso Margherita di Savoia n. 106 e Via Paniscotti n. 6, è stata creata molti anni fa una galleria pedonale di collegamento tra le due vie;
– tale passaggio pedonale facilita l’attraversamento da Via Margherita di Savoia e Via Paniscotti perché proprio questa arteria si restringe in maniera pericolosa e non essendoci un adeguato marciapiede nell’imbocco con via Margherita di Savoia rappresenta l’unica possibilità sicura per la viabilità pedonale;
– tale passaggio, da molto tempo chiuso alla viabilità pedonale pubblica, crea disagi e pericoli per l’attraversamento pedonale di via Paniscotti per i diversamente abili e cittadini in difficoltà;
 
tenuto contoche il Movimento civico “Liberatorio Politico”, ha prodotto istanza ai sensi dell’art. 62 dello Statuto Comunale presentata in data 17.12.2010 prot. n.74674 (All. n. 1) e diffida in data 25.3.2011 prot. 17960 (All. n. 2), senza ricevere alcuna risposta,
 
chiedono
 
alle SS.VV. di riaprire definitivamente il libero passaggio pedonale tra Corso Margherita di Savoia n. 104 e Via Paniscotti n. 6 per 24/24 e in alternativa almeno dalle ore 8.00 alle ore 22.00.
 
Si allegano 396 firme contenute in 25 fogli su doppia facciata.
 
… omissis.

 

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La storia
 
Il passaggio pedonale negato
di Matteo d'Ingeo



Ci dicano cosa è lecito e cosa non lo è in questa città

BAR VITTORIA 16062010
Abbiamo appreso recentemente, in un’intervista rilasciata dal Dirigente comunale al Territorio Ing. Rocco Altomare, 
che non è stata rilasciata alcuna autorizzazione in Corso Dante per l’occupazione del suolo pubblico per strutture non provviste di servizi igienici per gli avventori.

Il Dirigente ha affermato, tra l’altro, che non sono previsti i “gazebo”. E’ strano che le dichiarazioni dell’Ing.Altomare non trovino riscontro nella realtà.
Da molti anni, dopo lo smantellamento del grande gazebo del bar Italia, abbiamo ancora la struttura del bar Vittoria che oltre ad essere un’offesa al buon gusto è anche al limite del rispetto del codice stradale.
Se avesse un fondamento giuridico, l’affermazione dell’Ing. Altomare, saremmo di fronte all’ennesimo esempio di abusivismo “protetto” e il Dirigente al Territorio dovrebbe chiarire meglio cosa è consentito e cosa non lo è.

Nuovo Brattoli 2 26042011Se fosse vero il criterio della concessione rilasciata solo a quelle attività con gazebo forniti di idonei servizi igienici, ci chiediamo perché l’Ing. Altomare ha concesso l’occupazione del suolo demaniale a nome della famiglia di Cristoforo Brattoli (conosciuto a Molfetta per aver assassinato il sindaco G.Carnicella)?
Se le regole valgono per Corso Dante dovrebbero valere anche per il viale dei Crociati
, oppure il titolare ha dichiarato all’Ufficiale Sanitario che gli avventori sono invitati in caso di “bisogno” a servirsi direttamente della battigia antistante?

12032011203La stessa riflessione va fatta per il gazebo del nuovo “mercato diffuso” in via papa Montini; chi ha rilasciato l’autorizzazione per quell’attività commerciale senza la presenza dei servizi igienici? In tutti i casi esposti vogliamo sperare che non ci siano state “pressioni” da parte dei diretti interessati perché se così fosse saremmo i primi ad esprimere la nostra solidarietà, ma solo se ci fossero delle dichiarazioni pubbliche da parte dell’Ing. Altomare e del sindacosenatorepresidente Azzollini.

Dalle ceneri di “ Piazza Paradiso” nasce il “Mercato diffuso”

mercato-diffuso-3Basta con le vecchie bancarelle e ombrelloni variopinti, il “mercato dell’abuso diffuso” cambia pelle e si presenta, alla città, vestito di bianco con parquet e carrelli mobili (questi ultimi per giustificare il cambio di casacca agli ambulanti itineranti che sono diventati tutti a “posto fisso”). C’è perfino il registratore di cassa per smentire tutti coloro i quali additano gli ambulanti che non rilasciano scontrini fiscali.

E’ una vera rivoluzione quella voluta dal sindacosenatorepresidente Azzollini che in punta di piedi ha aperto le saracinesche del primo prototipo del punto vendita comunale di ortofrutta in via Papa Montini.

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Questa volta, diversamente da altre inaugurazioni e battesimi di opere pubbliche, non c’era il Vescovo Martella a benedire la “prima pesata”. Forse non c’è stata inaugurazione ufficiale perché ancora non si è capito cos’è realmente questo primo box del mercato diffuso. Sembra una delle tante opere pubbliche che la Protezione Civile allestisce nelle situazioni d’emergenza aggirando leggi, regolamenti annonari, edilizi e lungaggini burocratiche riservate solo ai comuni mortali.
Anche questa volta in beffa alla trasparenza amministrativa le carte sono apparse in rete (o albo pretorio on line) ad assegnazione già avvenuta; ma le sanatorie, si sa, non convincono mai.
La “boutique della frutta” confezionata ad arte per commercianti raccomandati deve farci un po’ riflettere.
Quando una pubblica amministrazione approva un piano di commercio si pone almeno due obiettivi, il primo è quello di offrire un buon servizio pubblico e il secondo di creare nuove opportunità di lavoro.
Nel primo caso la filosofia del servizio pubblico sotteso dal cosiddetto mercato diffusoè ancora inesistente perché le postazioni previste dal piano comunale per il commercio non coprono il territorio comunale in cui non c’è offerta di servizi commerciali di ortofrutta; anzi in molti casi i posteggi assegnati (o indicati dalle “famiglie”) sono in aperta concorrenza con altri operatori già esistenti sul territorio.
Per quanto riguarda l’occupazione e la creazione di nuovi posti di lavoro non abbiamo ancora capito come funziona strategicamente l’offerta dell’amministrazione comunale.
Il sindaco Azzollini si è sempre giustificato di fronte all’opinione pubblica dicendo che quelle discutibili autorizzazioni concesse, avevano come obiettivo il reinserimento sociale di cittadini che avevano avuto problemi giudiziari in passato.
Ma i conti non tornano quando si scopre che gli stessi cittadini, sono stati o sono intestatari di più concessioni, o che gli intestatari non compaiono mai, o molto raramente, nelle postazioni di vendita e quindi, sono intestazioni fittizie, o siamo di fronte a veri e propri prestanome? 
Sarebbe il colmo se qualche intestataria di licenza del “mercato diffuso” si trovasse, contemporaneamente, dietro il bancone di altre attività commerciale; oppure sarebbe ancor più preoccupante se qualche componente delle famiglie prescelte andasse in giro con qualche autovettura non proprio consona al reddito dichiarato.
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Ce ne sarebbero tante di domande da fare sul mercato dell’abuso diffuso e in attesa che il tempo sciolga i nodi di questa intricata matassa, permetteteci un’ultima considerazione.
Sorvolando sulle discutibili modalità che il Dirigente Territorio Ing. Altomare Rocco ha utilizzato per individuare la ditta che ha realizzato il prototipo del box in via Papa Montini, vogliamo invece interrogare e far riflettere l’opinione pubblica, i disoccupati e i titolari di esercizi commerciali che vorrebbero trasferirsi o ristrutturare il proprio punto vendita. Riferendoci sempre ai due principi iniziali, quello dell’offerta di servizi e la creazione di posti di lavoro, che una buona amministrazione pubblica dovrebbe promuovere, chiediamo al Sindaco: se invece del box della “boutique della frutta” l’amministrazione dovesse assegnare una casa popolare, in  che modo avverrebbe l’assegnazione?
 
Seguendo le graduatorie comunali in cui rientrano cittadini senza casa, con famiglie al seguito e redditi popolari, oppure il sindaco l’avrebbe assegnata a chi, nell’attesa, ha urlato più forte, ha minacciato pubblici ufficiali o a chi è stato denunciato per occupazione abusiva di suolo pubblico? Non c’è molta differenza tra la procedura da adottare per l’ipotetica assegnazione di una casa popolare con l’assegnazione del box comunale per la vendita di frutta e verdura.
 
Perché i box dovrebbero essere assegnati a quelle “famiglie”, o loro referenti, che da oltre vent’anni fanno i padroni delle nostre strade e contro le quali neanche Forze dell’Ordine e Procura riescono a far valere le leggi dello Stato? Ci dica il sindaco se è sotto minaccia oppure la pubblica amministrazione deve ancora pagare il prezzo dell’oltraggio reso nel 1992 agli esponenti di quel mondo variegato che in Molfetta andava comunemente sotto il nome di " Piazza Paradiso"? Come dire, “stiamo in campana” e speriamo di non svegliarci un giorno leggendo sui giornali dello scioglimento del consiglio comunale di Molfetta per infiltrazioni mafiose o per forti condizionamenti criminali.
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Il passaggio pedonale negato

P.PEDONALE 2 131120102di Matteo d'Ingeo

Vi è mai capitato di percorrere via Paniscotti nell’ultimo tratto verso Corso Margherita di Savoia? Sicuramente è stato poco agevole percorrerla in automobile, ma a piedi diventa più complicato, disagevole e pericoloso. Naturalmente si parla di una situazione normale in una giornata di sole; l’attraversamento diventa ancor più arduo in una giornata di pioggia dove gli ombrelli sporgono oltre il bordo del marciapiede e rischiano di incrociare gli autoveicoli che ti passano a pochi centimetri.
Il disagio e il pericolo cresce quando la pioggia è copiosa trasformando la strada in un vero e proprio laghetto in cui i pedoni vengono letteralmente investiti dall’acqua schizzata dalle automobili.
Inutile elencare le difficoltà estreme di una mamma con passeggino, e figlio a seguito, costretta a camminare per strada, perché il marciapiede esistente riesce a stento ad ospitare una sola persona in un solo senso di marcia. Dal momento che non è stato ancora inventata una segnaletica con il senso alternato del passaggio pedonale con relativo semaforo, i poveri pedoni si gestiscono la viabilità con il buon senso sperando sempre che non accada nulla di grave. E’ scontato, per la sua gravità, ricordare i problemi che hanno i diversamente abili nel percorrere questo budello stradale.
Molti anni fa questo problema fu risolto grazie ad una concessione edilizia con cui si raggiunse un accordo tra pubblico e privato.
Il progetto di “Restauro conservativo e recupero volumetrico” corrispondente all’attuale civico n. 6 di via Paniscotti, conseguì il parere favorevole della commissione edilizia del 14 dicembre 1989 a condizione che si realizzasse ciò che era previsto nella relazione tecnica allegata “…. Il nuovo corpo di fabbrica prospiciente la via Paniscotti, da realizzarsi mediante l’edificazione in due livelli superiori con un piano terra lasciato in parte a porticato libero e pedonale…, oltre a prevedere un apposito garage nel piano interrato, atto al ricovero delle auto dei residenti, è previsto un passaggio pedonale a guisa di galleria che faciliterà l’attraversamento dei pedoni da Corso Margherita di Savoia e Via Paniscotti restringendosi questa arteria in maniera pericolosa e non essendoci un adeguato marciapiede nell’imbocco con Corso Margherita di Savoia …”.
P.PEDONALE 3 13112010Ma cosa è accaduto dal dicembre 1989 ad oggi? I volumi edilizi furono realizzati e per poco tempo la galleria fu aperta con grande soddisfazione dei cittadini, ma il tutto durò molto poco.
Alla fine degli anni ’90 alcuni proprietari del civico 106 di Corso M. di Savoia, pensarono bene di chiudere la galleria con dei cancelli condominiali, eliminando di fatto ciò che era diventato un passaggio pedonale pubblico.
E da allora si scatena una guerra a suon di atti giudiziari tra i proprietari che “abusivamente” avevano chiuso il passaggio e altri proprietari che avevano investito in attività commerciali prospicienti la galleria pedonale che nel frattempo era diventata una piccola galleria commerciale come tante altre esistenti in giro per l’Italia.
Nel gennaio del 1999 arriva la prima diffida dall’Ing. Parisi, Dirigente Ufficio Urbanistica e Lav. Pubblici del Comune; con la comunicazione n. 1074 si invitavano i condomini ostili ad osservare scrupolosamente quanto autorizzato con gli atti concessori ed in particolare di consentire il transito pedonale attraverso l’atrio-galleria tra Corso Margherita di Savoia n. 106 e Via Paniscotti n. 6. Nella diffida si precisava che “… il carattere di galleria pedonale di collegamento, tra Corso Margherita di Savoia n. 106 e Via Paniscotti n. 6, dato all’androne, rende necessario una divisione tra percorsi pubblici e accessi alle unità residenziali dei piani superiori”.
Persino il Tribunale di Trani nella seduta del 14 novembre 2000, pronunciandosi sul reclamo proposto da uno dei “contendenti”, accoglie il reclamo e ordina all’altra parte di eliminare il cancello apposto nel gennaio 1999, a chiusura dell’androne/galleria pedonale che mette in comunicazione via Paniscotti con il cortile interno al complesso di edificazione corrispondente al civico n. 106 di Corso Margherita di Savoia. Ordinava altresì“di non frapporre ostacoli al libero passaggio pedonale durante le ore del giorno e sino alla chiusura serale degli esercizi commerciali”.
P.PEDONALE 1 13112010A dieci anni dalla prima sentenza, dopo un’attività giudiziaria intensa fatta di diffide, ricorsi e controricorsi, il Tribunale di Trani il 21.4.2010 ha emesso l’ultima sentenza confermando il provvedimento del tribunale del 14.11.2000 che ordinava l’eliminazione del cancello apposto nel 1999.
Chiediamo semplicemente al Sindaco, al di là delle sentenze e delle beghe condominiali, perché non si riesce a far rispettare una concessione edilizia del 1989 che prevedeva un passaggio pedonale pubblico a salvaguardia della pubblica sicurezza e incolumità dei cittadini? Abbiamo inviato un mese fa un’interrogazione e ad oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

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Il "Mercato diffuso" e il "Made in Molfetta"

manifesto premio made(2)Vogliamo offrire un riconoscimento pubblico agli imprenditori che negli ultimi anni sono stati e continueranno ad essere protagonisti della straordinaria crescita economica di Molfetta”… ha affermato l’assessore alle Attività Produttive, Michele Palmiotti. “È un evento inedito, mai realizzato finora a Molfetta, che coinvolge istituzioni pubbliche, associazioni di categoria e l’intero panorama imprenditoriale locale”.
Dopo aver letto le dichiarazioni dell’assessore Palmiotti sul sito del Comune di Molfetta, abbiamo preso sul serio l’inedita iniziativa dell’amministrazione e abbiamo curiosato sul sito che promuove il premioMade in Molfetta”.

L’iniziativa ci sembra meritevole della massima attenzione dei cittadini anche perché, questo, non sarà l’ultimo “concorso a premi” promosso dall’amministrazione comunale. Abbiamo letto attentamente il regolamento e l’articolo 2 ci ha riempito di gioia perché, pur non potendo partecipare al concorso (non essendo una realtà imprenditoriale) possiamo segnalarne una meritevole del premio.
Le grandi realtà imprenditoriali molfettesi sono tante, ma cominciando a curiosare tra le loro ragioni sociali e soggetti giuridici ci siamo imbattuti in parecchie che avevano problemi con la giustizia, bancarotte fraudolenti, evasioni fiscali, associazioni a delinquere e abusivismi edilizi; ci siamo arresi e abbiamo deciso di segnalare una realtà che, a suo modo, risponde alle motivazioni del Premio.

La realtà imprenditoriale che nel 2010 ha impiegato il più alto numero di lavoratori e che si è più ampliata, che si è contraddistinta tra tutte nello smaltimento dei rifiuti, che si è distinta per iniziative di beneficenza e soprattutto si è distinta, anche esteticamente, per la bellezza e la funzionalità dei capannoni utilizzati, è quella del “MERCATO DIFFUSO”.
A noi sembra la segnalazione più giusta, del resto è una realtà imprenditoriale voluta dal sindacosenatore Azzollini e ci sembra di interpretare la volontà e la domanda di quelle famiglie che hanno dato l’input all’amministrazione per il nuovo piano del commercio. Insomma, una scelta giusta e meritata per il premio “Made in Molfetta” alla migliore realtà imprenditoriale del 2010. Il sindacosenatore sarà orgoglioso di questa scelta, e lo sarà ancora di più, quando leggerà le risposte che gli stessi imprenditori-commercianti hanno dato a quelle domande che il regolamento prevedeva e che noi abbiamo rivolto direttamente al MERCATO DIFFUSO. Siamo fieri di essere rappresentati da loro e ci piacerebbe ricevere un riscontro positivo dalla giuria, grazie sindacosenatorepresidente Azzollini.

 
Di seguito le dieci domande previste dal bando di concorso e alcune notizie utili sul “MERCATO DIFFUSO”.
 
 
 
Ragione Sociale:MERCATO DIFFUSO
Soggetto Giuridico:Ambulanti a posto fisso e itineranti
Indirizzo sede giuridica:Marciapiedi e strade
Città: Molfetta
Sito internet: La città del “mercato diffuso”
Numero di sedi: In espansione

Numero attuale di soci:50
Numero attuale di impiegati/dipendenti: 120
Eta' media dipendenti: 35
Metri quadri stabilimento: 30m. x
 
 
1) La vostra azienda ha mai usufruito di fondi internazionali? quali e quando?
 
La nostra azienda e' pulita; noi abbiamo solo i contributi dei nostri clienti.
 
2) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si è adeguata alle leggi sulla sicurezza e l'igiene nell'ambiente di lavoro?
 
Abbiamo sempre ignorato le leggi sulla sicurezza e dell'igiene negli ambienti di lavoro. Questa è la nostra forza e la nostra ricchezza.
 
3) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale ha effettuato la Comunicazione Interna e la Comunicazione Esterna aziendale? Si prega di allegare la grafica di un manifesto, di un poster e/o qualsiasi supporto pubblicitario.
 
La comunicazione interna l'abbiamo sempre fatta con i telefonini avvisandoci l'uno con l'altro quando scattavano i blitz, quella esterna l’abbiamo fatta con i cartelli e direttamente a voce, nelle postazioni, per attirare i clienti e fregarli ai commercianti in regola del quartiere, nel pieno rispetto della concorrenza sleale..
 
4) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si e' organizzata per la raccolta differenziata e lo smaltimento dei rifiuti? E' prevista una figura aziendale che si occupi o sia responsabile di questo servizio?
 
Ma quale raccolta differenziata, noi lasciamo tutto per terra quando andiamo via e poi i nostri amici dell'ASM raccolgono tutto; non sono pagati per questo?
 
5) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si e' affermata all'estero? Avete sedi all'estero? Il vostro mercato coinvolge anche altri paesi esteri? Quali?
 
Per ora non abbiamo bancarelle all'estero, o fuori città, ma se il sindaco Azzollini ci aiuterà faremo il salto di qualità. Quando lui ci regalerà la struttura in legno fissa noi le bancarelle le porteremo a Giovinazzo o a Bisceglie.
 
6) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si e' distinta in operazioni di beneficenza?
 
Noi l'opera di beneficenza la facciamo ogni giorno, offrendo i nostri prodotti ai cittadini a prezzi concorrenziali perchè non paghiamo fitto dei locali, luce, tassa rifiuti, occupazione di suolo pubblico… e questa non è beneficenza? Noi siamo al servizio dei cittadini.
 
7) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si e' evoluta dal punto di vista tecnologico? Avete acquistato nuovi macchinari? Quali? I vostri impiegati sono specializzati nell'utilizzo di macchinari tecnologicamente avanzati?
 
No, noi trattiamo la merce solo con le mani, e se scoperte meglio ancora.
 
8) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si e' confrontata con le Istituzioni? Che rapporto gode la vostra realtà imprenditoriale con il Comune e/o Provincia, la Regione, l'unione Europea?
 
Abbiamo sempre avuto rispetto per le istituzioni, specialmente per il Comune, anzi solo per il Sindaco. Quando abbiamo chiesto le autorizzazioni, dove volevamo noi, con le buone o con le cattive il senatore è stato sempre disponibile, anzi ci ha sempre dato le proroghe per evitare problemi con la Procura. Con la Polizia Municipale non abbiamo un buon rapporto da quando c’è' il nuovo comandante perchè ci manda i Vigili ogni giorno a controllare se rispettiamo le autorizzazioni. Ma tanto, anche se loro ci fanno le multe ogni giorno, noi non le pagheremo mai e Azzollini ce le cancellerà.
 
9) Nel 2010, avete riscontrato problemi che vorreste evidenziare alle Istituzioni ed alla pubblica attenzione?
 
Certo che abbiamo avuto problemi, abbiamo subito due maxi blitz, qualcuno di noi è stato anche arrestato, ci hanno sequestrato la merce, ci hanno sanzionato per decine e decine di migliaia di euro, altro che problemi; però volevamo dire al dottor Maralfa e ai Carabinieri che è inutile che loro continuano a fare queste sceneggiate, tanto in questa città comandiamo noi e fino a quando c'è il senatore al Comune lui ci coprirà.
 
10) Si prega di allegare una foto del vostro stabilimento industriale.

  Via Bari-ang q,sella 2 09062010Ultima postaz. v. Molf d

Ambulanti, controlli dell’Arma. Sequestri e denunce

In azione stamattina la compagnia di Molfetta

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di La RedazioneMolfettalive

La magistratura torna a occuparsi di commercio su aree pubbliche.

Questa mattina i carabinieri della compagnia di Molfetta ai comandi del capitano Del Prete hanno sottoposto a controllo dieci punti vendita di prodotti ortofrutticoli.

Due gli esercizi in cui sono state riscontrate irregolarità, in via Capotorti e in via Bari. I venditori, hanno accertato i carabinieri, continuavano a esporre la merce in aree sottoposte a sequestro, già contrassegnate dalla linea gialla. Per questo motivo i due titolari e due addetti alla vendita sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per violazione dei sigilli e invasione di terreni.

La merce sequestrata è stata affidata in custodia agli stessi esercizi.

Le indagini sono coordinate dal sostituto procuratore di Trani Giuseppe Maralfa. Controllo dopo controllo, scende il numero delle sanzioni. Dai 29 sequestri del primo blitz dell’8 giugno si è passati ai 14 del 21 settembre, sino ai due di oggi: «Segno – commentano i carabinieri – che le regole vengono progressivamente rispettate».

Piano del commercio, ecco la bozza

Lunedì il provvedimento tanto atteso giunge in aula. Quattro le principali novità: vediamole

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di Lorenzo Piasani (www.molfettalive.it/…)

Tutti ne parlano, tutti lo cercano. Molti lo invocano, panacea di tutti i mali, e attendono il consiglio comunale di lunedì. Quando il Piano per il commercio su aree pubbliche arriverà in aula carico di attese, un po’ meno di novità.

Quella che circola al momento è solo una bozza, ma è per molti aspetti sovrapponibile al piano del 2006 e scaduto lo scorso 18 aprile. Un testo, quello approvato allora dal commissario prefettizio Magnatta, criticato un po’ da tutti, a destra e a sinistra. Che aveva autorizzato le postazioni cosiddette “fuori mercato”, e tra i cui paletti è stato difficile gestire la situazione dei commercianti ambulanti, letteralmente esplosa in questi ultimi due anni. Tanto da indurre la magistratura a far rispettare la legge.

Le novità più importanti rispetto a quattro anni fa sono quattro. L’utilizzo di box di 30 mq entro cui sistemare la merce, lo sdoganamento del “mercato diffuso”, con l'aumento delle postazioni a macchia di leopardo in tutta la città, l'istituzione di un nuovo mercato nella zona di espansione e la creazione di una nuova tipologia di area: quella, si legge, «stagionale per la vendita di angurie e meloni in quanto merce voluminosa dal 1 giugno al 15 settembre di ogni anno».

Le premesse del piano sono quelle illustrate dall’assessore Brattoli nel consiglio del 6 novembre dello scorso anno: piazze che hanno variato destinazione d’uso (da mercati a luoghi di svago), «carenza di medie strutture di vendita» e «assenza di strutture mercatali organizzate». L’intenzione, specifica il comune, è quella di creare «strutture di vendita omogenee che consentano di tenere sotto controllo gli spazi occupati per l’esposizione della merce».

Il nuovo piano avrà la durata di quattro anni.

Due le tipologie di autorizzazione. La “A” riguarda le postazioni fisse e dura dieci anni; la “B” quelle mobili, che permette «di effettuare soste per il tempo necessario a servire la clientela, e comunque non superiori a un’ora di permanenza nel medesimo punto, con obbligo di spostamento di almeno 500 metri decorso detto periodo con divieto di tornare nel medesimo punto nell’arco della giornata». Concesse, inoltre, postazioni in aree demaniali.

Nel primo caso, l’autorizzazione non potrà essere rilasciata «a diretto contatto con la superficie stradale» e, nello stesso mercato, non può cumularsi ad altre rilasciate allo stesso commerciante. Al contrario, un ambulante potrà ottenere più licenze per piazze diverse.

Il documento fissa, inoltre, gli orari di vendita (8-13 e 17- 20 per i mercati giornalieri; 8-14 per quelli itineranti e 7-14 per quelli settimanali). 

Quattro le piazze individuate come mercati giornalieri. Tre sono già operanti: Piazza Gramsci (in cui sono disponibili 17 posteggi), Minuto pesce e Madonna dei martiri. Tutta nuova è l’area nella zona di espansione a ridosso dell’ospedale, che dovrebbe accogliere venti postazioni (nove di ortofrutta, cinque di prodotti ittici, due di alimentari, una di somministrazione alimenti e bevande, una di fiori e piante, una macelleria e un’edicola).

In città, le aree consentite dovrebbero essere in tutto sedici. Quattro già operano oggi: il largo Apicella, la piazza nei pressi della parrocchia di S. Achille, l’incrocio tra le vie papa Montini e martiri di via Fani e l’area antistante piazza Minuto pesce. A queste si aggiungeranno: una nuova piazzetta nella 167 (due posti), piazza Mentana (che durante il mandato di Tommaso Minervini fu trasformata in parco giochi), piazza S. Michele (anche qui un ritorno), via Terlizzi angolo Via S. Allende, via G. di Vittorio, via Caduti sul mare angolo via Tridente, via Giovinazzo angolo via Leoncavallo, via cap. De Candia angolo via Cozzoli, viale dei Crociati, parallela via A. Salvucci, via Caduti sul mare angolo via E. Fermi, via G. Salvemini angolo via ten. Marzocca e via Mazzarella.

Le aree stagionali «per la vendita di angurie e meloni» sono state individuate lungo corso Fornari e nel parcheggio dell’ex mattatoio in via Madonna dei Martiri.

Con il voto favorevole dell’aula dovrebbe poi essere riconfermata la destinazione del centro storico a mercatino mensile di antiquariato, delle pulci e amatoriale; di piazza Principe di Napoli a mercatino di collezionisti «con cadenza domenicale periodica o stagionale» (dieci posteggi); e del parcheggio dell’ex Mattatoio a «esposizione e vendita temporanea e occasionale di prodotti dell’artigianato russo e polacco da parte di cittadini dell’Unione Europea».

Viale dei Crociati, la strada alberata che conduce alla basilica della Madonna dei Martiri, anche in questo piano con venti posteggi sarà la sede del mercatino etnico.

Confermate le sedi per la vendita di frutta secca (Madonna dei Martiri angolo via San Carlo e Mameli, via Madonna Delle Rose, piazza Gramsci, via Madonna Dei Martiri angolo via S. Rocco e l’area antistante Piazza Minuto Pesce) e quelle che ospiteranno le bancarelle della festa patronale (quest’anno tracimate fino al corso Umberto).

Alcune sagre avranno una nuova sede: viale dei Crociati e quella del nuovo mercato settimanale. La consueta fiera di San Nicola dovrebbe invece trasferirsi a ponente, in via Cagliero e via Mazzarella. La banchina San Domenico, infine, resterà la collocazione della sagra del pesce. Nota nostalgica: sparisce la fiera degli animali collegata alla festa patronale.

Questo il contenuto del piano che approderà lunedì in consiglio comunale. E il dibattito politico non mancherà.

C’è invece chi non siede in aula, ma qualche dubbio l’ha sollevato lo stesso: il Liberatorio Politico si chiede – dopo le due delibere del sindaco seguite al blitz dei carabinieri, che in alcuni casi hanno autorizzato postazioni nei pressi di aree sequestrate – se Azzollini non abbia ricevuto pressioni da qualche rivenditore per la stesura del piano. Pressioni che, secondo Matteo d’Ingeo, potrebbero aver fatto il paio con le minacce ricevute dal comandante di polizia municipale Gadaleta da un ambulante e alcuni episodi di ordine pubblico (vedere alla voce incendi).

Il sindaco è sotto ricatto o è consenziente?

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La postazione di “Via Molfettesi d’Argentina in linea al civico 32 sul marciapiede di fronte”
già messa sotto sequestro dalla magistratura e riassegnata
dal sindaco al fruttivendolo.

Potrebbe sembrare una domanda retorica ma i fatti dimostrano che la nostra città sta vivendo un momento di sbandamento totale senza una guida autorevole che sappia segnare con fermezza quel solco necessario a delimitare e arginare lo straripamento dell’illegalità diffusa, da una convivenza civile basata nel rispetto del bene comune e delle regole.
A pochi giorni dalla presentazione in Consiglio Comunale del Piano di Commercio e dopo i due blitz della Procura di Trani, dell’8 giugno e 21 settembre, il sindaco ha emesso l’ennesima ordinanza “contingibile ed urgente” per “aggiustare” ancora meglio qualche postazione non gradita agli ambulanti.
Il Sindaco, l’attuale Dirigente al commercio Corrieri e gli uffici comunali, hanno impiegato circa un anno per portare il nuovo piano in consiglio comunale facendo credere ai molfettesi di aver lavorato per porre rimedi definitivi all’arroganza di certi commercianti ambulanti abusivi, predisponendo un piano di commercio che rispondesse anche alle esigenze di decoro e rispetto del bene comune, liberando le tante strade cittadine da veri e propri accampamenti che non hanno nulla a che vedere con lo sviluppo sociale, civile ed economico di una comunità. Invece il piano non è altro che la fotocopia del precedente; gli unici cambiamenti più rilevanti sono le postazioni degli ambulanti a posto fisso, non quelle che l’amministrazione aveva individuato, ma quelle che gli ambulanti hanno imposto.

L’ultima ordinanza, n. 54203, risale al 28 settembre 2010. Con questo atto “urgente e contingibile” il sindacosenatorepresidente Azzollini ordina:

1) di prorogare al 30.11.2010 tutte le autorizzazioni concesse agli ambulanti a posto fisso in data 21.06.2010 e scadute il 30.9.2010;
2) di modificare il posizionamento dell’area relativa al punto 1) dell’ordinanza n. 35905 del 21.06.2010, nel seguente modo: da “Piazzetta 167” a via M. Mazzarella, a destra del senso di marcia direzione Via Vittorio veneto e comunque oltre il passo carrabile ivi esistente;
3) di modificare altresì il posizionamento relativo al punto 5) della stessa ordinanza nel seguente modo: “Via Molfettesi d’Argentina in linea al civico 32 sul marciapiede di fronte.

Per poter meglio comprendere quello che è accaduto dal 21.06.2010 ad oggi bisogna ripercorrere alcune tappe.

Dopo pochi giorni dal sequestro ordinato dalla Procura di Trani dell’8 giugno il sindacosenatorepresidente Azzollini firma l' “Ordinanza contingibile ed urgente in materia di commercio ambulante” del 21 giugno2010 con cui, sbeffeggiando l'attività della Procura e dei Carabinieri, assegna 9 nuove postazioni (che diventano 10 il 21 luglio) a pochi metri da quelle sequestrate:
 
1.Piazzetta 167;
2. Via Caduti sul Mare ang. Via E. Fermi;
3. Via Caduti sul Mare a m. 10 dall'incrocio con Via Tridente direzione Via San F.sc d'Assisi;
4. Via Papa Montini a m. 10 dall'incrocio con Via Martiri di Via Fani direzione Via A. Salvucci;
5. Via S. Allende ang. Via Molfettesi d'Argentina (area parcheggio);
6. Via Leoncavallo (plateatico);
7. Via Cap. de Candia ang. Via Cozzoli;
8. Parallela Via Salvucci, area di parcheggio;
9. Via G. Salvemini ang. Via Ten. Marzocca.
 

La postazione “Piazzetta 167” in pratica non è mai stata accettata dagli ambulanti interessati vicini alla famiglia Filannino, tant’è che hanno continuato ad operare, fino alla seconda operazione “Piazza Pulita”, in via Giuseppe de Candia (a ponente della città); ed ora il Sindaco ha “accolto” definitivamente la loro richiesta ed è stata scelta la postazione di via M. Mazzarella, a pochi metri da via G. De Candia.
Anche la postazione in “via S. Allende ang. Via Molfettesi d'Argentina (area parcheggio)” non è mai stata occupata, infatti la titolare dell’autorizzazione Spadavecchia Nicoletta, compagna di Diniddio Vito è stata anche arrestata il 21 settembre scorso per le sue condotte illecite; oggi la postazione “concessa” dal Sindaco, coincide quasi con quella sempre occupata abusivamente e cioè : “Via Molfettesi d’Argentina in linea al civico 32 sul marciapiede di fronte”.
Infine ci sono le postazioni” in“via Cap. de Candia ang. Via Cozzoli” , “ via G. Di Vittorio” e via Leoncavallo (plateatico).
La prima non è mai stata occupata dal suo titolare Magarelli Giancarlo Saverio, il signore che era stato già premiato perché aveva minacciato il comandante della Polizia Municipale. Anche lui aveva ottenuto dal sindaco, con l’ordinanza del 21 luglio 2010 la nuova postazione in via L. Mezzina, angolo via Cap de Candia e poi cambiata ancora con l’ordinanza personalizzata del 13 settembre 2010 che gli consentiva di ritornare in una postazione simmetrica a quella da lui sempre occupata in via C. De Candia angolo via C. Magrone.
Si tenga conto che questo signore non rispetta ancora oggi l’autorizzazione concessa perché invece di utilizzare un autocarro occupa il suolo pubblico con cassette e panche.
La seconda in “Via G. Di Vittorio” occupata dalla famiglia Andriani non era compresa nell’elenco dell’ordinanza del 21 giugno ed è stata concessa dal sindaco il 21 luglio 2010 contestualmente a quella concessa a Magarelli Giancarlo Saverio dopo  le minacce subite dal comandante della Polizia Municipale.
Quella di via Leoncavallo non è stata mai occupata da Vista Rosalba, moglie di Fiore Alfredo. Ma il fratello di Fiore Alfredo per conto di sua cognata, ha occupato dopo la prima operazione “Piazza Pulita” l’attuale postazione in via Giovinazzo angolo via Leoncavallo. Loro hanno bisogno di visibilità.
Il 19 luglio scorso chi ha minacciato il Capitano Gadaleta è stato premiato dal sindaco Azzollini, mentre nelle ore precedenti l’ultima ordinanza del 28 settembre 2010 chi è stato minacciato? Molto probabilmente non ci sono state minacce ma in che modo Diniddio Vito ha convinto il sindaco a firmare l’ordinanza che “aggiustava” la postazione da lui richiesta a favore della sua compagna Spadavecchia Nicoletta? E’ stato un caso che il Diniddio fosse presente nella stanza del sindaco prima che quest’ultimo firmasse l’ordinanza del 28 settembre?

A questo punto nasce spontaneo un dubbio, il sindaco in tutti questi mesi è stato sottoposto a pressioni o minacce per l’individuazione dei posteggi per gli ambulanti o è stato consenziente, conducendo una vera e propria trattativa? E qual era la posta in gioco?
Per inquadrare meglio la situazione bisognerebbe conoscere meglio alcuni protagonisti di questa storia.
Vito Diniddio, appartenente alla famiglia della "Cerasa", coinvolto nell'operazione antidroga "Reset" del 1996 e condannato in primo grado a 22 anni di reclusione; arrestato nel 2006 perché trovato in giro per la città con una pistola, dopo essere stato ferito in una sparatoria avvenuta in via M. D’Azeglio insieme ad un altro fruttivendolo.
Magarelli Saverio Giancarlo invece nello stesso anno è arrestato perché girava per la ci
ttà e all’interno del mercato ortofrutticolo con pistola semiautomatica e giubbotto antiproiettile temendo di essere un bersaglio di un altro pregiudicato molfettese.

I fratelli Fiore (Cerase) non hanno bisogno di presentazione perché tutti sappiamo la loro storia e le condanne plurime scontate per associazione per delinquere e spaccio di droga.

Chiediamo al sindaco di dirci la verità e di denunciare eventuali episodi di "pressioni" subite per le scelte del Piano del commercio; alle forze dell’ordine e alla Procura chiediamo di verificare le eventuali coincidenze tra le minacce subite dal comandante della Polizia Municipale, gli incontri avuti dal sindaco, le ordinanze sindacali che hanno favorito alcuni ambulanti e alcuni episodi di ordine pubblico che sono avvenuti in città negli ultimi mesi, incendi di auto ed altro. 

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