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DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

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Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

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"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

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Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

Caro estinto, Spagnoletti condannato a quattro anni e sei mesi

Ieri la sentenza del tribunale di Trani. Condanne anche per Di Fronzo (3 anni e 6 mesi), Samarelli (3 anni e 4 mesi) e Bovenga (tre anni). Assolti i medici De Gennaro, Dragone, Massari e Pansini

 

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Quattro condanne e quattro assoluzioni.

La sentenza del processo sul presunto “sistema” tra agenzie funebri, infermieri dell’ospedale e medici curanti è stata emessa ieri nel tribunale di Trani dopo poco più di un’ora di camera di consiglio.

Giuseppe Spagnoletti, titolare dell’agenzia funebre “La Cattolica” è stato condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione. Tre anni e sei mesi per il suo dipendente Michele De Fronzo; tre anni e quattro mesi per l’operatore coordinatore professionale Vincenzo Samarelli e tre per il suo collega Domenico Bovenga.

I quattro beneficeranno di uno sconto di pena di tre anni per effetto dell’indulto.

La condanna è stata estesa al pagamento delle spese processuali e all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici.

Sono stati assolti «perché il fatto non sussiste» i medici convenzionati Vito De Gennaro, Isabella Dragone, Luigi Massari ed Enrico Pansini. Erano stati accusati di falso ideologico.

Si chiude così il primo grado del processo che ha preso il via da indagini condotte dai carabinieri del Comando Provinciale di Bari nel 2006 e visto coinvolti agenzie funebri, infermieri e medici locali, considerando l’esito dell’udienza preliminare in cui tra patteggiamenti e riti abbreviati erano stati condannati in undici.

Il collegio (Carone, Gadaleta, Messina) non ha riconosciuto l’associazione a delinquere per Spagnoletti, assolvendolo dal primo capo di imputazione.

E trasmesso gli atti al pm Ettore Cardinali per eventuali provvedimenti di competenza nei confronti di Maurodomenico Befo, imprenditore anch’egli nel settore delle onoranze funebri.

La motivazione della sentenza sarà depositata entro novanta giorni.

“Caro estinto”, sentenza vicina

http://www.molfettalive.it/imgnews/Tribunale%20Trani%20009(5).jpg

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Ascoltati mercoledì gli ultimi testimoni della difesa. Il 17 marzo la discussione Si è chiusa la fase istruttoria del processo sui presunti intrecci tra infermieri, medici e agenzie di onoranze funebri molfettesi. Chiamati a rispondere dal pubblico ministero Ettore Cardinali, a vario titolo, di associazione per delinquere, rivelazione e utilizzazione di segreto d’ufficio, falso ideologico, corruzione, concussione e peculato sono Giuseppe Spagnoletti, titolare dell’agenzia funebre “La Cattolica”, il suo dipendente Michele Defronzo, i due operatori coordinatori professionali Vincenzo Samarelli e Domenico Bovenga, e i medici convenzionati Vito De Gennaro, Isabella Dragone, Luigi Massari ed Enrico Pansini.
Nell’udienza celebrata mercoledì nel tribunale di Trani hanno deposto gli ultimi cinque testi a discarico: tre parenti di altrettanti defunti, una dipendente comunale e l’ex moglie dell’infermiere Giovanni Caputi, condannato nell’udienza preliminare dello scorso giugno a 2 anni e 6 mesi di reclusione (pena patteggiata).
Confermate anche dai tre congiunti sia le motivazioni di scelta dell’agenzia funebre “La Cattolica” «avvenuta liberamente», che la modalità di accertamento della morte del defunto, costatata a domicilio dal medico curante. Non sarebbero intercorse inoltre telefonate tra l’agenzia funebre e Caputi in servizio all’ospedale: è quanto ha dichiarato l’ex moglie dell’operatore professionale nella sua deposizione. Le modalità burocratiche che di norma precedono la sepoltura sono state infine illustrate nel dettaglio dalla dipendente del comune. Si dovrà attendere al 17 marzo per la discussione delle parti.
La sentenza del “Caro estinto” è vicina.

Primavera molfettese del '94. Perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Terramia, gruppo di discussione sulla politica molfettese, propone un incontro pubblico per riflettere sul ’94 molfettese.

 

 

Nel rumore di fondo della quotidianità molfettese annaspano le voci delle coscienze critiche. Manca la voglia di trasformare l’esistente e nel rumore di fondo permangono, addormentate e paghe del lauto pasto, le anime ribelli. All’orizzonte c’è solo il nostro ombelico. 

L’indifferenza per le bombe all’iprite che incombono, per i giovani disoccupati che si disperano, per i lavoratori prigionieri del mercato, per le consorterie arroganti dei delinquenti e dei ladri di galline che pervadono le strade è il segnale che la comunità e le cose comuni non son più degne di essere amate e curate perché rese agonizzanti da una politica malata o di protagonismo o di clientelismo e vuota di aneliti e di aspirazioni.

La medicina migliore è prendersela con gli altri, con chi è più vicino, con chi è più attivo. Ma la rabbia per il colpevole vicino cura la febbre e non la malattia. I ricordi sono in agguato per i vecchi e ai giovani rode la storia di questa città che ha visto ben altre stagioni, ben altre emozioni, ben altre speranze.

Sembra che a nessuno interessi ripensare al ’94, l´anno in cui a Molfetta si diede avvio a una frizzante stagione politica, si ribaltarono le previsioni elettorali e il governo della città cadde nella mani di una forza nuova che emerse inaspettatamente dalla città. Sembra che quel frangente di eccezionale mobilitazione civile e politica non abbia lasciato alcuna traccia. Ma di questo nessuno parla più. È davvero così? Può essere così? Davvero non ci sono più molfettesi che pensano e agiscono in forza della loro appartenenza ad una comunità di cittadini?

Abbiamo deciso di rompere gli indugi. La riflessione sul ’94 molfettese non può essere ulteriormente rimandata in attesa di tempi migliori.

Il 3 ottobre alle 18 presso la sala stampa del comune
di Molfetta è indetto un incontro pubblico per discutere di quella stagione, con unanime spirito di correità, senza reti e senza format.

Tutte e tutti sono invitati a portare il proprio contributo e a rispondere alla domanda: perché nonostante "quella" stagione politica ci ritroviamo "questa" Molfetta?

Loculi gratis ai dipendenti comunali: Radio 24 intervista Matteo d’Ingeo

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Sono trascorsi quasi tre mesi da quando abbiamo denunciato i privilegi riservati ai dipendenti comunali in “punto di morte” in base a quanto stabilito dall’ art. 144 del “Regolamento Generale sullo Stato Giuridico ed Economico dei Dipendenti Comunali”, adottato con provvedimento di Consiglio Comunale n. 325 in data 3 settembre 1981.

Il sindaco senatore Azzollini non riesce proprio a trovare il tempo per rispondere non solo alle domande del Liberatorio, ma anche a quelle della trasmissione radiofonica a diffusione nazionale «Radio 24» che nella puntata dell’11 giugno scorso, nell’ambito del programma intitolato “Un abuso al giorno toglie il codice d’intorno”, si è interessata di questa notizia intervistando in diretta telefonica il coordinatore del Liberatorio Matteo d’Ingeo.

Un’ennesima occasione persa dalla nostra amministrazione per fare chiarezza su quello che viene palesemente percepito dall’opinione pubblica come un “inopportuno” privilegio.

Ora che la questione è diventata di dominio pubblico al di fuori dei confini comunali, chissà che non susciti la curiosità anche della Corte dei Conti al quale il sindaco non potrà certo negare di dare le dovute spiegazioni.

Un abuso al giorno toglie il codice d’intorno : 2009-06-11
MOLFETTA: LOCULI GRATIS AI DIPENDENTI COMUNALI

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Di Roberto Galullo (www.radio24.ilsole24ore.com/…)

Un regolamento del Comune di Molfetta risalente al 1981 stabilisce che ai dipendenti comunali spetti in eredità un loculo, possibilmente in terza fila, nel momento del trapasso, e un bonus pari a due mensilità aggiuntive da corrispondere agli eredi. Per capire se si tratti di un privilegio o di uno scherzo, ne parliamo con Matteo D’Ingeo, del movimento Liberatorio Politico.

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Intrecci pompe funebri e ospedale. Otto condanne tra cui 5 medici

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di Antonello Norscia (www.lagazzettadelmezzogiorno.it/…)

Otto condanne (tra cui cinque medici) ed un’assoluzione col rito abbreviato. E ancora: 3 patteggiamenti e 8 rinvii a giudizio. Questo l’esito dell’udienza preliminare relativa all’inchiesta «Caro Estinto» che svelò un malaffare economico celato nei funerali di numerosi ammalati deceduti all’ospedale di Molfetta o dimessi perché terminali.

Dinanzi al gup del Tribunale di Trani, Grazia Miccoli ha dunque resistito l’impianto accusatorio imbastito dal pubblico ministero Ettore Cardinali, che nei mesi scorsi contestualmente alle 20 richieste di rinvio a giudizio chiese al gip l’archiviazione per un’altra trentina di indagati, per alcuni con formula dubitativa.

Il 16 marzo 2006 l’indagine, basata anche su intercettazioni, sfociò in sette arresti. Col formale atto d’imputazione il pm Cardinali, a seconda delle singole presunte responsabilità, contestò, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, rivelazione ed utilizzazione di segreto d’ufficio, falso ideologico, corruzione, concussione e peculato. Il business funebre sarebbe stato collaudato. Per annientare la concorrenza bisognava giocare d’anticipo, con qualcuno che dall’interno dell’ospedale monitorasse le agonie, profittando del dolore dei congiunti che non avrebbero posto ostacoli alla scelta della ditta di onoranza funebri. Ciascuno avrebbe avuto un ruolo ben preciso: personale paramedico quali “vedette”, e dottori compiacenti, o perlomeno pigri, che redigevano certificati di morte senza constatare personalmente i decessi, basandosi sulle indicazioni fornite dai rappresentanti delle pompe funebri.

Alcuni medici avrebbero percepito 25 euro per la redazione dei certificati di morte. Per gli inquirenti, le imprese funebri fuori dal sistema perdevano una rilevante fetta dei decessi ospedalieri.

Hanno patteggiato la pena: l’operatore coordinatore professionale Giovanni Caputi (2 anni e 6 mesi di reclusione), Francesco Guardavaccaro, gestore delle onoranze funebri «Padre Pio» (2 anni) ed il medico necroscopo Anna Elisabetta Altomare (6 mesi convertiti in poco meno di 7mila euro di multa).

Condannati con rito abbreviato: l’ausiliario socio sanitario Angelo Picca (assolto però da altre accuse) e Giovanni De Nichilo (che da Picca avrebbe ricevuto pannolini e cerotti dell’ospedale) ad 1 anno e 4 mesi di reclusione; il medico necroscopo Elio Massarelli a 10 mesi; Teresa De Cesare e Fabio Luigi Ciannamea, entrambi dottori del reparto medicina, rispettivamente ad 8 e 6 mesi; Tiziana Guardavaccaro , titolare delle onoranze funebri «Padre Pio» a 6 mesi; i medici convenzionati con il Servizio Sanitario Regionale, Nunzio Fiorentini Cavallotti e Francesco Spezzacatena ad 1 anno.
Tutte le pene (sia da patteggiamento che da rito abbreviato) sono state però coperte dall’indulto. Il medico necroscopo Rosa Colamaria, difesa dall’avv. Pasquale Serrone, è stata assolta.

Rinvio a giudizio per Giuseppe Spagnoletti, titolare delle pompe funebri «La Cattolica», Michele Defronzo, suo dipendente, Vincenzo Samarelli e Domenico Bovenga, operatori coordinatori professionali, ed i medici convenzionati Luigi Massari, Enrico Pansini, Vito De Gennaro, Isabella Dragone. Il dibattimento inizierà l’8 ottobre davanti al Tribunale di Trani.

Tutto cominciò nel marzo 2006.  Così ne parlò la stampa
(www.diritticittadino.it/…)

Affari sulle onoranze al caro estinto Sette arresti, indagati 43 medici. Scoperto un giro di segnalazioni per monopolizzare il mercato Inchiesta a Molfetta, in manette infermieri e impresari funebri.

L’obiettivo era sbaragliare la concorrenza delle altre imprese funebri di Molfetta.

Per farlo, secondo la procura di Trani, Giuseppe Spagnoletti, titolare delle imprese funebri «Atof» e «La Cattolica» , aveva bisogno di sapere prima degli altri dei decessi in città. Cosa che avveniva grazie a quattro infermieri dell’ospedale cittadino, che provvedevano a segnalargli ( in cambio di denaro) tempestivamente i decessi ( avvenuti o imminenti) dei ricoverati.

Poi 43 medici compiacenti, alcuni in servizio all’ospedale, altri alla Asl e molti di base, provvedevano al disbrigo delle relative pratiche in maniera molto rapida, in modo da evitare che i familiari avessero il tempo di potersi rivolgere ad un’altra impresa funebre.

È quanto accertato, in cinque mesi di indagini, dai carabinieri del nucleo operativo di Bari che ieri hanno eseguito sette ordinanze di custodia cautelare in carcere su disposizione del gip del Tribunale di Trani, Roberto Oliveri del Castillo, che ha accolto la richiesta del sostituto procuratore Ettore Cardinali. I reati contestati, a vario titolo, sono associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, concussione, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, falso in atto pubblico e peculato. Oltre a Spagnoletti, in manette sono finiti un suo dipendente, Michele Defronzo, un altro imprenditore, Francesco Guardavaccaro, gli infermieri Giovanni Caputi, Domenico Bovenga, Vincenzo Samarelli e l’ausiliario Angelo Picca, tutti in servizio al reparto di Medicina dell’ospedale di Molfetta.

L’associazione per delinquere è contesta a Spagnoletti, Defronzo e ai quattro dipendenti dell’ospedale di Molfetta.
Questi ultimi sono accusati anche di rivelazione di segreti d’ufficio, poiché utilizzavano notizie riservate quali il decesso imminente o già avvenuto di persone ricoverate nel loro ospedale per loro scopi e in cambio erano «stipendiati» dagli imprenditori: per ogni decesso segnalato ricevevano in cambio somme comprese tra i 200 e i 250 euro a testa. Complessivamente, nei circa cinque mesi di indagine, i carabinieri avrebbero accertato una quarantina di segnalazioni. Si aggirava tra i 100 e i 200 euro, invece, la retribuzione dei medici, che avrebbero certificato le dimissioni dal proprio reparto di alcuni pazienti, facendoli risultare ancora vivi anche se in realtà morti. Lo scopo era consentire il trasporto della salma nell’abitazione della famiglia, in modo che i medici di base, a loro volta, avrebbero potuto compilare più speditamente il modulo relativo al decesso, e quelli della Ausl attestare rapidamente la morte del paziente. Tutte cose che, invece, non si potevano garantire lasciando i pazienti deceduti in ospedale, dove devono trascorrere 24 ore prima della consegna della salma. Per questo i 43 medici sono iscritti nel registro degli indagati della procura di Trani. L’altro imprenditore arrestato, Guardavaccaro, è un ex dipendente di Spagnoletti: una volta messo in proprio con l’impresa «Padre Pio» , avrebbe tentato di utilizzare lo stesso sistema del suo ex datore di lavoro, grazie alla collaborazione di uno dei quattro infermieri.

Ma il suo tentativo sarebbe durato poco, perché Spagnoletti lo avrebbe scoperto. Ad uno degli infermieri inoltre la procura contesta anche il peculato, perché nell’ambito delle indagini è emerso – attraverso videofilmati – che sottraeva prodotti farmaceutici e medicinali dai depositi dei vari reparti per rivenderseli. L’indagine è partita dopo la segnalazione di un operatore del settore delle pompe funebri che avevano denunciato l’esistenza del presunto «comitato d’affari» . Secondo gli investigatori, infine, le elargizioni di denaro a infermieri e medici venivano recuperate da Spagnoletti, facendole ricadere sui clienti dell’agenzia «La Cattolica» , ovvero i parenti dei defunti: in altre parole, i costi erano sostenuti direttamente dall’impresa, ma quando i parenti andavano a pagare materialmente il servizio funebre «La Cattolica» li recuperava attraverso sottofatturazioni. L’indagine dei carabinieri è partita dopo la denuncia di un operatore del settore Carmen Carbonara. Sono durate cinque mesi le indagini dei carabinieri del nucleo operativo di Bari.

Anna Maria Brattoli: "La colpa è delle donne che non votano le donne"

L’art. 37 dello Statuto del Comune di Molfetta recita testualmente:
“Il Sindaco nomina i componenti della Giunta, tra cui il vicesindaco, anche al di fuori dei componenti del Consiglio, fra i cittadini in possesso dei requisiti di candidabilità, di compatibilità ed eleggibilità alla carica di Consigliere e ne dà comunicazione al Consiglio nella prima seduta successiva alla elezione. E’ salva la facoltà di nomina fiduciaria degli assessori. Il Sindaco, nella formazione della Giunta, assicura la presenza dei due sessi”.

Condivisibile o meno, questo è ciò che prevede la nostra “Carta Comunale”.

Conosciamo molto bene il disprezzo delle regole e delle leggi da parte del nostro sindaco e non ci ha certo meravigliato il tentativo di interpretare questa norma statutaria in modo del tutto arbitrario pur di assecondare il suo delirio di onnipotenza. In questo il nostro sindaco senatore è in perfetta sintonia con lo stile politico imperante ai vertici del governo nazionale (Berlusconi docet!).

Si può non condividere il contenuto di uno statuto comunale ma finché esiste e non si ha la capacità di modificarlo lo si deve rispettare, così come la maggioranza politica che governa l’Italia dovrebbe rispettare la Costituzione Italiana.

E’ trascorso ormai un anno dall’appello della Consulta femminile di Molfetta rivolto al Sindaco Azzollini, con cui si chiedeva di “assicurare la presenza dei due sessi in Giunta” come previsto dallo Statuto comunale. Un anno denso di colpi scena politici e amministrativi in cui ha prevalso l’atteggiamento di totale chiusura di Azzollini espressa, anche durante un consiglio comunale, con modi oltremodo scomposti ed arroganti.

Solo la sentenza definitiva del Consiglio di Stato, con ordinanza n. 1837/09, ha messo fine ad una bagarre politico-legale tra la Consulta femminile di Molfetta e la Commissione Regionale Pari Opportunità da una parte e il sindaco senatore Azzollini dall’altra. La diatriba si è sviluppata sulla parola “assicura” che, a quanto pare, per il sindaco non è stata mai cogente, contrariamente a quanto ritenuto dal Consiglio di Stato e da chi ha sostenuto questa battaglia di legalità.
Da questa vicenda il sindaco e la sua armata (ormai fiaccata) ne escono con le ossa rotte e rischiano di lasciarci le penne se dovessero essere invalidate tutte le delibere licenziate da una giunta non legittimata ad operare sin dalla prima pronuncia del TAR che azzerava l’organo amministrativo nominato senza l’osservanza dell’art. 37 dello Statuto comunale.

Lunedì 4 maggio il sindaco Azzollini ha comunicato al consiglio comunale la sua nuova giunta tinta di “rosa”. La nuova arrivata, recuperata dalla panchina delle riserve è la ben nota Anna Maria Brattoli, classificata, nelle ultime consultazioni amministrative, al 19° posto nella lista del PdL. Certo non una bella performance della Brattoli che viene praticamente bocciata dall’elettorato del suo partito pur essendo stata assessore fino alla primavera del 2008 prima delle ultime consultazioni comunali.

Il Sindaco Azzollini con la sua nomina ha toppato due volte; in primo luogo non ha potuto rispettare il suo “manuale Cencelli” che vedeva premiati in giunta quei candidati che avevano, più o meno meritatamente, ottenuto più consensi dall’elettorato; e la Brattoli con il suo 19° posto non era tra i papabili. Ma il secondo motivo, per cui la stessa consigliera non avrebbe dovuto essere premiata, è per le sue dichiarazioni rese alla stampa il 13 settembre 2008 quando il TAR boccia per la prima volta la giunta Azzollini.
In quella occasione, in una intervista resa a Gabriella De Matteis de “la Repubblica”, in difesa dell’operato del Sindaco che aveva scelto gli assessori tra i primi degli eletti della coalizione (tutti uomini), aveva dichiarato: "Il punto è che le donne non votano le donne e che dovrebbero impegnarsi di più".
Non abbiamo compreso, però, se chi dovrebbe impegnarsi di più sono le donne elettrici o le donne candidate (specialmente se sono state già assessori).
In questa logica, per coerenza, lei avrebbe dovuto rinunciare alla nomina di assessore perché non votata abbastanza dagli elettori, anzi l’hanno bocciata.
Il sindaco senatore, forse a corto di cartucce da sparare, ha scelto ugualmente la Brattoli come “assessora”.

Certo che questa incresciosa situazione, potrebbe indurre la maggioranza di centro-destra a tentare una revisione dello statuto che eviti, per il futuro, di ritrovarsi nuovamente in acque agitate.
Chissà, allora, che non si decida di rivedere anche l’art. 144 del “Regolamento Generale sullo Stato Giuridico ed Economico dei Dipendenti Comunali”, che prevede “per i dipendenti comunali deceduti in servizio un loculo cimiteriale gratuito, possibilmente in 3^ fila”.
Ne ha parlato anche la stampa nazionale, dopo la nostra denuncia, di questo particolare beneficio di cui godono i dipendenti comunali di Molfetta, forse unico comune in Italia, che prevede anche, in caso di decesso del dipendente in attività di servizio, la corresponsione di due intere mensilità (stipendio) aggiuntive al coniuge o figli eredi.

Ci piacerebbe sapere cosa ne pensa in merito la neo assessora Brattoli visto che lei è stata l’ultima beneficiaria dell’art. 144 con Delibera della Giunta Comunale n. 204 del 28/11/08.
Noi auspichiamo che questo privilegio per i dipendenti comunali sia estinto, è il caso di dirlo, più che altro per scaramanzia. A noi piace di più pensare ai dipendenti comunali come persone sane ed efficienti che dopo la pensione continuano a godersi la loro vita con i propri cari.

Ma il consiglio comunale del 4 maggio scorso ha offerto altri colpi di scena. A parte l’inaccettabile intervento del consigliere Marzano, che farebbe bene ad occuparsi esclusivamente della cronaca sportiva come egregiamente fa sulla stampa amica, c’è stato il mancato ritorno della ex consigliera Piera Picaro. C’era da surrogare la consigliera Brattoli, che era stata promossa dalla gradinata alla tribuna, e la prima dei non eletti era la Picaro (anche lei sportiva come Marzano) ma al suo posto è entrato in consiglio comunale un giovanotto sconosciuto ai più di nome Andriani Antonio. E allora signora Brattoli come giustifichiamo questa mossa strategica del Sindaco? Eppure la Picaro ha preso più voti di Andriani, solo 175 voti in confronto ai 430 del 2006, ma sempre più voti di Andriani che ne ha rastrellati solo 155, speriamo senza ricorrere a “pizzi e merletti”.
Pensandoci bene una motivazione ci potrebbe essere. Sarebbe forse stata una presenza troppo imbarazzante per il Sindaco, nel caso l’amministrazione comunale si voglia costituire parte civile nell’eventuale processo contro un gruppo di usurai concittadini?

Anche in questa partita c’è chi ha vinto e c’è chi ha perso. Ha certamente perso il sindaco e la sua sconfinata arroganza, ma anche le quote rosa perché quella è una norma da riscrivere.  Ha vinto la democrazia, la legalità e il rispetto delle regole. Almeno per il momento.

A Molfetta c’è una piccola “casta” con privilegi in punto di morte

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Dopo le macabre rivelazioni dell’ex-necroforo, Raffaele Petruzzella, il camposanto di Molfetta sembra dover ancora svelare tanti segreti.
Oltre i segreti e i misteri irrisolti, ci sono fatti certi che la magistratura e gli stessi amministratori comunali non hanno voluto approfondire anche dopo lo scandalo dei loculi cimiteriali che ebbe il suo epilogo con la condanna dell’ex custode Carmine de Rossi.
Un particolare, che le indagini portarono alla luce e su cui non si è indagato abbastanza, riguardava una pratica ormai consolidata nel tempo che permetteva a dipendenti comunali, assessori e consiglieri comunali di prenotare, illegittimamente, loculi in seconda fila per se stessi o per un possibile tornaconto elettorale.

Ma, i privilegi, anche in punto di morte al Comune di Molfetta, venivano da più lontano.
Solo per caso abbiamo appreso da una delibera di giunta comunale dello scorso novembre 2008 che, nella nostra città  (forse l’unica in Italia) esistono dei cittadini “privilegiati” rispetto ad altri.

In seguito al decesso di un dipendente comunale, marito di un ex assessore, si è saputo che “per i dipendenti comunali deceduti in servizio verrà assegnato gratuitamente un loculo cimiteriale possibilmente in 3^ fila”.
Così recita l’ultimo comma dell’art. 144 del “Regolamento Generale sullo Stato Giuridico ed Economico dei Dipendenti Comunali”, adottato con provvedimento di Consiglio Comunale n. 325 in data 3 settembre 1981.
Quindi esiste una “casta” di lavoratori privilegiati rispetto a tanti altri che in caso di decesso in servizio hanno il loculo assicurato.
Ma, per aver accesso a questo privilegio bisogna essere molfettesi d.o.c. ed essere residenti nel comune di Molfetta? Altri dipendenti provenienti dai comuni limitrofi possono usufruire dello stesso privilegio?
Nasce naturale una domanda. Com’è possibile che nel 2009 possano esistere ancora certi privilegi?
Ma non è tutto. L’articolo n.144 dice altro: “In caso di decesso del dipendente in attività di servizio o in aspettativa per malattia o indisponibilità, è corrisposta al coniuge, non separato legalmente, o in sua mancanza i figli o, in mancanza di questi, agli eredi, secondo le norme di legge in materia di successione, l’intera mensilità del trattamento economico spettante alla data del decesso.
Inoltre nel caso che eredi siano il coniuge o i figli vengano corrisposte due intere mensilità aggiuntive”
.

Non vogliamo commentare l’articolo del regolamento comunale ma chiediamo al Sindaco e al consiglio comunale di annullare subito l’art. 144 del “Regolamento Generale sullo Stato Giuridico ed Economico dei Dipendenti Comunali”, adottato con provvedimento di Consiglio Comunale n. 325 in data 3 settembre 1981, perché palesemente discriminatorio.
In una comunità non possono esserci lavoratori di serie A ed altri di serie B. Non abbiamo bisogno di altre caste protette perché sono già tante quelle che abbiamo a Roma.

Documenti
Delibera della Giunta Comunale: Concessione gratuita cassettone al dipendente comunale Raffaele Grieco deceduto in servizio.  (28/11/2008)

I misteri del cimitero

Tra i capi d’accusa contenuti nell’ordine di arresto del ’93, del custode del comune Carmine de Rossi c’erano anche queste velate accuse.
Il de Rossi condannato e riassunto al Comune (le cose italiane), oltre al mercimonio dei loculi, con notevole danno al patrimonio comunale era accusato della pratica dello "ficc e sficc" di resti mortali. Ma allora non vennero fuori altri nomi oltre Felice Befo dell’impresa di onoranze funebri "HUMANITAS".
E’ chiaro che le dichiarazioni di "Segàr" Petruzzella (nel video pubblicato da "il Fatto") aprono uno scenario inquietante che allora evidentemente non si voleva disvelare. Il problema è che Segàr deve raccontare a questo punto anche il motivo per cui fu allontanato dal cimitero l’anno prima dello scandalo da Gianni Carnicella.
Ma il Cimitero nasconde tanti altri segreti.

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