Archivi categoria: emergenza democratica

Ricucire l’Italia, il manifesto

di Gustavo Zagrebelsky

L’anno anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia rischia di concludersi così. Così, come? Con una frattura profonda.

Sempre più e rapidamente, una parte crescente del popolo italiano si allontana da coloro che, in questo momento, sono chiamati a rappresentarlo e governarlo.

I segni del distacco sono inequivocabili, per ora e per fortuna tutti entro i limiti della legalità: elezioni amministrative che premiano candidati subìti dai giri consolidati della politica; referendum vinti, stravinti e da vincere nell’ostilità, nell’indifferenza o nell’ambiguità dei maggiori partiti; movimenti, associazioni, mobilitazioni spontanee espressione di passioni politiche e di esigenze di rinnovamento che chiedono rappresentanza contro l’immobilismo della politica.

Il dilemma è se alla frattura debbano subentrare la frustrazione, l’indifferenza, lo sterile dileggio, o l’insofferenza e la reazione violenta, com’è facile che avvenga in assenza di sbocchi; oppure, com’è più difficile ma necessario, se il bisogno di partecipazione e rappresentanza politica riesca a farsi largo nelle strutture sclerotizzate della politica del nostro Paese, bloccato da poteri autoreferenziali la cui ragion d’essere è il potere per il potere, spesso conquistato, mantenuto e accresciuto al limite o oltre il limite della legalità.

Si dice: il Governo ha pur tuttavia la fiducia del Parlamento e questo, intanto, basta ad assicurare la legalità democratica. Ma oggi avvertiamo che c’è una fiducia più profonda che deve essere ripristinata, la fiducia dei cittadini in un Parlamento in cui possano riconoscersi. Un Parlamento che, di fronte a fatti sotto ogni punto di vista ingiustificabili, alla manifesta incapacità di condurre il Paese in spirito di concordia fuori della presente crisi economica e sociale, al discredito dell’Italia presso le altre nazioni, non revoca la fiducia a questo governo, mentre il Paese è in subbuglio e in sofferenza nelle sue parti più deboli, non è forse esso stesso la prova che il rapporto di rappresentanza si è spezzato? Chi ci governa e chi lo sostiene, così sostenendo anche se stesso, vive ormai in un mondo lontano, anzi in un mondo alla rovescia rispetto a quello che dovrebbe rappresentare.

Noi proviamo scandalo per ciò che traspare dalle stanze del governo. Ma non è questo, forse, il peggio. Ci pare anche più gravemente offensivo del comune sentimento del pudore politico un Parlamento che, in maggioranza, continua a sostenerlo, al di là d’ogni dignità personale dei suoi membri che, per “non mollare” – come dicono –, sono disposti ad accecarsi di fronte alla lampante verità dei fatti e, con il voto, a trasformare il vero in falso e il falso in vero, e così non esitano a compromettere nel discredito, oltre a se stessi, anche le istituzioni parlamentari e, con esse, la stessa democrazia.

Sono, queste, parole che non avremmo voluto né pensare né dire. Ma non dobbiamo tacerle, consapevoli della gravità di ciò che diciamo. Il nodo da sciogliere per ricomporre la frattura tra il Paese e le sue istituzioni politiche non riguarda solo il Governo e il Presidente del Consiglio, ma anche il Parlamento, che deve essere ciò per cui esiste, il luogo prezioso e insostituibile della rappresentanza.

Dov’è la prudenza? In chi assiste passivamente, aspettando chissà quale deus ex machina e assistendo al degrado come se fossimo nella normalità democratica, oppure in chi, a tutti i livelli, nell’esercizio delle proprie funzioni e nell’adempimento delle proprie responsabilità, dentro e fuori le istituzioni, dentro e fuori i partiti, opera nell’unico modo che la democrazia prevede per sciogliere il nodo che la stringe: ridare al più presto la parola ai cittadini, affinché si esprimano in una leale competizione politica. Non per realizzare rivincite, ma per guardare più lontano, cioè a un Parlamento della Nazione, capace di discutere e dividersi ma anche di concordare e unirsi al di sopra d’interessi di persone, fazioni, giri di potere. Dunque, prima di tutto, ci si dia un onesto sistema elettorale, diverso da quello attuale, fatto apposta per ingannare gli elettori, facendoli credere sovrani, mentre sono sudditi.

Le celebrazioni dei 150 anni di unità hanno visto una straordinaria partecipazione popolare, che certamente ha assunto il significato dell’orgogliosa rivendicazione d’appartenenza a una società che vuole preservare la sua unità e la sua democrazia, secondo la Costituzione. Interrogandoci sui due cardini della vita costituzionale, la libertà e l’uguaglianza, nella nostra scuola di Poppi in Casentino, nel luogo dantesco da cui si è levata 700 anni fa la maledizione contro le corti e i cortigiani che tenevano l’Italia in scacco, nel servaggio, nella viltà e nell’opportunismo, Libertà e Giustizia è stata condotta dalla pesantezza delle cose che avvolgono e paralizzano oggi il nostro Paese a proporsi per il prossimo avvenire una nuova mobilitazione delle proprie forze insieme a quelle di tutti coloro – singole persone, associazioni, movimenti, sindacati, esponenti di partiti – che avvertono la necessità di ri-nobilitare la politica e ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e in coloro che le impersonano. Che vogliono cambiare pagina per ricucire il nostro Paese.

LE FIRME

Giancarla Codrignani, Giovanni Bachelet, Mauro Barberis, Michele Battini, Daria Bonfietti, Sandra Bonsanti,  Michelangelo Bovero, Lorenza Carlassare, Lella Costa, Nando Dalla Chiesa, Roberta De Monticelli, ClaudioFava, Alessandro Ferrara, Aldo Gandolfi, Paul Ginsborg, Olivia Guaraldo, Gad Lerner, Giunio Luzzatto, Gabriele Magrin, Valerio Onida, Fabrizio Onida, Moni Ovadia, Stefano Pareglio, Simona Peverelli, BarbaraPollastrini, Regina Pozzi, Marco Revelli, Onorio Rosati, Elisabetta Rubini, Franco Sbarberi, Michele Serra,Amalia Signorelli, Carlo Smuraglia, Corrado Stajano, Carla Stampa, Marco Travaglio, Giuliano Turone, NadiaUrbinati, Salvatore Veca, Vincenzo Vita, Ermanno Vitale

LE SIGLE

Anpi Nazionale, Arci Milano, Camera del Lavoro di Milano, Circoli LeG, Comitati X Milano, Le Girandole,Articolo21, Arci Provincia Varese, Nuovo Partito D’Azione, Saveria Antiochia Omicron, Segreteria RegionaleUilTuCS Milano e Lombardia, SEL Milano, Coordinamento circolo Pd Quarenghi 8 Milano e GIP (democratici contro le mafie), API Milano, Benvenuti in Italia

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Le telefonate tra il premier e Tarantini. "Tutte le ragazze sull'aereo presidenziale"

bari.repubblica.it

BARI – Oltre 3500 fogli. Informative del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza, trascrizioni integrali di una parte (quella ritenuta penalmente rilevante dal procuratore di Bari, Antonio Laudati e dai sostituti Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis) delle centomila telefonate e conversazioni di Gianpaolo Tarantini intercettate in due anni di indagine. Gli atti istruttori dell’inchiesta cosiddetta delle escort – pubblicati suRepubblica  – conclusa con l’avviso agli otto indagati di questa vicenda, sono uno tsunami che travolge il presidente del consiglio. Ne demolisce la credibilità di uomo di Stato, documenta l’ossessione compulsiva per le decine di giovani donne che ordina al suo amico Gianpi a ogni ora del giorno e della notte. 

A ogni pausa dei suoi impegni di premier: mentre è in corso la vertenza Alitalia, durante una visita di Stato dell’allora presidente egiziano Mubarak, alla vigilia di un importante riunione con Angela Merkel e Gordon Brown. "A tempo perso faccio il primo ministro e me ne succedono di tutti i colori", confidava ridendo alla modella dominicana Marysthell Garcia Polanco (finita anche nella vicenda Ruby) in una telefonata del novembre del 2008. La ragazza si era lamentata perché era andata due volte a trovarlo e non lo aveva trovato. 

LE INTERCETTAZIONI
"Ieri sera avevo la fila, qui ce ne sono quaranta"
"Le ragazze sono foraggiatissime, non prendiamole alte"
"Cancelliamo la Arcuri, è volgare"IL VIDEO: L'intervista alle Iene che non piace al premier
La selezione delle ragazze, "facili" o "d'immagine"

GLI ATTI
Escort prigioniere a Palazzo Grazioli: "Berlusconi ti darà i soldi"
La pm e gli omissis per salvare la dignità delle donne
Escort anche per un magistrato, a cena con il manager Finmeccanica
Ricche e annoiate, le amiche di Nicla dal premier

Il presidente del consiglio da due anni ripete di aver semplicemente organizzato cene eleganti con amiche che non ha mai immaginato essere delle prostitute. Nelle carte dell’indagine è documentato che il presidente del consiglio in più di un’occasione paga le sue ospiti dopo aver goduto dei loro favori sessuali. Il premier ha sempre negato che ci fosse qualsiasi baratto tra lui e Gianpaolo Tarantini. Che la loro solo una bella amicizia. Nell’inchiesta è provato invece che in più occasioni Gianpi chiede e ottiene al Cavaliere contatti, favori, entrature negli appalti gestiti da Protezione civile e Finmeccanica.

FOTO: TUTTE LE "FIDANZATE" PER IL PRESIDENTE

Non ultimo quello per l’organizzazione del G8 a L’Aquila. Il 23 settembre del 2008 per esempio Berlusconi dice a Tarantini: “Magari invitiamo anche Fabrizio Del Noce il direttore della fiction della rete uno della Rai?”, “Così le ragazze sentono che c’è lì qualcuno che ha il potere di farle lavorare”». Dopo due mesi, è il 26 novembre, Berlusconi e Tarantini sono diventi buoni amici. Hanno organizzato una festa ma Berlusconi ha un impegno: «Devo purtroppo partire per Milano perché mi è successo un guaio su là devo essere domani mattina prestissimo e poi l’aereo c’è solo stasera, quindi purtroppo ho cambiato tutti i programmi e parto per Milano. Se tu credi di poter arrivare qui adesso e che vi offro che so un gelato».

Tarantini non si perde d’animo: «Ma no, sennò venivamo insieme a lei a Milano (ride)”, “(rivolgendosi a Marysthel e a qualcun’altra "andiamo a Milano ora, vi va? Con l’aereo con lui. Le sue interlocutrici rispondono di sì) (Gianpaolo comunica al Presidente), va bene, se ci dà mezz’ora, il tempo di fare la valigia, veniamo”. E tutto il gruppo, annota la Guardia di Finanza, «partono insieme a bordo dell’aereo presidenziale». 

Tarantini e Berlusconi parlano spesso anche di affari. Agli atti c’è per esempio una telefonata nella quale Tarantini «chiaramente interessato, chiedeva a Silvio Berlusconi di invitare anche il Responsabile della Protezione civile: «……vabbè Presidente se riesce, anche a chiamare Bertolaso, così lo coinvolgeremmo». «Ecco…mi sembrava che ci fosse qualcuno da chiamare! si si appunto, ecco vedi… Bertolaso! Bertolaso, ecco. Va bene chiamo Bertolaso…». L’incontro ci sarà e «si rivelerà proficuo per la prosecuzione dei progetti con il gruppo Intini di Noci».

Le carte dell'inchiesta escort
 

Le telefonate tra il premier e Tarantini – 
Foto 
Ricche e annoiate, ecco le mogli della Bari bene
 

Intercettazioni: "Ieri c'era la fila" – 
"Sono foraggiatissime" .
La pm salva la dignità delle donne – 
Video : "La Arcuri no"

  Le carte dell'inchiesta escort      Le telefonate  tra il premier e Tarantini  -    Foto     Ricche e annoiate, ecco le mogli della  Bari bene

Donne e affari in un perverso intreccio che documenta l'ossessione di Silvio Berlusconi. "A tempo perso faccio il premier". Gli ordini al suo amico. "Non ti preoccupare, chiamo anche Bertolaso". E Del Noce: "Così sentono che c’è qualcuno che ha il potere di farle lavorare". La vicenda dell'attrice e il caso del magistrato Cosimo Bottazzi, l'allora procuratore facente funzioni del tribunale di Brindisi, ora sostituto procuratore generale presso la Corte d'appello di Bari. Era con Metrangolo e l'imprenditore salentino Macchitella. Le amiche di Nicla ai party. Cancellati gli apprezzamenti troppo pesanti  di C. BONINI, G.FOSCHINI E F. VIVIANO

La città che vorrei? No, il centrosinistra che vorrei

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di Matteo d'Ingeo

Una via di mezzo tra gli elenchi di “Vieni via con me” e la lettera a san Nicola …
 
Vorrei un centrosinistra deciso a sconfiggere la nostra destra, “sinistra” e arrogante, che abbiamo, purtroppo, già battuto nel ‘94, senza ricorrere all’ormai tipico “vogliamoci tutti bene ora” per battere il nemico comune;
vorrei un centrosinistra proiettato interamente in un’operazione di rinascimento etico per questa città, in cui ognuno deve fare la sua parte, senza perdere di vista gli oltre sedicimila elettori astensionisti che potrebbero fare la differenza;
vorrei un centrosinistra deciso a giocarsi la partita finale mettendo in campo il meglio di sé; il meglio delle intelligenze, delle professionalità e delle energie che questa nostra città, offesa e martoriata da gente senza scrupoli, arrogante e affarista, ha ancora da offrire e mettere in gioco; fuori gli indagati, i condannati anche in primo grado, gli affaristi, i collusi e i professionisti della politica; fuori anche chi indirettamente ha conflitti d’interesse familiari e non può sentirsi libero nella propria azione politica quotidiana;
vorrei un centrosinistra in cui chi ha avuto in passato, responsabilità dirette di governo della città, si metta da parte mettendo a disposizione solo le proprie competenze;
vorrei un centrosinistra che non abbia alcuna presenza ambigua e ingombrante con casacche buone per ogni stagione;
 – vorrei un centrosinistra che dica qualcosa sulle mafie di questa città, che avvii una riflessione seria sull’omicidio Carnicella, che si costituisca parte civile nei processi della criminalità di “casa nostra” e per quelli per  voto di scambio, che si pronunci sulla condanna di Pino Amato, personaggio creato dal centrosinistra molfettese;
vorrei un centrosinistra che si esprima chiaramente sulle ultime vicende giudiziarie che ha visto condannato in primo grado il presidente della cooperativa edilizia Antares, l’Ing.Sallustio, delle altre cooperative edilizie e della truffa del consorzio Meral;
vorrei un centrosinistra che si esprima pubblicamente sulla vicenda Powerflor; vorrei sapere il perché del silenzio di certa sinistra sulla vicenda della famiglia Ciccolella spa, vorrei sapere chi è favorevole a quella centrale elettrica e ad altre previste nella zona ASI;
vorrei un centrosinistra convinto nel dire no alle centrali nucleari, non solo nella nostra regione ma su tutto il territorio nazionale; che dica no all’erosione del territorio agricolo per far spazio a “coltivazioni” di pannelli fotovoltaici;
vorrei un centrosinistra che dica sì alle fonti di energia rinnovabili ma compatibili e rispettose del territorio; che dica un no convinto alla privatizzazione dell’acqua;
vorrei un centrosinistra distante dalle lobby imprenditoriali che stanno macchiando ancor più di quanto lo faccia la cattiva amministrazione Azzollini, e mi riferisco alla Ciccolella spa con il suo amministratore delegato Corrado Ciccolella indagato per associazione a delinquere e bancarotta fraudolenta e alla Migro Ingross Levante con il suo amministratore Renzo Amato;
vorrei un centrosinistra che non perda tempo a discutere dell’isola felice del “corso Umberto che vorrei” ma che denunci la colonizzazione del nostro territorio da parte della finanza del nord e bresciana che ha distrutto la nostra economia; che denunci l’occupazione del nostro territorio da parte del commercio cinese, dei Compro oro”, delle decine e decine di spacci di negozi ex “Millelire”; l’operazione “Gibbanza” in questo caso potrebbe essere d’aiuto per capire;
vorrei un centrosinistra che per realizzare tutto questo abbandoni l’autoreferenzialità, apra il recinto delle sigle dei partiti per farci entrare i movimenti, le associazioni, i comitati e quant’altro di buono sia presente sul territorio, abbandoni i tavoli che creano la maggioranza politica numerica fine a se stessa, esca fuori dagli studi professionali e si apra a questa bella città che nonostante tutto noi amiamo ancora.

 – vorrei un nuovo centrosinistra che….

Passaparola: La Polizia della Casta

Testo:
Buongiorno a tutti. Non parliamo delle elezioni ovviamente perché non sappiamo ancora come sono andate, anche se forse più o meno lo si può prevedere come andranno a parte un paio di regioni in bilico.

Irruzione a Sky (espandi | comprimi)

Parliamo invece di un tema che credo stia diventando importante, il ruolo delle forze dell’ ordine nella nostra democrazia, sapete che ci sono continuamente, vengono fuori continuamente casi di persone che vengono malmenate dopo un fermo, un arresto, di alcune conosciamo i nomi il caso di Uva, di Aldrovandi, tanti altri casi che sono stati raccontati in questi anni, in questi ultimi mesi che indicano un pericoloso aumento delle violenze da parte di coloro che invece la violenza la dovrebbero reprimere, contenere o ne dovrebbero fare un uso istituzionale.

Capite che se si arriva a questi estremi, a punire le idee, a punire la cultura, soltanto perché qualcuno con un eccesso di zelo degno di migliore causa, appena legge “odiare i mascalzoni è cosa nobile” pensa immediatamente a Berlusconi, perché non c’era scritto “odiare Berlusconi” c’era scritto “odiare i mascalzoni” bisognerebbe interrogare i poliziotti privati e della Digos e dire loro: com’è che vi è subito venuto in mente Berlusconi appena avete letto il messaggio, visto che Quintiliano difficilmente nel primo secolo dopo Cristo si riferiva a Berlusconi quando scriveva “odiare i mascalzoni è cosa nobile”? Se si passa sopra queste cose, se non ci sarà qualcuno che si prenderà la responsabilità di quello che è successo, se questa notizia resterà confinata su Il Fatto quotidiano o sui nostri blog, se non si comincerà a chiedere molto civilmente conto alla Questura di Roma del comportamento di questi agenti e se la Magistratura romana non prenderà dei provvedimenti nei confronti di questi signori e se i loro stessi colleghi non cominceranno a dire: noi non c’entriamo con certi comportamenti, vorrà dire che abbiamo fatto un altro passo in avanti verso il regime, venerdì pomeriggio alle 14,30 quando si è verificato questo fatto incredibile e un poliziotto che entra nel personal computer di un lavoratore per cercare di capire chi ha appeso a un muro un messaggio di un autore latino. A furia di lasciar passare queste cose ci abituiamo e l’assuefazione fa entrare un altro pezzo di regime dentro le nostre teste e quindi ci rende sempre più tolleranti verso nuovi abusi di potere, perché questo è chiaramente un abuso di potere, grosso come una casa ai danni di due cittadini che non avevano fatto assolutamente niente di male, avevano esercitato un diritto costituzionale previsto dall’Art. 21 della Costituzione.
Tra l’altro esponendo un pensiero che non era neanche loro, ma era di Quintiliano, che quando saranno finite le ricerche, forse quegli agenti della Digos, scopriranno essere anche ampiamente morto. Altro fatto che segnala un preoccupante scivolamento verso il regime del nostro paese in controtendenza tra l’altro rispetto invece a momenti in cui le forze dell’ordine anche ai massimi livelli sanno tenere la schiena dritta, non più tardi di due sabati fa la Questura di Roma ha tenuto botta davanti agli insulti, minacce e addirittura alle calunnie, infamie che alcuni cialtroni del centro-destra hanno lanciato contro la Polizia romana soltanto perché i responsabili della polizia hanno calcolato, secondo me anche esagerando, in 150 mila i partecipanti alla misera manifestazione di Piazza San Giovanni con Berlusconi con lo scolapasta in testa, erano probabilmente 60/70 mila i partecipanti a quella manifestazione, in Questura generosamente glieli hanno portati a 150 mila, ma loro avevano detto che erano un milione e quindi anche i 150 mila generosamente concessi dalla Questura, sono sembrati un attentato all’immagine del Presidente del Consiglio.
Quello è stato un segnale che ci ha fatto piacere perché ci ha fatto vedere che esiste ancora un’autonomia da parte delle forze dell’ ordine rispetto non al governo, perché poi li ha difesi anche Maroni i poliziotti, ma rispetto agli esaltati, ai fanatici dell’entourage berlusconiano.

Le punizioni a Gioacchino Genchi (espandi | comprimi)
Purtroppo in controtendenza con questo evento, negli stessi giorni succedeva una cosa, Gioacchino Genchi, è un vicequestore di Polizia, è in servizio da 23 anni, ha lavorato con Giovanni Falcone e poi ha lavorato per cercare di scoprire, in mezzo a depistaggi di ogni genere, chi aveva ucciso Giovanni Falcone e poi Paolo Borsellino.

Per anni ha lavorato in aspettativa sindacale privatamente, adesso l’anno scorso è rientrato nei ranghi della Polizia, ma subito dopo è bastato un avviso di garanzia e una perquisizione realizzata dagli uomini del Ros e disposta dal Procuratore Achille Toro di Roma, Procuratore aggiunto, ora dimissionario perché beccato a combinarne di cotte e di crude nello scandalo della protezione civile, per quell’inchiesta nel mentre di quell’inchiesta Genchi è stato sospeso dal servizio, gli hanno ritirato il tesserino, la pistola, il distintivo, ha subìto poi un’altra sospensione e le sospensioni dal servizio finivano il 23 marzo, meno di una settimana fa, a quel punto avrebbe dovuto rientrare in servizio, invece proprio il 22 marzo, alla vigilia del suo rientro in servizio, gli è arrivato un altro provvedimento di sospensione, firmato il Capo della Polizia, Antonio Manganelli. “Visto il Dpr, la legge, il Decreto Legislativo, i decreti… con cui sono stati aggiunti al vicequestore aggiunto della Polizia di Stato Genchi due sanzioni disciplinari della sospensione del servizio ognuna per la durata di 6 mesi, che cumulano i loro effetti fino al 23 marzo 2010, considerato che gli accennati provvedimenti disciplinari sono stati adottati a carico del funzionario per avere lo stesso rilasciato dichiarazioni gravemente lesive del prestigio di istituzioni dello Stato, poi riportate su organi di stampa nazionali e nonostante specifiche e puntuali iniziative poste in essere dall’amministrazione volte a richiamare il Dott. Genchi a attenersi alle disposizioni dipartimentali sui rapporti con gli organi di formazione, viste le dichiarazioni rese dal Dott. Genchi nel corso di un convegno svoltosi a Cervignano nel Friuli il 6 dicembre 2009, e nel corso del congresso dell’Italia dei valori del 6 febbraio 2010 a Roma, alle quali è stata data ampia diffusione sui mass media a livello nazionale. Considerato che il contenuto delle dichiarazioni rese dal funzionario anche in questa circostanza pericolosamente lesivo per il prestigio delle istituzioni dello Stato, sembrerebbe potenzialmente idoneo a concretizzare un comportamento fortemente scorretto sotto il profilo deontologico da parte di un funzionario della Polizia di Stato, proprio in relazione ai doveri connessi alle funzioni rivestite e alle responsabilità sottese alla qualifica coperta e quindi valutabili disciplinarmente, considerato, infatti, che è ancorché sospeso dal servizio e non tenuto quindi a attenersi agli obblighi strettamente connessi allo svolgimento della prestazione lavorativa, il Dott. Genchi come ogni appartenente all’amministrazione della pubblica sicurezza deve comunque rispettare tutti quei doveri generali che siano compatibili con il suo attuale status giuridico, tra cui il dovere di fedeltà e correttezza nella condotta.
Considerato che in relazione al comportamento in questione in quanto apparentemente suscettibile di integrare fattispecie di inflazioni disciplinari, punibili con una sanzione più grave della deplorazione, in data odierna è stata disposta nei confronti del funzionario un’inchiesta disciplinare ai sensi dell’Art. 19 etc., ritenuto inoltre che dalla lettura delle dichiarazioni concesse appare che il funzionario nonostante i provvedimenti adottati nei suoi confronti stia perseverando in una gravissima condotta assolutamente in contrasto con i propri doveri, oltre che pregiudizievole per l’immagine e il decoro delle istituzioni di appartenenza e gli altri organismi dello Stato, ritenuto che per quanto sopraesposto sussistano gravi motivi previsti dall’Art. 92 per l’adozione nei confronti del Dott. Genchi della sospensione cautelare dal servizio per motivi disciplinari, visto il secondo comma etc., così come modificato decreta per i motivi indicati in premessa il Vicequestore aggiunto della Polizia di Stato Dott. Gioacchino Genchi e sospeso cautelarmente dal servizio ai sensi del combinato disposto etc., a decorrere dal giorno successivo della data di notifica, quindi del 23 marzo, esattamente dal giorno in cui dopo un anno di sospensione in seguito a due provvedimenti successivi di 6 mesi, lui avrebbe dovuto rientrare in servizio.
Al predetto funzionario, è citato un funzionario che deve citare l’inchiesta a Genchi, compete un assegno alimentare nella misura stabilita dalle vigenti disposizioni di legge, non lo lasciano senza mangiare, il Direttore centrale per le risorse umane incaricato dell’esecuzione del presente decreto attraverso il quale ha ammesso presentare ricorso giurisdizionale al Tar etc., Direttore generale della pubblica sicurezza Manganelli.”

Genchi fuori, macellai dentro (espandi | comprimi)
Come vi ho detto c’è un’inchiesta disciplinare aperta, perché? Questo è il provvedimento cautelare di sospensione per altri 6 mesi, terzo, dopo il quale c’è la radiazione, perché hanno fatto il provvedimento di indagine?

Allora la domanda è, dato che vi ho letto prima quella giaculatoria: “ha leso gravemente il prestigio e l’onore delle istituzioni, la sua presenza in servizio è nociva per l’immagine della Polizia”, a proposito di Genchi, la domanda è: pestare a sangue e torturare manifestanti che non hanno fatto niente in una scuola o in una caserma, è per caso lesivo per il prestigio delle istituzioni? E la permanenza in servizio di chi ha fatto queste cose è per caso nociva per l’immagine della Polizia? Fino a quando a pagare sarà soltanto Genchi che ha fatto un’intervista e un intervento al congresso dell’IdV e una risposta a Facebook e non gli autori di violenze etc., etc., saremo autorizzati a pensare molto male e io di questo mi dispiaccio perché sono sempre stato un difensore della Polizia e delle forze dell’ordine. Mi piacerebbe che i vertici della Polizia ci aiutassero a avere fiducia in loro e a solidarizzare con loro, passate parola!

L'era di internet è iniziata

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di Claudio Messora (www.byoblu.com)

Il mondo è cambiato. L'Italia e Berlusconi se ne sono accorti solo ieri. Anche secondo il Giornale di Feltri, con buona pace degli editoriali di Sallusti, la cifra più probabile degli ascolti cumulativi di AnnoZero, in diretta streaming, radiofonica e satellitare da Bologna, è prossima a quella che usualmente sbanca lo share su RaiDue ogni giovedì sera.
Chi ha pagato la trasmissione di ieri? Gli sponsor. Gli sponsor e i privati cittadini. L'abbiamo pagata noi. L'abbiamo pagata e ce la siamo guardata. Alla faccia dell'AGCOM, in barba a Mauro Masi e al CdA Rai, facendo un grosso marameo a Silvio Berlusconi, a Paolo Romani e alle loro televisioni obsolete e presto fallimentari.
Questa è la vittoria della gente contro la politica degli arraffoni. Ma soprattutto è la vittoria della rete. Dove credete che si siano informati, coordinati, organizzati gli italiani per darsi appuntamento, per inviare denaro, per allestire le centinaia di piazze che hanno portato l'allegra brigata di Santoro a fare il suo sporco lavoro – ma qualcuno dovrà pur farlo – nonostante le veline diramate dal Minculpop? In rete, in rete e poi ancora in rete!

Questo dimostra che ce la possiamo fare, che possiamo scalzare questo governo del telecomando, mandare in soffitta questa cultura del tubo catodico e delle trasmissioni soporifere, ripiene di polpette avvelenate. Possiamo organizzare la televisione del futuro, interattiva, collettiva, autentica e partecipativa, scegliere chi vogliamo ascoltare, scegliere quando e come vogliamo ascoltarlo, scegliere se esserci attraverso una televisione, un monitor del pc, uno smartphone, una radio, un proiettore di piazza, un qualsiasicosa utile a metterci in collegamento con chi sta trasmettendo qualcosa di interessante.

Silvio Berlusconi è molto più sfortunato rispetto a Benito Mussolini. Nel ventennio l'unica alternativa era una trasmissione radio abusiva, Radio Londra. Oggi la comunicazione non si può più fermare: ruscella in mille rivoli, sgorgando da mille buchi diversi, e né Gasparri né Cicchitto né La Russa potranno mai tapparli tutti.
Caro Presidente, il tuo impero mediatico, costruito sul principio piduistico del controllo dei mezzi di informazione, non vale più nulla. Le tue dichiarazioni demagogiche ed irrealistiche, che reggevano solo grazie ai TG minzoliniani, i tuoi "siamo in un milione", nulla possono contro le macchinette fotografiche compatte digitali, le videocamere consumer e i blog che ti sbugiardano in diretta prima ancora che ci pensino le questure.

Oggi siamo entrati definitivamente nell'era di internet. Fattene una ragione!

RAIPERUNANOTTE – Anche qui la diretta in streaming

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/03/raiperunanotte.jpg
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Così Berlusconi ordinò: "Chiudete Annozero"

L’indagine di Trani coinvolge il premier, Innocenzi (Agcom) e il direttore del Tg1. Santoro nel mirino: “Chiudere tutto” 

di Antonio Massari (www.antefatto.ilcannocchiale.it/…)

Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro dell’Agcom – dopo aver parlato con il premier – sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani – per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati. Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un’inchiesta partita da lontano. L’indagine .- condotta dal pm Michele Ruggiero – in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d’usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l’Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate American Express e, secondo l’ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d’interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.

Fino a quando una traccia lo porta su un’altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all’interno dell’Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull’argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s’intrecciano. I sospetti crescono. L’inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull’Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull’Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” – come pubblicamente li chiama lui – siano chiusi. E l’Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi – che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione – parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.

I ruoli si capovolgono: è l’Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l’esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all’avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell’Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l’hanno attaccato. Chiede se – e come – l’Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l’intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.

Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell’Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l’Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l’Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all’avvocato inglese Mills, all’epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.

Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell’Utri. Tutt’altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.

Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un’impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell’Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell’intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un’indagine.

La notizia più interessante, però, è un’altra: il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d’interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d’indagine – è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile.

(foto Guardarchivio)

Da il Fatto Quotidiano del 12 marzo 2010

Una crisi di regime

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Il giurista Stefano Rodotà

di Stefano Rodotà (www.repubblica.it/…)

CHE COSA indica la decisione del Tar del Lazio che, ritenendo inapplicabile l’assai controverso decreto del Governo, ha confermato l’esclusione della lista del Pdl dalle elezioni regionali in questa regione? In primo luogo rivela l’approssimazione giuridica del Governo e dei suoi consulenti, incapaci di mettere a punto un testo in grado di superare il controllo dei giudici amministrativi. Ma proprio questa superficialità è il segno della protervia politica, che considera le regole qualcosa di manipolabile a proprio piacimento senza farsi troppi scrupoli di legalità. E, poi, vi è una sorta di effetto boomerang, che mette a nudo le contraddizioni di uno schieramento politico che, da una parte, celebra in ogni momento le virtù del federalismo e, dall’altra, appena la convenienza politica lo consiglia, non esita a buttarlo a mare, tornando alla pretesa del centro di disporre anche delle materie affidate alla competenza delle regioni.

Proprio su quest’ultima constatazione è sostanzialmente fondata la sentenza del Tar del Lazio. La materia elettorale, hanno sottolineato i giudici, è tra le competenze delle regioni e, partendo appunto da questo dato normativo, la Regione Lazio ha approvato nel 2008 una legge che ha disciplinato questa materia.Lo Stato non può ora invadere questo spazio, sostituendo con proprie norme quelle legittimamente approvate dal Consiglio regionale. Il decreto, in conclusione, non è applicabile nel Lazio. I giudici amministrativi, inoltre, hanno messo in evidenza come non sia possibile dimostrare alcune circostanze che, in base al decreto del 5 marzo, rappresentano una condizione necessaria per ritenere ammissibile la lista del Pdl. In quel decreto, infatti, si dice che il termine per la presentazione delle liste si considera rispettato quando "i delegati incaricati della presentazione delle liste, muniti della prescritta documentazione, abbiano fatto ingresso nei locali del Tribunale". Il Tar mette in evidenza due fatti. Il primo riguarda l’assenza proprio del delegato della lista che ha chiesto la riammissione. E, seconda osservazione, non è possibile provare che lo stesso delegato, presentatosi in ritardo, avesse con sé il plico contenente la documentazione richiesta.

Se il primo rilievo sottolinea l’approssimazione di chi ha scritto il decreto, il secondo svela la volontà di usare il decreto per coprire il "pasticcio" combinato dai rappresentanti del Pdl. Che non è frutto, lo sappiamo, di insipienza. È stato causato da un conflitto interno a quel partito sulla composizione della lista, trascinatosi fino all’ultimo momento, anzi oltre l’ultimo momento fissato per la presentazione della lista. È una morale politica, allora, che deve essere ancora una volta messa in evidenza. Per risolvere le difficoltà di un partito non si è esitato di fronte ad uno stravolgimento delle regole del gioco. La prepotenza ha impedito anche di avere un minimo di pazienza, visto che la riammissione da parte dei giudici dei listini di Formigoni e Polverini ha eliminato il rischio maggiore, quello di impedire in regioni come la Lombardia e il Lazio che il partito di maggioranza avesse un suo candidato. Si dirà che, una volta di più, i giudici comunisti hanno intralciato l’azione di Berlusconi e dei suoi mal assortiti consorti? È possibile. Per il momento, però, dobbiamo riconoscere che proprio i deprecati giudici hanno arrestato, sia pure provvisoriamente (si attende la decisione del Consiglio di Stato), una deriva verso la sospensione di garanzie costituzionali.

Non possiamo dimenticare, infatti, che la democrazia è anche procedura: e  il decreto del governo manipola proprio le regole del momento chiave della democrazia rappresentativa. La democrazia è tale solo se è assistita da alcune precondizioni: e le sciagurate decisioni della Commissione parlamentare di vigilanza e del Consiglio d’amministrazione della Rai hanno obbligato al silenzio una parte importante dell’informazione, rendendo così precaria proprio la precondizione che, nella società della comunicazione, ha un ruolo decisivo. Non dobbiamo aver paura delle parole, e quindi dobbiamo dire che proprio la congiunzione di questi due fatti, se dovesse permanere, altererebbe a tal punto le dinamiche istituzionali, politiche e sociali da rendere giustificata una descrizione della realtà italiana di oggi come un tempo in cui garanzie costituzionali essenziali sono state sospese. 

Comunque si concluda questa vicenda, il confine dell’accettabilità democratica è stato comunque varcato. Una crisi di regime era già in atto ed oggi la viviamo in pieno. Nella storia della Repubblica non era mai avvenuto che una costante della vita politica e istituzionale fosse rappresentata dall’ansiosa domanda che accompagna fin dalle sue origini gli atti di questo Governo e della sua maggioranza parlamentare: firmerà il Presidente della Repubblica? Questo vuol dire che è stata deliberatamente scelta la strada della forzatura continua e che si è deciso di agire ai margini della legalità costituzionale (un tempo, quando si diceva che una persona viveva ai margini della legalità, il giudizio era già definitivo). Questa scelta è divenuta la vera componente di una politica della prevaricazione, che Berlusconi ha fatto diventare guerriglia continua, voglia di terra bruciata, pretesa di sottomettere ogni altra istituzione. Da questa storia ben nota è nata l’ultima vicenda, dalla quale nessuno può essere sorpreso e che, lo ripeto, rivela piuttosto quanto profondo sia l’abisso nel quale stiamo precipitando,  
A questo punto, la scelta di Napolitano, ispirata com’è alla tutela di "beni" costituzionali fondamentali, deve assumere anche il valore di un "fin qui, e non oltre", dunque di un presidio dei confini costituzionali che arresti la crisi di regime. Ma non mi illudo che la maggioranza, dopo aver lodato in questi giorni l’essere super partes di Giorgio Napolitano, tenga domani lo stesso atteggiamento di fronte a decisioni sgradite in materie che già sono all’ordine del giorno.

Ora i cittadini hanno preso la parola, e bene ha fatto il Presidente della Repubblica a rispondere loro direttamente. Qualcosa si è mosso nella società e tutti sappiamo che la Costituzione vive proprio grazie al sostegno e alla capacità di identificazione dei cittadini. È una novità non da poco, soprattutto dopo anni di ossessivo martellamento contro la Costituzione. Oggi la politica dell’opposizione dev’essere tutta politica "costituzionale". Dopo tante ricerche di identità inventate o costruite per escludere, sarebbe un buon segno se la comune identità costituzionale venisse assunta come la leva per cercar di uscire da una crisi che, altrimenti, davvero ci porterebbe, in modo sempre meno strisciante, a un cambiamento di regime.

Passaparola – La firma di Sarajevo

Testo:

Buongiorno, oggi mi sembra inevitabile parlare del Decreto Salvaliste, come lo chiamano nella è la solita truffa per dare un nome sbagliato a una cosa vergognosa e cercare di renderla meno vergognosa questo non è un Decreto Salvaliste, questo è un decreto, tanto per cambiare, Salva Berlusconi, mi scuso con quelli che hanno preso il mio libro, è già da aggiornare perché ad personam si forma all’ultima legge ad personam, ma l’ultima è sempre la penultima, quindi ne sta arrivando non solo questa, ma tra poco ne avremo una vagonata, non dimentichiamo che questo la prossima settimana dovrebbe essere licenziato definitivamente dal Parlamento in legittimo impedimento, quindi il firmatutto che siede al Quirinale sarà chiamato a un’altra delle sue mirabolanti prove.

Non poteva non firmarlo (espandi | comprimi)
Avrete notato come tra coloro che si sono posti, tutti quelli che hanno un minimo di sensibilità democratica residua a questo Decreto, si siano divisi tra coloro che dicono che il Decreto è una porcata, ma che Napolitano ha fatto bene a firmarlo, non poteva non firmarlo

Il Capo, gobbo dello Stato (espandi | comprimi)Secondo fatto: il fatto che abbia suggerito un altro tipo di decreto, ancora una volta dimostra che siamo oltre i poteri del Capo dello Stato, perché sapete che nelle prerogative del Presidente della Repubblica, stabilite dalla Costituzione non c’è quella di suggerire o di collaborare alla stesura di legge o Decreti

Ladri di speranze (espandi | comprimi)

La sostanza è che a me è capitato in queste ultime settimane nei miei incontri che faccio in giro per l’Italia, negli spettacoli che faccio nei teatri, di incontrare dei ragazzi delle liste 5 stelle, che mi chiedevano: possiamo mettere fuori il banchetto per raccogliere le firme perché ci mancano ancora tot firme, magari da te viene tot gente, magari riusciamo a raccogliere qualche firma, naturalmente ho sempre detto di sì, ci mancherebbe, mi fa piacere perché firmare per una legislatura non vuole dire votare per quella lista

Decreto salvalista (espandi | comprimi)La materia elettorale è delicatissima, è la più refrattaria agli interventi di urgenza e soprattutto non è materia di governo in carica, del primo potenziale interessato a modificarla a suo vantaggio.

Violazione di una legge dello Stato, con la firma di Berlusconi e di Napolitano, violazione della Costituzione

Legge danneggia concorrenti (espandi | comprimi)In più qui c’è un problema che ha messo in rilievo tra gli altri Zagrebelski, che il Decreto è stato fatto dal beneficiario del Decreto medesimo direte: dov’è la novità? Effettivamente Berlusconi ha obiettivo spessissimo delle leggi ad personam, che servivano per lui, ma qui stiamo parlando non di una legge che è stata fatta semplicemente per lui, ma di una legge che danneggia tutti gli altri, chi danneggia?

Guardate che la polemica che si fa sui Radicali o su chi ha denunciato le liste irregolari, non ha nessun significato, perché? Perché è sempre capitato che nelle elezioni ci sia qualcuno che denuncia le irregolarità degli altri, perché? Proprio perché se rispetti la legge tu, devi pretendere che la rispettino anche gli altri e se comunque non l’hai rispettata tu, devi pretendere che anche gli altri che non l’hanno rispettata non vengano ammessi, chi decide su tutto questo? I tribunali, questa è l’unica cosa, infatti Napolitano il primo giorno sembrava si fosse attestato su questa posizione, aveva detto: è un bel pasticcio, decidono i tribunali, come stabilito dalla legge, non ti piace quello che ha deciso il Tribunale, ricorri in appello, è tutto all’interno del diritto, è tutto previsto, sono 60 anni e più che si vota, non è che siamo nuovi.
Questa volta ha deciso il governo perché come ha detto La Russa, dobbiamo dire al Tar cosa deve stabilire, come deve decidere, così non potranno darci torto, capite che in questa dichiarazione c’è tutta l’incostituzionalità della legge, perché è una legge che scrive la sentenza ai giudici, questa è la cosa inaudita, pazzesca di tutto questo. Ci sono precedenti, quando sentite dire: non si possono escludere interi partiti, non si può escludere il partito di maggioranza relativa, non si possono punire gli elettori per colpa degli errori dei rappresentanti, cazzata solenne, si sono sempre puniti gli elettori per gli errori fatti dai rappresentanti dei loro partiti, il fatto poi che a fare questi errori sia il famoso partito del fare, della managerialità, dell’efficienza, il partito che doveva disboscare la democrazia, il partito che doveva liberarci dai lacci e laccioli e che è da 15 anni in politica e non ha mai fatto niente di tutto questo, pur avendo istituito addirittura i minori delle semplificazioni legislativa, figuratevi l’hanno dato a Calderoli, da qualunque parte la raccontino non sta in piedi quello che dicono, perché? Perché è già capitato altre volte che milioni o centinaia di migliaia di persone non abbiano potuto votare per un partito, perché aveva presentato carte false o carte fuori tempo massimo.
Non succede di rado, succede sempre alle elezioni che qualcuno venga tagliato fuori, il caso forse più clamoroso è quello del 2000, quando nel centro-sinistra in Molise si presentò un candidato che si chiamava Di Staso, nel centro-destra un candidato che si chiamava Michele Iorio, vinse Di Staso per poche centinaia di voti, il centro-destra fece ricorso al Tar dicendo che alcune liste alleate con il centro-sinistra, erano state presentate in maniera o in forma irregolare, dopo le elezioni il Tar si pronunciò e disse che era ero, ci fu ulteriore passaggio al Consiglio di Stato che disse che alcune di queste liste erano irregolari e fu disposta la ripetizione delle elezioni, si rivotò e proprio grazie all’irregolarità scoperta, il centro-destra vinse le elezioni contro il centro-sinistra che le aveva appena vinte qualche giorno prima e oggi Michele Iorio continua a essere il governatore del Molise, proprio in virtù del fatto che erano state ripetute le elezioni, su denuncia del centro-destra, a nessuno è venuto in mente di dire: ah ma non è leale perché vogliono concorrere senza i rivali, vogliono correre da soli, vogliono vincere a tavolino, semplicemente perché c’erano delle irregolarità e il centro-destra ha fatto benissimo a denunciarli, credo due anni fa, se non erro, alle provinciali del Trentino c’era l’Udc che era irregolare come presentazione di lista, l’Udc era alleata del centro-sinistra, la Lega e il centro-destra fecero ricorso e ottennero l’esclusione dell’Udc, a nessuno è venuto in mente di dire che era un’offesa agli elettori dell’Udc , perché? Perché era colpa dei responsabili dell’Udc che non avevano presentato le liste in regola e avanti di questo passo.

Le firme le raccolgono i Baluba (espandi | comprimi)Pensate quante ingiustizie crea questo Decreto dopo anni e anni in cui ci sono partiti che non hanno potuto partecipare a questa o a quell’elezione locale o nazionale, perché? Perché la legge dice che devi arrivare entro una certa ora e devi produrre un certo numero di firme autenticate e autentiche, se non lo fai sei fuori, dice: ma ero già dentro, chi se ne frega se eri già dentro, se sei in aeroporto e ti addormenti, l’aereo parte lo stesso!

Pensate l’incostituzionalità proprio filosofica di tutto questo.
L’ultima cosa, è pazzesco, ma è il messaggio che il Presidente della Repubblica ha scritto sul suo sito, sul sito del Quirinale per spiegare quello che è successo “…il problema da risolvere era da qualche giorno quello di garantire che si andasse dovunque alle elezioni regionali con la piena partecipazione dei diversi schieramenti politici – e perché le altre volte non c’era la piena partecipazione perché qualcuno veniva escluso? Anzi in queste stesse elezioni qualcuno viene escluso, ma dato che sono partiti piccoli, lui se ne infischia – non era sostenibile che potessero non parteciparvi nella più grande regione italiana, il candidato Presidente e la lista del maggior partito politico di governo per gli errori nella presentazione della lista contestati dall’ufficio competente”, qui il problema è che la Regione era grande, Lazio o Lombardia e che il candidato della lista erano del maggior partito politico di governo? E se fossero stati una Regione di media grandezza e un partito di media dimensione e se fossero stati una regione piccola e un partito piccolo, hanno meno diritto quelli piccoli rispetto a quelli grandi? C’è un limite oltre il quale si può tranquillamente violare la legge, vantando di avere i muscoli più forti e di gridare più forte? Perché questo è quello che ci viene raccontato, guardate che questa spiegazione, mi dicono in Veneto “Xè peso el tacon del bùso” peggio la toppa del buco, perché qui ci stanno facendo capire che il problema era che il partito è grosso e fa paura!
E chi lo stabilisce se il partito è grosso? Le elezioni e le elezioni non ci sono ancora state e in base a cosa il Capo dello Stato decide che questo è un partito grosso e se dovesse crollare all’improvviso per un motivo misterioso che noi non sappiamo? Si basa sui sondaggi per decidere i decreti? Per decidere quale partito è grosso e quale è piccolo? Vi rendete conto di quello che è riuscito a scrivere questo signore? Spero che sia mal consigliato, mi domando chi ha intorno, perché se ha qualcuno intorno che gli scrive queste cose, dovrebbe fargli una perizia psichiatrica a questi suoi consiglieri, di sceglierseli qualcuno migliore, perché guardate che questa fase sul partito grosso e sulla regione grossa è abominevole dal punto di vista del principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge, erano in gioco due interessi e beni entrambi meritevoli di tutela e rispetto delle norme e delle procedure previste dalla legge e il diritto dei cittadini di scegliere con il voto tra programmi e schieramenti alternativi.
Da una parte c’è la legge e dall’altra ci sono i cittadini, è sempre stato così, non esiste il voto se non c’è la legge, è la legge che norma il voto, noi siamo una Repubblica e non una Monarchia perché è stata emessa una sentenza della Corte Costituzionale, mentre alcuni gridavano ai brogli, negli Stati Uniti ha vinto Bush anche se probabilmente ai numeri aveva vinto Al Gore perché a un certo punto la Corte Suprema ha detto: bastano i conteggi, le cose sono così punto e fine, era un’ingiustizia, è una convenzione, a un certo punto interviene la legge e dice come sono andate le cose.
Se non accettiamo questa convenzione, si sfascia tutto, non c’è più lo Stato e lui mette sullo stesso piano il diritto di votare per un partito fuori legge e la legge e dice che non si può negare che si tratti di beni egualmente preziosi, da un lato la legge e dall’altro chi l’ha violata, si era nei giorni scorsi espressa preoccupazione anche da parte dei maggiori partiti dell’opposizione che avevano dichiarato di non voler vincere per abbandono dell’avversario o a tavolino e chi se ne frega di quello che dicono i politici? Quelle sono dichiarazioni politiche, la legge è legge!
Non si può cambiare la legge soltanto perché uno ha fatto una dichiarazione, e si era anche da più parti parlato della legge di una soluzione politica, senza peraltro chiarire in quale senso ciò andasse inteso, una soluzione che forse è frutto di un accordo tra maggioranza e opposizione? Se una porcata è una porcata, può diventare meno porcata soltanto perché la concordano tutti? A parte che qui non hanno concordato niente, come avete visto, visto che perfino il PD una volta tanto fa la voce grossa, anche se solo contro Berlusconi.
Ora sarebbe stato certamente opportuno ricercare un tale accordo, andando al di là delle polemiche su errori e responsabilità dei presentatori delle liste non ammesse e sui fondamenti delle decisioni prese dagli uffici elettorali, in realtà sappiamo quanti risultino difficili accordi tra governo e maggioranza e opposizione anche in casi particolarmente delicati come questo e ancor più in clima elettorale, affari per le tendenze all’autosufficienza e scelte unilaterali da una parte e per diffidenze fondo e indisponibilità dall’altra, ma cosa scrive questo signore? Ma in ogni caso la soluzione politica, ovvero l’intesa tra gli schieramenti politici avrebbe pur sempre dovuto tradursi in soluzione normativa, aridagli con la piena partecipazione dei principali contendenti, come se i contendenti alle elezioni potessero essere divisi tra quelli principali che hanno diritto di violare la legge e quelli secondari che invece devono rispettare le leggi, ma qui siamo di fronte a una versione… si capisce perché viene da un ex dirigente comunista questa concezione dello Stato, cioè che c’è il primato del partito o del partito grosso rispetto alle regole, ma qui c’è una concezione che non ha niente a che fare con la democrazia liberare e con lo stato di diritto, si capisce benissimo che venga da un comunista evidentemente irredimibile e i tempi si erano a tal punto ristretti, dopo i già intervenuti pronunciamenti delle corti, che quel provvedimento non poteva che essere un Decreto Legge, il tempo stringeva, stavano per decidere i giudici amministrativi dopo che erano intervenuti gli uffici elettorali, bisognava fare in fretta per impedire ai giudici di ribadire quello che avevano stabilito gli uffici elettorali, ma vi rendete conto di quello che sta dicendo questo signore?

Serie tensioni istutizionali (espandi | comprimi)Più la rileggo, più resto allibito. Diversamente dalla bozza di Decreto prospettatami dal governo in un teso incontro giovedì sera, il testo successivamente elaborato dal il Ministero dell’Interno e dalla Presidenza del Consiglio non ha presentato secondo me evidenti vizi di incostituzionalità, né si è indicata da nessuna parte politica quale altra soluzione potesse essere ancora più esente da vizi e dubbi di quella natura?


La firma di Sarajevo (espandi | comprimi)Concludo con quello che è veramente successo in quello che lui stesso, il Capo dello Stato definisce un teso incontro giovedì sera, serie tensioni istituzionali, ha scritto Il Messaggero, Marco Conti “Il Premier disse al Colle, scateno la piazza, il Cavaliere pronto a tutto, avanti anche da solo, la tua firma non è indispensabile”

Il Presidente del Consiglio voleva far approvare la sera stessa un Decreto Legge sulla falsariga del precedente nelle elezioni europee del 1995, ma il Capo dello Stato ha sostenuto che quella procedura non poteva essere sostenuta in questo caso e Berlusconi si è molto arrabbiato, minacciando il ricorso alla piazza, prima mi avete visto con in mano questo librone, questo è il Codice Penale, può essere che io mi sbagli, credo ci sia anche una Vicepresidente che riguarda il reato di minacce, ma per il momento ho trovato l’Art. 289 che dice “attentato contro organi costituzionali è punito con la reclusione non inferiore a 10 anni, qualora non si tratti di un più grave delitto, chiunque commette un fatto diretto a impedire in tutto o in parte anche temporaneamente al Presidente della Repubblica o al governo l’esercizio delle attribuzioni o prerogative conferite dalla legge; la pena è della reclusione da 1 a 5 anni se il fatto è diretto soltanto a turbare l’esercizio delle attribuzioni o prerogative funzioni suddette” è vero o non è vero che giovedì sera c’è stata una minaccia esplicita del Presidente del Consiglio al Capo dello Stato?
Perché le opposizioni non presentano una denuncia alla Magistratura e non invitano il Capo dello Stato a confermare o a smentire le ricostruzioni de Il Messaggero di Vesca, de Il Fatto Quotidiano? Stiamo parlando di qualcosa di grave se Bruno Vespa parla degli spari, quello che è certo è che non è vero che questo è un decreto interpretativo, questo è un decreto innovativo, che stabilisce regole nuove, posti diversi e modalità di autenticazione diversa delle firme per la presentazione delle liste, rispetto a quelli che erano previsti quando è iniziata la raccolta delle firme e è iniziata questa lunga campagna elettorale, quindi questo decreto, checché ne dicano i corazzieri improvvisati che cercano di distinguere tra le responsabilità di Berlusconi e quelle di Napolitano, era un decreto che evidentemente non poteva essere adottato, sia perché vietato dalla legge, sia perché incostituzionale nello spirito e nelle lettere, sia perché fa una cosa diversa da quella che dice di voler fare, non interpreta ma aggiunge.
Se giovedì sera si è arrivati allo scontro che abbiamo descritto perché Napolitano ha rigettato la prima versione del decreto, vista la seconda che ha firmato, possiamo immaginare cosa c’era nella prima versione del Decreto, possiamo immaginare quanto siano minimaliste tutte le espressioni più dure che si possono usare in questi giorni: furto, golpe e qualsiasi cosa, noi siamo ormai in preda a un regime declinante ma non per questo meno pericoloso, anzi credo che nei prossimi mesi ne vedremo ancora delle brutte, non delle belle!
Continuate a seguirci, stasera parleremo di questo a Torino, perché a Torino è invitato presentando il libro, parleremo ovviamente di questa nuova legge ad personam con l’ex Presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky e con Ettore Boffo e il Pubblico Ministero Ingoia al Teatro Nuovo a partire dalle 21 e lo stesso faremo giovedì sera con Pier Camillo Davigo alla Camera del Lavoro a Milano in corso di Porta Vittoria e lunedì prossimo lo faremo a Roma all’Alpheus ma troverete tutti gli estremi di queste presentazioni che possono diventare delle occasioni anche per manifestare la propria presenza in un momento abbastanza difficile, intanto continuate a seguirci su Il Fatto Quotidiano
Passate parola e buona settimana.

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