Archivi categoria: diritto di cronaca

DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

logo LIBERATORIO 180x180

Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

Annunci

La "Zona Franca" madre. Dove nasce l'operazione "Gibbanza"?

 

 

evasione

GdF scopre colossale evasione fiscale nel Barese

lagazzettadelmezzogiorno  del 5 luglio 2005

Oltre 800 militari della guardia di finanza sono impiegati in tutto il territorio nazionale (Puglia, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Toscana, Sicilia, Emilia Romagna), in un’operazione scaturita da indagini del Nucleo regionale polizia tributaria della Guardia di Finanza di Bari, per reati fiscali da parte della Ingross Levante spa di Molfetta (Bari), più nota come Migro Cash & carry, attiva in tutta Italia attraverso una rete complessiva di 11 centri di distribuzione di beni food e no-food. 
I militari hanno eseguito 48 ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del tribunale di Trani Roberto Oliveri Del Castillo, su richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Maralfa: 27 degli indagati sono stati rinchiusi nelle carceri di Trani, Napoli, Bari, Brindisi, Lecce e Taranto e 21 sono detenuti agli arresti domiciliari. 
Nelle indagini sono complessivamente coinvolte 265 persone, tutte indagate per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla emissione di fatture false, alla frode fiscale e all’evasione dell’Iva intracomunitaria. 
Vengono inoltre compiute in queste ore oltre 160 perquisizioni locali e domiciliari nei confronti, tra l’altro, di società e imprese operanti nel settore della distribuzione di prodotti e nei trasporti internazionali su strada. 
Nell’operazione sono coinvolte oltre 100 aziende. 
Tra i soggetti destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere figurano gli esponenti della compagine amministrativa e direttiva della Migro, Oronzo Antonio Maria Amato, di 47 anni, e Marco Amato, di 29, entrambi di Molfetta (Bari), Rita Scibilia, di 38, di Bari
Il sistema di frode scoperto tramite le articolate indagini svolte da militari del Gruppo Verifiche Speciali del Nucleo Regionale pt Puglia, si basava – secondo gli investigatori – in particolare sul fatto che, per la normativa comunitaria e le disposizioni fiscali nazionali, le cessioni di beni compiute da società italiane a imprese comunitarie consentono la fatturazione senza addebito dell’Iva che, di fatto, deve essere versata nel paese di destinazione dal cliente comunitario. 
Attraverso tale meccanismo, la società italiana non è dunque tenuta a evidenziare in fattura e a pagare l’Iva perchè la merce venduta è destinata ad essere commercializzata fuori dall’Italia. Ma le indagini, che hanno tratto origine da una verifica fiscale avviata alla Migro nel corso del 2004, hanno permesso – secondo la guardia di finanza – di accertare che le merci vendute dalla Migro ad imprese comunitarie (per decine di milioni di euro al mese) e quindi cartolarmente destinate fuori dall’Italia (Grecia, Spagna, Francia, Germania e Portogallo), sono finite invece, in nero, sui mercati nazionali, soprattutto in Puglia e in Campania, per opera dei cittadini italiani posti a capo di società europee fantasma. 
Secondo gli investigatori della guardia di Finanza e la Procura di Trani, «per effetto di un criminoso accordo di natura commerciale con la Migro (attraverso cui il colosso pugliese di distribuzione cash & carry si è garantito una florida clientela europea, fatturando merci senza Iva per importi pari ad oltre 170 milioni di euro, tra il 2000 ed il 2004)», le società fantasma hanno distribuito, in nero, a supermercati, piccole imprese e società italiane, le merci che invece formalmente erano destinate ai mercati ellenici, tedeschi e spagnoli. 
Sono state 38 le imprese comunitarie fantasma che gli investigatori ritengono di aver scoperto: 18 registrate in Grecia, 11 in Spagna, 5 in Germania, una in Austria, una in Francia, una in Gran Bretagna e una in Portogallo. Sono risultate tutte prive di uffici, depositi e magazzini ed intestate a prestanomi o a cittadini italiani pluripregiudicati. 

OMBRA CONTIGUITA' CAMORRA E SCU
 

«Appare più un segnale di riconversione dei traffici illeciti che una semplice coincidenza la circostanza che ha visto tra le persone tratte oggi in arresto dalle Fiamme Gialle, numerosi soggetti già in passato arrestati per traffico di tabacchi lavorati esteri o di stupefacenti e risultati affiliati o vicini a clan napoletani o della Sacra Corona Unita»: è esplicita la guardia di finanza di Bari nell’adombrare sospetti di contiguità con la criminalità nelle operazioni di evasioni fiscali che hanno riguardato Migro, il colosso pugliese della grande distribuzione, e un centinaio di aziende grandi e piccole, molte di autotrasporti, molte società fantasma. 
Complessivamente, nelle indagini sono coinvolti diversi professionisti, decine di autisti e di vettori (incaricati dei carichi di merce fittiziamente destinata fuori dell’Italia), più di 100 imprese nazionali di trasporti (di cui almeno la metà evasori totali, ossia completamente sconosciute al fisco), alcuni altri grandi complessi aziendali italiani.

Tra questi, l'Alvi s.p.a. di Salerno, la Eurocedi s.r.l. Cash & Carry di Bitonto (Bari) (fornitore della catena di supermercati Seimio) e la Tiesse Cash s.r.l. di Modugno (Ba). 
Particolare interesse ha destato negli investigatori quanto è emerso nel corso delle indagini – svolte dal Nucleo Regionale Polizia Tributaria Puglia – sulle modalità operative tenute dagli indagati per le operazioni commerciali ritenute illecite dai militari. In un terreno noto e ben collaudato dalle organizzazioni criminali (pugliesi e napoletane), quale quello delle strade delle province di Bari, Taranto, Brindisi e Lecce «fino a qualche anno fa teatro di scorte blindate alle sigarette di contrabbando, le modalità di accompagnamento di camion e tir contenenti merci comunque scottanti (poichè seguite da fatture e documenti falsi con destinazioni estere) si sono rivelate attuali – rileva la guardia di finanza – anche nella perpetrazione dell’imponente frode fiscale scoperta». Nel corso delle indagini o dei pedinamenti compiuti, infatti, i militari di Bari – a quanto è stato reso noto – hanno registrato o direttamente assistito, a distanza, a scorte ai Tir contenenti merce caricata nei cash della Migro e destinata in Grecia, che finiva per essere invece scaricata in capannoni di società compiacenti, ad esempio, di Napoli, di Lecce o di Salerno. 

ARRESTATI ANCHE 6 IMPRENDITORI SALENTINI 

Ci sono anche sei imprenditori salentini tra le persone raggiunte da ordinanze di custodia cautelare in carcere nell’ambito delle indagini su una associazione a delinquere nel settore delle merci cash carry dedita alle truffe fiscali, ammontanti a circa 230 milioni di euro, scoperta dalla Guardia di Finanza di Bari in diverse regioni italiane. Si tratta di
Pierluigi De Lorenzi, 42 anni, di Galatina,
Emanuele De Simone, 42 anni, di Lecce,
Emanuele Mangia, 26 anni, di Galatina,
Giuseppe Perilli, 43 anni, di Lecce, già detenuto per altri motivi,
Enrico Serafini, 41 anni, di Galatina e
Giuseppe Errico, 45 anni, di Gallipoli, quest’ultimo ai domiciliari. 

I provvedimenti restrittivi e le numerose perquisizioni sono stati eseguiti nel Salento all’alba di oggi da circa 75 militari del Comando Provinciale di Lecce, insieme ad altri 25 del Nucleo regionale di Polizia Tributaria. Grazie a fatture inesistenti e a società fantasma con tanto di partita Iva, costituite in diversi paesi dell’Unione europea da prestanome e pregiudicati, riuscivano a evitare il pagamento dell’Iva e a piazzare in nero la merce, poi rivenduta a prezzi più bassi in molti supermercati della Puglia e della Campania per un valore superiore a 230 milioni di euro. 
L’evasione di imposte si aggira intorno ai 50 milioni di euro. Le fatture false emesse ammontano a circa 170 milioni. In tutto sono 46 le persone raggiunte da ordinanze di custodia cautelare.

Migro, l' iper truffa dell' Iva  
Repubblica — 06 luglio 2005

 

 

Migro, primi interrogatori Così funzionava la truffa

Repubblica — 07 luglio 2005   

 

Interrogati e scarcerati i due dirigenti di Migro

Repubblica — 08 luglio 2005  

 

Truffa Migro, la banda dei mille

Repubblica — 21 luglio 2006  

 

Aziende fantasma e false fatture 164 indagati per truffa alla Ue

Repubblica — 07 febbraio 2008   

 

L' inchiesta al via con 981 indagati

Repubblica — 15 marzo 2008  

 

'L' azienda ignorava di evadere le tasse'

Repubblica — 15 marzo 2008 

 

Fatture false e frode inchiesta Migro chiusa

Repubblica — 19 febbraio 2009   

Operazione "Gibbanza". Pilotavano le sentenze tributarie; 17 arresti a Bari, anche un giudice

Repubblica – 3 novembre 2010

 

DIAMO I NUMERI…?

http://maps.google.it/maps/ms?hl=it&ie=UTF8&oe=UTF8&msa=0&msid=102898369921760007908.00049203bd8d23b9cdf25&ll=41.199937,16.59605&spn=0.016145,0.021458&z=15&output=embed
Visualizza la mappa dei fuochi in una mappa di dimensioni maggiori


Dopo l’assemblea pubblica del 26 dicembre e il gruppo Facebook “PER 365 NOTTI SENZA INCENDIsi è costituito un “Comitato Cittadino per la Sicurezza e la Legalità” che oggi pomeriggio sarà presente in alcune zone della città per informare e sensibilizzare la cittadinanza sulla situazione e per invitarla ad una riflessione comune che si terrà Domenica 17 Ottobre a Corso Umberto alle ore 11,00.
L’appuntamento per oggi è alle 18.00 in via Ungaretti dove il 23 LUGLIO 2010, 
alle due di notte un incendio ha coinvolto tre autovetture parcheggiate lungo la strada. Ad andare completamente distrutte sono state una Renault Modus e un furgone Renault Kangoo oltre ad una Lancia Y. Le due Renault andate distrutte sarebbero di proprietà del titolare di un noto ristorante cittadino (Adriatico), elemento questo che potrebbe far pensare ad un episodio non accidentale. Ipotesi quest'ultima non confermata nè smentita dagli inquirenti.
Subito dopo il volantinaggio e l’azione di informazione continuerà in via Cap. De Candia, Federico Campanella, Giaquinto, XX Settembre, Annunziata, Purgatorio ,Roma.

 
 
Dal 6 febbraio 2008 all’1 ottobre 2010, 35 episodi delittuosi, bombe carta, 17 incendi di autovetture, 43 i mezzi andati distrutti dalle fiamme, esercizi commerciali coinvolti in incendi ed esplosioni…e questi sono solo gli episodi denunciati e riportati dalla stampa!
 
Vista la lunga escalation che dura da più di due anni, e che probabilmente non è ancora finita, non possiamo far altro che chiedere, a tutti coloro che riescono ancora ad indignarsi per qualcosa, di mobilitarsi, senza delegare a terzi, per realizzare quella piccola rivoluzione morale di cui questa città ha tanto bisogno. Una città dove le regole spesso e volentieri non sono rispettate.
 
Chiediamo un deciso e forte intervento delle Istituzioni per evitare che Molfetta diventi un posto insicuro come tanti altri in Italia, lasciando radicare ogni tipo di illegalità diffusa, pubblica e privata: incendi, furti, rapine, violenze ed intimidazioni.
 
DENUNCIAMO SENZA PAURA PERCHE’ LA FORZA DELLE MAFIE STA NELLA PAURA DELLA GENTE ONESTA
 
 
Comitato Cittadino per la Sicurezza e la Legalità

ALLEGATOE domani a chi toccherà? (aggiornato all’1/10/2010)
 
http://liberatorio.splinder.com/post/23381488/e-domani-a-chi-tocchera-aggiornato-all-1102010
 
Scopriamo la città esplosiva. Aiutaci a costruire la mappa.




6 FEBBRAIO 2008
 Ore 1.30 del Mercoledì delle Ceneri, mentre si svolgeva la tradizionale Processione della Croce, una mano ignota appiccava il fuoco alla bottega di restauro di Via Piazza. Immediati i soccorsi che permettevano di limitare i danni: il portone esterno era andato, ma la porta di ferro aveva tenuto lontane se non la fuliggine, almeno le fiamme. 




10 FEBBRAIO 2008 
Alle 2.00 circa brucia un auto e rimangono danneggiate altre due, nel parcheggio antistante il Palazzo Dogana.




27 FEBBRAIO 2008 
L’esplosione avviene prima che si faccia giorno. Qualcuno, nel silenzio e lontano da sguardi curiosi, sistema una bomba-carta davanti all’ingresso di un capannone industriale in costruzione in piena zona Asi, alla periferia della città. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno. I danni sono comunque contenuti. In seguito alle verifiche compiute sul posto gli specialisti dei carabinieri ritengono, con ragionevole certezza, che non sia stato impiegato tritolo.
 



3 MARZO 2008 
La deflagrazione viene avvertita da ponente a levante della città. Una bomba carta esplode, in piena notte, intorno alle 2, davanti all’ingresso di una salumeria in Vico V Crocifisso. L’esplosione, sulla base di quanto conferma il marito della proprietaria dell’esercizio commerciale, rientra nella lotta in corso tra le famiglie Cucumazzo e Campanale di Ruvo di Puglia. La salumeria è intestata proprio alla moglie di uno dei Cucumazzo.

ʉ۬

30 MARZO 2008 
L’esplosione avviene intorno alle 3.30. Qualcuno, nel silenzio della notte solleva la saracinesca e sistema una bomba-carta davanti all’ingresso del bar Venere, nella zona 167. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno sia all’interno del bar che all’esterno.

ʉ۬

17 OTTOBRE 2008 Incendio di cinque auto, una Scenic, una Panda, una Saxo e una Megane, una Matiz, e di un cassonetto dei rifiuti.

ʉ۬

17 NOVEMBRE 2008
 Le fiamme distruggono il pub Beatles, sul lungomare.

ʉ۬

23 NOVEMBRE 2008ʉ۬Una bomba carta di modesto potenziale viene fatta esplodere in Via Annunziata. Salta una Fiat Punto parcheggiata lungo la via.

ʉ۬

28 – 29 DICEMBRE 2008 â€¨Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre esplodono quattro autovetture, una Kya Picanto in via Purgatorio, traversa di via Annunziata, una Bmw 530, in via Cavallotti, traversa di corso Umberto, una Renault Scenic ed una Ford Sierra in via Minervini, nei pressi di via Terlizzi.
 

31 DICEMBRE 2008 â€¨Esplodono una Fiat Punto in via Sergio Pansini e un’Alfa 33 in via Cappellini.
 Un ordigno danneggia la saracinesca di un bar all’angolo tra via G. Salvemini e piazza Alcide De Gasperi.
 



3 GENNAIO 2009 â€¨In via Pietro Collettaviene sistemato un ordigno che, intorno alle 22.30, distrugge una Ford Fiesta, parcheggiata all’angolo della strada.

Circa un’ora dopo in via Federico Campanella esplode una Smart. Il proprietario dell’autovettura è il titolare di un bar.




10 FEBBRAIO 2009 â€¨Bomba piazzata sul gradino di ingresso di una salumeria in Via Immacolata. Restano danneggiate una Renault Scenic, una Yaris, e una Opel corsa, che al momento dell’esplosione stava attraversando proprio via Immacolata, con a bordo due donne, finite poi in ospedale in stato di choc. …



15 MAGGIO 2009 â€¨Incendiate nella notte tre auto in via capitano Azzarita. Ad essere avvolte dalle fiamme una Alfa Romeo 156 (auto da cui sarebbe partito l'incendio), una Ford Fiesta e una Renault 5. In nessun caso è possibile mettere in relazione l'incendio delle vetture con la vita privata dei loro proprietari.



19 GIUGNO 2009
 Quasi certamente si è trattato di un avvertimento anche se gli inquirenti non confermano questa tesi. Ignoti attorno alle 2.30 hanno appiccato un incendio all'ingresso della Caffetteria Giotto, all'angolo tra via Margherita di Savoia e via De Luca.
 



8 LUGLIO 2009 
4 auto bruciano in via cap De Candia (tra cui il camion del venditore ambulante e una centralina telefonica)



25 LUGLIO 2010 
A causa di un incendio è stato necessario l'intervento dei Vigili del Fuoco di Molfetta in una nota sala ricevimenti in cui erano in corso i festeggiamenti per un matrimonio. Attorno alle 20, a causa di un improvviso black out, è entrato in funzione il generatore di emergenza che avrebbe dovuto garantire la fornitura di energia elettrica, ma per cause ancora da accertare il generatore ha improvvisamente preso fuoco. 

29 LUGLIO 2009 Un violento incendio quasi sicuramente di origine dolosa è divampato attorno alle 20 di mercoledì all'interno della costruzione che fino ad alcuni anni fa ospitava il lido balneare Park Club.
Secondo quanto è stato verificato dagli inquirenti l'incendio si è sviluppato all'interno di alcuni locali presenti nell'edificio principale e ha interessato alcune suppellettili abbandonate da diverso tempo.
 
6-7 AGOSTO 2009 â€¨ore 2.30 – In pieno centro invece il secondo episodio. All'angolo tra via XX Settembre e corso Umberto mani ignote hanno appiccato le fiamme ad una Opel Zafira che è stata completamente distrutta. Anche in questo caso necessario l'intervento dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco. Le fiamme hanno anche  provocato il danneggiamento di una Ford Fiesta e delle vetrine anti sfondamento di un negozio di abbigliamento.
Secondo indiscrezioni l'auto incendiata apparterrebbe ad un dipendente di una azienda municipalizzata impegnato (Montebello) anche in attività politica.
 â€¨â€¨

24 NOVEMBRE 2009 
Altri due veicoli sono stati avvolti e distrutti dalle fiamme poco dopo la mezzanotte di ieri. L'incendio ha coinvolto un Fiat Doblò e un Piaggio Ape parcheggiati in via Manzoni, nei pressi dell'istituto scolastico.



27 NOVEMBRE 2009 
Poco dopo le 14, un incendio provocato da un corto circuito ha gravemente danneggiato una autovettura Ford Fiesta parcheggiata in vico Effrem, nelle immediate vicinanze di corso Umberto.

13 GENNAIO 2010 
In mattinata un altro cassonetto di proprietà dell'A.S.M. destinato alla raccolta della carta usata è andato danneggiato da un incendio. Il rogo si è sviluppato in mattinata in piazza Margherita di Savoia. Le fiamme hanno avvolto il cassonetto improvvisamente rischiando di propagarsi ad alcune autovetture parcheggiate nei pressi.


6 MARZO 2010
Un cortocircuito provoca attorno a mezzogiorno un principio di incendio all'interno del supermercato Alvi di via Madonna dei Martiri, alla periferia della città. L'attività commerciale era chiusa da tempo per lavori di riammodernamento.





28 MARZO 2010
Un incendio si è sviluppato nel pomeriggio all'interno di un locale interrato di via Annunziata, nei pressi di piazza Paradiso. Nel locale, presumibilmente utilizzato come deposito, fortunatamente non c'era nessuno e quindi i danni sono rimasti limitati alle suppellettili che le fiamme hanno completamente distrutto.





26 GIUGNO 2010 Due i roghi che hanno richiesto l'intervento di soccorritori per domare le fiamme. Il primo lungo via Terlizzi, a pochi metri dall'ospedale civile dove un'ampia area di terreno incolto e invaso dalle sterpaglie è stata interessato da un incendio nel quale oltre alla vegetazione hanno preso fuoco anche rifiuti di ogni genere. Il secondo incendio, nei pressi del Preventorio




1 LUGLIO 2010
 Un vasto incendio di sterpaglie si è sviluppato nei pressi del ponte sulla Statale 16bis della provinciale per Ruvo. Il rogo è partito intorno alle 17.30 dalla parte terminale laterale del sovrappasso.




18 LUGLIO 2010 
Nella notte bruciano due auto in via Donizzetti.

ʉ۬

23 LUGLIO 2010 
Alle due di notte un incendio ha coinvolto tre autovetture parcheggiate lungo la strada in via Ungaretti. Ad andare completamente distrutte sono state una Renault Modus e un furgone Renault Kangoo oltre ad una Lancia Y. Le due Renault andate distrutte sarebbero di proprietà del titolare di un noto ristorante cittadino (Adriatico), elemento questo che potrebbe far pensare ad un episodio non accidentale. Ipotesi quest'ultima non confermata nè smentita dagli inquirenti.




4 AGOSTO 2010ʉ۬Brucia la pizzeria ristorante il Melograno.

ʉ۬

6 SETTEMBRE 2010 
In via Dante 4 auto bruciate, piante del Cin Cin Bar e alcuni pezzi di luminarie.
ʉ۬
16 SETTEMBRE 2010
 Sono state rinvenute due pistole e 190 cartucce. Le armi e le munizioni sono state scovate dopo attente perquisizioni effettuate in un'abitazione privata e in un'attività commerciale.
 



18 SETTEMBRE 2010 
I carabinieri sequestrano in contrada San Leonardo 3,5 chili di esplosivo, 12 detonatori e 52 metri di miccia a lenta combustione rinvenuti in un casolare abbandonato.

ʉ۬

22 SETTEMBRE 2010
 Ore 2.00, due auto incendiate in via Giaquinto; una appartenente al gestore del ristorante "Palazzo de Luca" e l'altra al Dirigente del Comune di molfetta dott. Tangari.

ʉ۬

25 SETTEMBRE 2010 
Bruciano nella notte tre auto in via Zuppetta.


30 SETTEMBRE 2010
 Una Ford Fiesta bruciata intorno all'una di notte nel rione Paradiso in via Canonico de Beatis.




1 OTTOBRE 2010
 Intorno all’1.30 in Corso Vito Fornari, più precisamente nei pressi del distributore di benzina Erg, una Renault Scenic è stata completamente distrutta dalle fiamme.  Nelle immediate vicinanze una Brava, una Punto, una Polo, una Focus e una Kangoo che hanno riportato lievi danni.

 

E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO AL 12/2/2011)

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/09/f416e1b22526a3c0c0628668fc6ddf62_medium.jpg

Scopriamo la città esplosiva. Aiutaci a costruire la mappa.

6 FEBBRAIO 2008
Ore 1.30 del Mercoledì delle Ceneri, mentre si svolgeva la tradizionale Processione della Croce, una mano ignota appiccava il fuoco alla bottega di restauro di Via Piazza. Immediati i soccorsi che permettevano di limitare i danni: il portone esterno era andato, ma la porta di ferro aveva tenuto lontane se non la fuliggine, almeno le fiamme. 

10 FEBBRAIO 2008
Alle 2.00 circa brucia un auto e rimangono danneggiate altre due, nel parcheggio antistante il Palazzo Dogana.

27 FEBBRAIO 2008
L’esplosione avviene prima che si faccia giorno. Qualcuno, nel silenzio e lontano da sguardi curiosi, sistema una bomba-carta davanti all’ingresso di un capannone industriale in costruzione in piena zona Asi, alla periferia della città. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno. I danni sono comunque contenuti. In seguito alle verifiche compiute sul posto gli specialisti dei carabinieri ritengono, con ragionevole certezza, che non sia stato impiegato tritolo.
 
3 MARZO 2008
La deflagrazione viene avvertita da ponente a levante della città. Una bomba carta esplode, in piena notte, intorno alle 2, davanti all’ingresso di una salumeria in Vico V Crocifisso. L’esplosione, sulla base di quanto conferma il marito della proprietaria dell’esercizio commerciale, rientra nella lotta in corso tra le famiglie Cucumazzo e Campanale di Ruvo di Puglia. La salumeria è intestata proprio alla moglie di uno dei Cucumazzo.
 
30 MARZO 2008
L’esplosione avviene intorno alle 3.30. Qualcuno, nel silenzio della notte solleva la saracinesca e sistema una bomba-carta davanti all’ingresso del bar Venere, nella zona 167. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno sia all’interno del bar che all’esterno.
 
17 OTTOBRE 2008
Incendio di cinque auto, una Scenic, una Panda, una Saxo e una Megane, una Matiz, e di un cassonetto dei rifiuti.
 
17 NOVEMBRE 2008
Le fiamme distruggono il pub Beatles, sul lungomare.
 
23 NOVEMBRE 2008 
Una bomba carta di modesto potenziale viene fatta esplodere in Via Annunziata. Salta una Fiat Punto parcheggiata lungo la via.
 
28 – 29 DICEMBRE 2008 
Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre esplodono quattro autovetture, una Kya Picanto invia Purgatorio, traversa di via Annunziata, una Bmw 530, in via Cavallotti, traversa di corso Umberto, una Renault Scenic ed una Ford Sierra in via Minervini, nei pressi di via Terlizzi.
 
31 DICEMBRE 2008 
Esplodono una Fiat Punto in via Sergio Pansini e un’Alfa 33 in via Cappellini.
Un ordigno danneggia la saracinesca di un bar all’angolo tra via G. Salvemini e piazza Alcide De Gasperi.
 
3 GENNAIO 2009 
In via Pietro Colletta viene sistemato un ordigno che, intorno alle 22.30, distrugge una Ford Fiesta, parcheggiata all’angolo della strada.

Circa un’ora dopo in via Federico Campanella esplode una Smart. Il proprietario dell’autovettura è il titolare di un bar.

10 FEBBRAIO 2009 
Bomba piazzata sul gradino di ingresso di una salumeria in via Immacolata. Restano danneggiate una Renault Scenic, una Yaris, e una Opel corsa, che al momento dell’esplosione stava attraversando proprio via Immacolata, con a bordo due donne, finite poi in ospedale in stato di choc. …

15 MAGGIO 2009 
Incendiate nella notte tre auto in via capitano Azzarita. Ad essere avvolte dalle fiamme una Alfa Romeo 156 (auto da cui sarebbe partito l'incendio), una Ford Fiesta e una Renault 5. In nessun caso è possibile mettere in relazione l'incendio delle vetture con la vita privata dei loro proprietari.

19 GIUGNO 2009
Quasi certamente si è trattato di un avvertimento anche se gli inquirenti non confermano questa tesi. Ignoti attorno alle 2.30 hanno appiccato un incendio all'ingresso della Caffetteria Giotto, all'angolo tra via Margherita di Savoia e via De Luca.
 
8 LUGLIO 2009
4 auto bruciano in via cap De Candia (tra cui il camion del venditore ambulante e una centralina telefonica).

25 LUGLIO 2009
A causa di un incendio è stato necessario l'intervento dei Vigili del Fuoco di Molfetta in una nota sala ricevimenti in cui erano in corso i festeggiamenti per un matrimonio. Attorno alle 20, a causa di un improvviso black out, è entrato in funzione il generatore di emergenza che avrebbe dovuto garantire la fornitura di energia elettrica, ma per cause ancora da accertare il generatore ha improvvisamente preso fuoco. 

29 LUGLIO 2009
Un violento incendio quasi sicuramente di origine dolosa è divampato attorno alle 20 di mercoledì all'interno della costruzione che fino ad alcuni anni fa ospitava il lido balneare Park Club.

Secondo quanto è stato verificato dagli inquirenti l'incendio si è sviluppato all'interno di alcuni locali presenti nell'edificio principale e ha interessato alcune suppellettili abbandonate da diverso tempo.

6-7 AGOSTO 2009 
Ore 2.30 – In pieno centro invece il secondo episodio. All'angolo tra via XX Settembree corso Umberto mani ignote hanno appiccato le fiamme ad una Opel Zafira che è stata completamente distrutta. Anche in questo caso necessario l'intervento dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco. Le fiamme hanno anche  provocato il danneggiamento di una Ford Fiesta e delle vetrine anti sfondamento di un negozio di abbigliamento.

Secondo indiscrezioni l'auto incendiata apparterrebbe ad un dipendente di una azienda municipalizzata (Montebello) impegnato  anche in attività politica. 


24 NOVEMBRE 2009
Altri due veicoli sono stati avvolti e distrutti dalle fiamme poco dopo la mezzanotte di ieri. L'incendio ha coinvolto un Fiat Doblò e un Piaggio Ape parcheggiati in via Manzoni, nei pressi dell'istituto scolastico.

27 NOVEMBRE 2009
Poco dopo le 14, un incendio provocato da un corto circuito ha gravemente danneggiato una autovettura Ford Fiesta parcheggiata in vico Effrem, nelle immediate vicinanze di corso Umberto.

13 GENNAIO 2010
In mattinata un altro cassonetto di proprietà dell'A.S.M. destinato alla raccolta della carta usata è andato danneggiato da un incendio. Il rogo si è sviluppato in mattinata inpiazza Margherita di Savoia. Le fiamme hanno avvolto il cassonetto improvvisamente rischiando di propagarsi ad alcune autovetture parcheggiate nei pressi.

21 GENNAIO 2010
Alle ore 2.00 brucia un'auto in via san Domenico

8 FEBBRAIO 2010
In via Roma alle ore 23.30 brucia un'auto

20 FEBBRAIO 2010
In contrada Samarelli brucia alle 5.00 una Moto Ape.

6 MARZO 2010
Un cortocircuito provoca attorno a mezzogiorno un principio di incendio all'interno del supermercato Alvi di via Madonna dei Martiri, alla periferia della città. L'attività commerciale era chiusa da tempo per lavori di riammodernamento.

28 MARZO 2010
Un incendio si è sviluppato nel pomeriggio all'interno di un locale interrato di via Annunziata, nei pressi di piazza Paradiso. Nel locale, presumibilmente utilizzato come deposito, fortunatamente non c'era nessuno e quindi i danni sono rimasti limitati alle suppellettili che le fiamme hanno completamente distrutto.

3 APRILE 2010
Alle ore 1.45 brucia un'auto in via Bufi.

10 APRILE 2010
In Piazza Immacolata alle ore 5.00 brucia un'autovettura.

26 GIUGNO 2010
Due i roghi che hanno richiesto l'intervento di soccorritori per domare le fiamme. Il primo lungo via Terlizzi, a pochi metri dall'ospedale civile dove un'ampia area di terreno incolto e invaso dalle sterpaglie è stata interessato da un incendio nel quale oltre alla vegetazione hanno preso fuoco anche rifiuti di ogni genere. Il secondo incendio, nei pressi del Preventorio.

1 LUGLIO 2010
Un vasto incendio di sterpaglie si è sviluppato nei pressi del ponte sulla Statale 16bis della provinciale per Ruvo. Il rogo è partito intorno alle 17.30 dalla parte terminale laterale del sovrappasso.

17 LUGLIO 2010
Nella notte bruciano due auto in via Donizzetti.
 
23 LUGLIO 2010 
Alle due di notte un incendio ha coinvolto tre autovetture parcheggiate lungo la strada in via Ungaretti. Ad andare completamente distrutte sono state una Renault Modus e un furgone Renault Kangoo oltre ad una Lancia Y. Le due Renault andate distrutte sarebbero di proprietà del titolare di un noto ristorante cittadino (Adriatico), elemento questo che potrebbe far pensare ad un episodio non accidentale. Ipotesi quest'ultima non confermata nè smentita dagli inquirenti.

27 LUGLIO 2010
In via Zuppetta alle ore 3.00 brucia un'autovettura

4 AGOSTO 2010 
Brucia la pizzeria ristorante il Melograno situata sulla strada vicinale Piscina Ser Nicola.
 

6 SETTEMBRE 2010

In via Dante 4 auto bruciate, piante del Cin Cin Bar e alcuni pezzi di luminarie.
 
16 SETTEMBRE 2010
Sono state rinvenute due pistole e 190 cartucce. Le armi e le munizioni sono state scovate dopo attente perquisizioni effettuate in un'abitazione privata e in un'attività commerciale.
 
18 SETTEMBRE 2010
I carabinieri sequestrano in contrada San Leonardo 3,5 chili di esplosivo, 12 detonatori e 52 metri di miccia a lenta combustione rinvenuti in un casolare abbandonato.
 
22 SETTEMBRE 2010
Ore 2.00, due auto incendiate in via Giaquinto; una appartenente al gestore del ristorante "Palazzo de Luca" e l'altra al Dirigente del Comune di molfetta dott. Tangari.
 
25 SETTEMBRE 2010
Bruciano nella notte tre auto in via Zuppetta
.

30 SETTEMBRE 2010
Una Ford Fiesta bruciata intorno all'una di notte nel rione Paradiso in via Canonico de Beatis.

1 OTTOBRE 2010
Intorno all’1.30 in Corso Vito Fornari, più precisamente nei pressi del distributore di benzina Erg, una Renault Scenic è stata completamente distrutta dalle fiamme.  Nelle immediate vicinanze una Brava, una Punto, una Polo, una Focus e una Kangoo che hanno riportato lievi danni.

14 NOVEMBRE 2010
Alle 2.40, di domenica, il rogo di un'auto ha illuminato via La Malfa, nella periferia di Molfetta.

12 FEBBRAIO 2011
Alle ore 1.30 un incendio distrugge buona parte delle suppellettili esterne del Ristorante-Pizzeria Rosa Marina situato nella zona retrostante del Duomo.

Zero tituli

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/07/6a4c0ae97246882fb12595215fc1b0f1.jpeg

di Marco TravaglioIl Fatto Quotidiano di Sabato 28 Agosto 2010

[image[9].png] Ogni tanto, leggendo i dati sulla diffusione del nostro giornale, aumentata anche in agosto, ci domandiamo il perché. In fondo siamo in quattro gatti a fare un piccolo quotidiano ancora pieno di errori e ingenuità, tipici della minore età.
Poi però leggiamo altre gloriose testate e qualche perché salta fuori. L’altro giorno Mario Gerevini del Corriere della sera scopre che la società di famiglia di Corrado Passera, amministratore di Intesa San Paolo (prima banca italiana, azionista del Corriere), quello che l’altro giorno tuonava al Meeting di Rimini contro “la classe dirigente italiana che fa indignare”, ha fatto rientrare da Madeira, “zona franca al largo del Portogallo”, 10 milioni ivi parcheggiati dal 1999.
La notiziona è finita a pagina 35 del Corriere, che nelle pagine precedenti doveva pubblicarne di ben più importanti, tipo: “Negli Usa vendono zoo e parchimetri”, “Il tesoro svizzero di Duvalier” (l’ex dittatore di Haiti, mica l’amministratore della prima banca italiana), “Il Maradona d’Asia via per un bicchier d’acqua”, “La figlia di Cameron nasce in Cornovaglia”, “Vietato non assumere con Facebook”, “Paris Hilton segnala un ladro su Twitter”, “A Natale la tv 3D senza occhialini”, “Il personal trainer in ufficio contro lo stress da rientro”, “Se Wall Street cucina italiano”, “L’acqua fa dimagrire”, “L’altro finale di Alamo”, il cruciverba dell’estate. Al confronto, il Tg1 di Minzolingua pare quasi un telegiornale.

Secondo esempio: l’altroieri l’Espresso anticipa lo scoop di Lirio Abbate sulle nuove accuse di mafia lanciate da   Gaspare Spatuzza a Renato Schifani. Il quale, secondo il pentito ritenuto attendibile dalla Procura nazionale antimafia e da quelle di Firenze, Caltanissetta e Palermo, sarebbe stato l’ufficiale di collegamento tra i fratelli Graviano (mandanti delle stragi di via d’Amelio, Milano, Firenze e Roma) e il duo Berlusconi-Dell’Utri, prima di essere eletto senatore nel collegio di Corleone.
Naturalmente queste accuse vanno riscontrate, ma sono un’altra notiziona che finirebbe in prima pagina su tutti i giornali e nei titoli di tutti i tg in qualsiasi paese democratico. Dunque non in Italia. Infatti è stata totalmente ignorata da tutti i tg e campeggiava sulla prima pagina di un solo quotidiano: il nostro. Si dirà: gli altri l’avran data nelle pagine interne. Sì, buonanotte. A parte la Repubblica, che l’ha confinata in un articoletto a pagina 25, gli altri non le hanno dedicato mezza riga. Zero assoluto su Il Giornale e su Libero (e si capisce). Ma anche sulla Stampa.

E sul Corriere che, dopo aver riempito paginate con i finti scandali su Di Pietro e Fini (cucina Scavolini compresa), è in tutt’altre faccende affaccendato: sviolinate a Marchionne e a Napolitano (che peraltro, sul caso Melfi, dicono l’uno l’opposto dell’altro), una lettera di Stefania Craxi contro Tremonti che ha osato citare quel pericoloso incensurato di Berlinguer anziché il pregiudicato Bettino, il sorteggio di Champions League, il solito cruciverba dell’estate, la solita lettera di James Bondi. Che saranno mai, in una giornata così pregna di eventi epocali, le nuove accuse di mafia al presidente del Senato? Oltretutto,   riferendole, si finirebbe per dare ragione a quei pochi giornalisti che in questi anni han continuato a chiedere conto a Schifani di certe sue liaisons dangereuses, nel silenzio della grande stampa e dei politici di destra e di sinistra (la seconda carica dell’Antistato è attesa con tutti gli onori a Torino, alla festa nazionale del Pd). Anziché riprendere lo scoop dell’Espresso, il Pompiere preferisce anticipare quello ben più succulento di Panorama: il ministro Maroni, fotografato con una simpatica coppola in testa, intima alla mafia di “arrendersi”, mettendo fra l’altro in pericolo qualche prezioso alleato. Ma nessuno pensi che l’occultamento del caso Schifani sia censura o servilismo verso il Pdl. In attesa di tempi migliori, il Pompiere combatte B. con i messaggi subliminali. Ieri infatti pubblicava un succulento articolo sull’isola di Sant’Elena. Capìta la sottile metafora?

Disobbedienza civile

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/06/immagine_1_copy_14.png

di Roberto Morrione (www.liberainformazione.org/…)

Ci siamo e ci saremo. Libera Informazione è in prima linea nella battaglia in corso per far ritirare il disegno di legge sulle intercettazioni. E’ chiaro fin d’ora che, se la norma verrà approvata al termine dei percorsi fra le due Camere, senza che ne sia annullato totalmente il contenuto anticostituzionale e liberticida, riterremo obbligata la scelta della disobbedienza civile. Con il nostro impegno quotidiano, con gli stessi valori che ci hanno fatto nascere, quelli di una “informazione che è libera o non è”, siamo infatti ogni giorno parte attiva dello schieramento che combatte l’illegalità e la disuguaglianza di fronte alla legge. Una battaglia che vede finalmente schierati, al fianco dell’opposizione in Parlamento e dei nuovi dissensi sollevati da Fini all’interno della maggioranza, i giornali di ogni tendenza, come dimostra l’assemblea unitaria dei direttori della stampa italiana, i magistrati, i sindacati, le rappresentanze delle forze di polizia, gli editori, gli scrittori e gli artisti già colpiti pesantemente dalla dissennata politica culturale del governo, le associazioni del volontariato, numerose amministrazioni pubbliche. Fino ad arrivare a quella ostilità espressa a livello europeo e clamorosamente dall’amministrazione degli Stati Uniti, memore degli insegnamenti di Giovanni Falcone e del peso che l’efficace uso giudiziario delle intercettazioni da parte dei magistrati italiani ha nella lotta internazionale al crimine organizzato e al terrorismo. 

Una grande manifestazione nazionale che unisca in piazza tutte queste forze sociali, culturali e politiche, è a questo punto davvero urgente. 
L’obiettivo di fondo resta quello di far comprendere a quella larga parte degli italiani che hanno nelle televisioni dominate dal premier l’unica fonte d’informazione, come insegnano i notiziari ammaestrati e subalterni al potere del TG 1 di Minzolini, che respingere il disegno governativo non è solo difendere il diritto-dovere dei giornalisti sancito dalla Costituzione, ma soprattutto tutelare il diritto dei cittadini a conoscere la realtà in cui vivono, le illegalità dei ceti dirigenti, la corruzione dilagante, l’estensione dei crimini organizzati e comuni che minano la sicurezza di tutti. Un silenzio tombale, al di là dei gravissimi danni giudiziari, minerebbe le fondamenta della democrazia, impedendo agli italiani di giudicare i propri rappresentanti sotto il profilo morale e civile ancor prima che direttamente politico. L’anticamera dunque di una dittatura, che peraltro proprio nella soppressione della libertà di stampa ha avuto la base essenziale nella tragica storia del fascismo, come l’ha ancora ad altre latitudini. Se questo vale a ogni livello, ancor più ne sentiamo il dovere morale e civile a partire dalla memoria di chi ha perso la vita per difendere lo Stato contro la violenza e la prevaricazione delle mafie e il sistema di corruzione e contiguità di cui si sono avvalse e si avvalgono. 
Le centinaia di famiglie delle vittime che attendono ancora giustizia e verità per coloro, uomini e donne, caduti per mano mafiosa e interessi quasi sempre rimasti oscuri, come potrebbero avere ancora fiducia in uno Stato che, invece di onorare questo immenso debito morale, indebolisse per legge l’azione dei pubblici ministeri, le tante inchieste ancora aperte o possibili e insieme calasse per anni la scure del silenzio sulla stampa e i libri che attraverso le cronache e le analisi giudiziarie rappresentano l’unica possibilità di mantenere viva una memoria collettiva? Che speranze potrebbe avere per il futuro il padre dell’agente Agostino, massacrato con la moglie perché a Palermo dava la caccia ai latitanti di Cosa Nostra e, almeno secondo le recenti rivelazioni sul fallito attentato dell’Addaura, per avere salvato in quell’occasione la vita a Giovanni Falcone? Il padre attende da 21 anni la verità su chi gli uccise il figlio, a partire da quegli agenti segreti, traditori dello Stato, che ebbero un ruolo nella vicenda e la sua barba, che promise di non tagliare fino al raggiungimento della verità, è diventata lunga e bianca…Solo un esempio, ma che ci porta nel cuore del gravissimo intreccio di questa nuova legge con inchieste che cercano di fare luce, da Palermo a Caltanissetta, da Firenze a Milano, sulle stragi non solo mafiose, ma anche di “parti dello Stato” come è ormai certo, che insanguinarono la Sicilia e l’Italia fra il ’92 e il ’94, per poi cessare quando il panorama del Paese cambiò e un nuovo soggetto politico, Forza Italia (è ipocrita nascondersi dietro giri di parole) secondo le clamorose affermazioni di numerosi pentiti e testimoni di giustizia, trattò con la mafia per prendere il posto di antichi referenti. Uomini dei servizi, cioè dello Stato, avrebbero avuto ruoli centrali, anche se tuttora oscuri, in molti dei delitti “alti” compiuti da Cosa Nostra, passando per le stragi di Capaci e Via D’Amelio, proseguendo nelle trattative con i capi corleonesi, prima Riina, poi Provenzano, intersecando i sanguinosi attentati ai beni artistici a Firenze, Milano, Roma. 
Le nuove testimonianze del pentito Spatuzza e di Massimo Ciancimino, ritenuti a diverso titolo attendibili dalle Procure coinvolte, vanno decisamente in questa direzione. Negli ultimi giorni si sono succedute allarmate dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia Grasso, di Walter Veltroni, di Carlo Azeglio Ciampi, mentre il Copasir presieduto da Massimo D’Alema ha aperto indagini per individuare gli agenti segreti “felloni”, sentendo i vertici dei servizi e il procuratore di Caltanissetta Lari. Il PDL, ovviamente, ha parlato di dietrologia “ideologica” a scopo propagandistico e ci si è chiesto, anche in settori di sinistra molto aggressivi nei confronti di Berlusconi e della sua politica, come il quotidiano “Il Fatto”, che valore possano avere testimonianze dal significato incerto, dopo anni e anni di silenzio della politica e di mancata verifica di denunce di queste complicità inutilmente emerse da magistrati inquirenti e addirittura in sentenze, oltrechè da numerose testimonianze di pentiti. Una posizione che certo va rispettata, ma che non condividiamo, per i ruoli istituzionali e le personalità di coloro che si sono così esposti pubblicamente, perché queste dichiarazioni non indeboliscono, ma avallano sia pure a posteriori le inquietanti ipotesi di trame “di Stato” emerse appunto con una certa sistematicità in sede giudiziaria e anche in numerose ricostruzioni giornalistiche e di documentati libri d’inchiesta. Che Ciampi racconti dettagliatamente la sua paura di un tentativo di golpe nel ’92, quando in concomitanza con l’attentato al Velabro a Roma si interruppero senza spiegazioni di alcun tipo tutte le comunicazioni con Palazzo Chigi, è un fatto e non una illazione…”Senza verità non c’è democrazia”, ha concluso Ciampi chiedendo che il parlamento si faccia carico di questo compito. Operazione davvero difficile di questi tempi, con la durissima battaglia aperta sulla Giustizia e l’informazione, ma ci associamo con convinzione.

Passaparola: Il trionfo del crimine

Testo:
Buongiorno a tutti,
lo so che a Pasquetta parlare di intercettazioni e giustizia è un po’ pesantuccio, ma è il caso di farlo perché stanno per perpetrare l’ennesimo colpo dei soliti noti, quindi credo che nel giro di un mese potremmo ritrovarci almeno in uno dei due rami del Parlamento approvata la controriforma delle intercettazioni telefoniche e ambientali, e quindi è il caso di prepararsi, sapere di che cosa si tratta. Perché naturalmente ce la venderanno come una norma che tutela la privacy dei cittadini, che li preserva dalle fughe di notizie, dalle diffamazioni, dalle violazioni del segreto e altre cazzate di questo genere. In realtà questa è una legge che, così com’è stata concepita, è fatta apposta per impedire che si facciano le intercettazioni telefoniche e si scoprano i colpevoli di alcuni reati; soltanto che per non scoprire i colpevoli, o alcuni colpevoli, di alcuni reati il rischio quello di non scoprire più i colpevoli di quasi tutti i reati, almeno quelli più complicati che oggi si scoprono grazie alle intercettazioni.

Da Mastella ad Alfano, passando per Napolitano (espandi | comprimi)

In questi giorni, il ministro Alfano si è detto disponibile a modificare la legge. Si è detto disponibile a modificare la legge ma, naturalmente, è una truffa, una presa per i fondelli, nel senso che questa legge potrà essere modificata in qualche virgola, in qualche aggettivo, purché rispetti gli ordini che ha impartito il Cavalier Silvio Berlusconi e cioè che non si devono più fare intercettazioni nei confronti di persone con le quali parla lui.

Quarto: procedimenti contro ignoti, quelli che dicevamo prima. Scopri il cadavere crivellato di colpi e non sai chi l’ha ucciso. Scopri un cadavere a pezzi e non sai chi l’ha ammazzato; oppure scopri la tua casa svaligiata, scopri una banca col caveau incenerito, cose di questo genere. Scopri un delitto e non sai chi è stato: delitto contro ignoti. L’indagine parte contro ignoti e non hai la più pallida idea. Pensate al cadavere della ragazza a Perugia, a casi in cui all’inizio si brancola nel buio.

Fine delle indagini (espandi | comprimi)
Indagini contro ignoti: oggi si fa l’intercettazione di tutte le persone che frequentano, parenti, amici, amanti, fidanzati, ex fidanzati, cose del genere, nella speranza che tra tabulati e intercettazioni si scopra qualche legame nell’ora in cui è stimato il delitto.

Se qualche magistrato fa ugualmente l’intercettazione su Tizio o Caio l’intercettazione è inutilizzabile in base a questa nuova legge, quindi non la potranno usare nel processo contro Tizio e Caio che sono andati liberamente ad ammazzare Sempronio.
Sesto: per intercettare un telefono, un’email o un ambiente, un locare, non basta più la richiesta del Pubblico Ministero e il decreto del GIP che l’autorizza. Il PM dovrà chiedere prima l’assenso scritto del Procuratore Capo, il Procuratore della Repubblica, oppure di un delegato dal Procuratore della Repubblica. Il PM singolo all’interno del suo processo non potrà chiedere intercettazioni al GIP: deve andare dal Capo, ottenere la firma e poi andare dal GIP. Questo cosa vuol dire? Che il governo spera che i Procuratori Capi che sono pochi, hanno una certa età e ormai hanno capito come va il mondo frenino gli entusiasmi di certi Pubblici Ministeri che vogliono indagare troppo, e quindi facciano da tappo. In fondo, controllare pochi Procuratori Capi è più facile che controllare una miriade di 2000 pubblici ministeri, e quindi gerarchizzano addirittura la richiesta di intercettazione che oggi è quasi un atto di routine anche perché richiede immediatezza, tempi rapidi.
Non solo: ma il GIP non decide più l’autorizzazione alle intercettazioni. Oggi lo decide il GIP, cioè un giudice per le indagini preliminari monocratico, cioè solitario, in futuro ci vorrà un tribunale in composizione collegiale. il Tribunale del Capoluogo, intanto; per tutto il Piemonte dovranno venire a Torino, per la Lombardia dovranno andare a Milano anche dalle procure periferiche, perché ci vuole un collegio di tre giudici che dovranno fare quello che oggi fa uno. Questo cosa comporta? Che in ogni procedimento, in ogni inchiesta dove ci sono intercettazione o perquisizioni, ci vorrà un PM, un GIP, un GUP per il rinvio a giudizio e l’udienza preliminare, tre giudici per intercettare e siamo a sei, tre giudici per fare il Tribunale del Riesame, e siamo a nove, e poi ce ne vogliono tre per fare il dibattimento.
Voi vedere che abbiamo impegnati una dozzina di giudici per una sola inchiesta; in procure piccole, in tribunali piccoli non ce n’è a sufficienza per fare tutto, uno dovrà fare due cose all’interno dello stesso procedimento, quindi diventerà incompatibile, quindi andremo alla paralisi totale dei procedimenti, soprattutto perché gran parte del lavoro in Italia lo fanno proprio le procure periferiche che hanno tra l’altro degli enormi scoperti di organico che sfiorano o superano il 10% fino ad arrivare a quasi il 100% come abbiamo visto recentemente a Enna.
Settimo: ci sono modifiche molto restrittive per la durata delle intercettazioni; questa è un’altra norma devastante. Ve l’ho detto: le intercettazioni possono durare quanto durano le indagini preliminari, e del resto è ovvio, se pedini una persona per un anno e mezzo, che è il massimo di un’indagine preliminare, per mafia si può arrivare addirittura a due anni – un anno e mezzo per i reati ordinari diciamo due anni per i reati di mafia e terrorismo – è ovvio che se indaghi su una persona e la pedini magari per un anno e mezzo la devi poter intercettare per un anno e mezzo o due nel caso del mafioso. Invece no: in futuro le intercettazioni devono durare 60 giorni, due mesi e non di più. Il pedinamento lo fai magari per due anni, le intercettazioni solo per due mesi così per il resto pedini senza sapere cosa dice il tizio. Furbissima come norma, no?
Non ci sono possibilità di proroghe oltre i 60 giorni tranne le indagini di mafia, terrorismo e di omicidio, traffici di droga di grande quantità, sequestri di persona ma solo a scopo di estorsione. Questo è interessante: come fai a sapere se un sequestro è a scopo di estorsione? Se c’è la richiesta di riscatto è a scopo di estorsione. Ma per scoprire la richiesta di riscatto devi intercettare il telefono dei familiari, se no arriva la richiesta e tu non lo sai e quindi continui a pensare che il sequestro non sia a scopo di estorsione ma sia a scopo, che ne so, di vendetta, molestie, libidine, sevizie, chi lo sa?
Ma se la richiesta di riscatto arriva al 61° giorno e tu al 60° hai dovuto staccare perché il sequestro non era ancora a scopo di estorsione, quando lo diventa non lo vieni a sapere perché hanno telefonato giustamente al 61° giorno, quando sanno che l’ascolto viene staccato. Così non si saprà mai che è a scopo di estorsione e naturalmente o verrà pagato il riscatto oppure verrà ammazzato l’ostaggio senza poter risalire al telefono di chi sta facendo il sequestro, senza nessuna speranza di acchiappare i sequestratori. 60 giorni e non di più, una follia assoluta. Immaginate quanto tempo ci vuole a volte per preparare una rapina, una corruzione, una truffa, un reato contro la pubblica amministrazione. Pensate soltanto allo scandalo della Protezione Civile, agli scandali di calciopoli: mesi e mesi di delitti continui; 60 giorni e poi basta.
Capite perché fanno questa legge, no?

Cancellare le prove, non lasciare tracce (espandi | comprimi)
Otto: non si possono usare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali l’intercettazione è stata disposta, mentre oggi si. Oggi se sono indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza, cioè di reati gravi, se scopri un altro reato diverso da quello per cui sono disposte le intercettazioni, è ovvio che puoi usarlo anche nell’altro procedimento.

Credo che questa si una delle parti più incostituzionali delle legge perché nella Costituzione vige l’obbligo dell’azione penale: è obbligatoria l’azione penale quando il magistrato ha notizie di reato. Se hai una notizia di reato non puoi non procedere, qui invece ti dice che non devi procedere se hai una notizia di reato acquisita con un’intercettazione disposta per un altro reato. Stiamo scherzando? Magari succedesse sempre che mentre intercetti uno per furto scopri che fa anche il pedofilo. Meno male, uno dovrebbe felicitarsene, altro che buttare via tutto per salvare il pedofilo.
Decimo: qui c’è un punto diciamo meno… chi ha “Ad personam” se lo può andare a leggere… una complicatissima normativa per dire come devono essere conservate le intercettazioni, in un archivio delle procure, come devono essere accessibili agli avvocati. E’ molto più importante un’altra scemata: è sempre vietata – punto undici – la trascrizioni di parti di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranee alle indagini. Come si fa a sapere se certe conversazioni riguardano fatti, circostanze e persone estranee alle indagini? Lo saprai alla fine, ovviamente, ma nel momento in cui fai le trascrizioni non lo sai poi dove ti porteranno. Stiamo parlando di una sciocchezza, oltretutto se tu hai un indagato che ne sta combinando di tutti i colori, come fai a separare le vicende sue rispetto a quelle di persone estranee nelle quali c’è lui? Certo, se ci sono persone estranee che fanno cose che non c’entrano niente con il codice penale, già oggi non vengono citate negli atti ufficiali, quindi non si capisce cosa voglia dire questa norma se non appunto star dietro a una vecchio ritornello per cui si dice che gli estranei finiscono sempre nel tritacarne delle intercettazioni.
Di solito gli estranei, se sono estranei intanto non se li fila nessuno, e poi soprattutto se si comportano bene non hanno nulla da temere.

Zitti tutti (espandi | comprimi)
Dodici: c’è un combinato disposto di norme accroccate fra di loro che praticamente aboliscono la cronaca giudiziaria e il diritto di informazione attivo da parte dei giornalisti e passivo da parte dei cittadini. Oggi gli atti di indagine, sapete, sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza.

Con la nuova legge, non solo sono coperti gli atti di indagini, ma anche le attività di indagine. Oggi il magistrato, quando gli è necessario, può consentire con un decreto la desecretazione, la pubblicazione degli atti: ho un tizio che mi denuncia un gruppo di truffatori che va in giro a fregare i soldi alle vecchiette, introducendosi in casa loro, spacciandosi per missionari, che ne so.
Immediatamente bisogna desecretare quell’atto e ordinarne la pubblicazione mettendo le foto di queste persone affinché chiunque le abbia viste vada a denunciarle e chiunque le veda le tenga fuori dalla porta. Questo, per esempio è un caso, e questo in futuro non potrà più essere fatto. Oggi è vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto, cioè non si possono pubblicare gli atti coperti da segreto e questo è ovvio, se sono segreti. In futuro, non si potrà più scrivere nulla nemmeno degli atti non segreti che oggi invece, come vi ho detto, salvo che non si possano pubblicare integrali però si possono raccontare, in futuro nemmeno quello. Perché non si potrà più pubblicare nemmeno il contenuto, ma soltanto un riassuntino. Che differenza c’è tra contenuto e riassunto non si capisce ma se l’hanno scritto vuol dire che è restrittiva rispetto a prima. Per le intercettazioni, poi, non si possono pubblicare mai nemmeno raccontarle, nemmeno riassumerle e nemmeno fare riferimenti al contenuto. Cioè, come se non esistessero, non si può fare riferimento. Le conosciamo perché sono pubbliche ma non ne possiamo parlare proprio. Questo è quello che dice la legge: è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto della documentazione degli atti relativi a conversazioni anche telefoniche o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico e telematico anche se non più coperti da segreto, anche se riportati in un’ordinanza cautelare, cioè in un atto pubblico, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. Quindi campa cavallo: per anni le abbiamo ma non le possiamo pubblicare, anche se sono di interesse pubblico come quelle di Berlusconi che cerca di far chiudere Annozero: un attentato alla libertà di informazione, l’informazione non la può raccontare in tempo reale.
Per evitare che il giornalista le possa leggere, si stabilisce che le intercettazioni devono essere messe in un fascicolo allegato, segretato e inaccessibile fino all’apertura del processo, e poi naturalmente si aumentano a dismisura le pene per i giornalisti e gli editori che pubblicano notizie vere. Vere e pubbliche; non segrete e vere. Multa per chi pubblica notizie vere e non segrete. Reclusione fino a un anno per la rivelazione di notizie segrete, oggi, in futuro fino a cinque anni di galera per la pubblicazione di notizie segrete. Per chi riceve notizie segrete da un pubblico ufficiale che ne è depositario, la pena è da uno a tre anni, solo perché l’hai ricevuta, poi se la pubblichi va fino a cinque. Poi c’è l’aumento di pena anche per chi pubblica gli atti non segreti, come vi ho detto: oggi è punito con una multa, se fa la pubblicazione integrale; in futuro rischierà fino a sei mesi di reclusione e – oggi è arresto fino a trenta giorni o ammenda fino a 258 euro, quindi o ti danno l’ammenda o l’arresto e di solito ti danno l’ammenda e comunque se ti danno l’arresto non vai in galera perché sono trenta giorni di pena massima quindi è ridicolo – in futuro c’è massimo di pena fino a sei mesi e in aggiunta obbligatoria ammenda fino a 750 euro. Quindi, se ti danno per cinque o sei volte, per aver pubblicato cinque o sei notizie pubbliche, tu vai in galera perché superi i tre anni di pena e in più devi anche pagare ogni volta 750 euro. Pensate a un precario di una redazione di un giornale che guadagna 5, 10, 15 euro ad articolo come farà a fare degli articoli rischiando di pagarne 750 di euro per ogni articolo che fa. Cioè lavora tutto l’anno per Angelino Alfano.
Se hai pubblicato o raccontato o parafrasato o riassunto o fatto riferimento a intercettazioni l’arresto va addirittura fino a tre anni, con in aggiunta obbligatoria e l’ammenda fino a 1032 euro. E in più, abbiamo le pene per gli editori che rischieranno intanto l’incriminazione della società, in base alla legge 231, quindi non soltanto la persona del giornalista e del direttore responsabile, ma anche la società editrice risponde penalmente di ogni illecito di questo genere, dopodiché l’editore deve comunicare immediatamente che il suo giornalista è stato indagato per uno di questi reati all’ordine dei giornalisti, affinché questo possa sospendere dal servizio il giornalista per aver scritto una notizia pubblica e vera, non per aver scritto il falso, l’ordine dovrà sospendere il giornalista perché ha fatto il suo dovere. Pensate a che cosa arriva questa legge. La sospensione può arrivare fino a tre mesi, in questi casi, quindi ogni volta che scrivi una cosa vera, oltre a beccarti una pena detentiva, beccarti una multa vieni sospeso per tre mesi e non puoi lavorare per tre mesi.
Non per aver raccontato balle, com’è successo a Feltri che è stato sospeso per sei mesi: qui per aver raccontato la verità, capiterà. E’ il mondo alla rovescia.
Il giornalista commette reato addirittura se fa il nome o mette la foto del magistrato che segue l’indagine o fa un processo: questa era un’idea di Gelli nel Piano di Rinascita della P2, non nominare i magistrati in modo che siano tutti uguali, in modo che quelli collusi, ladri, che insabbiano siano trattati allo stesso modo di quelli che invece rischiano la pelle pur di fare delle buone indagini. Così i collusi e gli inciucioni si possono nascondere nel grigiore generale: mai fare nomi perché altrimenti quelli bravi vengono rispettati e stimati dalla gente, quindi hanno il sostegno dell’opinione pubblica e questo va evitato perché il giudice deve sempre avere paura di essere bastonato e non deve mai avere del sostegno popolare.
Ah: chi pubblica il nome del magistrato… “sono vietati la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati”. Metteremo i nomi con gli omissis. Poi ci sono altre norme minori, che troverete nel libro “Ad personam” comprese alcune norme salvapreti, cioè i preti avranno un trattamento particolare in materia di intercettazioni, il che è molto attuale con quello che si sta scoprendo in questo periodo, e soprattutto c’è l’ultima ciliegina sulla torta che praticamente ogni anno ogni procura avrà un budget massimo a disposizione per le intercettazioni. Se quell’anno lì ci sono troppi reati in quel posto e quindi il budget finisce perché si son dovuti intercettare molti criminali, le procure resteranno senza fondi per le intercettazioni negli ultimi mesi dell’anno e quindi potranno chiedere ai delinquenti di aspettare a delinquere fino all’inizio dell’anno successivo quando ricominceranno ad avere un budget.

Sono tutte norme, naturalmente, che come potete bene immaginare vanno a difesa della sicurezza dei cittadini per la gioia degli elettori del centrodestra e della Lega che li hanno ancora recentemente votati in massa. Avranno quello che si meritano. Passate parola, buona settimana.

L'era di internet è iniziata

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/03/michele_santoro_rai_per_una_notte.jpg

di Claudio Messora (www.byoblu.com)

Il mondo è cambiato. L'Italia e Berlusconi se ne sono accorti solo ieri. Anche secondo il Giornale di Feltri, con buona pace degli editoriali di Sallusti, la cifra più probabile degli ascolti cumulativi di AnnoZero, in diretta streaming, radiofonica e satellitare da Bologna, è prossima a quella che usualmente sbanca lo share su RaiDue ogni giovedì sera.
Chi ha pagato la trasmissione di ieri? Gli sponsor. Gli sponsor e i privati cittadini. L'abbiamo pagata noi. L'abbiamo pagata e ce la siamo guardata. Alla faccia dell'AGCOM, in barba a Mauro Masi e al CdA Rai, facendo un grosso marameo a Silvio Berlusconi, a Paolo Romani e alle loro televisioni obsolete e presto fallimentari.
Questa è la vittoria della gente contro la politica degli arraffoni. Ma soprattutto è la vittoria della rete. Dove credete che si siano informati, coordinati, organizzati gli italiani per darsi appuntamento, per inviare denaro, per allestire le centinaia di piazze che hanno portato l'allegra brigata di Santoro a fare il suo sporco lavoro – ma qualcuno dovrà pur farlo – nonostante le veline diramate dal Minculpop? In rete, in rete e poi ancora in rete!

Questo dimostra che ce la possiamo fare, che possiamo scalzare questo governo del telecomando, mandare in soffitta questa cultura del tubo catodico e delle trasmissioni soporifere, ripiene di polpette avvelenate. Possiamo organizzare la televisione del futuro, interattiva, collettiva, autentica e partecipativa, scegliere chi vogliamo ascoltare, scegliere quando e come vogliamo ascoltarlo, scegliere se esserci attraverso una televisione, un monitor del pc, uno smartphone, una radio, un proiettore di piazza, un qualsiasicosa utile a metterci in collegamento con chi sta trasmettendo qualcosa di interessante.

Silvio Berlusconi è molto più sfortunato rispetto a Benito Mussolini. Nel ventennio l'unica alternativa era una trasmissione radio abusiva, Radio Londra. Oggi la comunicazione non si può più fermare: ruscella in mille rivoli, sgorgando da mille buchi diversi, e né Gasparri né Cicchitto né La Russa potranno mai tapparli tutti.
Caro Presidente, il tuo impero mediatico, costruito sul principio piduistico del controllo dei mezzi di informazione, non vale più nulla. Le tue dichiarazioni demagogiche ed irrealistiche, che reggevano solo grazie ai TG minzoliniani, i tuoi "siamo in un milione", nulla possono contro le macchinette fotografiche compatte digitali, le videocamere consumer e i blog che ti sbugiardano in diretta prima ancora che ci pensino le questure.

Oggi siamo entrati definitivamente nell'era di internet. Fattene una ragione!

Terremoto a L'Aquila. Solidarietà al giornalista Angelo Venti

Comunicato di Libera e Libera Informazione a sostegno del direttore di Site.it duramente attaccato dalla prefettura.

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/12/terremoto-6-aprile-2009-in-abruzzo-laquila_copy_1.jpg
Terremoto a L’Aquila

di Redazione (Liberainformazione)

L’articolo che Angelo Venti ha scritto denunciando l’opacità, la scarsa trasparenza e il centralismo del sistema di gestione degli appalti pubblici e dei subappalti per il terremoto in Abruzzo da parte della Protezione Civile è stato duramente attaccato dalla Prefettura dell’Aquila, in un comunicato dai toni intimidatori che è stato in modo sconcertante inviato a tutti i giornali, siti ed emittenti locali, ma non allo stesso Venti, né al suo Site.it.

Libera Informazione esprime la massima solidarietà ad Angelo Venti, la cui professionalità e correttezza è al di fuori di ogni dubbio, insieme con l’accuratezza e la precisione con le quali sta seguendo da mesi il dramma della popolazione colpita e i problemi della ricostruzione, rappresentando un prezioso punto di riferimento informativo per decine di colleghi, per gli amministratori e per la stessa magistratura.

In qualità di giornalista, ma anche di rappresentante del presidio di Libera a L’Aquila, Angelo Venti ha denunciato fin dai primi giorni i rischi di infiltrazioni mafiose negli appalti e nei subappalti, analizzando sulla base di precise testimonianze quanto stava avvenendo e i fenomeni di accentramento di poteri e di discrezionalità che hanno stravolto in molti casi competenze, funzioni e normative (http://www.facebook.com/index.php?lh=1c8ac6b5dc53ced8844ce3659d4192e9&). Anche l’ultimo articolo, che riassume ricorrendo a fonti certe e documentate i limiti e le anomalie che contraddistinguono l’intero sistema messo in atto dalla Protezione Civile, si basa esclusivamente su precedenti impegni assunti pubblicamente e dichiarazioni della stessa Prefettura e su un’oggettiva analisi dei ritardi e dell’assenza operativa degli istituti di controllo preposti. Lo stesso Angelo Venti ha peraltro già risposto alle argomentazioni e alle critiche del comunicato della Prefettura con concreti dati e argomenti che smentiscono un attacco evidentemente pregiudiziale e disinformato. Riaffermando piena fiducia nell’impegno e nella correttezza professionale di Angelo Venti, Libera è al suo fianco nel respingere qualsiasi intimidazione o tentativo di isolarlo nel proseguimento del suo impegno civile. 

Come si vuole imbavagliare l'informazione

 

di Matteo d’Ingeo

Sento il dovere di ringraziare pubblicamente il mio collegio di difesa, Paola Zaza, Annamaria Caputo e Michele Jacono per aver smontato, in questi mesi, con tenacia e professionalità, l’impianto accusatorio di 22 pagine a firma di Vincenzo Ciccolella, ex amministratore unico della Società "Powerflor s.r.l.", contro il sottoscritto con l’accusa di diffamazione.

L’udienza di ieri 30 ottobre ha segnato un altro punto a sfavore dell’accusa quando è stato ascoltato un loro teste che ha smentito le accuse nei miei confronti, con la classica frase “…non ricordo, … è passato molto tempo…”. La prossima, e forse ultima udienza, è prevista per il 30 aprile 2010.

 

Si riportano di seguito alcuni stralci delle 22 pagine dell’atto di citazione, lascio a voi le dovute riflessioni e conclusioni.

 

"…l’impianto Powerflor, da diversi mesi ed ancorché in fase di costruzione, è divenuto lo snodo centrale di un vortice di polemiche, sostanziatesi in una vera e propria campagna diffamatoria, orchestrata e sostenuta dal Sig. Matteo d’Ingeo, leader del Liberatorio Politico di Molfetta ed accanito avversario di tale progetto.

 

 …Il Sig. d’Ingeo, avvalendosi anche del supporto della testata giornalistica Molfettalive (on line), ha condotto – e tutt’ora conduce-  una vera e propria battaglia contro la costruzione della centrale, individuando il bersaglio di tale campagna nel Gruppo Ciccolella Holding, cui la società istante è riconducibile.

Si vedrà come i numerosi articoli pubblicati, lungi dal costituire un legittimo esercizio dei diritti cronaca e di critica, concretino, in realtà, una vera e propria attività diffamatoria ai danni dell’attrice medesima, consistente nella reiterata diffusione di notizie false e denigratorie, che ingenerano nella collettività l’erroneo convincimento che l’impianto possa avere delle ripercussioni negative in termini di impatto ambientale…

 

La Società Powerflor subisce, come si è detto, da molto tempo gli effetti di un’acerrima campagna diffamatoria, estrinsecatasi nella pubblicazione di scritti offensivi e sgradevoli, attuata dal Sig. D’Ingeo per mezzo degli organi di stampa locali ed in concorso con la testata giornalistica “Molfettalive.it”, al solo scopo di denigrare pretestuosamente il progetto di Contrada Ciardone. 

 

 … "Nel maggio 2007, la testata giornalistica “Laltramolfetta” pubblicava un articolo a firma del Sig. Matteo d’Ingeo, dal titolo “Il salto di qualità della “Ciccolella” s.p.a.”, con il sottotitolo “Dagli ortaggi ai fiori, dall’uncinetto all’energia elettrica”.Il leader del Liberatorio Politico, con tono invettivo e dileggiante, passava in rassegna la lunga tradizione commerciale della famiglia Ciccolella, deducendo testualmente: “Il più grande giardino del mediterraneo, così si presenta il Gruppo Ciccolella Holding sul sito ufficiale. Il gruppo nasce negli anni ‘60 come azienda agricola a conduzione familiare che coltiva e vende melanzane e peperoni; poi lasciano perdere gli ortaggi per dedicarsi ai fiori, in particolare crisantemi e garofani, e li vendono davanti al cimitero di Molfetta. Negli anni Settanta la nuova svolta: buttano a mare crisantemi e garofani per dedicarsi prima alle rose e in seguito anche agli anthurium .… (…) Ma Corrado Ciccolella decide di quotare la società in borsa e prima di Natale dello scorso anno il regalo è arrivato. La nuova società Ciccolella s.p.a., che chiudeva con un fatturato di 60 milioni di euro per il 2006, conquista piazza affari e i suoi titoli si impennano improvvisamente..”; riferendosi alla costruzione della centrale, aggiungeva: “Ma la Ciccolella Holding vuole ancora di più, e a Molfetta l’energia per alimentare le sue serre vuole produrla in proprio”. Dopo un incipit privo di qualsivoglia finalità di pubblico interesse, che evidentemente trascende ad un attacco personale verso le persone che costituiscono l’anima e la tradizione del Gruppo Ciccolella, l’autore dell’articolo, con riguardo all’iter formativo dell’autorizzazione alla costruzione dell’impianto, affermava:“Non si comprende il motivo per cui il Dirigente del Settore dell’ecologia, dott. Luca Limongelli, non abbia ritenuto che un simile impianto non fosse sottoposto a valutazione di impatto ambientale. Eppure la normativa in materia è chiara. La Legge Regionale n. 11 del 12.04.2001 ( Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale) tra gli elenchi dell’allegato B.2 (interventi soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. di competenza della Provincia) riporta gli impianti termici per la produzione di energia vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MWt. E allora, caro dott. Limoncelli? Come mai l’impianto dei Ciccolella che ha una potenza di 77 MWt non è stato sottoposto a V.I.A.? Eppure l’impatto è notevole (..). Noi siamo contenti dello sviluppo delle vostre aziende ma, per cortesia, rispettate la nostra città e se volete riscaldare le vostre serre, senza inquinarci, trovate altre soluzioni e.. se son rose fioriranno”.Il Sig. D’Ingeo, sin dai primordi della sua battaglia avverso l’impianto de quo, ha consapevolmente creato grande confusione tra due procedimenti amministrativi distinti: una cosa, infatti, è la “procedura di assoggettabilità a V.I.A.”(Valutazione di Impatto Ambientale), altro è la “V.I.A.”.L’impianto, infatti, soggiace al rispetto delle statuizioni contenute nella L.R. n. 11/2001, recante “Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale”; esso consta di una struttura per la produzione di energia elettrica di circa 39 MW e, con potenza termica complessiva pari a 77 MWt (superiore, pertanto, ai 50 MWt), e rientra tra gli “interventi soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.”, più precisamente tra i “progetti di competenza della Provincia” (fino al 30.06.2007 di competenza della Regione), in quanto “Impianti termici per la produzione di energia, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MWt”.Al contrario di ciò che si intende far credere, la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. è stata regolarmente espletata, ai sensi di legge, presso l’Assessorato all’Ecologia, settore V.I.A., della Regione Puglia.Con riguardo al progetto presentato dalla Powerflor s.r.l., con determinazione n. 145 del 20.03.2006, l’Assessorato all’Ecologia della Regione ha escluso, mediante provvedimento motivato, l’impianto in oggetto dall’applicazione della V.I.A."

 …Di qui la assoluta infondatezza delle asserzioni del d’Ingeo, che per le modalità ed i contesti in cui sono state esposte, assumono valenza manifestamente e gratuitamente diffamatoria.

 

In data 28.11.2007 la testata giornalistica “Laltramolfetta” pubblicava l’articolo intitolato “Basta centrali elettriche in Puglia”, il quale riportava testualmente: “Matteo D’ingeo continua lo sua battaglia contro le centrali elettriche a Molfetta e in Puglia. Domani (…) ci sarà un incontro dal titolo “Nuove centrali elettriche? La Puglia non ne ha bisogno e Molfetta neanche!” (…). Secondo il comitato “No centrale” la Puglia già oggi produce energia elettrica per circa il doppio del suo fabbisogno e, a livello nazionale, si pone al secondo posto dopo la Lombardia. Nonostante questo, vengono autorizzate in tutta la regione ulteriori centrali che non rispondono ad alcun motivo di pubblica utilità, ma servono solo a creare profitto a chi le costruisce. Con la stessa logica, nel nostro territorio, in piena zona agricola, la Powerf1or s.r.l. sta costruendo una centrale elettrica che non solo non comporta alcuna ricaduta positiva per i molfettesi, ma, al contrario, costituisce una nuova seria minaccia ambientale. Abbiamo già in mare una nave di veleni e bombe all’iprite, un’atmosfera sempre più inquinata e casi di leucemia e cancro in preoccupante aumento”.

In data 29.11.2007, nella Fabbrica di San Domenico in Molfetta, si teneva l’incontro “Nuove centrali elettriche? La Puglia non ne ha bisogno e Molfetta neanche!” , organizzato e diretto dal Sig. D’Ingeo, il quale, nel suo intervento, si complimentava con la testata giornalistica “Molfettalive.it”, unico organo, a suo dire, capace di “fare libera informazione”. Il Sig. D’Ingeo affermava, infatti, testualmente: abbiamo scoperto che alcuni giornalisti vengono invitati ad Amsterdam da Ciccolella per scrivere servizi” Quindi è normale che non possano scrivere sulla Gazzetta o sui Network in rete, nelle loro testate giornalistiche, di Ciccolella e di quello che sta facendo”. Come si mette in evidenza, il leader del Liberatorio Politico è addirittura giunto ad accusare di connivenza gli organi di stampa con la Powerflor ed i suoi rappresentanti, gettando discredito sul Gruppo Ciccolella Holding e sulla categoria dei giornalisti. Affermazioni, quindi, estremamente denigratorie, divulgate in maniera travisante e tendenziosa, vere e proprie invenzioni, che inducono l’opinione pubblica a formulare un giudizio errato sui fatti e negativo sul progetto dell’impianto Powerflor.

 In data 30.11.2007, “Molfettalive” pubblicava il resoconto dei lavori della conferenza di cui al paragrafo precedente, per il tramite dell’articolo intitolato “Powerflor, conferenza del Comitato “No centrali””: “(…)i dubbi di D’Ingeo, introduttore dei lavori, si concentrano sul silenzio che ha caratterizzato la richiesta delle due autorizzazioni e l’approvazione della prima: “trattandosi di una variante al Piano Regolatore, doveva passare al vaglio del Consiglio Comunale, invece tutto è stato avvolto dalla più totale indifferenza delle istituzioni e degli organi informativi”. Il leader del Liberatorio, che si è complimentato con Molfettalive.it, unica testata capace, a suo dire, di fare libera informazione, si è scagliato contro quegli organi informativi “che hanno deciso di censurare l’argomento”.”

La testata giornalistica on line “Molfettalive”, inoltre, con pubblicazione del 3.12.2007 dal titolo “Il Liberatorio Politico e il Comitato cittadino “No centrali”: “FERMIAMO I LAVORI DELLA CENTRALE POWERFLOR”, metteva al corrente la cittadinanza della promuovenda raccolta delle firme, ai sensi degli artt. 60 e 61 dello Statuto Comunale, al fine di inoltrare, al Sindaco e al Consiglio Comunale di Molfetta, petizione popolare avverso l’impianto Powerflor in costruzione.“Se è vero che questa città ha uno strumento urbanistico che si chiama Piano Regolatore” -si riporta testualmente- non si comprende come mai qualcuno ha permesso di costruire in una Zona “E” tipizzata ad attività agricole, un’opera così imponente in beffa alle volumetrie e alle tipologie costruttive che il P.R.G. prevede”.

Il periodico “L’Altramolfetta” pubblicava, infine, nel mese di dicembre 2007, l’articolo dal titolo “Powerflor: la centrale della discordia”, recante il sottotitolo “A Molfetta ci sarà una centrale termoelettrica riconducibile alla famiglia Ciccolella”.Con riguardo ai combustibili che saranno utilizzati nell’impianto Powerflor, veniva evidenziato: “(… )altro punto interessante da segnalare è la provenienza degli oli vegetali: le cosiddette biomasse liquide, che andranno a carburare i motori della centrale, proverranno da paesi esteri e non saranno prodotti in zona (…). Secondo D’1ngeo, per poter essere realmente energia rinnovabile, (le biomasse liquide) dovrebbero essere coltivate nelle zone in cui si utilizzano”.

 

 

**********************************

L’attività del d’Ingeo e dei suoi sodali si è, con palmare evidenza, concretata – e tutt’ora continua a concretarsi – in consapevole, gratuita e strumentale diffamazione ai danni della Società deducente, la cui reputazione è stata gravemente lesa ed indebitamente offesa, riportando gravissimi danni di cui è doveroso richiedere un esemplare risarcimento.

Il contesto ambientale in cui il disegno diffamatorio è stato ordito, e le modalità stesse con cui è stato di poi attuato, inducono a ritenere la sussistenza di un concerto tra il d’Ingeo e gli altri soggetti come innanzi individuati, tutti implicati a vario titolo nelle vicende per cui è causa.

La S.r.l. Powerflor, pertanto, si vede costretta ad adire il giudice competente al fine di ottenerne ogni e più opportuna tutela, e conseguentemente chiede di:

A)  Accertare la natura diffamatoria ed illecita delle condotte descritte in narrativa, e quindi dichiarare la responsabilità, in solido ovvero disgiuntamente, dei convenuti tutti;

B) Condannare per le stesse ragioni le parti convenute, in solido, ovvero subordinatamente e salvo gravame, disgiuntamente e pro quota, al risarcimento del danno derivante dalla lesione all’immagine della Società convenuta nella misura che sarà ritenuta di giustizia dall’ On.le Giudice adito, e comunque nella misura non inferiore a € 1.000.000; 

C) Ordinare alla parti soccombenti la pubblicazione dell’estratto della emananda sentenza, a spese dei convenuti tutti, sui periodici “L’Altramolfetta” e “Molfettalive”, nonché sui quotidiani “La Gazzetta del Mezzogiorno”, il “Corriere del Mezzogiorno”, “La Repubblica” ed “Il Sole 24 Ore”.

Annunci