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Oggi campagna "CORROTTI" – promossa da LIBERA – Corso Umberto (altezza Galleria Patrioti)

Corrotti 003

Il primo anno di attività del Presidio di Libera  –  Molfettalive

Molfetta, il presidio di "Libera" lancia la campagna contro i corrotti – Quindici-Molfetta.it

Vi segnaliamo il secondo articolo in cui sembrano scomparire fatti e persone in virtù di una censura "ad personam". Il precedente

La città che vorrei, cronaca dell' informazione manipolata

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L’oasi nel deserto

oasi

di Alfonso Balducci

Normalmente una struttura come quella ormai in fase di ultimazione in contrada Ciardone a Molfetta avrebbe avuto un gran risalto mesi o anni prima della sua ideazione almeno tra il mondo politico. Curiosamente la Powerflor srl dei Ciccolella ha compiuto quasi tutto il suo iter senza stimolare minimamente neanche la curiosità dei cosiddetti organi d’informazione "storici" della città. Alcuni fatti recenti hanno poi chiarito che non di disattenzione si deve parlare ma di vera e propria censura. Della costruenda centrale elettrica non se ne doveva parlare né nel bene né, tanto meno, nel male. Punto e basta! Non sono state sufficienti conferenze stampa, esposti alla magistratura e gli appelli dei comitati cittadini che a Molfetta come in tutta la Puglia si stanno battendo per impedire un dissennato proliferare di queste pericolose strutture per ricordare a certi sedicenti "giornalisti" quale fosse la loro peculiare funzione.

La situazione la potremmo definire un vero e proprio "deserto informativo". Senonché, come in tutti i deserti, non mancano rare ma vitali oasi, che ci permettono di continuare a sperare che non tutto è destinato a essere "insabbiato".

Grazie a due giovani, Lorenzo Pisani e Pasquale Caputi, che vogliono fare informazione seria in città senza rispondere a padroni e senza censure da parte della loro Redazione, la notizia si è “liberata” sotto forma d’inchiesta. Vi rimandiamo al loro articolo pubblicato on line su Molfettalive.it. Li vi troverete non solo notizie ma anche, e soprattutto, tante domande, le stesse che il "giornalismo" alla de Sanctis non osa mai chiedere.

Nessuno censuri l’informazione

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di Alfonso Balducci

È ormai guerra tra i giornalisti della testata locale molfettese "Quindici". Il direttore, Felice de Sanctis, impone la censura su alcuni temi scottanti che invece i suoi collaboratori vorrebbero far conoscere ai cittadini molfettesi.
Ma il direttore rimane praticamente isolato e difende solo il suo interesse, perché i suoi ormai ex-collaboratori e non solo – come si può rilevare dalle sempre maggiori richieste provenienti a gran voce dal popolo della "rete" – sono contro di lui e vogliono poter esercitare liberamente la loro funzione per poter informare in modo completo e trasparente.
In questa circostanza i giornalisti fuoriusciti da Quindici dimostrano di essere non solo persone libere ma di essere in sintonia con la crescente voglia di vera informazione e di rifiutare quella sfacciatamente asservita al potere che Travaglio ha così ben descritto nel suo libro "La scomparsa dei fatti".
I veri giornalisti vanno sempre difesi e tutelati: se ci si vuol fregiare di tale titolo occorre innanzitutto essere credibili perché si possa ricevere la fiducia dei lettori, non si possono imporre veti, occorre avere il coraggio di pubblicare anche le verità scomode. Se non si è capaci di farlo, meglio cambiare mestiere.

Censura e scomparsa dei fatti a Molfetta

Censura RN

Abbiamo più volte denunciato pubblicamente che in questa città l’informazione è imbavagliata e che alcuni giornali locali, mensili cartacei e on-line, adottano spesso la “censura” di alcune notizie perché evidentemente “disturbano” padroni e potenti di turno.
Il caso più eclatante è quello di “Quindici” già conosciuto dai frequentatori della testata on-line per i tanti commenti negati o censurati, o di articoli scomparsi dopo qualche ora dalla pubblicazione.
Oggi abbiamo avuto conferma di questa nostra tesi dalla diffusione di una lettera di quattro ex collaboratori della testata di “Quindici” che pubblichiamo integralmente.

Caro direttore,
eccola qui la lettera che non avremmo mai voluto inviarti eppure vi sono doveri, per quanto spiacevoli, cui non ci si può sottrarre.
In questo momento, per noi, dover comunicare ai lettori che non ci è più possibile continuare a scrivere su Quindici. Abbiamo vissuto l’attività giornalistica, praticamente quotidiana dalla nascita del sito Quindici on line, come una forma di impegno civico, lavorato gratuitamente e con passione per anni, sacrificando il nostro tempo libero, impegnando le nostre migliori energie, modellando anche le scelte di vita sulle esigenze del giornale, lo abbiamo fatto volentieri perché ritenevamo giusto assicurare alla nostra città, che amiamo, un’informazione corretta, scevra da condizionamenti e quindi libera.
Di questo giornale alcuni di noi sono stati fondatori, per anni lo abbiamo costruito assieme, rendendolo sempre più autorevole e credibile, spesso passando oltre le nostre legittime divergenze di opinioni. Abbiamo visto alternarsi collaboratori e, al tempo stesso, trasformarsi la città, ma abbiamo sempre tenuto fede al nostro impegno: raccontare – dal nostro punto di vista, ovviamente – Molfetta, le sue dinamiche politiche, economiche,sociali, cercando sempre di andare alla radice dei problemi e di essere corretti e trasparenti per rispetto nei confronti dei nostri lettori.
In questi anni siamo cresciuti anche noi, abbiamo sviluppato le nostre professioni, imparando, allo stesso tempo, a fare i giornalisti, qualche volta litigando, ma superando ogni divergenza, perché credevamo che comune fosse il nostro obiettivo.
Sempre ti abbiamo rispettato come persona e come direttore. Ma da qualche tempo il rapporto di fiducia che ci legava a te si è andato logorando, sempre più ci è sembrato considerassi Quindici il “tuo” giornale (diverse volte, quasi inconsciamente, così lo hai chiamato in nostra presenza) e non un progetto che ci vedeva co-protagonisti.
Soprattutto, la tua idea di mensile e di quotidiano on line si è allontanata dalla nostra.
Abbiamo provato a capire e a parlartene, a cercare di correggere la rotta ricordando che la rivista ed il sito sono nati da un obiettivo politico (politico, si badi bene, non partitico né partigiano), utilizzando la parola in senso alto, per rivolgerci alla città e non per promuovere le nostre persone o per autoglorificarci. Per guardare fuori e non al nostro ombelico.
Quante volte abbiamo discusso su quella tua mania di scrivere ovunque che Quindici è “giornale leader”! Quante volte ti abbiamo detto che questa (presunta) leadership andava dimostrata quotidianamente con i fatti e non semplicemente sbandierata ai quattro venti, ma non abbiamo mai avuto ascolto.
Ma, come sai, un disagio latente che si trascinava da un po’ ha trovato, negli ultimi tempi, una ragione per esplodere, la classica goccia che far traboccare il vaso.
Le scelte che ci hai imposto (e lo ribadiamo, imposto) su quanto pubblicare o, meglio, non pubblicare sulla vertenza-Ciccolella (quella che vede diversi lavoratori di questa città battersi per il rispetto dei loro diritti e che è assurta agli onori delle cronache nazionali) ci hanno fatto capire che non è più possibile continuare, che la tua idea di informazione non coincide più con la nostra e che è venuto meno il presupposto per noi indispensabile della libertà nell’attività giornalistica. Le parole sono importanti, come ben sai, e il tuo comportamento ha una sola definizione: censura. Noi non sappiamo cosa ti abbia indotto a costringerci a mettere il silenziatore su questa notizia, ma il silenzio di Quindici su questa vicenda è semplicemente assordante. Semplicemente imbarazzante.
Ecco perché ci sentiamo costretti a lasciare.
Auguriamo comunque buona fortuna a te e al giornale e salutiamo i lettori, ci mancheranno, li ringraziamo per l’affetto e l’attenzione con i quali ci hanno seguito in tutti questi anni e che ci hanno testimoniato anche in questi giorni.
Noi usciamo di scena e – ci sia consentito ora l’unico vezzo di presunzione– pensiamo che da oggi il giornalismo cittadino sia un po’ più povero. Non perché non appariranno più le nostre firme (quelle non valgono nulla) ma perché da questa vicenda l’idea di una informazione diversa esce sconfitta.

Giulio Calvani
Massimiliano Piscitelli
Tiziana Ragno
Lella Salvemini

Molfetta, 8 ottobre 2007

Dicono di noi

    

Dicono di noi

Dopo tre mesi di riunioni, dibattiti, disamine sulla situazione politica molfettese e sulle risposte da dare a quanto si è venuto a creare dopo l'esperienza comunale delle "primarie", è arrivato il momento di divulgare il nostro primo "comunicato" per invitare la cittadinanza ad una nuova assemblea pubblica.

Si sono scelti canali diversi (manifesti/comunicati stampa/locandine) in modo tale da arrivare a quante più persone possibile, pur consapevoli del fatto che, dati i tempi ristretti, i mezzi più efficaci possano risultare i contatti personali ed il passaparola. Partita l'iniziativa non abbiamo potuto fare a meno di registrare una certa disparità di trattamento da parte degli organi di stampa locali. In particolare i tre principali giornali on-line (L'altra Molfetta, Quindici giorni, Tazebao) che si occupano molto da vicino dell'ambito molfettese, hanno avuto come comune denominatore il sospetto che dietro la nostra iniziativa vi sia un subdolo tentativo di proporre alla città Matteo d'Ingeo quale candidato sindaco alternativo. Un sospetto legittimo se vogliamo, se si fa riferimento alle dichiarazioni "a caldo" rilasciate dallo stesso Matteo dopo aver acquisito la vittoria di Lillino di Gioia nella "consultazione primaria" del centro-sinistra. In quella circostanza fu provocatoriamente offerta alla coalizione la disponibilità per una conseguente candidatura alternativa, rispetto ad una figura così poco familiare alle varie sensibilità proprie di quest'area politica. Tali esternazioni hanno innescato questo cammino in cui ci sentiamo coinvolti, ma che tutt'oggi non si arroga il diritto di veicolare ai cittadini qualcosa di precostituito o preconfezionato (semmai prerogativa di altri).

Lella Salvemini su "Quindici giorni" ricalca fedelmente la linea editoriale assunta dal suo direttore (Felice de Sanctis), tutta tesa a sostenere il progetto dell'Unione nel difficoltoso percorso di riconoscimento ufficiale del suo "leader". E' evidente l'intento "sottile" di sminuire o avversare qualsiasi iniziativa che possa minacciare questo difficile tentativo di ri-assemblamento con le varie forze del centro-sinistra. Lo si evince chiaramente da come la prof.ssa Salvemini descrive i componenti che si riconoscono nel nostro percorso: "cani sciolti", "qualche iscritto a partiti […]". Nell'articolo si sottolinea anche l'eterogeneità delle appartenenze, come se ciò non fosse una prerogativa anche all'interno degli stessi schieramenti ufficiali.  Si pone l'accento sulla partecipazione di alcuni elementi del nostro gruppo all'iniziativa "l'Unione chiama la città", per dare l'idea che costoro sono co-responsabili del processo che ha portato l'ing. di Gioia alla vittoria. Viene scentemente sottaciuto come tale collaborazione si è interrotta, proprio nel momento in cui le segreterie dei partiti stavano vagliando la possibilità di aprire le porte anche al neo-eletto candidato sindaco. Come ciliegina sulla torta si lancia il messaggio subliminale che suggerisce al lettore come dietro lo slogan "allargare il bacino della partecipazione", bollato come "generico", si nasconda in realtà l'intento di presentare al pubblico un nuovo candidato sindaco.
 
Anche su Tazebao, nelle sue "notizie in pillole", si scommette su una prossima candidatura ufficiale alla carica di sindaco da parte di Matteo d'Ingeo. Fa parte del loro consueto stile portarsi avanti nelle ipotesi di scenari futuri, nel tentativo di bruciare sempre sul tempo gli altri giornali concorrenti.
 
L'altra Molfetta si limita a registrare un certo malcontento nell'elettorato molfettese di centro-sinistra, cotrario alla candidatura a sindaco di "di Gioia". Per il resto riporta piuttosto fedelmente il comunicato.
 
Nessuna nota di rilievo nei confronti di Antonio Campo e Genni Gadaleta Caldarola, menzionati alla pari di Matteo d'Ingeo tra coloro che interverranno all'incontro di domenica (lo ricordiamo, previsto per il giorno 26/02/2006 presso la sala convegni della Fabbrica di S.Domenico ore 17:30).
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