Archivi categoria: protezione civile

Rifiuti, indagato anche Bassolino. Arrestati prefetto e ex vice di Bertolaso

114658455-ef639d04-7a9d-444c-b841-2dfdcbd6082a
www.repubblica.it

Finiva direttamente in mare il percolato sversato nei depuratori campani. E' questa l'ipotesi centrale della nuova inchiesta condotta dalla Procura di Napoli sulla gestione della crisi rifiuti in Campania. I militari del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli e i carabinieri del Noe hanno eseguito oggi 14 arresti.

Ai domiciliari sono andati fra gli altri anche il prefetto Corrado Catenacci, ex commissario straordinario per l'emergenza rifiuti, la dirigente della protezione civile Marta Di Gennaro, vice commissario ai rifiuti durante la prima gestione di Guido Bertolaso, e il dirigente del ministero dell'ambiente Gianfranco Mascazzini. Ordinanza di custodia in carcere per il manager della società Hidrogest Gaetano De Bari e l'architetto Claudio De Biasio.

Ma l'indagine è molto più' ampia e fra fra gli indagati per i quali la Procura non ha chiesto provvedimenti restrittivi figurano l'ex presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, l'ex assessore regionale all'ambiente Luigi Nocera e l'ex capo della segreteria di Bassolino, Gianfranco Nappi, destinatario di una perquisizione. Gli investigatori hanno acquisito atti in Regione e in Prefettura. Le accuse ipotizzate dalla Procura vanno dalla associazione per delinquere al traffico illecito dei rifiuti. L'operazione, condotta anche dalla polizia provinciale, riapre dunque il fronte giudiziario dell'emergenza proprio in un momento nel quale si profila una nuova crisi sul territorio, appena risollevatosi dopo un Natale trascorso con le strade invase dai cumuli di spazzatura. Accusa il procuratore Giandomenico Lepore : "Con i rifiuti è sempre emergenza da sedici anni perche', credo, manca la volontà delle forze politiche di risolvere il problema. Si parla tanto, ma si trovano solo soluzioni tampone"


Al centro dell'inchiesta la gestione complessiva degli impianti di depurazione della regione e il sospetto, che dovrà ora essere verificato nei successivi passaggi del procedimento, che il percolato sia stato sversato con modalità capaci di pregiudicare un processo di depurazione già fallimentare. Con il risultato che materiale non depurato sarebbe stato scaricato direttamente in mare; attraverso il conferimento di rifiuti liquidi ritenuti altamente inquinanti nei depuratori regionali, considerati dall'accusa "inadeguati" anche al trattamento dei liquidi ordinari, si sarebbe verificata un'attività di sversamento lungo il litorale campano "concreta, continuativa ed imponente" ritenuta dall'accusa "in grado di determinare il disastro ambientale delle coste".

Le ordinanze, chieste dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo, pool Ecologia della Procura coordinato dal procuratore aggiunto Aldo De Chiara, sono state emesse dal collegio dell'ufficio gip presieduto da Bruno D'Urso. I giudici, che non ritengono sussistenti al momento gli indizi per il reato di disastro ambientale, definiscono "obiettivamente scellerata> la decisione di conferire il percolato nei depuratori campani.

L'attività di depurazione dei rifiuti, sottolinea la Procura, sarebbe stata "meramente apparente" e gli impianti di depurazione sarebbero stati gestiti in maniera "assolutamente lontana dagli standard". Attività che, è sempre la ricostruzione dell'accusa, sar ebbe stata "assicurata attraverso la stretta complicità di soggetti privati e pubblici".

Nelle prossime ore tutti gli indagati potranno replicare alle accuse negli interrogatori davanti ai magistrati. Il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo ha espresso "rammarico" per il coinvolgimento di Mascazzini mentre l'europarlamentare di Idv, Luigi De Magistris, chiede "discontinuità politica in Campania". Il capo della Protezione civile, prefetto Franco Gabrielli, evidenzia: "Sono esiti di inchieste passate. Ovviamente la cosa non ci fa piacere per le persone coinvolte che conosciamo e stimiamo, ma siamo fiduciosi che si possa avere presto chiarezza". E l'ex governatore Bassolino protesta la sua "estraneità" alla vicenda, ma conferma "fiducia" nella magistratura. 

Il Presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli chiede "subito un'operazione verità sull'emergenza rifiuti in Campania e sul malaffare, gli intrighi che ruotavano intorno ai rifiuti di Napoli e su quale sia stato il ruolo dei servizi segreti in una vicenda che ha distrutto una città".  "L'inchiesta – dice Bonelli –  è l'ennesima conferma che i Verdi sono stati il capro espiatorio  per coprire gli affari che giravano intorno all'emergenza dei rifiuti e che avevano come primo obiettivo quello di demolire nell'opinione pubblica la credibilità degli ambientalisti che hanno cercato di risolvere quell'emergenza con le migliori tecnologie e nel pieno rispetto delle normative nazionali ed europee, salvaguardando la salute dei cittadini".

Amareggiate le parole dei verdi campani: "Questa estate  ci eravamo anche incatenati fuori dai depuratori – ricordano in una nota il commissario regionale  Francesco Emilio Borrelli ed il presidente provinciale Carlo Ceparano  – per denunciare lo scandalo della loro gestione e l'inquinamento che producevano. Purtroppo avevamo ragione anche se siamo stati inascoltati. Ci vorranno anni per riqualificare e riorganizzare il sistema di depurazione campano ed in particolare quello della provincia di Napoli e Caserta".
"Avvelenavano il mare con i rifiuti", bufera sulla task force dell'emergenza 

Annunci

"L'Aquila, dai bagni chimici ai mega-appalti così la mafia trasformò le macerie in business"

080440921-67b47038-e649-4caf-bdc7-bc115072d678

Il dossier di don Ciotti è una inchiesta a tutto campo sugli interessi dei clan e delle "cricche". "Il rischio delle infiltrazioni arriva nelle prime ore insieme con la Protezione Civile"

di ATTILIO BOLZONI – www.repubblica.it

Tutti i traffici sulle macerie. Tutte le trame, gli affari, i legami fra le amministrazioni e le mafie, lo sbarco delle "cricche", la dittatura della Protezione Civile. Tutto il malaffare dopo il terremoto dell'Aquila in un dossier di Libera, nomi e cifre di un'indagine – la prima a largo raggio – che avverte come una regione d'Italia rischia di finire nelle mani della criminalità organizzata.È un viaggio nella fossa d'Abruzzo e nella ricostruzione che non c'è, un'inchiesta completa sul business fatto sui morti e fra i palazzi di sabbia, un rapporto da brivido su appalti piccoli e grandi pilotati in nome di un'emergenza che non finisce mai. Il dossier ha per titolo "L'Isola Felice" e descrive cosa è accaduto all'Aquila già nella notte fra il 5 e il 6 aprile 2009, quando a poche ore dalla tragedia con i soccorsi sono arrivati anche i primi sciacalli.
Una cinquantina di pagine firmate da Angelo Venti su bagni chimici e aziende al di sotto di ogni sospetto, sul mistero delle macerie scomparse, sul giallo degli isolatori sismici non omologati, sui costi delle case promesse da Berlusconi. "È un lavoro che abbiamo voluto tutti noi di Libera perché, oggi più che mai, abbiamo il dovere di rompere il silenzio", dice don Luigi Ciotti.

Il rapporto – Repubblica ne anticipa oggi alcuni stralci – sarà distribuito in 40mila copie la prossima settimana all'Aquila.

"La scossa delle 3.32 ha spazzato via quel velo di ipocrisia che copriva chi si ostinava a parlare ancora di questa come un'isola felice", scrive Venti partendo subito dal primo affare: l'oro dei bagni chimici.
Quell'odore di mafie lo sentono subito in Abruzzo.
Così apre il dossier: "Il rischio delle infiltrazioni non deve attendere l'inizio della ricostruzione, anzi arriva nelle prime ore insieme con la Protezione Civile e con un appalto sul modello di gestione dei Grandi Eventi". Il costo sostenuto per i bagni chimici è una parte consistente delle spese della prima emergenza: quasi un quarto dei fondi per il mantenimento delle tendopoli. Le segnalazioni raccolte dal presidio di Libera parlano di liquami smaltiti illegalmente nei fiumi, di bolle di trasporto falsificate, di ditte che subiscono sabotaggi, di contatti fra i manager di quelle aziende e funzionari della Protezione civile per gonfiare le fatture.
Molte di quelle società, da anni, collaboravano con la Protezione civile per la gestione dell'emergenza rifiuti in Campania.
Alla fine, nelle tendopoli, si conteranno circa 3.600 bagni chimici, ciascuno al prezzo di 79 euro al giorno e per una spesa di oltre 8 milioni al mese. Da conti fatti dagli esperti i bagni trasportati nel "cratere" sarebbero stati 1.600 in più del necessario: oltre 3 milioni e 800 mila euro al mese sottratti alla ricostruzione vera.

Poi c'è l'affare oscuro delle macerie. Scoperto il 13 aprile 2009, giorno di Pasquetta, quando i ragazzi di Libera fotografano ruspe e camion che trasportano a Piazza d'Armi, zona militare interamente recintata le macerie e ogni sorta di arredi ed effetti personali che vengono macinati dentro due macchine tritasassi. Gli autisti dichiarano che provenivano dalla Casa dello studente e altri palazzi crollati in via XX settembre, un paio di giorni prima la procura – per quei palazzi – aveva annunciato l'apertura di un'inchiesta per "crolli sospetti". Si blocca tutto.
"Ma lo smaltimento è anche un affare da decine di milioni di euro che scatena gli appetiti di speculatori e criminalità", scrivono quelli di Libera. E spiegano: "Anche la vicenda della ditta che detiene la proprietà della ex Teges (è l'unica cava dove hanno rovesciato le macerie, ndr), la T&P srl, fa sorgere altre domande. Nel giugno 2009 la T&P vede l'ingresso di un nuovo socio con legami con diverse altre società, tra cui l'aquilana Abruzzo inerti srl, partecipata a sua volta dalla romana Sicabeton spa, grossa azienda con interessi in Italia e all'estero". Personaggi e società del gruppo Sicabeton sono stati indagati dai carabinieri di Palermo e figurano in un rapporto consegnato nel 1991 al giudice Falcone. La Sicabeton spa, poi, risulterebbe inserita nell'elenco delle imprese a rischio censite dalla Procura nazionale antimafia.

È tutto un intrigo di soldi e cemento. E a gestire il cantiere più grande d'Europa è il Dipartimento di Protezione civile. Altro capitolo, il Progetto C. a. s. e.: "È la prima volta nella storia delle catastrofi italiane che la Protezione civile si occupa di ricostruzione sostituendosi agli enti locali. Quello degli alti costi del Progetto C. a. s. e. è un capitolo aperto, non si hanno dati completi delle spese effettive e non vi è accordo sui costi reali da conteggiare". A giugno 2010, la Procura nazionale antimafia e la procura dell'Aquila però hanno iniziato le indagini "per accertare se i 2.700 euro a metro quadrato pagati sono rispondenti alla qualità delle realizzazioni".

Nel dossier si ricostruisce anche il primo caso sospetto di infiltrazione mafiosa. È il giugno del 2009 e si scopre che fra le ditte del movimento terra a Bazzano, c'è l'Impresa Di Marco srl di Carsoli: l'amministratore unico è Dante Di Marco, lo stesso della Marsica plastica srl coinvolta due anni prima in un'inchiesta dove era finito Massimo Ciancimino con i suoi soldi. Un'inchiesta che gli investigatori definirono "il primo caso conclamato di presenza mafiosa in Abruzzo".

Oggi sono oltre 300 le imprese siciliane, calabresi e napoletane "attenzionate" dall'antimafia. Molte hanno sede sociale al nord, naturalmente sono intestate a figli o a nipoti, mafiosi e camorristi.
 

L’Aquila, progetto case. Liquami scaricati nel fiume Aterno

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/02/1_copy.jpg
Scarico a cielo aperto a Bazzano – foto di Marco D’Antoni

di Angelo Venti (www.liberainformazione.org/…)

Gli scarichi degli insediamenti del PROGETTO CASE realizzati a L’Aquila dal Dipartimento di Protezione civile subito dopo il sisma del 6 aprile 2009, attualmente scaricano i liquami nei corsi d’acqua senza alcuna depurazione.
Come Presidio di Libera L’Aquila, in queste settimane, abbiamo effettuato una serie di sopralluoghi dopo che ci era pervenuta, attraverso il Comitato 3e32, la segnalazione di un cittadino che denunciava gli scarichi a cielo aperto dell’insediamento di Bazzano. Abbiamo così verificato che lo scarico delle fogne senza depurazione è reale almeno per i nuovi insediamenti di Bazzano, Sant’Elia, Paganica, Camarda e Assergi.

Più precisamente: il nuovo quartiere di Bazzano scarica direttamente nel fiume Aterno; quelli di Camarda e Paganica nel fiume Vera (affluente dell’Aterno), mentre l’insediamento di Assergi scarica, allacciandosi alle opere di scolo delle acque del ponte autostradale, nel fiume Raiale (affluente del Vera). Per gli altri insediamenti non abbiamo ancora dati certi, ma da una prima ricognizione la situazione non risulta diversa e lo stesso discorso vale anche per gli insediamenti dei MAP. Spesso le nuove fogne si allacciano alle condotte preesistenti, a loro volta prive di adeguati impianti di depurazione. Precisiamo che, per il solo Progetto CASE, stiamo parlando di nuovi alloggi appena realizzati e che ospitano migliaia di persone, i cui liquami finiscono nelle acque del fiume Aterno senza depurazione.
Così in Abruzzo l’emergenza del terremoto si è aggiunta a un’altra già preesistente, quella ambientale del fiume Aterno, il cui bacino è da sempre assediato dagli scarichi fuori norma di molti paesi, nuclei industriali e persino della Facoltà di ingegneria ambientale dell’Università dell’Aquila.
Proprio per “fronteggiare la crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno”, il 9 marzo 2006, la Protezione civile era intervenuta con l’emanazione della OPCM 3504 e con la nomina di un Commissario delegato, il dott. Arch. ADRIANO GOIO. Tre anni dopo, nei giorni immediatamente successivi al terremoto, risultavano aperti solo alcuni cantieri per la realizzazione di depuratori, come quelli di Bazzano e Fossa, ma nessuno di loro sembra ancora in funzione.
Risulta che alcuni altri interventi parziali sono stati finora eseguiti sulle condotte fognarie preesistenti, ma dalle nostre ricognignozioni tali condotte non risultano ancora completate o allacciate a depuratori. Il caso del depuratore di Bazzano – inizio lavori gennaio 2009 e ultimazione prevista per il 21 gennaio 2010 – è emblematico. Come racconta Primo Di Nicola su L’espresso di oggi, lo stesso sarebbe stato ultimato in fretta e furia proprio per consentire a Berlusconi di presentare gli alloggi del quartiere simbolo di Bazzano il 29 settembre scorso, giorno del suo compleanno. Ma lo stesso depuratore si presenta come ultimato ma non attivo – pare – solo per i ritardi dell’Enel che da 7 mesi ancora non fornisce l’energia elettrica. “Ciononostante – si legge nell’articolo – il consorzio Forcase incaricato da Bertolaso di realizzare le abitazioni dei terremotati ha iniziato a scaricare senza preavviso nella condotta del depuratore.
Morale: Goio ha chiuso con dei palloni l’accesso all’impianto e solo per carità di patria, per non creare altri dispiaceri ai terremotati bisognosi di quegli alloggi, ha autorizzato il consorzio a scaricare la fogna direttamente nel fiume.
Solo negli ultimi giorni Goio ha autorizzato la reimmissione della fogna nel depuratore, che però continua a non funzionare.” A tal proposito, precisiamo che nell’ultimo nostro sopralluogo effettuato ieri pomeriggio, i liquami del quartiere di Bazzano continuavano a essere scaricati, sempre senza depurazione, direttamente nel fiume Aterno. Ricordiamo che la Protezione civile, dopo una ordinanza del 14 dicembre 2005, nel marzo 2006 con l’ordinanza 3504 aveva creato un Commissariato delegato a “fronteggiare la crisi di natura socio-economico-ambientale determinatasi nell’asta fluviale del bacino del fiume Aterno”.
Come Associazione Libera, anche alla luce delle precedenti inchieste del nostro Presidio di L’Aquila e delle notizie che stanno emergendo dall’inchiesta della Procura di Firenze sulle modalità operative del Dipartimento di Protezione civile, è d’obbligo porre alcune domande anche sul tema dell’emergenza inquinamento del fiume Aterno.
Chiediamo di sapere – dopo 4 anni e nonostante il ricorso agli ampi poteri previsti dalla decretazione d’urgenza – a che punto sono i lavori per l’emergenza Aterno, quando si prevede la loro ultimazione, quanto è costato finora tale commissariamento, quali sono le ditte impegnate nei lavori, quali sono le modalità di assegnazione di incarichi e appalti. Cogliamo questa occasione per lanciare nuovamente un appello: – alla popolazione e alle associazioni affinchè tengano alta la guardia su tutto ciò che sta avvenendo all’interno dei comuni del cratere; – alle forze politiche affinchè facciano sentire la loro voce per una maggiore trasparenza e per l’accesso agli atti; – agli operatori dell’informazione affinchè si impegnino nel reperire e nel divulgare le informazioni.
Tenere i riflettori accesi su ciò che sta accadendo all’interno del cratere è molto importante. Ricordo l’importanza delle segnalazioni della stampa sulle imprese a rischio al lavoro nel Progetto CASE e i successivi ritiri dei certificati antimafia. Ma anche nel caso che stiamo trattando oggi, ricordiamo che le anticipazioni del Presidio di Libera, l’articolo di oggi su L’espresso e la stessa convocazione di questa conferenza stampa ha già prodotto importanti risultati.
Questa mattina, su questo tema, è stata presentata una interrogazione parlamentare e altre interrogazioni sono state preannunciate da consiglieri regionali. Nelle ultime ore, infine, pare che l’Enel si sia decisa ad allacciare l’energia elettrica al depuratore di Bazzano mentre, contemporaneamente si registra una accelerazione dei lavori sulle condutture delle fognature.

Balducci e i suoi amici, la cricca degli appalti Ville, escort, assunzioni e auto di lusso

Il testo dell’ordinanza che ha portato agli arresti e nella quale Bertolaso è indagato. I magistrati parlano di "corruzione gelatinosa". I rapporti con l’imprenditore Anemone. Il capo della Protezione civile non disdegna i favori sessuali di una certa Francesca. "Oggi pomeriggio sono libero… Verrei volentieri per una ripassata"

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/02/065336542-66228c65-dda6-4535-83c7-788fab2b3a94.jpg
Guido Bertolaso

di Carlo Bonini (www.repubblica.it/…)

Una "cricca dei banditi". Il gip di Firenze racconta la corruzione che ha governato gli appalti della Maddalena e la ricostruzione a L’Aquila.

Le escort di Bertolaso e gli imprenditori che la notte del 6 aprile ridono pensando agli appalti. Il sistema, scrive il gip Rosario Lupo, funzionava così: "Angelo Balducci e Fabio De Santis, pubblici ufficiali presso il Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, incaricati della gestione dei "grandi eventi" (Mondiali di nuoto di Roma 2009, G8 della Maddalena, 150° anniversario dell’Unità d’Italia) insieme a Mauro Della Giovanpaola, pubblico ufficiale della struttura di missione per il G8 della Maddalena hanno asservito la loro funzione pubblica (alquanto delicata, attesi gli enormi poteri a loro concessi e i rilevantissimi importi di denaro e risorse a carico della collettività) in modo totale e incondizionato agli interessi dell’imprenditore Diego Anemone (e non solo).
Tale asservimento veniva ben retribuito con vari benefit di carattere economico e non, anche di grande rilevanza patrimoniale: utilità indirizzate o direttamente ai tre pubblici ufficiali o a loro parenti o a soggetti a loro amici (in particolare Anemone e i suoi collaboratori si mettevano a disposizione dei tre, in particolare di Balducci per risolvere loro qualsiasi tipo di esigenza, anche la più banale)". E il sistema, scrive ancora il gip, aveva un nome: "Gelatinoso". "Il caso in questione che ben potrebbe essere definito "storia di ordinaria corruzione" viene qui definito "gelatinoso". E non dagli investigatori ma dagli stessi protagonisti di tale inquietante vicenda di malaffare in una delle tante conversazioni telefoniche intercettate: "Il mio ragionamento è questo… Loro evidentemente stanno immersi in un liquido gelatinoso che è al limite dello scandalo" (…). Ma "sistema gelatinoso" non è l’unica definizione del Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri. Infatti la struttura cosiddetta della Ferratella (luogo dove ha sede il Dipartimento e di cui fanno parte Balducci, De Santis e Della Giovanpaola) viene definito – senza mezzi termini – dalle molto istruttive conversazioni telefoniche intercettate: "Cricca di banditi", "Banda di banditi", "Task force unita e compatta", "squadra collaudatissima", "combriccola", e i suoi componenti "bulldozer", "veri banditi", "gente che ruba tutto il rubabile", "persone da carcerare"".

Anche l’imprenditore Diego Anemone, del resto, a giudizio del gip, si dimostrava all’altezza della qualità della corruzione assicurata dal sistema in ragione del suo network di rapporti, a cominciare da quello con il Capo della Protezione civile e sottosegretario Guido Bertolaso: "È alquanto inquietante – si legge – che sussistano rapporti di collusione (che definire sospetti è mero eufemismo retorico) tra l’introdottissimo (nonostante la giovane età) Diego Anemone e il potente sottosegretario e capo della Protezione civile Guido Bertolaso (coinvolto nella gestione economica degli appalti aggiudicati con la normativa cosiddetta dei "grandi eventi") che, come risulta inequivocabilmente dalle intercettazioni telefoniche, frequenta spesso e volentieri Anemone e le sue strutture, per così dire, di "relax"". Gli appalti e il prezzo della corruzione. Nell’elenco che ne fa il gip, sono almeno cinque gli appalti pilotati da Balducci e la sua "combriccola" della Protezione civile: "Lo stadio centrale del tennis del Foro Italico (Mondiali di nuoto Roma 2009); il Nuovo museo dello sport italiano di Tor Vergata (Mondiali di nuoto); il completamento dell’Aeroporto internazionale dell’Umbria Sant’Egidio di Perugia (Celebrazioni 150 anni Unità d’Italia); la realizzazione Palazzo della conferenza e area delegati (G8 Maddalena); la residenza dell’Arsenale (G8 Maddalena)". Il prezzo della corruzione sono ristrutturazioni di immobili, auto di lusso a sbafo, assunzioni di domestici e figli, favori sessuali con pagamento di escort a domicilio.

Angelo Balducci Scrive il gip: "Angelo Balducci: utilizzo di due utenze cellulari; personale di servizio nella proprietà di Montepulciano; uso di autovettura Bmw serie 5; messa a disposizione di Rosanna Thau (moglie di Balducci) di una Fiat 500; fornitura di mobili (un divano e due poltrone) per la proprietà di Montepulciano; esecuzione di lavori di manutenzione e riparazione negli immobili di Roma e Montepulciano; assunzione di Filippo Balducci (figlio di Angelo e della sua compagna Elena Petronela Buchila); messa a disposizione di Filippo Balducci di autovettura Bmw del valore di 71mila euro; lavori di ristrutturazione per l’appartamento di Filippo Balducci in via Latina a Roma con fornitura di materiali di arredo in legno e tessuti; viaggi a bordo di aerei privati; numerosi soggiorni su sua richiesta all’hotel Pellicano di Porto Santo Stefano; assunzione, su sua richiesta, di Anthony Smith e messa a disposizione di un’abitazione. "Fabio De Santis: affidamento di lavori pubblici in subappalto a Marco De Santis; utilizzo di un’utenza cellulare; fornitura di mobili destinati alla sua abitazione; prestazioni sessuali a pagamento a Venezia (17 ottobre e 28 agosto 2008) e Roma (13 novembre 2008). "Mauro della Giovanpaola: prestazioni sessuali a pagamento a Venezia tra il 17 e il 18 ottobre 2008; uso di un immobile con personale di servizio all’isola della Maddalena; messa a disposizione di tre autovetture Bmw; fornitura di mobili per la sua abitazione". Bertolaso, il giovane Anemone, i contanti e i favori sessuali. L’iscrizione di Guido Bertolaso al registro degli indagati per concorso in corruzione ha – a giudizio del gip – un fondamento probatorio evidente. "Sono emerse dalle intercettazioni telefoniche conversazioni nelle quali il Bertolaso viene menzionato o è uno degli interlocutori (…)
È emerso che lo stesso Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l’imprenditore Diego Anemone con il quale si incontra spesso di persona e in previsione dei quali Anemone di attiva di persona alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono abbia una certa fondatezza supporre che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro a Bertolaso". Il 23 settembre 2008 Anemone si sbatte per cercare 50mila euro in contanti in vista dell’incontro con il capo della Protezione civile, previsto per quella stessa sera. È l’unica traccia dell’ordinanza su un possibile passaggio di denaro.
Ma non è chiaro, o quantomeno, gli investigatori non sono riusciti ad accertarlo, se effettivamente i due si vedano e se ci sia o meno consegna di contanti. È certo al contrario che Guido Bertolaso goda dei favori sessuali messi a disposizione da Anemone. Il 21 novembre 2008 Bertolaso è al telefono con Simone Rossetti (il lenone di Anemone): ""Sono Guido, buongiorno… Sono atterrato in quest’istante dagli Stati Uniti, se oggi pomeriggio, se Francesca potesse… io verrei volentieri… una ripassata". "Perfetto". "Perché so che è sempre molto occupata… siccome oggi pomeriggio sono abbastanza libero, ti richiamo fra un quarto d’ora"". L’appuntamento viene fissato per le 16. Una seconda prestazione sessuale è del 14 dicembre 2008 e ha luogo nel centro sportivo che è riconducibile Anemone ed è stato aggiudicatario della fetta più importante degli appalti per i Mondiali di nuoto 2009. "Tale prestazione – scrive il gip – è comprovata da intercettazioni con dialoghi del tutto espliciti e fortemente eloquenti e ha avuto luogo con una ragazza brasiliana presso il centro Salaria Sport Village". Il 17 febbraio 2009, dalle 15 alle 16, Bertolaso è ancora allo Sport Village, per "fare terapia con Francesca", "per riprendermi un pochettino", "per uno dei soliti massaggi". Anemone lo aspetta fuori dalla cabina e al telefono si lamenta con il suo lenone perché il capo della Protezione civile tarda a congedarsi dalla massaggiatrice: "Mannaggia sto a morì de freddo". Anemone, Balducci e la ricostruzione dell’Aquila. Le indagini – documenta l’ordinanza – accertano che Anemone "è di casa all’interno della Ferratella, dove oltre a Balducci, De Santis e Della Giovanpaola, ha rapporti con altri funzionari di rango minore che pure hanno piena consapevolezza dell’esistenza del "sistema gelatinoso": Maria Pia Forleo, Francesco Pintus e Fabrizio Ciotti. Fino al punto di alimentare una sorta di "cassa comune" per le piccole spese di rappresentanza". Naturalmente c’è dell’altro.

A cominciare – scrive il gip – dai rapporti che si intrecciano tra Anemone e Balducci nella Erretifilm srl, società di produzione cinematografica che – come aveva scoperto un’inchiesta firmata da Fabrizio Gatti sull’Espresso del gennaio 2009 – vede come soci la moglie di Balducci (Rossana Thau) e la moglie di Anemone (Vanessa Pascucci). L’11 aprile 2009, a pochi giorni dal sisma che ha devastato L’Aquila, Balducci, in una lunga conversazione con Anemone "fa pesare il fatto che si è fatto promotore per l’inserimento delle imprese di Anemone nei lavori post terremoto ("Ti rendi conto? Chi oggi al posto mio si sarebbe mosso?") ed esce allo scoperto pretendendo in cambio che il figlio Filippo goda di qualche ulteriore beneficio ("Tra qualche giorno compie 30 anni e io mi chiedo come padre: che ho fatto per lui? Un cazzo")". Filippo troverà una sistemazione.
D’altro canto, già il 6 aprile, in una conversazione tra gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell’impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e il cognato Gagliardi si capisce che c’è attesa per le mosse di Balducci sugli appalti: "Alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c’è un terremoto al giorno". "Lo so", e ride. "Per carità, poveracci". "Va buò". "Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto".

Le pressioni sulla stampa e il procuratore Toro Nelle intercettazioni della primavera 2009 Anemone e Balducci discutono con grande preoccupazione delle inchieste di Fabrizio Gatti e dell’interesse di Annozero e di Milena Gabanelli (Report). Per provare a contenerle – si legge nell’ordinanza – muovono tale "Patrizio La Bella, amico del giornalista Gatti", che a sua insaputa li informa di quello che il cronista ha in animo di fare. Ma "i contatti tra gli indagati si fanno frenetici e fitti il 28 gennaio 2010, quando il quotidiano "La Repubblica" pubblica un’inchiesta a firma di Paolo Berizzi e Fabio Tonacci".

Gli indagati si muovono anche con Camillo Toro, commercialista e figlio del procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, responsabile del pool dei reati contro la pubblica amministrazione (entrambi sono indagati). Il contatto con il magistrato e suo figlio è l’avvocato Edgardo Azzopardi ("Devo parlare con lui", dice a Camillo, che risponde: "Lascialo perdere che ce la vediamo noi"). Azzopardi il 17 dicembre 2009 parla con Toro e fissa un incontro di persona. Il 10 gennaio scorso parla con il figlio Camillo e lo esorta: "Assumi informazioni". Il 30 gennaio l’avvocato, al telefono, sembra aver avuto le informazioni: "Ci sono grossi problemi giudiziari in arrivo".

Malinconico e Masi Il giovane Anemone rendeva felice anche Carlo Malinconico, in quel momento segretario generale alla presidenza del Consiglio e poi presidente della Fieg. "Su richiesta di Angelo Balducci l’imprenditore contribuiva all’organizzazione e pagamento di più soggiorni vacanza presso l’hotel "Il Pellicano" di Porto Santo Stefano". Naturalmente Malinconico non deve pagare un euro: "Mi raccomando, non è che si distraggono e gli fanno il conto". Anemone asseconda anche le richieste di Balducci perché assuma tale Anthony Smith, un tipo di Anacapri che Mauro Masi, direttore generale della Rai, gli aveva chiesto di sistemare.

I very killer del terremoto

http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=4574172&server=vimeo.com&show_title=1&show_byline=1&show_portrait=0&color=&fullscreen=1


di Claudio Messora – (www.byoblu.com/…)

Il 31 marzo 2009 la Commissione Grandi Rischi si riunisce a L’Aquila. Tra gli altri sono presenti il prof. Barberi, vicepresidente della Commissione stessa, il prof. Boschi, dell’INGV, il prof. De Bernardinis, vicecapo settore tecnico operativo del Dipartimento Nazionale della Protezione Civile e il sindaco de L’Aquila Massimo Cialente.

   Dal dibattito – scarica qui il verbale – emerge con chiarezza che i terremoti non si possono prevedere. Ergo, secondo il comunicato del primo di aprile della Protezione Civile, non c’è pericolo. Non ci vuole Sherlock Holmes per capire che se non è possibile sapere con anticipo se un evento si verificherà o meno, non è possibile neppure stabilire se ci sia o non ci sia pericolo.

 Per Bertolaso – Berlusconi – Boschi, gli italiani sono inadeguati a decidere da soli. Vanno aiutati, come un cieco ad attraversare la strada. Le interviste rilasciate alla RAI da Giampaolo Giuliani, pochi giorni prima della tragedia, vanno censurate. Il dibattito pubblico non esiste più. Esiste una sola versione della verità, la più conveniente. Si dibatte quella, fingendo di contrapporre interlocutori che volteggiano l’uno intorno all’altro, tenendosi per mano. Chi balla da solo viene escluso. Viene oscurato e poi massacrato senza contraddittorio. L’opinione pubblica viene dirottata costantemente, mantenuta in equilibrio, distratta ad arte quando potrebbe imboccare un binario pericoloso. L’unico binario valido è il binario morto.

 Quando giornali e televisione si muovono all’unisono sugli stessi argomenti, con lo stesso taglio e con la stessa insistenza, è allora che dovete cercare l’informazione nascosta. C’è sempre una verità dalla quale vi stanno depistando.

Marco Travaglio
I veri killer dietro al terremoto de L’Aquila
Pescara. Auditorium De Cecco. Venerdì 8 maggio 2009

Il problema non è che ci siano degli eventi imprevedibili ma anche imprevenibili, cioè casi nei quali veramente si può parlare di una tragica fatalità, senza alcun tipo di responsabilità. Viene giù una montagna. C’è un terremoto di dieci gradi, una roba che nemmeno i giapponesi e i californiani riuscirebbero a farci niente, nonostante tutte le precauzioni. Il problema è che questo è un terremoto particolare, non credo di offendere i morti nel dire che è un terremotino. E’ un terremoto che tutti gli esperti sostengono che in Giappone e in California non avrebbe fatto neppure un ferito. E’ la classica tragedia dove c’è molto da nascondere. C’è da nascondere il fatto che la terra tremava da sei mesi, e che nessuno di questi geni della Protezione Civila… "La migliore Protezione Civile del mondo!", ci diciamo noi da soli a noi stessi. Ce la invidiano da tutto il mondo. Mi telefonano dal Giappone, mi chiedono come facciamo ad essere così bravi. E io gli faccio vedere Bertolaso, medico laureato in vaccinazioni per bambini, spero che si sappia. Non c’entra niente con i terremoti, con le frane.. è un vaccinatore di bambini. Vestito con la maglia della nazionale però. Con lo scudetto che non si sa quando l’abbia vinto però ce l’ha. Non ha ancora la stellina perchè deve vincerne dieci di scudetti… Ma li vincerà. Glieli daranno il Giappone, la California, quando lo inviteranno a tenere delle conferenze per spiegare come si organizza la prevenzione dei terremoti in questi paesi di baluba dove sono ancora all’anno zero, mentre noi fortunatamente abbiamo la Protezione Civile più brava del mondo che in sei mesi di sciame sismico non ha mandato un cazzo di ingegnerere con un martellino a controllare quattro uffici pubblici a L’Aquila! Non ha predisposto un piano di evacuazione, non ha fatto una esercitazione che fosse una, non ha messo un cartello con scritto cosa si deve fare nel caso in cui le scosse si facciano più dure, non ha spiegato nemmeno dove ritrovarsi nel caso le scosse si facessero più pesanti, e non ha ritenuto di avvertire la popolazione nemmeno quando è stata evacuata la prefettura. Io ho sentito in televisione dire più volte, spero che non sia vero ma temo che lo sia, che dopo la scossa delle undici e mezza dalla Prefettura hanno preso e se la sono data a gambe. Cioè il comandante della nave ha abbandonato la nave, senza dire niente all’equipaggio e ai passeggeri, perchè aveva visto dei topi allontanarsi. Ora, dato che il comandante è l’ultimo che deve andarsene, io capisco che sia un cagasotto e che quindi se ne vada per primo, almeno fa sapere agli altri "Ragazzi, io scappo! Vedete un po’ voi." Gli aquilani non sono stati informati nemmeno del fatto che dalla Prefettura si scappava a mezzanotte, perchè se fossero stati informati, qualcuno sarebbe scappato a sua volta, invece di trascorrere la notte lì, in quanto gli era stato garantito, ancora il giorno prima in un vertice di cervelloni, che non c’era alcun rischio, e che chi parlava di rischio era un ciarlatano da denunciare per procurato allarme. Questo c’erea da nascondere! Non il fatto che dopo siano arrivati dei volontari eroici meravigliosi che hanno lavorato benissimo da tutta Italia, pertanto volontari: non c’entrano niente con l’organizzazione della Protezione Civile.

Queste sono alcune delle cose che c’erano da nascondere. Dopo c’erano i nomi e i cognomi dei cotruttori che hanno eretto quei capolavori di edifici che a differenza di quelli di epoca romanica e gotica che sono rimasti in piedi, sono crollati tutti. Io non so quanti giorni abbiamo dovuto attendere per sentire nominare l’Impregilo in televisione. Temo di essere stato il primo, ma non perchè sono bravo. Solo perchè a furia di leggere sui giornali "Basta con i costruttori che costruiscono con la sabbia! Basta con quelli che mettono il tondino liscio anzichè zigrinato! Basta con quelli che risparmiano col cemento armato!", mi sono detto "Ma porca puttana, ma ci sarà il nome del costruttore che ha consegnato l’opera?". Ho fatto "Ospedale San Salvatore – L’Aquila – Costruzione" e mi è venuto fuori il sito dell’Impregilo che vantava come uno dei suoi fiori all’occhiello quell’opera lì. Guardate che questo non è giornalismo investigativo. Il giornalismo investigativo fa molta più fatica che mettere su Google tre parole e tirar fuori l’azienda che ha consegnato l’opera. Il problema è che l’Impregilo vuol dire Gavio, Benetton e Ligresti. Uno dei tre sta nel Consiglio d’Amministrazione del Corriere della Sera, due su tre stanno nella Cai, sono sempre lì che entrano ed escono da Palazzo Chigi o a chiedere soldi o a prenderli. Intorno ci sono altri costruttori che fanno tutti la stessa cosa, rappresentati da questa signora Marcegaglia che se ne va in giro a chiedere soldi veri. Ma tirali fuori tu i soldi veri, con tutti i danni che hanno fatto con gli inceneritori e con le case costruite sul fango.

Queste sono alcune delle responsabilità che bisognava coprire subito! Berlusconi conosce come si fa la comunicazione e come si blocca l’informazione. E quindi occupando interamente la scena con la sua persona, con il suo corpo, sembrando in ogni dove, con plotoni di ministri aviotrasportati con telecamera incorporata è riuscito a nascondere tutto quanto, continuando a ripetere "Ma quando siamo bravi. Ma quant’è bravo sto Bertolaso! E’ una benedizione del cielo, è l’uomo della provvidenza. E quel Letta! Non vi dico, quel Letta è una benedizione del cielo, un’altro uomo della provvidenza. Non a caso l’ho preso io!". Alla fine però succede l’incidente. Succede che su quel treno lanciato su quell’unico binario possibile che era stato tracciato da Berlusconi medesimo e sul quale tutti arrivavano, tutti i cronisti al seguito, tutti innamorati di Berlusconi, l’opposizione… L’opposizione non c’era. Perchè? Perchè era passata l’idea che dato che c’è una tragedia non si fanno polemiche. Ma se non ci fosse la tragedia avrebbe un senso non fare polemiche, ma è proprio perchè c’è una tragedia che devi andare a vedere se ci sono responsabilità da additare e su cui polemizzare. E’ proprio perchè c’è una tragedia con delle responsabilità, che tu devi denunciare quelle responsailità! Ma cosa credete, che quando l’uragano Katrina si è spazzato via New Orleans, i vignettisti, i giornalisti e gli oppositori si siano stati zitti un paio di mesi per non disturbare Bush perchè c’era una tragedia? Ma gli hanno fatto un culo così! Bush ha perso credibilità ancora più per l’uragano Katrina e la mancata prevenzione che non per la guerra in Iraq. Perchè? Perchè l’uragano Katrina ce l’avevano in casa, e lo vedevano ad occhio nudo, mentre la guerra in Iraq è lontana. Ovunque capiti una tragedia nella quale ci sono delle responsabilità del governo, immediatamente le opposizioni si scatenano e l’informazione fa il suo dovere. Figuratevi un paese dove piove due giorni e si parla di alluvione, piove tre giorni si parla di nubifragio, piove quattro giorni si parla di inondazione, di diluvio universale. Ma quando mai, ma dove? Questo non è un paese di alluvioni, questo è un paese di pioggerelline che diventano della catastrofi a causa degli stessi killer che hanno fatto fuori trecento persone a L’Aquila, e a Onna e in altri posti.
Il killer non è il terremoto. Il killer è la cultura craxiana e poi berlusconiana dei condoni edilizi! Questo è ciò che va nascosto. Naturalmente, indirizzando il treno su quell’unico binario, chiunque non stia in quel binario è un pazzo. Ti metti a fare polemica proprio mentre fanno i funerali? Oppure appena fatti i funerali? Oppure devono ancora fare i funerali e tu fai polemica? Certo! Proprio perchè ci sono i funerali, faccio polemica. Guardate che la vignetta di Vauro, che è stata spacciata come un oltraggio ai caduti, era il più bell’omaggio che si potesse fare ai caduti, perchè indicava con una battuta di houmor nero il piano casa, ultimo aborto malato della cultura dei condoni e del "costruite dove cavolo vi pare" in connessione con in funerali. Era un omaggio ai caduti andando a indicare il killer di quei caduti. Guardate che se non ci fosse stato il terremoto, il gioro dopo o due giorni dopo sarebbe passato in forma di decreto un piano casa che derogava a gran parte delle norme antisismiche, e che consentiva di appesantire fino al 30% edifici che già crollavano o erano potenzialmente crollanti in presenza di scosse sismiche ma anche senza scosse sismiche. Questo è un paese pieno di case abusive che non possono essere abbattute e che continuano ad essere abitate, perchè condonate nell’84 da Craxi, nel ’94 da Berlusconi e nel 2003 da Berlusconi. E questo era un condono preventivo! Invece di sanare le porcherie a posteriori, io vi dico che potete fare delle porcherie e sono già sanate prima ancora che cominciate a farle. E così, quando crolleranno le case con il 30% in più di roba, faranno il 30% in più di danni, perchè pesano il 30% in più! Allora, voi capite perchè Gianfranco Fini, che pure per tanti motivi in questo periodo è uno dei politici più accettabili o meno inaccettabili, se ne è uscito con quella frase "L’unica stonatura è stata Annozero". Secondo me un giornalista che si sente dare dello stonato è il migliore dei complimenti. Questi non si rendono nemmeno conto di fare dei complimenti, pensando che non siano insulti. Stonato cosa vuol dire? Che non bela nel gregge, che non canta nel coro, ed è proprio la ragione per cui facciamo i giornalisti.

Io non la vedo così disperata. E’ vero che secondo FreedomHouse siamo a livello dell’Isola di Tonga. E’ vero che vediamo ogni giorno come viene pilotata la nostra attenzione. Però se noi riusciamo a capire quali sono i meccanismi in base ai quali veniamo quotidianamente presi per il culo, quei meccanismi poi, almeno con chi li ha capiti, non attaccano più, non funzionanon più. Tra l’altro, chi è stato abitutato in questi anni a mettere in atto quei meccanismi, è poco abituato non solo al contraddittorio, ma anche all’invenzione di scuse plausibili. Io francamente l’ho detto a Ghedini giovedì sera, gli ho detto "Mi aspettavo che Berlusconi se la inventasse meglio, la storia di Casoria, perchè quella è una storia che è un’offesa all’intelligenza media. E’ una storia che se lei, avvocato Ghedini, avesse avuto tempo di scrivegli i testi, glieli avrebbe scritti meglio. Ricorda quando il bambino che non ha studiato dice ‘è morta mia zia’, dopodichè alla quindicesima zia che muore la maestre comincia a dire ‘va beh, insomma, quante zie hai?’".
Io vedo che c’è una scarsa abitudine alle domande che poi sta peggiorando anche la qualità delle bugie. Nel senso che sono talmente abituati a mentire e a non essere smentiti, che poi cominciano a raccontare delle bugie talmente incredibili che alla fine persino qualche loro elettore, per quanto decerebrato, comincerà ad avere qualche dubbio. Io credo che la storia del messo comunale che convoca il capo del governo e che gli impone una visita a Casoria, sia incredibile per chiunque abbia mai visto Casoria e anche chi l’abbia soltanto immaginato Casoria. E allo stesso modo l’idea che un terremotino, che non fa danni in nessun paese del mondo da noi compia una strage, non può essere nascosta da chi ci dice "E’ stata una tragica fatalità!", oppure "E’ stato l’evento più nefasto del secolo!", come ha detto quello che ha lo scudetto e la maglia della nazionale e che è esperto in vaccinazioni di bambini, e che poi da del non laureato agli altri che invece avevano previsto il terremoto. Ecco, questa è la cosa che a me da un minimo di speranza: che da un lato aumenti il numero delle persone che cominciano a farsi furbe – lentamente ma sicuramente aumentano -; dall’altro, che la pessima qualità delle bugie che ci vengono raccontate comincino a seminare qualche germe di dubbio, anche nelle teste più formattate e più imbottite. Io mi rendo conto che anche sforzi individuali, come quelli che fa Carlo Vulpio, come quelli che fanno due singole trasmissioni – perchè poi non è che stiamo scialando. Stavolta se arriva l’Editto Bulgaro, si occupa di due trasmissioni e poi ha chiuso la partita, insomma. Una è Report, l’altra non la cito perchè è conflitto di interessi. Per il resto non c’è più niente da chiudere, non è come nel 2002 dove c’erano quatto, cinque, sei trasmissioni -, proprio perchè sono sforzi individuali catalizzano sempre più l’attenzione di quelli che non se la bevono. Gli Apoti, come li chiamava Prezzolini. Etimologicamente: a-Poti, non la bevo. Ecco, quelli che non la bevono si concentrano in questi pochi segmenti, queste poche oasi, questi pochi villaggi di Asterix, affollando sempre più gli ascolti. Giovedì sera c’erano cinque milioni di persone, non per sapere del divorzio, ma per sapere quali balle aveva raccontato il Cavaliere a Porta a Porta, perchè che avesse raccontato delle balle l’avevano capito in tanti. Per vedere la smentita hanno capito dove dovevano andare. Questo è abbastanza incoraggiante perchè cinque milioni di persone significano un elettore attivo su sei. Questo vuol dire che anche un due o tre voci stonate, come direbbe il Presidente Fini, comunque danno enorme fastidio, o almeno mi piace illudermi che sia così. D’altra parte, se non dessero fastidio le voci stonate, per quale motivo si scatenerebbero tanto per metterle a tacere. Fidiamoci di loro! Se loro si scatenano così tanto a mettere a tacere Vulpio e pochi altri, vuol dire che per quanto inutili ci possiamo sentire singolarmente, forse in realtà non abbiamo mai riflettuto sul fatto che siamo un po’ meno inutili di quanto ci vogliano far credere.

Passaparola – Gli sciacalli dell'informazione

Sommario della puntata
Lezione (teorica) di giornalismo
Gli sciacalli dell’informazione
Bertolaso
Chi non parla di Impregilo?
Il piano casa e gli sciocchini delle radio di Confindustria

Testo:
"Buongiorno a tutti.
Dopo una settimana di terremoto, capita di incontrare sui giornali titoli come questi: “Sisma? Colpa del governo. Deliranti accuse di Santoro, Annozero approfitta della tragedia abruzzese per mettere sotto accusa Protezione Civile e Bertolaso. Non hanno ascoltato le profezie di Giuliani e buttano via i soldi per il G8”.
Questo c’è da aver paura a prenderlo in mano perché ci si sporca: “Il dolore e gli sciacalli. Funerali in Abruzzo, speculazione in TV”. Da una parte le bare, dall’altra Santoro, a proposito di Sciacalli e di speculazioni in TV. E c’è il pezzo di quel soggettino del direttore, che non nomino neanche per non sporcarmi – appunto – il quale ha fatto una figuraccia ad Annozero. Vedete, ad Annozero si invitano le persone a parlare, se poi dicono stronzate fanno brutta figura e allora si incavolano e il giorno dopo scrivono sul giornale per prendersela con la trasmissione che non gli ha consentito di fare la solita messa cantata che, invece, gli viene consentita nelle TV e nei programmi di regime.
Ma abbiamo anche il Corriere della Sera, che in questi giorni ha cambiato direttore e che a fianco di un bellissimo articolo di Gianantonio Stella che, praticamente unico fra gli unici, segnala ogni volta tutte le inadempienze legislative – dopo ne vedremo qualcuna – riporta anche un altro articolo intitolato: “Santoro, in onda l’abuso di libertà”, e dentro c’è un titolo che dice che si getta zizzania in televisione.
E’ un bel complimento per i giornalisti, perché i giornalisti devono gettare zizzania altrimenti è inutile che esistano.

Lezione (teorica) di giornalismo

Vi leggo, a questo proposito, l’editoriale che è comparso il giorno prima di questi articoli, cioè venerdì. E’ l’editoriale di saluto di Ferruccio De Bortoli che torna dopo cinque anni alla direzione del Corriere, succedendo a Paolo Mieli al quale era già succeduto una dozzina di anni fa:
“Primo: perché un’informazione libera, indipendente e responsabile fa bene alla democrazia? Non è una domanda retorica. Senza un’ opinione pubblica consapevole e avvertita un Paese non è soltanto meno libero, ma è più ingiusto e cresce di meno. Il cittadino ha pochi strumenti affidabili per decidere, non solo per chi votare, ma anche nella vita di tutti i giorni. La sua classe dirigente fatica a individuare le priorità, lo stesso governo (come avviene nelle aziende in cui tutti dicono di sì al capo) seleziona più difficilmente le buone misure distinguendole da quelle che non lo sono. Il consumatore è meno protetto, il risparmiatore più insidiato. Lo spazio pubblico è dominato dall’inutile e dall’effimero. Si discute molto, e a ragione, sugli eccessi dell’informazione. Che ci sono, e gravi. Di cui anche noi portiamo le nostre colpe. Si discute poco sui costi della non informazione. – Guardate che è una splendida lezione di giornalismo, purtroppo di teoria come vedremo – Dove c’ è opacità il merito non è riconosciuto; quando c’ è poca trasparenza le aziende e i professionisti migliori sono penalizzati, i lavoratori onesti posti ai margini, i talenti esclusi. I diritti calpestati. La qualità della cittadinanza modesta. Colpisce che spesso la classe dirigente italiana, non solo quella politica, consideri l’ informazione un male necessario. E sottostimi il ruolo di una stampa autorevole e indipendente. Tutti l’ apprezzano e la invocano quando i giornalisti si occupano degli altri, degli avversari e dei concorrenti. Altrimenti la detestano e la sospettano. Molti confondono l’ informazione con la comunicazione di parte o la considerano la prosecuzione della pubblicità con altri mezzi. Una classe dirigente che non riconosce il ruolo di garanzia dell’informazione dimostra una scarsa maturità e una discreta miopia. La leadership nei processi globali, in particolare in questi momenti di profonda inquietudine e disorientamento, è fatta di informazioni corrette, tempestive e credibili. Il dibattito vero fa emergere le politiche migliori, quello falso o reticente solo quelle che appaiono in superficie le più percorribili e all’apparenza le meno costose. Insomma, con i cantori a pagamento e gli spin doctors improvvisati non si va da nessuna parte. Il secondo tema che vorrei trattare riguarda l’utilità dei giornali. – E qui ci sarà dibattito anche fra di voi, c’è chi ritiene che siano morti in forma stampata su carta e chi no. De Bortoli, per ragioni anche ovvie, dirige un giornale di carta, li difende – Vivono una crisi profonda, questo è vero. Ma non sono mai stati così letti. Sulla carta e online. Ci sarà una ragione se un navigatore che vuole un’informazione credibile accede più facilmente al sito di una testata storica. – Bah, questo è tutto da vedere – La Rete è una grande piazza democratica ma il confine fra vero e falso, effimero e sostanziale, lecito e illecito è assai sottile. E poi c’ è un’ altra ragione. Guardatevi intorno: quali sono i simboli che vi ricordano tradizione, appartenenza, storia della vostra comunità? Sono pochi, pochissimi. Un’ alluvione di marchi e format globali. In strada, in tv e nella Rete. Persino la vostra squadra del cuore parla una lingua diversa. A volte capita che solo in edicola e in libreria si abbia la certezza di trovarsi nel proprio Paese. Con il suo giornale un lettore si sente sempre a casa. A suo agio. Con uno strumento (anche di lavoro) affidabile per interpretare realtà complesse.”

Gli sciacalli dell’informazione

Bene, queste cose – condivisibili o meno – dipendono da quello che uno ci mette sopra, alla carta. Il problema non è lo strumento carta, il problema è quello che uno ci mette sopra. Dopo un editoriale del genere ci si attenderebbe che il Corriere della Sera non dico si mettesse a fare le pulci alle inefficienze dei soccorsi in Abruzzo – che pure sono stati meritori. Parlare delle inefficienze non vuol dire criticare quelli che hanno prestato soccorso, vuol dire criticare la macchina organizzativa. Chi ha guardato Annozero con occhi non dico vispi ma quanto meno in coma vigile, diciamo, ha capito benissimo cosa voleva dire quel signore che all’inizio della trasmissione indicava sulla montagna di rovine delle persone con la divisa gialla che stavano con le mani conserte e diceva “questi non fanno un cazzo”. Non voleva dire che quelli erano venuti lì magari dal Veneto, dal Piemonte, dalla Lombardia, dalla Calabria, dalla Sicilia per non fare un cazzo – perché se uno non vuole fare un cazzo se ne sta a casa propria e nessuno se ne accorge. E’ evidente che voleva dire che questi signori erano arrivati lì pieni di buona volontà per aiutare ma la macchina organizzativa non era in grado di dargli qualcosa da fare e quindi nelle prime ore, soprattutto, si sono disperse molte energie perché non c’era una pianificazione.
Pianificazione che avrebbe dovuto essere fatta, anzi che dovrebbe già essere pronta con dei piani di evacuazione e soccorso standard, a ogni allarme.
L’allarme c’era, c’era da mesi. E qui entriamo nel merito delle critiche che ha fatto Annozero, unica trasmissione in Italia in mezzo a una marea di messe cantate piene di retorica, piene di sciacalli veri, a cominciare dal TG1 dove il grande Johnny Riotta ha dato il suo estremo saluto ai telespettatori per passare a dirigere il Sole 24 Ore. Tra l’altro peccato, perché era diventato un bel giornale con De Bortoli. Bene, Riotta ha dato il suo saluto facendo leggere da una signorina i dati di ascolto crescenti, a mano a mano che cresceva il numero dei morti nella giornata di lunedì scorso.

Ma di questi casi di sciacallaggio abbiamo letto molto in rete e molto poco sui giornali. In ogni caso, il problema della macchina organizzativa è strettamente legato al problema degli allarmi: avete visto che per tutta la settimana hanno massacrato il povero Giuliani. Ancora si legge, da questi grandi esperti di terremoti – Feltri, eccetera – che ad Annozero si sarebbe accusato Bertolaso di non avere ascoltato le profezie di Giuliani. Assolutamente no, nessuno ha detto a Bertolaso che doveva ascoltare le profezie di Giuliani, si diceva che avrebbe dovuto ascoltare 4-5 mesi di sciame sismico, o lui o chi per esso perché poi abbiamo visto che è molto occupato in eventi sportivi, G8… è un esperto di grandi eventi, Bertolaso, non di Protezione Civile. Se Giuliani non è uno scienziato di terremoti, Bertolaso non è un esperto di Protezione Civile. Fa il responsabile di Protezione Civile, ma non è un esperto di Protezione Civile. Chiunque abbia seguito lo scandalo della monnezza a Napoli sa che è stato commissario già tempo fa, della monnezza, e non aveva combinato assolutamente niente e tutto il suo staff, lui compreso, è indagato e in parte addirittura sotto processo a Napoli proprio per quelle scene meravigliose delle discariche che sversavano liquami e percolati perché consapevolmente venivano imbottite di rifiuti che non dovevano essere lì.
Stiamo parlando di una persona che dato che si occupa da molti anni di protezione civile è parte integrante del problema, quindi è difficile che lo possa risolvere.
Da Bertolaso ci si attendeva che ciò che è stato detto ai funzionari della prefettura de L’Aquila che se la sono data a gambe, a mezzanotte, dopo la forte scossa delle 23.30 venisse detto anche al resto della popolazione. Voi sapete che il comandante è l’ultimo a lasciare la nave, nel codice della navigazione: evidentemente nel codice delle Prefetture, del ministero dell’interno e della Protezione Civile così ben gestite il comandante è il primo a darsela a gambe. Il palazzo della Prefettura viene evacuato intorno alla mezzanotte e ai cittadini non viene detto niente, tant’è che alle tre e mezza della notte, quando tutto crolla, ci rimangono sotto (stima di queste ultime ore) circa 300 persone.
Naturalmente nessuno dice che si sarebbe dovuta evacuare L’Aquila quando Giuliani lanciò il suo allarme.

Bertolaso

Tra l’evacuare un comune capoluogo e non fare nulla. Tra l’evacuare un comune capoluogo e il non fare nemmeno un’esercitazione. Tra l’evacuare un comune capoluogo e il non predisporre almeno un piano di evacuazione alla mala parata, come si dice. Tra il non fare nulla e il mettere all’erta le popolazioni per spiegargli che se dovesse succedere l’irreparabile devono intanto radunare quelle poche cose di pregio che hanno in casa, per essere pronti a portarsele via, per dirgli dove andare, cosa fare o cose di questo genere… ce ne passa!
Infatti, dove non è arrivata la Protezione Civile nazionale e locale, sono arrivati dei privati cittadini, non soltanto quelli che conoscevano Giuliani: ci sono molte persone che dopo la scossa delle 23.30 o anche prima hanno preso e sono andate a dormire in macchina. Quindi, l’iniziativa privata dei singoli, altro che gli esperti, è arrivata molto prima di quello che ha fatto la meravigliosa macchina della Protezione Civile della quale non si è capito bene per quale motivo non possa essere criticata. Cos’è, l’impresa dei Mille? Chi è Bertolaso, Garibaldi? E’ la Madonna? E’ Gesù Cristo? Non si è capito per quale motivo questo signore debba essere presentato – cito da quel giornale che ci si sporca a prenderlo in mano – “L’Uomo della Provvidenza” “L’eroe della Protezione Civile”. Ma stiamo scherzando? Stiamo parlando di persone che sono umane, che possono sbagliare, che naturalmente possono essere criticate.
L’Uomo della Provvidenza… per fortuna qualche giornale che scrive le cose c’è, intendiamoci, per esempio Italia Oggi. Franco Bechis, che è un infaticabile cronista che va a vedere i numeri: “Bertolaso, tre anni di tagli. Leggine, risparmi, musei, Bersani: via così i fondi anti terremoto”. E dice, Bechis: “Il suo primo sfogo avvenne il 20 luglio del 2006 davanti alla commissione Territorio e Ambiente del Senato. Fu lì che Bertolaso, l’uomo della Protezione Civile che servì due premier, Berlusconi e Prodi, perse la pazienza per i mesi orribili a cui fu costretto. A gennaio disse ‘mi hanno tolto 10 milioni di euro per fare un importante museo a Roma, il Maxi. Nel passaggio delle consegne fra i due governi, Berlusconi e Prodi, mi hanno tolto altri 30 milioni per gestire i problemi della Presidenza del Consiglio. Col decreto legge Bersani, via altri 39 milioni di euro. In tutto meno 79 milioni in sei mesi’. Il fondo per la Protezione Civile, che nel 2008 ammontava a 196 milioni, nel 2009 è stato ridotto a 142 milioni”.
E infatti, forse ve lo ricorderete… no, non ve lo ricordate perché non ve l’ha raccontato nessuno tranne quei mascalzoni di Annozero, il 19 dicembre – quanto è passato, quattro mesi? – Bertolaso annuncia le dimissioni da sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla Protezione Civile e ai grandi eventi, perché il piano della finanziaria triennale portava i fondi della Protezione Civile in tre anni, dal 2009 al 2011, dagli attuali 196 milioni di euro all’anno a 50 milioni di euro all’anno. Gli tagliavano il 74% dei fondi in tre anni, quindi Bertolaso ha detto: “non ho più i soldi, me ne vado, non ha più senso”.
Perché quando Bertolaso minaccia le dimissioni contro i tagli del governo Berlusconi, nessuno lo elogia come l’uomo della provvidenza, l’eroe della ricostruzione e tutti stanno zitti? Perché quando revoca le sue dimissioni, anche se gli sono stati confermati in gran parte quei tagli, nessuno gli chiede come mai abbia cambiato idea, come mai non abbia continuato a denunciare la spoliazione del bilancio della Protezione Civile in un Paese dove ne succede sempre qualcuna? Domande che i giornalisti dovrebbero porre, ma avete visto che se c’è una trasmissione che le pone viene immediatamente individuata come la trasmissione sciacalla, zizzania, eversiva, la trasmissione che parla male di Garibaldi.
Ma andiamo avanti, perché in questi giorni di sciacalli ne abbiamo visti tantissimi all’opera. Abbiamo visto una dozzina di ministri in tre giorni, alternarsi sui luoghi della sciagura. Sempre quel giornale che c’è da sporcarsi a tenerlo in mano titola: “Ministri al lavoro in prima fila. La squadra: Alfano, Zaia, La Russa, Tremonti, Bossi e Calderoli tra la gente per coordinare le operazioni”. Immaginate se c’era bisogno di Calderoli, Bossi, Tremonti, La Russa, Alfano e Zaia per coordinare le operazioni!
Intanto, come ha dimostrato Ruotolo nei suoi bellissimi servizi insieme a Bertazzoni dalle zone terremotate, il centro di coordinamento de L’Aquila a cinque giorni dal terremoto, giovedì sera, non aveva ancora un coordinatore responsabile. Naturalmente, non è che è arrivato qualcuno in quelle tre ore di trasmissione a dire “non è vero, il coordinatore sono io, bugiardi.” Non è arrivato nessuno a smentirlo, ma sui giornali del giorno dopo trovavate “vergogna, hanno detto che non c’è un coordinatore”. Il problema è: vergogna, non c’è un coordinatore!
Il problema è sempre di chi li racconta gli scandali, non di chi li propizia.
Abbiamo visto questi giornalisti che scendevano dall’elicottero, cercavano la prima telecamera e ci si fiondavano davanti, andando a intralciare le opere di ricostruzione e soccorso. Una volta tanto va dato atto a qualche politico come Francheschini e Di Pietro che ci sono andati con molta discrezione, senza nemmeno rilasciare dichiarazioni, proprio per evitare di creare quel grande corteo semovente che disturba anche l’occhio, oltre che il lavoro.

Chi non parla di Impregilo?

Ma andiamo avanti: avete sentito molte trasmissioni fare i nomi e i cognomi delle imprese coinvolte in queste opere che crollano miseramente perché fatte di sabbia? Io ho cercato in tutte le trasmissioni di sentire una volta la parola “Impregilo”. Perché è importante la parola “Impregilo”? L’Impregilo è una grande impresa di costruzioni, una delle più grandi in Italia. Fa l’asso piglia tutto degli appalti per le grandi opere. E’ quella che ha vinto, grazie alla giunta di centro destra di Rastrelli e poi di centro sinistra di Bassolino, in regione Campania il famoso appalto per non smaltire i rifiuti. E’ quella delle ecoballe, dello scandalo della monnezza, quella sotto processo per truffa alla regione insieme a Bassolino.
Bene, questi giganti della Confindustria hanno nel loro palmarés anche l’ospedale de L’Aquila, quello nuovo inaugurato 12 anni fa; perché quello vecchio è ancora in piedi, mentre quello nuovo, dove ci hanno messo la zampa anche loro, è venuto giù. Naturalmente, c’è un comunicato che è stato sufficiente alla cosiddetta informazione per non nominare l’Impregilo. L’Impregilo dice: “noi non abbiamo fatto la struttura dell’ospedale de L’Aquila, l’abbiamo solo messo in funzione” avete visto come funzionava bene.
Peccato però che fino al giorno del terremoto, nel sito Impregilo alla voce “business units” si legge tra le varie opere di cui l’Impregilo si vanta: “edilizia ospedaliera: in questo settore ha realizzato sia in Italia che all’estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati”. Ce ne sono alcuni e in fondo all’elenco si legge: “ospedali a L’Aquila, Cerignola e Menaggio”. Chissà se c’è ancora sul sito, bisognerebbe controllare.
E ancora, sempre sito Impregilo: comunicati stampa, 12 settembre 2000: “aumentano le acquisizioni, crescono gli investimenti…” tra le acquisizioni effettuate giova ricordare “ospedale San Salvatore, L’Aquila”. Se ne vantavano, all’epoca.
In compenso una chicca: sempre nel sito Impregilo c’è scritto: “Algeria, biblioteca nazionale d’Algeria. Hanno fatto pure la biblioteca nazionale d’Algeria, questa però – scrivono – “l’edificio che si estende su una superficie di 60.000 mq e ripartito su 13 piani è stato realizzato secondo le norme vigenti in materia di stabilità strutturale antisismica”. Ecco, in Algeria gli edifici, l’Impregilo, li costruisce secondo le norme antisismiche.
Bene, non vi sfuggirà che l’Impregilo c’entra molto con questo governo: Berlusconi quando è andato in Campania a inaugurare il termovalorizatore alias inceneritore di Acerra, ha elogiato pubblicamente l’Impregilo dicendo che è stata ingiustamente perseguitata dai giudici, quindi il principale corresponsabile dello scandalo della monnezza è stato elogiato pubblicamente da Berlusconi. Quando è venuto fuori che l’Impregilo, nella lunga catena dei vari costruttori, aveva messo le zampe anche sull’Ospedale de L’Aquila, Berlusconi si è precipitato in televisione a dire: “escludo che le aziende abbiano un dolo”, tra l’altro con un’ignoranza abissale: non sa che nei disastri colposi e negli omicidi colposi basta la colpa, non il dolo! Nessuno costruisce un ospedale apposta per farlo crollare, il dolo è che tu costruisci un ospedale sapendo che potrebbe anche crollare perché sai che ci metti dei materiali scandenti. A nessuno viene in mente di costruire un ospedale apposta per ammazzare la gente! Invece, il reato colposo è proprio quello che, anche senza il dolo, prevede la colpa. Cioè, hanno omesso certe cautele e quindi hanno creato un rischio oggettivo di cui erano a conoscenza, e voi sapete che ci potrebbe addirittura essere il dolo eventuale in quel caso. E’ quello che Guariniello contesta alla ThyssenKrupp, cioè quando tu metti in campo dei comportamenti talmente pericolosi che hai già messo in conto l’eventualità che questi possano determinare la morte di qualcuno.

Il piano casa e gli sciocchini delle radio di Confindustria

Concludo, perché è tardi: Gianantonio Stella, sullo stesso giornale che accusa Annozero di fare sciacallaggio, il Corriere della Sera, ricorda il piano casa. Il piano casa, non perché io sia particolarmente acuto ma semplicemente perché l’associazione di idee viene automaticamente nel giorno del terremoto: se viene giù una casa che pesa cento e fa x morti figuratevi se viene giù una casa che pesava 100 fino a qualche mese prima e alla quale è stato aggiunto il 20-30% di cubatura… farà x+1 morti.
Infatti, appena l’ho citato, il piano casa, uno di questi sciocchini che lavorano in radio e che stanno naturalmente facendo carriera, magari scrivendo libri favorevoli al ponte sullo Stretto – perché chi l’ha vinto l’appalto? La solita Impregilo… capite che quando si lavora per i giornali e per le radio della Confindustria la tentazione di compiacere il padrone o i padroni è assolutamente irresistibile per alcuni, per altri fortunatamente ci sono ancora le regole della deontologia – ha cominciato a dire che il piano casa non c’entrava niente con il terremoto, esattamente come il ponte sullo stretto. Certo, un ponte costruito su una delle principali faglie sismiche non è un problema, è naturale. Come cubare le case 20-30% in più non è un problema, in un paese che ha il 70% del suo territorio classificato come zona sismica e solo il 18% delle abitazioni censite è a norma, senza contare i milioni di case che non risultano nemmeno al catasto, e senza contare il fatto che il piano casa potrà essere applicato non solo, come ci hanno detto, alle ville e alle case monofamiliari o bifamiliari in regola, perché da noi sono considerate in regola tutte le abitazioni condonate, quindi abusive all’origine ma che non si possono abbattere perché sanate dal condono. Quelle potranno fare parte del piano casa. Pensate ai rischi di una villa abusiva che non si è potuta abbattere perché condonata e che viene pure ampliata, ville spesso mostruose visto che i gusti estetici dei nostri architetti, ingegneri e soprattutto padroni di casa sono spaventosi.
Ma in ogni caso, Stella – evidentemente sarà uno sciacallo anche lui, non lo so – ricorda che nel piano casa fino alle 3.32 della notte fra domenica e lunedì scorsi non compariva mai la parola terremoto. Nella prima versione, quella del giugno dell’anno scorso, non compariva. Nella prima bozza presentata circa un mese fa alle regioni non compariva. Nell’intesa fra il governo e le regioni, siglato il 31 marzo, non compariva se non in un articolo: il n.6. Nel testo dato alle regioni una settimana prima del terremoto, c’era scritto: “Semplificazioni in materia antisismica”. Cioè citavano i sismi per smantellare le norme, vissute come degli impacci per questo grande furore ricostruttivo o costruttivo. Dopo il terremoto, furtivamente, una manina ha cancellato l’articolo 6 che doveva snellire, cioè abrogare, alcune norme antisismiche e ha aggiunto un pomposo articolo intitolato: “misure urgenti in materia antisismica”, quello che leggeva il sottosegretario alla difesa l’altra sera dicendo “ma noi l’avevamo previsto”. No, voi l’avete previsto dopo che è venuto giù tutto a L’Aquila e nel quale si dice che gli interventi “non possono essere autorizzati ove non sia documentalmente provato il rispetto della vigente normativa antisismica”. Beh, allora non c’eravamo solo noi, lunedì scorso, a collegare il piano casa col sisma; c’era anche il governo che furtivamente infilava questa cosetta per evitare che qualcuno li prendesse col sorcio in bocca. Ma per fortuna il governo può godere di un vasto esercito di servitori, trombettieri e leccapiedi che naturalmente lo coprono dai disastri che combina.
Ecco questo è un po’ quello che mi sento di dire a una settimana, fermo restando che se qualcuno volesse dare un’occhiata a quello che è successo a San Giuliano di Puglia, cioè nell’ultimo terremoto in cui Berlusconi aveva promesso di ospitare i terremotati nelle sue ville, di ricostruire San Giuliano 2 più bella di San Giuliano 1, si aggirava col caschetto, faceva retorica, abbracciava parenti di vittime eccetera, è servito. C’è uno splendido articolo su L’Espresso: “Niente miracoli a San Giuliano, la promessa di Berlusconi, in 24 mesi una città satellite a L’Aquila. Stessa promessa nel 2001 dopo il sisma in Molise e non la mantenne”.
Leggerete in questo pezzo di Gianluca Di Feo che cosa ci aspetta nei prossimi mesi se tanto mi da tanto, se la stessa persona a San Giuliano, con la lacrima in tasca, aveva promesso una cosa che non ha mantenuto mi pare che dobbiamo stare ben poco allegri anche per quanto riguarda la ricostruzione dell’Abruzzo.
Da questo punto di vista ribadisco quello che ho detto la settimana scorsa: l’abboffata dei miliardi pubblici per la ricostruzione sarà enorme, la classe politica abruzzese la conosciamo. L’Abruzzo è quello che ha avuto l’intera giunta regionale arrestata nel 1992; il presidente della regione arrestato meno di un anno fa, Del Turco; il sindaco di Pescara arrestato; l’ex presidente della regione, pregiudicato, Rocco Salini, in Parlamento; l’europarlamentare Patriciello, che è molisano, che sta al Parlamento Europeo in Forza Italia essendo sotto processo in udienza preliminare perché insieme al fratello aveva fatto costruire la famosa variante autostradale di Venafro coi piedi d’argilla. Stiamo parlando di questa classe dirigente, è questa classe dirigente, purtroppo, che gestirà la ricostruzione insieme al governo Berlusconi e insieme a questa Protezione Civile che, almeno nel cervello, fa acqua da tutte le parti; quindi sarà fondamentale il controllo sociale dell’informazione e dei cittadini. Il controllo dell’informazione ufficiale l’abbiamo visto questa settimana all’opera: trombe, trombette e trombettieri; quindi speriamo nel controllo sociale della popolazione e della società civile tramite tutti gli strumenti possibili, denunce ai giornali, alla magistratura, sulla rete. Passate Parola."

Ps. Questa puntata di Passaparola è stata registrata sabato 11 aprile.

Passaparola – Abruzzo: mancato allarme e tragedia

Sommario della puntata:
Il profeta del giorno prima
Il business dell’emergenza
I terremoti, il piano casa e il ritorno al nucleare
Meno prevenzione, più morti
I soldi rubati sulla pelle dei cittadini

Testo:
“Buongiorno a tutti.
Non ci sono molte parole, ovviamente, per commentare quello che è successo questa notte: è un evento naturale drammatico. Non si possono fare speculazioni politiche, non si può dare la colpa a nessuno: i terremoti non sono colpa di nessuno, i terremoti vengono. Per sapere dove vengono con più frequenza ci sono studi, mappe.
Noi ci siamo collegati via internet con un sito che potete visionare anche voi subito: http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/italia.html. Voi ci andate e trovate l’Italia suddivisa in varie zone colorate che vanno da quella grigio-chiara, la meno pericolosa, a quella blu scura che è la più pericolosa e che, se non erro, si concentra nel cuore della Calabria e nella zona della Sicilia sud orientale.
Questa lingua di fuoco rossa e viola che segnala le zone immediatamente più pericolose sotto quelle blu attraversa il Friuli, dove infatti abbiamo avuto il devastante terremoto del 1976 con mille morti, e poi attraversa l’estremo sud est dell’Umbria, la parte centrale dell’Abruzzo e il punto d’intersezione tra il sud est del Lazio, la parte occidentale del Molise e, longitudinalmente, tutta la parte orientale della Campania fino ad andare a investire mezza Basilicata, gran parte della Puglia e un pezzettino della Sicilia.
Diciamo che questa lingua si conclude sulla punta dello stivale e va a lambire anche ciò che un tempo era collegato e che oggi è separato dallo stretto di Messina, e cioè l’inizio della provincia di Messina; e infatti anche Messina fu teatro, nel 1908, di un terremoto devastante.

Il profeta del giorno prima

Sul terremoto c’è poco da dire, se non che bisognerà accertare molto bene questa questione che si ripropone ogni volta che si verifica un terremoto, cioè se davvero i terremoti non si possano prevedere o se, invece, i terremoti si possano prevedere perché su internet circolano le interviste di Giampaolo Giuliani, un ricercatore credo torinese, che lavora nei laboratori del Gran Sasso dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare quindi non stiamo parlando di un fanatico, un visionario, di uno di questi fuori di testa che vanno in giro a fare i profeti di sventura e le cassandre. Stiamo parlando di uno scienziato e qui pare proprio che non sia il solito profeta del giorno dopo, di quelli che dicono “io l’avevo detto” solo quando si verifica il terremoto: questo signore ha ricevuto un avviso di garanzia dopo essere stato denunciato dalla Protezione Civile – vedremo poi chi materialmente fece questa denuncia, ma credo che nelle prossime ore non ci mancheranno le informazioni – per il reato di procurato allarme, per avere diffuso delle notizie che turbano la quiete pubblica e che non sono fondate, e che invece dalle 3.30 di stamattina si sono rivelate tragicamente fondate.
Questo scienziato dice: “ma come facevo ad avvertire la gente, che l’ultima volta che ho parlato mi hanno denunciato?”. Chiaro che se avesse riproposto quell’allarme gli avrebbero contestato una recidiva nel procurato allarme: l’avevano praticamente ridotto al silenzio.

Il business dell’emergenza

La cosa preoccupante è che la Protezione Civile, in Italia, è sempre nelle mani di persone molto discutibili: è vero che abbiamo avuto ministro della Protezione Civile addirittura Remo Gaspari, abbiamo avuto responsabile della Protezione Civile Franco Barberi, che poi fu indagato per lo scandalo della missione Arcobaleno. Adesso abbiamo responsabile della Protezione Civile un signore molto trasversale, molto bipartisan, che va in giro sempre con la tuta, con la maglietta azzurra come se fosse un giocatore della Nazionale, pieno di patacche; uno che sembra molto attivo, molto ginnico. Però è stato addirittura commissario straordinario in Campania per l’emergenza rifiuti ed è di nuovo stato nominato dal governo Berlusconi, dopo che l’aveva nominato il governo di centro sinistra, commissario per l’emergenza rifiuti.
C’è sempre questo Bertolaso che, evidentemente, piace molto ai partiti e si presenta anche molto bene: evidentemente ha delle capacità o molto professionali e molto tecniche o molto mediatiche e molto politiche.
Sta di fatto che lui e il suo staff in Campania sono tutti indagati per la mala gestione dello smaltimento dei rifiuti, per il riversamento nelle discariche di rifiuti che si sapeva benissimo non sarebbero potuti stare in discarica ma che venivano ammassati lì perché non era mai stato predisposto il famoso ciclo completo per lo smaltimento, il riciclaggio, la raccolta differenziata, lo stoccaggio, il compostaggio e quindi si buttava dentro finché ce n’era.
Chi di voi va su internet trova i verbali dello staff Bertolaso, le intercettazioni telefoniche, che danno un’idea precisa, al di la che ci siano reati o meno – se ne occuperà la magistratura – della gestione delle emergenze che si fa in Italia: si prende un problema risolvibile, lo si lascia incancrenire fino a farlo diventare un’emergenza e su quell’emergenza qualcuno ci muore, qualcuno ci rimette la salute e qualcun altro ci guadagna. Le emergenze, in Italia, sono un business e i terremoti a maggior ragione.
Bertolaso gestirà, speriamo un po’ meglio di quello che ha fatto in Campania, l’emergenza del terremoto in Abruzzo.
Non so voi, ma a me quando stamattina è arrivata la notizia del terremoto sono venute immediatamente in mente due cose, così per associazione di idee, probabilmente sono deformazioni professionali: il piano casa e il ritorno al nucleare.
Voi prendete la mappa, che vi ho segnalato prima, di pericolosità sismica per il territorio nazionale e vi rendete conto che tra zone ad altissimo rischio, alto rischio e modico rischio si salva una porzione minuscola: l’Italia è un paese ad alto rischio sismico, infatti non è che i terremoti ci colgono di sorpresa, sarebbe come se in California o in Giappone fossero sorpresi per l’arrivo dei terremoti. Non si può essere sorpresi quando ci sono precedenti storici che sono uno stillicidio continuo di stragi. Anche qui, su internet si trovano molte cose.
L’Abruzzo è la regione storicamente più colpita dai terremoti: L’Aquila 1786, la Marsica e Avezzano 1904, Messina 1908, 1915 di nuovo la Marsica e Avezzano, 1919 si va su al Mugello. Ma La Marsica e Avezzano nel 1915: 30.000 morti; poi c’era la guerra e li abbiamo messi tutti nel conto, ma ci furono 30.000 morti. Nel 1919 il terremoto al Mugello, 1930 l’Irpinia – la prima volta in questo secolo, poi ce ne fu un altro -, nel 1933 la Maiella, 1943 Marche e Abruzzo, 1958 L’Aquila, 1963 secondo terremoto in Irpinia, 1968 il Belice, 1976 il Friuli con mille morti e nel 1980 abbiamo di nuovo l’Irpinia, la provincia di Salerno e un pezzo della Basilicata.
Nulla di sorprendente, coi terremoti bisogna convivere, come direbbe il ministro Lunardi a proposito della mafia, soltanto che i terremoti davvero potrebbero magari essere prevedibili se ha ragione questo ricercatore, ma sicuramente sono inevitabili.

I terremoti, il piano casa e il ritorno al nucleare

E allora bisognerebbe comportarsi di conseguenza tenendo sempre presente che noi siamo un territorio sismico: avete presente il piano casa? Avete presente il piano casa nella sua prima formulazione ma anche nella seconda, quella sulla quale le regioni hanno calato allegramente le brache perché non sta bene dire di no al presidente del Consiglio padrone d’Italia e padrone di tutto.
Il piano casa consente all’inizio ai proprietari praticamente di tutto ciò che c’è di costruito, adesso ai proprietari di una parte – bisognerà vedere nei particolari quali abitazioni – di allargarsi del 20/30% di cubatura. Immaginate… avete presente i mostri che ci sono in giro? Immaginateli aumentati del 20/30% cosa possono diventare: un terzo di mostri in più. Pensate che molti di quei mostri di cemento stanno in zone mediamente, altamente o altissimamente sismiche e quindi pensate all’effetto moltiplicatore di morti nel caso di un terremoto come quello di stanotte.
Io non so se qualcuno ha ancora i fusibili e i cavi della testa collegati, ma bisognerebbe fare dei collegamenti: noi la settimana scorsa eravamo in pieno fervore edificatorio, “i muratori possono partire!”, questo ci diceva il Presidente del Consiglio.
Il piano casa ce l’ha regalato la natura stanotte e ci ha fatto capire che forse in questo Paese bisogna tenere presente di quale Paese si tratta.
Mi veniva in mente anche questo meraviglioso piano per costruire 4 o 5 nuove centrali nucleari: per fortuna sono parole, ma intanto iniziano le procedure, si iniziano a buttare i soldi. Qui non è neanche in discussione centrali si o centrali no, nucleare si o nucleare no: qui ci sarebbe da discutere se un Paese ad altissimo rischio sismico come l’Italia, in un’epoca nella quale esistono alternativa per approvvigionarsi di energia rispetto al nucleare – uno può dire “c’è solo il nucleare”, una volta avevamo solo il petrolio, adesso ci sono alternative -, in questo contesto, in questo paese sismico siamo proprio sicuri di poterci permette a cuor leggero di mettere in piedi 4 o 5 impianti nucleare che saranno pronti nei prossimi vent’anni ma che inizieranno ad essere pericolosi molto prima di quando verranno inaugurati?
Proviamo a immaginare dove verranno dislocati: sicuramente nel calcolo delle probabilità 2 su 5, 3 su 5 finiranno in zona sismica, visto che in Italia sono molto estese, dopodiché non c’è centrale sicura che possa garantire di non emettere radiazioni letali in un contesto di un terremoto che oggi nessuno di noi può prevedere.
Mi viene in mente, guardando quella lingua di fuoco che attraversa l’Italia nelle parti più a rischio: va a finire proprio dove la punta dello stivale da un calcio nel culo alla Sicilia e cioè tra Scilla e Cariddi. Scilla e Cariddi sono il punto di partenza e il punto di arrivo del mirabolante, fantasmagorico ponte sullo stretto di Messina. Già si ride molto, tra gli esperti internazionali, sulla possibilità di un ponte a campata unica, il più lungo del mondo, perché quella è una zona molto ventosa e ci sono grossi rischi di stabilità solo per le correnti ventose; ma qui siamo color viola, quasi blu: immaginate Messina, che ancora ci ricorda con le sue ferite aperte il terremoto del 1908. Anche perché l’anno scorso si sono celebrati i cento anni di quel terremoto e chi è andato a documentare la situazione nelle zone terremotate di Messina cento anni fa ha scoperto baracche, catapecchie, prefabbricati, interi quartieri dove non ci sono le fognature, dove lo Stato non è ancora arrivato cent’anni dopo.
Quelle ferite aperte dovrebbero almeno dirci “siamo proprio sicuri di fare un ponte proprio lì”? Se bastano le correnti ventose a mettere a rischio un ponte, immaginarsi se dovesse riprodursi un terremoto, e questa mappa di pericolosità dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, non stiamo parlando delle solite Cassandre catastrofiste, ci dice che lì si annida una delle massime concentrazioni di rischio.
Sto parlando da profano, le cose di buonsenso che si possono dire semplicemente cercando di collegare quattro cose che dovrebbero venire in mente ai nostri politici di cui leggiamo le solite giaculatorie, i soliti ammonimenti, “stiamo insieme, lavoriamo insieme”: per carità, non lavorate, non andate lì, non disturbate, lasciate libere le squadre! Vi ricordate la scena di Vermicino col povero Pertini che, credendo di fare chissà che cosa, riuscì soltanto a intralciare, per non parlare di Berlusconi che naturalmente coglierà l’occasione del terremoto per tirar su un po’ di voti; l’abbiamo già visto anche perché di solito i suoi governi coincidono con catastrofi di ogni genere – lui porta molta fortuna a se stesso ma una discreta sfiga agli altri -, l’abbiamo già visto in zone di disastri.
Abbiamo visto a San Giuliano di Puglia, quando promise di ricostruire una San Giuliano 2, come Milano 2: “i miei architetti giungeranno sul posto!”, oppure quando ci furono le stragi negli sbarchi nel mare adriatico, quando disse: “gli sbarcati dall’Albania li ospito io”. Tutte balle, naturalmente, sono tutte cose che si dicono a favore di telecamera: a San Giuliano la situazione è ancora critica e di lui non hanno sentito più notizia alcuna.
Sicuramente lui andrà lì come un avvoltoio ad approfittare di una situazione per tirar su qualche voto, anche perché siamo in campagna elettorale per le europee e lui deve arrivare al 51%.
Speriamo che i politici evitino il più possibile quelle zone e lascino arrivare i volontari e i tecnici compresi magari quelli come Giuliani che vedono lontano e sanno come si risolve la situazione.

Meno prevenzione, più morti

Noi siamo un Paese dove la prevenzione, anche delle disgrazie che possono essere previste e prevenute, lascia il tempo che trova; immaginate se si rispettassero le regole dei piani regolatori e delle modalità di edificazione: avremmo molti meno morti per i terremoti. Pensate se in questi anni, invece di continuare a dare il via all’edilizia selvaggia ci si fosse concentrati sulla stabilizzazione, solidificazione, il miglioramento delle abitazioni con tutti gli accorgimenti per renderle da un lato permeabili al rischio sismico e dall’altro anche più risparmiose. Pensate a quello che sta facendo in tutto il mondo per incentivare i lavori che rendono le case più sicure dall’interno e dall’esterno: invece di dire “aumentate” bisognerebbe dire “sistemate le vostre case”; non c’è bisogno di case più grandi, ma di case più sicure e meno dispendiose.
Questa sarebbe stata un’ottima politica di prevenzione, soltanto che i palazzinari ci avrebbero guadagnato poco, e sapete che la lobby dei palazzinari è piuttosto influente in questi anni.
Mi sono stampato qualche esempio che qualche mese fa feci ad Annozero sul tipo di prevenzione che siamo in grado in campo in Italia: le regole se uno va a cercarle nella giungle delle 300-400 mila leggi – nessuno sa quante ne abbiamo – ci sono sempre. Le regole restano intatte finché un magistrato non si accorge che esistono e non comincia a farle rispettare aprendo un procedimento: appena si scopre che una regola funziona e che un magistrato la usa per incriminare un potente che l’ha violata, immediatamente quella regola viene cambiata, o viene trasferito il magistrato a seconda dei cicli. Dopodiché succede il patatrac, si dice che c’è l’emergenza, si chiedono regole più severe poi si va a scoprire che le regole severe c’erano ma erano state appena ammorbidite per salvare il potente di turno.
Negli anni Ottanta c’era un tetto di atrazina per l’acqua potabile “x”: a questo punto i magistrati cominciarono a processare le aziende che producevano e inquinavano con l’atrazina le acque e le falde acquifere sopra la soglia consentita dalla legge. Iniziarono i processi e nel bel mezzo dei processi il ministro dell’industria Donaccaten alzò il livello consentito di Atrazina legalizzando ex post l’illegalità, e i processi andarono in fumo. La corte di Giustizia Europea bocciò quella legge, ma intanto gli italiani avevano bevuto veleni illegali per diversi anni.
Pensate a quello che successe nel 1988, dodici anni anni dopo il disastro della Icmesa di Seveso, quando finalmente fu varata la famosa legge Seveso sulle aziende ad alto rischio ambientale che dovevano autodenunciare il proprio rischio ambientale e poi dimostrare le modalità con cui ovviavano e mettevano i cittadini al riparo da rischi ambientali. Si scoprirono un sacco di aziende fuorilegge, nel senso che non si erano denunciate per il rischio ambientale, non avevano dimostrato come fare a scongiurarlo, partirono i processi a queste aziende ma nel 1994 arriva Berlusconi e fa un decreto per salvare le aziende fuorilegge, cioè quelle che non si sono autodenunciate e che hanno millantato di fare misure di sicurezza che in realtà non c’erano. Anche lì, la Corte Europea ha condannato l’Italia per la mancata vigilanza sulla legge Seveso ma intanto moltissimi cittadini erano rimasti esposti al rischio di queste aziende.
Non parliamo dei condoni ambientali, dei tentativi continui di depenalizzare la legge Merli.
Nel 1994 arriva la 626, la legge sulla sicurezza nei luoghi di lavoro che recepisce con enorme ritardo la normativa europea in materia; due anni dopo vengono condannati a Torino, grazie al procuratore Guariniello che è un avanguardista – proprio oggi si apre il processo Eternit per le migliaia di morti da amianto a Casale Monferrato e negli altri stabilimenti -; Guariniello fa condannare in primo grado tutti i petrolieri italiani, nel 1996, perché ci sono tassi di benzene altamente inquinanti nelle benzine, alla pompa nei distributori. Immediatamente arriva una proroga legislativa che consente ai petrolieri di avere altri 2 anni per mettersi in regola: alzano provvisoriamente il livello di benzene consentito nelle benzine e così i processi vanno in fumo e i petrolieri si salvano.
Idem per la legge 494 sulla sicurezza nei cantieri edili: ci sono circolari che di fatto neutralizzano la legge e in via regolamentare autorizzano i palazzinari a fare ciò che la legge vieta. La Corte Europea ancora una volta ci condanna, perché le leggi non possono essere modificate con semplici circolari, ma intanto le circolari hanno fatto i loro effetti nei cantieri.
Nel 1995 depenalizzano i reati commessi dai sindaci per i comuni che hanno impianti di depurazione insufficienti; nel 1997 depenalizzano i rifiuti illegali.
Alla fine degli anni Novanta esplode il morbo della mucca pazza: gli allevatori ingozzano il loro bestiame di farine animali vietatissime e pericolosissime: la legge sui mangimi c’è, proibisce questo comportamento e quindi in Italia dovremmo essere al riparo da questi rischi. Ma quando Guariniello va a vedere come vengono fatti i controlli nelle aziende produttrici di mangimi scopre che ci sono mangimi fatti con carni animali e nelle aziende agricole molto spesso scopre che vengono dati questi mangimi al bestiame; allora chiede come avvengano i controlli e scopre che in realtà venivano fatti ad autocertificazione: arrivava uno e chiedeva “qua usate mangimi di origine animale?” “no!” “perfetto, grazie e arrivederci” e se ne andavano. Come chiedere all’oste se il vino è buono, infatti mandati i Nas in giro scoprirono un sacco di aziende nelle quali si faceva uso di mangimi animali. Nel 1999 quando queste aziende vengono portate alla sbarra scatta la depenalizzazione della legge sui mangimi per salvare queste aziende: anche quella legge andava bene finché non la si applicava.
Nel 2000 abbiamo recepito la legge europea sulla responsabilità giuridica delle imprese, delle società, la legge 231 che fa sì che non solo gli amministratori che violano la legge siano punibili ma anche le società rispondono delle violazioni dei loro dirigenti. Su pressione della Confindustria, però, la legge 231 viene applicata ad alcuni tipi di reati commessi dalle aziende ma non tutti, per esempio restano fuori gli infortuni sul lavoro. La Confindustria non vuole che le aziende in quanto tali paghino per la loro responsabilità oggettiva negli infortuni sul lavoro. Poi questo buco, nato nel 2000, viene riempito sia pure molto tardi, nel 2006, dal governo Prodi, una delle poche cose buone fatte.
Nel 2001 la procura di Firenze apre un’indagine sui lavori dell’alta velocità ferroviaria perché gli scavi delle gallerie hanno inquinato le falde acquifere in Toscana. Il ministro Lunardi fa immediatamente una legge ad hoc che trasforma le terre e le rocce da scavo, anche se inquinanti, in opportunità per riempire le cave o le depressioni del terreno: per legge stabilisce che i rifiuti non sono più rifiuti. Il trucco è quello di diluire l’inquinamento aumentando il volume della massa considerata per ridurre la proporzione dei materiali inquinanti: si mischia una tonnellata di veleno con 100 tonnellate di rocce non inquinate e il gioco è fatto. La Corte di Giustizia apre l’ennesima procedura contro l’Italia ma naturalmente i danni ormai sono fatti.

I soldi rubati sulla pelle dei cittadini

Questo è il metodo che applichiamo noi in Italia per non prevenire, anzi per agevolare, i disastri anche quelli che, più o meno prevedibili che siano, sono comunque inevitabili.
Ogni scandalo e disastro in Italia ha prodotto un caso di malaffare: si è rubato sul terremoto in Campania, 62.000 miliardi di lire in gran parte spariti nelle tasche dei politici campani e degli imprenditori del nord, oltre che della Camorra: processo, prescrizione dei reati, tra gli imputati salvati dalla prescrizione Pomicino, che stiamo rimandando in Europa nel Popolo della Libertà e il leader regionale dell’Udeur, credo si chiamasse Fantini.
Sulla Valtellina, si è rubato sulla ricostruzione in Valtellina. Uno degli assessori che rubavano è uno dei principali collaboratori di Formigoni.
Missione Arcobaleno: si è rubato anche sull’emergenza degli immigrati dall’Albania.
La Protezione Civile, purtroppo, è spesso questa roba qua.
Questo però è il primo disastro dell’era di Internet, è il primo grosso disastro che capita in Italia con Internet a illuminarlo. Io non ho attese messianiche per Internet, penso che però sia uno strumento fondamentale. Penso che su questo disastro sarà un po’ più difficile speculare nelle proporzioni delle altre volte; penso che ogni cittadino, soprattutto in Abruzzo, è impegnato fin da oggi a controllare che questi morti non diventino un business per i soliti noti e penso che tutti debbano tenere gli occhi aperti e diventare un po’ delatori ogni volta che subodorano qualche cosa, qualche ruberia che viene fatta sulla pelle dei morti di questa notte.
Passate parola.”

Annunci