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Inchiesta sanità. Riesame ribadisce: «C’era cupola Tedesco»

 


                                             da: www.20centesimi.it
 


di Giovanni Longo – www.lagazzettadelmezzogiorno.it

 

L’associazione a delinquere c’è stata, ma non tutte le persone indagate dalla Procura di Bari per questo reato ne avrebbero fatto parte. A chiudere il cerchio sulla presunta rete che per anni, sotto la guida dell'ex assessore regionale alla Salute Alberto Tedesco, avrebbe pilotato appalti e nomine nella sanità pugliese, il provvedimento con cui il Tribunale del Riesame di Bari ha riconosciuto, sempre sotto il profilo cautelare e non certo di merito, l’appartenenza all’associazione dell’imprenditore altamurano Francesco Petronella. L’ultimo di una serie di provvedimenti che si sono succeduti nei mesi scorsi. La Procura, lo ricordiamo, aveva chiesto misure cautelari nei confronti di quattordici persone tra politici, imprenditori e funzionari Asl (per altri indagati aveva rinunciato al ricorso). Lo scorso febbraio il gip del Tribunale di Bari Giuseppe De Benedictis aveva ritenuto non ci fossero i gravi indizi di colpevolezza in merito alla presunta associazione. Di qui l’appello della pubblica accusa al Riesame. A conti fatti, il collegio presieduto da Francesca La Malfa ha riconosciuto l’accusa nei confronti di Alberto Tedesco, del suo «braccio destro» Mario Malcangi, del genero Elio Rubino, degli imprenditori Paolo Emilio Balestrazzi, Diego Rana e Francesco Petronella, dell’ex direttore amministrativo della Asl Bat Felice De Pietro. 

 

Se per Tedesco, Malcangi, Rubino e Rana il provvedimento è definitivo (al punto che per il senatore è giunta a Palazzo Madama una seconda richiesta di arresto dopo che lo scorso luglio era stata respinta un’altra per concussione, abuso di ufficio, turbativa di asta e concorso in falso), gli altri indagati potrebbero impugnare il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione. Ecco il motivo per cui, sino a questo momento, limitatamente all’accusa di associazione, solo Rana, Malcangi e Rubino sono finiti ai domiciliari (riferiamo a parte del loro interrogatorio di garanzia). 

 

Non avrebbero fatto parte dell’associazione, sempre sotto un profilo cautelare, l’ex capoarea gestione Patrimonio dell’Asl di Bari, Antonio Colella, i dirigenti Nicola Del Re e Filippo Tragni, gli imprenditori Giovanni Leonardo Garofoli, Domenico Marzocca, Carlo Dante e Michele Columella, che, secondo il Riesame, avrebbero usufruito dei favori ma non avrebbero fatto parte della rete. Tragni e Del Re, ad esempio avrebbero puntato «solo» ad essere stabilizzati. Gli imprenditori avrebbero «solo» incrementato i fatturati delle loro aziende. Fermo restando la valutazione di altri reati ipotizzati a vario titolo, non ci sono elementi, ritiene il Riesame, per dire che abbiano fatto parte integrante della «rete». 

 

La tesi dei pm Desirèe Digeronimo, Marcello Quercia e Francesco Bretone è che per anni il gruppo sarebbe stato in grado di pilotare nomine di dirigenti delle Asl pugliesi e primari, controllando forniture e gare d’appalto a favore di imprenditori amici, a loro volta in grado di garantire a Tedesco un consistente pacchetto di voti. Al senatore (ex Pd, oggi nel Gruppo Misto) vengono contestati episodi che sarebbero stati commessi quando questi era (dal 2005 al 2009) assessore pugliese alla Sanità nella prima giunta Vendola. 

 

Lo scorso settembre l’avviso di chiusura indagini è stato notificato a 41 persone, accusate a vario titolo, di associazione per delinquere, concussione, turbativa d’asta, abuso d’ufficio, rivelazione del segreto d’ufficio, truffa, corruzione, falso materiale e ideologico e peculato. La Procura, dopo le decisioni del Riesame, si appresta a chiedere il processo. 

Piano Integrato di Riqualificazione delle Periferie (PIRP) del quartiere Madonna dei Martiri. SOLO PROPAGANDA


LA PROPAGANDA

Ufficio Stampa Comune di Molfetta – pubblicato sul sito del Comune  il 27-12-2011 ore 09:00

Il Pirp, finalmente!

 

Firmato ieri l’accordo di programma per il Piano integrato di riqualificazione delle periferie: in arrivo 4 milioni di euro per il recupero del quartiere Madonna dei Martiri. Dopo diversi ricorsi al Tar, la Regione Puglia costretta a riconoscere la bontà del progetto molfettese.

È stato sottoscritto nella giornata di ieri l’accordo di programma relativo al Piano Integrato di Riqualificazione delle Periferie (PIRP) del quartiere Madonna dei Martiri. Dopo i ricorsi giudiziari promossi dal Comune di Molfetta davanti al Tar Pugliala Regione Puglia ha finalmente riconosciuto le ragioni della città di Molfetta e quindi la validità del piano proposto dall’amministrazione comunale. Il sindaco Antonio Azzollini ottiene così, per la sua città, ben 4 milioni di euro destinati al recupero completo e definitivo di uno dei quartieri da sempre dimenticati di Molfetta… continua a leggere 

LA CONTROPROPAGANDA DI PARTE

Pirp, firmato accordo di programma Regione-Comune.
Una nota del PD.

www.molfetta.ilfatto.net


È stato firmato nel pomeriggio di ieri, venerdì 23 dicembre, l’Accordo di Programma tra la Regione Puglia e il Comune di Molfetta che consente, di fatto, la realizzazione del PIRP, il piano di riqualificazione del rione Madonna dei Martiri.

 

“Questa notizia – ha commentato Giovanni Abbattista, coordinatore locale del Partito Democratico – è il miglior regalo che gli abitanti di quel quartiere, assieme a tutta la città, potevano trovare  sotto l’albero di Natale. Ora, grazie ai 4 milioni di euro che la Regione Puglia investirà per la realizzazione di questo importantissimo progetto, approvato nel 2009 all’unanimità dal Consiglio Comunale, sarà davvero possibile dare un nuovo volto ad un’area troppo spesso dimenticata di Molfetta e assicurare ai cittadini che vi abitano una migliore qualità della vita”… continua a leggere


IL MEGAFONO DELLA PROPAGANDA

AZZOLLINI    PORTA    A   MOLFETTA    ALTRI    4 MILIONI     DI     EURO    PER     IL RECUPERO     DEL     QUARTIERE     MADONNA      DEI     MARTIRI

www.lacittaliberal.it

 

 

“Almeno a Natale non si dovrebbero dire le bugie ai cittadini!” Pasquale Mancini, coordinatore del Pdl, replica così a chi nonostante abbia sempre ostacolato il finanziamento del Pirp presentato dal Comune di Molfetta, oggi tenta goffamente di rivendicare meriti che non gli spettano. Ecco, invece, come stanno le cose: venerdì 23 dicembre il sindaco Antonio Azzollini ha sottoscritto l’accordo di programma relativo al Piano Integrato di Riqualificazione delle Periferie (PIRP) del quartiere Madonna dei Martiri… continua a leggere

 

SOLO PROPAGANDA…
E POI VI DIREMO PERCHE'

Lady Asl: "C'era il manuale Cencelli così i politici si spartivano le nomine"

 

di GIULIANO FOSCHINI e FRANCESCA RUSSI

"Il manuale Cencelli si applicava nel 2005 in questo modo: quando una Asl andava in quota Ds con il direttore generale, poi il direttore amministrativo o il direttore sanitario dovevano essere di area o della Margherita o socialista o di Rifondazione. Vendola e Tedesco ci chiamavano e ci dicevano chi nominare; noi direttori generali non conoscevamo le persone che nominavamo né la loro professionalità se non dai curricula. Dal 2007 è diventato più stringente il sistema di accontentare i partiti della maggioranza poiché con la ristrutturazione delle Asl i posti erano diminuiti: quindi furono istituiti i posti dei sub commissari per accontentare le varie correnti". Così Lea Cosentino, ex direttore generale della Asl di Bari, spiega durante l'interrogatorio davanti alla pm della procura di Bari Desirèe Digeronimo il sistema di spartizione politica delle nomine nelle Asl pugliesi.
Ma nel verbale di Lady Asl c'è di più. La Cosentino racconta ai magistrati anche i legami fra politici e imprenditori. "In quel periodo mi stavo rendendo conto che le cose che mi raccontavano Tarantini, Gero Grassi e Loizzo, e cioè che vi erano delle consuetudini per cui il politico del territorio aveva gli imprenditori di riferimento e si facevano pressioni sulle gare di appalto, era vero". A quel punto il pm chiede a Lady Asl se ha mai ricevuto pressioni. "Io personalmente diktat espliciti non ne ho mai subiti anche perché non li avrei accettati e comunque lo stile era quello di richiedere le cose 

 

 

con apparente gentilezza. Io ebbi però timore a espletare le gare di appalto, ne ho fatte pochissime: scontentare un imprenditore sponsorizzato dal politico di turno avrebbe determinato un disequilibrio negli assetti di giunta e prodotto ritorsioni nei miei confronti. Preferivo prorogare i contratti". La Cosentino poi passa in rassegna la giunta. "Gli assessori che contavano di più e che influenzavano le nomine erano per Bari Tedesco, Minervini e Loizzo, per Lecce Frisullo, per Taranto Pelillo, per Brindisi Saponaro, per Foggia Gentile. Contava anche Gero Grassi. Intini è collegato a Loizzo, Partipilo, Tre Fiammelle e Colummella a Tedesco, la Lucente con Grassi".
Lady Asl racconta di aver avuto una crisi di fiducia nella giustizia. "Le mie paure venivano valorizzate dalla particolare durezza della misura cautelare a me applicata con riferimento alla vicenda Nettis da parte di Giulia Romanazzi da me conosciuta in due cene con il Tarantini nel 2008 e ospite alla mia festa di compleanno a cui avevano partecipato l'assessore Tedesco e Tarantini".
Intanto per gli imprenditori Gianpaolo e Claudio Tarantini, l'ex vice presidente della giunta regionale pugliese Sandro Frisullo, l'ex direttore amministrativo della Asl di Lecce Vincenzo Valente e il neurochirurgo dell'ospedale Vito Fazzi Antonio Montinaro è stato chiesto il rinvio a giudizio. Sarà ora il giudice a dare il via libera all'inizio del processo.

"Difendiamo il nostro mare". La mobilitazione a dicembre

Dopo quella della Tremiti, il presidente della Regione annuncia una manifestazione a Monopoli contro lo spettro delle trivelle che minaccia le coste della Puglia. "L'intero territorio deve dare una risposta forte alle multinazionali e mandare un segnale al nuovo governo"


bari.repubblica.it

Tutti i pugliesi si incontreranno a Monopoli, a dicembre, dietro al Gonfalone della Regione Puglia, per ripetere "un no festoso e colorato, ma netto, al petrolio in Adriatico". La mobilitazione coinvolgerà istituzioni, enti locali, parlamentari, sindacati, organizzazioni professionali, associazioni, cittadini e tanti giovani. Lo ha reso noto oggi il presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna, dopo aver incontrato a Bari, insieme con l'assessore regionale all'Ambiente, Lorenzo Nicastro, a consiglieri e assessori regionali, i rappresentanti di numerose associazioni ambientaliste impegnate nella battaglia ecologica.

IL CASO Petrolio, i comitati a terra ma c'è chi raggiunge la Princess

"Come il 7 maggio a Termoli – ha detto Introna – il Gonfalone sarà il simbolo dell'unità dell'intera Assemblea consiliare sulla tutela dell'ambiente marino, una posizione univoca sancita nell'articolo unico sottoposto dalla Puglia al Parlamento: la proposta d'iniziativa regionale alle Camere che prevede la totale esclusione di ogni attività nelle acque al largo della costa, per il prelievo di idrocarburi". Iniziativa, questa, che ha suscitato l'attenzione del Commissario europeo all'ambiente, disponibile a raccogliere i pareri delle autonomie in protocollo che metta al bando qualsiasi attività off shore nelle acque mediterranee.

FOTO La mappa dei permessi per le ispezioni in Adriatico

Il Consiglio regionale pugliese "è sempre stato presente e operativo nelle campagne ecologiste", ha ribadito Introna, rispondendo positivamente all'appello del movimento per una stretta sinergia tra la società reale e le istituzioni: "E' l'intero territorio – hanno insistito gli ambientalisti – che deve dare una risposta forte alle multinazionali e mandare un segnale al nuovo governo nazionale".

Introna ha confermato che a proporrà l'adozione di un documento a sostegno della moratoria in Adriatico in occasione della riunione plenaria della 'Calre', la Conferenza che all'Aquila, dal 24 al 27 novembre, riunirà 74 presidenti delle Assemblee legislative europee. Nella stessa occasione, Introna rinnoverà ai colleghi delle Regioni adriatiche l'invito a fare approvare dai rispettivi Consigli una proposta di legge alle Camere, sul modello di quella pugliese. Altra ipotesi: organizzare – ha ribadito introna – una Conferenza adriatica, allargata ai Balcani e alla Grecia.

DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

logo LIBERATORIO 180x180

Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

Il discorso di Chiomonte


 

Dieci, cento, mille "MESSAGGI DI CHIOMONTE" ogni giorno davanti ai blocchi delle forze dell'ordine, davanti ai palazzi di certa politica, davanti alle sedi dei partiti, nelle piazze e nei mercati, ognuno con la sua specificità… questo sarebbe già rivoluzionario.

Lady Asl: 'Raccomandazioni, ecco i nomi'

di GIULIANO FOSCHINI   – repubblica.it

DICIASSETTE pagine di interrogatorio, a febbraio del 2010, per raccontare tutte le «pressioni e raccomandazioni» ricevute. Un verbale che ora rischia di riaccendere la miccia degli scandali nella sanità pugliese. Nelle carte depositate dalla procura nell' ambito della chiusura indagine su Alberto Tedesco, spunta un verbale dell' ex direttore generale della Asl, Lea Cosentino, datato 24 febbraio del 2010.

La Cosentino era stata già arrestata e allontanata dal suo posto.E ha voluto togliersi una serie di sassolini raccontando di aver subito pressioni e raccomandazioni per i concorsi da Tedesco, Tommaso Fiore, Gero Grassi, Guglielmo Minervini, Mario Loizzo e Michele Emiliano (nessuno è indagato).

«Vendola – dice la Cosentino – non è il tipo che fa pressioni ma lo informavo sempre di tutto». Nel verbale la Cosentino parla di una consulenza data al professor Pascone sotto la spinta di Tedesco. «Non l' avrei mai fatto senza. L' assessore, con gentilezza apparente formulava pressanti richieste e tutti noi sapevamo che non aderire a tali richieste significava essere poi vessati attraverso i funzionari dell' assessorato».

I pm Digeronimo e Bretone le chiedono se si sentisse autonome o se subiva pressioni. «Ho ricevuto – mette a verbale Lady Asl – moltissime segnalazioni e raccomandazioni da molti esponenti politici dello schieramento di centrosinistra che mi ha nominato. Ricordo raccomandazioni da parte di Tedesco, Fiore, Loizzo, Grassi, Minervini. Sicuramente le interferenze le ho subite nell' espletamento dei concorsi pubblici per la nomina di primari.
Ricordo, in particolare, tre concorsi spietati per il presidio ospedaliero di Monopoli, per l' istituto di radiologia, dove ho provveduto a nominare il dottor Di Giulio, per l' istituto di nefrologia di Molfetta dove ho provveduto a nominare la dottoressa D' Elia e il concorso per primario pneumologo del San Paolo dove ho nominato il dottor Picca.
In questi concorsi ho subito pressioni da parte dell' assessore Fiore il quale sponsorizzava per Monopoli la dottoressa Magliocca, per il concorso a Molfetta Corciulo, per il San Paolo il dottor Pierucci. Per questi concorsi ho agito però in piena autonomia perché reputavo più giusto nominare i medici da me individuati non solo perché competenti ma perché le loro nomine erano maggiormente confacenti rispetto ad esigenze di risparmio da parte della Asl Bari. Infattii medici nominati erano già dipendenti della Asl per cui non si sarebbero creati costi aggiuntivi per nuove assunzioni di personale. Ritengo che questa mia autonomia abbia influito su quanto poi mi è accaduto, quando sono stata allontanata
».

La Cosentino parla poi di un concorso in medicina interna al Di Venere dove era in corso una «guerra» tra i candidati di Loizzo e Tedesco e lei optò – con la benedizione di Vendola – per un terzo.
Poi fa altri esempi: «A radiologia dell' ospedale di Monopoli l' onorevole Grassi raccomandò il dottor Capece Minutolo. Minervini fece una segnalazione nel corso dell' espletamento di medicina trasfusionale dell' ospedale di Molfetta; il concorso di medicina trasfusionale dell' ospedale San Paolo nominai il dottor Scelsi perché certamente più competente ma mi venne segnalato anche da Tedesco e Fiore. Per il concorso da primario di chirurgia dell' ospedale di Molfetta, Fiore mi segnalava Guglielmi ma io nominai il De Leo. Peri direttori di centri di salute mentale delle aree di Bari ho ricevuto lamentele da parte di Emiliano e Tedesco, quando ho nominato Buonsante in sostituzione di Abbondanza». Ma Emiliano replica: "Non so chi sia Abbondanza". 

"Così pilotava nomine e appalti". Tutti i nomi della cupola di Tedesco

di GIULIANO FOSCHINI
bari.repubblica.it

Due Asl, quella di Bari e quella della Bat, nelle mani di una «associazione a delinquere». Il vecchio management delle aziende sanitarie (Lea Cosentino, Rocco Canosa, Guido Scoditti, Vincenzo Valente, Felice De Pietro) travolto dall’inchiesta con un’accusa gravissima: essere al servizio dell’assessore Alberto Tedesco e del «sodalizio crimonoso violando costantemente la normativa in tema di norme e assunzioni di personale dirigenziale», e applicando costantemente una «turbativa delle gare di appalto che venivano illecitamente aggiudicate a ditte vicine agli interessi familiari, economici ed elettorali dell’assessore Tedesco».

Secondo la procura di Bari, in sostanza, la sanità pugliese dal 2008 al 2009 è stata nelle mani di una cupola criminale. L’accusa è scritta nero su bianco nelle 16 pagine di avviso di conclusione delle indagini che i carabinieri hanno notificato nel pomeriggio di ieri a 41 persone. Oltre a Tedesco, il politico più in vista coinvolto nell’inchiesta è il capogruppo del Pd alla Regione, Antonio Decaro. È accusato – insieme con il padre – di aver raccomandato, procurandogli le tracce di esame, il cugino per un concorso (che non vincerà) all’Arpa. Ad accusarlo alcune intercettazioni ambientali nella stanza dell’allora assessore alla Sanità. «Ma io – si difende Decaro – con Tedesco quel giorno parlavo di un’occupazione di suolo pubblico ad Acquaviva e posso dimostrarlo». Gli altri politici indagati sono l’allora assessore di Triggiano Adolfo Schilardi e il consigliere comunale di Terlizzi Aldo Sigrisi.

Secondo gli investigatori a promuovere l’associazione c’era anche il braccio destro di Tedesco, Mario Malcangi. I manager indagati sono invece gli ex direttori generali di Bari, Lea Cosentino e Nico Pansini, della Bat, Rocco Canosa, di Lecce, Vincenzo Valente, di Brindisi, Guido Scoditti. L’ex direttore amministrativo della Bat Felice De Pietro, il direttore sanitario di Bari Alessandro Calasso, e quello di Lecce, Francesco Sanapo, il responsabile dell’oncologico Luciano Lovecchio, gli allora direttori generali dell’Irccs di Castellana Giuseppe Liantonio, amministrativo Vincenzo Stallone, e sanitario Vincenzo De Filippis.
Sotto accusa anche alcuni dirigenti delle aziende sanitarie (Filippo Tragni, Nicola del Re, Antonio Colella, Gaetano Fiore, Giuseppe Boraccino, Rita Dell’Anna, Stefano Rossi), medici (Antonio Acquaviva ) e imprenditori considerati vicini a Tedesco (Emilio Balestrazzi, Francesco Petronella, Carlo e Michele Columella, Diego Rana, Giovanni Garofali, Vitantonio Roca, Domenico Marzocca, Elio Rubino, Biagio Buttazzo, Gabriele D’Addato). Tra gli indagati anche un uomo della scorta del presidente Vendola, Paolo Albanese, accusato di aver fatto pressioni con Tedesco per ottenere il trasferimento di un’infermiera.

 

 

 

Dario Fo: "Povero sindaco Pisapia. E' assediato dalla vecchia politica"

di RODOLFO SALAmilano.repubblica.it

Giuliano Pisapia è sindaco da cento giorni, e Dario Fo, suo grande sostenitore, adesso un po’ lo compiange: «Non vorrei essere al suo posto».

Perché?
«Deve tirare calci come un cavallo imbizzarrito per scacciare la gramigna che gli sta attorno».

Gramigna, erba infestante. Forse è il caso di spiegare la metafora botanica.
«Giuliano è stato capace di suscitare un movimento straordinario, e ha vinto perché ha saputo dare un taglio netto a un certo modo di fare politica tipico della sinistra, anzi del Pci milanese. Gli è andata — ci è andata — bene perché la cultura del Pd è rimasta sostanzialmente quella. E non parlo solo della vicenda Penati».

E allora andiamo con ordine: di quale cultura politica parla?
«Prima degli aspetti giudiziari, che contano eccome, bisogna considerare quello che è successo alle primarie del centrosinistra».

E cioè?
«Si è ripetuto lo schema del 2006, quando mi candidai alle primarie: stessa logica di potere, il partito che cerca di imporre il proprio uomo in una competizione che invece dev’essere il più possibile libera. Certo, Boeri era meglio del questurino Ferrante. Aggiungo anche che non faccio accostamenti tra lui e Penati. Ma la logica è stata quella».

Ecco, veniamo al caso Penati.
«Pisapia si è trovato a gestire una situazione in cui un uomo politico indicato come poco onesto gli è stato messo vicino. Anche se di lato: anzi, contro. Questo non è certo bello».


E secondo lei come si è comportato il sindaco?
«L’ho detto: ha scalciato. Insomma, ha deciso di non farsi tirare dentro in quello che io chiamo il mercato dei gestori economici della Lombardia, cercando di farla finita con un andazzo che a Milano ha una storia tragica. Quella della commistione tra una certa sinistra e il potere. Con grossi speculatori che hanno fatto scempio della città, comprandosi i terreni e costruendo grattacieli. C’è da diventar matti».

In che senso?
«Giuliano vince contro queste persone, ma poi qualcuna se la ritrova dentro».

Non crede che occorra distinguere?
«Non sto dicendo che tutto il Pd è Filippo Penati. Resta il fatto che questo partito, almeno alle primarie, ha fatto una campagna contro Pisapia. Che poi ha vinto, facendo diventare vincitore anche il Pd. Un Pd che tuttavia non si accontenta di aver contribuito alla vittoria: continua a fare la sua politica».

Tornando a Penati?
«Non è certo un caso che fosse il braccio destro di Pier Luigi Bersani. Era lui a consigliare, contribuiva a dare la linea. Questo per dire che la logica degli affari andava avanti».

Nel merito, come giudica i primi cento giorni di Pisapia?
«Ultimamente sono stato lontano da Milano, prima di rispondere voglio documentarmi, e soprattutto parlare con lui».

Ma secondo lei il "vento nuovo" della primavera milanese soffia ancora?
«Io lo spero. Ma è dura, quando sei continuamente messo di mezzo da certi personaggi e da una certa politica. Lui non c’entra niente, ma deve fare un lavoro della madonna per buttare alle spalle logiche e comportamenti che perpetuano vecchi schemi».

Insomma, bisogna salvare il soldato Giuliano?
«Confido sia capace di salvarsi da solo. Ma, ripeto, è dura, se il panorama è questo. Prenda D’Alema, che ha brigato per avere un titolo onorifico dal Vaticano. Poi va in tv, e quelli gli chiedono anche che cosa pensi della situazione politica… Uno così dovrebbe essere solo sbeffeggiato, e invece nel Pd conta ancora moltissimo»
.

Il decreto legge n. 138 del 13 agosto 2011

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“Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo”

Decreto legge 13 agosto 2011 n. 138 

Ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per  lo sviluppo

(Gazzetta Ufficiale del 13 agosto 2011)



Il Presidente della Repubblica;

Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

Ritenuta  la  straordinaria  necessita’  ed  urgenza   di   emanare disposizioni per la stabilizzazione finanziaria e per il contenimento della spesa pubblica al fine di garantire la stabilita’ del Paese con riferimento all’eccezionale situazione di crisi internazionale  e  di instabilita’ dei mercati e per rispettare gli impegni assunti in sede di Unione Europea, nonche’ di adottare misure dirette a  favorire  lo sviluppo   e   la   competitivita’   del   Paese   e   il    sostegno dell’occupazione;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri,  adottata  nella riunione del 12 agosto 2011;

Sulla proposta del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri  e  del Ministro dell’economia e delle finanze;

Emana 

il seguente decreto-legge: 

Titolo I

DISPOSIZIONI PER LA STABILIZZAZIONE FINANZIARIA  

Art. 1

Disposizioni per la riduzione della spesa pubblica 

1.  In  anticipazione  della  riforma  volta  ad  introdurre  nella Costituzione la regola del pareggio  di  bilancio,  si  applicano  le disposizioni di cui al presente titolo. Gli  importi  indicati  nella tabella di cui all’allegato C al decreto-legge 6 luglio 2011, n.  98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, alla voce “indebitamento”, riga “totale”, per gli anni 2012 e  2013,  sono incrementati, rispettivamente, di  6.000  milioni  di  euro  e  2.500 milioni di  euro.  Con  decreto  del  Presidente  del  Consiglio  dei ministri, da emanare su proposta del Ministro dell’economia  e  delle finanze entro il 25 settembre 2011, i predetti importi sono ripartiti tra i Ministeri e sono stabiliti i corrispondenti importi nella  voce ”saldo netto da finanziare”. L’importo previsto, per l’anno 2012,  al primo periodo del presente comma puo’ essere ridotto  di  un  importo fino al 50 per cento delle maggiori entrate previste dall’articolo 7, comma 6, in considerazione dell’effettiva applicazione  dell’articolo 7, commi da 1 a 6, del presente decreto.

2. All’articolo 10, comma 1, del citato  decreto-legge  n.  98  del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011, sono soppresse le  parole: ”e,   limitatamente   all’anno   2012,   il   fondo   per   le   aree sottoutilizzate”.

3. Le amministrazioni  indicate  nell’articolo  74,  comma  1,  del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con  modificazioni, dalla legge 6  agosto  2008,  n.  133,  e  successive  modificazioni, all’esito della riduzione degli assetti  organizzativi  prevista  dal predetto articolo 74 e dall’articolo  2,  comma  8-bis,  del  decreto legge 30 dicembre 2009, n. 194, convertito  con  modificazioni  dalla legge 26 febbraio 2010, n. 25, provvedono,  anche  con  le  modalita’ indicate nell’articolo 41, comma 10, del  decreto-legge  30  dicembre 2008, n. 207, convertito, con modificazioni, dalla legge 27  febbraio 2009, n. 14:

a) ad apportare, entro il 31 marzo 2012,  un’ulteriore  riduzione degli uffici dirigenziali di livello non generale, e  delle  relative dotazioni organiche, in misura non  inferiore  al  10  per  cento  di quelli risultanti a seguito dell’applicazione del  predetto  articolo 2, comma 8-bis, del decreto legge n. 194 del 2009;

b) alla rideterminazione delle dotazioni organiche del  personale non dirigenziale, ad esclusione di  quelle  degli  enti  di  ricerca, apportando una ulteriore riduzione non  inferiore  al  10  per  cento della spesa complessiva relativa al numero dei posti di  organico  di tale personale risultante a seguito  dell’applicazione  del  predetto articolo 2, comma 8-bis, del decreto legge n. 194 del 2009.

4. Alle amministrazioni che non abbiano adempiuto a quanto previsto dal comma 3 entro il 31 marzo  2012  e’  fatto  comunque  divieto,  a decorrere  dalla  predetta  data,  di  procedere  ad  assunzioni   di personale a qualsiasi titolo e con qualsiasi contratto; continuano ad essere esclusi dal predetto divieto gli incarichi conferiti ai  sensi dell’articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo  30  marzo 2001, n. 165, e successive  modificazioni.  Fino  all’emanazione  dei provvedimenti  di  cui  al  comma  3  le  dotazioni  organiche   sono provvisoriamente individuate in misura pari  ai  posti  coperti  alla data di entrata in vigore della legge  di  conversione  del  presente decreto; sono fatte salve le procedure  concorsuali  e  di  mobilita’ nonche’ di conferimento di incarichi ai sensi dell’articolo 19, commi 5-bis e 6, del decreto legislativo  n.  165  del  2001  avviate  alla predetta data.

5. Restano esclusi dall’applicazione dei commi 3 e 4  il  personale amministrativo operante presso gli uffici giudiziari,  la  Presidenza del Consiglio, le Autorita’ di bacino di rilievo nazionale, il  Corpo della polizia penitenziaria, i  magistrati,  l’Agenzia  italiana  del farmaco, nei limiti consentiti dalla normativa  vigente,  nonche’  le strutture del comparto  sicurezza,  delle  Forze  armate,  del  Corpo nazionale dei vigili del  fuoco,  e  quelle  del  personale  indicato nell’articolo 3, comma 1, del citato decreto legislativo n.  165  del 2001. Continua a trovare  applicazione  l’art.  6,  comma  21-sexies, primo periodo del decreto legge 31 maggio  2010,  n.  78,  convertito dalla legge  30  luglio  2010,  n.  122.  Restano  ferme  le  vigenti disposizioni in materia di limitazione delle assunzioni.

6.  All’articolo  40  del  citato  decreto-legge  n.  98  del  2011 convertito con legge n. 111 del  2011,  sono  apportate  le  seguenti modificazioni:

a) al comma 1-ter, le parole: “del 5 per cento per l’anno 2013  e del 20 per cento a decorrere dall’anno 2014″, sono  sostituite  dalle seguenti: “del 5 per cento per l’anno 2012  e  del  20  per  cento  a decorrere dall’anno 2013″; nel medesimo comma , in fine, e’  aggiunto il seguente periodo: “Al fine di garantire gli effetti finanziari  di cui al comma 1-quater, in alternativa, anche parziale, alla riduzione di cui al primo  periodo,  puo’  essere  disposta,  con  decreto  del Presidente del consiglio  dei  ministri,  su  proposta  del  Ministro dell’economia e delle finanze, la rimodulazione delle aliquote  delle imposte indirette, inclusa l’accisa.”;

b) al comma 1-quater, primo periodo,  le  parole:  “30  settembre 2013″, sono sostituite  dalle  seguenti:  “30  settembre  2012″;  nel medesimo periodo, le parole: “per l’anno 2013″, sono sostituite dalle seguenti: “per l’anno 2012, nonche’ a  16.000  milioni  di  euro  per l’anno 2013″.

7. All’articolo 10, comma 12, del citato decreto-legge  n.  98  del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011, dopo il primo periodo,  e’ inserito il seguente: “Nella ipotesi prevista dal primo  periodo  del presente comma ovvero nel  caso  in  cui  non  siano  assicurati  gli obiettivi di risparmio  stabiliti  ai  sensi  del  comma  2,  con  le modalita’ previste dal citato primo periodo puo’ essere disposto, nel rispetto degli equilibri di bilancio  pluriennale,  il  differimento, senza interessi, del pagamento della tredicesima mensilita’ dovuta ai dipendenti delle pubbliche  amministrazioni  di  cui  all’articolo  1 comma 2 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165,  in  tre  rate annuali posticipate. Con decreto  di  natura  non  regolamentare  del Ministro dell’economia e delle finanze sono stabilite le disposizioni tecniche per l’attuazione del presente comma”.

8. All’articolo 20, comma 5, del citato  decreto-legge  n.  98  del 2011 convertito con legge n. 111 del 2011, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) nell’alinea, le parole: “per gli anni 2013 e successivi”, sono sostituite dalle seguenti: “per gli anni 2012 e successivi”;

b) alla lettera a), le parole:  “per  800  milioni  di  euro  per l’anno 2013 e” sono soppresse; nella medesima lettera, le parole:  “a decorrere  dall’anno  2014″,  sono  sostituite  dalle  seguenti:   “a decorrere dall’anno 2012″;

c) alla lettera b), le parole: “per 1.000  milioni  di  euro  per l’anno 2013 e” sono soppresse; nella medesima lettera, le parole:  “a decorrere  dall’anno  2014″,  sono  sostituite  dalle  seguenti:   “a decorrere dall’anno 2012″;

d) alla lettera c), le parole:  “per  400  milioni  di  euro  per l’anno 2013″, sono sostituite dalle seguenti:  “per  700  milioni  di euro  per  l’anno  2012″;  nella  medesima  lettera,  le  parole:  “a decorrere  dall’anno  2014″,  sono  sostituite  dalle  seguenti:   “a decorrere dall’anno 2013″;

e) alla lettera d), le parole: “per 1.000  milioni  di  euro  per l’anno 2013″ sono sostituite dalle seguenti: “per  1.700  milioni  di euro  per  l’anno  2012″;  nella  medesima  lettera,  le  parole:  “a decorrere  dall’anno  2014″,  sono  sostituite  dalle  seguenti:   “a decorrere dall’anno 2013″.

9. All’articolo  20,  del  citato  decreto-legge  n.  98  del  2011 convertito con legge n. 111 del  2011,  sono  apportate  le  seguenti modificazioni:

a) al comma 2, le parole:  “a  decorrere  dall’anno  2013″,  sono sostituite dalle seguenti: “a decorrere dall’anno 2012″;

b) al comma 3, le parole:  “a  decorrere  dall’anno  2013″,  sono sostituite dalle seguenti: “a decorrere dall’anno 2012″; nel medesimo comma, il secondo periodo e’ soppresso; nel medesimo comma, al  terzo periodo sostituire le parole “di cui a  primi  due  periodi”  con  le seguenti: “di cui al primo periodo”.

10. All’articolo 6 del decreto legislativo 6 maggio  2011,  n.  68, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, primo periodo, le parole: “A  decorrere  dall’anno 2013″, sono sostituite dalle seguenti: “A decorrere dall’anno 2012″;

b) al comma 1, lettera a), le parole:  “per  l’anno  2013″,  sono sostituite dalle seguenti: “per gli anni 2012 e 2013″;

c) al comma 2, le  parole:  “Fino  al  31  dicembre  2012″,  sono sostituite dalle seguenti: “Fino al 31 dicembre 2011″.

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