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"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

Calvario AZZOLLINI INCAP001 copia

Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

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Ancora un delfino spiaggiato


Foto: © Capitaneria di Porto Molfetta

Ancora un delfino spiaggiato lungo il litorale di Molfetta. 

A dare l’allarme – dopo il rinvenimento documentato dal Wwf – stavolta un pescatore in apnea, un tipo di pesca praticata con la tecnica dell’immersione, senza attrezzature di respirazione. 

Il cetaceo è stato rinvenuto sulla battigia di un lido balneare lungo la Molfetta-Giovinazzo. Misura 190 centimetri di lunghezza per 100 chilogrammi di peso, e presenta qualche escoriazione e una vistosa ferita sotto la bocca. 

Il recupero della carcassa è previsto per la giornata di oggi. La capitaneria di porto, cui è stata denunciata la scoperta, ha disposto l’intervento di un veterinario dell’Asl. 

Un documentario fa luce sulle verità nascoste nel bombardamento al porto di Bari del 1943

Rivelazioni e documenti inediti, coperti fino al 2009 da segreto militare, nel progetto del film "Top Secret" prodotto dalla SD Cinematografica

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Il porto di Bari in fiamme nel 1943

di Antonio Di Giacomo (www.bari.repubblica.it/…)

Una pagina di storia negata. È della più grande tragedia navale della Seconda guerra mondiale, dopo Pearl Harbor, che si parla ma soprattutto del più grave disastro chimico del conflitto. È il 2 dicembre 1943, quando, alle 19,25 una flotta di 105 bombardieri della Luftwaffe nazista attacca il porto di Bari. Lì sono ormeggiate una trentina di navi alleate, sotto il controllo britannico, ma, fra queste, ce n’è almeno una, la John Harvey, battente bandiera americana, la cui stiva è piena zeppa di iprite: un letale gas venefico.

Almeno un migliaio le vittime fra civili e militari, uccise dalle bombe sganciate dai tedeschi e dunque anche dall’iprite sprigionata dalla nave statunitense, letteralmente saltata in aria. Un computo esatto dell’immane strage, d’altra parte, non s’è mai fatto. E così dell’iprite al largo di Bari, fino ad oggi, s’è tornato a parlare soltanto in coincidenza degli occasionali ritrovamenti di bombe inesplose, spesso anche in prossimità di Molfetta, a Torre Gavetone. Solo che adesso, a cercare di far luce sulle verità negate dal segreto militare, provvede il progetto del documentario d’inchiesta storica, "Top Secret: Bari, 2 dicembre 1943" scritto dallo sceneggiatore pugliese Francesco Morra e realizzato dalla Sd Cinematografica di Roma, già impegnata in coproduzioni con National Geographic e La grande storia di RaiTre, e presentato, in forma di trailer lungo 6 minuti, a palazzo di città.

GUARDA – IL TRAILER DEL FILM

Nove finora i mesi di lavoro per cercare di disseppellire brandelli di verità. «Siamo stati in Inghilterra, intanto – rivela Morra – dove abbiamo incontrato e intervistato tre testimoni dei fatti del ’43 a Bari, fortunatamente ancora in vita: due marinai che parteciparono alle operazioni di soccorso e un tecnico medico in forze all’ospedale britannico. Furono costretti a giurare di non rivelare nulla di quanto fosse accaduto». E non è tutto. Le ricerche per il documentario, infatti, sono state condotte anche in Germania, nella stessa Italia e soprattutto negli Stati Uniti. «A Washington abbiamo potuto consultare – racconta Morra – alcuni documenti che, coperti fino a pochi anni fa dal segreto militare, consentono oggi di poter ricostruire i fatti del 2 dicembre a Bari. È accaduto anche a Londra, dove, secretati fino al 2007 e 2009, sono finalmente pubblici i dossier medici sulle conseguenze dell’esplosione dell’iprite nel ’43».

LE IMMAGINI DEL DISASTRO

E adesso? Nel 1971 in America, e pubblicato in Italia dalla casa editrice Adda solo nel 1977 e poi nel 2003, rieditato in occasione del sessantesimo anniversario del disastro, appare il primo libro sulla vicenda: Disastro a Bari di Glenn B. Infield. «In quel volume l’ex maggiore dell’aeronautica statunitense sostiene che – spiega Morra – il secretamento della vicenda sia stato inutile, dal momento che, secondo le informazioni in suo possesso, i tedeschi erano già venuti a sapere del carico di iprite americano, pur vietato dalle convenzioni internazionali. Cercheremo di appurarlo, visto che, ad oggi, non esiste riscontro documentario».

Strutturato in forma d’investigazione, anticipa l’autore, «Top Secret si svilupperà come un vero e proprio giallo: sarà girato in alta definizione, così come abbiamo già fatto per i primi materiali raccolti, e verrà destinato al mercato televisivo nazionale ed estero. Le ricerche, ripeto, non possono dirsi concluse e, va da sé, che parte del documentario sarà girato naturalmente anche a Bari, dove contiamo sulla preziosa collaborazione di Vito Antonio Leuzzi, direttore dell’Istituto per la storia dell’antifascismo, e di Pasquale Bruno Trizio dell’Anmi (Associazione marinai d’Italia). Un’aspirazione, invece, condivisa insieme con il regista Fabio Toncelli, sarebbe budget permettendo poter ricostruire, attraverso l’ausilio della computer grafica, la dinamica dell’attacco aereo».
 

Nuovo porto e bonifica. La verità sulle bugie del Sindaco Azzollini

 Nuovo Porto 2 07112010

Mentre tutte le autorità, interpellate dal Liberatorio Politico con l’esposto dell’agosto 2009, tacciono, il sindacosenatorepresidente Azzollini continua a mentire sulla bonifica in atto nel porto di Molfetta e sui ritardi del cronoprogramma dei lavori di quest’ultimo.
Intervistato dalla redazione di un giornale mensile locale, alla domanda : “Perché allora si scelse di inaugurare e avviare i lavori prima di bonificare le acque? Fu un escamotage in vista delle elezioni?“; lui ha risposto: “Ne dubito. Il problema è che se non c’è un’opera in corso non danno credito alla richiesta di un’amministrazione comunale di effettuare una bonifica. In caso di lavori di bonifica a vuoto chi paga? Solo con il ritrovamento effettivo degli ordigni a lavori iniziati abbiamo potuto convincere lo Stato Maggiore della Difesa (unico ente autorizzato per l’esecuzione di questo tipo di lavori) ad effettuare la bonifica.”

Purtroppo, come spesso accade, Azzollini non ha il tempo di leggere le carte o fa finta di non conoscerle, e per una corretta informazione è necessario smentirlo su tutti i fronti.
In primo luogo la bonifica del porto di Molfetta e dello specchio d’acqua antistante la Torre Gavetone è stata decisa, e finanziata con 5 milioni di euro, nel lontano 28 dicembre 2001, art.52, comma 59, Legge Finanziaria n.448 Piano di risanamento ambientale delle aree portuali del basso adriatico; successivamente con Decreto del Ministero dell'Economia e Finanzedi concerto con il Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territoriodel 10 Marzo 2006 è stato individuato come "Basso Adriatico" l'area marittima compresa tra il faro di Vieste e Capo d'Otranto.

Con lo stesso Decreto del 10 Marzo 2006 veniva individuata la Regione Puglia quale unica regione interessata alla realizzazione del "Piano di Risanamento del Basso Adriatico"; tale Piano prevedeva la bonifica dei fondali dagli ordigni individuati nelle aree ricomprese nella fase I (Porto Vecchio di Manfredonia, Porto di Molfetta, Porto nuovo di Bari, area costiera di Torre Gavetone ed isolotto di Sant'Emiliano).

Tra questi interventi avevano priorità assoluta il porto di Molfetta e l’area antistante Torre Gavetone, non perché era in atto il progetto per la costruzione del nuovo porto, come afferma il sindaco, ma perché in seguito a numerose interpellanze parlamentari trasversali agli schieramenti politici, e nessuna del Senatore Azzollini, era stato chiesto l’intervento di bonifica a causa del potenziale pericolo che le bombe chimiche e convenzionali potevano rappresentare per i cittadini, i lavoratori del mare e per l’ambiente. E’ strano che il Senatore Azzollini non sia a conoscenza dei fatti pur facendo parte della commissione bilancio, ed essendo lui Presidente della stessa, dal lontano 26 giugno 2001.
Caro sindacosenatorepresidente Azzollini, lo sminamento del porto di Molfetta era stato già programmato e finanziato ancor prima che cominciassero i lavori del suo ampliamento e prima ancora, e questo è ancor più grave, che cominciasse l’iter per procedere al bando di gara e del relativo capitolato d’appalto dei lavori stessi.
Che c’azzecca (direbbe Di Pietro) lo Stato Maggiore della Difesa che avrebbe potuto ostacolare la bonifica se non ci fosse stato il ritrovamento effettivo degli ordigni, se il Ministero della Difesa, nelle leggi e accordi di programma della bonifica non c’è mai stato? La verità è nella domanda stessa della redazione, le scadenze elettorali imminenti e la Società Porto gestita dai suoi uomini, aveva bisogno di creare visibilità politica e movimentazione di danaro pubblico in funzione del consenso.

Nuovo porto 1 07112010


Ricordiamo ai cittadini, ancora una volta  che il Comune di Molfetta e l’Ing. Balducci erano al corrente della presenza di residuati bellici nei fondali interessati al dragaggio per il nuovo porto perché lo stesso Balducci è stato nominato responsabile del procedimento amministrativo nella delibera n.296 del 1.7.2004 con cui la Giunta approvava il capitolato d’appalto per l’aggiudicazione del servizio di ricognizione e bonifica dei fondali marini con la seguente motivazione… Ritenuto che tale operazione di indagine e bonifica del fondale marino dell’area portuale, così come individuata negli elaborati di progetto, è indispensabile per poter dragare i fondali in tutta sicurezza, evitando spiacevoli inconvenienti dovuti alla presenza di ordigni bellici inesplosi presenti sul fondale.

Successivamente con deliberazione della Giunta Comunale n.477del 25.11.2004 si approvava il progetto esecutivo del servizio di monitoraggio e bonifica; il 28.12.2004 con Determinazione Dirigenziale n.172 del Settore LL.PP del Comune, veniva indetta l’asta pubblica per l’appalto e il 25.1.2005 viene affidato all’ATI LUCATELLI Srl + IDMC da Trieste l’appalto per la ricognizione e bonifica del fondale marino da ordigni bellici nell’ambito del nuovo porto marittimo. Lo stesso comandante della capitaneria di porto in carica, in quel periodo, Massimo Gasperini che aveva comunicato alla Procura di Trani in data 6.5.2005 la presenza, non solo di una bomba al fosforo di 100 libbre a 30 metri dalla diga “Achille Salvucci”, ma di numerosi proiettili di medio e grosso calibro unitamente a varie cassette di munizioni per le quali la Prefettura di Bari doveva provvedere alla bonifica.

In data 02.01.2006 l’ATI Lucatelli s.r.l., fa richiesta di sospensione del servizio essendo impossibilitata a proseguire avendo individuato una nuova zona particolarmente intasata, detta “zona rossa”, georeferenziata di superficie mq.118.000 circa, in cui si è scoperto una concentrazione subacquea di ordigni esplosivi residuati bellici di vario genere, scaricati in mare nel dopoguerra, di notevole entità, dell’ordine delle centinaia di unità, e, essendo impossibilitata a proseguire se non dopo l’intervento dello SDAI.
Successivamente, in data 02.03.2007, prot. n. 14498 del 15.03.2007, l’ATI Lucatelli, considerando che ad oltre un anno dall’ indagine magnetometrica, lo SDAInon ha proceduto, per carenza di fondi, alla rimozione e brillamento degli ordigni rinvenuti, propone di chiudere l’appalto per l’impossibilità a procedere, senza richiedere maggiori oneri, ma, contabilizzando il servizio svolto sino al momento del rinvenimento della “zona rossa”.

Le “disattenzioni” del sindaco, della giunta e degli uffici comunali sono state tante e nella fretta, dopo aver approvato il progetto definitivo il 25.6.2006; il bando di gara, il disciplinare di gara definitivo e indetto l’appalto integrato in data 17.10.06, hanno dimenticato e ignorato la presenza di bombe sui fondali interessati alla costruzione del nuovo porto.
La fretta è già costata alle casse comunali circa 8 milioni di euro, come risarcimento all’Impresa che, pur avendo vinto una gara d’appalto, non può procedere ai lavori.

Questa è la nostra verità sui lavori del Nuovo Porto di Molfetta e passando la parola al sindaco per smentirci, vogliamo solo ricordargli che un buon amministratore non avrebbe dovuto far partire un bando per l’appalto dei lavori del nuovo porto pur essendo consapevole del rischio di trovare i fondali pieni di bombe.

Resuidi bellici chimici nell'Adriatico. Una manifestazione importante

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/11/manifesto1.jpg?w=210

Fonte: liberixpesaro.blogspot.com/…

Per chi non c'era.

Guarda il video del dibattito. Ci sono tante informazioni che ci riguardano direttamente.

Bombe al Gavetone. Dopo la segnalazione, la bonifica

Sono in tutto otto i residuati bellici individuati martedì dalla marina militare e messi in sicurezza.

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/06/fondale_gavetone_maggio2010.jpg
Alcuni degli ordigni rinvenuti a Torre Gavetone di cui il Liberatorio si è occupato il 7 giugno scorso.

di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

 

Quattro proiettili di medio calibro, due di piccolo, una bomba da mortaio e un bossolo di piccolo calibro compreso di cannello e capsula incendiva.

La piccola “santabarbara” è stata rinvenuta in località Torre Gavetone dalla marina militare. A far scattare i controlli, la denuncia di un bagnante ripresa anche in un comunicato stampa del Liberatorio Politico (a cui si riferisce l’immagine).

Le munizioni si trovavano alla distanza di venti metri dalla costa, alla profondità di 1,5 metri. Si tratta, riferisce la capitaneria di porto agli ordini del comandante Cincotti, di residuati bellici.

L’operazione ha visto coinvolti martedì i palombari del nucleo Sdai di Taranto, impegnati da tempo nella bonifica delle acque del porto, personale della capitaneria locale e una motovedetta dell’ufficio marittimo di Trani.

Una volta individuate, le bombe sono state rimosse e posizionate in zona di sicurezza.

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