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Il mare senza pesci


Foto: © MolfettaLive.it

Sarà stato uno scherzetto, forse. In via Campanella, nella sede del Liberatorio Politico, s’interrogano sulla gomma da masticare infilata nella serratura. Il giorno di Halloween, quando mancavano dieci giorni alla conferenza del 10 novembre sull’inquinamento bellico nel mare di Molfetta. Si interrogano perché, nel luglio 2009, quando mancavano dieci giorni alla prima conferenza sul tema, nella cassettina della posta trovò spazio ben altro, un bossolo calibro 6,72, ossidato, quasi fosse stato in acqua. 

Da due anni, il movimento civico coordinato da Matteo d’Ingeo relaziona la cittadinanza sullo stato della bonifica e sulle possibili ripercussioni sulla salute dei molfettesi. 

Nel frattempo, la platea si è allargata. Ci sono altre città italiane alle prese con lo stesso problema, l’oscuro sversamento dell’arsenale bellico al termine della seconda guerra mondiale. Da parte degli angloamericani, ma anche dei nazisti. In mare, ma anche nei laghi.

La guerra è finita da un pezzo. I figli degli Alleati e dell’Asse adesso si stringono la mano. Ma alcuni segnali fanno pensare che le colpe dei loro padri possano continuare a ricadere per chissà quanto. Certo, c’è stata l’alga tossica a complicare le cose. Alga misteriosa, inizialmente collegata alle acque di zavorra dei cargo provenienti dai mari tropicali. «E allora perché alte concentrazioni di Planktothrix rubescens si ritrovano nel lago di Vico?», si chiede d’Ingeo. 

Un’altra alga tossica, l’Ostreopis ovata, infesta le acque di Molfetta e dintorni. Anche qui il Coordinamento nazionale bonifica armi chimiche, cui ha aderito anche il Liberatorio, non crede alla casualità. Così ha incrociato le mappe dei siti di sversamento di ordigni bellici (a caricamento ordinario e chimico) con quello dei picchi di concentrazione. Molfetta, IschiaColleferroPesaro, il lago di Vico, il lago Maggiore: tutti accomunati dalla stessa sorte. 

È partita la caccia ai documenti d’epoca. In uno di questi, pubblicato sul sito ufficiale delle operazioni di bonifica del basso Adriatico, c’è la lettera di un operaio di Bitonto datata 1960. Racconta di essere stato impiegato in una ditta che, al termine della guerra, si sbarazzò alle dipendenze del comando inglese del suo arsenale all’imboccatura del porto di Molfetta. La missiva mette in guardia l’allora sindaco Maggialetti dalla costruzione della diga Salvucci, divenuta più di quarant’anni dopo la testata d’angolo del nuovo porto commerciale. 

Proprio qui d’Ingeo concentra le sue critiche. Il Comune, che lo scorso anno ha pagato una penale dacirca 8 milioni di euro per il ritardo dei lavori, conosceva la presenza dei residuati: questa la sua tesi. E per dimostrarla, oltre alla lettera, ha estratto dagli archivi di Palazzo di Città una delibera del 2004 dell’allora sindaco Tommaso Minervini in cui si affida all’ing. Enzo Balducci la responsabilità del procedimento amministrativo «per l’aggiudicazione del servizio di ricognizione e bonifica dei fondali marini». Il bando di gara del nuovo scalo sarà approvato nel giugno 2006, sotto il commissario straordinario e l’appalto integrato indetto il 17 ottobre, quando sulla poltrona di sindaco siederà Antonio Azzollini. Ma già a gennaio dello stesso 2006, la Lucatelli, ditta incaricata della bonifica, aveva chiesto la sospensione del servizio e l’intervento del nucleo dei palombari della Marina Militare, lo Sdai. 

Dopo la maxi multa, i lavori sono proseguiti. Anche se circoscritti a una zona già bonificata e a una profondità limitata. La draga che si attendeva non è giunta; se n’è vista un’altra, grande lo stesso se non di più. Ha lavorato per circa un mese. Con i sedimenti aspirati si è colmato il grande bacino di fronte alla basilica della Madonna dei Martiri. “Per il futuro dei vostri figli” recita la campagna di affissioni del Comune con la foto area dei lavori. 

Tutto ok, allora? No, secondo il Liberatorio, convinto che «il porto così come progettato non si farà mai»: tante ancora le bombe da ripescare (si parla orientativamente del 2016 come fine della bonifica), cui si aggiunge la profondità dei fondali, inferiore a quella che permetterebbe l’arrivo delle grosse portacontainer e le tanto anelate navi da crociera con frotte di turisti al seguito. 

D’Ingeo una proposta ce l’ha: destinare i fondi alla bonifica completa del bacino del porto e di Torre Gavetone. La sede della fabbrica di sconfezionamento del dopoguerra è oggi una delle ultime spiagge libere di Molfetta. Ma sui bagnanti aleggiano cartelli di divieto. Sono stati posti all'inizio di agosto, in un’estate più calda del solito. Prima il divieto di balneazione lungo il tratto del Gavetone ricadente nel comune di Giovinazzo, poi la denuncia alla procura di Trani nei confronti di Azzollini, poi ancora la conferenza con l’annuncio del rinvenimento di quelli che potrebbero sembrare veri e propri depositi sottomarini di bombe, a pochi metri dalla spiaggia. 

Il Liberatorio è stato accusato di «terrorismo psicologico» da tutti quei bagnanti che non hanno più potuto o voluto frequentare la loro amata spiaggia libera. «Avrei voluto confrontarmi con loro stasera», rilancia d’Ingeo. Elenca date, cifre, proietta foto d’epoca, cita statistiche. Chiarisce una volta per tutte che le armi ripescate sono anche a caricamento speciale, chimico, dunque pericoloso: «Ci siamo limitati a prendere visione dei report degli autori della bonifica». 

Gli fa eco Giovanni Lafirenze, esperto in bonifica di terra e di mare. Le armi convenzionali dell’epoca, spiega, erano dotate di spolette al mercurio. Ci sarebbe poco da stare tranquilli. Anche a sentire l’esperienza dalla viva voce di Vitantonio Tedesco, presidente della Cooperativa di piccola pesca. Anzi, verrebbe da dire, dalla viva pelle. Quella ustionata, «che gocciolava come si stesse sciogliendo» a contatto con l’acqua di mare durante alcune battute di pesca. Vorrebbe capire con cosa sia venuto in contatto, ma attende da tre anni i referti delle analisi. Vorrebbe anche comprendere i motivi della moria di polpi dello scorso anno, e perché il pesce sta scomparendo dai nostri mari. Su tutto, vorrebbe continuare a fare il suo mestiere, ma senza pesce non c’è pesca.

NUOVO PORTO E TORRE GAVETONE. REPORT FINALE

 

25 LUGLIO 2008  
La salute prima del porto

 

25 AGOSTO 2008 
Presenza bombe all’iprite, richiesta monitoraggio

 

 

1 SETTEMBRE 2008 

Mancato monitoraggio dell’Ostreopsis Ovata

 


8 SETTEMBRE 2008
Le bombe brillano e le condizioni del nostro mare peggiorano

   


8 NOVEMBRE 2008

Il nostro mare? Una bomba ad orologeria

 


1 MARZO 2009
Molfetta. Via vai di curiosi al porto, stupore e preoccupazione in città

 


28 LUGLIO 2009
Tra bombe chimiche e alghe tossiche, quale futuro per il nostro mare

 


30 APRILE 2009
La NATO si accorge solo oggi delle bombe chimiche nel nostro mare?

20 MAGGIO 2009 – IMPORTANTE

Porti e riporti storici 
 


20 AGOSTO 2009
Esposto su alga tossica e bombe chimiche

 

26 APRILE 2010

L'iprite a Molfetta fa sempre più paura. Sabato scorso un nuovo caso di intossicazione.

17 MAGGIO 2010
Memorie di guerra e bonifica infinita 


7 GIUGNO 2010
Le maglie larghe delle reti? Un falso problema 

30 LUGLIO 2010
Un mare pronto ad esplodere  

 

25 AGOSTO 2010
Mentre il Sindaco e le altre autorità tacciono, ritorna l’alga tossica

 


30 AGOSTO 2010

L’Arpa dice che l’alga tossica non c’è, ma i molfettesi sono a letto con la febbre

 


7 GIUGNO 2010

Le maglie larghe delle reti? Un falso problema

 


15 SETTEMBRE 2010

Residui bellici chimici nell’Adriatico

8 NOVEMBRE 2010
Nuovo porto e bonifica. La verità sulle bugie del Sindaco Azzollini

21 FEBBRAIO 2011
Le omissioni e la propaganda del sindaco Azzollini

22 FEBBRAIO 2011
Le balle del sindaco Azzollini & C.

 

28 MARZO 2011

Basta con i veleni di Stato. Nasce il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche

11 APRILE 2011
Se il mare diventa un campo minato 

 

29 APRILE 2011

Interrogazione parlamentare sulla presenza di ordigni a caricamento chimico nel mare pugliese

 

14 MAGGIO 2011
C’era una volta…il Nuovo Porto Commerciale. Una storia di bombe, balle e veleni

30 MAGGIO 2011
Il silenzio del Senatore Azzollini

 

18 GIUGNO 2011
Continua la vergognosa campagna di propaganda del Sindaco Senatore Azzollini

 

19 GIUGNO 2011

RAI Radio3 e la rivista I.AM parlano delle armi chimiche a Molfetta

28 GIUGNO 2011

A Torre Gavetone sarà vietato fare il bagno

 

16 LUGLIO 2011

Si sospenda la bonifica nel porto fino a quando Azzollini non assumerà più responsabilità nei confronti dei cittadini
 

16 LUGLIO 2011
La procura indaga sul porto. Sequestri al Comune e a Ravenna

27 LUGLIO 2011

Tritolo, fosforo, iprite e cemento
 


29 LUGLIO 2011
Bombe, denuncia shock: «Abbiamo trovato i depositi sottomarini»


 

1 AGOSTO 2011

«Ordigni bellici inesplosi», Gavetone vietato alla balneazione

 

3 AGOSTO 2011

Comune e Capitaneria, due anni di ritardi. Perchè? 

 

2 SETTEMBRE 2011

Troppe alghe, l'inchiesta arriva al porto di Molfetta

 

6 SETTEMBRE 2011

Alga tossica, s’indaga sul porto di Molfetta

 

13 SETTEMBRE 2011
Emergenza da inquinamento bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico


 

22 SETTEMBRE 2011

Il Parlamento informi sullo stato reale dei lavori di bonifica

 

26 SETTEMBRE 2011

Dopo la città, le "MANI SUL PORTO"

 
 

29 SETTEMBRE 2011

Veleni nel porto. La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta
 
 
10 NOVEMBRE 2011
Dedicato ai nostri figli… Bolle, Balle e Bombe.

Questo è quello che stiamo costruendo per il futuro delle nuove generazioni

   
   

      

Veleni nel porto. La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta


 

La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta e delle armi chimiche. Questa volta è il giornale della Legambiente, LA NUOVA ECOLOGIA che si occupa delle conseguenze della guerra e dedica  l’inchiesta del mese  al problema delle tonnellate di armi a caricamento chimico affondate durante la seconda guerra mondiale e che minacciano l’ecosistema italiano, mentre le bonifiche procedono a rilento. Nell’inchiesta si analizza la situazione delle acque dell’Adriatico, del Tirreno e di alcuni laghi. Secondo gli esperti dell’Istituto nautico di Forio (Ischia), gli arsenali di armi chimiche andrebbero ricercati nel triangolo che ha per vertici Bagnoli, Ischia e Capri, dove Goletta Verde è approdata nelle scorse settimane per chiedere analisi accurate. Dalle acque dei mari a quelle dei laghi i veleni continuano a inquinare l’Italia. Un esempio è quello del lago di Vico dove dopo anni di omissioni e ritardi è giunta la notizia dell’inizio della bonifica della Chemical City; una notizia che premia l’impegno di Legambiente e di quelle associazioni che da alcuni mesi, riuniti insieme a noi nel Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, chiedono a gran voce che si trovi una soluzione definitiva a questo drammatico problema, che al di là delle singole vertenze territoriali ha ormai assunto la dimensione di una vera emergenza nazionale.
Nel luglio scorso Francesco Loiacono, giornalista de " LA NUOVA ECOLOGIA " è stato a Molfetta e ha realizzato l'inchiesta che questo mese si trova nel mensile della Legambiente. All'inchiesta è abbinato un video che lo stesso giornalista ha realizzato nel porto di Molfetta e a Torre Gavetone intervistando oltre a Matteo d'Ingeo, responsabile territoriale del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche,  i due rappresentanti della Legambiente, Massimiliano Piscitelli e Paolo De Gennaro.

 


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LAGO DI VICO: IMMINENTE LA BONIFICA DEL SITO MILITARE

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Dopo anni di allarmi, polemiche ed estese campagne di monitoraggio, sembra finalmente giunto il momento degli interventi concreti per cominciare a risolvere la difficile emergenza che investe il Lago di Vico.

La voce che circolava da giorni e che ci è stata ufficialmente confermata dai responsabili del Centro Tecnico Interforze di Civitavecchia (NBC), è ora finalmente una certezza, e quindi per noi una buona notizia.
I primi interventi di bonifica per rimuovere le “masse anomale” interrate rinvenute nell’ex magazzino militare posto sulle rive del lago saranno infatti realizzati nei prossimi mesi.
L’iter amministrativo per affidare ad una impresa specializzata il delicato compito di ripulire l’area dagli ordigni inesplosi ha finalmente ripreso il suo corso, ed ora, dopo anni di silenzi, omissioni e ritardi è lecito sperare in una positiva soluzione.
Nel mese di luglio il Ministero della Difesa ha infatti pubblicato il bando di gara per assegnare alle ditte che rispondono ai requisiti tecnici richiesti il primo pacchetto di interventi per un importo complessivo di circa 150.000 euro + Iva.
Le imprese interessate, dopo un sopralluogo nel sito per verificare le condizioni del capitolato, presenteranno le loro offerte e la gara per la definitiva assegnazione dei lavori si concluderà entro il mese di settembre.
Dopo la verifica della Corte dei Conti sulla conformità dell’iter amministrativo l’impresa aggiudicataria potrà avviare l’intervento di bonifica, previo corso di formazione per tutto il personale operativo che si terrà presso la scuola del Centro Interforze NBC.
Se quindi tutti i passaggi amministrativi rispetteranno i tempi annunciati, entro l’inverno entrerà in azione la task force di rastrellatori e tecnici specializzati per rimuovere le masse anomale nel primo dei sei lotti interessati, lavoro propedeutico alla successiva caratterizzazione dei terreni che sarà eseguita dai tecnici dell’Arpa per rilevare eventuali presenze di sostanze tossiche.
Questo in sintesi il calendario dei primi interventi di bonifica che saranno avviati nei prossimi mesi e che ci auguriamo non subiscano ulteriori ritardi; occorre inoltre sottolineare che l’area interessata alle operazioni è ancora limitata e che saranno necessari ulteriori e ingenti risorse economiche per ripulire l’intero sito militare.
Del resto, dopo anni di omissioni e ritardi salutiamo la notizia dell’inizio della bonifica della Chemical City con grande soddisfazione; una notizia che premia l’impegno di Legambiente e di tante associazioni presenti sul territorio, che in questi anni hanno posto all’attenzione di tutti una “scomoda verità” con la quale dobbiamo fare i conti.

acartellozonamilitareMa la strada per liberarci definitivamente dalla drammatica eredità lasciataci dall’industria chimica militare degli anni ‘40 è ancora lunga e oltre al Lago di Vico sono decine i siti disseminati in tutto il territorio nazionale che aspettano risposte.
Oltre che nel nostro territorio anche a Molfetta, Pesaro, Colleferro, Ischia, comitati di cittadini e associazioni, da alcuni mesi riuniti insieme a noi nel Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, chiedono a gran voce che si trovi una soluzione definitiva a questo drammatico problema, che al di là delle singole vertenze territoriali ha ormai assunto la dimensione di una vera emergenza nazionale.

Fabrizio Giometti – Legambiente Lago di Vico                             

 

Acque all'arsenico: Natale senza potabile e arrivano i «piazzisti» di finti depuratori

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di Alessandro Fulloni – corriere.it/roma

Mentre dal Governo si attende l’elenco dei comuni laziali in cui dovrebbe scattare lo stato d’emergenza per l’arsenico nell’acqua potabile (finora secretato) , si moltiplicano le ordinanze di chiusura dei rubinetti firmate dai sindaci di comuni inclusi nelle province di Roma, Latina, Viterbo, Frosinone

Ai divieti di consumare per usi alimentari le acque pubbliche già in vigore a Cori e Cisterna (nel Pontino), Vitorchiano (nel Viterbese) e Velletri (ai Castelli) si aggiungono i provvedimenti firmati anche a Sermoneta e ad Aprilia.

Anche qui, tra il Frusinate e la provincia di Latina, per Natale l’acqua arriva a scuole e famiglie con le cisterne della Protezione civile. Nel frattempo fioccano le analisi «fai da te» ad opera di comitati cittadini e privati, spesso preoccupati di tutelare, anzitutto, la salute dei bambini.
Ma quel che è più grave è che c'è già chi specula sulla paura dei consumatori: in provincia di Latina sono già comparsi i piazzisti di impianti di depurazione dall'efficacia dubbia se non addirittura fasulli.

 

TUSCIA, «VIETATO» BERE AI MINORI DI 14 – Dalle analisi private emerge che valori oltre i 10 microgrammi per litro tollerati dalla Ue sono stati registrati, in prelievi effettuati il 13 dicembre 2010 dall’associazione «Differenzia-ti», in una decina di località della regione, tra cui Genzano, Lanuvio e Lariano (per i risultati completi vedere il link di Differenzia-ti in alto a destra). 

Altri esami di quel che esce dal rubinetto senza però il crisma dell’ufficialità sono quelli effettuati ad Anguillara da un rappresentante dell’Udc, Paolo Alberti, che ha scoperto valori della sostanza tossica «superiori a quelli consentiti dalle deroghe».
Nella Tuscia, e precisamente a Tolfa, si apprende che da circa un anno Asl, Comune e Acea hanno indirizzato ai cittadini una specie di manuale con le «istruzioni per l’uso» in cui si legge che «il consumo dell’acqua da bere in distribuzione non è consigliato per i soggetti di età inferiore ai 14 anni».
Secondo gli studi medici nazionali, inoltre, gli effetti dell'assunzione di acqua con alte percentuali di arsenico nei bambini da 0 a 3 anni potrebbero includere l'insorgere di forme tumorali.

 

VELLETRI, BOTTIGLIE DI MINERALE ALL’ASILO – Sempre a Velletri, è ancora l’Acea ad elencare al sindaco Fausto Servadio le scuole (tra cui alcuni asili) in cui viene data a bimbi e insegnanti l’acqua delle bottiglie perché dai rubinetti escono quantitativi di arsenico superiori anche ai 20 microgrammi. Ma l’allarme riguarda anche il mondo delle imprese. 

Dopo che la Flai Cgil del Lazio (settore agroalimentare) ha reso noto che tra i Castelli e Pomezia sono state multate 17 aziende produttrici di cibi che facevano uso di acqua «fuorilegge», anche il sindaco di Aprilia D’Alessio ha esteso la limitazione «alle imprese alimentari».

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VITERBO, L’ALLARME DEI MEDICI DI FAMIGLIA – Preoccupazioni arrivano pure dalla Fimmg (associazione dei medici di famiglia) di Viterbo – la provincia dove l’ emergenza è maggiore, tanto da riguardare una quarantina di città – il cui segretario Luciano Sordini sollecita «il rispetto della decisione Ue» che il 28 novembre ha bocciato la richiesta di deroga ai limiti dell’arsenico richiesta dall’Italia.
Decisione europea che ha di fatto «sigillato» quel che esce dai rubinetti di 128 comuni italiani, la maggior parte dei quali (91) concentrati nel Lazio.

 

LATINA, C'E' CHI SPECULA SULLA PAURA – In mezzo all’emergenza non mancano i furbetti: veri e propri «piazzisti» di finti depuratori che speculano sulla paura della gente. Lo rende noto la società Acqualatina, gestore del servizio idrico nel Pontino, che parla di «venditori di depuratori e di “analisti” che propongono di verificare la purezza dell'acqua che esce dal rubinetto di casa qualificandosi», appunto, come rappresentati di Aqualatina. Che però precisa «di diffidare di queste persone», dato che «non è in corso alcuna azione volta al controllo analitico dei prelievi». In caso di chiamate o proposte sospette, ci sono due numeri verdi da chiamare: l’800 085 850 e il 199 50 11 53 attivo da cellulare.

Acqua cara e avvelenata. Il caso Velletri, una storia Italiana

Porto, d’Ingeo: «Il comune sapeva delle bombe, ecco le prove»

Per il coordinatore del Liberatorio Politico, il Palazzo di Città era al corrente della presenza dei residuati bellici ma è andato avanti lo stesso con la gara d'appalto

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di La RedazioneMolfettalive.it

Matteo d’Ingeo interroga Antonio Azzollini sui rallentamenti dei lavori del nuovo porto, con una tesi che non mancherà di suscitare clamore: per il coordinatore del Liberatorio Politico, il Comune di Molfetta era al corrente della presenza dei residuati bellici, ma è andato avanti lo stesso.

Lo aveva già sostenuto cinque mesi fa e lo ripete oggi, commentando alcune dichiarazioni rese da Azzollini al mensile l’altra Molfetta.

«Perché allora si scelse di inaugurare e avviare i lavori prima di bonificare le acque? Fu un escamotage in vista delle elezioni?», ha chiesto il giornale. «Ne dubito – ha risposto Azzollini -. Il problema è che se non c’è un’opera in corso non danno credito alla richiesta di un’amministrazione comunale di effettuare una bonifica. In caso di lavori di bonifica a vuoto chi paga? Solo con il ritrovamento effettivo degli ordigni a lavori iniziati abbiamo potuto convincere lo Stato Maggiore della Difesa (unico ente autorizzato per l’esecuzione di questo tipo di lavori) ad effettuare la bonifica».

«Azzollini non ha il tempo di leggere le carte o fa finta di non conoscerle», replica d’Ingeo, che elenca una lunga serie di date e documenti.

Si parte dal 28 dicembre 2001, L’articolo art.52, comma 59, della Legge Finanziaria finanzia un piano di risanamento ambientale delle aree portuali del Basso Adriatico. Il 10 marzo 2006 i ministeri dell’Economia e dell'Ambiente individuano chiaramente la regione del "Basso Adriatico" come l'area marittima compresa tra il faro di Vieste e Capo d'Otranto. Tale Piano prevede la bonifica dei fondali dagli ordigni individuati nelle aree ricomprese nella fase I (Porto Vecchio di Manfredonia, Porto di Molfetta, Porto nuovo di Bari, area costiera di Torre Gavetone ed isolotto di Sant'Emiliano).

«Tra questi interventi avevano priorità assoluta il porto di Molfetta e l’area antistante Torre Gavetone, non perché – riporta il Liberatorio – era in atto il progetto per la costruzione del nuovo porto, come afferma il sindaco, ma perché in seguito a numerose interpellanze parlamentari trasversali agli schieramenti politici, e nessuna del Senatore Azzollini, era stato chiesto l’intervento di bonifica a causa del potenziale pericolo che le bombe chimiche e convenzionali potevano rappresentare per i cittadini, i lavoratori del mare e per l’ambiente.

E’ strano che il senatore Azzollini non sia a conoscenza dei fatti pur facendo parte della commissione bilancio, ed essendo lui presidente della stessa, dal lontano 26 giugno 2001».

«Caro sindacosenatorepresidente Azzollini, lo sminamento del porto di Molfetta era stato già programmato e finanziato ancor prima che cominciassero i lavori del suo ampliamento e prima ancora, e questo è ancor più grave, che cominciasse l’iter per procedere al bando di gara e del relativo capitolato d’appalto dei lavori stessi», dichiara d’Ingeo.

E continua nella sua raccolta di dati a supporto delle sue accuse. Già nel 1 luglio 2004 la giunta comunale nomina l’ing. Enzo Balducci responsabile del procedimento amministrativo. Nella delibera si approva il capitolato d’appalto per l’aggiudicazione del servizio di ricognizione e bonifica dei fondali marini con la seguente motivazione: «Ritenuto che tale operazione di indagine e bonifica del fondale marino dell’area portuale, così come individuata negli elaborati di progetto, è indispensabile per poter dragare i fondali in tutta sicurezza, evitando spiacevoli inconvenienti dovuti alla presenza di ordigni bellici inesplosi presenti sul fondale».

L’approvazione del progetto esecutivo del servizio di monitoraggio e bonifica viene sancita il 25 novembre 2004; mentre il 28 dicembre dello stesso anno fu indetta l’asta pubblica per l’appalto, affidato il 25 gennaio 2005 all’associazione temporanea di imprese Lucatelli srl e Imdc di Trieste.

Anche la capitaneria di porto fornisce il suo contributo all’identificazione delle aree ricche a rischio per la presenza di residuati bellici. E' il comandante della capitaneria di porto in carica, Massimo Gasperini – continua la ricostruzione – a comunicare alla procura di Trani il 6 maggio 2005 la presenza, «non solo di una bomba al fosforo di 100 libbre a 30 metri dalla diga “Achille Salvucci”, ma di numerosi proiettili di medio e grosso calibro unitamente a varie cassette di munizioni per le quali la Prefettura di Bari doveva provvedere alla bonifica».

Circa sette mesi più tardi, il 2 gennaio 2006, l’Ati Lucatelli chiede la sospensione del servizio «essendo impossibilitata a proseguire avendo individuato una nuova zona particolarmente intasata, detta “zona rossa”, georeferenziata di superficie mq.118.000 circa», ricca di ordigni esplosivi e richiede l’intervento del nucleo dei palombari della Marina Militare, lo Sdai.

Più di un anno dopo, siamo giunti al 2 marzo 2007, l’Ati Lucatelli «propone di chiudere l’appalto per l’impossibilità a procedere, senza richiedere maggiori oneri, ma, contabilizzando il servizio svolto sino al momento del rinvenimento della “zona rossa”» a causa della mancata rimozione e brillamento degli ordigni rinvenuti per carenza di fondi.

Intanto, l’iter burocratico per la definizione dell’appalto è andato avanti: dopo aver approvato il progetto definitivo il 25 giugno 2006 e il bando di gara, il 17 ottobre dello stesso anno viene varato il disciplinare di gara definitivo e indetto l’appalto integrato.

Due provvedimenti – fa notare d’Ingeo – varati nonostante fosse nota la presenza sui fondali del porto delle bombe.

«La fretta è già costata alle casse pubbliche circa 8 milioni di euro, come risarcimento all’impresa che, pur avendo vinto una gara d’appalto, non può procedere ai lavori. Questa è la nostra verità – conclude – sui lavori del nuovo porto di Molfetta e passando la parola al sindaco per smentirci, vogliamo solo ricordargli che un buon amministratore non avrebbe dovuto far partire un bando per l’appalto dei lavori del nuovo porto pur essendo consapevole del rischio di trovare i fondali pieni di bombe».

Acquapazza

Il lago di Vico approda su Blob. Mini-inchiesta del programma di Rai3 sulle armi chimiche e l'alga rossa

Fonte: www.tusciaweb.it/…

Acquapazza. Questo il titolo della mini-inchiesta sul lago di Vico andata in onda il 3 ottobre alle 20 su Rai3.

Un servizio di poco più di 10 minuti realizzato da Fabio Masi per Blob e interamente dedicato all'inquinamento del lago di Vico. Un problema che, dalle proteste dei comitati locali, è rimbalzato direttamente su un'emittente nazionale.

"Nel lago di Vico – ha spiegato Giuseppe Nascetti, prorettore dell'Università della Tuscia, intervistato da Blob – è in corso un inarrestabile processo di eutrofizzazione. Da oligotrofo, il lago sta diventando eutrofico, cioè, ricco di azoto e fosforo, che hanno indotto la fioritura dell'alga rossa, che si nutre di queste due sostanze".

Come spiegato da Nascetti, l'alga rossa produce delle microcistine che rendono l'acqua tossica e quindi inutilizzabile, specialmente in inverno.

A rincarare la dose, la dottoressa Antonella Litta, dell'associazione italiana Medici per l'ambiente, anche lei intervistata da Blob.
Secondo la Litta, le microcistine potrebbero compromettere in particolare la salute dei più piccoli e il loro processo di crescita.

Non solo. Oltre al problema dell'alga rossa, c'è quello dei metalli pesanti nei sedimenti del lago. "Dalle analisi di quest'inverno – dice Nascetti – è risultata una quantità di arsenico superiore alle aspettative e ai limiti consentiti".

A detta del portavoce del comitato acqua potabile Raimondo Chiricozzi, la campagna informativa dei Comuni di Caprarola e Ronciglione è stata poco incisiva. "Le ordinanze di non potabilità sono state emesse – ha affermato Chiricozzi -, ma sono poco chiare e scarsamente pubblicizzate. I cittadini non sanno se l'acqua è potabile o no".

Il servizio è proseguito con l'intervista all'avvocato Enrico Mezzetti che, nel '96, si occupò della vicenda del ciclista raggiunto dalla nube di fosgene mentre transitava nei pressi del centro chimico. "L'ultima vittima europea della armi chimiche", come fu definito dal giornalista Gianluca Di Feo.

"Il centro chimico – ha detto Mezzetti alle telecamere di Rai3 – conteneva armi prodotte da industrie italiane tra la prima e la seconda guerra mondiale. Un rapporto del ministero dell'Ambiente dell'epoca conferma che, in quegli anni, era in corso un'opera di inertizzazione di decine di bombole di fosgene. Ma il sottosuolo poteva benissimo contenere altre sostanze, altrettanto pericolose".

Un monito terrificante, quello del ministero. Che, secondo Nascetti, non può essere ignorato. E che richiede un'azione su entrambi i fronti: lago e centro chimico. "Non possiamo lasciare al suo destino un sito di interesse comunitario e di straordinaria bellezza, come il lago di Vico. Anche perché nel 2015 arriveranno le procedure di infrazione da Bruxelles, con milioni di sanzioni. A quel punto sarà troppo tardi per rimediare".

Lo staff di Blob, in realtà, ha un'altra idea. Per il lago di Ronciglione e Caprarola è già tardi. Il servizio termina con un sottofondo musicale più che significativo: la marcia funebre di Chopin. Come a dire che il lago di Vico è spacciato.

L'INCHIESTA – Lago di Vico (VT): acque pericolose per la salute

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di Julia Gelodi (www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/…)

La gravità dell'inquinamento delle acque del lago di Vico e  i possibili rischi sanitari connessi sono noti e documentati ormai da anni. La questione è stata oggetto di attenzione da parte delle Istituzioni locali, nazionali e sovranazionali e numerose sono state le interrogazioni parlamentari al proposito, (almeno otto solo dal settembre 2009). Ciò nonostante, si ripropone ancora la questione della bonifica non ancora realizzata e della tutela della salute dei cittadini, in particolare dei comuni di Caprarola e Ronciglione, i cui acquedotti si approvvigionano nelle acque del lago. 

L'Isde "Associazione italiana medici per l'ambiente" (International Society of Doctors for the Environment – Italia) di Viterbo, ha nuovamente fatto 'il punto' della situazione: i problemi legati alle acque del lago di Vico, inserito dal 1982 in una Riserva Naturale Parziale, istituita proprio per conservare aspetti floristici e faunistici, sono molteplici.
Innanzitutto le consistenti fioriture di 'alga rossa' (cianobatterio Plankthotrix rubescens) produttrice, come ricorda l'Isde, di una microcistina, molto dannosa per la salute delle persone, per la flora e per la fauna, e classificata dall'Agenzia Internazionale di ricerca sul cancro (I.A.R.C.) come elemento cancerogeno di classe 2b. Probabilmente queste fioriture sono favorite dall'uso di fertilizzanti e fitofarmaci utilizzati nelle aree coltivate in prossimità del lago, da scarichi fognari abusivi, o da possibili altre attività illecite all'interno della Riserva naturale. A ciò si aggiunge l'alto livello di arsenico presente nelle acque del lago, dovuto anche alla sua origine vulcanica, ma comunque classificato dall' I.A.R.C. come elemento cancerogeno di classe 1 e con azione di interferente endocrino. Studi recenti hanno rilevato anche la presenza di altre sostanze tossiche e cancerogene, di norma estranee alle acque lacustri come: Mercurio, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), e nei suoi sedimenti elevate concentrazioni di Arsenico, Cadmio e  Nichel. Ad aggiungersi a questo quadro già desolante, c'è il decennale problema della mancata bonifica del sito militare dismesso NBC (nucleare, batterico, chimico ndr), uno dei laboratori di progettazione e assemblaggio di armi chimiche costruito intorno alla meta' degli anni Venti e nei cui pressi, come aveva già evidenziato sempre l'Isde, nei campioni presi sia in superficie che in profondità era stata rilevata la "la presenza di livelli di arsenico superiori ai valori di Concentrazione Soglia di Contaminazione", mentre "in un terzo dei campioni di terreno superficiale è stato evidenziato il superamento per arsenico, zinco e tetracloroetene".

La dott.ssa Antonella Litta, referente per Viterbo dell'Isdeci conferma telefonicamente che, purtroppo, ancora ad oggi, la situazione dell'inquinamento del lago rimane molto grave e che nessuna bonifica è ancora stata messa in atto, nonostante le allarmanti segnalazioni dell'Isde stesso, di associazioni ambientaliste quali Legambiente, le interrogazioni parlamentari e la minaccia, da parte del Commissario europeo per l'ambiente Janez Potočnik, di infrazione per l'Italia. Purtroppo si continua a "mettere la testa sotto la sabbia", fingendo che il problema non sussista. 
Nel dettagliato 'Memorandum' prodotto dall'Isde sulla situazione del Lago di Vico, si rileva la poco chiara situazione dell'ordinanze, in materia di potabilità dell'acqua, emesse dai comuni di Caprarola e Ronciglione: la maggior parte delle acque erogate nei comuni di Caprarola e Ronciglione sono infatti captate dal lago di Vico.
Già il 4 Gennaio 2008, il Dipartimento di prevenzione – Servizio igiene e sanità pubblica, sezione 4 Vetralla, della Asl di Viterbo, a seguito della comunicazione dei risultati degli esami, effettuati dall'Arpa Lazio su campioni prelevati il 24/12/2007, che evidenziavano la presenza di Cianobatteri, proponeva ordinanza di non potabilità dell'acqua ai sindaci dei Comuni di Caprarola e Ronciglione. Il Sindaco di Ronciglione, a seguito di questa comunicazione, emetteva in data 8 Gennaio 2008 l'ordinanza n. 4: "E' vietato l'uso e l'utilizzazione ad uso domestico dell'acqua, in tutto l'acquedotto comunale, sino ad ulteriore prelevamento ed analisi di campioni d'acqua da parte dell'Arpalazio sezione di Viterbo".

A seguito dei  risultati degli esami effettuati in data 7 aprile 2010, 1 e 4 giugno 2010, che documentano la massiccia presenza di Cianobatteri  e del cianobatterio  Plankthotrix rubescens, (alga rossa), sia prima che dopo i sistemi di filtrazione in uso presso gli acquedotti di Caprarola e Ronciglione, la Asl di Viterbo, ha  inviato, in data 8 luglio 2010, delle comunicazioni rispettivamente al sindaco di Caprarola e a quello di  Ronciglione, in cui si sottolineava :" la situazione d'incertezza sulla possibilità che l'acqua erogata al consumo umano non espleti effetti dannosi sulla salute dei cittadini".
I due Servizi della Asl chiedevano inoltre di adottare le seguenti misure: "
a) divieto di uso potabile, cioè quale bevanda abituale;
b) divieto d'incorporazione in alimenti prodotti da industrie alimentari;
c) divieto di utilizzo per la cottura di alimenti di consumo familiare e nelle attività di ristorazione collettiva". 
Nella due comunicazioni si invitavano pertanto i sindaci ad adottare " un approvvigionamento idrico alternativo mediante l'utilizzo di acqua idonea al consumo umano erogata da autobotte".

A  seguito di queste comunicazioni il sindaco di Ronciglione ritirava l'ordinanza n.22 del 30 giugno 2010 che non prevedeva alcuna  restrizione dell'uso dell'acqua erogata dall'acquedotto comunale contrariamente a quanto già disposto nelle ordinanze n. 4/2008 e n. 12/2010.  Nella nuova ordinanza  n.25  del 13 luglio 2010, tuttora  in vigore, il sindaco di Ronciglione scrive che l'uso dell'acqua deve avvenire :"con esclusione  dell'uso per consumo umano".
Meno chiara la situazione per quanto riguarda il comune di Caprarola che, con l'ordinanza n.50 del 13 luglio 2010,  poneva per l'acqua il "divieto di uso potabile", ma poi, con l'ordinanza n. 57 del 7 agosto 2010, ritirava il precedente divieto dichiarando potabili le acque erogate nel civico acquedotto. Abbiamo provato a contattare in merito i referenti dei due comuni, me non essendoci riusciti, ci riserviamo di darne notizia in futuro. 
L'isde sottolinea infine come la 
costante e  massiccia  presenza di alghe e cianobatteri, prima e dopo i sistemi di potabilizzazione, sia in netto contrasto con le  vigenti disposizioni di legge: il Decreto legislativo n. 31 del 2 febbraio 2001, modificato e integrato con successivo D.Lgs. 27/02, che disciplina la qualità delle acque potabili destinate al consumo umano garantendone la salubrità e la pulizia, all'art. 4 afferma: " 1. Le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite. 2. Al fine di cui al comma 1, le acque destinate al consumo umano: a) non devono contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana.

Anche Legambiente si occupa da tempo di monitorare la situazione del Lago di Vico: nell'ultima edizione della "Goletta dei Laghi", conclusai il 7 Luglio, ha misurato non solo i valori di balneabilità delle acque, ma anche quelli di potabilità, con delle analisi effettuate presso un laboratorio specializzato. 
Il risultato è stato l'assegnazione dell "Bandiera Nera" al bacino lacustre di Vico
, per mettere in risalto la gravità della situazione dell'inquinamento e per sollecitare i più tempestivi interventi, soprattutto per quanto riguarda gli scarichi. 
La dott.ssa Avenali, Direttrice di Legambiente Lazio, ci conferma nuovamente la gravità della situazione
, in particolar modo in merito alle fioriture di "alga rossa" nel bacino lacustre
, dovute sia all'utilizzo di fertilizzanti nei campi coltivati nei pressi, sia agli sversamenti e agli scarichi, soprattutto nel comune di Ronciglione. A Caprarola si sono 'messe in moto' alcune cose, come un confronto con gli agricoltori, che coltivano in particolare nocciole, eccellenza della zona, per trovare un punto d'incontro e promuovere un'agricoltura sostenibile e meno impattante. Per quanto riguarda il sito militare dismesso, la Dott.ssa Avenali chiede chiarezza e la possibilità di entrare (al momento tutta la zona militare è recintata, come si vede dalle foto) per poter valutare quale sia la reale situazione di contaminazione, visto che, come ricordato, i campioni prelevati nei pressi, sia sui sedimenti che sulle acque, hanno superato i livelli consentiti di arsenico, cadmio e nikel.
Al momento non ci è stato possibile ottenere una dichiarazione da parte dei responsabili del sito militare dismesso, ma ci riserviamo di darne notizia non appena riusciremo ad avere un commento da parte loro.