Archivio mensile:agosto 2008

Presenza bombe all’iprite, richiesta monitoraggio acque

Pubblichiamo integralmente la lettera che in mattinata è stata consegnata alla Direzione Regionale dell’A.R.P.A. (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale).

  https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/08/esplosione_in_mare_04_08_2008.jpg                            

Il movimento civico “LIBERATORIO Politico” di Molfetta è impegnato da molto tempo (oltre che su altre tematiche) nella ricostruzione storica della presenza delle bombe all’iprite, e/o a caricamento chimico, nelle acque costiere della nostra città.
I dati raccolti, le relazioni e gli studi che abbiamo consultato, facilmente reperibili in rete, destano non poche preoccupazioni.
Molti di noi frequentano abitualmente, e da tanti anni, le scogliere su cui sorge Torre Gavetone.
E’ ormai noto che questa torre, ricorrente in tutti i dossier, articoli di stampa e siti specializzati, che parlano delle bombe all’iprite, è un punto di riferimento per studiosi e ricercatori.
Proprio al largo di Torre Gavetone sono state individuate migliaia di bombe all’iprite depositate durante la seconda guerra mondiale, precisamente nel 1943.
In tutti questi anni sono noti i casi di ritrovamento di questi ordigni e i casi di intossicazione, specialmente tra i pescatori molfettesi, dovuti al contatto o inalazione del così detto “gas mostarda”.
Abbiamo anche appreso, dagli studi dell’I.C.R.A.M., che il caricamento delle migliaia di ordigni individuati è costituito da aggressivi chimici a base di iprite e composti di arsenico e in alcuni casi l'aggressivo chimico è conservato in bidoni anch'essi adagiati sui fondali e che, a causa della corrosione, cominciano a rilasciare sostanze letali.
Si aggiungano a questi anche 11 bombe ormai corrose, dopo oltre 60 anni, che stanno rilasciando agenti tossici in acqua.
Senza voler creare inutili allarmismi e pregiudiziali ipotesi, i dati riportati negli studi dell’I.C.R.A.M. ci portano, per lo meno, a chiederci se Codesto Ente è stato mai coinvolto dagli organi competenti in un monitoraggio delle acque marine interessate alla presenza delle predette bombe.
Lo studio dell’I.C.R.A.M. è chiaro. I campioni prelevati dai ricercatori, acqua, sedimenti e pesci, "sono stati sottoposti a quattro diverse metodologie d'analisi che indicano la sussistenza di danni e rischi per gli ecosistemi marini determinati da inquinanti persistenti rilasciati dai residuati corrosi".
In particolare, grazie ai confronti con esemplari della stessa specie prelevati nel Tirreno meridionale, le analisi hanno rivelato nei pesci dell'Adriatico "tracce significative di arsenico e derivati dell'iprite". Particolarmente rilevanti "le alterazioni a carico di milza e fegato". È stata anche riscontrata la presenza di parassiti in branchie, cavità addominale e tessuto cutaneo". Questo significa "che i pesci dell'Adriatico", rispetto a quelli del Tirreno,  spiega Ezio Amato, "sono particolarmente soggetti all'insorgenza di tumori; subiscono danni all'apparato riproduttivo; sono esposti a vere e proprie mutazioni genetiche che portano a generare esemplari mostruosi".

In questi giorni l’attenzione dell’ARPA, delle istituzioni pubbliche e sanitarie è rivolta alla sintomatologia che sta colpendo molti molfettesi a causa dell’alga tossica (Ostreopsis ovata) e proprio in località Torre Gavetone i casi sono stati tantissimi, forse un centinaio, compreso il sottoscritto, ma non messi in rete e non registrati presso alcun presidio medico, se non presso il proprio medico curante o semplicemente dal passaparola.

Ma la nostra attenzione si è focalizzata invece su di una particolare segnalazione di un cittadino che dopo aver letto una nostra lettera aperta al Sindaco di Molfetta ha ritenuto di comunicarci un curioso caso di “infiammazione cutanea” che ha coinvolto la propria famiglia.
Riportiamo di seguito il testo della segnalazione omettendo l’identità del denunciante, nel rispetto della privacy, ma conosciuto e identificato dallo scrivente:

“Nel pomeriggio di domenica 27 luglio, dopo una giornata passata a mare in località Torre Gavetone (Molfetta) mia moglie ha iniziato a manifestare sintomi di un bruciore non consueto a livello dell’apparato genitale, gradualmente sempre più intenso e successivamente accompagnato da un dolore continuo localizzato però internamente.
Il suo ginecologo, che fortunatamente ha potuto visitarla la sera stessa del 27, ha rilevato uno stato di intensa infiammazione vaginale sia esterna che interna, accompagnata internamente da una lesione dell’epitelio della mucosa.
La lesione ha richiesto un intervento chirurgico con il laser mentre lo stato infiammatorio, che nei giorni successivi si è ulteriormente accresciuto, è stato affrontato attraverso terapie diverse con l’uso successivo di differenti prodotti antinfiammatori senza inizialmente riuscire ad incidere né sul dolore né sullo stato infiammato dei tessuti.
Dei risultati evidenti si sono avuti solo durante gli ultimi 10 giorni con un riduzione visibile dello stato infiammatorio, che però non ha tuttora comportato una riduzione significativa del dolore.
Il ginecologo ha subito scartato l’ipotesi di un agente microbico come origine di tali problematiche, non avendo trovato traccia di tali presenze ed ha comunque prescritto, contemporaneamente agli interventi antinfiammatori, anche la somministrazione di antibiotici in dosi elevate per evitare infezioni secondarie dei tessuti lesi.
Lo stesso medico ha da subito ipotizzato l’origine delle lesioni in un contatto con sostanza fortemente urticante la cui origine non è in grado di stabilire. Si tratta comunque di qualcosa che può essere entrato in contatto con il costume da bagno e di lì essere stata assorbita dalla cute.
E’ importante rilevare che la madre di mia moglie, anche lei con noi a mare il 27 luglio, ha manifestato, dopo 24 ore, la stessa identica sintomatologia (infiammazione esterna e, parzialmente, interna, lesione interna, dolori), in una forma però molto più lieve da cui è completamente guarita in una settimana.
Mia moglie invece continua a manifestare sintomi visibili di uno stato infiammatorio dei tessuti (in graduale e lento miglioramento) e dolori tuttora persistenti e continui.”

Alla luce di quanto esposto il sottoscritto chiede alla Direzione Generale e Scientifica di Codesta Agenzia se, nell’ambito delle competenze assegnateLe, nell’esercizio della tutela e salvaguardia ambientale, e soprattutto della tutela della salute dei cittadini, intendano monitorare le acque marine comprese nello specchio d’acqua antistante Torre Gavetone per verificare eventuali presenze di sostanze tossiche riconducibili agli ordigni bellici a caricamento chimico presenti.
Naturalmente l’area da sottoporre ad indagine, a nostro modesto parere, non dovrebbe essere solo quella più vicina alla riva; in accordo con gli enti che stanno già operando nella zona per lo sminamento, bisognerebbe monitorare anche le aree marine in cui sono state già individuate le bombe a caricamento chimico e/o i fusti metallici che contengono altre sostanze chimiche tossiche.

Nessuno può e deve sottovalutare il rischio che incombe su tutti noi. Se fosse vero che nei nostri fondali giacciono migliaia di bombe all’iprite, che ogni bomba contiene in media 30 kg di sostanza chimica tossica e che il tempo ha corroso il metallo che la contiene, dobbiamo cominciare ad essere consapevoli di essere di fronte  ad una vera e propria “bomba ad orologeria”.

Liberatorio Politico
Matteo d'Ingeo

Annunci

Mare: operazione "trasparenza"

http://www.apat.gov.it/site/_images/video/08_08_09-Rai1-Amato.swf

Il dott. Ezio Amato, dell’IRPA (ex I.C.R.A.M.), interviene alla trasmissione televisiva "Sabato & Domenica estate", su Raiuno, alle ore 8:30 di sabato 9 agosto, sull'inquinamento marino provocato dai residuati bellici, tra cui l'iprite.

Lettera aperta al Sindaco Azzollini:

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2008/08/20080806-divieto_di_balneazione_2008.jpg

Carissimo Sindaco Senatore Azzollini,

le ferie d’agosto ci vorrebbero tutti spensierati, rilassati e distesi sulle nostre spiagge a goderci quel valore aggiunto che il mare rappresenta per la nostra terra. Ma così non è.

Avevamo denunciato nelle settimane scorse la Sua “dimenticanza” nel non aver diffuso l’ordinanza del divieto di balneazione, in alcuni tratti del nostro litorale, e Lei ha dovuto tamponare questa grave mancanza affiggendo negli ultimi giorni del mese scorso un’ordinanza datata “Luglio 2008”, ammettendo, ci dispiace dirlo, la Sua disattenzione rispetto alla salvaguardia della salute pubblica.
 
Ancor più grave ci sembra la mancata informazione sullo stato di salute del nostro mare che abbiamo richiesto da diverse settimane.
Infatti, mentre Lei affronta con spettacolarità il problema delle bombe all’iprite nel nostro mare, andando in giro ad azionare detonatori, la preoccupazione dei cittadini aumenta sempre di più.
I suoi colleghi parlamentari di cordata (vedi l’on. Amoruso per le bombe all’iprite e l’on. Germontani per l’alga tossica di cui è possibile leggere l'interrogazione, la risposta del sottosegretario e la replica dell'interrogante) in questi anni si sono preoccupati dello stato di salute del nostro mare, pur non essendo molfettesi, invece Lei si è lasciato distrarre dalle grandi opere pubbliche (nuovo porto commerciale) ed anche dalle false opere pubbliche (Palazzine Fontana) pur di portare cemento milionario a Molfetta.

Ancora oggi, come abbiamo più volte ribadito, ci sembra che il progetto di sminamento  dell’area portuale di Molfetta, per Lei sia un  piccolo incidente di percorso che sta ritardando l’inizio dei lavori per la costruzione del nuovo porto, da Lei sfruttato affinché i cittadini ne colgano solo l’aspetto demagogico quando dice:
“Lo sminamento in atto in questi giorni permetterà non solo di accelerare i lavori di costruzione del nuovo porto commerciale, ma soprattutto rappresenterà un elemento di sicurezza per l’incolumità dei lavoratori, quali armatori e marinai, che finalmente potranno lavorare serenamente senza alcun rischio legato agli esplosivi presenti in mare.”

Molto probabilmente ai cittadini molfettesi dovrebbe stare maggiormente a cuore la propria salute e quella dei propri figli piuttosto che il nuovo porto e quindi sarebbe meglio svelare i segreti che nascondono i nostri fondali marini.

Lei, Sindaco, ha il doppio dovere, anche in veste di rappresentante dello Stato, di raccontarci tutta la verità sulle bombe all’iprite e sull’alga tossica.
Questa strana coincidenza preoccupa non poco e non ci rassicurano le notizie che dal capoluogo pugliese e da altri  comuni del nord barese giungono, in questi giorni, per il pre-allarme che l’ARPA Puglia  ha lanciato per l’alga tossica.
Nel corso delle analisi periodicamente realizzate lungo tutta la costa pugliese, la stessa ARPA ha riscontrato una presenza massiccia della ostreopsis ovata che lo scorso anno mandò in ospedale 80 persone in tutta la provincia di Bari, e Molfetta, la scorsa estate, proprio a ferragosto, ha avuto parecchie decine di cittadini che si sono rivolte al vicino Pronto Soccorso per malori dovuti alla così temuta alga.
I responsabili dell’ARPA hanno parlato di parecchi siti sotto controllo lungo la costa pugliese, ma non hanno specificato quali. Quindi è necessario che Lei, Sindaco, informi la cittadinanza, preventivamente, se Molfetta è tra i siti a rischio e su  come i cittadini devono difendersi da questo misterioso e invisibile nemico.
In questi giorni le preoccupazioni non vengono solo dalla presunta alga tossica, ma anche dalle bombe a caricamento chimico che Lei ha imparato a far brillare nel nostro mare.
Nei comunicati stampa che sono stati diramati dal Palazzo di Città si parla di 54 aree interessate dalla presenza di ordigni convenzionali e a caricamento speciale (fosforo, iprite ed altri aggressivi chimici).
Viene spontaneo chiedersi, perché nessuno ce lo spiega, se assisteremo ad altre azioni spettacolari da Lei dirette, ovvero, se ci saranno altri ordigni da far brillare in mare, rassicurando l’opinione pubblica che “si è scelto una zona di fondale sabbioso per non arrecare danno all’ecosistema”?
Quello che preoccupa invece, oltre il danno all’ecosistema per ogni esplosione, è il danno che da oltre 60 anni le bombe a caricamento chimico hanno creato nel nostro mare.
La letteratura storica e scientifica parla di migliaia di bombe all’iprite presenti nell’area costiera tra Molfetta e Giovinazzo antistante l’ex impianto di “sconfezionamento ordigni” Stacchini, meglio conosciuto come Torre Gavetone.
E se fosse vero che ogni bomba conteneva 30kg di iprite non c’è proprio da stare tranquilli!

Così come non erano rassicuranti i risultati del programma di ricerca A.C.A.B., svolto dall’I.C.R.A.M. (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica Applicata al Mare) tra il dicembre 1997 e ottobre 1999, proprio al largo di Molfetta ad una profondità tra i 150 e 450 metri.

"I fondali indagati", recita il rapporto finale del coordinatore delle indagini Ezio Amato, "costituiscono una delle quattro aree di affondamento individuate". Quanto alle altre presenti nell’Adriatico è impossibile saperlo perché le autorità militari non forniscono informazioni.
È certo, invece, che il caricamento delle migliaia di ordigni individuati dall'Icram è costituito da aggressivi chimici a base di iprite e composti di arsenico.
In alcuni casi l'aggressivo chimico è conservato in bidoni anch'essi adagiati sui fondali e che, a causa della corrosione, continuano a rilasciare sostanze letali.
Negli ultimi anni abbiamo appreso da fonti giornalistiche, scientifiche, nonché da studi universitari che a seconda dei casi, queste sostanze provocano la distruzione delle cellule umane, attaccando occhi, pelle e apparato respiratorio; alterano la trasmissione degli stimoli nervosi.
Negli organismi che ne entrano in contatto le sostanze provocano bruciore, edema, congiuntiviti, congestioni in naso, gola, trachea e bronchi, danni polmonari cronici e asfissia; sono scientificamente provate anche le alterazioni genetiche.
Studi approfonditi sugli effetti sull'uomo sono stati realizzati dal professor Giorgio Assennato dell'Università di Bari, che ha condotto un'indagine su 232 pescatori pugliesi vittime di incidenti tra il 1946 e il '94. Le conseguenze peggiori avvengono per l'esposizione agli agenti tossici, attraverso l'inalazione dei vapori e il contatto cutaneo. Quando non c'è un danno immediato agli occhi, è il sistema respiratorio ad accusare i sintomi più evidenti dell'intossicazione: "Dolore toracico, tosse e ipofonia ", scrive nel suo studio Assennato. Esposizioni gravi producono la morte per insufficienza respiratoria, polmonite e, soprattutto, tumori.
 
Quanto ai danni provocati nell'ambiente marino, lo studio dell'Icram è chiaro. I campioni prelevati dai ricercatori, acqua, sedimenti e pesci, "sono stati sottoposti a quattro diverse metodologie d'analisi che indicano la sussistenza di danni e rischi per gli ecosistemi marini determinati da inquinanti persistenti rilasciati dai residuati corrosi".
In particolare, grazie ai confronti con esemplari della stessa specie prelevati nel Tirreno meridionale, le analisi hanno rivelato nei pesci dell'Adriatico "tracce significative di arsenico e derivati dell'iprite". Particolarmente rilevanti "le alterazioni a carico di milza e fegato". È stata anche riscontrata la presenza di parassiti in branchie, cavità addominale e tessuto cutaneo". Questo significa "che i pesci dell'Adriatico", rispetto a quelli del Tirreno,  spiega Ezio Amato, "sono particolarmente soggetti all'insorgenza di tumori; subiscono danni all'apparato riproduttivo; sono esposti a vere e proprie mutazioni genetiche che portano a generare esemplari mostruosi".
 
Noi aggiungiamo che è  facilmente immaginabile che molti di questi pesci possano finire sulle nostre tavole.

Pertanto carissimo Sindaco dopo questa preoccupante premessa noi Le chiediamo ancora una volta di informarci sullo stato di salute del nostro mare fornendoci copia delle relazioni, dei risultati scientifici  e monitoraggi prodotti dall’I.C.R.A.M. , Arpa Puglia e chiediamo che siano effettuati dei prelievi particolari nello specchio di mare antistante Torre Gavetone, ed altre zone, per verificare l’eventuale presenza di sostanze chimiche riconducibili alle bombe disseminate nella stessa area.
Naturalmente questa lettera aperta è rivolta a tutte le forze politiche, movimenti e associazioni cittadine, ai consiglieri comunali e assessori affinché tutti sostengano la richiesta di verità sullo stato di salute del nostro mare perché è la nostra salute e quella dei nostri figli ad essere in gioco.

Liberatorio Politico
Matteo d'Ingeo

Anche la Cassazione ha deciso: il pm deve andare via da Catanzaro

http://www.ilgiornale.it/art_jpg.php?ID=216759&X=490&Y=500

“Ciò che è accaduto di recente è che è emersa una vera criminalità giudiziaria, intesa come una parte di magistratura deviata che, in collusione con altri potentati, è fondamentale per garantire stabilità al sistema”. Lo ha detto il giudice Clementina Forleo, da poco trasferita da Milano a Cremona, parlando domenica sera a Catanzaro, dove ha partecipato alla presentazione del libro del giornalista Carlo VulpioRoba Nostra”. Nel corso degli interventi è stata criticata, sia da parte dei magistrati che del giornalista Vulpio, anche quella che è stata definita “la lottizzazione della politica nella magistratura; cosi’ – è stato aggiunto – la magistratura imita la politica nel modo peggiore”.
Il dibattito è stato moderato dalla giornalista Chiara Spagnolo che ha firmato un lungo intervento sul caso de Magistris apparso su “Liberainformazione”.

di Chiara Spagnolo

Il pm Luigi de Magistris via da Catanzaro. Per la seconda volta in dieci anni. Dopo avere messo sotto accusa i poteri forti e denunciato le collusioni tra politica, imprenditoria e magistratura, il magistrato napoletano è uscito sconfitto dal duro braccio di ferro con i suoi detrattori. L’11 luglio la Cassazione ha rigettato il suo ricorso contro il trasferimento disposto dal Csm il 18 gennaio. La Cassazione non è entrata nel merito della vicenda, ma si è fermata di fronte a una questione tecnica, definendo inammissibile il ricorso del pm “perché presentato in ritardo”. Una questione che ha infranto il sogno del pubblico ministero campano di vedere bloccato quel trasferimento che tanti avevano voluto e cercato con ostinazione. A chiedere per primo di allontanare De Magistris da Catanzaro fu, infatti, l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, sulla base dei risultati di alcuni ispezioni ministeriali relative alle indagini “Poseidone”, “Toghe lucane” e “Why not”.

In quest’ultima inchiesta, oltre all’allora presidente del Consiglio Romano Prodi, lo stesso Mastella fu indagato per abuso d’ufficio, finanziamento illecito ai partiti e concorso in truffa ai danni dello Stato e dell’Unione Europea. E se pure la sua posizione è stata recentemente archiviata dal gip di Catanzaro, in autunno fu proprio l’iscrizione del guardasigilli nel registro degli indagati a causare l’avocazione dell’inchiesta. Con uno straordinario tempismo, infatti, a distanza di poche ore dall’iscrizione firmata da Luigi de Magistris, il quotidiano Libero ne pubblicò la notizia e, dopo altre poche ore, il procuratore generale facente funzioni Dolcino Favi, avocò a sé l’indagine, con la motivazione che il pm napoletano era incompatibile ad indagare su quel ministro che ne aveva già chiesto il trasferimento. Nel provvedimento di avocazione, però, non si faceva cenno al fatto che in realtà l’indagine su Clemente Mastella – e sui suoi rapporti con alcuni dei principali indagati di “Why not” – andava avanti già da qualche mese e che era stato proprio il guardasigilli a cadere per primo nel conflitto d’interessi nel momento in cui aveva chiesto al Csm l’allontanamento del magistrato che già stava effettuando degli accertamenti su di lui. Un particolare, quest’ultimo, evidentemente non trascurabile se è vero che oggi la Procura della Repubblica di Salerno (competente ad indagare sui magistrati di Catanzaro) ha iscritto Dolcino Favi nel registro degli indagati per il reato di abuso d’ufficio e sta verificando se quell’avocazione non sia avvenuta in maniera illegittima.

Di illegittimità, o presunte tali, del resto, la storia recente del pm Luigi de Magistris sembra essere piena. Ci sono quelle disciplinari, che a lui sono state attribuite e a causa delle quali è stato disposto il trasferimento, e quelle penali di cui la Procura di Salerno lo ha ritenuto innocente, chiedendo l’archiviazione dei numerosi procedimenti a suo carico. Per quanto riguarda le prime, a gennaio, il Csm ha usato il pugno di ferro, andando addirittura oltre le richieste della Procura generale, che aveva sollecitato per De Magistris solo l’abbandono della funzione requirente per quella giudicante. Il Consiglio superiore, presieduto da Nicola Mancino, invece aveva disposto il trasferimento di sedi e di funzioni, comminando anche la sanzione della censura.

I tentativi del magistrato di discolparsi, assistito dall’ex presidente di Cassazione Alessandro Criscuolo, in ogni caso, davanti al Csm erano risultati vani, ed altrettanto inutile è risultato il tentativo più recente di far annullare la sentenza di trasferimento dalla Corte di Cassazione. Ben diversamente, invece, sono andate le cose davanti alla Procura di Salerno, dove il pm ha reso circa quaranta interrogatori, sviscerando da ogni punto di vista la vicenda che lo ha visto protagonista. Ai magistrati campani Luigi de Magistris ha raccontato una per una le sue indagini, il tentativo di capire come fossero scomparsi i finanziamenti europei destinati all’emergenza ambientale di “Poseidone”, le verifiche sulla magistratura di Potenza e Matera di “Toghe lucane” e quelle sugli appalti nel settore del lavoro interinale di “Why not”.

Ha parlato dei tentativi, effettuati per anni, di fermare le inchieste che avevano come protagonisti pezzi grossi della politica e dell’imprenditoria e delle indebite pressioni subite dall’interno del suo stesso ufficio. A Salerno il pm ha portato atti, ricostruzioni, rassegna stampa. Ha cercato di discolparsi e, a quanto pare, ci è riuscito fin troppo bene. All’inizio di giugno, infatti, il pm Gabriella Nuzzi ed il procuratore capo Luigi Apicella hanno prodotto una richiesta di archiviazione di oltre 900 pagine, nella quale hanno completamente capovolto il teorema accusatorio sulla base del quale hanno iniziato le indagini. De Magistris – hanno scritto – non è responsabile di alcun illecito penale: non ha abusato dei suoi poteri di magistrato, non ha compiuto perquisizioni illegittime, non ha calunniato i suoi colleghi catanzaresi né gettato discredito su di loro. Infine, non ha avuto rapporti privilegiati con alcuni giornalisti. Al contrariohanno affermato i magistrati di Salerno – Luigi de Magistris è stato vittima di una strategia di delegittimazione, finalizzata ad ostacolarne il lavoro e a bloccarne le indagini.

L’affermazione è delle più pesanti. I magistrati che la sottoscrivono se ne assumono in pieno la responsabilità e, nella richiesta di archiviazione, lasciano intravedere la possibilità che il “caso De Magistris” si sia completamente capovolto. Il pm napoletano, grande accusato, oggi è considerato innocente e chi aveva puntato il dito contro di lui viene invece accusato di averlo fatto nell’ambito di una strategia ben precisa, finalizzata all’allontanamento di quel magistrato “scomodo” da Catanzaro e dalle sue indagini fin troppo scottanti. Nel gran calderone della Procura di Salerno, oggi, ci sono tutti. Magistrati calabresi e lucani. Politici e giornalisti. I vertici degli uffici giudiziari di Catanzaro: l’ex procuratore capo Mariano Lombardi e l’avvocato generale dello Stato Dolcino Favi, il procuratore aggiunto Salvatore Murone e il presidente del Tribunale del Riesame Adalgisa Ritardo, solo per citarne alcuni. Ci sono politici, come l’ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, e il senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, che è anche l’avvocato di molte persone indagate da De Magistris. Le ipotesi di cui gli indagati devono rispondere a vario titolo sono molto gravi: perché parlano di corruzione in atti giudiziari, abuso d’ufficio e calunnia.

Senza dimenticare i giornalisti. Chiesta l’archiviazione per quelli che erano stati etichettati come “gli amici” di de Magistris, i pm di Salerno hanno evidenziato come le vere fughe di notizie relative alle indagini “Poseidone”, “Why not” e “Toghe lucane” siano state ben altre rispetto a quelle individuate dalle Procure di Catanzaro e di Matera e come siano state tutte finalizzate ad ostacolare il lavoro di De Magistris. Inoltre le Procure di Catanzaro e di Matera sono state messe sotto accusa, per l’indebita utilizzazione dell’attività di indagine nei confronti di alcuni giornalisti, che sarebbero stati oggetto di campagne di delegittimazione che andavano di pari passo con quelle di cui era protagonista il pm. La situazione, al momento, è delle più paradossali. Perché mentre la Cassazione conferma la durissima decisione del Csm, imponendo al magistrato il trasferimento di sedi e di funzioni, i pubblici ministeri di Salerno vanno nella direzione opposta. La parola, a questo punto, passa al gip della città campana, che deve pronunciarsi sulla richiesta di archiviazione, nei confronti della quale molti denuncianti hanno già presentato opposizione. Contestualmente i magistrati che conducono le indagini sui colleghi catanzaresi e lucani devono tirare le somme della loro attività e decidere chi deve essere ritenuto responsabile del presunto piano per “eliminare” de Magistris.

La fine della storia, dunque, è ben lontana dall’arrivare. Di certo per ora, c’è solo che il sostituto procuratore che ha messo sotto accusa le collusioni tra i poteri forti, portando alla luce l’esistenza di comitati d’affari che in Calabria e in Basilicata gestiscono soldi e potere, deve andare via da Catanzaro. De Magistris ha perso e qualcun altro, invece, ha vinto. Per ora. Perché, in realtà, la decisione della Cassazione potrebbe essere appellata davanti alla Corte di giustizia europea, oppure il magistrato potrebbe chiedere la revisione del procedimento alla luce delle decisioni che i colleghi di Salerno prenderanno in merito alla sua vicenda. Intanto De Magistris si prepara ad andare via. E, negli ultimi giorni di servizio nel capoluogo calabrese, chiude uno ad uno tutti i capitoli della sua attività. Nei giorni scorsi ha depositato, infatti, la richiesta di rinvio a giudizio per 202 persone accusate di illegittimità nelle assunzioni del personale Ata delle scuole, poi è toccato a cinque funzionari regionali coinvolti in una vicenda relativa ad incarichi esterni affidati illecitamente. A breve sarà la volta di chiudere “Toghe lucane”. Per la Basilicata, e la sua magistratura, non sarà un bel momento.

Annunci