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Il Codacons pubblica sul web la scheda per valutare la sicurezza delle aule

La legge stabilisce un massimo di 25 alunni per classe e fissa lo spazio minimo di cui necessita ogni studente

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Prosegue la battaglia del Codacons in favore della sicurezza scolastica. "Stiamo ricevendo molte segnalazioni relative a classi formatesi quest’anno che superano il limite di 25 alunni per aula – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Le norme vigenti fissano lo spazio minimo di cui necessita ciascun studente all’interno di una classe, a seconda del grado della scuola. Nello specifico per ogni persona (docente e alunno) presente in aula, deve essere garantita un’area netta di 1,80 metri quadri nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di I grado e 1,96 metri quadri nella secondaria di II grado oltre ad una altezza minima di 3 metri".
"E’ chiaro come la violazione di tali limiti abbia conseguenze dirette sulla sicurezza di studenti e docenti. Per tale motivo – prosegue Rienzi – abbiamo pubblicato oggi sul mio blog www.carlorienzi.it una scheda che genitori e studenti possono compilare per valutare il rispetto delle norme all’interno delle aule, e segnalare gli istituti che non rispettano le leggi vigenti, i quali verranno denunciati dal Codacons alle Procure competenti, cui sarà chiesto il sequestro delle classi fuorilegge".

Fonte: www.codacons.it/…

La campanella è suonata

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Nelle nostre scuole il primo giorno di lezione è suonata la campanella,  non quella dell’entrata ma quella dell’allarme sicurezza. Dopo la denuncia del Codacons anche gli uffici provinciali scolastici si muovono per verificare che le aule scolastiche siano sicure per i alunni e docenti.
Il 10 settembre u.s. il Dirigente dell’USP di Bari ha mandato un fax urgente a tutti i Dirigenti scolastici della Provincia per conoscere il numero delle classi che accolgono più di 25 alunni. Invitiamo il personale scolastico, in particolare le R.L.S. d’istituto, a vigilare affinchè i propri Dirigenti trasmettano con urgenza le notizie richieste dall’USP.

I Cobas prendono posizione sulla riforma Gelmini

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COBAS – COMUNICATO STAMPA

In questi giorni abbiamo davanti agli occhi, anche a Molfetta, gli effetti devastanti del piano dei tagli alla scuola ed al personale da parte di Tremonti-Gelmini.
Il nuovo anno scolastico, tranne poche eccezioni, come l’ITIS che incrementa il numero di alunni, vede la contrazione degli organici di docenti e ATA (collaboratori scolastici, assistenti tecnici e amministrativi) di circa 40 unità, senza tener conto che molti docenti di Molfetta subiscono la stessa precarietà in quanto lavoratori della scuola in città vicine.
I tagli al personale della scuola non comportano solo l’espulsione dei precari che rappresentano solo la punta dell’iceberg, ma anche dei docenti stabilizzati costretti alla mobilità verso le scuole di città viciniore.
I tagli alla scuola pubblica producono:
• La diminuzione dei finanziamenti per le supplenze di breve periodo e mancata copertura delle assenze dei docenti con le ore a disposizione
• La diminuzione delle spese per il funzionamento scolastico che comporta maggiori costi per le famiglie (fotocopie, materiale didattico, ecc.)
• Eliminazione delle compresenze e diminuzione della progettualità nelle scuole materne e elementari.
• La negazione del diritto allo studio e il peggioramento della didattica a causa dell’innalzamento del numero di alunni per classe (fino a 30 e in alcuni casi con due alunni diversamente abili nella stessa classe).
• il mancato rispetto delle norme di sicurezza nelle scuole (rapporto mq con n. di alunni per classe)
• la frammentazione dell’unità della disciplina e la formazione di orario spezzatino (es il docente di italiano e storia che prima insegnava nella classe potrà vedersi assegnate solo le ore di storia mentre quelle di italiano potrebbero essere assegnate ad altri)
• mancata sorveglianza degli alunni e cattivo funzionamento della scuola soprattutto nei plessi delle materne ed elementari per la diminuzione del personale ATA

Nel decreto Ronchi (sull’ambiente), il 9 settembre, il Consiglio dei Ministri ha introdotto una norma “ammazza precari” che prevede la possibilità per solo 10/13 mila precari di avere “contratti di disponibilità” (accordo tra i Ministeri del Lavoro e dell’Istruzione, l’INPS, eventuali intese bilaterali Stato- Regioni), che garantiscono la priorità per supplenze, progetti, recuperi, lotta alla dispersione scolastica, tra mille incertezze e con il rischio di decadere dal diritto acquisito, in caso di non accettazione. Tale norma riguarderebbe solo una minoranza degli oltre 200 mila precari iscritti nelle rispettive graduatorie.
Si comprende come tale provvedimento non sia in grado di risolvere una situazione, senza precedenti, di licenziamento di massa nella scuola pubblica. Il Ministro non vuole salvare i posti di lavoro dei precari docenti ed ATA, ma soltanto prolungarne l’agonia e i “contratti di disponibilità” (Progetto “diritti a scuola”, POR e Obbligo formativo ) non sono altro che un tentativo di divisione del fronte dei precari.
Invitiamo la Regione Puglia (responsabile degli organici del personale della scuola) ad attuare politiche a difesa stabile dell’occupazione, evitando provvedimenti “tampone” che comporterebbero, nei fatti, una concreta accettazione dei tagli al personale. Invitiamo tutti i docenti e Ata a sostenere la lotta dei precari rifiutando gli straordinari, tenendo conto che nel prossimo anno scolastico agli effetti devastanti del corrente a.s. si aggiungeranno i tagli per la riforma delle superiori, gli accorpamenti delle discipline ecc.

Giorgio Stracquadanio dice

Giorgio Stracquadanio, deputato PDL e consulente politico di Maria Stella Gelmini, viene intervistato da RaiNews24.

di Claudio Messora (www.byoblu.com/…)

Giorgio Stracquadanio dice: «Fino all’anno scorso, dipendevano dal Ministero della Pubblica Istruzione 1 milione e 300 mila persone. Il piano di riduzione prevede che in 3 anni si passi a 1 milione e duecentomila. Come si attua e perché si attua questa riduzione? Uno, si attua perché essendoci meno studenti, occorrono meno insegnanti.»

Giorgio Stracquadanio dice che ci sono meno studenti. Ma è vero?  Ecco i dati per l’anno scolastico 2009/2010:

  1. Scuola materna: per la prima volta supereremo il milione di bambini. 28 mila in più dell’anno scorso. Una media di quasi 24 bambini per classe.
  2. Scuola media: da settembre ci saranno 18 mila studenti in più. Contestualmente, ci saranno ben 120 classi in meno.
  3. Scuola superiore: Dai 21,8 alunni per classe dello scorso anno, si passa a 22,1 alunni. Ci saranno classi con più di 30 alunni, esclusi uno o più eventuali alunni disabili.
  4. Disabili: sarà l’anno record per la presenza di alunni disabili: oltre 178 mila contro i 176.000 dell’anno scorso. Gli insegnanti di sostegno, tuttavia, restano invariati: 90.469.

Giorgio Stracquadanio dice: «Il giornalismo italiano è quello che questi numeri non dice.»

O è lui che questi numeri non li dà?

Giorgio Stracquadanio dice: «Quello che deve essere chiaro a tutti è che la scuola ha smesso definitivamente di essere un ammortizzatore sociale, quello per il quale si va a scuola non perché si ha una vocazione a insegnare, si fa un concorso e lo si vince, ma per cui si cerca un posto qualunque e si spera in una sanatoria.»

Giorgio Stracquadanio dice che i precari non hanno vinto nessun concorso, e che scelgono la scuola come si sceglierebbe un posto qualunque. Ma è vero?

Nella scuola lavorano due tipologie di precari: quelli abilitati e quelli non abilitati. In entrambi i casi, sono inseriti in graduatorie stilate sulla base di titoli posseduti e quindi di una professionalità ritenuta idonea al ruolo da ricoprire. I precari abilitati hanno sostenuto un concorso, e in alcuni casi anche un corso propedeutico della durata di 1 o 2 anni, per ottenere l’abilitazione, ossia quel titolo con validità ministeriale che permette di essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. I concorsi e i corsi per accedere a tali graduatorie, stilate per assegnare contratti a tempo indeterminato e determinato nella scuola, sono stati organizzati dallo stesso Ministero dell’Istruzione, con la partecipazione delle università che hanno certificato conoscenze e competenze idonee per l’insegnamento di una precisa materia.
I precari abilitati hanno effettuato un lungo percorso verso il ruolo – l’assegnazione di una cattedra a tempo indeterminato. Hanno acquisito conoscenze e competenze specifiche, certificate, in anni di servizi svolti anche in scuole diverse, spesso non percependo che 10 mensilità annuali.

Giorgio Stracquadanio dice: «Ci dobbiamo interessare a lungo di una cena a cui partecipa il presidente del Consiglio.»

Una cena, caro Stracquadanio, cui parteciparono:

  1. Silvio Berlusconi (presidente del Consiglio);
  2. Angelino Alfano (Ministro della Giustizia);
  3. Niccolò Ghedini (avvocato di Berlusconi e parlamentare PDL)
  4. Carlo Vizzini (presidente commissione Affari Costituzionali al Senato della Repubblica)
  5. Luigi Mazzella (giudice della Corte Costituzionale)
  6. Paolo Maria Napolitano (giudice della Corte Costituzionale)

Il 6 ottobre 2009 la Consulta giudicherà sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano, che rende immuni le quattro più alte cariche dello stato dalla mano della giustizia. Il lodo Alfano porta il nome del commensale n°2; è stato scritto in toto, in parte, o con la fondamentale consulenza del commensale n°3; è già servito a salvare il commensale n°1 dal processo per corruzione sul caso Mills, e verrà votato dai commensali n°5 e n°6. Potrebbe essere stata l’ultima cena. L’ultima del nostro ordinamento democratico.

Giornalista: «Che cosa consiglia al professore qui presente (ndr: un insegnante precario di educazione fisica) che dopo 25 anni si trova a rischio di perdere il posto di lavoro?»

Giorgio Stracquadanio dice: «Io in questo momento sono un deputato. Tra 4 anni potrei non esserlo più. Sono un giornalista e non ho nessun giornale che mi attende. Non ho nessuna aspettativa. Cosa mi consiglia lei di fare, nel caso in cui io non venissi ricandidato, rieletto e perdessi il lavoro? Di darmi da fare a cercarne un altro. O sbaglio?»

Caro Giorgio Stracquadanio, …sbagli!

Fra 4 anni, al termine della legislatura, avrai la tua pensione da parlamentare.  Hai idea di quante famiglie di precari ci vivrebbero?

Il Codacons denuncia il Ministro Gelmini e i Direttori Regionali Scolastici a 104 Procure della Repubblica

Interruzione e turbativa di pubblico servizio; violazione delle norme sulla sicurezza delle classi che superano i 25 alunni e parte il piu’ grande ricorso collettivo contro i tagli degli organici: le adesioni in tutta italia di 20.000 precari che rischiano di restare senza posto dopo anni di lavoro



Fonte: Codacons

Nelle classi in cui si inseriranno più di 25 alunni per sopperire alla mancanza di docenti "tagliati’ dalla Gelmini si commette un grave reato: si mette a repentaglio la sicurezza dei ragazzi e si violano le norme di igiene pubblica sul limite minimo di spazio che un’aula deve avere.
Le norme richiamate – sulla base delle quali il Codacons chiede non solo di avviare l’azione penale contro il Ministro e i Direttori Regionali del MIURS, ma anche di sequestrare le classi illegali – sono, tra le altre, l’art. 5 del D.M. 26.08.1992 (recante "Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica’) che afferma: "il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone per aula" (considerati 25 studenti e 1 insegnante – ndr), e l’art. 12 della legge n. 820 del 1971 che dice: "Il numero massimo di alunni che possono essere affidati ad un solo insegnante non può essere superiore a 25 anche ai fini delle attività integrative e degli insegnamenti speciali di cui all’art. 1".
E’ dal 1971 che è previsto un limite massimo di alunni per ogni classe – spiega il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Prevedere adesso classi di 30 o 40 alunni è una vera e propria follia che fa correre inutili rischi a studenti e insegnanti!!
L’esposto è stato presentato oggi nelle 104 Procure della Repubblica italiane e ora sia i docenti precari danneggiati dai tagli che le famiglie i cui figli sono messi a rischio potranno costituirsi parte civile. E quando entrerà in vigore la class action le famiglie potranno agire rappresentate dal Codacons per i danni subiti.
Intanto il malcontento dei precari sfocia anche in un mega ricorso collettivo di almeno 20.000 docenti che aderiranno all’azione legale organizzata dal Codacons davanti al TAR del Lazio. Per aderire – spiega l’associazione – occorre inviare una mail all’indirizzo ricorsoprecari@codacons.it, seguire le istruzioni che verranno inviate direttamente sulla mail, e iscriversi al Codacons. Le adesioni si raccolgono anche pressi le sedi dell’associazione di Bologna, Catania, Firenze, Catanzaro e Salerno.
Nel ricorso che sarà patrocinato dal Presidente del Codacons, avv. Carlo Rienzi – che già nel 1990 fece immettere in ruolo 40.000 precari con una sentenza della Corte Costituzionale – si contesteranno le disposizioni applicative del MIURS e le norme sugli organici che hanno portato a dequalificare il servizio pubblico di insegnamento creando classi di 35-40 alunni dove si potrà apprendere ben poco.
Un secondo ricorso dei precari non abilitati chiede di estendere anche a loro il privilegio concesso agli abilitati di presentare le domande di incarico in più di una provincia.

Il Liberatorio aveva già promosso il 31 agosto scorso l’appello alla mobilitazione rilanciando la mozione approvata dal collegio dei docenti dell’ ITI “G. Marconi” di Bari il 5.6.2009 che è stata inviata al Ministro Gemini e all’Ufficio regionale scolastico della Puglia.

Il prossimo anno scolastico le nostre aule saranno meno sicure

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L’inizio del prossimo anno scolastico potrebbe essere a rischio sia sul piano sanitario che su quello della sicurezza. In queste ore il presidente della Fimp (Federazione italiana medici pediatri) Giuseppe Mele ha preannunciato che chiederà al ministero della Salute di fare proprie le direttive dell’Oms (Organizzazione mondiale della Sanità) e che vengano messe in atto tutte le iniziative per limitare la diffusione del virus A/H1N1, compresa anche la chiusura delle scuole.
Invece sul piano della sicurezza, oltre alla mancanza di agibilità e certificazione antincendio che moltissime scuole non hanno, il governo centrale ha pensato bene di tagliare più di 132.000 posti di lavoro e 8 miliardi di euro nella scuola, con il conseguente aumento del numero degli alunni per classe, ottenuto elevando i numeri minimi e massimi di allievi in una classe.
La situazione sarà particolarmente difficile nelle scuole superiori, dove 27 (rispetto agli attuali 25) sarà il numero minimo di alunni per formare una prima; le classi potranno contenere fino ad un massimo di 30 studenti che, negli anni successivi, con la prassi delle “deroghe”, potranno arrivare anche a 33. Aumenti simili sono previsti in tutti i gradi e gli ordini di scuola.
Questo ulteriore, forte aumento, oltre che essere catastrofico per i tagli di classi, di posti di lavoro e per l’inevitabile scadimento della qualità della scuola pubblica, confligge clamorosamente con le norme sulla sicurezza e l’agibilità delle aule per la didattica.
In particolare il DM 18 Dicembre 1975 prevede che per ogni alunno debba esserci in aula una superficie netta a disposizione di 1,80 mq (dalle materne alle medie) o di 1,96 mq (alle superiori).
Occorre tener conto anche delle indicazioni del DM 26 Agosto 1992 che stabilisce che, ai fini della sicurezza anti-incendi, in un’aula il massimo affollamento ipotizzabile è fissato in 26 persone (insegnante compreso, quindi 25 alunni). Tale limite di 25 alunni può subire un incremento “modesto” a patto che le porte abbiano un’apertura nel verso dell’esodo ed una larghezza di almeno 1,20 m e che ci sia “apposita dichiarazione rilasciata sotto la responsabilità del titolare dell’attività” (nella fattispecie, il Dirigente Scolastico e/o l’Ente, Comune o Provincia, proprietario dei locali).
 
Pertanto, incrociando le dita e sperando che non ci sia alcun rinvio di apertura delle scuole per “pandemia” possiamo invece organizzare i collegi dei docenti e consigli d’Istituto di ogni scuola per rispondere, in maniera pacifica e nei termini di legge, al taglio degli organici dei docenti che renderà le aule meno sicure per tutti.
Lo stesso governo non può da una parte risparmiare sulla scuola creando classi numerose e poi emettere ordinanze e decreti che prevedono precisi parametri da rispettare per dare sicurezza a tutto il personale scolastico.
A tal proposito, in molte scuole, gli organi collegiali si sono organizzati e hanno votato all’unanimità  mozioni di protesta contro il decreto sulla riorganizzazione della rete scolastica che prevede per il prossimo anno scolastico le classi con 30 alunni.
Quello che segue è il testo di una mozione votata in un istituto superiore di Bari. Ogni collegio docenti potrà adattare il testo alla propria scuola e inviarlo al Ministero della Pubbica Istruzione, all’Ufficio scolastico regionale e provinciale.
 

<< Mozione del collegio docenti
 
Oggetto: RIORGANIZZAZIONE DELLE RETE SCOLASTICA ai sensi dell’art. 64, comma 4, del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 convertito dalla legge 6 agosto 2008, n. 133; classi con 30 alunni.
 
Il Collegio dei Docenti dell’Istituto ………… venuto a conoscenza dell’organico di diritto per l’anno scolastico 2009/10 e la relativa formazioni di classi con 30 alunni dichiara quanto segue:
 
Visto il D.M. del 18/12/1975 (Norme sugli indici minimi di  edilizia scolastica, di urbanistica e di funzionalità didattica) il quale fissa gli indici di edilizia scolastica che prevedono per ogni alunno degli istituti di scuola secondaria di secondo grado mq. 1,96 netti;
 
Visto il D.M.  del 26/08/92 che, attualmente regola, insieme al D.L. n. 81 del 9/9/2009 la materia di “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica” che fissa l’indice di 26 persone per aula, incluso il docente, quale "indice di massimo di affollamento ipotizzabile";
 
Considerato che nel D.M. 331/98, all’art. 18 comma 5 si stabilisce che è compito del D.S. verificare le reali dimensioni delle aule, dei laboratori, ecc. e regolarsi sul numero degli alunni per classe tenendo conto anche delle esigenze di igiene e sicurezza.
 
Tenuto conto che nel nostro istituto non ci sono aule scolastiche che rientrano negli standard che la normativa vigente prevede, infatti l’aula più grande, di 45 mq circa, non potrebbe ospitare più di 23 alunni.
 
Rilevato altresì che il non rispetto degli indici minimi previsti fa automaticamente decadere la validità del certificato di agibilità e del certificato prevenzione incendi (l’obbligo di richiesta e di aggiornamento in caso di variazione di destinazione d’uso di ogni singolo locale attualmente è in capo al dirigente scolastico).
 
Si chiede alle Istituzioni destinatarie, nei limiti delle proprie competenze, una presa di posizione nel merito di quanto sostenuto in questa lettera considerato che le aule sovraffollate, oltre ad essere poco igieniche ed insicure, causano negli alunni/utenti  anche uno scarso rendimento scolastico andando ad inficiare sulla qualità dell’offerta formativa.
 
Inoltre le inadeguatezze e l’erroneo rapporto fra il numero di alunni e gli indici minimi previsti, verrebbero ad evidenziarsi anche durante l’effettuazione delle prove di evacuazione che sarebbero impraticabili per la mancanza delle vie di fuga in aule sovraffollate.
 
Pertanto si chiede al Dirigente Scolastico, in qualità di responsabile della sicurezza dell’Istituto, l’applicazione della normativa sopra riportata, al fine di garantire le migliori condizioni ambientali per il lavoro dei dipendenti e la formazione degli alunni, e la formazione di classi in linea con le leggi vigenti.
 
Questo collegio di docenti, declinando qualsivoglia responsabilità, si augura di poter avviare il prossimo anno scolastico in presenza di classi con un numero di alunni non superiore agli standard di sicurezza e vivibilità minima che le leggi vigenti prevedono ricordando che la scuola rimane luogo privilegiato per promuovere la cultura della salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro
>>.

Morire a 17 anni andando a lezione. Ecco perché non si può risparmiare sulla scuola

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Si è consumata a Rivoli (Torino) l’ennesima tragedia tra le mura scolastiche e si ripropone la questione della sicurezza degli edifici scolastici.
E proprio sul sito del Governo si legge: “Da un’indagine del Ministero dell’Istruzione risulta che in Italia quasi 10 mila edifici scolastici non sono sicuri”. Per questo motivo il Ministro Gelmini riconvocherà l’Osservatorio sull’edilizia scolastica e farà partire un censimento di tutti gli edifici scolastici sollecitando il Cipe (Centro Interministeriale per la Programmazione Economica) e le Regioni per l’ammodernamento e la messa a norma degli edifici.
Se la tragedia di Rivoli è legata alla scarsa sicurezza dell’edificio scolastico il provvedimento del Ministro è tardivo.
Dall’ultima indagine di Legambiente Piemonte “Ecosistema scuola 2008”, condotta su 412 edifici scolastici della regione, risulta che quasi la metà (il 47,7 per cento) risultano costruiti prima del 1974. E uno su 4 risale addirittura a prima del 1940.
A fronte di una media nazionale di poco superiore al 12 per cento, in Piemonte buona parte (il 41,4 per cento) delle scuole è ospitata in "edifici storici". Come quello che dal 1970 ospita il Darwin di Rivoli.
Il Codacons riassume l’accaduto in una battuta: "E’ una tragedia annunciata"; infatti il 75% degli istituti scolastici presenti sul nostro territorio non è sicuro poichè mancano diversi certificati previsti dalla legge. Da anni denunciamo lo stato di fatiscenza delle scuole italiane senza ottenere alcun intervento delle istituzioni a salvaguardia dell’incolumità degli studenti".
"Allucinante", è, invece, il commento del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.

"E’ una vergogna che in una scuola succedano queste cose" ha accusato la madre di Andrea, 17 anni, il più grave dei tre feriti ricoverati nell’ospedale Cto di Torino.
"Una tragedia veramente incomprensibile, non è possibile che un ragazzo perda la vita a scuola" ha detto il Ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, al termine di un incontro con le istituzioni locali e le forze dell’ordine svoltosi a Rivoli. "Sono qui per esprimere la mia vicinanza personale e del governo – ha aggiunto – a tutte le persone che sono state coinvolte in questa tragedia. Ai ragazzi e alle loro famiglie e, in modo particolare, alla famiglia del ragazzo che qui ha perso la vita".

Noi pensiamo che la tragedia di Rivoli "non è una fatalità";  la pessima condizione degli edifici scolastici nel nostro paese è una questione annosa che viene denunciata da tempo dalle rappresentanze dei lavoratori e dai comitati dei genitori.
La gran parte degli edifici non è conforme alle norme di sicurezza e sono fatiscenti, la legge 626 non è applicata. Molte scuole sono a rischio e può succedere ogni giorno quello che è accaduto a Rivoli. In questi giorni in molte scuole della provincia di Bari si sono registrati incidenti molto simili a quello di Rivoli per fortuna senza conseguenze gravi per il personale scolastico.
Ciò che serve, urgentemente, è un rigoroso monitoraggio delle strutture e l’investimento di risorse.
Ecco perché, cara Ministra Gemini, “non si può risparmiare sulla scuola".

Sulla scuola, operazione di facciata della Giunta Azzollini

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La delibera della giunta comunale di Molfetta n. 174 del 27.10.2008, inviata alla Regione Puglia, in merito al ridimensionamento della rete scolastica costituisce solo un’operazione di facciata.
L’amministrazione comunale con la sua presa di posizione afferma che l’attuale numero degli istituti scolastici  risponde in “linea di massima” alle indicazioni della Conferenza di servizi tra Regioni e Comuni, dimenticando che  sulla scuola pubblica si è abbattuta la scure della L. 133 /2008, approvata in Consiglio dei Ministri in soli nove minuti e mezzo.
Gravi sono le responsabilità del Sindaco di Molfetta e presidente della Commissione Bilancio del Senato che per nulla ha contrastato lo scempio perpetuato sulla scuola pubblica.

Il Sindaco di Molfetta  fa finta di non sapere:

  • che la bozza di regolamento sulla “riorganizzazione della rete scolastica, per un razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane…”, da poco pubblicata, taglia non solo le istituzioni scolastiche ma prevede anche l’aumento e la determinazione degli alunni per classe che comporterà un taglio di posti di lavoro anche a Molfetta;
  • della distruzione della scuola pubblica e della minore  qualità dell’insegnamento con l’introduzione del maestro unico, l’eliminazione degli insegnanti specialisti di lingua inglese nelle scuole dell’infanzia, la riduzione degli indirizzi di studio, la diminuzione del tempo scuola in ogni ordine e grado, la riduzione delle ore di laboratorio, ecc.
  • dell’attacco alla scuola pubblica con il taglio di 8 miliardi di euro dal capitolo della Pubblica Istruzione
  • del Piano programmatico che comporta  tagli per circa 250.000 tra docenti e personale ATA nei prossimi 5 anni.
  • dei tagli alle spese di funzionamento delle Università che taglia indistintamente per 1,4 Miliardi per il fondo di funzionamento.

I COBAS della scuola lanciano un appello al popolo della scuola pubblica per continuare la mobilitazione e propongono la promozione delle seguenti iniziative:

  • ordine del giorno al consiglio comunale per la richiesta dell’abrogazione degli art. 16- 64 e 66 della L. 133/08;
  • manifestazione pubblica il giorno della prossima convocazione del consiglio comunale;
  • costituzione in ogni scuola dei comitati di genitori, insegnanti e studenti per fare in modo che nulla di quanto previsto da queste leggi venga applicato;
  • mozioni da presentare e approvare negli organi collegiali;
  • sportello informativo su  Piano programmatico e “Riforma Gelmini”  rivolto ai genitori e agli studenti  delle scuole secondarie  nei giorni di apertura della sede: Lunedì- mercoledì e venerdì dalle 18 alle 20
  • tappezzare i balconi della città con lenzuola bianche con slogan contro la “Riforma Gelmini”

COBAS –SCUOLA MOLFETTA

In gioco non c'è solo il decreto Gelmini

Il movimento che spontaneamente occupa le piazze d’Italia, in questi giorni, ha capito che in gioco non è solo il decreto Gelmini o la finanziaria Tremonti, in gioco è il futuro degli italiani e del paese.
Apprezziamo e condividiamo il pensiero di Dario Fo che in una intervista rilasciata al blog di Beppe Grillo fotografa l’anima del movimento regalandoci un’istantanea che lascia ben sperare:

"L’’unico modo, come diceva un certo Mao Tze Thung, bisogna andare dentro dove sta la tigre, per capire l’antro, per capire cosa succede intorno. Io sono stato alla Statale di Milano e ho recitato tenendo una lezione. Mi serviva una provocazione per sentire gli umori, ascoltare attraverso i riflessi quello che era il clima e soprattutto capire una cosa: a che livello di conoscenza e di informazione sono gli studenti. E mi sono meravigliato rispetto a quarant’anni prima, quando ci andai, e mi ricordo un clima caotico, ricordo che le cose erano un po’ a braccio, ricordo che si capivano certi slogan e certi valori che si ripetevano ma che non erano approfonditi.
Insomma, questa gioventù ha invece una conoscenza e soprattutto è evidente che ha dialogato, ha avuto conflitti chiari con gente che la pensava diversamente, e per questo sono informatissimi! Una delle cose che mi hanno detto subito è stata: “Questa è una lotta non soltanto per il problema del denaro, ma per il problema della libertà e della nostra vita.” Cioè noi ci troviamo con un governo che spara basso a tagliare orizzontalmente i danari che ci occorrono per tenere in piedi l’università non soltanto per risparmiare e per farsi la moneta, per usare poi – cosa terribile – per comprare degli aerei o per dare i sussidi all’altra parte del discorso, cioè alla scuola privata. Ma è proprio per distruggerla quella pubblica! Abbassarla, portarle via l’agibilità, lo spazio, il respiro in modo che naturalmente, quella privata, abbia la possibilità di emergere e di essere l’unica università accessibile perché ha dei mezzi e perché chi si presenta paga rette alte che permettono anche di guadagnare e hanno magari professori che guadagnando di più sono selezionati, cosa che per noi non succede.
Un’altra cosa di cui loro hanno chiara idea è la falsità di questo decreto, di questa legge. Che cosa ha sotto? Sanno benissimo e lo dicono sempre: l’università è malata ci sono professori eletti attraverso gabole, ci sono i baroni che hanno in mano tutta la macchina dell’insegnamento e poi tirano dentro i figli., i nipoti, hai queste scuole che sono inesistenti, con programmi spaventosi collocati in spazi di provincia perché servono al luogo, ma servono soprattutto a nuovi baroni che avranno finalmente la propria personale università. Fanno commercio, mercato, scambio.
Ebbene, sono le prime cose che ti dice la Destra. Ma forse c’è scritto nel loro programma che si eliminano? Che tizio, caio sempronio, che ha il figlio il nipote, la moglie eccetera, sarà eliminato e gli sarà fatto una specie di processo per ristabilire la legalità e soprattutto un rapporto univoco, o meglio, equilibrato dell’università? Neanche per idea. Quelli rimangono! E’ il cancro che deve rimanere perché fa parte dell’equilibrio. La nostra università ha delle piaghe terribili, dei morti dentro l’armadio all’infinito, ma naturalmente questi devono rimanere perché la macchina del potere vive attraverso queste forme di piccoli furti, piccole aggressioni, furberie soprattutto sporcizia morale che non esiste.
La cosa che devono fare gli studenti è capire che questa macchina bisogna eliminarla, che anche ai propri professori bisogna gridare non vogliamo un’università fatta di intrallazzi, di giochi, di corrutele e via dicendo. Che bisogna rinnovare, che c’è un fatto morale da perseguire e che ci interessa imparare con dei mezzi perché oltre che gli stipendi molto bassi, checché si racconti che in Italia si spenda molto di più che in altri Paesi, io dico forse si bruciano più soldi, però la condizione di vita dei professori, non dico dei baroni, è dura!
Ecco, prima di tutto bisogna dare una dignità ai professori e farli tornare al livello di quando io andavo all’università sessant’anni fa, e soprattutto dare i mezzi perché se io vado all’estero a fare dei corsi di cosa mi accorgo? Che se tengo lezioni di scenografia mi mettono a disposizione un teatro! Con tutte le calate, tutti gli svergoli, con le quinte, con tutti i passaggi, le tecnologie più avanzate, con le luci… cioè, i ragazzi che studiano per diventare registi, gestori di teatro, per scrivere e via dicendo, hanno la conoscenza di tutto. Sono tecnicamente avanzatissimi. Da noi no! Da noi è come fare scuola guida seduti su una sedia anziché sulla macchina con un cerchio in mano per fare finta di mimare la guida. Be’ io ai tempi di Mussolini ero troppo giovane, non ero ancora in università, sono entrato durante la guerra, quando c’era un caos terribile, gente che doveva fare i conti con viaggi incredibili e soprattutto c’erano i bombardamenti. Non si può fare un esempio. Ma Mussolini, con tutto l’affastellamento, aveva cose anche migliori di quelle che ci sono oggi e soprattutto si spendevano dei denari e si facevano strutture nuove e si impiantavano macchine di conoscenza maggiori di quelle che ci sono oggi, è incredibile ma è così.
D’altra parte se tu vai nella storia dell’università, da quando è nata nel decimo secolo venendo in avanti, tu vedrai sempre che le città che avevano un peso, che avevano un’economia alta, che avevano strutture civili molto elevate, pensiero molto elevato e una filosofia alta, ebbene avevano grandi università che non erano soltanto intese come noi abbiamo avuto informazione dal pagamento di rette di grandi signori che potevano permettersi di mandare a scuola i loro figli fino a fondo selezione. No! Esistevano nel tempo già nei comuni dei lasciti, addirittura degli stipendi che si davano a quei degni studenti che dimostravano impegno, soprattutto senso dello studio e volontà profonda di apprendere. Questo oggi non c’è più! La situazione sta crollando, sta svuotandosi, quindi siamo al di sotto della dimensione medievale." Dario Fo

Roma – Scontri in Piazza Navona [29 ottobre 2008]

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Roma, Piazza Navona, è stata teatro di pesanti scontri tra studenti di destra e di sinistra. Il bilancio è di quattro feriti, tre manifestanti e un poliziotto, tutti medicati all’ospedale Santo Spirito. Due gli arrestati: un militante di sinistra, di 34 anni, e un militante di destra di 19 anni. Per i due l’accusa è di danneggiamento, resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Ventuno appartenenti a Blocco Studentesco (movimento di destra) sono stati portati alla Digos per essere identificati. Quattro le persone denunciate a piede libero per porto abusivo di oggetti atti a offendere. I fermati sono 17, di cui 14 di destra e 3 vicini ai collettivi di sinistra della Sapienza. I due gruppi dell’Uds e del Blocco Studentesco si sono fronteggiati con lancio di fumogeni e di tavolini e sedie dei ristoranti e locali circostanti.