Archivio mensile:giugno 2011

19° ANNIVERSARIO DELL'OMICIDIO DEL SINDACO GIANNI CARNICELLA

 


 


Allora c'era il "SISTEMA DI PIAZZA PARADISO", poi abbiamo conosciuto il "SISTEMA AMATO", oggi abbiamo scoperto il "SISTEMA ALTOMARE"; ma quanti sistemi, ancora sconosciuti, controllano la vita della nostra città? ….

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“Mani sulla città”, l’operazione continua. Sequestrata la villa dell’assessore Spadavecchia


Foto: © MolfettaLive.it

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A circa una settimana dall’operazione che ha portato a nove arresti (il dirigente del Settore Territorio Rocco Altomare, sette professionisti dello studio “A&D” e un imprenditore edile), “Mani sulla città” continua a far registrare sequestri di immobili. 

Ieri è toccato alla villa dell’assessore Giacomo Spadavecchia, costruita in zonaLama Martina, nel comparto 4. 

I sigilli sono stati posti dagli agenti della stazione di Corato del Corpo forestale, in esecuzione del provvedimento preventivo del sostituto procuratore Antonio Savasta. 

Numerose le irregolarità contestate dalla procura. Il dirigente (attualmente in carcere e dimessosi dopo l’arresto) avrebbe rilasciato un permesso a costruire illegittimo, emesso – secondo le indagini condotte dal commissario della Forestale Giuliano Palomba – in assenza del presupposto “nulla osta” per la tutela delle acque pubbliche. 

L’autorizzazione paesaggistica rilasciata dal dirigente del Settore Territorio del Comune di Molfetta non richiamerebbe integralmente le prescrizioni della Regione Puglia nel parere paesaggistico, e sarebbe priva dei pareri di Autorità di bacino e Soprintendenza (enti a cui non sarebbe stata trasmessa alcuna documentazione a riguardo). 

Altomare risulta indagato assieme allo stesso assessore al Marketing Territoriale, Ambiente e Centro storico e a due professionisti. 

La villa a due piani si trova in zona Lama Martina, area tutelata da vincoli paesaggistici e idrologici. Le opere realizzate, per la procura, avrebbero comportato modifiche alla morfologia dei luoghi, con ripercussioni alle componenti naturalistiche e dell’aspetto esteriore del territorio dell’area all’interno della lama. 

Lo scorso febbraio la villa dell’assessore si era trovata al centro di una polemica scatenata dai lavori al manto stradale del comparto. Ancora prive di asfalto alcune strade, asfaltata a metà quella dell’abitazione. Dopo la presentazione di un’interrogazione e della richiesta di dimissioni, Spadavecchia aveva replicato sulle nostre pagine: «È solo una questione politica». 

Adesso dovrà difendersi anche dalla denuncia della procura, notificata durante il sequestro. 

All’abitazione è stata concessa la facoltà d’uso. Al pari dei due ristoranti sequestrati giovedì (Playa del sol Village e lo Chalet del sole). L’istanza è stata accolta ieri e permetterà alle strutture di restare aperte nel periodo estivo per esigenze imprenditoriali e occupazionali.

 

Il "sistema Altomare" non è tanto diverso dal "sistema Amato"

 


La verità è che i due sistemi rappresentano molto bene il "SISTEMA MOLFETTA".

Il "sistema Altomare"

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Roberto Oliveri Del Castillo, a pagina 328 dell’ordinanza custodiale lo definisce, senza mezze misure, il «sistema Altomare». I numerosi presunti illeciti edilizi sarebbero ruotati attorno ai suoi interessi ed al suo studio, di cui solo formalmente sarebbe stato estraneo. 

Severo ed eloquente il profilo tracciato dal gip, secondo cui «Rocco Altomare, incurante delle ricadute in tema di legalità ed immagine della funzione pubblica cui esponeva l’ufficio ricoperto perseguendo gli interessi privati suo e del suo studio anche in pendenza del procedimento, ha continuato a gestire con modalità padronali l’UTC».
Tra le esigenze cautelari ravvisate dal giudice «la necessità di arginare la propensione all’illegalità dell’Altomare che completerà il suo iter criminoso una volta ottenuta la definitività del Piano dell’Agro e che consentirà di far partire procedimenti di sanatoria per edificazioni effettuate su lame e suoli agricoli, oltre che ad aprire una nuova stagione di cementificazione del territorio già compromessa da una notevole impennata delle attività edilizie nel territorio di Molfetta». 

Il gip motiva ancora: «La situazione di preferenzialità creatasi in favore dei congiunti, unitamente alla posizione di preminenza ormai assunta dal dirigente, che con assoluto arbitrio è capace persino d’interferire sull’azione politica ed indirizzo dell’amministrazione comunale a fini privati, rappresenta un elemento d’assoluta emergenza nell’evitare ulteriori conseguenze nella reiterazione dei reati. Da ciò consegue che anche i tecnici incaricati dell’A&D rappresentano un anello fondamentale della catena d’illeciti riferibili al sodalizio e costituiscono terminali di un’attività concertata che potrebbe giungere anche ad atti d’inquinamento probatorio. Nemmeno la pendenza di un giudizio è in grado di far dissuadere il dirigente dai suoi propositi».

Mentre così si motiva i domiciliari degli altri 8 arrestati: «Giambattista Del Rosso ha una posizione di grande rilievo nell’ambito del sodalizio criminoso rivestendo un ruolo d’incaricato di pubblico servizio come componente della commissione paesaggistica del comune e redigendo per lo studio vari progetti, firmando pratiche importanti. Alessandro De Robertis è firmatario di quasi tutti i progetti, soprattutto di quelli che partono come DIA per poi dar luogo a realizzazioni edilizie completamente diverse, dichiarando il falso nelle relative istanze. Forte dell’appoggio di Altomare, si consente di minacciare la polizia municipale ogniqualvolta si frapponga agli scopi illeciti del sodalizio e diviene fondamentale istruttore di alcune pratiche di sanatoria. Anche Donato Altomare (fratello del dirigente) e Gaetano Di Mola sono firmatari di diverse pratiche poi rilevatesi illegittime. 

Corrado Altomare (figlio del dirigente) apparentemente ha un ruolo defilato ma in realtà è colui che beneficia della maggior quota dell’A&D e quindi degli introiti del sodalizio. Marta De Giglio e Nicolò De Simine, al pari di Del Rosso, sono componenti della commissione paesaggistica ma assumono un importante ruolo non solo in alcune pratiche ma soprattutto nella vicenda dell’Hotel Tritone. Per Mauro Spadavecchia, imprenditore ed importante cliente dello studio A&D, s’impone la misura cautelare – scrive il gip – perché autore di una denuncia calunniosa nei confronti della polizia municipale».

Il "sistema Amato"
 

Il 2 agosto 2010 sono state depositate le motivazioni della sentenza di condanna per l’ex assessore Pino Amato e dopo poco più di un mese, esattamente il 17 settembre 2010, lo stesso è stato sostituito in consiglio comunale in attesa dell’esito del giudizio in appello.

Nella ricostruzione dei fatti e delle singole condotte criminose è emerso una variegata propensione dell’Amato alla commissione di reati, concentrata peraltro nel ristretto lasso temporale durante il quale il predetto è stato sottoposto al controllo da parte degli organi inquirenti.
Si deve rimarcare il fatto che l’imputato ha creato una fitta rete di relazioni nella pubblica amministrazione, piegando le regole del suo ruolo, coinvolgendo numerose figure pubbliche nelle sue trame e allargando sempre più il suo raggio d’intervento illecito.


L’Amato ha dimostrato di non avere remore da questo punto di vista, non esitando ad approfittare dell’espansione commerciale della città per tessere progetti criminosi con la società SECURPOL, amministrata dalla Guido; 

ha tradito le funzioni pubbliche
, servendosi del personale della pubblica amministrazione per raggiungere obiettivi di taglio elettorale; 

ha rastrellato consensi facendo leva sul dramma sociale dell’affannosa ricerca di un posto di lavoro;

 
ha imposto orientamenti elettorali e politici pressando con mezzi ignobili poveri commercianti, 
pur abusivi, ideando un piano esecutivo di marcata matrice criminosa.


Va ravvisata la continuazione tra i reati oggetto della condanna, essendo tutti espressione di un medesimo disegno criminoso volto a creare, in modo illecito, una dominanza politica ed elettorale attraverso un bacino di sostenitori attirati da facilitazioni oppure attinti da urticanti condotte di sopraffazione.
Avuto riguardo alla pluralità delle azioni criminose e considerato anche il comportamento processuale non del tutto corretto (si pensi all’emerso contatto con alcuni soggetti escussi, avvicinati durante il procedimento per un evidente scopo di condizionamento delle dichiarazioni, poi in concreto verificatosi in alcuni casi, come si evince dalle contraddizioni ed incongruenze palesate da alcune testimonianze) equa ed adeguata è la condanna alla pena di anni tre di reclusione.
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Il Collegio giudicante non condivide affatto la prospettazione difensiva mirante a giustificare le condotte dell’imputato con l’esistenza di prassi diffuse, tese ad accettare illecite forzature psicologiche e scambi di ogni genere nel periodo elettorale, addirittura quali eventi tracciati come destino ineluttabile della nazione. 

Ebbene, nel giudizio in esame sono emerse condotte dirette a privilegiare la posizione di cittadini disposti in termini corrispettivi ad accrescere il peso politico e elettorale dell’imputato Amato.
 â€¨Costui ha creato un giro di potere, avvitando nella propria cerchia numerosi soggetti, alcuni favorevoli con riduzioni di sanzioni amministrative o ulteriori agevolazioni, altri inducendoli a pensare di dover chinare il capo e recarsi dall’assessore, ciò per poter ottenere benefici oppure addirittura per evitare danni, ed infine, lasciando intendere ad altri ancora che è possibile asservire una funzione pubblica, comprandone gli effetti deviati ed offrendo quale corrispettivo la cessione di posti di lavoro per un pugno di raccomandati.
 â€¨

Non una parola è stata spesa in consiglio comunale sulla condanna di Pino Amato sia a destra che a sinistra, anzi, entrambe hanno anche ringraziato, per il lavoro svolto, l’ex consigliere Amato. 
Invece appena è scattata l'operazione "Mani sulla città" tutti quelli che avevano taciuto su Pino Amato, tranne Rifondazione Comunista, si sono lanciati, in una corsa sfrenata nella richiesta di dimissioni non solo dei diretti interessati ,"Rocco e i suoi fratelli", ma anche della giunta e del sindaco.
Quando arrestarono Pino Amato dicevano che era meglio leggere le carte, quando lo condannarono dicevano che era meglio aspettare le motivazioni della sentenza, oggi sono ancora in silenzio aspettando la sentenza definitiva d'appello, ma nel frattempo qualcuno pensa già di invitarlo al tavolo del "Cantiere del centrosinistra".
Poi qualcuno si meraviglia quando le urne danno certi risultati;  la coerenza? nella classe politica è un optional.

Ore 13.00 – ULTIM'ORA: … SONO STATE AVVISTATE NEI PRESSI DELL'ABITAZIONE DI UN ASSESSORE, LE AUTO DELLA GUARDIA FORESTALE DELLO STATO… CONTINUA "LE MANI SULLA CITTA'" ?…

Ore 16.00 – Sequestrata la villa dell'assessore Giacomo Spadavecchia 

 

A Torre Gavetone sarà vietato fare il bagno

 

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ORDINANZA N. 31

I L S I N D A C O
 

Vista la comunicazione pervenuta dall’Ufficio Territoriale del Governo, Area Protezione Civile,

pervenuta data 07/06/2011 con prot. n. 13532 ;

Vista la comunicazione del Comandante della Capitaneria di Porto di Molfetta avente per oggetto

la bonifica di ordigni bellici inesplosi siti in loc. Torre Gavetone e precisamente nei quattro punti

geografici aventi le seguenti coordinate geografiche:
 

A Lat 41° 11.89’N – Long. 016° 38.22’E;

B Lat 41° 11.81’N – Long. 016° 38.56’E;

C Lat 41° 11.66’N – Long. 016° 38.52’E;

D Lat 41° 11.69’N – Long. 016° 38.18’E;
 

continua a leggere l'ordinanza

Rimarrete sorpresi nel leggere un'ordinanza di divieto di balneazione per Torre Gavetone emessa dal Sindaco di Giovinazzo e non di Molfetta. Questa la dice lunga su tutte le omissioni messe in atto rispetto alle denunce fatte dal Liberatorio da 2 anni.

"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

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Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

Operazione "Le mani sulla città", la politica chiede le dimissioni di Altomare e Azzollini


Foto: © MolfettaLive.it

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All'indomani della maxi operazione che ha portato all'arresto del capo Settore Territorio del Comune, Rocco Altomare e di altre otto persone (51 gli altri indagati), la politica fa sentire la sua voce. A differenza del Comune di Molfetta, che non ha ancora rilasciato dichiarazioni.

Si chiedono non solo le dimissioni di Rocco Altomare e di Giambattista del Rosso, presidente della Commissione paesaggistica, ma del sindaco Antonio Azzollini e della sua giunta.

Già poche ore dopo i sequestri e gli arresti, il Liberatorio politico è tornato sul comunicato divulgato all'indomani delle prime indiscrezioni dell'inchiesta apparse sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

«Crediamo che le richieste di sospensione cautelare dall'incarico del Dirigente Altomare chieste qualche giorno fa debbano necessariamente essere adottate dal Sindaco Azzollini» scrive il coordinatore, Matteo d'Ingeo. 

«Invitiamo altresì le forze sane di opposizione e di governo presenti in consiglio comunale, che ancora oggi sono rimaste in silenzio su questa ipotesi avanzata dal Liberatorio Politico, ad esprimersi chiaramente sulla richiesta di dimissioni dell'ing. Altomare e sulla revoca della delibera del Consiglio comunale n. 7 del 14/2/2011, con cui si è adottato lo Studio Particolareggiato dell’Agro».

Una posizione netta è stata presa anche dall'Udc: «Non è nostro compito entrare nel merito dell’inchiesta giudiziaria, sarà la magistratura a fare chiarezza su tutta questa spinosa vicenda, bensì è doveroso fare una riflessione politica: da tempo l’Udc denuncia un sistema di fare politica di questa amministrazione tutto improntato sull’uso personalistico della stessa».

Il partito di Amato torna sulle spese affrontate dal Comune per far fronte alle molteplici vicende di giustizia amministrativa: la nuova capitaneria di porto, il Lodo Mazzitelli. E i ritardi del porto.

«Cosa ha intenzione di fare ora il sindaco dopo l’ennesimo terremoto che ha sconvolto Molfetta? Si costituirà parte civile per tutelare Molfetta ed i molfettesi dai danni arrecati alla città per quanto emerso da questa inchiesta giudiziaria?», chiede l'Udc.

Al titolo cinematografico di Rosi scelto per l'operazione di ieri "Le mani sulla città", Rifondazione comunista risponde con un'altra pellicola, stavolta diretta da Comencini. «Tutti a casa», tuona il circolo Palestina libera di Molfetta: «La procura della Repubblica di Trani con l’operazione “Mani sulla città” (un titolo che non merita altri commenti…) ha fatto emergere in maniera clamorosa quel che in questi anni abbiamo denunciato politicamente, in tutte le sedi istituzionali e mediatiche, e cioè la dissennata gestione del territorio che ha caratterizzato l’operato dell’amministrazione guidata dal sen. Antonio Azzollini».

Rifondazione ricorda le sue denunce, compresa quella sul presunto conflitto di interessi nel mirino della magistratura e censura l'operato della giunta: «In questi anni l'amministrazione ha scelto la gestione privatistica del territorio e la colpevole sottovalutazione degli aspetti paesaggistici e ambientali anziché riconoscere i rischi e pianificare il territorio per valorizzarlo, metterlo in sicurezza e migliorare la qualità degli insediamenti

Non si può tacere ovviamente la grave ed oggettiva responsabilità politica del sindaco Azzollini e dell’assessore all’urbanistica Pietro Uva che hanno nominato, con incarico strettamente fiduciario, e senza alcuna procedura di evidenza pubblica, l’ing. Altomare quale dirigente capo dell’Ufficio tecnico comunale affidandogli completamente – continua la nota – tutta la materia della gestione del territorio, e ne hanno sempre difeso, in ogni circostanza, l’operato. 

È dai lontani anni Novanta che non si verificavano fatti così gravi all'interno del Palazzo di Città: è il sintomo di un'arroganza che ora inizia a sgretolarsi, di un sistema di potere e di uno stile che in questi anni hanno corroso l'economia e la società molfettesi». 

«Ora il sindaco – continua Rifondazione – ha il dovere di fare chiarezza pubblicamente su questa vicenda adottando – in via di autotutela – tutti gli atti necessari, a partire dalla revoca del procedimento amministrativo relativo al Piano dell’agro e di altri provvedimenti qualificanti e sotto inchiesta. Proceda, inoltre, a porre in essere ogni atto utile a ripristinare la legalità nel Settore Territorio revocando con effetto immediato ogni incarico al dirigente e al presidente della Commissione paesaggistica comunale arch. Del Rosso provvidenzialmente nominato dall'Ing. Altomare». 

«Infine – attacca -, per salvare il decoro e la dignità della nostra città, rassegni le dimissioni e se ne vada a casa, insieme ai suoi assessori senza delega, perché è stato oggettivamente incapace di vigilare e salvaguardare la comunità dalle “mani sulla città” che famelicamente si sono avventate in questi anni».

Dimissioni richieste a gran voce anche dal Movimento 5 Stelle: «L’operazione “Mani sulla città” non può che dare il nostro plauso alle forze dell’ordine che con meticolosità hanno analizzato tutta la documentazione e sono giunti ad effettuare i nove arresti. Da garantisti dobbiamo anche precisare che non è nostro il compito di condannare gli indagati ma sarà la magistratura a fare giustizia, nonostante le lungaggine dei processi».

«Purtroppo – continuano i "grillini" – rimane profondamente segnato il profilo di una città, su cui si addensa l’ombra di speculazioni, inganni, abusivismi».

Le dimissioni sono l'atto chiesto dal Partito democratico non solo a Rocco Altomare, ma al sindaco Antonio Azzollini e alla sua intera giunta. «Al di là degli aspetti giudiziari, rispetto ai quali spetterà alla magistratura fare chiarezza, quel che desta sconcerto – scrive il Pd – è il quadro complessivo che sta emergendo in queste ore e che conferma quel che andiamo sostenendo da tempo, e cioè che proprio sulla gestione del territorio (l’ambito principale sul quale si dovrebbe misurare l’efficacia dell’azione di un’amministrazione comunale) il sindaco Antonio Azzollini e la sua Giunta hanno clamorosamente fallito». 

«Il sentimento di crescente indignazione popolare e di vero e proprio sgomento che, in questi giorni, con sempre più vigore sta montando in città rispetto a pratiche che nulla hanno a che fare con la tutela e la salvaguardia del territorio, ci inducono a chiedere con forza le dimissioni del primo cittadino e della sua amministrazione su cui ricade la piena responsabilità politica di quanto è accaduto. Nessuno tra coloro che ricoprono incarichi politici e amministrativi di primissimo piano può, oggi, lavarsi pilatescamente le mani, scaricando – con immane ipocrisia – ogni responsabilità sui “tecnici”, dal momento che quanto emerge dalle indagini della Procura di Trani era già stato in più circostanze denunciato pubblicamente dalle forze politiche di opposizione». 

«Nessuno, oggi, può dire: “non sapevamo”». 

«Noi – conclude il Pd – facciamo appello al senso delle istituzioni del sen Azzollini affinchè compia un gesto di correttezza politica e istituzionale, rimettendo nelle mani della città il suo mandato. In caso contrario il Partito Democratico, assieme a tutte le forze politiche di opposizione e con il fondamentale contributo di tutte le energie vitali della società civile molfettese, saprà interpretare al meglio la crescente voglia di cambiamento per costruire, in città, una autorevole alternativa di governo capace di inaugurare una nuova stagione politica e amministrativa che restituisca dignità e decoro alle nostre istituzioni». 

Anche il Seagull, l'associazione di tutela dei marinai, chiede a gran voce le dimissioni del sindaco e dei suoi collaboratori.

Sull'operazione si è espressa ieri anche la diocesi di Molfetta. «Se confermata, la gravità dei reati contestati a quanti sono già agli arresti o indagati, ci rattrista e ci addolora tanto quanto il presunto e sistematico abuso condotto ai danni del territorio cittadino, violentato senza remore e rispetto delle leggi, al fine di produrre interessi a beneficio esclusivo di uno spregiudicato comitato di avventori».

«L´accertamento della verità, che auspichiamo rapido e rispettoso della tutela di ogni persona, non può esimerci dal richiamare – continua la nota – i principi della dottrina sociale della Chiesa che, nell´indicare una corretta gestione del bene comune, non lo disgiunge dalla custodia e dalla salvaguardia del creato quali criteri inscindibili ed inderogabili del rispetto della dignità dell´uomo; la gestione del bene comune si manifesta attraverso comportamenti eticamente e moralmente liberi da tentazioni di potere e di facili guadagni specialmente da quanti sono al servizio della città e dei cittadini che la abitano».

Dimissioni del sindaco e della sua giunta anche da parte del coordinamento di Sinistra ecologia e libertà:«Il nostro partito ha cercato in ogni modo e in varie sedi, istituzionali e non, di evidenziare lo scempio urbanistico che si stava consumando in città e l’assoluta indifferenza verso la tutela del territorio perpetrata dall’Ufficio Tecnico del Comune, col pieno avvallo di questa Giunta e della maggioranza che la sostiene in Consiglio Comunale.

Sel, Pd, e Rifondazione-Federazione della Sinistra– continua la nota- in questi anni si sono spesi in comunicati, manifesti, iniziative pubbliche per portare a conoscenza di tutti quanto va emergendo in tale inchiesta avviata dalla Magistratura e come ultimo capitolo della saga abbiamo dissentito duramente sui principi ispiratori del Piano dell’Agro che, come ci è parso evidente, pare sia stato dettato più dal bisogno di avvantaggiare gli interessi particolari, che rispondere alla pianificazione e rilancio delle attività agricole il cui settore resta abbandonato a se stesso. 

A tali prese di posizione ci è stato sempre risposto con l’arroganza tipica di chi vive nell’orgia del potere e si sente un “intoccabile”, forti della loro convinzione di non dover mai render conto nè alle forze di opposizione, né tanto meno alla collettività». 

I responsabili molfettesi del partito di Nichi Vendola concludono: «Spetta a noi di Sinistra Ecologia e Libertà, insieme alle altre forze di opposizione, lavorare a un’alternativa per restituire linfa vitale a una Molfetta inaridita dalla cementificazione selvaggia e senza regole, unitamente ai tantissimi cittadini indignati, alle realtà sociali e culturali, alle associazioni che intendono dar vita a una nuova stagione di rinascita per la città.

Alla luce di tale desolante scenario il circolo di Molfetta di Sinistra Ecologia e Libertà chiede a voce alta le dimissioni del Primo Cittadino e di tutta la Giunta, la sospensione del procedimento del Piano dell'agro e di tutti gli atti oggetto di indagine, le dimissioni dalle pubbliche funzioni di quanti coinvolti nella vicenda affinché l'Istituzione comunale non ne sia in alcun modo coinvolta».

«Spezziamo – afferma Mauro Mongelli di Alternativa comunista – quel legame tra “ palazzinari“ e i loro referenti politici borghesi che con la speculazione edilizia fa affari sulle famiglie dei lavoratori e devasta il territorio. Come Partito di Alternativa Comunista siamo impegnati nella costruzione di una alternativa reale che porti al crollo del sistema politico-economico che ha le "mani sulla città" e sugli interessi dei lavoratori».

Netta presa di posizione anche di legambiente, in un comunicato a firma del presidente del circolo di Molfetta, Antonello Mastantuoni, e del presidente regionale, Francesco Tarantini.

L'associazione ambientalista parte dal 2004, anno della bandiera nera assegnata alla giunta guidata dal sindaco Tommaso Minervini. «Nulla, purtroppo – commenta Legambiente – , sembra essere cambiato da allora. La rotta ‘deviata’, sette anni fa imputata all’amministrazione comunale per la cattiva gestione del territorio di Molfetta, non è affatto mutata. Anzi. Si sono moltiplicate le iniziative finalizzate alla generalizzata cementificazione del territorio, del litorale e dell’agro, in un’ottica di sistematica alterazione del paesaggio. Autorizzazioni edilizie per l’incremento di volumetrie e sorprendenti cambi di destinazione d’uso di porzioni più o meno ampie del territorio hanno stravolto e mistificato, nel tempo, le linee dettate dal Piano Regolatore Generale. 

Si è perseverato, poi, nel colpevole processo di cancellazione delle lame, fondamentali elementi del tessuto strutturale del nostro territorio, sia sul piano paesaggistico sia sul piano idraulico. Si pensi alla realizzazione dell’area PIP e alle successive concessioni per il suo ampliamento che, di fatto, hanno annullato, nel disprezzo e nella totale ignoranza di vincoli e fasce di rispetto paesaggistiche previste dal PUTT, l’intero reticolo del naturale assetto idrogeologico compreso tra le Lame “Marcinase” e “Dell’Aglio”. E si pensi, ancora, all’atto, davvero insensato da parte degli amministratori locali, di impugnare presso il Tribunale Superiore delle Acque di Roma il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) della Regione: il Comune di Molfetta è uno dei pochi, in Puglia, che hanno deciso di contestare uno strumento fondamentale di tutela del territorio, rigettando la perimetrazione regionale delle aree a rischio inondazione».

Legambiente, dopo aver ripetutamente sollevato queste questioni e dopo aver contrastato, anche nelle sedi legali, «le scellerate iniziative intraprese da questa e dalle passate Amministrazioni comunali, chiede, oggi, l’intervento urgente dell’Osservatorio Regionale sul Paesaggio istituito dall’Assessorato Regionale all’Urbanistica: perché revochi – in autotutela – la Dgr n. 327 del 10.02.2010 con cui il Comune di Molfetta è stato delegato all’esercizio delle funzioni amministrative in materia di paesaggio; perché sottoponga a puntuale verifica le autorizzazioni paesaggistiche e i permessi a costruire già rilasciati dall’Amministrazione comunale per gli interventi edilizi sulle aree tutelate dal PUTT e dal codice del paesaggio; perché effettui i dovuti controlli sulle varianti al PRG proposte da quest’Amministrazione comunale per l’adeguamento al Piano paesaggistico regionale e per la gestione dell’agro, tenendo conto che non è tollerabile modificare il PRG a colpi di singole varianti, rinunciando così a una visione strategica e unitaria della gestione del territorio».

«Il Centro di azione giuridica di Legambiente – già impegnato in numerose azioni per la tutela dell’ambiente – seguirà attentamente e direttamente gli sviluppi dell’inchiesta, anche al fine di continuare a tutelare in tutte le sedi, giudiziarie ed amministrative, gli interessi diffusi di cui l’associazione è portatrice».

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Consigliamo la lettura degli interventi (anonimi) nervosi e scomposti apparsi sul sito web de "LaCittà-Liberal"  (strumento di informazione e di propaganda del Senatore Azzollini) con Carmela Mezzina (moglie del SindacoSenatorePresidente Azzollini) e Antonio Camporeale (consigliere regionale Pdl) nella Direzione di Redazione; Angelo Marzano nella Redazione; Cosimo De Gioia come collaboratore (attuale addetto stampa e portavoce del Sindaco Senatore) e Caterina Sallustio addetta al Marketing Pubblicitario (braccio destro del Senatore).

"Mani sulla città", il festival dei comunicati stampa

ROCCO ALTOMARE, UNA PERSONA PER BENE

Il Procuratore capo Capristo,: "Molfetta città sana, che cresce sotto diversi punti di vista"

AVVISO IMPORTANTE

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… AVVISO A TUTTI I BAGNANTI, OGGI POTREBBE ESSERE LA PRIMA GIORNATA A RISCHIO AEROSOL MARINO (PRESUNTA "ALGA TOSSICA"), QUINDI APPENA SENTITE PIZZICARE LA GOLA O COMINCIATE A TOSSIRE ANDATE VIA DALLA BATTIGIA…

‎… DAL 14 GIUGNO FINO A IERI, NEL SILENZIO PIU' ASSOLUTO DELLE NOSTRE ISTITUZIONI TRANNE POLEMICHE DI PROPAGANDA HANNO PORTATO VIA DAL PORTO OLTRE 50 BOMBE AL FOSFORO E NON SAPPIAMO COS'ALTRO; QUINDI IN ACQUA SARA' RIMASTO SICURAMENTE QUALCOSA E CON IL MARE MOSSO L'AEROSOL POTREBBE ESSERE SENZ'ALTRO TOSSICO… QUINDI STATE IN CAMPANA… SPECIALMENTE NELLA ZONA PORTO…;)

Terremoto edilizio: 9 arresti a Molfetta. Tutti i nomi e i reati

di Antonello Norscia – 
www.lagazzettadelmezzogiorno.it

TRANI – Quando all’alba di ieri il commissario del Corpo Forestale dello Stato, Giuliano Palomba ha suonato al campanello della sua abitazione, l’ingegner Rocco Altomare non ha trattenuto le lacrime ed ha accusato un malore. Tanto che la civetta che lo attendeva sotto casa ha dovuto cambiare destinazione: non più il carcere di Trani ma l’ospedale «Don Tonino Bello» per una serie d’accertamenti sul suo stato di salute. 

Il dirigente dell’ufficio tecnico comunale forse non aveva messo in preventivo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Nonostante sapesse d’esser indagato per una serie di pesanti reati, tanto che la giunta comunale gli aveva recentemente concesso il nulla osta alla nomina di un avvocato di fiducia, da pagare a spese del Comune in caso le accuse si rivelassero infondate. Contestazioni numerose quelle che il sostituto procuratore della Repubblica di Trani, Antonio Savasta muove al dirigente dell’Utc ed alla sua presunta «cricca», finita agli arresti domiciliari. 

Tanto da utilizzare tutte le lettere dell’alfabeto internazionale (più lungo di quello italiano) per elencare gli addebiti ricostruiti dal 2008 in poi. Per quello che il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani, Roberto Oliveri Del Castillo, a pagina 328 dell’ordinanza custodiale definisce senza mezze misure il «Sistema Altomare». I numerosi presunti illeciti edilizi sarebbero ruotati attorno ai suoi interessi ed al suo studio, di cui solo formalmente sarebbe stato estraneo. 

Severo ed eloquente il profilo tracciato dal gip, secondo cui «Altomare, incurante delle ricadute in tema di legalità ed immagine della funzione pubblica cui esponeva l’ufficio ricoperto perseguendo gli interessi privati suo e del suo studio anche in pendenza del procedimento, ha continuato a gestire con modalità padronali l’UTC». Tra le esigenze cautelari ravvisate dal giudice «la necessità di arginare la propensione all’illegalità dell’Altomare che completerà il suo iter criminoso una volta ottenuta la definitività del Piano dell’Agro e che consentirà di far partire procedimenti di sanatoria per edificazioni effettuate su lame e suoli agricoli, oltre che ad aprire una nuova stagione di cementificazione del territorio già compromessa da una notevole impennata delle attività edilizie nel territorio di Molfetta». Motiva ancora il gip: «La situazione di preferenzialità creatasi in favore dei congiunti, unitamente alla posizione di preminenza ormai assunta dal dirigente, che con assoluto arbitrio è capace persino d’interferire sull’azione politica ed indirizzo dell’amministrazione comunale a fini privati, rappresenta un elemento d’assoluta emergenza nell’evitare ulteriori conseguenze nella reiterazione dei reati. Da ciò consegue che anche i tecnici incaricati dell’A&D rappresentano un anello fondamentale della catena d’illeciti riferibili al sodalizio e costituiscono terminali di un’attività concertata che potrebbe giungere anche ad atti d’inquinamento probatorio. 

Nemmeno la pendenza di un giudizio (nota ad Altomare, ndr) è in grado di far dissuadere il dirigente dai suoi propositi» chiosa il gip. Che così motiva i domiciliari degli altri 8 arrestati: «Giambattista Del Rosso ha una posizione di grande rilievo nell’ambito del sodalizio criminoso rivestendo un ruolo d’incaricato di pubblico servizio come componente della commissione paesaggistica del comune e redigendo per lo studio vari progetti, firmando pratiche importanti. Alessandro De Robertis è firmatario di quasi tutti i progetti, soprattutto di quelli che partono come DIA per poi dar luogo a realizzazioni edilizie completamente diverse, dichiarando il falso nelle relative istanze. Forte dell’appoggio di Altomare, si consente di minacciare la polizia municipale ogniqualvolta si frapponga agli scopi illeciti del sodalizio e diviene fondamentale istruttore di alcune pratiche di sanatoria. Anche Donato Altomare (fratello del dirigente) e Gaetano Di Mola sono firmatari di diverse pratiche poi rilevatesi illegittime. 

Corrado Altomare (figlio del dirigente) apparentemente ha un ruolo defilato ma in realtà è colui che beneficia della maggior quota dell’A&D e quindi degli introiti del sodalizio. Marta De Giglio e Nicolò De Simine, al pari di Del Rosso, sono componenti della commissione paesaggistica ma assumono un importante ruolo non solo in alcune pratiche ma soprattutto nella vicenda dell’Hotel Tritone. Per Mauro Spadavecchia, imprenditore ed importante cliente dello studio A&D, s’impone la misura cautelare – scrive il gip – perché autore di una denuncia calunniosa nei confronti della polizia municipale». Nei prossimi giorni gli interrogatori di garanzia. 

Tutti i nomi e i reati

 

L’indagine della Procura di Trani «Mani sulla città» sulla corruzione e speculazione edilizia a Molfetta, richiama il titolo il film del ’63 di Francesco Rosi. È sfociata nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Roberto Oliveri Del Castillo. 

 

In carcere – Il gip che ha disposto la detenzione cautelare in carcere per il 58enne dirigente dell’ufficio tecnico del comune di Molfetta, ingegner Rocco Altomare 

 

Domiciliari – Per altre 8 persone sono stati concessi gli arresti domiciliari. Si tratta del fratello di Altomare, ingegnere pure lui, Donato Altomare, 60 anni; il figlio, ingegnere, Corrado Altomare 30 anni, detentore della maggior quota dello studio professionale «A&D» di Molfetta, l’architetto Giambattista Del Rosso, 53 anni, l’architetto Marta De Giglio, 32 anni, il geometra Nicolò De Simine, 37 anni (tutti professionisti dello studio nonché componenti della commissione paesaggistica del Comune); l’architetto Gaetano Di Mola, 30 anni; il geometra Alessandro De Robertis, 29anni, anch’essi soci dello studio «A&D»; e l’81enne imprenditore edile Mauro Spadavecchia. 

 

Le accuse  – Tranne Mauro Spadavecchia, tutti gli altri arrestati rispondono di associazione per delinquere «per essersi associati al fine di procurarsi ingiusti vantaggi patrimoniali derivanti da attività illecite, operando nell’ambito dell’edilizia presso il Comune di Molfetta, programmando sistematicamente ed eseguendo reati in forma organizzata». Spadavecchia è accusato di calunnia. 

 

Il pm Savasta indaga complessivamente su 50 persone (41 più i 9 agli arresti) e contesta, a vario titolo e a seconda delle presunte rispettive responsabilità, anche i reati di lottizzazione abusiva, abuso d’ufficio, falso materiale, falso ideologico, concussione, corruzione, mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice, nonchè reati in materia ambientale come la distruzione o il deturpamento di bellezze naturali. 

 

Gli indagati – Dunque, oltre alle 9 persone arrestate, sott’inchiesta ce ne sono altre 41, tra il notaio Olga Camata. Si tratta di titolari di imprese edili, figure professionali (progettisti, direttori dei lavori, ecc.) nonchè proprietari degli immobili beneficiari dei presunti illeciti atti amministrativi riconducibili alla «cricca Altomare». 

Questo l’elenco completo degli indagati a piede libero, quasi tutti molfettesi: Michele Amato, 69 anni, Nicolò Altomare, 24, Pantaleo Guastadisegno, 55, Michele Guastadisegno, 51, Felice Ayroldi, 37, Saverio Lucivero, 49, Rosa Caputo, 45, Rosa Spagnoletta, 53, Eleonora Caputi, 39, Vito Alba, 43, Sergio Tattoli, 65, Antonio Gadaleta, 64, Lucrezia Minervini, 55, Vito Cesare Carabellese, 78, Mauro Carabellese, 76, Maria Carmela Carabellese, 72, Martino Ayroldi, 45, Ignazio De Candia, 67, Giovanni Innominato, 47, Cesarea De Cesare, 76, Antonia Di Pinto, 57, Olga Camata, 58 (notaio), Lucia Pellegrini, 56, Riccardo Scarcelli, 63, Cosmo Gadaleta, 36, Giovanni Angelo D’Elia, 33, Adriano Andriani, 34, Antonio De Gennaro, 43, Donato Brillante, 44, Giuseppe Colasante, 42, Mariangela Germinario, 34, Giuseppe Dolciamore, 56, Antonio Cristiani, 36, Corrado De Nichilo, 36, Onofrio Favuzzi, 43, Corrado Gadaleta, 67, Giuseppe Petruzzella, 28, Giuseppe Pistillo, 60, Alessio Marasciuolo, 52, Ignazio Mancini, 54, Maria Gemma Breglia, 30. 

PERCHE'?

Ieri mattina mentre era ancora in corso l'operazione "LE MANI SULLA CITTA' " la Gazzetta del Mezzogiorno riportava la nota da noi inviata agli organi di stampa nei giorni scorsi; stranamente però l'articolo firmato da Antonello Norscia e non dalla corrispondente locale era ospitato sulla pagina di Bitonto.
Sarebbe interessante capirne il perchè.

artic gazzetta 23.6.2011001

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