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SABATO 13 NOVEMBRE DALLE ORE 15.30 CONCENTRAMENTO PIAZZA UMBERTO I

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Il SOLE, il MARE, il VENTO, la nostra TERRA di PUGLIA, ci danno tanto senza voler nulla in cambio..
 
Valorizziamo le nostre risorse naturali e con esse ridiamo impulso all'ECONOMIA della nostra Regione e LAVORO ai tanti inoccupati.. Facciamolo pero' nell'assoluto rispetto dell'AMBIENTE in cui viviamo tutelando così veramente la SALUTE di tutti i Pugliesi. Gli esseri umani sono l'epressione appunto dell'ambiente in cui vivono, dell'aria che respirano, dell'acqua che bevono, degli alimenti di cui si nutrono..
 
Noi pugliesi dunque vogliamo "vivere" soprattutto di TURISMO, AGRICOLTURA, ARTIGIANATO, COMMERCIO… Non vogliamo centrali nucleari, piattaforme petrolifere, centrali turbogas e neppure nuovi insediamenti di energia rinnovabile se questi deturpano e devastano il nostro territorio..
 
Alla politica, a chi ci governa e amministra chiediamo di comportarsi come un buon padre di famiglia che in un momento di ristrettezza economica, "stringe la cinghia" dandone pero' lui l'esempio e, partendo dai piu' bisognosi, distribuisce le risorse finanziarie disponibili con saggezza e razionalità..
 
Con queste scarne parole e semplici riflessioni invito tutti gli uomini e le donne di buona volontà a prodigarsi nei propri ambiti (Famiglia, Scuole, Lavoro, Associazioni, Parrocchie, etc.) affinchè si generi quell'energia positiva che possa ridare speranza e fiducia a noi tutti ed in particolare alle nuove generazioni..
 

"UNIAMO LE NOSTRE ENERGIE"..

la storia:
Lo scorso 9 ottobre si è tenuta a Bari nella chiesa di San Sabino la seconda assemblea regionale dei Comitati, Associazioni, Movimenti e Cittadini che ha avuto come tema centrale della discussione la questione energetica, le problematiche del ciclo dei rifiuti che si tenta di chiudere attraverso l’incenerimento.
Numerosa è stata la partecipazione a questa seconda assemblea dopo quella realizzata lo scorso 25 settembre, che ha visto la presenza di 200 persone in rappresentanza di realtà provenienti da tutta la Regione, a dimostrazione di quanto oggi non sia più procrastinabile l’urgenza di ridare voce alle istanze dei territori.
 
Si è quindi evidenziato come, in questo momento la Regione Puglia producendo energia in quantità doppia rispetto al proprio consumo, è asservita ormai agli interessi di tutte quelle aziende che realizzano grossi profitti attraverso: impianti di incenerimento rifiuti, centrali a carbone e a gas, biomasse, rigassificatori, fotovoltaico e eolico selvaggio, petrolio e nucleare.
 
Nasce l’esigenza, di fronte a tale aggressione, da parte di tutti i movimenti e i comitati che da anni lavorano sul territorio, di mettere a punto, insieme, una piattaforma che abbia come comune denominatore i bisogni e le istanze delle popolazioni.
Quello che è emerso con forza dalle due assemblee che si sono tenute a Bari da parte di tutte le realtà presenti è quello di far uscire da una dimensione ristretta le vertenze portate avanti dalle realtà locali per cercare di portarle su una dimensione più ampia che è quella regionale.
Oggi non possiamo più rimandare la possibilità di aprire una nuova fase in cui emerga con forza la necessità di creare, sulle tematiche energetiche, quel conflitto sociale che di fatto rappresenta l’unica opportunità per far emergere quella cooperazione sociale tra soggettività diverse che è il punto focale per costruire una piena democrazia.
Vogliamo insomma aprire la strada ad una vera democrazia partecipata qui in Puglia in cui i movimenti possano “imporre” nell’agenda politica regionale la realizzazione di un nuovo modello di sviluppo basato sulla tutela dei beni comuni.
Per questo chiediamo una moratoria regionale su tutti gli impianti in fase di progettazione o realizzazione che distruggono il nostro territorio e compromettono la salute dei cittadini;inoltre vogliamo aprire una discussione sulle linee guida che la regione Puglia si appresta a varare in tema di energia;vogliamo che la Regione Puglia faccia decollare nelle nostre città una volta per tutte quella raccolta differenziata porta a porta che ci porterebbe finalmente fuori dall’emergenza rifiuti e che quindi allontani per sempre,dai nostri territori, la possibilità che si possano realizzare Inceneritori come quello che si sta costruendo a Cerignola in zona Borgo Tresanti .
 
Per tutti questi motivi il Forum ha deciso di avviare un percorso di mobilitazione con assemblee e formazione di coordinamenti provinciali in ogni territorio e chiama a una grande mobilitazione tutte le forze sane della regione a Bari il 13 Novembre alle 15.30 per una grande manifestazione regionale con la quale non solo manifestare il nostro dissenso e l’inquietudine di fronte all’aggressione del nostro territorio ma anche sostenere le nostre proposte in tema di energia, rifiuti, ambiente e salute.
Vendola e la sua giunta non possono parlare a livello nazionale del bisogno di ricostruire una narrazione collettiva che abbia in agenda la difesa dei beni comuni e poi nella nostra Regione disattendere queste prerogative.
Ora è venuto il momento, come movimenti, di metterci in marcia per realizzare quell’agire collettivo che rappresenta l’unica risposta ad una politica che ormai non risponde più ai bisogni della gente.
 
Per questo si è deciso di realizzare, oltre alla manifestazione di sabato 13, anche un sit-in sotto la Regione Puglia per giovedi 18 novembre in cui il Forum presenterà le proprie proposte.
 

Invitiamo quindi tutte e tutti i Pugliesi a partecipare alle prossime assemblee ed alla grande manifestazione Regionale del 13 Novembre a Bari.

 
 
Il “LIBERATORIO Politico” ADERISCE ED INVITA I CITTADINI MOLFETTESI A PARTECIPARE ALL’EVENTO. 

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Centrali a biomasse. Ne ha parlato ieri Report

BIOMASSE DI MASSA
di Emilio Casalini (dalla puntata di REPORT del 31 ottobre 2010)

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Il petrolio, come abbiamo visto, crea un sacco di problemi, ma ne abbiamo bisogno, però dobbiamo ridurre le emissioni di co2, per questo sosteniamo le fonti rinnovabili, che servono ad integrare le nostre necessità, quelle piccole. Una di queste fonti è la biomassa. Si tratta di centrali neutre, perché la legna, quando brucia, libera la stessa quantità di anidride carbonica che il legno, che la pianta ha assorbito durante la sua vita. Tutto sta a vedere come e quanto bruci. Dalle Alpi alla Calabria con Emilio Casalini.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
La centrale di teleriscaldamento di Sondalo, ai piedi dello Stelvio, è un impianto che brucia legno cippato, ossia tritato, per produrre acqua calda e riscaldare le case di 3500 abitanti. Niente più caldaie o stufe inquinanti, ma solo scambiatori termici in ogni abitazione e un contatore per pagare il caldo che si utilizza.

LUIGI GRASSI – SINDACO SONDALO
E' comune che non ha accesi i camini. Questa è la scommessa ambientale. C'è la possibilità di consentire una gestione migliore del territorio e c'è la possibilità di offrire posti di lavoro.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Per rifornire la centrale si usano infatti gli scarti delle segherie locali adeguatamente tritati e il legname recuperato dalla pulizia dei boschi.

ANTONIO RUDINI DIRETTORE CONSORZIO FORESTALE VALTELLINA
Asportiamo la ramaglia, i rami secchi, le piante di piccole dimensioni, le piante anche attaccate da patogeni e questo con quale finalità, di pulire il bosco, renderlo anche più fruibile dal punto di vista turistico e poi facciamo lavorare manodopera locale, operai locali.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
La cura del bosco si trasforma così da un costo ad una risorsa. OPERAIO 2 Se non ci fosse stato qua il consorzio ero a casa, sono stato 3 anni a casa prima di cominciare, quando mi hanno chiamato qua.

LUIGI GRASSI – SINDACO SONDALO
Questa è una valle, ci sono questi alberi che sono caduti, vanno puliti. Se si ostruisse la valle e dovesse scendere del materiale, questa è tutta una zona altamente friabile, potrebbe chiaramente metterci in difficoltà.

UOMO
In generale è ottimo il servizio, finché rimane concorrenziale. Si parlava che c'è un risparmio del 10%20% su quello che era la rete normale del riscaldamento normale.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Il punto è proprio questo. Riduzione di CO2, bosco pulito e occupazione non avrebbero dovuto incidere sulle tariffe, invece sono aumentate del 12% in un anno, perché la società di distribuzione ha fatto investimenti sulla rete troppo alti. E il TAR ha bloccato gli aumenti.

LUIGI GRASSI – SINDACO SONDALO
Stiamo cercando di modificare questa convenzione al fine proprio di consentire al Comune di poter esercitare un maggiore controllo sulle tariffe.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
I buoni propositi poi nella realtà diventano un'altra cosa, per esempio gli scarti delle segherie locali avrebbero dovuto andare ad alimentare la centrale a biomassa e invece…

MILENA DE ROSSI VICEPRESIDENTE ASSOLEGNO
Attualmente questo quantitativo è stato ridotto al 25%. Il teleriscaldamento si è rivolto ad altri mercati, cioè lui acquista la biomassa fuori provincia, fuori regione, e anche fuori nazione. Gli scarti li produciamo ovviamente lo stesso e attualmente stiamo consegnando in Trentino e in Trentino Alto Adige.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO Gli scarti, invece che in valle vanno spediti a 400 chilometri e il cippato per la centrale arriva da altre province. Tutto su camion. Andata e ritorno. Alla faccia della filiera corta e del non inquinamento.

MILENA DE ROSSI VICEPRESIDENTE ASSOLEGNO
La definisco un'assurdità, perché è veramente una cosa inconcepibile insomma, non ha senso.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Resta il fatto che il modello è buono per il territorio e per l'ambiente, ma gli incentivi statali lo stanno rendendo molto vantaggioso, e così esplodono impianti su tutto il territorio nazionale. E senza una pianificazione generale, il rischio è di averne fin troppi in una stessa zona come succede in Garfagnana.

DONATELLA ZANOTTI – COMITATO AMBIENTE E SALUTE BAGNI DI LUCCA
C'è n'è uno a Villetta di San Romano, uno è a Camporgiano, uno a Minucciano, uno anche a Lugliano, uno è stato attivato a Villa Basilica, a Gallicano. Parlano di un raggio di 70 km, la filiera corta, quindi si può prelevare il legname fino addirittura in Emilia Romagna, in Liguria, va bene ma là ci attingono già altri impianti.

GIANNI TAMINO – BIOLOGO UNIVERSITA' DI PADOVA
Sono già centinaia le proposte di centrali che vanno dalla Sicilia, al Friuli, al Piemonte, a tutte le regioni d'Italia. Se venissero realizzate anche solo la metà, non c'è nessuna possibilità di fornire la biomassa necessaria per queste centrali.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Una di queste grandi centrali si trova nel parco naturale più grande d'Italia, quello del Pollino. Ferma da una decina d'anni è di proprietà dell'Enel, che ora la vuole riconvertire. Per produrre 35 MW avrebbe bisogno di 350 mila tonnellate di legname all'anno, che qui non ci sono.

ENZO BONAFINE – COMITATO SALUTE E AMBIENTE POLLINO
Su queste strade dovrebbero circolare 112 tir tutti i giorni. E basta guardare le strade per rendersi conto se questa rete viaria possa sopportare un carico del genere. E non c'è indotto, visto che le biomasse verranno da fuori.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
L'autorizzazione in realtà l'avevano avuta, ma l'avvocatura dello stato condanna la mancanza di una seria pianificazione per l'approvvigionamento di biomassa.

PAOLO RABITTI – INGEGNERE AMBIENTALE
Questi hanno detto, nel raggio di 200 chilometri ci sono "x" chilometri quadrati, basta moltiplicare raggio x raggio per 3,14. Io però sono andato a piazzare un compasso sul Pollino, tirare un raggio di 200 chilometri e per due terzi è mare. Si sono comportati come se il Tirreno fosse un produttore di biomasse. Ma non parlavano di alghe, parlavano di boschi.

MATTEO CIMAGLIA – RESPONSABILE FILIERA OLIO E GAS ENEL
Non comprendiamo il mare, e chiaramente Casson e Rabitti fanno un ragionamento sulla disponibilità, noi facciamo un ragionamento sulla potenzialità. Che è il ragionamento corretto. È ovvio che è un mercato la biomassa e come tutti i mercati si basa sulla domanda.

MATTEO CIMAGLIA – RESP. FILIERA OLIO E GAS ENEL
Quello che non troveremo localmente lo andremo a prendere fuori dall'area e comunque all'interno della Comunità Europea.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
E non saranno i soli, perché a dispetto delle dichiarazioni sulla disponibilità di biomassa del nostro territorio, sono in molti a comprare il legname fuori confine, e non solo in Europa.

DAVIDE PETTENELLA – DIP.TERRITORIO E SISTEMI AGROFORESTALI UNIV. PADOVA
Siamo il primo importatore mondiale di legna da ardere. Stamattina guardavo i dati Fao abbiamo importato un milione e mezzo di metri cubi e l'abbiamo importato da Paesi, li vedi qua, che sono anche dal Cile, la Nigeria, l'Indonesia, il Brasile, l'Argentina. Pensa dal punto di vista energetico cosa significa trasportare questo legname su distanze così grandi.

GIANNI TAMINO – BIOLOGO UNIVERSITA' DI PADOVA
E alla fine devo calcolare tutta la CO2 o altri gas ad effetto serra, che derivano dalla lavorazione del suolo, dal disboscamento. Ho un aumento di gas serra solo per aver disboscato il suolo.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Lo dicono anche 90 scienziati americani che hanno chiesto al congresso USA di rivedere la politica delle centrali a biomassa dato che tutto il processo, porterebbe ad un aumento dei gas serra pari a quello degli impianti a combustibili fossili. Contro gli impianti a biomasse sono scesi in campo anche i produttori del legno semilavorato. Non essendocene a sufficienza per tutti, i costi aumentano, il prezzo dei pannelli per arredamento sale, i consumi calano e rischia di entrare in crisi non solo l'industria dei pannelli, ma tutta la filiera dell'arredamento: 400 mila addetti e 32 miliardi di euro di fatturato, uno dei settori più importanti dell'economia italiana.

PAOLO FANTONI PRESIDENTE ASSOPANNELLI
La cosa è paradossale proprio perché anche il valore aggiunto creato dal legno nella filiera tradizionale del mobile è di dieci volte superiore al valore aggiunto prodotto attraverso la termovalorizzazione.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
C'è la corsa alla biomassa perché è incentivata, fino a ieri con i famosi CIP6, adesso con i certificati verdi, ossia quote pagate da chi inquina per finanziare chi produce energia da fonti rinnovabili, ma dal 2011 non devono più pesare sulla finanza pubblica. E questo per grossi produttori, come il gruppo Marcegaglia con questa centrale di Cutro in Calabria, sarà un problema.

ROBERTO GARAVAGLIA PRES. EURO ENERGY GROUP
In questo momento noi non abbiamo la certezza che possiamo sopravvivere. Perché noi abbiamo costi certi, e ricavi incertissimi.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Una soluzione potrebbe essere quella di bruciare insieme al legname, i rifiuti. Autorizzazione concessa.

ROBERTO GARAVAGLIA PRES. EURO ENERGY GROUP
C'è stata un po' una sollevazione popolare, e quindi diciamo abbiamo desistito.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Resta il fatto che comunque trasformare le centrali a biomassa in inceneritori è possibile, e da lì a bruciare poi anche quel che non si dovrebbe il passo è breve. Questa centrale a biomassa nel comune di Argenta in provincia di Ferrara, veniva alimentata con qualsiasi cosa, tanto che nel 2006, i carabinieri hanno chiuso tutto e sequestrato l'azienda.

PAOLO RABITTI – INGEGNERE AMBIENTALE
Questa era parte del materiale proveniente da Mantova e che andava nella centrale. L'hanno detto, l'hanno denunciato gli stessi operai perché si vergognavano e avevano paura di bruciare quella roba lì nel posto in cui vivevano.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Un esempio di come può funzionare una buona idea lo troviamo in Val Venosta, a Prato allo Stelvio, che è stato premiato come il comune più "rinnovabile". Ha vinto infatti la competizione europea tra i piccoli comuni alimentati con fonti rinnovabili. E hanno iniziato molto tempo fa.

GEORG WUNDERER – COOPERATIVA ELETTRICA DI PRATO
Questa cooperativa è nata nel 1925.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
L'Enel non aveva nessuna intenzione di collegarli alla rete elettrica nazionale e loro si sono arrangiati da soli.

GEORG WUNDERER – PRESIDENTE COOPERATIVA ELETTRICA
Hanno creato un piccolo impianto con una piccola centrale idroelettrica da 80 KW e hanno speso un sacco di soldi perché costava tanto come 300 mucche.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Erano autosufficienti nel '25 e oggi il surplus se lo rivendono.

GEORG WUNDERER – PRESIDENTE COOPERATIVA ELETTRICA
Abbiamo una produzione di 25 all'interno, abbiamo 26 milioni di kwh e il consumo interno sono solo 12 milioni. Allora il resto lo diamo alla rete nazionale, la vendiamo al grossista. L'"esubero", solo le eccedenze.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
E l'anno scorso ci hanno guadagnato un milione duecentomila euro. Hanno anche una centrale a biogas, pannelli fotovoltaici ovunque, eolico e una centrale a biomassa che produce energia elettrica e termica per il teleriscaldamento degli abitanti con il risultato che mentre nella confinante Valtellina il prezzo dell'acqua calda è di 11,5 centesimi al kwh, nel comune di Prato allo Stelvio la pagano quasi la metà, 7 centesimi. Il segreto?

GEORG WUNDERER – PRESIDENTE COOPERATIVA ELETTRICA
Noi non siamo indirizzati per guadagnare, noi siamo solo indirizzati solo per servire i soci. Tutti i soci partecipano a questo sistema.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
Perché qui tutto il paese è socio della cooperativa e ognuno ha voce in capitolo.

GEORG WUNDERER – PRESIDENTE COOPERATIVA ELETTRICA
Ogni anno dobbiamo confrontarci con l'assemblea generale e l'assemblea generale decide se l'orientamento è quello giusto…

EMILIO CASALINI
…se avete fatto un buon lavoro.

GEORG WUNDERER – PRESIDENTE COOPERATIVA ELETTRICA
… sennò buttano fuori gli amministratori

EMILIO CASALINI
Non era meglio mettervi dentro, non so controllarla meglio da voi questa società?

HUBERT PINGERRA – SINDACO PRATO ALLO STELVIO
No, no.

EMILIO CASALINI
Perché?

HUBERT PINGERRA – SINDACO PRATO ALLO STELVIO
La controllano i cittadini, no?

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
E così non si deve scegliere tra un'amministrazione pubblica che magari spreca o un imprenditore che i guadagni se li mette in tasca.

GEORG WUNDERER – COOPERATIVA ELETTRICA DI PRATO
Tutti questi i soldi di esubero vengono reinvestiti. Invece in Italia la politica favorisce, negli ultimi 15 anni queste S.p.A.; tutte queste società di capitale vogliono guadagnare in questo sistema. Noi abbiamo un'altra filosofia: l'energia deve nutrire l'energia. L'energia è come l'acqua, l'acqua potabile, sono servizi di fondo, non devono essere orientati verso il capitale, questi devono orientarsi per la gente, per avere energia a buon prezzo.

EMILIO CASALINI FUORI CAMPO
E se lo dicono loro, che sono i migliori d'Europa, forse c'è da ascoltarli.

MILENA GABANELLI FUORI CAMPO
Riassumendo: le centrali a biomasse sono un'ottima idea; se di piccole dimensioni e se bruciano residui di boschi e di segherie e utilizzano tutta l'energia prodotta per riscaldare magari piccoli paesi. Il fine dovrebbe essere quello di diventare autosufficienti e non di lucrare. Diversamente si rischia di compromettere un patrimonio, di mettere in crisi un settore dell'economia, a noi costa di più, e alla fine magari si inquina, quanto con il gasolio.


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Riproponiamo anche l’intervista rilasciata dal Prof. Gianni Tamino, biologo del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie, intervenuto il 12 maggio 2008 alla conferenza “Centrali a biomasse a Molfetta ed in Puglia. Rischi su ambiente e salute”.

L’autore dell’intervista è Lorenzo Pisani di Molfettalive.

Ancora una vittoria del Comitato Cittadino "Pro Ambiente di Modugno.

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IL COMITATO PRO AMBIENTE INFEROCITO IMPARTISCE LEZIONI DI POLITICA ALL’ISTITUZIONE LOCALE! 

“ LA CAOTICA RISPOSTA DI PIAZZA" ( DICHIARAZIONE RIPORTATA DALL'EX ASSESSORE ALL'AMBIENTE DEL COMUNE DI MODUGNO ) VINCE SU CHI HA FATTO FINTA DI FRONTEGGIARE L'EMERGENZA AMBIENTALE SUL TERRITORIO DI MODUGNO. 

1) LA “LOMBARDI ECOLOGIA” VOLEVA IMPIANTARE ILLEGITTIMAMENTE UNA MEGADISCARICA PER RIFIUTI SPECIALI DA 500.000 METRI CUBI A DUE CHILOMETRI DAL COMUNE MODUGNO; MAI L’AMMINISTRAZIONE DI QUESTO COMUNE GIURIDICAMENTE COINVOLTO VI SI E’ OPPOSTA; INFEROCITO, IL COMITATO PROAMBIENTE INVECE HA CONDOTTO UNITAMENTE AI GLORIOSI COMITATI CITTADINI DI PALO E BITETTO, UNA FIERA BATTAGLIA VINCENDO LA GUERRA MENTRE L’AMMINISTRAZIONE LOCALE “DORMIVA” .
LA “LOMBARDI ECOLOGIA” HA RINUNCIATO AL PROGETTO. 

2)  LA “ECOENERGIA” DEL “GRUPPO MARCEGAGLIA” VOLEVA IMPIANTARE ILLEGITTIMAMENTE UN INCENERITORE IN LAMA MISCIANO, A 1,7 Km DALL’ABITATO DI MODUGNO. 
INFEROCITO, IL COMITATO PROAMBIENTE HA DENUNCIATO ALLA MAGISTRATURA E SEGNALATO ALLA SOVRINTENDENZA PAESAGGISTICA LA COSA RILEVANDO L’ILLEGITTIMITA’ DI UN IMPIANTO POSTO IN ZONA SOTTOPOSTA A VINCOLO. LA SOVRINTENDENZA HA PROIBITO D’IMPIANTARE L’INCENERITORE E LA MAGISTRATURA PENALE CONTINUA A INDAGARE.

FINALMENTE LE NUBI SI DIRADANO!
CERCHEREMO DI RIDARE SPLENDORE ALLA NOSTRA CITTA' RIMUOVENDO IL GRIGIORE DI QUESTI ANNI. 

COMITATO PRO AMBIENTE MODUGNO

CONFERENZA: "Centrali elettriche e alternative energetiche. Percorsi di cittadinaza attiva per scegliere"

 CONVEGNO LIBERATORIO

Sono trascorsi quasi tre anni dal 25 luglio 2007 quando 54 cittadini hanno presentato, alla Procura della Repubblica di Trani, all’assessorato Settore industria energetica della Regione Puglia, ai Carabinieri e ai Sindaci di Molfetta e Giovinazzo, un esposto con cui si chiedeva diverificare eventuali responsabilità amministrative e/o penali a carico di dirigenti, funzionari pubblici e/o cittadini che abbiano favorito la costruzione della centrale elettrica dalla Società Powerflor srl in Contrada Ciardone, qualora la stessa risultasse in contrasto con le procedure e leggi vigenti.

Abbiamo presentato il 7 dicembre 2007, anche, una petizione popolare ai sensi dello Statuto Comunale per chiedere che della questione fosse interessato il Consiglio Comunale tenuto conto che la centrale in questione nasceva in territorio agricolo e che non c’è mai stata nessuna deroga deliberata dal Consiglio Comunale per il rilascio dell’autorizzazione in premessa, trattandosi di Zona “E” (Aree produttive agricole, art. 42 e successivi delle N.T.A. del P.R.G.  Comunale).
Da allora non abbiamo ricevuto alcuna risposta convincente dai suddetti organi ma nel frattempo qualcos’altro è accaduto.

Nella conferenza pubblica "Centrali elettriche e alternative energetiche, percorsi di cittadinanza attiva per scegliere" che si terrà lunedì 26 aprile alle ore 18.30 sveleremo alla città gli ultimi sviluppi della lunga storia della costruenda centrale elettrica della società Powerflor srl in Contrada Ciardone a Molfetta.
Saranno presenti anche altre realtà che nei loro territori, con la quotidiana azione di cittadinanza attiva, sono riuscite a bloccare la costruzione o il completamento di centrali elettriche inquinanti.
Interverranno Tino Ferrulli del Comitato Proambiente di Modugno, Giacomo Ditrizio del Coordimamento No Biomasse e Inceneritori della provincia di Barletta, Agostino Di Ciaula dell’Associazione "Modugno Città Plurale" e  Matteo d’Ingeo del Movimento “Liberatorio Politico” di Molfetta.

Inoltre nella stessa serata sarà presentato il libro di Agostino Di Ciaula “La Combustione dell’Anima” (Ed.Lombardo, 2009). Nel testo l’autore, un medico impegnato a tutelare la salute pubblica contro l’inquinamento, offre al lettore numeri e dati che smentiscono la tranquillità con la quale molti politici locali accettano di buon grado la presenza di centrali elettriche ed inceneritori nei propri territori.
Si tratta di un libro molto particolare che raccoglie anni di esperienze e studi dell’autore nel campo dell’inquinamento ambientale.
Il punto di partenza degli studi di Agostino Di Ciaula è il territorio in cui vive e lavora come medico: la provincia di Bari.
Una zona fortemente compromessa, come molte altre in Puglia, da anni di sviluppo industriale e dalla presenza di numerose centrali termoelettriche.

Conferenza del Liberatorio il 26 aprile sulle centrali elettriche

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/04/convegno20liberatorio20-20powerflor202620apr2020102028lr29.jpg

Egr. On. Nichi Vendola
Presidente Regione Puglia
Lungomare N. Sauro, 33
70121 B A R I

Egr. Prof. Giorgio Assennato
Direttore Generale ARPA Puglia
Corso Trieste, 27
70126 B A R I

e, p.c. ,
Agli Organi di Informazione

Come è noto, la Commissione Europea per l’Ambiente ha richiamato a più riprese il nostro Paese a ridurre le emissioni inquinanti (soprattutto CO2) di oltre il 13% entro il 2012, pena la comminazione di multe che oscillano tra gli 8 e i 12 miliardi di euro.
La Regione Puglia, in proposito, ha una grave responsabilità, perché, in base ai dati INES (cfr. il recente documento “Le emissioni industriali in Puglia – Rapporto sulle emissioni in atmosfera dei complessi IPPC”, a cura dell’ARPA Puglia  risulta detenere in Italia il triste primato in ordine all’emissione in atmosfera di CO2 , diossina, IPA, ossidi di azoto, benzene, ossidi di zolfo, monossido di carbonio e PM.
E’ noto, d’altro canto, come nel Salento ed, in generale, in Puglia, siano all’ordine del giorno ed oggetto di un intenso, appassionato e partecipato dibattito, numerose richieste di impianti per la produzione di energia da pretese “fonti rinnovabili”.
In particolare, chi ha progettato centrali elettriche alimentate a biomasse (nel solo Salento si contano decine di impianti in attesa di autorizzazione), le ha presentate ai cittadini ed all’opinione pubblica, grazie ad un’abile campagna di marketing, quali fonti di produzione di energia “pulita”, che avrebbero contribuito virtuosamente a ridurre le emissioni globali.
Egregio Signor Presidente, siamo in realtà in presenza di una contraddizione grande quanto il sole ! Come si fa, in nome del “rispetto del Protocollo di Kyoto”, ad immettere in atmosfera ulteriori emissioni inquinanti, proprio nella nostra Puglia, che già paga un tributo tanto pesante ?
E’ sostenibile che, in nome del profitto (gli introiti dei “certificati verdi”), e al di fuori di qualsiasi ragionevole programma di sviluppo, ci si faccia beffe del diritto dei cittadini alla salute e ad un ambiente pulito ?
Chiedo pertanto a Lei ed al prof. Assennato, in nome dell’antico e consolidato rapporto di reciproca stima ed amicizia, di adoperarVi, dall’alto della Vostra autorevolezza, per mettere la parola “fine” a questa proliferazione selvaggia di impianti dannosi ed inutili, che finiranno per deturpare il nostro territorio ed arrecare danni irreparabili alla salute nostra ed a quella delle generazioni che verranno.
Con i più cordiali saluti.
Dr. Giuseppe Serravezza
Presidente LILT – Sez. Prov. di Lecce

http://www.arpa.puglia.it/uploaddocumenti/EMISSIONI%20%20IN%20PUGLIA%20.pdf
 

Menzogne sugli inceneritori e la gente muore. Intervista a Patrizia Gentilini

di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it/…)

Le affermazioni dell’oncologa Patrizia Gentilini sono gravissime. Fa riferimento a falsificazioni di documenti utilizzati da pubbliche associazioni per negare gli effetti degli inceneritori sulla salute. Per occultare le nuove fabbriche di tumori. Credo che sia opportuno che un magistrato (sicuramente almeno uno leggerà il blog) proceda di ufficio per accertare la verità. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

"Sono Patrizia Gentilini, un medico, un oncologo, appartengo all’Associazione dei Medici per l’Ambiente e sono qui per spiegare il nostro comunicato stampa del 25 novembre scorso, in occasione del nostro ventennale. Vogliamo portare alla conoscenza di tutti e denunciare il fatto che sono stati modificati i risultati di studi scientifici in documenti in uso ad associazioni pubbliche, per attestare la presunta innocuità degli impianti di incenerimento dei rifiuti.
Ci rifacciamo a un documento: il Quaderno N. 45 di ingegneria ambientale. Il documento a firma di Umberto Veronesi, Michele Giugliano, Mario Grasso e Vito Foà, è stato ripreso dalla Regione Sicilia e da altre Regioni, quali la Regione Toscana e altre Province in Italia. L’impatto sanitario è sviluppato a pag. 54/55 a firma di Vito Foà, nel documento sono presi in esame 4 studi, tutti riportati in maniera non corretta. In particolare per lo studio condotto in Inghilterra, di Elliot, in prossimità di 72 inceneritori, è riferito che non è stata trovata alcuna diversità di incidenza e mortalità per cancro nei 7,5 chilometri di raggio circostanti gli impianti di incenerimento e in pratica non si è riscontrata nessuna diminuzione nel rischio mano a mano che ci si allontanava dalla sorgente emissiva.
Quello scritto nel lavoro originale di Elliot è esattamente il contrario, perché viene riportata, per l’esattezza, una diminuzione statisticamente significativa, mano a mano ci si allontanava dall’impianto di incenerimento per tutti i cancri: il tumore allo stomaco, al colon retto, al fegato e al polmone, quindi mano a mano che ci si allontanava dagli impianti il rischio diminuiva.
Nella versione italiana è stata aggiunta una negazione in modo da capovolgere il significato del lavoro.
Un altro esempio è lo studio condotto in prossimità dei due impianti di incenerimento di Coriano a Forlì e anche in questo caso è riportata solo la frase iniziale delle conclusioni, in cui si dice che lo studio non ha messo in evidenza eccessi di mortalità generale e di incidenza per tutti i tumori, è un’interpretazione molto parziale. Vi spiego come stanno le cose: lo studio di Coriano è stato condotto valutando l’esposizione a metalli pesanti, secondo una mappa di ricaduta di questi inquinanti, questa è la mappa che riguarda lo studio di Coriano (vedi video) fatta per valutare le ricadute sulla popolazione in base alle emissioni dei due impianti di incenerimento. I due inceneritori sono questi due continui al centro (vedi video) : 1) per i rifiuti urbani; 2) per rifiuti ospedalieri; è stata considerata l’emissione di metalli pesanti in aria e la loro ricaduta nel territorio. L’area più scura è dove è massima la ricaduta, poi via, via i livelli sfumano, fino a un colore giallo più chiaro preso come livello di riferimento.
E’ stata analizzata la popolazione residente per circa 14 anni, dal 1990 al 2003/2004, e i risultati che ci sono stati sono stati estremamente importanti per quanto riguarda le donne. Nel grafico ho riportato l’andamento della mortalità per cancro nel sesso femminile in funzione dell’esposizione, quindi in funzione dei livelli della mappa precedente.
In pratica questo è l’andamento del rischio di morte in funzione del livello di esposizione (vedi video), questo è l’andamento della mortalità per tutti i tipi di tumore nel loro complesso nel sesso femminile, che arriva fino a un aumento del 54%, questo l’andamento della mortalità per cancro alla mammella, al colon retto, per cancro allo stomaco, vedete che c’è una coerenza innegabile tra aumento del rischio e aumento del livello di esposizione, questo risultato certamente molto importante viene sottaciuto nel paragrafo che riguarda l’impatto sanitario dell’incenerimento, in modo da sottostimare questo rischio che è di fatto assolutamente di rilievo.
Cosa vogliamo dire con il nostro documento e con il nostro comunicato stampa? Abbiamo voluto ricordare la nascita delll’Associazione dei Medici per l’Ambiente, che la nostra associazione ha come finalità di fornire strumenti di conoscenza al servizio di tutti i cittadini e di essere coerenti in questo, seguendo il nostro grande maestro, purtroppo scomparso: Lorenzo Tomatis che ci ha insegnato che medicina e scienza devono essere al servizio dell’uomo, della salute e non degli interessi economici. Abbiamo voluto ricordare che non è la prima volta che l’uso pure artefatto, strumentale degli studi scientifici è servito e ha costituito l’alibi per non adottare delle misure di protezione della salute pubblica, con un carico di sofferenze, di morti, malattia che si poteva evitare. Noi non vogliamo che questo si ripeta anche con l’incenerimento dei rifiuti che è una pratica assolutamente da bandire, dobbiamo riciclare, recuperare la materia e non bruciarla.
Vorrei ricordare che la nostra associazione è indipendente, non è necessario essere medici, tutti possono iscriversi, potete andare sul nostro sito, tutti possono associarsi, non godiamo di finanziamenti da parte di terzi, ci autososteniamo. Nell’ambito del tema della gestione dei rifiuti, vorrei ricordare un nostro libro come strumento di conoscenza per le amministrazioni, per i cittadini, le associazioni. Nessuno di noi ha diritti, quindi non è una promozione commerciale.
Come associazione siamo interessati a una variegata presenza di problemi come per esempio: telefonini, Ogm, pesticidi, inquinamento dell’aria. Problemi cruciali per la salute di tutti, siamo convinti che solo con la conoscenza, con la partecipazione e con l’impegno di tutti, si riuscirà a trovare soluzioni per la tutela della salute, della vita e del futuro di tutti noi." Patrizia Gentilini

Il vento di Sardegna

Parchi eolici, investimenti e progetti sulle coste dell’isola si incrociano con le inchieste siciliane

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/11/eolico_sardegna.jpg

di Chiara Maria Orrù  (www.liberainformazione.org/…)

I sospetti che agitano la società e la politica sarda riguardo gli affari dell’eolico sembrano trovare conferma alla luce degli arresti dei cosiddetti “Signori del vento”. Il parco eolico di Ploaghe è stato posto sotto sequestro giudiziario, proprietà anch’esso della Ivpc, di cui era appunto amministratore Oreste Vigorito.
L’Ivpc sbarca in Sardegna nel 2001, con la realizzazione dell’impianto eolico di Bortigiadas che si estende lungo la montagna che da Tempio degrada verso la costa sino ai territori di Trinità d’Agultu e Viddalba. I suoi affari si sono poi estesi con la realizzazione del parco di Ploaghe, oggi sotto sequestro.
Le preoccupazioni che hanno portato ad una serie di proteste, manifestazioni ed interrogazioni parlamentari sono legate alla realizzazione di parchi eolici off-shore lungo le coste sarde. Si tratterebbe di una vera e propria corsa ad accaparrarsi fette di costa. Al centro della cronaca soprattutto il progetto di Is Arenas, che ha provocato delle vere e proprie sollevazioni popolari.
Tutte le amministrazioni comunali e quella provinciale dell’Oristanese, sostenute da centinaia di semplici cittadini, si sono opposte al progetto portato avanti da due società della Penisola per realizzare un parco eolico marino nel tratto di costa tra Cuglieri e San Vero Milis. I timori che l’impatto ambientale fosse insostenibile per il territorio ma soprattutto per l’economia turistica si sono accompagnate ai dubbi avanzati da alcuni parlamentari sardi circa la regolarità delle società che hanno presentato i progetti. In particolare l’ex presidente della regione Mauro Pili e il collega Bruno Murgia, hanno interessato del problema il Vicepresidente della Commissione bicamerale Antimafia, Fabio Granata.
Secondo i tre parlamentari esistono delle forti analogie tra quanto sta accadendo in Sicilia e ciò che si progetta di fare in Sardegna. Le società promotrici dei progetti hanno tutte sede in paradisi fiscali che vanno dal Lussemburgo a Montecarlo, il solito sistema delle scatole cinesi impedisce la reale identificazione di chi sta alla base di questi finanziamenti. In particolare Pili fa riferimento ad una serie di articoli apparsi su Repubblica e il Corriere della Sera nel giugno 2006 riguardanti il presunto tesoro di Vito Ciancimino.
Pili, citando l’ articolo di Repubblica “Ciancimino jr inguaia due soci” del giugno 2006, sostiene : «Nell’estate 2004, Ciancimino (figlio dell’ex sindaco di Palermo, condannato per mafia) investì un milione e 900 mila euro sulla Kaitech Spa, con sede a Milano, attraverso un finanziamento alla società lussemburghese Camtech, controllata dalla famiglia dell’ex sindaco di Palermo Stefano Camilleri».
Sempre secondo tale articolo Ciancimino stava anche dietro la Kaitech, che secondo l’interrogazione parlamentare presentata da Pili, Murgia e Granata, si ricollegherebbe attraverso un intricato sistema di scatole cinesi alla IARE (Is Arenas Renewable Energies), promotrice della realizzazione del parco eolico a Is Arenas. In base alla ricostruzione di Pili il legale rappresentate della IARE risulta essere Stefano Rizzi, che secondo il registro delle imprese di Bergamo, risulterebbe titolare di quote nominali per 490 mila euro della Xeliox.
La Xeliox è a sua volta proprietà per metà della Tolo Energia Srl, posseduta al 100% dalla Krenergy, che a sua volta è per il 69% proprietà della Euroinvest, società a partecipazione del 25% della Kaitech Spa.
Davanti alla presentazione di progetti di parchi eolici sul mare sardo per oltre 700 megawatt, appare preoccupante la possibilità che l’energia pulita sia in realtà la nuova frontiera degli investimenti mafiosi.
Oltre ad Is Arenas sono stati, infatti, presentati progetti per parchi eolici nel Golfo degli Angeli (tra Sarroch e Pula), nel Golfo di Palmas (Sant’Antioco), sempre nel Sulcis a San Giovanni Suergiu, e infine a largo di Arbus. I dubbi avanzati da Pili, Murgia e Granata sono stati presentati in Commissione Trasporti ed è stato chiesto l’intervento di Pisanu, Presidente della Commissione Antimafia e del ministro per lo Sviluppo Economico, Scajola.
Intanto l’assessore regionale dell’Ambiente Giorgio Oppi ha formalizzato la decisione, già ribadita dal Presidente della Regione Ugo Cappellacci, contro la realizzazione di parchi eolici off-shore sulle coste, in particolare in riferimento al parco che doveva nascere ad Is Arenas.

Rifiuti, il sistema Cosentino

Dall’ordinanza di custodia cautelare il racconto degli interessi criminali ed economici dietro il ciclo dei rifiuti in Campania

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Cosentino

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Cosentino

Nicola Cosentino

di Redazione (www.liberainformazione.org/…)

Il Duemila riempie la Campania di spazzatura e di soldi, se  ne spendono a profusione, eppure nel 2008 nella sua relazione al Parlamento Bertolaso denuncia un buco di un miliardo e duecento milioni nelle casse di quello che era stato il commissariato di governo. Per otto anni la politica discute su come risolvere quella che diventa sempre più un’emergenza infinita. Le cronache di quei giorni raccontano un giro vorticoso di ordinanze e di stanziamenti, di proteste e di nuovi accordi. La battaglia delle ecoballe, il dibattito infinito sui siti da scegliere, riempiono le pagine dei giornali. Ma la guerra vera si sta combattendo altrove. Gli accordi decisivi non hanno nemmeno bisogno di una firma. Ora, dopo una via crucis lunga nove anni, l’ordinanza del Gip Raffaele Piccirillo racconta un fuori-scena da brivido. La voce narrante è quella del manager dei rifiuti, Gaetano Vassallo. I protagonisti sono i boss, i politici e i funzionari (corrotti) dello Stato. La procura di Napoli chiede l’arresto del sottosegretario all’economia, Nicola Cosentino, ma i leader e gli amministratori coinvolti sono molti di più. Per capire che cosa sia successo bisogna fare un passo indietro e tornare al 2000 quando l’allora commissario per l’emerg enza rifiuti, Antonio Bassolino, affida il ciclo di smaltimento della spazzatura a un consorzio di ditte formato da cinque imprese associate alla Impregilo (Impregilo International, Fibe, Fibe Campania, Fisia Impianti, Gestione Napoli).

Toccherà a loro il compito di realizzare due termovalorizzatori e sette impianti di combustibile da rifiuti, le cosiddette ecoballe. Ma appena terminati i cdr ci si accorge che producono solo spazzatura impacchettata. Intanto l’impregilo ha deciso di realizzare ad Acerra il termovalorizzatore: decisione contestata duramente dalla popolazione locale. Così mentre il piano Impregilo naufraga gli interessi intorno alla ”monnezza” continuano a crescere e gli spazi per l’imprenditoria locale (e per i boss) si allargano. Al gruppo di Romiti toccava provvedere allo smaltimento dei rifiuti (e anche questo capitolo è finito nel mirino dei magistrati con un’inchiesta dei Pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo), ai Comuni spettava la raccolta e il trasporto della spazzatura. Si formano i cosiddetti consorzi di bacino che assumono gli ex lsu, i dipendenti delle ditte che gestivano le discariche, e poi amici, parenti, conoscenti e portaborse di amministratori e politici vari. Si arriva a più di dodicimila persone. E poi ci sono gli accordi con le ditte esterne, molte vicine ai boss. Tanto che molte amministrazioni (da Crispano  a Casoria, da Pozzuoli a Castel Volturno) vengono scolte anche a causa di questi appalti giudicati disinvolti dalle  prefetture di Napoli e Caserta.
Come se non bastasse questo spreco infinito nel 2002 due consorzi di Napoli (il primo e il terzo) e uno di Caserta (il quarto) decidono di formare un super consorzio che chiamano Impregeco. Al vertice sistemano Giuseppe Valente (in quota Fi) che è anche presidente di Ce 4; il vice presidente è Michele Caiazzo e l’amministratore Giacomo Gerlini (entrambi in quota Ds). Che cosa siano Impregeco e il Ce 4 lo hanno poi spiegato ai magistrati il pentito Gaetano Vassallo e lo stesso Valente provocando quella valanga giudiziaria che rischia di travolgere il sottosegretario Nicola Cosentino. Ce 4, in verità, era già stata al centro di inchieste giudiziarie e di delitti. Il consorzio, infatti, era diventato la camera di compensazione tra gli interessi dei politici e quelli dei casalesi: è questa l’ipotesi dei magistrati che hanno indagato (tra gli altri anche Raffaele Cantone). I fratelli Michele e Sergio Orsi, secondo gli inquirenti, rappresentavano gli interessi di Francesco Bidognetti prima e di Francesco Schiavone poi. Con la loro Flora Ambiente attraverso una gara truccata “fecero fuori” la Ecocampania di Nicola Ferraro (altra impresa che secondo i magistrati era legata ai casalesi) e formarono una società mista con il Ce 4: la Eco 4 che riuscì a monopolizzare la raccolta e lo smistamento dei rifiuti in diciotto comuni.  Secondo Vassallo dietro la Eco 4 c’era l’onorevole Cosentino: «La società Eco4 era controllata dall’onorevole Cosentino e anche l’onorevole Mario Landolfi vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di cinquantamila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto in casa di quest’ultimo a Casal di Principe. «Ricordo che l’onorevole ebbe la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto», racconta.  E poi: «Cosentino si espresse, con riferimento proprio alla ECO4, dicendo “quella società song’ io”».
Ma i progetti del sottosegretario, è sempre l’ipotesi dei Pm che hanno indagato, erano più vasti. Sostiene Valente in un’interrogatorio riportato nell’ordinanza: «Nicola Cosentino voleva che “tutto quel che si faceva doveva passare attraverso di lui”». E lo strumento per riportare tutto l’affaire rifiuti nelle mani dei politici e degli imprenditori locali (e soprattutto dei boss) sarebbero state proprio Eco 4 e Impregeco. L’idea era quella di concentrare nei consorzi non solo la movimentazione, ma anche la stabilizzazione e la trito vagliatura dei rifiuti realizzando perfino un termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa alternativo a quello della Fibe. Il tutto in accordo con il commissariato all’emergenza rifiuti e soprattutto con il sub commissario Giulio Facchi. Un piano ambizioso che richiedeva un accordo trasversale. E infatti spiega Valente: «Nessuno si interessò al fatto che il nuovo ente era di natura politica trasversale, trattandosi peraltro di fatto indifferente, nella norma, per i politici».

Un piano che si scontra con le indagini della magistratura che nel 2007 investono Flora Ambiente. I fratelli Orsi vengono arrestati, cominciano a raccontare. Ma non sono pentiti, non hanno protezione. Il primo giugno Michele viene ucciso davanti al Roxy bar. E già dal primo aprile Gaetano Vassallo si è messo sotto la protezione dello Stato.

 DOCUMENTI:

Ordinanza arresto Nicola Cosentino

Come si vuole imbavagliare l'informazione

 

di Matteo d’Ingeo

Sento il dovere di ringraziare pubblicamente il mio collegio di difesa, Paola Zaza, Annamaria Caputo e Michele Jacono per aver smontato, in questi mesi, con tenacia e professionalità, l’impianto accusatorio di 22 pagine a firma di Vincenzo Ciccolella, ex amministratore unico della Società "Powerflor s.r.l.", contro il sottoscritto con l’accusa di diffamazione.

L’udienza di ieri 30 ottobre ha segnato un altro punto a sfavore dell’accusa quando è stato ascoltato un loro teste che ha smentito le accuse nei miei confronti, con la classica frase “…non ricordo, … è passato molto tempo…”. La prossima, e forse ultima udienza, è prevista per il 30 aprile 2010.

 

Si riportano di seguito alcuni stralci delle 22 pagine dell’atto di citazione, lascio a voi le dovute riflessioni e conclusioni.

 

"…l’impianto Powerflor, da diversi mesi ed ancorché in fase di costruzione, è divenuto lo snodo centrale di un vortice di polemiche, sostanziatesi in una vera e propria campagna diffamatoria, orchestrata e sostenuta dal Sig. Matteo d’Ingeo, leader del Liberatorio Politico di Molfetta ed accanito avversario di tale progetto.

 

 …Il Sig. d’Ingeo, avvalendosi anche del supporto della testata giornalistica Molfettalive (on line), ha condotto – e tutt’ora conduce-  una vera e propria battaglia contro la costruzione della centrale, individuando il bersaglio di tale campagna nel Gruppo Ciccolella Holding, cui la società istante è riconducibile.

Si vedrà come i numerosi articoli pubblicati, lungi dal costituire un legittimo esercizio dei diritti cronaca e di critica, concretino, in realtà, una vera e propria attività diffamatoria ai danni dell’attrice medesima, consistente nella reiterata diffusione di notizie false e denigratorie, che ingenerano nella collettività l’erroneo convincimento che l’impianto possa avere delle ripercussioni negative in termini di impatto ambientale…

 

La Società Powerflor subisce, come si è detto, da molto tempo gli effetti di un’acerrima campagna diffamatoria, estrinsecatasi nella pubblicazione di scritti offensivi e sgradevoli, attuata dal Sig. D’Ingeo per mezzo degli organi di stampa locali ed in concorso con la testata giornalistica “Molfettalive.it”, al solo scopo di denigrare pretestuosamente il progetto di Contrada Ciardone. 

 

 … "Nel maggio 2007, la testata giornalistica “Laltramolfetta” pubblicava un articolo a firma del Sig. Matteo d’Ingeo, dal titolo “Il salto di qualità della “Ciccolella” s.p.a.”, con il sottotitolo “Dagli ortaggi ai fiori, dall’uncinetto all’energia elettrica”.Il leader del Liberatorio Politico, con tono invettivo e dileggiante, passava in rassegna la lunga tradizione commerciale della famiglia Ciccolella, deducendo testualmente: “Il più grande giardino del mediterraneo, così si presenta il Gruppo Ciccolella Holding sul sito ufficiale. Il gruppo nasce negli anni ‘60 come azienda agricola a conduzione familiare che coltiva e vende melanzane e peperoni; poi lasciano perdere gli ortaggi per dedicarsi ai fiori, in particolare crisantemi e garofani, e li vendono davanti al cimitero di Molfetta. Negli anni Settanta la nuova svolta: buttano a mare crisantemi e garofani per dedicarsi prima alle rose e in seguito anche agli anthurium .… (…) Ma Corrado Ciccolella decide di quotare la società in borsa e prima di Natale dello scorso anno il regalo è arrivato. La nuova società Ciccolella s.p.a., che chiudeva con un fatturato di 60 milioni di euro per il 2006, conquista piazza affari e i suoi titoli si impennano improvvisamente..”; riferendosi alla costruzione della centrale, aggiungeva: “Ma la Ciccolella Holding vuole ancora di più, e a Molfetta l’energia per alimentare le sue serre vuole produrla in proprio”. Dopo un incipit privo di qualsivoglia finalità di pubblico interesse, che evidentemente trascende ad un attacco personale verso le persone che costituiscono l’anima e la tradizione del Gruppo Ciccolella, l’autore dell’articolo, con riguardo all’iter formativo dell’autorizzazione alla costruzione dell’impianto, affermava:“Non si comprende il motivo per cui il Dirigente del Settore dell’ecologia, dott. Luca Limongelli, non abbia ritenuto che un simile impianto non fosse sottoposto a valutazione di impatto ambientale. Eppure la normativa in materia è chiara. La Legge Regionale n. 11 del 12.04.2001 ( Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale) tra gli elenchi dell’allegato B.2 (interventi soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. di competenza della Provincia) riporta gli impianti termici per la produzione di energia vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MWt. E allora, caro dott. Limoncelli? Come mai l’impianto dei Ciccolella che ha una potenza di 77 MWt non è stato sottoposto a V.I.A.? Eppure l’impatto è notevole (..). Noi siamo contenti dello sviluppo delle vostre aziende ma, per cortesia, rispettate la nostra città e se volete riscaldare le vostre serre, senza inquinarci, trovate altre soluzioni e.. se son rose fioriranno”.Il Sig. D’Ingeo, sin dai primordi della sua battaglia avverso l’impianto de quo, ha consapevolmente creato grande confusione tra due procedimenti amministrativi distinti: una cosa, infatti, è la “procedura di assoggettabilità a V.I.A.”(Valutazione di Impatto Ambientale), altro è la “V.I.A.”.L’impianto, infatti, soggiace al rispetto delle statuizioni contenute nella L.R. n. 11/2001, recante “Norme sulla valutazione dell’impatto ambientale”; esso consta di una struttura per la produzione di energia elettrica di circa 39 MW e, con potenza termica complessiva pari a 77 MWt (superiore, pertanto, ai 50 MWt), e rientra tra gli “interventi soggetti a procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A.”, più precisamente tra i “progetti di competenza della Provincia” (fino al 30.06.2007 di competenza della Regione), in quanto “Impianti termici per la produzione di energia, vapore e acqua calda con potenza termica complessiva superiore a 50 MWt”.Al contrario di ciò che si intende far credere, la procedura di verifica di assoggettabilità a V.I.A. è stata regolarmente espletata, ai sensi di legge, presso l’Assessorato all’Ecologia, settore V.I.A., della Regione Puglia.Con riguardo al progetto presentato dalla Powerflor s.r.l., con determinazione n. 145 del 20.03.2006, l’Assessorato all’Ecologia della Regione ha escluso, mediante provvedimento motivato, l’impianto in oggetto dall’applicazione della V.I.A."

 …Di qui la assoluta infondatezza delle asserzioni del d’Ingeo, che per le modalità ed i contesti in cui sono state esposte, assumono valenza manifestamente e gratuitamente diffamatoria.

 

In data 28.11.2007 la testata giornalistica “Laltramolfetta” pubblicava l’articolo intitolato “Basta centrali elettriche in Puglia”, il quale riportava testualmente: “Matteo D’ingeo continua lo sua battaglia contro le centrali elettriche a Molfetta e in Puglia. Domani (…) ci sarà un incontro dal titolo “Nuove centrali elettriche? La Puglia non ne ha bisogno e Molfetta neanche!” (…). Secondo il comitato “No centrale” la Puglia già oggi produce energia elettrica per circa il doppio del suo fabbisogno e, a livello nazionale, si pone al secondo posto dopo la Lombardia. Nonostante questo, vengono autorizzate in tutta la regione ulteriori centrali che non rispondono ad alcun motivo di pubblica utilità, ma servono solo a creare profitto a chi le costruisce. Con la stessa logica, nel nostro territorio, in piena zona agricola, la Powerf1or s.r.l. sta costruendo una centrale elettrica che non solo non comporta alcuna ricaduta positiva per i molfettesi, ma, al contrario, costituisce una nuova seria minaccia ambientale. Abbiamo già in mare una nave di veleni e bombe all’iprite, un’atmosfera sempre più inquinata e casi di leucemia e cancro in preoccupante aumento”.

In data 29.11.2007, nella Fabbrica di San Domenico in Molfetta, si teneva l’incontro “Nuove centrali elettriche? La Puglia non ne ha bisogno e Molfetta neanche!” , organizzato e diretto dal Sig. D’Ingeo, il quale, nel suo intervento, si complimentava con la testata giornalistica “Molfettalive.it”, unico organo, a suo dire, capace di “fare libera informazione”. Il Sig. D’Ingeo affermava, infatti, testualmente: abbiamo scoperto che alcuni giornalisti vengono invitati ad Amsterdam da Ciccolella per scrivere servizi” Quindi è normale che non possano scrivere sulla Gazzetta o sui Network in rete, nelle loro testate giornalistiche, di Ciccolella e di quello che sta facendo”. Come si mette in evidenza, il leader del Liberatorio Politico è addirittura giunto ad accusare di connivenza gli organi di stampa con la Powerflor ed i suoi rappresentanti, gettando discredito sul Gruppo Ciccolella Holding e sulla categoria dei giornalisti. Affermazioni, quindi, estremamente denigratorie, divulgate in maniera travisante e tendenziosa, vere e proprie invenzioni, che inducono l’opinione pubblica a formulare un giudizio errato sui fatti e negativo sul progetto dell’impianto Powerflor.

 In data 30.11.2007, “Molfettalive” pubblicava il resoconto dei lavori della conferenza di cui al paragrafo precedente, per il tramite dell’articolo intitolato “Powerflor, conferenza del Comitato “No centrali””: “(…)i dubbi di D’Ingeo, introduttore dei lavori, si concentrano sul silenzio che ha caratterizzato la richiesta delle due autorizzazioni e l’approvazione della prima: “trattandosi di una variante al Piano Regolatore, doveva passare al vaglio del Consiglio Comunale, invece tutto è stato avvolto dalla più totale indifferenza delle istituzioni e degli organi informativi”. Il leader del Liberatorio, che si è complimentato con Molfettalive.it, unica testata capace, a suo dire, di fare libera informazione, si è scagliato contro quegli organi informativi “che hanno deciso di censurare l’argomento”.”

La testata giornalistica on line “Molfettalive”, inoltre, con pubblicazione del 3.12.2007 dal titolo “Il Liberatorio Politico e il Comitato cittadino “No centrali”: “FERMIAMO I LAVORI DELLA CENTRALE POWERFLOR”, metteva al corrente la cittadinanza della promuovenda raccolta delle firme, ai sensi degli artt. 60 e 61 dello Statuto Comunale, al fine di inoltrare, al Sindaco e al Consiglio Comunale di Molfetta, petizione popolare avverso l’impianto Powerflor in costruzione.“Se è vero che questa città ha uno strumento urbanistico che si chiama Piano Regolatore” -si riporta testualmente- non si comprende come mai qualcuno ha permesso di costruire in una Zona “E” tipizzata ad attività agricole, un’opera così imponente in beffa alle volumetrie e alle tipologie costruttive che il P.R.G. prevede”.

Il periodico “L’Altramolfetta” pubblicava, infine, nel mese di dicembre 2007, l’articolo dal titolo “Powerflor: la centrale della discordia”, recante il sottotitolo “A Molfetta ci sarà una centrale termoelettrica riconducibile alla famiglia Ciccolella”.Con riguardo ai combustibili che saranno utilizzati nell’impianto Powerflor, veniva evidenziato: “(… )altro punto interessante da segnalare è la provenienza degli oli vegetali: le cosiddette biomasse liquide, che andranno a carburare i motori della centrale, proverranno da paesi esteri e non saranno prodotti in zona (…). Secondo D’1ngeo, per poter essere realmente energia rinnovabile, (le biomasse liquide) dovrebbero essere coltivate nelle zone in cui si utilizzano”.

 

 

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L’attività del d’Ingeo e dei suoi sodali si è, con palmare evidenza, concretata – e tutt’ora continua a concretarsi – in consapevole, gratuita e strumentale diffamazione ai danni della Società deducente, la cui reputazione è stata gravemente lesa ed indebitamente offesa, riportando gravissimi danni di cui è doveroso richiedere un esemplare risarcimento.

Il contesto ambientale in cui il disegno diffamatorio è stato ordito, e le modalità stesse con cui è stato di poi attuato, inducono a ritenere la sussistenza di un concerto tra il d’Ingeo e gli altri soggetti come innanzi individuati, tutti implicati a vario titolo nelle vicende per cui è causa.

La S.r.l. Powerflor, pertanto, si vede costretta ad adire il giudice competente al fine di ottenerne ogni e più opportuna tutela, e conseguentemente chiede di:

A)  Accertare la natura diffamatoria ed illecita delle condotte descritte in narrativa, e quindi dichiarare la responsabilità, in solido ovvero disgiuntamente, dei convenuti tutti;

B) Condannare per le stesse ragioni le parti convenute, in solido, ovvero subordinatamente e salvo gravame, disgiuntamente e pro quota, al risarcimento del danno derivante dalla lesione all’immagine della Società convenuta nella misura che sarà ritenuta di giustizia dall’ On.le Giudice adito, e comunque nella misura non inferiore a € 1.000.000; 

C) Ordinare alla parti soccombenti la pubblicazione dell’estratto della emananda sentenza, a spese dei convenuti tutti, sui periodici “L’Altramolfetta” e “Molfettalive”, nonché sui quotidiani “La Gazzetta del Mezzogiorno”, il “Corriere del Mezzogiorno”, “La Repubblica” ed “Il Sole 24 Ore”.

“Lucera Città Aperta” 4 ottobre 2009.

I cittadini, le istituzioni locali, i mezzi di comunicazione assenti hanno caratterizzato l’incontro-dibattito del pomeriggio all’Oasi Betania alla presenza di figure di spicco e di fronte a temi di indiscusso valore

Dopo la conferenza stampa svoltasi lo scorso 4 ottobre davanti ai cancelli della Alghisa la mattina, gli organizzatori hanno dato appuntamento pomeridiano presso l’Oasi Betania, situata a 4 km. circa sulla s.s. 17 per Troia, dove dalle ore 16:00 si è tenuto un incontro-dibattito che si è protratto fino alle ore 20:00. Ad emergere l’inquietante assenza di cittadini (tanto che l’on.Pierfelice Zazzera alla fine ha detto laconicamente: «Voglio parlare più alle sedie vuote che a quelle occupate»), delle istituzioni locali e dei mezzi di comunicazione pur di fronte a temi di indiscusso valore che, partendo dalle criticità ambientali, hanno analizzato le cause e gli effetti di incresciose situazioni verificatesi negli ultimi decenni che hanno tenuto legata e prigioniero il potenziale socio-economico della città e dell’intera Capitanata, senza contare la testimonianza di Tino Ferrulli del "Comitato Pro Ambiente" di Modugno e dei luoghi che hanno visto scendere in piazza circa 20mila persone per contrapporre il proprio diniego a quegli impianti che nascono come strutture di biomasse e che poi, presto, si trasformano (dopo cinque anni è la legge che lo permette a quanto sembra) in veri e propri inceneritori.
«La vicenda dell’Alghisa – ha detto Liliana Toriello – è stata scelta come caso emblematico non solo per l’inquinamento che essa può produrre, ma anche perché si denota un arresto dello sviluppo da tempo programmato».

video della presentazione dell’incontro all’Oasi Betania

Aperto l’incontro-dibattito con queste parole, si è posta quindi l’attenzione sulla «mancanza degli strumenti primari della programmazione per la collettività, come per esempio un Piano Urbanistico Generale (Lucera purtroppo è ferma al Piano Regolatore Generale del 1973), un Piano di Insediamenti Produttivi, due elementi che rappresentano lo sbocco naturale per far crescere la città» e sui quali sembra che la nuova amministrazione capeggiata dal sindaco Pasquale Dotoli voglia puntare molto e nell’immediato, perché non ha torto chi ha fatto rilevare che l’assenza di quelle due componenti sociali ed economiche rappresentano «un fatto anomalo non rispetto all’Italia, ma rispetto alla provincia di Foggia».
Lucera viene sempre più paragonata ad una città «crollata economicamente e socialmente, pur vivendo in regime di monopolio. Ecco perché continuo a chiedermi – ha affermato la Toriello del Comitato "Salute e Territorio" di Lucera ed animatrice con il Coordinamento dei Comitati Regionali Bari/Puglia della giornata su "Salute, Legalità, Vita" – di chi è questa città. Continuo a chiederlo perché sento che non è la mia e degli altri cittadini di Lucera, ma sento che è di poche persone, che vivono e possono vivere solo perché c’è questo regime di monopolio che viene a controllare tutta la situazione della città».
E allora ecco perché l’Alghisa viene visto come un segnale non solo ambientale ma «se andiamo a leggerlo negli anni, vediamo che ha rappresentato un potenziale economico per la città di imprenditori capaci che hanno dovuto attraversare tante traversia per essere soffocati, emarginati, rottamati come le loro fabbriche».

«Verità e giustizia. Colpire e emarginare Cinquia»

Argomenti, questi, «che ritengo debbano essere affrontati – ha rimarcato Toriello nell’introdurre l’incontro-dibattito pomeridiano – nello spirito di verità e giustizia che deve sempre guidare non solo i cittadini che si impegnano nel sociale, ma anche i giornalisti che dovrebbero poter parlare di questi problemi e rendere notizie vere, attendibili e rispondenti a dati oggettivi».
Un pensiero poi è stato rivolto al Frizzoed al clima che il nostro net-journal «subisce in questa città», mettendo in evidenza che «tutti gli altri invece sono assenti». Poi, la solidarietà «anche a nome, credo, degli amici del Coordinamento Regionale, in quanto nell’ultimo periodo si è verificato un dato ancora più preoccupante, avendo Il Frizzo ospitato degli articoli (si tratta, più precisamente, di lettere, ndr) dell’ing. Cinquia, il quale è l’unico, da tanti anni, esprimendo dei concetti che motiva anche attraverso la sua professione come responsabile tecnico all’interno del Comune di Lucera». La Toriello ha fatto riferimento al fatto che «sono stati denunciati entrambi – per diffamazione in concorso per avere l’uno scritto e l’altro pubblicato dei contenuti dell’ing. Cinquia». Scritti che riguardano «casi drammatici – ha precisato – che da forse trent’anni e più la città vive. E allora noi chiediamo formalmente alla magistratura: siccome l’ing. Cinquia, sugli stessi argomenti per cui oggi è fatto oggetto di comunicazione giudiziaria ha presentato, tre anni fa, un dossier dettagliato nell’esercizio delle sue funzioni sulla vicenda Sacco, come mai l’ing. Cinquia non è stato assolutamente né sentito né chiamato se è vero, com’è vero, che gli attacchi che ha subito e per cui è stato avvisato all’incirca un mese fa assieme a Roberto Notarangelo, sono gli stessi argomenti di cui si fanno portatori coloro i quali lo hanno denunciato, cioè il gruppo politico dell’ex sindaco Labbate?». Quindi il timore «che volendo estrapolare da un contesto molto più preciso delle semplici frasi di singoli scritti, lo si voglia colpire ed emarginare e non si voglia, invece, approfondire uno degli argomenti più scottanti della città che ha creato e creerà prossimamente un buco finanziario tra gli 8 e i 10 milioni. Infatti dice Cinquia: "Io non lo faccio per me stesso, io svolgo un ruolo di garanzia istituzionale e in bas a questo ruolo io devo, nell’esercizio delle mie funzioni, contrastare la mafia". E allora – ha concluso Toriello – detto da un pubblico ufficiale, credo che questo debba innalzare il livello di attenzione».
Prima di cedere, poi, la parola a Tino Ferrulli, ha voluto ricordare che «oggi è la giornata in cui ricorre San Francesco d’Assisi, ed è la giornata ideale per una riflessione sull’ambiente», ricordando ancora che «la violenza sulla natura e, quindi, sull’uomo e sul territorio, è soprattutto la violenza che noi facciamo alle generazioni future».
Infine, "Il cantico delle creature" interpretato dalla prof.ssa Lucianna Modola dell’associazione Mythos di Lucera (leggi).

 
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