Archivio mensile:novembre 2007

L’oasi nel deserto

oasi

di Alfonso Balducci

Normalmente una struttura come quella ormai in fase di ultimazione in contrada Ciardone a Molfetta avrebbe avuto un gran risalto mesi o anni prima della sua ideazione almeno tra il mondo politico. Curiosamente la Powerflor srl dei Ciccolella ha compiuto quasi tutto il suo iter senza stimolare minimamente neanche la curiosità dei cosiddetti organi d’informazione "storici" della città. Alcuni fatti recenti hanno poi chiarito che non di disattenzione si deve parlare ma di vera e propria censura. Della costruenda centrale elettrica non se ne doveva parlare né nel bene né, tanto meno, nel male. Punto e basta! Non sono state sufficienti conferenze stampa, esposti alla magistratura e gli appelli dei comitati cittadini che a Molfetta come in tutta la Puglia si stanno battendo per impedire un dissennato proliferare di queste pericolose strutture per ricordare a certi sedicenti "giornalisti" quale fosse la loro peculiare funzione.

La situazione la potremmo definire un vero e proprio "deserto informativo". Senonché, come in tutti i deserti, non mancano rare ma vitali oasi, che ci permettono di continuare a sperare che non tutto è destinato a essere "insabbiato".

Grazie a due giovani, Lorenzo Pisani e Pasquale Caputi, che vogliono fare informazione seria in città senza rispondere a padroni e senza censure da parte della loro Redazione, la notizia si è “liberata” sotto forma d’inchiesta. Vi rimandiamo al loro articolo pubblicato on line su Molfettalive.it. Li vi troverete non solo notizie ma anche, e soprattutto, tante domande, le stesse che il "giornalismo" alla de Sanctis non osa mai chiedere.

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Nuove centrali elettriche? La Puglia non ne ha bisogno e Molfetta neanche!

Manifesto 29-11-2007 (LR)

La Puglia già oggi produce energia elettrica per circa il doppio del suo fabbisogno e, a livello nazionale, si pone al secondo posto dopo la Lombardia.

Nonostante questo, vengono autorizzate in tutta la regione ulteriori centrali che non rispondono ad alcun motivo di pubblica utilità, ma servono solo a procurare profitto a chi le costruisce.

Con la stessa logica nel nostro territorio, in piena zona agricola, la Powerflor srl sta costruendo una centrale elettrica che non solo non comporta alcuna ricaduta positiva per i molfettesi, ma al contrario costituisce una nuova seria minaccia ambientale.

Abbiamo già in mare una nave di veleni e bombe all’iprite, un’atmosfera sempre più inquinata e casi di leucemia e cancro in preoccupante aumento.
PERCHÉ PEGGIORARE LA NOSTRA SALUTE E QUELLA DEI NOSTRI FIGLI?

Se volete saperne di più, incontriamoci e discutiamone con:

  TONINO D’ANGELO 
MEDICINA DEMOCRATICA  – TRIBUNALE PER I DIRITTI DEL MALATO
COORDINAMENTO COMITATI “NO CENTRALI”

  MATTEO D’INGEO 
LIBERATORIO POLITICO

  MAURO GIUSEPPE DE RUVO  
COMITATO “NO CENTRALI”- MOLFETTA

  FELICE PASCULLI 
COMITATO “NO CENTRALI”- MOLFETTA

GIOVEDÌ 29 NOVEMBRE 2007 ALLE ORE 18.00
SALA “B. FINOCCHIARO” – FABBRICA S. DOMENICO

Affinché in Puglia non si parli sempre delle mafie altrui

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Il 24 e 25 novembre prossimo il Teatro Kismet di Bari proporrà “Gomorra”, la riduzione teatrale del romanzo-reportage di Roberto Saviano. A partire dalle ore 20.30 del 24 novembre e prima del sipario, affinché in Puglia non si parli sempre delle mafie altrui, ma si faccia attenzione anche ai fenomeni mafiosi (e mafiogeni) di casa nostra, Libera proporrà un breve momento di riflessione al quale parteciperanno alcuni familiari di pugliesi vittime innocenti di mafia, il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il sindaco di Bari Michele Emiliano, il presidente della Provincia di Bari Vicenzo Divella.

Sarà un’occasione per rilanciare la XIII Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie che si svolgerà a Bari il 15 marzo 2008 promossa da Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie, in collaborazione con Avviso Pubblico e con il patrocinio della Regione Puglia e della Città di Bari. La giornata ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie e rinnova in nome di quelle vittime il suo impegno di contrasto alla criminalità organizzata.

La Giornata della memoria e dell’impegno è dedicata a tutte le vittime, proprio tutte. Dai nomi più famosi a quei semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ ordine, imprenditori, sindacalisti, sacerdoti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere.

Da sempre il 21 marzo (questa edizione non può svolgersi il giorno 21 perchè  concomitante con il Venerdi Santo che precede la Pasqua) cerca di sensibilizzare  l’intera comunità con un’attenzione particolare rivolta ai ragazzi ed ai giovani. Centrale è il ruolo della scuola, di ogni ordine e grado, dove, attraverso forme diverse, si capisce, si approfondisce e  si realizza sempre in una ottica di educazione alla legalità democratica, alla responsabilità, alla cittadinanza.

Al termine dello spettacolo "Gomorra", saranno offerti alcuni prodotti Libera Terra dalle terre confiscate alle mafie: i tarallini pugliesi dal grano coltivato sulle terre confiscate alla mafia salentina, il vino bianco siciliano che proviene dai vigneti confiscati a Provenzano e Brusca. Prodotti con un sapore in più, quello della legalità, del riscatto, della libertà.

Per informazioni: Libera Puglia – Alessandro Leo – cell. 349.7417950 info@liberapuglia.it www.liberapuglia.it
Per prenotazioni: Teatro Kismet OperA – Strada San Giorgio martire 22/f – 70123 Bari – tel 080.5797667 info@teatrokismet.it www.teatrokismet.org

Le rose e le spine di Ciccolella

Quando la “Ciccolella S.p.a.”, sotto il nome di “Nuova Biozenit”, regalava rose rosse alle mamme di San Floro.

Correva l’anno 2005 quando i fratelli Ciccolella per farsi voler bene dal popolo calabrese del borgo di San Floro, provincia di Catanzaro, l'8 maggio, in occasione della festa della mamma, distribuirono in piazza 250 rose rosse.
I cittadini apprezzarono molto il dono dei “signori dei fiori” e sperarono che quel gesto diventasse un appuntamento fisso dal momento che l’azienda “Nuova BIOZENIT”, del Gruppo Ciccolella,  avrebbe dovuto realizzare una centrale per la produzione di energia elettrica a biomasse e serre destinate alla produzione di fiori attraverso un procedimento intensivo di fioritura.
 
L'investimento di 45 milioni di euro di cui circa la metà a carico dello Stato e 3 milioni a carico della Regione Calabria avrebbe dovuto creare anche 130 posti di lavoro.

Purtroppo il tempo non ha portato più il lavoro e neanche le rose rosse per le mamme di San Floro.

L'on.  Francesco Amendola del Partito Democratico–l’Ulivo attraverso la sua interrogazione parlamentare alla Camera ci farà capire di più su questo mancato progetto.

Nella seduta dell’11/4/2007 chiede al Ministro per lo sviluppo economico:

Domanda – In data 3 maggio 2001 il CIPE ha approvato il Contratto di Programma con la «Nuova Biozenit SpA» la cui stipula è stata effettuata nel giugno 2002, per la realizzazione di una centrale termoelettrica per la produzione di energia elettrica a biomasse e di serre destinate alla produzione di fiori attraverso un procedimento intensivo di fioritura.
L'investimento è 45 milioni di euro di cui circa la metà a carico dello Stato e 3 milioni a carico della Regione Calabria che avrebbero dovuto portare alla creazione di 130 nuovi posti di lavoro; 
nello stesso Contratto di Programma era stabilito un apposito capitolo di spesa da destinare alla formazione dei lavoratori che, a tal proposito, hanno effettuato e completato appositi corsi con l'utilizzo di fondi regionali calabresi; 


per esigenze interne alla Nuova Biozenit la società ha chiesto per ragioni gestionali il trasferimento del sito per l'insediamento da San Floro a Simeri Crichi (Catanzaro); 
per dar luogo a tale trasferimento era necessaria una specifica delibera della Giunta regionale della Calabria di concessione del nulla osta con contestuale invio di parere positivo al CIPE; 
nell'imminenza dello svolgimento della consultazione elettorale per il rinnovo del Consiglio provinciale di Catanzaro le autorità istituzionali pro tempore hanno effettuato a San Floro il 5 aprile 2004 la cerimonia di posa della prima pietra dell'impianto;

con deliberazione del 18 marzo 2005 il CIPE ha prorogato i termini del suddetto Contratto di Programma; 
ad oggi evidenziano i sindacati Cgil, Cisl e Uil nessun altro tipo di intervento è stato segnalato nonostante le vibrate e reiterate proteste dei lavoratori che hanno svolto il corso di formazione; 
è notizia delle ultime ore che la Nuova Biozenit ha chiesto ed ottenuto dalla Regione Puglia, nella seduta di Giunta regionale del 21 novembre 2006, l'autorizzazione alla delocalizzazione dell'impianto sul territorio pugliese con relativo utilizzo delle somme pubbliche previste nel Contratto di Programma;

a giudizio dell'interrogante, una circostanza del genere concretezza l'ennesimo tentativo di sottrarre alla Calabria indispensabili risorse economiche tese allo sviluppo economico ed all'incremento dell'occupazione; 
quali iniziative si intendano assumere al fine di mantenere nel territorio della provincia di Catanzaro gli interventi previsti dal Contratto di Programma sottoscritto nel giugno 2002 e prorogato nel marzo 2005 al fine di assicurare l'effettiva creazione dei 130 posti di lavoro previsti;

chiede se si intenda accertare le cause del mancato avvio dell'iniziativa imprenditoriale.-

Risposta. – La società Nuova Biozenit ha comunicato al Ministero dello sviluppo economico di dover rinunciare alla prospettiva di realizzare l'investimento programmato in Calabria, in località San Floro (Catanzaro), con il contratto di programma stipulato il 5 marzo 2003 adducendo, a fondamento di tale rinuncia, la difficoltà ad avere riscontri dalla Regione Calabria in merito a problematiche di tipo infrastrutturale e in merito a una precedente richiesta di delocalizzare il progetto nel Comune di Sieri Crichi (Catanzaro), sempre nell'ambito della stessa Regione Calabria.

Ciò stante, i competenti uffici del Ministero, nel mese di novembre dello scorso anno, hanno rappresentato alla società che, a seguito di tale rinuncia, era necessario provvedere alla restituzione dell'anticipazione già erogata, pari ad euro 6.954.600,00, maggiorata degli interessi legali maturati. 
Nel dicembre 2006, la società Biozenit, nell'aderire alla richiesta di restituzione, intervenuta nello stesso mese di dicembre a mezzo di versamento alla Tesoreria provinciale dello Stato di Bari, ha avanzato richiesta di delocalizzazione dell'iniziativa nella Regione Puglia, riservandosi di presentare il progetto esecutivo corredato dal parere regionale. 
Premesso quanto sopra, con riferimento alle affermazioni contenute negli atti di sindacato ispettivo in esame, si precisa che: 
alla Regione Calabria non sono state sottratte risorse economiche per lo sviluppo e l'occupazione, in quanto, la decisione di delocalizzare l'impianto programmato sul territorio pugliese è frutto della libera scelta dell'imprenditore, motivata dalle ragioni sopra esposte.
Al riguardo, si segnala che uno specifico sollecito, inoltrato nell'agosto del 2006, dagli Uffici del Ministero, inteso a promuovere un pronunciamento della Regione Calabria sulla richiesta della società Nuova Biozenit di delocalizzarsi dal comune di San Floro al comune di Sieri Crichi, è rimasto privo di riscontro; 
l'eventuale autorizzazione all'uso delle risorse pubbliche stanziate per il contratto di programma localizzato in Calabria, ai fini della realizzazione dell'investimento ora richiesto per la Regione Puglia – che si sarebbe già pronunciata favorevolmente – non potrà che essere concessa dal CIPE, nel momento in cui al nuovo progetto saranno riconosciuti adeguati obiettivi economici ed occupazionali; 
con il contratto di programma non è stata finanziata alcuna spesa di formazione; 
titolare del contratto di programma non è la Regione Calabria bensì la società Nuova Biozenit con la quale il Ministero dello sviluppo economico, a seguito della delibera del CIPE del 14 giugno 2002, è stato autorizzato a stipulare il contratto in questione; 
l'investimento complessivo del programma ammonta a 45,6 milioni di euro con un contributo a carico dello Stato di 19,1 milioni di euro ed un cofinanziamento della Regione Calabria di 3,098 milioni di euro, che rientrerebbero ovviamente nelle disponibilità della Regione Calabria.

Antonio D'Antoni
Viceministro dello sviluppo economico

No alle centrali: i comitati cittadini fanno fronte comune

Ci sarà anche il Liberatorio Politico di Molfetta.

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da Molfettalive.it

Ci sarà anche il Liberatorio Politico di Molfetta all’incontro tra tutti i comitati cittadini e le associazioni ambientaliste della Regione Puglia indetto per martedì prossimo, alle ore 17.30 presso lo Shalter Club di Modugno in via Roma 140, «vista l’esigenza di creare un Coordinamento Regionale Ambientale Pugliese, al fine di redigere, fra l’altro, una sorta di piattaforma comune e condivisa da presentare agli organi politici regionali che fino ad ora hanno viaggiato su contraddizioni macroscopiche.»

«Quello a cui stiamo assistendo oggi, nei nostri territori, – recita una nota degli organizzatori – è un vero e proprio assalto senza precedenti all’ambiente e, cosa più drammatica, ciò sta investendo tutto il sud!

La “legge-delega ambientale” ha messo in atto un devastante momento di evoluzione politica e legislativa in materia di tutela ambientale, con una deregulation finalizzata a favorire ogni forma di aggressione e sfruttamento del territorio e nel contempo tesa ad azzerare i sistemi di controllo e sanzione, favorendo di conseguenza le illegalità e gli abusi ad ogni livello. Il sistema politico-istituzionale appare inadeguato a contrastare questo processo ed in molti casi esso è il “soggetto attuatore”.

Inoltre, tali scelte “devastanti” vengono effettuate spesso contro la popolazione, la salute, l’ambiente e le vocazioni dei territori, favorendo i grandi interessi economici nazionali e multinazionali con il risultato di produrre deliberatamente fenomeni di degradazione sociale, territoriale con il conseguente impoverimento di vasti comprensori.

Nasce, quindi, la consapevolezza di quanto è necessario agire direttamente nelle contraddizioni, nel tessuto sociale e culturale travolto dagli stravolgimenti imposti dall’alto.

Obiettivo prioritario del nuovo organo di partecipazione democratica che si andrà a costituire, sarà quello di adottare strategie tendenti a chiedere ed ottenere dalla “politica” scelte coerenti per i diversi territori secondo un modello di sviluppo basato sulla sostenibilità, sulla tutela delle risorse naturali e dei valori riconosciuti, rafforzando l’identità collettiva attraverso la partecipazione e la condivisione.

L’assenza di un confronto relativo alla situazione ambientale evidenzia il quadro politico attuale che appare caratterizzato da una concezione generale secondo cui l’ambiente non è più considerato un valore in sé ma viene volutamente considerato esclusivamente un appendice del mercato.

Infine, la nascita del coordinamento non dovrà essere vista come l’annientamento di ogni singola identità, ma come la tutela di ogni singola peculiarità; dovrà essere concepita come uno strumento di vera democrazia e di potenza comunicativa.»

Oltre al Liberatorio Politico di Molfetta, tra le prime adesioni anche ABAP, Sviluppo Sostenibile, Rete NO CENTRALE San Severo, Comitato Cittadino “ProAmbiente” di Modugno, Associazione Esposti Amianto, Comitato Salute e Ambiente SudEst, Rete Jonica per l’Ambiente, Medicina Democratica.

Un coordinamento regionale contro le centrali elettriche

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Mentre a Modugno continua la mobilitazione dei cittadini e dell’amministrazione comunale contro la centrale a gas della Società Sorgenia, a Molfetta, il Sindaco e tutti i partiti, dentro e fuori il consiglio comunale, di maggioranza e minoranza, di destra e di sinistra, tacciono sulla centrale elettrica che la Ciccolella S.p.a.PowerFlor s.r.l. vuole costruire a Molfetta.

A dire il vero la centrale è già in costruzione avanzata ma nessuna autorità in campo si preoccupa di verificare se i lavori in corso riguardano l’ampliamento richiesto che vedrebbe triplicata la potenza della centrale da 39 MWe a 116 MWe.
I firmatari dell’esposto inviato, oltre tre mesi fa, al Comune di Molfetta, alla Regione e alle autorità giudiziarie vogliono conoscere cosa intende fare il nostro primo cittadino.

L’assessore regionale all’ecologia, Michele Losappio, ha avviato un’attività di contrasto all’insediamento della centrale di Modugno denunciando alla Procura di Bari alcune irregolarità sulle procedure adottate dalle società responsabili che hanno effettuato il puntellamento del ponte su cui sono transitate le turbine della centrale.
Il Sindaco di Bari ha bloccato nel porto di Bari l’ultima turbina che doveva essere trasportata a Modugno in attesa degli esiti delle indagini in corso.

Mentre domani 6 novembre alle ore 16,30 presso la Prefettura di Bari si svolgerà un incontro tecnico al quale parteciperanno oltre al Prefetto ed al Sindaco di Modugno, i rappresentanti del Ministero dell’Ambiente, della Regione Puglia e della Provincia di Bari, i quali verificheranno se la Società Sorgenia abbia ottemperato o meno alle prescrizioni contenute nel decreto di autorizzazione rilasciato, nel lontano 2004, dal Ministero delle Attività Produttive per costruire la centrale a Gas a Modugno.

A Molfetta invece l’ufficio tecnico tace e non sappiamo se i lavori per la costruzione della centrale elettrica della PowerFlor – Ciccolella, che sembrano procedere in “silenzio-assenso”, stiano avvenendo nel rispetto delle leggi vigenti e delle prescrizioni imposte.
La preoccupazione dei cittadini è che questa centrale elettrica produrrà energia elettrica bruciando fantomatiche “biomasse” di cui non si conoscono bene le caratteristiche e i danni che produrranno nell’ambiente circostante.

Il sito dove sorgerà la centrale si trova sulla strada provinciale Molfetta-Bitonto e precisamente in Contrada Ciardone dove vivono e soggiornano moltissime famiglie e dove si trovano moltissime attività di colture orticole di grande pregio.

Qualche settimana fa l’Assessore Regionale Michele Losappio in una conferenza pubblica ha promesso che chiederà la Valutazione d’Impatto Ambientale (V.I.A.) per la centrale di Ciccolella; oggi chiediamo di conoscere se questa promessa è stata mantenuta oppure si è trattato solo di propaganda politica.
Chiediamo inoltre che la Regione si faccia promotrice di una conferenza di servizi, per il rilascio delle autorizzazioni necessarie alla ditta costruttrice, che coinvolga non solo la città di Molfetta, ma anche Giovinazzo, Bitonto, TerlizziBitonto e la stessa Modugno, perché i fumi di una centrale di 116 MWe, con i nostri venti di tramontana e maestrale coinvolgono necessariamente le altre città.

Noi crediamo che la centrale Ciccolella non nasca da reali esigenze energetiche, ma da logiche di mercato e interessi imprenditoriali privati che non ci riguardano e rischia di compromettere un ambiente già altamente inquinato.
Molfetta dai report mensili dell’ARPA non si presenta molto in uno stato di buona salute, e se a questo ci aggiungiamo i problemi che ci arrivano dal mare con le bombe chimiche all’iprite e dalla nave dei veleni “Alessandro I” direi che sia giunto il momento di una grande mobilitazione popolare in difesa della nostra salute e di quella delle generazioni che verranno.
 
Se la Puglia produce più energia di quanto ne consumi, ed è la seconda regione in Italia in termini di produzione energetica perché avvelenarci più di tanto?
I signori Ciccolella se proprio vogliono riscaldare le loro serre, con le centinaia di milioni che ricevono dal Cipe si costruiscano degli impianti fotovoltaici o delle piccole centrali termoelettriche da 1 MWe e brucino le vere biomasse che producono dalla loro stessa attività.

Noi non rinunceremo alla nostra salute per far arricchire la famiglia Ciccolella e nei prossimi giorni chiederemo ai cittadini di tutte le città pugliesi, in cui stanno sorgendo centrali elettriche simili alla nostra e a quella di Modugno, di costituire un coordinamento regionale del “NO alle Centrali” che chieda alla Regione Puglia di rivedere il Piano Energetico Ambientale Regionale.

Nessuno censuri l’informazione

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di Alfonso Balducci

È ormai guerra tra i giornalisti della testata locale molfettese "Quindici". Il direttore, Felice de Sanctis, impone la censura su alcuni temi scottanti che invece i suoi collaboratori vorrebbero far conoscere ai cittadini molfettesi.
Ma il direttore rimane praticamente isolato e difende solo il suo interesse, perché i suoi ormai ex-collaboratori e non solo – come si può rilevare dalle sempre maggiori richieste provenienti a gran voce dal popolo della "rete" – sono contro di lui e vogliono poter esercitare liberamente la loro funzione per poter informare in modo completo e trasparente.
In questa circostanza i giornalisti fuoriusciti da Quindici dimostrano di essere non solo persone libere ma di essere in sintonia con la crescente voglia di vera informazione e di rifiutare quella sfacciatamente asservita al potere che Travaglio ha così ben descritto nel suo libro "La scomparsa dei fatti".
I veri giornalisti vanno sempre difesi e tutelati: se ci si vuol fregiare di tale titolo occorre innanzitutto essere credibili perché si possa ricevere la fiducia dei lettori, non si possono imporre veti, occorre avere il coraggio di pubblicare anche le verità scomode. Se non si è capaci di farlo, meglio cambiare mestiere.

SENZA UNA LIBERA INFORMAZIONE NON C’È DEMOCRAZIA

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di don Luigi Ciotti

Non dovrebbe esserci bisogno di mettere accanto alla parola “informazione” l’aggettivo “libera”. Perché l’informazione o è libera o, semplicemente, non è informazione: è propaganda, marketing, falsificazione.


Eppure, mai come in questi anni, è necessario specificare, puntualizzare. Denunciare, se occorre. La parola è troppo spesso imbrigliata, le penne spuntate, le cronache monche o pilotate.
 In un mondo divenuto globale, governato dalla preminenza del mercato e della finanza, dove anche la persona viene spogliata della sua centralità e trasformata in merce, anche l’informazione troppo spesso è piegata a interessi e logiche diverse da quelle della verità.

C’è una cattiva informazione che deriva dalla disonestà dell’analisi e dalla perdita di oggettività, e ce n’è un’altra che dipende dall’omissione della realtà, dal nascondere fatti e aspetti che caratterizzano la vita sociale in tutte le sue pluralità e differenze.

DSCN9657 MOD 300x225 Si tratta di due facce della stessa medaglia, e a farne le spese è sempre la nostra libertà. Libertà di sapere e di scegliere, di conoscere e di decidere, ma anche di raccontarsi. 
L’articolo 21 della Costituzione prescrive che tutti abbiano «il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione», ma oggi esistono forme di censura più subdole, meno avvertite, di quelle che tradizionalmente caratterizzano i sistemi non democratici.

Oggi è debole e compromessa la stessa consapevolezza di quelli che sono i nostri diritti irrinunciabili, si è affievolita la capacità di sapere e comprendere ciò che ci rende pienamente cittadini.

Se il mondo dell’informazione è spesso dipendente dai centri del potere economico e finanziario, e tende a concentrarsi in poche – anzi pochissime – mani, è la stessa libertà di espressione a essere minacciata.

Quando c’è opacità e mancanza di vero pluralismo, l’informazione può facilmente diventare uno schermo dietro al quale vengono tutelati privilegi e anche ingiustizie, e così pure possono prosperare indisturbati i poteri illegali, se non direttamente criminali.

Basti ricordare i “martiri” del giornalismo d’inchiesta e di denuncia: da Mauro De Mauro a Giancarlo Siani, da Peppino Impastato a Beppe Alfano, da Mauro Rostagno a Cosimo Cristina, da Ilaria Alpi a Giovanni Spampinato, da Mario Francese a Giuseppe Fava, professionisti onesti e coraggiosi assassinati per aver cercato la verità, cui si aggiungono i tanti “imbavagliati”, costretti al silenzio, demotivati o ridotti all’impotenza.



Ma altrettanto lunga, per fortuna, è la lista degli operatori dell’informazione – tra cui molti giovani – che, pur nel precariato esistenziale ed economico, continuano tenacemente a credere e a operare affinché informazione e libertà viaggino sempre assieme, indissolubilmente intrecciati. Credere che senza informazione non vi sia né libertà né democrazia, perché senza libertà e democrazia non ci può essere vera informazione.
Alcuni di questi esempi positivi sono con noi, a cominciare da Roberto Morrione, che presiederà la “Fondazione Libera Informazione” e l’Osservatorio multimediale, portando in essi il peso e la passione della sua esperienza e della sua credibilità.

Libera è abituata alle sfide difficili, e la “Fondazione” è senz’altro una di queste. Può essere affrontata e, ci auguriamo, vinta, solo se, ancora una volta, sapremo concretizzarla in percorso di impegno civile, fatto di formazione, di progettualità orizzontale, di approfondimento culturale, di qualità dell’intervento e anche di radicamento territoriale. Perché anche il diritto a essere informati, a essere liberi e consapevoli, non cade dall’alto o dall’esterno, ma si realizza nei luoghi in cui ciascuno di noi opera e si mette in gioco quotidianamente, in quel cammino da compiere insieme per costruire un futuro di giustizia e democrazia.

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