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Disobbedienza civile

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di Roberto Morrione (www.liberainformazione.org/…)

Ci siamo e ci saremo. Libera Informazione è in prima linea nella battaglia in corso per far ritirare il disegno di legge sulle intercettazioni. E’ chiaro fin d’ora che, se la norma verrà approvata al termine dei percorsi fra le due Camere, senza che ne sia annullato totalmente il contenuto anticostituzionale e liberticida, riterremo obbligata la scelta della disobbedienza civile. Con il nostro impegno quotidiano, con gli stessi valori che ci hanno fatto nascere, quelli di una “informazione che è libera o non è”, siamo infatti ogni giorno parte attiva dello schieramento che combatte l’illegalità e la disuguaglianza di fronte alla legge. Una battaglia che vede finalmente schierati, al fianco dell’opposizione in Parlamento e dei nuovi dissensi sollevati da Fini all’interno della maggioranza, i giornali di ogni tendenza, come dimostra l’assemblea unitaria dei direttori della stampa italiana, i magistrati, i sindacati, le rappresentanze delle forze di polizia, gli editori, gli scrittori e gli artisti già colpiti pesantemente dalla dissennata politica culturale del governo, le associazioni del volontariato, numerose amministrazioni pubbliche. Fino ad arrivare a quella ostilità espressa a livello europeo e clamorosamente dall’amministrazione degli Stati Uniti, memore degli insegnamenti di Giovanni Falcone e del peso che l’efficace uso giudiziario delle intercettazioni da parte dei magistrati italiani ha nella lotta internazionale al crimine organizzato e al terrorismo. 

Una grande manifestazione nazionale che unisca in piazza tutte queste forze sociali, culturali e politiche, è a questo punto davvero urgente. 
L’obiettivo di fondo resta quello di far comprendere a quella larga parte degli italiani che hanno nelle televisioni dominate dal premier l’unica fonte d’informazione, come insegnano i notiziari ammaestrati e subalterni al potere del TG 1 di Minzolini, che respingere il disegno governativo non è solo difendere il diritto-dovere dei giornalisti sancito dalla Costituzione, ma soprattutto tutelare il diritto dei cittadini a conoscere la realtà in cui vivono, le illegalità dei ceti dirigenti, la corruzione dilagante, l’estensione dei crimini organizzati e comuni che minano la sicurezza di tutti. Un silenzio tombale, al di là dei gravissimi danni giudiziari, minerebbe le fondamenta della democrazia, impedendo agli italiani di giudicare i propri rappresentanti sotto il profilo morale e civile ancor prima che direttamente politico. L’anticamera dunque di una dittatura, che peraltro proprio nella soppressione della libertà di stampa ha avuto la base essenziale nella tragica storia del fascismo, come l’ha ancora ad altre latitudini. Se questo vale a ogni livello, ancor più ne sentiamo il dovere morale e civile a partire dalla memoria di chi ha perso la vita per difendere lo Stato contro la violenza e la prevaricazione delle mafie e il sistema di corruzione e contiguità di cui si sono avvalse e si avvalgono. 
Le centinaia di famiglie delle vittime che attendono ancora giustizia e verità per coloro, uomini e donne, caduti per mano mafiosa e interessi quasi sempre rimasti oscuri, come potrebbero avere ancora fiducia in uno Stato che, invece di onorare questo immenso debito morale, indebolisse per legge l’azione dei pubblici ministeri, le tante inchieste ancora aperte o possibili e insieme calasse per anni la scure del silenzio sulla stampa e i libri che attraverso le cronache e le analisi giudiziarie rappresentano l’unica possibilità di mantenere viva una memoria collettiva? Che speranze potrebbe avere per il futuro il padre dell’agente Agostino, massacrato con la moglie perché a Palermo dava la caccia ai latitanti di Cosa Nostra e, almeno secondo le recenti rivelazioni sul fallito attentato dell’Addaura, per avere salvato in quell’occasione la vita a Giovanni Falcone? Il padre attende da 21 anni la verità su chi gli uccise il figlio, a partire da quegli agenti segreti, traditori dello Stato, che ebbero un ruolo nella vicenda e la sua barba, che promise di non tagliare fino al raggiungimento della verità, è diventata lunga e bianca…Solo un esempio, ma che ci porta nel cuore del gravissimo intreccio di questa nuova legge con inchieste che cercano di fare luce, da Palermo a Caltanissetta, da Firenze a Milano, sulle stragi non solo mafiose, ma anche di “parti dello Stato” come è ormai certo, che insanguinarono la Sicilia e l’Italia fra il ’92 e il ’94, per poi cessare quando il panorama del Paese cambiò e un nuovo soggetto politico, Forza Italia (è ipocrita nascondersi dietro giri di parole) secondo le clamorose affermazioni di numerosi pentiti e testimoni di giustizia, trattò con la mafia per prendere il posto di antichi referenti. Uomini dei servizi, cioè dello Stato, avrebbero avuto ruoli centrali, anche se tuttora oscuri, in molti dei delitti “alti” compiuti da Cosa Nostra, passando per le stragi di Capaci e Via D’Amelio, proseguendo nelle trattative con i capi corleonesi, prima Riina, poi Provenzano, intersecando i sanguinosi attentati ai beni artistici a Firenze, Milano, Roma. 
Le nuove testimonianze del pentito Spatuzza e di Massimo Ciancimino, ritenuti a diverso titolo attendibili dalle Procure coinvolte, vanno decisamente in questa direzione. Negli ultimi giorni si sono succedute allarmate dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia Grasso, di Walter Veltroni, di Carlo Azeglio Ciampi, mentre il Copasir presieduto da Massimo D’Alema ha aperto indagini per individuare gli agenti segreti “felloni”, sentendo i vertici dei servizi e il procuratore di Caltanissetta Lari. Il PDL, ovviamente, ha parlato di dietrologia “ideologica” a scopo propagandistico e ci si è chiesto, anche in settori di sinistra molto aggressivi nei confronti di Berlusconi e della sua politica, come il quotidiano “Il Fatto”, che valore possano avere testimonianze dal significato incerto, dopo anni e anni di silenzio della politica e di mancata verifica di denunce di queste complicità inutilmente emerse da magistrati inquirenti e addirittura in sentenze, oltrechè da numerose testimonianze di pentiti. Una posizione che certo va rispettata, ma che non condividiamo, per i ruoli istituzionali e le personalità di coloro che si sono così esposti pubblicamente, perché queste dichiarazioni non indeboliscono, ma avallano sia pure a posteriori le inquietanti ipotesi di trame “di Stato” emerse appunto con una certa sistematicità in sede giudiziaria e anche in numerose ricostruzioni giornalistiche e di documentati libri d’inchiesta. Che Ciampi racconti dettagliatamente la sua paura di un tentativo di golpe nel ’92, quando in concomitanza con l’attentato al Velabro a Roma si interruppero senza spiegazioni di alcun tipo tutte le comunicazioni con Palazzo Chigi, è un fatto e non una illazione…”Senza verità non c’è democrazia”, ha concluso Ciampi chiedendo che il parlamento si faccia carico di questo compito. Operazione davvero difficile di questi tempi, con la durissima battaglia aperta sulla Giustizia e l’informazione, ma ci associamo con convinzione.

Non avrei mai scritto Gomorra.

081750899-968b3d08-3e5b-4ce4-bf5d-46bb6e93fecadi Roberto Saviano

Mi ha generato un senso di smarrimento e paura la dichiarazione di voler tutelare la privacy dei boss mafiosi. Molti boss è proprio quando parlano con i familiari che danno ordini di morte. Ed è proprio quando i familiari a loro volta parlano con amici e conoscenti che rendono palesi le volontà di chi è latitante e impartisce ordini. È proprio nei momenti di maggiore intimità che viene fuori la mappatura criminale di un territorio. Addirittura osservando le conversazioni dei figli dei boss sui social network si possono evincere informazioni che probabilmente seguendo altri canali potrebbero sfuggire. Famiglie potentissime che festeggiano compleanni nel chiuso di quattro mura con pochi intimi: significa che non è il momento adatto per esporsi, significa che ci sono problemi sul territorio.

Quando si ha a che fare con le organizzazioni criminali tutto può essere utile per comprenderne i meccanismi. Per questo limitare l'utilizzo delle intercettazioni, renderne più ardua la disposizione e impedire che certe informazioni vengano pubblicate è un grave danno per il contrasto alla criminalità organizzata. Tutelando chi è vicino alle organizzazioni si tutelano indirettamente anche le organizzazioni stesse.

Nella maggior parte dei casi i filoni di indagine maggiori hanno preso le mosse da indagini secondarie che nulla sembravano, a primo acchito, avere a che fare con i reati commessi dalle associazioni mafiose. Quello che c'è da sperare, ora, è che chi fa queste dichiarazioni semplicemente non sappia di cosa sta parlando e non sia in malafede. Non so cosa sia meglio per il Paese, se avere a che fare con incompetenti, i dilettanti dell'antimafia, o con persone che invece agiscono consapevolmente in malafede. Non saprei decidere.

Il rischio che la legge sulle intercettazioni pregiudichi in maniera profonda la libertà di informazione e prima ancora la possibilità di fare indagini adeguate è troppo alto per poter lasciare il dibattito a chi, da una parte e dall'altra, ha solo interesse che la vicenda venga strumentalizzata. Contro il Ddl intercettazioni proposto dal ministro Alfano e in discussione al Senato insorgono magistrati, giornalisti, editori e l'opinione pubblica è divisa, quando non è confusa. Il governo parla di vietare la diffusione delle intercettazioni e del loro contenuto fino all'udienza preliminare, ovvero fino a quando il magistrato competente non abbia formalizzato l'accusa. E nel frattempo cosa possono scrivere i giornalisti? E cosa può sapere l'opinione pubblica? Che si stanno svolgendo indagini? A carico di chi e per che cosa?

La materia è assai vasta per poterne dare una valutazione complessiva, ma se prendiamo il caso del sottosegretario Nicola Cosentino, nessuno avrebbe potuto scriverne perché l'accusa è stata formalizzata solo dopo molto tempo dall'avvio delle indagini. Indagini che peraltro riguardavano illeciti commessi molti anni prima e i cui effetti erano sotto gli occhi di tutti. Poteva esser scritto che era partita una inchiesta dell'Antimafia di Napoli senza però poter indicare le ragioni, a quel punto sarebbe equivalso a non scrivere niente. A oggi non è stata ancora formalizzata una richiesta di rinvio a giudizio, il che significa che se vigesse già la legge in discussione nessuno potrebbe spiegare sui giornali, in modo chiaro, perché Cosentino dovrebbe essere arrestato. Lo stesso vale per la vicenda Bertolaso; nessuno potrebbe spiegare con elementi concreti chi sono Anemone e Balducci.

L'esigenza legittima di dare una misura, di porre un argine alla pubblicazione delle intercettazioni ossia di difendere la regolarità dello svolgimento delle indagini non deve in alcun modo, però, impedire la libertà di raccontare, di informare la gente su quel che sta accadendo. Perché se da un lato è necessario tutelare chi è oggetto di indagini da atteggiamenti giustizialisti o da garantismi pretestuosi, quello che non deve in alcun modo essere limitato è la possibilità di utilizzare tutte le risorse a disposizione degli inquirenti per fare chiarezza.

Ma in realtà questa legge è figlia diretta della logica mediatica. È una verità evidente sino a ora trascurata. Questa legge risponde al meccanismo mediatico che sa bene come funziona l'informazione e ancor più l'informazione in Italia. Pubblicare le intercettazioni soltanto quando c'è il rinvio a giudizio, se da un lato è garanzia per gli indagati, dall'altro genera un enorme vuoto che riguarda proprio quel segmento di informazioni che non possono essere rese di dominio pubblico. Questo sembra essere il vero obiettivo della legge: impedire alla stampa, nell'immediato, di usare quei dati che poi, a distanza di tempo, non avrebbe più senso pubblicare. In questo modo le informazioni veicolate rimarranno sempre monche, smozzicate, incomprensibili.

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Quello che mi sento di dire è che governo, magistratura e stampa, in questa vicenda, dovrebbero trovare un terreno comune di discussione, perché di questo si tratta, di riappropriarsi di un codice deontologico che renda inutile il varo di leggi che limitino la libertà di stampa, di espressione e di ricerca delle informazioni. Non è limitando la libertà di stampa e minacciando l'arresto dei giornalisti che si arriva a creare una regola condivisa. E in questa discussione mi sento profondamente coinvolto perché sotto la legge che si vorrebbe far passare, il mio lavoro e quello di molti miei colleghi sarebbe stato notevolmente più arduo se non, in certe sue fasi, impossibile. Se ci fosse stata questa legge non avrei potuto scrivere intere parti di Gomorra, il cui dialogato talvolta è formato da intercettazioni che ho utilizzato molto prima del rinvio a giudizio e che avevano un valore di inchiesta ancor prima che un valore giudiziario. 

Mostravano come in certe aree d'Italia, in quel caso a Secondigliano, un omicidio venisse definito "pezzo" i politici fossero chiamati "cavallucci" su cui puntare. Ma ancor più importante, perché come ho detto prima non si tratta solo di descrivere un contesto, quello avrei potuto farlo con parole mie, quelle intercettazioni descrivevano come un sindaco avesse partecipato direttamente a un agguato, mostrando, in questo modo, lo stato di salute di un intero Paese.
Nel Ddl intercettazioni è anche inserito un emendamento, la "norma D'Addario" che regolamenta l'uso delle registrazioni. Seguendo quanto prescritto non avrei potuto registrare molte delle testimonianze che ho raccolto senza l'esplicito consenso del mio interlocutore e che ho riportato in Gomorra; testimonianze che di certo non sarebbero rientrate in quelle eccezionalmente fatte per la sicurezza dello Stato. 

Molte vicende non sarebbero mai venute alla luce e benché spesso io abbia omesso i nomi reali e mi sia limitato a raccontare i meccanismi, credo che neppure quello sarei stato in grado di fare, rischiando pene severissime. Quando, non molto tempo fa, ho incontrato un pentito e ho registrato quello che mi ha raccontato, l'ho fatto senza sua autorizzazione e senza sapere quale sarebbe stato l'esito di quell'incontro. Di fatto, se non c'è reato in quello che viene registrato, si rischia molto e questo può
pregiudicare anche la lotta alle estorsioni poiché chi ne è vittima e decide di presentarsi microfonato a un colloquio, se l'estorsione non avviene ed è scoperto a registrare, rischia fino a quattro anni di carcere. Tutto questo per dire che togliere la libertà a chi racconta, togliere gli strumenti per capire cosa sta accadendo non è un modo per difendere il diritto delle persone, non è un modo per salvaguardare la privacy.

L'uso delle intercettazioni deve essere regolamentato. Le regole devono essere condivise e affrontate insieme, non imposte. Questa legge rischia di essere, se non verrà profondamente modificata, solo l'affermazione che il potere non può essere raccontato, descritto, ascoltato. In una parola che tutto gli è concesso.

©2010 Roberto Saviano/ Agenzia Santachiara
(http://www.robertosaviano.it/articoli/non-avrei-mai-scritto-gomorra/)

 

Non avrei mai scritto Gomorra.

Di Roberto Saviano

MI HA GENERATO un senso di smar ri mento e paura la dichiarazione di voler tute lare la pri vacy dei boss mafiosi. Molti boss è pro prio quando par lano con i famil iari che danno ordini di morte. Ed è pro prio quando i famil iari a loro volta par lano con amici e conoscenti che ren dono palesi le volontà di chi è lati tante e impar tisce ordini. È pro prio nei momenti di mag giore intim ità che viene fuori la map patura crim i nale di un ter ri to rio. Addirit tura osser vando le con ver sazioni dei figli dei boss sui social net work si pos sono evin cere infor mazioni che prob a bil­mente seguendo altri canali potreb bero sfug gire. Famiglie poten tis sime che fes­teggiano com pleanni nel chiuso di quat tro mura con pochi intimi: sig nifica che non è il momento adatto per esporsi, sig nifica che ci sono prob lemi sul territorio.

Roberto Saviano

Quando si ha a che fare con le orga niz zazioni crim i nali tutto può essere utile per com pren derne i mec ca n ismi. Per questo lim itare l’utilizzo delle inter cettazioni, ren derne più ardua la dis po sizione e impedire che certe infor­mazioni vengano pub bli­cate è un grave danno per il con trasto alla crim i nal­ità orga niz zata. Tute­lando chi è vicino alle orga niz zazioni si tute lano indi ret ta mente anche le orga niz zazioni stesse.

Nella mag gior parte dei casi i filoni di indagine mag giori hanno preso le mosse da indagini sec on darie che nulla sem bra vano, a primo acchito, avere a che fare con i reati commessi dalle asso ci azioni mafiose. Quello che c’è da sper are, ora, è che chi fa queste dichiarazioni sem plice mente non sap pia di cosa sta par lando e non sia in malafede. Non so cosa sia meglio per il Paese, se avere a che fare con incom pe tenti, i dilet tanti dell’antimafia, o con per sone che invece agis cono con­sapevol mente in malafede. Non saprei decidere.

Il ris chio che la legge sulle inter cettazioni pregiu dichi in maniera pro fonda la lib ertà di infor mazione e prima ancora la pos si bil ità di fare indagini adeguate è troppo alto per poter las ciare il dibat tito a chi, da una parte e dall’altra, ha solo inter esse che la vicenda venga stru men tal iz zata. Con tro il Ddl inter cettazioni pro posto dal min istro Alfano e in dis cus sione al Sen ato insor gono mag is trati, gior nal isti, edi tori e l’opinione pub blica è divisa, quando non è con fusa. Il gov­erno parla di vietare la dif fu sione delle inter cettazioni e del loro con tenuto fino all’udienza pre lim inare, ovvero fino a quando il mag is trato com pe tente non abbia for mal iz zato l’accusa. E nel frat tempo cosa pos sono scri vere i gior nal isti? E cosa può sapere l’opinione pub blica? Che si stanno svol gendo indagini? A carico di chi e per che cosa?

La mate ria è assai vasta per poterne dare una val u tazione com p lessiva, ma se pren di amo il caso del sot toseg re tario Nicola Cosentino, nes suno avrebbe potuto scriverne per ché l’accusa è stata for mal iz zata solo dopo molto tempo dall’avvio delle indagini. Indagini che per al tro riguar da vano illeciti commessi molti anni prima e i cui effetti erano sotto gli occhi di tutti. Poteva esser scritto che era par­tita una inchi esta dell’Antimafia di Napoli senza però poter indi care le ragioni, a quel punto sarebbe equiv also a non scri vere niente. A oggi non è stata ancora for mal iz zata una richi esta di rin vio a giudizio, il che sig nifica che se vigesse già la legge in dis cus sione nes suno potrebbe spie gare sui gior nali, in modo chiaro, per ché Cosentino dovrebbe essere arrestato. Lo stesso vale per la vicenda Berto­laso; nes suno potrebbe spie gare con ele menti con creti chi sono Anemone e Balducci.

L’esigenza legit tima di dare una misura, di porre un argine alla pub bli cazione delle inter cettazioni ossia di difend ere la rego lar ità dello svol gi mento delle indagini non deve in alcun modo, però, impedire la lib ertà di rac con tare, di infor mare la gente su quel che sta acca dendo. Per ché se da un lato è nec es sario tute lare chi è oggetto di indagini da atteggia menti gius tizial isti o da garan tismi pretes tu osi, quello che non deve in alcun modo essere lim i tato è la pos si bil ità di uti liz zare tutte le risorse a dis po sizione degli inquirenti per fare chiarezza.

Roberto Saviano

Ma in realtà questa legge è figlia diretta della log ica medi at ica. È una ver ità evi dente sino a ora trascu rata. Questa legge risponde al mec ca n ismo medi atico che sa bene come fun ziona l’informazione e ancor più l’informazione in Italia. Pub bli care le inter cettazioni soltanto quando c’è il rin vio a giudizio, se da un lato è garanzia per gli inda gati, dall’altro gen era un enorme vuoto che riguarda pro­prio quel seg mento di infor mazioni che non pos sono essere rese di dominio pub blico. Questo sem bra essere il vero obi et tivo della legge: impedire alla stampa, nell’immediato, di usare quei dati che poi, a dis tanza di tempo, non avrebbe più senso pub bli care. In questo modo le infor mazioni veico­late rimar ranno sem pre monche, smozzi cate, incomprensibili.

Quello che mi sento di dire è che gov erno, mag i s tratura e stampa, in questa vicenda, dovreb bero trovare un ter reno comune di dis cus sione, per ché di questo si tratta, di riap pro pri arsi di un codice deon to logico che renda inutile il varo di leggi che lim itino la lib ertà di stampa, di espres sione e di ricerca delle infor­mazioni. Non è lim i tando la lib ertà di stampa e minac ciando l’arresto dei gior­nal isti che si arriva a creare una regola con di visa. E in questa dis cus sione mi sento pro fon da mente coin volto per ché sotto la legge che si vor rebbe far pas sare, il mio lavoro e quello di molti miei col leghi sarebbe stato notevol mente più arduo se non, in certe sue fasi, impos si bile. Se ci fosse stata questa legge non avrei potuto scri vere intere parti di Gomorra, il cui dialogato tal volta è for mato da inter cettazioni che ho uti liz zato molto prima del rin vio a giudizio e che ave vano un val ore di inchi esta ancor prima che un val ore giudiziario.

Mostra vano come in certe aree d’Italia, in quel caso a Sec ondigliano, un omi­cidio venisse definito “pezzo” i politici fos sero chia mati “cav al lucci” su cui puntare. Ma ancor più impor tante, per ché come ho detto prima non si tratta solo di descri vere un con testo, quello avrei potuto farlo con parole mie, quelle inter­cettazioni descrive vano come un sin daco avesse parte ci pato diret ta mente a un agguato, mostrando, in questo modo, lo stato di salute di un intero Paese.
Nel Ddl inter cettazioni è anche inser ito un emen da mento, la “norma D’Addario” che rego la menta l’uso delle reg is trazioni. Seguendo quanto pre scritto non avrei potuto reg is trare molte delle tes ti mo ni anze che ho rac colto senza l’esplicito con­senso del mio inter locu tore e che ho ripor tato in Gomorra; tes ti mo ni anze che di certo non sareb bero rien trate in quelle eccezional mente fatte per la sicurezza dello Stato.

Molte vicende non sareb bero mai venute alla luce e benché spesso io abbia omesso i nomi reali e mi sia lim i tato a rac con tare i mec ca n ismi, credo che nep­pure quello sarei stato in grado di fare, rischi ando pene sev eris sime. Quando, non molto tempo fa, ho incon trato un pen tito e ho reg is trato quello che mi ha rac con tato, l’ho fatto senza sua autor iz zazione e senza sapere quale sarebbe stato l’esito di quell’incontro. Di fatto, se non c’è reato in quello che viene reg is­trato, si rischia molto e questo può pregiu di care anche la lotta alle estor sioni poiché chi ne è vit tima e decide di pre sen tarsi micro fonato a un col lo quio, se l’estorsione non avviene ed è scop erto a reg is trare, rischia fino a quat tro anni di carcere. Tutto questo per dire che togliere la lib ertà a chi rac conta, togliere gli stru menti per capire cosa sta acca dendo non è un modo per difend ere il diritto delle per sone, non è un modo per sal va guardare la privacy.

L’uso delle inter cettazioni deve essere rego la men tato. Le regole devono essere con di vise e affrontate insieme, non imposte. Questa legge rischia di essere, se non verrà pro fon da mente mod i fi cata, solo l’affermazione che il potere non può essere rac con tato, descritto, ascoltato. In una parola che tutto gli è concesso.

©2010 Roberto Saviano/ Agen zia Santachiara

Passaparola: Il trionfo del crimine

Testo:
Buongiorno a tutti,
lo so che a Pasquetta parlare di intercettazioni e giustizia è un po’ pesantuccio, ma è il caso di farlo perché stanno per perpetrare l’ennesimo colpo dei soliti noti, quindi credo che nel giro di un mese potremmo ritrovarci almeno in uno dei due rami del Parlamento approvata la controriforma delle intercettazioni telefoniche e ambientali, e quindi è il caso di prepararsi, sapere di che cosa si tratta. Perché naturalmente ce la venderanno come una norma che tutela la privacy dei cittadini, che li preserva dalle fughe di notizie, dalle diffamazioni, dalle violazioni del segreto e altre cazzate di questo genere. In realtà questa è una legge che, così com’è stata concepita, è fatta apposta per impedire che si facciano le intercettazioni telefoniche e si scoprano i colpevoli di alcuni reati; soltanto che per non scoprire i colpevoli, o alcuni colpevoli, di alcuni reati il rischio quello di non scoprire più i colpevoli di quasi tutti i reati, almeno quelli più complicati che oggi si scoprono grazie alle intercettazioni.

Da Mastella ad Alfano, passando per Napolitano (espandi | comprimi)

In questi giorni, il ministro Alfano si è detto disponibile a modificare la legge. Si è detto disponibile a modificare la legge ma, naturalmente, è una truffa, una presa per i fondelli, nel senso che questa legge potrà essere modificata in qualche virgola, in qualche aggettivo, purché rispetti gli ordini che ha impartito il Cavalier Silvio Berlusconi e cioè che non si devono più fare intercettazioni nei confronti di persone con le quali parla lui.

Quarto: procedimenti contro ignoti, quelli che dicevamo prima. Scopri il cadavere crivellato di colpi e non sai chi l’ha ucciso. Scopri un cadavere a pezzi e non sai chi l’ha ammazzato; oppure scopri la tua casa svaligiata, scopri una banca col caveau incenerito, cose di questo genere. Scopri un delitto e non sai chi è stato: delitto contro ignoti. L’indagine parte contro ignoti e non hai la più pallida idea. Pensate al cadavere della ragazza a Perugia, a casi in cui all’inizio si brancola nel buio.

Fine delle indagini (espandi | comprimi)
Indagini contro ignoti: oggi si fa l’intercettazione di tutte le persone che frequentano, parenti, amici, amanti, fidanzati, ex fidanzati, cose del genere, nella speranza che tra tabulati e intercettazioni si scopra qualche legame nell’ora in cui è stimato il delitto.

Se qualche magistrato fa ugualmente l’intercettazione su Tizio o Caio l’intercettazione è inutilizzabile in base a questa nuova legge, quindi non la potranno usare nel processo contro Tizio e Caio che sono andati liberamente ad ammazzare Sempronio.
Sesto: per intercettare un telefono, un’email o un ambiente, un locare, non basta più la richiesta del Pubblico Ministero e il decreto del GIP che l’autorizza. Il PM dovrà chiedere prima l’assenso scritto del Procuratore Capo, il Procuratore della Repubblica, oppure di un delegato dal Procuratore della Repubblica. Il PM singolo all’interno del suo processo non potrà chiedere intercettazioni al GIP: deve andare dal Capo, ottenere la firma e poi andare dal GIP. Questo cosa vuol dire? Che il governo spera che i Procuratori Capi che sono pochi, hanno una certa età e ormai hanno capito come va il mondo frenino gli entusiasmi di certi Pubblici Ministeri che vogliono indagare troppo, e quindi facciano da tappo. In fondo, controllare pochi Procuratori Capi è più facile che controllare una miriade di 2000 pubblici ministeri, e quindi gerarchizzano addirittura la richiesta di intercettazione che oggi è quasi un atto di routine anche perché richiede immediatezza, tempi rapidi.
Non solo: ma il GIP non decide più l’autorizzazione alle intercettazioni. Oggi lo decide il GIP, cioè un giudice per le indagini preliminari monocratico, cioè solitario, in futuro ci vorrà un tribunale in composizione collegiale. il Tribunale del Capoluogo, intanto; per tutto il Piemonte dovranno venire a Torino, per la Lombardia dovranno andare a Milano anche dalle procure periferiche, perché ci vuole un collegio di tre giudici che dovranno fare quello che oggi fa uno. Questo cosa comporta? Che in ogni procedimento, in ogni inchiesta dove ci sono intercettazione o perquisizioni, ci vorrà un PM, un GIP, un GUP per il rinvio a giudizio e l’udienza preliminare, tre giudici per intercettare e siamo a sei, tre giudici per fare il Tribunale del Riesame, e siamo a nove, e poi ce ne vogliono tre per fare il dibattimento.
Voi vedere che abbiamo impegnati una dozzina di giudici per una sola inchiesta; in procure piccole, in tribunali piccoli non ce n’è a sufficienza per fare tutto, uno dovrà fare due cose all’interno dello stesso procedimento, quindi diventerà incompatibile, quindi andremo alla paralisi totale dei procedimenti, soprattutto perché gran parte del lavoro in Italia lo fanno proprio le procure periferiche che hanno tra l’altro degli enormi scoperti di organico che sfiorano o superano il 10% fino ad arrivare a quasi il 100% come abbiamo visto recentemente a Enna.
Settimo: ci sono modifiche molto restrittive per la durata delle intercettazioni; questa è un’altra norma devastante. Ve l’ho detto: le intercettazioni possono durare quanto durano le indagini preliminari, e del resto è ovvio, se pedini una persona per un anno e mezzo, che è il massimo di un’indagine preliminare, per mafia si può arrivare addirittura a due anni – un anno e mezzo per i reati ordinari diciamo due anni per i reati di mafia e terrorismo – è ovvio che se indaghi su una persona e la pedini magari per un anno e mezzo la devi poter intercettare per un anno e mezzo o due nel caso del mafioso. Invece no: in futuro le intercettazioni devono durare 60 giorni, due mesi e non di più. Il pedinamento lo fai magari per due anni, le intercettazioni solo per due mesi così per il resto pedini senza sapere cosa dice il tizio. Furbissima come norma, no?
Non ci sono possibilità di proroghe oltre i 60 giorni tranne le indagini di mafia, terrorismo e di omicidio, traffici di droga di grande quantità, sequestri di persona ma solo a scopo di estorsione. Questo è interessante: come fai a sapere se un sequestro è a scopo di estorsione? Se c’è la richiesta di riscatto è a scopo di estorsione. Ma per scoprire la richiesta di riscatto devi intercettare il telefono dei familiari, se no arriva la richiesta e tu non lo sai e quindi continui a pensare che il sequestro non sia a scopo di estorsione ma sia a scopo, che ne so, di vendetta, molestie, libidine, sevizie, chi lo sa?
Ma se la richiesta di riscatto arriva al 61° giorno e tu al 60° hai dovuto staccare perché il sequestro non era ancora a scopo di estorsione, quando lo diventa non lo vieni a sapere perché hanno telefonato giustamente al 61° giorno, quando sanno che l’ascolto viene staccato. Così non si saprà mai che è a scopo di estorsione e naturalmente o verrà pagato il riscatto oppure verrà ammazzato l’ostaggio senza poter risalire al telefono di chi sta facendo il sequestro, senza nessuna speranza di acchiappare i sequestratori. 60 giorni e non di più, una follia assoluta. Immaginate quanto tempo ci vuole a volte per preparare una rapina, una corruzione, una truffa, un reato contro la pubblica amministrazione. Pensate soltanto allo scandalo della Protezione Civile, agli scandali di calciopoli: mesi e mesi di delitti continui; 60 giorni e poi basta.
Capite perché fanno questa legge, no?

Cancellare le prove, non lasciare tracce (espandi | comprimi)
Otto: non si possono usare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali l’intercettazione è stata disposta, mentre oggi si. Oggi se sono indispensabili per l’accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza, cioè di reati gravi, se scopri un altro reato diverso da quello per cui sono disposte le intercettazioni, è ovvio che puoi usarlo anche nell’altro procedimento.

Credo che questa si una delle parti più incostituzionali delle legge perché nella Costituzione vige l’obbligo dell’azione penale: è obbligatoria l’azione penale quando il magistrato ha notizie di reato. Se hai una notizia di reato non puoi non procedere, qui invece ti dice che non devi procedere se hai una notizia di reato acquisita con un’intercettazione disposta per un altro reato. Stiamo scherzando? Magari succedesse sempre che mentre intercetti uno per furto scopri che fa anche il pedofilo. Meno male, uno dovrebbe felicitarsene, altro che buttare via tutto per salvare il pedofilo.
Decimo: qui c’è un punto diciamo meno… chi ha “Ad personam” se lo può andare a leggere… una complicatissima normativa per dire come devono essere conservate le intercettazioni, in un archivio delle procure, come devono essere accessibili agli avvocati. E’ molto più importante un’altra scemata: è sempre vietata – punto undici – la trascrizioni di parti di conversazioni riguardanti fatti, circostanze e persone estranee alle indagini. Come si fa a sapere se certe conversazioni riguardano fatti, circostanze e persone estranee alle indagini? Lo saprai alla fine, ovviamente, ma nel momento in cui fai le trascrizioni non lo sai poi dove ti porteranno. Stiamo parlando di una sciocchezza, oltretutto se tu hai un indagato che ne sta combinando di tutti i colori, come fai a separare le vicende sue rispetto a quelle di persone estranee nelle quali c’è lui? Certo, se ci sono persone estranee che fanno cose che non c’entrano niente con il codice penale, già oggi non vengono citate negli atti ufficiali, quindi non si capisce cosa voglia dire questa norma se non appunto star dietro a una vecchio ritornello per cui si dice che gli estranei finiscono sempre nel tritacarne delle intercettazioni.
Di solito gli estranei, se sono estranei intanto non se li fila nessuno, e poi soprattutto se si comportano bene non hanno nulla da temere.

Zitti tutti (espandi | comprimi)
Dodici: c’è un combinato disposto di norme accroccate fra di loro che praticamente aboliscono la cronaca giudiziaria e il diritto di informazione attivo da parte dei giornalisti e passivo da parte dei cittadini. Oggi gli atti di indagine, sapete, sono coperti da segreto fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza.

Con la nuova legge, non solo sono coperti gli atti di indagini, ma anche le attività di indagine. Oggi il magistrato, quando gli è necessario, può consentire con un decreto la desecretazione, la pubblicazione degli atti: ho un tizio che mi denuncia un gruppo di truffatori che va in giro a fregare i soldi alle vecchiette, introducendosi in casa loro, spacciandosi per missionari, che ne so.
Immediatamente bisogna desecretare quell’atto e ordinarne la pubblicazione mettendo le foto di queste persone affinché chiunque le abbia viste vada a denunciarle e chiunque le veda le tenga fuori dalla porta. Questo, per esempio è un caso, e questo in futuro non potrà più essere fatto. Oggi è vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto, cioè non si possono pubblicare gli atti coperti da segreto e questo è ovvio, se sono segreti. In futuro, non si potrà più scrivere nulla nemmeno degli atti non segreti che oggi invece, come vi ho detto, salvo che non si possano pubblicare integrali però si possono raccontare, in futuro nemmeno quello. Perché non si potrà più pubblicare nemmeno il contenuto, ma soltanto un riassuntino. Che differenza c’è tra contenuto e riassunto non si capisce ma se l’hanno scritto vuol dire che è restrittiva rispetto a prima. Per le intercettazioni, poi, non si possono pubblicare mai nemmeno raccontarle, nemmeno riassumerle e nemmeno fare riferimenti al contenuto. Cioè, come se non esistessero, non si può fare riferimento. Le conosciamo perché sono pubbliche ma non ne possiamo parlare proprio. Questo è quello che dice la legge: è vietata la pubblicazione, anche parziale, per riassunto o nel contenuto della documentazione degli atti relativi a conversazioni anche telefoniche o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero ai dati riguardanti il traffico telefonico e telematico anche se non più coperti da segreto, anche se riportati in un’ordinanza cautelare, cioè in un atto pubblico, fino alla conclusione delle indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare. Quindi campa cavallo: per anni le abbiamo ma non le possiamo pubblicare, anche se sono di interesse pubblico come quelle di Berlusconi che cerca di far chiudere Annozero: un attentato alla libertà di informazione, l’informazione non la può raccontare in tempo reale.
Per evitare che il giornalista le possa leggere, si stabilisce che le intercettazioni devono essere messe in un fascicolo allegato, segretato e inaccessibile fino all’apertura del processo, e poi naturalmente si aumentano a dismisura le pene per i giornalisti e gli editori che pubblicano notizie vere. Vere e pubbliche; non segrete e vere. Multa per chi pubblica notizie vere e non segrete. Reclusione fino a un anno per la rivelazione di notizie segrete, oggi, in futuro fino a cinque anni di galera per la pubblicazione di notizie segrete. Per chi riceve notizie segrete da un pubblico ufficiale che ne è depositario, la pena è da uno a tre anni, solo perché l’hai ricevuta, poi se la pubblichi va fino a cinque. Poi c’è l’aumento di pena anche per chi pubblica gli atti non segreti, come vi ho detto: oggi è punito con una multa, se fa la pubblicazione integrale; in futuro rischierà fino a sei mesi di reclusione e – oggi è arresto fino a trenta giorni o ammenda fino a 258 euro, quindi o ti danno l’ammenda o l’arresto e di solito ti danno l’ammenda e comunque se ti danno l’arresto non vai in galera perché sono trenta giorni di pena massima quindi è ridicolo – in futuro c’è massimo di pena fino a sei mesi e in aggiunta obbligatoria ammenda fino a 750 euro. Quindi, se ti danno per cinque o sei volte, per aver pubblicato cinque o sei notizie pubbliche, tu vai in galera perché superi i tre anni di pena e in più devi anche pagare ogni volta 750 euro. Pensate a un precario di una redazione di un giornale che guadagna 5, 10, 15 euro ad articolo come farà a fare degli articoli rischiando di pagarne 750 di euro per ogni articolo che fa. Cioè lavora tutto l’anno per Angelino Alfano.
Se hai pubblicato o raccontato o parafrasato o riassunto o fatto riferimento a intercettazioni l’arresto va addirittura fino a tre anni, con in aggiunta obbligatoria e l’ammenda fino a 1032 euro. E in più, abbiamo le pene per gli editori che rischieranno intanto l’incriminazione della società, in base alla legge 231, quindi non soltanto la persona del giornalista e del direttore responsabile, ma anche la società editrice risponde penalmente di ogni illecito di questo genere, dopodiché l’editore deve comunicare immediatamente che il suo giornalista è stato indagato per uno di questi reati all’ordine dei giornalisti, affinché questo possa sospendere dal servizio il giornalista per aver scritto una notizia pubblica e vera, non per aver scritto il falso, l’ordine dovrà sospendere il giornalista perché ha fatto il suo dovere. Pensate a che cosa arriva questa legge. La sospensione può arrivare fino a tre mesi, in questi casi, quindi ogni volta che scrivi una cosa vera, oltre a beccarti una pena detentiva, beccarti una multa vieni sospeso per tre mesi e non puoi lavorare per tre mesi.
Non per aver raccontato balle, com’è successo a Feltri che è stato sospeso per sei mesi: qui per aver raccontato la verità, capiterà. E’ il mondo alla rovescia.
Il giornalista commette reato addirittura se fa il nome o mette la foto del magistrato che segue l’indagine o fa un processo: questa era un’idea di Gelli nel Piano di Rinascita della P2, non nominare i magistrati in modo che siano tutti uguali, in modo che quelli collusi, ladri, che insabbiano siano trattati allo stesso modo di quelli che invece rischiano la pelle pur di fare delle buone indagini. Così i collusi e gli inciucioni si possono nascondere nel grigiore generale: mai fare nomi perché altrimenti quelli bravi vengono rispettati e stimati dalla gente, quindi hanno il sostegno dell’opinione pubblica e questo va evitato perché il giudice deve sempre avere paura di essere bastonato e non deve mai avere del sostegno popolare.
Ah: chi pubblica il nome del magistrato… “sono vietati la pubblicazione e la diffusione dei nomi e delle immagini dei magistrati relativamente ai procedimenti e processi penali a loro affidati”. Metteremo i nomi con gli omissis. Poi ci sono altre norme minori, che troverete nel libro “Ad personam” comprese alcune norme salvapreti, cioè i preti avranno un trattamento particolare in materia di intercettazioni, il che è molto attuale con quello che si sta scoprendo in questo periodo, e soprattutto c’è l’ultima ciliegina sulla torta che praticamente ogni anno ogni procura avrà un budget massimo a disposizione per le intercettazioni. Se quell’anno lì ci sono troppi reati in quel posto e quindi il budget finisce perché si son dovuti intercettare molti criminali, le procure resteranno senza fondi per le intercettazioni negli ultimi mesi dell’anno e quindi potranno chiedere ai delinquenti di aspettare a delinquere fino all’inizio dell’anno successivo quando ricominceranno ad avere un budget.

Sono tutte norme, naturalmente, che come potete bene immaginare vanno a difesa della sicurezza dei cittadini per la gioia degli elettori del centrodestra e della Lega che li hanno ancora recentemente votati in massa. Avranno quello che si meritano. Passate parola, buona settimana.

Berlusconi-Santoro, l'inchiesta della procura di Trani parte anche da Molfetta

Tutto nasce da un’indagine sui tassi pagati da un cliente American Express di Molfetta. Il premier avrebbe chiesto di chiudere "i pollai televisivi". Lo rivela "Il Fatto Quotidiano" di Padellaro

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero.

Un membro dell’Agcom (l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), dopo aver parlato con il premier, sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini, al telefono con il capo del governo, annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati.

E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla guardia di finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla Procura di Trani – per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati”.

Comincia così il reportage pubblicato questa mattina sul sito internet “Il Fatto Quotidiano”, il giornale web diretto dall’ex direttore dell’Unità Antonio Padellaro. Una inchiesta esplosiva, a qualche giorno dal voto per le Regionali, che apre una pagina inquietante sulla gestione dell’informazione in Italia.

Per capire come l’inchiesta sia giunta ai massimi livelli nazionali bisogna andare indietro allo scorso 30 settembre, quando è stata resa nota un’indagine della procura coordinata dal pubblico ministero Michele Ruggiero. Nel mirino i tassi d’interesse applicati dalla società di servizi finanziari statunitense “American Express” per la restituzione tardiva del denaro concesso con l’accensione della “Gold Credit Card”.

Tre i casi – annunciarono gli inquirenti – sotto osservazione. Tra questi uno di un cliente di Molfetta (gli altri due a Barletta e a Terlizzi). Sulle rate trimestrali pagate in ritardo dai tre clienti, risultavano applicati tassi moratori annui che vanno dal 54 al 77 per cento mentre la legge stabilisce la loro misura massima nel 25,23 percento. "Quella scoperta è solo la punta di un iceberg sulla quale intendiamo lavorare in maniera attenta" affermò il procuratore capo Carlo Maria Capristo.

Alla metà di dicembre la notizia, riportata anche da TraniLive.it, dell’audizione nell’ambito dell’inchiesta di alcuni personaggi illustri, tra cui lo stesso Direttore del Tg1 Rai Minzolini, in procura a Trani come persona informata sui fatti. Ora, però, se dovessero essere confermate le indiscrezioni rivelate da Il Fatto Quotidiano, si cominciano a delineare i contorni di una vicenda destinata ad avere profonde ripercussioni sulla vita pubblica italiana.

Il giornalista Antonio Massari, autore dell’articolo, rivela anche che tutte le persone coinvolte sarebbero state intercettate per settimane mentre parlavano del destino della tv pubblica in modo "illegittimo".

L’indagine, condotta dal Pm Michele Ruggiero, alza il velo “sui reali rapporti – si legge nell’articolo – tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l’Agcom. Gli investigatori si accorgono che il presidente del consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull’Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” – come pubblicamente li chiama lui – siano chiusi. E l’Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi – che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione – parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi”.

Ma non è finita. “Il premier – riporta il giornalista nell’articolo – intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell’Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l’Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l’Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all’avvocato inglese Mills, all’epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide”.

L’articolo aggiunge una serie di altre ricostruzioni che giungono persino a dimostrare compiutamente il “conflitto di interessi” del capo del governo. Insomma, una inchiesta che, se confermata, potrebbe avere riflessi devastanti per la politica italiana.

Così Berlusconi ordinò: "Chiudete Annozero"

L’indagine di Trani coinvolge il premier, Innocenzi (Agcom) e il direttore del Tg1. Santoro nel mirino: “Chiudere tutto” 

di Antonio Massari (www.antefatto.ilcannocchiale.it/…)

Silvio Berlusconi voleva "chiudere" Annozero. Un membro dell’Agcom – dopo aver parlato con il premier – sollecitava esposti contro Michele Santoro. Il direttore del Tg1 Augusto Minzolini – al telefono con il capo del governo – annunciava d’aver preparato speciali da mandare in onda sui giudici politicizzati. E le loro telefonate sono finite in un fascicolo esplosivo. Berlusconi, Minzolini e il commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi: sono stati intercettati per settimane dalla Guardia di Finanza di Bari, mentre discutevano della tv pubblica delle sue trasmissioni. E nel procedimento aperto dalla procura di Trani – per quanto risulta a Il Fatto Quotidiano – risulterebbero ora indagati. Lo scenario da “mani sulla Rai” vien fuori da un’inchiesta partita da lontano. L’indagine .- condotta dal pm Michele Ruggiero – in origine riguardava alcune carte di credito della American Express. È stata una “banale” inchiesta sui tassi d’usura, partita oltre un anno fa, ad alzare il velo sui reali rapporti tra Berlusconi, il direttore generale della Rai Mauro Masi (che non risulta tra gli indagati), il direttore del Tg1 e l’Agcom. Quelle carte di credito, in gergo, le chiamavano “revolving card”. Sono marchiate American Express e, secondo l’ipotesi accusatoria, praticano tassi usurai sui debiti in mora. In altre parole: il cliente, che non restituisce il debito nei tempi previsti, rischia di pagare cifre altissime d’interessi. E così Ruggiero indaga. Per mesi e mesi. Sin dagli inizi del 2009.

Fino a quando una traccia lo porta su un’altra pista. Il pm e la polizia giudiziaria scoprono che qualcuno – probabilmente millantando – è certo di poter circoscrivere la portata dello scandalo: qualcuno avrebbe le conoscenze giuste, all’interno dell’Agcom, che è Garante anche per i consumatori. Qualcuno vanta – sempre millantando – di avere le chiavi giuste persino al Tg1: è convinto di poter bloccare i servizi giornalistici sull’argomento, intervendo sul suo direttore, Augusto Minzolini. Le telefonate s’intrecciano. I sospetti crescono. L’inchiesta fa un salto. E la sorte è bizzarra: Minzolini, il servizio sulle carte di credito revolving, lo manderà in onda. Ma nel frattempo, la Guardia di Finanza scopre la rete di rapporti che gravano sull’Agcom e sulla Rai. Telefonata dopo telefonata si percepisce il peso di Berlusconi sulle loro condotte. Gli investigatori si accorgono che il presidente del Consiglio è ciclicamente in contatto con il direttore del Tg1. La procura ascolta in diretta le pressioni del premier sull’Agcom. Registra la fibrillazione per ogni puntata di Annozero. Sente in diretta le lamentele del premier: il cavaliere non ne può più. Vuole che Annozero e altri “pollai” – come pubblicamente li chiama lui – siano chiusi. E l’Agcom deve fare qualcosa. Berlusconi al telefono è esplicito: quando compulsa Innocenzi – che dovrebbe garantire lo Stato, in tema di comunicazione – parla di chiusura. E Innocenzi non soltanto lo asseconda. Ma cerca di trovare un modo: per sanzionare Santoro e la sua redazione servono degli esposti. E quindi: si cerca qualcuno che li firmi.

I ruoli si capovolgono: è l’Agcom che cerca qualcuno disposto a firmare l’esposto contro Santoro. Innocenzi è persino disposto, in un caso, a fornire, all’avvocato di un politico, la consulenza dei propri funzionari. La catena si rovescia: un membro dell’Agcom (che svolge un ruolo pubblico), intende offrire le competenze dei propri funzionari (pagati con soldi pubblici), a vantaggio di un politico, per poter poi sanzionare Santoro (giornalista del servizio pubblico). In qualche caso si cerca persino di compulsare, perchè presenti un esposto, un generale dei Carabinieri. L’immagine di Berlusconi che emerge dall’indagine è quella di un capo di governo allergico a ogni forma di critica e libertà d’opinione. Si lamenta persino della presenza del direttore di Repubblica, Ezio Mauro, a Parla con me: Serena Dandini, peraltro, è recidiva. Ha da poco invitato, come sottolinea il premier, anche il fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari. Il premier si scompone: nello studio della Dandini, due giornalisti (del calibro di Mauro e Scalfari), l’hanno attaccato. Chiede se – e come – l’Agcom possa intervenire. Innocenzi ci ragiona. Sopporta telefonate quotidiane. Berlusconi incalza Innocenzi, ripetutamente, fino al punto di dirgli che l’intera Agcom, visto che non riesce a fermare Santoro, dovrebbe dimettersi.

Il premier intercettato dimostra di non distinguere tra il ruolo dell’Agcom e il suo ruolo di capo del Governo. Pare che l’Autorità garante debba agire a sua personale garanzia. Gli sfugge anche che, l’Agcom, può intervenire soltanto dopo, la trasmissione di Annozero. Non prima. E infatti – dopo aver raccolto lo sfogo telefonico di Innocenzi sulle lamentele di Berlusconi – un giorno, il dg della Rai Mauro Masi, è costretto ad ammettere: certe pressioni non si ascoltano neanche nello Zimbabwe.

Il parossismo, però, si raggiunge a fine anno. Quando Santoro manda in onda due puntate che faranno audience da record e toccano da vicino il premier. La prima: quella sul processo all’avvocato inglese Mills, all’epoca indagato per corruzione, reato oggi prescritto. La seconda: quella sulla trattativa tra Stato e Cosa Nostra, dove Santoro si soffermerà sulle deposizioni di Spatuzza, in merito ai rapporti tra la mafia e la nascita di Forza Italia. Non si devono fare, in tv, i processi che si svolgono nelle aule dei tribunali, tuona Berlusconi con il solito Innocenzi. Secondo il premier – si sfoga Innocenzi con Masi – si potrebbe dire a Santoro che non può parlare del processo Mills in tv. Non è così che funziona, ribadice Masi. Non funziona così neanche nello Zimbabwe. Comunque Masi non risparmia le diffide.

Per il presidente della Rai non mancano le occasioni di minacciare la sospensione di Santoro e della sua trasmissione. A ridosso della trasmissione su Spatuzza, al telefono di Innocenzi, si presenta anche Marcello Dell’Utri. Tutt’altra musica, invece, quando il premier parla con Minzolini, che Berlusconi chiama direttorissimo. Sulle vicende palermitane, Minzolini fa sapere di essere pronto a intervenire, se altri dovessero giocare brutti scherzi. E il giorno dopo, puntuale, arriva il suo editoriale sul Tg1: Spatuzza dice “balle”. Tutte queste telefonate, confluite ora in un autonomo fascicolo, rispetto a quello di partenza, dovranno essere valutate sotto il profilo giudizario. Se esistono dei reati, dovranno essere vagliati, e se costituiscono delle prove, avranno un peso nel procedimento. È tutto da vedersi e da verificare, ovviamente, ma è un fatto che queste telefonate sono “prove” di regime. Dimostrano la impercettibile differenza tra i ruoli del controllato e del controllore, del pubblico e del privato.

Le parole di Berlusconi che, mentre è capo del Governo e capo di Mediaset, parla da capo anche a chi non dovrebbe, Giancarlo Innocenzi, dimostrano che viene meno la separazione tra i due poteri. Altrettanto si può dire delle parole deferenti di Innocenzi che anziché declinare gli inviti esibisce telefonicamente la propria obbedienza e rassicura Berlusconi: presto sarà aperto lo scontro con Santoro. Dietro le affermazioni sembra delinearsi un piano. È soltanto un’impressione. Ma il premier sostiene che queste trasmissioni debbano essere chiuse, sì, su stimolo dell’Agcom, ma su azione della Rai. Tre mesi dopo questi dialoghi, assistiamo alla sospensione di Annozero, Ballarò, Porta a porta e Ultima parola proprio per mano della par condicio Rai, nell’intero ultimo mese di campagna elettorale. E quindi: la notizia di cronaca giudiziaria è che Berlusconi, Innocenzi e Minzolini, sono coinvolti in un’indagine.

La notizia più interessante, però, è un’altra: il “regime” è stato trascritto. In migliaia di pagine. Trasuda dai brogliacci delle intercettazioni telefoniche. Parla le parole del “presidente”. Il territorio di conquista è la Rai: il conflitto d’interesse del premier Silvio Berlusconi – grazie a questi atti d’indagine – è oggi un fatto “provato”. Non è più discutibile.

(foto Guardarchivio)

Da il Fatto Quotidiano del 12 marzo 2010

Balducci e i suoi amici, la cricca degli appalti Ville, escort, assunzioni e auto di lusso

Il testo dell’ordinanza che ha portato agli arresti e nella quale Bertolaso è indagato. I magistrati parlano di "corruzione gelatinosa". I rapporti con l’imprenditore Anemone. Il capo della Protezione civile non disdegna i favori sessuali di una certa Francesca. "Oggi pomeriggio sono libero… Verrei volentieri per una ripassata"

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Guido Bertolaso

di Carlo Bonini (www.repubblica.it/…)

Una "cricca dei banditi". Il gip di Firenze racconta la corruzione che ha governato gli appalti della Maddalena e la ricostruzione a L’Aquila.

Le escort di Bertolaso e gli imprenditori che la notte del 6 aprile ridono pensando agli appalti. Il sistema, scrive il gip Rosario Lupo, funzionava così: "Angelo Balducci e Fabio De Santis, pubblici ufficiali presso il Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri, incaricati della gestione dei "grandi eventi" (Mondiali di nuoto di Roma 2009, G8 della Maddalena, 150° anniversario dell’Unità d’Italia) insieme a Mauro Della Giovanpaola, pubblico ufficiale della struttura di missione per il G8 della Maddalena hanno asservito la loro funzione pubblica (alquanto delicata, attesi gli enormi poteri a loro concessi e i rilevantissimi importi di denaro e risorse a carico della collettività) in modo totale e incondizionato agli interessi dell’imprenditore Diego Anemone (e non solo).
Tale asservimento veniva ben retribuito con vari benefit di carattere economico e non, anche di grande rilevanza patrimoniale: utilità indirizzate o direttamente ai tre pubblici ufficiali o a loro parenti o a soggetti a loro amici (in particolare Anemone e i suoi collaboratori si mettevano a disposizione dei tre, in particolare di Balducci per risolvere loro qualsiasi tipo di esigenza, anche la più banale)". E il sistema, scrive ancora il gip, aveva un nome: "Gelatinoso". "Il caso in questione che ben potrebbe essere definito "storia di ordinaria corruzione" viene qui definito "gelatinoso". E non dagli investigatori ma dagli stessi protagonisti di tale inquietante vicenda di malaffare in una delle tante conversazioni telefoniche intercettate: "Il mio ragionamento è questo… Loro evidentemente stanno immersi in un liquido gelatinoso che è al limite dello scandalo" (…). Ma "sistema gelatinoso" non è l’unica definizione del Dipartimento per lo Sviluppo e la competitività del turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri. Infatti la struttura cosiddetta della Ferratella (luogo dove ha sede il Dipartimento e di cui fanno parte Balducci, De Santis e Della Giovanpaola) viene definito – senza mezzi termini – dalle molto istruttive conversazioni telefoniche intercettate: "Cricca di banditi", "Banda di banditi", "Task force unita e compatta", "squadra collaudatissima", "combriccola", e i suoi componenti "bulldozer", "veri banditi", "gente che ruba tutto il rubabile", "persone da carcerare"".

Anche l’imprenditore Diego Anemone, del resto, a giudizio del gip, si dimostrava all’altezza della qualità della corruzione assicurata dal sistema in ragione del suo network di rapporti, a cominciare da quello con il Capo della Protezione civile e sottosegretario Guido Bertolaso: "È alquanto inquietante – si legge – che sussistano rapporti di collusione (che definire sospetti è mero eufemismo retorico) tra l’introdottissimo (nonostante la giovane età) Diego Anemone e il potente sottosegretario e capo della Protezione civile Guido Bertolaso (coinvolto nella gestione economica degli appalti aggiudicati con la normativa cosiddetta dei "grandi eventi") che, come risulta inequivocabilmente dalle intercettazioni telefoniche, frequenta spesso e volentieri Anemone e le sue strutture, per così dire, di "relax"". Gli appalti e il prezzo della corruzione. Nell’elenco che ne fa il gip, sono almeno cinque gli appalti pilotati da Balducci e la sua "combriccola" della Protezione civile: "Lo stadio centrale del tennis del Foro Italico (Mondiali di nuoto Roma 2009); il Nuovo museo dello sport italiano di Tor Vergata (Mondiali di nuoto); il completamento dell’Aeroporto internazionale dell’Umbria Sant’Egidio di Perugia (Celebrazioni 150 anni Unità d’Italia); la realizzazione Palazzo della conferenza e area delegati (G8 Maddalena); la residenza dell’Arsenale (G8 Maddalena)". Il prezzo della corruzione sono ristrutturazioni di immobili, auto di lusso a sbafo, assunzioni di domestici e figli, favori sessuali con pagamento di escort a domicilio.

Angelo Balducci Scrive il gip: "Angelo Balducci: utilizzo di due utenze cellulari; personale di servizio nella proprietà di Montepulciano; uso di autovettura Bmw serie 5; messa a disposizione di Rosanna Thau (moglie di Balducci) di una Fiat 500; fornitura di mobili (un divano e due poltrone) per la proprietà di Montepulciano; esecuzione di lavori di manutenzione e riparazione negli immobili di Roma e Montepulciano; assunzione di Filippo Balducci (figlio di Angelo e della sua compagna Elena Petronela Buchila); messa a disposizione di Filippo Balducci di autovettura Bmw del valore di 71mila euro; lavori di ristrutturazione per l’appartamento di Filippo Balducci in via Latina a Roma con fornitura di materiali di arredo in legno e tessuti; viaggi a bordo di aerei privati; numerosi soggiorni su sua richiesta all’hotel Pellicano di Porto Santo Stefano; assunzione, su sua richiesta, di Anthony Smith e messa a disposizione di un’abitazione. "Fabio De Santis: affidamento di lavori pubblici in subappalto a Marco De Santis; utilizzo di un’utenza cellulare; fornitura di mobili destinati alla sua abitazione; prestazioni sessuali a pagamento a Venezia (17 ottobre e 28 agosto 2008) e Roma (13 novembre 2008). "Mauro della Giovanpaola: prestazioni sessuali a pagamento a Venezia tra il 17 e il 18 ottobre 2008; uso di un immobile con personale di servizio all’isola della Maddalena; messa a disposizione di tre autovetture Bmw; fornitura di mobili per la sua abitazione". Bertolaso, il giovane Anemone, i contanti e i favori sessuali. L’iscrizione di Guido Bertolaso al registro degli indagati per concorso in corruzione ha – a giudizio del gip – un fondamento probatorio evidente. "Sono emerse dalle intercettazioni telefoniche conversazioni nelle quali il Bertolaso viene menzionato o è uno degli interlocutori (…)
È emerso che lo stesso Bertolaso intrattiene rapporti diretti con l’imprenditore Diego Anemone con il quale si incontra spesso di persona e in previsione dei quali Anemone di attiva di persona alla ricerca di denaro contante, tanto che gli investigatori ritengono abbia una certa fondatezza supporre che detti incontri siano stati finalizzati alla consegna di somme di denaro a Bertolaso". Il 23 settembre 2008 Anemone si sbatte per cercare 50mila euro in contanti in vista dell’incontro con il capo della Protezione civile, previsto per quella stessa sera. È l’unica traccia dell’ordinanza su un possibile passaggio di denaro.
Ma non è chiaro, o quantomeno, gli investigatori non sono riusciti ad accertarlo, se effettivamente i due si vedano e se ci sia o meno consegna di contanti. È certo al contrario che Guido Bertolaso goda dei favori sessuali messi a disposizione da Anemone. Il 21 novembre 2008 Bertolaso è al telefono con Simone Rossetti (il lenone di Anemone): ""Sono Guido, buongiorno… Sono atterrato in quest’istante dagli Stati Uniti, se oggi pomeriggio, se Francesca potesse… io verrei volentieri… una ripassata". "Perfetto". "Perché so che è sempre molto occupata… siccome oggi pomeriggio sono abbastanza libero, ti richiamo fra un quarto d’ora"". L’appuntamento viene fissato per le 16. Una seconda prestazione sessuale è del 14 dicembre 2008 e ha luogo nel centro sportivo che è riconducibile Anemone ed è stato aggiudicatario della fetta più importante degli appalti per i Mondiali di nuoto 2009. "Tale prestazione – scrive il gip – è comprovata da intercettazioni con dialoghi del tutto espliciti e fortemente eloquenti e ha avuto luogo con una ragazza brasiliana presso il centro Salaria Sport Village". Il 17 febbraio 2009, dalle 15 alle 16, Bertolaso è ancora allo Sport Village, per "fare terapia con Francesca", "per riprendermi un pochettino", "per uno dei soliti massaggi". Anemone lo aspetta fuori dalla cabina e al telefono si lamenta con il suo lenone perché il capo della Protezione civile tarda a congedarsi dalla massaggiatrice: "Mannaggia sto a morì de freddo". Anemone, Balducci e la ricostruzione dell’Aquila. Le indagini – documenta l’ordinanza – accertano che Anemone "è di casa all’interno della Ferratella, dove oltre a Balducci, De Santis e Della Giovanpaola, ha rapporti con altri funzionari di rango minore che pure hanno piena consapevolezza dell’esistenza del "sistema gelatinoso": Maria Pia Forleo, Francesco Pintus e Fabrizio Ciotti. Fino al punto di alimentare una sorta di "cassa comune" per le piccole spese di rappresentanza". Naturalmente c’è dell’altro.

A cominciare – scrive il gip – dai rapporti che si intrecciano tra Anemone e Balducci nella Erretifilm srl, società di produzione cinematografica che – come aveva scoperto un’inchiesta firmata da Fabrizio Gatti sull’Espresso del gennaio 2009 – vede come soci la moglie di Balducci (Rossana Thau) e la moglie di Anemone (Vanessa Pascucci). L’11 aprile 2009, a pochi giorni dal sisma che ha devastato L’Aquila, Balducci, in una lunga conversazione con Anemone "fa pesare il fatto che si è fatto promotore per l’inserimento delle imprese di Anemone nei lavori post terremoto ("Ti rendi conto? Chi oggi al posto mio si sarebbe mosso?") ed esce allo scoperto pretendendo in cambio che il figlio Filippo goda di qualche ulteriore beneficio ("Tra qualche giorno compie 30 anni e io mi chiedo come padre: che ho fatto per lui? Un cazzo")". Filippo troverà una sistemazione.
D’altro canto, già il 6 aprile, in una conversazione tra gli imprenditori Francesco Maria De Vito Piscicelli, direttore tecnico dell’impresa Opere pubbliche e ambiente Spa di Roma, associata al consorzio Novus di Napoli e il cognato Gagliardi si capisce che c’è attesa per le mosse di Balducci sugli appalti: "Alla Ferratella occupati di sta roba del terremoto perché qui bisogna partire in quarta subito, non è che c’è un terremoto al giorno". "Lo so", e ride. "Per carità, poveracci". "Va buò". "Io stamattina ridevo alle tre e mezzo dentro al letto".

Le pressioni sulla stampa e il procuratore Toro Nelle intercettazioni della primavera 2009 Anemone e Balducci discutono con grande preoccupazione delle inchieste di Fabrizio Gatti e dell’interesse di Annozero e di Milena Gabanelli (Report). Per provare a contenerle – si legge nell’ordinanza – muovono tale "Patrizio La Bella, amico del giornalista Gatti", che a sua insaputa li informa di quello che il cronista ha in animo di fare. Ma "i contatti tra gli indagati si fanno frenetici e fitti il 28 gennaio 2010, quando il quotidiano "La Repubblica" pubblica un’inchiesta a firma di Paolo Berizzi e Fabio Tonacci".

Gli indagati si muovono anche con Camillo Toro, commercialista e figlio del procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, responsabile del pool dei reati contro la pubblica amministrazione (entrambi sono indagati). Il contatto con il magistrato e suo figlio è l’avvocato Edgardo Azzopardi ("Devo parlare con lui", dice a Camillo, che risponde: "Lascialo perdere che ce la vediamo noi"). Azzopardi il 17 dicembre 2009 parla con Toro e fissa un incontro di persona. Il 10 gennaio scorso parla con il figlio Camillo e lo esorta: "Assumi informazioni". Il 30 gennaio l’avvocato, al telefono, sembra aver avuto le informazioni: "Ci sono grossi problemi giudiziari in arrivo".

Malinconico e Masi Il giovane Anemone rendeva felice anche Carlo Malinconico, in quel momento segretario generale alla presidenza del Consiglio e poi presidente della Fieg. "Su richiesta di Angelo Balducci l’imprenditore contribuiva all’organizzazione e pagamento di più soggiorni vacanza presso l’hotel "Il Pellicano" di Porto Santo Stefano". Naturalmente Malinconico non deve pagare un euro: "Mi raccomando, non è che si distraggono e gli fanno il conto". Anemone asseconda anche le richieste di Balducci perché assuma tale Anthony Smith, un tipo di Anacapri che Mauro Masi, direttore generale della Rai, gli aveva chiesto di sistemare.

Intervista a Gioacchino Genchi: “Adesso parlo io”

Trascrizione integrale dell’audio rilasciato da Pietro Orsatti giovedí 12 marzo 2009. L’intervista a Gioacchino Genchi è stata realizzata il 7 marzo.

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di Pietro Orsatti

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Pietro Orsatti (PO): “Il tuo lavoro non é quello di intercettare qualcuno?”
Gioacchino Genchi (GG): “No, assolutamente.”

PO: “Tu non hai mai messo una microscopia?”
GG: “No, assolutamente no. Guarda, io ho fatto una sola intercettazione telefonica in vita mia. Quando abbiamo cambiato casa ed avevo il telefono nello studio, in cucina ed in camera da letto. Io ero nello studio, dovevo fare una telefonata, ho alzato il telefono, ed ho sentito mia moglie che parlava con sua madre. Peró non ci ho capito nulla perché parlavano in sloveno. Questa é stata l´unica intercettazione fatta in vita mia. Ho chiamato subito il tecnico ed ho fatto cambiare l´impianto di modo che, anche a casa mia, se uno alzava il telefono, gli altri dovevano stare isolati.  Se quella é un´intercettazione quella si l´ho fatta, ma comunque non ci ho capito nulla perché parlano in sloveno, perché mia moglie é di origine della minoranza slovena di Gorizia”.

PO: “Tu ti sei ritrovato a dover fare un incastro fondamentalmente di dati telefonici ed utenze e questo tu non lo fai solo per WHY NOT, tu lo fai da decenni.”
GG: “Si da sempre. È molto semplice, te lo riepilogo in due battute. Parliamo di WHY NOT ovviamente e non di altre indagini di de Magistris, perché io questo lavoro a Catanzaro lo facevo giá da diversi anni prima in processi di mafia ed omicidio con sentenze che hanno dato ergastoli per stragi, facendo esattamente le stesse cose, anzi forse facendo qualcosa di molto di piú in termini di acquisizione di dati e di intercettazioni.
L´indagine WHY NOT non aveva nessuna intercettazione. De Magistris non ha fatto intercettazioni né sapeva di disporne tanto che quando mi ha conferito l´incarico – leggi bene la relazione che io ho fatto a Salerno sulla presunta acquisizione del tabulato del cellulare di Mastella – nel conferimento dell´incarico di de Magistris non é stato inserito di analizzare ed incrociare le intercettazioni ed i tabulati, perché de Magistris non sapeva quando mi ha dato l´incarico che avrebbe acquisito le intercettazioni.  Dopo che mi dato l´incarico, eravamo a fine marzo, de Magistris ha acquisito dalla procura di Lamezia, dei carabinieri si sono presentati da lui ed hanno detto “dottor de Magistris, anni fa noi abbiamo intercettato Saladino in un´indagine per delle minacce che aveva subito e ci sono delle intercettazioni importanti”.  Quindi il conferimento dell´incarico é giá il primo atto importante con i quesiti che sono gli stessi quesiti che da piú di vent´anni io ricevo da tutti i magistrati d´Italia, compresi i magistrati che siedono e si sono seduti al consiglio superiore della magistratura,. Quindi se de Magistris deve essere sanzionato perché quei quesiti sono debordanti, illeggittimi etc, bisogna annullare tutte le sentenze di ergastolo che sono state date sulla base di quegli incarichi e bisogna punire tutti i magistrati d´Italia, giudici, pubblici ministeri, presidenti di Corte d´Assise, magistrati che sono ancora in Cassazione e che sono pure alla Procura Generale della Cassazione e che mi hanno dato lo stesso identico quesito e lo stesso identico incarico. L´incarico ripeto non prevedeva di analizzare le intercettazioni telefoniche perché le intercettazioni di Saladino sono sopravvenute al processo WHY NOT, sono arrivate dopo. Le intercettazioni di Saladino mi sono state consegnate da de Magistris quando é venuto a Palermo ed abbiamo avuto una riunione di due giorni (19-20 aprile 2007) a venti-trenta giorni dal conferimento dell´incarico, ed abbiamo fatto una riunione operativa in cui dovevamo trattare altri temi ed alla quale hanno partecipato Woodcock, un ufficiale di polizia giudiziaria di Woodcock,  il dottor de Magistris ed il consulente finanziario, il dott. Sagona, un ispettore in pensione della Banca d´Italia. Abbiamo parlato di tutto tranne che di Mastella, di Saladino e dell´indagine WHY NOT perché la riunione atteneva ad altri ambiti di collegamento investigativo con le indagini di Woodcock sulla massoneria in particolare.  Questo é forse il punto che ha preoccupato.  Di questo comunque ne parliamo dopo.
Quando é venuto de Magistris mi ha portato queste intercettazioni che noi abbiamo trattato nelle settimane successive. Quando abbiamo acquisito i tabulati io ho scritto fino alla noia nelle relazioni successive che bisognava chiedere l´autorizzazione al parlamento per le intercettazioni e per i tabulati dei parlamentari di cui frattanto erano state individuate le utenze. Noi potevano individuare le utenze dei parlamentari che avevano un telefono intestato a loro. Per esempio Prodi aveva un telefono intestato a Romano Prodi che non é stato acquisito perché Prodi era parlamentare.  Il senatore di Pietro aveva un telefono intestato ad Antonio di Pietro di cui non si potevano certamente acquisire i tabulati.
Ma se un parlamentare utilizza dei telefoni che saltano da una societá ad un ente ad un ministero e poi un altro ministero e poi alla Camera e poi al Senato, se un parlamentare non utilizza i telefoni a sé intestati e cambia sedici apparecchi con la stessa SIM e la stessa SIM la cambia sei volte intestandola da una parte all´altra, come si fa a stabilire che é un parlamentare? Aggiungo che se un parlamentare attiva a nome proprio decine di schede come é successo per un altro parlamentare di cui sono stati acquisiti i tabulati e le proprie schede vengono date a diverse persone e magari le stesse schede le troviamo in una dinamica di un duplice omicidio, la protezione va a quel parlamentare ma non puó essere estesa a tutti i soggetti, i portaborse, i colleghi di studio, gli avvocati – e forse anche non avvocati – dello stesso parlamentare che ricevono le schede ed usano le schede intestate al parlamentare.
Poi si dice nel rapporto del ROS falsamente che la scheda era intestata alla Camera dei deputati mentre non é vero. La scheda era intestata al dipartimento dell´amministrazione penitenziaria e non solo era cambiata l´intestazione ma era pure cambiata l´azienda telefonica da TIM a WIND e poi da WIND a TIM di nuovo, quindi era una confusione ed era impossibile stabilire se non si faceva il tabulato di chi era quel cellulare che é stato acquisito per ragioni assolutamente diverse. É stato acquisito perché risultavano dei contatti telefonici nel range delle intercettazioni, quando giá sapevamo solo il periodo delle intercettazioni, mentre il cellulare di Saladino si muoveva a Roma ed aveva altri tipi di contatti telefonici prima e dopo che erano giá stati rivelati come di interesse. Quindi si é acquisito immediatamente il tabulato per non perdere il tempo pregresso. Perché qual é il punto di partenza? La test dott.ssa Caterina Merante ha riempito decine di pagine di verbali in cui ha fatto tutta una serie di dichiarazioni che riguardavano una serie di soggetti e di fatti molto gravi con collusioni istituzionali che andavano dai servizi di sicurezza alla politica al giornalismo al mondo degli affari, dell´imprenditoria, della finanza, delle forze di polizia, della guardia di finanza, della polizia di Stato, del ministero dell´interno. Queste dichiarazioni dovevano essere riscontrate. Le dichiarazioni della Merante sono della primavera del 2007 – iniziano a fine marzo – e riguardano fatti precedenti risalenti ai primi anni 2000. Quindi noi avevamo 24 mesi di tempo per prendere i tabulati. Ecco quindi l´esigenza di acquisizione immediata dei tabulati senza poter eseguire quelle verifiche che, quand´anche fossero state fatte, le acquisizioni sarebbero state legittime. Il ROS dice “Genchi si doveva fermare – e lo stesso dice Rutelli – perché quel cellulare era intestato alla Camera dei deputati”. Ma il ROS non dice che fra le stesse acquisizioni diversi mesi dopo, quando io avevo giá individuato che quel cellulare era di Mastella ed avevo scritto al Pubblico Ministero che bisognava chiedere l´autorizzazione al Parlamento. Ma non solo, avevo anche scritto che bisognava chiedere l´autorizzazione al Parlamento anche per le intercettazioni indirette perché cosí diceva la legge Boato. Io non sapevo che di lí a qualche settimana la Corte Costituzionale avrebbe dichiarato illegittime quelle norme della legge Boato che prevedevano l´impossibilitá di utilizzare le intercettazioni indirette dei parlamentari. Quindi (questo era, ndr) il mio scrupolo, il mio zelo istituzionale e la mia perfetta conoscenza delle norme e tutela del mio lavoro e del lavoro del PM. Basta leggere le relazioni che il ROS guarda caso non ha citato. Perché ha dato alla procura generale, che se l´é chiesto perché era su commissione il lavoro fatto, e poi al COPASIR e poi alla procura di Roma, una rappresentazione totalmente alterata della realtá”.

PO: “Ma perché il ROS ha puntato te e perché su WHY NOT?”
GG: “Probabilmente si sono voluti pulire il coltello perché io dal 1989 mi imbatto in delle porcherie fatte dal ROS”.

PO: “Quindi é qui la vicenda, chiamiamola il conflitto tra una parte dello Stato ed un´altra.”
GG: “Io ritengo che abbiano voluto colpire me ben oltre la mia funzione di consulente dell´autoritá giudiziaria per quello che io rappresento, ho rappresentato, per quello che io ho fatto in passato e per quello che é stato il mio ruolo anche all´interno della Polizia di Stato.”

PO: “Tu rappresenti te stesso ed il tuo lavoro.”
GG: “Io rappresento me stesso, il mio lavoro ed una massa enorme di persone per bene con le quali io ho lavorato, compresi ufficiali e sottoufficiali del ROS, magistrati e funzionari di Polizia.”

PO: “Raccontiamola questa storia”.
GG: “Nell´89 c´é l´attentato all´Addaura ed iniziano una serie di sospetti”.

PO: “L´attentato all´Addaura é quello della bomba che poi dicono che non era una bomba.”
GG: “I sospetti si materializzano poi nel ´92 allorché viene riferito ai magistrati di Caltanissetta e prima ai magistrati di Palermo da un maresciallo dei carabinieri, un artificiere, che il congegno esplosivo sarebbe stato consegnato a un funzionario di polizia che si trovava presente sul posto. Io immediatamente con La Barbera svolgo degli accertamenti che riguardavano questo funzionario di polizia che giá per la veritá era indicato per la sua amicizia con Contrada e per alcuni suoi rapporti che aveva avuto a Palermo con (qualcuno, ndr) di molto sospetto e dimostro che quel funzionario di polizia non avrebbe mai potuto ricevere quel congegno che viene maldestramente fatto eplodere e brillare e non consente di stabilire chiaramente come era stato congegnato effettivamente quell´attentato e se si trattava di un vero attentato o se voleva essere solo un´intimidazione. Io dimostro che quel funzionario si trovava in tutt´altra sede in quel momento. Questo maresciallo dei carabinieri é stato condannato per false dichiarazioni al pubblico ministero.
Poi le occasioni per aver lavorato sulla trattativa e per essere stato messo anche da parte, io e La Barbera, quando stava per arrivare l´onnipotenza, diciamo, del ROS a Palermo che avrebbe assicurato, come ha assicurato, grandi successi, come li ha fatti i successi. Sicuramente la cattura di Riina é stato un grande risultato. Peró se si fossero fatte pure le indagini sul covo di Riina, io mi preoccupo di piú di come ci si é arrivati alla cattura di Riina e possibilmente del fatto stesso che Riina sia stato reso latitante per tanti anni. Perché vedi le catture sono certamente un successo dello Stato ma sono allo stesso tempo un successo dello Stato che dimostra l´insuccesso o le connivenze dello Stato per tutto il tempo in cui i latitanti, poi catturati, sono rimasti tali. Plaudire a chi ha catturato Provenzano quando ormai si trovava in uno stato quasi larvale é certamente giusto perché é il risultato di un´attivitá di intelligence di poliziotti che hanno dato la vita e sacrificato affetti”.

PO: “É la fine di un percorso diciamo”.
GG: “Peró io mi chiedo se in uno Stato che si rispetti e che si chiami tale con la S maiuscola possa essere consentito che un soggetto di quel genere possa restare per piú di quarant´anni latitante. E´ veramente un assurdo pensare a questo e che poi venga trovato sotto casa a mangiare ricotta e cicoria solo perché si seguono un paio di mutande. Io non penso che Provenzano si sia cambiato le mutande solo quella volta negli ultimi quarant´anni. Penso che se le sia cambiate altre volte o qualcuno gliele lavava pure queste benedette mutande, no?”

PO: “Ti faccio una domanda. Ritorniamo al ´92. Il ´92 é un anno cruciale per la Repubblica italiana. Sei d´accordo?”
GG: “Si, peró le cose cruciali del ´92 nessuno le dice. Tutti parlano di quello che c´é dopo le stragi e nessuno dice quello che c´é prima. Nel ´92 ci sono due attacchi concentrici al sistema politico: uno viene (dalle inchieste su, ndr) tangentopoli e dalla procura di Milano e da altre autoritá giudiziarie che seguono, alcune bene altre meno bene alcune addirittura male, l´esempio ed il metodo investigativo della procura di Milano ed (un altro, ndr) che viene da un Presidente della Repubblica che inizia a picconare il sistema di cui aveva fatto parte e che lo aveva generato e che si chiama Francesco Cossiga. Si tratta di un Presidente della Repubblica che é giunto al limite del suo mandato ed inizia a togliersi tutti i sassolini dalle scarpe e che fa, oggi si direbbe, “outing”. Un Presidente della Repubblica che viene attaccato concentricamente e viene messo pure in stato di accusa con l´impeachment ed é costretto a dimettersi. Ed é costretto a dimettersi perché c´é un qualcuno che in Italia vuole accelerare, c´é un qualcuno che probabilmente giá studiava od era in pantaloncini corti e si allenava, come accade per i giocatori che sono in panchina, per prendere le redini dell´Italia. E magari per prendere le redini dell´Italia avrebbe voluto pure utilizzare i percorsi dell´autoritá giudiziaria, strumentalizzare alcune inziative ed inchieste giudiziarie.  Ma é ancora presto per parlare di questo. I dati sono questi: un Presidente della Repubblica viene fatto dimettere e la strage di Capaci avviene mentre si sta votando l´elezione del Capo dello Stato interrompendo quello che é il corso che quel Parlamento di inquisiti e tutto quello che vogliamo, comunque un Parlamento eletto, si stava dando con la proposta di un altro ben diverso Presidente della Repubblica. Questi sono i fatti di cui pochissimi parlano”.

PO: “Nello stesso momento ci sono alcune aziende che cominciano a muoversi”.
GG: “Di questo non voglio parlare”.

PO: “Peró tu ti ritrovi in quel momento ad essere vice-questore a Palermo.”
GG: “No io in quel momento ero appena appena commissario. Io sono entrato in polizia nel marzo dell´86 e nel ´92 ero commissario capo da poco.  Dirigevo la zona telecomunicazioni per la Sicilia occidentale ed in concomitanza delle stragi Parisi mi volle affiancare un ulteriore incarico operativo di direzione del nucleo anticrimine, cioé un gruppo di una sessantina di poliziotti dotati di autovetture velocissime, di armamento e di equipaggiamento per eseguire immediatamente dei blitz e dei controlli, quindi un´attivitá operativa. Infatti sono stati i miei ragazzi a trovare nella collinetta di Capaci il famoso bigliettino con il numero del telefonino del responsabile SISDE di Palermo “NECP300 portare in assistenza”. Vedi caso NECP300 é lo stesso telefono che noi trovammo poi clonato ad Antonino Gioé e La Barbera nel covo di via Ughetti dopo la cattura che fu fatta grazie ad un´operazione di intelligence della Procura della Repubblica di Palermo, dai magistrati Lo Voi e Pignatone.”

PO: “Quindi il 19 luglio tu ti ritrovi un paio di ore dopo?”
GG: “No, un po´ prima.  Sono andato in via D´Amelio con il mio autista che ancora si ricorda, ci guardiamo mentre ancora le macchine erano in fiamme,  Borsellino ancora fumava per terra, i pezzi di Emanuela Loi cadevano dalle pareti, dall´intonaco del palazzo, e certamente lá era scoppiato un ordigno che non poteva essere stato azionato sul posto. Perché se fosse stato azionato sul posto chiunque…”

PO: “Sarebbe stato come minimo ferito o mutilato”
GG: “No, sarebbe stato un attentato kamikaze e lá non erano stati trovati dei morti se non dei poliziotti e Borsellino.  É da escludere che gli stessi poliziotti si siano fatti essi stessi un attentato, e non poteva essere nei palazzi adiacenti perché sarebbe stato travolto dall´onda d´urto. Le modalitá dell´acceleramento nella posa della macchina hanno pure escluso che ci potesse essere un effetto ritardato, cioé che si preme e scatta dopo 5 secondi, perché c´é stata l´osservazione diretta di Paolo Borsellino che é uscito dalla macchina, si é avvicinato al citofono e la macchina era messa proprio all´ingresso del cancelletto di via D´Amelio e quindi é stata quasi collegata all´impulso del citofono.”

PO: “C´é un unico punto.”
GG: “Guardando e considerando che tutta la parte montuosa dell´altura di Monte Pellegrino é inaccessibile eccetto le strade, da cui non si poteva certamente mettersi sul ciglio della strada ed aspettare che Borsellino arrivasse, ho realizzato due ragionamenti. Uno deve essere stato fondamentale l´elemento informativo,  quando Borsellino sarebbe andato lá, perché tieni conto che non ci si puó appostare con il joystick in mano per aspettare per mesi e giorni che arrivi Borsellino,  qualcuno te lo deve pure dire quando Borsellino sta arrivando. Due ci vuole un punto di osservazione: siccome in via D´Amelio era stata fatta anche l´intercettazione del telefono dell´abitazione per carpire questi elementi informativi e siccome l´intercettazione abusiva poteva essere eseguita solo in un ambito ristretto, non poteva essere eseguita da Londra o da Milano o da Bruxelles, doveva necessariamente essere eseguita da un ambito molto ristretto – allora abbiamo ipotizzato a questo punto che ci fosse un´unica postazione di ascolto clandestino e di avvistamento.  Poi abbiamo anche riflettuto su una cosa importante: Borsellino andava da decenni a villeggiare a Villagrazia di Carini, dove si poteva uccidere pure con la fiocina di un fucile subacqueo perché andava lá e prendeva il bagno. Infatti aveva il costume blu da bagno di TERITAL nella borsa che si é sporcata per l´incendio della macchina ma che era intatta.  Si trattava di una borsa in pelle marrone al cui interno c´erano il costume e la batteria di un cellulare MICROTAC, la batteria quella doppia, batteria che poi i familiari donarono al fidanzato della figlia e che ha utilizzato fino a qualche anno fa. Per dire come quell´incendio non ha distrutto la macchina di Borsellino, non ha distrutto la borsa, non ha distrutto la batteria che é di per sé infiammabile. L´unica cosa che si é infiammata forse perché era rossa é l´agenda che non si é piú trovata. ”

PO: “Ma questa borsa che passeggia per via D´Amelio (incomp) in quei momenti… quel video é impressionante.”
GG: “Certamente quel video c´é. Magari forse la contestazione di furto mi é sembrata pure a me un po´ eccessiva, peró insomma io non so se le cose che ha detto l´ufficiale – io non le ho lette, non conosco gli atti – siano perfettamente aderenti al vero. Quindi probabilmente la contestazione di furto non ci sta come é stato correttamente osservato anche dalla Cassazione, peró certamente c´é una grossa discrasia di una borsa che conteneva un´agenda e di un´agenda che non si é piú trovata. Non solo, é tutto l´elemento acceleratore della strage dietro questa agenda che sparisce con il tentativo di cancellare gli ultimi giorni di vita di Borsellino. Se poi vai a considerare quando é stata rubata la macchina, la 126 utilizzata per la strage,…”

PO: “Tu ad un certo punto ti ritrovi lí, Castello Utveggio, capisci che sono circolate…”
GG: “Guardo io ti leggo quello che ho giá dichiarato in un´intervista che poi é stata per esigenze (tecniche, ndr) tagliata a proposito della vicenda Castello Utveggio e della vicenda Spatuzza. Tieni presente che dopo la creazione dei gruppi Falcone-Borsellino io li lascio a maggio 2003.”

PO: “Lasci o te li fanno lasciare?”
GG: “No no lascio (incomp). Sono stato io ad andarmene, non é assolutamente vero che mi la fanno lasciare, sono stato io volontariamente ad andarmene. Questo risulta nei processi, non é stato smentito, c´é la mia nota con la quale io rientro in servizio.”

PO: “Perché c´é un po´ di pubblicistica che dice che sei stato allontanato, tu sei stato trasferito un periodo.”
GG: “No, io sono stato trasferito nell´ottobre precedente quando ci fu il tentativo di allontanare me e poi La Barbera. Anche La Barbera fu trasferito. Ed i gruppi nascono perché la dott.ssa Boccassini ed il dott. Cardella in particolare si impongono sul ministero dell´interno e devo dire anche Tinebra, perché queste risorse investigative e queste persone – in particolare il dott. La Barbera, io e basta – potessimo rioccuparci delle indagini. Perché dopo che apriamo il fronte sui servizi, in particolare dopo che apriamo il fronte su Contrada perché sia chiaro, noi siamo stati trasferiti. Ma non era tanto un trasferimento mio e di La Barbera ma lo smantellamento di una struttura della Polizia di Stato perché tutto doveva passare in mano al ROS. Questo é il disegno ancora piú perfido di questa scelta che in quel momento fu fatta”.

PO: “Ma che cosa gli hai fatto ai ROS, che cosa gli hai toccato? C´é un pezzo del ROS che comunque ti ha puntato.”
GG: “Si sicuramente”

PO: “Non del ROS, dell´arma dei carabinieri.“
GG: „No guarda l´arma dei carabinieri lo escludo tassativamente perché l´arma dei carabinieri é fatta di persone serie. Il pericolo é fatto da persone che entrano ed escono dai servizi di sicurezza e dal ROS e che in questi vari passaggi si dimenticano intanto di essere dei carabinieri. Perché é normale e fisiologico che una persona della Polizia possa andare nei servizi di sicurezza, alla DIGOS, all´UCIGOS, allo SCO e poi rientrare e fare il questore o qualunque cosa. Peró la cosa importante é che questo poliziotto o carabiniere che transita che possa andare pure al RIS, alla territoriale, comandare una compagnia, poi comandare un reparto operativo, poi andare al ROS etc, ´sto carabiniere o ufficiale dei carabinieri non deve mai dimenticare di essere un carabiniere e di avere giurato fedeltá allo Stato in quanto carabiniere. Perché se dimentica questo allora comincia ad essere molto pericoloso”.

PO: “Ma é una questione politica?”
GG: “Eh sí, é una questione politica. Io mi occupo di queste indagini con de Magistris e tolgono de Magistris, tolgono me ed affidano tutto al ROS ed il ROS combina il pataracchio che ha combinato secondo me anche in danno dei magistrati di Catanzaro perché Iannelli non é colui che ha avocato l´indagine. Iannelli é colui a cui é stata prospettata una rappresentazione totalmente falsa di quelle indagini illegali che il ROS ha fatto su de Magistris e su di me. Io vado da Mentana e Mentana subito dopo la mia trasmissione viene cacciato. Viene messo un nuovo conduttore di MATRIX che la prima trasmissione che fa é con Mori del ROS.  Un bravo giornalista, Nicola Biondo, fa un´inchiesta sul ROS sull´Unitá e qualche giorno dopo stavano per chiudere l´Unitá. Io adesso non vorrei peró comincia ad esser molto preoccupante. Qui il vero problema ed io l´ho scritto nel mio blog é l´attuazione della direttiva Napolitano. Io mi augurerei che Napolitano, che ha fatto quella splendida circolare che voleva evitare concentramenti di potere e di informazione su questi organi di Polizia che operano all´esterno dell´ambito istituzionale e giurisdizionale dello Stato, se non ha avuto la forza di farla valere come ministro dell´interno quantomento abbia la forza di farla valere come Presidente della Repubblica”.

PO: “Prima facevi un accenno alla massoneria.”
GG: ”La massoneria oggi bisogna porla in una dimensione diversa da come siamo stati abituati. Io mi sono occupato in numerosissime occasioni di indagini sulla massoneria ed ho realizzato una conclusione. Sono state fatte intercettazioni, sono state fatte perquisizioni e per i ricordi che ho io tutti i soggetti a cui sono stati trovati i paramenti massonici, i grembiulini, sono stati sempre prosciolti alla fine delle indagini. Magari c´erano condotte riprovevoli dal punto di vista morale e politico peró di reati nemmeno l´ombra. Il vero problema é invece quando i grembiulini non si trovano, i cosiddetti affiliati all´orecchio. I veri problemi non sono le singole logge,  che poi tra l´altro sono sempre in lite tra di loro, i veri problemi sono quando queste logge vengono aggregate e si autoaggregano anche senza volerlo per la sola volontá di chi sta facendo le indagini. Ritengo che in questo de Magistris e nel mio piccolo forse anche io abbiamo avuto il primato di aggregare delle logge e delle consorterie massoniche o paramassoniche che possono poi anche chiamarsi Compagnia delle Opere o Opus Dei. Qualcuno quando pensa alla massoneria pensa solo ai compassi, solo a Gelli, pensa solo ad una cosiddetta massoneria laica. Io vi invito a leggere il libro di Pinotti, quello che c´é sull´Opus Dei e vi assicuro che esce fuori un quadro di Gelli persino quale campione di democrazia al cospetto di quelle che emerge dall´Opus Dei, se sono vere le cose che sono scritte in quel libro”.
PO: “Quindi questa componente continua ad esistere, si parla addirittura di nuove possibili logge coperte.”
GG: “Sí sono tutta una serie di aggregazioni e sub-aggregazioni che ormai utilizzano internet e non utilizzano piú le regole della tessera, del numero e del codice e che utilizzano un sistema di accordi trasversali specie con la frantumazione dei partiti e delle ideologie, con il valere degli accordi trasversali dei sistemi degli inciuci che partono dal mondo della politica per arrivare a quello della finanza passando e controllando totalmente il mondo dell´informazione. È evidente che in una situazione di questo genere specie se questi soggetti apparentemente disgiunti vengono attaccati contemporaneamente é chiaro che si uniscano. Infatti l´unisono anche parlamentare degli attacchi che si sono avuti all´attivitá ed al lavoro del dottor de Magistris ed in particolare al mio con una mistificazione di numeri e nomi senza uguali che ha lasciato persino di stucco alcuni parlamentari. Io ovviamente non posso dire chi ma io sono stato contattato da diversi parlamentari che sono rimasti assolutamente stupiti di quello che é accaduto. Non riuscivano a capire il come ed il perché. Il come ed il perché sta nel fatto che pochi ma buoni si sono uniti ed hanno orchestrato l´inciucio”.

PO: “Davvero pochi?”
GG: “Fortunatamente si, sono pochi ma buoni nel senso di peggiori“.

PO: „Cioé che controllano comunque il sistema informativo“.
GG: “Si, controllano il sistema informativo ed hanno cercato di controllare il sistema parlamentare. Peró secondo me non ci sono riusciti.”

PO: “Dici che qualche anticorpo c´é ancora?”
GG: “Si io credo che il nostro Parlamento e la nostra politica abbiano dei grossi anticorpi.”

PO: “Ma Mentana si é auto (incomp.)? Aveva giá lanciato dei segnali. ”
GG: “Mentana é stato un incontro-scontro interessante. Io non conoscevo Mentana, mi trovavo alla redazione della Sciarelli, a CHI L`HA VISTO, e stavamo per andare in trasmissione. Mi ha chiamato un mio amico che é un regista della Sciarelli dicendomi che un suo amico che é un regista che lavora con Mentana voleva contattarmi e voleva sentirmi perché Mentana voleva fare una puntata di MATRIX con me. Contemporaneamente mi é giunto un messaggino di Mentana sul cellulare. Ci siamo sentiti, io gli ho dato la disponibilitá e gli ho detto se aveva bisogno di qualche argomento. Mi ha detto che pensava a tutto lui e che stava organizzando. Gli ho chiesto allora di sapere cosa stava organizzando anche per prepararmi e mi ha detto che era tutto a sorpresa e non poteva dirmi nulla. Io non ho insistito anzi ho apprezzato la serietá di un giornalista che voleva lavorare sull´elemento sorpresa anche per animare la trasmissione. Quindi mi ha invitato per il pomeriggio successivo per andare agli studi e registrare la trasmissione. A questo punto ho detto no: io vengo con piacere ed accetto qualunque tipo di sfida con lei visto che sará certamente una sfida da come si sta palesando peró io vengo in trasmissione solo a condizione che la trasmissione sia in diretta. Mi ha detto: “Ma dai che facciamo tardi, cosí poi la vediamo in TV e magari stiamo assieme la sera.” Io ho detto: “No, mi dispiace Mentana, ma io non vado in trasmissioni registrate.”

PO: “E lui ha accettato?”
GG: “Lui ha accettato ed ha detto “non c´é problema. Anzi cosí abbiamo pure un po´ piu´ di tempo per preparare i servizi e lavoriamo meglio anche nel pomeriggio”. Io non so che tipo di permessi abbia chiesto lui peró certamente lui voleva fare una trasmissione per rilanciare il presidente del consiglio.  Lui probabilmente era andato sotto con l´intervista a Di Pietro e Saviano ma con la mia si voleva riprendere perché c´era un cartellone enorme che mi sono sentito male quando sono entrato in quello studio e nel vedere quella gigantografia con le dichiarazioni del presidente del consiglio. Tra l´altro mi ha anche fatto dire prima quello che io avevo giá anticipato e cioé che secondo me Berlusconi era stato probabilmente depistato quando ha detto “il piú grande scandalo” perché io l´ho sentito quando lui in un´intervista per strada aveva detto “se sono vere le cose che riportano i giornali”, perché lui non era stato in consiglio dei ministri o al copasir e non aveva sentito i servizi, ma si trovava in Sardegna dove forse qualche entitá dei servizi c´é pure quantomeno quelli che stavano costruendo alla Maddalena e di cui mi stavo occupando, peró Berlusconi non aveva modo di avere informazioni in tempo reale ed ha rilasciato una dichiarazione di assoluta gravitá. Ma io che non ritenevo di avere un fatto personale con Berlusconi anche perché devo dire con tutta onestá che dall´indagine WHY NOT Berlusconi non era assolutamente emerso e forse questo é stato questo il guaio perché se fosse emerso avremmo trovato piú solidarietá quantomeno nella magistratura associata ed invece questo non c´é stato. Quindi il presidente Berlusconi si é scagliato diciamo contro di me. Allora Mentana dopo che io difendo il presidente Berlusconi nel senso di dire “secondo me il presidente Berlusconi é stato informato male”, io non posso prendermela con chi ha solo avuto la leggerezza nel riferire al presidente del consiglio un´informazione appresa dalla stampa – infatti io sono un uomo dello Stato e mi tocca difendere il presidente del consiglio indipendentemente dal fatto se l´ho votato o meno – e Mentana mi lancia subito dopo il servizio di Berlusconi che non parlava per strada con gli stessi giornalisti a cui aveva detto le cose che avevo sentito io ma il comizio che aveva fatto dentro un teatro nel quale non aveva assolutamente parlato dei giornali e se sono vere le cose che hanno riportato i giornali ma ha dato per scontato che io avevo intercettato tutti gli italiani. Quindi tra l´altro se avessi intercettato tutti gli italiani avrei intercettato lui e quelli e quelle che parlavano con lui. Quindi avrei avuto quelle famose intercettazioni che molti mi hanno chiesto quando lui ha detto “se esce una mia intercettazione io lascio l´Italia” io sono stato tempestato di telefonate “Genchi tira fuori le intercettazioni di Berlusconi perché cosí facciamo bingo”. Io ho detto mi dispiace ma con tutta la buona volontá io il presidente Berlusconi non l´ho intercettato ma non solo: io non ho intercettato nemmeno le gentili signorine che si sarebbero intrattenute al telefono con il presidente Berlusconi. Con tutto quello che posso fare per l´Italia io vi posso portare intercettazioni mafiose, di assassini, di criminali, degli amici di Saladino che sono in Parlamento ma il presidente Berlusconi purtroppo in questo non c´entra perché se ci fosse entrato forse i destini della nostra indagine forse sarebbero stati diversi. Peró Berlusconi insomma certamente non devo insegnargli io come fare il presidente del consiglio, lui si avvale delle sue fonti informative ed io gli auguro di avere buoni risultati. Peró io devo dire una cosa: devono stare molto attenti a queste sirene che girano attorno ai palazzi. Un grande generale scrisse che un esercito che fonda le sue forze sull´arruolamento dei traditori vincerá le prime battaglie ma perderá sicuramente la guerra”.