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“Bolle, Balle e Bombe”


 

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Giovedì 10 novembre. Presso la Fabbrica di San Domenico, il movimento “Liberatorio Politico

ha organizzato un convengo dal titolo “Bolle, Balle e Bombe” durante il quale si è fatto un report finale sulla vicenda del porto di Molfetta e di Torre Gavetone. Il movimento ha analizzato non solo la bonifica in atto nel porto ma anche le prospettive future della marineria locale e della più amata spiaggia libera molfettese. Abbiamo ascoltato ai nostri microfoni il coordinatore del “Liberatorio Politico”, Matteo d’Ingeo.

Il manifesto del nostro evento è una sorta di contro altare di quello che il sindaco Azzollini ha affisso in città in questi giorni con la grande fotografia del porto e con la dicitura “dedicato ai nostri figli”, commenta d’Ingeo. “Noi abbiamo aggiunto “bolle, balle, bombe” perché, molto probabilmente, molti cittadini non conoscono la verità su quello che sta accadendo sia nel porto che nei pressi di Torre Gavetone.

Il porto è ormai bloccato perché la draga Machiavelli, fatto il suo lavoro, è andata via. Nei giorni scorsi anche un’altra motonave ha portato via tutti i ponteggi e le attrezzature che sono servite per il dragaggio di seconda fase e per il riempimento della colmata realizzata nella parte iniziale della diga Salvucci. Ma ora tutto il resto sarà bloccato a causa delle migliaia di bombe presenti all’imboccatura del porto. E anche nella seconda zona, dove è previsto un altro dragaggio, non si potrà fare null’altro che attendere la bonifica che, molto probabilmente, non arriverà prima del 2014-2015.”.

Chiediamo inoltre al coordinatore del “Liberatorio” il significato di quel “bolle” nel titolo della conferenza: “Le bolle sono quelle delle bombe che in porto e in altre zone fanno ribollire l’acqua e che da qualche anno compaiono sulle mani e sul corpo dei nostri pescatori. Ma non solo: molti cittadini, soprattutto quelli frequentanti la zona del Torre Gavetone, hanno infatti avuto problemi non solo respiratori ma anche dermatiti ed altri problemi che riguardano la pelle.”

Approfondiamo quindi il discorso Torre Gavetone. “Il divieto di balneazione apparso il 1° agosto di quest’anno arriva dopo una serie di denunce fatte alla Procura della Repubblica e dopo l’arrivo di Goletta Verde a Molfetta che ha svelato alcuni segreti militari. Nella parte che riguarda Torre Gavetone ci sono delle zone in cui sono state cementate alcune bombe. Non sappiamo se esse siano bombe convenzionali o bombe chimiche ma, chi è addetto ai lavori, ci ha suggerito che molto probabilmente potrebbero essere bombe chimiche perché sono quelle che non si possono rimuovere nel caso in cui vi siano delle crepe all’interno della custodia metallica.”

Il Liberatorio – conclude d’Ingeo – ha voluto parlare alla città e invitare tutti alla mobilitazione per conoscere la verità su quello che sarà veramente il nostro porto: non più il porto commerciale dei grandi portacontainers com’era nel sogno del Sindaco Azzollini. Inoltre, obiettivo del Liberatorio è far conoscere alla cittadinanza la verità su Torre Gavetone visto che, intere generazioni da trent’anni e più, hanno frequentato quella zona senza che nessuno li avesse mai informati sui pericoli che si correvano stando su quella spiaggia. L’evento di stasera non solo ha informato ma ha formato la coscienza di chi, sicuramente, domani avrà bisogno di risposte.”

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Il mare senza pesci


Foto: © MolfettaLive.it

Sarà stato uno scherzetto, forse. In via Campanella, nella sede del Liberatorio Politico, s’interrogano sulla gomma da masticare infilata nella serratura. Il giorno di Halloween, quando mancavano dieci giorni alla conferenza del 10 novembre sull’inquinamento bellico nel mare di Molfetta. Si interrogano perché, nel luglio 2009, quando mancavano dieci giorni alla prima conferenza sul tema, nella cassettina della posta trovò spazio ben altro, un bossolo calibro 6,72, ossidato, quasi fosse stato in acqua. 

Da due anni, il movimento civico coordinato da Matteo d’Ingeo relaziona la cittadinanza sullo stato della bonifica e sulle possibili ripercussioni sulla salute dei molfettesi. 

Nel frattempo, la platea si è allargata. Ci sono altre città italiane alle prese con lo stesso problema, l’oscuro sversamento dell’arsenale bellico al termine della seconda guerra mondiale. Da parte degli angloamericani, ma anche dei nazisti. In mare, ma anche nei laghi.

La guerra è finita da un pezzo. I figli degli Alleati e dell’Asse adesso si stringono la mano. Ma alcuni segnali fanno pensare che le colpe dei loro padri possano continuare a ricadere per chissà quanto. Certo, c’è stata l’alga tossica a complicare le cose. Alga misteriosa, inizialmente collegata alle acque di zavorra dei cargo provenienti dai mari tropicali. «E allora perché alte concentrazioni di Planktothrix rubescens si ritrovano nel lago di Vico?», si chiede d’Ingeo. 

Un’altra alga tossica, l’Ostreopis ovata, infesta le acque di Molfetta e dintorni. Anche qui il Coordinamento nazionale bonifica armi chimiche, cui ha aderito anche il Liberatorio, non crede alla casualità. Così ha incrociato le mappe dei siti di sversamento di ordigni bellici (a caricamento ordinario e chimico) con quello dei picchi di concentrazione. Molfetta, IschiaColleferroPesaro, il lago di Vico, il lago Maggiore: tutti accomunati dalla stessa sorte. 

È partita la caccia ai documenti d’epoca. In uno di questi, pubblicato sul sito ufficiale delle operazioni di bonifica del basso Adriatico, c’è la lettera di un operaio di Bitonto datata 1960. Racconta di essere stato impiegato in una ditta che, al termine della guerra, si sbarazzò alle dipendenze del comando inglese del suo arsenale all’imboccatura del porto di Molfetta. La missiva mette in guardia l’allora sindaco Maggialetti dalla costruzione della diga Salvucci, divenuta più di quarant’anni dopo la testata d’angolo del nuovo porto commerciale. 

Proprio qui d’Ingeo concentra le sue critiche. Il Comune, che lo scorso anno ha pagato una penale dacirca 8 milioni di euro per il ritardo dei lavori, conosceva la presenza dei residuati: questa la sua tesi. E per dimostrarla, oltre alla lettera, ha estratto dagli archivi di Palazzo di Città una delibera del 2004 dell’allora sindaco Tommaso Minervini in cui si affida all’ing. Enzo Balducci la responsabilità del procedimento amministrativo «per l’aggiudicazione del servizio di ricognizione e bonifica dei fondali marini». Il bando di gara del nuovo scalo sarà approvato nel giugno 2006, sotto il commissario straordinario e l’appalto integrato indetto il 17 ottobre, quando sulla poltrona di sindaco siederà Antonio Azzollini. Ma già a gennaio dello stesso 2006, la Lucatelli, ditta incaricata della bonifica, aveva chiesto la sospensione del servizio e l’intervento del nucleo dei palombari della Marina Militare, lo Sdai. 

Dopo la maxi multa, i lavori sono proseguiti. Anche se circoscritti a una zona già bonificata e a una profondità limitata. La draga che si attendeva non è giunta; se n’è vista un’altra, grande lo stesso se non di più. Ha lavorato per circa un mese. Con i sedimenti aspirati si è colmato il grande bacino di fronte alla basilica della Madonna dei Martiri. “Per il futuro dei vostri figli” recita la campagna di affissioni del Comune con la foto area dei lavori. 

Tutto ok, allora? No, secondo il Liberatorio, convinto che «il porto così come progettato non si farà mai»: tante ancora le bombe da ripescare (si parla orientativamente del 2016 come fine della bonifica), cui si aggiunge la profondità dei fondali, inferiore a quella che permetterebbe l’arrivo delle grosse portacontainer e le tanto anelate navi da crociera con frotte di turisti al seguito. 

D’Ingeo una proposta ce l’ha: destinare i fondi alla bonifica completa del bacino del porto e di Torre Gavetone. La sede della fabbrica di sconfezionamento del dopoguerra è oggi una delle ultime spiagge libere di Molfetta. Ma sui bagnanti aleggiano cartelli di divieto. Sono stati posti all'inizio di agosto, in un’estate più calda del solito. Prima il divieto di balneazione lungo il tratto del Gavetone ricadente nel comune di Giovinazzo, poi la denuncia alla procura di Trani nei confronti di Azzollini, poi ancora la conferenza con l’annuncio del rinvenimento di quelli che potrebbero sembrare veri e propri depositi sottomarini di bombe, a pochi metri dalla spiaggia. 

Il Liberatorio è stato accusato di «terrorismo psicologico» da tutti quei bagnanti che non hanno più potuto o voluto frequentare la loro amata spiaggia libera. «Avrei voluto confrontarmi con loro stasera», rilancia d’Ingeo. Elenca date, cifre, proietta foto d’epoca, cita statistiche. Chiarisce una volta per tutte che le armi ripescate sono anche a caricamento speciale, chimico, dunque pericoloso: «Ci siamo limitati a prendere visione dei report degli autori della bonifica». 

Gli fa eco Giovanni Lafirenze, esperto in bonifica di terra e di mare. Le armi convenzionali dell’epoca, spiega, erano dotate di spolette al mercurio. Ci sarebbe poco da stare tranquilli. Anche a sentire l’esperienza dalla viva voce di Vitantonio Tedesco, presidente della Cooperativa di piccola pesca. Anzi, verrebbe da dire, dalla viva pelle. Quella ustionata, «che gocciolava come si stesse sciogliendo» a contatto con l’acqua di mare durante alcune battute di pesca. Vorrebbe capire con cosa sia venuto in contatto, ma attende da tre anni i referti delle analisi. Vorrebbe anche comprendere i motivi della moria di polpi dello scorso anno, e perché il pesce sta scomparendo dai nostri mari. Su tutto, vorrebbe continuare a fare il suo mestiere, ma senza pesce non c’è pesca.

NUOVO PORTO E TORRE GAVETONE. REPORT FINALE

 

25 LUGLIO 2008  
La salute prima del porto

 

25 AGOSTO 2008 
Presenza bombe all’iprite, richiesta monitoraggio

 

 

1 SETTEMBRE 2008 

Mancato monitoraggio dell’Ostreopsis Ovata

 


8 SETTEMBRE 2008
Le bombe brillano e le condizioni del nostro mare peggiorano

   


8 NOVEMBRE 2008

Il nostro mare? Una bomba ad orologeria

 


1 MARZO 2009
Molfetta. Via vai di curiosi al porto, stupore e preoccupazione in città

 


28 LUGLIO 2009
Tra bombe chimiche e alghe tossiche, quale futuro per il nostro mare

 


30 APRILE 2009
La NATO si accorge solo oggi delle bombe chimiche nel nostro mare?

20 MAGGIO 2009 – IMPORTANTE

Porti e riporti storici 
 


20 AGOSTO 2009
Esposto su alga tossica e bombe chimiche

 

26 APRILE 2010

L'iprite a Molfetta fa sempre più paura. Sabato scorso un nuovo caso di intossicazione.

17 MAGGIO 2010
Memorie di guerra e bonifica infinita 


7 GIUGNO 2010
Le maglie larghe delle reti? Un falso problema 

30 LUGLIO 2010
Un mare pronto ad esplodere  

 

25 AGOSTO 2010
Mentre il Sindaco e le altre autorità tacciono, ritorna l’alga tossica

 


30 AGOSTO 2010

L’Arpa dice che l’alga tossica non c’è, ma i molfettesi sono a letto con la febbre

 


7 GIUGNO 2010

Le maglie larghe delle reti? Un falso problema

 


15 SETTEMBRE 2010

Residui bellici chimici nell’Adriatico

8 NOVEMBRE 2010
Nuovo porto e bonifica. La verità sulle bugie del Sindaco Azzollini

21 FEBBRAIO 2011
Le omissioni e la propaganda del sindaco Azzollini

22 FEBBRAIO 2011
Le balle del sindaco Azzollini & C.

 

28 MARZO 2011

Basta con i veleni di Stato. Nasce il Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche

11 APRILE 2011
Se il mare diventa un campo minato 

 

29 APRILE 2011

Interrogazione parlamentare sulla presenza di ordigni a caricamento chimico nel mare pugliese

 

14 MAGGIO 2011
C’era una volta…il Nuovo Porto Commerciale. Una storia di bombe, balle e veleni

30 MAGGIO 2011
Il silenzio del Senatore Azzollini

 

18 GIUGNO 2011
Continua la vergognosa campagna di propaganda del Sindaco Senatore Azzollini

 

19 GIUGNO 2011

RAI Radio3 e la rivista I.AM parlano delle armi chimiche a Molfetta

28 GIUGNO 2011

A Torre Gavetone sarà vietato fare il bagno

 

16 LUGLIO 2011

Si sospenda la bonifica nel porto fino a quando Azzollini non assumerà più responsabilità nei confronti dei cittadini
 

16 LUGLIO 2011
La procura indaga sul porto. Sequestri al Comune e a Ravenna

27 LUGLIO 2011

Tritolo, fosforo, iprite e cemento
 


29 LUGLIO 2011
Bombe, denuncia shock: «Abbiamo trovato i depositi sottomarini»


 

1 AGOSTO 2011

«Ordigni bellici inesplosi», Gavetone vietato alla balneazione

 

3 AGOSTO 2011

Comune e Capitaneria, due anni di ritardi. Perchè? 

 

2 SETTEMBRE 2011

Troppe alghe, l'inchiesta arriva al porto di Molfetta

 

6 SETTEMBRE 2011

Alga tossica, s’indaga sul porto di Molfetta

 

13 SETTEMBRE 2011
Emergenza da inquinamento bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico


 

22 SETTEMBRE 2011

Il Parlamento informi sullo stato reale dei lavori di bonifica

 

26 SETTEMBRE 2011

Dopo la città, le "MANI SUL PORTO"

 
 

29 SETTEMBRE 2011

Veleni nel porto. La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta
 
 
10 NOVEMBRE 2011
Dedicato ai nostri figli… Bolle, Balle e Bombe.

Questo è quello che stiamo costruendo per il futuro delle nuove generazioni

   
   

      

DEDICATO AI NOSTRI FIGLI…BOLLE, BALLE E BOMBE. Questo è quello che stiamo costruendo per il futuro delle nuove generazioni.

 

La motonave "Condock IV", battente bandiera tedesca, sta portando via i pontoni di 91 tonnellate cadauno e i 35 tubi galleggianti di 30 tonnellate cadauno giunti nel porto di Molfetta il 30 agosto u.s. e serviti alla draga “N. Machiavelli” nella seconda (ed ultima) fase di dragaggio di una parte del nostro porto.
Perchè di dragaggio, per ora, non se ne parlerà più fino a quando non sarà terminato lo sminamento e la bonifica, e cioè tra parecchi anni.
Partita la draga, partite le strutture tecniche di supporto, è partito e svanito, anche, il sogno del sindacosenatore presidente Azzollini di realizzare il mega porto commerciale. 
Nelle prossime settimane si potrà continuare solo a completare ciò che è stato realizzato fino ad oggi e che ha già compromesso seriamente la tenuta strutturale e dinamica dell'esistente.

Eppure, Azzollini, tappezzando la città di manifesti di diversi formati, sempre stampati dalla tipografia di famiglia, a nostre spese continua la sua propaganda. Dal sito istituzionale del Comune annuncia che : “I lavori del nuovo porto proseguono senza sosta verso un cambiamento epocale per Molfetta. Insieme con il porto stiamo costruendo il futuro e la speranza di tanti giovani donne e uomini di questa città. Stiamo costruendo un vero e proprio braccio protesto in direzione di quei Paesi e di quei mercati che oggi stanno cambiando il mondo e sono protagonisti dell’economia internazionale. Ed è un fatto tanto più straordinario, perchè lo stiamo portando a termine grazie alla più grande opera di sminamento e bonifica del mare mai condotta in Italia".

Questa grande bugia gli farà crescere il naso e noi il 10 novembre parleremo di questa ed altre sue bugie nel Convegno "Bolle, Balle e Bombe.
Il Movimento Liberatorio Politico farà una sorta di report finale sulla vicenda del porto e di Torre Gavetone, non solo per la bonifica in atto ma anche per le prospettive future della marineria locale e della più bella spiaggia libera molfettese.
Relazioneranno Vitantonio Tedesco, presidente della “coop. Piccola Pesca" e Matteo d'Ingeo, coordinatore del Mov. "Liberatorio Politico”.

 

 


 

Veleni nel porto. La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta


 

La stampa nazionale torna ad occuparsi di Molfetta e delle armi chimiche. Questa volta è il giornale della Legambiente, LA NUOVA ECOLOGIA che si occupa delle conseguenze della guerra e dedica  l’inchiesta del mese  al problema delle tonnellate di armi a caricamento chimico affondate durante la seconda guerra mondiale e che minacciano l’ecosistema italiano, mentre le bonifiche procedono a rilento. Nell’inchiesta si analizza la situazione delle acque dell’Adriatico, del Tirreno e di alcuni laghi. Secondo gli esperti dell’Istituto nautico di Forio (Ischia), gli arsenali di armi chimiche andrebbero ricercati nel triangolo che ha per vertici Bagnoli, Ischia e Capri, dove Goletta Verde è approdata nelle scorse settimane per chiedere analisi accurate. Dalle acque dei mari a quelle dei laghi i veleni continuano a inquinare l’Italia. Un esempio è quello del lago di Vico dove dopo anni di omissioni e ritardi è giunta la notizia dell’inizio della bonifica della Chemical City; una notizia che premia l’impegno di Legambiente e di quelle associazioni che da alcuni mesi, riuniti insieme a noi nel Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, chiedono a gran voce che si trovi una soluzione definitiva a questo drammatico problema, che al di là delle singole vertenze territoriali ha ormai assunto la dimensione di una vera emergenza nazionale.
Nel luglio scorso Francesco Loiacono, giornalista de " LA NUOVA ECOLOGIA " è stato a Molfetta e ha realizzato l'inchiesta che questo mese si trova nel mensile della Legambiente. All'inchiesta è abbinato un video che lo stesso giornalista ha realizzato nel porto di Molfetta e a Torre Gavetone intervistando oltre a Matteo d'Ingeo, responsabile territoriale del Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche,  i due rappresentanti della Legambiente, Massimiliano Piscitelli e Paolo De Gennaro.

 


https://i0.wp.com/www.liberatorio.it/documenti/Inchiesta_armi_chimiche-LA_NUOVA_ECOLOGIA-Settembre_2011.jpg

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LAGO DI VICO: IMMINENTE LA BONIFICA DEL SITO MILITARE

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Dopo anni di allarmi, polemiche ed estese campagne di monitoraggio, sembra finalmente giunto il momento degli interventi concreti per cominciare a risolvere la difficile emergenza che investe il Lago di Vico.

La voce che circolava da giorni e che ci è stata ufficialmente confermata dai responsabili del Centro Tecnico Interforze di Civitavecchia (NBC), è ora finalmente una certezza, e quindi per noi una buona notizia.
I primi interventi di bonifica per rimuovere le “masse anomale” interrate rinvenute nell’ex magazzino militare posto sulle rive del lago saranno infatti realizzati nei prossimi mesi.
L’iter amministrativo per affidare ad una impresa specializzata il delicato compito di ripulire l’area dagli ordigni inesplosi ha finalmente ripreso il suo corso, ed ora, dopo anni di silenzi, omissioni e ritardi è lecito sperare in una positiva soluzione.
Nel mese di luglio il Ministero della Difesa ha infatti pubblicato il bando di gara per assegnare alle ditte che rispondono ai requisiti tecnici richiesti il primo pacchetto di interventi per un importo complessivo di circa 150.000 euro + Iva.
Le imprese interessate, dopo un sopralluogo nel sito per verificare le condizioni del capitolato, presenteranno le loro offerte e la gara per la definitiva assegnazione dei lavori si concluderà entro il mese di settembre.
Dopo la verifica della Corte dei Conti sulla conformità dell’iter amministrativo l’impresa aggiudicataria potrà avviare l’intervento di bonifica, previo corso di formazione per tutto il personale operativo che si terrà presso la scuola del Centro Interforze NBC.
Se quindi tutti i passaggi amministrativi rispetteranno i tempi annunciati, entro l’inverno entrerà in azione la task force di rastrellatori e tecnici specializzati per rimuovere le masse anomale nel primo dei sei lotti interessati, lavoro propedeutico alla successiva caratterizzazione dei terreni che sarà eseguita dai tecnici dell’Arpa per rilevare eventuali presenze di sostanze tossiche.
Questo in sintesi il calendario dei primi interventi di bonifica che saranno avviati nei prossimi mesi e che ci auguriamo non subiscano ulteriori ritardi; occorre inoltre sottolineare che l’area interessata alle operazioni è ancora limitata e che saranno necessari ulteriori e ingenti risorse economiche per ripulire l’intero sito militare.
Del resto, dopo anni di omissioni e ritardi salutiamo la notizia dell’inizio della bonifica della Chemical City con grande soddisfazione; una notizia che premia l’impegno di Legambiente e di tante associazioni presenti sul territorio, che in questi anni hanno posto all’attenzione di tutti una “scomoda verità” con la quale dobbiamo fare i conti.

acartellozonamilitareMa la strada per liberarci definitivamente dalla drammatica eredità lasciataci dall’industria chimica militare degli anni ‘40 è ancora lunga e oltre al Lago di Vico sono decine i siti disseminati in tutto il territorio nazionale che aspettano risposte.
Oltre che nel nostro territorio anche a Molfetta, Pesaro, Colleferro, Ischia, comitati di cittadini e associazioni, da alcuni mesi riuniti insieme a noi nel Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche, chiedono a gran voce che si trovi una soluzione definitiva a questo drammatico problema, che al di là delle singole vertenze territoriali ha ormai assunto la dimensione di una vera emergenza nazionale.

Fabrizio Giometti – Legambiente Lago di Vico                             

 

Il Parlamento informi sullo stato reale dei lavori di bonifica

presentato da

AUGUSTO DI STANISLAO

testo di

mercoledì 7 settembre 2011, seduta n.514

La Camera,
premesso che:
con il nuovo codice dell'ordinamento militare, la normativa riferita alle bonifiche dei campi minati e degli ordigni bellici (decreto legislativo luogotenenziale 12 aprile 1946, n. 320) è stata abrogata dall'articolo 2268, n. 258. L'immediata conseguenza di tale abrogazione è stata la necessità di individuare il soggetto istituzionale che deve eseguire le verifiche nei cantieri di lavoro ed effettuare gli interventi di bonifica degli ordigni bellici al fine di garantire l'incolumità dei lavoratori, la salute e la sicurezza pubblica;
si ricorda che in Italia l'attività di bonifica degli ordigni bellici ha permesso solo nel triennio 2007/2009 di rinvenire sull'intero territorio nazionale ben 235.830 ordigni e 534 bombe d'aereo;
in molte zone d'Italia si lotta ancora per limitare gli effetti sull'uomo e sull'ambiente dalle armi e dei residuati bellici dell'ultimo conflitto mondiale. Tra le zone maggiormente a rischio, Lago di Vico, Molfetta, Colleferro, Ischia, Pesaro e Cattolica, ma alla lista vanno aggiunte altre località in Lombardia, Piemonte, Lazio e Abruzzo. A procurare il rischio e l'allarme sono terreni e stabilimenti, ma anche discariche sottomarine che continuano a ospitare, magari senza una precisa consapevolezza dei cittadini delle zone incriminate, l'arsenale di armi chimiche creato dal fascismo e nascosto dai governi della Repubblica; 
Lega Ambiente e il coordinamento di associazioni e comitati nati per il monitoraggio e la bonifica dei siti contaminati da ordigni bellici chimici inabissati o interrati durante e dopo il secondo conflitto mondiale hanno lanciato l'allarme;
le associazioni, infatti, confermano la presenza di armi progettate per resistere decenni e che mantengono i loro poteri venefici. L'arsenico, in particolare, è disperso nei suoli come dimostrano le analisi condotte dalle Forze armate nella zona del Lago di Vico o gli esami degli organismi sanitari a Melegnano. Per non dire degli sversamenti, ovunque lungo lo Stivale, che, secondo il libro inchiesta «Veleni di stato» del giornalista Gianluca Di Feo, sono ancora coperti dal segreto militare;
considerato che il provvedimento in esame limita l'intervento esclusivamente alla bonifica preventiva e sistematica nei cantieri, escludendo modifiche alla vigente normativa in materia di bonifica derivante dal rinvenimento occasionale degli ordigni bellici, che resta disciplinata dalle disposizioni legislative che attribuiscono tale compito alle Forze armate e di polizia. Considerato, altresì, che ciò potrebbe escludere ulteriori fattori di rischio;
tenuto conto delle richieste dei vari comitati e movimenti, oggi rappresentati dal «Coordinamento nazionale bonifica armi chimiche», che da tempo chiedono un'approfondita campagna di individuazione di ulteriori aree di smaltimento non ancora precisamente individuate ma di cui si ha notizia certa negli archivi militari, e il monitoraggio sanitario e ambientale sui cittadini e sui loro territori,

impegna il Governo:

a valutare l'opportunità di predisporre, realizzare e completare le bonifiche, anche attraverso l'assegnazione di uomini e mezzi nonché lo stanziamento di fondi adeguati, di tutti i siti inquinati affinché si possa dare seguito ad un'efficace azione di bonifica dell'aree contaminate colpite drammaticamente nel loro equilibrio ambientale al fine di preservare inoltre la salute pubblica delle popolazioni residenti;
a valutare l'opportunità di informare il Parlamento attraverso un'apposita e approfondita relazione sullo stato reale dei lavori di bonifica.
9/3222-A/1.Di Stanislao.

LUCA BELLOTTISottosegretario di Stato per il lavoro e le politiche sociali. Signor Presidente, il Governo accetta l'ordine del giorno Di Stanislao n. 9/3222-A/1, anche se i contenuti e le preoccupazioni rappresentati in premessa sembrano essere superiori rispetto alla realtà

Emergenza da inquinamento bellico della Costa Meridionale del Mare Adriatico

Esplosione_in_mare_04_08_2008
ACCADEMIA

Superiore Europea di Formazione

per la Tutela dell’Ambiente, la Sicurezza

e la Protezione Civile

“KAROL WOJTYLA”

_____________________________________

Incontro Annuale di Presentazione

dell’Attività e Programmazione

2011/2012

________

 

 

CONVEGNO NAZIONALE di STUDI

Emergenza da inquinamento bellico

della Costa Meridionale

del Mare Adriatico

PROGRAMMA

Apertura lavori:

Giuseppe TULIPANI – Presidente Accademia “Karol Wojtyla”

Angelo Domenico DE PALMA – Magistrato e Presidente Comitato Scientifico Accademia

“Karol Wojtyla”
 

Saluti Istituzionali:

Gianfranco VIESTI – Presidente Ente Fiera del Levante

Michele EMILIANO – Sindaco di Bari

Francesco SCHITTULLI – Presidente Provincia di Bari

Angelo RICCARDI – Sindaco di Manfredonia

Ennio TRIGGIANI – Preside Facoltà di Scienze Politiche Università degli Studi di Bari
 

Modera: Francesco PETRUZZELLI – Quotidiano “Nuovo Corriere BARISERA”

Presiede : Onofrio INTRONA – Presidente Consiglio Regionale della Puglia

Introduzione: Nicolò CARNIMEO – Docente di Diritto Marittimo
 

Presentazione Progetto “ TORRE GAVETONE ”
 

 

I ^ sessione – mattutina 10/13

Relatori:

Vito Antonio LEUZZI – Direttore Istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e

dell’Italia Contemporanea

Giorgio ASSENNATO – Direttore Generale Agenzia Regionale Protezione Ambiente

Puglia A.R.P.A. – PUGLIA

Lorenzo NICASTRO – Assessore all’Ambiente Regione Puglia

Fabiano AMATI – Assessore alla Protezione Civile Regione Puglia

 

 

_______________________________________________________________
 

II ^ sessione – pomeridiana 15/17,30

Modera: Vincenzo DE GREGORIO – Direttore “Il Gazzettino di Puglia”

Presiede: Andrea CAROPPO – Consigliere Regionale – Segretario dell’Ufficio di

Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia

Relatori:

Francesco CAPUTO – Assessore Pesca e Risorse Marine Provincia di Bari

Mariano ARGENTIERI –autore di “In fondo al mare”

Donato FORENZA – Ecologo Urbanista Accademia Scientifica “Merli”

Guglielmo FACCHINI – Medico Ricercatore

Matteo D’INGEO – Coordinamento Nazionale Bonifica Armi Chimiche
 

domenica 18 settembre 2011 – ore 10/17,30

Stand 152/bis Consiglio Regionale della Puglia

È una nave americana il relitto nel porto di Bari

di Nicolò Carnimeo 

 

  1. FOTO: Sfoglia le foto
  2. • Le prove: scarponi US Navy e diario di bordo
  3. • Quel relitto a 55 metri di profondità davanti al porto

BARI – La nave a 55 metri di profondità di fronte al porto di Bari è il liberty americano «Samuel J. Tilden», le indagini condotte dalla «Gazzetta», dal nucleo subacqueo dei Carabinieri di Bari e le segnalazioni dei lettori, tra i quali il documentarista Francesco Morra, hanno svelato il mistero e portato nuova luce ad un pezzo di storia della nostra città: il terribile bombardamento della Lutwaffe tedesca del 2 dicembre 1943. 

In quella occasione vennero colate a picco ben diciassette navi delle quale due polacche, tre italiane, tre norvegesi, quattro inglesi e cinque liberty da carico degli Stati Uniti, il «John Bascom», il «John L. Motley», il «Joseph Wheeler», il «John Harvey», con il famigerato carico di iprite, e il «Samuel J. Tilden». 

Gran parte delle fonti storiche ufficiali riportano che queste navi vennero affondate all’interno del porto e poi nei mesi successivi recuperate e vendute per lo smaltimento, ma c’è stato un episodio sfuggito ai più, sul quale i ricercatori non si sono soffermati, ovvero il bombardamento e l’affondamento con i siluri del «Samuel J. Tilden». Questa nave, infatti, a differenza delle altre al momento del bombardamento si trovava ancorata in rada in attesa di poter ormeggiare alla banchina e scaricare. Arrivava da Biserta al comando del Capitano Joseph Blair ed era carica di automezzi, trattori da rimorchio e ambulanze destinate al 26°Ospedale Generale Americano. 

Tradita da un fanale che era rimasto acceso fu tra le prime unità ad essere colpita da una bomba che penetrò il ponte facendo esplodere la sala macchine e uccidendo dieci marinai. A quel punto il comandante ordinò l’immediata evacuazione, i soldati americani corsero a poppa, si tolsero le scarpe e indossarono i giubbetti salvagente prima di tuffarsi nelle gelide acque invernali. Il «Samuel J. Tilden» dilaniato dalle fiamme rimase alla deriva sino a quando per evitare pericoli alla navigazione due unità inglesi lo portarono al largo (sul relitto pende ancora il cavo di traino) e poi lo colarono a picco silurandolo. 

Nell’evolversi della tragedia legata all’iprite forse nessuno si è più ricordato della nave americana che per quasi settant’anni è rimasta sul fondo del mare senza identità, anzi è stata scambiata per il piroscafo «Brindisi 2» che venne silurato un anno più tardi proprio nelle vicinanze del relitto americano. Con la scoperta di oggi si può finalmente restituire memoria e onore ai valorosi caduti del «Samuel J. Tilden». 

Arsenico e tanti Vecchi Veleni

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Il 22 giugno lessi Lago di Vico: arsenico impazzito. E lì vicino c’è la zona militare, la Chemical City. La storia mi riguarda da vicino, non so a voi. Alla fine dell’ articolo suddetto, tratto dal sito www.danielecamilli.it, vi ho copiato quanto scrissi poco tempo fa, forse un anno forse due o tre..non lo ricordo. Fate conto che sia oggi, niente purtroppo è variato, in meglio. Due giorni fa si è aggiunta una Lettera aperta ai rappresentanti delle istituzioni‏ dell’ amico Raimondo Chiricozzi su certi veleni e il solito Lago di Vico. Peraltro già a maggio, UnoNotizie aveva fatto circolare un video, Lago di Vico: Riserva naturale o area agricola, dove si diceva”Sono state effettivamente fatte delle modifiche all’alveo del Lago di Vico e le piantumazioni di nocciole sono ormai arrivate sulle sponde dell’invaso.”

Malgrado Festa e Fasti della Trebbiatura con Acque del Viterbese…Buon LUGLIO AGOSTO SETTEMBRE (NERO) CON LA MELA DI ODESSA.

Doriana Goracci

 

Lago di Vico (provincia di Viterbo), livelli d’arsenico alle stelle. A dir poco pazzeschi. “Inimmaginabili e al di là d’ogni aspettativa”. Non stiamo parlando di 30, 40 o 50 microgrammi per litro. Ma di grammi. Quasi un grammo per ogni chilo di sedimento, cioè di terra depositata sui fondali. Di origine naturale? Dovuto alla conformazione vulcanica del terreno? Nient’affatto. La causa è sicuramente antropica, vale a dire umana. Un inquinamento provocato da fattori di cui però non si riesce ancora ad individuare il periodo. Ma è altrettanto certo che sia da collocare nel ‘900. Quando attorno al Lago di Vico si faceva uso di prodotti per l’agricoltura d’ogni tipo. Quando a pochi passi dalle coste era attiva la zona militare Nbc (Nucleare, batteriologica, chimica), ossia la “Chemical City” voluta dal fascismo. Tra il 1940 e il 1944. Con il suo impianto di produzione, l’iprite, il fosgene e altri elementi miscelati appunto con l’arsenico. Bonificati solo tra il 1995 e il 2000. Con tanto di danni collaterali, come il ciclista che nel 1996 venne steso da una nuvoletta tossica di passaggio sfuggita alla Zona Militare. A parlarcene è l’ecologo Giuseppe Nascetti, docente presso la facoltà di Scienze di Viterbo e prorettore dell’Università della Tuscia. È stato lui, con la sua equipe di lavoro, a scoprire i quantitativi di arsenico nei sedimenti del lago.


Inizialmente assieme all’Arpa. Poi “con i colleghi dell’Enea”. “Per amor di patria – ci ha detto – Non per cercare i colpevoli, ma solo per capire. Il compito della scienza: comprendere i fenomeni per conoscere cosa è avvenuto. Un servizio dell’Università al territorio”. Due semplici carotaggi a circa 40-50 metri di profondità e nel bel mezzo del bacino lacustre. Il primo nell’inverno del 2009, il secondo sul finire della primavera del 2010. Senza nemmeno una lira a disposizione. Infine l’interesse della Regione, ma l’affidamento delle ricerche all’Arpa che per dare i risultati s’è presa tempo fino al 2013. E un finanziamento di diverse migliaia di euro. “A noi sarebbero bastati 6 mesi. Se le ricerche fossero partite immediatamente – ha aggiunto – oggi avremmo i risultati della caratterizzazione geochimica di tutto il bacino”. E sapremmo pure chi ringraziare per questi valori che, come ha sottolineato Nascetti, sono “inimmaginabili e al di là d’ogni aspettativa”. “Il bacino del lago – ci ha poi spiegato – è come una conca che raccoglie tutto quello che entra nelle acque. Con il carotaggio del 2009 abbiamo riscontrato una presenza media di arsenico pari a 700 milligrammi per chilo. Con il secondo abbiamo invece suddiviso il sedimento in due parti. In quella superficiale e più recente, il dato è di 300 milligrammi. Più in profondità arriva quasi a un grammo per chilo di terra”. Una quantità enorme “che deriva sicuramente dall’intervento dell’uomo. Ma per sapere a quale periodo risale dobbiamo analizzare il tutto con il Carbonio 14”. Una tecnica che permette di capire la data esatta in cui il deposito di arsenico è avvenuto. “Tuttavia non in questi ultimi anni”. La “Chemical city” potrebbe avere qualche responsabilità? “Non lo sappiamo – precisa Nascetti – Dobbiamo avere in mano dati certi prima di proporre soluzioni”.

A quanto pare, però, nella zona militare c’era un impianto di produzione e diversi materiali tossici. È possibile che la loro lavorazione abbia prodotto dei reflui? “E’ probabile – risponde – E se così fosse, chi controllava i reflui dei prodotti chimici? Questa lavorazione, ha sversato o no nel bacino?”. Ci sono dei tubi che dall’area militare arrivavano al lago? Aggiungiamo noi.

Non solo, ma “c’è pure un’altra ipotesi. Secondo la testimonianza di alcuni anziani del posto sembra che le truppe naziste abbiano buttato dei bidoni nel lago di Vico prima di abbandonare la zona occupata nel 1943”. Infine, un altro dato che solleva ulteriori dubbi. Ce lo fornisce ancora una volta Nascetti. “Anche l’acqua di falda di Punta del Lago – molto vicina alla zona militare – ha una concentrazione d’arsenico decisamente elevata. Pari a 300 mcg per litro”. Dovuta a cosa? Semplice…“alla mano dell’uomo”. Daniele Camilli & Roberto Pomi

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Comitato Provinciale Viterbo
3 settembre 2011
Lettera aperta alle Istituzioni in indirizzo
Gentili signori,
desideriamo richiamare la vostra attenzione sul grave problema che in questo particolare periodo si verifica nei paesi attorno ai Monti Cimini ed in particolare nella conca del lago di Vico. E’ iniziata da alcuni giorni la raccolta delle nocciole con macchine aspira nocciole. Tale sistema di raccolta comporta, la immissione nell’aria di enormi quantità di polvere, che oscurano il cielo, creando una cappa ben visibile dall’alto. Tale polvere che contiene anche i residui delle lavorazioni agricole, prodotti chimici, diserbanti, si deposita dappertutto ed è ben visibile anche nell’acqua del lago di Vico. Riteniamo questo fatto molto dannoso per la salute in primis degli agricoltori e della popolazione. Da tempo abbiamo richiesto alle istituzioni e alle associazioni degli agricoltori che s’impegnassero per la soluzione di questo problema con sistemi abbatti polvere. Rinnoviamo tale richiesta e chiediamo inoltre che venga disposta la misurazione delle polveri sottili che
circolano nell’aria dei Monti Cimini ed in particolare nella conca del lago di Vico. Quella che vi sottoponiamo è una vera e propria emergenza sanitaria che riteniamo debba essere affrontata con urgenza senza dilazioni, in attesa della pioggia. Vi invitiamo pertanto a valutare attentamente la necessità di provvedimenti urgenti a difesa della salute degli agricoltori e dei cittadini.
Raimondo Chiricozzi

ASSOCIAZIONE ITALIANA CULTURA E SPORT
Comitato provinciale Viterbo
Tel.0761626783 – 3683065221 Email: viterbo@aics.it
Via Resistenza, 3 01037 Ronciglione VT
Al Ministro della Salute
Ministro dell’Ambiente
Prefetto di Viterbo
Sindaci dei Comuni dei Monti Cimini
Presidente della Regione Lazio
Assessore all’Ambiente Regione Lazio
Assessore Sanità Regione Lazio
Presidente della Provincia di Viterbo
Assessore Ambiente Provincia di Viterbo
Arpa Lazio
Arpa Lazio sezione Viterbo
ASL Viterbo Direttore Generale
ASL Viterbo Direttore Sanitario
ASL VT Dirett. Prevenzione Servizio Igiene e Sanità Pubblica
ASL VT Responsabile U.O.S.D. Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione
Associazioni ambientaliste tutte
Organismi d’informazione

Borse: Europa in calo. Bene Tokyo. I media ci forniscono accurate informazioni, senza graficamente far apparire il segno meno. Ormai vanno di moda, all’insù o all’ingiù, solo le due cifre. E ancora: Case, allarme dei costruttori:”Senza credito mercato a picco”. E ancora: Anche le borse arabe calano in una giornata che vede i mercati finanziari arrestare la tendenza al rialzo dei giorni scorsi, per il timore di una recessione globale. E ancora: Investita dalla crisi finanziaria internazionale, la banca russa Globex, la 31/ma nel Paese per volume di capitali, ha sospeso la chiusura anticipata dei depositi dei suoi clienti, molti dei quali si erano affrettati a trasferire i loro risparmi nelle più sicure banche statali. E ancora: A Brinzio, nel Varesotto, in via Indipendenza c’erano alcune sagome di legno a misura d’uomo che raffiguravano alcuni bambini, erano loro che avevano realizzato le sagome nell’ambito di un progetto sulla sicurezza stradale di cui quattro di colore: nella notte i volti dei bimbi di colore sono stati ridipinti con vernice bianca da alcuni vandali. E ancora: Berlusconi al massimo del gradimento Tremonti, Gelmini e Brunetta le star.
Un suggerimento: fatevi ostinati come le capre e bevete a gargarozzo, acqua o chinotto, ma non bevete tutto quello che appare chiaro. Presto, cambierà colore…Ve lo scrivo da Capranica, la “cittadina fondata nel periodo etrusco e sviluppatasi sopra uno sperone di tufo a circa 370 metri di altitudine sul livello del mare, un’intera popolazione dispersa dalle invasioni post decadenza romana, che utilizzò le case, abbandonate e diroccate e ne fece rifugio per i pastori, i quali vi si stabilirono definitivamente con i loro greggi di capre, da cui il nome. Fino al 1676,si ripeterono atti di dedizione ai Papi, ricevendo in cambio esenzioni e benefici. E da allora, fu affidata la gestione a governatori laici che si successero per circa un secolo, fino alla conquista napoleonica.
In epoca moderna fu conquistata dalle truppe francesi e si adeguò alla nuova gestione amministrativa, che però prevedeva l’abitudine alla leva forzata, la partecipazione alle imprese militari del nuovo governo e la deportazione degli oppositori e degli affezionati all’Ancien Régime. Capranica eresse il proprio Albero della Libertà, abbattuto nel 1799, e l’aquila dorata, pacificamente trasportata nel Duomo. Più tardi fu conquistata dalle armate guidate dal Principe di Sassonia che organizzò un governo provvisorio del quale fecero parte distinti membri della borghesia locale. Più tardi passò anche Mazzini, diretto a Roma, che ne conservò un vivido ricordo; ed infine le milizie del Re d’Italia, che vi entrarono il 17 settembre 1870.
Si conclude a questa data, la pagina storica dell’ Encyclocapranica: Capranica sparita…rimane la Neri, sotto la rocca. Quella che se la bevi, ne ribevi. Non è la Coca Cola, ma è buonissima, è un chinotto, un agrume originario della Cina meridionale, viene innestato soprattutto su arancio amaro… L’acqua di Capranica, non è più la meravigliosa acqua leggermente minerale decantata nei secoli, Petrarca ospite compreso. Per adattarsi alle normative europee, si scopre che è ricca a dismisura di arsenico. Paghiamo le tasse come se lo fosse e la si compra, per berla, al supermercato. Io ho imparato, perchè qualcuno mi ha insegnato, mi ha indicato la via, a prenderla, l’acqua, in una fonte poco distante, 15 minuti dal paese, perchè quì di acque ce ne sono meravigliose, ancora…la Via…c’è la Francigena, ancora, che ci passa sotto. Nelle cantine e grotte riadattate, ora vivono “gli stranieri”, i pendolari romani…

Noi lo sappiamo ma tanti no, tanti che dovrebbero vedere e mostrarci quanto ancora di buono rimane, quanto la terra ci offre. Le capre non ci sono più, ma hanno fatto la storia dell’ostinazione e della resistenza di un popolo, sta a noi, interpretare il passato, per affrontare il presente.

 

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