Archivio mensile:febbraio 2011

Il “torrino” della discordia e "ceffoni a mano aperta".(Sviluppi)

Torrino dal basso prima 1) Il “torrino” della discordia e "ceffoni a mano aperta"

Ceffoni a mano aperta”! Così l’avv. Rocco Nanna, l’estate scorsa, chiamava le sentenze del TAR Puglia emesse a sfavore del Comune di Molfetta, in materia di edilizia.

Parafrasando il pensiero dell’avvocato verrebbe voglia di “mollare dei ceffoni” a qualche protagonista della vicenda del “torrino Nanna”.

A pensarci bene anche il linguaggio usato dalla stampa locale, e dai diretti interessati, nel presentare la vicenda ha generato equivoci e confusione nell’opinione pubblica.
Tutti hanno confuso il “torrino” del vano scala con il “torrino”, ex superfetazione o vano tecnico, esistente sul lastrico solare, e quando nel linguaggio giornalistico fuorviante si parlava di torrino abusivo, torrino bocciato o torrino concesso tutti hanno pensato a quel vano con finestrella che almeno le ultime quattro generazioni di molfettesi sono state abituate a vedere accanto a quella semplice e maestosa facciata del Duomo.
Quella costruzione sul lastrico solare adiacente al Duomo, pur nella sua bruttura non ci ha mai infastidito perché era entrata ormai nello skyline della Banchina Seminario tra il Duomo e il Palazzo Dogana. Ora invece dopo centinaia di anni quello skilineè stato abusato, violentato e interrotto. 
In questo caso i “ceffoni” andrebbero alla Soprintendenza che ha certificato, all’Ufficio Tecnico che non ha controllato o agli stessi proprietari che hanno voluto simbolicamente alterare l’estetica di un bene comune?
Quel paesaggio esteriore, con cui ognuno di noi ha costruito il proprio paesaggio interiore, fatto di cultura, bellezza e senso di appartenenza, oggi non esiste più perché qualcuno ha deciso arbitrariamente che il “bene comune” della Banchina Seminario non deve essere più patrimonio di tutti, ma solo di chi risiede in quel paesaggio ed essendo a casa propria decide di fare quel che gli pare, al di là dei piani particolareggiati, norme tecniche o tutela di beni artistici e architettonici.
Non vogliamo entrare nel merito dei procedimenti amministrativi perché se si è arrivati davanti ai Tribunali vuol dire che ci troviamo di fronte a situazioni straordinarie, nel senso che sono state violate le regole ordinarie e di convivenza civile.
Pertanto chiediamo alla famiglia Nanna perché ha voluto tutto questo? Perché ha voluto sconvolgere la facciata di quell’immobile che per secoli sembrava in continuità con la facciata del Duomo, che fino a qualche mese fa si poteva ammirare, anche ad una certa distanza, percependo quel piacevole contrasto architettonico tra i due campanili e le due cupole?
Oggi purtroppo si percepisce anche il “torrino del torrino”, ovvero la vecchia superfetazione è diventata più alta e più corta, e sul lastrico solare c’è un “torrino scala” che copre una finestra della cupola del Duomo.
L’avv. Rocco Nanna dichiarava, sempre l’estate scorsa, che… “sua figlia, proprietaria dell’immobile, aveva chiesto al Comune con DIA n. 221 del 3.3.2010, di poter aumentare la lunghezza del “torrino” di cm.60 e di poter sostituire il muro di cinta del “terrazzino” con la ringhiera in acciaino, anziché con i mattoni forati.
A seguito del silenzio assenso del Comune, che avrebbe dovuto interpellare la Soprintendenza,  la committente ha dato esecuzione al progetto tacitamente approvato…”

Liberatorio Politico

  2) “Alla ricerca del torrino perduto”

Illustre Direttore,

                            in proprio e nella mia qualità di presidente del Comitato di Liberazione Comunale, associazione di recentissima costituzione, in riferimento al comunicato-stampa a firma di tale D’Ingeo, pubblicato da alcune testate telematiche  in data 13.2.2011, Le chiedo  cortesemente di ospitare il mio articolo dal titolo: “ Alla ricerca del torrino perduto”, onde assicurarne il contraddittorio.

                           Cordialità.

Molfetta, 16 febbraio 2011                          Avv.Rocco Nanna

                                 

 

 

                                  Trascinato – ahimè – ancora una volta nella gogna “torrinea”, in proprio e nella mia qualità di presidente del COMITATO DI LIBERAZIONE COMUNALE, di recentissima costituzione per l’allontanamento dalla Città  del  Sindaco e del  proprio Responsabile del Settore Territorio, sono costretto  a  rettificare il comunicato-stampa-diffamatorio, pubblicato su alcune testate telematiche  in data 13.2.2011,  su   richiesta di tale Matteo  D’Ingeo, nominativo  in corso di identificazione.

                                  Costui, infatti, col predetto comunicato-stampa, mi ha “ceffonato“ appaiandomi al  Comune di Molfetta,   al quale  nel luglio 2010  mi ero permesso di ricordare i ”tre ceffoni a mano aperta “ assestatigli dal Tar Puglia per la “vicenda torrinea”.

                                   Il D’Ingeo, professore di Tedesco (?), sedicente depositario della memoria storica della Città, nonché   custode supersite del nostro Duomo romanico, ha accusato me e l’avv. Nanna d’aver operato “ al di là dei piani particolareggiati, al di là di  norme tecniche e di tutela di beni artistici e architettonici “.

                                    Egli  ha concluso la propria “ requisitoria “ assestandomi uno dei tre predetti ceffoni, accompagnato da uno specifico desiderio: “conoscere il vero responsabile  di questa storia che ha dimostrato di non possedere molta sensibilita’ e rispetto del bene comune“.

                                    E’ evidente come il D’Ingeo abbia fatto lo gnorri a buon mercato, perché ha mosso accuse generiche  nascondendosi subito dietro l’usbergo di ipocrite e caute riserve, per non essere querelato,  avendo subito precisato  “di non  voler entrare nel merito dei procedimenti amministrativi “, perché non Gli conveniva,  in quanto  ne conosce  bene le conclusioni avendole anche negativamente commentate  il 7 luglio  2010.

                            Il politico “Liberatorio “, insomma,  ha lanciato la pietra nello stagno nascondendo subito  la propria mano-sinistra, perché non ha spiegato, nemmeno ai propri lettori-detrattori (circa 23 tutti CORAGGIOSAMENTE anonimi, registrati sul suo forum),   in cosa consisterebbero le presunte violazioni edilizie del torrino, che, viceversa, gli Organi dello Stato, che  credo contino qualcosa in uno Stato di Diritto,  e molto  meno in uno Stato di Nutella,  hanno categoricamente escluso.  Ecco,  per appagare la curiosità del  “ Liberatorio “,  porto ad edificazione  di costui  il nome del vero responsabile di questa “ storia”, che sono proprio io, come si evince dalla sottoscrizione di questa nota, avendo fortemente voluto il recupero di un immobile che, come forse  Egli non sa,  nel sec. XVII era destinato a prigione della Curia vescovile,  dove venivano  rinchiuse e fustigate,  giornalmente,  le “streghe”.

                                   Su quell’immobile non vi era affatto – all’epoca – la  tanto  amata “coscienza-liberatoria” ( id est superfetazione novecentesca),  per definizione sinonimo di schifezza peraltro  pericolante proprio sul Duomo,  ma c’era soltanto  l’edificio cinquecentesco  col suo bellissimo muretto di prospetto,  che è stato interamente recuperato dall’avv. Nanna, mercè l’arretramento della lordura pericolante, con conseguente perdita di cubatura del vano mansarda –  superfetazione.
 

                                    UN VERO E PROPRIO DONO ALLA CITTA’!
 

                                    Orbene, il  D’Ingeo-Liberatorio ed i suoi  adepti  vorrebbero  salvare l’intera  superfetazione, anche quella ormai “giustiziata“ che poggiava sul muro cinquecentesco,  in quanto  “bruttura…  entrata ormai nello Skyline “. Ma  certamente costoro non potranno mai essere accontentati,  perché una lordura rimane tale “ usque ad finem”, anche se ha  formato  la loro  coscienza,  ed anche se ogni settimana in via Campanella 50 alimentano  un  “forum” per suonarselo inter partes,  ricorrendo alla miracolosa moltiplicazione di insolenti ed offensive e-mail contro di me e la mia famiglia e che, ovviamente, dovrò querelare, anche per conoscerne l’identità.

                                    Al  D’Ingeo-Liberatorio ed ai suoi otto Apostoli intendo, indi,  restituireil ceffone con un bel calcio, in senso metaforico ed umoristico, ovviamente, inferto “ sì, proprio là “,  dov’era situato quel particolare strumento musicale  utilizzato da Barbariccia per i suoi nobili segnali, perchè si convincano che  tutte le opere eseguite nell’immobile, reiteratamente  e strumentalmente incriminate,   sono corazzate da   autorizzazioni degli Enti preposti 

 

(id est Comune di Molfetta – Genio Civile – Soprintendenza), come verificato periodicamente – in anni tre circa –  dal  Tribunale di Trani  –  dalla Procura della Repubblica –  dal Tar Puglia, dai Carabinieri, dalla Polizia Edilizia, dai Finanzieri, con esclusione delle Guardie Campestri, che probabilmente interveranno a breve, e che si sta, comunque,  attendendo.

                                 

 Il Tribunale del Riesame di Trani (presieduto proprio dal sig. Presidente del Tribunale dott. Bortone), infatti,  ha   rimarcato- nel dicembre 2009 – che nemmeno a livello indiziario esistono abusi edilizi; la Procuradella Repubblica, reiteratamente sollecitata con istanze di sequestri da alcuni personaggi affetti da ruffianesimo patologico, ha chiesto e ottenuto dal GIP l’archiviazione –in data 12.6.2010 – per manifesta infondatezza della notitia criminis;  il Tar Puglia – III Sez.-    presieduta dal rigoroso magistrato  dott. Morea,  ha sospeso le ordinanze “generosamente e trimestralmente elargite”  all’avv. Nanna dal Responsabile del Settore Territorio,  condannando,  con  provvedimento del gennaio 2011,  anche al pagamento delle spese il Comune di Molfetta; Ente pubblico questo  che,  spinto dai  soliti coraggiosi  anonimi “ ( id est:  amministratori di condominio falliti,  barattieri, consiglieri fraudolenti e seminatori di discordie, etc.)  ha inondato l’avv. Nanna di ordinanze sospensive e demolitorie, ancorché l’innominato  Dirigente del Settore del Territorio, già coindagato, e prosciolto, proprio  per il torrino,  fosse consapevole della  insussistenza delle lamentate violazioni edilizie.

             

              
Costui ed il suo  notissimo “Creatore “, in danno dei quali sto avviando – a mie spese –  adeguate azioni giudiziarie personali,  se ne devono andare,…. e  non solo per il “Torrino della discordia”, così  come auspicato dal Comitato di Liberazione Comunale,  che ho il grande piacere ed onore di presiedere. 

                                    

COMITATO DI LIBERAZIONE COMUNALE   

 IL PRESIDENTE, Avv. Rocco Nanna

 

3) Davide e Golia contro il berluscazzolinismo

Salutiamo con favore il neo “Comitato di Liberazione Comunale”, ne sentivano la mancanza e il bisogno. Grazie al sig. Nanna che ha voluto fare questo dono ad una città narcotizzata e assuefatta dal berluscazzolinismo
Pensiamo che il neo Comitato d.L.C. e il Liberatorio Politico abbiano lo stesso obiettivo e cioè quello di liberare la città dai poteri forti, dalle clientele, dall’arroganza, dalle truffe, dalla corruzione, dall’abusivismo, dalle “lordure” dilaganti e dalla mancanza di rispetto per il bene comune. Sono anni che il Liberatorio si batte per le dimissioni delsindacosenatorepresidente.
Ma quella del torrino perduto è un’altra storia. Nella speranza che gli aderenti-apostoli del Comitato di Liberazione Comunale siano più di otto e all’altezza del loro presidente intendiamo porgere la mano “sinistra” al sig. Nanna invitandolo ad abbassare i toni perché le denunce e le querele le sappiamo fare anche noi pur non essendo professionisti del Foro.
Pertanto sorvolando sul contenuto offensivo del comunicato diffuso invitiamo il presidente del C.d.L.C. ad un confronto pubblico. Nessuna giostra cavalleresca o singolar tenzone, né scudi luccicante, nè cavalli scalpitanti, lance appuntite levate al cielo e grida di sfida, semplicemente un confronto pacifico con carte alla mano.

Chiediamo ufficialmente al sig. Rocco Nanna di confrontarsi pubblicamente con il Liberatorio Politico analizzando i progetti, le varianti in corso d’opera e le relazioni tecniche che hanno riguardato la ristrutturazione dell’ormai famoso immobile del “torrino della discordia”. Lo sappiamo che potrebbe essere un confronto impari, Davide contro Golia, ma l’amore che abbiamo per la trasparenza ci spinge anche al sacrificio della sconfitta.
Questa è civiltà, democrazia e crescita culturale per una città che ha perso anche la passione dei dibattiti. Chiediamo anche alla redazione di Molfettalive di diventare sponsor della serata e con un suo giornalista in veste di moderatore. Il luogo potrebbe essere la sagrestia del Duomo, la sede del Comitato di Quartiere di Molfetta Vecchia o una sala pubblica.

Nel ribadire la nostra piena disponibilità al confronto civile lanciamo già una provocazione al possibile dibattito della serata. Chiediamo al sig. avv. Rocco Nanna e a sua figlia:
“ Premesso che il progetto riguardante la ristrutturazione dell'unità immobiliare ubicata a Molfetta, in via Arco Chiesa Vecchia al civico 19, fa parte di un blocco architettonico risalente al XVIII° secolo, da sempre denominato "Palazzo ex Dogana Vecchia" e riconosciuto come complesso di rilevante interesse storico-artistico oltre che architettonico, tanto da richiederne sin dal 1990 l'apposizione del "vincolo di tutela" da parte del competente Ministero, ai sensi della Legge n° 1089 del 1939; come proprietari di buona parte dell’immobile pensate di aver rispettato il "Piano di recupero del centro antico” e le norme tecniche di attuazione  che prevedono la conservazione di tutti i caratteri architettonici degli edifici e delle facciate nelle pubbliche vie?

Liberatorio Politico

4) Risposta

Prof. D’Ingeo,
credo di non averLa mai incontrata, sicchè spero che ciò possa avvenire entro l’anno, in quanto da circa un ventennio mi sono allontanato da Molfetta, città per me matrigna, dove rientro per il meritato riposo, essendomi trasferito a Bari  dove opero e lavoro.
Raccolgo il Suo ramoscello d’ulivo e Le do la mia mano destra per la comune volontà di allontanare dal Palazzo di Città il Sindaco “berluscazzollin“ (tutti i nomi leghisti ed similia finiscono con “ lin“;  vedi  il dono delle “quote latte“ contenuto nel decreto Milleproroghe), pseudonimo da Lei coniato e  che mi è piaciuto molto, soprattutto per  la  “centralità etimologica“.
Devo, però, pregarla di non ospitare  commenti di anonimi idioti,  che scambiano il  Suo blog per uno SFOGATOIO, come Lei ha pure correttamente rilevato, dove riversare tutte le loro frustrazioni; blog che, invece, dovrebbe essere una palestra del bel confronto e della educata dialettica a viso aperto, rispettando l’interlocutore come insegnava Max Weber.
Le invio la documentazione relativa al torrino, che certamente non avrà, dalla quale potrà rilevare che un eventuale dibattito, al quale mi sottraggo soltanto  per evitare  un ulteriore strepitus mediatico alla mia famiglia, ed anche  per non sottrarre tempo al mio lavoro (circa 18 ore al giorno) che mi consente di pagare  “con gioia“  tutte le  tasse legittimamente dovute allo Stato di Diritto.
Del resto, non faremmo altro che discutere del “sesso degli angeli “, con la ovvia conclusione che ognuno di noi rimarrebbe sulle proprie posizioni, senza vincitori né vinti.
 Un cittadino, infatti,  che voglia ristrutturare la propria casa,  soprattutto se ha la sventura di possederla vicino al Duomo,  è tenuto solo  a rispettare tutte le norme dettate in subiecta materia per ottenere il permesso di costruire,  ciò che si è puntualmente fatto e, questo Glielo assicuro, senza che dette norme possano essere stravolte ad libitum dal Sindaco “Azzollin“,  o dal proprio Irresponsabile del Territorio a seconda dei loro umori, perché in tal modo si sconfinerebbe nello Stato di Nutella e nel “berluscazzollismo”, che cerco di combattere da un quarto di secolo.
 Come potrà rilevare dalle Reminiscenze, che ben volentieri Le invio,  troncai ogni rapporto con Finocchiaro proprio per il Suo inusitato sostegno al Sindaco Presidente Senatore (nell’ambito di un comizio che anch’io avevo contribuito ad organizzare e a pagare il 6.5.2001), che è diventato il vero Padrone della Città, non essendo evidentemente  un vero  leader; è vero, è una volpe politica, ma, come tutte le volpi che si rispettino, prima o poi, spero ovviamente prima,  dovrà finire in pellicceria.
Negli anni 80-90 avvertii il grave pericolo del connubio POLITICA – FINANZA, e per questo fui cacciato dalla Banca Cattolica (la mia vera fortuna!), che ha poi generato siffatti politici-finanzieri, che all’epoca molti sostennero,  colpevolmente ignari delle conseguenze  nefaste che ciò avrebbe comportato per la vita democratica della nostra  bella Città, ormai completamente allo sbando.
Manca, e si avverte quotidianamente,  una sana amministrazione comunale; mancano assessori veri; mancano consiglieri comunali veri della maggioranza; manca la legalità  in quanto esiste soltanto Lui, il Rais, che pensa e decide per tutti, proprio come la Sua longa manus del “ Territorio “ ovvero il Suo Presidente spirituale, unto dal Signore!
Continuerò a battermi, compatibilmente con i miei impegni professionali che mi sottraggono molto tempo,  cercando di dare sostegno al Comitato di Liberazione Comunale, perché si ritorni alla legalità, al dibattito e alla buona politica, quella con la “P“ maiuscola, come quella vigente all’epoca dei De Gennaro – Colonna – Morgese – De Bari (mi ha deluso molto il figliolo di Questi) – Fiore – Mastropasqua – Ciccolella – Regina e mi perdoneranno altri stimatissimi compagni di lotta che il tempo ha cancellato dalla mia fragile memoria.
Sono, comunque, a disposizione del Liberatorio, come ho fatto con “QUINDICI”,  per tutti gli ulteriori documenti atti a dimostrare la piena legittimità dell’operato dell’Avv. Annalisa Nanna, che, per ragioni di facile intelligenza, assisto con particolare passione.
Cordialità.
 BARI, 25.2.2011                                   Avv. Rocco Nanna 

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Ancora un'auto in fiamme. E domani a chi toccherà? Aggiornamento al 26.2.2011

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Ieri sera, intorno alle 23, a prendere fuoco è stata una Ford Ka in via Solferino. Incendio doloso o corto circuito?.

Ancora incendi nella notte. E domani a chi toccherà?
(Elenco aggiornato al 26/2/2011)

Terremoto Sanità: «Arrestate Tedesco»

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Una richiesta d’arresto (che la giunta delle autorizzazioni del Senato esaminerà martedì) per il parlamentare pd Alberto Tedesco. Il carcere per Mario Malcangi, componente della segreteria dell’ex assessore regionale alla Salute. I domiciliari per un agente della scorta di Nichi Vendola, Paolo Albanese, per il manager della Asl di Lecce, Guido Scoditti, e gli imprenditori di Bisceglie Diego Romano Rana, e Giovanni Leonardo Garofoli. Il filone politico delle inchieste sulla sanità pugliese arriva agli arresti ma in un certo senso si sgonfia, anche perché il gip demolisce buona parte dell’impianto accusatorio cancellando l’associazione a delinquere. 

E così, mentre per molti degli stessi reati la procura ha chiesto l’archiviazione di Nichi Vendola e di altre 11 persone, a carico di Tedesco e soci reggono solo le imputazioni minori. Resta però il sospetto che, in un periodo dal 2005 al 2009, un pezzo delle nomine e degli appalti della sanità pugliese sia stato asservito agli interessi di una corrente di partito. 

I reati ipotizzati a vario titolo dai pm Desirèe Digeronimo, Marcello Quercia e Francesco Bretone sono: falso, concussione, corruzione, abuso e rivelazione di atti d’ufficio, truffa e turbativa d’asta. L’accusa di associazione a delinquere non ha retto all’esame del gip Giuseppe De Benedictis, che ha salvato solo alcuni (non tutti) i «reati-fine». Gli episodi contestati sono numerosi e vedono indagate complessivamente 39 persone. La procura aveva chiesto l’applicazione di misure per 24 e ne ha ottenute appena sette: ci sono infatti anche l’interdizione del primario oculista di Terlizzi, Antonio Acquaviva, e del direttore sanitario della Asl di Bari, Alessandro Calasso

A Paolo Albanese, poliziotto della scorta di Vendola, è contestato insieme ad altri l’intervento sul direttore dell’ospedale di Terlizzi per far trasferire un’infermiera sua parente in altro reparto. Tra gli indagati c’è mezzo management della sanità pugliese. Il direttore generale e quello amministrativo della Asl Bat, Rocco Canosa e Felice De Pietro, l’ex direttore sanitario della Asl di Lecce, Franco Sanapo, il direttore amministrativo del «De Bellis» di Castellana, Tommaso Stallone (sarà interrogato martedì: rischia l’interdizione). C’è anche il capogruppo Pd alla Regione, Antonio Decaro, indagato insieme a suo padre: sono accusati di aver fatto ottenere a un parente, tramite Tedesco, le tracce di un concorso all’Arpa. 

Il perno resta Tedesco, cui vengono contestati da solo o in concorso 14 capi di imputazione. L’ex assessore è accusato di aver pilotato la sanità pugliese «in modo da dirottare le gare d’appalto e le forniture verso imprenditori a lui legati da vincoli familiari (Rubino e Balestrazzi) o da interessi economici ed elettorali (Columella e Petronella». Tedesco avrebbe imposto ai vari manager le scelte dei direttori amministrativo e sanitario della Asl di Taranto e Lecce, quelle di due primari a Terlizzi, e sarebbe intervenuto per far assumere un bibliotecario a Castellana Grotte. 

In generale, la valutazione complessiva del gip è molto dura. «La prassi politica dello spoil system – scrive De Benedictisera, di fatto, talmente imperante nella sanità regionale da indurre il governatore Nichi Vendola, pur di sostenere alla nomina a direttore generale di un suo protetto, addirittura a pretendere il cambiamento della legge per superare, con una nuova legge ad usum delphini, gli ostacoli che la norma frapponeva alla nomina della persona da lui fortemente voluta». Ma il confine tra lo spoil system e la «concussione ambientale» è ciò che differenzia la posizione di Vendola (per il quale pende da undici mesi la richiesta di archiviazione: il gip Di Paola potrebbe esprimersi a breve) da quella di tutti gli altri. 

E sull’episodio della nomina del direttore sanitario della Asl di Lecce, secondo il gip, la procura «contesta agli odierni ex coindagati del presidente Vendola proprio quella condotta criminosa che non era stata ritenuta sussistente al momento della richiesta di archiviazione per il governatore». Le rimozioni o le nomine ordinate da Vendola, insomma – sottolinea il gip – sono un’applicazione dello spoil system, quelle di Tedesco discendono invece dalla necessità di badare ai propri interessi economici ed elettorali: è questa l’accusa da cui il senatore dovrà difendersi.

Sono 16 le persone per le quali il gip del Tribunale di Bari non ha concesso le misure interdittive richieste dalla procura. 

Richiesta di arresto inviata al Senato: Alberto Tedesco, senatore Pd, 62 anni. 

IN CARCERE: 
Mario Malcangi, 51 anni di Ruvo di Puglia.

AI DOMICILIARI: 
Paolo Albanese, 50 anni di Terlizzi;
Diego Romano Rana (imprenditore), 52 anni di Bisceglie;
Giovanni Leonardo Garofoli (imprenditore), 65 anni di Trani;
Guido Scoditti (direttore generale Asl Lecce), 68 anni di Lecce. 

INTERDETTI: 
Alessandro Calasso (direttore sanitario Asl Bari), 63 anni di Bari;
Antonio Acquaviva (medico oculista), 55 anni di Bari. 

INDAGATI A PIEDE LIBERO
Paolo Emilio Balestrazzi, 57 anni di Bari;
Giuseppe Borracino, 63 anni di Barletta;
Rocco Canosa (direttore generale Asl Bat), 61 anni di San Costantino Albanese;
Antonio Colella (funzionario Asl Bari), 63 anni di Molfetta;
Carlo Dante Columella (imprenditore), 67 anni di Altamura;
Michele Columella (imprenditore), 44 anni di Altamura:
Rita Dell'Anna (funzionario Asl Lecce), 56 anni di Lecce;
Nicola Del Re (funzionario Asl Bari), 62 anni di Mola;
Felice De Pietro (direttore amministrativo Asl Bat), 61 anni di Molfetta;
Domenico Marzocca (imprenditore), 61 anni di Bari;
Francesco Petronella (imprenditore), 54 anni di Altamura;
Vitantonio Roca (imprenditore), 63 anni di Bisceglie;
Elio Rubino (imprenditore), 39 anni di Bari;
Francesco Sanapo (manager Asl Lecce), 61 anni di Specchia;
Tommaso Antonio Stallone, 47 anni di Bisceglie;
Filippo Tragni (funzionario Asl Bari), 52 anni di Altamura.
Antonio Decaro (ex assessore e capogruppo Pd alla Regione)
 

E il boss Valentini faceva finta di lavorare

Origine Via de Candia 19052009
di Nicola Tursi – www.barisera.net

Fino a qualche anno fa, era considerato tra i più potenti boss della malavita bitontina. Nella “geografia criminale” a disposizione degli investigatori, il 45enne Giuseppe Valentini sarebbe stato in affari con l’altro boss di Bitonto, Cosimo Damiano Semiraro, ammazzato in un conflitto a fuoco con i reparti speciali della polizia il 20 novembre 2004 sulla provinciale Bitonto-Santo Spirito, a capo del clan vincente della cittadina barese, avversario acerrimo dei Conte-Cassano.
 

Da qualche anno, però, Valentini aveva deciso di traslocare nella vicina Giovinazzo, forse anche per essere meno al centro dell’attenzione di carabinieri e polizia. Dalla primavera del 2010, sembrava che avesse messo come si dice in gergo “la testa a posto” trasferendosi a Molfetta per lavorare come operaio in una azienda all’ingrosso di ortofrutta, nella zona industriale. Peccato, però, che a caricare e scaricare le cassette di frutta e verdura ci andasse mediamente un quarto d’ora al giorno. Il resto del tempo lo trascorreva alla cura del suo corpo andando tre-quattro volte alla settimana in una palestra di Bisceglie, o vagando in auto con la convivente o incontrando pregiudicati bitontini. Insomma, secondo i carabinieri della Compagnia di Molfetta, Giuseppe Valentini non era affatto cambiato.
Il 45enne bitontino, oltre che sorvegliato speciale, non poteva nemmeno allontanarsi da Molfetta perchè sottoposto all’obbligo di soggiorno.
 
Prescrizioni che avrebbe violato più volte con la complicità della convivente e dell’imprenditore che lo aveva assunto alle sue dipendenze con un contratto di lavoro fittizio. I tre sono stati scoperti e arrestati in esecuzione di altrettante ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip del Tribunale di Trani, su richiesta della Procura, eseguite stamattina a Molfetta dai carabinieri del nucleo Operativo e Radiomobile. Valentini è finito nel carcere di Trani, mentre la sua convivente 37enne, Silvia S., originaria di Modugno, e il 49enne Francesco V., imprenditore barese, hanno ottenuto i domiciliari.
Le indagini hanno accertato che col contratto da operaio Valentini usufruiva di maggiori benefici avendo dimostrato di avere a Molfetta “una stabile e onesta attività lavorativa». Una “occupazione”, però, a cui dedicava non più di un quarto d’ora al giorno. Il resto del tempo lo trascorreva in auto, anche guidandola personalmente, nonostante la patente gli fosse stata revocata, e chiacchierando col cellulare che gli forniva la convivente (ai sorvegliati speciali è vietato avere un telefonino).
L’ex presunto boss bitontino, inoltre, per gli investigatori era solito incontrare  altri pregiudicati della sua città nei pressi della casa, ennesima prescrizione a cui sono sottoposti i sorvegliati.
Il datore di lavoro è accusato di aver attestato falsamente, in atti destinati all’autorità giudiziaria, di avere assunto Giuseppe Valentini che si presentava sul “posto di lavoro” solo occasionalmente. La “personalità” criminale del 45enne bitontino, però, era troppo ingombrante perchè le sue furbate passassero inosservate ai carabinieri della Compagnia di Molfetta.

Leggi:

La nostra criminalità fa il salto di qualità

Truck Center bis, udienza preliminare rinviata al 19 aprile

Truck Centerwww.molfettalive.it

È stata aggiornata al 19 aprile l’udienza preliminare del processo Truck Center bis. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Trani, Margherita Grippo, al termine della seduta di questa mattina. 

Venti gli imputati, 17 persone e 3 aziende, per i quali il pubblico ministero Giuseppe Maralfa ha chiesto il rinvio a giudizio. 

Quattro le costituzioni di parte civile. Oltre a Regione Puglia e Comune di Molfetta, rappresentati dagli avvocati Giuseppe Losappio e Francesco Logrieco, hanno depositato istanza i legali Giuseppe Maniglio e Nicola Squeo, in rappresentanza dei famigliari di alcune vittime. 

Nell’incidente di lavoro, verificatosi nella zona Asi il 3 marzo 2008, morirono in cinque, intossicati dall’acido solfidrico: gli operai Luigi Farinola, Biagio Sciancalepore, Guglielmo Mangano e Michele Tasca e Vincenzo Altomare, titolare della Truck Center, azienda di lavaggio. 

Dopo le sei condanne in primo grado, la vicenda torna nelle aule del tribunale di Trani in un differente processo, che vede tra gli imputati anche i dirigenti di Fs Logistica e La 5 Bio Trans già condannati. La richiesta di rinvio a giudizio è stata formulata anche a carico di tre aziende: Eni spa, Nuova Solmine spa e Meleam Puglia. 

Nella prossima udienza, si deciderà se ammettere le parti civili e se procedere con eventuali riti alternativi.

Le balle del sindaco Azzollini & C.

L’ingegner Gianluca Loliva, direttore dei lavori e progettista del porto di Molfetta, è stato ospite del giornalista Giuseppe Inchingolo nella trasmissione “Containeir Cafè” in onda su Tele Sveva http://www.telesveva.it/Produzioni/produzioni.aspx

gianluca-loliva-intervistato-da-giuseppe-inchingolo-su-telesveva

Le omissioni e la propaganda del sindaco Azzollini

bonifica porto Mentre continua l’imbarazzante e vergognoso silenzio del sindacosenatore Azzollini sulle operazioni di bonifica del nostro mare, apprendiamo da fonti giornalistiche della città di Corato che nei giorni scorsi, nelle cave di quel territorio, sono stati disinnescati e fatti brillare altri 31 ordigni esplosivi, fra bombe di aereo, mine antiuomo e anticarro, bombe a mano provenienti da Molfetta.
Gli ordigni vengono fatti brillare a Corato in quanto non è stato possibile bonificare le bombe in mare, come avvenuto in altri casi. Le bombe al fosforo, infatti, sono in grado di generare energia termica a livelli sufficienti per annientare la vita marina degli ambienti circostanti. 


La Prefettura ha precisato che non saranno fatte esplodere bombe chimiche, per le quali è necessario un particolare e differente trattamento.
Le bombe provenienti dal porto di Molfetta sono giunte alla cava di Corato attraverso la provinciale Ruvo-Bisceglie, che è stata chiusa al traffico per tutta la durata del trasporto. Attorno all’intera zona era prevista l’evacuazione nel raggio di 300 metri e l’adozione di tutte le misure finalizzate a garantire la massima sicurezza. 

Secondo l'ordinanza emessa dal Comune di Corato, l'interdizione nella "danger zone" prevedeva l'allontanamento temporaneo di tutte le persone presenti, la sospensione di qualsiasi attività produttiva e l'interdizione veicolare dalle ore 9.00 sino al termine delle operazione.
Questo avviene non solo nel comune di Corato ma in tutti i comuni d’Italia in caso di trasporto di materiale simile. A Molfetta invece da oltre due anni avvengono questi trasporti pericolosi e noi cittadini non siamo mai stati allertati e messi in sicurezza da nessuna ordinanza resa nota dagli organi di stampa.
Eppure, per uscire dal porto i mezzi militari avranno pure percorso una parte di città, sia quelli diretti a Corato o in altre cave, sia quelli diretti a Roma che trasportano le bombe chimiche.
Il nostro sindaco aspetta che accada qualcosa di grave per rendersi conto della leggerezza e incoscienza con cui si stanno affrontando queste operazioni di estrema pericolosità.
Questa è la dimostrazione più palese che al senatore Azzollini interessa solo la costruzione del nuovo porto e non la salute dei cittadini.
Ha utilizzato tutti i soldi stanziati dall’Accordo di Programma per la caratterizzazione e la bonifica da ordigni bellici al fine del risanamento ambientale del Basso Adriatico, (legge n. 448 del 28.12.2001 art.52 comma 59) solo per la bonifica del porto, eppure quei soldi servivano anche alla bonifica di Torre Gavetone.  Nella delibera di giunta comunale n. 309 del 10.12.2010 si dichiara che quei fondi stanziati dalla legge n. 448/’01 non sono stati sufficienti neppure per effettuare la ricognizione e la bonifica parziale dell’area portuale.
Non è chiaro se si riferisce ai 5 milioni di euro stanziati per tutta la regione o al milione e 700mila euro destinati a Molfetta, invece è certo che con la stessa delibera la giunta comunale ha stanziato altri 2 milioni di euro per continuare la bonifica nel Porto senza fare alcun cenno a Torre Gavetone.
Ma la ciliegina sulla torta arriverà in mattinata durante la conferenza stampa convocata direttamente sul porto di Molfetta per una vera e propria operazione di propaganda tipica del berluscazzolinismo.
Azzollini farà credere ai giornalisti che i lavori per la costruzione del nuovo porto commerciale di Molfetta sono alla svolta decisiva e che la draga Vlandereen XVI prosegue con successo la fase di dragaggio e le procedure di disgregazione e aspirazione del materiale superficiale depositato sul fondale marino.
Invece sono tutte balle perché la prima fase del dragaggio nell’Area 1 (di circa 31.164mq) è già in atto da tempo e deve ancora concludersi, invece a dicembre 2010 è stato approvato il disciplinare tecnico per far partire la seconda fase di ricognizione del fondale marino finalizzata alla individuazione e classificazione di ordigni bellici e masse metalliche. La ditta che si è aggiudicata la gara d’appalto, di cui non conosciamo ancora il nome,  dovrà scandagliare l’Area2 di circa 89.570 mq.
Quindi per avviare le operazioni di dragaggio di 2^ fase è necessario entro giugno 2011 la ricognizione palmo-palmo del fondale dell’area 2 finalizzata alla individuazione di ordigni bellici e materiale vario onde procedere successivamente alla bonifica bellica ed ambientale della zona rossa che dovrebbe essere l’Area 3 di circa 87.917 mq.
Noi dubitiamo che entro dicembre possa terminare la bonifica di circa 208.651 mq.  ma incrociamo le dita perché se non dovesse accadere il comune di Molfetta sborserà altre decine di milioni di euro come risarcimento danni alla ditta che avrebbe dovuto aver già finito il nuovo porto commerciale.

 
 

 

Ancora incendi. E domani a chi toccherà? (AGGIORNATO ALL' 15/01/2012)

mappa
 

6 FEBBRAIO 2008
Ore 1.30 del Mercoledì delle Ceneri, mentre si svolgeva la tradizionale Processione della Croce, una mano ignota appiccava il fuoco alla bottega di restauro di Via Piazza. Immediati i soccorsi che permettevano di limitare i danni: il portone esterno era andato, ma la porta di ferro aveva tenuto lontane se non la fuliggine, almeno le fiamme. 

10 FEBBRAIO 2008
Alle 2.00 circa brucia un'auto e rimangono danneggiate altre due, nei pressi del porto (Banchina Seminario) nel parcheggio antistante il Palazzo Dogana.

27 FEBBRAIO 2008
L’esplosione avviene prima che si faccia giorno. Qualcuno, nel silenzio e lontano da sguardi curiosi, sistema una bomba-carta davanti all’ingresso di un capannone industriale in costruzione in piena zona Asi, alla periferia della città. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno. I danni sono comunque contenuti. In seguito alle verifiche compiute sul posto gli specialisti dei carabinieri ritengono, con ragionevole certezza, che non sia stato impiegato tritolo.
 
3 MARZO 2008
La deflagrazione viene avvertita da ponente a levante della città. Una bomba carta esplode, in piena notte, intorno alle ore 2.00, davanti all’ingresso di una salumeria in Vico V Crocifisso. L’esplosione, sulla base di quanto conferma il marito della proprietaria dell’esercizio commerciale, rientra nella lotta in corso tra le famiglie Cucumazzo e Campanale di Ruvo di Puglia. La salumeria è intestata proprio alla moglie di uno dei Cucumazzo.
 
30 MARZO 2008
L’esplosione avviene intorno alle 3.30. Qualcuno, nel silenzio della notte solleva la saracinesca e sistema una bomba-carta davanti all’ingresso del bar Venere, nella zona 167 in
Via Martiri Di Via Fani 6. La deflagrazione manda in frantumi tutto ciò che è nelle immediate vicinanze dell’ordigno sia all’interno del bar che all’esterno.
 
17 OTTOBRE 2008
Incendio di cinque auto, una Scenic, una Panda, una Saxo e una Megane, una Matiz, e di un cassonetto dei rifiuti.
 
17 NOVEMBRE 2008
Le fiamme distruggono il pub Beatles, sul Lungomare Colonna.
 
23 NOVEMBRE 2008 
Una bomba carta di modesto potenziale viene fatta esplodere in Via Annunziata. Salta una Fiat Punto parcheggiata lungo la via.
 
28 – 29 DICEMBRE 2008 
Nella notte tra il 28 e il 29 dicembre esplodono quattro autovetture, una Kya Picanto in via Purgatorio, traversa di via Annunziata, una BMW 530, in via Cavallotti, traversa di corso Umberto, una Renault Scenic ed una Ford Sierra in via Minervini, nei pressi di via Terlizzi.
 
31 DICEMBRE 2008 
Esplodono una Fiat Punto in via Sergio Pansini e un’Alfa 33 in via Cappellini.
Un ordigno danneggia la saracinesca di un bar all’angolo tra via G. Salvemini e piazza Alcide De Gasperi.
 
3 GENNAIO 2009 
In via Pietro Colletta viene sistemato un ordigno che, intorno alle 22.30, distrugge una Ford Fiesta, parcheggiata all’angolo della strada.

Circa un’ora dopo in via Federico Campanella esplode una Smart. Il proprietario dell’autovettura è il titolare di un bar.

10 FEBBRAIO 2009 
Bomba piazzata sul gradino di ingresso di una salumeria in via Immacolata. Restano danneggiate una Renault Scenic, una Yaris, e una Opel corsa, che al momento dell’esplosione stava attraversando proprio via Immacolata, con a bordo due donne, finite poi in ospedale in stato di choc. …

15 MAGGIO 2009 
Incendiate nella notte tre auto in via capitano Azzarita. Ad essere avvolte dalle fiamme una Alfa Romeo 156 (auto da cui sarebbe partito l'incendio), una Ford Fiesta e una Renault 5. In nessun caso è possibile mettere in relazione l'incendio delle vetture con la vita privata dei loro proprietari.

19 GIUGNO 2009
Quasi certamente si è trattato di un avvertimento anche se gli inquirenti non confermano questa tesi. Ignoti attorno alle 2.30 hanno appiccato un incendio all'ingresso della Caffetteria Giotto, all'angolo tra via Margherita di Savoia e via De Luca.
 
8 LUGLIO 2009
4 auto bruciano in via cap. De Candia (tra cui il camion del venditore ambulante e una centralina telefonica).

25 LUGLIO 2009
A causa di un incendio è stato necessario l'intervento dei Vigili del Fuoco di Molfetta in una nota sala ricevimenti in cui erano in corso i festeggiamenti per un matrimonio. Attorno alle 20, a causa di un improvviso black out, è entrato in funzione il generatore di emergenza che avrebbe dovuto garantire la fornitura di energia elettrica, ma per cause ancora da accertare il generatore ha improvvisamente preso fuoco. 

29 LUGLIO 2009
Un violento incendio quasi sicuramente di origine dolosa è divampato attorno alle  ore 20.00 di mercoledì all'interno della costruzione che fino ad alcuni anni fa ospitava il lido balneare Park Club.

Secondo quanto è stato verificato dagli inquirenti l'incendio si è sviluppato all'interno di alcuni locali presenti nell'edificio principale e ha interessato alcune suppellettili abbandonate da diverso tempo.

6-7 AGOSTO 2009 
Ore 2.30 – In pieno centro invece il secondo episodio. All'angolo tra via XX Settembre e corso Umberto mani ignote hanno appiccato le fiamme ad una Opel Zafira che è stata completamente distrutta. Anche in questo caso necessario l'intervento dei Carabinieri e dei Vigili del Fuoco. Le fiamme hanno anche  provocato il danneggiamento di una Ford Fiesta e delle vetrine anti sfondamento di un negozio di abbigliamento.

Secondo indiscrezioni l'auto incendiata apparterrebbe ad un dipendente di una azienda municipalizzata (Montebello) impegnato  anche in attività politica.

24 NOVEMBRE 2009
Altri due veicoli sono stati avvolti e distrutti dalle fiamme poco dopo la mezzanotte di ieri. L'incendio ha coinvolto un Fiat Doblò e un Piaggio Ape parcheggiati in via Manzoni, nei pressi dell'istituto scolastico.

27 NOVEMBRE 2009
Poco dopo le ore 14.00, un incendio provocato da un corto circuito ha gravemente danneggiato una autovettura Ford Fiesta parcheggiata in vico Effrem, nelle immediate vicinanze di corso Umberto.

13 GENNAIO 2010
In mattinata un altro cassonetto di proprietà dell'A.S.M. destinato alla raccolta della carta usata è andato danneggiato da un incendio. Il rogo si è sviluppato in mattinata in piazza Margherita di Savoia. Le fiamme hanno avvolto il cassonetto improvvisamente rischiando di propagarsi ad alcune autovetture parcheggiate nei pressi.

21 GENNAIO 2010
Alle ore 2.00 brucia un'auto in via San Domenico

8 FEBBRAIO 2010
In via Roma alle ore 23.30 brucia un'auto

20 FEBBRAIO 2010
In contrada Samarelli brucia alle 5.00 una Moto Ape.

6 MARZO 2010
Un cortocircuito provoca attorno a mezzogiorno un principio di incendio all'interno del supermercato Alvi di via Madonna dei Martiri, alla periferia della città. L'attività commerciale era chiusa da tempo per lavori di riammodernamento.

28 MARZO 2010
Un incendio si è sviluppato nel pomeriggio all'interno di un locale interrato di via Annunziata, nei pressi di piazza Paradiso. Nel locale, presumibilmente utilizzato come deposito, fortunatamente non c'era nessuno e quindi i danni sono rimasti limitati alle suppellettili che le fiamme hanno completamente distrutto.

3 APRILE 2010
Alle ore 1.45 brucia un'auto in via Bufi.

10 APRILE 2010
In Piazza Immacolata alle ore 5.00 brucia un'autovettura.

25 GIUGNO 2010 
In via Monteverdi ore 1.00 brucia un'auto

26 GIUGNO 2010
Due i roghi che hanno richiesto l'intervento di soccorritori per domare le fiamme. Il primo lungo via Terlizzi, a pochi metri dall'ospedale civile dove un'ampia area di terreno incolto e invaso dalle sterpaglie è stata interessato da un incendio nel quale oltre alla vegetazione hanno preso fuoco anche rifiuti di ogni genere. Il secondo incendio, nei pressi del Preventorio.

1 LUGLIO 2010
Un vasto incendio di sterpaglie si è sviluppato nei pressi del ponte sulla Statale 16bis della provinciale per Ruvo. Il rogo è partito intorno alle 17.30 dalla parte terminale laterale del sovrappasso.

14 LUGLIO 2010
Contrada Pulo  ore 17.00 in fiamme alcuni alberi

17 LUGLIO 2010
Nella notte bruciano due auto in via Donizzetti.

18 LUGLIO 2010
Contrada Lama Cupa bruciano degli alberi ma non si conosce l'ora in cui è stato appiccato il fuoco.
 
23 LUGLIO 2010 
Alle due di notte un incendio ha coinvolto tre autovetture parcheggiate lungo la strada in via Ungaretti. Ad andare completamente distrutte sono state una Renault Modus e un furgone Renault Kangoo oltre ad una Lancia Y. Le due Renault andate distrutte sarebbero di proprietà del titolare di un noto ristorante cittadino (Adriatico), elemento questo che potrebbe far pensare ad un episodio non accidentale. Ipotesi quest'ultima non confermata nè smentita dagli inquirenti.

27 LUGLIO 2010
In via Zuppetta alle ore 3.00 brucia un'autovettura

4 AGOSTO 2010 
Brucia la pizzeria ristorante il Melograno situata sulla strada vicinale Piscina Serra Nicola.

4 AGOSTO 2010
In Contrada Mino brucia una casa di campagna

31 AGOSTO 2010
In via Fermi alle ore 1.30 brucia un'auto.

6 SETTEMBRE 2010
In via Dante 4 auto bruciate, piante del Cin Cin Bar e alcuni pezzi di luminarie.

8 SETTEMBRE 2010
In via caduti sul mare  alle ore 22.30 brucia un'auto

16 SETTEMBRE 2010
Sono state rinvenute due pistole e 190 cartucce. Le armi e le munizioni sono state scovate dopo attente perquisizioni effettuate in un'abitazione privata e in un'attività commerciale.
 
18 SETTEMBRE 2010
I carabinieri sequestrano in contrada San Leonardo 3,5 chili di esplosivo, 12 detonatori e 52 metri di miccia a lenta combustione rinvenuti in un casolare abbandonato.
 
22 SETTEMBRE 2010
Ore 2.00, due auto incendiate in via Giaquinto; una appartenente al gestore del ristorante "Palazzo de Luca" e l'altra al Dirigente del Comune di molfetta dott. Tangari; gravemente lesionato il balcone e gli infissi della casa di un Geometra comunale.
 
25 SETTEMBRE 2010
Bruciano nella notte tre auto in via Zuppetta
.

30 SETTEMBRE 2010
Una Ford Fiesta bruciata intorno all'una di notte nel rione Paradiso in via Canonico de Beatis.

1 OTTOBRE 2010
Intorno all’1.30 in Corso Vito Fornari, più precisamente nei pressi del distributore di benzina Erg, una Renault Scenic è stata completamente distrutta dalle fiamme.  Nelle immediate vicinanze una Brava, una Punto, una Polo, una Focus e una Kangoo che hanno riportato lievi danni.

1 NOVEMBRE 2010
In Contrada Grotte brucia un deposito agricolo alle ore 20.30.

14 NOVEMBRE 2010
Alle 2.40, di domenica, il rogo di un'auto ha illuminato via La Malfa, nella periferia di Molfetta.

15 GENNAIO 2011
Bruciano tre contenitori per i rifiuti, le fiamme coinvolgono anche due puntelli di sostegno in legno in corrispondenza del civico n.12 in via D'Azeglio.

12 FEBBRAIO 2011
Alle ore 1.30 un incendio distrugge buona parte delle suppellettili esterne del Ristorante-Pizzeria Rosa Marina situato in vico Campanile nella zona retrostante il Duomo.

19 FEBBRAIO 2011
Alle ore 2.15 bruciano due auto (una Fiat Punto e un’Opel Vectra) in via Trieste angolo via T. Bufi.

26 FEBBRAIO 2011
Intorno alle 23, a prendere fuoco è stata una Ford Ka in via Solferino.

3 MARZO 2011
Nella notte brucia una serra nell'agro molfettese.

7 MARZO 2011
Atto incendiario nella notte all'ingresso della sede della Banda "S. Cecilia" in via Santa Caterina.

15 MARZO 2011
Alle 2.00 circa sul prolungamento di via Aldo Fontana brucia una Renault Clio.

9 APRILE 2011
Alle 22.30 in via Sant’Alfonso, non molto lontano da piazza Paradiso, prende fuoco una Renault Scénic, alimentata a gas. 

13 APRILE 2011
Un altro rogo, avvenuto intorno alle 2.00 di mercoledì 13 aprile: distrutta un’autovettura in via Pietro Coletta

24 APRILE 2011 
4 auto bruciate nella notte alle 3.00 in via Corrado Salvemini

5 MAGGIO 2011
Puntuali alle 3.00, ignoti piromani bruciano altre 4 auto in via Einaudi, tra cui una Ford Focus e una Fiat 500.

22 MAGGIO 2011
Alle 22.30 in via Michele Viterbo, una traversa di via Matteotti, nei pressi del parco di Levante, un boato sentito dall’intero quartiere: una bomba è esplosa distruggendo una Renault Mégane e danneggiando una Fiat Tipo.

1 GIUGNO 2011
Alle 2.30 in un atrio di via Canonico de Beatis, nel quartiere Paradiso bruciano tre autovetture. Probabilmente il rogo è stato originato da una Renault Clio.

14 GIUGNO 2011
Ancora nella notte, esattamente all'1.40, in via Leonardo Azzarita (zona 167) una bomba carta danneggia una seracinesca della sede di un'impresa edile.

26 GIUGNO 2011 
Incendio nella notte alle ore 2.30 circa. A bruciare, questa volta, una Ford Fiesta in via Ruvo.

17 LUGLIO 2011
Tre auto bruciano in via  Maggiore Mazzara alle ore 6.00 circa, una Nuova Fiat Punto potrebbe essere stata la prima a prender fuoco.

18 LUGLIO 2011
Intorno alle ore 22.00 in via  Samarelli dei giovani vengono visti incendiare l'area giochi del parco urbano di rione Paradiso da poco risistemato dal comune ed ancora non aperto ufficialmente al pubblico.

22 LUGLIO 2011
Nella notte, poco prima delle ore 3.30, ennesimo incendio, l'undicesimo dall'inizio dell'anno, ai danni di due veicoli in via Pietro Colletta, una traversa di via Roma.

11 AGOSTO 2011
Alle ore 5.00 brucia la ventiquattresima auto del 2011. Era parcheggiata sul lungomare Colonna tra il civico 66 e 68.

17 SETTEMBRE 2011
Alle ore 2.00 circa, all’incrocio tra le vie Leonardo Azzarita e Papa Montini, una Fiat Panda, risultata rubata, è stata lanciata contro la saracinesca di un supermercato e poi data alle fiamme.Domato il rogo, i pompieri hanno dichiarato parzialmente inagibili i locali. 

19 NOVEMBRE 2011
Alle 2.00 di sabato 19 novembre bruciano tre auto in via prolungamento Aldo Fontana, all'altezza del civico 5. Alle 3.30 circa, un cassonetto porta rifiuti posizionato all'ingresso di un negozio di ortofrutta in via Bari è dato alle fiamme distruggendo a metà la porta in legno e la tenda. 

26 NOVEMBRE 2011
Due roghi, a distanza di un'ora, hanno interessato nell'ordine vico I Madonna dei Martiri (intorno alle 3) e via Gelso (alle 4).

30 NOVEMBRE 2011
Ancora fiamme, ancora a ponente, ancora nelle ore notturne in via Pia: due le auto danneggiate
.

6 DICEMBRE 2011
Alle 4.30 un rogo si è sviluppato in via Giordano Bruno, una traversa di corso Fornari. Distrutte due auto, una Fiat Uno e una Matiz.

14 DICEMBRE 2011
Un nuovo ennesimo incendio di auto si è verificato questa notte, attorno alle ore 0.30, nei pressi di via Puccini, all'altezza del civico 12. Ad avere la peggio le due autovetture coinvolte, due Ford Fiesta.

11 GENNAIO 2012
Intorno alle 5.30 di questa notte, in viale Papa Giovanni Paolo II un rogo ha distrutto una Opel Astra station wagon, parcheggiata nella strada nella nuova zona di espansione, nei pressi dell'ospedale.

12 GENNAIO 2012
Un incendio è divampato, intorno alle ore 13.00,  nel campo nomadi, nell'estrema periferia di Molfetta, in via Salvo D'Acquisto nel quartiere 167

14 GENNAIO 2012
Brucia un cassonetto per la raccolta della carta sul "plateatico" tra le vie Leoncavallo e Piccinni. L'allarme è stato lanciato dopo le 20.30 da agenti di Polizia Municipale. Poco dopo, l'intervento dei Vigili del Fuoco del distaccamento di Molfetta.

15 GENNAIO 2012
Un incendio si è verificato nella mattinata di oggi, domenica 15 gennaio, attorno alle ore 10.30, all'interno della struttura abbandonata del Park Club

Davide e Golia contro il berluscazzolinismo

001Salutiamo con favore il neo “Comitato di Liberazione Comunale”, ne sentivano la mancanza e il bisogno. Grazie al sig. Nanna che ha voluto fare questo dono ad una città narcotizzata e assuefatta dal berluscazzolinismo.
Pensiamo che il neo Comitato d.L.C. e il Liberatorio Politico abbiano lo stesso obiettivo e cioè quello di liberare la città dai poteri forti, dalle clientele, dall’arroganza, dalle truffe, dalla corruzione, dall’abusivismo, dalle “lordure” dilaganti e dalla mancanza di rispetto per il bene comune. Sono anni che il Liberatorio si batte per le dimissioni del sindacosenatorepresidente.
Ma quella del torrino perduto è un’altra storia. Nella speranza che gli aderenti-apostoli del Comitato di Liberazione Comunale siano più di otto e all’altezza del loro presidente intendiamo porgere la mano “sinistra” al sig. Nanna invitandolo ad abbassare i toni perché le denunce e le querele le sappiamo fare anche noi pur non essendo professionisti del Foro.
Pertanto sorvolando sul contenuto offensivo del comunicato diffuso invitiamo il presidente del C.d.L.C. ad un confronto pubblico. Nessuna giostra cavalleresca o singolar tenzone, né scudi luccicante, nè cavalli scalpitanti, lance appuntite levate al cielo e grida di sfida, semplicemente un confronto pacifico con carte alla mano.

Torrino primaChiediamo ufficialmente al sig. Rocco Nanna di confrontarsi pubblicamente con il Liberatorio Politico analizzando i progetti, le varianti in corso d’opera e le relazioni tecniche che hanno riguardato la ristrutturazione dell’ormai famoso immobile del “torrino della discordia”. Lo sappiamo che potrebbe essere un confronto impari, Davide contro Golia, ma l’amore che abbiamo per la trasparenza ci spinge anche al sacrificio della sconfitta.
Questa è civiltà, democrazia e crescita culturale per una città che ha perso anche la passione dei dibattiti. Chiediamo anche alla redazione di Molfettalive di diventare sponsor della serata e con un suo giornalista in veste di moderatore. Il luogo potrebbe essere la sagrestia del Duomo, la sede del Comitato di Quartiere di Molfetta Vecchia o una sala pubblica.

a5Nel ribadire la nostra piena disponibilità al confronto civile lanciamo già una provocazione al possibile dibattito della serata. Chiediamo al sig. avv. Rocco Nanna e a sua figlia:
Premesso che il progetto riguardante la ristrutturazione dell'unità immobiliare ubicata a Molfetta, in via Arco Chiesa Vecchia al civico 19, fa parte di un blocco architettonico risalente al XVIII° secolo, da sempre denominato "Palazzo ex Dogana Vecchia" e riconosciuto come complesso di rilevante interesse storico-artistico oltre che architettonico, tanto da richiederne sin dal 1990 l'apposizione del "vincolo di tutela" da parte del competente Ministero, ai sensi della Legge n° 1089 del 1939; come proprietari di buona parte dell’immobile pensate di aver rispettato il "Piano di recupero del centro antico” e le norme tecniche di attuazione  che prevedono la conservazione di tutti i caratteri architettonici degli edifici e delle facciate nelle pubbliche vie?

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