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VECCHI E NUOVI PADRONI DEL NOSTRO TERRITORIO

 

      


Alla vigilia della Befana, la Polizia Municipale e gli operai della Multiservizi hanno portato in dono alla famiglia Fiore uno spazio alternativo, e provvisorio, per la loro postazione di vendita di frutta e verdura, in attesa che comincino i lavori per la costruzione del terzo chiosco del "Mercato diffuso".


I signori "ceras" sistemano i cassonetti ed altro in modo che nessuno possa occupare il loro "parcheggio privato"…

Ortofrutta, inaugurato il box numero due

In via Molfettesi d’Argentina avvistato lunedì anche il sindaco Azzollini. A fine agosto Rifondazione e Liberatorio hanno tuonato contro i costi dei tre gazebo in legno

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it)

Il "mercato diffuso" voluto dall’amministrazione comunale per disciplinare il fenomeno del commercio ambulante, più volte sanzionato dalla magistratura, da lunedì può contare anche su un secondo box, allestito sul modello del prototipo operativo da marzo in via Papa Montini.

La struttura in legno lamellare color bianco è stata inaugurata la sera del 12 settembre. Spumante, frutta e applausi e anche un vessillo della Madonna dei Martiri, protettrice di Molfetta.

Folto il capannello in via Molfettesi d’Argentina. Avvistato anche il sindaco, Antonio Azzollini.

Meno di due settimane fa sulla scelta dei gazebo erano piovute le polemiche della sinistra all’opposizione. In una nota, Rifondazione comunista faceva un po’ di conti del costo dei tre chioschi in legno lamellare (due già realizzati, compreso il box “numero zero” di via papa Montini): 210mila euro erano sembrati troppi agli occhi del partito di opposizione, che aveva posto alcuni interrogativi in un’interrogazione consigliare cui potrebbe seguire – se non dovesse essere discussa entro un mese – un esposto alla Corte dei Conti.

Era andato oltre il Liberatorio politico. A distanza di poche ore da Rifondazione il movimento civico aveva annunciato di aver presentato una denuncia alla procura di Trani. Tutto sarebbe incentrato sui tempi della costruzione del gazebo. Iniziata, aveva fatto notare Matteo d’Ingeo, «dopo la prima decade di maggio» e proseguita per tutta l’estate.

Ad agosto una delibera di giunta aveva stabilito di abbandonare la via della gara pubblica e di affidare la costruzione di due chioschi alla stessa azienda che aveva portato a termine il prototipo sperimentale.

E' pronto il box numero zero voluto dalle "famiglie"

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Il “Mercato diffuso” suggerito dalle “famiglie” molfettesi prende forma in via Papa Montini dove si sta allestendo il primo box in legno lamellare di quelli voluti fortemente dal sindacosenatore Azzollini all’insegna del “Made in Molfetta”.
I suoi organi di stampa lo chiamano box “numero zero” perché si tratta di un esperimento per misurare e verificare l’impatto sull’opinione pubblica e soprattutto la funzionalità ambientale.

04062009146Non si conosce ad oggi il criterio che l’amministrazione ha adottato per scegliere il sito del primo box,  forse ha ritenuto di privilegiare e di accontentare la famiglia più emergente? Quella che ha insistito di più? Quella che ha il giro di affari più rilevante? O quella che è in grado di gestire e proteggere di più il box, dal momento che già in fase di costruzione è guardata a vista da angeli custodi.
Ci chiediamo chi ha pagato o pagherà questa struttura che favorisce dei cittadini commercianti rispetto ad altri.
Dopo il numero zero dove sorgerà il prossimo box?
E in attesa che Azzollini risponda, l’abusivismo in città continua a dilagare non curante di regole e leggi dello stato e l’arroganza dei soliti noti è percepita dai cittadini come una sconfitta dello stato rappresentato in città da un Senatore della Repubblica che invece di far rispettare le leggi aiuta certi cittadini ad eluderla promuovendo di proroga in proroga ordinanze di occupazione di suolo pubblico per legalizzare il loro abusivismo.
Attenderemo ancora una volta l’ennesimo blitz della Procura e dei Carabinieri, ma tanto non cambierà nulla finchè  certi commercianti avranno la copertura del Senatore.

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Il "Mercato diffuso" e il "Made in Molfetta"

manifesto premio made(2)Vogliamo offrire un riconoscimento pubblico agli imprenditori che negli ultimi anni sono stati e continueranno ad essere protagonisti della straordinaria crescita economica di Molfetta”… ha affermato l’assessore alle Attività Produttive, Michele Palmiotti. “È un evento inedito, mai realizzato finora a Molfetta, che coinvolge istituzioni pubbliche, associazioni di categoria e l’intero panorama imprenditoriale locale”.
Dopo aver letto le dichiarazioni dell’assessore Palmiotti sul sito del Comune di Molfetta, abbiamo preso sul serio l’inedita iniziativa dell’amministrazione e abbiamo curiosato sul sito che promuove il premioMade in Molfetta”.

L’iniziativa ci sembra meritevole della massima attenzione dei cittadini anche perché, questo, non sarà l’ultimo “concorso a premi” promosso dall’amministrazione comunale. Abbiamo letto attentamente il regolamento e l’articolo 2 ci ha riempito di gioia perché, pur non potendo partecipare al concorso (non essendo una realtà imprenditoriale) possiamo segnalarne una meritevole del premio.
Le grandi realtà imprenditoriali molfettesi sono tante, ma cominciando a curiosare tra le loro ragioni sociali e soggetti giuridici ci siamo imbattuti in parecchie che avevano problemi con la giustizia, bancarotte fraudolenti, evasioni fiscali, associazioni a delinquere e abusivismi edilizi; ci siamo arresi e abbiamo deciso di segnalare una realtà che, a suo modo, risponde alle motivazioni del Premio.

La realtà imprenditoriale che nel 2010 ha impiegato il più alto numero di lavoratori e che si è più ampliata, che si è contraddistinta tra tutte nello smaltimento dei rifiuti, che si è distinta per iniziative di beneficenza e soprattutto si è distinta, anche esteticamente, per la bellezza e la funzionalità dei capannoni utilizzati, è quella del “MERCATO DIFFUSO”.
A noi sembra la segnalazione più giusta, del resto è una realtà imprenditoriale voluta dal sindacosenatore Azzollini e ci sembra di interpretare la volontà e la domanda di quelle famiglie che hanno dato l’input all’amministrazione per il nuovo piano del commercio. Insomma, una scelta giusta e meritata per il premio “Made in Molfetta” alla migliore realtà imprenditoriale del 2010. Il sindacosenatore sarà orgoglioso di questa scelta, e lo sarà ancora di più, quando leggerà le risposte che gli stessi imprenditori-commercianti hanno dato a quelle domande che il regolamento prevedeva e che noi abbiamo rivolto direttamente al MERCATO DIFFUSO. Siamo fieri di essere rappresentati da loro e ci piacerebbe ricevere un riscontro positivo dalla giuria, grazie sindacosenatorepresidente Azzollini.

 
Di seguito le dieci domande previste dal bando di concorso e alcune notizie utili sul “MERCATO DIFFUSO”.
 
 
 
Ragione Sociale:MERCATO DIFFUSO
Soggetto Giuridico:Ambulanti a posto fisso e itineranti
Indirizzo sede giuridica:Marciapiedi e strade
Città: Molfetta
Sito internet: La città del “mercato diffuso”
Numero di sedi: In espansione

Numero attuale di soci:50
Numero attuale di impiegati/dipendenti: 120
Eta' media dipendenti: 35
Metri quadri stabilimento: 30m. x
 
 
1) La vostra azienda ha mai usufruito di fondi internazionali? quali e quando?
 
La nostra azienda e' pulita; noi abbiamo solo i contributi dei nostri clienti.
 
2) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si è adeguata alle leggi sulla sicurezza e l'igiene nell'ambiente di lavoro?
 
Abbiamo sempre ignorato le leggi sulla sicurezza e dell'igiene negli ambienti di lavoro. Questa è la nostra forza e la nostra ricchezza.
 
3) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale ha effettuato la Comunicazione Interna e la Comunicazione Esterna aziendale? Si prega di allegare la grafica di un manifesto, di un poster e/o qualsiasi supporto pubblicitario.
 
La comunicazione interna l'abbiamo sempre fatta con i telefonini avvisandoci l'uno con l'altro quando scattavano i blitz, quella esterna l’abbiamo fatta con i cartelli e direttamente a voce, nelle postazioni, per attirare i clienti e fregarli ai commercianti in regola del quartiere, nel pieno rispetto della concorrenza sleale..
 
4) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si e' organizzata per la raccolta differenziata e lo smaltimento dei rifiuti? E' prevista una figura aziendale che si occupi o sia responsabile di questo servizio?
 
Ma quale raccolta differenziata, noi lasciamo tutto per terra quando andiamo via e poi i nostri amici dell'ASM raccolgono tutto; non sono pagati per questo?
 
5) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si e' affermata all'estero? Avete sedi all'estero? Il vostro mercato coinvolge anche altri paesi esteri? Quali?
 
Per ora non abbiamo bancarelle all'estero, o fuori città, ma se il sindaco Azzollini ci aiuterà faremo il salto di qualità. Quando lui ci regalerà la struttura in legno fissa noi le bancarelle le porteremo a Giovinazzo o a Bisceglie.
 
6) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si e' distinta in operazioni di beneficenza?
 
Noi l'opera di beneficenza la facciamo ogni giorno, offrendo i nostri prodotti ai cittadini a prezzi concorrenziali perchè non paghiamo fitto dei locali, luce, tassa rifiuti, occupazione di suolo pubblico… e questa non è beneficenza? Noi siamo al servizio dei cittadini.
 
7) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si e' evoluta dal punto di vista tecnologico? Avete acquistato nuovi macchinari? Quali? I vostri impiegati sono specializzati nell'utilizzo di macchinari tecnologicamente avanzati?
 
No, noi trattiamo la merce solo con le mani, e se scoperte meglio ancora.
 
8) Nel 2010, come la vostra realtà imprenditoriale si e' confrontata con le Istituzioni? Che rapporto gode la vostra realtà imprenditoriale con il Comune e/o Provincia, la Regione, l'unione Europea?
 
Abbiamo sempre avuto rispetto per le istituzioni, specialmente per il Comune, anzi solo per il Sindaco. Quando abbiamo chiesto le autorizzazioni, dove volevamo noi, con le buone o con le cattive il senatore è stato sempre disponibile, anzi ci ha sempre dato le proroghe per evitare problemi con la Procura. Con la Polizia Municipale non abbiamo un buon rapporto da quando c’è' il nuovo comandante perchè ci manda i Vigili ogni giorno a controllare se rispettiamo le autorizzazioni. Ma tanto, anche se loro ci fanno le multe ogni giorno, noi non le pagheremo mai e Azzollini ce le cancellerà.
 
9) Nel 2010, avete riscontrato problemi che vorreste evidenziare alle Istituzioni ed alla pubblica attenzione?
 
Certo che abbiamo avuto problemi, abbiamo subito due maxi blitz, qualcuno di noi è stato anche arrestato, ci hanno sequestrato la merce, ci hanno sanzionato per decine e decine di migliaia di euro, altro che problemi; però volevamo dire al dottor Maralfa e ai Carabinieri che è inutile che loro continuano a fare queste sceneggiate, tanto in questa città comandiamo noi e fino a quando c'è il senatore al Comune lui ci coprirà.
 
10) Si prega di allegare una foto del vostro stabilimento industriale.

  Via Bari-ang q,sella 2 09062010Ultima postaz. v. Molf d

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P.PEDONALE 2 131120102Al Sindaco del Comune di Molfetta
Al Comando di Polizia Municipale
 
Oggetto: Istanza ai sensi dell’art. 62 dello Statuto Comunale.
Apertura passaggio pedonale tra Corso Margherita di Savoia n. 106 Via Paniscotti n. 6.
 
 
Il sottoscritto Matteo d’Ingeo, in qualità di coordinatore del Movimento “ Liberatorio Politico”,
 
premesso che:
 
– tra Corso Margherita di Savoia n. 106 e Via Paniscotti n. 6, è stata creata molti anni fa una galleria pedonale di collegamento tra le due vie;
– tale passaggio pedonale facilita l’attraversamento da Via Margherita di Savoia e Via Paniscotti perché proprio questa arteria si restringe in maniera pericolosa e non essendoci un adeguato marciapiede nell’imbocco con via Margherita di Savoia rappresenta l’unica possibilità sicura per la viabilità pedonale;
– tale passaggio è da molto tempo chiuso alla viabilità pedonale pubblica,
 
chiede alle SS.VV. per quale motivo la suddetta galleria pedonale pubblica è stata chiusa e che tipo di iniziative gli uffici comunali intendono intraprendere per riaprire il libero passaggio tra Corso Margherita di Savoia n. 106 e Via Paniscotti n. 6.
In attesa di un positivo e sollecito riscontro si inviano i più cordiali saluti.
 

Molfetta, 17.12.2010
 
 

  
 

Ambulanti, è pronto il “box numero zero”

Ampio 30 mq, in legno: il prototipo verrà montato in una struttura sportiva

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Dall’aula alla strada. Parte oggi l’applicazione del piano del commercio sulle aree pubbliche approvato lo scorso 11 ottobre dalla maggioranza di centrodestra.

Sarà allestito questa mattina, in una struttura sportiva, il “box numero zero”, prototipo della soluzione adottata dall’amministrazione per regolare il “mercato diffuso”.

Come tutti i prototipi, potrà essere in seguito modificato in base ai risultati della sperimentazione. Sei metri per cinque, in legno lamellare, il box accoglierà le derrate alimentari in vendita e sarà chiuso al termine della giornata lavorativa, fissata dalle 8 alle 13 e dalle 17 alle 20.

Il primo esemplare farà da battistrada alle altre strutture che sorgeranno da levante a ponente, secondo quanto stabilito dal piano del commercio. Oltre alle aree già operanti, sarà occupata da analoghi punti vendita la zona a ridosso dell’ospedale, che accoglierà venti postazioni.

Comitato Legalità e Sicurezza "dà i numeri"

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di Roberta Carlucci (www.laltramolfetta.it/…)

Domenica alle ore 11 il Comitato Cittadino per la Sicurezza e la Legalità, costituitosi circa un mese fa a Molfetta dopo i reiterati episodi di incendi verificatisi in città, ha messo in piedi un sit-in a Corso Umberto, altezza Liceo Classico, per denunciare pubblicamente gli episodi incendiari ma anche la strisciante illegalità che permea la vita cittadina da tempo. 
Matteo d’Ingeo, nelle vesti di “soldato semplice” del Comitato e non di coordinatore del Liberatorio Politico, ha parlato a lungo in un megafono descrivendo la situazione che il Comitato stesso intendeva denunciare ai passanti. Nel contempo, gli altri membri del Comitato che affollavano il gazebo allestito per l’occasione, hanno distribuito dei volantini in cui si descrive la storia degli incendi negli ultimi anni a Molfetta, una storia che loro stessi hanno provato a circostanziare meglio con una mappa dei vari episodi, configurata con l’aiuto di Google maps e, soprattutto, di tutti coloro che ricordassero di aver assistito a qualche incendio. 
La parte più significativa del volantino recita così: “Diamo i numeri? Dal 6 febbraio 2008 al primo ottobre 2010: 35 episodi delittuosi, 5 bombe carta, 17 incendi di autovetture, 43 i mezzi andati distrutti dalle fiamme, 9 esercizi commerciali coinvolti in incendi ed esplosioni… e questi sono solo gli episodi denunciati e riportati dalla stampa!” 
Una prima distribuzione del volantino era stata già operata dal Comitato venerdì scorso nelle strade in cui sono avvenuti i più recenti incendi, dove probabilmente i cittadini sono ancora molto sensibili all’argomento. Non è certo confortante sapere che se si lascia la propria auto per strada il mattino dopo potrebbe essere ridotta a uno scheletro di lamiere, magari anche solo per estensione del fuoco che è stato appiccato alla vettura accanto. E ancor più raccapricciante è l’ormai vecchia solfa dell’incendio causato da un cortocircuito, bugia bianca utile per far ottenere un risarcimento ai proprietari da parte delle assicurazioni. Questo vorrebbe dire che tante auto escono dalle più svariate concessionarie con qualche strano difetto di fabbrica che improvvisamente si manifesta anche dopo anni. Difficile a credersi. 
La gente comune, un po’ per creduloneria, un po’ perchè forse non vuole neanche pensare concretamente all’ipotesi di tanti incendi dolosi, in una città come Bitonto, altro teatro di simili frequenti episodi fatti passare per cortocircuiti (almeno un paio accertati negli ultimi quindici giorni, di cui l’ultimo stanotte che ha visto coivolte cinque autovetture in vari luoghi della città), ormai arriva ad affermare che sia stata la pioggia, bagnando il motore, ad aver causato nella notte il cortocircuito. Questo vorrebbe dire che mentre si guida fuori città sotto la pioggia battente, improvvisamente la macchina potrebbe incendiarsi? Ma chi può credere a una simile sciocchezza? 
E’ comprensibile che alcuni dei proprietari delle auto incendiate non siano nelle condizioni economiche alle volte di ricomprarsi un’aut,o per cui si sentono in diritto di non denunciare l’episodio come doloso e far passare la cosa come un cortocircuito per ottenere i rimborsi delle assicurazioni. Anche se questo porta a far passare in sordina certi episodi. Invece bisognerebbe denunciare, perchè la legalità e la sicurezza del tessuto sociale la fanno anche i cittadini. Troppo comodo accettare supinamente le scelte di chi amministra la cosa pubblica, demandando tutto agli scranni di qualsivoglia consiglio, da quello comunale fino a quello dei Ministri. La cittadinanza deve essere attiva, altrimenti poi non è un caso, non solo per colpa “loro” ma anche un po’ colpa “nostra”, se, come ricordato dallo stesso Matteo d’Ingeo nel discorso di domenica, viene approvato un piano del commercio che sostanzialmente ratifica l’inaccettabile status quo e consegna le chiavi della città in mano a chi la deturpa, la abbruttisce, oppure se senza troppa difficoltà arrivano infiltrazioni dei clan baresi, come denunciato in un rapporto della D.I.A. 
Ad onor del vero, c’è da dire che i passanti, domenica, prendevano i volantini, forse li leggevano, molti li conservavano in mano stropicciati, ma di sicuro correvano subito a proseguire il loro sacrosanto struscio domenical;, in pochi si son fermati ad ascoltare con attenzione. Questo tasta il polso del cittadino medio e la dice lunga sulla narcosi generale che sembra essere ancora un mal comune. E tale patologia sociale di gaudio non può darne neanche mezzo.

«Ecco la mappa della città che brucia»

Il Comitato cittadino per la sicurezza e la legalità ieri in corso Umberto

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Potenza di Google maps. La cartina è lì, punteggiata di azzurro. Sono le strade teatro negli ultimi due anni di incendi, esplosioni, fenomeni sospetti.

Presto il grafico sarà implementato, come si dice nel gergo. Tutti sono stati invitati a segnalare altri casi «della Molfetta che brucia».

Domenica, corso Umberto, liceo classico. Il gazebo è affollato, la strada molto meno. Poco più avanti, i giovani del Pdl, che manifestano in onore di Paolo Borsellino e della riforma Gelmini.

La prima uscita pubblica del Comitato cittadino per la sicurezza e la legalità è in realtà la seconda, anticipata venerdì dal volantinaggio nei luoghi dei roghi. Il megafono scandisce le cifre: «Dal 6 febbraio 2008 all’1 ottobre 2010, 35 episodi delittuosi, 5 bombe carta, 17 incendi di autovetture, 43 i mezzi andati distrutti dalle fiamme, 9 esercizi commerciali coinvolti in incendi ed esplosioni».

Molti di questi casi sono stati derubricati a fenomeni di corto circuito o autocombustione. E questo dà a Matteo d’Ingeo il “la” per alternare ironia e preoccupazione. Il coordinatore del Liberatorio Politico dipinge scenari fantascientifici, con Molfetta attraversata da chissà quali campi elettromagnetici, per poi virare su considerazioni che tirano in ballo vicende vecchie e nuove. Alla finestra, è proprio il caso di dire, i cittadini che fino a poche settimane fa assistevano dal balcone di casa ai roghi, pensando al peggio, alla propria autovettura. Adesso le fiamme sembrano essersi spente.

Critiche al fenomeno commercio ambulante: la recente regolamentazione non piace agli attivisti. Come non piace la definizione di Molfetta “città più bella d’Italia”: «Altro che città più bella d’Italia: Molfetta sta morendo, basti vedere il corso Umberto». Una strada semivuota a triste. Il baricentro si è ormai spostato nelle zone commerciali.

Questo «deserto», questi episodi, il «silenzio di gran parte della stampa» (ma anche i partiti non scherzano: c'è solo Beppe Zanna a rappresentare Rifondazione Comunista), i numerosi processi penali in corso, la recente relazione della Direzione investigativa antimafia: c’è chi vuole vederci chiaro, «senza creare allarmismi». «Scriveremo al sindaco. E non escludiamo di rivolgerci al prefetto».

Piano del commercio, ecco la bozza

Lunedì il provvedimento tanto atteso giunge in aula. Quattro le principali novità: vediamole

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di Lorenzo Piasani (www.molfettalive.it/…)

Tutti ne parlano, tutti lo cercano. Molti lo invocano, panacea di tutti i mali, e attendono il consiglio comunale di lunedì. Quando il Piano per il commercio su aree pubbliche arriverà in aula carico di attese, un po’ meno di novità.

Quella che circola al momento è solo una bozza, ma è per molti aspetti sovrapponibile al piano del 2006 e scaduto lo scorso 18 aprile. Un testo, quello approvato allora dal commissario prefettizio Magnatta, criticato un po’ da tutti, a destra e a sinistra. Che aveva autorizzato le postazioni cosiddette “fuori mercato”, e tra i cui paletti è stato difficile gestire la situazione dei commercianti ambulanti, letteralmente esplosa in questi ultimi due anni. Tanto da indurre la magistratura a far rispettare la legge.

Le novità più importanti rispetto a quattro anni fa sono quattro. L’utilizzo di box di 30 mq entro cui sistemare la merce, lo sdoganamento del “mercato diffuso”, con l'aumento delle postazioni a macchia di leopardo in tutta la città, l'istituzione di un nuovo mercato nella zona di espansione e la creazione di una nuova tipologia di area: quella, si legge, «stagionale per la vendita di angurie e meloni in quanto merce voluminosa dal 1 giugno al 15 settembre di ogni anno».

Le premesse del piano sono quelle illustrate dall’assessore Brattoli nel consiglio del 6 novembre dello scorso anno: piazze che hanno variato destinazione d’uso (da mercati a luoghi di svago), «carenza di medie strutture di vendita» e «assenza di strutture mercatali organizzate». L’intenzione, specifica il comune, è quella di creare «strutture di vendita omogenee che consentano di tenere sotto controllo gli spazi occupati per l’esposizione della merce».

Il nuovo piano avrà la durata di quattro anni.

Due le tipologie di autorizzazione. La “A” riguarda le postazioni fisse e dura dieci anni; la “B” quelle mobili, che permette «di effettuare soste per il tempo necessario a servire la clientela, e comunque non superiori a un’ora di permanenza nel medesimo punto, con obbligo di spostamento di almeno 500 metri decorso detto periodo con divieto di tornare nel medesimo punto nell’arco della giornata». Concesse, inoltre, postazioni in aree demaniali.

Nel primo caso, l’autorizzazione non potrà essere rilasciata «a diretto contatto con la superficie stradale» e, nello stesso mercato, non può cumularsi ad altre rilasciate allo stesso commerciante. Al contrario, un ambulante potrà ottenere più licenze per piazze diverse.

Il documento fissa, inoltre, gli orari di vendita (8-13 e 17- 20 per i mercati giornalieri; 8-14 per quelli itineranti e 7-14 per quelli settimanali). 

Quattro le piazze individuate come mercati giornalieri. Tre sono già operanti: Piazza Gramsci (in cui sono disponibili 17 posteggi), Minuto pesce e Madonna dei martiri. Tutta nuova è l’area nella zona di espansione a ridosso dell’ospedale, che dovrebbe accogliere venti postazioni (nove di ortofrutta, cinque di prodotti ittici, due di alimentari, una di somministrazione alimenti e bevande, una di fiori e piante, una macelleria e un’edicola).

In città, le aree consentite dovrebbero essere in tutto sedici. Quattro già operano oggi: il largo Apicella, la piazza nei pressi della parrocchia di S. Achille, l’incrocio tra le vie papa Montini e martiri di via Fani e l’area antistante piazza Minuto pesce. A queste si aggiungeranno: una nuova piazzetta nella 167 (due posti), piazza Mentana (che durante il mandato di Tommaso Minervini fu trasformata in parco giochi), piazza S. Michele (anche qui un ritorno), via Terlizzi angolo Via S. Allende, via G. di Vittorio, via Caduti sul mare angolo via Tridente, via Giovinazzo angolo via Leoncavallo, via cap. De Candia angolo via Cozzoli, viale dei Crociati, parallela via A. Salvucci, via Caduti sul mare angolo via E. Fermi, via G. Salvemini angolo via ten. Marzocca e via Mazzarella.

Le aree stagionali «per la vendita di angurie e meloni» sono state individuate lungo corso Fornari e nel parcheggio dell’ex mattatoio in via Madonna dei Martiri.

Con il voto favorevole dell’aula dovrebbe poi essere riconfermata la destinazione del centro storico a mercatino mensile di antiquariato, delle pulci e amatoriale; di piazza Principe di Napoli a mercatino di collezionisti «con cadenza domenicale periodica o stagionale» (dieci posteggi); e del parcheggio dell’ex Mattatoio a «esposizione e vendita temporanea e occasionale di prodotti dell’artigianato russo e polacco da parte di cittadini dell’Unione Europea».

Viale dei Crociati, la strada alberata che conduce alla basilica della Madonna dei Martiri, anche in questo piano con venti posteggi sarà la sede del mercatino etnico.

Confermate le sedi per la vendita di frutta secca (Madonna dei Martiri angolo via San Carlo e Mameli, via Madonna Delle Rose, piazza Gramsci, via Madonna Dei Martiri angolo via S. Rocco e l’area antistante Piazza Minuto Pesce) e quelle che ospiteranno le bancarelle della festa patronale (quest’anno tracimate fino al corso Umberto).

Alcune sagre avranno una nuova sede: viale dei Crociati e quella del nuovo mercato settimanale. La consueta fiera di San Nicola dovrebbe invece trasferirsi a ponente, in via Cagliero e via Mazzarella. La banchina San Domenico, infine, resterà la collocazione della sagra del pesce. Nota nostalgica: sparisce la fiera degli animali collegata alla festa patronale.

Questo il contenuto del piano che approderà lunedì in consiglio comunale. E il dibattito politico non mancherà.

C’è invece chi non siede in aula, ma qualche dubbio l’ha sollevato lo stesso: il Liberatorio Politico si chiede – dopo le due delibere del sindaco seguite al blitz dei carabinieri, che in alcuni casi hanno autorizzato postazioni nei pressi di aree sequestrate – se Azzollini non abbia ricevuto pressioni da qualche rivenditore per la stesura del piano. Pressioni che, secondo Matteo d’Ingeo, potrebbero aver fatto il paio con le minacce ricevute dal comandante di polizia municipale Gadaleta da un ambulante e alcuni episodi di ordine pubblico (vedere alla voce incendi).