Ambulanti, parla un commerciante: «Situazione sempre più difficile»

Calano i guadagni, chiudono le saracinesche. E il 18 aprile è scaduto il piano del commercio comunale

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di Lorenzo Pisani (www.molfettalive.it/…)

Li vedi spuntare agli incroci di periferia, con la loro mercanzia in vista. Meloni, patate. Frutta e verdura. Primizie.

Per il comune non sono abusivi, lo ha puntualizzato l’assessore al Commercio Anna Maria Brattoli nella sua relazione in consiglio comunale lo scorso 6 novembre: «Pagano regolarmente l’occupazione di suolo pubblico». Giusto, ma quale suolo? Talvolta sembra che la porzione di asfalto loro concessa si allarghi, ma «l’azione di controllo e repressione della polizia municipale è incessante». Nei dieci mesi del 2009 sono stati effettuati 401 controlli ed elevate in tutto 49 sanzioni; 20 i sequestri.

C’è chi ha presentato un esposto alle forze dell’ordine. Al Liberatorio attendono ancora risposta.

Il piano che disciplina il commercio sulle aree pubbliche è scaduto domenica 18 aprile. Gli uffici comunali non hanno provveduto a un suo aggiornamento prima di quella data perchè sarebbe potuto «essere oggetto di impugnativa da parte dei soggetti destinatari». Adesso quindi sarà possibile adottarne uno nuovo il cui iter, affermava l’assessore «sta procedendo con forte anticipo rispetto ai tempi di scadenza del precedente documento di programmazione».

Intanto le saracinesche di chi non è in strada cominciano a chiudere, come fa notare un rivenditore che preferisce restare anonimo, e il perché è comprensibile. Al nuovo piano lui non crede: «È sempre più difficile fare questo mestiere – ammette -. Gli ultimi anni hanno fatto registrare un crollo dei guadagni».

«Affrontiamo quotidianamente spese che per gli ambulanti non sono contemplate. Affitto dei locali, luce, acqua, guanti, oltre alla concessione di occupazione del suolo pubblico. Per legge i nostri locali devono essere dotati di un bagno con antibagno. Nel bagno poi ci dev’essere sempre sapone e carta assorbente. I controlli sono molto rigorosi».

Paese strano l’Italia, e ancor di più Molfetta, dove la normalità assume i caratteri della straordinarietà. Compreso il rispetto delle leggi.

Il commerciante intervistato rilascia regolare scontrino fiscale: «Sfido gli altri a dimostrare altrettanto». Ma chi sono questi altri? «Non mi faccia fare nomi, anche perché sono già conosciuti da tutti».

Perché un acquirente, sempre alla caccia dell’offerta, non dovrebbe acquistare la merce esposta in strada? Spesso è più conveniente. «Non è detto che costi meno, almeno non per tutti i prodotti. Ciò che fa la differenza sono le sue condizioni: per legge siamo obbligati al rispetto della normativa Haccp, un sistema di autocontrollo che previene problemi igienici e sanitari.

La nostra frutta e la nostra verdura è riposta nelle celle frigorifere. Quella degli ambulanti è in strada, coperta nelle ore serali da un telo. Con qualsiasi condizione atmosferica».

Si guarda con nostalgia ad alcune piazze. Chiuse in passato per motivi igienici o di ordine pubblico: «La nostra vocazione è quella. Da questo nuovo piano non mi aspetto granché. Un suggerimento comunque l’avrei: perché non si controllano anche gli agricoltori che vendono al dettaglio sull’uscio di casa? Siamo certi che quelli siano i prodotti dei loro orti?».

Vallo a spiegare ai molfettesi, che affollano gli ambulanti incuranti di queste critiche. In fondo in una città che sembra aver dato un prezzo a tutto, è l’applicazione del libero mercato.

 

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