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Qualcuno continua a dire che a Molfetta non c’è la mafia, eppure la D.I.A. si occupa di noi

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“Nella prima decade di aprile, a Molfetta, nell’ambito dell’operazione convenzionalmente denominata «Black out», in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip di Trani (Proc. Pen. 2060/07-21 e 4448/07 GIP del Tribunale di Trani) sono stati notificati cinque provvedimenti restrittivi, due in carcere e tre agli arresti domiciliari; altre cinque persone sono state iscritte nel registro degli indagati.
I reati contestati sono, a vario titolo, usura e dichiarazioni fraudolente, mediante l’uso di fatture per operazioni inesistenti.
I provvedimenti cautelari hanno attinto, tra gli altri, il titolare di un’impresa termoelettrica, considerato elemento apicale dell’organizzazione, ed il titolare di una tabaccheria di Molfetta.
Il gruppo praticava tassi di interesse del 48% annuo.
Il giro d’affari, inoltre si realizzava con il contributo di altri familiari e prestanomi nullatenenti, messi a capo di 19 aziende con sedi in Puglia, Veneto e Friuli Venezia Giulia.
Gli assegni per i pagamenti usurai venivano emessi da piccoli imprenditori, con la copertura di fatture relative ad operazioni inesistenti.
Il sodalizio criminale ha subito anche il provvedimento di sequestro di beni mobili e immobili.”

Ciò che avete appena letto non è uno dei soliti comunicati stampa che annunciano l’ennesimo fatto criminale nella nostra città, ma è uno stralcio della relazione del primo semestre 2008 della D.I.A. – Direzione Investigativa Antimafia.

Il documento fornisce informazioni e dati sia sulle organizzazioni mafiose italiane, sia su quelle straniere (albanese, cinese, nigeriana, magrebina e nord africana, sudamericana, romena, bulgara, russa, turca).
La D.I.A rileva come nel semestre in esame le mafie abbiano dimostrato “notevoli capacità di infiltrazione nel mondo imprenditoriale e nella pubblica amministrazione locale, servendosi di agili forme reticolari e sofisticati metodi collusivi e corruttivi”.
Nella trattazione delle attività criminali della Puglia, a pag. 262, parla anche di Molfetta e del fenomeno dell’usura.
Nell’aprile scorso furono cinque le persone arrestate, tutte incensurate e  molfettesi, accusate a vario titolo di usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti e frode fiscale; Giacomo Germinario imprenditore 45enne di Molfetta, capo della holding, la moglie 43enne Marianna De Bari, il “fiduciario” 39enne titolare di una tabaccheria del posto Cosimo La Forgia, Damiana De Bari la cognata 52enne dell’impresario capo della holding e suo marito 56enne Michele Picaro.
Tra usura, voto di scambio e la ripresa dello spaccio della droga, il nostro tessuto sociale sembra ormai inquinato dal malaffare. Chiediamo al nostro Sindaco di relazionare in consiglio comunale sui gravi fatti criminali che stanno interessando la nostra città e di farci conoscere quali sono le attività che l’amministrazione comunale intende patrocinare per evitare che il nostro tessuto produttivo sano sia contaminato dalla criminalità più o meno organizzata.

Nuova aggressione alla libertà di stampa

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“Stavamo solo lavorando”
, crediamo che in queste semplici parole ci sia il senso della gravità di quanto accaduto nella sede di Corato della redazione centrale del LiveNetwork.it.
Mentre lavoravano, il direttore e i suoi collaboratori non hanno avuto il tempo di proferire parola ed in pochi minuti sono stati aggrediti e picchiati.

In un comunicato stampa lo Staff di LiveNetwork.it. ha così riferito sui fatti:

“Poco dopo mezzogiorno (del 15 luglio) e dopo una telefonata di minacce ricevuta poche decine di minuti prima, due giovani accompagnati dalla fidanzata di uno di loro, hanno fatto letteralmente irruzione nel cuore del nostro giornale. 

Senza neppure il tempo di proferire parola ed in pochi, devastanti minuti, i nostri giornalisti sono stati aggrediti e picchiati. Computer, scrivanie e tutto quanto a tiro, travolti e distrutti.
Chiari i riferimenti degli aggressori ad un articolo pubblicato martedì su AndriaLive.it, una delle quattordici testate online che compongono il LiveNetwork.it, in cui si raccontava di una importante operazione antiusura condotta dai Carabinieri fra Trani ed Andria. 


Una notizia pubblicata dopo che il Comando Provinciale dei Carabinieri di Bari aveva confermato le accuse in una nota diffusa nella mattinata di ieri. 


Fra gli arrestati, Savino Zinfollino. Ad irrompere in redazione, i suoi due figli, Gloriano di 28 anni e Alessandro di 22, rintracciati pochissimo tempo dopo dai Carabinieri ed arrestati con le accuse di percosse, danneggiamento aggravato, violenza privata e violazione di domicilio. 


Il nostro direttore, Mario Lamanuzzi, è tuttora ricoverato in ospedale con un trauma cranico ed escoriazioni varie. Altri due colleghi sono stati costretti a ricorrere alle cure dei sanitari: per loro alcuni giorni di prognosi. 

Oggi pubblichiamo su tutte le homepage dei nostri portali questo articolo in primo piano, perchè crediamo che l’attacco ad una testata sia un attacco a tutti i giornali.

Ringraziamo tutti coloro che in queste ore ci hanno fatto pervenire messaggi di vicinanza e solidarietà, a cominciare dall’Ordine dei Giornalisti. 

Facciamo nostre le parole del presidente nazionale dell’unione cronisti che, oltre ad esprimere condanna e solidarietà, ha affermato che «il lavoro dei cronisti non si piegherà mai ad alcun tentativo da parte della criminalità di condizionare o di impedire la libertà di stampa». 

Noi non ci piegheremo.
Noi ci uniamo alla condanna del grave episodio ed esprimiamo  una sincera e forte solidarietà a tutta la redazione centrale e a quella di MolfettaLive .

Riportiamo di seguito la notizia che è all’origine della  grave aggressione perché è la conoscenza dei fatti e delle persone che devono servire ad isolare la sottocultura che alimenta ogni fenomeno mafiogeno.

***

Prestiti al 210%, 2 arresti e 3 denunce dei Carabinieri ad Andria

Bliz Antiusura – oltre 6 milioni di euro il valore di beni sequestrati nei confronti di titolari e collaboratori di una concessionaria andriese di auto.

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Sequestri per oltre 6 milioni di euro tra beni mobili ed immobili, 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 3 indagati per "associazione a delinquere finalizzata all´usura" è il bilancio dell´operazione eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Trani all´alba odierna. 

Il patrimonio illecito – composto da terreni, attività commerciali come un lido balneare sul lungomare di Trani, 17 immobili tra cui ville ed appartamenti, 7 autovetture di grossa cilindrata tra cui un fuoristrada Hummer, 1 Harley Davidson, barche, quote societarie e 11 conti correnti – appartiene al 63enne andriese Savino Zinfollino ed al 66enne tranese Antonio Imperiale, entrambi titolari della "Prestige Auto" di Andria. 


I due elargivano prestiti in cambio di assegni postdatati con importi maggiorati degli interessi mensili fino al 18%. Il meccanismo si realizzava con il contributo di "procacciatori d´affari". 


Nel corso delle indagini, avviate a seguito del tentato omicidio di un commerciante di Bisceglie attinto la sera del 15 settembre 2007 da tre colpi di arma da fuoco, si accertava l´utilizzo di frasi convenzionali – "effettuare il passaggio di proprietà", "aggiornare i documenti contabili" – quando i malcapitati ricorrevano agli strozzini per ottenere prestiti e non acquistare autoveicoli.
Infatti gli accertamenti hanno evidenziato come la "Prestige Auto" non era altro che la copertura data ai traffici illeciti dei titolari. 


I provvedimenti sono stati emessi dal G.I.P. del Tribunale di Trani, dott. Francesco Zecchillo su richiesta dei P.M. dott. Nicola Barbera e dott. Giuseppe Maralfa.

I numeri dell´indagine: 



  • ­ 70 Carabinieri impegnati nel blitz odierno; 


  • ­ 1 sodalizio criminale sgominato; 


  • ­ 2 ordinanze di custodia cautelare in carcere e 3 avvisi di garanzia per "associazione a delinquere finalizzata all´usura"; 


  • ­ 55 capi d´imputazione; 


  • ­ più di 30 usurati identificati; 


  • ­ 6 milioni di euro il valore dei beni mobili ed immobili sequestrati. 


Ecco cosa è stato sequestrato dai CC rispettivamente a


Zinfollino Savino:


  • ­ quote societarie della "PRESTIGE AUTO SRL"; 


  • ­ ristorante/lido balneare, sito in Trani Via Lungomare Cristoforo Colombo; 


  • ­ fuoristrada HUMMER H3, 3 autovetture tra cui un Audi A4, una Smart ed una Fiat panda 1000; 


  • ­ 1 moto Harley Davidson ed 1 Honda VFR 750; 


  • ­ fabbricato sito in Andria Strada Statale 69 di Val Cecina (211 m.q.); 


  • ­ 3 fabbricati sito in Andria Strada Statale 98 (211 m.q. cadauno); 


  • ­ fabbricato in Andria Corso Cavour (9 vani); 


  • ­ fabbricato in Trani Lungomare Cristoforo Colombo (2.5 vani); 


  • ­ fabbricato in Trani Via Grado (7.5 vani); 


  • ­ fabbricato in Trani Via Lungomare Cristoforo Colombo (16 mq); 


  • ­ fabbricato in Andria P.zza Di Vittorio (3.5 vani); 


  • ­ fabbricato in Andria Via Guicciardini (6 vani); 


  • ­ 2 fabbricati in Andria Via Perugia (176 mq e 2,5 vani); 


  • ­ deposito custodia titoli presso la Banca Intesa San Paolo di Andria dell´importo di 120.000 euro; 


  • ­ impresa individuale con sede legale in Andria, Via Corato SS.98 ; 


  • ­ 2 terreni (vigneto e seminativo) sito in agro di Poggio Imperiale (Fg); 


  • ­ 8 terreni (uliveti mandorleti e vigneti) siti in Andria; 

­ gommone ormeggiato a Trani; 


  • ­ 2 c/c presso la Banca Popolare di Milano
  •  di Andria; 


  • ­ 2 c/c, 1 libretto dep.risp, 1 fin. cred. Fondiario ed 1 fondo comune di investimento presso la Banca Intesa San Paolo di Andria; 


  • ­ c/c presso la BNL di Andria; 


  • ­ 2 c/c presso la Banca Intesa San Paolo di Trani; 





Antonio Imperiale 



  • ­ quote societaria della "PRESTIGE AUTO SRL" ; 


  • ­ autovettura/fuoristrada SSANGYONG Rexton; 


  • ­ 3 fabbricati in Trani Via E. De Nicola (8 vani, 87 e 63 mq.); 

­ fabbricato in Trani Via Gramsci (46 mq); 


  • ­ unica unità immobiliare composta da 1 fabbricato e 2 terreni in Trani alla località Donna Lavinia; 

  • ­ 2 autovetture Fiat nuova 500 e Renault Twingo; 


  • ­ 2 terreni (vigneto e seminativo) in Poggio Imperiale (Fg); ­ gommone di 7 metri con motore fuoribordo; 


  • ­ polizza accesa presso la ALLEANZA ASSICURAZIONI     (valore 40.000 euro); 


  • ­ c/c presso la Banca Popolare di Milano di Andria. 



entrambi: 


  • ­ c/c presso la Banca Popolare di Milano di Andria; 


  • ­ c/c ed 1 portafoglio commerciale presso la Banca Popolare di Puglia e Basilicata; 


  • ­ c/c presso la Banca Popolare di Milano di Andria 



Una terza inchiesta per voto di scambio a Molfetta

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Mentre il 17 giugno riprenderà il processo a carico del neo assessore Vincenzo Spadavecchia per il presunto reato di voto di scambio e a settembre riprenderà il processo “Amato + 5” per presunto voto di scambio ed altri reati, oggi apprendiamo dalla Gazzetta del Mezzogiorno, in un articolo a firma di Lucrezia d’Ambrosio, di un altro filone d’indagine, per voto di scambio, condotta dal sostituto procuratore della Repubblica dott.ssa Carla Spagnolo. Già una trentina di persone ascoltate e assistiti dai loro avvocati.
”Tutti, a vario titolo, rispondono di voto di scambio. In pratica, in cambio del loro consenso elettorale e di un certo numero di voti, avrebbero ricevuto qualcosa come tornaconto.
Al momento non si conosce l’identità del candidato destinatario del pacchetto di voti. In Procura bocche cucite anche sulla identità degli indagati. I fatti contestati risalirebbero al turno elettorale per le comunali del 2006. Secondo indiscrezioni i nomi delle persone, ora iscritte nel registro degli indagati, erano appuntanti con dovizia di particolari relativi alla tipologia di «baratto», su un quaderno, una sorta di agenda, sequestrata dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di Molfetta, tra novembre e dicembre del 2007, nel corso di una perquisizione a carico del principale indagato in un’altra inchiesta che poi ha portato, ad aprile scorso, all’arresto di cinque persone. In quel caso furono contestati i reati di usura e frode fiscale. Nulla a che vedere con l’inchiesta scaturita dal ritrovamento del «quaderno»".

In questa estate, che sarà ancora “più calda” del solito, scopriremo forse chi, oltre le dita, nel barattolo di Nutella ci ha messo anche le mani.