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Il piano del commercio voluto dalle "famiglie"

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La recente approvazione del “Piano comunale per la disciplina del commercio su aree pubbliche” e le ultime dichiarazioni del Dirigente comunale con delega al commercio, dott. Mimmo Corrieri, meritano un’attenta riflessione.
Molto spesso abbiamo ascoltato, in questi ultimi mesi, per bocca di dirigenti comunali e consiglieri di maggioranza che il Piano precedente era stato firmato dal Commissario Prefettizio nel 2006 e che l’attuale maggioranza non ha alcuna responsabilità per la situazione dell’ambulantato diffuso, più o meno abusivo, per cui sono state necessarie ben due operazioni di polizia ordinate dalla Procura di Trani per riportare, momentaneamente, la situazione alla normalità
Due operazioni antiabusivismo “straordinarie”, dal momento che le attività ordinarie di controllo, della polizia annonaria, erano diventate pressoché impossibili per le minacce che gli agenti hanno dovuto subire quasi quotidianamente da parte dei soliti noti, ma soprattutto, per la mancanza di indirizzi politici che, questa amministrazione comunale e il suo sindaco viaggiatore, non hanno mai voluto ordinare per prevenire la degenerazione che è sotto gli occhi di tutti.

Ci sono alcuni punti, in questa storia, che andrebbero approfonditi.
Un commissario Prefettizio avrebbe dovuto occuparsi, nei pochi mesi di supplenza tecnica degli organi di governo comunale, solo delle attività di ordinaria amministrazione, urgenti e non prorogabili, invece qualche dirigente comunale gli ha fatto firmare un piano del commercio introducendo qualche nuova postazione rispetto a quelle precedenti, forse dettate, come è avvenuto in questi mesi, da qualche “famiglia”.
Un piano del commercio, come potrebbe essere un piano regolatore, una variante ad esso o altra scelta strategica comunale, è materia prettamente politica oltre che amministrativa ed è giusto che sia deliberata da un organo collegiale politico qual è un consiglio Comunale democraticamente eletto.
Quindi il Commissario Prefettizio avrebbe potuto, per correttezza, prorogare per qualche mese le autorizzazioni scadute fino a quando il nuovo consiglio comunale non fosse stato in grado di varare il nuovo piano del commercio, così come è avvenuto in questi giorni in cui la massima assise comunale ha varato il piano sei mesi dopo la sua scadenza.
Le anomalie, tutte molfettesi, del cosiddetto “mercato diffuso” sono state introdotte già dal precedente piano e in quattro anni l’amministrazione comunale avrebbe potuto benissimo correggere ciò che abbiamo visto proliferare sul territorio comunale, in spregio al decoro civico, al codice della strada e all’igiene pubblica.
Il piano di commercio approvato non ha alla base alcun tipo di studio di settore, verifiche e analisi dell’esistente, o indagini di mercato; anzi, nella premessa al piano, si afferma che lo stesso “pone rimedio alla desertificazione commerciale del centro cittadino” giustificando la scelta del “mercato diffuso” sulla base della "domanda che proviene dalle famiglie”. Non ci risulta, né che il centro cittadino sia “desertificato” dal punto di vista dell’offerta commerciale alimentare, né che ci sia stata una indagine preventiva con questionari o altro strumento d’indagine, con l’obiettivo di monitorare una richiesta sociale.

Ci sentiamo solo di affermare, non tanto ironicamente, che “l’unica domanda che proviene dalle famiglie”, che il sindaco ha ascoltato, è stata quella di alcuni componenti di certe famiglie a cui è stato concesso di occupare postazioni di ambulantato non più itinerante, ma fisso, prima ancora che il piano fosse approvato. Anzi possiamo affermare con certezza che alcune famiglie hanno richiesto e ottenuto, con metodi non tanto normali, postazioni diverse dal piano; altre ancora continuano ad occupare postazioni abusive.
E’ vero, dott. Corrieri, questo “mercato diffuso” è allo stesso tempo una anomalia ed una peculiarità tutta molfettese, non dettata da esigenze amministative, urbanistiche o commerciali, ma volute ed imposte da una piccola parte di commercianti che puntavano forse a rioccupare una piazza a loro tanto cara.

Il dott. Corrieri, qualche anno fa, ha riferito al coordinatore del Liberatorio, che se non fosse stato per qualcuno che, nella Giunta Comunale, frenava l’operazione, Piazza Paradiso sarebbe ritornata nelle mani delle stesse famiglie a cui era stata sottratta nel 1992 dopo l’omicidio Carnicella (anche allora con un blitz dei Carabinieri, che avevano accertato numerose irregolarità di natura igienico-sanitaria e amministrativa).
Allora parlò di box che erano già all’attenzione dell’amministrazione; ci chiediamo se non siano gli stessi che il sindaco vuole regalare agli ambulanti itineranti che nel frattempo sono diventati a posto fisso.
Se tutto ciò fosse vero ci asteniamo da qualsiasi commento, sperando solo che il sindaco Azzollini ci dica almeno da dove prenderà i soldi per regalare i box ai suoi ambulanti e come si giustificherà con i commercianti che pagano da sempre le tasse e rispettano le leggi dello stato. L’unica loro colpa è quella di essere stati onesti e di non essere stati mai in galera?

Criminalità, ce n’è troppa o poca?

Molfetta città a criminalità zero oppure città dalla sicurezza pubblica precaria? Su questo dilemma si registra una inedita polemica tra il movimento Liberatorio Politico di Matteo d’Ingeo e l’associazione provinciale Antiracket guidata da Renato de Scisciolo.
Per l’associazione che affianca gli imprenditori pugliesi nella battaglia contro il pizzo, Molfetta è una città sostanzialmente tranquilla sotto il profilo della sicurezza nelle strade. Lo confermerebbero i dati ufficiali sui reati che avvengono a Molfetta rapportati a quelli di altre città: da queste parti sono fortunatamente rari gli omicidi, mentre gli altri reati risulterebbero entro parametri fisiologici.
Concetti ribaditi recentemente durante un convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much. L’immagine di Molfetta che è emersa dall’incontro è quella di una città immune dalla presenza della grandi organizzazioni criminali. Anche i copiosi investimenti nella zona artigianale e nella zona industriale, con gruppi imprenditoriali provenienti da fuori regione, sarebbero una conferma di quanto il territorio molfettese sia allettante per il mondo delle imprese.
Tesi rigettata dal Liberatorio Politico che della battaglia per la legalità fa da sempre una propria bandiera. “Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, noi invece viviamo a Molfetta e ne siamo a conoscenza. Molti di noi – si legge ancora sul blog del Liberatorio – hanno vissuto in ‘prima linea’ negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari”.
Insomma, per D’Ingeo la realtà è che Molfetta sta attraversando “un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità”.
Intanto, resta un invito rivolto all’Associazione Antiracket Provinciale “ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale”.
 
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Una piccola nota a margine di questo articolo senza firma apparso su Barisera del 27 ottobre 2010. Ci sembra imprecisa e fuorviante l'informazione data a proposito della situazione molfettese e in particolare di un fantomatico  "convegno – intitolato “Mafia in Puglia” – che il presidente dell’associazione provinciale Antiracket Antimafia ha tenuto insieme con il console generale di Germania a Napoli, Christian Much". Si tratta invece di un incontro svolto alle 14.30 del pomeriggio, a porte chiuse e riservato alla stampa. Le poche informazioni conosciute sono state portate fuori da qualche giornalista affamato, vista l'ora. Non c'è mai stato un manifesto cittadino o qualsivoglia invito che favoriva la partecipazione dei cittadini. Del resto l'associazione Antiracket molfettese e provinciale ci ha abituati a questo tipo di iniziative. Evidentemente l'attività principale della stessa è quella di costituirsi parte civile nei vari processi di usura sparsi un po' ovunque in provincia e in regione forse per dar lavoro agli avvocati che ne fanno parte. Per il resto l'attività dell'associazione è sconosciuta ai cittadini e nè si conoscono iniziative di denuncia e proposte per la crescita della cultura della legalità.

La criminalità a Molfetta

Antiracket

“La criminalità a Molfetta è circoscritta a fenomeni fisiologici, che rientrano nelle normali dinamiche di un popoloso centro urbano… Quel che accade quotidianamente a Molfetta non è sicuramente sintomatico di una situazione di compromissione dell'ordine pubblico. I reati predatori, con l'aumento degli squilibri sociali ed economici è destinato ad aumentare, come è già accaduto in tutti i territori.”

Queste non sono parole di un alieno, di passaggio da Molfetta, ma sono la sintesi di alcune dichiarazioni, riportate dalla stampa locale, del presidente dell’Associazione provinciale antiracket, Renato De Scisciolo.
Noi non sappiamo dove vive il sig. De Scisciolo e che conoscenza abbia della situazione delinquenziale e criminale molfettese, invece i componenti del LIBERATORIO Politico vivono a Molfetta e ne sono a conoscenza.

Molti di noi hanno vissuto in "prima linea" negli anni ’90 e sanno cosa è accaduto in città grazie alla sottovalutazione dei fenomeni di micro e macrocriminalità, non solo da parte di certa parte politica, ma anche delle forze dell’ordine che ritenevano, allora, la situazione molfettese non allarmante rispetto a tanti altri comuni della provincia di Bari.
Noi dissentiamo completamente da questo pensiero e da questa analisi e riteniamo invece che Molfetta, come purtroppo è avvenuto in passato, viva un momento di grande degrado morale e civile dove trovano terreno fertile micro e macro-criminalità.
Pertanto invitiamo l’Associazione Antiracket Provinciale ad occuparsi della realtà molfettese organizzando conferenze pubbliche in orari più consoni alla partecipazione dei cittadini in modo che ci si possa confrontare pubblicamente sui temi della criminalità locale. 

San Silvestro e Santa Barbara. Il video dei botti in piazza Paradiso

Il capodanno a piazza Paradiso. Le immagini e il video

Immagini

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Guarda il video



https://i1.wp.com/molfettalive.it/imgnews/botti.JPG

di La Redazione (www. molfettalive.it/…)

Quanti volti ha Molfetta? Il duomo, il Borgo? Il Pulo? La zona industriale sempre più vasta? Il vecchio e il nuovo? Le periferie-dormitorio? I grandi concerti che le altre città ci invidiano? Le mille associazioni culturali? I partiti che nascono, crescono e cambiano colore? I grandi successi sportivi?

Mille volti ha Molfetta. Anzi, no, forse di più, uno per ciascun suo abitante.

Chiaroscuri di una città che cambia più in fretta di quanto si vorrebbe. Tra questi, un volto crea più rumore e scompiglio.

Ciò che accade ogni notte di San Silvestro in piazza Paradiso ha il colore nero della polvere da sparo e dell’anima ignorata-ricacciata-rinnegata della città.

Tutti sanno, molti preferiscono fuggire o non vedere. Pochi gioiscono, applaudono, esultano, gridano al termine delle esplosioni. Re di un quartiere fantasma, ingombrante-ignorato-ricacciato-rinnegato.

Ogni anno il rito si compie. C’è il rischio di assuefarsi al dramma, viverlo come un male inevitabile – forse necessario per i successivi 364 giorni del calendario.

Raccontarlo può apparire superfluo. Abbiamo già visto tutto, abbiamo già commentato; criticato, analizzato. Ma non ancora sentito, fino ad oggi.

Il volume parla da sé. Alziamolo al massimo, per vivere quelle emozioni. Dalla scrivania di casa o dell’ufficio, tra una chiacchiera e l’altra. O da soli.
Il volume che copre altri silenzi, quelli che fanno più rumore.

Il fumo, acre, quello no. Per quello non c’è tecnologia in grado di replicarlo. Basta aspettare un altro anno.

Messaggio di fine anno e un po’ per il nuovo

di Matteo d’Ingeo

Ancora una volta il sindaco senatore presidente di Molfetta, Antonio Azzollini, si è lasciato rapire da Internet e dalle nuove tecnologie della rete e per la seconda volta è apparso on-line sul sito ufficiale del Comune di Molfetta in un video trasmesso anche dai network locali.
Un messaggio di fine anno un po’ più dimesso rispetto a quello del 2008 non solo per l’assenza di immagini che arricchivano le sue parole ma anche nel look è apparso trasandato. Mentre l’annuncio in rete e nei manifesti in città lo ritraevano in giacca blu, cravatta e ben pettinato, il sindaco si è presentato ai suoi concittadini nel suo consueto abito dai colori spenti, senza cravatta e pensieroso in volto.
Forse il travestimento era funzionale all’ennesimo discorso sul risanamento del bilancio comunale, rigoroso, serio, trasparente, che consentirà presto di tornare a fare investimenti e ad avere ancora un po’ più di spesa per le fasce deboli della nostra città. Sono cose che ascoltiamo da anni ma ancora non si sono visti i fatti. L’anno scorso, il sindaco, aveva espresso un desiderio luminoso, ricordate: “… il mio desiderio è che un raggio di luce possa entrare in tutte le famiglie della nostra città e che si avvertano il meno possibile i morsi della crisi economica…”.
Ebbene, gli unici raggi entrati nelle case dei molfettesi furono, come è stato già detto, l’azzurro dei lampeggianti delle forze dell’ordine, dei mezzi di soccorso e dei fragori del tritolo; e non è passato giorno, che non ci fossero auto incendiate, senza parlare dei cassonetti incendiati o degli atti vandalici.
Questi sono i fatti, mentre si continuava e si continua a sostenere di aver migliorato la vivibilità e la sicurezza in città.
I molfettesi, invece, in queste festività hanno goduto, è un modo di dire, per un’eccellente iniziativa di questa amministrazione per cui veramente le case di ogni quartiere si sono illuminate.
Lo ha dichiarato con soddisfazione l’assessore al Marketing Territoriale, Giacomo Spadavecchia: 

«Per la prima volta Molfetta si presenta interamente illuminata con un impianto unico ed omogeneo… le reazioni dei molfettesi sono state immediatamente positive, in tanti mi hanno fatto notare che quest’anno Molfetta è la città più illuminata e bella della provincia. Ma il nostro obiettivo è anche quello di rilanciare lo shopping di prossimità offrendo un’immagine della città più accogliente e gradevole, realizzando così luoghi di aggregazione come alternativa ai centri commerciali; le luminarie creano una scenografia fatta di luce e colori ma rappresentano anche un investimento che anticipa l’idea del grande Ipermercato all’Aperto. Crediamo in questa strategia che punta al rilancio del commercio attraverso la realizzazione di un ambiente fisico e un contesto di vivibilità affinché diventino il vero valore aggiunto per questa categoria. Stiamo lavorando per mettere a punto un quadro generale che tocchi temi decisivi come l’arredo e la viabilità: iI progetto esecutivo è giunto ormai a una fase avanzata e sarà approntato già a partire dal 2010…».

Non tutti i cittadini sanno che questa grande iniziativa del sindaco e dell’assessore al marketing è costata alle casse comunali ben 41.000 euro escluso l’IVA e l’erogazione dell’energia elettrica. Le motivazioni contenute nella delibera di Giunta n. 334 del 14.12. 2009, con cui si è concesso questo contributo alla Molfetta Shopping, associazione delegata dalle associazioni di categoria a collaborare con l’azienda installatrice sono state queste: “… per attivare dinamiche di attrazione atte al rilancio del commercio in città onde contrastare il fenomeno che vede i centri commerciali i siti privilegiati per lo shopping; che la concezione a cui affidare la possibilità di favorire lo shopping natalizio in città è quella di rendere le strade punto di aggregazione, offrendo ai visitatori ed ai cittadini l’immagine di una città gradevole, accogliente e luminosa…”.

E’ inutile commentare queste motivazioni, sicuramente il sindaco nel prossimo messaggio augurale ci relazionerà sui benefici che questo importante atto amministrativo avrà portato ai commercianti e ai cittadini molfettesi. Ci piacerebbe sapere anche il nome della fortunata ditta che a trattativa privata ci ha illuminato i cuori e le strade per la modica spesa di 41.000 euro.

Ma non è tutto. Chiediamo da anni di organizzare in Piazza Paradiso un evento culturale di richiamo turistico, almeno il 31 dicembre, in modo da occupare simbolicamente il territorio obbligando le forze dell’ordine a presidiare la Piazza e le strade limitrofe, e invece niente. Anche per questo capodanno assisteremo al penoso e incivile spettacolo realizzato da “esplosivi attori” e “sputafuoco” di strada.

L’elenco delle cose non fatte e di quelle fatte male in questo 2009 lo faremo in un altro momento, parleremo dei lavori del nuovo porto, parleremo della nuova zona industriale, parleremo dello sminamento degli ordigni bellici, parleremo dei rinvii a giudizio di assessori dei processi in corso per voto di scambio, ecc, ecc; oggi ci preme ricordare ciò che ha distinto questa amministrazione comunale per inefficienza, gravi omissioni e cattiva gestione del territorio. E’ stato presentato il 24 dicembre u.s. l’ennesimo ed ultimo esposto sull’occupazione abusiva di strade e marciapiedi da parte di noti commercianti ambulanti. Lo denunciamo ancora a voce alta; questa amministrazione e quella precedente, che è sempre targata Azzollini, hanno permesso ad alcune famiglie di commercianti di occupare la città, speriamo non a fini elettorali; questa sì che è la vergogna di questa città con cui il sindaco non ha il coraggio di confrontarsi. Il sindaco e i suoi preposti non hanno il coraggio di smantellare ciò che loro hanno creato perché, a Molfetta, chiamarsi Andriani, Magarelli, Fiore, De Bari oppure Diniddio o essere stato componente di una delle famiglie che negli anni ’90 ha tenuto in scacco l’intera città con lo spaccio della droga, è un merito e gli uffici giudiziari raccomandano alle istituzioni locali di favorire il loro reinserimento nel mondo del lavoro.
Nulla da eccepire contro questa raccomandazione, lo abbiamo detto tante altre volte, ma offrire un’opportunità lavorativa non deve rappresentare per questi signori un motivo per ignorare le regole della civile convivenza, rendere indecorosa la zona che occupano e con arroganza raddoppiare e o triplicare l’occupazione del suolo pubblico senza pagare la tassa per l’occupazione del suolo pubblico. Il sindaco, il comandante della Polizia Municipale e certi agenti di polizia questo lo sanno, ma nonostante l’annuncio di controlli a tappeto contro l’abusivismo questi signori sono sempre al loro posto da anni e ancora oggi. Certi Agenti di polizia municipale non vanno in giro a stanare e multare recidivi abusivi che da anni occupano marciapiedi e strade in palese violazioni al codice della strada o a fermare bulli di periferia che scorrazzano senza casco esibendosi in pericolose e acrobatiche evoluzioni su moto, oppure falsi invalidi che occupano abusivamente le zone blu o le zone riservate ai veri disabili; macchè, i nostri agenti invece lasciano sul parabrezza di qualche malcapitato automobilista che ha parcheggiato in via Di Vagno, una strada di periferia larghissima a doppio senso di marcia, una multa di 38.00 euro per “SOSTA CONTROMANO”.

Il Comandante della Polizia Municipale, prontamente interpellato, stenta a credere che un suo agente abbia emesso una simile multa interpretando, molto liberamente, il comma 2 dell’art. 157 del codice della strada che così recita: “Arresto, fermata e sosta dei veicoli:
"Salvo diversa segnalazione, ovvero nel caso previsto dal comma 4, in caso di fermata o di sosta il veicolo deve essere collocato il piu’ vicino possibile al margine destro della carreggiata, parallelamente ad esso e secondo il senso di marcia. Qualora non esista marciapiede rialzato, deve essere lasciato uno spazio sufficiente per il transito dei pedoni, comunque non inferiore ad un metro. Durante la sosta, il veicolo deve avere il motore spento”.

Viene spontaneo chiedersi come certi agenti non interpretano allo stesso modo il codice della strada per tutti i cittadini, per tutte le autovetture parcheggiate “contromano” e in tutte le strade cittadine a doppio senso di marcia? Eppure lo stesso agente come altri passano quotidianamente da via Baccarini, via Ten. Fiorino oppure via Cap Magrone, o da tante altre strade cittadine da sempre interessate alla sosta contromano. Perché l’Agente X in servizio di pattugliamento in via Di Vagno, oltre a multare la “sosta contromano” non ha multato il commerciante ortofrutticolo che in violazione al codice della strada occupa strada e marciapiede in virtù di una discutibile autorizzazione rilasciata in prossimità di una centralina di controllo del gas. Nessun agente municipale ha mai fatto rimuovere una struttura in ferro presente da mesi nei pressi dello stesso commerciante che occupa il sito stradale. Carissimi concittadini se non avete come cognome Andriani, Fiore, Magarelli o De Bari fatevelo regalare dalla prossima Befana, a Molfetta può essere utile.

L’ultimo pensiero è rivolto al sindaco senatore presidente Azzollini; è diventata una moda rivolgere dieci domande a chi governa e noi lo abbiamo già fatto nel 2008, in tempi non sospetti, e lo facciamo ancora oggi, sperando che il sindaco non voglia rispondere, così come ha fatto il suo presidente Berlusconi, attraverso un libro di qualche suo suddito, noi ci accontentiamo di una risposta pubblica. Più che domande sono delle richieste che in un anno non hanno avuto risposte e molte delle quali sono state accompagnate da dettagliati esposti:

1) Si faccia promotore presso il Governo di qualche azione istituzionale atta a bloccare la ricerca di petrolio sul litorale pugliese nei 7 punti di prospezione tra cui la città di Molfetta. Nei nostri fondali non c’è petrolio e le prospezioni sismiche a colpi di proiettili ad aria (tecnicamente air gun) comprometterebbero ancora di più il fragile ecosistema del nostro mare già distrutto dall’alga tossica, bombe chimiche e navi di veleni.

2) Si chieda al Governo di poter interrompere i lavori per la costruzione del nuovo porto e di utilizzare i finanziamenti già stanziati per risanare lo specchio d´acqua del litorale di levante per liberarlo dalle migliaia di bombe all´iprite che stanno minacciando seriamente la nostra vita e quella delle nuove generazioni. A che servirebbe un nuovo porto commerciale a Molfetta se la vita dei suoi cittadini e la sua economia è ad alto rischio per la morte del proprio mare?

3) Si presenti spontaneamente ai giudici del Tribunale di Trani e riferisca loro com’è stata costruita la Centrale Powerflor, così come ha fatto pubblicamente a Bisceglie nel luglio u.s.

4) Si metta mano, da subito, al piano delle coste, prima dell’estate, smantellando tutto ciò che di abusivo è stato costruito fino ad oggi dalla prima Cala a Torre Gavettone.

5) Si predisponga la revisione del Piano Comunale per la Disciplina del Commercio su aree pubbliche, nella parte riguardante le autorizzazioni ambulanti e l´occupazione del suolo pubblico. Eliminare la presenza di ambulanti nel Centro Urbano in un quadrilatero delimitato dalle vie Grittani, Calabrese, Amato, Cozzoli, Mezzina, Pomodoro, Baccarini, P.zza A.Moro, L.da Vinci, Fornari, Balice, Cagliero, G.De Candia, Viale Giovanni XXIII, S.Francesco d´Assisi, Vico 14° M.dei Martiri; promuovere nella restante parte della città e nelle zone d´espansione nuovi spazi urbani destinati al commercio fisso e itinerante con un costante controllo e repressione dell´abusivismo.

6) L´amministrazione si costituisca parte civile nell´eventuale procedimento penale a carico dei presunti usurai arrestati nei mesi scorsi, nel nuovo procedimento per voto di scambio, e nel processo contro l’assessore Palmiotti, per il grave danno d´immagine che la nostra comunità ha subito.

7) Si blocchi il procedimento per la costruzione del parcheggio interrato in Piazza Margherita di Savoia e si utilizzino i fondi per la costruzione di parcheggi all´entrata della città con servizi di navette veloci collegate al centro urbano e alla periferia. In questo modo si allontanerà il pericolo di aumentare l´inquinamento, già alto, da polveri sottili.

8) Si condivida la richiesta di riconoscimento di Gianni Carnicella come vittima di mafia e la riapertura del processo contro il suo assassino Cristoforo Brattoli che nel frattempo è stato condannato ancora una volta per altri reati.

9) Si denunci chi ha utilizzato fondi statali, destinati alla costruzione di opere pubbliche, per la costruzione di case private sul prolungamento di Via Aldo Fontana. Inoltre chiediamo al sindaco di spiegarci il perché l’amministrazione comunale non si è costituita parte civile lesa nel processo in corso a carico dei costruttori e direttore dei lavori delle palazzine ITALCO demolite solo dopo 7 anni dalla costruzione.

10) Si utilizzino i beni immobili confiscati ai mafiosi nostrani, e già assegnati al Comune nel 2001, per finalità sociali con bandi pubblici per la loro gestione e che il primo bene confiscato assegnato per scopi sociali sia intitolato al sindaco Gianni Carnicella caduto sotto il fuoco di quel mondo criminale a cui vogliamo sottrarre simbolicamente i beni accumulati anche sulla pelle di tanti giovani che negli anni ’90 sono morti per overdose nelle nostre strada e dimenticati da tutti.

Per questo fine anno è tutto, e in attesa che il sindaco Azzollini si iscriva a Facebook, rinnovo a Lui, e per il suo tramite a tutti i cittadini, gli auguri per un 2010 migliore, prospero di felicità, amore e civile convivenza.

Un pensiero di Natale per gli abusivi e per il Sindaco Azzollini.

Abbiamo appreso dalla rete che negli ultimi giorni c’è stato un controllo a tappeto del territorio da parte della Polizia Municipale sull’occupazione abusiva da parte di commercianti ambulanti e a posto fisso. Peccato che tale azione repressiva giunga molto tardi, non solo rispetto alle segnalazioni che da anni il Liberatorio ha fatto, ma anche dall’ultimo esposto che è stato consegnato sul tavolo della Municipale nella mattinata di sabato 21 novembre u.s. (vedi allegato). Ma nei fatti nulla è cambiato. I più recidivi in queste ore prefestive hanno allargato ancora di più il loro territorio "abusivo". Stamattina è stato consegnato un nuovo esposto molto dettagliato (segue allegato).

Al Comando Tenenza di Finanza di Molfetta
Al Comando Stazione Carabinieri di Molfetta
Al Comando Polizia Municipale di Molfetta

Oggetto: Richiesta d’intervento per occupazione strade e marciapiedi e violazioni al codice della strada.

Il sottoscritto Matteo d’Ingeo, in veste di coordinatore del LIBERATORIO Politico, premesso di aver segnalato da anni l’increscioso problema dell’occupazione abusiva di strade e marciapiedi, che arrecano particolare difficoltà alla viabilità pedonale e stradale, in particolare nelle zone occupate da commercianti di ortofrutta che violano quotidianamente il codice della strada e le ordinanze sindacali :

chiede l’intervento immediato degli agenti di Polizia Municipale, e delle altre forze dell’ordine presenti sul territorio, per liberare strade e marciapiedi, ripristinare la viabilità e favorire il parcheggio a chi paga regolarmente i pass per le zone blu. In particolare si chiede di intervenire presso i punti vendita in:

via Bari n. 27 e in via Bari angolo Quintino Sella presumibilmente intestati alla famiglia De Bari e DiniddioSpadavecchia;

via Giovinazzo presso il punto vendita FioreVista Rosalba per violazione al codice della strada e impedimento per i portatori di handicap ad utilizzare la rampa a loro concessa per l’accesso al marciapiede; si ricorda alle SS.VV che la stessa plancia 6 metri x 3 metri di proprietà Gestor-Comune, situata alle spalle della rivendita, non è utilizzabile da quasi due anni con notevole danno alle casse comunali e all’utenza che non può utilizzare a fini commerciali la suddetta  postazione;

via Di Vagno angolo via Calabrese (famiglia Andriani) oltre ad occupare uno spazio antistante ad una centralina del gas, occupa da sei mesi il sito stradale con una struttura in ferro presumibilmente non autorizzata;

via Cap. De Candia, all’altazza del civico 144-146– occupa uno spazio sicuramente maggiore di quello dovuto;

via Massimo d’Azeglio, n. 150 (occupa stabilmente marciapiede e strada anche di notte e di giorno apre ombrellone che occupa la strada); altro commerciante che occupa la sede stradale);

via Immacolata n. 13 ( strada e marciapiede);

via G. Salepico n. 81( angolo S. Cuore di Gesù – Via De Luca) occupa abusivamente suolo riservato ai contenitori della raccolta rifiuti che sposta ogni giorno);

via Palestro n. 5 (occupa strada e marciapiede, spesso occupa e chiude accesso strada adiacente);

via Crocifisso n. 57 (da sempre occupa strada e marciapiede);

via Pappalepore n. 154 angolo Corso Fornari ( oltre fruttivendolo anche altro commerciante che occupa la sede stradale);

via G. De Candia ( angolo rotonda sottopasso ferroviario) Occupa e blocca strada e marciapiede;

Via Caduti sul Mare ( zona antistante il Parco di ponente e l’angolo vc. 12° Mad. dei Martiri).

Oltre ai più eclatanti casi sopraelencati ci sono una miriade di piccoli esercizi commerciali, tra bar e pizzerie, presenti in città che quotidianamente abusano delle loro autorizzazioni, quando ci sono, per occupare abusivamente strade e marciapiedi.

Chiediamo alle S.S.V.V. di verificare se i suddetti commercianti occupano regolarmente gli spazi pubblici, se sono rispettate le più elementari norme di igiene e mantenimento della merce in vendita, se vengono rilasciati gli scontrini fiscali, se è rispettata la norma della tracciabilità del prodotto e se le autorizzazioni rilasciate siano in contrasto con i regolamenti comunali e il codice della strada.

Molfetta, 24.12.2009

Allegato:

Al Sindaco della Città di Molfetta
Al Comando Polizia Municipale di Molfetta
e p.c. Al Comando Stazione Carabinieri di Molfetta

Oggetto: Richiesta d’intervento per occupazione strade e marciapiedi e violazioni al codice della strada.

Il sottoscritto Matteo d’Ingeo, in veste di Coordinatore del LIBERATORIO Politico, premesso di aver segnalato da anni l’increscioso problema dell’occupazione abusiva di strade e marciapiedi, che arrecano particolare difficoltà alla viabilità pedonale e stradale, in particolare nelle zone occupate da commercianti di ortofrutta che violano quotidianamente il codice della strada e le ordinanze sindacali :

– chiede l’intervento immediato degli agenti di Polizia Municipale per liberare strade e marciapiedi, ripristinare la viabilità e favorire il parcheggio a chi paga regolarmente i pass per le zone blu comunali.

In particolare si chiede di intervenire presso i punti vendita in via Bari n. 27 e in via Bari angolo Quintino Sella presumibilmente intestati alla famiglia De Bari e Diniddio-Spadavecchia. Inoltre chiede l’intervento in via Giovinazzo presso il punto vendita Fiore- Vista Rosalba per violazione al codice della strada e impedimento per i portatori di handicap ad utilizzare la rampa a loro concessa per l’accesso al marciapiede.

Si ricorda alle SS.VV che la stessa plancia 6 metri x 3 metri di proprietà Gestor-Comune, situata alle spalle della rivendita, non è utilizzabile da quasi due anni con notevole danno alle casse comunali e all’utenza che non può utilizzare a fini commerciali la suddetta postazione.

Si chiede inoltre di prendere visione ed eventualmente ottenere copia dei verbali prodotti dagli Agenti incaricati.

Molfetta, 21.11.2009

Emergenza sicurezza: bastano le pistole ai vigili?

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/11/stor_13572819_13560.jpg

di Matteo d’Ingeo – l’altraMolfetta novembre 2009.



“È il discorso sul malessere della città. Un malessere che, in modo spesso maldestro, vogliamo rimuovere dalla nostra coscienza e del quale facciamo fatica a prendere atto, forse perché troppo fieri del prestigio del nostro passato. Un malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa, sugli scarti umani relegati nelle periferie, sui frammenti di una sottocultura della prepotenza non sempre disorganica all’apparato ufficiale.

È il discorso sulla rete sommersa della piccola criminalità che germina all’ombra di un perbenismo di facciata. Sulle connivenze col mondo della droga che ormai non risparmia nessun gonfalone. Sui rigagnoli sporchi che inquinano le falde sane di una economia costruita dalla proverbiale laboriosità dei nostri antenati, i quali hanno onorato Molfetta in tutti gli angoli del mondo…”
 
… “È il discorso sulla ineluttabilità di certi gesti, che sono l’epilogo naturale di una temperie di disagio. Come un fiammifero, acceso sulla caldaia di una miscela esplosiva. Sì, questa è la vera tragedia: che chi ha sparato non è un mostro. Oh, come vorremmo che fosse un mostro, per poter scaricare unicamente sul parossismo della sua barbarie le responsabilità di questo assassinio! Ma chi ha sparato non è un mostro, e neppure un pazzo e forse neppure un criminale nel senso classico del termine. Non è un mostro. E’ un nostro! » un nostro concittadino, che, come ultima miccia, ha dato fuoco alle polveri di cui, almeno un granello, ce lo portiamo tutti nell’anima…
(Omelia per Gianni Carnicella – 9 luglio 1992 – don Tonino Bello)”.
 
Ancora una volta le parole di don Tonino tornano ad essere attuali, e i “nostri”, questa volta, sono due diciottenni. Non hanno sparato con fucili a canne mozze ma hanno spezzato la vita di Giulia Samarelli, una delle nostre tante donne d’altri tempi, vissuta in discreta solitudine, che ha costruito il proprio futuro, giorno dopo giorno, nella consapevolezza di dover gestire la propria dignitosa e laboriosa esistenza senza certezze.
Dall’altra parte due “bulli”, si direbbe. Michele de Bari, figlio del più noto Gino, come altri suoi cugini e zii, arcinoto alla cittadinanza e alle forze dell’ordine.
Pietro Gadaleta, al momento dell’arresto, sembra che abbia dichiarato laconicamente “che era la prima volta” che partecipava ad uno scippo. Rivedendo la padronanza e la freddezza dei suoi gesti nel video, diffuso dai Carabinieri, non si direbbe.
Abbiamo elementi abbastanza concreti per pensare che Gadaleta fosse un “piccolo dottor Jekyll e mister Hyde”.
Dalle foto segnaletiche apparse sui giornali, nonostante il rinnovato look nel taglio di capelli, è stato riconosciuto da alcuni cittadini come quel bravo ragazzo che operava come volontario nell’associazione “MISERICORDIE”, svolgendo assistenza agli anziani bisognosi di cure.
In città, purtroppo, di Michele e Pietro ne girano tanti, dal Borgo Antico a Piazza Paradiso, da via Immacolata ai quartieri periferici e girano in due su motorini senza casco, senza targa e, all’occorrenza, contro marcia.
Paradossalmente questa situazione, a Molfetta, non è straordinaria, non è avvenuta per caso in via Immacolata ma è una storia di ordinaria illegalità quotidiana, in una città dove le regole della civile convivenza vengono infrante senza che nessuno ne rivendichi il rispetto.
In questi giorni il SindacoSenatorePresidente Antonio Azzollini oltre a ripetere lo slogan, ormai usurato e smentito da tutte le finanziarie del suo stesso governo, della solita richiesta dell’aumento dell’organico per la caserma dei Carabinieri, si è inventato una straordinaria novità.
In una conferenza cittadina ha dichiarato che i problemi di ordine pubblico a Molfetta si risolvono con l’armamento degli agenti di polizia municipale.
 
Se il sindaco vuol dire che l’abusivismo e l’occupazione di suolo pubblico, le auto in doppia fila, le infrazioni al codice della strada, le auto incendiate, gli scippi, l’uso dei falsi pass per disabili, ecc, ecc, si combattono con l’armamento  della polizia municipale, allora consigliamo a lui e alla sua maggioranza (sperando che non ci sia anche qualche consigliere di minoranza) di farsi un serio esame di coscienza e poi di dichiararsi non all’altezza del compito.
 
Anzi per volere del primo cittadino la nostra città è diventata una “zona franca”.
 
Sarebbe interessante conoscere dalla viva voce del Sindaco o dalla taciturna assessora alla sicurezza, quali siano i meccanismi sociali, professionali, tecnici, pedagogici o politici che vedrebbero nell’armamento dei vigili urbani la soluzione dei problemi di ordine pubblico della nostra città.
 
Si potrebbe, forse, immaginare questa situazione; il vigile urbano, pardon, l’agente di Polizia Municipale che fino ad oggi non si è mai azzardato a presentarsi, in via Giovinazzo, all’ambulante che in violazione del codice della strada occupa marciapiede e scivolo per portatori di handicap, domani si presenterà con la pistola semiautomatica calibro 7.65 nella fondina, ben in vista, e per miracolo l’ambulante libererà il marciapiede e chiederà scusa per aver occupato abusivamente per ben due anni un bene comune arrecando danno e disagio alla comunità.
 
Ai miracoli non ci crediamo più già da molto tempo e forse il Sindaco dimentica che quando era un “soldato semplice” ha discusso e licenziato da consigliere comunale nell’autunno del 1995 un ”Regolamento di Polizia Municipale” che, probabilmente,  non è stato mai interpretato ed attuato pienamente.
 
Oggi si vuol portare in Consiglio Comunale il vecchio regolamento con l’arricchimento di nuovi articoli che riguardano l’armamento volontario dei nuovi agenti di polizia municipale.
 
Speriamo che il buon senso prevalga su questa irragionevole scelta.
 
Basterebbe che quotidianamente gli agenti di Polizia Municipale attuassero alla lettera il regolamento già esistente senza sconti e favori a chicchessia, e l’arroganza dei soliti noti sicuramente si perderebbe in una città in cui serve solo un po’ di normalità senza rigurgiti di autorità e autoritarismi; purtroppo non è da tutti, ma abbiamo un gran bisogno di “autorevolezza”, non solo nella politica ma anche nella Polizia Municipale.

"Amato + 5", ascoltati il Comandante della Municipale Gadaleta e Antonio Camporeale

Udienza aggiornata al 18 novembre. La sentenza dovrebbe giungere entro la fine dell’anno

http://www.molfettalive.it/imgnews/Truck%20Center%2026%2010%2009%20003(2).jpg

di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

L’importanza delle intercettazioni quale strumento di indagine è indubbia, anche se continuamente messa in discussione. Questa consapevolezza traspare ancora di più dal processo “Amato + 5”.

Senza intercettazioni telefoniche e ambientali, queste ultime captate nell’ufficio del Comando di Polizia Municipale, il procedimento contro l’ex assessore Pino Amato e gli altri imputati, Pasquale Mezzina, Vincenzo de Michele, Girolamo Scardigno, Gaetano Brattoli, Vito Pazienza e Giovanna Anna Guido, non si sarebbe potuto istruire. 

I sei sono accusati, a vario titolo, di concussione, voto di scambio, abuso d’ufficio e falso ideologico. Due le parti civili: Matteo d’Ingeo e il Comune di Molfetta, rappresentati rispettivamente dagli avvocati Bartolo Morgese e Maurizio Masellis.

L’udienza di mercoledì 28 ottobre ha visto tra i testimoni gli agenti della Digos di Bari, l’attuale Comandante di Polizia Municipale Giuseppe Gadaleta e il coordinatore cittadino del Pdl Antonio Camporeale.

Gli ispettori di Polizia Sallustio e Saracino sono stati ascoltati in merito le intercettazioni telefoniche e ambientali e hanno ricostruito la loro attività investigativa e i fatti reato contestati all’attuale consigliere dell’Udc.

Il Capitano Gadaleta, già ascoltato nel corso del processo, ha sostenuto il controesame dell’avv. Domenico Di Terlizzi sui fatti contestati al suo assistito Amato. All’epoca dei fatti il teste non era ancora a capo del Corpo di Polizia Municipale.

Ha chiuso la seduta Antonio Camporeale, coordinatore del Pdl di Molfetta, citato nella deposizione dello scorso 30 settembre dall’ing. Leonardo Pisani circa un episodio in cui l’allora coordinatore cittadino di Forza Italia presentò ad Amato Giovanna Anna Guido, allora rappresentante legale istituto di Vigilanza La Securpol s.r.l.

Il processo è stato aggiornato al 18 novembre. Saranno ascoltati i testi del Pubblico Ministero Giuseppe Maralfa convocati per l’udienza ma assenti. Successivamente saranno chiamati nell’aula delle udienze penali del Tribunale di Trani i testimoni della difesa.

Saranno le ultime audizioni prima della requisitoria del Pm e delle arringhe difensive. La sentenza emessa dal collegio giudicante presieduto da Cesaria Carone e dai giudici a latere Lorenzo Gadaleta e Francesco Messina non dovrebbe giungere oltre la fine dell’anno.


Post precedenti:

Per i rinviati a giudizio, il giudizio è rinviato a settembre
http://liberatorio.splinder.com/post/17267602/Per+i+rinviati+a+giudizio%2C+il+

Commercio dell’ortofrutta & sviluppo turistico di Molfetta
(http://liberatorio.splinder.com/post/9116248)

Ambulanti a posto fisso
http://liberatorio.splinder.com/post/8824568/Ambulanti+a++posto+fisso

Vite spezzate

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2009/10/michele20de20bari-pietro20gadaleta.jpg

Quando si parla di “vite spezzate” si pensa subito a giovani vite stroncate da improvvise tragedie, ed anche la vita della signora Giulia Samarelli, pur novantenne, è stata spezzata da un destino e da una tragedia improvvisa.
Così come ci lascia impotenti la morte di giovani incolpevoli stroncati da incidenti stradali o da malattie incurabili, ci rattrista ancor più pensare alla morte di una donna, una delle nostre tante donne, vissuta in discreta solitudine, abbandonata dal proprio compagno e ancora speranzosa di ritrovarlo; una di quelle donne d’altri tempi che ha costruito il proprio futuro, giorno dopo giorno, nella consapevolezza di dover gestire la propria vita dignitosa senza certezze.

Dall’altra parte due “bulli”, si direbbe. Michele de Bari, figlio del più noto Gino, come altri suoi cugini e zii, arcinoto alla cittadinanza e alle forze dell’ordine.

Pietro Gadaleta, al momento dell’arresto, sembra che abbia dichiarato laconicamente “che era la prima volta” che partecipava ad uno scippo. Rivedendo la padronanza e la freddezza dei suoi gesti nel video, diffuso dai Carabinieri, non si direbbe.

Abbiamo elementi abbastanza concreti per pensare che Gadaleta fosse un “piccolo dottor Jekyll e mister Hyde”.

Dalle foto segnaletiche apparse sui giornali, nonostante il rinnovato look nel taglio di capelli è stato riconosciuto come un bravo ragazzo che operava come volontario in una nota associazione di volontariato cittadino, svolgendo assistenza agli anziani bisognosi di cure.

Anche in questo caso, come accadde per l’assassinio del sindaco Gianni Carnicella, le parole del compianto don Tonino Bello sembrano fotografare bene la realtà.

“È il discorso sul malessere della città. Un malessere che, in modo spesso maldestro, vogliamo rimuovere dalla nostra coscienza e del quale facciamo fatica a prendere atto, forse perché troppo fieri del prestigio del nostro passato. Un malessere che si costruisce su impercettibili detriti di illegalità diffusa, sugli scarti umani relegati nelle periferie, sui frammenti di una sottocultura della prepotenza non sempre disorganica all’apparato ufficiale.

È il discorso sulla rete sommersa della piccola criminalità che germina all’ombra di un perbenismo di facciata. Sulle connivenze col mondo della droga che ormai non risparmia nessun gonfalone. Sui rigagnoli sporchi che inquinano le falde sane di una economia costruita dalla proverbiale laboriosità dei nostri antenati, i quali hanno onorato Molfetta in tutti gli angoli del mondo…”.

Oh, come vorremmo che fossero dei mostri, per poter scaricare unicamente su di loro le responsabilità di questa tragedia! Ma chi ha agito, forse non è neppure un pazzo o un criminale nel senso classico del termine. Questi ragazzi non sono dei “mostri”, purtroppo sono dei “nostri”!

Di Michele e Pietro in città ne girano tanti, dal Borgo Antico a Piazza Paradiso, da via Immacolata ai quartieri periferici, in due senza casco su motorino senza targa e, all’occorrenza, contro senso.

Questa situazione a Molfetta non è straordinaria, non è avvenuta per caso in via Immacolata, ma è una storia di ordinaria illegalità quotidiana dove le regole vengono infrante senza che nessuno ne rivendichi il rispetto.

Per volere del suo primo cittadino la nostra città è diventata una “zona franca”.

Gli agenti di polizia municipale, in via Immacolata, li vedrete solo oggi durante la celebrazione dei funerali di Giulia, ma durante l’anno si guardano bene dal gironzolare per i quartieri caldi della città, perché gli ordini di servizio giornalieri devono coprire prioritariamente il salotto buono della città dove per fortuna, almeno in apparenza, si delinque meno. Forse gira, ogni tanto, la pattuglia in auto, ma non serve.

Poi ci sono i giovani “permeati da principi eticamente più leali”, fedeli servitori del SindacoSenatorePresidente, che hanno elogiato in un comunicato stampa, “il servizio di sicurezza-sorveglianza della nostra città, che ha portato alla rapida cattura dei due malviventi”.

Ci dispiace deluderli ma le riprese che hanno incastrato i due scippatori, provengono dalla telecamera privata di un tabaccaio e non da quella pagata fior di milioni situata sulla facciata della chiesa Immacolata.

Quella in piazza Immacolata è una delle tante telecamere che da anni sono montate in città, e non attive, che il sindaco Azzollini in ogni campagna elettorale e in ogni comizio pubblico rifinanzia e promette di far funzionare; ci rimane solo la speranza per le prossime elezioni regionali.

In questi giorni il primo cittadino oltre a ripetere lo slogan, ormai usurato e smentito da tutte le finanziarie governative, della solita richiesta dell’aumento dell’organico per la caserma dei Carabinieri, si è inventato una straordinaria novità.

In una conferenza pubblica ha dichiarato che i problemi di ordine pubblico a Molfetta si risolvono con l’armamento degli stessi agenti di polizia municipale.

Se il sindaco vuol dire che l’abusivismo e l’occupazione di suolo pubblico, le auto in doppia fila, le infrazioni al codice della strada, le auto incendiate, gli scippi, l’uso dei falsi pass per disabili, ecc, ecc, si combattono con l’armamento  della polizia municipale, allora consigliamo a lui e alla sua maggioranza (sperando che non ci sia anche qualche consigliere di minoranza) di farsi un serio esame di coscienza e poi di dichiararsi non all’altezza del compito.

Da oltre dieci anni esiste un buon regolamento di polizia municipale che non è stato mai interpretato ed attuato pienamente.

Basterebbe che quotidianamente gli agenti di Polizia Municipale attuassero alla lettera il regolamento senza sconti e favori a chicchessia; altro che armi.

Alla nostra comunità serve solo un po’ di normalità senza rigurgiti di autorità e autoritarismi; purtroppo non è da tutti, ma abbiamo un gran bisogno di autorevolezza, non solo nella politica ma anche nella Polizia Municipale.
 

Scippo finisce in tragedia a Molfetta muore 90enne. Ladri filmati: in manette

 

Fonte: www.ilgiornale.it/…

Uno scippo finito in tragedia: la vittima, una donna di 90 anni, è morta per le gravissime ferite riportate durante l’aggressione. Due giovani a bordo di un ciclomotore hanno tentato di strapparle via la borsetta, che conteneva solo pochi spiccioli: fermati dai carabinieri due 18enni. A nulla sono valsi i tentativi di salvare la vita alla donna, operata due volte in ospedale.

I due scippatori Sono Michele De Bari, di Molfetta, e Pietro Gadaleta, residente a Terlizzi. Entrambi sono già noti alle forze dell’ordine. Quando hanno agito erano a volto scoperto. Il ciclomotore era privo di targa. La donna, da quanto si evince dalle immagini del circuito di videosorveglianza, camminava sul marciapiede sul lato destro della strada: è stata avvicinata alle spalle dal ciclomotore, uno dei due giovani le ha afferrato la borsetta facendola cadere rovinosamente sull’asfalto. Nella caduta la donna ha battuto violentemente la testa sul lato sinistro ed ha riportato gravi lesioni al cranio e al torace. 

Scena ripresa da telecamere Determinanti per l’arresto dei malviventi sono state le immagini di alcune telecamere di sorveglianza installate in due differenti punti della strada che hanno consentito ai carabinieri di ricostruire la dinamica dell’accaduto e identificare i responsabili.