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By pass, il 23 seduta fiume


Foto: © MolfettaLive.it

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Sarà molto probabilmente una seduta fiume la prossima udienza del processo “By pass”. 

Il 23 dicembre, a poche ore dal Natale, nel tribunale di Trani si daranno appuntamento testimoni, imputati, giudici e legali per le ultime battute del procedimento istruito dal pubblico ministero Giuseppe Maralfa per voto di scambio, estorsione, ricettazione e furto. 

Il calendario, già fitto allo scopo di arrivare a sentenza entro gennaio, vedrà ultime testimonianze ed esami degli imputati concentrati nella stessa giornata per il rinvio dell’udienza di mercoledì 14 dicembre. 

Alla base prima della sospensione, poi dello spostamento del dibattimento, motivi di salute di Michele Laforgia, uno dei dodici imputati. 

Tutto rinviato al 23, per le ultime battute del processo nato dall’operazione che il 6 ottobre del 2005 scosse l’intera città di Molfetta. 

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Cronaca di una settimana da dimenticare

                                                                                                                                                                                                                         


Foto: © n.c.

di Lorenzo Pisani
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E veniamo alla consueta pagina di cronaca” direbbe il bravo conduttore del tiggì. E quando “consueta” e “cronaca” vanno a braccetto c’è poco da stare allegri. E in questa città da un bel po’ è così. 

L’ultima settimana ha offerto un assortito campionario di azioni criminali. Si è cominciato di lunedì, con un negozio di abbigliamento svaligiato all’alba. La fiamma ossidrica a illuminare quel che restava della notte. 

Il giorno successivo, San Nicola ha portato in dono cenere e carboni. Nel vero senso della parola. Chiedere ai possessori delle due auto in fumo in via Giordano Bruno. Non è andata bene anche a rione Paradiso, con una donna trascinata a terra per poche centinaia di euro. Un 6 dicembre da incubo. 

E venerdì ancora violenza. Due individui a bordo di uno scooter hanno assaltato un distributore di carburanti in via Giovinazzo. Erano le 19.30. Circa 1.500 euro il bottino. 

"La consueta pagina di cronaca" di ferma qui. Pronta a svanire tra le tante pagine di una comunità che archivia in fretta. Che si magnifica di espansioni di zone industriali, che si fa bella in mille e più eventi culturali. 

Accanto alle luci e ai lustrini c’è un’altra città: che ruba, rapina, incendia. Sembrano essersene accorti sinora solo Liberatorio Politico, Rifondazione Comunista e Italia dei Valori. Insieme hanno in consiglio comunale un consigliere. Hanno chiesto che prenda forma il Comitato comunale di monitoraggio sui fenomeni delinquenziali, istituito quattordici anni fa e mai avviato. Hanno solidarizzato con i commercianti.

C'è anche il Comune. Si è detto preoccupato. Ha promesso un incontro con le forze dell'ordine, ma a oggi nulla di concreto. Non si parla d’altro. Del futuro sindaco, s’intende. Nel frattempo Molfetta brucia.

By pass, fissato il calendario delle udienze


Foto: © MolfettaLive.it


di La Redazione 
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Il servizio di custodia dei cantieri edili protagonista mercoledì dell’udienza del processo “By pass”. 

Dodici gli imputati. Tra questi, Michele Laforgia, Saverio Piccininni, Giuseppe Cuocci e anche un politico, l’assessore alle Attività Produttive del Comune di Molfetta, Michele Palmiotti, all’epoca dei fatti presidente della Multiservizi. Devono difendersi dalle accuse – a vario titolo – di voto di scambio, estorsione, ricettazione e furto mosse dal pubblico ministero Giuseppe Maralfa

Nel tribunale di Trani, tra i testimoni, il coordinatore delle indagini che sfociarono nell’operazione del 6 ottobre del 2005, il tenente colonnello dei Carabinieri Paolo Vincenzoni, oggi nella Sezione anticrimine di Lecce e all’epoca dei fatti comandante della compagnia dei Carabinieri di Molfetta. 

Sei anni fa le sue indagini fecero molto rumore. Estorsioni per la restituzione delle autovetture rubate (il cosiddetto “cavallo di ritorno”) e vigilanza dei cantieri edili nella zona di espansione sono alcuni dei presunti reati addebitati dagli inquirenti agli imputati. 

Sul fenomeno della guardiania si sono incentrati i controesami delle difese. In uno di questi, condotto dall’avvocato Maurizio Masellis, legale di uno degli imputati, è stato chiamato a deporre un presidente di cooperativa. È emerso che il pagamento del servizio di sorveglianza del cantiere avveniva tramite assegni, si avvaleva anche di ragazzi, e permise di evitare furti di materiale edile. 
Nel cantiere anche un cane di razza che, come accertarono le indagini, era il risultato di un furto a Terlizzi. 

Il dibattimento è stato aggiornato al 14 dicembre. Il calendario prevede un’udienza anche il 23 dicembre. La lettura della sentenza è prevista per l’inizio del 2012.

DALLA "CITTA' ILLEGALE" ALLA "CITTA' ETERNA", STORIA DELL'UOMO CHE VOLLE IL "MERCATO DELL'ABUSO DIFFUSO". PROSPETTIVE FUTURE.

 

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Oggi alle 18.30  – Sala B. Finocchiaro  
Fabbrica San Domenico – Molfetta

relazioneranno:

Michele Altomare 

Matteo d'Ingeo
 

Il Movimento “Liberatorio Politico” torna ad incontrare la città per fare il rendiconto dell’attività svolta negli ultimi mesi e per informare, senza bavaglio, sulle vicende cittadine di ordinaria illegalità.
A sei anni dalla sua nascita e dopo un’attività incessante di controinformazione svolta attraverso il proprio Blog (http://liberatorio.splinde
r.com/), nonostante le minacce, intimidazioni più o meno palesi, tentativi di censure ed isolamento vuole lanciare un messaggio a tutti i cittadini in prospettiva di possibili elezioni comunali anticipate.

"By pass", sfilano i testimoni


Foto: © Manuela Rana

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Sfilano i testimoni nel cosiddetto processo "By pass", dal nome dell’operazione dei Carabinieri del 6 ottobre del 2005. 

Dodici gli imputati, accusati a vario titolo di voto di scambio, estorsione, ricettazione e furto. Tra questi, Michele Laforgia, Saverio Piccininni, Giuseppe Cuocci e l’assessore alle Attività Produttive Michele Palmiotti, all’epoca dei fatti presidente della Multiservizi. 

Nell’udienza di giovedì hanno trovato spazio due dei fatti contestati dal pubblico ministero Giuseppe Maralfa. Il primo riguarda il furto di automezzo della Multiservizi. Secondo l’accusa, Palmiotti avrebbe contattato Piccininni, detto “Settpont”, per far luce sul fatto. 

In aula si è anche discusso sulle modalità del servizio di guardiania dei cantieri edili gestito – come accertarono le indagini – da alcuni degli imputati. 

L’udienza è stata rinviata al 30 novembre

N.R.

Michele Palmiotti nell’ottobre del 2005, in veste di  presidente della Molfetta Multiservizi Spa, società a prevalente partecipazione pubblica, fu arrestato e posto ai domiciliari dai Carabinieri in seguito alle indagini nell’ambito dell’operazione “By Pass” del 6 ottobre dello stesso anno, quando finirono in manette o ai domiciliari 11 appartenenti ad una organizzazione criminale accusati di associazione a delinquere finalizzata alle estorsioni, alla ricettazione e ai furti.

Il provvedimento fu emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani Michele Nardi, su richiesta del Pm Giuseppe Maralfa. Secondo gli inquirenti, Palmiotti, dopo che ai danni dell’azienda furono commessi i furti di un furgone Iveco e di altre due autovetture con conseguente richiesta di un riscatto, avrebbe aiutato il pluripregiudicato Saverio Piccininni, detto “Settpont”, a eludere le indagini dei Carabinieri sugli episodi di ricettazione ed estorsione di cui l’uomo si sarebbe reso responsabile, insieme agli altri pregiudicati Michele Laforgia e Giuseppe Cuocci

Palmiotti fu indagato, inoltre, per aver omesso di denunciare all’autorità giudiziaria di avere ricevuto richieste estorsive per ottenere la restituzione del furgone rubato e degli altri due veicoli e di violazione della legge elettorale (voto di scambio).

Da candidato, nel collegio di ponente di Molfetta, alla Provincia di Bari nelle elezioni del 2004, avrebbe promesso al pregiudicato Piccininni un posto di lavoro per la moglie in cambio di collaborazione nella propaganda elettorale. Il provvedimento cautelare si rese necessario per il pericolo di reiterazione del reato, oltre che per il grave quadro indiziario. 
Il giudice Nardi, nell’ordinanza, evidenzia come "il comportamento di Palmiotti comprometteva l’immagine delle istituzioni ed innescava un ingiustificato ma inevitabile senso collettivo di sfiducia verso un’intera classe politica".

Il più amato dai molfettesi torna a parlare dietro la… serranda


Dopo un lungo silenzio il fatto molfettese ha intervistato il più amato dei molfettesi mentre la sua foto è riapparsa dietro la serranda della sede del suo partito; abbiamo confrontato le sue dichiarazioni con quelle rilasciate nell'ottobre 2004 ad un collaboratore di Q15; se queste sono le prospettive del centrosinistra a Molfetta, e i dirigenti del PD non ne fanno un mistero, siamo messi proprio male.

«Abbiamo incontrato Pino Amato, per capire che fine avesse fatto e quale fosse il suo pensiero riguardo gli ultimi avvenimenti che hanno colpito la città di Molfetta:


Che idea si è fatto del terremoto giudiziario “Mani sulla città” scoppiato in questi ultimi giorni? 
In riferimento alla questione giudiziaria preferirei non esprimermi. Lascio alla magistratura il compito di fare il suo dovere e di accertare se le condotte contestate siano illecite o meno. 
Sulla questione politica si può fare un’unica riflessione: il Sindaco deve assumersi le sue responsabilità, in quanto la nomina del’ Ing. Rocco Altomare è stata voluta fortemente dallo stesso e, pertanto, deve rispondere politicamente di quanto accaduto alla città, facendo un passo in più, ovvero quello della costituzione di parte civile del comune di Molfetta in questa vicenda. 

Che giudizio dà di questi anni di governo dell’amministrazione Azzollini? 
Un’amministrazione che deve avere la sua fine il prima possibile. I fatti ci hanno dato ragione, il Sindaco-Senatore-Presidente della Commissione Bilancio al Senato non avrebbe 
mai potuto svolgere contemporaneamente le tre cariche e così è stato. Non faccio fatica a definire questa la peggiore amministrazione del dopoguerra che abbiamo avuto a Molfetta e lo testimoniano i fatti: assessori senza deleghe, strade dissestate che causano contenziosi per milioni di euro, la questione eco-mostro della Capitaneria di Porto, la non costituzione di parte civile nel caso lodo Zitelli, la questioneirrisolta del Porto con contenziosi che sono costati, alle casse comunali, ben sette milioni di euro con, tra l’altro, un’indagine in corso da parte della magistratura, una giunta comunale nominata senza la presenza di donne con conseguente azzeramento da parte del TAR. 
Vi è poi la questione campi di calcetto di via Gramsci, dove , non si capisce per quale motivo, non si riescano a recuperare circa 250 mila euro di crediti. Forse, perché, qualche consigliere di minoranza ha fatto il classico salto della quaglia in maggioranza. Un modo barbaro e sistematico condotto dal Sindaco Azzollini di ricattare politicamente un consigliere 
comunale costringendolo a fare una scelta ben precisa: o si passa dalla sua parte o si muore politicamente. E poi ancora un consiglio comunale ,ormai fatto di incompetenti, dove i consiglieri comunali, eletti dal popolo, rinunciano al loro mandato per un posto di lavoro o una poltrona da dirigente. Tutto ciò è scandaloso e noi dell’UDC dal 2008 abbiamo rinunciato a questo modo di fare politica pasticciona di questa amministrazione non più in grado di amministrare questa città, già ridotta alla povertà e alla illegalità diffusa. Devono andare tutti a casa. 

Parlando della sua attività politica, intende ricandidarsi alle prossime elezioni amministrative di questa città? 
Credo, con molta probabilità, che non mi ricandiderò, per un semplice motivo. Da tempo ho scelto di farmi da parte, non ricoprendo nessun incarico politico, per affrontare con maggior serenità la mia vicenda personale. 
È giusto fermarsi ma seguo, comunque, con attenzione ed orgoglio ciò che sta facendo l’ UDC Molfetta e i suoi giovani; stiamo attuando da tempo un rinnovamento totale all’interno del partito, lanciando giovani competenti ed entusiasti di fare politica, quella vera, sana, fatta per la propria città. Un rinnovamento dirigenziale che rappresenterà la futura classe 
dirigente dell’UDC Molfetta e che, perché no, potrà essere protagonista delle prossime elezioni amministrative dando ossigeno e nuova linfa a questa città, mandando a casa, una 
volta per tutte, i vecchi e nuovi volponi della politica.
 
A proposito di elezioni amministrative, l’ UDC Molfetta in quale coalizione si schiererà e quale sarà la vostra linea politica? 
Non spetta a me dirlo, ma al commissario cittadino e al partito stesso. Credo che, ed è solo un mio pensiero personale, alla nostra città serva un profondo cambiamento sia di uomini che nel modo di fare politica ed amministrare una città. Serve una netta discontinuità con l’attuale amministrazione e anche con coloro che, in passato, hanno amministrato Molfetta. 
È necessario, dunque, un cambiamento totale, perché, penso che il sindaco ideale per questa città oggi debba essere un giovane, pulito, non compromesso, non ricattabile dall’Azzollini di turno. Ed è per questo che noi dell’ UDC presenteremo un nostro candidato sindaco con tali caratteristiche. Siamo favorevoli, inoltre, alle primarie perché il nostro candidato deve essere condiviso da tutti. Ci deve essere una forte partecipazione democratica che riporti entusiasmo e voglia di ricominciare; insomma non è più tempo di destra o sinistra è tempo del Grande Centro, è tempo di coerenza, di onestà e di trasparenza, con un programma di forte sviluppo per Molfetta a favore dei giovani 
disoccupati, delle famiglie meno abbienti e delle fasce più deboli. Noi dell’UDC ci concentreremo su queste proposte, proponendo, inoltre, di eliminare le nomine di dirigenti ad interim da parte del sindaco, di ridurre i costi della politica nominando solo 6 assessori nella giunta comunale e con stipendi degli stessi dimezzati del 50 %, di ridurre da 5 a 3 membri i consigli d’amministrazione, come già prevede la legge. Questa è la mia idea di città e spero che l’UDC Molfetta la condivida e che si viaggi sulla stessa lunghezza d‘onda. 

Questa la sua idea di città, per la scelta della coalizione invece? 
Sulla coalizione noi non chiudiamo le porte nè a destra nè a sinistra. Ci confronteremo, invece, sui programmi e sulla scelta degli uomini, tenendo sempre presente la nostra ferma 
volontà di mandar via i vecchi e nuovi volponi della politica per dare spazio ai giovani. Siamo quindi aperti al dialogo con quanti vorranno condividere le nostre idee. Per il resto prima questa amministrazione andrà a casa prima potremo dare il via al grande progetto di rinascita di questa città.»

Ottobre 2004

Pino Amato: “L’adesione a Forza Italia è stata una scelta naturale”

 

Intervista al neo assessore all’annona, dopo il cambio di casacca


 

 

Diventare assessore, si sa, riempie di orgoglio e soddisfazione. Per Pino Amato, che da tempo ambiva ad una poltrona all’interno della giunta, la soddisfazione è doppia. In un sol colpo l’ex presidente del consiglio comunale ha aderito a Forza Italia e ha incassato la delega di assessore al traffico, al commercio e al personale. Niente male anche per un uomo testardo e ambizioso come lui. Quando lo abbiamo incontrato, fresco di nomina, non si è risparmiato e ci ha già annunciato le linee portanti del suo “programma” da assessore. Anche se Amato tiene a sottolineare che si muoverà seguendo il percorso già tracciato dal suo predecessore, si annunciano imminenti svolte soprattutto per quanto attiene la gestione della polizia municipale. Più vigili per le strade, tolleranza zero contro tutti i tipi di abusivismo, maggiore presenza della polizia urbana nei quartieri. Insomma, un assessore sceriffo, Amato, in sostituzione di un assessore pacato e misurato come Ancona. 

 

Assessore Amato, come mai ha deciso di entrare in Forza Italia?

“Il mio passaggio, assieme al mio gruppo, in Forza Italia è stato un fatto abbastanza naturale visto che il leader dei Popolari per la Puglia, Marcello Vernola, era candidato nelle liste di Forza Italia nelle ultime elezioni europee. I Popolari per la Puglia, dunque, alle elezioni europee hanno già votato per Forza Italia e alle prossime elezioni regionali i Popolari per la Puglia correranno assieme a Forza Italia”. 

 

Lei, però, aveva dichiarato, in un’intervista a “Quindici” di poter ritornare nell’UDC. Come mai non l’ha fatto?

“In verità numerosi dirigenti provinciali dell’UDC mi hanno chiesto di rientrare in quello che era il mio partito, ma io ho rifiutato perché erano stati proprio i dirigenti provinciali del partito di Follini a comportarsi scorrettamente con me. Tra l’altro non è un segreto che in questa città vige il caos all’interno dell’UDC”. 

 

La nomina alla carica di assessore era legata al suo ingresso in Forza Italia?

“No. E’ stata Forza Italia ad invitarmi a rappresentare il partito in giunta”. 

 

Più d’uno dice che lei non ambiva all’assessorato retto fino a poco tempo fa da Ancona. E’ vero?

“No. Devo dire che mi era stato proposto, in un primo tempo, l’assessorato alla socialità. Io però ho rifiutato per evitare possibili conflitto d’interessi visto che la mia attività lavorativa si svolge proprio nel campo del sociale. E’ stato il partito a scegliere di affidarmi l’assessorato al traffico, al commercio e al personale”. 

 

Qualcuno dice che sarà proprio Carmela Minuto a prendere il suo posto come presidente del consiglio comunale. Conferma?

“Io non ne so niente. Se ciò avverrà la cosa non mi dispiace visto che le divergenze politiche che c’erano tra noi sono state superate dal fatto che non militiamo più nel medesimo partito”. 

 

Lei è assessore da pochi giorni. Qual è il suo “programma”?

“Prima di tutto mi pare importante puntare al rafforzamento del lavoro della polizia municipale. I vigili urbani già fanno molto in questa città, ma devo riuscire a far tornare i vigili nei quartieri, per le strade. Il vigile urbano deve diventare un punto di riferimento per i cittadini molfettesi. Ci sarà una stretta anche sulla questione degli ambulanti: gli ambulanti non autorizzati non potranno più occupare il suolo pubblico.” (Francesco Dell’Olio)

Volevamo ricordarvi che i dirigenti della sezione molfettese dell'UDC oltre a cambiare spesso orientamento politico, cambiano dalla sera alla mattina anche il nome della loro sezione; se volete saperne di più continuate a leggere ;
  
Se poi volete approfondire la storia leggete il link

 

PERCHE’ (NON) ESSERE ORGOGLIOSI DI ANTONIO AZZOLLINI

ABBIAMO FINALMENTE CAPITO QUAL E'  IL SITO WEB AMICO DEL SENATORE E ABBIAMO PROVATO A RILEGGERE UN  POST ANONIMO A SUO FAVORE, CAMBIANDO SOLO QUALCHE PAROLA ED ECCO IL RISULTATO:

<< Okay, è vero, chi scrive su questo blog non è un sostenitore di Antonio Azzollini; va bene, lo ammettiamo, proviamo a darvi notizie che altri non danno o che lasciano passare sotto tono e lo facciamo nel tentativo di spezzare quella catena mediatica che da qualche tempo tiene legata Molfetta a un’immagine che si vuol far passare come pulita e accogliente. Eppure, Molfetta è anche altro, è un modello di amministrazione che fuori città considerano un esempio da non imitare.

Ecco perché, fatta questa premessa doverosa, crediamo che i cittadini molfettesi non dovrebbero essere orgogliosi senza riserve per quel concittadino che si chiama Antonio Azzollini e per quelle sue foto – accanto al ministro Tremonti – che oggi compaiono nelle prime pagine di tutti i principali quotidiani nazionali. Non che debba essere un atto di fede. Né in questo momento vogliamo dimenticare i quasi 200 milioni di euro (200 milioni di euro!!!) che Azzollini da Roma in questi anni ha fatto arrivare a Molfetta per porto, chiese, centro storico, zona industriale, arredo urbano e altro (tralasciamo i 4,5 milioni di euro truffati allo stato per ricostruire le Palazzine Fontana fatte passare a Roma come opere pubbliche).

Piuttosto, ci piacerebbe, una volta tanto, che i molfettesi imparino ad indignarsi non solo per lo “Sciatavinn!” urlato nella tv moderna che è Youtube, ma anche per quelle immagini dei tiggì nazionali che restituiscono il volto di un nostro concittadino che sta scrivendo la storia politico-economica di questo Paese rappresentando le istituzioni e in qualche modo rappresentando la città di Molfetta.

Ah che esagerazione!, diranno adesso i benpensanti. No. No perché si può pure criticare la scelta di togliere le mani dalle tasche degli italiani per mettere le manette a chi evade; si possono pure criticare gli altri punti della manovra finanziaria (la ventesima presentata da Antonio Azzolllini?); ad alcuni può anche non bastare il fatto che il sindaco, grazie proprio alle sue competenze in fatto di bilanci, sia riuscito in questi anni a risanare le casse comunali senza ricorrere a tasse o imposte (infatti ha ridotto le strade cittadine a colabrodo però ha sempre  assicurato oltre 100mila euro l'anno per i concerti organizzati dalla Fondazione di suo cognato, e se stesso); e ovviamente si può essere di destra o di sinistra e lo stesso riconoscere che, sì, Azzollini sta lavorando da protagonista per far sì che l’Italia faccia la fine della Grecia; sì, il nome Azzollini indicherà per sempre il nome di chi introduce il carcere per i grandi evasori ed evita il prelievo del 5% sui redditi delle famiglie (riuscirà poi a salvare molti suoi concittadini dal carcere?). Sì, quell’Azzollini lì è lo stesso che qualche giorno fa si è recato ad Arcore e tra una riunione tecnica (ci auguriamo senza Bunga-Bunga) e l’altra ha raccontato a Berlusconi di quella città della Puglia, di quella città fatta di pescatori, marinai, abusivi, che aspira ad essere “ZONA FRANCA” (o del "MERCATO DIFFUSO)". Come ama dire lui. >>

 

 

 

 

 


VERGOGNOS
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Epico scontro Cruciani Vs. Senatore Antonio Azzollini – La Zanzara – Radio 24 – 01/09/2011

In questo video invece è il Senatore che deve andare a ripetizione

Usura, due condanne per l’operazione "Black out"

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Si è concluso mercoledì con due condanne il rito abbreviato che ha portato in aula l’operazione "Black out"

L’11 aprile 2008 i Carabinieri eseguirono cinque misure cautelari, di cui due in carcere, e sequestri di beni per 6 milioni di euro. Usura, emissione di fatture per operazioni inesistenti e frode fiscale i reati a vario titolo contestati. 


Il giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Trani, Margherita Grippo, ha inflitto tre anni di reclusione all’imprenditore Giacomo Germinario e 2 anni a Cosimo La Forgia, titolare di una tabaccheria e indicato dal sostituto procuratore Carla Spagnolo come “fiduciario” del principale imputato. A quest'ultimo la pena è stata sospesa.

Assolti gli altri imputati: Marianna e Damiana De Bari, rispettivamente moglie e cognata di Germinario, il marito di quest’ultima, Michele Picaro e Michele De Bari.

I due condannati dovranno versare una multa (8mila euro Germinario e 5mila La Forgia) e risarcire le parti civili, tre persone fisiche e l'associazione provinciale Antiracket, rappresentata in giudizio dall'avv. Angela Maralfa: a ciascuno di loro andrà una provvisionale di 5mila euro.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

Calvario AZZOLLINI INCAP001 copia

Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

Sdegno in Cassazione : «Da rifare il processo su Annamaria Bufi»

 

Dopo due pronunce favorevoli all’imputato, la prima sezione penale della Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Bari che assolse Domenico Marino Bindi dall’accusa dell’omicidio di Annamaria Bufi la 23enne molfettese con cui il professore d’educazione fisica aveva una relazione extraconiugale. Dopo oltre 4 ore di camera di consiglio i giudici romani, accogliendo le richieste del procuratore generale Francesco Mauro Iacoviello e del legale di parte civile, avv. Bepi Maralfa, ha annullato con rinvio la sentenza della Corte barese che il 25 settembre 2009 aveva ribadito l’assoluzione pronunciata, in primo grado, dalla Corte di Assise di Trani il 24 luglio 2007. 

Dunque, Bindi sarà nuovamente processato davanti ad una nuova sezione della Corte di Appello di Bari alla luce delle indicazioni che la Cassazione traccerà con le motivazioni della sentenza che saranno depositate nelle prossime settimane. Il nuovo processo di secondo grado non riguarderà Onofrio Scardigno, presunto favoreggiatore di Bindi, che fu accusato d’aver ostacolato le indagini a carico dell’amico. Per Scardigno, che nei primi 2 gradi di giudizio era stato assolto, è prevalsa la prescrizione. 

La sentenza dei giudici romani, al di là di quelle che saranno le motivazioni, rappresenta la prima pronuncia favorevole per la famiglia Bufi dopo un’annosa ed intricata vicenda giudiziaria che non ha risparmiato niente e nessuno e che è ancora aperta su più fronti. Il cadavere di Annamaria fu rinvenuto la notte fra il 3 ed il 4 febbraio ‘92 sul ciglio della S.S. 16 Bis nei pressi dello svincolo Molfetta Zona Industriale. 
Indagini ed archiviazioni si susseguirono finchè il sostituto procuratore della Repubblica di Trani, Francesco Bretone, formulò richiesta di rinvio a giudizio per Bindi, Scardigno e per sua moglie Emilia Toni, accusata di favoreggiamento. Furono, però, tutti assolti dalla Corte di Assise di Trani. Quella sentenza fu impugnata dalla parte civile, dal pm tranese Ettore Cardinali (subentrato al collega Bretone) e dall’allora procuratore presso la Corte di Appello di Bari Carlo Maria Capristo, oggi a capo proprio della Procura di Trani. Ma anche la Corte di Appello di Bari dichiarò l’innocenza di Bindi e Scardigno: l’impugnazione non aveva coinvolto la Toni. 
La nuova sentenza di assoluzione fu a sua volta impugnata in Cassazione sia dalla parte civile che dal procuratore generale presso la Corte di Appello di Bari, Angela Tomasicchio. Non è da escludere che l’omicidio Bufi possa esser riesaminato alla luce delle nuove tecniche investigative scientifiche. 

«Un processo come questo non può assolutamente morire qui» – ha sostenuto in Cassazione il pg Iacoviello, che non ha risparmiato strali: «Mi auguro e vi auguro di non trovarvi mai più in carriera di fronte ad un processo brutto come questo; mi sento indignato per come il tutto si è svolto. Annamaria Bufi non ha mai, sino ad ora, avuto giustizia». 
Diametralmente opposti gli umori delle parti. «E’ una sentenza che non ci attendevamo – ha commentato l’avv. Domenico Di Terlizzi, difensore di Bindi. «Le motivazioni ci diranno se l’annullamento si basa su un vizio procedurale; questa per noi è l’ipotesi auspicabile, fermo restando che riteniamo il quadro accusatorio assolutamente incapace per sentenziare la presunta colpevolezza di Bindi. L’assoluzione di Scardigno per prescrizione non muta nulla contro Bindi; la Corte non poteva che sentenziare così alla luce di quanto precedentemente emerso». 
L’avv. Maralfa pone, invece, l’accento su un inquietante profilo richiamato dal pg Iacoviello: «Si poteva celebrare un processo di secondo grado senza leggere le carte? Mai, infatti, il ponderoso incarto del fascicolo processuale è pervenuto alla Corte di Appello di Bari. Come fecero a decidere?».

Omicidio Bufi, la Cassazione: «processo da rifare» – www.molfettalive.it

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