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18 maggio 2006, aggredito Di Gioia: 'Ma non presenterò denuncia'

Molfetta, 8 giugno 2006 – ricerca.repubblica.it

Il "sasso nello stagno" lo lancia Matteo d'Ingeo, un rifondazionista che ha corso in proprio alle comunali di Molfetta raccogliendo, però, solo poco più di un migliaio di voti. A nome del Liberatorio Politico, il nome del suo movimento che non va oltre l' 1,2 per cento, "denuncia pubblicamente: il candidato sindaco del centrosinistra, Lillino Di Gioia, «sarebbe stato aggredito in piena campagna elettorale, in piazza Paradiso, dall' assassino del sindaco Carnicella e non ha ritenuto di dover rendere pubblico questo grave episodio e di riferirlo alle forze dell' ordine».
Di Gioia, che domenica va al ballottaggio con il competitore della Cdl Antonio Azzollini, conferma di essere stato minacciato: «Non avevo mai avuto a che fare con questo individuo. è un uomo disperato, nessuno lo aiuta e non ha niente da perdere. Centinaia di persone hanno assistito alla scena. No, non l' ho querelato ancorché ho a disposizione novanta giorni di tempo per farlo. Ma oggi come oggi la situazione è delicata e insieme con gli alleati dell' Unione abbiamo deciso di non inquinare la campagna elettorale. Dobbiamo mantenere la calma…».

L' aggressore si chiama Cristofaro Brattoli, conosciuto come "Piedone", ha 51 anni. Ne aveva 37 quando a luglio del 1992 assassinò in piazza Garibaldi Giovanni Carnicella, sindaco e segretario provinciale della Dc, che non gli aveva concesso le necessarie autorizzazioni per organizzare a Molfetta un concerto di Nino D' Angelo. Brattoli si costituì il giorno dopo l' omicidio: fu condannato dalla Corte d' assise di Trani a 25 anni e 6 mesi, poi ridotti a 20 dalla Corte d' assise d' appello di Bari.
L' avvocato dell' epoca Aurelio Gironda, spiegò che Brattoli aveva impegnato «grossi capitali» per il concerto di D' Angelo, ma ricevuto "rifiuti a suo avviso immotivati da parte del Comune". Ha sparato verso il basso colpendo il sindaco dopo avere travisato una sua risposta». Attualmente è in semilibertà e rientra in carcere a Foggia, la sera. (l. p.)

Uccise il sindaco, arrestato per minacce a un candidato

A Molfetta lo conoscono tutti con il soprannome di Piedone. Negli archivi delle forze dell' ordine è indicato come l' omicida dell' ex sindaco della città Gianni Carnicella. Godeva del regime della semilibertà Cristofaro Brattoli, classe 1956, ora di nuovo in carcere per disposizione del magistrato di sorveglianza del tribunale di Foggia.
Lo hanno arrestato i carabinieri dopo aver accertato che lo scorso 18 maggio, in piena campagna elettorale per le elezioni amministrative, si sarebbe trovato a Molfetta. E intorno a mezzogiorno, in piazza Paradiso, avrebbe pesantemente minacciato il candidato sindaco Lillino Di Gioia, vincitore delle primarie ed esponente del centrosinistra.
Una circostanza però che lo stesso Di Gioia non avrebbe mai denunciato.
A mettere i carabinieri sulle tracce di Brattoli furono alcuni articoli di stampa che riportavano la vicenda spiegando i particolari di come era avvenuta, alla presenza di diverse persone e proprio mentre Di Gioia stava facendo attività di propaganda elettorale.
Un episodio che contribuì non poco ad accendere gli animi su una campagna elettorale definita piena di veleni. La relazione dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Molfetta è finita sul tavolo del magistrato di sorveglianza di Foggia. Che ha revocato, seppure in via provvisoria, il beneficio della semilibertà e ha trasmesso gli atti al magistrato di sorveglianza del tribunale di Bari, il quale si dovrà esprimere a titolo definitivo.
Brattoli, stabilirono le indagini, sarebbe stato l' esecutore materiale dell' omicidio dell' ex sindaco Carnicella. Era il 7 luglio del 1992. L' allora primo cittadino fu freddato davanti a una chiesa. "Colpevole", accertarono le indagini, di aver negato lo svolgimento del concerto allo stadio di un cantante napoletano, un evento organizzato dallo stesso Brattoli in società con alcune persone tra le quali alcuni esponenti della malavita organizzata locale, attivi nello spaccio e nel traffico di droga e arrestati nel corso delle operazioni Reset e Primavera. Brattoli stava scontando una condanna a 18 anni di reclusione inflitta dalla corte d' assise d' appello di Bari. In primo grado la corte d' assise di Trani lo condannò a 25 anni e sei mesi di carcere. – GIOVANNI DI BENEDETTO

GIOVEDÌ, 05 AGOSTO 2010

Molfetta "zona franca del mar" n. 2 – Chi ha concesso l’autorizzazione alla moglie di Cristoforo Brattoli?

Omicidio Carnicella, il manifesto dell'assassino: «La verità venga alla luce»

 


Foto: © MolfettaLive.it

di Vincenzo Drago

www.molfettalive.it

«Sto agendo perchè venga alla luce la pura verità, fermo restando la mia piena responsabilità». E' questo il motivo della clamorosa iniziativa di Cristofaro Brattoli, l'assassino del sindaco Giovanni Carnicella, che ha firmato una decina di manifesti apparsi ieri mattina per le vie cittadine. "Piedone", questo il suo soprannome, freddò il primo cittadino il 7 luglio 1992 davanti al Comune. 

Brattoli omette i nomi con dei punti di sospensione, ma parla senza mezzi termini di «sistema politico» e svela che aveva preparato un memoriale per la magistratura. Riferendosi al pubblico ministero che lo interrogò spiega: «Volevo tramite colloquio fare raggiungere il manoscritto a lei, ma lo sequestrarono e alcuni giorni dopo mi chiamarono dallo stesso giudice e confermai tutto ciò che era descritto». 

Nel frattempo, però, temeva per la sua vita. «Un giorno vennero e mi portarono alla legione dei carabinieri di Bari dove avrei dovuto comfermare il mio manoscritto – si legge sul cartellone – ma non mi fu data la possibilità perchè non mi garantivano la mia incolumità». 

Una versione, la sua «vera storia», all'epoca nascosta, che sarà racchiusa in un libro che pubblicherà l'anno prossimo, nel ventennale dell'omicidio. «Spiegherò – ha annunciato – perchè giravo armato senza porto d'armi e che attività svolgevo in quel periodo tra Puglia, Calabria, Campania e Sicilia». 

Per ora il suo messaggio è parecchio sibillino. «Dopo 19 anni ho avuto il coraggio di fare il primo passo – recita il suo appello – e adesso aspetto che tu e un'altra persona X lo facciate, dicendo tutto quello che non è stato detto al processo». Quel "Tu" misterioso dovrebbe incontrarsi, secondo Brattoli, con un "Don" e un "Giornalista", al fine di ricostruire i retroscena della tragica vicenda. 

Sul manifesto ci sono tre foto che lo ritraggono inginocchiato davanti alla lapide di Carnicella, risalenti allo scorso 7 luglio. Poi ce n'è un'altra, non meno significativa, che immortala una sua dichiarazione scritta a penna. «Oggi, nel diciannovesimo anniversario – si legge in piccolo – ho avuto modo di dialogare con calma e serenità con la persona. Mi riservo che questo signore dica la verità al giornalista Matteo d'Ingeo». 

Almeno l'identità del "Giornalista", dunque, sembra svelata. Si tratta del leader del Liberatorio Politico, erroneamente identificato come un operatore dell'informazione, ma che in questi anni si è occupato dell'omicidio Carnicella come un vero reporter. 

«Se fosse realmente pentito – ha replicato l'attivista – dovrebbe andare in procura e raccontare della società che curò l'organizzazione del concerto di Nino D'Angelo». D'Ingeo ha detto di non conoscere le motivazioni per le quali Brattoli gli vorrebbe parlare. 

«Forse sono l'unico che da 20 anni sostiene che all'epoca molte cose non sono state dette perchè andavano ad intaccare il mondo politico», azzarda il coordinatore del Liberatorio, che ritorna a quell'estate del '92. E a quel concerto negato, che costò la vita al primo cittadino.

Molfetta, omicidio Carnicella: il manifesto di Brattoli e la veritàreclamata

m.l. e f.d.s.- quindici-molfetta.it

MOLFETTA – Scompiglio ieri mattina a Molfetta. Sui muri del Comando della Polizia Municipale sono stati affissi alcuni fogli a firma di Cristofaro Brattoli (classe 1956) autore dell'omicidio del sindaco Gianni Carnicella (Dc) il 7 luglio del 1992 davanti al Comune di via Tattoli, sulla scalinata della Chiesa di San Bernardino (un colpo di fucile tranciò l’arteria femorale, provocando una grave emorragia).
Carnicella aveva rifiutato di concedere lo stadio comunale per un concerto di Nino D'Angelo organizzato dallo stesso Brattoli, allora titolare un’azienda attrezzata per l’allestimento di palcoscenici. Quell’omicidio si consumò tra le stragi di Capaci e di via d’Amelio.

Il manifesto: quale verità? «Dopo 19 anni ho avuto il coraggio di fare il primo passo e adesso aspetto che tu ed un’altra persona X lo facciate», si legge nelle prime righe. Ammette la sua «piena responsabilità», ma Brattoli, condannato a 24 anni per l'omicidio, reclama «sola la pura e semplice verità» per «chiarire quello che avvenne in quel periodo». Già in occasione della commemorazione dell’omicidio del sindaco Carnicella, Brattoli si era disteso davanti la lapide commemorativa, poi allontanato dalle Forze dell’Ordine. Cosa lo avrà spinto a questo gesto dopo 19 anni?
Nel manifesto, datato 20 agosto benché affisso ieri mattina, si chiamano in causa ben 4 persone: un «tu», che potrebbe corrispondere al successivo «lei» cui Brattoli aveva intenzione di far recapitare un manoscritto-memoriale, ma «non mi fu possibile, me lo sequestrarono e alcuni giorni dopo mi chiamarono dallo stesso giudice e confermai tutto ciò che era descritto» e un mister X da cui Brattoli esige la verità; un sacerdote e un giornalista, di cui non sono riportati i nominativi.
Brattoli, da uomo libero, chiede perdono alla famiglia Carnicella, sostenendo che la verità non sia stata ancora rivelata. Verità che qualcun’altro dovrebbe conoscere. Infatti, nel manifesto si descrive in modo generico la presunta corruzione del sistema politico dell’epoca, che lui stesso avrebbe riportato nel manoscritto-memoriale succitato.
Ricorda che alla Legione dei Carabinieri di Bari avrebbe dovuto confermare quel manoscritto, ma «non mi fu data la possibilità perché non mi garantivano la mia incolumità», lasciando intendere di aver dovuto ritrattare tutto nel corso del processo a suo carico perché nessuno gli avrebbe garantito l'incolumità personale. 
Inoltre, annuncia che «l’anno prossimo, in occasione del 20° anniversario della morte del sindaco Carnicella uscirà un libro che racconterà e descriverà la vera storia e che spiegherà perché giravo armato senza porto d’armi e che attività svolgevo in quel periodo tra Puglia, Calabria, Campania e Sicilia».
Resipiscenza o plateale dimostrazione? Qual è la verità richiesta da Brattoli? Chi sono le quattro persone indicate nel manifesto? Il gesto ha, però, allarmato non solo la cittadinanza, ma anche le Forze dell’Ordine. I Carabinieri di Molfetta hanno acquisito copia del manifesto e informato la Procura della Repubblica di Trani. È ora necessario approfondire la vicenda e il processo stesso, soprattutto conoscere i rapporti che esistevano tra Brattoli e la classe politica d’inizio anni ’90.

 

Molfetta, uccise il sindaco, nei manifesti una nuova verità

 

di GIOVANNI DI BENEDETTObari.repubblica.it

Scrive di aver avuto il "coraggio di fare il primo passo", ammette la sua "piena responsabilità" ma adesso chiede giustizia. E soprattutto di sapere la "verità", in carattere maiuscolo e in stampatello. Ne ha fatti stampare una decina in tutto di manifesti in città, a Molfetta, la firma è quella di Cristoforo Brattoli, più conosciuto con il nome di "Piedone", l'autore dell'omicidio di Gianni Carnicella, il sindaco della Dc ucciso proprio davanti al comune il 7 luglio del 1992 per essersi rifiutato di concedere lo stadio per un concerto di Nino D'Angelo organizzato dallo stesso Brattoli in società con alcune persone tra le quali alcuni esponenti della malavita organizzata locale, attivi nello spaccio e nel traffico di droga e arrestati nel corso delle operazioni "Reset" e "Primavera". 

GUARDA I MANIFESTI

A quasi 20 anni da quel giorno Brattoli, tornato un uomo libero, chiede scusa alla famiglia di Carnicella e si dice pentito per quanto accadde, ma adesso pretende giustizia. Sostiene che la verità non è stata ancora scritta e qualcuno la conosce. Nel manifesto si legge genericamente di "un sistema politico", lui spiega che all'epoca era "corrotto", di averlo anche scritto in un memoriale che gli fu sequestrato dai carabinieri. Rintracciato sulla spiaggia della "terza cala" dove adesso fa il venditore ambulante abusivo di bibite, Brattoli punta l'indice contro il sistema politico di allora ma non fa nomi spiegando che sono contenuti in un libro che renderà pubblico l'anno prossimo. Dice che ci sono uomini politici coinvolti in questa storia, di non essere stato direttamente pagato da loro ma di aver ottenuto favori in cambio di altri che lui faceva. Fa intendere di aver dovuto ritrattare tutto nel corso del processo a suo carico perché nessuno gli avrebbe garantito l'incolumità e lui aveva paura.

Nel manifesto Brattoli, oltre a ricordare che spiegherà il motivo per cui girava armato in quegli anni, cita un misterioso sacerdote e fa riferimento, definendolo erroneamente un giornalista, all'attivista di Libera Matteo D'Ingeo. Il quale, interpellato, invita Piedone a dire la verità. "Quali erano i rapporti tra lui e la classe politica dell'epoca?", dice, "perché quel concerto era così importante tanto che chi lo impedì pagò per tutti?" D'Ingeo intanto continua la sua battaglia perché la magistratura approfondisca alcuni aspetti emersi durante il processo, soprattutto i rapporti che c'erano tra l'omicida e la classe politica dell'epoca. Con i familiari del sindaco chiede che Gianni Carnicella sia riconosciuto tra le vittime della mafia. 

Cristoforo Brattoli (classe 1956), lo ricordiamo, fu condannato a 24 anni per l'omicidio del primo cittadino. Nel 2008 il tribunale di Trani lo condannò a 10 mesi di reclusione perché accusato, quando era detenuto nel carcere di Foggia e godeva del regime della semilibertà, di aver pesantemente minacciato durante le ultime elezioni amministrative a Molfetta il candidato sindaco Lillino Di Gioia, vincitore delle primarie ed esponente del centro sinistra. I carabinieri di Molfetta intanto hanno acquisito copia del manifesto affisso in città e hanno informato dell'accaduto la procura di Trani.

Mafia e sistemi, Libera ricorda l’omicidio Carnicella


‎Libera Molfetta ricorda il sindaco Carnicella ucciso 19 anni fa (VIDEO) – TELESVEVA

L’associazione che combatte le mafie ipotizza che l’inchiesta ’mani sulla città’ dei giorni scorsi abbia svelato uno scenario simile a quello che costò la vita al sindaco democristiano

di Lorenzo Pisani – www.molfettalive.it

L’operazione “Mani sulla città” ha trovato spazio nei minuti iniziali e finali del convegno. Una scelta voluta, quella di Libera. Il tema di giornata è altro. È l’omicidio del sindaco di Molfetta, avvenuto il 7 luglio di 19 anni fa. È l’impegno dell’associazione per il riconoscimento di Gianni Carnicella"vittima di mafia". 

Come si amministra una città con infiltrazioni mafiose? Si chiedono Matteo d’Ingeo, portavoce cittadino dell’associazione di don Ciotti, Mimmo Stufano, assessore a Giovinazzo e vice presidente nazionale di “Avviso Pubblico”, Rino Basile, operatore nel sociale con un passato da amministratore e Gloria Vicino, referente provinciale di Libera. 

Il tema è scomodo. Come scomode sono le provocazioni di d’Ingeo. Basile ammette che ne avrebbe fatto volentieri a meno, ma il pubblico della Fabbrica di San Domenico era ieri sera lì per questo. 

Si è parlato di sistemi. Locali e nazionali. Di Sud e Nord. Adesso sono alla ribalta quelli di Roma e Milano. Del resto la mafia non conosce confini regionali e nazionali. I comuni sciolti per infiltrazione mafiosa vanno dall’isola al “continente”, fino all’insospettabile Bordighera. «Non ci può essere mafia senza politica, ma ci dev’essere una politica senza mafia», questa la massima di Stufano. Che in tre numeri fa il ritratto del sistema che mangia il "sistema paese": 150 miliardi il giro di affari della malavita, 70 miliardi quello della corruzione, 120 quello dell’evasione fiscale. I dati sono in euro. A quante finanziarie "lacrime e sangue" corrispondono? 

La chiamano “sicilianizzazione”, la mutazione della criminalità secondo i canoni di Cosa Nostra. Un problema etico che fa rima con politico: «L’amministratore non può non sapere; oppure non è all’altezza del suo ruolo» taglia corto Basile. Si cercano i colpevoli. La politica («oggi la ricerca del consenso viene prima di una prospettiva di sviluppo»), ma anche i cittadini. Che quei politici alla fine li votano. Ma anche l’informazione quando non informa. 

Dove la partecipazione è scarsa, maggiore è il rischio di infiltrazioni mafiose. Specie in un quadro che al concetto di alternativa politica ha sostituito quello di alternanza. Gli attori cambiano, gli affari no. L’attualità del gattopardismo. 

Partecipazione, consapevolezza, trasparenza. Di quest’ultima si nutre la legalità. E qui, nel finale, torna la polemica di d’Ingeo: «Non è possibile leggere atti sull’albo pretorio coperti da omissis, in nome di un non meglio specificato diritto alla privacy». Il riferimento è alla delibera con cui il Comune ha autorizzato, lo scorso 2 maggio, il pagamento delle spese legali a Rocco Altomare, il dirigente detenuto a Trani. Una decisione presa nel rispetto del contratto collettivo (che prevede la copertura comunale solo in caso di assoluzione), ma che fa dire a d’Ingeo: «Dopo questa decisione il Comune si costituirà parte civile in un eventuale processo?».

Una casa della memoria per le vittime della mafia

Clicca su  VITTIME MAFIA per non dimenticare

7 Luglio 1992 Molfetta (BA). Ucciso Giovanni (Gianni) Carnicella, sindaco della città.

19° ANNIVERSARIO DELL'OMICIDIO DEL SINDACO GIANNI CARNICELLA

 


 


Allora c'era il "SISTEMA DI PIAZZA PARADISO", poi abbiamo conosciuto il "SISTEMA AMATO", oggi abbiamo scoperto il "SISTEMA ALTOMARE"; ma quanti sistemi, ancora sconosciuti, controllano la vita della nostra città? ….

"È iniziato il Calvario" del SindacoSenatorePresidente Azzollini

Calvario AZZOLLINI INCAP001 copia

Messaggio del Signore Gesù, XI° staz. della Via Crucis 

…"È iniziato il Calvario, non aver paura,
tutti voi siete testimoni della Mia croce, delle Mie parole,
Io illuminerò tutti voi, figli benedetti,
che avete ascoltato dal primo giorno le Mie parole e siete qui,
con Me, aiutateMi a portare la croce, il Calvario è vicino…
Venite al Mio patibolo, pregate,
pregate alla Madre Mia, chiedete la luce a voi,
tante piccole fiammelle intorno a Lei, beati voi.
Beati voi che ascolterete! Venite,
e sarete voi i portatori della luce per tutti i vostri fratelli”…

Ci dicano cosa è lecito e cosa non lo è in questa città

BAR VITTORIA 16062010
Abbiamo appreso recentemente, in un’intervista rilasciata dal Dirigente comunale al Territorio Ing. Rocco Altomare, 
che non è stata rilasciata alcuna autorizzazione in Corso Dante per l’occupazione del suolo pubblico per strutture non provviste di servizi igienici per gli avventori.

Il Dirigente ha affermato, tra l’altro, che non sono previsti i “gazebo”. E’ strano che le dichiarazioni dell’Ing.Altomare non trovino riscontro nella realtà.
Da molti anni, dopo lo smantellamento del grande gazebo del bar Italia, abbiamo ancora la struttura del bar Vittoria che oltre ad essere un’offesa al buon gusto è anche al limite del rispetto del codice stradale.
Se avesse un fondamento giuridico, l’affermazione dell’Ing. Altomare, saremmo di fronte all’ennesimo esempio di abusivismo “protetto” e il Dirigente al Territorio dovrebbe chiarire meglio cosa è consentito e cosa non lo è.

Nuovo Brattoli 2 26042011Se fosse vero il criterio della concessione rilasciata solo a quelle attività con gazebo forniti di idonei servizi igienici, ci chiediamo perché l’Ing. Altomare ha concesso l’occupazione del suolo demaniale a nome della famiglia di Cristoforo Brattoli (conosciuto a Molfetta per aver assassinato il sindaco G.Carnicella)?
Se le regole valgono per Corso Dante dovrebbero valere anche per il viale dei Crociati
, oppure il titolare ha dichiarato all’Ufficiale Sanitario che gli avventori sono invitati in caso di “bisogno” a servirsi direttamente della battigia antistante?

12032011203La stessa riflessione va fatta per il gazebo del nuovo “mercato diffuso” in via papa Montini; chi ha rilasciato l’autorizzazione per quell’attività commerciale senza la presenza dei servizi igienici? In tutti i casi esposti vogliamo sperare che non ci siano state “pressioni” da parte dei diretti interessati perché se così fosse saremmo i primi ad esprimere la nostra solidarietà, ma solo se ci fossero delle dichiarazioni pubbliche da parte dell’Ing. Altomare e del sindacosenatorepresidente Azzollini.