Archivi categoria: legalità

Don Ciotti: "Quello che per me significa legalità"

Dalla quarta puntata di  "Vieni via con me" di Fazio e Saviano trasmessa ieri

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La promessa (non mantenuta) del Questore di Palermo Marangoni a Francesco Carbone

Per conoscere la storia di Francesco Carbone: http://www.facebook.com/…

"Piazza pulita bis", i Carabinieri smantellano gli ambulanti. 14 chioschi sequestrati, tre arresti

Tredici negozianti di frutta e verdura – di cui 4 ambulanti, 8 in sede fissa, ed uno titolare di entrambi i tipi di esercizio – sono ritenuti responsabili dei reati di "invasione di terreni o edifici"

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di La Redazione (www.molfettalive.it/…)

A distanza di poco più di tre mesi, il commercio ambulante finisce nuovamente nel mirino della magistratura.

Questa mattina dalle ore 9.00 a Molfetta, 80 militari della locale Compagnia Carabinieri e dell’ 11° Battaglione Carabinieri “Puglia”, stanno eseguendo 14 ordinanze di sequestro preventivo di beni emesse in data 17 settembre 2010 dal Gip del Tribunale di Trani dott. Roberto Oliveri del Castillo.

Dopo le indagini dei militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Molfetta e dalla Polizia Municipale di Molfetta, coordinate dal Sost. Proc. dott. Giuseppe Maralfa, ha ritenuto tredici negozianti di frutta e verdura, tutti molfettesi – di cui 4 ambulanti, 8 in sede fissa, ed uno titolare di entrambi i tipi di esercizio – responsabili, a vario titolo, dei reati di “invasione di terreni o edifici” (art. 633 c.p.), comportamento reiterato rispetto alla operazione precedente dell’8 giugno e violazione dei sigilli, per aver, da giugno 2010 ad oggi, violato i sigilli apposti dai Carabinieri sulle aree sequestrate attraverso l’esposizione sulle stesse aree oggetto del sequestro ed affidate in custodia ai negozianti stessi.

https://liberatoriopolitico.files.wordpress.com/2010/09/mimmo-nasone.jpg%202(3).jpgL’elemento di novità rispetto alla precedente operazione è che stavolta sono stati perseguiti con maggiore rigore tre commercianti che – citando testualmente l’ordinanza di custodia cautelare – hanno «posto in essere con protervia e spregiudicatezza condotte illecite come se non fosse accaduto nulla, come se si trovassero nella piena legalità di un diritto ormai acquisito, e pure nella qualità di custodi si sono riappropriati di luoghi pubblici e installazioni in sequestro».
Nei confronti dei tre (tra cui una donna), sono state eseguite altrettante ordinanze di custodia cautelare in regime di arresti domiciliari.

In particolare, gli appostamenti e le riprese video-fotografiche realizzate dai Carabinieri della Compagnia di Molfetta hanno dimostrato che in un caso, il fruttivendolo, con assoluta noncuranza dei provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria, aveva occupato con continuità la sua “vecchia” postazione, nonostante fosse stata sequestrata, sia prima di divenirne il custode, sia dopo che la stessa area gli era stata affidata dal giudice.

Negli altri due casi, invece, esattamente come avveniva prima dell’operazione “Piazza Pulita” dell’8 giugno, i due commercianti continuavano ad occupavano stabilmente, senza alcuna autorizzazione (nemmeno al commercio ambulante), le aree poste sotto sequestro, tutti i giorni, 24 ore su 24.

L’indagine, già avviata nello scorso mese di dicembre, è stata svolta dai Carabinieri del Nor di Molfetta in concorso con la Polizia Municipale di Molfetta, attraverso l’osservazione e la ripresa video-fotografica degli obiettivi, in più occasioni, da gennaio a settembre, allo scopo di attestare senza ombra di dubbio che l’occupazione abusiva del suolo pubblico fosse compiuta continuativamente, anche in orario notturno, sia dai commercianti in sede fissa (titolari quindi di un negozio), sia dai commercianti ambulanti.

Da giugno ad oggi, è stato accertato che i fruttivendoli che hanno continuato ad agire in disprezzo dei provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria sono stati 13, meno della metà dei 29 destinatari dei provvedimenti di sequestro eseguiti l’8 giugno.

Secondo le forze dell'ordine, si tratta sicuramente di un successo nel ripristino della legalità, in un settore delicato quale la regolamentazione dei “servizi di prossimità” indispensabili per la cittadinanza: non un contrasto all’esercizio del commercio, ma un invito a rispettare ed a far rispettare le regole che la società stessa si impone, nell’interesse di tutti i suoi membri.

Nel corso dell’operazione, anche stavolta come a giugno sono stati rimossi e sequestrati tutti i beni materiali per l’esposizione delle merci (gazebo, bancarelle, cassette,etc., tutti affidati in custodia giudiziale in attesa dell’eventuale provvedimento di confisca), mentre i prodotti ortofrutticoli sono stati resi agli operatori commerciali dopo essere stati tolti dalle aree ad essi interdette.

L’obiettivo erano le luminarie?

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foto l'AltraMolfetta

Poco più di un mese fa bruciarono in una notte tre auto in via Ungaretti di cui due di proprietà del titolare di un noto ristorante molfettese sul mare. Da allora non abbiamo mai saputo se si sia trattato di incendio accidentale o doloso.

Sono anni che a Molfetta bruciano le automobili e gli inquirenti ci dicono che le fiamme si sviluppano accidentalmente, o per corto circuito, o per un mal funzionamento dell’impianto elettrico. Allora se non si tratta di incendi dolosi si apra un inchiesta sulle case costruttrici delle auto incendiate perché diventa curioso il fatto che ci siano tanti “incidenti” agli impianti elettrici.
Invece ci piacerebbe sapere se gli inquirenti abbiano indagato sull’eventuale richiesta estorsiva che il ristoratore avrebbe potuto ricevere prima o dopo l’incendio delle due autovetture.

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 foto  ilFatto-Molfetta

Ieri notte altre quattro auto distrutte nella centralissima via Dante. I danni sono stati ingenti e questa volta l’atto incendiario non ha coinvolto solo autovetture, ma le piante del vicino bar ed un elemento di grande novità; per la prima volta è andata in fiamme una parte importante delle luminarie della nostra festa Patronale.
Escludendo il fatto accidentale potrebbe rimanere la mano dolosa e in questo caso l’inquirente penserebbe subito ad un probabile fatto estorsivo o intimidatorio nei confronti del titolare del bar o di uno dei proprietari delle autovetture, ma mai penserebbe alle luminarie.
E perché no? Le luminarie costano e, simbolicamente, insieme alla Festa della Madonna dei Martiri hanno un grande valore.

Speriamo che gli inquirenti non escludano a priori l’ipotesi che il bersaglio del fatto doloso fossero le luminarie e non le automobile che servivano solo a depistare le indagini.
Perché non si prova ad interrogare ogni singolo componente del Comitato Feste Patronali e chiedere loro se sono a conoscenza di richieste estorsive giunte direttamente o in direttamente al Comitato?
La letteratura mafiosa e camorrista sicuramente è piena di casi simili e la nostra città ormai non è esente da certa cultura. 

Guarda il video:

Fratelli e rapinatori, finiti in manette

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di Redazione (www.ilfatto.net/…)

Molfetta- Armati di manganello hanno tentato di rapinare due giovani per strada ma sono stati bloccati dai Carabinieri. E' accaduto nella tarda serata di ieri a Molfetta, dove i Carabinieri della locale Compagnia hanno arrestato due fratelli, un 29enne ed un 22enne incensurati del luogo, con l’accusa di tentata rapina aggravata in concorso.

 

I due, a bordo di una moto e armati di manganello (nella foto), alle 23 circa hanno bloccato in Corso Margherita un 17enne intimandogli di consegnare i soldi. Di fronte al rifiuto del giovane, lo hanno colpito alle gambe rompendogli il cellulare e fuggendo via. Non contenti, venti minuti dopo, in via Margherita di Savoia hanno fermato una coppia di ragazzi a bordo di un ciclomotore agendo con lo stesso modus operandi nel tentativo di impossessarsi del denaro.

Dopo aver chiesto dei soldi al conducente della moto colpendolo con numerosi colpi di manganello al capo, ne è nata una colluttazione alla quale poneva fine una “gazzella” dell’Arma prontamente intervenuta sul posto. I militari hanno bloccato i malfattori traendoli in arresto e hanno provveduto a soccorrere le vittime, una 20enne ed un minorenne, facendo convergere in loco personale del “118”. Tratti in arresto, i due sono stati associati presso la casa circondariale di Trani.

“Molfetta e la Memoria”: Libera ricorda Gianni Carnicella

Molfetta e la memoria foto


Nel 18° anniversario dell’omicidio del Sindaco di Molfetta Dott. Giovanni Carnicella, martedì 6 luglio 2010alle ore 18.30 nell’Aula Consiliare di Palazzo Giovene, il Presidio di LIBERA–Molfetta terrà la conferenza-dibattito “Molfetta e la Memoria”.
 

Interverranno:
 
Michele Pappagallo
Presidente diocesano di A.C.
 
Franca Carlucci
Casa per la Pace
 
Nicola Cibelli
Testimonianza di un giovane molfettese in cerca di Memoria
 
Matteo d’Ingeo
Movimento civico Liberatorio Politico
 

Il Presidio intende ravvivare il ricordo della figura del sindaco e del contesto storico e sociale in cui occorse il tragico evento. Inoltre, presenterà una petizione popolare alla Civica Amministrazione per l’apposizione di una lapide ad memoriam sia sul luogo dell’omicidio che sul luogo della sepoltura di Gianni Carnicella.  

Al termine, sarà avviata la raccolta firme. Chi vorrà aderirvi dovrà presentare il documento d’identità.

 

Un "Presidio della Legalità" a Molfetta

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Molto spesso si discute delle mafie degli altri ma quasi mai ci si sofferma a riflettere sulla “mafia di casa nostra” e sulle multiformi illegalità diffuse con cui la nostra comunità è abituata a convivere.

 

Anche Molfetta, come il resto del paese, sembra essere scivolata verso livelli, mai toccati prima, di degrado sociale, morale, di illegalità diffusa e mancanza di rispetto del bene comune; sono sempre più diffusi i sentimenti di disagio, preoccupazione e sofferenza, non più in singoli cittadini ma nell’intera comunità.

 

Ecco perchè un gruppo di persone, singole e aderenti a movimenti ed associazioni cittadine, da alcune settimane ha avviato un percorso di riflessione sui temi e sulle attività promosse da “Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie" –  di don Luigi Ciotti, con il desiderio di creare nella nostra città un Presidio della Legalità.

 

Si intende favorire la nascita di un collegamento stabile tra il maggior numero di gruppi di cittadini, associazioni culturali, gruppi eco-pacifisti, operatori sociali e animatori culturali, responsabili e gruppi della comunità ecclesiale, gruppi di base e movimenti politici con l’obiettivo di promuovere una rinnovata cultura di cittadinanza responsabile, cultura della legalità e della solidarietà, basata sui principi della Costituzione atta a prevenire in città fenomeni di diffusione di illegalità.

 

Si invitano tutti i cittadini singoli e organizzati ad intervenire all’incontro di presentazione del Presidio che si terrà il 15 marzo alle ore 18.30 presso la sala Stampa del Comune di Molfetta.


Interverrà Alessandro Cobianchi, coordinatore provinciale di LIBERA BARI


Promuovono l’iniziativa:

 

A.G.E.S.C.I.,

ARCI- Il Cavallo di Troia,

Ass. Culturale “TEATRERMITAGE”,

A.U.S.E.R.-Molfetta,

Azione Cattolica,

Casa per la Pace,

edizioni la meridiana,

Legambiente

Libreria “IL GHIGNO”,

Movimento “Liberatorio Politico”,

Punto Pace-Pax Christi di Molfetta.

 

 

A Roma il No B-Day "Siamo più di un milione"

Il corteo in piazza San Giovanni

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di Giovanni Innamorati (www.ansa.it/…)

ROMA – I partiti di opposizione scavalcati dalla piazza, dove si vedono tantissimi giovani che invece sono sempre piu’ rari nelle sedi dei movimenti politici. Questo l’aspetto piu’ vistoso del ‘No B Day’, la prima manifestazione mai convocata in Italia via web, senza l’appoggio di apparati organizzativi di partiti o sindacati. Una manifestazione con un unico messaggio espresso insieme con rabbia e allegria: ”Berlusconi vada a casa”. Proprio il manifesto lanciato su Facebook a ottobre per convocare la manifestazione mostra tutto l’approccio impolitico dell’iniziativa: ”non ci interessano le conseguenze delle dimissioni di Berlusconi; l’importante e’ che si dimetta subito”.

Ed ecco che i partiti di opposizione oggi si sono dovuti accodare. Gli organizzatori hanno parlato di oltre un milione di presenti. la Questura di 90 mila. Quel che e’ certo e’ che hanno riempito piazza San Giovanni. I manifestanti hanno applaudito tutti quelli che hanno sfilato nel corteo con loro, da Di Pietro a Rosy Bindi, da Paolo Ferrero a Oliviero Diliberto, da Nichi Vendola ad Angelo Bonelli dei Verdi. Le polemiche per la mancata presenza ufficiale del Pd, sollevate da Idv e dagli altri partiti di sinistra, si e’ vista quindi solo nel retropalco piu’ che nella piazza, che aveva solo voglia di gridare assieme ”Berlusconi dimettiti” come e’ stato ritmato piu’ volte. Pier Luigi Bersani, alla fine, ha inviato la ‘pasionaria’ Rosy Bindi, festeggiatissima dai manifestanti: ”abbiamo perso tre settimane a litigare con Di Pietro – sospira Pippo Civati – e a dividerci tra noi sul nulla”. Di Pietro, sempre attorniato dalle telecamere, ha attaccato il governo a testa bassa (”e’ mafioso, fascista e piduista”) ma non e’ riuscito a monopolizzare l’iniziativa. Paolo Ferrero analizza cosi’ la paura del Pd per questa piazza: ”hanno una concezione vecchia, in cui i partiti hanno il monopolio della politica. Ma ormai non e’ piu’ cosi’, e il primo compito dei partiti e’ ascoltare la societa”’.

Cosi’ in molti hanno evitato di fare dichiarazioni, sottolineando piuttosto di voler ascoltare la piazza: da Dario Franceschini a Fausto Bertinotti. La prima sfida per il centrosinistra consiste ora nel proporre a questa piazza un’offerta politica adeguata. La seconda sfida e’ costituita dalla massiccia presenza di giovani in quella che Ferrero ha definito ”una manifestazione generazionale, convocata con mezzi generazionali”. Sono passati solo otto anni dal 2001 e i Girotondi sono gia’ archeologia.

S.BORSELLINO,BERLUSCONI E SCHIFANI SONO VILIPENDIO
"Il vero vilipendio è che persone come Schifani e Berlusconi occupino le istituzioni. Schifani non vuole chiarire i rapporti avuti con la mafia nel suo studio professionale". Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, in un intervento alla manifestazione del No B Day, interrotto più volte dall’ovazione della folla.

MONICELLI, MANIFESTAZIONE BELLA E GIOVANE
"Questa è una manifestazione bella perché è giovane, non c’é cupezza, non c’é aria di sconfitta", ha detto Mario Monicelli, giaccone bianco, sciarpa viola e coppola, intervenendo sul palco. "Tenete duro, viva voi, viva la vostra forza, viva la classe operaia, viva il lavoro" ha aggiunto. Secondo il regista, "dobbiamo costruire una Repubblica in cui ci sia giustizia, uguaglianza, e diritto al lavoro, che sono cose diverse dalla libertà".

LA DIRETTA SULLA TV DANESE – Il No B day trasmesso in diretta dalla Tv danese, oltre che da Rainews 24, Sky Tg24, Red Tv e You Dem. "Possiamo essere soddisfatti – ha detto Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori – del fatto che ci sarà la diretta di una rete televisiva pubblica nazionale: quella Danese. Infatti abbiamo saputo che il canale televisivo pubblico della Danimarca ha deciso di mandare in onda non solo P.zza San Giovanni, ma seguirà tutto il corteo. Una bella dimostrazione di democrazia nei confronti di chi – alla RAI – ha preferito non concedere la diretta TV".

Le mani su Cose nostre. Se la mafia ricompra i beni sequestrati

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di Maria Zegarelli (www.unita.it/…)

Si chiama «Verbuncaudo», c’è chi dice si estenda per 150 ettari e chi ne aggiunge altri 90 del terreno confinante. Si trova vicino a Polizzi Generosa, Palermo, Sicilia. Michele Greco, il «Papa» di Cosa nostra, lo acquistò dalla società Sat: un colpaccio perché quel feudo era il simbolo, l’ennesimo, dello strapotere del boss dei boss. C’era un’ipoteca, importante, e la questione andava risolta. Subito. La pratica fu seguita direttamente dal clan dei Croceverde che chiamarono i Salvo e detto fatto ne ottennero in quindici giorni la sospensione, con decreto del ministero delle Finanze.
Poi, quando il «Papa» fu arrestato, il potere temporale sui suoi beni andò a farsi benedire e Verbuncaudo fu confiscato. E assegnato al Comune di Polizzi nel 2007, che lo accettò a patto che venisse destinato ad un’associazione impegnata nel sociale. Si individuò la Cooperativa «Placido Rizzotto Libera Terra», ma ecco che rispunta l’ipoteca. La cooperativa non può pagarla, il Comune neanche. Verbuncaudo rischia di essere venduto, malgrado sia stato assegnato perché mancano i soldi per l’ipoteca. C’è già chi è pronto ad acquistarlo, gente potente. Si tratta dei familiari di Greco. Sono cinque anni che fanno pressione con i loro avvocati. Ma se alla Camera non viene cassato l’emendamento alla Finanziaria votato al Senato – presentato da Maurizio Saia, (ex An) quello che Gianfranco Fini definì «un imbecille», quando accusò di lesbismo Rosy Bindi ministro della Famiglia – sono 3213 i beni confiscati alla malavita e non ancora assegnati che rischiano di finire sul mercato. Le cosche sono pronte. Perché rimettere le mani su quella «robba» attraverso prestanome è facile, e perché farlo equivale a confermare che i tentacoli si spezzano ma sono pronti a ricrescere.
E dove non arrivano le casse dello Stato e degli enti locali arrivano quelle di Cosa nostra. Il «cassiere» della Banda della Magliana, Enrico Nicoletti, a Monte San Giovanni, nel Frusinate, possedeva un fabbricato a cui tiene ancora parecchio. È la casa natale dei genitori, legami affettivi che non si spezzano mai. Anche quello potrebbe tornare sul mercato. Idem per l’azienda bufalina con terreno, 8 ettari e oltre 2000 capi di bestiame fino al 2005, a Selvalunga, nel Grazzanise, dove Walter e Francesco Schiavone (Sandokan, boss dei Casalesi) hanno fatto il bello e il cattivo tempo.
Don Luigi Ciotti ha l’elenco pronto di tutti gli immobili. «a rischio»: li venderà simbolicamente martedì mattina a Roma alle ore 11 presso la Bottega della legalità «Pio La Torre» in via dei Prefetti 23. Batterà lui stesso l’asta, perché a volte devi ricorrere a questi gesti simbolici se vuoi scuotere coscienze che basta troppo poco per riaddormentarle. Saia con il suo emendamento al Senato ha fatto sì che se passano 90 giorni dalla confisca senza assegnazione tutto torna sul mercato. «Con l’approvazione di questo emendamento è tradito l’impegno assunto con il milione di cittadini che nel ’96 firmarono la proposta di legge sull’uso sociale dei beni confiscati alla mafia – dice Don Ciotti -.
Se la Camera confermasse la decisione di vendere all’asta gli immobili sarebbe enorme il rischio di restituirli alle stesse organizzazioni criminali». Virginio Rognoni, cofirmatario della legge Rognoni-La Torre è incredulo: «Venderli è una sconfitta per lo Stato, l’emendamento è un atto molto grave che non ha giustificazioni». Nella sua relazione presentata al governo nel novembre 2008 il commissario straordinario, Antonio Maruccia, magistrato di Cassazione, diceva, tra l’altro: «Le proposte conclusive del Cnel si sono concentrate, avuto riguardo alla destinazione dei beni, nella indicazione della necessità di vietare la vendita dei beni, per evitare che possano essere nuovamente acquistati, tramite prestanomi, dagli stessi soggetti a cui sono stati sottratti».
Inoltre, il Cnel, nelle «osservazioni e proposte» del 29 marzo 2007 ribadiva la necessità di «affidare a una nuova struttura, specializzata ed avente solo tale funzione, il compito di gestire il transito dei beni dalla confisca alla collettività, dotando la stessa di poteri, finanziamenti e personale tecnico e specialistico necessario».
Stesse conclusioni nella Relazione approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie nel novembre 2007, relatore Giuseppe Lumia, che si occupò proprio dei beni confiscati.
Si legge: «Il punto critico attiene proprio alla particolare origine dei beni, che sono divenuti demaniali per effetto dell’azione di prevenzione; tale origine determina la continua pressione della criminalità destinataria dei provvedimenti, tesa al recupero dei beni o, quantomeno, a renderli inutilizzabili, in un’ottica che suona come aperta sfida alle istituzioni incaricate di affermare la sovranità delle ragioni democratiche».
Per questo, secondo la Commissione, è necessario non far rientrare la gestione e la destinazione di quei beni alle competenze generali dell’Agenzia del Demanio. Sarebbe molto più indicata un’ Agenzia centrale, ribadisce il documento, anche sulla base di tutte le audizioni effettuate durante l’indagine. Ma l’Agenzia centrale non è mai nata. L’emendamento, invece, sta lì, in attesa di essere definitivamente licenziato alla Camera.

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Rifiuti, il sistema Cosentino

Dall’ordinanza di custodia cautelare il racconto degli interessi criminali ed economici dietro il ciclo dei rifiuti in Campania

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Cosentino

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Cosentino

Nicola Cosentino

di Redazione (www.liberainformazione.org/…)

Il Duemila riempie la Campania di spazzatura e di soldi, se  ne spendono a profusione, eppure nel 2008 nella sua relazione al Parlamento Bertolaso denuncia un buco di un miliardo e duecento milioni nelle casse di quello che era stato il commissariato di governo. Per otto anni la politica discute su come risolvere quella che diventa sempre più un’emergenza infinita. Le cronache di quei giorni raccontano un giro vorticoso di ordinanze e di stanziamenti, di proteste e di nuovi accordi. La battaglia delle ecoballe, il dibattito infinito sui siti da scegliere, riempiono le pagine dei giornali. Ma la guerra vera si sta combattendo altrove. Gli accordi decisivi non hanno nemmeno bisogno di una firma. Ora, dopo una via crucis lunga nove anni, l’ordinanza del Gip Raffaele Piccirillo racconta un fuori-scena da brivido. La voce narrante è quella del manager dei rifiuti, Gaetano Vassallo. I protagonisti sono i boss, i politici e i funzionari (corrotti) dello Stato. La procura di Napoli chiede l’arresto del sottosegretario all’economia, Nicola Cosentino, ma i leader e gli amministratori coinvolti sono molti di più. Per capire che cosa sia successo bisogna fare un passo indietro e tornare al 2000 quando l’allora commissario per l’emerg enza rifiuti, Antonio Bassolino, affida il ciclo di smaltimento della spazzatura a un consorzio di ditte formato da cinque imprese associate alla Impregilo (Impregilo International, Fibe, Fibe Campania, Fisia Impianti, Gestione Napoli).

Toccherà a loro il compito di realizzare due termovalorizzatori e sette impianti di combustibile da rifiuti, le cosiddette ecoballe. Ma appena terminati i cdr ci si accorge che producono solo spazzatura impacchettata. Intanto l’impregilo ha deciso di realizzare ad Acerra il termovalorizzatore: decisione contestata duramente dalla popolazione locale. Così mentre il piano Impregilo naufraga gli interessi intorno alla ”monnezza” continuano a crescere e gli spazi per l’imprenditoria locale (e per i boss) si allargano. Al gruppo di Romiti toccava provvedere allo smaltimento dei rifiuti (e anche questo capitolo è finito nel mirino dei magistrati con un’inchiesta dei Pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo), ai Comuni spettava la raccolta e il trasporto della spazzatura. Si formano i cosiddetti consorzi di bacino che assumono gli ex lsu, i dipendenti delle ditte che gestivano le discariche, e poi amici, parenti, conoscenti e portaborse di amministratori e politici vari. Si arriva a più di dodicimila persone. E poi ci sono gli accordi con le ditte esterne, molte vicine ai boss. Tanto che molte amministrazioni (da Crispano  a Casoria, da Pozzuoli a Castel Volturno) vengono scolte anche a causa di questi appalti giudicati disinvolti dalle  prefetture di Napoli e Caserta.
Come se non bastasse questo spreco infinito nel 2002 due consorzi di Napoli (il primo e il terzo) e uno di Caserta (il quarto) decidono di formare un super consorzio che chiamano Impregeco. Al vertice sistemano Giuseppe Valente (in quota Fi) che è anche presidente di Ce 4; il vice presidente è Michele Caiazzo e l’amministratore Giacomo Gerlini (entrambi in quota Ds). Che cosa siano Impregeco e il Ce 4 lo hanno poi spiegato ai magistrati il pentito Gaetano Vassallo e lo stesso Valente provocando quella valanga giudiziaria che rischia di travolgere il sottosegretario Nicola Cosentino. Ce 4, in verità, era già stata al centro di inchieste giudiziarie e di delitti. Il consorzio, infatti, era diventato la camera di compensazione tra gli interessi dei politici e quelli dei casalesi: è questa l’ipotesi dei magistrati che hanno indagato (tra gli altri anche Raffaele Cantone). I fratelli Michele e Sergio Orsi, secondo gli inquirenti, rappresentavano gli interessi di Francesco Bidognetti prima e di Francesco Schiavone poi. Con la loro Flora Ambiente attraverso una gara truccata “fecero fuori” la Ecocampania di Nicola Ferraro (altra impresa che secondo i magistrati era legata ai casalesi) e formarono una società mista con il Ce 4: la Eco 4 che riuscì a monopolizzare la raccolta e lo smistamento dei rifiuti in diciotto comuni.  Secondo Vassallo dietro la Eco 4 c’era l’onorevole Cosentino: «La società Eco4 era controllata dall’onorevole Cosentino e anche l’onorevole Mario Landolfi vi aveva svariati interessi. Presenziai personalmente alla consegna di cinquantamila euro in contanti da parte di Sergio Orsi a Cosentino, incontro avvenuto in casa di quest’ultimo a Casal di Principe. «Ricordo che l’onorevole ebbe la somma in una busta gialla e Sergio mi informò del suo contenuto», racconta.  E poi: «Cosentino si espresse, con riferimento proprio alla ECO4, dicendo “quella società song’ io”».
Ma i progetti del sottosegretario, è sempre l’ipotesi dei Pm che hanno indagato, erano più vasti. Sostiene Valente in un’interrogatorio riportato nell’ordinanza: «Nicola Cosentino voleva che “tutto quel che si faceva doveva passare attraverso di lui”». E lo strumento per riportare tutto l’affaire rifiuti nelle mani dei politici e degli imprenditori locali (e soprattutto dei boss) sarebbero state proprio Eco 4 e Impregeco. L’idea era quella di concentrare nei consorzi non solo la movimentazione, ma anche la stabilizzazione e la trito vagliatura dei rifiuti realizzando perfino un termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa alternativo a quello della Fibe. Il tutto in accordo con il commissariato all’emergenza rifiuti e soprattutto con il sub commissario Giulio Facchi. Un piano ambizioso che richiedeva un accordo trasversale. E infatti spiega Valente: «Nessuno si interessò al fatto che il nuovo ente era di natura politica trasversale, trattandosi peraltro di fatto indifferente, nella norma, per i politici».

Un piano che si scontra con le indagini della magistratura che nel 2007 investono Flora Ambiente. I fratelli Orsi vengono arrestati, cominciano a raccontare. Ma non sono pentiti, non hanno protezione. Il primo giugno Michele viene ucciso davanti al Roxy bar. E già dal primo aprile Gaetano Vassallo si è messo sotto la protezione dello Stato.

 DOCUMENTI:

Ordinanza arresto Nicola Cosentino

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