Camorra e Gomorra. Cultura e informazione contro le mafie

di Santo Della Volpe – www.liberainformazione.org

Ora che Michele Zagaria è finalmente rinchiuso nel supercarcere dove una cella l’attendeva da anni con il regime del 41bis, ora che il clamore si è spento,è possibile riflettere meglio sul significato di questo colpo alla camorra. Partendo da una frase del magistrato Federico Cafiero de Raho (responsabile della DDA della Campania, già PM al processo Spartacus contro i casalesi) che ha diviso la lotta alla camorra tra un prima ed un dopo il libro “Gomorra” di  Roberto Saviano. 

Perché se Iovine e Zagaria sono stati  arrestati, se Setola ed altri boss della Camorra sono in carcere, se gli affari nel traffico di rifiuti e del cemento sono stati rivelati e colpiti, se Don Diana ha ottenuto un po’ di giustizia e se questa “terra dei mazzoni”  ha ora qualche speranza di un futuro migliore, lo si deve anche ai riflettori finalmente accesi sui casalesi e sulla loro pericolosità; e non solo. Gomorra ed il successo internazionale del libro e del film, hanno fatto capire quanto sia importante  lottare contro questa criminalità con la Cultura e con l’Informazione, con la Tv e con il Cinema; e soprattutto con le parole e la scrittura. La denuncia che si fa Cultura,il mito si sfalda,il mondo torna al suo posto; ed anche se il consenso resta notevole intorno a chi comunque  dava lavoro e non solo (perché in quei posti devastati dalla criminalità e dalla sottocultura televisiva conta avere più l’Iphone che un libro), Gomorra e Saviano, Rosaria Capacchione e la pubblicazione poi degli atti del processo Spartacus,hanno messo la camorra nel cono d’ombra negativo.

Grazie al Web,alla TV ed al Cinema i giovani hanno visto il volto vero della criminalità camorrista,violenta,omicida,spacciatrice di droga e di veleni,ladra di futuro e di economia ai danni di chi vuole creare molteplicità di occasioni di lavoro e di scelta. 

E’ anche questo il motivo per cui noi lavoriamo e Libera Informazione propone quotidianamente le notizie che dal territorio ci documentano la resistenza e la denuncia del mondo  onesto che vuole essere libero di scegliere e di investire nelle prossime generazioni.

Ed anche per questo bisogna tornare al dott. Federico Cafiero de Raho quando ,a caldo, ha dichiarato che «è quanto mai importante  cominciare ad ampliare il contrasto ai profili patrimoniali di questo gruppo: bisogna aggredire gli apparati economici, e non solo ” ha detto il magistrato;” dovremo anche concentrarci su quella zona grigia composta da insospettabili infiltrati che hanno consentito ai Casalesi di fare il grande salto di qualità, diventando camorra imprenditrice. Mi riferisco a quella 'borghesia mafiosà che oggi è il vero nemico, sia nostro che di tutta la società». «Una bonifica sociale – spiega ancora Cafiero De Raho – passa necessariamente per una qualificazione economica,imprenditoriale e politica, laddove per politica intendo l'organizzazione di sane amministrazioni locali. In questo modo si ottiene anche un altro risultato importante: la gente torna ad avere fiducia nello Stato».

Parole che valgono un impegno da parte delle Istituzioni che vorremmo raddoppiato rispetto a ieri. Se è vero, come è vero,che il ministro degli Interni Cancellieri ha visto la lotta alla Mafia come la priorità del suo impegno di Governo, chiediamo al premier Monti ed al ministro Passera che la lotta ai patrimoni mafiosi sia di tutto il Governo, anche attraverso la manovra economica in discussione al Parlamento. Perché la Cultura da sola non basta, anche se è determinante: poi ci vuole il sigillo dello Stato con la lotta alle evasioni fiscali e l’economia sommersa e criminale, con l’arresto dei boss e poi con il lavoro, l’impegno per i servizi sociali ed il futuro per i giovani, soprattutto al Sud.

Noi continueremo a fare la nostra parte, come Informazione e Cultura: ma dopo il prima ed il dopo Gomorra, vorremmo che ci fosse un terzo tempo, nel quale si possa parlare di mafie, camorre e ‘ndrangheta come “un fenomeno umano che ha avuto un inizio ed anche una fine”, per citare Giovanni Falcone. 
 

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