LA BOMBA C’È MA NON SI DICE

Due interrogazioni parlamentari nate dall’inchiesta di Gianni Lannes per ’L’Indro’ Il Ministro della Difesa e il Sottosegretario agli Esteri non smentiscono la presenza di armi nucleari sul suolo italiano

L’11 febbraio 2011, L’Indro, nella pre-edizione di ‘cantiere’ (costruendo.lindro.it), aveva pubblicato una lunga inchiesta, a firma di Gianni Lannes, sulla presenza di ordigni nucleari nordamericani presenti in Italia da mezzo secolo e pronti all’uso, dal titolo ‘Bombe atomiche:Usa in Italia’. Pochi giorni prima, la Russia -Governo e Duma- aveva chiesto agli USA di “far rientrare negli Stati Uniti le proprie armi nucleari e smantellare le infrastrutture costruite per loro nelle basi in territorio straniero”.

Da quella inchiesta emergeva come in Europa vi siano 480 bombe nucleari dislocate in otto basi aeree in sei Paesi europei della Nato: 90 in Italia -oltre a 150 in Germania, 110 in Gran Bretagna, 90 in Turchia, 20 in Belgio e 20 in Olanda- per una potenza distruttiva, solo nel nostro Paese, pari a 900 volte l’effetto prodotto dalle bombe sganciate dagli USA su Hiroshima e Nagasaki.

Il successivo 15 febbraio, l’Onorevole Elisabetta Zamparutti, del Partito Democratico, con altri 5 parlamentari dello stesso partito, ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per sapere: «se sia vero che nel territorio italiano vi sono armi nucleari americane; in caso affermativo, quale sia il numero e la tipologia; se sia vero che l’accordo Stone Ax regolamenta la presenza di armi nucleari americane in Italia; se esista un piano coordinato di emergenza tra autorità militari, protezione civile, prefettura ed enti locali ed, in caso negativo, se si intenda procedere per la sua adozione; se si intenda procedere nella restituzione delle armi atomiche agli Stati Uniti».

Il 4 luglio, il Ministero della Difesa ha delegato il Ministero degli Affari Esteri a rispondere. La risposta, scritta, è arrivata lo scorso 3 agosto, firmata dal Sottosegretario agli Affari Esteri Vincenzo Scotti.

Nel frattempo, il 2 marzo, si era aggiunta una seconda interrogazione parlamentare sul tema, quella a firma dell’Onorevole Caterina Pes, e di altri due co-firmatari, sempre diretta al Ministro della Difesa, nella quale i parlamentari chiedevano di sapere «se quanto apparso nell’articolo di Gianni Lannes corrisponda a verità, ovvero se nel territorio italiano vi siano armi nucleari americane; in caso di risposta positiva, quale sia il numero e la tipologia delle armi suddette».

Il Ministro della Difesa questa volta non delega ad altri Ministeri. Il 3 agosto è lo stesso La Russa a firmare la risposta all’interrogazione.

Dunque, il 3 agosto, il Ministero della Difesa, con il responsabile del dicastero, e il Ministero degli Esteri, con un Sottosegretario, rispondono, convergenti, ai parlamentari che chiedevano delucidazioni su quanto pubblicato da L’Indro.

Il Ministro Ignazio La Russa, premettendo che non ritiene opportuno «fare commenti su alcun documento o altra notizia, giunta da qualsivoglia fonte, che non sia ufficialmente adottato dall’Alleanza Atlantica nei consessi appropriati, e non sia stato reso pubblico dall’Alleanza stessa in conformità alle procedure in vigore», nega l’esistenza dell’accordo Stone Ax tra l’Italia e gli Stati Uniti d’America, richiamando identica smentita del 2005 da parte dell’allora Governo Berlusconi II.

Sia il Ministro, sia il Sottosegretario Scotti, richiamano, poi, il summit dei capi di Stato e di Governo dei Paesi dell’Alleanza Atlantica, tenutosi a Lisbona il 19 e 20 Novembre 2010, per un verso, per sottolineare che l’appartenenza alla NATO impone «vincoli conseguenti a decisioni adottate in passato, ribadite, nel tempo e condivise, tra l’altro, dalla stragrande maggioranza del Parlamento», dall’altro verso per confermaresmentendoquanto sostenuto dall’inchiesta di GianniLannes, tanto è vero che l’Italia, dice La Russa, «ha concordato con gli altri Alleati sulla necessità di riesaminare la politica nucleare della NATO, con l’obiettivo di concorrere al raggiungimento dell’obiettivo condiviso di un mondo libero dalle armi nucleari, soddisfacendo, al contempo, le attuali e future esigenze di sicurezza e deterrenza e la necessità di conseguire, purtroppo, ancora un bilanciamento di postura con i più consistenti arsenali esistenti».

Scrive La Russa che «l’Alleanza Atlantica, ha costantemente riesaminato, nel tempo, la propria politica nucleare e i relativi dispositivi di forze[…] a partire dalla fine della guerra freddaha drasticamente ridotto il numero e la tipologia di armi nucleari […]». Armi nucleari dell’Alleanza basate a terra in Europa ci sono, « in quantitativi molto limitati» dice il Ministro, senza dire in quali quantitativi, «conservati in un numero ridotto di siti, in condizioni di massima sicurezza, senza alcuna possibilità che esse possano essere utilizzate accidentalmente o per errore». Tutto ciò secondo il principio della deterrenza. Le conclusioni del vertice di Lisbona, spiega Scotti, hanno ribadito «la necessità per l’Alleanza Atlantica di tenere in adeguata considerazione la dimensione del disarmo, nucleare e convenzionale […] dall’altro lato, è stata sottolineata la necessità di rendere la capacitàdideterrenza dell’Alleanza meno dipendente dal fattore nucleare».

La Russa sottolinea che in tale dichiarazione di Lisbona vi è un forte richiamo al «nuovo Concetto strategico Active Engagenment, Moderne Defence, approvato proprio a Lisbona, che richiama il coerente legame frail mantenimento di capacità di credibiledeterrenza ed una politica attiva di disarmo, controllo degli armamenti e non proliferazione».

Il nuovo Concetto strategico, afferma Scotti, «prospetta inoltre un’ulteriore riduzione degli arsenali nucleari della Nato in Europa», fermo restando, dice La Russa, «la deterrenzabasata su un appropriato insieme di capacità convenzionali e nucleari, rimane un elemento fondamentale della strategia complessiva dell’Alleanza». Per tanto, conclude La Russa, «i Paesi membri garantiranno che la NATO mantenga l’intero spettro di capacità necessarie a garantire ladeterrenza e la difesa da ogni minaccia alla sicurezza delle proprie popolazioni. Pertanto, fra l’altro, essi garantiranno la più ampia partecipazione possibile nell’attività di pianificazione di difesa collettiva in tema nuclearenella distribuzione delle forze nucleari in tempo di pace e nelle predisposizioni in tema di comando, controllo e consultazione».

 In quanto all’informazione in tema di armi nucleari, è La Russa a rispondere ai parlamentari autori delle due interrogazioni.

Le informazioni in tema di politica nucleare, scrive La Russa, «sono comunicate pubblicamente, nei documenti ufficiali […] e sul sito dell’Alleanza Atlantica […] l’Alleanza, pur mantenendo un atteggiamento assolutamente trasparente sulla propria strategia nucleare e sulla natura del proprio dispositivo in Europanon può però agire a discapito della sicurezza di questo dispositivo e della riservatezza che e assolutamente indispensabile mantenere in questa materia per quanto concerne i siti, la loro dislocazione in Europa ed i quantitativi di armamento in essi contenuti».Una riservatezza che, aggiunge il Ministro, «non può essere valutata unilateralmente da un singolo Paese dell’Alleanza, perché la deterrenza nucleare è un bene ed un onere collettivo che lega collegialmente tutti i paesi alleati. La tipologia e la qualità delle informazioni rilasciabili sugli armamenti nucleari è, quindi, una decisione politica collettiva ed unanime degli alleati, cui nessun Paese può sottrarsi, pena la violazione del patto di alleanza liberamente sottoscritto e del vincolo di riservatezza che da esso discende in alcune materie».

 Ministero della Difesa e Ministero degli Esteri, hanno confermato, dunque, che gli arsenali ci sono, che non è possibile dire dove sono, né quante testate nucleari contengono, che per ragione di Stato i vari Governi italiani non possono informare l’opinione pubblica, se non trasferire le sole informazioni autorizzate dalla NATO.

DOCUMENTI ALLEGATI

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