Dal fondo del mare la triste pesca dal Francesco Padre

di CARLO STRAGAPEDE

www.lagazzettadelmezzogiorno.it

BRINDISI – La terza missione nelle acque internazionali della nave «Anteo» ha permesso di recuperare due scarpe, forse appartenute alle vittime del «Francesco Padre», e di staccare un pezzo di legno dalla fiancata sinistra, verso la prua. In dettaglio, ieri mattina, sul molo del Seno di Levante, sono state consegnate ai Carabinieri della Sezione investigazioni scientifiche: una scarpa da lavoro «a stivaletto», sinistra, consumata dal lavorìo incessante della corrente marina; una scarpa bassa, destra, di taglia un po’ più piccola dell’altra, con la punta arrotondata, privata dei lacci (forse disintegrati dall’azione del mare); il pezzo dello scafo, lungo circa 40 centimetri. 

Le operazioni di recupero, eseguite dal robot «Falcon» dotato di pinza, sono state mostrate con un filmato ai familiari delle vittime, nella saletta conferenze della nave salvataggio della Marina militare. Tanta emozione ma ottimismo con il contagocce. Almeno da parte di Agostino Pansini, fratello minore del comandante e armatore Giovanni Pansini, che morì in mare a soli 45 anni: «Pur esprimendo immensa gratitudine a tutte le persone che si stanno prodigando alla ricerca della verità – rimarca -, questo lavoro prezioso doveva essere compiuto subito dopo la tragedia. Adesso, a 17 anni di distanza – scuote la testa – potrebbe rivelarsi inutile. Il mare, in 17 anni, può avere cancellato tracce importanti. E del resto – si congeda – non è detto che le scarpe appartengano ai marinai del “Francesco Padre”». 

I DUE SOPRALLUOGHI PRECEDENTI – Tutte e 3 le trasferte in Adriatico sono state fruttuose. Il 5-6 ottobre furono recupelrati alcuni frammenti di fasciame dello scafo che giacevano sui fondali e un ampio pezzo di stoffa chiara. In occasione del secondo sopralluogo del 18-19 ottobre, sono stati riportati in superficie: alcuni frammenti la cui natura è da determinare; due magliette, appartenute presumibilmente alle vittime; alcuni pezzi di metallo, da identificare; altre parti di legno dello scafo. In particolare i primi pezzi dello scafo portati a galla a inizio ottobre presentano fori riconducibili a proiettili, che farebbero pensate a una mitragliata. 

TRE PALOMBARI, TRE EROI SILENZIOSI – In occasione dei primi due sopralluoghi, sul fondale, a meno 247 metri, sono stati calati 3 palombari. I loro nomi: Luca Russo, 35 anni, di Agropoli (Salerno); Alessandro Massa, della Spezia; Angelo Nitti, 38 anni, di Mola di Bari. Hanno raccolto reperti che potrebbero rivelarsi preziosi per l’accer tamento della verità. Fanno parte dei 150 uomini dell’equipaggio della «Anteo».

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