Latina, raid mafioso in piena notte distrutto il Campo della Legalità

di VALERIA FORGNONE e GIOVANNI GAGLIARDI
roma.repubblica.it

Un raid in piena notte. I sanitari dei bagni e le vetrate spaccate, fili elettrici tranciati di netto, la sala proiezioni devastata. E' stato distrutto il campo della Legalità a Latina, il terreno di quattro ettari, in zona Borgo Sabotino, confiscato per abusivismo edilizio ad un pescatore nullatetenente e ad aprile 2011 affidato a Libera, il coordinamento delle associazioni antimafia, dal commissario prefettizio di Latina, Guido Nardone. E il responsabile del campo parla di una azione in puro stile mafioso,

Era stato inaugurato lo scorso 18 luglio con Don Luigi Ciotti e intitolato a Serafino Famà, vittima innocente di mafia, alla presenza della figlia Flavia. "E' un segnale forte e preciso di bisogno di legalità in questa terra", aveva sottolineato in quell'occasione Antono Turri, che prima di diventare il responsabile di Libera per il Lazio faceva il poliziotto. Da allora i volontari dell'associazione hanno lavorato senza sosta per mettere in sicurezza tutta l'area, composta da una grande tensostruttura centrale e piccole abitazioni in legno e casette con bagni e spogliatoi. Ma tutto è stato danneggiato dal blitz di stanotte. 

L'allarme è stato dato dalla protezione civile del Gruppo soccorso pontino (www.gsplatina.org), che qui ha la sua base operativa. Di corsa, arrivato al campo, Turri ha visto i segni della violenza. Un raid, secondo gli


investigatori, "messo a segno da almeno 10 persone". Antonio è sotto shock. Tra lunghe pause e lacrime di rabbia racconta la devastazione che "ha ucciso un anno di lavoro ma non fa niente. Noi andiamo avanti". 

Oggi l'associazione aveva organizzato una giornata "speciale", divisa in tre momenti: prima la visita al vicino Borgo Mondello dove fu massacrato ed incaprettato nel 1995 don Cesare Boschin e dove le ecomafie hanno fatto per anni affari con il ciclo dei rifiuti tossici: poi un sopralluogo al campo rom Al Karama e, infine, il pranzo al villaggio con i ragazzi di Libera Roma e la proiezione del documentario "La quinta mafia", realizzato con i soldi dell'associazione, che affronta i temi dell'infiltrazioni mafiose nel territorio alle porte di Roma e spiega i motivi per cui la Banda della Magliana non è morta e parla delle attività di camorra e 'ndrangheta nella zona. "Un evento che avevamo pubblicizzato per sensibilizzare i cittadini di Borgo e che è diventato il bersaglio della violenza – continua Turri lasciando sfogare tutto il suo dolore – E' stata un'azione pianificata con una forza militare. Troppa violenza che mi lascia perplesso e amareggiato". 

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Proprio ieri Antonio, intervendo a una radio privata locale, aveva denunciato lo stato di abbandono di una struttura sportiva abusiva a Latina, in via Helsinki, che non viene affidata a Libera. "Ce l'hanno sconsigliato spiegando che l'avrebbero bruciata, ma io ho risposto che l'avrebbero distrutta al Comune", aggiunge Turri. Invece le mazze, nella notte, hanno scelto e colpito il nuovo Villaggio della Legalità. "Il messaggio che ci hanno voluto lanciare è 'Non si fa' e ci hanno mostrato cos'è la mafia a Latina. Non hanno appiccato l'incendio perché il segnale sarebbe stato troppo evidente e poi questa notte pioveva", incalza il responsabile di Libera Lazio. 

"Tutto questo è stato realizzato da due nullatenenti: uno fa il pescatore e ha detto di aver creato la struttura che vale centinaia di migliaia di euro con i risparmi di una vita e l'altro vive in baracca lì in fondo", dice Turri. Quest'area, crocevia tra il lungomare di Latina e i laghi che rientrano nella riserva naturale del Parco Nazionale del Circeo e il territorio di Sabaudia, è stata aggredita dalle mafie, come ha messo in luce con il suo reportage su Sabaudia, Attilio Bolzoni

Il 'Village' affidato a Libera ha una enorme tensostruttura centrale, con bar, bagni e sala proiezione. Intorno ci sono campi da calcetto, con i bordi in cemento armato pericolosissimi per i giocatori, E poi bagni, spogliatoi e decine di punti per collegare le roulotte alla corrente. Ed enormi erano anche i progetti dei proprietari visto che la grande tensostruttura era pronta per essere ulteriormente allargata. Per non parlare del grande canale (ovviamente abusivo) a forma di spada scavato al centro del terreno e delimitato con grandi pietre per deviare il principale canale di bonifica dell'Agro pontino – chiamato all'epoca "Canale Mussolini" e oggi "Canale delle Acque Alte" – e far affluire uno scenografico fiume d'acqua al centro del terreno. "Qui sono venuti esponenti politici della maggioranza per organizzare cene elettorali – chiosa Turri – tutto 'regolarmente' in nero". 

Ma tutto questo era il passato. Il campo è stato visitato da migliaia di ragazzi, che hanno partecipato ad incontri sulle mafie e si sono rimboccati le maniche per trasformarlo nel centro nazionale di formazione, come era nel progetto di Libera. Un lavoro di recupero lungo, faticoso e costoso. Ma questa notte il passato è tornato a Borgo Sabotino con la violenza di una nuova intimidazionemafiosa. "Hanno voluto colpire scout e un ex sbirro. Ma noi non ci fermiamo – dice tra i singhiozzi Antonio Turri – Ricominciamo un'altra volta e andiamo avanti ancora"
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